Viviamo in un’Europa ancorata al fossile

Viviamo in un’Europa ancorata al fossile

auto-elettriche-m5s-movimento-evi-futuro.jpgdi Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Tutti pazzi per l’elettrico. Beh, non proprio tutti, visto che nella lista dei paesi che hanno deciso di guardare al futuro dell’ambiente e della salute pubblica incentivando l’elettromobilità, quelli del Vecchio Continente restano indietro. Certo, almeno a parole, l’Europa non ignora quanto sia importante alimentare il trasporto, pubblico e privato, con sistemi di propulsione alternativi ai combustibili fossili che inquinano e provocano centinaia di migliaia di morti premature l’anno, ma è lontana dall’essere incisiva nel determinare un vero e proprio cambiamento.

Notizie recenti, ad esempio, ci dicono che in Giappone il numero delle centraline per la ricarica dei veicoli elettrici ha superato il numero di distributori convenzionali, un fatto che dimostra che nel paese del Sol Levante è stato fatto un cambio radicale di mentalità. Un vero e proprio cambio di passo, è il caso di dire. Tanto è vero che, nel giro di poco tempo, si prevede che gli stessi distributori potranno aggiungere alle loro stazioni di servizio le centraline di ricarica. Qualcuno potrebbe fare spallucce e dire che notizie del genere non possono che arrivare da un paese come il Giappone, che conta il 40% dei brevetti totali nel campo dei veicoli elettrici e che da sempre è protagonista nell’innovazione tecnologica.

Ma qui casca l’asino: sì perché ad essersi impegnati nell’ampliare l’infrastruttura per i combustibili alternativi e nel consolidare il mercato dell’auto elettrica non sono soltanto i nipponici, ma anche paesi come India e Cina. Da sempre bollati come grandi inquinatori, poco attenti alle sofferenze dell’ambiente. Anche qui, invece, i fatti ci dicono che Pechino punta ad avere il 20% dei veicoli elettrici in circolazione entro il 2025, cioè fra appena 8 anni, mentre Nuova Delhi ha deciso di mettere al bando le auto inquinanti entro il 2030. In particolare, la Cina, imitata dalla California e da altri Stati negli Usa, introdurrà un vero e proprio mandato vincolante per i costruttori di auto che, dal prossimo anno, saranno obbligati a rispettare standard quantitativi di produzione su batterie elettriche e veicoli ibridi destinati al mercato cinese. Dall’altro lato, in India hanno capito che passare ai combustibili alternativi nel settore dei trasporti permetterà allo Stato, che importa circa l’82% dei combustibili necessari ai motori tradizionali, sia di risparmiare quasi 60 miliardi di dollari sia di evitare il 37% delle emissioni di gas serra.

E l’Europa? L’Europa resta indietro, come dicevamo. Vicino a casa nostra, infatti, c’è il primato della Norvegia, con ben il 32% delle nuove immatricolazioni rappresentato da auto elettriche, un traguardo, però, che sembra un miraggio lontano anni luce per gli Stati membri dell’Unione. Infatti, benché siano cresciute del 46% rispetto al 2016, le nuove immatricolazioni di auto elettriche e di auto ibride ricaricabili nel 2017 si attestavano al di sotto dell’1,2% delle immatricolazioni totali. Questo perché l’Unione resta ancorata ad una visione dei trasporti fondata largamente sui combustibili fossili e non è un caso, infatti, che, secondo le stime della Commissione europea, le sovvenzioni per i combustibili fossili vadano da 39 miliardi a oltre 200 miliardi di euro all’anno. Cifre che spaventano, tanto che nello studio sulle sovvenzioni ai combustibili fossili commissionato dal Parlamento europeo si legge: “Queste cifre significative indicano una mancanza di coerenza nell’UE tra la sua politica energetica e quella in materia di clima”.

La possibilità di contribuire al superamento dei problemi – tutti europei – che strozzano lo sviluppo dell’auto di domani, compatibile con l’ambiente e non dannosa per la salute umana, è, d’altro canto, a portata di mano. La Commissione europea ha avanzato una proposta sugli standard sulle emissioni di CO2 dopo il 2020 per auto e furgoni e ora spetta al Parlamento europeo visionarla e, come chiederemo noi, modificarla. Si tratta, infatti, in un testo troppo timido sul fronte dell’elettromobilità, un testo che asseconda gli interessi dei colossi dell’auto. Quegli stessi colossi responsabili del Dieselgate e di esperimenti abominevoli su persone e animali. Quegli stessi colossi refrattari a norme ambientali stringenti e che devono trovare un modo per poter rimanere sul mercato cinese dove oggi sono molto attivi (per fare degli esempi, Volkswagen, BMW e Mercedes realizzano in Cina un terzo delle loro vendite globali, pari a 15milioni di veicoli).

