Una pianta fuorilegge

Una pianta fuorilegge

di Beppe Grillo – “Spinello sì o spinello no? È una domanda stupida. La grande domanda è: che fine ha fatto la canapa? Come fa una pianta ad essere fuorilegge? Abbiamo messo fuorilegge una pianta. A causa di uno degli usi più stupidi. Fumarla è uno degli usi più stupidi. E’ come se tu bevi, ti viene un po’ di cirrosi e mettiamo fuorilegge la vigna.

Ma come è potuto succedere che sparisse una roba straordinaria dal mondo? E’ sparita dall’immaginario del mondo. Non c’è più, come è potuto succedere?

Con la canapa si fa di tutto, come si fa a vietarla? Si possono fare vestiti, corde, si possono curare molte malattie. In Nepal si mangiano i semi, la Costituzione americana e le banconote francesi sono stampate sulla canapa; carta di canapa, non tagli alberi!

Ford, il più grande imprenditore del mondo, l’uomo che dava il doppio del salario ai suoi operai, lo aveva già capito nel 1930, faceva una macchina che potevano comprare tutti, la Ford T, interamente fatta di canapa. Carrozzeria di canapa, gomme di canapa, interno di canapa, andava a etanolo di canapa. Molto più elastica dell’acciaio. Questa era una macchina ecologica. Se la buttavi via, ti potevi sbriciolare il cruscotto e farti due pippatine…

Succede poi che nel 1935, Hearst, il più grande magnate delle comunicazioni, uno che faceva i giornali con i suoi alberi, insieme a Dunlop, la più grande azienda chimica al mondo, scoprono il nylon.

Dunlop, quello delle gomme, Du Pont azienda chimica, cominciano a far sparire la canapa perché c’era il petrolio. C’è una dichiarazione di Hearst e Rockfeller (due petrolieri dell’epoca) che dicono:“Perché violentare la natura tagliando la canapa? C’è il petrolio, con il petrolio potremmo proteggere la natura”. Così iniziano ad eliminare la canapa e si comincia a chiamare droga una pianta. Hearst comincia a dire sui suoi giornali, fatti con la sua carta,“Urgono misure contro la droga” , “La marijuana fa diventare matti i ragazzi in 30 giorni”, “La marijuana miete molte vittime”. E si comincia ad abbinare la droga, cioè la canapa, al mostro. Poi iniziavano a menarla con il razzismo, l’etnia. I messicani, i neri si drogano. I meticci e gli italiani. C’eravamo anche noi, dove c’è una schifezza ci siamo sempre anche noi!

Fu così che nel ’38 il nipote del più grande banchiere dell’epoca decide con una legge di abolire la droga nel mondo, e fa una legge per proibirla.

In pratica viene abolito tutto ciò che puoi farti da solo. Tutto ciò che passa attraverso la tua autonomia sta sulle palle all’autorità. Nel ’40 c’è stato un boom di vendite, che se questo qua si fosse fatto i cazzi suoi probabilmente si sarebbe estesa un pochino.

Ma l’ha proibita ed è diventata il cancro del mondo.

Genova 1997

La canapa è una pianta erbacea di semplice lavorazione, che conclude il proprio ciclo vegetativo in circa 120 giorni, contribuendo a migliorare la fertilità del terreno e, in alcuni casi, a bonificarlo. Inoltre, resiste bene agli attacchi parassitari, non necessita di irrigazione, tranne nei climi più secchi (Madia, Tofani, 1998), e può essere impiegata in diversi settori, tra cui i principali sono quelli riportati nella tabella sottostante:

 

L’incredibile inganno del pulire casa

L’incredibile inganno del pulire casa

di Elena Tioli – Anticalcare, sgrassatore, pulisci vetri, forno, pavimenti, ammorbidente, brillantante, candeggina, smacchianti e sbiancanti ottici e chi più ne ha più ne metta. In genere l’armadietto dei prodotti per l’igiene della casa è uno dei più pieni. Purtroppo non tutti sanno che la maggior parte di questi prodotti è tanto inutile quanto pericolosa. Proprio così! È davvero sconcertante pensare come siano riusciti a farci credere che prodotti altamente tossici e dannosi per la nostra salute e per l’ambiente siano invece salutari e indispensabili. Per fortuna le alternative – ecologiche, economiche e sane – ci sono e sono alla portata di tutti. Ma andiamo con ordine e partiamo dall’abc.

