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Governo muto su business nuovi ospedali calabresi

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Category Archives: M5S in Calabria

Governo muto su business nuovi ospedali calabresi

Governo muto su business nuovi ospedali calabresi

 

Mio comunicato stampa sulla vicenda dei “nuovi ospedali Calabresi”

«Sui nuovi ospedali calabresi il governo non ha detto dove siano finiti i milioni erogati né ha contestato l’intesa tra Regione Calabria e Infrastrutture Lombarde». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, che venerdì 20 ottobre ha svolto una specifica interpellanza urgente, cui ha risposto il sottosegretario all’Interno, Gianpiero Bocci. Durissima la parlamentare 5stelle, che a Bocci, il quale ha informato dell’approvazione del progetto per il nuovo ospedale di Vibo Valentia, ha replicato: «Suona strano che proprio il governatore Oliverio, soprannominato “Pallapalla”, annunci a tre anni dal suo insediamento eventuali iniziative legali contro Infrastrutture Lombarde, ritenuta responsabile di gravi errori di progettazione. Ma la società non era una garanzia, ripetendo le parole riferitemi dal dirigente Pasquale Gidaro, del dipartimento regionale Lavori pubblici?». «Dovrebbe chiederselo – ha proseguito la parlamentare – anche il governo nazionale, visto che ha messo la quota maggioritaria». La deputata ha tirato poi una bordata al sottosegretario Antonio Gentile (Ap), per cui il mancato avvio dei lavori va imputato all’incapacità delle strutture regionali che hanno seguito l’iter procedurale. Nesci ha ricordato a Gentile che «proprio quelle strutture erano sotto la guida politica di suo fratello Pino, ai tempi assessore della giunta Scopelliti». Quindi l’attacco della 5stelle a Oliverio: «Pallapalla mente ancora. Le procedure furono gestite dal suo dirigente plenipotenziario, Domenico Pallaria, già dg del dipartimento regionale Lavori pubblici all’epoca del governo regionale Scopelliti». Infine Nesci ha tuonato al governo centrale:«Sui nuovi ospedali dite come stanno le cose alle migliaia di pazienti che dalla Calabria partono per il Centro-Nord, per cure che alla Regione costano circa 300milioni all’anno. Ditelo alle loro famiglie, spiegate che l’emergenza sanitaria in Calabria è stata un business. Vi bracchiamo e vi braccheremo».

CALABRIA: politica miope su SACAL, che deve voltare pagina

CALABRIA: politica miope su SACAL, che deve voltare pagina

Da ogni parte la politica continua ad attaccare il presidente della società che gestisce i tre aeroporti calabresi. Non fummo teneri rispetto alla sua nomina come rappresentante della Regione Calabria, avvenuta senza l’avviso pubblico previsto dal regolamento regionale. Oggi, però, osserviamo che De Felice sta muovendosi nella direzione del controllo pubblico dell’azienda e della gestione oculata, che centrodestra e centrosinistra non vogliono.
 

I continui attacchi politici al presidente della Sacal, Arturo de Felice, sono funzionali a reintrodurre vecchi interessi nella gestione della società aeroportuale. È il copione di sempre. Quando in Calabria arriva qualcuno che vuol cambiare costumi, prassi e logiche fallimentari, gli rema contro un intero sistema, che in realtà non ha colore politico, essendo centrodestra e centrosinistra accomunati da un solo obiettivo, quello di preservare l’ordine esistente a spese della comunità regionale. Sul futuro di Sacal permangono il silenzio e l’immobilismo del governatore Mario Oliverio, ormai preoccupato dal mero rafforzamento della propria armata, come conferma il fresco incarico al sodale di sempre, Franco Iacucci, nel gabinetto della Presidenza. Aggiungiamo le ultime pretestuose bordate contro De Felice di Manlio Guadagnuolo, amministratore unico di Sacal GH, contraddette dal nostro collaboratore 5stelle Pino D’Ippolito in un chiaro e obiettivo approfondimento sull’orizzonte Sacal. Rammentiamo infine il recente arrischio, da esponenti della minoranza reggina, di bloccare la sottoscrizione dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria di quote Sacal per 2milioni di euro. Oliverio, i suoi finti oppositori e gli altri personaggi da Ancien Régime non hanno capito che Sacal avrà guai, senza un pronto aumento di capitale, che 5stelle ha da tempo auspicato dal versante pubblico, pur avendo contestato la nomina di De Felice in rappresentanza della Regione Calabria, avvenuta senza l’avviso previsto dal regolamento. 

