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Sul ponte (di Oliverio) sventola bandiera bianca

Sul ponte (di Oliverio) sventola bandiera bianca

Il governatore della Calabria non è stato nominato commissario alla sanità regionale, al contrario del suo collega (portavoti) Vincenzo De Luca. Per Oliverio è la sconfitta definitiva, all’interno del Pd.

Il governo Gentiloni ha nominato Vincenzo De Luca commissario alla sanità campana. Pura scelta di potere e debito saldato con l’osannato portatore di voti, che fa gioco al Pd nazionale e rientra nei calcoli del partito, ovunque perdente, come dimostrano i dati delle amministrative di giugno.

Invece Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, è rimasto all’asciutto: per lui niente promozione e fine del sogno di gestire ospedali, sanitari e assunzioni, con cui sperava di tenersi a galla nonostante il disastro compiuto in meno di tre anni.

È la seconda bocciatura, ora conclusiva, del personaggio politico da parte dei diretti superiori di partito.

La prima volta Oliverio incassò il colpo sul finire del 2014, quando per legge il governo centrale avrebbe dovuto dargli la responsabilità del piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale. L’esecutivo, all’epoca guidato da Matteo Renzi, evitò caldamente la designazione, nei consigli dei ministri del 12 e del 22 dicembre 2014. Ricordo che fummo i soli a denunciare il fatto alla Procura di Roma, sul presupposto che le norme vanno sempre rispettate e applicate.

Renzi, Beatrice Lorenzin e sodali aspettarono dunque l’entrata in vigore, dal 1 gennaio 2015, di una norma, contenuta nella Legge annuale di stabilità, che rendeva incompatibile la carica di presidente di Regione con quella di commissario per la sanità.

A marzo 2015 l’allegra brigata renziana nominò Massimo Scura e Andrea Urbani, fidatissimo di Lorenzin, al vertice della sanità calabrese. I due commissari rifecero più volte la rete dell’assistenza ospedaliera, senza condividerla con Oliverio, che si limitò a una vibrante protesta di parole, ma non impugnò mai i relativi provvedimenti, più volte contrari addirittura a sentenze della magistratura; si vedano i casi degli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare.

Intanto, in perfetta solitudine dimostrai a Roma l’infondatezza del piano di rientro, l’illegittimità della proroga del commissariamento della sanità calabrese e l’ipocrisia di Oliverio, che agitava le piazze dimenticando che, data la sordità del governo centrale, l’unica possibilità di riprendere il settore era la presentazione di un nuovo piano di rientro, che gli proposi di scrivere al suo posto.

Tuttavia, da vecchio stalinista il governatore regionale attese da Palazzo Chigi l’investitura a capo della sanità calabrese. Dunque barattò il proprio immobilismo sulla pessima gestione di Scura e Urbani con il silenzio dei due davanti a nomine dirigenziali illegittime di suoi amici e proseliti, pure favoriti dalla leggina regionale sull’allungamento della durata dei commissari delle aziende sanitarie. Un patto di non belligeranza e utilità, trasformato in guerra aperta quando Urbani è diventato ancora più potente, nominato direttore generale della Programmazione sanitaria, malgrado l’incompatibilità palese col ruolo di sub-commissario alla sanità della Calabria.

A pagare le spese di queste manovre di palazzo sono i calabresi, che non hanno medici, infermieri e altri operatori in sufficienza; alla faccia degli obblighi europei sui turni di riposo, su cui abbiamo lottato senza tregua.

Sui decreti per le nuove assunzioni abbiamo assistito a una squallida commedia tra le parti, col risultato che i tempi si sono dilatati oltremodo e gli ospedali sono rimasti sguarniti.

A Oliverio sta bene, allora, il trattamento ricevuto dal governo, che aveva provato a sedurre schierandosi, come De Luca, per la riforma costituzionale pacco di Draghi, Renzi e Boschi, respinta a furor di popolo. Nella Legge di stabilità per il 2017 lo stesso governo inserì una norma per nominare commissari della sanità anche i presidenti di Regione. Addirittura, in un celebre intervento pubblico, tra clamorose contestazioni la deputata Pd Enza Bruno Bossio annunciò (a vuoto) che Oliverio sarebbe diventato commissario agli inizi del 2017.

In Calabria la sanità è sotto lo stretto controllo di Urbani, di Lorenzin e di Antonio Gentile, che, per conservare i voti di Angelino Alfano e di Alternativa popolare, non molleranno la presa. Semmai consentiranno a Oliverio di piazzare un qualche figurante al posto di Scura, che ha fatto saltare gli schemi e sui nodi del SSR è andato a conferire col procuratore Nicola Gratteri. Nel complesso una bella palla al piede per Oliverio, che a sua volta ha la palla di se stesso.

 

P. S.

Per i Carchidi e Barresi di Calabria: le notizie si pubblicano se precise e verificate. Un conto sono le opinioni, altro le congetture e i paraventi. Dimostrate che ho avvantaggiato qualcuno alla Rai della Calabria: fate nomi, riportate atti e vicende specifiche, oppure tacete. I mezzucci non pagano. In quanto al risultato del Movimento 5stelle a Pizzo Calabro (Vv), abbiamo un nostro consigliere, che contrasterà quel modo di gestire i conti pubblici che ha portato il Comune, in mano al Pd, al dissesto finanziario. Infine, sul commissariamento della sanità calabrese dite voi da che parte state, senza acrobazie d’accademia. Io sono stata fin troppo chiara, anche presentando una proposta di legge per riprendere i quasi 2 miliardi che lo Stato deve alla Calabria. Con me non attacca!

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