Perché puliamo?

Perché è bello vivere in un luogo pulito, certo! Ma, soprattutto, perché è sano. Ci insegnano che la salute è una questione di igiene. Del resto l’igiene (una parola che deriva dal greco e significa sano, salutare, curativo) è proprio il ramo della medicina che tratta le interazioni tra l’ambiente e la salute umana. E noi ci teniamo alla nostra salute e a quella dei nostri cari! Giusto?

Bene, sappiate però che la maggior parte dei prodotti per le pulizie domestiche non solo non tutelano la salute ma, al contrario, fanno irreparabili danni al nostro organismo.

Ricerche condotte da diversi istituti e agenzie governative evidenziano come ormai l’inquinamento domestico superi di gran lunga quello che abbiamo fuori dalla porta.

Secondo uno studio pubblicato da The Lancet l’inquinamento indoor è causa di 4 milioni di decessi all’anno. Alle vittime bisogna poi aggiungere quasi 800 milioni di persone che rischiano di contrarre asma, polmonite o tumore del polmone. Mentre un report del 2014 dell’Organizzazione mondiale della sanità denuncia che il 90% degli avvelenamenti accidentali avviene dentro casa e la metà dei decessi di bambini sotto ai 5 anni è a causa di malattie respiratorie legata all’inquinamento indoor.

Inoltre, sempre secondo l’Oms, esisterebbe un rapporto diretto tra inquinamento dell’aria domestica e malattie cardiovascolari. Uno studio dell’Agenzia internazionale per l’energia, il World Energy Outlook 2016, mette infine la cattiva qualità dell’aria casalinga al quarto posto tra le minacce per la salute umana, dopo ipertensione, alimentazione sbagliata e fumo di sigaretta.

Ciliegina sulla torta, molte sostanze presenti nei prodotti per pulire casa sono classificate come interferenti endocrini o potenziali interferenti endocrini (per esempio: parabeni, ftalati, bisfenolo A). Cosa significa? Che alterano la normale funzionalità ormonale dell’apparato endocrino, causando effetti avversi come obesità, diabete, tumori ormono-sensibili nelle donne, cancro alla prostata nei maschi, patologie tiroidee e dello sviluppo neurologico e neuroendocrino, alterate capacità riproduttive (The Endocrine Society). In soldoni? Anche a causa di queste sostanze il numero degli spermatozoi è crollato: oggi in Italia un ragazzo su 3 è a rischio infertilità e la sterilità maschile è raddoppiata in 20 anni. Ma non basta…

In difesa dei batteri.

Sempre più ricerche sostengono che proprio a causa della guerra ai microbi degli ultimi decenni, il microbioma occidentale si sia impoverito talmente tanto da perdere molti dei batteri utili con il conseguente aumento di allergie, abbassamento delle difese immunitarie e moltiplicazione di diverse patologie(BioFrontiers Institute, Università del Colorado). Questi microrganismi, infatti, sono determinanti nello svolgere molte funzioni vitali come i processi di digestione e assimilazione degli alimenti, la produzione di vitamine, l’eliminazione di tossine. E infine, udite udite, questi esserini agiscono anche sul nostro peso, il nostro umore e il nostro carattere.

Insomma, di motivi per lasciare sugli scaffali tutti i vari prodotti che si fregiano di essere il “Numero uno contro germi e batteri” ce ne sono parecchi e non riguardano solo la nostra salute.

Tutto queste sostanze che finiscono negli scarichi hanno, infatti, un impatto gravissimo anche sull’ambiente esterno. Mari, fiumi e terreni sono invasi da tensioattivi, additivi sintetici, microgranuli, petrolati, formaldeide e molte altre sostanze tossiche, con tutto ciò che non consegue: per gli animali che vi abitano ma anche per l’uomo che se ne ciba o che utilizza quell’acqua e quella terra per coltivare. Per fortuna le soluzioni sono a portata di mano.