Sull’impianto di Tortora è inaccettabile il silenzio della Regione Calabria

Sull’impianto di Tortora è inaccettabile il silenzio della Regione Calabria

Oliverio la smetta di fare il gioco dello struzzo sull’impianto di Tortora (CS) e corra ai ripari ascoltando la Regione Basilicata. Già ad aprile 2016 scrissi ad Oliverio riguardo l’assenza dei requisiti di legge sull’impianto di Tortora, che sorge in prossimità di numerosi Siti d’Interesse Comunitario (Sic) e che rischia di minare pericolosamente l’ambiente di una zona che andrebbe salvaguardata.
L’assenza della Valutazione d’incidenza ambientale, rende nulli tutti gli atti emessi dalla Regione Calabria (Via ed Aia) e quindi inutilizzabile l’impianto, che invece sta funzionando. Oliverio ed il dipartimento ambiente della Regione Calabria, però, hanno fatto orecchie da mercante anche nei confronti del Ministero dell’ambiente che, a seguito delle richieste di Italia Nostra e di una mia interrogazione parlamentare, ribadì alla Regione la necessità della Valutazione d’incidenza.
La speranza è che la risposta del dipartimento ambiente non tardi ad arrivare. Se così non fosse, sarebbe opportuno un intervento immediato da parte delle autorità compenti e della Procura di Paola, già sollecitata dalla Regione Basilicata e dal Sindaco di Tortora.

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ARTICOLI SULLA STAMPA:

 

Denuncia M5S: Fuori legge la nomina del consulente Pacenza

Denuncia M5S: Fuori legge la nomina del consulente Pacenza

L’ennesimo abuso del presidente della Regione Calabria, che il Movimento 5stelle ha scoperto e reso pubblico. Eppure Oliverio ripete che vuole riportare legalità nell’amministrazione regionale!

Si tratta dell’ennesima nomina illegittima del governatore Mario Oliverio, che ormai detiene il record in materia. Parliamo di quella, contraria alla legge, di Franco Pacenza quale proprio consulente per la sanità. Allo stato degli atti essa appare un favore a un esponente del Pd, già più volte consigliere regionale, che ora incassa 2.800 euro netti al mese più contributi previdenziali e rimborsi e che partecipa, peraltro, alla Conferenza Stato-Regioni. L’abbiamo denunciato pubblicamente con il collega deputato M5S Paolo Parentela, col quale abbiamo appena trasmesso uno specifico esposto alla Procura di Catanzaro e alla Corte dei conti, chiedendo di avviare le indagini e investendo del caso anche l’Ispettorato per la Funzione pubblica, l’Anac, il Collegio dei revisori della Regione Calabria e la commissione speciale di Vigilanza del Consiglio regionale. Inoltre abbiamo formalmente invitato Oliverio all’immediata revoca dell’incarico in questione, pure informando la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nonché il commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale.

Pacenza non poteva affatto essere nominato perché:

1) come richiesto dalla legge (art. 46 L. 133/2008), l’amministrazione regionale doveva avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

2) la prestazione doveva essere di natura temporanea e altamente qualificata, mentre il ripetuto rinnovo dell’incarico in argomento (avvenuto per ben 3 volte) contrasta con la sua natura temporanea e nel merito manca congrua motivazione sul punto dell’alta qualificazione;

3) per legge si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti d’opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell’arte, dello spettacolo o dei mestieri artigianali, ma non è il caso del Pacenza;

4) come precisato nell’articolo 46 della L. 133/2008, con il regolamento di cui all’articolo 89 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 – che dispone in materia di organizzazione degli uffici (anche regionali) – sono fissati, in conformità a quanto stabilito dalle disposizioni vigenti, i limiti, i criteri e le modalità per l’affidamento di incarichi di collaborazione autonoma, che si applicano a tutte le tipologie di prestazioni, il che non risulta nella riferita vicenda della nomina del Pacenza.

Da nuovo Pilato, Oliverio ha rinunciato al ruolo di rappresentanza politica dei calabresi in ambito sanitario, a vantaggio di un suo amico che non ha alcuna rilevanza politica e tecnica.

