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Callipo chiarisca su intercettazioni o il Pd ne ritiri la candidatura a sindaco di Pizzo

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Category Archives: M5S in Calabria

Callipo chiarisca su intercettazioni o il Pd ne ritiri la candidatura a sindaco di Pizzo

Callipo chiarisca su intercettazioni o il Pd ne ritiri la candidatura a sindaco di Pizzo

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Repubblica.it ha riferito di intercettazioni pesantissime tra Callipo e Sacco, protagonista della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, arrestato nella recente operazione antimafia “Jonny”. Emergerebbe scenario inquietante. Attendiamo risposte anche dal Pd nazionale.

Sono gravissime e non possono passare nel silenzio le notizie che Repubblica.it ha riportato sull’esistenza di intercettazioni che proverebbero rapporti elettorali tra l’esponente renziano del Pd Gianluca Callipo e Leonardo Sacco, protagonista della Confraternita della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, arrestato nell’operazione “Jonny” che ha svelato gli interessi del clan Arena sull’accoglienza ai migranti nell’area crotonese. Lo affermo insieme ai colleghi parlamentari nazionali M5s Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni, e alla nostra Laura Ferrara, del parlamento europeo. Inquietante è che, stando a Repubblica.it, Callipo, il quale tramite Sacco e la Misericordia di Isola Capo Rizzuto avrebbe ottenuto voti alle primarie interne del 2014 per la candidatura a governatore della Regione Calabria, si sarebbe poi messo a disposizione di Sacco, assicurandogli, per un altro progetto di accoglienza, un’interlocuzione con vertici del Pd nazionale, tra cui Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Vogliamo sapere se ci siano stati scambi politico-elettorali con partecipazioni mafiose e quali siano stati gli accordi e i ruoli specifici, atteso che Repubblica.it ha fatto un riferimento, pur non circostanziandolo, anche all’idea di affidare la conduzione di imbarcazioni per salvataggio migranti all’ex comandante della Concordia, Francesco Schettino. Confidiamo nell’azione della magistratura catanzarese, che in Calabria sta compiendo una preziosa opera di pulizia. Nel frattempo aspettiamo che il diretto interessato, cioè Callipo, oggi candidato quale sindaco di Pizzo Calabro, faccia immediata e compiuta chiarezza sulla vicenda. Diversamente, il Partito democratico dovrebbe, per coerenza, indurlo a ritirarsi dalla campagna elettorale in corso.

L’ennesimo incubo di una nuova centrale a biomasse in Sila

L’ennesimo incubo di una nuova centrale a biomasse in Sila

La centrale a biomasse di Parenti (CS) che servirà per la produzione di energia elettrica e termica, da 998,00 KW sorgerà a pochissimi metri da cooperative agricole che producono la patata silana IGP, a poche centinaia di metri da uno stabilimento che imbottiglia acqua oligominerale naturale, in prossimità di alberghi, ristoranti e agriturismi, in una valle posta in mezzo ai quattro laghi (Passante, Savuto, Ampollino e Arvo) che riforniscono d’acqua le limitrofe città calabresi, in un territorio dove pascolano allo stato brado migliaia di podoliche il cui latte e carni ritroviamo sulle nostre tavole.
Se la mia proposta di legge che vieta le centrali inquinanti in aree dove si pratica agricoltura di pregio fosse stata approvata a quest’ora ci saremmo risparmiati l’ennesima centrale a biomasse a pochi passi dal Parco Nazionale della Sila.

Le centrali a biomassa, anche se realizzate bene, producono comunque COV (composti organici volatili), diossine, metalli pesanti contenuti nel legno, e particolato ultrasottile (nanopolveri), che sono la fonte di maggiori pericoli per gli esseri viventi in quanto talmente piccoli da legarsi alle molecole, generando forme tumorali, interagendo con il corpo umano direttamente attraverso i pori della pelle. A tutto ciò bisogna aggiungere l’inquinamento atmosferico e acustico prodotto dai mezzi che giornalmente dovranno rifornire la centrale e l’annientamento di interi boschi come già sta avvenendo, peraltro, nella nostra regione per soddisfare le esigenze delle centrali già in funzione.

