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Category Archives: Informazione

Governo muto su business nuovi ospedali calabresi

Governo muto su business nuovi ospedali calabresi

 

Mio comunicato stampa sulla vicenda dei “nuovi ospedali Calabresi”

«Sui nuovi ospedali calabresi il governo non ha detto dove siano finiti i milioni erogati né ha contestato l’intesa tra Regione Calabria e Infrastrutture Lombarde». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, che venerdì 20 ottobre ha svolto una specifica interpellanza urgente, cui ha risposto il sottosegretario all’Interno, Gianpiero Bocci. Durissima la parlamentare 5stelle, che a Bocci, il quale ha informato dell’approvazione del progetto per il nuovo ospedale di Vibo Valentia, ha replicato: «Suona strano che proprio il governatore Oliverio, soprannominato “Pallapalla”, annunci a tre anni dal suo insediamento eventuali iniziative legali contro Infrastrutture Lombarde, ritenuta responsabile di gravi errori di progettazione. Ma la società non era una garanzia, ripetendo le parole riferitemi dal dirigente Pasquale Gidaro, del dipartimento regionale Lavori pubblici?». «Dovrebbe chiederselo – ha proseguito la parlamentare – anche il governo nazionale, visto che ha messo la quota maggioritaria». La deputata ha tirato poi una bordata al sottosegretario Antonio Gentile (Ap), per cui il mancato avvio dei lavori va imputato all’incapacità delle strutture regionali che hanno seguito l’iter procedurale. Nesci ha ricordato a Gentile che «proprio quelle strutture erano sotto la guida politica di suo fratello Pino, ai tempi assessore della giunta Scopelliti». Quindi l’attacco della 5stelle a Oliverio: «Pallapalla mente ancora. Le procedure furono gestite dal suo dirigente plenipotenziario, Domenico Pallaria, già dg del dipartimento regionale Lavori pubblici all’epoca del governo regionale Scopelliti». Infine Nesci ha tuonato al governo centrale:«Sui nuovi ospedali dite come stanno le cose alle migliaia di pazienti che dalla Calabria partono per il Centro-Nord, per cure che alla Regione costano circa 300milioni all’anno. Ditelo alle loro famiglie, spiegate che l’emergenza sanitaria in Calabria è stata un business. Vi bracchiamo e vi braccheremo».

Basta morire di inquinamento: il caso del “triangolo della morte” in Sicilia

Basta morire di inquinamento: il caso del “triangolo della morte” in Sicilia

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di Piernicola Pedicini
, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“L’inquinamento non uccide solo nel Nord Italia. Una delle situazioni più drammatiche e inaccettabili si registra in Sicilia, dove nell’ormai tristemente famoso “triangolo della morte” tra Priolo, Melilli e Augusta, il tasso di mortalità per tumore provocato dai fumi di 18 stabilimenti industriali, tra centrali elettriche e impianti di raffinazione, è superiore al 30%. Purtroppo ad essere colpiti sono anche molti bambini che nascono con malformazioni.


Fra le cause, secondo i dati dell’EEA riferiti alla situazione in 28 Statii dell’Unione europea, ci sono le polveri sottili, come la PM 2,5 (con un diametro inferiore a 2,5 micrometri), ma anche il diossido di azoto – sempre più mortale – oltre all’ozono.


Ad incidere fortemente sulla qualità dell’aria sono anche le emissioni mortali degli inceneritori. La pratica di bruciare i rifiuti è una pratica che va nella direzione opposta all’economia circolare, dove invece le risorse devono essere recuperate e riutilizzate.

A parole, tutti i partiti sono bravi a decantare l’economia circolare ma quando si richiedono misure specifiche, non vengono votate! Qualche mese fa, infatti, al Parlamento europeo, abbiamo votato per la revisione della legislazione europea sui rifiuti. Si tratta di un pacchetto legislativo importante per tutelare l’ambiente, la salute dei cittadini e per avviare la transizione verso l’economia circolare.


Vogliamo raccontarvi cosa è successo: noi del gruppo Efdd-MoVimento 5 Stelle avevamo proposto diversi emendamenti e due in particolare hanno avuto dei risultati clamorosi. Ecco cosa prevedevano:

La progressiva eliminazione della pratica dell’incenerimento dei rifiuti.

- L’eliminazione dei sussidi dannosi all’ambiente, inclusi quelli agli inceneritori.


PD, Forza Italia e Lega hanno votato contro a entrambi. Voglio ricordare a questi partiti che oltre l’85% del particolato emesso dagli inceneritori di ultima generazione appartiene alla frazione PM2.5 e, secondo il rapporto 2017 sulla qualità dell’aria dell’Agenzia europea dell’ambiente, i microparticolati PM 2.5 sono al primo posto fra gli inquinanti più tossici e sono anche loro causa delle 500.000 vittime premature che ogni anno avvengono in Europa, di cui circa 80.000 in Italia. Basta morire di inquinamento”.

Il governo salva nominati e corrotti del fisco

Il Blog delle Stelle

 
Il governo salva nominati e corrotti del fisco

Il governo salva nominati e corrotti del fisco

 

di Riccardo Fraccaro

Ciao a tutti. Vi chiedo un minuto del vostro tempo. Dovete sapere quello che sta accadendo in Parlamento perché riguarda le vostre tasche. I vostri soldi. Vi faccio una domanda: chi è che controlla le vostre dichiarazioni dei redditi? Chi è che vi può mandare un accertamento o una cartella esattoriale? Semplice, l’agenzia delle entrate.
Ebbene, nelle agenzie fiscali (cioè dogane ed agenzia delle entrate) ci sono circa 800 dirigenti illegittimi, ex funzionari che non hanno vinto un concorso per entrare nella dirigenza come prevede la costituzione ma sono stati nominati. Così i partiti hanno creato un sistema di clientele e di favoritismi.
Nel 2015 però la corte costituzionale ha stabilito l’illegittimità di queste nomine e l’obbligo di fare dei concorsi pubblici e questo è un problema per i partiti ci governano e ci hanno governato perché perdono il loro potere di ricatto su noi cittadini.