ELEZIONI SICILIA: RAI muta su arresto candidato di Forza Italia

ELEZIONI SICILIA: RAI muta su arresto candidato di Forza Italia

La Rai ha di fatto ignorato la notizia dell’arresto di Antonello Rizza, candidato di Forza Italia nelle liste, in Sicilia, dell’aspirante presidente del centrodestra, Nello Musumeci, cui ha dedicato un solo servizio nelle sei edizioni principali dei telegiornali. L’abbiamo denunciato con i parlamentari M5s della commissione di Vigilanza Rai. Non si è parlato del caso di Rizza nemmeno sul canale All news e nell’informazione radiofonica. Tutta l’informazione della Rai, di cui è responsabile il dg Mario Orfeo con i vari direttori, ha nascosto il fatto. Al contrario, ciò che ha riguardato le vicende della lista del Movimento 5 Stelle in Sicilia ha avuto enorme risalto. Risulta chiaro, allora, come l’informazione Rai si basi su criteri politici, come conferma la colpevole indolenza di Orfeo nell’elaborazione del piano news.
oscurai

 

 

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CALABRIA: mio esposto su nomina Mesoraca

CALABRIA: mio esposto su nomina Mesoraca

Secondo il “Corriere della Calabria”, il giornalista non poteva essere nominato capo dell’Ufficio stampa della Regione Calabria, in quanto non più dipendente dell’ente. Tra l’altro ho formalmente invitato il governatore Mario Oliverio ad accertare i fatti e a revocare l’incarico, se confermati. Oliverio non può predicare legalità e poi restare immobile sul SISTEMA della DIRIGENZA REGIONALE.

mesoraca oliverio

Ho trasmesso un esposto a più istituzioni sulla nomina di Oldani Mesoraca quale capo dell’Ufficio stampa della Regione Calabria, avvenuta con decreto del governatore Mario Oliverio, del 27 gennaio 2015. Sulla base della ricostruzione della vicenda resa dalla testata giornalistica “Corriere della Calabria”, nell’atto ho chiesto «all’Ispettorato per la Funzione pubblica di attivare celermente le necessarie verifiche di competenza; al Presidente della Regione Calabria, Gerardo Mario Oliverio, di procedere – anche in coerenza con il più volte annunciato (tramite media) proposito di ripristinare la legalità nell’amministrazione regionale – per l’immediata revoca del suddetto incarico, qualora fosse confermata la riassunta ricostruzione giornalistica del caso; alle Procure di Catanzaro e della Corte dei conti di avviare le indagini per l’accertamento dei fatti e, rispettivamente, delle eventuali responsabilità penali e contabili, con espressa richiesta di essere informata dell’esito delle indagini; all’Autorità nazionale Anticorruzione di intervenire sulla vicenda per quanto di competenza; al Collegio dei revisori della Regione Calabria di procedere d’urgenza per le competenze specifiche». Si tratta di un caso che, se confermato dalle istituzioni interpellate, andrebbe ad aggiungersi al pessimo curriculum dell’amministrazione guidata da Oliverio, che predica legalità e trasparenza pur non avendo dato prove concrete di voler cambiare il sistema della dirigenza regionale, che resta uno dei maggiori problemi per il governo della Calabria, come peraltro dimostrano il voluto immobilismo sulla Fondazione Terina, la prosecuzione del rapporto della Regione con Kpmg, il perdurante illegittimo surplus di finanziamento al policlinico universitario di Catanzaro, le recenti nomine di direttori generali di Aziende sanitarie e altre forzature puntualmente denunciate in ogni sede.

KPMG, ho chiesto alla regione Calabria il registro delle presenze

KPMG, ho chiesto alla regione Calabria il registro delle presenze

L’advisor dei conti del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria costa un bel paio di milioni e pare che i suoi frequentino poco gli uffici della Regione. Ad oggi non conosciamo che cosa abbia prodotto e non sappiamo perché sia indispensabile. Il contratto, già prorogato, è scaduto. Possibile che l’advisor non possa essere sostituito da un gruppo di giovani laureati, magari calabresi?

