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Un commento di Giulio Tremonti sulla genesi del Fiscal Compact

Il Blog delle Stelle

 
Un commento di Giulio Tremonti sulla genesi del Fiscal Compact

Un commento di Giulio Tremonti sulla genesi del Fiscal Compact

Tutti ormai sono d’accordo con il MoVimento 5 Stelle sul rigetto del fiscal compact, da Renzi fino all’ex ministro Giulio Tremonti. Se è così si passi ai fatti: il governo non dia il via libera questo autunno e lo dichiari fin da subito. Di seguito riportiamo un commento ricevuto dal prof. Tremonti che volentieri pubblichiamo.

di Giulio Tremonti

Ho letto su Il Blog delle stelle il post “Il PD ha già approvato il Fiscal Compact. A febbraio”
Il post contiene una lunga ed interessante analisi sulle origini della crisi della finanza pubblica “europea” e contiene inter alia quanto segue: “… nella sua fase embrionale il Fiscal Compact… è contenuto nei cosiddetti Six-Pack e Two-Pack. Votati e voluti dal Governo Berlusconi-Lega (vi era Giulio Tremonti al ministero dell’Economia) nel 2011”.

Ho francamente qualche difficoltà nel condividere questo specifico punto.

Basta infatti andare su Wikipedia, e comunque più ampiamente sul sito della Commissione Europea, per verificare che:

a) il “Six-Pack” (seguito, ma solo due anni dopo, nel 2013, dal “Two-Pack”) ha preso forma in 5 Regolamenti (Regolamento del Consiglio n.1177/2011 dell’8 novembre 2011; Regolamento n. 1173/2011 del 16 novembre 2011; Regolamento n. 1174/2011 del 16 novembre 2011; Regolamento n. 1175/2011 del 16 novembre 2011; Regolamento n. 1176/2011 del 16 novembre 2011) e nella Direttiva 2011/85/UE del Consiglio dell’8 novembre 2011). Atti tutti questi formalizzati tra l’8 ed il 16 novembre 2011, quando il Governo Berlusconi stava cadendo od era già caduto;

b) ma sarebbe forse scorretto chiudere così. Già nei mesi precedenti l’Italia, non solo il Governo Berlusconi, ma ripeto l’Italia, era infatti sotto la drammatica pressione di una crisi speculativa che via via e sempre più ne limitava la sovranità. Una crisi che non aveva ragione reale nello stato della nostra finanza pubblica: (“In Italia il disavanzo pubblico, prossimo quest’anno al 4 per cento del pil, è inferiore a quello medio dell’area euro … Appropriati sono l’obiettivo di pareggio di bilancio nel 2014 … Grazie a una prudente gestione della spesa durante la crisi, lo sforzo che ci è richiesto è minore che in altri Paesi avanzati”, così 31 maggio 2011 nelle “Considerazioni finali” della Banca d’Italia). Ma una crisi che aveva piuttosto per obiettivo quello di trasferire sull’Italia prima la colpa e poi il costo della crisi delle banche tedesche e francesi, esposte a folle rischio sulla Grecia.

Per quanto mi riguarda credo di avere sempre espresso idee e tenuto posizioni non condivise in Europa, ma comunque non omologabili in termini di dogmatica e fanatica ortodossia finanziaria “europea”. Nel 2008, appena iniziata la grande crisi, ho proposto l’istituzione di un “Fondo Salva Stati”, subito dopo ho proposto l’introduzione di nuove regole sul mercato finanziario internazionale e contro la speculazione (“Advocating radical reform of internationl finance… expressing a rather eclectic economic philosophy”, così in Wikileaks, Cable time, Thu, 30 ottobre 2008 12.45 UTC, Origin: Embassy Rome, Classification: Confidential, Destinaton The White House).

Nel 2010 (ma già nel 2003) ho proposto l’introduzione degli “eurobond”. Ancora nel maggio 2011, quando già sta iniziando la crisi del Governo Berlusconi, ho contrastato l’uso “Salva-banche” del “Fondo Salva-Stati”. E proprio questo contrasto fu la causa della manovra – ricatto realizzata manovrando gli spread. Non per caso il primo atto del Governo Monti fu proprio quello di consentire alla conversione nell’uso del Fondo, da “Salva Stati” a “Salva banche”.

Quanto è stato dopo, nel corso dell’estate del 2011, e qui a partire dall’obbligo imposto dalla BCE all’Italia di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, è una storia un po’ diversa da quella che oggi si racconta.

Davvero grato per l’ospitalità e con i miei migliori saluti.

 

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