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PD e Forza Italia spalleggiano Juncker e raddoppiano il suo mostruoso “Piano”

PD e Forza Italia spalleggiano Juncker e raddoppiano il suo mostruoso “Piano”

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Il Piano Juncker non funziona, si concentra su progetti spesso insostenibili e non è sufficiente a contrastare la crisi in cui versano le PMI, crea un vuoto di trasparenza sui soldi dei cittadini, che a pioggia vengono usati per finanziare progetti clientelari. Dopo lo studio indipendente di Counter Balance che ne certificava il fallimento, è arrivato anche il verdetto della Corte dei Conti in una relazione di 33 pagine, evidenziando difetti su: la trasparenza e l’efficacia delle operazioni, i criteri con cui sono effettuati i calcoli della Commissione, l’addizionalità rispetto agli strumenti esistenti. Nel frattempo anche il Comitato delle Regioni ha contestato il “Piano” e un report della BEI ha rimarcato come gli investimenti siano stati concentrati per il 91% in aree già ricche. Insomma, un disastro che il MoVimento 5 Stelle aveva denunciato quasi tra anni fa.

Peccato che, nel corso della plenaria di Strasburgo, la Commissione europea ha proposto di ribadirne il successo per addirittura raddoppiarne durata e cifre. Il Parlamento, invece di cogliere la palla al balzo, ha assecondato il legislatore bocciando tutti gli emendamenti che cercavano di parlare della realtà dei fatti (e degli studi). L’Italia, nonostante sia la seconda beneficiaria delle “mance” dell’EFSI, avrebbe bisogno di ben altre politiche espansive canalizzate in modo onesto e trasparente all’economia reale e non alle grandi e inutili opere infrastrutturali o ai progetti di amici degli amici.

La maggior parte dei soldi del “Piano” sono finiti nel Regno Unito, mentre per i 13 nuovi Stati membri nemmeno le briciole: tutti insieme contano solo per il 12%. La beffa è che l’Italia, al secondo posto, ha registrato investimenti per progetti non sostenibili tra i quali “gas storage” e autostrade. Esattamente il contrario di quanto pubblicizzato dal PD a più riprese. Ricordate? Si parlava di efficienza energetica, ricerca e sviluppo, innovazione e PMI; parole utilizzate solo per cartelloni e locandine.

Su tutto ha sempre dominato una totale mancanza di trasparenza. Il “Piano Juncker” rappresenta un meccanismo d’ingegneria finanziaria basato sulla garanzia pubblica come incentivo alla privatizzazione delle infrastrutture e degli utili ad esse connesse. Tutto tramite la socializzazione delle perdite. Gli Stati membri forniscono i soldi a garanzia del fondo tramite il bilancio europeo. La Banca Europea degli Investimenti raccoglie, con questa garanzia, soldi dal mercato. Successivamente, assieme alla cricca composta da Commissione europea, banchieri, lobby e Governi, vengono scelti i progetti a cui destinare le risorse.

È stato comunque interessante constatare che al raddoppio di questo mostruoso “Piano”, tutti gli eurodeputati italiani dell’S&D e del PPE (quindi tutta la fronda europea del Partito Democratico e di Forza Italia) ha votato favorevolmente. Non solo, accanendosi e bocciando anche con tutte le proposte di revisione del MoVimento 5 Stelle basate non su dicerie, ma su pareri certificati perfino dalle stesse istituzioni comunitarie.

Eccovi la lista degli emendamenti bocciati.

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