Ma non è finita: grazie al MoVimento si è scoperto che nelle agenzie fiscali ci sono 340 indagati per vari reati, principalmente contro il patrimonio (furto, rapina, estorsione ecc.) Quindi abbiamo dirigenti delle agenzie delle entrate nominati dai partiti e indagati per gravi reati come la corruzione (e poi ci chiediamo perché sono sempre i soliti a pagare le tasse).

Ora cosa sta facendo il governo? Due cose: una peggiore dell’altra

Con un decreto interministeriale firmato da Padoan e Madia, scoperto dal MoVimento, si consente di aprire i nuovi concorsi per la dirigenza di questi enti strategici a:

“coloro che abbiano riportato sentenze penali di condanna ancorché non passate in giudicato o di patteggiamento … e a dare un punteggio maggiore a chi è già in carica magari proprio perché nominato”.

Uno scandalo. Ma questa vergogna non sarebbe legittima nella pubblica amministrazione e allora ecco il secondo passaggio. Al senato stanno approvando la riforma degli enti fiscali, con la quale i partiti sostanzialmente vogliono tirar fuori l’agenzia delle entrate e delle dogane dal perimetro della pubblica amministrazione. Che oggi li obbligherebbe a reclutare la dirigenza con concorsi fatti per bene. Cercheremo di bloccare questo schifo ma vi chiediamo una mano condividete queste informazioni. Fate sentire la vostra voce
altrimenti avremo un fisco che anziché punire i veri evasori continuerà a tartassare i normali cittadini e a insabbiare le cartelle degli amici, magari di quelli che gli finanziano la campagna elettorale

Sicilia: clientelismo fiscale pro Musumeci?

Sicilia: clientelismo fiscale pro Musumeci?

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Il candidato berlusconiano di Musumeci fa propaganda politico-elettorale attraverso il Centro Assistenza Fiscala-Caf Bertolo di San Giovanni La Punta (Catania).

Siamo al ‘clientelismo fiscale’ ?
Il candidato di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini non ha nulla da dire? Quello del Centro di assistenza fiscale Bertolo di San Giovanni La Punta in provincia di Catania, è un brutto vizio che va avanti da tempo . Ora hanno anche trasformato le pagine social del CAF Bertolo in una succursale del comitato elettorale del candidato berlusconiano Dario Daidone a sostegno di Musumeci

La situazione è vergognosa. Su questa vicenda sia fatta chiarezza. Per questo i parlamentari e senatori del Movimento 5 Stelle Catalfo, Giarrusso, Bertorotta, Santangelo e Grillo stano predisponendo interrogazioni al Senato e alla Camera.

I soggetti che svolgono servizio pubblico come accade con i CAF-Centri di Assistenza Fiscale, nonostante siano soggetti di diritto privato svolgono servizi per i cittadini e percepiscono finanziamenti e rimborsi in pubblico denaro.

Per questo, all’interno dei propri Centri o attraverso i loro canali comunicativi non devono svolgere eventi di natura politica di parte e soprattutto fare propaganda elettorale. I CAF devono garantire l’imparzialità e la neutralità del servizio alle persone che si rivolgono ai loro uffici.

Queste azioni clientelari vanno fermate. I parlamentari del Movimento 5 Stelle chiedono che siano revocati immediatamente l’accreditamento ed i finanziamenti a tutti i Caf che esplicitamente ed impropriamente conducono campagne di propaganda politica, come accade presso il Caf Bertolo di San Giovanni la Punta.

Smog: in pianura padana si muore, serve un piano d’area

Smog: in pianura padana si muore, serve un piano d’area

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I dati allarmanti sull’inquinamento non ci sorprendono. Sono anni che lanciamo l’allarme sulla situazione drammatica della Pianura Padana e di altre zone d’Italia.

Il bacino della pianura padana, che comprende 30 milioni di abitanti è una delle zone più inquinate del Mondo con una aspettativa di vita ridotta di quasi 3 anni rispetto ad altre aree.

Come già proposto lo scorso anno serve un piano d’azione strutturale e di riconversione industriale ed ecologica che comprenda Città Metropolitane, città capoluogo, Regioni, Stato e Unione Europea coinvolgendo istituzioni, medici, associazioni, imprese e società civile.

Un altro blitz renziano: la nomina (molto chiacchierata) alle Dogane

Un altro blitz renziano: la nomina (molto chiacchierata) alle Dogane

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Sulle agenzie fiscali, Entrate e Dogane in testa, si sta consumando una battaglia senza quartiere tra i partiti. Gli scissionisti di Bersani e D’Alema da una parte, il Pd renziano dall’altra: ciascuno ha le proprie clientele, le proprie rendite di posizione, i propri privilegi da difendere con le unghie e con i denti.

Il segretario dem ha messo Giovanni Kessler, uomo del Pd, a capo dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, un’agenzia importantissima che si occupa di importazione, esportazione, frontiere, giochi. Tale nomina non puzza soltanto al M5S, che aveva già sollevato il caso: l’autorevole giornale tedesco Der Spiegel ha parlato pochi giorni fa di pressioni del governo italiano per la nomina di Kessler, nonostante le proteste in Parlamento. E aggiunge che quello di Kessler dall’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode) è un semplice, temporaneo distaccamento e non un vero e proprio congedo.

