Crea sito

Internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo

  Internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo di Luigi Di Maio   Se l’Italia avesse una diffusione di Internet pari a quella della Francia ci sarebbero More »

La strage degli innocenti di Foggia si poteva evitare?

  La strage degli innocenti di Foggia si poteva evitare? di Nello Trocchia, giornalista e scrittore La mafia uccide chi lavora, ammazza due contadini, gente che ha visto l’alba ogni giorno, che More »

Nell’#Italia5Stelle non c’è spazio per l’austerità

Nell’#Italia5Stelle non c’è spazio per l’austerità di Sergio Battelli Ciao a tutti, tra poche settimane si terrà un evento speciale, in cui ci ritroveremo per parlare di tanti temi che interessano il More »

Tu chiamale se vuoi… ”donazioni”: il nuovo trucco dei partiti per intascare soldi pubblici

Tu chiamale se vuoi… ”donazioni”: il nuovo trucco dei partiti per intascare soldi pubblici di Vito Crimi Vi dice niente l’espressione “donazione liberale”? È il nuovo trucco dei partiti per intascare i More »

Nell’#Italia5Stelle lotta dura all’azzardopatia

  Nell’#Italia5Stelle lotta dura all’azzardopatia   di Giovanni Endrizzi L’azzardo è una rovina economica, ma anche sociale. Porta degrado e passività per questo il Movimento 5 Stelle lo contrasta fermamente. I giovani More »

La tutela del palio di Siena e dei suoi cavalli

  La tutela del palio di Siena e dei suoi cavalli dei portavoce del MoVimento 5 Stelle di Siena Rappresentare il MoVimento 5 Stelle nella città di Siena è qualcosa di speciale. More »

Scafisti, migranti e ong: le rivelazioni shock di una gola profonda

  Scafisti, migranti e ong: le rivelazioni shock di una gola profonda da Tgcom24 La rivelazione shock a Quotidiano Nazionale di un addetto alla sicurezza, che vuole rimanere anonimo, impiegato su una More »

Infondere un’anima sociale alle politiche UE per l’energia

Infondere un’anima sociale alle politiche UE per l’energia di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa Manca una dimensione importantissima – quella sociale – alla proposta di regolamento per la governance dell’Unione dell’energia More »

Sanzioni Usa alla Russia: concorrenza sleale… A tutto gas?

Sanzioni Usa alla Russia: concorrenza sleale… A tutto gas? di Fabio Massimo Castaldo, EFDD – M5S Europa In queste ultime settimane è tornato alla ribalta il tema delle sanzioni nei confronti della More »

Umbria, abbiamo svenduto dignità e lavoro. Ora basta

Umbria, abbiamo svenduto dignità e lavoro. Ora basta di Laura Agea, EFDD – M5S Europa La situazione occupazionale in Umbria è drammatica. Gli imprenditori si tolgono la vita, il mondo del lavoro More »

Category Archives: Informazione

Internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo

Il Blog delle Stelle

 
 

Se l’Italia avesse una diffusione di Internet pari a quella della Francia ci sarebbero 186.000 occupati in più. Se avesse la diffusione di internet pari a quella dell’Olanda avremmo 270.000 posti di lavoro in più.

Mi fanno morire i vecchi partiti quando ironizzano sul Movimento 5 Stelle e le nostre politiche per incentivare l’utilizzo di internet in ogni settore del nostro Paese. Partendo dalla banda larga, passando per la sanità, l’istruzione e la pubblica amministrazione. Sono 10 anni che chiediamo investimenti nella banda larga (ormai ultra larga), nell’innovazione, nella sharing economy. Vogliamo che venga riconosciuto il diritto universale di accesso a internet. Ma abbiamo sempre e solo ricevuto sfottò del tipo: “Noi abbiamo un partito, voi un blog”, “Siete il partito dei click” con Vincenzo De Luca, evidentemente ossessionato da un suo giovane conterraneo, che crede di deridermi usando il mestiere di Webmaster in termini dispregiativi: “Giggino o Webmaster”. Non ne ha ancora capito l’utilità e il significato. Vabbè, gli diamo tempo, chissà un giorno forse ce la faranno, lui e il suo partito.

Eppure se quella classe politica di dinosauri avesse investito dieci anni fa in questo settore, anziché regalare soldi a banche e palazzinari, oggi avremmo centinaia di migliaia di posti di lavoro in più.

Secondo Marco Simoni e Sergio De Ferra, se l’Italia incrementasse la diffusione di internet del 10% si produrrebbe un aumento del Pil dello 0,44 per cento dell’occupazione generale e dell’1,47 per cento quella giovanile.

Secondo una ricerca della Banca Mondiale, una crescita della penetrazione di internet del 10% porterebbe un incremento del Pil che varia dallo 0,24% all’1,50%. Parliamo di centinaia di milioni di euro.

Ciò significa che se l’Italia ampliasse del 30% la diffusione di internet, l’occupazione giovanile aumenterebbe del 5% e il Pil crescerebbe tra lo 0,7% e il 4,5%.
È veramente incredibile che si sia perso un treno di questa importanza. Mentre si spendono miliardi di euro in pensioni d’oro, si mettono pochi milioni – e male – sullo sviluppo delle autostrade telematiche.

Dateci l’opportunità di governare e colmeremo questo gap.

*dati tratti da La Cura di Luca Landò

Ps. Ci vediamo a Gela il 19 agosto da dove ripartirà il tuor #AtuttaSicilia

La strage degli innocenti di Foggia si poteva evitare?

Il Blog delle Stelle

 
La strage degli innocenti di Foggia si poteva evitare?

