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Una casa per tutti: costruire con il bambù

Una casa per tutti: costruire con il bambù

di Gunter Pauli – Nel mondo mancano alloggi a prezzi accessibili. Il problema è così grande che in tutto il mondo servirebbero 3.000 miliardi di dollari. Solo nel 2015 sono stati spesi tra i 300 e i 500 miliardi di dollari.

Poiché l’edilizia popolare beneficia sia di sovvenzioni che di garanzie statali, i suoi risultati finanziari hanno attirato gli investimenti privati.

I programmi di edilizia popolare in Brasile offrono un’idea dell’entità della domanda su scala globale. Dal 2010 al 2014 il Brasile ha costruito 2 milioni di case popolari ad un costo medio di 15.000 euro l’uno, a fronte di un’iniezione di liquidità da parte dello Stato per 30 miliardi di euro.

Tuttavia, la domanda in Brasile è di 5,6 milioni di unità abitative, e così anche con questo sforzo straordinario, oltre il 60% delle famiglie bisognose è ancora lasciato senza casa.

Ciò crea molto spazio per iniziative private che integrano l’azione del governo. Il Sudafrica, alla fine dell’Apartheid nel 1994, aveva l’obiettivo dichiarato di costruire un milione di case in più, soddisfacendo oggi solo il 14% di quelle esigenze abitative.

L’investimento nell’edilizia popolare è l’unico settore edilizio caratterizzato da una crescita a livello mondiale e da un interessante ritorno sugli investimenti.

Ma c’è un problema?

Mentre nel settore immobiliare tradizionale c’è un guadagno che va dal 25% al 35% di utile sul capitale investito, i programmi di edilizia residenziale sostenuti dallo Stato, in generale, offrono solo il 10% di ritorno. Tuttavia, sono investimenti a basso rischio e che attraggono chi è in cerca di rendimenti stabili e sicuri.

Ecco cosa si può fare.

Architetti e urbanisti hanno speso molto tempo e impegno nella progettazione di case a prezzi accessibili, concentrandosi principalmente sulla riduzione dei costi, in particolare eliminando la manodopera attraverso sistemi di costruzione prefabbricati. Le case popolari in Brasile costano ancora 15.000 euro per unità, mentre in India l’investimento di capitale in una casa può arrivare fino a 4.500 euro. Ovviamente non sono prezzi alti e, inoltre, si offrono case migliori delle baraccopoli, ma non consentono di avere case soddisfacenti.

Uno dei problemi principali è che l’edilizia popolare consuma enormi quantità di cemento e calcestruzzo e questo crea importanti emissioni di gas a effetto serra.

Da qui l’innovazione.

Simon Velez, architetto colombiano, e Marcelo Villegas, ingegnere di spicco, hanno beneficiato entrambi del grande lavoro pionieristico di Oscar Hidalgo, il maestro dell’architettura del bambù. Si resero conto che quando gli spagnoli colonizzarono gli altopiani andini della Colombia e dell’Ecuador, non incontrarono foreste pluviali, ma piuttosto scoprirono massicce foreste di bambù dominate dalla Guadua angustifolia, un’erba gigante che poteva produrre per settant’anni fino a sessanta pali da 25 metri all’anno.

Il bambù è un ottimo materiale da costruzione, e come testimonianza si trovano ancora centinaia di case coloniali di più di 200 anni. In Cina ce ne sono molte e quelle più antiche si dice abbiano 3.000 anni. Così Simon e Marcelo studiarono cosa si poteva fare per poter costruire case per tutti senza generare rifiuti e gas serra.

Simon capì che il bambù ha bisogno di essere protetto dal sole e dalla pioggia, mentre Marcelo progettò un’ingegnosa tecnica di giunzione.

Quando Klaus Steffens, dell’Università di Brema, ha eseguito le stesse prove, è rimasto così impressionato che si è impegnato a ottenere una licenza edilizia per questo materiale da costruzione naturale e per questa innovativa tecnica costruttiva. Il bambù non è solo un acciaio vegetale, ma è anche bello e, inoltre, contribuisce al problema dell’anidride carbonica.

Simon ha rapidamente convertito il successo dei suoi progetti in programmi di edilizia popolare in risposta al terremoto che ha colpito la regione Eje Cafetero, donando i disegni al governo locale per l’uso open source.

Sessantacinque pali di bambù bastano esattamente per costruire una casa di 65 metri quadrati a due piani con un grande balcone. Questo edificio costa meno di 15.000 dollari, e mentre la maggior parte della popolazione considera il bambù un simbolo di povertà, questa casa con un balcone (simbolo della classe media superiore) ha trasformato la costruzione in una casa molto desiderata. A dieci anni di distanza da questi edifici pionieristici sparsi in tutta l’America Latina, gli alloggi in bambù si sono affermati come una delle più promettenti innovazioni nella progettazione di edifici a emissioni zero sia per i ricchi che per i poveri.

Ma c’è qualcosa di più.

Simon e Marcelo non si sono mai preoccupati di brevettare nessuna delle loro invenzioni, ma hanno condiviso liberamente le loro intuizioni, trascorrendo molto tempo con i lavoratori che spesso non sanno leggere o scrivere, per trasferire le loro intuizioni sulle tecniche su come costruire. Migliaia di edifici sono emersi in tutto il mondo utilizzando questa tecnica open source, riassunte nel libro “Crescere la propria casa”.

Oggi oltre un miliardo di persone vivono in case di bambù, sono nati posti di lavoro, si è risparmiato CO2, ma pochi si rendono conto che le foreste di bambù temperano l’effetto isola di calore, con fino a dieci gradi in meno.

Abbiamo di fronte un programma di edilizia popolare che fornisce acqua potabile supplementare e abbassa la temperatura della Terra. Mettiamolo in atto.

 

 

Il traffico degli schiavi: organi, sesso, droga

Il traffico degli schiavi: organi, sesso, droga

di A. Rosanna – Il traffico di persone è un fenomeno in forte crescita. Ci sono 2,4 milioni di persone scomparse e sfruttate in tutto il mondo. I motivi sono semplici.

L’80% per il mercato del sesso, il 17% in lavori forzati. Ovviamente in grandissima maggioranza sono donne, più dell’80%. A questo dobbiamo aggiungere il traffico di organi.

Questo mercato ogni anno frutta 32 miliardi di dollari. Una vera montagna di soldi. Cercare di combattere un qualcosa di così esteso è una sfida quasi impossibile. Si perché il fenomeno ormai non è più in mano a criminali da quattro soldi, ma è ben organizzato, sia dal punto di vista economico, logistico e legale.

C’è da dire anche che non si sta facendo moltissimo. Sul traffico di droga ci sono risorse enormi. Su questi ambiti c’è ancora poco impegno. Per esempio solo il 10% delle stazioni di polizia ha un protocollo sul traffico di umani. Il 25 dicembre 2003 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il Protocollo per Prevenire, Sopprimere e Punire il Traffico delle Persone. Ma c’è da dire che molti Paesi prevedono pesanti provvedimenti, ma anche in questo caso c’è davvero molta strada da fare.