La nascita di diverse centrali a biomasse nella Regione Calabria sta creando sempre più un fabbisogno di legname da ardere tale da scatenare un notevole incremento di tagli abusivi di alberi (mafia del legno) come ha di recente affermato Aloisio Mariggiò, ex generale dell’Arma dei Carabinieri e attuale commissario di Calabria Verde, ente strumentale regionale che si occupa di forestazione e difesa del suolo.

Al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti attraverso un’interrogazione parlamentare ho chiesto: “se non ritenga che costruire una centrale a biomasse a qualche chilometro dal Parco Nazionale della Sila non vada a compromettere il delicato ecosistema di un territorio a completa vocazione turistica ed agricola o quantomeno se non ritenga opportuno che venga negato a soggetti motorizzati l’ingresso nel perimetro del Parco perché inquinanti sia in termini di rumore che di gas di scarico”.
Ho chiesto inoltre: “quali soluzioni normative intenda promuovere per tutelare le foreste calabresi dai tagli illeciti e se non ritenga opportuno anche per tutelare particolari aree di pregio, fissare un limite di potenza massima prevista per tali centrali di 500kW con un raggio di approvvigionamento delle biomasse di 10 km dal punto di utilizzo”.

La proposta di fissare un limite di potenza prevista con un raggio più corto di approvvigionamento delle biomasse l’ho presentata con un emendamento nel provvedimento in esame in questi giorni alla Camera dei Deputati sulle aree protette. Spero che la maggioranza PD accolga questa richiesta per frenare questa speculazione che sta devastando anche la nostra Calabria. Secondo voi il PD lo farà? Ai posteri l’ardua sentenza…

 

SANITÀ, NOMINE: ALL’ASP CROTONE LA LEGGE DI PALLAPALLA?

SANITÀ, NOMINE: ALL’ASP CROTONE LA LEGGE DI PALLAPALLA?

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All’Asp di Crotone il dirigente amministrativo scaduto nomina il direttore sanitario scaduto quale direttore generale. Ho portato il caso in procura, alla Corte dei conti, al Consiglio regionale, all’Anac e ai ministri della Salute, dell’Economia e della Pubblica amministrazione.

Il mio esposto in Procura in evidenza su Il Corriere della Calabria

 

 

Direzione generale ASP di Crotone, mio esposto a procure e ministeri

Direzione generale ASP di Crotone, mio esposto a procure e ministeri

Per quanto ha ricostruito “Il Corriere della Calabria”, la Regione guidata da Mario Oliverio potrebbe agevolare la nomina del dirigente medico Sergio Arena al vertice dell’Asp di Crotone. Dunque sono intervenuta con un atto specifico.

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Sulla vicenda della direzione dell’Asp di Crotone, ho presentato un esposto alle Procure di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e della Corte dei conti, trasmettendolo anche all’Anac, ai ministri di Salute, Economia e Pubblica amministrazione, al commissario governativo Massimo Scura, nonché alla commissione di Vigilanza e ai revisori dei conti del Consiglio regionale. Ho preso spunto dal dubbio, sollevato e argomentato dal “Corriere della Calabria”, che la Regione Calabria governata da Mario Oliverio possa agevolare la nomina del dirigente medico Sergio Arena a direttore generale dell’Asp di Crotone. Nell’esposto ho scritto che «merita un approfondimento tempestivo» delle istituzioni la ricostruzione fornita dalla riferita testata giornalistica rispetto al lungo commissariamento dell’Asp di Crotone, alla legge regionale dell’aprile 2016 che ha prolungato l’incarico di commissario ad Arena, alla proroga accordagli da ultimo e alle violazioni normative che si profilerebbero. Ciò, ha precisato nello stesso esposto, «anche alla luce dell’improprio ricorso, da parte della Regione Calabria, al commissariamento di aziende sanitarie e dell’anomala, incomprensibile e sistematica novazione dell’elenco regionale degli idonei alla nomina di direttore generale, nonché dell’illegittima nomina a commissario dell’Asp di Reggio Calabria del dottor Santo Gioffrè». «Poiché la sanità calabrese – ho concluso Nesci, nell’esposto – è ad oggi commissariata per il rientro dal disavanzo sanitario, peraltro con un’offerta al di sotto dei Livelli essenziali di assistenza, le risposte istituzionali alle questioni sulle nomine di vertice appaiono prioritarie ed urgenti, anche al fine di evitare l’adozione di atti che potrebbero rivelarsi nulli e compromettere la già gravata riorganizzazione dei servizi».

