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Ecco come l’austerity viola i diritti umani: il rapporto shock che imbarazza Bruxelles

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Ecco come l'austerity viola i diritti umani: il rapporto shock che imbarazza Bruxelles

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di MoVimento 5 Stelle

L’austerity viola i diritti umani. Lo afferma una relazione del Commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, a seguito di una missione in Grecia che si è tenuta dal 25 al 28 giugno 2018. Tagli a stipendi, pensioni, prestazioni sanitarie, aumento di suicidi e persino dei tassi di HIV per i consumatori di droghe: il quadro che emerge in Grecia delle politiche dettate da Bruxelles sono una vergogna per tutta l’Europa.

Consigliamo ai Commissari europei Moscovici e Dombrovskis di leggere questo rapporto e di iniziare a interrogarsi sugli effetti nefasti delle politiche portate avanti finora. Il Movimento 5 Stelle lotta fieramente contro queste politiche che non riducono i debiti e massacrano i cittadini. Eccone uno stralcio del rapporto, tradotto in italiano, con gli elementi più significativi:

Punto 97
Il Commissario osserva che le successive misure di austerità hanno colpito severamente la popolazione in Grecia. In un intervento del 15 luglio 2015, la Commissione Nazionale greca per Diritti umani (GNCHR) ha sottolineato che “le misure di austerità minano i più fondamentali principi costituzionali e violano i diritti umani costituzionalmente garantiti” così come “i regolamenti sui diritti umani internazionali ed europee”.

Punto 98
L’indagine economica del 2018 dell’OCSE sulla Grecia ha sottolineato che la povertà è aumentata in modo significativo dalla nascita della crisi del debito e colpisce oltre un terzo della popolazione. 1,5 milioni di greci, per la maggior parte giovani e disoccupati, hanno vissuto nel 2017 in estrema povertà e la Grecia occupa il primo posto nei tassi di disoccupazione europei sempre nel 2017, con un tasso di circa il 21,5%. Il tasso di disoccupazione era del 23,1% al momento della visita del Commissario.

Punto 99
Come sottolineato nel rapporto PACE del dicembre 2017, la situazione economica e le misure di austerità hanno avuto un effetto devastante su un’ampia gamma di diritti sociali. Ad esempio, la riforma del sistema pensionistico ha accentuato la vulnerabilità e il rischio di povertà per gli anziani, con assegni pensionistici spesso sotto il livello di povertà.

Punto 100
Il Commissario rileva che anche il diritto a un’abitazione adeguata è stato gravemente compromesso, considerato che il numero dei senzatetto è quadruplicato in pochi anni.

Punto 102
Il Commissario osserva che, come dimostrato da numerosi studi accademici, misure di austerità su larga scala hanno paralizzato la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni medici della popolazione, aumentando allo stesso tempo i bisogni della gente

Punto 106
Il Commissario osserva che l’associazione medica panellenica ha stimato nel marzo 2017 che il sistema sanitario nazionale era, a seguito di tali misure, sull’orlo del collasso.

Punto 114
Oltre a ostacolare l’accesso all’assistenza sanitaria, la crisi economica e le successive misure di austerità sembrano aver aggravato direttamente alcune patologie e, quindi, aumentato la necessità di assistenza medica.

Punto 115
Secondo lo studio scientifico pubblicato nel 2017 sopra citato, lo stato di salute mentale dei cittadini è peggiorato in modo significativo in Grecia, con la depressione che è diventata particolarmente diffusa a causa della crisi economica…Di conseguenza, la maggior parte degli ospedali psichiatrici risultano sovraffollati, il che contribuisce al deterioramento delle condizioni di queste istituzioni mediche. Le relazioni indicano anche che il numero di inserimenti involontari è aumentato drammaticamente dal 2010, in concomitanza con la crisi finanziaria. La maggior parte dei pazienti ammessi sotto questo regime sono persone disoccupate, uomini d’affari in bancarotta o genitori che non hanno alcun mezzo per prendersi cura dei propri figli o per pagare gli alimenti. La maggior parte di essi ha più di 40 anni e non ha mai mostrato precedenti segni di malattia mentale. Inoltre, i suicidi sono aumentati del 40% tra il 2010 e il 2015, con la mortalità per suicidio che è aumentata a un tasso medio annuo del 7,8% dal 2009, rispetto all’1,6% prima della crisi. Il Commissario rileva inoltre con preoccupazione che sono stati segnalati picchi nei tassi di HIV e di tubercolosi tra i consumatori di droghe, dopo che i programmi di lavoro su strada sono stati ridotti di un terzo.

 

Reddito di Cittadinanza: aiutiamo i nostri ragazzi a costruirsi un futuro

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Reddito di Cittadinanza: aiutiamo i nostri ragazzi a costruirsi un futuro

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di MoVimento 5 Stelle

Save The Children ci dice che 1,2 milioni di bambini e adolescenti in Italia vivono in condizione di povertà assoluta. Un numero impressionante. Vuol dire che ci sono oltre 700mila famiglie che non riescono a farsi carico dei loro figli e non hanno le possibilità per garantirgli un futuro dignitoso. Abbiamo il dovere di aiutare queste famiglie e questi ragazzi che rappresentano il futuro del nostro Paese ma che, oggi, sanno di avere una probabilità cinque volte più alta rispetto ai propri nonni di diventare poveri.

Vi sembra normale che nel nostro Paese tanti genitori non abbiano nemmeno i soldi per dare da mangiare ai propri figli? Ci sono famiglie che non riescono a pagare un affitto e vivono in condizioni di grande disagio, perché non possono permettersi un tetto sulla testa.Molti rinunciano anche a curarsi e a comprare i libri scolastici. È così che, negli anni, una politica senza scrupoli ha creato cittadini di sere A e cittadini di serie B. Il reddito di cittadinanza serve proprio a colmare questo divario: è una misura necessaria per sostenere i cittadini più deboli, permettere loro di essere reinseriti nel mondo del lavoro e costruire un futuro per sé stessi e per la propria famiglia.

È inconcepibile infatti che si possa ancora pensare di procrastinare questa situazione, continuando a puntare su politiche di austerity che hanno già mostrato il loro potere distruttivo. In questi anni è stato tagliato tutto: mentre altri paesi europei rispondevano alla crisi aumentando gli investimenti in settori economici chiave, da noi una classe politica che non ne ha mai indovinata una, ha pensato bene di togliere soldi all’istruzione e all’università, non ha investito nello sviluppo dei territori, ha devastato il mondo del lavoro e colpito i piccoli imprenditori a vantaggio delle multinazionali. Questo ha generato una serie di scompensi e disuguaglianze sociali che oggi scontiamo a tutti i livelli.

In TV sentiamo ancora quegli stessi soggetti che hanno ridotto il Paese in macerie, e i loro sodali giornalisti, sciorinare ricette anti-crisi. E li sentiamo criticare la manovra economica del Governo che, con coraggio, investe sulla crescita e lo sviluppo economico del Paese dopo anni di decrescita. Dovrebbero soltanto vergognarsi.
Dicono di essere contro il reddito di cittadinanza, perché secondo loro sarebbe mero assistenzialismo. Come al solito non hanno capito nulla e dimostrano, ancora una volta, di non avere idea di cosa sta accadendo a questo Paese e ai suoi abitanti.

