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#Brexit, il dado è tratto. E adesso cosa succede?

#Brexit, il dado è tratto. E adesso cosa succede?

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di Fabio Massimo Castaldo, EFDD – M5S Europa

La lettera che sancisce l’addio del Regno Unito all’Unione Europea è stata consegnata al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Il 29 marzo del 2017 segna la data del conto alla rovescia per l’accordo che dovrebbe portare a un “divorzio consensuale” in due anni. 24 mesi di negoziati che, accanto alle scaramucce politiche, dovranno affrontare questioni quali la riduzione del mercato unico, il probabile dislocamento del centro delle operazioni finanziarie della UE (fino ad oggi concentrate nella City) ma, in primis, la questione del trattamento e dei diritti dei cittadini UK in UE e di quelli UE in UK.

Per altri aspetti la situazione potrebbe sembrare più semplice, come nel caso della cooperazione giudiziaria a cui il Regno Unito già oggi partecipa solo in minima parte; anche qui però si pone ad esempio la questione – tutt’altro che secondaria in un mondo caratterizzato dalla minaccia terroristica – della condivisione delle informazioni di intelligence. Ma c’è un punto che non va tralasciato: che misura e che valore si può dare oggi alla cosiddetta solidarietà europea se già alcune figure apicali dell’UE si prefiggono – pare da alcune dichiarazioni – di punire il Regno Unito per aver invocato l’articolo 50?

Perché fatte salve le procedure tecniche, la partita peggiore che l’UE potrà giocare sarà quella di una “hard Brexit” punitiva, volta a scoraggiare altri paesi europei dal seguirne l’esempio. Oggi, infatti, l’Europa (ovvero Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo) non gode di grande stima ed appare come una gigantesca macchina burocratica e opaca, colpevole inoltre di sovvertire e indebolire pesantemente – soprattutto in campo economico – le sovranità nazionali. Insistere sulla via delle punizioni potrebbe addirittura accelerarne la disgregazione; negare gli evidenti problemi che questi tecnocrati sono riusciti a generare – in primis l’imposizione della moneta unica secondo regole assolutamente ed evidentemente penalizzanti – corrisponderà a gettare altro sale su una ferita che fa già soffrire 500 milioni di cittadini europei.

Per il momento si attende la posizione ufficiale del Parlamento europeo, che si riunirà in seduta plenaria settimana prossima per definire la sua linea. Il prossimo 29 aprile si terrà invece un vertice europeo per definire le linee guida dei negoziati, che inizieranno in maniera ufficiale entro un paio di mesi. Infine, se entro due anni non si troverà un’intesa, ci saranno due possibili opzioni: o gli Stati membri accorderanno una proroga dei tempi, oppure i britannici potranno abbandonare il tavolo in via unilaterale e “disordinata”. Un’ipotesi, quest’ultima, che potrebbe gettare l’Europa nel caos.

Il prossimo step è dunque quello di Strasburgo (dal 3 al 6 aprile), quando gli eurodeputati saranno chiamati a votare la risoluzione del Parlamento, unica istituzione comunitaria direttamente eletta dai cittadini. Vi terremo aggiornati passo dopo passo.

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