 

Nomina caporedattore sede Rai, liveFacebook

Nomina caporedattore sede Rai, liveFacebook

Nomina caporedattore sede Rai, liveFacebook

 

Video denuncia Demanio Demonio

Video denuncia Demanio Demonio

In questa mia inchiesta denuncio il mancato trasferimento di dipendenti della Provincia di Cosenza alla Regione Calabria. Ferme montagne di pratiche del Demanio, canoni non incassati per oltre 1milione di euro. Il governatore Oliverio tace, il suo ex scudiero Iacucci dice di non sapere. Gustatevi il filmato.

 

 

‘Ndrangheta, dopo “Jonny” la chiesa calabrese usa parole forti

‘Ndrangheta, dopo “Jonny” la chiesa calabrese usa parole forti

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Apprezzo molto la posizione, conseguente all’inchiesta “Jonny”, di monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabrese, per cui tra Chiesa e ‘ndrangheta e non deve esserci possibilità di equivocare, ma al contrario netta e radicale antitesi. A prescindere dal credo di ciascuno, il messaggio dell’arcivescovo fa riflettere la politica, spesso debole e rassegnata, a volte collusa e perfino diretta da cupole mafiose. Prezioso il riferimento del religioso al Vangelo come baluardo contro la penetrazione di interessi criminali, come guida cristiana e sorgente morale, come eredità distintiva e simbolo di valori che non si possono tradire. Altro spunto di profonda riflessione è il riferimento di monsignor Bertolone alla figura profetica di padre Pino Puglisi, morto per difendere lo spirito di giustizia cristiano, proprio come l’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero, don Peppe Diana e altri sacerdoti coraggiosi, che, al contrario di uomini della Chiesa calabrese, non si sono mai piegati alla violenza criminale. La guerra alla ‘ndrangheta condotta dal procuratore Gratteri e dai suoi collaboratori sta determinando anche significative reazioni civili e religiose, di cui in Calabria c’è bisogno come il pane. Ogni giorno la magistratura fornisce risultati ed esempi nell’intera regione. Tuttavia, ciascuno di noi è chiamato a fornire un contributo, non solo politico in senso stretto, per sconfiggere la diffusa cultura mafiosa, fatta di opportunismo, ambiguità, riverenze, atteggiamenti istituzionali morbidi o, peggio, silenzi inaccettabili.

Sacal, esposto 5stelle ad Anac e Procure, Oliverio ha ingannato il prefetto De Felice

Sacal, esposto 5stelle ad Anac e Procure, Oliverio ha ingannato il prefetto De Felice

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È inqualificabile il silenzio del governatore Mario Oliverio sulle recenti nomine riguardanti l’amministrazione della società aeroportuale Sacal. Lo dico insieme ai colleghi parlamentari M5s Paolo Parentela e Nicola Morra, nonché agli attivisti del Meet Up “Lamezia 5stelle”. Avevamo invitato Oliverio a chiarire se quelle nomine erano state precedute da un bando pubblico, come vuole un regolamento dello scorso 17 marzo, approvato proprio dalla giunta regionale della Calabria. Allergico ai controlli, Oliverio ritiene di non dover rispondere mai alle questioni sulle procedure pubbliche, come se fosse un imperatore e non il titolare di un mandato popolare a tempo determinato. Sulle riferite nomine abbiamo presentato un esposto all’Anac, al Ministero della Pubblica Amministrazione, alla Corte dei Conti e alle Procure di Catanzaro e Lamezia Terme, in quanto le norme obbligavano la Regione Calabria alla selezione tramite avviso e al rispetto delle quote rosa, secondo legge. Anche stavolta l’irresponsabilità di Oliverio e i suoi cattivi consiglieri hanno causato un problema concreto e uno politico. Infatti, dopo la scandalosa gestione emersa dall’inchiesta “Eumenidi”, ancora Sacal non potrà essere regolarmente amministrata. Inoltre la modalità di assegnazione dell’incarico di vertice al prefetto Arturo De Felice, figura di riconosciuto prestigio, offende un uomo dello Stato, che non può accettare l’illegittima designazione. Questa vicenda conferma la schizofrenia politica di Oliverio, che straparla di legalità ma poi scavalca le norme, verso cui ha un’avversione evidente, cronica. Il governatore è allora pericoloso per il futuro della Calabria. Ci auguriamo che il Pd corra ai ripari e lo corregga, prima che sia troppo tardi.

