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Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono

Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono

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di Tiziana Beghin
, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Forza Italia e Partito Democratico votano al Parlamento europeo contro gli interessi degli imprenditori italiani. Durante la prossima campagna elettorale, i politici faranno a gara a stringere le mani degli imprenditori, chiederanno il loro voto, rispolvereranno vecchi slogan per lusingarli. Da imprenditrice mi rivolgo a tutti gli imprenditori italiani. Giudichiamoli per i fatti. Giudichiamoli per quello che hanno fatto in questi anni. Oggi, eletta al Parlamento europeo con il MoVimento 5 Stelle, posso dire con certezza che i partiti italiani ci hanno tradito. Ecco due esempi:

A) LA POLITICA COMMERCIALE FAVORISCE SOLO LE GRANDI MULTINAZIONALI

La politica commerciale europea favorisce solo gli interessi delle grandi multinazionali, ma in Italia le microimprese (con meno di dieci addetti) sono circa 4,2 milioni e rappresentano il 95% del totale delle unità produttive. Impiegano circa 7,8 milioni di addetti, il 47% contro il 29% nella media europea. Se si vuole rappresentare e difendere l’Italia in Europa bisogna difendere le piccole e medie imprese. I politici dovrebbero sapere che la politica commerciale è fondamentale per ogni imprenditore perché stabilisce regole e tariffe con le quali si vendono le merci prodotte. Ecco come queste regole e queste tariffe vengono utilizzate dalle imprese italiane che commercializzano nel mondo. Analizziamo il “preference utilisation rate”, ovvero il tasso di utilizzo di tariffe preferenziali offerte dall’Unione attraverso accordi di libero scambio, troviamo dati allarmanti. Qualche esempio:

UE-COSTA RICA: solo il 16.6% delle esportazioni dell’UE ha beneficiato delle tariffe preferenziali mentre il Costa Rica ha beneficiato del 92% delle tariffe messe a disposizione per l’esportazione dei loro prodotti in Europa. Questo significa che le imprese europee che hanno venduto nel Paese centroamericano hanno pagato tariffe eccessive per l’83.4% delle volte.

UE-TUNISIA: un altro dato allarmante, soprattutto per la nostra agricoltura, è l’utilizzo delle esportazioni negli accordi con la Tunisia: il 96% da parte tunisina verso l’Europa e solo il 23.5% delle esportazioni possibili dall’Europa alla Tunisia.

UE-COREA DEL SUD: se guardiamo i dati dell’accordo con la Corea del Sud, uno dei migliori accordi firmati dall’UE, e ci soffermiamo sul commercio di macchinari la nostra quota utilizzata è pari solo al 48% rispetto al 72% utilizzata dai coreani. Lo stesso vale per prodotti minerali, pietre preziose e metalli dove la quota viene utilizzata al di sotto del 50%. L’accordo è in vigore dal 2011.

La domanda è: a cosa servono quindi i Trattati commerciali se le imprese europee non li utilizzano? La verità è che questi Trattati servono alle multinazionali straniere per aggredire il ricco mercato europeo. Non fatevi abbindolare dalle promesse mirabolanti di un boom delle esportazioni; in molti casi questo non avverrà perché i principali partner commerciali italiani sono europei! La conseguenza non è nelle esportazioni ma nelle importazioni: molte aziende italiane oggi fanno fatica a stare sul mercato interno perché chi produce sfruttando le economie di scala può vendere a prezzi inferiori.

A beneficiare dei Trattati commerciali sponsorizzati dai partiti sono le grandi imprese che già hanno un mercato estero esistente e che quindi possono usufruire di tariffe ridotte e quelle poche PMI che riescono ad avere quantità di prodotto utile all’esportazione, per la maggior parte delle altre imprese il commercio fuori confine è pari a zero e resta tale anche dopo l’entrata in vigore di accordi commerciali. Quello con la Tunisia ne è un esempio perché è in vigore dagli anni ’90.

B) LE IMPRESE ITALIANE NON UTILIZZANO LE TARIFFE DI FAVORE DEI TRATTATI.
Il rapporto della Commissione europea sulle politiche di implementazione commerciale evidenzia che il numero ridotto di esportazioni su tariffa preferenziale dipende da tre elementi: mancanza di conoscenza sugli accordi, difficoltà nel capire le regole per ogni prodotto e lentezza burocratica per la documentazione richiesta per l’export. Questo significa una sola cosa: l’attuale governo non fa rete e informazione verso le imprese che possono usufruire delle tariffe commerciali migliori. L’Europa firma i Trattati, ma nessuno lo comunica alle imprese. Volete sapere quante sono le imprese che si sono registrate per cominciare ad usufruire dei dazi preferenziali previste dall’accordo Ceta con il Canada entrato in vigore lo scorso 21 settembre? ZERO!!!!! Zero imprese italiane contro le 12.168 inglesi, 1.006 francesi, 1.695 tedesche, 479 del Belgio e così via…Questo dato – unito a quello della pressione fiscale – dimostra una sola cosa: le imprese italiane sono abbandonate dal loro governo e da chi dovrebbe rappresentare i loro interessi. I partiti hanno fallito. È arrivato il momento di scegliere il futuro!

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