Viviamo in un’Europa ancorata al fossile

Viviamo in un’Europa ancorata al fossile

auto-elettriche-m5s-movimento-evi-futuro.jpgdi Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Tutti pazzi per l’elettrico. Beh, non proprio tutti, visto che nella lista dei paesi che hanno deciso di guardare al futuro dell’ambiente e della salute pubblica incentivando l’elettromobilità, quelli del Vecchio Continente restano indietro. Certo, almeno a parole, l’Europa non ignora quanto sia importante alimentare il trasporto, pubblico e privato, con sistemi di propulsione alternativi ai combustibili fossili che inquinano e provocano centinaia di migliaia di morti premature l’anno, ma è lontana dall’essere incisiva nel determinare un vero e proprio cambiamento.

Notizie recenti, ad esempio, ci dicono che in Giappone il numero delle centraline per la ricarica dei veicoli elettrici ha superato il numero di distributori convenzionali, un fatto che dimostra che nel paese del Sol Levante è stato fatto un cambio radicale di mentalità. Un vero e proprio cambio di passo, è il caso di dire. Tanto è vero che, nel giro di poco tempo, si prevede che gli stessi distributori potranno aggiungere alle loro stazioni di servizio le centraline di ricarica. Qualcuno potrebbe fare spallucce e dire che notizie del genere non possono che arrivare da un paese come il Giappone, che conta il 40% dei brevetti totali nel campo dei veicoli elettrici e che da sempre è protagonista nell’innovazione tecnologica.

Ma qui casca l’asino: sì perché ad essersi impegnati nell’ampliare l’infrastruttura per i combustibili alternativi e nel consolidare il mercato dell’auto elettrica non sono soltanto i nipponici, ma anche paesi come India e Cina. Da sempre bollati come grandi inquinatori, poco attenti alle sofferenze dell’ambiente. Anche qui, invece, i fatti ci dicono che Pechino punta ad avere il 20% dei veicoli elettrici in circolazione entro il 2025, cioè fra appena 8 anni, mentre Nuova Delhi ha deciso di mettere al bando le auto inquinanti entro il 2030. In particolare, la Cina, imitata dalla California e da altri Stati negli Usa, introdurrà un vero e proprio mandato vincolante per i costruttori di auto che, dal prossimo anno, saranno obbligati a rispettare standard quantitativi di produzione su batterie elettriche e veicoli ibridi destinati al mercato cinese. Dall’altro lato, in India hanno capito che passare ai combustibili alternativi nel settore dei trasporti permetterà allo Stato, che importa circa l’82% dei combustibili necessari ai motori tradizionali, sia di risparmiare quasi 60 miliardi di dollari sia di evitare il 37% delle emissioni di gas serra.

E l’Europa? L’Europa resta indietro, come dicevamo. Vicino a casa nostra, infatti, c’è il primato della Norvegia, con ben il 32% delle nuove immatricolazioni rappresentato da auto elettriche, un traguardo, però, che sembra un miraggio lontano anni luce per gli Stati membri dell’Unione. Infatti, benché siano cresciute del 46% rispetto al 2016, le nuove immatricolazioni di auto elettriche e di auto ibride ricaricabili nel 2017 si attestavano al di sotto dell’1,2% delle immatricolazioni totali. Questo perché l’Unione resta ancorata ad una visione dei trasporti fondata largamente sui combustibili fossili e non è un caso, infatti, che, secondo le stime della Commissione europea, le sovvenzioni per i combustibili fossili vadano da 39 miliardi a oltre 200 miliardi di euro all’anno. Cifre che spaventano, tanto che nello studio sulle sovvenzioni ai combustibili fossili commissionato dal Parlamento europeo si legge: “Queste cifre significative indicano una mancanza di coerenza nell’UE tra la sua politica energetica e quella in materia di clima”.