Tanti giovani e meno giovani oggi vivono una condizione di sofferenza e incertezza. Grazie al reddito non passerebbero certo il loro tempo sul divano a guardare la Tv, ma tornerebbero piuttosto ad essere parte attiva della società, facendo lavori socialmente utili, impegnandosi nella formazione e nella ricerca di un lavoro
Ma non si tratta soltanto di restituire il lavoro alle persone. In Italia ci sono oltre 2 milioni di “neet”, ovvero ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non cercano più un’occupazione. Per loro il reddito di cittadinanza rappresenta la possibilità di superare questo momento di crisi, dargli nuova linfa, farli sentire di nuovo parte di una comunità e migliorare così la qualità della loro vita.

Per farlo è necessario capire i bisogni e le criticità di questi adulti di domani. Il mondo del lavoro cambia rapidamente e questi ragazzi tra qualche anno faranno dei lavori che oggi forse non riusciamo neanche a immaginare. Il MoVimento 5 Stelle mette al centro della propria politica le persone e non il mercato. Ecco perché vogliamo garantire a tutti le stesse possibilità: non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno.

 

Per la Libia con la Libia: un grande successo dei popoli

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Per la Libia con la Libia: un grande successo dei popoli

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di Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri

Il 12 e 13 novembre a Palermo, per la Conferenza #ForLibyaWithLibya, erano presenti 30 Paesi (di cui 10 a livello di Capi di Stato o di Governo e 20 di Ministri o Viceministri) e 8 organizzazioni internazionali.

Tra questi spiccano Abdel Fattah el-Sisi (Presidente dell’Egitto), Dmitrij Medvedev (Primo Ministro della Russia), Jean-Yves Le Drian (Ministro degli Esteri della Francia), Beji Caid Essebsi (Presidente della Tunisia), Alexīs Tsipras (Primo Ministro della Grecia), Ahmed Ouyahia (Primo Ministro dell’Algeria), Idriss Déby (Presidente del Ciad), Mahamadou Issoufou (Presidente del Niger), Federica Mogherini (Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri), Donald Tusk(Presidente del Consiglio UE) oltre a ONU, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e le delegazioni di Turchia, Germania, USA, Qatar, UAE, Marocco e Lega Araba.

Sostanzialmente tutti i Paesi con interessi nel Mediterraneo e tutti gli organismi internazionali determinanti nei processi politici dello stesso erano presenti.
Ciò che conta davvero, però, è che a Palermo ci fossero Fayez al-Sarraj (Capo del Governo di unità nazionale libica), Ghassan Salamé (inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia), Khalid al-Mishri (Presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico), Aguila Saleh (Presidente del Parlamento di Tobruk sotto il controllo del generale Haftar), Khalifa Haftar (Generale al comando della Cirenaica) e Ahmed Maitig (Vicepremier e rappresentante delle milizie di Misurata).

Basterebbe questo quadro per spiegare meglio di qualsiasi altra cosa l’importantissimo risultato raggiunto dalla conferenza fortemente voluta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma voglio andare oltre riportandovi le parole in conferenza stampa di Ghassan Salamé ovvero“Questa è una conferenza in cui ho visto un suono di unità della comunità internazionale ben più forte a sostegno del piano delle Nazioni Unite […] Considero questa conferenza un successo e anche una pietra miliare importante nella nostra lotta comune per riportare la pace la sicurezza e la prosperità al popolo libico”.

A sostegno di tutto ciò mi preme ricordare che dal 2011 in poi, malgrado il maldestro tentativo francese con la Conferenza di Parigi del maggio 2018 (seppur raccontata come un grande successo persino dalla stampa italica molto più propensa a incensare i cugini d’oltralpe che a raccontare la verità sul suo governo), in Libia si sono cristallizzate le posizioni del generaleHaftar e del Governo Nazionale di Al-Sarraj che miravano più a stabilizzare il controllo rispettivo di Cirenaica e Tripolitania piuttosto che ambire ad una concreta pacificazione nazionale.

In questo clima divisivo a farla da padrone sono state le milizie che per anni hanno controllato il territorio con metodi simili a quelli delle organizzazioni mafiose ovvero gestendo gli snodi chiave del Paese come porti, raffinerie e confini nonché istituzioni.
Le identità locali e tribali e gli interessi economici di parte hanno prevalso sul senso di appartenenza collettivo e nazionale.
Instabilità, questa, alimentata anche dalla polarizzazione politica seguita al fallimento delle cosiddette “Primavere Arabe” e dal ruolo disgregante giocato dagli attori internazionali, che negli anni hanno cercato di favorire gruppi specifici per aumentare la propria influenza sul Paese.

In questo contesto è evidente che l’auspicio migliore che potessimo avere fosse di mettere questa gente attorno a un tavolo a parlare, in nome e per conto dell’intero Paese, principalmente di tre temi: politica, economia, sicurezza.
Definire il ruolo del Generale Haftar nel processo di partecipazione democratica della Cirenaica nella nuova Libia, tracciare una roadmap di inclusione del maggior numero possibile di realtà politiche del Paese (comprese le aree tribali del sud e le municipalità) che porti ad una conferenza nazionale in territorio libico, riunificare e consolidare le istituzioni finanziarie ed energetiche di stato come la Banca centrale e la NOC liberandole dal controllo delle milizie che vanno disarmate e reintegrate in un esercito nazionale unitario che possa garantire la sicurezza del Paese e in particolare di Tripoli e, in ultimo, svolgere elezioni parlamentari nella primavera 2019 per superare il dualismo tra il Parlamento di Tobruk e quello di Tripoli per compiere, poi, tutte le riforme costituzionali di cui il Paese ha bisogno anche in vista delle prossime elezioni presidenziali. Questi sono i capisaldi attorno ai quali si è dibattuto e si dovrà dibattere ancora perché così vuole il popolo libico, non le cancellerie europee.

Senza questo processo di stabilizzazione non avrebbe senso pensare alle elezioni ed è per questo che abbiamo insistito da subito sul nostro ruolo da mediatori piuttosto che da controllori dell’applicazione di un percorso scelto a Parigi o a Bruxelles seppur avversato dai libici. Per questo è stato importante pretendere che i capricci nazionali o le vecchie dispute regionali rimanessero fuori dal tavolo di lavoro al costo di perdere qualche partecipante persino in corso d’opera (vedi Turchia). È stata una conferenza organizzata per la Libia, non una vetrina per le diplomazie delle grandi potenze mondiali.