La strage degli innocenti di Foggia si poteva evitare?

di Nello Trocchia, giornalista e scrittore

La mafia uccide chi lavora, ammazza due contadini, gente che ha visto l’alba ogni giorno, che ha vissuto nella quotidiana fatica. Luigi e Aurelio Luciani non torneranno più a casa, morti ammazzati dai killer perché testimoni. Aurelio Luciani non vedrà la nascita della sua terza figlia. Cosa racconteranno alla bimba? Papà è morto ammazzato in terra di sud dove si muore in pieno giorno nel silenzio e nell’indifferenza perché il mezzogiorno e le mafie sono diventate questioni marginali nell’agenda di palazzo e nella scaletta dei tg. Non oggi, da tempo, ormai. Intanto ci si occupa di Ong (a chi salva vite umane la mia profonda gratitudine), di migranti, si fissano priorità vacue, si parla per giorni e giorni del nulla, si insegue l’ultimo tormentone scomodando l’ovvio. Io vorrei vedere i partiti confrontarsi su come distruggere le mafie e la corruzione, groviglio immondo che affossa il paese. Chi ha contribuito a fissare altre priorità si interroghi perché penso abbia profondamente sbagliato.

Eppure c’era chi di questa situazione aveva parlato. Qualcuno anni fa aveva lanciato l’allarme alla politica, caduto totalmente nel vuoto. L’ex questore di Foggia Piernicola Silvis, nel 2014 ai parlamentari della commissione sui reati contro gli amministratori pubblici, diceva senza mezzi termini: “Questo è un territorio devastato dalla criminalità di tutti i tipi. C’è un’illegalità diffusa che fa paura“. Devastato diceva il questore ai parlamentari. Devastato. Ci sarebbe da chiedersi da allora cosa è stato fatto per evitare di arrivare a questo punto, poco, troppo poco, quasi nulla. Il questore disse: “Non possiamo aspettare che facciano una strage – in cui muore qualche innocente – per ricordarci che a Foggia c’è l’associazione criminale di stampo mafioso”. Esattamente quello che è accaduto dopo 3 anni.

Sono stato a fine luglio per Nemo, Rai2, in quella terra. Ne ho portato via un brutto ricordo, un’aggressione mentre documentavo l’ennesimo omicidio, uno ogni sette giorni dallo scorso aprile. Dopo l’aggressione molti, amici e colleghi, non certo il mio ordine professionale regionale, mi hanno espresso solidarietà. Da allora mi interrogo se serve davvero un’ulteriore riflessione sul sud, sulla protervia mafiosa, sulle aggressioni ai cronisti che si moltiplicano, sulla politica che ara il terreno della delegittimazione perché meno stampa libera significa meno controllo. A me è andata bene, un trauma contusivo facciale, spavento tanto e qualche ora al pronto soccorso. Ho denunciato l’aggressore. Passa, passa tutto, ma alcune cose restano tutte e sempre uguali. Da due anni convivo con un’altra situazione le minacce di un boss e di suo fratello, carpite dalle cimici dei carabinieri.

Allora, quando seppi della notizia da un giornale, scrissi: “Continuo a fare il mio lavoro”. Questa volta non ho avuto la forza. Ma non è per l’aggressione, per lo spavento, ma per il contesto nel quale maturano questi atti, queste continue insidie. Un contesto di silenzio. E, invece, bisogna prendersi cura di quella terra. Prendersi cura significa parlare di quello che sta accadendo. Foggia forse non è Italia? La società foggiana, la mafia, che cresce economicamente e in termini di violenza non interessa? La mafia dei montanari della fascia garganica in guerra è un racconto di serie b? Io stavo facendo il mio dovere come lo fanno decine di colleghi in terra di mafia. Io non faccio niente di speciale, io sono solo un cronista, ed è lungo l’elenco di quelli che vengono aggrediti, intimiditi. Meno siamo a raccontare e più siamo soli. Però poi vogliamo dirci qualcosa sulle condizioni nelle quali si racconta? Con quali contratti? Con quali garanzie? Perché seminare precarietà significa raccogliere minore autonomia e libertà. E’ inevitabile.

Ogni potere, da quello criminale a quello politico a quello imprenditoriale, lavora per ridurre gli spazi di libertà. Le aggressioni, le intimidazioni e le querele temerarie fanno un male diverso. Le ho conosciute tutte e hanno lo stesso scopo: spegnere il racconto. Ciascuno pensi, rifletta prima di offendere un cronista perché la delegittimazione è intollerabile da chiunque provenga. In terra foggiana ho parlato con le persone, con chi ha capito che non era solo mare, ma la farfalla del gargano era anche altro, diventa limantria quando ti porta via i figli, che scompaiono nel nulla, quando ammazza innocenti, quando ti fa esplodere l’attività frutto di sudore e fatica. La mafia la vedi quando ti entra in casa altrimenti provi a far finta di niente, provi a tenerla fuori dalla porta, è una forma di difesa mentre la malerba cresce sempre più.

L’omertà non è una condizione territoriale, ma sociale, si sedimenta quando il potere dello Stato è labile, non egemone, stanco e fragile. Lo è per motivi diversi che impongono la paura come strumento di difesa. Niente collaboratori, nessuna denuncia, niente di niente. E’ cresciuta piano piano con il silenzio delle imprese, i comuni che non si costituiscono parte civile, i giornali che non se ne occupano, le amministrazioni conniventi, i tribunali che negano l’associazione mafiosa, i boss liberi, il silenzio delle istituzioni, gli appelli di anni fa caduti nel vuoto. Così cresce la mafia, diventa potere egemone e sputa veleno, sparge sangue, azzera l’orizzonte di una terra.

Nell’#Italia5Stelle non c’è spazio per l’austerità

Il Blog delle Stelle
Nell'#Italia5Stelle non c'è spazio per l'austerità

Nell’#Italia5Stelle non c’è spazio per l’austerità

di Sergio Battelli

Ciao a tutti, tra poche settimane si terrà un evento speciale, in cui ci ritroveremo per parlare di tanti temi che interessano il futuro dei cittadini italiani. Tra questi, l’Europa. Che cosa significa oggi Europa? Significa diktat e austerità, o può significare cooperazione, unione, come era nello spirito dei padri fondatori? Va ripensato l’Euro? Sono argomenti fondamentali. Anche di questo parleremo insieme a voi, a Rimini dal 22 al 24 settembre, in occasione di Italia 5 Stelle. Vi chiediamo soltanto una piccola donazione per finanziare questo evento: DONA ORA! Come sapete, il MoVimento rinuncia al finanziamento pubblico. Grazie a tutti!