La possibilità di contribuire al superamento dei problemi – tutti europei – che strozzano lo sviluppo dell’auto di domani, compatibile con l’ambiente e non dannosa per la salute umana, è, d’altro canto, a portata di mano. La Commissione europea ha avanzato una proposta sugli standard sulle emissioni di CO2 dopo il 2020 per auto e furgoni e ora spetta al Parlamento europeo visionarla e, come chiederemo noi, modificarla. Si tratta, infatti, in un testo troppo timido sul fronte dell’elettromobilità, un testo che asseconda gli interessi dei colossi dell’auto. Quegli stessi colossi responsabili del Dieselgate e di esperimenti abominevoli su persone e animali. Quegli stessi colossi refrattari a norme ambientali stringenti e che devono trovare un modo per poter rimanere sul mercato cinese dove oggi sono molto attivi (per fare degli esempi, Volkswagen, BMW e Mercedes realizzano in Cina un terzo delle loro vendite globali, pari a 15milioni di veicoli).

Parteciperemo a questo lavoro con grande impegno per chiedere obiettivi più ambiziosi, sia per la riduzione della CO2 sia per l’introduzione di un sistema che consenta di mettere a regime le vendite di nuovi veicoli puliti. Certamente occorre che l’Europa non perda il suo primato nel mercato automobilistico, ma è fondamentale che lo innovi. Perché la tecnologia è a disposizione, visto che molte case automobilistiche che producono auto elettriche fuori Europa sono proprio di casa nostra! Dunque, possiamo e sappiamo farlo, dobbiamo solo permetterlo. E questo è un problema politico.

 

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La perfezione dei parassiti

La perfezione dei parassiti

Come prendere una batosta storica e continuare a fare le maestrine sfruttando l’energia di chi ti ha appena sconfitto.

di Beppe Grillo – Come prendere una batosta storica e continuare a fare le maestrine sfruttando l’energia di chi ti ha appena sconfitto.

Tempo di elezioni, il 4 marzo si stava avvicinando e ci vedevano arrivare, terrorizzati per la tenuta del loro scenario di cartapesta minacciato dall’arrivo del primo soffio di vento del cambiamento. La finta sinistra e la finta destra, unite dall’istinto di sopravvivenza, hanno piazzato una legge elettorale che funziona come un colpo di stato alla rovescia: soffocare la democrazia con la democrazia.

Lo hanno fatto pochi istanti prima di andare a nascondersi.

Il PD e Forza Italia in queste cose agiscono con una sincronia perfetta: quando si tratta di sopravvivere tramite il camuffamento sono efficientissimi.

Il 4 marzo un terzo degli elettori ha visto nel movimento la speranza concreta che il paese potesse cambiare; il ribaltamento delle proporzioni nel centrodestra e la nanizzazione del PD sono stati gli altri due segnali inequivocabili. Stiamo vivendo uno stallo soltanto apparente, è soltanto il lavorio dei vecchi partiti che tentano di rigenerarsi sfruttando l’onda provocata dalla nostra energia, la stessa che li ha suonati come campane. Questa è la logica evolutiva dei parassiti: utilizzare l’entusiasmo del nuovo per far sopravvivere il vecchio.

La logica dell’inciucio avrebbe portato al governo in una settimana, giusto il tempo necessario alle spartizioni, ma di quale governo staremmo parlando? L’ennesimo fantoccio, figlio di catene di compromessi tanto lunghe da aver perso la loro stessa testa? Quelli che traggono nutrimento dai vizi peggiori del paese hanno subito un castigo molto severo, ma sono sopravvissuti alla reazione immunitaria degli italiani grazie a quella legge elettorale incredibile, vergognosa, che hanno piazzato come una mina lungo il sentiero democratico del paese.

L’entusiasmo di Luigi viene propagandato come fosse bramosia di potere e la sinistra frou frou gioca la carta di un’improbabile supremazia intellettuale, ridicola, e figlia di accordi con quello che hanno sempre chiamato “caimano”. Lo stesso soggetto con cui hanno trovato il sistema di sopravvivere sino ad oggi. E’ la perfezione del parassita: cerca nutrimento dalle stesse forze che lo hanno sconfitto.