L’ex magistrato lascia uno stipendio di 19mila euro al mese, ma come racconta anche il Der Spiegel, nel suo nuovo incarico ne guadagnerà circa 240mila all’anno. Bel colpo. Dunque, avevamo ragione noi. Ma perché viene fatta una scelta del genere per una nomina a un ufficio così importante come la guida delle Dogane? Una nomina che richiede imparzialità e indipendenza per un organismo strategico che può garantire 15 miliardi annui di gettito all’erario?

Innanzitutto Kessler risulta essere molto vicino a Matteo Renzi, il solito prerequisito a cui ormai siamo abituati, e ha fatto carriera politica nei Ds e poi tra i dem. Da magistrato ha fatto persino una legislatura alla Camera con l’Ulivo. La moglie, la giurista Daria De Pretis, è stata nominata giudice della Corte costituzionale da Giorgio Napolitano nell’ottobre del 2014, durante il Governo di Renzi.

Sempre secondo il settimanale di Amburgo, Kessler avrebbe ricevuto soldi da intermediari per modifiche alla direttiva Ue sui tabacchi. È risaputo, poi, come sia indagato dalla magistratura belga per aver disposto intercettazioni illegali quando era a capo dell’Olaf, un’indagine che nel 2016 gli era costata il taglio dell’immunità europea.

Insomma, il Pd continua a trattare le istituzioni e le articolazioni dello Stato come cosa propria, e il capo del corpo di vigilanza della Ue, la cristiano-democratica Ingeborg Graessle (Cdu), sospetta addirittura che la Commissione voglia “comprare” il silenzio dell’ex ispettore delle frodi con questo trattamento di favore.

L’interrogazione che il MoVimento aveva presentato prima della nomina non ha fermato il Governo: la scelta inaccettabile è stata compiuta. Nessuno si è degnato di fornirci una risposta, ma per lo meno ora anche oltre le Alpi si stanno chiedendo di quanta faccia tosta sia capace il Governo italiano. Dobbiamo ringraziare Der Spiegel, che cita il M5S e si fa le domande giuste: la stampa italiana invece tace -con pochissime eccezioni-, sempre perfettamente allineata al sistema di potere del nostro Paese.

Giorgio Sorial, M5S Camera Commissione Bilancio

CALABRIA: politica miope su SACAL, che deve voltare pagina

CALABRIA: politica miope su SACAL, che deve voltare pagina

Da ogni parte la politica continua ad attaccare il presidente della società che gestisce i tre aeroporti calabresi. Non fummo teneri rispetto alla sua nomina come rappresentante della Regione Calabria, avvenuta senza l’avviso pubblico previsto dal regolamento regionale. Oggi, però, osserviamo che De Felice sta muovendosi nella direzione del controllo pubblico dell’azienda e della gestione oculata, che centrodestra e centrosinistra non vogliono.
 

I continui attacchi politici al presidente della Sacal, Arturo de Felice, sono funzionali a reintrodurre vecchi interessi nella gestione della società aeroportuale. È il copione di sempre. Quando in Calabria arriva qualcuno che vuol cambiare costumi, prassi e logiche fallimentari, gli rema contro un intero sistema, che in realtà non ha colore politico, essendo centrodestra e centrosinistra accomunati da un solo obiettivo, quello di preservare l’ordine esistente a spese della comunità regionale. Sul futuro di Sacal permangono il silenzio e l’immobilismo del governatore Mario Oliverio, ormai preoccupato dal mero rafforzamento della propria armata, come conferma il fresco incarico al sodale di sempre, Franco Iacucci, nel gabinetto della Presidenza. Aggiungiamo le ultime pretestuose bordate contro De Felice di Manlio Guadagnuolo, amministratore unico di Sacal GH, contraddette dal nostro collaboratore 5stelle Pino D’Ippolito in un chiaro e obiettivo approfondimento sull’orizzonte Sacal. Rammentiamo infine il recente arrischio, da esponenti della minoranza reggina, di bloccare la sottoscrizione dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria di quote Sacal per 2milioni di euro. Oliverio, i suoi finti oppositori e gli altri personaggi da Ancien Régime non hanno capito che Sacal avrà guai, senza un pronto aumento di capitale, che 5stelle ha da tempo auspicato dal versante pubblico, pur avendo contestato la nomina di De Felice in rappresentanza della Regione Calabria, avvenuta senza l’avviso previsto dal regolamento. 

Tagliate i vitalizi, non la democrazia. Tutti al Senato il 25 Ottobre

Il Blog delle Stelle

 
Tagliate i vitalizi, non la democrazia. Tutti al Senato il 25 Ottobre

Tagliate i vitalizi, non la democrazia. Tutti al Senato il 25 Ottobre

di MoVimento 5 Stelle

Segnatevi questa data: mercoledì 25 ottobre tutti al Senato con una benda bianca. Siamo in piena emergenza democratica e dobbiamo reagire! Renzi, Berlusconi e Salvini ormai stanno sfidando i cittadini a viso aperto e stanno attaccando pesantemente la volontà del popolo italiano. Con una mano stanno affossando la legge sull’abolizione dei vitalizi, con l’altra impediscono agli italiani di eleggersi i propri rappresentanti. Si tengono il malloppo e si nominano anche il prossimo Parlamento.

Mercoledì prossimo dobbiamo essere in migliaia – cittadini, portavoce comunali, regionali, nazionali, europarlamentari, attivisti – ad ‘accerchiare’ il Senato, a partire dalle ore 14,00. Pacificamente e civilmente ma senza sconti, tutti con una benda bianca con cui ci copriremo gli occhi per denunciare che con questa legge elettorale è come se votassimo alla cieca, perché non sai a chi stai dando il tuo voto, pensi di votare una lista ma rischi che il tuo voto vada ad un’altra, voti un candidato ma il tuo voto potrebbe farne eleggere un altro.