Tu chiamale se vuoi… ”donazioni”: il nuovo trucco dei partiti per intascare soldi pubblici

Tu chiamale se vuoi… ”donazioni”: il nuovo trucco dei partiti per intascare soldi pubblici

di Vito Crimi

Vi dice niente l’espressione “donazione liberale”? È il nuovo trucco dei partiti per intascare i soldi dei cittadini senza farlo sapere in giro. Ho provato a denunciarlo in aula qualche giorno fa, tra le proteste del Pd. Adesso vi spiego come funziona il meccanismo. Ogni senatore/deputato percepisce dalla Camera o dal Senato circa 4.200 euro al mese per le spese di mandato elettorale. Ipotizziamo che di questi 4.200 euro il senatore/deputato ne versi 1.000 al Partito Democratico come “donazione“. La cifra è ipotetica: in realtà ne versano anche molti di più. Quanti soldi si ritrova in tasca il senatore/deputato? 4.200 euro – 1.000 euro = 3.200 euro.

Quando poi arriva il momento di fare la dichiarazione dei redditi, che s’inventano i deputati/senatori del Partito Democratico? Denunciano l’importo versato (1.000 euro) come “erogazione liberale” al partito, dunque da mettere in detrazione (è tutto pubblico, potete controllare le singole dichiarazioni dei redditi dei parlamentari pubblicate sui siti di Camera e Senato). A quel punto, sull’importo di 1.000 euro scatta per legge la detrazione fiscale del 26%: cioè gli tornano indietro 260 euro.

Ora, se il senatore/deputato del partito di Renzi riceve dallo Stato 260 euro, quanto ha in tasca? 3.200 euro + 260 euro = 3.460 euro. Che sommati ai 1.000 della “donazione“, arrivano a 4.460 euro: 260 in più rispetto a quanti ne aveva intascati dalla Camera di appartenenza. E chi versa questi soldi in più? I cittadini, ovviamente, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Quanto fa in totale, questo giochetto? Ricordiamo che la cifra di 260 euro è mensile, per ogni senatore/deputato. Ed è ipotetica, perché versano anche di più. Tra deputati e senatori, il Partito Democratico conta circa 500 ‘onorevoli‘. Quindi, moltiplicando i 260 euro della detrazione fiscale per 500 parlamentari, si arriva a 130.000 euro incassati al mese. E moltiplicando ancora quest’ultima cifra per i 12 mesi dell’anno, si arriva a 1.560.000 euro. Ovvero: grazie all’operazione di detrazione fiscale al 26% delle loro “donazioni” al partito, lo Stato versa ai parlamentari un milione e cinquecentosessantamila euro in più. Soldi che poi vanno a finanziare il partito.

Non bastava dunque la truffa del 2×1000, non bastavano i residui dei rimborsi elettorali, no. Alla fine trovano sempre un modo per mungere altri soldi allo Stato e ai cittadini. Aiutateci a diffondere queste informazioni il più possibile e smascheriamo questa ennesima fregatura. Grazie a tutti!

Nell’#Italia5Stelle lotta dura all’azzardopatia

Il Blog delle Stelle

 
Nell'#Italia5Stelle lotta dura all'azzardopatia

Nell’#Italia5Stelle lotta dura all’azzardopatia

 

di Giovanni Endrizzi

L’azzardo è una rovina economica, ma anche sociale. Porta degrado e passività per questo il Movimento 5 Stelle lo contrasta fermamente. I giovani non devono essere attirati in un paese dei balocchi in attesa di un jackpot ma trovare un Paese che offre spazio alle idee, all’innovazione, al merito. Ti aspettiamo dal 22 al 24 settembre a Rimini a Italia 5 Stelle per disegnare insieme questo futuro diverso. Puoi far parte di questo progetto anche con una piccola donazione: DONA ORA! È importante, pensaci.

La tutela del palio di Siena e dei suoi cavalli

Il Blog delle Stelle

 
La tutela del palio di Siena e dei suoi cavalli

La tutela del palio di Siena e dei suoi cavalli

dei portavoce del MoVimento 5 Stelle di Siena

Rappresentare il MoVimento 5 Stelle nella città di Siena è qualcosa di speciale. Non solo perché crediamo che il Palio di Siena incarni in maniera perfetta l’amore di un popolo nei confronti della sua città, delle sue tradizioni secolari e della sua cultura, in totale contrapposizione al globalismo imperante. Ma soprattutto perché la Città di Siena, centro storico patrimonio UNESCO, è costituita da 17 contrade, espressione massima di democrazia diretta (tutto viene deciso in assemblee collettive), nate e ancora oggi fondate sul mutuo soccorso e sulla solidarietà, impegnate tutto l’anno in iniziative sociali e culturali che fanno risplendere la città di quel sano orgoglio civico capace di resistere a secoli di storia, due guerre mondiali e 70 anni di malgoverno PCI-PDS-PD.

Non a caso, l’unicità del Palio di Siena è stata riconosciuta universalmente, tanto che il Consiglio Regionale Toscano, anche grazie al voto del MoVimento 5 Stelle, ha approvato una mozione per impegnare l’UNESCO a includere la manifestazione in seno al Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità. Talvolta vengono esposte preoccupazioni riguardo la tutela degli animali, ma ci teniamo a tranquillizzare tutti sottolineando la grande attenzione che viene data al grande protagonista delle due carriere, il cavallo. Durante tutto l’anno, ma ancora di più in quei giorni, il “barbero” viene accudito e protetto con misure di sicurezza all’avanguardia, attraverso un protocollo severo e rigoroso, in continua evoluzione, che alcuni dei tanti Comuni italiani dove esistono eventi più o meno simili hanno preso ad esempio. Unicità di Siena è il “pensionario” dei cavalli, dove gli animali non più idonei per età o infortuni vengono seguiti e coccolati fino alla loro morte naturale a spese del Comune.