Parteciperemo a questo lavoro con grande impegno per chiedere obiettivi più ambiziosi, sia per la riduzione della CO2 sia per l’introduzione di un sistema che consenta di mettere a regime le vendite di nuovi veicoli puliti. Certamente occorre che l’Europa non perda il suo primato nel mercato automobilistico, ma è fondamentale che lo innovi. Perché la tecnologia è a disposizione, visto che molte case automobilistiche che producono auto elettriche fuori Europa sono proprio di casa nostra! Dunque, possiamo e sappiamo farlo, dobbiamo solo permetterlo. E questo è un problema politico.

 

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La perfezione dei parassiti

La perfezione dei parassiti

Come prendere una batosta storica e continuare a fare le maestrine sfruttando l’energia di chi ti ha appena sconfitto.

di Beppe Grillo – Come prendere una batosta storica e continuare a fare le maestrine sfruttando l’energia di chi ti ha appena sconfitto.

Tempo di elezioni, il 4 marzo si stava avvicinando e ci vedevano arrivare, terrorizzati per la tenuta del loro scenario di cartapesta minacciato dall’arrivo del primo soffio di vento del cambiamento. La finta sinistra e la finta destra, unite dall’istinto di sopravvivenza, hanno piazzato una legge elettorale che funziona come un colpo di stato alla rovescia: soffocare la democrazia con la democrazia.

Lo hanno fatto pochi istanti prima di andare a nascondersi.

Il PD e Forza Italia in queste cose agiscono con una sincronia perfetta: quando si tratta di sopravvivere tramite il camuffamento sono efficientissimi.

Il 4 marzo un terzo degli elettori ha visto nel movimento la speranza concreta che il paese potesse cambiare; il ribaltamento delle proporzioni nel centrodestra e la nanizzazione del PD sono stati gli altri due segnali inequivocabili. Stiamo vivendo uno stallo soltanto apparente, è soltanto il lavorio dei vecchi partiti che tentano di rigenerarsi sfruttando l’onda provocata dalla nostra energia, la stessa che li ha suonati come campane. Questa è la logica evolutiva dei parassiti: utilizzare l’entusiasmo del nuovo per far sopravvivere il vecchio.

La logica dell’inciucio avrebbe portato al governo in una settimana, giusto il tempo necessario alle spartizioni, ma di quale governo staremmo parlando? L’ennesimo fantoccio, figlio di catene di compromessi tanto lunghe da aver perso la loro stessa testa? Quelli che traggono nutrimento dai vizi peggiori del paese hanno subito un castigo molto severo, ma sono sopravvissuti alla reazione immunitaria degli italiani grazie a quella legge elettorale incredibile, vergognosa, che hanno piazzato come una mina lungo il sentiero democratico del paese.

L’entusiasmo di Luigi viene propagandato come fosse bramosia di potere e la sinistra frou frou gioca la carta di un’improbabile supremazia intellettuale, ridicola, e figlia di accordi con quello che hanno sempre chiamato “caimano”. Lo stesso soggetto con cui hanno trovato il sistema di sopravvivere sino ad oggi. E’ la perfezione del parassita: cerca nutrimento dalle stesse forze che lo hanno sconfitto.

C’è chi potrebbe immaginare che i nostri parassiti di lusso stiano cercando di essere resuscitati proprio dalla nostra energia. Ma non potrà mai essere così: perché si tratta di gente che vive di pura ambizione, qualcosa che spinge a fare la scalata senza sapere perché, a voler diventare un pezzo grosso senza un’idea di quello che si vorrà fare davvero una volta raggiunto l’obiettivo. Ma non avendo null’altro che l’ambizione dipingono gli altri per come sentono se stessi: per questa ragione vengono accecati da paure come quella di Salvini, oppure una costruzione paranoidea della realtà come nel caso di Berlusconi. Parla di tradimenti, complotti e altre smanie della malafede, come un eroe tragico shakespeariano. Lui è responsabile delle cose soltanto quando vanno bene, questo è il suo spietato concetto di affidabilità istituzionale verso tutti. Intanto, più raffinato, il PD ha la persona giusta per dire quella cosa in quel dato momento… loro non cambiano idea, ma cambiano la persona che dirà l’idea. Una forma di selezione naturale agita da e sui portatori di idee.