Ho chiesto il registro delle presenze in Regione, relativo agli ultimi sei mesi, degli addetti di Kpmg, l’advisor dei conti del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria. L’ho fatto con una nota indirizzata al dg facente funzioni del dipartimento regionale Tutela della Salute, Bruno Zito, per conoscenza trasmessa anche al governatore della Calabria, Mario Oliverio, e al Collegio dei revisori della Regione. Nella nota ho sottolineato che «sul lavoro di Kpmg non si rinvengono elementi pubblici che consentano una oggettiva valutazione di merito». «Va inoltre osservato – ribadendo un punto espresso più volte, anche in precedenti note ufficiali – che una ventina di laureati, magari calabresi, suddivisi tra Dipartimento e Aziende della sanità, avrebbero potuto e potrebbero svolgere in tranquillità lo stesso compito affidato per milioni a Kpmg, anche a un quinto del costo complessivo». Con interrogazioni, esposti alla magistratura e richieste formali al governatore Oliverio, avevo già contestato l’assegnazione di servizi aggiuntivi a Kpmg e la vicenda del rinnovo del contratto con l’advisor, firmato dallo stesso Zito. Inoltre avevo già chiesto conto, al governo nazionale e regionale, del lavoro svolto da Kpmg, soprattutto rispetto alle gravi criticità contabili nell’Asp di Reggio Calabria. 

Calabria, alla Camera le carenze dei servizi sanitari digitali

Calabria, alla Camera le carenze dei servizi sanitari digitali

Ho appena terminato il mio intervento al convegno  “Sanità elettronica e processi digitali nel settore della salute”, promosso alla Camera dall’associazione Italian Digital Revolution, che ringrazio per l’invito. Ho discusso di argomenti importanti, ecco un spunto.

Ho parlato della salute quale diritto primario che la Costituzione tutela come fondamentale, limitato e svilito dalla remota introduzione dei Livelli essenziali di assistenza nella disciplina costituzionale. Ho parlato della mia Calabria, che, dati alla mano, ha ricevuto dallo stato almeno 2miliardi in meno dal ’99 a oggi, periodo in cui il Fondo sanitario è stato ripartito – e continua a esserlo – secondo il calcolo dellapopolazione pesata. La Calabria – obbligata al Piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale e a un commissariamento forzato, dal 2013 prorogato in violazione di legge – spende circa 300milioni di euro all’anno per emigrazione sanitaria. Si tratta di soldi che finiscono alle Aziende sanitarie del centro-nord e ne alimentano le entrate e la capacità di investimenti. La vigente dipendenza della dirigenza sanitaria dalla politica, ho significato, aumenta il distacco delle Regioni meno virtuose da quelle più organizzate nella gestione dei servizi.

Così ne risente anche la digitalizzazione dei servizi sanitari per il cittadino. Può allora succedere, per esempio, che la richiesta di cartelle cliniche all’Azienda socio-sanitaria territoriale di Bergamoavvenga con una procedura intuitiva, di immediata esecuzione dal pc e agevolata dalla pronta disponibilità delle istruzioni specifiche e delle informazioni circa le diverse modalità di pagamento, non soltanto elettronico. Per converso, è stata necessaria una lunga battaglia politica personale, perché l’Azienda ospedaliera di Cosenza consentisse di prenotare on line esami con mezzo di contrasto, tuttavia tramite un sistema che non è ancora semplice né rapido. Naturalmente, a tale gap si aggiungono carenze strutturali enormi nei singoli territori. Per la Calabria ho verificato, per esempio, il sovraccarico oltre il limite del consentito dei Punti nascita nella provincia reggina e la diffusa mancanza dei requisiti di legge per diverse unità operative pubbliche della stessa specie; a volte superata, come avvenuto a Crotone, con operazioni di puro diritto creativo.

Questo significa che c’è un gap primario per quanto concerne la funzionalità e l’efficienza degli ospedali, che tende ad aumentare sia per l’insufficienza dei trasferimenti alla sanità calabrese; sia per la prassi invalsa nella gestione del Piano di rientro, che non di rado scavalca le prerogative della Regione; sia per un diffuso clientelismo in ambito pubblico, che è di grave ostacolo alla programmazione e all’innovazione.