Come senesi ed attivisti del MoVimento 5 Stelle, la tutela del Palio di Siena e delle sue peculiarità, nel rispetto delle regole e delle normative, prima di tutte quelle sulla tutela dei cavalli, è parte integrante dell’essere al servizio della nostra collettività. Essere “portavoce” a 5 stelle della nostra città è anche questo: amare, proteggere e tutelare la tradizione che rende Siena unica al mondo, anche nelle tante contraddizioni che ci fanno piangere di rabbia o di gioia due volte l’anno. Invitiamo chiunque voglia conoscere davvero il nostro Palio a vivere di persona questa meravigliosa Festa, patrimonio di Siena e del mondo intero.

Scafisti, migranti e ong: le rivelazioni shock di una gola profonda

Il Blog delle Stelle

 
Scafisti, migranti e ong: le rivelazioni shock di una gola profonda

Scafisti, migranti e ong: le rivelazioni shock di una gola profonda

da Tgcom24

La rivelazione shock a Quotidiano Nazionale di un addetto alla sicurezza, che vuole rimanere anonimo, impiegato su una nave di Save the Children: “I rapporti tra scafisti e molte organizzazioni sono evidenti“. “Ho visto pochi migranti in pericolo di vita, non abbiamo mai salvato qualcuno che stesse morendo in mare: sembrava più una gara a chi arrivava prima“. Ha gli effetti di una bomba l’intervista rilasciata a Quotidiano Nazionale Qn da un addetto alla sicurezza impiegato su Vos Hestia, una nave di Save the Children, che vuole mantenere l’anonimato. “Una volta abbiamo preso un battello con gente in buone condizioni -racconta. – A dieci minuti dalla costa libica, non in alto mare. Sono evidenti i rapporti tra scafisti e molte organizzazioni. Non importa a nessuno dei migranti, è un business“.

Un problema di coscienza
Forse qualche Ong è animata davvero da spirito umanitario. Ma questo discorso di andare sulle coste libiche non sta né in cielo né in terra. Su migliaia di persone soccorse forse solo il 20-25% era meritevole di aiuto“, prosegue l’anonimo testimone nell’intervista-shock a Qn. “Abbiamo caricato giovani magrebini che erano stati espulsi dall’Italia. Ma dico io, chi abbiamo portato in Italia? Non abbiamo portato i siriani disperati o quelli del Mali che scappano dalla fame. Per me è stato personalmente anche un problema di coscienza“.

Il business in combutta con gli scafisti
Spesso è lo scafista che dà la posizione con il telefono satellitare, – continua l’anonimo – Quando si trova un gommone con decine di persone a bordo sembra quasi che si siano dati appuntamento…“. “Mi sentivo un po’ complice di un’attività vergognosa. Con Save the Children c’erano scontri anche perché non potevo riferire nulla alle autorità di porto o di polizia“. “Sono stato 30 anni in polizia, – prosegue l’uomo, – so come vanno le cose: bisogna sempre seguire la pista dei soldi. Io vorrei capire: il ministero dell’Interno quanti soldi ha dato a Save the Chldren? A bordo mi hanno detto che sono operazioni da mezzo milione al mese, 6 milioni l’anno”. “Dei migranti, alle Ong, non gliene frega un cavolo – sostiene -, è solamente un business del momento“.

La gara a chi arriva prima
Ricordo che avevamo una mediatrice culturale inglese brava, parlava arabo. A un certo punto sbarca e al suo posto arriva un ragazzo italo-eritreo. Guarda caso… due giorni dopo che si fa? Si becca un barcone di eritrei. E fu il team leader di Stc a dare al comandante l’esatta posizione del barcone“. Poi l’accusa alle Ong di fare a gara a chi arriva prima: “Per me aveva un atteggiamento strano Iuventa, troppo piccola. Si capiva che faceva da appoggio. Una volta eravamo in Libia con altre Ong, ma non si vedevano gommoni. Poi un giorno chiama Iuventa e dice ‘abbiamo 400 persone a bordo’. Ma noi in cinque giorni non avevamo visto nessuno! E poi, se carichi tutte quella gente, mi dici dove stanno i battelli che hanno usato? Allora vuol dire che glieli hanno portati gli scafisti“.

Infondere un’anima sociale alle politiche UE per l’energia

Infondere un’anima sociale alle politiche UE per l’energia

anima-sociale-enegia-tamburrano-grillo-m5s.jpgdi Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Manca una dimensione importantissima – quella sociale – alla proposta di regolamento per la governance dell’Unione dell’energia formulata dalla Commissione Europea nell’ambito del “pacchetto invernale sull’energia”. Abbiamo provveduto ad inserire nel regolamento l’importantissima anima sociale – insieme a vari altri indispensabili aggiustamenti – attraverso gli emendamenti presentati in commissione ITRE (Industria, energia e ricerca).

Nell’UE, un regolamento è un atto legislativo direttamente applicabile in tutti gli Stati membri: non c’è bisogno di trasporlo (recepimento) nella legislazione nazionale, come invece avviene per le direttive. Il regolamento per la governance dell’Unione dell’energia servirà per attuare sia l’Accordo di Parigi sul clima (diminuire le emissioni di gas serra in modo tale che il riscaldamento globale non superi nel 2050 i 2 gradi centigradi, e si fermi possibilmente a 1,5 gradi), sia le strategie dell’Unione dell’Energia nel decennio 2021-2030. Stabilisce le procedure con le quali gli Stati UE dovranno mettere a punto i rispettivi “Piani integrati per l’energia e il clima” e li obbliga a fornire periodicamente una valutazione degli impatti delle misure vigenti sulle emissioni di gas serra.

Monitoraggi e piani devono riguardare, stabilisce la proposta di regolamento, tutte le dimensioni europee dell’energia che secondo la Commissione Europea sono cinque:
– sicurezza energetica;
– mercato dell’energia;
– efficienza energetica;
– decarbonizzazione;
– ricerca, innovazione e competitività”
.