C’è chi potrebbe immaginare che i nostri parassiti di lusso stiano cercando di essere resuscitati proprio dalla nostra energia. Ma non potrà mai essere così: perché si tratta di gente che vive di pura ambizione, qualcosa che spinge a fare la scalata senza sapere perché, a voler diventare un pezzo grosso senza un’idea di quello che si vorrà fare davvero una volta raggiunto l’obiettivo. Ma non avendo null’altro che l’ambizione dipingono gli altri per come sentono se stessi: per questa ragione vengono accecati da paure come quella di Salvini, oppure una costruzione paranoidea della realtà come nel caso di Berlusconi. Parla di tradimenti, complotti e altre smanie della malafede, come un eroe tragico shakespeariano. Lui è responsabile delle cose soltanto quando vanno bene, questo è il suo spietato concetto di affidabilità istituzionale verso tutti. Intanto, più raffinato, il PD ha la persona giusta per dire quella cosa in quel dato momento… loro non cambiano idea, ma cambiano la persona che dirà l’idea. Una forma di selezione naturale agita da e sui portatori di idee.

E’ una cosa che dobbiamo al paese, il tentativo di incontrarci su dei temi con questi personaggi, escludendo quelli assolutamente impossibili. Il PD e l’accozzaglia che attende il cedimento strutturale del suo garante, Berlusconi, credono davvero che vogliamo allearci con loro? Oppure sono i media, ed è la gente a crederlo?

Ma non è quello che pensiamo noi, confondere un accordo su dei temi con un’alleanza è come confondere un contratto d’affetto con l’amicizia.
Le parole perdono il loro significato, la politica anche, i diritti pure… trascinati in basso da quelli che si aggrappano alla piccola fiducia residua degli italiani. Non importa se la trascineranno a fondo con loro, quello che conta è continuare a generare la loro “confusione ideale”.

Non sta certo a noi far dimenticare agli italiani quello che è stato fatto al paese negli ultimi 25 anni, non troveranno mai nel nostro entusiasmo il pretesto per continuare a nausearci. La democrazia non è un fenomeno che dura il tempo di una tornata elettorale: loro sperano che la gente lo dimentichi, noi non lo faremo.

In alto i cuori!

Più efficienza per gli asili nido di Roma, più qualità della vita

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Più efficienza per gli asili nido di Roma, più qualità della vita

Più efficienza per gli asili nido di Roma, più qualità della vita

di Virginia Raggi

Maggiore qualità, aumento delle iscrizioni e abbattimento dei costi. Sono le tre importanti novità che stanno coinvolgendo gli asili nido della nostra città. L’impianto di riforma che abbiamo avviato circa un anno fa sta garantendo benefici e miglioramenti nella vita di tante famiglie.

I numeri parlano chiaro. I posti vacanti mostrano una diminuzione e passano da 1.114 del 2016-17 ai 593 di quest’anno. L’indice di utilizzo che misura il rapporto tra ricettività e iscritti è salito dal 92% a 96%: un dato che, nel concreto, indica che le strutture di Roma Capitale vengono utilizzate sempre di più. Le liste di attesa vengono progressivamente scremate: nel 2016-17 registravano 793 bambini, quest’anno 746.

Allo stesso tempo rafforziamo gli organici, ridimensionando il precariato storico del settore. Abbiamo assunto, a tempo indeterminato, 489 tra educatrici ed educatori per gli asili nido e 768 insegnanti per la scuola dell’infanzia. Valorizzare il personale fa la differenza: migliora la qualità dei servizi offerti ai nostri bambini.

Mettiamo la programmazione al centro. A partire dall’anno educativo 2019/2020 ogni anno il bando cittadino per l’iscrizione ai nidi capitolini sarà pubblicato il 15 febbraio e resterà disponibile per 30 giorni. Garantiamo così ai genitori una più efficiente organizzazione della vita.