E’ una cosa che dobbiamo al paese, il tentativo di incontrarci su dei temi con questi personaggi, escludendo quelli assolutamente impossibili. Il PD e l’accozzaglia che attende il cedimento strutturale del suo garante, Berlusconi, credono davvero che vogliamo allearci con loro? Oppure sono i media, ed è la gente a crederlo?

Ma non è quello che pensiamo noi, confondere un accordo su dei temi con un’alleanza è come confondere un contratto d’affetto con l’amicizia.
Le parole perdono il loro significato, la politica anche, i diritti pure… trascinati in basso da quelli che si aggrappano alla piccola fiducia residua degli italiani. Non importa se la trascineranno a fondo con loro, quello che conta è continuare a generare la loro “confusione ideale”.

Non sta certo a noi far dimenticare agli italiani quello che è stato fatto al paese negli ultimi 25 anni, non troveranno mai nel nostro entusiasmo il pretesto per continuare a nausearci. La democrazia non è un fenomeno che dura il tempo di una tornata elettorale: loro sperano che la gente lo dimentichi, noi non lo faremo.

In alto i cuori!

Più efficienza per gli asili nido di Roma, più qualità della vita

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Più efficienza per gli asili nido di Roma, più qualità della vita

Più efficienza per gli asili nido di Roma, più qualità della vita

di Virginia Raggi

Maggiore qualità, aumento delle iscrizioni e abbattimento dei costi. Sono le tre importanti novità che stanno coinvolgendo gli asili nido della nostra città. L’impianto di riforma che abbiamo avviato circa un anno fa sta garantendo benefici e miglioramenti nella vita di tante famiglie.

I numeri parlano chiaro. I posti vacanti mostrano una diminuzione e passano da 1.114 del 2016-17 ai 593 di quest’anno. L’indice di utilizzo che misura il rapporto tra ricettività e iscritti è salito dal 92% a 96%: un dato che, nel concreto, indica che le strutture di Roma Capitale vengono utilizzate sempre di più. Le liste di attesa vengono progressivamente scremate: nel 2016-17 registravano 793 bambini, quest’anno 746.

Allo stesso tempo rafforziamo gli organici, ridimensionando il precariato storico del settore. Abbiamo assunto, a tempo indeterminato, 489 tra educatrici ed educatori per gli asili nido e 768 insegnanti per la scuola dell’infanzia. Valorizzare il personale fa la differenza: migliora la qualità dei servizi offerti ai nostri bambini.

Mettiamo la programmazione al centro. A partire dall’anno educativo 2019/2020 ogni anno il bando cittadino per l’iscrizione ai nidi capitolini sarà pubblicato il 15 febbraio e resterà disponibile per 30 giorni. Garantiamo così ai genitori una più efficiente organizzazione della vita.

 

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La rivincita delle api. Banditi in UE i tre pesticidi tossici che le stavano sterminando

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La rivincita delle api. Banditi in UE i tre pesticidi tossici che le stavano sterminando

La rivincita delle api. Banditi in UE i tre pesticidi tossici che le stavano sterminando

di MoVimento 5 Stelle Europa

Le rappresentanze degli Stati membri dell’UE hanno deciso di accogliere la proposta della Commissione Europea e vietare tre pesticidi (neonicotinoidi): clothianidin, imidacloprid e tiametoxam, ovvero i maggiori responsabili della progressiva scomparsa delle api. Si vuole rendere definitivo il divieto di usare e immettere sul mercato prodotti fitosanitari contenenti queste sostanze attive. Il settore dell’apicoltura dà reddito a più di 500mila cittadini europei e la sua importanza in termini indiretti è ancora maggiore: l’84% delle specie vegetali complessive e il 76% della produzione alimentare dipendono dall’impollinazione delle api. Inoltre, uno studio recente della FAO dimostra come aumentare la densità e la varietà degli insetti impollinatori abbia un impatto diretto sulla produttività dei raccolti in agricoltura e come ciò possa aiutare soprattutto i piccoli agricoltori adaumentare la loro produttività media del 24%.