In nessun Paese al mondo il cittadino viene calpestato e disprezzato come in Italia. In nessun Paese democratico al mondo i cittadini permetterebbero ai propri rappresentanti di farla cosi sporca, di far uso dei soldi pubblici e delle istituzioni dello Stato come fossero cosa loro e non dei cittadini.

Dopo due leggi elettorali (Porcellum e Italicum) incostituzionali, adesso senza alcuna vergogna e in spregio alla Costituzione, si riscrivono a tre mesi dal voto la terza legge incostituzionale. In tutti i Paesi del mondo si fanno leggi elettorali per penalizzare i piccoli partiti in favore della governabilità. In Italia, invece, siamo al paradosso: si fa una legge per penalizzare la prima forza politica del Paese.

A preoccuparci non è che in modo immorale a sei mesi dal voto fanno una legge contro il MoVimento 5 Stelle, ma che facciano una legge che penalizza gli oltre 9 milioni di elettori del MoVimento 5 Stelle il cui voto conterà meno degli altri.

Il MoVimento 5 Stelle da tutto ciò ne trarrà più forza. Ma dobbiamo dare battaglia sia dentro che fuori dal Parlamento. Diciamo basta a privilegi e leggi contro i cittadini, diciamo ai partiti: tagliatevi i vitalizi, non la democrazia.

“Tutti i migranti economici in Italia”: Berlusconi si svende alla Merkel

“Tutti i migranti economici in Italia”: Berlusconi si svende alla Merkel

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La Merkel ordina, Berlusconi esegue. Con un voto shock Forza Italia e Pd, uniti più che mai, rafforzano il Regolamento di Dublino che assegna oggi al primo Paese di approdo le responsabilità legate all’accoglienza. Nessun migrante economico sbarcato in Italia verrà ricollocato negli altri Paesi membri. Merkel e Macron lo avevano detto e oggi Forza Italia e Pd con il loro voto eseguono. La Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni ha votato la riforma del regolamento che altro non è, per l’Italia, una gabbia dalla quale i migranti molto difficilmente potranno uscire. Berlusconi e la Merkel saranno oggi a braccetto a Bruxelles: il nostro Paese viene svenduto per riabilitare politicamente chi lo ha distrutto in questi ultimi 20 anni. Forza Italia scrive e sostiene la riforma di Dublino, la Lega Nord vota contro. Non hanno nemmeno un programma comune sull’immigrazione. Se avete il coraggio, rispondete a questa domanda: perché state insieme? Forse per le poltrone, come dimostra il voto sul Rosatellum.

VIDEO. Guarda e condividi l’intervista a Laura Ferrara e Ignazio Corrao realizzata subito il voto

CHE COSA CAMBIA?

MIGRANTI ECONOMICI. Secondo le nuove regole sarà sempre e solo l’Italia a farsene carico.
FILTRI. La riforma introduce criteri e filtri che di fatto renderanno impossibile il ricollocamento dei migranti.
RISCHIO SICUREZZA. Se un migrante sbarcato in Italia viene ritenuto pericoloso rimane in Italia. Gli altri Stati se ne lavano le mani.
Da quando è entrato in vigore nel 2003 sono sbarcati nel nostro Paese più di 1 milione di migranti. Ecco perché la spesa per l´immigrazione nel nostro Paese è lievitata fino a quasi 5 miliardi nel 2017, oltre 1 miliardo in più rispetto al 2016. Questi numeri dicono una sola cosa: il regolamento di Dublino va stracciato!

VOLUTO DA FORZA ITALIA, LEGA E PD

Il regolamento di Dublino II fu adottato nel 2003 e votato in sede di Consiglio dal governo Berlusconi – Lega. Il regolamento di Dublino III, che ha aggiornato la versione precedente, è stato approvato nel giugno 2013 e votato in sede di Consiglio dal governo Letta. Con questo voto Forza Italia e Partito Democratico lo rafforzano. La propaganda dei partiti sostiene che finalmente cade il principio del “primo ingresso”, in realtà non è così. La riforma introduce criteri e filtri che di fatto faranno gravare sul Paese di primo approdo tutte le responsabilità della gestione dei migranti e renderanno impossibili i ricollocamenti.

TUTTE LE TRAPPOLE PER L’ITALIA

Ci sono troppi filtri che appesantiscono la procedura e mettono un peso eccessivo sugli Stati membri di primo arrivo. Questi sono i punti che di fatto vanificano la cancellazione del principio del Paese di primo ingresso:

1) PRIMO FILTRO.
Il primo filtro stabilisce che i migranti economici, a differenza dei rifugiati, rimarranno nel Paese di arrivo. La maggior parte dei migranti rimarrà, dunque, in Italia. Non è vero – come i partiti affermano – che verranno redistribuiti fra tutti gli Stati membri: sarà solo l’Italia a farsene carico e saranno difficili i rimpatri visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza.

2) SECONDO FILTRO. Viene introdotto il filtro della sicurezza: anche in questo caso tutte le persone potenzialmente pericolose per la sicurezza pubblica restano nel Paese di primo ingresso. Non siamo contrari alle verifiche sulla sicurezza, ma siamo contrari al fatto che i Paesi di primo ingresso vengono lasciati da soli a gestire questi soggetti potenzialmente pericolosi.

