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Editoria, finanziamento pubblico: la stampa è sempre più schiava

Editoria, finanziamento pubblico: la stampa è sempre più schiava

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“Abolizione anche del finanziamento pubblico ai giornali, anche se non vedrete mai sui quotidiani questa proposta, chissà perché. Via, subito, grazie”.
Chi l’ha detto? Grillo, Di Maio? Macché: si tratta dell’ennesima promessa dell’abusivo di Palazzo Chigi quando da Firenze giocava ancora a fare il rottamatore. Quando poi è calato a Roma si è fatto due calcoli e ha capito che tutta questa autonomia dei mezzi di informazione non gli conveniva: meglio tenere editori e giornalisti (e quindi l’informazione ) sotto controllo.

Per cui adesso il Pd e compagnia, teleguidati dal governo, vogliono approvare alla Camera una proposta di Legge nella quale è prevista l’istituzione di un “fondo per il pluralismo dell’informazione”. Tradotto dalla solita neolingua: finanziamento pubblico all’editoria reloaded. Stanno soltanto cambiando il guinzaglio con il quale tenere a bada il cane da guardia della democrazia.

E sapete con cosa vogliono finanziare il fondo, fino a 100 milioni di euro? Con “le eccedenze” del canone Rai, che hanno piazzato nella bolletta della luce proprio per ricavarne laute “eccedenze”. E dire che dovevano essere usate per esentare dalla tassa tv i cittadini più deboli. Figuriamoci, i Robin Hood al contrario.

Le testate da finanziare con i soldi pubblici, poi, restano mistero misterioso, vogliono tenersi le mani libere per poter scegliere quanto dare e a chi. Così magari ci ritroveremo davanti a un nuovo “caso Europa”, il defunto quotidiano di Margherita e Pd (dove Renzi e Boldrini sono andati a pescare i loro attuali capi ufficio stampa) che, pur vendendo quattro copie in croce, in 10 anni si è intascato circa 32 milioni di soldi nostri.

Ma le brutte sorprese di questa proposta di legge non finiscono qui. Onde favorire (sia mai) anche i soliti grandi gruppi industriali a cui il PD è sempre molto devoto, si è deciso di dare incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari su quotidiani e periodici. I suddetti gruppi potranno così con più comodo controllare l’informazione e assicurarsi che la “libera stampa” non azzardi critiche al loro operato. E siccome lo sconto fiscale vale anche per i partiti politici, i soldi dei cittadini uscirebbero dalle loro tasche per ben tre volte: la prima per il finanziamento all’editoria, la seconda quando i partiti useranno i fondi pubblici per farsi pubblicità e la terza con gli sgravi fiscali di cui godranno. Il Triangolo delle Bermuda, dove svaniscono i nostri soldi.

Per finire, ad avvantaggiarsi di questo giro di denaro pompato nel sistema dei media saranno principalmente i già ricchi amici della politica: gli editori. Invece, a quell’esercito di giornalisti (mica i salottieri, ma quelli che fanno i polli da batteria ai desk delle redazioni, o “battono la strada” in cerca di notizie) che lavorano per quattro soldi, costretti a un eterno precariato al quale ribellarsi può costare caro, continueranno ad andare solo le briciole.

E’ il pluralismo, bellezza.

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