La storia di questo divieto parte da lontano. Il 16 gennaio 2013 l’EFSA ha presentato le sue conclusioni scientifiche, individuando l’esistenza di un rischio acuto elevato per le api rappresentato dai prodotti fitosanitari contenenti queste sostanze attive. Alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e tecniche, la Commissione ha ritenuto di non poter escludere un elevato rischio per le api, se non imponendo ulteriori restrizioni. Di conseguenza, il 24 maggio 2013 ha presentato un regolamento di esecuzione che modificava le condizioni di approvazione delle sostanze attive clothianidin, tiametoxam e imidacloprid.

I tre insetticidi sono stati brevettati circa quarant’anni fa rispettivamente da Bayer e Syngenta. Le due multinazionali, colpite nel loro business, hanno addirittura deciso di fare ricorso presso la Corte di Giustizia dell’UE contro il divieto introdotto dalla Commissione nel 2013. Un procedimento ancora in corso ma che siamo certi non porterà a nulla. Il 28 febbraio 2018, infatti, l’EFSA ha aggiornato le proprie valutazioni del rischio relativamente alle tre sostanze sotto esame e ha confermato che il loro uso rappresenta un rischio per le api selvatiche e quelle mellifere.

Una notizia fantastica che si sposa con le battaglie dei portavoce al Parlamento europeo. In particolare Marco Zullo, con un report approvato a larghissima maggioranza, aveva già tracciato il solco su cui dirigere gli sforzi a livello europeo. Nel testo furono messe in evidenza:

– L’IMPORTANZA DELL’APICOLTURA: come detto in apertura, il settore dell’apicoltura dà reddito a più di 500mila cittadini europei. La sua importanza in termini indiretti è ancora maggiore: l’84% delle specie vegetali complessive e il 76% della produzione alimentare dipendono dall’impollinazione delle api, per un valore economico complessivo stimato in 14,2 miliardi di euro. L’apicoltura è perciò non solo alla base dell’equilibrio ecologico e della conservazione della biodiversità, ma anche del settore primario e, di conseguenza, di tutte le attività produttive.

– LA SALUTE DELLE API E DELL’AMBIENTE: le api sono un efficace indicatore della salubrità dell’ambiente: api in salute indicano che anche l’ambiente in cui vivono è in buone condizioni. Viceversa, alti tassi di mortalità o di riduzione del numero complessivo denotano la presenza di sostanze dannose anche per gli altri esseri viventi, tra cui l’uomo. È importante perciò fornire adeguato sostegno alle azioni di monitoraggio, a livello nazionale e locale, per avere in tempi rapidi ed utili un quadro complessivo sullo stato di salute dell’ambiente in cui le api vivono. Allo stesso tempo, servono veloci e puntuali ricerche da parte di autorità comunitarie e nazionali su tutte le sostanze e i fattori che presentano il rischio compromettere la salute delle api, per prendere adeguati provvedimenti contro di essi.

– LOTTA EFFICACE CONTRO LA CONTRAFFAZIONE DEL MIELE: la diffusione del miele contraffatto rappresenta un grave problema, in particolare per motivi di sicurezza alimentare. Il miele è infatti il terzo prodotto più contraffatto al mondo, e riguarda quasi totalmente le importazioni che arrivano nell’UE, specialmente dalla Cina, dove si fa largo uso di filtrazione attraverso resine sintetiche. Questo prodotto viene poi mescolato con miele europeo da aziende che agiscono in modo fraudolento, che lo commercializzano come “miscela di mieli originari e non originari dell’UE“. Queste pratiche rappresentano un gravissimo rischio per la salute dei consumatori, che non sono nemmeno adeguatamente informati sulla reale provenienza dei prodotti che consumano.

– IL SOSTEGNO DELL’UNIONE EUROPEA ALL’APICOLTURA: le api e il loro contributo alla produzione alimentare sono un patrimonio che non possiamo permetterci di disperdere. E’ fondamentale perciò fornire adeguato sostegno, anche finanziario, a tutte quelle azioni che mirano a salvaguardarlo e preservarlo, come lo sviluppo della ricerca nel settore dell’apicoltura, l’istruzione e la formazione degli addetti al settore, la diffusione delle buone pratiche e dei metodi più efficaci e alleggerimenti fiscali.

 

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Raccolta differenziata porta a porta: per Torino obiettivo 100% di copertura

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Raccolta differenziata porta a porta: per Torino obiettivo 100% di copertura

Raccolta differenziata porta a porta: per Torino obiettivo 100% di copertura

di Chiara Appendino

Quella della corretta gestione dei rifiuti è una sfida che nessuno di noi può permettersi di perdere. Come tutte le tematiche ambientali, si tratta di una responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future e dell’intero Pianeta.