3) PRIMO PAESE DI APPRODO SEMPRE RESPONSABILE. Nasce il criterio della responsabilità permanente. Con le vecchie regole uno Stato membro diventava competente se il richiedente vi aveva soggiornato per 1 anno anche se era sbarcato in un altro Paese, con la nuova revisione non sarà più così. Per esempio, un migrante entrato illegalmente in Italia che andava in Svezia e vi rimaneva per 1 anno non poteva più essere rimandato in Italia perché la responsabilità dell’Italia cessava. L’Italia come Paese di primo approdo sarà permanentemente responsabile dei migranti arrivati. Altro che solidarietà!

4) RICOLLOCAMENTO SOLO DOPO LE VERIFICHE DEI DUE FILTRI. Il meccanismo di ricollocamento non è affatto automatico: scatterà dopo le procedure dei filtri sulla sicurezza e sulla domanda. Un richiedente asilo potrà, dunque, essere trasferito in un altro Paese dopo molti mesi dal suo arrivo e nel frattempo sarà sempre l’Italia a farsene carico.

5) PAESI POVERI PENALIZZATI. Fra i criteri per redistribuire i richiedenti asilo non c’è il tasso di disoccupazione: restano solo quelli del PIL e della popolazione. Questo significa che non si terrà conto delle difficoltà che hanno i Paesi con i livelli di disoccupazione più alti, come l’Italia e la Grecia. Così c’è il rischio di una “guerra fra poveri”. Da una parte i rifugiati che hanno riconosciuto il diritto a restare in Italia e dall’altra i disoccupati italiani che non trovano lavoro.

6) TEMPI LUNGHI PER I PAESI IN RITARDO. È concesso un periodo di 3 anni di transizione per gli Stati che sono in ritardo con l’applicazione delle procedure di accoglienza. Questi Paesi sono di fatto esonerati dal meccanismo della redistribuzione. Così facendo si legittima l’egoismo di alcuni Stati membri che si rifiutano di applicare norme comuni per il diritto di asilo e l’Italia continuerà in questi tre anni ad avere più migranti degli altri Paesi europei.


SICILIA: LA REGIONE PIÙ PENALIZZATA

La Sicilia paga il prezzo più alto dell’incapacità del governo. Con 70.671 migranti sbarcati dall’inizio dell’anno si è superato ogni limite. I centri di accoglienza sono nel caos più totale. I sindaci di alcuni Comuni più esposti come Lampedusa e Pozzallo hanno lanciato degli allarmi, finora rimasti inascoltati. Sono molti i casi denunciati di migranti scomparsi, soprattutto fra i minori. Il piano di Minniti siglato con la Libia è fuffa: ha tentato di mettere il problema sotto un tappeto con un accordo siglato con la Libia ma il risultato è stato solo quello di spostare la rotta più a ovest, verso la Tunisia. I siciliani sanno bene di chi sono le responsabilità di tutto questo.

Ecco chi ha votato a favore: Gardini, Mussolini, Comi (Forza Italia); Chinnici, Toia (PD); Schlein (Possibile); Barbara Spinelli (GUE).

La lobby dell’auto ha vinto. Cancellato il Dieselgate con la complicità del Governo

La lobby dell’auto ha vinto. Cancellato il Dieselgate con la complicità del Governo

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Hanno distrutto quanto di buono eravamo riusciti ad ottenere dopo lo scandalo Dieselgate. E lo hanno fatto in sede di Consiglio, dove si riuniscono i Governi per discutere dei vari pacchetti votati dal Parlamento europeo. Il celebre report sulle emissioni inquinanti delle automobili, che ha tenuto col fiato sospeso l’Europa (e soprattutto la Germania) per quasi un anno, è stato completamente depotenziato con la complicità dell’esecutivo italiano. Che si è accodato come sempre succede allo strapotere teutonico, realizzando l’ennesimo nulla di fatto dell’Unione Europea.

A nulla è servito il rapporto redatto dall’agenzia europea per l’ambiente, che parla di 500 mila morti premature ogni anno a causa delle emissioni inquinanti. A nulla è servita la denuncia della stessa Commissione, che ha inquadrato il comportamento dell’Italia come inaccettabile nel procrastinare l’imposizione dei limiti (e la conseguente infrazione alla Corte) addirittura al 2025; quando doveva già essere data per assodata più di dieci anni fa. Per il ministro dei trasporti Graziano Delrio tutto questo non conta, perché l’importante è fare propaganda in terra siciliana e continuare a elargire generosi favori agli amici degli amici.

Oggi, il report sul dieselgate è già diventato l’ennesima truffa per i cittadini. Iniziamo parlando della sorveglianza di mercato, fondamentale per evitare nuovi scandali, che è stata fortemente indebolita: un regalo degli Stati membri e alle grandi case automobilistiche. Vi ricordate i famosi controlli incrociati tra più Stati membri? Dimenticateveli, perché ora si vuole monitorare una vettura su 50 mila. Ridicolo.

Per non parlare della possibilità di emettere sanzioni a livello europeo: eliminata. O meglio, su questo tema la posizione è scandalosa perché il Consiglio impone alla Commissione di non sanzionare le case automobilistiche già multate dagli Stati membri. Questo significa che se uno Stato membro commina una sanzione ridicola alla casa automobilistica amica – cosa che potrebbe accadere in Italia per Fiat o in Francia per Renault – l’esecutivo comunitario non può sanzionare in misura maggiore quel produttore.

Dulcis in fundo, viene ammessa la possibilità di pagamenti diretti tra il controllato (casa automobilistica) e il controllore (autorità di omologazione). Noi avevamo proposto il buon senso, quindi che la casa produttrice dovesse pagare l’autorità nazionale che, a sua volta, aveva il compito di scegliere il laboratorio indipendente di prova. Ma il buon senso, quando ci sono di mezzo immense lobby e interessi di quartiere, non paga in questa costruzione europea.