Cara di Isola Capo Rizzuto, gli odierni arresti confermano ipocrisia e interessi mafiosi sull’accoglienza

Cara di Isola Capo Rizzuto, gli odierni arresti confermano ipocrisia e interessi mafiosi sull’accoglienza

Cara isolacapo rizzuto

Il business dei migranti è ormai evidente. L’abbiamo sempre denunciato, con coraggio, obiettività e a difesa dei diritti di chi sbarca in Italia. È di oggi la notizia di nuovi arresti della magistratura e delle forze dell’ordine nell’ambito di un’operazione che ha colpito il clan Arena e scoperchiato gli interessi mafiosi sul Cara di Isola Capo Rizzuto in Calabria. Rivolgo il mio plauso agli uomini dello Stato che hanno agito così in profondità, accertando interessi economici della ‘ndrangheta a discapito dei migranti, perfino col fermo del parroco e del capo della Misericordia che gestisce il centro. La vicenda è gravissima: conferma pienamente quanto denunciamo da anni. La finta solidarietà verso i migranti è spesso la copertura di piani diabolici finalizzati a incamerare flussi enormi di denaro pubblico. L’avevamo detto a più riprese per il Cara Mineo. Anche stavolta la politica ha i suoi interessi, i suoi bacini elettorali. Chiediamo allora la chiusura di questi centri, tanto il Cara Mineo quanto il Cara di Isola Capo Rizzuto. È il momento di agire con decisione, impedendo l’arricchimento di mafiosi e di loschi personaggi che, dietro la facciata dell’accoglienza, intascano soldi della comunità.

Amantea: resta la Guardia di Finanza. Nostro successo

Amantea: resta la Guardia di Finanza. Nostro successo

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Il mantenimento definitivo della Guardia di Finanza ad Amantea è un bene per tutta la comunità e ne conferma il ruolo fondamentale sul territorio.

Ne sono convinta insieme alla candidata sindaco del Movimento 5stelle, Francesca Menichino.

Con atti specifici e mediazioni politiche, il Movimento ha fatto la sua parte per assicurare la presenza dei finanzieri sul posto.

A riguardo nei mesi scorsi, anche insieme al nostro senatore Nicola Morra, abbiamo dialogato con più vertici istituzionali, con i quali abbiamo mantenuto uno spirito di aperta collaborazione pur davanti ad alcune visioni divergenti.

La città di Amantea deve trovare nuovo coraggio per affrontare i problemi causati da un lungo dominio politico e da gestioni che hanno prodotto dissesto finanziario, diseguaglianze ed emigrazione.

Sapere che resta la Guardia di Finanza è una garanzia, anche in considerazione degli appetiti della criminalità organizzata, che, come noto, cerca sponde politiche e punta ad alterare l’imparzialità della pubblica amministrazione.

Con Francesca Menichino sottolineo, oltretutto, che – come insegnano, tra gli altri, i procuratori Nicola Gratteri, Federico Cafiero De Raho e Pierpaolo Bruni – la criminalità si annida spesso nelle amministrazioni pubbliche, attraverso appoggi di palazzo.

In un’area come quella di Amantea, in attesa di risposte forti, è allora indispensabile il lavoro dei finanzieri.

Servirà pure una convinta aggregazione civile al fine di costruire un percorso di concreta emancipazione politica e sociale.

 

Reggio Calabria: Villa Aurora, governatore agisca e verifichino i requisiti

Reggio Calabria: Villa Aurora, governatore agisca e verifichino i requisiti

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Il governatore della Calabria, Mario Oliverio, deve intervenire subito sulla grave situazione della casa di cura Villa Aurora, nota da mesi, che si ripercuote sull’assistenza sanitaria nell’area reggina e rischia nel concreto di portare alla disoccupazione e disperazione diverse decine di dipendenti. Ho chiesto formalmente un incontro con il governatore regionale e al prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, la convocazione di un nuovo tavolo urgente per affrontare il caso, anche per quanto riguarda gli stipendi arretrati del personale. Inoltre ho scritto al direttore generale dell’Asp competente di Vibo Valentia, Angela Caligiuri, sollecitando la verifica dei requisiti di legge presso la stessa struttura sanitaria. La vicenda della riconversione dei posti letto di Villa Aurora non è affatto chiara. È indispensabile andare sino in fondo per capire ogni passaggio. Da tempo ho presentato un esposto alla Procura di Reggio Calabria, sulla scorta dei resoconti giornalistici. Non c’è altro tempo da perdere, se si vogliono salvaguardare pazienti e lavoratori. Mi auguro che le istituzioni raccolgano i miei inviti, perché è in gioco il futuro di molte persone, che attendono risposte certe, non più rinviabili.