Pulire senza sporcare il mondo si può!

Le nostre mamme e le nostre nonne lo hanno sempre saputo e sempre fatto. Per avere una casa perfettamente pulita e sana bastano pochi prodotti, per lo più naturali: con bicarbonato, acido citrico, limoni, percarbonato, aceto, acqua e un po’ di olio di gomito si può fare quasi tutto, in poco tempo e con un risparmio economico davvero notevole.

IL BICARBONATO ha un’azione detergente e deodorante. Lo si può usare diluito in acqua in uno spruzzino oppure spolverato. Miscelato con qualche goccia di succo di limone, per esempio, è ottimo per pulire le pareti del forno.

L’ACIDO CITRICO è potentissimo contro il calcare. Si può usare per fare l’ammorbidente (200 g di acido citrico e 800 g di acqua distillata, ne utilizzo una tazzina per ogni lavaggio), per fare l’anticalcare (100 g di acido citrico e 400 g d’acqua distillata travasati in uno spruzzino) e per fare il brillantante per la lavastoviglie (160 g di acido citrico e 840 g di acqua distillata).

IL LIMONE è un buon sgrassatore, serve per autoprodurre il detersivo, per togliere gli odori, per pulire i vetri, per smacchiare (e per eliminare quel fastidioso odore di aglio dalle dita dopo aver cucinato).

IL PERCARBONATO DI SODIO è l’alternativa ecologica alla candeggina: igienizza, smacchia, sbianca – e lo fa davvero, non come gli sbiancanti ottici! – e può essere utilizzato anche sui capi colorati; inoltre svolge un’efficace azione igienizzante per il bucato, per le stoviglie e per tutte le superfici. Ne bastano 25 g (un cucchiaio) nella vaschetta della lavatrice (insieme al detersivo o direttamente nel cestello). Sciogliendone 100 grammi in un litro d’acqua, infine, si ottiene una miscela eccezionale per pulire e igienizzare piani e pavimenti di tutta la casa. L’unico accorgimento da adottare quando si utilizza questa sostanza è quello di usare acqua calda almeno a 40° (così da liberare l’ossigeno che igienizza) e impiegare subito la miscela ottenuta.

Infine L’ACETO un ottimo sgrassatore, da usare però con parsimonia perché tende a corrodere alcuni materiali.

Per chi in questo momento sta storcendo il naso pensando che l’aceto puzza e sicuramente il percarbonato non profuma… lo spray del supermercato invece sì! Ebbene, è così.

Ma scoperti tutti i danni che certi prodotti chimici fanno alla nostra salute, a quella dei nostri cari e al pianeta, davvero quel profumo di mughetto ci piace ancora così tanto?

L’AUTORE

Elena Tioli, classe 1982, nata a Mirandola (Mo), romana di adozione. Dopo molti anni passati in redazioni televisive, ora si occupa di ufficio stampa e comunicazione trattando soprattutto temi legati alla politica, alla decrescita e all’ambiente. Freelance per scelta, collabora con diverse realtà ecologiche e solidali. Per passione si interessa di alimentazione consapevole e stili di vita sostenibili.

È autrice del blog www.vivicomemangi.it ewww.viveresenzasupermercato.it. A febbraio 2017 ha pubblicato il libro Vivere senza supermercato (ed. Terra Nuova) in cui racconta la sua avventura fuori dalla grande distribuzione organizzata.

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__vivere-senza-supermercato-libro.php?pn=5330

 

La fine del “modello Reggio”

La fine del “modello Reggio”

 

La condanna definitiva dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti mette la parola fine sul cosiddetto “modello Reggio” e peraltro sconfessa per sempre un preciso modo di fare politica, fondato sull’apparenza e la narrazione autoreferenziale, che a lungo ha occupato la scena pubblica.
Sulla gestione del Comune di Reggio Calabria da parte del centrodestra è stato scritto un altro pezzo di storia. Nel tempo stanno venendo a galla tutti i mali, gli errori e le storture di una classe dirigente legata a pratiche rovinose, prima che illecite, di sottosviluppo e regresso assoluto. Ci auguriamo che l’azione di controllo dell’amministrazione pubblica da parte della magistratura prosegua con altrettanta efficacia e a tutto campo. Speriamo, infine, che di suo la politica sia in grado di fermare per tempo personaggi e metodi contrari alla corretta e sana gestione del potere. Continueremo a lavorare per questo obiettivo.

