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Costruire con la canapa: la nuova frontiera della bio-edilizia

Costruire con la canapa: la nuova frontiera della bio-edilizia

di Matteo Gracis – Ristrutturare le fondamenta di Venezia con la canapa? Costruire abitazioni a prova di terremoto in zone sensibili o nuovi edifici futuristici ma a impatto zero con materiali naturali? Si può fare!

E’ oggi possibile infatti sviluppare una nuova edilizia, più in sintonia con l’uomo e attenta all’ambiente.
La bio-edilizia in Italia può essere una chiave per risollevare un settore importante per il nostro Paese in un momento di difficoltà, venendo incontro alle necessità di sviluppo sostenibile. Dall’unione di canapulo, (una parte legnosa dello stelo di canapa considerata come materia di scarto) acqua e calce, nasce infatti un materiale naturale. Questo può essere impiegato nella costruzione di muratura alla stregua del cemento, come riempimento in una struttura di legno o tufo, ad esempio, e può inoltre essere utilizzato in forma di mattoni e come intonaco isolante.
E’ un materiale che nella modernità ha iniziato a diffondersi nell’industria edile intorno ai primi anni ’90, ma che viene utilizzato da centinaia di anni: nel sud della Francia, gli archeologi hanno infatti ritrovato un ponte costruito con un conglomerato di calce e canapa durante il periodo Merovingio, tra il 500 ed il 751 d.C.
Il bio-composto in calce canapa si presta ad una vasta gamma di applicazioni, incluse quelle domestiche, commerciali ed industriali: da riempitivo per muri ad isolante per tetti, passando per intonaco isolante per muri esterni ed interni, fino ad arrivare all’uso come soletta e massetto isolanti per pavimenti.

Ancora più importanti sono le proprietà di questo materiale. Innanzitutto la sua capacità di isolamento: il bio-composto elimina infatti ogni forma di ponte termico isolando completamente la struttura. Inoltre le costruzioni in canapa e calce hanno dimostrato di essere a tenuta d’aria, evitando così ogni perdita di calore dall’interno. Inoltre, grazie alla capacità del canapulo di assorbire elevate quantità di vapore acqueo, i muri ed i pavimenti di un edificio in canapa e calce possono “respirare” assorbendo l’umidità e successivamente rilasciandola attraverso l’evaporazione. Questa caratteristica evita lo sviluppo di umidità ed il relativo deterioramento all’interno del materiale.

L’effetto complessivo è un ambiente più salubre e naturale, che necessita di un minore utilizzo di riscaldamento in inverno e di raffreddamento in estate, abbattendo in questo modo le bollette energetiche. Ha inoltre ottime capacità per quanto riguarda l’isolamento acustico, di resistenza agli incendi senza l’aggiunta di sostanze tossiche ritardanti di fiamma e di protezione dalle infestazioni.

Altra importante caratteristica è la capacità della canapa di sequestrare CO2 dall’atmosfera. Parlando di bio-edilizia si potrebbe ricordare come l’edilizia tradizionale incida per circa il 30/40% sulle emissioni totali di CO2 e come invece tutta la filiera di produzione di calce e canapa sia carbon negative, cioè tolga più CO2 dall’ambiente di quanta ne verrebbe immessa lavorandola. Si stima che una tonnellata di canapa secca possa sequestrare 325 kg di CO2. L’università di Bath ha calcolato che al netto delle emissioni di trasporto e lavorazione, un metro quadro di muratura in canapa e calce ha sequestrato 35 chilogrammi di CO2.
Infine va ricordato che si tratta di materiali bio-degradabili che, alla fine del loro utilizzo, possono essere riutilizzati semplicemente re-impastandoli per ricreare la giusta miscela.