Il prevalere di logiche politiche di controllo/dipendenza in regioni problematiche come la Calabria – in cui l’alfabetizzazione informatica è ancora incompiuta, la nuova banda larga non ha determinato l’attesa attivazione del servizio da parte degli utenti e la ‘ndrangheta o la cattiva politica continuano a influenzare scelte dirigenziali e di spesa pubblica – costituisce un potente freno allo sviluppo dei servizi digitali in ambito sanitario, necessario quanto auspicabile.

Soprattutto in Calabria persiste una tendenza a non pretendere uno sviluppo dei servizi sanitari digitali. Questo dipende da fenomeni – anche convergenti – di indifferenza e rassegnazione collettiva, ma anche dalla scarsa presenza, nel dibattito pubblico, dello specifico argomento.

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‘Ndrangheta, Metauros: “Governo e Regione accertino pericoli per ambiente e salute”

‘Ndrangheta, Metauros: “Governo e Regione accertino pericoli per ambiente e salute”

Non possono lasciare inermi le istituzioni, a partire dal governo nazionale e regionale, i fatti ricostruiti nell’inchiesta Metauros dalla Dda di Reggio Calabria, per cui in Calabria i rifiuti erano cosa del clan di ‘ndrangheta Piromalli e i fanghi industriali da smaltire venivano venduti a imprese compiacenti per la trasformazione in fertilizzanti.
Ci potrebbero essere conseguenze terribili per l’ambiente e la popolazione, per cui ho subito provveduto a presentare una specifica interrogazione, che si aggiunge a una prima, firmata all’inizio della legislatura insieme ai colleghi parlamentari calabresi del MoVimento 5 Stelle, sul sistema rifiuti della Calabria e sull’impressionante giro di soldi che il governo mandò per l’emergenza ambientale della regione.
Il tema dello smaltimento di rifiuti e scorie è sempre stato sottovalutato, riguardo alla Calabria. Manca una coscienza del potere, non di rado supino, che non ha saputo accertare fino in fondo, in modo trasparente, i correlati rischi di inquinamento nei territori. Adesso devono attivarsi intanto le Prefetture. Nell’immediato ci aspettiamo iniziative serie e concrete dal presidente della Regione, Mario Oliverio, e dal governo nazionale, che chiamiamo espressamente in causa.
La magistratura sta facendo saltare progetti criminali di gravità inaudita. Le istituzioni politiche devono invece chiarire quanto sia in pericolo l’ambiente e la salute dei calabresi.

Sulla discarica di San Calogero (VV) bisogna intervenire al più presto!

Sulla discarica di San Calogero (VV) bisogna intervenire al più presto!

Il governo adotti iniziative atte a verificare lo stato d’inquinamento dell’area della Discarica di San Calogero di Località Tranquilla, nel comune di San Calogero (VV) al fine di pervenire ad una efficace messa in sicurezza e la bonifica del territorio.
È quanto ho scritto in un’interrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio Gentiloni ed ai ministri dell’ambiente e della salute. La discarica di San Calogero è ritenuta la più pericolosa d’Europa in quanto contiene oltre 130mila tonnellate di rifiuti provenienti da centrali termoelettriche a carbone. Si tratta di rifiuti molto pericolosi, che possono compromettere irrimediabilmente la salute del territorio e dei propri cittadini, visto che lo smaltimento potrebbe avere effetti devastanti se si considera la presenza di due corsi d’acqua nei pressi dell’ex fornace oggi teatro della discarica.
La magistratura non è riuscita a consegnare alla giustizia i 14 imputati ritenuti responsabili di ‘avvelenamento colposo’ in quanto il reato è andato prescritto. Con l’entrata in vigore della legge sugli ecoreati promossa dal MoVimento 5 Stelle, i tempi della prescrizione per questo tipo di reati verrà raddoppiato. Anche se, nel nostro programma di governo in tema di giustizia, ci impegniamo ad eliminare definitivamente l’intervento della prescrizione.
La discarica è al centro di un giro di affari di diversi milioni di euro. È evidente che tutti questi soldi non hanno portato alcun beneficio ai cittadini di San Calogero che, al contrario, rischiano la propria salute a causa dell’immobilismo della politica.

 

Carcere di Vibo Valentia, ho interrogato il ministro Orlando

Carcere di Vibo Valentia, ho interrogato il ministro Orlando

Sono stata di parola. Venerdì scorso ho partecipato a un sit-in del sindacato SAPPE, della Polizia Penitenziaria. Avevo promesso di portare in parlamento il caso della carenza di personale nel penitenziario vibonese. L’ho fatto subito, con una specifica interrogazione.