Manca la dimensione sociale dell’energia, alla quale tuttavia fanno riferimento vari temi presenti in altre proposte legislative del “pacchetto invernale”: comunità energetiche, ruolo dei prosumer, povertà energetica. È una lacuna gravissima, che tradisce l’impostazione mercantilistica dell’intera politica UE attuale. Se non verrà colmata, aumenterà il solco tra UE e cittadini, specialmente quando apparirà chiaro che molti dei temi sociali presenti in altre parti del “pacchetto invernale” sono destinati a scontrarsi con i limiti imposti dal mercato, al quale le politiche ora seguite dall’UE accordano sempre la precedenza. E’ incredibile che la Commissione Europea non se ne sia accorta. A meno che non abbia volutamente non accorgersene.

Abbiamo pertanto provato a rimediare noi attraverso gli emendamenti presentati nella commissione parlamentare ITRE (Industria, energia e ricerca), nella quale la proposta di regolamento ha iniziato l’iter legislativo dal quale scaturirà la sua versione definitiva. E’ associata nell’esame la commissione parlamentare ENVI (Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare; i relatori del regolamento sono gli eurodeputati verdi Claude Turmes (ITRE) e Michèle Rivasi (ENVI). Il punto di partenza dei lavori parlamentari è la loro relazione sulla proposta di regolamento venuta dalla Commissione Europea. I nostri emendamenti, mescolati a quelli degli altri europarlamentari, sono distribuiti in quattro documenti (primo, secondo, terzo, quarto) per ora disponibili solo in inglese.

Per dotare l’Unione dell’energia di un’anima sociale, con un emendamento abbiamo chiesto di aggiungere un’altra dimensione – la sesta – a quelle cui andrà applicato il regolamento: si tratta dell’approccio sociale all’energia. Perché questa semplice riga diventi efficace e ben definita, un altro nostro emendamento chiede che gli Stati UE siano tenuti a fissare obiettivi nazionali vincolanti, da raggiungere entro il 2030, sui benefici sociali connessi all’energia. Questo obiettivi, recita ancora il nostro emendamento, dovranno riguardare:

a) la riduzione della povertà energetica;
b) l’aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili attraverso le collettività dell’energia, gli autoconsumatori, e l’autoproduzione da imprese, municipalità, espresso in tep [tonnellate equivalenti di petrolio, ndr];
c) la diminuzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 conseguente all’efficienza comportamentale;
d) la diminuzione degli impatti sanitari (compresi gli aspetti economici) legati alle minori emissioni di inquinanti in atmosfera ottenute grazie alla diffusione delle fonti rinnovabili e agli interventi di efficientamento energetico;
e) la diminuzione della quota di reddito procapite destinato agli usi energetici;
f) l’aumento della quota di reddito procapite derivato dall’autoproduzione energetica
.

Ancora, sempre attraverso i nostri emendamenti, abbiamo chiesto che gli Stati debbano garantire il diritto dei cittadini all’energia indispensabile per una vita dignitosa e debbano limitare al massimo il rincaro dei prezzi dell’energia con particolare attenzione alle famiglie disagiate, evitando che eventuali incentivi di carattere fiscale o di altra natura per lo sviluppo dell’efficienza energetica e/o rinnovabili possano avere delle barriere d’accesso legate al reddito e/o a condizioni di svantaggio.

Altri punti toccati dai nostri emendamenti riguardano il rafforzamento di elementi chiave già toccati dai relatori, fra i quali:

– calcolare la quantità massima di gas serra che l’UE potrà emettere entro il 2050 per consentirci di vivere in un mondo nel quale l’aumento delle temperature non superi gli 1,5 °C;
– sfruttare il potenziale di tutti i soggetti coinvolti nella transizione verso le rinnovabili (città e regioni, cittadini, cooperative, investitori, imprese) per stimolare l’efficienza energetica e la diffusione delle energie rinnovabili, limitando la dipendenza UE dalle importazioni di energia, riducendone il rischio geopolitico collegato e generando benefici economici e sociali, tra i quali milioni di nuovi posti di lavoro;
– inserire anche nel regolamento gli obiettivi di efficienza energetica e di diffusione delle energie rinnovabili presenti nei nostri emendamenti alle direttive sull’efficienza energetica, sulla performance energetica nell’edilizia e sulle energie rinnovabili (un altro tema legislativo di cui ci stiamo occupando e di cui scriveremo presto su questo blog);
– eliminare tutti gli incentivi alle fonti fossili di energia
.

Ma l’anima sociale dell’Unione dell’energia ci è particolarmente cara perché l’energia non può essere solo una questione di tecnologie e di mercato. Chiediamo dunque a chi ci legge di interessarsi, di condividere e di far circolare l’informazione. Anche se la Commissione Europea se n’è dimenticata, noi non ci dimentichiamo che il concetto originale di sviluppo sostenibile, descritto per la prima volta nel rapporto Brundtland (“Our Common Future”) del 1987, comprende tre dimensioni: ambientale, economica e sociale.

Sanzioni Usa alla Russia: concorrenza sleale… A tutto gas?

Sanzioni Usa alla Russia: concorrenza sleale… A tutto gas?

sanzioni-ue-russia-grillo-castaldo-m5s-movimento.jpgdi Fabio Massimo Castaldo, EFDD – M5S Europa

In queste ultime settimane è tornato alla ribalta il tema delle sanzioni nei confronti della Federazione Russa, pallino costante tanto del Partito Repubblicano quanto di quello Democratico negli Stati Uniti, nonché di diversi “falchi” dei paesi dell’Europa centrale e orientale, Polonia su tutti. Mai come oggi, il tema merita un approfondimento maggiore rispetto a quanto detto da gran parte della stampa nostrana: con l’approvazione definitiva di questo ennesimo pacchetto di sanzioni, volute e imposte dal Congresso americano al Presidente Trump sono stati messi a rischio ben otto progetti energetici internazionali. Per alcuni di questi sarebbe in forse la realizzazione stessa, mentre per altri la manutenzione o le riparazioni straordinarie specie, ovviamente, nei tratti presenti sul territorio russo. La stessa sicurezza energetica del Continente europeo è messa a repentaglio.