In tutta l’Africa non viene riconosciuto il reato, stessa storia nella penisola arabica. Forse per questo le due aree sono quelle a maggior rischio.

A questo c’è da aggiungere un fenomeno contemporaneo: il turismo fai da te.

I motivi sarebbero lunghi da spiegare, ma diciamo che per fuggire da un vita ordinaria, ci si tuffa in esperienze spesso al limite, o presunte tali. Viaggi avventurosi e fai da te sono sempre più di moda. Peccato che spesso ci si informa sempre troppo poco del luogo in cui si va e si vuole soggiornare. Si prendono frettolose e sommarie indicazioni sul Paese e via zaino in spalla.

Sfortunatamente queste sono le condizioni predilette per le sparizioni. Le donne sono anche qui le vittime preferite, il 66% dei casi, il resto è fatto di ragazze (13%), uomini (12%) e ragazzi (9%).

Poi c’è il traffico di organi trapiantati.

Le persone vengono rapite e uccise sotto operazione per l’espianto di organi. Una pratica atroce. Un giro di affari iniziato nel 1970, con l’introduzione dei farmaci anti-rigetto. Fino al 1994, il primato del traffico di organi lo deteneva l’India. Pensate che ancora nel marzo 2008, la loro vendita era perfettamente legale nelle Filippine.

Poi c’è il caso Cina, dove addirittura si utilizzavano liberamente gli organi dei prigionieri. Ci sarebbe molto da aggiungere, ma è un fenomeno complesso e brutale a cui al più presto si deve cercare di porre un rimedio.

Come sempre la prima arma è la conoscenza e l’informazione.

 

 

Dopo deputati e senatori, bye bye vitalizi anche per i consiglieri regionali! Promessa mantenuta!

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Tempi di magra si prospettano per quei nababbi degli ex consiglieri regionali che da anni campano di vitalizio sulle nostre spalle!

Voglio citarvi due esempi assurdi che spiegano questa follia. 1) Salvatore Caltagirone fu eletto in Sicilia per 51 giorni nel 2011 e da allora si pappa un vitalizio da 2.000 euro al mese! 2) La baby pensionata Claudia Lombardo, ex consigliera regionale sarda, che da quando ha 41 anni gode di un vitalizio di oltre 5.000 euro mensili.

I loro privilegi ci sono costati e ci costano centinaia di milioni di euro. In questi anni hanno tagliato di tutto nelle regioni: sanità, scuole, infrastrutture. Ma nessuno ha mai osato toccare i vitalizi di questi privilegiati. E’ finita! Abbiamo trovato il metodo per costringere le regioni a tagliarselo, visto che per legge questo compito spetta a loro e non al governo centrale. Nella legge di bilancio, che ieri ha avuto l’ok della Presidenza della Repubblica, abbiamo scritto che se non eliminano questo privilegio non gli diamo più soldi. Semplice. Ma nessuno ha mai avuto il coraggio di farlo.

Ovviamente non tocchiamo i soldi per la sanità, per le politiche sociali, per il trasporto pubblico e gli altri servizi essenziali. Ma se non si tagliano i vitalizi, noi gli tagliamo tutto il resto. Per farla breve i consiglieri regionali, gli assessori e i presidenti non avranno neppure i soldi per il loro stipendio. Avete dubbi su cosa faranno? Li abbiamo messi all’angolo. Avranno tempo entro il 31 marzo 2019 per farlo. Da aprile dell’anno prossimo i privilegi e i vitalizi saranno solo un ricordo di quei tempi in cui la casta faceva tutto quello che voleva. Un’era che è finita il 4 marzo del 2018.

Dopo deputati e senatori, bye bye vitalizi anche per i consiglieri regionali! Promessa mantenuta!

 

 

Sulla trasparenza ai partiti nessun passo indietro

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Sulla trasparenza ai partiti nessun passo indietro

Sulla trasparenza ai partiti nessun passo indietro

di Alfonso Bonafede

La trasparenza viene prima di tutto, per questo abbiamo insistito per inserirla nel contratto di governo con riferimento in particolare ai partiti e alle loro fondazioni satellite. Norme che ora sono nero su bianco nella legge spazzacorrotti. Qualcuno però forse pensava scherzassimo, che fosse un vuoto annuncio come nelle migliori tradizioni della vecchia politica e quindi ecco spuntare emendamenti soppressivi laddove si dispone la pubblicazione obbligatoria di ogni contributo ricevuto dai partiti e il divieto di riceverne dall’estero.

Su questo non faremo alcun passo indietro, neanche di un millimetro. I cittadini hanno tutto il diritto di sapere chi finanzia i partiti, anche per avere più consapevolezza del proprio voto. È una norma che i cittadini chiedono da sempre e che col MoVimento 5 Stelle al governo può essere realizzata. Noi siamo stati i primi ad attuarla, senza bisogno di una legge.

La vecchia norma già prevedeva massima trasparenza per associazioni, blog e altro, collegati a partiti. Ma se si vogliono aggiungere altre cose per noi va bene, vanno bene anche le bocciofile.

 

 

Il Contratto di Governo va rispettato

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Il Contratto di Governo va rispettato

Il Contratto di Governo va rispettato

Di seguito l’intervista rilasciata da Luigi Di Maio al Corriere della Sera

Luigi Di Maio, il presidente Mattarella ha lanciato un monito severo sulla manovra.
«Quello che ha detto il presidente Mattarella è ragionevole. Il capo dello Stato sta osservando l’evolversi della situazione con molta attenzione. La sua attenzione è la nostra: anche noi teniamo alla salvaguardia degli interessi degli italiani».

Sì, però mentre il capo dello Stato invita al dialogo con la Ue, Salvini prepara la piazza. Il Movimento cosa fa?
«Noi siamo già nelle piazze da mesi a spiegare la manovra. È chiaro che con la Commissione Ue è importante avere un dialogo, ma non arretriamo di un millimetro sia per quello che c’è nel testo, sia per quello che ancora non c’è ma verrà aggiunto in Aula e mi riferisco a più soldi per la scuola, alla misura sulle pensioni d’oro e sui tagli all’editoria».

Già vi etichettano come quelli che non vogliono la stampa libera, ora tagliate pure i fondi…
«Con i tagli non stiamo dicendo che noi non vogliamo la stampa libera. Anzi. Ma la vogliamo libera prima di tutto dai finanziamenti pubblici per evitare che sia soggetta all’influenza dei partiti».

Tornando alla Ue, che compromessi siete disposti ad accettare?
«Il compromesso è comprendere tutti che le politiche di austerity non le ha superate l’Italia, ma molti altri Paesi prima di lei».

Mi scusi, ma se va così, si rischia di arrivare a sanzioni pesante se non all’ombra della troika.
«Non credo si arriverà a questo punto. Non succederà, non ci sono nemmeno i presupposti per alcune ipotesi. E sono convinto che il premier Conte e il ministro Tria sapranno spiegare alla Commissione la bontà della manovra».