Dove vogliamo arrivare
Per questo motivo, la riduzione dei rifiuti – e in particolare della componente indifferenziata – è stato un tema che abbiamo affrontato in maniera insistente durante la campagna elettorale e sul quale ci siamo adoperati sin dal giorno del nostro insediamento, dichiarando l’obiettivo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata.

Da dove partiamo
Ad oggi, e ormai da troppi anni, la raccolta differenziata a Torino è sostanzialmente ferma al 42% dei rifiuti prodotti. Ciò significa che la maggior parte dei rifiuti non viene riciclata, con evidenti ricadute sul territorio in termini ambientali.

Come vogliamo raggiungere il 65% di raccolta differenziata
Il modo più efficace per aumentare la percentuale di raccolta differenziata a Torino è ampliare il servizio domiciliare, meglio conosciuto come «raccolta porta a porta». L’impatto positivo di questo metodo risulta evidente dai dati, che ci mostrano come nei quartieri in cui la raccolta differenziata viene effettuata con il porta a porta, la percentuale è superiore al 57%, mentre nei quartieri in cui si effettua la raccolta stradale dei rifiuti ci si ferma al 31% di differenziata.

Proprio in questi mesi stiamo vedendo il frutto del nostro lavoro. Attualmente l’estensione della raccolta differenziata è in corso nei quartieri di San Salvario, Santa Rita e Vanchiglietta-Regio Parco. Successivamente a questa fase verrà avviato un piano per estendere il porta a porta in tutti i restanti quartieri, anche prevedendo diversi metodi di raccolta laddove questo non sia applicabile. Così facendo prevediamo di raggiungere altri 400mila residenti, applicando il modello del porta a porta in tutta la Città.Mappa raccolta differenziata porta a porta torino

Quali progetti speciali stiamo portando avanti
Sempre insieme a Amiat, stiamo portando avanti due progetti speciali.
Da un lato, il progetto «Quadrilatero della Movida di San Salvario» che prevede importanti novità, in funzione della particolare conformazione del territorio, delle peculiarità delle utenze commerciali presenti e degli orari di massima frequentazione dell’area.
Nello specifico, l’attivazione di nuove ecostazioni stradali (vale a dire aree in cui sono presenti contenitori stradali per la raccolta di carta, imballaggi in plastica, vetro e imballaggi in metallo), la sostituzione di piccoli cassonetti per la raccolta vetro e imballaggi in metallo con campane stradali più capienti e l’attivazione di un nuovo servizio di raccolta cartone (Cartamovida), studiato appositamente per l’area interessata dalla movida notturna.

Il progetto ha previsto anche un piano di comunicazione e di sensibilizzazione dedicato sia alle utenze domestiche che non domestiche: operatori incaricati da Amiat hanno consegnato casa per casa lettere, locandine e opuscoli dedicati, tradotti anche in francese e inglese in considerazione dell’alta concentrazione di residenti stranieri nella zona.

In altri quartieri cittadini in cui impedimenti logistici o mancanza di spazi interni idonei a posizionare le attrezzature generano difficoltà nell’applicare il modello di raccolta porta a porta, verranno sperimentate «ecoisole smart» dedicate con controllo degli accessi.

Quali tempistiche ci siamo dati
Entro il 2023 in tutti i quartieri ancora serviti dalla raccolta stradale sarà attivato il servizio domiciliare. Nei casi in cui non sarà possibile attuare il porta a porta, come il centro storico o i quartieri con alta densità e forte sviluppo verticale, saranno comunque individuate soluzioni ad hoc in modo da migliorare le attuali performance di raccolta.Cronoprogramma raccolta differenziata porta a porta torinoTutte queste importanti e positive novità sono state definite nell’ambito di un accordo quadro con il gruppo Iren, con una modifica al contratto di servizio tra Città di Torino e Amiat SpA. A quest’ultima l’Amministrazione riconoscerà 11 milioni di euro annui, in aggiunta a quanto previsto dal contratto in essere e in maniera progressiva negli anni di estensione.

Ringrazio l’Assessore all’ambiente della Città di Torino, Alberto Unia, Amiat, Conai, il Presidente della Commissione Ambiente Federico Mensio, l’intera maggioranza e tutte e tutti i cittadini che hanno a cuore questo importante tema per la Comunità e che si adoperano per effettuare al meglio la raccolta differenziata.

Andiamo avanti con l’obiettivo di ridurre quanto più possibile i rifiuti nella nostra Città.

