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La lobby dell’auto ha vinto. Cancellato il Dieselgate con la complicità del Governo

La lobby dell’auto ha vinto. Cancellato il Dieselgate con la complicità del Governo

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Hanno distrutto quanto di buono eravamo riusciti ad ottenere dopo lo scandalo Dieselgate. E lo hanno fatto in sede di Consiglio, dove si riuniscono i Governi per discutere dei vari pacchetti votati dal Parlamento europeo. Il celebre report sulle emissioni inquinanti delle automobili, che ha tenuto col fiato sospeso l’Europa (e soprattutto la Germania) per quasi un anno, è stato completamente depotenziato con la complicità dell’esecutivo italiano. Che si è accodato come sempre succede allo strapotere teutonico, realizzando l’ennesimo nulla di fatto dell’Unione Europea.

A nulla è servito il rapporto redatto dall’agenzia europea per l’ambiente, che parla di 500 mila morti premature ogni anno a causa delle emissioni inquinanti. A nulla è servita la denuncia della stessa Commissione, che ha inquadrato il comportamento dell’Italia come inaccettabile nel procrastinare l’imposizione dei limiti (e la conseguente infrazione alla Corte) addirittura al 2025; quando doveva già essere data per assodata più di dieci anni fa. Per il ministro dei trasporti Graziano Delrio tutto questo non conta, perché l’importante è fare propaganda in terra siciliana e continuare a elargire generosi favori agli amici degli amici.

Oggi, il report sul dieselgate è già diventato l’ennesima truffa per i cittadini. Iniziamo parlando della sorveglianza di mercato, fondamentale per evitare nuovi scandali, che è stata fortemente indebolita: un regalo degli Stati membri e alle grandi case automobilistiche. Vi ricordate i famosi controlli incrociati tra più Stati membri? Dimenticateveli, perché ora si vuole monitorare una vettura su 50 mila. Ridicolo.

Per non parlare della possibilità di emettere sanzioni a livello europeo: eliminata. O meglio, su questo tema la posizione è scandalosa perché il Consiglio impone alla Commissione di non sanzionare le case automobilistiche già multate dagli Stati membri. Questo significa che se uno Stato membro commina una sanzione ridicola alla casa automobilistica amica – cosa che potrebbe accadere in Italia per Fiat o in Francia per Renault – l’esecutivo comunitario non può sanzionare in misura maggiore quel produttore.

Dulcis in fundo, viene ammessa la possibilità di pagamenti diretti tra il controllato (casa automobilistica) e il controllore (autorità di omologazione). Noi avevamo proposto il buon senso, quindi che la casa produttrice dovesse pagare l’autorità nazionale che, a sua volta, aveva il compito di scegliere il laboratorio indipendente di prova. Ma il buon senso, quando ci sono di mezzo immense lobby e interessi di quartiere, non paga in questa costruzione europea.

Infine, la beffa finale: perfino il controllo della singola automobile su 50 mila prodotte, come dicevamo sopra, è divenuto facoltativo. “Potrebbero” riporta la bozza di accordo, un condizionale che denuncia invece una certezza: siamo di fronte all’ennesima presa in giro a scapito dell’interesse dei cittadini e della loro salute. Fortunatamente non è ancora detta l’ultima parola perché il testo che uscirà dal cosiddetto trilogo dovrà ancora una volta essere votato nella plenaria di Strasburgo dal Parlamento europeo. Ne vedremo certamente delle belle.

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