For Libya With Libya, per la Libia con la Libia – il claim che abbiamo scelto dice tutto sull’impostazione che abbiamo voluto dare e la foto tra il generale Khalifa Haftar e Fayez al-Sarraj che si stringono la mano sorridenti con la “benedizione” del Presidente Conte, credo sia la dimostrazione plastica del successo della conferenza.
Attenzione, con questo non voglio dire che tutti i problemi siano risolti, ma che è stato fatto un primo importantissimo passo verso la stabilità e la sicurezza nel Mediterraneo e ci si è riusciti grazie ad un netto cambio di rotta del nostro Governo e della diplomazia da una logica attendista di chi sa di non avere capacità specifiche al rilancio dell’Italia nel ruolo di mediatrice dei grandi dossier internazionali.
Un successo di Conte, un successo dell’Italia.
For Libya With Libya, per la Libia con la Libia, perché noi saremo sempre dalla parte dei popoli. Avanti così.

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Nicola Morra presidente della Commissione Antimafia

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Nicola Morra presidente della Commissione Antimafia

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di Nicola Morra

Quella contro le mafie deve essere una battaglia condotta da tutti. Troppe volte è accaduto che minacce, intimidazioni e ricatti nei nostri territori abbiano prodotto il silenzio. In questo fitto velo di omertà certe trame sono risultate vincenti per far prevalere l’ingiustizia attraverso l’intimidazione mafiosa, strumento meschino di chi, non avendo idee e contenuti da proporre, si impone solo e soltanto con la violenza.

Per il Movimento 5 Stelle la lotta e il contrasto alla criminalità organizzata, alle mafie è sempre stata la priorità politica. Da Presidente continuerò questo impegno, un impegno super partes, che non potrà che essere condiviso da tutti i partiti perché o si lotta contro le mafie o si è complici.

Per questo la nostra comunità non può più consentire che la lotta alla mafia venga condotta da pochi, poiché il rischio che corriamo è che il sacrificio di veri e propri “eroi” non scongiuri la conseguente sconfitta del popolo.
È fondamentale che TUTTI ci si senta coinvolti in quest’azione di contrasto alle mafie: ne va della nostra DEMOCRAZIA!

Quando la forza dell’intimidazione comprime i diritti del singolo, del cittadino, della persona, annichilisce la struttura democratica dell’intero Paese.
In questa battaglia servirà soprattutto un’azione culturale volta a capire come sia un diritto/dovere l’intervento di tutti contro l’intimidazione mafiosa, anche da parte di chi oggi non si sente toccato, per sua fortuna, dal fenomeno mafioso.

Basti pensare alla recente sentenza del Processo Aemilia (1.225 anni di carcere per 125 condannati), esempio tanto recente quanto concreto di come sia folle per un territorio, rimandare l’azione di contrasto ignorando quasi totalmente un problema che nel tempo assumerà proporzioni enormi, ritrovandosi a distanza di anni con il primo comune dell’Emilia Romagna sciolto per infiltrazione mafiosa e con il più grande processo per mafia che si sia svolto nel Nord Italia.

C’è necessità di far comprendere, non solo a chi oggi in Italia sembra quasi disinteressato alla lotta alle mafie, ma anche a quei Paesi che spesso ignorano di avere in casa questo cancro, nonostante si stia diffondendo rapidamente quanto sia decisivo per la sopravvivenza delle Istituzioni democratiche combattere l’intimidazione, l’indifferenza, l’omertà.

Siamo nell’era in cui se i mercati di capitale hanno visto crollare i vincoli nazionali è opportuno comunque che belgi, moldavi, tedeschi o neozelandesi, insomma tutti, inizino ad assumere misure preventive – di cui ora sono del tutto privi – contro mafie da sempre libere di muoversi nello scenario internazionale, ammesso che la tragedia di Duisburg del 15 agosto del 2007 ci abbia insegnato qualcosa. Basti pensare al triste costume, tipicamente italiano, del voto di scambio politico-mafioso per capire quanto possiamo aiutare gli altri Paesi a combattere il rischio che certi fenomeni inizialmente ritenuti presenti solo nel Sud Italia possano diventare piaga comune a più popoli. Per non parlare dei reati economico-societari che consentono tante offese ai diritti di tutti ed in particolare dei più deboli.

L’azione della commissione Antimafia sarà sinergica con le cosiddette agenzie formative come le università e le scuole, senza omettere il ruolo fondamentale che rivestono anche l’informazione e la comunicazione. Lo Stato può combattere le mafie offrendo formazione ed adeguati messaggi educativi, armi vincenti che dimostrano la volontà di contrastare il diffondersi della mentalità mafiosa poiché è importante distinguere la “mafia” da un “ambiente o clima mafioso”. Ovviamente, la mafia attecchiscono e prosperano più facilmente laddove vi sia un ambiente mafioso, una cultura mafiosa, i cui messaggio risultano spesso seducenti.

Combatteremo l’omertà, quell’atteggiamento per cui si volge lo sguardo altrove, si preferisce non denunciare e farsi “gli affari propri”, lavoreremo laddove le Istituzioni dello Stato si siano dimostrate deficitarie o, peggio, colluse affinché vengano sanate e possano offrire la massima tutela ai diritti del cittadino: Procure, Prefetture, Questure e Tribunali dovranno lavorare a fianco del cittadino che denuncia affinché in ogni territorio del nostro Paese si faccia giustizia, si rispetti la legalità.

Dovrà divenire inaccettabile per tutti sopportare il ricatto sottile, psicologico, anche semplicemente accennato e non realizzato dell’intimidazione di stampo mafioso con la minaccia che vi possa essere una ritorsione violenta. Dovrà essere combattuta ogni illegalità, ogni silenzio, in quanto ciò è terreno fertile per quella pianta schifosa che vogliamo estirpare con tutte le nostre forze, al fine di far trionfare definitivamente quel “fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” (Paolo Borsellino – 23 giugno 1992).

 

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Trasformiamo le nostre città da deserti di asfalto e di cemento in foreste urbane

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Trasformiamo le nostre città da deserti di asfalto e di cemento in foreste urbane

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di Davide Casaleggio

L’epoca che viviamo sta conoscendo delle trasformazioni straordinarie. Nel 2007, per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione che vive nelle città ha superato quella delle campagne.

Nel 2050 la popolazione mondiale che vivrà in centri urbani supererà i due terzi del totale. Due miliardi e mezzo di persone in più rispetto a oggi. Quindi le nostre vite saranno sempre di più profondamente influenzate dai centri in cui vivremo. Tanto le città medie quanto le grandi metropoli dovranno affrontare emergenze legate all’inquinamento.

Per questo motivo, tutti noi in quanto cittadini del mondo, abbiamo una missione: trasformare le nostre città da deserti di asfalto e di cemento in foreste urbane. Se vogliamo che il mondo abbia un futuro, dobbiamo lavorare affinché le città abbiano al loro interno alberi in ogni spazio disponibile. Badate bene: non si tratta di una questione di mero arredo urbano, o di bellezza.