 

Con un’interrogazione al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ho portato in parlamento il caso della mancanza di 60 unità di personale nel penitenziario di Vibo Valentia. Al ministro ho chiesto «quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere per garantire la copertura dei posti mancanti», ricordando che «il penitenziario ha 230 condannati per ‘ndrangheta su oltre 400 detenuti», come denunciato dal sindacato Sappe, inascoltato e costretto a un sit-in di protesta tenuto lo scorso 29 settembre. Nell’atto ho scritto che «la situazione è divenuta insostenibile e comporta ulteriori aggravi per il personale della Polizia penitenziaria in servizio, utilizzato anche per i trasferimenti dei detenuti». Il ministro interrogato deve e può trovare adeguate soluzioni. Nella stessa interrogazione ho premesso che «la«vicenda del crescente debito pubblico è dovuta quasi integralmente al sistema privato di emissione della cartamoneta» e che le relative conseguenze «non possono intaccare i settori della sanità, dell’istruzione, della giustizia e i servizi fondamentali, soprattutto in territori, come la Calabria, in cui è forte l’operatività della criminalità organizzata».

 

SALVARE Villa Aurora, ieri ho incontrato apposta il commissario Scura

SALVARE Villa Aurora, ieri ho incontrato apposta il commissario Scura

Al delegato del governo ho esposto le proposte del Movimento per la clinica di Reggio Calabria, per le stabilizzazioni e le nuove assunzioni in sanità e per recuperare risorse per il Servizio sanitario regionale, partendo dalla vicenda dei milioni in più che fuori legge la Calabria trasferisce ogni anno al policlinico universitario di Catanzaro.

Applicare il principio normativo dell’integrazione del pubblico da parte del privato e, dunque, alla luce del comprovato sovraccarico dei reparti pubblici di Ginecologia-Ostetricia della provincia di Reggio Calabria, riaprire il Punto nascita di Villa Aurora, così garantendo la necessaria assistenza alla comunità locale e tutti i posti di lavoro presenti nella clinica reggina. È la mia proposta al commissario del governo Massimo Scura, che ho incontrato ieri a Catanzaro, discutendo a lungo della delicata vertenza di Villa Aurora, delle nuove assunzioni conseguenti alla normativa sui turni e i riposi obbligatori in sanità, delle relative procedure, delle stabilizzazioni dei precari, della programmazione in corso, del comportamento dei direttori generali delle Aziende del Servizio sanitario regionale e del surplus di finanziamento che la Regione Calabria continua a trasferire al policlinico universitario di Catanzaro, senza un valido protocollo d’intesa e in violazione di legge, che in proposito impone di considerare l’effettiva produzione del beneficiario. Con il commissario Scura ci si può confrontare in modo aperto e diretto. Il commissario ha preso atto della soluzione del Movimento 5stelle per salvare Villa Aurora, concreta quanto fattibile. Non può essere il privato a imporre le proprie preferenze al potere pubblico. Sulle nuove assunzioni il commissario ha rappresentato lo stato e le difficoltà dell’attuazione, assicurando una costante vigilanza sulle scelte dei direttori generali. Ancora una volta il Movimento 5stelle ha dato prova di essere operativo sui nodi della sanità calabrese, per cui con precisa cognizione ha sempre seguito il doppio binario della denuncia e del dialogo istituzionale, purtroppo finora rifiutato dal governatore Mario Oliverio. 

 

VITTORIA 5STELLE: Finalmente a norma la terapia intensiva della Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro

VITTORIA 5STELLE: Finalmente a norma la terapia intensiva della Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro

Il risultato di una battaglia che con il collega deputato M5s Paolo Parentela iniziammo nel giugno 2015, dopo aver conosciuto le denunce del 2013 dell’allora primario del reparto, il compianto professor Attilio Renzulli. La politica ci insultò a raffica, ma avevamo ragione. Oggi i pazienti hanno condizioni di sicurezza, grazie al Movimento 5stelle.