Ma voi non sareste disposti a fare dei passi verso l’Unione Europea?
«Se il tema è mettere in discussione il reddito di cittadinanza o il superamento della Fornero non c’è rilievo che tenga. Specifico che ci sono ulteriori tagli agli sprechi da fare e andremo fino in fondo».

Il reddito di cittadinanza però viene messo in discussione da Giancarlo Giorgetti. Ha detto che ha complicazioni attuative non indifferenti.
«Siamo stati sempre chiari, Il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo. Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo allora è un rischio per i cittadini prima di tutto».

Giorgetti ha detto anche che con la flat tax l’atteggiamento Ue e dei mercati sarebbe stato diverso.
«Hanno fatto loro una scelta politica. Sono le loro scelte per la legge di bilancio. Io sono soddisfatto delle mie, se loro non sono soddisfatti delle loro non dipende da noi».

Anche nel Movimento c’è del malessere. Le acque sul dl sicurezza non si sono placate. Che dirà in assemblea?
«Non sono situazioni nuove. Ci sono persone che pensano di detenere la verità, ma noi abbiamo firmato un contratto di governo che va rispettato da entrambi i contraenti. Penso alle prese di posizione della Lega sulla prescrizione o alle norme sulla trasparenza delle fondazioni legate ai partiti. Non so quali siano i loro problemi, io posso dire che da noi il 94% dei militanti ha votato a favore del contratto sulla piattaforma Rousseau ma c’è anche un 6% che non l’ha votato e che si riflette sul gruppo parlamentare».

Ma se alcuni senatori dovessero votare contro o uscire dall’aula?
«Io spero nel buon senso dei parlamentari di entrambe le parti».

Accetterebbe il voto di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia al Senato?
«Non ce ne è bisogno. L’obiettivo è portare avanti il governo con la maggioranza che c’è. Ovviamente poi in Aula chi vuole votare un provvedimento lo vota».

È preoccupato dai sondaggi che danno il Movimento in calo?
«No».

La decisione sul Tap avrà ricadute elettorali?
«No, non le avrà perché siamo stati sinceri e la realizzazione dell’opera non può essere imputata a noi. Con lo screening delle carte che abbiamo potuto fare solo una volta arrivati al governo, ci siamo resi conto che il prezzo da pagare sarebbe stato troppo alto».

Ma alcuni parlamentari però si erano sbilanciati in campagna elettorale.
«Le persone che hanno portato avanti la battaglia sul Tap si sono impegnate concretamente, ma poi si sono dovute arrendere al fatto che il risarcimento sarebbe stato troppo alto, praticamente una manovra economica».

Metterebbe la mano sul fuoco sul fatto che la Tav non si farà?
«Io metto la mano sul fuoco sul contratto di governo. E il contratto di governo prevede che per la Tav ci sia la ridiscussione del progetto. Abbiamo inserito proprio questa possibilità perché sapevamo che qui non ci sono rischi di risarcimento. E mi lasci dire…».

Dica.
«Io voglio precisare che noi non siamo contro l’alta velocità, ma non ritengo la Torino-Lione un’opera strategica per il Paese, mentre invece penso alla Napoli-Bari o alla Tav in Sicilia».

Come vi comporterete con il tunnel del Brennero o il Terzo Valico?
«Anche questi progetti saranno valutati in base all’analisi costi-benefici. Lo ripeto: non siamo contro le grandi opere, ma siamo contro l’idea di fare opere solo per spendere soldi».

Ha annunciato 4 miliardi di tasse su banche e assicurazioni: non teme che possano avere ricadute sul finanziamento al credito?
«No, questo calcolo è stato ponderato considerando il limite di tolleranza: se li possono permettere».

È in partenza per la Cina per la seconda volta nel giro di due mesi. Va a vendere i Btp?
«Non vado a vendere titoli di Stato, ma a chiudere accordi per i nostri agricoltori, favorire le nostre eccellenze. E spero di portare avanti anche una intesa per la via della seta: l’Italia sarebbe il primo Paese europeo a entrare».

Ha parlato della riduzione dello stipendio dei parlamentari. Come intendete agire?
«Credo che tredicimila euro di stipendio sommando le varie voci siano troppi. Credo sia necessario agire eliminando le indennità di carica e parte della diaria, come noi abbiamo già fatto senza aspettare una legge».

Tagliate gli stipendi però le vostre rendicontazioni sono ferme.
«Non è vero. Anzi. Proprio questo mese organizzeremo un restitution day. Rispetto al passato i soldi non vanno più sul fondo per il microcredito, che ormai finanziamo come governo, ma sono destinati a finanziare progetti scelti dagli iscritti per fare interventi ancor più diretti per le persone in difficoltà».

 

 

La senatrice Bianca Laura Granato (M5S) incontra i cittadini di Sellia Marina

La senatrice Bianca Laura Granato (M5S) incontra i cittadini di Sellia Marina

Sabato 10 novembre 2018

Ore 17:30 Sala Consilare Comune di Sellia Marina (CZ)

 

 

Un futuro verde è possibile

Un futuro verde è possibile

di Sara Cunial – Oggi alla Camera dei Deputati, si è svolta la conferenza stampa con Pawan Kumar Chamling, Primo Ministro dello stato indiano del Sikkim, che ha convertito al biologico il 100% della propria produzione agricola, e Vandana Shiva Presidente diNavdanya International.

È stato un onore esserci. È stato un onore potermi confrontare con persone del genere e condividere riflessioni e progetti su una delle questioni più cruciali del nostro tempo. Molto probabilmente la più cruciale: la terra. E chi se ne prende cura.

Mi riferisco a quel mondo fatto da tanti piccoli agricoltori che pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile riesce a fornire il 70% del cibo a livello mondiale.
Mi riferisco a tutti coloro che coltivano e scambiano semi. Ultimo baluardo in difesa del diritto al cibo e di una sovranità alimentare purtroppo sempre meno garantita.
Mi riferisco a quei milioni di contadini che si impegnano a lavorare la terra senza avvelenare il pianeta e a custodire una biodiversità sempre più erosa da modelli produttivi che come giganti dai piedi di argilla, giorno dopo giorno, stanno dimostrando tutti i propri limiti.

Il fallimento della cosiddetta Rivoluzione Verde è sotto gli occhi di tutti e, soprattutto, sotto i piedi di tutti. Terra, acqua e aria pagano un prezzo altissimo all’agricoltura industriale, che non solo ha mancato clamorosamente il suo principale obiettivo, quello di sfamare la popolazione mondiale, ma ha peggiorato le condizioni di tutti noi.

I dati allarmanti sull’inquinamento delle falde acquifere, le analisi preoccupanti della maggior parte dei suoli e dei frutti che provengono dalla terra, i cambiamenti climatici sempre più evidenti, le ingiustizie sociali sempre più diffuse, le comunità sempre più frantumate, le patologie e le vittime legate a questi modelli produttivi in continuo aumento, sono tutti segnali evidenti di questo fallimento.