Centrale del Mercure: le istituzioni uccidono il parco

Centrale del Mercure: le istituzioni uccidono il parco

Lo scandalo della centrale a biomasse dell’Enel nel bel mezzo del Parco Nazionale del Pollino grida vendetta, il silenzio e la compiacenza delle istituzioni uccidono due volte l’economia e la salute del territorio. Oggi ho nuovamente presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri Calenda, Galletti e Lorenzin.
Fin dall’inizio del 2016 in concomitanza con la riapertura della centrale, si è verificata in Calabria una recrudescenza senza precedenti di tagli boschivi illegali su cui sta attivamente indagando la magistratura e che sta distruggendo le nostre foreste, contribuendo al dissesto idrogeologico, ai processi di desertificazione, allo sviluppo del fenomeno di criminalità organizzata noto come ‘mafia dei boschi’.
L’Amministratore delegato di Enel Francesco Starace ha ufficialmente ammesso l’utilizzo dei dati microclimatici della valle di Latronico, invece di quelli del Mercure, in quanto ‘analoghi’. Quanto finora asserito toglie ogni attendibilità scientifica al posizionamento delle centraline, rendendo inattendibile il livello di inquinamento dell’aria e dunque il rischio di salute della gente del Mercure.
Enel, come ha affermato Starace con la centrale del Mercure nel 2016 ha incassato 49 milioni di euro, di cui 39 milioni di incentivi pubblici e appena 10 dalla produzione energetica. Vogliamo sapere dal Governo se questi incentivi pubblici incassati con la centrale del Mercure corrispondono a verità e quale sia la ratio di tale che hanno ottenuto come contropartita la distruzione del patrimonio boschivo calabrese, del prezioso e delicatissimo ambiente del Parco Nazionale del Pollino, uno sviluppo del fenomeno di criminalità organizzata e la possibilità di seri danni per la salute degli abitanti della valle del Mercure.
Sulla vicenda ho scritto nuovamente al Presidente Mario Oliverio, all’assessore Rizzo e al dirigente Orsola Reillo chiedendo loro “come sia stato possibile concedere delle autorizzazioni che avevano alla base dati non relativi alla valle dove era previsto l’intervento industriale e se non ritengano urgente localizzare le suddette centraline di monitoraggio nella valle del Mercure che presenta caratteristiche microclimatiche profondamente diverse”.
Al fine di fare trasparenza sulla filiera del legname, ho presentato anche una richiesta di accesso agli atti ad Enel chiedendo tutti i dati dei fornitori circa l’approvvigionamento di biomasse che alimentano la Centrale. Prima dell’apertura del Mercure in Calabria erano già attive quattro centrali a biomasse, di potenza complessiva di 104 MWe con un consumo di 1.010.000 tonnellate l’anno. Il Mercure, da sola, ha una potenza pari al 40% delle altre quattro ed un consumo annuo di 340.000 tonnellate, che porta a quasi un milione di tonnellate l’anno il ‘saldo negativo’, in Calabria, tra richiesta ed offerta di biomasse da ardere.
I cittadini del mercure e le numerose associazioni ambientaliste, insieme al ‪‎M5S‬, non molleranno mai questa battaglia, continuando a lavorare per impedire l’ennesimo scippo ad un territorio che va difeso, non deturpato.

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Nomine Sacal: Oliverio dica se fatte con avviso pubblico

Nomine Sacal: Oliverio dica se fatte con avviso pubblico

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Al governatore Mario Oliverio chiediamo di chiarire con urgenza, allo scopo di fugare ogni dubbio, se le nomine dei componenti del Cda della società aeroportuale Sacal ricadenti nella competenza della Regione siano state effettuate previa pubblicazione di avviso pubblico, come prevede il regolamento dello scorso 17 marzo, approvato dalla giunta regionale della Calabria. Dopo l’inchiesta che ha travolto i vertici di Sacal, è fondamentale ripartire dalle regole. Pertanto, mi auguro che il primo passo per il nuovo corso di Sacal sia stato proprio il rispetto delle norme di cui la stessa Regione Calabria si è dotata di recente. Non vorrei che si fosse utilizzato il riconosciuto prestigio del prefetto Arturo De Felice per proseguire con logiche di potere contrastanti con l’esigenza di recuperare la credibilità della partecipata Sacal.