 

No al ticket sanitario per le classi più deboli

No al ticket sanitario per le classi più deboli

I precari e i più deboli devono avere l’esenzione dal ticket per le prestazioni sanitarie. Il diritto alla salute non può subire discriminazioni di sorta. In parlamento lavoreremo per rimuovere le gravi diseguaglianze sull’accesso alle cure.
In Calabria ci sono migliaia di persone che, per mancanza di possibilità economiche, scelgono di non curarsi. La gestione della sanità, gravata da tagli impressionanti, risponde a puri parametri di ragioneria e non considera il paziente, in tutta la sua individualità, come portatore di diritti insopprimibili. Soprattutto, in Calabria c’è stato un imbroglio spaventoso con il Piano di rientro, perché un credito di 2miliardi con lo Stato è diventato un debito della Regione, che dal 1999 ad oggi non ha avuto dai vari governi quanto ha effettivamente speso per la cura dei malati cronici, cioè ipertesi, diabetici, cardiopatici e così via.
Nella scorsa legislatura, il Movimento 5stelle ha presentato una proposta di legge, a prima firma Nesci, per l’uscita della Calabria dal Piano di rientro, per recuperare le risorse necessarie alle migliaia di assunzioni di nuovo personale sanitario e per assicurare la gratuità delle cure a chi non può permettersele. Insisteremo su questa linea, la Calabria non merita servizi sanitari da Terzo mondo né ingiustizie, storture da regime.

 

Liberi dalle trivelle

Liberi dalle trivelle

Con una battaglia incessante, il MoVimento 5 Stelle ha impedito la realizzazione nell’Alto Ionio cosentino, nel comune di Cassano allo Ionio, del pozzo esplorativo di Appennine Energy per estrarre idrocarburi. Il territorio è salvo da questa opera folle!
Il Ministero dell’Ambiente ha chiuso definitivamente la pratica confermando parere negativo. Il nostro movimento aveva messo a disposizione proprie osservazioni tecniche per fermare il progetto, che avrebbe avuto gravi ripercussioni ambientali. Con interrogazioni, esposti, denunce e presìdi, tutti insieme, comitati compresi, siamo riusciti a preservare un territorio che deve puntare sul turismo sostenibile, sull’agricoltura di qualità e sulle risorse culturali, colpevolmente ignorate dai palazzi del potere.
I cittadini saranno fieri d’aver riposto la loro fiducia su una forza politica attenta ai problemi veri e concretamente operativa a favore delle comunità locali.

LEGGI ANCHE:
– L’inutile pozzo esplorativo dell’ Appenine Energy ai laghi di Sibari

 

Finalmente in Europa si parla dei problemi dell’Italia: disoccupazione e povertà

Finalmente in Europa si parla dei problemi dell’Italia: disoccupazione e povertà

dimaio_europa.png

Grazie al Movimento 5 Stelle in Europa finalmente si sono accorti dei problemi dell’Italia. In questo reportage a Pomigliano d’Arco, il quotidiano francese Le Figaro racconta le nostre battaglie e intervista i protagonisti dello straordinario successo alle elezioni politiche del 4 marzo: i cittadini! Ecco un estratto dell’articolo in francese. Sotto la traduzione integrale in italiano. Buona lettura.

REPORTAGE – Un mois après le scrutin qui a vu le mouvement antisystème devenir le premier parti d’Italie, l’euphorie est retombée dans la ville natale du numéro un du M5S.