 

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La rivincita delle api. Banditi in UE i tre pesticidi tossici che le stavano sterminando

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La rivincita delle api. Banditi in UE i tre pesticidi tossici che le stavano sterminando

La rivincita delle api. Banditi in UE i tre pesticidi tossici che le stavano sterminando

di MoVimento 5 Stelle Europa

Le rappresentanze degli Stati membri dell’UE hanno deciso di accogliere la proposta della Commissione Europea e vietare tre pesticidi (neonicotinoidi): clothianidin, imidacloprid e tiametoxam, ovvero i maggiori responsabili della progressiva scomparsa delle api. Si vuole rendere definitivo il divieto di usare e immettere sul mercato prodotti fitosanitari contenenti queste sostanze attive. Il settore dell’apicoltura dà reddito a più di 500mila cittadini europei e la sua importanza in termini indiretti è ancora maggiore: l’84% delle specie vegetali complessive e il 76% della produzione alimentare dipendono dall’impollinazione delle api. Inoltre, uno studio recente della FAO dimostra come aumentare la densità e la varietà degli insetti impollinatori abbia un impatto diretto sulla produttività dei raccolti in agricoltura e come ciò possa aiutare soprattutto i piccoli agricoltori adaumentare la loro produttività media del 24%.

La storia di questo divieto parte da lontano. Il 16 gennaio 2013 l’EFSA ha presentato le sue conclusioni scientifiche, individuando l’esistenza di un rischio acuto elevato per le api rappresentato dai prodotti fitosanitari contenenti queste sostanze attive. Alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e tecniche, la Commissione ha ritenuto di non poter escludere un elevato rischio per le api, se non imponendo ulteriori restrizioni. Di conseguenza, il 24 maggio 2013 ha presentato un regolamento di esecuzione che modificava le condizioni di approvazione delle sostanze attive clothianidin, tiametoxam e imidacloprid.

I tre insetticidi sono stati brevettati circa quarant’anni fa rispettivamente da Bayer e Syngenta. Le due multinazionali, colpite nel loro business, hanno addirittura deciso di fare ricorso presso la Corte di Giustizia dell’UE contro il divieto introdotto dalla Commissione nel 2013. Un procedimento ancora in corso ma che siamo certi non porterà a nulla. Il 28 febbraio 2018, infatti, l’EFSA ha aggiornato le proprie valutazioni del rischio relativamente alle tre sostanze sotto esame e ha confermato che il loro uso rappresenta un rischio per le api selvatiche e quelle mellifere.

Una notizia fantastica che si sposa con le battaglie dei portavoce al Parlamento europeo. In particolare Marco Zullo, con un report approvato a larghissima maggioranza, aveva già tracciato il solco su cui dirigere gli sforzi a livello europeo. Nel testo furono messe in evidenza:

– L’IMPORTANZA DELL’APICOLTURA: come detto in apertura, il settore dell’apicoltura dà reddito a più di 500mila cittadini europei. La sua importanza in termini indiretti è ancora maggiore: l’84% delle specie vegetali complessive e il 76% della produzione alimentare dipendono dall’impollinazione delle api, per un valore economico complessivo stimato in 14,2 miliardi di euro. L’apicoltura è perciò non solo alla base dell’equilibrio ecologico e della conservazione della biodiversità, ma anche del settore primario e, di conseguenza, di tutte le attività produttive.

– LA SALUTE DELLE API E DELL’AMBIENTE: le api sono un efficace indicatore della salubrità dell’ambiente: api in salute indicano che anche l’ambiente in cui vivono è in buone condizioni. Viceversa, alti tassi di mortalità o di riduzione del numero complessivo denotano la presenza di sostanze dannose anche per gli altri esseri viventi, tra cui l’uomo. È importante perciò fornire adeguato sostegno alle azioni di monitoraggio, a livello nazionale e locale, per avere in tempi rapidi ed utili un quadro complessivo sullo stato di salute dell’ambiente in cui le api vivono. Allo stesso tempo, servono veloci e puntuali ricerche da parte di autorità comunitarie e nazionali su tutte le sostanze e i fattori che presentano il rischio compromettere la salute delle api, per prendere adeguati provvedimenti contro di essi.