Come da tempo afferma Vandana e come ormai è sempre più palese, siamo a un bivio. È il momento di scegliere. Scegliere se continuare a incentivare questo processo di estinzione e distruggere noi stessi e il nostro futuro insieme al pianeta. O scegliere di incanalare le nostre energie per costruire un futuro possibile, possibile solo se in sintonia con il pianeta e con gli altri esseri viventi.

Come fare? La risposta è già qui: sotto i nostri piedi. È la terra a indicarci la via e la salvezza. Chiede rispetto, chiede cura, chiede amore per la vita. Un’agricoltura naturale e locale, sostenibile e solidale non sarà la soluzione. È già la soluzione.

Compito della politica e di ogni buon governo dovrebbe essere quello di aiutare e facilitare queste realtà.

Anche per questo, insieme all’Associazione Rurale Italiana, a Crocevia e a Woofer abbiamo elaborato una proposta di legge per tutelare e incentivare l’agricoltura contadina, valorizzare le pratiche agro-ecologiche, i principi della diversificazione colturale, il radicamento territoriale nonché le tecniche agronomiche conservative e di impatto ambientale basso o nullo. Ma soprattutto per riconoscere la dovuta dignità a chi con passione e impegno porta avanti la più ardua delle sfide: prendersi cura della terra e di chi la abita.

A loro va il mio più sentito ringraziamento e la promessa di portare avanti le loro istanze, perché sono anche le mie. Anche le vostre. Per questo spero che su questa proposta di legge ci sia il consenso più unanime e condiviso. Sotto un’unica bandiera che è quella del bene comune. Glielo dobbiamo, lo dobbiamo a tutti quei contadini che ogni giorno con rispetto e con amore coltivano il futuro di tutti noi.

L’inquinamento da Pfas è un crimine ambientale

L’inquinamento da Pfas è un crimine ambientale

Questo pomeriggio, durante l’inaugurazione di un monumento posizionato in prossimità della Miteni di Trissino, climber di Greenpeace hanno aperto due banner con scritto “Bonifica subito” e “Stop Pfas” sulla facciata di un centro commerciale poco distante.

All’inaugurazione del monumento erano presenti il sindaco di Trissino, autorità regionali e il ministro degli Affari Regionali, Erika Stefani.

«Con che coraggio le autorità locali festeggiano, quando a poche decine di metri continua a consumarsi l’inquinamento da PFAS, un crimine ambientale conclamato?», dichiara Giuseppe Ungherese responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «Chiediamo a Regione Veneto, Provincia di Vicenza e Comune di Trissino di avviare immediatamente la bonifica del sito Miteni e di occuparsi seriamente della tutela del territorio e della popolazione contaminata», conclude Ungherese.

La protesta si è aggiunta al sit-in di numerosi cittadini e comitati veneti che manifestavano con lo stesso intento, ovvero chiedere alle autorità presenti interventi rapidi per avviare subito la bonifica del sito dell’azienda chimica di Trissino, ritenuta dalle autorità la principale fonte della contaminazione da PFAS.

Già questa mattina, a Trissino, attivisti di Greenpeace avevano aperto uno striscione a forma di freccia, indirizzato verso l’ingresso della Miteni, con il messaggio “Crimini ambientali in corso”.

 

Basta furbi alle urne: da oggi elezioni pulite

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Basta furbi alle urne: da oggi elezioni pulite

Basta furbi alle urne: da oggi elezioni pulite

Authordi MoVimento 5 Stelle
ore 12:06
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La democrazia ha bisogno di elezioni pulite. Con la legge appena approvata alla Camera, ci siamo impegnati per assicurare agli italiani la possibilità di esprimersi in maniera davvero trasparente. Il voto dei cittadini conta, e non può più essere lasciato alla mercé dei soliti traffichini. Per evitare possibili brogli, abbiamo pensato a cabine elettorali speciali, urne semi-trasparenti, e regole più rigide per scegliere i componenti dei seggi elettorali. Inoltre, per evitare che il voto possa essere “comprato” al prezzo di un posto di lavoro, abbiamo previsto lo stop delle assunzioni nelle aziende partecipate durante le elezioni regionali e comunali.

Le novità sono tante, ma l’obiettivo è uno solo: rendere il voto più semplice e più “pulito” perché la volontà degli elettori sia rispettata in pieno. E’ un primo, significativo passo per sottrarre le elezioni dalle mire dei disonesti. Una legge che insieme al reddito di cittadinanza – grazie al quale gli italiani, anche quelli più bisognosi, non si troveranno più nella condizione di essere spinti a dover scambiare le proprie schede con pochi euro- sapranno di poter contare su un sistema onesto. Presto ci occuperemo anche del voto di scambio politico-mafioso, e nessuno sarà più in grado di inquinare la volontà degli italiani.

Il voto non è merce di scambio. Con la nostra proposta non ci saranno più “compravendite”.
Il mercato delle preferenze chiude per sempre, grazie ad accorgimenti semplici ma efficaci. Via i vecchi scatoloni di cartone bianco, che non consentivano di controllare a vista se ci fossero delle irregolarità gravi. Le nuove urne saranno in materiale semi-trasparente, in modo tale da consentire agli scrutatori e ai cittadini di verificare a colpo d’occhio la presenza di schede inserite prima dell’inizio delle votazioni. Vita dura anche per i furbetti dei cellulari. Avete presente i disonesti che scattano foto alla scheda per dimostrare di aver votato per tizio o caio, perché sono stati pagati per farlo? Ora non sarà più possibile fare una cosa simile. Le cabine elettorali saranno chiuse su tre lati e non più su quattro, e “copriranno” la figura dell’elettore solamente per lo stretto necessario. In entrambi i casi, imbrogliare diventa impossibile e la segretezza del voto rimane garantita.

Stop anche alle assunzioni nelle aziende partecipate, nel periodo a ridosso delle elezioni regionali e comunali. Un posto di lavoro in una partecipata è spesso merce di scambio per ottenere voti. E’ una pratica scorretta e dannosa per la democrazia. Per questo abbiamo previsto il blocco delle assunzioni nei 60 giorni che precedono e seguono le elezioni.

Norme più severe anche per la composizione del personale che lavora ai seggi. Basta con scrutatori nominati da consiglieri comunali e politici locali. Anche per questo, serve la massima trasparenza. La nostra proposta prevede che gli scrutatori siano estratti a sorte dall’albo, durante una seduta pubblica. Inoltre, oltre alle limitazioni che esistono già, abbiamo stabilito che anche chi è stato condannato in via non definitiva per reati contro la pubblica amministrazione o per mafia, non potrà fare lo scrutatore.Presidenti e segretari di seggio, hanno un ruolo molto importante, e dato che sono chiamati a garantire che tutto si svolga in modo regolare, devono essere persone assolutamente “trasparenti”. Con la nostra proposta stabiliamo che non possano essere parenti dei candidati né condannati per reati gravi.

