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La voce dei cittadini ignorata in Europa

La voce dei cittadini ignorata in Europa

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di Eleonora Evi
, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa.

La voce dei cittadini non arriva a Bruxelles. Nonostante i Trattati europei sanciscano il diritto alle petizioni, gli strumenti di democrazia diretta sono inefficaci, le lobby condizionano il processo decisionale della Commissione europea mentre la Germania ha le chiavi del Consiglio e decide per tutti. Nel 2015 sono arrivate al Parlamento europeo appena 1.431 petizioni, pari a poco più della metà di quelle registrate l’anno precedente (2.714 petizioni in totale). Questo crollo dimostra che i cittadini non si sentono ascoltati e reagiscono snobbando quello che dovrebbe essere uno dei principali strumenti di partecipazione in una democrazia matura. Gli italiani sono i cittadini che ci credono di più: nel 2015 si sono piazzati al secondo posto fra le nazionalità europee che hanno presentato più petizioni (275 petizioni presentate, pari al 19,15%), subito dietro i tedeschi.

Per il gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle Europa la democrazia diretta deve essere sostenuta con un diritto VERO alle petizioni, la cui discussione deve essere obbligatoria. Tutti i cittadini che presentano una petizione meritano una risposta.

VIDEO. Solo la democrazia diretta può salvare questa Europa. Ascolta e condividi l’intervento di Eleonora Evi in occasione del dibattito sulle attività della Commissione per le petizioni relative al 2015.



“Dall’analisi complessiva del rapporto sulle attività della Commissione Petizioni nel 2015 si colgono in maniera esaustiva gli aspetti positivi, le criticità e le lacune, anche gravi, riscontrate nel corso del 2015 relativamente alle attività svolte dalla Commissione Petizioni. Di base, si può sottolineare come nello sviluppo dei lavori effettuati il ruolo di ascolto dei problemi rilevanti che hanno afflitto i cittadini sia stato assolto in maniera soddisfacente.

Tuttavia la mera trattazione delle istanze sottoposte, nell’esercizio del diritto di petizione riconosciuto dalle disposizioni dei Trattati e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, non può rappresentare di certo la sola risposta che le Istituzioni europee siano in grado di fornire. La credibilità dello strumento della petizione e la convinzione da parte dei cittadini circa la sua efficacia risiede in misura preponderante nella capacità di porre fine concretamente alle gravissime violazioni denunciate. Specie se, come abbiamo visto, le denunce investono una pluralità di delicatissimi ambiti e materie che, di fatto, si pongono in diretta correlazione con il novero complessivo dei diritti fondamentali sui quali vige il dovere in capo alle Istituzioni UE di piena ed indefettibile salvaguardia.

Su tale questione è evidente la sussistenza delle più vistose carenze. La reazione delle Istituzioni UE continua nei fatti a mostrarsi debole e tardiva, se non inefficace, nonostante il contenuto delle petizioni riveli un disagio sociale ed economico sempre più amplificato, con la permanenza o l’aggravarsi di situazioni fortemente critiche. Il diritto di petizione rimane uno strumento cruciale per consentire ai cittadini di continuare nell’opera di denuncia e controllo democratico. E’ chiaro tuttavia che soltanto la volontà politica di garantire efficace protezione dei diritti fondamentali, piena trasparenza e il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi decisionali, recependone lealmente le istanze più avvertite, può permettere di credere che l’Unione Europea abbia ancora una vocazione sociale, dotandosi di una reale governance democratica”.

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