– LOTTA EFFICACE CONTRO LA CONTRAFFAZIONE DEL MIELE: la diffusione del miele contraffatto rappresenta un grave problema, in particolare per motivi di sicurezza alimentare. Il miele è infatti il terzo prodotto più contraffatto al mondo, e riguarda quasi totalmente le importazioni che arrivano nell’UE, specialmente dalla Cina, dove si fa largo uso di filtrazione attraverso resine sintetiche. Questo prodotto viene poi mescolato con miele europeo da aziende che agiscono in modo fraudolento, che lo commercializzano come “miscela di mieli originari e non originari dell’UE“. Queste pratiche rappresentano un gravissimo rischio per la salute dei consumatori, che non sono nemmeno adeguatamente informati sulla reale provenienza dei prodotti che consumano.

– IL SOSTEGNO DELL’UNIONE EUROPEA ALL’APICOLTURA: le api e il loro contributo alla produzione alimentare sono un patrimonio che non possiamo permetterci di disperdere. E’ fondamentale perciò fornire adeguato sostegno, anche finanziario, a tutte quelle azioni che mirano a salvaguardarlo e preservarlo, come lo sviluppo della ricerca nel settore dell’apicoltura, l’istruzione e la formazione degli addetti al settore, la diffusione delle buone pratiche e dei metodi più efficaci e alleggerimenti fiscali.

 

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Raccolta differenziata porta a porta: per Torino obiettivo 100% di copertura

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Raccolta differenziata porta a porta: per Torino obiettivo 100% di copertura

Raccolta differenziata porta a porta: per Torino obiettivo 100% di copertura

di Chiara Appendino

Quella della corretta gestione dei rifiuti è una sfida che nessuno di noi può permettersi di perdere. Come tutte le tematiche ambientali, si tratta di una responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future e dell’intero Pianeta.

Dove vogliamo arrivare
Per questo motivo, la riduzione dei rifiuti – e in particolare della componente indifferenziata – è stato un tema che abbiamo affrontato in maniera insistente durante la campagna elettorale e sul quale ci siamo adoperati sin dal giorno del nostro insediamento, dichiarando l’obiettivo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata.

Da dove partiamo
Ad oggi, e ormai da troppi anni, la raccolta differenziata a Torino è sostanzialmente ferma al 42% dei rifiuti prodotti. Ciò significa che la maggior parte dei rifiuti non viene riciclata, con evidenti ricadute sul territorio in termini ambientali.

Come vogliamo raggiungere il 65% di raccolta differenziata
Il modo più efficace per aumentare la percentuale di raccolta differenziata a Torino è ampliare il servizio domiciliare, meglio conosciuto come «raccolta porta a porta». L’impatto positivo di questo metodo risulta evidente dai dati, che ci mostrano come nei quartieri in cui la raccolta differenziata viene effettuata con il porta a porta, la percentuale è superiore al 57%, mentre nei quartieri in cui si effettua la raccolta stradale dei rifiuti ci si ferma al 31% di differenziata.

Proprio in questi mesi stiamo vedendo il frutto del nostro lavoro. Attualmente l’estensione della raccolta differenziata è in corso nei quartieri di San Salvario, Santa Rita e Vanchiglietta-Regio Parco. Successivamente a questa fase verrà avviato un piano per estendere il porta a porta in tutti i restanti quartieri, anche prevedendo diversi metodi di raccolta laddove questo non sia applicabile. Così facendo prevediamo di raggiungere altri 400mila residenti, applicando il modello del porta a porta in tutta la Città.Mappa raccolta differenziata porta a porta torino

Quali progetti speciali stiamo portando avanti
Sempre insieme a Amiat, stiamo portando avanti due progetti speciali.
Da un lato, il progetto «Quadrilatero della Movida di San Salvario» che prevede importanti novità, in funzione della particolare conformazione del territorio, delle peculiarità delle utenze commerciali presenti e degli orari di massima frequentazione dell’area.
Nello specifico, l’attivazione di nuove ecostazioni stradali (vale a dire aree in cui sono presenti contenitori stradali per la raccolta di carta, imballaggi in plastica, vetro e imballaggi in metallo), la sostituzione di piccoli cassonetti per la raccolta vetro e imballaggi in metallo con campane stradali più capienti e l’attivazione di un nuovo servizio di raccolta cartone (Cartamovida), studiato appositamente per l’area interessata dalla movida notturna.