Ma quali sono i veri motivi di questo ennesimo inasprimento dei rapporti Washington-Mosca? La motivazione ufficiale risulterebbe essere legata esclusivamente alle presunte ingerenze del Cremlino nella campagna presidenziale USA, nonché all’annessione della Crimea. Qualcuno ha persino avanzato l’ipotesi che questa prova di forza sia una ritorsione e un monito del Congresso verso Putin, per scoraggiare eventuali futuri tentativi di interferenza nella politica interna. Non dubito certo che ciò possa essere nella testa dei legislatori americani. Ma, a conti fatti, l’obiettivo prioritario mi sembra essere ben altro: far saltare importantissimi progetti di cooperazione tra la Russia e i Paesi membri UE nel settore energetico con il fine ultimo di farli virare, obtorto collo, verso il gas naturale liquefatto (o lng), di cui gli USA, secondo recenti stime, diventeranno quasi certamente il secondo esportatore mondiale nel biennio 2020-2021. Una priorità commerciale ed economica evidente per gli interessi americani. Una scelta del tutto dissennata per quelli europei, visto non solo il maggior costo dell’lng rispetto al gas naturale russo, ma anche il maggior pericolo derivante dall’installazione di impianti di rigassificazione al largo delle nostre coste.

Non a caso Trump si è recato, ai primi di luglio, proprio in Polonia (paese punta di diamante del fronte oltranzista contro il Kremlino) dove l’8 giugno di quest’anno è arrivato il primo carico di lng proveniente dalla Louisiana, proprio nel nuovo terminal lng polacco nel nord-ovest del paese, a Swinoujsci, con una capacità di 5 miliardi di metri cubi all’anno. L’ambizione malcelata di Varsavia è divenire l’hub europeo di questo nuovo import, facendo leva sui paesi vicini affinché “l’indipendenza energetica” dalla Russia (Gazprom fornisce attualmente i 2/3 dei consumi di gas polacchi) prevalga sull’economicità e sull’efficienza della scelta, applicando la classica teoria politica polacca dell’Intermarium (mar Baltico – mar Nero) di contenimento contro Mosca. Fin qui tutto appare sin troppo chiaro.

Ma chi pagherà il conto di questa fuga (commerciale) in avanti americana? La più colpita sarebbe senz’altro la Germania di Angela Merkel, che con il Nord Stream 2 (progetto da 55 miliardi di metri cubi l’anno che prevede il raddoppiamento del gasdotto che trasporta il gas russo in Germania e che ne farà l’hub fondamentale in Europa, a spese delle ormai sepolte velleità italiane del progetto South Stream) ha davvero molto da perdere. Ed essendoci in ballo la Germania (cosa che a Trump non dispiace affatto, visto che Berlino vanta un enorme surplus commerciale verso Washington), non a caso la Commissione europea stavolta ha provato ad alzare timidamente la voce. Addirittura per bocca del suo Presidente Juncker ha voluto esprimere contrarietà contro tale scelta autonoma del Congresso americano, del tutto non concordata con gli alleati (quasi fosse una novità). E ha inneggiato alla vittoria quando, in extremis, a Bruxelles sono riusciti a strappare un innalzamento della soglia minima di partecipazione delle imprese russe ai progetti a cui si possono applicare le sanzioni, dal 10% al 33%, insieme alla promessa che gli alleati verranno consultati prima di applicare le sanzioni stesse.

Ma non c’è solo la Germania. In tre degli otto progetti a rischio è coinvolta anche l’italiana ENI, in particolare nel progetto Zohr, l’enorme giacimento di gas scoperto dal gruppo italiano in Egitto e lanciato a grande velocità verso la messa in produzione. Un ulteriore colpo mortale al corridoio sud, già martoriato dalla perdurante instabilità libica, senza dimenticare tutti gli importanti appalti per le nostre imprese altamente specializzate nella costruzione di tali impianti.

Cui prodest, quindi? È evidente quanto questa escalation di tensione, culminata con l’espulsione da parte di Mosca di ben 755 diplomatici americani, non abbia fatto altro che incrinare ulteriormente i rapporti economici, energetici e commerciali, tutto a vantaggio dell’interesse americano volto ad ostacolare quanto più possibile il dialogo UE-Russia.

La Commissione Juncker ha il dovere di mantener fede alla sua parola nei fatti e non solo nelle dichiarazioni: difendere gli interessi europei vuol dire tenere davvero il punto contro queste sanzioni completamente insensate che danneggeranno, per l’ennesima volta, le nostre imprese e la nostra sicurezza energetica. E reagire con tutta la decisione e la durezza necessaria se gli Stati Uniti implementeranno sanzioni senza concordarle, mettendo in pratica questo dissennato disegno di legge. Non sarà facile vincere l’opposizione interna del fronte capeggiata dalla Polonia, desiderosa di dimostrare a Washington quanto l’attuale governo possa essere un affidabile alleato. Ma oggi diventa ancora più fondamentale rilanciare seriamente per l’Europa un ruolo di mediatrice e di ponte tra Russia e Occidente per favorire una distensione e un dialogo che, sebbene irto di ostacoli e di rilevanti nodi da sciogliere, è fondamentale per la sicurezza (non solo energetica) e la stabilità di entrambe. Un ruolo che la geografia e la storia ci impongono. Ma che la politica estera europea continua a ignorare.

Umbria, abbiamo svenduto dignità e lavoro. Ora basta

Umbria, abbiamo svenduto dignità e lavoro. Ora basta

crisi-aziendali-agea-umbria-m5s-grillo.jpgdi Laura Agea, EFDD – M5S Europa

La situazione occupazionale in Umbria è drammatica. Gli imprenditori si tolgono la vita, il mondo del lavoro non è più capace di offrire dignità alle persone, nonostante sia tutt’oggi un valore su cui si dovrebbe fondare la nostra Repubblica. Abbiamo deciso di venderla, la dignità, in nome di regole finanziarie che hanno surclassato ogni cosa. Oggi viviamo dei regolamenti imposti dai falchi dell’austerità, alcune banche, la Commissione europea e la BCE. Regole che non permettono al tessuto produttivi di avere impulso per mantenere i posti di lavoro o crearne di nuovi.