La terapia intensiva della Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro è stata finalmente adeguata alle norme di legge, con ambienti, strumenti e personale dedicati ai soli pazienti del reparto. Lo dico a seguito di una specifica ispezione in sede, la terza in ordine di tempo, compiuta nella tarda mattinata di oggi, lunedì 2 ottobre, alla presenza di un mio consulente tecnico. Ora per i malati che lì subiscono interventi al cuore non vi sono più condizioni strutturali di rischio infettivo. Si tratta di un risultato del Movimento 5stelle, frutto di una lunga quanto ostacolata battaglia compiuta insieme al collega deputato Paolo Parentela, iniziata nel giugno 2015 a seguito delle denunce di morti per sepsi batterica fatte nel 2013 dal compianto professor Attilio Renzulli, che più volte chiese senza ascolto quell’adeguamento oggi avvenuto e pagò un prezzo altissimo per il suo coraggio, per il senso di grande responsabilità dimostrato da medico e da primario. Devo ricordare tutti gli attacchi e gli insulti che subimmo per anni insieme a Parentela. Centrodestra e centrosinistra ci dissero senza argomentare che volevamo la chiusura della Cardiochirurgia del policlinico universitario, ci accusarono di strumentalizzare e di volere il male di Catanzaro. Se oggi i pazienti di quel reparto hanno oggettive condizioni di sicurezza, questo si deve soltanto alla costanza, alla tenacia e all’autonomia del Movimento 5stelle, che ha dovuto combattere contro un intero sistema della menzogna, politico, burocratico e in parte mediatico. Lo sforzo incessante di Renzulli non è stato vano. Mi auguro che la Procura di Catanzaro concluda presto l’indagine sulle eventuali responsabilità penali dell’intera vicenda.

 

Qui la diretta sull’argomento:

Qui le foto dell’ispezione odierna:

 

 

Sciopero fame sindaco Chiaravalle, mio intervento parlamentare.

Sciopero fame sindaco Chiaravalle, mio intervento parlamentare.

Ieri ho incontrato il sindaco di Chiaravalle Centrale (Cz), che da giorni sta protestando per lo stato in cui versa la locale Casa della Salute. Ho espresso la mia vicinanza a tutta la comunità e garantito il mio intervento parlamentare a riguardo. Ho provato anche a chiamare il governatore Oliverio, che come sempre non mi ha risposto. Ricordo che le Case della Salute, finanziate con soldi pubblici, hanno sostituito diversi ospedali calabresi, chiusi per via del Piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale. Invece di pensare soltanto alla sua nomina come commissario alla Sanità calabrese, Oliverio chiarisca il perché dell’abbandono della Casa della Salute di Chiaravalle Centrale, dica chi sono i responsabili e si impegni ad assicurare i diritti della popolazione locale.

 

Press Strill.it -> Ex ospedale di Chiaravalle Centrale – Il “caso” approda anche in Parlamento

 

Penitenziario di Vibo Valentia con 60 Agenti in meno, denuncerò in parlamento

Penitenziario di Vibo Valentia con 60 Agenti in meno, denuncerò in parlamento

Situazione insostenibile, sarò al sit-in organizzato dal Sappe il 29 settembre. Sono vicina agli Agenti della Polizia Penitenziaria.

Al Penitenziario di Vibo Valentia ci sono 60 agenti in meno, in pianta organica. È la denuncia, continua e inascoltata, del sindacato SAPPE, che sul posto ha organizzato per venerdì 29 settembre, sino alle ore 18, un sit-in di protesta.

Nello stesso Istituto si trovano 408 detenuti, di cui circa 230 appartenenti alla criminalità organizzata. Il dato sul rapporto tra personale e detenuti è, per quanto riferito dal SAPPE, di un agente ogni tre detenuti, pari al 33%. Sempre secondo il SAPPE, nel resto della Calabria la percentuale in questione sale al 52%, mentre la media italiana è del 66%. In molti casi, per garantire i circa 1200 trasferimenti annui di detenuti – spostati per processi, visite e permessi – a Vibo Valentia viene utilizzato il personale interno dell’Istituto, abbassando inevitabilmente i livelli minimi di sicurezza. Per questo ho deciso di intervenire, partecipando di persona all’iniziativa del SAPPE. Porterò il caso in parlamento. Vibo Valentia non può essere terra di nessuno, abbandonata dallo Stato e costretta a subire tagli e paradossi inaccettabili.

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