Le malattie connesse all’inquinamento urbano sono in costante aumento. Il nostro Paese è al primo posto in Europa per morti da biossido di azoto e per l’ozono. In città sempre più soffocate dalla CO2, gli alberi mitigano le ondate di calore, producono ossigeno e puliscono l’aria. Per questo vi invito i prossimi 17 e 18 novembre, in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi all’edizione 2018 di “Alberi per il Futuro”. Lo scorso anno in 67 città, migliaia di cittadini hanno piantato oltre 23.000 nuovi alberi.
Quest’anno ci saranno nuove piantumazioni in tantissime città. Per tutti i dettagli visita il sitoalberiperilfuturo.it.
Non esiste un pianeta B. Abbiamo una sola Terra e forse la più grande battaglia che valga la pena di combattere è quella per la salvaguardia dell’ambiente. Partecipa anche tu ad #AlberiPerIlFuturo. Contribuisci a creare un futuro più verde, più sano, più felice in cui vivere.

Promuovi anche tu l’evento scaricando qui il KIT SOCIAL

Ecco tutti i comuni che hanno aderito, consulta la mappa:

Abruzzo: Alba Adriatica, Giulianova, Silvi, Spoltore, L’Aquila, Pescara, Teramo
Basilicata: Matera, Melfi, Potenza, Pisticci, Policoro, Ripacandida
Calabria: Acri, Bisignano, Crosia, Corigliano Rossano, Crotone, Lamezia Terme, Vibo Valentia
Campania: Agropoli, Avellino, Battipaglia, Bellona, Caiazzo, Capaccio, Casagiove, Castel San Giorgio, Chiusano di San Domenico, Eboli, Marano di Napoli, Pellezzano, San Giorgio a Cremano, Sapri, Somma Vesuviana, Sarno, Teverola, Volla
Emilia-Romagna: Argenta, Carpi, Castelfranco Emilia, Faenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rubiera, San Lazzaro di Savena
Friuli Venezia Giulia: Pordenone
Liguria: Genova
Lazio: Cassino, Formia, Guidonia Montecelio, Ladispoli, Roma, Pomezia, Tarquinia
Lombardia: Brescia, Busto Arsizio, Casalpusterlengo, Grottaferrata, Guidizzolo, Lonato del Garda, Milano, Pavia, Rho, Seveso, Varedo, Varese, Vimodrone
Marche: Ancona, Castelfidardo, Mondolfo, Osimo (4)
Molise: Campobasso, Campomarino, Conca Casale, Isernia, Venafro, Vinchiaturo (6)
Piemonte: Acqui Terme, Alba, Torino (3)
Puglia: Acquaviva delle Fonti, Bari, Brindisi, Bisceglie, Canosa di Puglia, Carbonara di Bari, Casamassima, Carovigno, Castellana Grotte, Casarano, Cerignola, Corato, Crispiano, Conversano, Francavilla Fontana, Galatina, Lecce, Monopoli, Margherita di Savoia, Noicattaro, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, San Nicandro Garganico, Taviano, Torremaggiore, Trinitapoli, Trani, Valenzana.
Sardegna: Carbonia, Oliena, San Vero Milis .
Sicilia: Acireale, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Adrano, Alcamo, Agrigento, Augusta, Bagheria, Caltagirone, Floridia, Frazione di Piano, San Paolo, Catania, Comiso, Erice, Grotte, Mazara del Vallo, Marsala, Misterbianco, Modica, Palermo, Pantelleria, Partinico, Priolo Gargallo, San Cipiriello, Sciacca, Trecastagni
Toscana: Arezzo
Umbria: Assisi – Petrignano, Bastia Umbra, Spoleto
Valle d’Aosta: Aosta, Chatillon,
Veneto: Albignasego, Chioggia, Garda, Pescantina, Treviso, Verona, Villafranca di Verona

 

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Il MoVimento 5 Stelle pagherà il viaggio a Boston ai tre giovani geni dei robot

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Il MoVimento 5 Stelle pagherà il viaggio a Boston ai tre giovani geni dei robot

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di Luigi Di Maio

Oggi ho letto questa notizia che mi ha colpito molto. Abbiamo le menti migliori del mondo e poi ci mancano i soldi per far sviluppare le loro idee. I tre diciassettenni di Napoli in foto sono Luigi Picarella, Davide Di Pierro e Mauro D’Alò e hanno sbaragliato la concorrenza di oltre 300 scuole nel mondo in una gara di robotica.

Sarebbero dovuti partire per Boston per la finalissima, ma l’Istituto non aveva i soldi per sostenere il loro viaggio. E’ chiaro che dobbiamo dare più soldi alla scuola, all’istruzione, alla ricerca e cercheremo di fare il possibile per mettere maggiori finanziamenti nella manovra. Ma intanto è fondamentale dare un’opportunità a questi tre ragazzi che sono pronti a spaccare il mondo. Così, d’accordo con tutti i parlamentari e i consiglieri regionali campani, abbiamo deciso di raccogliere la somma che serve per dare a questi tre ragazzi geniali la possibilità di realizzare il loro sogno.

Abbiamo parlato con la Preside della scuola e siamo d’accordo nel portare avanti questa iniziativa. Lunedì incontreremo Luigi, Davide e Mauro per fargli i complimenti, dirgli che si meritano di andare alla finalissima e che i soldi per farlo li abbiamo trovati. Meritocrazia, investimenti e sviluppo. L’Italia riparte da qui!

 

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La Blockchain spiegata a mia nonna

Photo Di Shutterstock/ Edited by happygrafic.com

del nipote di Nonna Block – Sentiamo continuamente parlare della tecnologia Blockchain, di come cambierà la nostra vita e di quale grande innovazione sia, ma cosa è davvero?

Pochi lo sanno e ancor meno saprebbero spiegarlo in maniera semplice. Proviamo a capirci qualcosa allora.

Prima di tutto diciamo che Blockchain significa “catena di blocchi”, ora non ci serve, ma più tardi tornerà utile, quindi teniamolo a mente.

Per capire le Blockchain dobbiamo prima capire qual è il nostro comportamento sul web. Cioè cosa facciamo quando navighiamo in internet, quando acquistiamo su Amazon, perché scriviamo su Facebook, perché carichiamo file su Google Drive, come e perché inviamo messaggi e foto su WhatsApp.

Se ci pensate si basa tutto sulla Fiducia.

Facciamo un esempio per capire bene. Comprereste una casa su internet? Probabilmente no. Ma perché? Se ci pensate non la comprereste proprio perché non vi fidate. Terribili pensieri vi assalirebbero. É rubata? É una truffa? Chi mi tutela?

Esatto, chi mi protegge? Di chi mi posso fidare, appunto?

Vediamo allora come funziona nel mondo offline, quello reale. Se vediamo quali sono i meccanismi che muovono la società vediamo che noi tutti ci affidiamo ad “autorità centrali”. Pensiamo al catasto, al sistema bancario, alla motorizzazione o ogni altra autorità che detenga un registro. Si un registro. Come facciamo a sapere se una persona è laureata? Noi tutti ci fidiamo che l’Università abbia tenuto conto degli esami e dei relativi voti e abbia poi assegnato la laurea dopo un certo percorso.

Qualcuno controlla? No, noi ci fidiamo.