Infine, la beffa finale: perfino il controllo della singola automobile su 50 mila prodotte, come dicevamo sopra, è divenuto facoltativo. “Potrebbero” riporta la bozza di accordo, un condizionale che denuncia invece una certezza: siamo di fronte all’ennesima presa in giro a scapito dell’interesse dei cittadini e della loro salute. Fortunatamente non è ancora detta l’ultima parola perché il testo che uscirà dal cosiddetto trilogo dovrà ancora una volta essere votato nella plenaria di Strasburgo dal Parlamento europeo. Ne vedremo certamente delle belle.

Merkel ordina, Berlusconi esegue: prima muoia la Sicilia, poi l’Italia

Merkel ordina, Berlusconi esegue: prima muoia la Sicilia, poi l’Italia

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Il copione è sempre il medesimo: Merkel ordina, Berlusconi esegue. Con un voto shock Forza Italia e PD, uniti più che mai, hanno rafforzato il Regolamento di Dublino (che assegna oggi al primo Paese di approdo le responsabilità legate all’accoglienza). Chiunque affermi il contrario vi sta prendendo in giro. Nessun migrante economico sbarcato in Italia verrà ricollocato negli altri Paesi membri. Merkel e Macron lo avevano detto e oggi Forza Italia e PD con il loro voto eseguono. La commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni ha votato la riforma del regolamento che altro non è, per l’Italia, una gabbia dalla quale i migranti molto difficilmente potranno uscire.

La Sicilia paga il prezzo più alto. Con 70.671 migranti sbarcati dall’inizio dell’anno si è superato ogni limite. I centri di accoglienza sono nel caos più totale. I sindaci di alcuni Comuni più esposti come Lampedusa e Pozzallo hanno lanciato degli allarmi, finora rimasti inascoltati. Sono molti i casi denunciati di migranti scomparsi, soprattutto fra i minori. Il piano di Minniti siglato con la Libia è fuffa: ha tentato di mettere il problema sotto un tappeto con un accordo siglato con la Libia ma il risultato è stato solo quello di spostare la rotta più a ovest, verso la Tunisia. I siciliani sanno bene di chi sono le responsabilità di tutto questo.

Quella di oggi è quindi una stretta di mano che vale più di mille parole. L’intesa tra Angela Merkel e il centrodestra italiano non è mai mancata nel corso di questo decennio: ma attenzione, non stiamo parlando di accordi politici bilaterali che giovano alle reciproche economie e società. Tutt’altro, la storia ci ha insegnato che la propensione alla genuflessione dell’era berlusconiana ha consegnato l’Italia al macello macroeconomico, con i tedeschi liberi di produrre export senza limite a danno delle piccole e medie imprese italiane. Quelle che il “grande imprenditore di Arcore” avrebbe dovuto difendere (essendo il self-made man che tutti conosciamo).

E poi, abbassamento delle tasse e alleanza con Merkel sono due concetti che non stanno insieme, lo sanno anche i muri. A Bruxelles l’Italia è considerata uno Stato “impantanato” – per usare un eufemismo -, e la Sicilia una regione allo sbando economico, sociale e politico. Alla stregua della Grecia, bisognosa delle cure che i falchi dell’austerità (guidati dagli alleati europei del centrodestra) non vedono l’ora di confezionare. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, infatti, Forza Italia in Europa è alleata, nello stesso gruppo politico e convergente nei voti con i falchi dell’austerità tedeschi del PPE. Berlusconi sta alla Merkel come Musumeci sta a Berlusconi.

Del leader del centrodestra non interessano più i molteplici processi giudiziari in cui è coinvolto, ma il modo e il menefreghismo con cui ha consegnato l’Italia alla serie B del Continente. Nel corso dei suoi Governi in Europa si prendevano decisioni fondamentali, ciecamente avallate a livello nazionale e mai realmente discusse in sede di Consiglio, dove il Cavaliere e i suoi ministri erano seduti. Dall’immigrazione col regolamento di Dublino, con cui proprio oggi si è scritta l’ennesima beffa per l’Italia, all’economia con il Fiscal Compact. Votato e voluto dal Governo Berlusconi-Lega rischia entro la fine dell’anno di entrare nel quadro giuridico UE grazie alla miopia del centrosinistra, al potere praticamente dal 2012 in poi. Gli stessi che oggi vogliono sembrare euroscettici sono stati complici consenzienti del disastro odierno.

Ma a far ridere ancor più della stretta di mano tra Silvio Berlusconi e Angela Merkel sono però gli alleati del Cavaliere. La Lega Nord come può giustificare un’alleanza a livello nazionale quando il suo segretario, Matteo Salvini, è seduto all’estrema opposizione di tutto ciò che rappresenta oggi Forza Italia al Parlamento europeo? Per non parlare di Giorgia Meloni e dei suoi Fratelli d’Italia… Stiamo parlando di un corto circuito politico che non desta scalpore solo perché l’Italia è totalmente disabituata a considerare l’Unione Europea come strategicamente rilevante. Proprio Salvini, almeno a livello mediatico (perché le sue presenza nelle commissioni parlamentari si contano su una mano) si è battuto contro ogni decisione presa dal Parlamento europeo in questi anni: partendo dalla concessione del MES alla Cina, arrivando all’olio tunisino, passando per le crisi bancarie, alla riforma della governance degli istituti di credito, la concessione del glifosato e, naturalmente, la gestione della crisi migratoria. Temi che il PPE (quindi Forza Italia) ha spinto in direzione tedesca.