Presidenti e segretari di seggio, cioè coloro che dirigono le attività di voto nelle sezioni, hanno un ruolo fondamentale: garantiscono che tutto si svolga in modo regolare. È importante quindi che siano persone trasparenti. Per questo, con la nostra proposta stabiliamo che non possano essere parenti dei candidati né condannati per gravi reati, come quelli contro la Pubblica Amministrazione (ad esempio corruzione) o mafia.

Presidenti, segretari di seggio e scrutatori non metteranno le radici nella stessa sezione
Capita spesso che presidenti, segretari di seggio e scrutatori svolgano questo lavoro sempre nella stessa sezione. Così c’è il rischio che prendano sempre più confidenza con gli elettori di quella zona e, se hanno cattive intenzioni, possano manipolarne il voto. Con la nostra proposta stabiliamo un sistema di turni: le persone che hanno questi ruoli non potranno essere nominati per più di due volte consecutive nella stessa sezione.

Le elezioni sono anche una opportunità di lavoro. Per questo abbiamo voluto inserire una regola per favorire chi non ha un impiego: il 50% degli scrutatori sarà sorteggiato tra i disoccupati iscritti alle liste. Per “svecchiare” gli albi abbiamo abbassato il requisito dell’età. Con la nostra proposta lo scrutatore “più anziano” potrà avere al massimo 65 anni.

Voto facile per i fuori sede. Conosciamo bene la situazione di chi vive lontano dalla località di residenza, soprattutto al Sud Italia: sempre più persone, per motivi di studio, lavoro o salute, si trovano lontano dal Comune di residenza. Questo impedisce di esprimere la propria opinione attraverso il voto. È per questo che proponiamo di permettere ai fuori sede di votare anche nel luogo in cui vivono al momento delle elezioni europee e dei referendum. Anche questo è un incentivo alla democrazia.

 

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L’UE scelga il cambiamento e dica SÌ all’accesso all’acqua come diritto universale

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L'UE scelga il cambiamento e dica SÌ all'accesso all'acqua come diritto universale

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di Eleonora Evi, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

Giù le mani dall’acqua potabile. La nuova direttiva sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano, che verrà votata a fine ottobre durante la plenaria di Strasburgo, ci mostrerà il vero volto dell’Europa.

Noi stiamo dalla parte di tutti i cittadini europei che hanno chiesto all’UE di riconoscere l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari di base come un diritto umano fondamentale e dei 27 milioni di italiani che hanno votato a favore del referendumsull’acqua pubblica L’acqua è di tutti!

Vogliamo ribaltare il voto della Commissione Ambiente che lo scorso 10 settembre ha fatto un clamoroso passo indietro sull’accesso universale all’acqua. Il testo approvato peggiora addirittura la proposta di partenza della Commissione europea che, sebbene in ritardo di circa 6 anni, aveva cercato di rispondere alle richieste di quanti avevano firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Right2Water”, stabilendo una serie di obblighi per gli Stati membri per assicurare l’accesso all’acqua a tutti i cittadini, anche quelli in condizione di povertà ed esclusione sociale.

Purtroppo, invece, e nella commissione Ambiente ha vinto la linea conservatrice che toglie l’obbligatorietà e concede un’ampia discrezionalità ai governi nazionali nello scegliere quali misure realizzare per aumentare l’accesso all’acqua per chi ne è privo o per chi ha un accesso parziale e limitato. Ogni Stato farà a modo suo e deciderà cosa fare o non fare per garantire l’accesso all’acqua (se assicurare la presenza di punti di ricarica, cioè fonti accessibili al pubblico, se incoraggiare o meno la messa a disposizione di acqua potabile negli edifici pubblici, se incoraggiare o meno la messa a disposizione gratuita di acqua potabile nei ristoranti, nelle mense, e nei servizi di ristorazione, se lanciare campagne informative sulla qualità dell’acqua del rubinetto e sull’uso delle bottiglie e i contenitori riutilizzabili ecc.)

In poche parole, per gli eurodeputati popolari e conservatori è sufficiente “promuovere” l’accesso all’acqua ai cittadini. L’accesso all’acqua, in quanto diritto umano fondamentale, deve essere invece “garantito” a tutti. E un diritto, in quanto tale, non è opinabile né assoggettabile a considerazioni economiche, sociali o di altra natura, ed è, dunque, obbligatorio tutelarlo!

LE PROPOSTE DEL GRUPPO EFDD-M5S

I nostri emendamenti chiedono che:

– la gestione dei servizi idrici sia pubblica
– l’accesso all’acqua potabile sia definito come un diritto umano universale propedeutico al godimento degli altri diritti nell’Unione
– l’interruzione della fornitura sia vietata, così da tutelare le fasce sociali più vulnerabili;
– si garantisse l’erogazione di una quantità minima vitale anche in caso di morosità;
– si introducesse un obbligo alla fornitura gratuita nei locali pubblici come mense e ristoranti per tutti, e non solo per i clienti.

 

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Tutto quello che c’è da sapere sulla manovra del popolo (e che non troverete sui giornali)

Il Blog delle Stelle

 
Tutto quello che c'è da sapere sulla manovra del popolo (e che non troverete sui giornali)

Tutto quello che c’è da sapere sulla manovra del popolo (e che non troverete sui giornali)

Authordi Luigi Di Maio
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di Luigi Di Maio

Quella che ho in mano è la nota di aggiornamento al Def: in queste 123 pagine c’è quello che vogliamo fare nel 2019, 2020 e 2021 come Governo. Una programmazione a medio termine che ci consente di rilanciare questo Paese. Allora, che cos’è la nota di aggiornamento al Def? Se potete scaricatela: si scrive “Nadef 2018”, la potete scaricare cercandola su Google o sul sito della Camera (che ieri l’ha approvata) o del Senato o sul sito del Governo e potrete leggere tutto quello che vogliamo fare.

QUOTA 100/FORNERO/PARTITE IVA
La cosa più importante di questa nota di aggiornamento al Def è la “Quota 100” per superare la Fornero, il reddito di cittadinanza per 6 milioni di persone in difficoltà che avranno in occasione di ricevere finalmente una proposta di lavoro (e prima di essere formati), poi c’è la pensione di cittadinanza che significa basta pensionati in fila alle mense dei poveri, e poi ci sono i rimborsi ai risparmiatori truffati e la cosa ancor più importante le imprese, con l’ires che si abbassa fino al 15 % per chi investe e per chi assume, con la Flat Tax per le partite iva, cioè per chi guadagna fino a 65mila euro le tasse scendono fino al 15% (un’unica tassa). E poi c’è la sburocratizzazione e la semplificazione, di cui andrò a parlare con gli imprenditori ad Ivrea stasera e gli racconterò che cosa stiamo per fare.