Quando facciamo un bonifico, anche online, ci fidiamo che la banca spedisca esattamente l’importo che ho richiesto alla persona designata. Non un euro di più. A sua volta il destinatario si fida che la banca addebiti sul suo conto esattamente l’importo esatto, non un euro di meno.

Questo è un esempio di come ci siamo sempre comportati. Ci siamo sempre fidati di queste “autorità centrali”.

Ma qualcosa cambia con le nuove tecnologie. Succede allora che in America, a New York, una azienda scopra che nel quartiere di Brooklyn ci siano davvero tante abitazioni con istallazioni fotovoltaiche. Così decide di fare un esperimento. Vuole creare un nuovo mercato dell’energia.

Pensate a quanto sarebbe difficile normalmente. Avvocati, associazioni, leggi del governo, e in più si dovrebbero mettere d’accordo molte persone. E poi a chi affidarsi?

Ma succede che un giorno d’estate del 2017, due vicini facciano con successo la prima transazione. Uno ha venduto energia e l’altro l’ha comprata. Si tratta di pochi dollari, esattamente 1,87 dollari, ma cambia tutto. Perché tutto è stato fatto autonomamente, grazie alla tecnologia Blockchain.

Quindi le Blockchain permettono davvero di cambiare tutto. Ma come allora?

Normalmente, come abbiamo visto, avremo un solo registro detenuto da una autorità centrale, una sorta di registro segreto. Tra l’altro se voglio imbrogliare è molto facile, basta corrompere chi ha accesso a questo registro unico, di solito poche persone, ed il gioco è fatto.

Nel caso della Blockchain immaginate di avere si, un registro, ma pubblico. Visibile a tutti. Inoltre immaginate che questo registro non sia unico, ma che ce ne sia una copia in ogni computer. Anzi non una copia, ma lo stesso registro. Esatto, non c’è una versione madre del registro, sono tutti uguali e se se ne cambia uno, per esempio, se si aggiunge una riga, se si scrive qualcosa su uno di essi, istantaneamente tutti si aggiornano. Di fatto è lo stesso registro.

Ma abbiamo detto che Blockchain vuol dire catena di blocchi. Così basta scaricare un semplice programma e si diventa un blocco della catena. Come blocco della catena, anche noi avremo una “copia” del registro e questo sarà visibile a tutti. Ogni blocco controllerà gli altri e viceversa.

Su ogni registro è segnato ogni passaggio, transazione, ma volendo molto altro, ricordiamoci che è informatica, potrebbero esserci tutti i video, file o tracce audio di una certa cosa.

Quindi ora torniamo alla nostra casa. Siamo su un sito web che vende case, ne vediamo una che ci piace e incredibilmente potremmo comprarla senza problemi. Perché?

Perché utilizzando la tecnologia dei blocchi, ogni documento della casa sarebbe registrato sui blocchi, ma non solo, anche il notaio che ha firmato un documento, carte del catasto, produttore, costruttore, materiali usati e tutto il resto, magari anche con tutti i documenti scannerizzati. Non ci sarebbe truffa.

E qui arriviamo al vero punto delle Blockchain. Esse permettono di eliminare ogni mediazione, di togliere ogni intermediario e fare tutto direttamente. Soprattutto perché sono inhackerabili. Nessuno potrebbe modificare quei file.

Il motivo è semplice.

Ogni tot minuti il sistema crea un blocco in più. Ogni blocco inoltre è crittografato, cioè non ci sono scritte cose in nessuna lingua, ma in un codice matematico. Per risolvere quel codice ci vuole un sacco di tempo. Non è un processo difficile, ma è un processo lungo. Cioè si deve risolvere un’equazione molto lunga. Nel frattempo il sistema ha creato un altro blocco.

Come fare allora per un hacker? Dovrebbe essere più veloce del sistema che crea i blocchi. Inoltre si dovrebbero contraffare tutti i blocchi e non uno solo. Insomma servirebbe così tanta energia e computer così costosi e potenti che costerebbero più della casa che si vuole comprare.

Ovviamente questa spiegazione è una enorme semplificazione di come funziona il sistema delle Blockchain, che ricordiamo è una struttura informatica avanzatissima. Serve quindi solo a dare l’idea di quali dinamiche entrino in gioco, senza scendere nei particolari del sistema che crea i blocchi, nel peer-to-peer o nella crittografia.

Tutto questo ci serve per capire che il sistema delle Blockchain presto porterà una vera rivoluzione, sradicando tutti gli intermediari che non portino valore aggiunto.

Prepariamoci. La rivoluzione sta arrivando.

I renziani e gli insulti sessisti in aula contro Alessandra Maiorino

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I renziani e gli insulti sessisti in aula contro Alessandra Maiorino

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di MoVimento 5 Stelle

Mentre in Senato si discuteva sul Decreto sicurezza, il senatore Pd Mauro Laus ha urlato “Tornatene in cucina!” alla nostra Alessandra Maiorino. Un’offesa sessista che tradisce la vera natura ipocrita di un partito che si professa dalla parte delle donne ma che nei fatti non esita a insultarle.

Solidarietà alla nostra portavoce Alessandra Maiorino!

 
 

Il vergognoso silenzio della stampa: Parnasi finanziava tutti tranne il MoVimento

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Il vergognoso silenzio della stampa: Parnasi finanziava tutti tranne il MoVimento

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di MoVimento 5 Stelle

Basta con i loschi finanziamenti alle fondazioni legate ai partiti, con lo Spazzacorrotti finalmente ci sarà l’obbligo della trasparenza per ogni euro ricevuto e per ogni euro speso!

“Nel corso della storia della nostra famiglia, del nostro gruppo imprenditoriale, noi abbiamo sempre sostenuto il Partito Democratico per somme anche rilevanti”. Sono alcune delle dichiarazioni diLuca Parnasi, l’imprenditore romano indagato per lo scandalo legato alla costruzione dello stadio della Roma. Ma negli interrogatori è emerso molto di più: svariati partiti, di destra e di sinistra, erano a libro paga dell’imprenditore, prendevano soldi da Parnasi, ad eccezione del MoVimento 5 Stelle. Sì avete capito bene: di fatto tutti tranne il MoVimento 5 Stelle!

Vi ricordate le prime pagine e gli articoli faziosi e denigratori di giornaloni e siti di qualche mese fa, quando sparavano contro di noi?

Bene. Adesso il solito vergognoso silenzio mentre emerge la verità che, come al solito, non è quella che raccontava la stampa.

Il Movimento 5 Stelle, ovviamente, va avanti con la schiena dritta e con la massima trasparenza che ci contraddistingue da sempre.

La stessa trasparenza che dopo l’approvazione dello Spazzacorrotti dovranno avere tutte le forze politiche e le fondazioni ad esse collegate!

All’interno del disegno di legge, infatti, è prevista una norma relativa all’obbligo della trasparenza dei finanziamenti fatti a partiti e fondazioni. Perché tutti i cittadini devono sapere e conoscere la verità dei fatti e chi finanzia la politica. Sempre!

E su questo non arretreremo mai!