De notre envoyée spéciale à Pomigliano d’Arco

En cette journée maussade, les bandierine, ces fanions tricolores de fête, sont chahutés par les rafales et la pluie dans les rues désertées de Pomigliano d’Arco. C’est là, dans cette cité industrielle de 40.000 habitants, que le 6 mars, Luigi Di Maio, le numéro un du M5S, avait lancé un triomphant: «Nous avons écrit l’Histoire», au surlendemain de l’élection qui a vu son parti remporter plus de 32 % des suffrages aux législatives. «Nous avons gagné cette élection, nous sommes les vainqueurs absolus!», avait-il ajouté, exalté, sous une nuée de ballons jaunes – la couleur du Mouvement 5 étoiles – devenu à la faveur de ce scrutin le premier parti d’Italie. Un mois plus tard, l’euphorie de cette victoire antisystème est retombée dans la ville qui se dévoile après une petite demi-heure de trajet au départ de Naples, dans les wagons éprouvés de la Circumvesuviana, la voie ferrée qui contourne le volcan enneigé.

Ici, Luigi Di Maio, qui revendique de diriger le Conseil italien, n’est pas un inconnu. Beaucoup l’appellent simplement «Giggino» et la ville a voté à 64,95 % pour lui. Huit ans plus tôt, quand le jeune Di Maio s’était présenté pour devenir conseiller …

Traduzione integrale del reportage del quotidiano Le Figaro.

In questa giornata uggiosa, le bandierine, questi stendardi tricolori a festa, sono strapazzate dalle raffiche e dalla pioggia nelle vie deserte di Pomigliano d’Arco. È là, in questa città industriale di 40.000 abitanti che il 6 marzo, Luigi Di Maio, il numero uno del M5S, aveva lanciato un trionfante: “Abbiamo scritto la storia”, all’indomani dell’elezione che ha visto il suo partito ottenere più del 32% dei suffragi alle elezioni legislative. “Abbiamo vinto le elezioni, siamo i vincitori assoluti!”, aveva aggiunto, euforico, sotto un nugolo di palloni gialli – il colore del Movimento 5 stelle – diventato grazie a questo scrutino il primo partito d’Italia. Un mese più tardi, l’euforia di questa vittoria antistema è ricaduta nella città che si affaccia dopo una mezz’oretta di tragitto da Napoli, nei vagoni provati della Circumvesuviana, la strada ferrata che aggira il vulcano innevato.

Qui, Luigi Di Maio che rivendica la Presidenza del Consiglio, non è uno sconosciuto. Molti lo chiamano semplicemente “Giggino” e in città il 64,95% ha votato per lui. Otto anni prima, quando il giovane Di Maio si era candidato per diventare consigliare comunale, non aveva raccolto che 59 voti…Persino suo padre, ha riferito in seguito, non l’aveva votato all’epoca. Eletto vicepresidente della Camera dei Deputati nel 2013 – il più giovane della storia italiana – Di Maio, 31 anni, vive ormai a Roma, ma resta un ragazzo di Pomigliano. I suoi genitori e suo fratello di 23 anni abitano ancora lì. Sua madre, Paola, insegna latino e greco al liceo, mentre suo padre, Antonio, – ex responsabile locale del Movimento sociale italiano, partito neofascista ormai disciolto – è un imprenditore.

Nei locali della chiesa San Felice, il parroco Giuseppe Gambardella, 76 anni – Don Peppino per i fedeli – ripone grande speranza nel “Movimento” e nel suo leader che ha conosciuto bene durante i suoi anni al liceo: i due uomini hanno in particolare messo in piedi un referendum contro la privatizzazione dell’acqua pubblica. “Il voto del 4 marzo resterà nella storia come una rivoluzione pacifica, un desiderio di cambiamento” spiega in maniera posata l’uomo di Chiesa. Il voto del campanile, per il candidato alla guida del Paese, ha pesato molto in queste terre di operai dove nessuno tiene in considerazione i suoi errori di grammatica e il congiuntivo approssimativo, deriso dai suoi detrattori.