START UP
Qui dentro, però, non ci sono solo queste proposte, perché a pagina 8, per esempio, sono tutte le misure che vogliamo realizzare nel 2018. Disegno di Legge recante misure a favore delle start up innovative, il fondo di venture capital per le start up innovative: significa (come in Francia) che ci mettiamo due miliardi e cominciamo ad aiutare quei ragazzi che hanno idee innovative in tutta Italia e poi però le devono portare all’estero perché qui nessuno gliele finanzia. Lo facciamo come Governo insieme ai privati e facciamo partire quei progetti: lo chiameremo “fondo non parto più” perché tanti ragazzi non dovranno più partire grazie a questo fondo. Disegno di legge recante misure a favore dei soggetti coinvolti nella crisi del sistema bancario, per i rimborsi dei truffati. Troverete i soldi nella Legge di Bilancio e poi in questa legge troverete come erogarli.

ENTI LOCALI
Poi c’è: introduzione del reddito di cittadinanza e riforma dei centri per l’impiego, misure per il dissesto ed equilibrio finanziario degli enti locali. Noi abbiamo tanti comuni che, anche per debiti (per esempio ci sono comuni che hanno avuto calamità naturali negli anni ’80, ’90, si portano quei debiti sul groppone e adesso stanno rischiando di fallire) non possono spendere soldi per fare asili, per mettere a posto le strade. È arrivato il momento di mettere mano agli enti locali: possiamo dire che il debito va pagato, però lo scorporiamo dal bilancio, ne facciamo una struttura commissariale e questo vale per i comuni del nord e del sud che sono in difficoltà e il comune un po’ alla volta ripaga quel debito alla struttura commissariale in modo tale che tutti quelli che sono i vincoli di bilancio legati alla spesa pubblica si possono un attimo allentare e i sindaci non hanno neanche più scuse di dire che non possono spendere i soldi.

ASSENTEISMO
Poi ci sono altre misure: interventi per la concretezza delle azioni nella pubblica amministrazione e la prevenzione all’assenteismo. Su questo ci sta lavorando il ministro Giulia Bongiorno con il sottosegretario Fantinati e stanno secondo me facendo un ottimo lavoro, perché il tema è molto semplice: i furbetti del cartellino si combattono con una semplicità enorme, basta utilizzare il sistema di impronte digitali e poi una volta che l’hai beccati li sbatti fuori, così la maggior parte delle persone oneste nella pubblica amministrazione la smettono di sentirsi sempre derisi per colpa di qualche furbetto che fa così.

GIOCO D’AZZARDO
C’è poi la delega del riordino del settore dei giochi, il gioco d’azzardo. Noi col Decreto Dignità abbiamo abolito la pubblicità, ma adesso bisogna togliere tutti i centri slot da vicino le scuole, da vicino i parchi pubblici, dalle zone dove ci sono i bambini, le famiglie. Meno ne facciamo di questi centri slot e meglio è: il 2018 sarà l’anno in cui queste cose le faremo sul gioco d’azzardo.

ABOLIZIONE 400 LEGGI
La riforma del codice del lavoro: io ve l’ho detto, dovevamo abolire 400 leggi, non l’ho dimenticata quella promessa. Iniziamo da 240 leggi e facciamo un unico codice che le contiene tutte, così che i lavoratori e gli imprenditori possano d’ora in poi consultare un codice e sapere che cosa dice la legge che riguarda i loro problemi.

INVESTIMENTI (REDDITO CITTADINANZA/QUOTA 100/SPAZZACORROTTI)
Ma non è tutto, perché oltre al reddito, oltre alla riforma Fornero, si parla di corruzione a pagina 67, con la legge Spazza Corrotti, quella che sta portando avanti il nostro Bonafede e che è importantissima perché anche un recupero economico. Questo è un Paese che perde decine di miliardi di euro l’anno per la corruzione: questi soldi ci consentiranno di fare nuovi investimenti. A pagina 71 si parla di investimenti: che cosa significa investimenti? Prima di tutto reddito di cittadinanza e la lotta alla legge Fornero sono un investimento. Noi col reddito di cittadinanza investiamo in capitale umano e con “Quota 100” mandiamo in pensione persone che ne avevano diritto e investiamo di nuovo in capitale umano, liberiamo posti di lavoro che i centri per l’impiego potranno riformare e reinserire lavorativamente. Quanto ci vorrà per fare questo? Il superamento della legge Fornero e la Quota 100 partono l’anno prossimo insieme ai nuovi centri per l’impiego, insieme al reddito di cittadinanza. Reinseriremo persone che oggi non solo non trovano lavoro, ma non hanno neanche le competenze per trovare lavoro, perché a volte non sono stati formati per quello che serve oggi.

ENTI LOCALI
Non dobbiamo dimenticare un’altra cosa: le amministrazioni locali. Dobbiamo ripensare sicuramente le procedure dei vincoli, ma c’è un altro tema: aiutare gli enti locali, gli enti territoriali. Sulla riforma dei centri per l’impiego non rinuncio alle competenze che hanno le regioni: sto cercando di lavorare con tutti gli assessori regionali e il futuro di questo Governo si gioca anche sull’attenzione che avremo per le città, per i comuni, per le regioni, perché facendo così noi trasmettiamo le politiche pubbliche nazionali a livello locale.

COMUNI
Sono veramente orgoglioso del fatto che qualche giorno fa abbiamo sbloccato 2 miliardi di euro per i comuni semplicemente eliminando degli assurdi vincoli di bilancio che non permettevano la spesa. Ora però quella norma vale per i comuni che hanno degli avanzi di bilancio e non potevano spendere (una delle tante assurdità italiane), ma ci sono anche tutta un’altra serie di comuni che non hanno avanzi di bilancio e per questo secondo me si deve aprire un dibattito nella legge di bilancio, si deve inserire questa norma per cui cominciamo a commissariare i debiti dei comuni e allo stesso tempo però è il comune che paga quel debito, non che lo distribuiamo su tutta la fiscalità generale.

MADE IN ITALY/BLOCKCHAIN
A pagina 85 trovate il Made in Italy, che va d’accordo con venture capital e promozione del start up, perché il Made in Italy si protegge con le tecnologie. La contraffazione del Made in Italy, oggi, ha bisogno di una cosa molto semplice, la blockchain. Già in Italia stanno iniziando le prime sperimentazioni: il primo prodotto commerciale tracciato in Italia con la blockchain è un pollo. Vai al supermercato, punti il QR Code e sai perfettamente da dove viene quel pollo ed è certificata dalla tecnologia blockchain, che è come se fosse un notaio che vi dà la certezza dell’autenticità, della provenienza e la tracciabilità di dove è stato allevato, dove è nato e dove poi è stato lavorato. Qui al Mise stiamo per creare un fondo per la blockchain per iniziare le sperimentazioni sul Made in Italy. Quindi il tema delle nuove tecnologie sta nella stessa pagina del Made in italy.

GREEN ECONOMY
Green economy a pagina 87, ovvero tutto il tema dell’economia circolare. Lo dico con profonda emozione perché per noi sono temi che rappresentavano una delle cinque stelle.