Le eccellenze italiane, anche nei settori agroalimentari, sono state martoriate dalle folli scelte fatte da questi signori del nulla. Pensiamo solo all’ultimo caso, quello eclatante del pesticida glifosato. Noi crediamo che debba essere bandito da subito anche per l’effetto che ha avuto sulle attività produttive dei nostri agricoltori, quelli che dovevano essere tutelati dai grandi statisti del Governo. Sono loro le vittime silenziose di queste scelte. Il glifosato usato in preraccolta consente a paesi come il Canada di esportare i loro prodotti a prezzi estremamente competitivi che distruggono il settore produttivo in paesi come l’Italia. Negli ultimi dieci anni più della metà delle aziende che producevano grano duro sono sparite nel Sud.

Siamo schifati dinanzi a una così grande nullità politica e alla totale mancanza di dignità a livello umano. Le mosse della vecchia politica sulla legge elettorale, assieme alle manovre a livello europeo confermano che il sistema politico italiano è ancora totalmente marcio alle fondamenta. Starà solo ai cittadini italiani, che mantengono ancora pochi diritti, spezzare le catene che ci relegano alla serie B della storia. Noi possiamo continuare a lottare e a informarvi ogni giorno, ma solo voi avete il diritto di rivendicare la libertà. Potete iniziare a farlo dalla Sicilia, il 5 novembre, quando sarete chiamati a scegliere tra Giancarlo Cancelleri e il vecchio centrodestra che vi abbiamo descritto. Tra il futuro e un passato che ci ha distrutto, ridotto in macerie ma che ancora non ci ha tolto la speranza.

Sull’impianto di Tortora è inaccettabile il silenzio della Regione Calabria

Sull’impianto di Tortora è inaccettabile il silenzio della Regione Calabria

Oliverio la smetta di fare il gioco dello struzzo sull’impianto di Tortora (CS) e corra ai ripari ascoltando la Regione Basilicata. Già ad aprile 2016 scrissi ad Oliverio riguardo l’assenza dei requisiti di legge sull’impianto di Tortora, che sorge in prossimità di numerosi Siti d’Interesse Comunitario (Sic) e che rischia di minare pericolosamente l’ambiente di una zona che andrebbe salvaguardata.
L’assenza della Valutazione d’incidenza ambientale, rende nulli tutti gli atti emessi dalla Regione Calabria (Via ed Aia) e quindi inutilizzabile l’impianto, che invece sta funzionando. Oliverio ed il dipartimento ambiente della Regione Calabria, però, hanno fatto orecchie da mercante anche nei confronti del Ministero dell’ambiente che, a seguito delle richieste di Italia Nostra e di una mia interrogazione parlamentare, ribadì alla Regione la necessità della Valutazione d’incidenza.
La speranza è che la risposta del dipartimento ambiente non tardi ad arrivare. Se così non fosse, sarebbe opportuno un intervento immediato da parte delle autorità compenti e della Procura di Paola, già sollecitata dalla Regione Basilicata e dal Sindaco di Tortora.

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Denuncia M5S: Fuori legge la nomina del consulente Pacenza

Denuncia M5S: Fuori legge la nomina del consulente Pacenza

L’ennesimo abuso del presidente della Regione Calabria, che il Movimento 5stelle ha scoperto e reso pubblico. Eppure Oliverio ripete che vuole riportare legalità nell’amministrazione regionale!

Si tratta dell’ennesima nomina illegittima del governatore Mario Oliverio, che ormai detiene il record in materia. Parliamo di quella, contraria alla legge, di Franco Pacenza quale proprio consulente per la sanità. Allo stato degli atti essa appare un favore a un esponente del Pd, già più volte consigliere regionale, che ora incassa 2.800 euro netti al mese più contributi previdenziali e rimborsi e che partecipa, peraltro, alla Conferenza Stato-Regioni. L’abbiamo denunciato pubblicamente con il collega deputato M5S Paolo Parentela, col quale abbiamo appena trasmesso uno specifico esposto alla Procura di Catanzaro e alla Corte dei conti, chiedendo di avviare le indagini e investendo del caso anche l’Ispettorato per la Funzione pubblica, l’Anac, il Collegio dei revisori della Regione Calabria e la commissione speciale di Vigilanza del Consiglio regionale. Inoltre abbiamo formalmente invitato Oliverio all’immediata revoca dell’incarico in questione, pure informando la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nonché il commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale.

Pacenza non poteva affatto essere nominato perché:

1) come richiesto dalla legge (art. 46 L. 133/2008), l’amministrazione regionale doveva avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

2) la prestazione doveva essere di natura temporanea e altamente qualificata, mentre il ripetuto rinnovo dell’incarico in argomento (avvenuto per ben 3 volte) contrasta con la sua natura temporanea e nel merito manca congrua motivazione sul punto dell’alta qualificazione;

3) per legge si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti d’opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell’arte, dello spettacolo o dei mestieri artigianali, ma non è il caso del Pacenza;

4) come precisato nell’articolo 46 della L. 133/2008, con il regolamento di cui all’articolo 89 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 – che dispone in materia di organizzazione degli uffici (anche regionali) – sono fissati, in conformità a quanto stabilito dalle disposizioni vigenti, i limiti, i criteri e le modalità per l’affidamento di incarichi di collaborazione autonoma, che si applicano a tutte le tipologie di prestazioni, il che non risulta nella riferita vicenda della nomina del Pacenza.

Da nuovo Pilato, Oliverio ha rinunciato al ruolo di rappresentanza politica dei calabresi in ambito sanitario, a vantaggio di un suo amico che non ha alcuna rilevanza politica e tecnica.