“Ho molta stima personale in Di Maio”, aggiunge il prete, circondato da qualche parrocchiano che annuisce al capo. “È capace di agire per cambiare la politica – confida, prima di evocare un’altra leva del voto al M5S – C’è una distanza troppo grande tra la classe politica e la vita reale. I politici vivono in palazzi lontani dalle vere persone che soffrono la crisi. E il M5S ha messo il dito nella piaga”, aggiunge riferendosi a uno dei principali cavalli di battaglia del Movimento fondato nel 2009: la lotta contro la corruzione e il “tutti a casa!” rivolto ai politici. “È stato un voto contro la vecchia nomenclatura e i suoi privilegi”, rincara Francesco Viscione, lavoratore metallurgico. “Di Maio va a lavoro in tram e il suo tenore di vita è molto simile a quello della gente qui”.

In questa area devastata dalla disoccupazione in cui gli stabilimenti Fiat contavano oltre 18.000 impiegati negli anni ’80 – contro i circa 4.000 di oggi – un’altra promessa elettorale ha fatto centro: il reddito di cittadinanza. Questo reddito mensile di cittadinanza di 780 euro (il 60% del reddito medio in Italia) è stato già sperimentato a Livorno, bastione della sinistra governato dal M5S. Ma le sue modalità e il finanziamento su scala nazionale restano poco chiari. “Pomigliano era il più grande centro industriale del sud Italia, ricorda Don Peppino. Le persone vogliono solo lavorare. Un dispositivo come questo permetterebbe di ridare dignità alle persone in attesa di un nuovo lavoro. Questo non è assistenzialismo come dicono quelli della Lega (ex Lega Nord, estrema destra)”.

Nell’ambiente operaio del gigante automobilistico, il voto al M5S si è imposto “come una evidenza assoluta”, constata Andrea Amendola, segretario generale della FIOM-Cgil (federazione metallurgica, primo sindacato del settore). “Mi sarebbe piaciuto che ci fosse stato un dibattito più ampio su questo tema. Non è stato un voto di adesione, ma contro tutto il resto, l’espressione di una sfiducia, a causa di tutto quello che è successo negli ultimi anni in Italia”, aggiunge nel suo ufficio di Napoli, menzionando in particolare la “devastazione” del Jobs Act, la grande riforma strutturale di Renzi.

Attorno ai locali di Padre Gambardella, il piccolo gruppo di parrocchiani passa in rassegna i benefici di Legami di solidarietà, l’associazione di mutualità creata 3 anni fa per sopperire ai bisogni dei lavoratori poveri o senza impegno, in questa città in cui il tasso di disoccupazione è due volte più alto della media nazionale. Per loro, il suicidio di un dipendente licenziato qualche anno prima è stato uno choc, così come il fatto di vedere le manifestazioni per il lavoro scemare poco a poco. “Uno dei nostri beneficiari vive per esempio in un container senza elettricità”, spiega il prete. L’associazione gli fornisce le candele e, inoltre, paga le fatture della luce, l’affitto e la raccolta dei vestiti per circa 115 persone. “Questa associazione è un laboratorio per capire quello che sta succedendo là fuori”, assicura Maria Luango, dipendente comunale di 50 anni. “C’è una forte crisi di solidarietà”, ammonisce padre Gambardella. “Il mondo operaio sta scomparendo e la solidarietà anche. Si nota la stessa disaffezione verso i sindacati e i partiti”. Una argomentazione classica del M5S per il quale “i sindacati non sono stati all’altezza nel proteggere i giovani lavoratori precari, poiché sono stati sempre legati, di fatto, ai partiti che hanno votato le leggi che permettevano il precariato” spiega Christophe Bouillaud in una nota per la Fondazione Jean-Jaurés intitolata “La sinistra italiana all’epoca del renzismo”.

Mentre le trattative cominciano questo mercoledì per tentare di trovare un accordo di governo tra il M5S e la Lega Nord di Matteo Salvini, questi elettori militanti non vogliono troppo pensare ai compromessi possibili in caso di accordo con la Lega, invisa qui (1,49% di voti dentro il 17,73% preso dalla coalizione di centro destra). Ma Maria, che non ha votato Di Maio, riconosce una forma di apprensione. “Il M5S è nato come un partito populista. Parla alla pancia delle persone ma non ha un progetto politico né delle vere proposte, dice controcorrente rispetto al resto del piccolo gruppo. Ho paura che il M5S non si riveli molto diverso dalla Lega sui temi come l’immigrazione”.