Scioglimento per ‘ndrangheta comune Gioia Tauro impone chiarezza su nuovo ospedale

Scioglimento per ‘ndrangheta comune Gioia Tauro impone chiarezza su nuovo ospedale

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di Dalila NESCI
Il recente scioglimento, tra gli altri municipi calabresi, del Comune di Gioia Tauro dimostra la fondatezza delle perplessità sulla gestione dell’ente che più volte avevamo espresso alla Prefettura di Reggio Calabria, esercitando un ruolo di vigilanza in favore della democrazia. Lo dico insieme ai colleghi parlamentari M5s Paolo Parentela, Nicola Morra e Federica Dieni. Allora eravamo stati accusati, come al solito, di produrre sterili polemiche, mentre puntavamo l’attenzione su verifiche necessarie a garantire l’imparzialità della pubblica amministrazione. Oggi i fatti ci danno ragione. Si chiude, dunque, una brutta pagina per Gioia Tauro, luogo strategico per lo sviluppo sostenibile dell’intera regione. Le diverse forze sane della città dovranno agire, sul piano politico e sociale, per consentire alla comunità gioiese di vincere l’oppressione mafiosa. Lo Stato dovrà fare la parte più importante, intensificando i controlli e investendo risorse per il lavoro e la cultura della legalità, sul territorio divulgata con esempi concreti, pur tra continui ostacoli e tentativi di delegittimazione. Il Movimento 5stelle si propone di essere lo strumento politico per aggregare le energie migliori di Gioia Tauro, a prescindere dal momento elettorale, ora rinviato. Anche la vicenda della realizzazione dell’ospedale nuovo della Piana dovrà essere chiarita in dettaglio, al di là delle vaghe informazioni rese da Franco Pacenza, per la sanità delegato del governatore Mario Oliverio. Tutta l’area della Piana, come quella della Sibaritide e del Vibonese, ha bisogno di risposte certe sui servizi fondamentali, a partire da quelli sanitari. La ‘ndrangheta cresce se intravede possibilità di affari e situazioni di abbandono e incertezza. 

 

Nomina Scuglia: Magorno disinforma

Nomina Scuglia: Magorno disinforma

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di Dalila NESCI

Non ci sorprende affatto che i vertici del Pd confondano la realtà vera con quella virtuale. Sulla discussa nomina di Scuglia a segretario generale della Città metropolitana di Reggio Calabria, abbiamo sollevato un problema di inopportunità. La stampa ufficiale aveva riportato la notizia dell’incarico, aggiungendo che il destinatario Scuglia è imputato per bancarotta fraudolenta. Lo affermo in risposta a un appunto Twitter del segretario del Pd calabrese, Ernesto Magorno, di «vicinanza» e «grande abbraccio da tutti i democratici calabresi» al sindaco reggino Falcomatà «per il vergognoso gesto firmato M5s». L’uscita di Magorno dimostra che nel Pd vivono spesso nel mondo virtuale, non tutti, al punto da deformare i fatti per non ammettere, nello specifico, l’abbaglio politico di Falcomatà. Questi, dopo il nostro ammonimento pubblico, è tornato indietro rispetto alla nomina in questione, punto. Se Magorno si scandalizza per la foto che abbiamo utilizzato sui social, che ritrae Falcomatà con un occhio nero, questo è un problema suo. La satira, specie se metaforica, non è censurabile. Nessuno dei 5stelle ha colpito realmente Falcomatà o gli ha promesso un pugno in faccia. Come al solito, quando il potere viene scoperto, inganna l’opinione pubblica allo scopo di far dimenticare i fatti e alimentare polemiche sul nulla. Sarebbe molto più onesto riconoscere gli errori e non commetterli più. Da qui il mio invito a ripudiare tutti, al di là delle diverse bandiere, quella cultura riassunta dal vecchio motto «il duce ha sempre ragione».

 

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