Gli istituti di credito continuano a fare speculazione, invece che economia reale. Non danno più accesso al credito alle imprese, costringendole in una morsa. Siamo arrivati all’assurdo che gli imprenditori si trovano a dover scegliere se pagare gli stipendi o altri servizi essenziali al funzionamento dell’azienda. Le conseguenze sono devastanti: delocalizzazione, svalutazione dei salari e chiusura di interi settori. Uno Stato dovrebbe essere garante del proprio tessuto produttivo, esattamente il contrario di ciò che sta accadendo in Umbria dove sono a rischio altri 500 posti di lavoro. Ci stanno desertificando forzosamente.

Ci sono oggi due emergenze: i posti di lavoro che spariscono e il ricatto occupazionale. Con un certo orgoglio posso dire di essere la relatrice del report europeo sul reddito minimo garantito. Anche se in Italia ci continuano a dire che è inutile, il MoVimento 5 Stelle è convinto che agganciare il reddito minimo alle politiche del lavoro sia la strategia vincente. E non siamo gli unici a pensarlo nel Continente, tutt’altro. Stiamo parlando di misure indispensabili che abbiamo espressamente richiesto divengano vincolanti per gli Stati membri dell’UE.

#Italia5Stelle per una scuola pubblica e di qualità

Il Blog delle Stelle

 
#Italia5Stelle per una scuola pubblica e di qualità

#Italia5Stelle per una scuola pubblica e di qualità

 

di Silvia Chimienti

Ciao, sono Silvia Chimienti, faccio parte della Commissione Lavoro alla Camera e mi occupo in particolare di docenti e soprattutto di precariato nella scuola. Per noi la scuola deve essere pubblica, per tutti, di qualità, al passo con i tempi: questo è il concetto di scuola che il MoVimento 5 Stelle sostiene e per cui si batte ogni giorno. Studenti, genitori, docenti, le loro qualità e le loro esigenze, devono essere i veri protagonisti di uno dei pilastri più importanti per il futuro del Paese. Come vogliamo cambiare la scuola? Parliamone insieme a Rimini dal 22 al 24 settembre, in occasione dell’edizione di quest’anno di Italia 5 Stelle. Se volete aiutarci a creare questo evento di 3 giorni, vi chiediamo intanto una piccola donazione: DONA ORA! Come sapete, il MoVimento 5 Stelle rinuncia al finanziamento pubblico.

Nasce in Grecia la generazione 265 euro

Il Blog delle Stelle

 
Nasce in Grecia la generazione 265 euro

Nasce in Grecia la generazione 265 euro

grafico: le colonne rappresentano diversi gruppi di età. Le barre verdi rappresentano gli stipendi nel 2009, quelle arancioni gli stipendi nel giugno 2016. Le percentuali mostrano il decremento tra il 2009 e il 2016. Fonte: Kathimerini.

da Vocidallestero.it: KeepTalkingGreece ci aggiorna sull’orrore della Grecia, dove i lavoratori, specialmente i più giovani, accettano di essere sfruttati per paghe che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili. Anche i meno giovani, che hanno famiglia e obblighi finanziari maggiori, guadagnano in media poche centinaia di euro netti al mese. Ma intanto i riflettori mediatici sulla Grecia si sono spenti da un bel pezzo.

di Keep Talking Greece

L’alta disoccupazione nella Grecia colpita dall’austerity deprime salari e stipendi. Gli imprenditori vogliono spendere quanto meno possibile in salari, e i lavoratori sono costretti a scendere a compromessi che erano impensabili prima della crisi. Si accetta un posto di lavoro a qualsiasi prezzo, non importa quanto sia basso. Il settore imprenditoriale privato in Grecia ignora spudoratamente le leggi sul lavoro e offre una manciata di noccioline con l’ultimatum “prendere o lasciare”. Un ricatto che i lavoratori disperati non possono rifiutare.

Nessuna sorpresa. I dati basati sulle dichiarazioni dei redditi del 2017 relativi all’anno fiscale 2016 mostrano quale sia l’attuale condizione di stipendi e salari nel settore privato greco. Sono spaventosamente bassi, specialmente se si tiene conto del costo della vita nel paese. I dati non rivelano comunque le condizioni di lavoro, se siano lavori a tempo pieno, part time o a turni. I giovani lavoratori sotto 20 anni di età non guadagnano più di 260 euro netti al mese. I lavoratori a 24 anni di età svolgono lavori a tempo pieno per una media di 380 euro netti al mese. I lavoratori fino a trent’anni guadagnano in media 509 euro, e quelli fino a 34 non portano a casa più di 660 euro.

La maggiore diminuzione degli stipendi, tra -42% e -25%, colpisce i lavoratori giovani e quelli nell’età più produttiva, cioè i trentenni e i quarantenni. I lavoratori trentenni di solito progettano di formare una famiglia, e quelli verso i 40 e oltre spesso hanno già delle famiglie e dei figli. Hanno quindi da gestire impegni economici maggiori con redditi che diminuiscono. Ci sono 548.000 lavoratori nella fascia di età 40-49 anni. I lavoratori registrati over 50 sono 335.000. Prima della crisi molti di loro guadagnavano più di 1.600 euro lordi al mese. Nel 2012 i salari minimi sono diminuiti da 780 a 580 euro lordi per i lavoratori sopra i 25 anni e sono diminuiti a 510 euro lordi per i lavoratori tra i 15 e i 24 anni.

Secondo lo stesso dataset, le pensioni medie sono diminuite del 13,96% tra il 2012 e il 2016. Nel periodo 2010-2017 le pensioni di base e integrative sono state tagliate 14 volte. Negli ultimi mesi il tasso di disoccupazione è sceso a causa dei lavori stagionali nel settore turistico. Nell’aprile 2017 il tasso di disoccupazione in Grecia era il 21,7% ed è tuttora il più alto dell’Unione Europea. Seconda viene la Spagna, con una disoccupazione al 17,1%. Tuttavia, secondo l’Unione dei Lavoratori nel Turismo e nella Ristorazione, gli imprenditori pongono l’enfasi sull’ingaggio di lavoratori giovani, fino a 25 anni di età, grazie ai loro minori salari. I salari in questo settore per questo gruppo di età sono di 510 euro al mese lordi per un lavoro a tempo pieno, che diventano 410 euro netti dopo aver scalato tasse e contributi previdenziali.