Padre Gambardella ha fiducia nel fatto che “il M5S è l’unico strumento che possa scompaginare la situazione politica”. Ma in città, che ha già conosciuto un Presidente del Consiglio (1968) Giovanni Leone, diventato in seguito Presidente della Repubblica (1971-1978), destituito per corruzione, la fiducia nei grillini non equivale a un assegno in bianco. Con gli occhi riversati sul bloc notes sul quale ha minuziosamente ricopiato tutti i risultati elettorali in Campania, Andrea Amendola giudica che il M5S avrà in ogni caso il diritto a sbagliare perché “mai l’odio sarà tanto forte che quello verso i partiti tradizionali”. “Ma il movimento deve parlare con l’UE per arrivare a qualcosa in termini di investimento e di lavoro. Se chiude la porta all’Europa, non porterà a nulla”. Per Don Peppino una cosa è sicura: malgrado tutto l’affetto e fiducia riservata a Luigi Di Maio, “se non fa qualcosa per il lavoro e contro la disoccupazione, è tutto finito”.

 

Arrestato Hervé Falciani: quando dire la verità è un atto eroico

Arrestato Hervé Falciani: quando dire la verità è un atto eroico

falciani-arrestato-m5s-valli-europa-agea.jpeg

Hervé Falciani è stato arrestato a Madrid mentre si stava recando ad una conferenza dal titolo «quando dire la verità è eroico». È stato arrestato ieri a Madrid dalla polizia spagnola che ha applicato l’ordine d’arresto emesso dalla Svizzera dove è stato condannato per spionaggio economico. In realtà non era un fuggitivo come tanti altri, perché stava come ogni giorno – da anni – cercando d’informare le persone dell’immenso buco nero che aveva scoperchiato denunciando 130 mila titolari di conti correnti svizzeri oscuri della banca HSBC.

Uno scandalo che vedeva coinvolti diversi personaggi noti e diverse realtà del malaffare, uniti con l’intento di eludere il fisco o anche in alcuni casi riciclare denaro tramite il forziere svizzero. A questo scandalo ne sono poi seguiti diversi, da quello lussemburghese, il celebre LuxLeaks con il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker protagonista (scoperchiato da Antonine Deltour, anche lui condannato dal tribunale Lussemburghese), i Panama Papers e iParadise Papers. Tutti scandali che vedevano coinvolti potenti di tutto il mondo, in una totale dis-integrazione del buon senso, che spiega la scarsa volontà politica di risolvere il gigantesco problema dell’evasione ed elusione fiscale internazionale, che continua a sottrarre risorse fondamentali agli Stati e in alcuni casi ad alimentare il riciclaggio di denaro sporco.

Secondo Xnet, un gruppo di attivisti per i diritti digitali e la democrazia on-line, Falciani sarebbe addirittura una “moneta di scambio“: la Spagna vorrebbe dalla Confederazione elvetica l’estradizione di due indipendentiste catalane, Marta Rovira e Anna Gabriel, rifugiate a Ginevra per evitare l’arresto per presunta “ribellione”. Se queste indiscrezioni venissero confermate, siamo dinanzi ad uno scandalo nello scandalo, immorale e inaccettabile. I portavoce del MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo andranno a fondo su questa vicenda: non permetteremo che passi sotto silenzio.

È ancora aperta la ferita per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia e Jan Kuciak, giornalisti investigativi che stavano scoprendo quanto profonda fosse la tana dei Panama Papers e il legame tra politica, crimine organizzato e grande finanza. La prima fu uccisa facendo esplodere la sua auto a due passi da casa. Il secondo, un ragazzo slovacco di 27 anni, ucciso a casa sua con un proiettile al petto insieme alla fidanzata Martina, freddata da un colpo in testa.