Servizi Postali addio: ecco l’elenco dei Comuni Italiani su cui cala la mannaia

Servizi Postali addio: ecco l’elenco dei Comuni Italiani su cui cala la mannaia

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E’ un documento di 124 pagine. Contiene circa 35 nomi a pagina, per un totale di oltre 4300: sono tutti Comuni italiani che dal 2015 al 2019, via via, hanno visto e vedranno cancellare il servizio postale nel loro territorio. Oltre la metà dei Comuni italiani.

Si comincia dicendo ai cittadini che “è solo un piano di razionalizzazione” e l’ufficio postale del posto resterà comunque aperto due o tre volte a settimana; si finisce invece (come già accaduto in molti di quei Comuni) con l’ufficio chiuso, il servizio postale smantellato, e i cittadini costretti a prendere l’automobile e a percorrere chilometri per arrivare all’ufficio postale superstite più vicino. E non solo i cittadini: aziende, servizi, turismo, molte piccole realtà italiane che sono però vivacissime da un punto di vista economico si ritrovano senza neanche lo sportello di Poste.

Davanti all’ennesimo smantellamento di un servizio indispensabile, di una rete capillare costruita sul territorio italiano con i sacrifici di generazioni di italiani, cosa conta di fare il Governo? Questo il MoVimento 5 Stelle ha chiesto oggi durante il question time in Commissione Trasporti.

La nuova ondata di tagli, inoltre, ha prodotto tonnellate di missive in giacenza, con bollette consegnate anche dopo la scadenza, e compromettendo persino invii prioritari, come raccomandate dell’Inps, avvisi di Equitalia e telegrammi. Questo scellerato piano di riorganizzazione, messo in atto con il benestare del Governo, contrasta persino con le norme UE che obbligano gli Stati membri ad assicurare la raccolta e la distribuzione degli invii postali al domicilio del destinatario, e lo stesso Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che ribadiva la necessità, da parte degli Stati Ue, di garantire il servizio universale e il mantenimento degli sportelli postali nelle aree disagiate.

Insomma, non c’è neppure la solita scusa del “ce lo chiede l’Europa”, anzi è proprio il contrario. Perché l’Italia sta quindi rischiando di incorrere in una procedura d’infrazione europea per violazione del diritto degli utenti? Un ulteriore danno che sarà scaricato sulle teste e sulle tasche dei cittadini.

Arianna Spessotto, MoVimento 5 Stelle Camera, Commissione Infrastrutture e Trasporti

#TagliateIVitalizi, non la democrazia!

Il Blog delle Stelle

 
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di Vito Crimi

Per ben due volte nei mesi scorsi abbiamo lanciato l’allarme: vogliono affossare in Senato la legge che abolisce i vitalizi dei parlamentari. Oggi preparatevi perchè potrebbe arrivare la prova del nove e i partiti potrebbero tentare il colpo di mano definitivo: decidere di portare in Aula non la legge sui vitalizi nell’interesse dei cittadini, ma la legge elettorale truffa appena uscita dalla Camera, che di interessi fa solo quelli di Pd, Forza Italia, Lega, Alfano e Verdini.

L’appuntamento è oggi alle ore 13, quando la Conferenza dei capigruppo si riunirà per decidere quali provvedimenti calendarizzare in Aula. La maggioranza, sostenuta dai suoi sodali, proverà a far finire su un binario morto la legge sui vitalizi, lasciandola marcire in Commissione, e a dare la priorità al Rosatellum, che così potrà arrivare in Aula nel giro di pochi giorni ed essere approvato definitivamente e con una nuova fiducia prima della legge di bilancio, che terrà impegnato il Parlamento fine alla fine dell’anno. In sostanza, addio legge sull’abolizione dei vitalizi.

Se i partiti volessero, la legge Richetti si potrebbe approvare in un batter d’occhio. Il punto è che non la vogliono: non la vuole il PD, che su questa legge ha fatto finta di metterci la firma e la faccia ingannando gli italiani. E non la vogliono gli altri grandi partiti. L’unica forza a sostenerla davvero è stata sempre e solo il MoVimento 5 Stelle.

Al PD, Forza Italia, Alfano, Verdini e Lega interessa solo una cosa: approvarsi in fretta e furia una legge elettorale su misura con la speranza di far fuori il MoVimento 5 Stelle e impedirgli di andare al governo. Pazienza se poi la legge è una truffa che non garantisce né rappresentatività né governabilità e ignora tutte le precedenti sentenze della Consulta in materia. L’abolizione dei vitalizi dicono che è incostituzionale, però poi dell’incostituzionalità della loro legge elettorale se ne infischiano alla grande. Il vitalizio non lo tagliano, ma la democrazia sì.

ll Rosatellum incentiva la formazione di ammucchiate e liste civetta, fa sì che il voto di un terzo degli elettori peserà meno di quello di tutti quanti gli altri, non ha le preferenze e lascia ai segretari di partito il potere assoluto di scelta sui candidati. Così anche alle elezioni politiche – proprio come sta avvenendo in Sicilia – ci ritroveremo con liste di impresentabili, senza però nemmeno la possibilità di scegliere se votarli o meno.

Se oggi davvero avranno il coraggio di dare la priorità alla legge elettorale invece che a quella sui vitalizi, se davvero sceglieranno ancora una volta i loro interessi a scapito di quelli dei cittadini, sappiano che alle prossime elezioni raccoglieranno i frutti avvelenati della loro disonestà. Possono scriversi una legge elettorale su misura, possono provare a forzare le regole del gioco, ma il MoVimento 5 Stelle andrà in giro per le piazze e per le città a raccontare le loro porcate e chi ha a cuore la democrazia e il futuro di questo Paese non rimarrà indifferente.

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