 

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La prescrizione va fermata. Salva i corrotti e i mafiosi

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La prescrizione va fermata. Salva i corrotti e i mafiosi

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di seguito l’intervista di Gianni Barbacetto del Fatto Quotidiano al magistrato Nino Di Matteo

di Gianni Barbacetto

La direzione è giusta, anche se si potrebbe fare meglio. Così il magistrato Nino Di Matteo commenta la proposta del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di sospendere dopo la sentenza di primo grado il decorrere dei tempi che azzerano i processi per prescrizione. “Qualcuno, anche tra i magistrati, ha cambiato opinione. Io resto dell’idea che vada realizzata una seria riforma della prescrizione”.

Per quali motivi?

In Italia c’è la sostanziale impunità di molti reati che riguardano la pubblica amministrazione e la corruzione. La stragrande maggioranza di questi processi si conclude con la dichiarazione di intervenuta prescrizione. Questo è molto grave. Perché il fenomeno corruttivo s’intreccia con i reati delle organizzazioni criminali e dunque finisce per favorire le mafie. Poi perché così mortifichiamo le attese dei cittadini che si aspettano che la pubblica amministrazione sia condotta secondo i criteri stabiliti dalla Costituzione, cioè il buon andamento e l’imparzialità. Questa impunità crea una giustizia a due velocità, efficace e a volte addirittura spietata con i deboli, invece con armi completamente spuntate nei confronti dei delitti dei colletti bianchi.

Molti critici sostengono che la riforma va nella direzione “giustizialista” di imbarbarire il sistema giudiziario, tenendo i cittadini sotto processo per tempi irragionevoli.

Non condivido questa impostazione. L’istituto della prescrizione trova fondamento nel venir meno, con il passare del tempo, dell’interesse dello Stato a punire determinate condotte. E allora nel momento in cui lo Stato, con la richiesta di rinvio a giudizio, esercita l’azione penale dimostrando di non aver perso quell’interesse, il decorso della prescrizione dovrebbe bloccarsi per sempre.

Non c’è il rischio, così, di rallentare la giustizia e di finire per allungare i tempi dei processi?

Sono convinto del contrario. Anche perché verrebbe meno l’interesse di molti imputati a utilizzare tecniche processuali ostruzionistiche e dilatorie, proprio per puntare alla prescrizione. Il giusto principio della ragionevole durata del processo, poi, può essere garantito in altri modi. Una seria depenalizzazione di reati lievi e bagatellari. Un significativo rafforzamento delle risorse per la giustizia: più magistrati, più cancellieri, più personale per la giustizia. E uno snellimento di alcuni passaggi del rito accusatorio penale che appesantiscono inutilmente il dibattimento.

Anni fa, un avvocato al termine di un importante processo ha gridato tre volte davanti alle telecamere “Assolto! Assolto! Assolto!”. Invece Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio, era stato non assolto, ma prescritto. Quell’avvocato era Giulia Bongiorno e ora è al governo.

Al di là dell’espressione utilizzata allora da quell’avvocato, ancora oggi quella sentenza viene spacciata per una assoluzione completa, mentre invece furono dimostrati fatti di grave collusione tra Andreotti e Cosa nostra, fino al 1980: ma per quei fatti è intervenuta la prescrizione.

Se le cifre sono esatte, soltanto il 20 per cento dei processi si prescrive dopo il primo grado. La riforma proposta dunque non salverebbe l’80 per cento dei processi che si prescrivono in Italia.

Non dobbiamo ragionare soltanto in termini statistici. La recente storia giudiziaria ci insegna che molti politici e colletti bianchi sono stati salvati dalla prescrizione proprio in appello o in Cassazione. Io ritengo che la proposta di riforma vada nella direzione giusta. Ma poi ripeto: potrebbe diventare più incisiva bloccando la prescrizione al momento della richiesta di rinvio a giudizio. Quello che oggi più mi stupisce è la serie di perplessità avanzate da chi per anni ha condiviso le ragioni che sto esponendo e ora improvvisamente sembra aver cambiato idea. Negli ultimi anni, queste posizioni sono state espresse e condivise anche da molti magistrati, a volte pure rappresentanti della magistratura negli organi associativi. Sarebbe grave se il ripensamento di molti fosse in realtà frutto del non gradimento verso la forza politica che oggi propone la riforma. La mia non è una provocazione: io sono soltanto coerente con quello che ho sempre pensato e detto, in funzione di una lotta efficace al sistema mafioso e al sistema della corruzione. Se questa lotta finalmente acquistasse in futuro dignità di obiettivo primario della politica, dovremmo tutti esserne felici, a prescindere dal colore del governo.

 

#Bastaimpuniti, perché l’Italia vuole giustizia: rapida e certa

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#Bastaimpuniti, perché l'Italia vuole giustizia: rapida e certa

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di Luigi Di Maio

Buongiorno a tutti, vi parlo da Palazzo Chigi, stiamo lavorando su tantissimi dossier importanti: c’è il reddito di cittadinanza su cui avviare tutta la procedura per farlo funzionare nei primi mesi del 2019, ci sono le semplificazioni per le imprese, stiamo lavorando sui temi energetici, su tanti temi che riguardano il nostro programma, i nostri 20 punti per la qualità della vita degli italiani e soprattutto la vostra vita. Tra le tante cose su cui stiamo lavorando ce n’è una importantissima: la nostra legge anti corruzione. È una legge che la settimana prossima arriva in Aula alla Camera e che in breve poi passerà al Senato e ce la mettiamo tutta per farla diventare legge il prima possibile. È molto importante la lotta alla corruzione, sapete perché? Perché in un Paese in cui quelli che si comportano onestamente si sentono dei fessi perché quelli che si comportano in maniera disonesta fanno i furbi e si sentono impuniti, la meritocrazia non esiste più.

Se vogliamo ristabilire il merito dobbiamo premiare quelli che si comportano onestamente e bastonare quelli che si comportano in maniera disonesta, i cosiddetti furbetti. Una delle norme che amano di più i furbetti in Italia è proprio la prescrizione: la prescrizione è una cosa importantissima da combattere, da fermare ad un certo punto del processo, proprio perché in questi anni ha assicurato l’impunità a tanti furbetti. Quelli che facevano frodi fiscali, quelli che erano negli affari di corruzione, nelle questioni legate alla mafia, ma anche in questioni efferate (in fatti bruttissimi, come il padre che stupra la figlia e poi la usa addirittura come merce di scambio con gli amici e questo non solo stupra la figlia ma poi si salva dai processi perché passa così tanto tempo che arriva la prescrizione), delle stragi come quella di Viareggio in cui alcuni reati vanno in prescrizione, quindi le famiglie delle vittime non possono avere giustizia. E poi la compravendita dei senatori: ve la ricordate quella di Silvio Berlusconi che è stato prescritto otto volte! Per non parlare di altri personaggi della nostra politica del passato, prescritti addirittura anche se accusati di mafia: stiamo parlando di questa gente qui, questi amano la prescrizione.