Il progetto ha previsto anche un piano di comunicazione e di sensibilizzazione dedicato sia alle utenze domestiche che non domestiche: operatori incaricati da Amiat hanno consegnato casa per casa lettere, locandine e opuscoli dedicati, tradotti anche in francese e inglese in considerazione dell’alta concentrazione di residenti stranieri nella zona.

In altri quartieri cittadini in cui impedimenti logistici o mancanza di spazi interni idonei a posizionare le attrezzature generano difficoltà nell’applicare il modello di raccolta porta a porta, verranno sperimentate «ecoisole smart» dedicate con controllo degli accessi.

Quali tempistiche ci siamo dati
Entro il 2023 in tutti i quartieri ancora serviti dalla raccolta stradale sarà attivato il servizio domiciliare. Nei casi in cui non sarà possibile attuare il porta a porta, come il centro storico o i quartieri con alta densità e forte sviluppo verticale, saranno comunque individuate soluzioni ad hoc in modo da migliorare le attuali performance di raccolta.Cronoprogramma raccolta differenziata porta a porta torinoTutte queste importanti e positive novità sono state definite nell’ambito di un accordo quadro con il gruppo Iren, con una modifica al contratto di servizio tra Città di Torino e Amiat SpA. A quest’ultima l’Amministrazione riconoscerà 11 milioni di euro annui, in aggiunta a quanto previsto dal contratto in essere e in maniera progressiva negli anni di estensione.

Ringrazio l’Assessore all’ambiente della Città di Torino, Alberto Unia, Amiat, Conai, il Presidente della Commissione Ambiente Federico Mensio, l’intera maggioranza e tutte e tutti i cittadini che hanno a cuore questo importante tema per la Comunità e che si adoperano per effettuare al meglio la raccolta differenziata.

Andiamo avanti con l’obiettivo di ridurre quanto più possibile i rifiuti nella nostra Città.

 

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Al voto subito per scegliere tra rivoluzione e restaurazione

Il Blog delle Stelle

 
 

di Luigi Di Maio

Ciao a tutti,

oggi è il 30 aprile e sono passati quasi due mesi dal giorno delle elezioni. Il MoVimento 5 Stelle in modo serio, coerente e ripetendo lo stesso concetto dal primo giorno si è impegnato totalmente per rispettare il voto dei cittadini e per dare un governo di cambiamento a questo Paese. Questa è una legge elettorale assurda (voluta dal pd e dal centrodestra) che permette anche a forze che perdono le elezioni come Forza Italia e Fratelli di italia di rivendicare una pseudo-vittoria in nome di una coalizione di comodo.

In ogni caso, come avevo detto e ripetuto più volte in campagna elettorale, visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ci siamo rivolti alle forze politiche per far partire un governo di cambiamento sulla base di un contratto che comprendesse i temi prioritari per gli italiani. Non ho mai pensato che sarebbe stato facile, ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato impossibile. E’ vergognosa la maniera in cui tutti i partiti stanno pensando ognuno al proprio orticello e ai propri interessi di parte. Non sono venuti neanche al tavolo per confrontarsi dei temi. Hanno pensato solo alle loro poltrone.

Da una parte abbiamo Salvini che ha preferito gli interessi di un condannato incandidabile a quelli degli italiani. Gli ho parlato in maniera sincera, a cuore aperto, gli ho detto sediamoci e troviamo una quadra, mettiamo nel contratto tutti i punti in comune nel nostro programma e facciamo partire un governo che possa cambiare il Paese. Niente! Lui ha scelto Berlusconi, uno che ha fatto la legge Fornero, che ha creato Equitalia e che ha bloccato per vent’anni il Paese per i suoi interessi personali. E’ una cosa che per me è incomprensibile. Mantenere una coalizione divisa su tutto, che è palesemente stata costruita per arraffare posti in Parlamento, piuttosto che fare qualcosa di buono per l’Italia. Inoltre tutti sanno che se Berlusconi avesse avuto i voti sufficienti per fare una maggioranza con Renzi, avrebbe mollato Salvini la notte tra il 4 e il 5 marzo.