In Italia il primo esempio di casa costruita in canapa e calce è quella realizzata dal geometra Olver Zaccanti di ANAB (Associazione Naturale Architettura Bioecologica) a San Giovanni in Persiceto in provincia di Bologna, per i coniugi Franchini. Ci vivono da quasi 6 anni ed il bilancio che tracciano è davvero positivo. “Sono meravigliato di come si vive in questa casa”, ha raccontato il signor Franchini a canapaindustriale.it spiegando che: “Ero abituato alle case normali e a sentire l’umidità, ora quella sensazione sulla pelle è solo un ricordo e secondo me è una cosa eccezionale”. A maggior ragione se si pensa che la zona è in piena pianura Pianura Padana con temperature e tassi di umidità che in estate sono davvero elevati. “Quando vieni da fuori ed entri in casa è una sensazione bellissima, ormai ci sono abituato ma le prime volte rimanevo stupito e sono davvero contento di questa scelta”.

Il progetto è iniziato nel 2009 ed è stato completato nel 2012. Nel mezzo c’è stato il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e fatto crollare o danneggiato diverse abitazioni della zona, ma quella dei signori Franchini ne è uscita indenne grazie alle caratteristiche degli elementi con cui è stata costruita. Come ha spiegato Zaccanti “dal punto di vista antisismico la canapa e la calce sono perfettamente in sintonia con la struttura in legno all’interno e quindi si muovono in armonia tra di loro senza creare lesioni. Naturalmente per terremoti di un certo tipo: se si va oltre il sesto-settimo grado della scala Richter cominceranno ad esserci delle lesioni anche in questo caso, però anche da questo punto di vista abbiamo a che fare con un materiale che eventualmente si potrebbe frantumare ma non rovesciare, migliorando anche in questo caso la sicurezza delle persone”.

Ed anche per ciò che riguarda i consumi energetici e le bollette canapa e calce si rivela un materiale dalle ottime prestazioni. Non c’è l’impianto di raffreddamento, perché non necessario, mentre quello di riscaldamento è alimentato da una pompa di calore. Sono inoltre presenti pannelli solari.
“Non accendiamo i caloriferi fino a dicembre”, ha spiegato il signor Franchini, puntualizzando che “essendo tutto elettrico ed avendo i pannelli fotovoltaici, è una casa a costo zero; anzi, mi rimane in tasca qualcosa. “La casa è stata costruita pensando al massimo risparmio energetico”, ha sottolineato Zaccanti: “Sono indipendenti e la casa è staccata dalla rete del gas”.

Altro importante progetto italiano per la bio-edilizia di questo tipo (premiato con il prestigioso Green Building Construction Award nel 2016) è Case di luce, il complesso abitativo in canapa più grande d’Europa progettato dallo studio di architettura Pedone Studio e realizzato dalla Pedone Working srl in collaborazione con diverse aziende, tra le quali Equilibrium che ha fornito i materiali in canapa e calce.

Le persone che abitano queste case non apprezzano solo il risparmio energetico, che si potrebbe pensare sia la prima cosa, quanto apprezzano il comfort, la qualità di vita e la qualità dell’aria interna, oltre al fatto di essere sicuri di non avere agenti inquinanti dentro e di respirare sano, a prescindere dalle macchine e dai condizionatori.

Infine vale la pena ricordare che, sempre in Italia, è stata pensata e realizzata la prima casa al mondo con i riempimenti in paglia di canapa, invece che canapulo mischiato alla calce. Nata nelle Marche, nell’azienda agricola di Antonio Trionfi Honorati che, dopo essersi dedicato per anni all’agricoltura ed alla canapa da seme per produzioni alimentari, ha rispolverato la laurea in architettura per coinvolgere un gruppo di amici ed auto-costruire questo piccolo gioiello di bio-edilizia nei terreni dove sorge l’azienda.

Una piccola casa nata da una grande idea, che può essere un esempio di edilizia sostenibile a basso costo (circa 30mila euro per la realizzazione di un’abitazione di 45 metri quadrati) che si può rivelare come un volano per l’utilizzo delle paglia di canapa che ad oggi spesso non vengono utilizzate dai coltivatori.

Ancora una volta la canapa ci sorprende e si rivela pianta amica dell’umanità, dalle mille risorse.

 
L’AUTORE

Matteo Gracis – Direttore editoriale di Dolce Vita magazine. Editore e giornalista
indipendente. Si occupa di stili di vita alternativi e cultura della
canapa da oltre 15 anni. Viaggiatore seriale.

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