Noi nella legge anticorruzione pensiamo che la prescrizione e il blocco della prescrizione a un certo punto del processo (cioè dopo la prima condanna, la condanna in primo grado) questo blocco siasacrosanto. Ed è sacrosanto perché oggi l’accesso alla giustizia è diventato anche una questione di soldi e chi ha più soldi si può permettere un processo più lungo e siccome ha più soldi può arrivare alla prescrizione. Chi invece è una vittima di questi furbetti, non solo a volte non ha neanche le risorse per affrontare il processo, ma deve vedere anche la beffa (oltre che al danno) di quello che è colpevole e si prescrive e si salva dai processi. Questa è una cosa che non possiamo tollerare più. È una questione di civiltà, di merito, e sono contento che magistrati come Piercamillo Davigo, stamattina, abbiano detto che proprio bloccando la prescrizione si riduce la lunghezza dei processi. Perché se c’è un punto a cui tu puoi arrivare per salvarti, miri ad allungare e ad arrivare a quel punto. Se invece sai che una sentenza ci sarà e sarai giudicato o colpevole o innocente, a quel punto cerchi di arrivare alla sentenza il prima possibile. Ma anche la giustizia accelererà i suoi processi perché sa che a quel punto una sentenza ci sarà sempre e ovviamente il superamento della prescrizione come propone il nostro emendamento al disegno di legge anti corruzione, non è l’unico intervento che facciamo sulla giustizia.

C’è un piano straordinario di assunzioni che accelererà i tempi della giustizia, c’è un piano di semplificazione del processo, la procedura penale, la procedura civile che accorcerà i tempi, quindi penso che sia una battaglia di civiltà. Ed è per questo che abbiamo messo nel contratto di Governo il tema della prescrizione e sono sicuro che raggiungeremo l’accordo migliore per i cittadini italiani nella legge anticorruzione, affinché la legge possa arrivare in Aula la settimana prossima e allo stesso tempo ci possa arrivare con l’emendamento sulla prescrizione. Poi la legge anti corruzione ha un sacco di altre cose, però ci tenevo a dirvi che per noi come Movimento, e nel contratto di Governo c’è scritto, combattere la prescrizione significa fermare i furbetti e dire basta all’impunità. Voglio lanciare con voi questo hashtag che secondo me è alla base di tutto quello che stiamo facendo contro la corruzione in questo momento: #BastaImpuniti è il nostro hashtag che lanciamo sull’impunità dei furbetti che non ci sarà più. Lanciamo un hashtag che rappresenta la nostra battaglia sulla prescrizione, ma anche su tutto il disegno di legge anticorruzione.

Qui trovate un’immagine. Scaricatela, stampatela, fatevici una foto insieme e caricatela sui social con l’hashtag #BastaImpuniti. Dobbiamo far sentire tutti insieme la nostra voce, usatela come immagine del profilo, mandatela a tutti i vostri contatti. La battaglia contro la prescrizione è troppo importante e nessuno deve rimanere disinformato. Facciamo sapere a tutti che l’Italia non vuole più saperne di storie come quella della strage di Viareggio o quella della ragazza di Venezia che ha impiegato anni per trovare il coraggio di denunciare che quando aveva 7 anni è stata ripetutamente violentata dal padre e i suoi “amici del bar” per poi veder cadere ogni accusa attraverso la prescrizione.

Facciamo sapere a tutti che l’Italia vuole giustizia: rapida e certa.

 

Una casa per tutti: costruire con il bambù

Una casa per tutti: costruire con il bambù

di Gunter Pauli – Nel mondo mancano alloggi a prezzi accessibili. Il problema è così grande che in tutto il mondo servirebbero 3.000 miliardi di dollari. Solo nel 2015 sono stati spesi tra i 300 e i 500 miliardi di dollari.

Poiché l’edilizia popolare beneficia sia di sovvenzioni che di garanzie statali, i suoi risultati finanziari hanno attirato gli investimenti privati.

I programmi di edilizia popolare in Brasile offrono un’idea dell’entità della domanda su scala globale. Dal 2010 al 2014 il Brasile ha costruito 2 milioni di case popolari ad un costo medio di 15.000 euro l’uno, a fronte di un’iniezione di liquidità da parte dello Stato per 30 miliardi di euro.

Tuttavia, la domanda in Brasile è di 5,6 milioni di unità abitative, e così anche con questo sforzo straordinario, oltre il 60% delle famiglie bisognose è ancora lasciato senza casa.

Ciò crea molto spazio per iniziative private che integrano l’azione del governo. Il Sudafrica, alla fine dell’Apartheid nel 1994, aveva l’obiettivo dichiarato di costruire un milione di case in più, soddisfacendo oggi solo il 14% di quelle esigenze abitative.

L’investimento nell’edilizia popolare è l’unico settore edilizio caratterizzato da una crescita a livello mondiale e da un interessante ritorno sugli investimenti.

Ma c’è un problema?

Mentre nel settore immobiliare tradizionale c’è un guadagno che va dal 25% al 35% di utile sul capitale investito, i programmi di edilizia residenziale sostenuti dallo Stato, in generale, offrono solo il 10% di ritorno. Tuttavia, sono investimenti a basso rischio e che attraggono chi è in cerca di rendimenti stabili e sicuri.

Ecco cosa si può fare.

Architetti e urbanisti hanno speso molto tempo e impegno nella progettazione di case a prezzi accessibili, concentrandosi principalmente sulla riduzione dei costi, in particolare eliminando la manodopera attraverso sistemi di costruzione prefabbricati. Le case popolari in Brasile costano ancora 15.000 euro per unità, mentre in India l’investimento di capitale in una casa può arrivare fino a 4.500 euro. Ovviamente non sono prezzi alti e, inoltre, si offrono case migliori delle baraccopoli, ma non consentono di avere case soddisfacenti.

Uno dei problemi principali è che l’edilizia popolare consuma enormi quantità di cemento e calcestruzzo e questo crea importanti emissioni di gas a effetto serra.

Da qui l’innovazione.

Simon Velez, architetto colombiano, e Marcelo Villegas, ingegnere di spicco, hanno beneficiato entrambi del grande lavoro pionieristico di Oscar Hidalgo, il maestro dell’architettura del bambù. Si resero conto che quando gli spagnoli colonizzarono gli altopiani andini della Colombia e dell’Ecuador, non incontrarono foreste pluviali, ma piuttosto scoprirono massicce foreste di bambù dominate dalla Guadua angustifolia, un’erba gigante che poteva produrre per settant’anni fino a sessanta pali da 25 metri all’anno.

Il bambù è un ottimo materiale da costruzione, e come testimonianza si trovano ancora centinaia di case coloniali di più di 200 anni. In Cina ce ne sono molte e quelle più antiche si dice abbiano 3.000 anni. Così Simon e Marcelo studiarono cosa si poteva fare per poter costruire case per tutti senza generare rifiuti e gas serra.

Simon capì che il bambù ha bisogno di essere protetto dal sole e dalla pioggia, mentre Marcelo progettò un’ingegnosa tecnica di giunzione.

