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Oxfam: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

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Oxfam: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

Oxfam: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

articolo tratto da Radio24

La ricchezza paga, il lavoro no. È la conclusione alla quale arrivano i dati raccolti dalla ong Oxfam che, in occasione di Davos, presenta ai grandi della terra il suo rapporto sulle diseguglianze. Nel 2017 a livello globale è stato un forte incremento della ricchezza prodotta, il pil mondiale è salito. Tuttavia non stiamo tutti un po’ meglio perché la ricchezza prodotta non è stata distribuita equamente.

L’1% più ricco della popolazione mondiale continua a possedere quando il restante 99%. Nemmeno un centesimo, invece, è finito alla metà più povera del pianeta, che conta 3,7 miliardi di persone ”Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, è il titolo del report che utilizza i dati elaborati dal Credit Suisse tenendo conto di nuove informazioni che arrivano sui nuovi ricchi di Russia, Cina e India. Anche in Italia la ricchezza è sempre piu’ concentrata in poche mani. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Così nel 2016 – gli ultimi dati confrontabili disponibili – l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

Ma è il lavoro a non rendere più. Secondo il rapporto i salari non hanno mantenuto il passo con la produttività e il lavoro vale sempre meno: con il rischio di un avvitamento dovuto al ricorso al credito non garantito, come è accaduto nella crisi del 2008. Ma il divario è anche tra manager e dipendenti: basta un giorno da amministratore delegato in Usa per guadagnare quanto un lavoratore della stessa compagnia in un solo anno. In Bangladesh dove il top manager di una delle prime cinque compagnie dell’abbigliamento guadagna in 4 giorni quanto una sua lavoratrice in una intera vita. Proprio per questo, tra le proposte di Oxfam, c’è quella di porre un tetto ai superstipendi dei top manager per impedire che il divario superi il rapporto 20 a 1.

 
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