SCUOLA
Tutto il tema della scuola: voglio dirlo perché ci sono ragazzi che oggi stanno manifestando, so che ci saranno altre manifestazioni a novembre. Vediamoci! Le porte dei ministeri sono aperte, venite qui e parliamoci, anche nelle prossime settimane, e costruiamo insieme una nuova scuola. Abbiamo un’idea sulla scuola, sull’università, ma prima di tutto dobbiamo avere soldi e risorse per ristrutturare le scuole, rilanciare quelli che sono i programmi didattici, ma soprattutto dare un compenso nella media europea a tutti i docenti italiani. Per questa ragione ci tengo prima di tutto a dire che le manifestazioni si devono sempre fare, ma la cosa che voglio dirvi è che non è vero che tagliamo a scuola e università, questa è una cosa che sta girando da giorni su tutti i giornali e io non voglio che ci dividano i giornali, quindi vediamoci per un confronto anche insieme a tutti gli altri ministri competenti e parliamone. L’unica cosa che facciamo sulla scuola, oltre a tutte le politiche che si aggiungeranno nel corso del lavoro sulla Legge di Bilancio, è che siccome c’erano dei soldi che non si spendevano per l’alternanza scuola-lavoro (le abbiamo viste le foto dell’alternanza scuola-lavoro della Buona Scuola), abbiamo scongiurato l’abbassamento degli stipendi agli insegnanti, che era una cosa che aveva previsto il precedente Governo. E c’è tanto altro da fare anche sull’università, sui baroni universitari, non ce lo dimentichiamo.

DIFESA
E poi ci sono tutte le questioni legate ai cambiamenti climatici e le spese militari. Nella nota di aggiornamento al Def c’è un punto che era nel contratto di Governo e io sono veramente contento di potervi dire che finanzieremo molte delle cose che ho detto anche tagliando un po’ della spesa militare inutile, perché noi ci dobbiamo difendere, abbiamo le tecnologie per creare una nostra struttura di difesa sempre più forte, ma non possiamo dire che tutti i soldi che si spendono sono tutti necessari e infatti ringrazio la ministra Trenta per il lavoro che ha fatto in questi giorni e per aver trovato oltre mezzo miliardo da tagliare alla spesa militare, ed è solo l’inizio.

BANCA INVESTIMENTI/TARANTO
Sono state poi aggiunte altre due cose alla nota di aggiornamento al Def, che sono due cose importantissime per noi come Movimento 5 Stelle: la banca pubblica degli investimenti (banca per gli investimenti che prevede il coinvolgimento di Banca d’Italia e Cassa Depositi e Prestiti al fine di gestire ed erogare direttamente incentivi e finanziamenti all’economia reale) e poi la riconversione economica di Taranto. C’è una proposta che verrà portata avanti nei prossimi mesi che riguarda Taranto: io l’ho promesso ai cittadini, che hanno il diritto di tornare a respirare, l’economia di quella città deve rilanciarsi e non l’ho dimenticato.

DECRETO EMERGENZE
Oltre a questo ci sono altri due decreti che si stanno discutendo in Parlamento: il Decreto Emergenze, il cosiddetto Decreto Genova (ma non c’è solo Genova), in cui ci sono i terremotati di Ischia, che finalmente hanno avuto un decreto dopo un anno e mezzo senza che nessuno li avesse considerati. C’è la norma sulla Bekaert, l’azienda che se n’è andata in Romania e ha lasciato 300 famiglie in mezzo alla strada: abbiamo fatto la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione (che la sinistra aveva tagliato) e adesso hanno un anno di tempo, in modo tale che noi possiamo trovare un altro proprietario ma loro non finiscono in mezzo ad una strada. Ci sono le norme per il terremoto del centro Italia e tutto quello che poi abbiamo aggiunto durante la discussione, e nel Decreto Emergenza c’è una novità che riguarda gli sfollati di Genova. Sono quelli più colpiti dal crollo del ponte Morandi, avevano le case al di sotto del ponte, e questo ovviamente ha reso inagibili le loro case. Pensate che queste persone, per chi non conoscesse a fondo la situazione, non ci possono ancora rientrare neanche a prendere i propri oggetti personali. Queste persone, come promesso, entro l’anno avranno diritto a un risarcimento per comprarsi una nuova casa: è inutile che le rimandiamo nelle sistemazioni provvisorie. Inoltre le aziende della “zona rossa” hanno diritto alla cassa integrazione perché questo non è un semplice ponte, era una cerniera di una regione: quindi cassa integrazione per le aziende della zona rossa e risarcimenti alle famiglie, in tutto oltre 70 milioni di euro che permetteranno alle famiglie di comprare una nuova casa.

DECRETO SICUREZZA
Poi c’è anche un’altra questione che riguarda il Decreto Sicurezza: abbiamo sempre detto che per combattere il business dell’immigrazione si doveva chiedere conto dei soldi che si spendevano. Ebbene, nel Decreto Sicurezza entrerà un emendamento del Movimento 5 Stelle che dice che d’ora in poi cooperative, alberghi e società di palazzinari dovranno rendicontare fino all’ultimo centesimo i soldi che prendono. Un po’ alla volta capiremo dove vanno a finire tutti i soldi della gestione dell’immigrazione.

TARGHE AUTO
Poi c’è anche un’altra norma che stiamo inserendo in un altro emendamento: l’abuso di targhe straniere nelle zone d’Italia dove ci sono particolari costi per le polizze assicurative. C’è qualcuno che paga una polizza diversa. Presto metteremo mano anche a questo, perché dobbiamo abbassare le tariffe in alcune zone perché come sempre c’è l’onesto e c’è sempre il furbo, cioè quello che utilizza le targhe straniere per pagare di meno.

ENERGIA
C’è anche un’altra bella notizia: il gestore servizi energetici ha un nuovo amministratore delegato. Voi dovete pensare che il GSE non vi dice nulla, ma gestisce oltre 10 miliardi di euro di incentivi per l’energia. Che cosa significa? Che come sposti quegli incentivi aiuti le aziende ad abbassare i costi energetici, aiuti le famiglie a pagare meno le bollette elettriche, ma soprattutto stimoli dei processi virtuosi. Il professor Moneta è il nuovo amministratore delegato del Gestore Servizi Energetici, una persona che ha dedicato tutta la sua vita all’efficienza energetica e possiamo finalmente iniziare ad attuare quella che noi chiamiamo democrazia energetica.

ELEZIONI PULITE
Infine ieri è passata alla Camera una proposta di legge che si chiama Elezioni Pulite: è fantastica, perché attraverso questa legge combattiamo una volta per tutte il voto di scambio, le cabine diventano trasparenti, urne trasparenti, quindi non vedremo più quello che fotografa la scheda elettorale (che altrimenti gli si annulla il voto) e lo si denuncia. E poi gli scrutatori presi prima di tutto tra i disoccupati e a rotazione, così non ci sono sempre le stesse persone a fare gli scrutatori. Questo è un tema che ritorna spesso in alcune aree d’Italia.