Quando Klaus Steffens, dell’Università di Brema, ha eseguito le stesse prove, è rimasto così impressionato che si è impegnato a ottenere una licenza edilizia per questo materiale da costruzione naturale e per questa innovativa tecnica costruttiva. Il bambù non è solo un acciaio vegetale, ma è anche bello e, inoltre, contribuisce al problema dell’anidride carbonica.

Simon ha rapidamente convertito il successo dei suoi progetti in programmi di edilizia popolare in risposta al terremoto che ha colpito la regione Eje Cafetero, donando i disegni al governo locale per l’uso open source.

Sessantacinque pali di bambù bastano esattamente per costruire una casa di 65 metri quadrati a due piani con un grande balcone. Questo edificio costa meno di 15.000 dollari, e mentre la maggior parte della popolazione considera il bambù un simbolo di povertà, questa casa con un balcone (simbolo della classe media superiore) ha trasformato la costruzione in una casa molto desiderata. A dieci anni di distanza da questi edifici pionieristici sparsi in tutta l’America Latina, gli alloggi in bambù si sono affermati come una delle più promettenti innovazioni nella progettazione di edifici a emissioni zero sia per i ricchi che per i poveri.

Ma c’è qualcosa di più.

Simon e Marcelo non si sono mai preoccupati di brevettare nessuna delle loro invenzioni, ma hanno condiviso liberamente le loro intuizioni, trascorrendo molto tempo con i lavoratori che spesso non sanno leggere o scrivere, per trasferire le loro intuizioni sulle tecniche su come costruire. Migliaia di edifici sono emersi in tutto il mondo utilizzando questa tecnica open source, riassunte nel libro “Crescere la propria casa”.

Oggi oltre un miliardo di persone vivono in case di bambù, sono nati posti di lavoro, si è risparmiato CO2, ma pochi si rendono conto che le foreste di bambù temperano l’effetto isola di calore, con fino a dieci gradi in meno.

Abbiamo di fronte un programma di edilizia popolare che fornisce acqua potabile supplementare e abbassa la temperatura della Terra. Mettiamolo in atto.

Il traffico degli schiavi: organi, sesso, droga

Il traffico degli schiavi: organi, sesso, droga

di A. Rosanna – Il traffico di persone è un fenomeno in forte crescita. Ci sono 2,4 milioni di persone scomparse e sfruttate in tutto il mondo. I motivi sono semplici.

L’80% per il mercato del sesso, il 17% in lavori forzati. Ovviamente in grandissima maggioranza sono donne, più dell’80%. A questo dobbiamo aggiungere il traffico di organi.

Questo mercato ogni anno frutta 32 miliardi di dollari. Una vera montagna di soldi. Cercare di combattere un qualcosa di così esteso è una sfida quasi impossibile. Si perché il fenomeno ormai non è più in mano a criminali da quattro soldi, ma è ben organizzato, sia dal punto di vista economico, logistico e legale.

C’è da dire anche che non si sta facendo moltissimo. Sul traffico di droga ci sono risorse enormi. Su questi ambiti c’è ancora poco impegno. Per esempio solo il 10% delle stazioni di polizia ha un protocollo sul traffico di umani. Il 25 dicembre 2003 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il Protocollo per Prevenire, Sopprimere e Punire il Traffico delle Persone. Ma c’è da dire che molti Paesi prevedono pesanti provvedimenti, ma anche in questo caso c’è davvero molta strada da fare.

In tutta l’Africa non viene riconosciuto il reato, stessa storia nella penisola arabica. Forse per questo le due aree sono quelle a maggior rischio.

A questo c’è da aggiungere un fenomeno contemporaneo: il turismo fai da te.

I motivi sarebbero lunghi da spiegare, ma diciamo che per fuggire da un vita ordinaria, ci si tuffa in esperienze spesso al limite, o presunte tali. Viaggi avventurosi e fai da te sono sempre più di moda. Peccato che spesso ci si informa sempre troppo poco del luogo in cui si va e si vuole soggiornare. Si prendono frettolose e sommarie indicazioni sul Paese e via zaino in spalla.

Sfortunatamente queste sono le condizioni predilette per le sparizioni. Le donne sono anche qui le vittime preferite, il 66% dei casi, il resto è fatto di ragazze (13%), uomini (12%) e ragazzi (9%).

Poi c’è il traffico di organi trapiantati.

Le persone vengono rapite e uccise sotto operazione per l’espianto di organi. Una pratica atroce. Un giro di affari iniziato nel 1970, con l’introduzione dei farmaci anti-rigetto. Fino al 1994, il primato del traffico di organi lo deteneva l’India. Pensate che ancora nel marzo 2008, la loro vendita era perfettamente legale nelle Filippine.

Poi c’è il caso Cina, dove addirittura si utilizzavano liberamente gli organi dei prigionieri. Ci sarebbe molto da aggiungere, ma è un fenomeno complesso e brutale a cui al più presto si deve cercare di porre un rimedio.

Come sempre la prima arma è la conoscenza e l’informazione.

Dopo deputati e senatori, bye bye vitalizi anche per i consiglieri regionali! Promessa mantenuta!

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Tempi di magra si prospettano per quei nababbi degli ex consiglieri regionali che da anni campano di vitalizio sulle nostre spalle!

Voglio citarvi due esempi assurdi che spiegano questa follia. 1) Salvatore Caltagirone fu eletto in Sicilia per 51 giorni nel 2011 e da allora si pappa un vitalizio da 2.000 euro al mese! 2) La baby pensionata Claudia Lombardo, ex consigliera regionale sarda, che da quando ha 41 anni gode di un vitalizio di oltre 5.000 euro mensili.

I loro privilegi ci sono costati e ci costano centinaia di milioni di euro. In questi anni hanno tagliato di tutto nelle regioni: sanità, scuole, infrastrutture. Ma nessuno ha mai osato toccare i vitalizi di questi privilegiati. E’ finita! Abbiamo trovato il metodo per costringere le regioni a tagliarselo, visto che per legge questo compito spetta a loro e non al governo centrale. Nella legge di bilancio, che ieri ha avuto l’ok della Presidenza della Repubblica, abbiamo scritto che se non eliminano questo privilegio non gli diamo più soldi. Semplice. Ma nessuno ha mai avuto il coraggio di farlo.

Ovviamente non tocchiamo i soldi per la sanità, per le politiche sociali, per il trasporto pubblico e gli altri servizi essenziali. Ma se non si tagliano i vitalizi, noi gli tagliamo tutto il resto. Per farla breve i consiglieri regionali, gli assessori e i presidenti non avranno neppure i soldi per il loro stipendio. Avete dubbi su cosa faranno? Li abbiamo messi all’angolo. Avranno tempo entro il 31 marzo 2019 per farlo. Da aprile dell’anno prossimo i privilegi e i vitalizi saranno solo un ricordo di quei tempi in cui la casta faceva tutto quello che voleva. Un’era che è finita il 4 marzo del 2018.

Dopo deputati e senatori, bye bye vitalizi anche per i consiglieri regionali! Promessa mantenuta!

 

 

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