Hervé Falciani in una nostra intervista esclusiva sui Panama Papers:

Il portavoce Marco Valli e lo scandalo LuxLeaks. Ecco cosa c’è in Lussemburgo:

 

L’intervento di Luigi Di Maio al Quirinale

Il Blog delle Stelle

 

ldi Luigi Di Maio

Abbiamo detto al Presidente della Repubblica che sentiamo tutta la responsabilità di essere la prima forza politica del Paese e di voler assicurare in tempi rapidi un Governo del cambiamento e che guardi al futuro. E lo abbiamo ringraziato per il lavoro che sta portando avanti in questi giorni.

Con noi al Governo ci tengo a ribadire, come detto per tutta la campagna elettorale, che l’Italia manterrà gli impegni internazionali già assunti. Resterà alleata dell’occidente, resterà nella Nato, nell’Unione europea e nell’unione monetaria. Accogliendo insieme agli altri Paesi le sfide di cambiamento che abbiamo all’orizzonte.

Siamo al lavoro per favorire la formazione di un Governo dal giorno dopo le elezioni. Abbiamo aperto un dialogo con tutti, non abbiamo posto veti, abbiamo chiesto di incontrare tutti i gruppi parlamentari attraverso i nostri capigruppo: Pd, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Leu. Da queste prime interlocuzioni abbiamo individuato le forze politiche con cui secondo noi è possibile iniziare un percorso per realizzare un Governo del cambiamento.

Dal voto del 4 marzo emergono tre richieste fondamentali:

– Che al Governo vadano persone legittimate dal popolo (vorrei ricordare a tutti che i cittadini hanno bocciato governissimi, governi di scopo o governi tecnici)
– Che si governi per cambiare davvero le cose
– Che si mettano al centro le soluzioni ai loro problemi e non i giochi di palazzo.

Il percorso per realizzare un Governo del cambiamento non passa per le alleanze, ma passa da un contratto di Governo che abbia al centro le questioni più importanti per gli italiani. Vogliamo che le forze politiche si impegnino davanti alla nazione sui grandi temi da affrontare il prima possibile. Siamo una forza politica né di destra e né di sinistra e questo ci dà la forza di formare un Governo con chi sarà disposto a fare le cose.

Questo contratto sul modello tedesco, che permette alle forze politiche di stabilire temi, tempi e procedure per risolvere le questioni più importanti, potrà essere siglato secondo noi o tra Movimento 5 Stelle e Lega o tra Movimento 5 Stelle e Pd. Per questo ho intenzione di proporre un incontro da subito a Maurizio Martina e a Matteo Salvini per discutere della redazione di questo contratto per il cambiamento dell’Italia.

Subito dopo verificheremo con quale delle due forze politiche ci saranno state più convergenze sui temi. Ed è chiaro che le due soluzioni siano alternative.

Ci sono soluzioni che aspettiamo da 30 anni, lotta alla corruzione, eliminazione dei privilegi e sprechi della politica, sburocratizzazione, riduzione delle tasse, gestione del fenomeno migratorio, lotta alla povertà e creazione di posti di lavoro.

Mi auguro che dal voto del 4 marzo si sia compreso che dobbiamo metterci al lavoro per risolvere i problemi degli italiani.

Le nostre aperture sono sincere. Non sono giochi di palazzo. Qualcuno ha detto che io voglio spaccare il Pd. Io mi rivolgo sinceramente alle forze politiche che ho scelto nella loro interezza. Non mi sarei mai permesso di alimentare scissioni interne. E non ho mai pensato di voler spaccare la coalizione di centro destra rivolgendomi alla Lega, semplicemente perché è una coalizione che non esiste. Lo dimostra il fatto che si siano presentati divisi a queste consultazioni ma sopratutto lo dimostrano le dichiarazioni di oggi che hanno manifestato posizioni opposte anche rispetto al Movimento 5 Stelle.

Ci stiamo assumendo le nostre responsabilità, come ci hanno chiesto i cittadini. Ci prendiamo l’onere di incontrare le forze politiche, avviare il percorso per creare una maggioranza, individuare lo strumento, però chi ci chiede responsabilità ora metta al centro gli interessi degli italiani.