Questa tendenza, che i media greci descrivono come “la cattiva cultura degli imprenditori”, impedisce la firma di contratti collettivi che permetterebbero di ingaggiare lavoratori più anziani, con più anni di esperienza e conseguentemente salari più alti.

A Rimini durante #Italia5Stelle il MoVimento presenterà il suo candidato premier

Il Blog delle Stelle

 
A Rimini durante #Italia5Stelle il MoVimento presenterà il suo candidato premier

A Rimini durante #Italia5Stelle il MoVimento presenterà il suo candidato premier

 

di Giulia Sarti

Quest’anno per noi è speciale perché, nell’edizione 2017 di Italia 5 Stelle, presenteremo il nostro candidato premier e successivamente la squadra di governo. Nessuno l’ha mai fatto in Italia: dare la possibilità a tutti di conoscere in anticipo quali saranno i ministri del futuro governo. Anche questo è un piccolo, grande cambiamento, e un segno di rispetto nei confronti dei cittadini. Vi aspettiamo a Rimini, nella mia terra, dal 22 al 24 settembre. Come sapete, non riceviamo finanziamenti pubblici, e ogni vostro contributo per realizzare questo evento è importantissimo: DONA ORA! Grazie e a presto.

Un reddito energetico per i siciliani meno abbienti #aTuttaSicilia

Il Blog delle Stelle

 
Un reddito energetico per i siciliani meno abbienti #aTuttaSicilia

Un reddito energetico per i siciliani meno abbienti #aTuttaSicilia

Author di Giancarlo Cancelleri

di Giancarlo Cancelleri, candidato presidente in Sicilia per il MoVimento 5 Stelle

Le rinnovabili sono la sfida del futuro e la Sicilia deve raccogliere questa sfida. In questo momento in Sicilia stiamo producendo energia attraverso l’olio esausto, le centrali di turbogas e abbiamo tre impianti di petrolchimica, quello di Gela, di Augusta e di Milazzo, che stanno inquinando e continuano a inquinare. Qualche giorno fa la magistratura di Siracusa ha sequestrato due impianti nella zona di Augusta.

Noi non possiamo rimanere a guardare e se andremo al governo di questa regione faremo una tassazione su chi inquina la nostra terra: la chiameremo “la buona tassa“. Questo perchè dovrà finanziare impianti di energia rinnovabile.

Quel fondo lo utilizzeremo per mettere impianti fotovoltaici sui tetti delle persone meno abbienti (reddito energetico). Per dare loro la possibilità di non pagare più la bolletta energetica e a noi di respirare finalmente un’aria più pulita. E’ arrivato il momento di raccogliere la sfida delle rinnovabili e saremo all’altezza.

La Sicilia è la più grande centrale naturale di energia rinnovabile. Le rinnovabili sono il futuro. La Sicilia è il futuro.

Ps: Scopri i gadget di #aTuttaSicilia per sostenere il MoVimento 5 Stelle. Il tour #aTuttaSicilia continua! Segui la pagina di Giancarlo Cancelleri per essere aggiornato in tempo reale.

Usiamo la plastica per gli arredi urbani e basta inceneritori

Il Blog delle Stelle

 
Usiamo la plastica per gli arredi urbani e basta inceneritori

Usiamo la plastica per gli arredi urbani e basta inceneritori

 

di Stefano Vignaroli

Quello che il sistema considera uno scarto da bruciare o far finire in discarica è invece materia con cui arredare le nostre città. Parliamo delle plastiche eterogenee leggere, come pellicole, film, buste, utilizzate negli imballaggi, ad esempio, di cui sono pieni gli scaffali dei supermercati. Sono plastiche in aumento rispetto a quelle nobili (Pet delle bottiglie e flaconi) e anche il loro smaltimento è di pertinenza dei comuni. E qui i nodi vengono tutti al pettine: in genere queste plastiche vengono accumulate per essere incenerite. Accumulate nei centri di raccolta, a volte anche in maniera approssimativa in attesa di essere bruciate.

Recentemente i comuni hanno sollevato il problema dell’accumulo di questo materiale e la Fise, l’associazione delle imprese private gestori rifiuti hanno preso la pala al balzo chiedendo più inceneritori. Le plastiche aumentano, gli impianti scarseggiano, secondo loro. Ho scritto all’Anci per spiegare che un’altra strada è possibile. E queste plastiche possono essere lavorate e tornare a diventare materia. Infatti l’industria moderna riesce a trasformare queste plastiche in arredi urbani, ad esempio. Ma c’è un problema: gli inceneritori prendono incentivi sulla produzione energetica, chi recupera materia no. E costruire questi manufatti con plastiche da riciclo costa costa 20% in più rispetto alle plastiche vergini.

Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge a mia prima firma: istituire un fondo da destinare ai comuni che vogliono utilizzare arredi urbani realizzati con queste plastiche. Aiutiamo i comuni e arrediamo le città con un’unica proposta. La nostra legge prevede di applicare il credito di imposta per le aziende che utilizzano queste plastiche. Anche per le industrie dell’auto, ad esempio. Il mercato virtuoso del recupero materia esploderà e gli inceneritori si svuoteranno. Come alimentare il fondo? Spostando gli incentivi dagli inceneritori. Semplice no?

La proposta di legge del Movimento 5 Stelle è stata studiata anche dagli operatori del settore, e ci auspichiamo un’ampia convergenza anche da quelle forze politiche che sulla carta sono a favore di un’economia circolare e sostenibile. Li aspettiamo alla prova dei fatti!

Powered by WordPress | Designed by: diet | Thanks to lasik, online colleges and seo
Caricando...
Vai alla barra degli strumenti