Dall’altra parte avevamo il Pd. Un partito che ha preso una clamorosa batosta alle elezioni, precipitando al suo minimo storico, al di sotto del 19% e che qualcosa sembrava stesse iniziando a capirlo e infatti aveva messo da parteRenzi, relegandolo a senatore semplice come lui stesso si era definito. Ma ieri sera lo abbiamo visto addirittura riproporre una riforma costituzionale dopo che gli italiani gliene hanno già bocciata una un anno fa. Dopo il 4 marzo con la mazzata presa sembrava che iniziasse a capire i suoi errori. Sembrava! Ieri è andato da Fazio in tv e anzichè chiedere umilmente scusa per i danni fatti dal suo governo ha attaccato il MoVimento 5 Stelle e il sottoscritto, chiudendo a qualsiasi ipotesi di contratto e difendendo ancora una volta il suo governo. Per lui un padre di famiglia che perde il lavoro va lasciato solo dallo Stato. Senza alcun reddito. Ha detto che bisogna dargli un lavoro. Certo. Ma mentre cerca un lavoro cosa da da mangiare ai suoi figli? Non li manda piu a scuola? Se ci mette 6 mesi a trovare lavoro come vivono per 6 mesi una famiglia con 2 figli in cui l’unico reddito era quello del Padre? Queste situazioni succedono in tutta Italia. A tutti può capitare di perdere improvvisamente il lavoro. Specialmente con il jobs act che ha precarizzato i nostri giovani lasciandoli senza tutele. Un jobs act che si ostina a difendere.

Un contratto di Governo con il Pd era l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Ma questa legge scritta da loro ci imponeva di trovare una soluzione per gli italiani e avevamo deciso di seguire un metodo: le “cose buone” che erano contenute nei programmi elettorali. Sapevamo bene che il PD nel suo programma scrive delle cose e poi ne fa altre, nel 2013 l’abolizione dell’articolo 18 non c’era, come la devastazione della scuola, come la riforma costituzionale, tantomeno c’era il salvataggio di Banca Etruria. Non aveva niente di tutto questo, eppure lo hanno fatto. Io volevo vincolare il Pd al programma che ha raccontato agli elettori facendogli firmare un bel contratto davanti a tutti gli italiani. Sfido chiunque di voi a dirmi che i punti che avevo individuato non erano sacrosanti. Lo sono eccome! Se si realizzassero già solo quelli l’Italia sarebbe completamente diversa.

È evidente che di fronte ad un’opportunità di cambiamento, questi partiti resistono con tutte le forze. Deve essere chiaro, qui stanno cercando in tutti i modi di fermare un governo del cambiamento. Per mantenere i loro sporchi interessi.

In queste settimane alcuni ci hanno criticato per aver provato a firmare un contratto di governo o con gli uni o con gli altri. Io rivendico questa scelta. Il MoVimento 5 Stelle è oltre gli steccati ideologici, per me le idee non sono né di destra né di sinistra. O sono buone o sono cattive. E abbiamo dimostrato, concentrando il dibattito sui temi e non sulle maledette poltrone, che avevamo tutte le intenzioni di portare a casa i risultati. Perchè, mentre questi qua ci hanno fatto perdere quasi due mesi, in Italia ci sono milioni di persone con milioni di problemi e a queste persone non gliene frega niente dell’unità del centrodestra o del senzadime, gli interessa che le questioni che pongono vengano affrontate.

A questo punto non c’è altra soluzione. Bisogna tornare al voto il prima possibile. Poi ovviamente deciderà il Presidente Mattarella. Tutti parlano di inserire un ballottaggio nella legge elettorale, ma il ballottaggio sono le prossime elezioni. Quindi dico a Salvini, adesso chiediamo insieme di andare a votare, e facciamolo finalmente questo secondo turno a giugno.

Visto che i partiti hanno paura del cambiamento allora facciamo scegliere ai cittadini tra rivoluzione e restaurazione.