Stasera sarò a Ivrea e poi ci vediamo il weekend prossimo a Italia 5 Stelle, non ve lo dimenticate perché lì come sempre ogni anno raccontiamo che cosa abbiamo fatto, però questa volta lo possiamo raccontare stando al Governo. Poi incrociamo le dita, che la settimana che sta per iniziare da lunedì è anche la settimana in cui si tagliano i vitalizi agli ex senatori (dopo che l’abbiamo fatto per i deputati).

 

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La repressione non serve, confrontarsi con gli studenti sì

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La repressione non serve, confrontarsi con gli studenti sì

La repressione non serve, confrontarsi con gli studenti sì

Authordi Luigi Di Maio
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di Luigi Di Maio

Ieri due ragazze di 17 e 18 anni a Torino, durante una manifestazione studentesca, hanno dato fuoco a due manichini, uno con la mia faccia. È una cosa che non avrei mai fatto e che infatti in passato non ho mai fatto, ma i ragazzi, i giovani hanno tutto il diritto di protestare, anche con toni forti perché per troppo tempo la politica è stata sorda ai loro bisogni. Possono anche andare oltre righe, un po’ come ha fatto il MoVimento nella sua storia, a patto di non andare contro la legge e di non usare violenza. Quello mai.

Ora i tempi sono cambiati e al governo c’è una forza politica che fa dell’ascolto e della partecipazione il suo tratto distintivo. Urlare va bene, ma non c’è bisogno di sgolarsi. Le porte del ministero sono aperte a tutti e le mie orecchie pure. Le ho aperte ai riders, ai disoccupati, ai lavoratori, agli imprenditori. Sono aperte anche a tutti gli studenti che vogliono portare proposte per la scuola, per l’università e per il futuro del Paese. L’istruzione, i percorsi di formazione, i nuovi lavori sono tutti temi importantissimi per il Paese e in cui gli studenti devono essere coinvolti perché ne va della loro vita.

Dopo le manifestazioni, confrontiamoci insieme per scrivere una nuova storia. Le due ragazze sono state denunciate per vilipendio delle istituzioni e per l’accensione di fumogeni. Spero che la denuncia per vilipendio, un reato di epoca medievale, venga archiviata il prima possibile e che inizi un percorso sereno di confronto con gli studenti. La repressione non porta mai nulla di buono. Sono stato rappresentante studentesco per 5 anni della mia vita e so quanto sia importante la pressione politica per ottenere dei risultati. Le porte sono spalancate per chi ha voglia di confrontarsi. Avete la mia parola.

 

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Le balle della renzianissima Morani sugli F35

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Le balle della renzianissima Morani sugli F35

Le balle della renzianissima Morani sugli F35

Authordi MoVimento 5 Stelle
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Sugli F35 abbiamo smascherato ancora una volta le bugie del Partito Democratico. I contratti che autorizzano l’acquisto degli ultimi cacciabombardieri, infatti, sono stati firmati dall’esecutivo targato Gentiloni (PD) a pochi mesi dalle elezioni nazionali che ne avrebbero sancito la sonora sconfitta.

Non è stato il Governo del Cambiamento del MoVimento 5 Stelle a fare quell’acquisto.

La renzianissima Alessia Morani farebbe quindi meglio a smettere di diffondere inutili falsità. Portando avanti un’operazione tanto in malafede e meschina quanto maldestra che non ha fatto altro che alimentare l’ennesimo clamoroso autogol per il PD.

Si deve vergognare per il suo tentativo di prendere in giro i cittadini.

Questa è la sete di potere di questi politici che pur di mantenersi in vita e per non scomparire del tutto raccontano continuamente squallide menzogne.

L’autorizzazione all’acquisto degli F35 è avvenuta, infatti, nel Gennaio 2018 con il governo PD. Il partito della Morani.

Qualcuno glielo dica!

 

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I baby pensionati d’oro che difendono la Fornero

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I baby pensionati d'oro che difendono la Fornero

I baby pensionati d’oro che difendono la Fornero

Authordi MoVimento 5 Stelle
ore 12:36
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di Mario Giordano, La Verità

La cosa che mi stupisce in questo dibattito sulle pensioni è che tutti coloro che dicono che “non si può toccare la Fornero perché i conti pubblici, perché sennò costo tanto, perché bisogna lavorare fino a 67 anni, 68, 92, 120 anni, bisogna lavorar tutta la vita”, tutti costoro, tutti, godono più o meno di privilegi previdenziali.

A cominciare dal presidente dell’Inps, Tito Boeri,
che incasserà molto probabilmente una doppia ricca super pensione grazie a un “codicillo” peraltro ispirato da me medesimo, a cominciare dall’ex mister “mani di forbice” Cottarelli, che dice “No, la Fornero, per l’amor del cielo, è sacra”: lui in pensione a 59 anni, oltre 18mila euro al mese dal Fondo Monetario Internazionale, e in più ci costa 6.500 euro per ogni volta che compare per mezz’oretta in tv su Raiuno, ma questo a parte.

I dirigenti di Bankitalia: “No, ma la Fornero è sacra, attenzione, i costi…”. I dirigenti di Bankitalia hanno avuto privilegi pazzeschi: Rainer Masera, tanto per dirne uno, andò in pensione a 44 anni e oggi prende 18 mila euro al mese. Da quattro anni! I giornalisti, i politici, i parlamentari che godono ancora l’abbiamo raccontato, in parte, dei contributi figurativi… tutti! Tutti coloro che dicono “La Fornero non si tocca” hanno un privilegio e dicono a chi sta in fabbrica, a chi sta nei cantieri che “38 anni di contributi vuoi andare in pensione, ma sei matto? Ma chi ti credi di essere, ti credi di essere un Cottarelli? Ti credi di essere un Boeri? No, tu devi lavorare in fabbrica ancora 39, 40, 42 anni!”. Io scusate, ma quando ce vò ce vò, non so dire altro se non che avete la faccia come il culo.

 

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Tajani è isolato dal mondo

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Tajani è isolato dal mondo

Tajani è isolato dal mondo

Authordi Luigi Di Maio
ore 15:58
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di Luigi Di Maio

Tajani dice che l’Italia è isolata in Europa, in realtà è lui che è isolato dal mondo. Fa parte di una maggioranza politica che in Italia è scomparsa il 4 marzo e che a maggio sparirà anche dall’Europa.

Per informazioni chieda a Juncker il cui partito alle elezioni in Lussemburgo di ieri ha preso un batosta facendo segnare il minimo storico, quindi le sue dichiarazioni da campagna elettorale contro l’Italia non hanno funzionato. Anzi! Tajani pensi a fare il presidente del Parlamento europeo per i pochi mesi che rimangono e la smetta di condurre una battaglia contro gli interessi dell’Italia dalla sua poltrona di Bruxelles. Juncker docet.

 

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