 

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Al voto subito per scegliere tra rivoluzione e restaurazione

Il Blog delle Stelle

 
 

di Luigi Di Maio

Ciao a tutti,

oggi è il 30 aprile e sono passati quasi due mesi dal giorno delle elezioni. Il MoVimento 5 Stelle in modo serio, coerente e ripetendo lo stesso concetto dal primo giorno si è impegnato totalmente per rispettare il voto dei cittadini e per dare un governo di cambiamento a questo Paese. Questa è una legge elettorale assurda (voluta dal pd e dal centrodestra) che permette anche a forze che perdono le elezioni come Forza Italia e Fratelli di italia di rivendicare una pseudo-vittoria in nome di una coalizione di comodo.

In ogni caso, come avevo detto e ripetuto più volte in campagna elettorale, visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ci siamo rivolti alle forze politiche per far partire un governo di cambiamento sulla base di un contratto che comprendesse i temi prioritari per gli italiani. Non ho mai pensato che sarebbe stato facile, ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato impossibile. E’ vergognosa la maniera in cui tutti i partiti stanno pensando ognuno al proprio orticello e ai propri interessi di parte. Non sono venuti neanche al tavolo per confrontarsi dei temi. Hanno pensato solo alle loro poltrone.

Da una parte abbiamo Salvini che ha preferito gli interessi di un condannato incandidabile a quelli degli italiani. Gli ho parlato in maniera sincera, a cuore aperto, gli ho detto sediamoci e troviamo una quadra, mettiamo nel contratto tutti i punti in comune nel nostro programma e facciamo partire un governo che possa cambiare il Paese. Niente! Lui ha scelto Berlusconi, uno che ha fatto la legge Fornero, che ha creato Equitalia e che ha bloccato per vent’anni il Paese per i suoi interessi personali. E’ una cosa che per me è incomprensibile. Mantenere una coalizione divisa su tutto, che è palesemente stata costruita per arraffare posti in Parlamento, piuttosto che fare qualcosa di buono per l’Italia. Inoltre tutti sanno che se Berlusconi avesse avuto i voti sufficienti per fare una maggioranza con Renzi, avrebbe mollato Salvini la notte tra il 4 e il 5 marzo.

Dall’altra parte avevamo il Pd. Un partito che ha preso una clamorosa batosta alle elezioni, precipitando al suo minimo storico, al di sotto del 19% e che qualcosa sembrava stesse iniziando a capirlo e infatti aveva messo da parteRenzi, relegandolo a senatore semplice come lui stesso si era definito. Ma ieri sera lo abbiamo visto addirittura riproporre una riforma costituzionale dopo che gli italiani gliene hanno già bocciata una un anno fa. Dopo il 4 marzo con la mazzata presa sembrava che iniziasse a capire i suoi errori. Sembrava! Ieri è andato da Fazio in tv e anzichè chiedere umilmente scusa per i danni fatti dal suo governo ha attaccato il MoVimento 5 Stelle e il sottoscritto, chiudendo a qualsiasi ipotesi di contratto e difendendo ancora una volta il suo governo. Per lui un padre di famiglia che perde il lavoro va lasciato solo dallo Stato. Senza alcun reddito. Ha detto che bisogna dargli un lavoro. Certo. Ma mentre cerca un lavoro cosa da da mangiare ai suoi figli? Non li manda piu a scuola? Se ci mette 6 mesi a trovare lavoro come vivono per 6 mesi una famiglia con 2 figli in cui l’unico reddito era quello del Padre? Queste situazioni succedono in tutta Italia. A tutti può capitare di perdere improvvisamente il lavoro. Specialmente con il jobs act che ha precarizzato i nostri giovani lasciandoli senza tutele. Un jobs act che si ostina a difendere.

Un contratto di Governo con il Pd era l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Ma questa legge scritta da loro ci imponeva di trovare una soluzione per gli italiani e avevamo deciso di seguire un metodo: le “cose buone” che erano contenute nei programmi elettorali. Sapevamo bene che il PD nel suo programma scrive delle cose e poi ne fa altre, nel 2013 l’abolizione dell’articolo 18 non c’era, come la devastazione della scuola, come la riforma costituzionale, tantomeno c’era il salvataggio di Banca Etruria. Non aveva niente di tutto questo, eppure lo hanno fatto. Io volevo vincolare il Pd al programma che ha raccontato agli elettori facendogli firmare un bel contratto davanti a tutti gli italiani. Sfido chiunque di voi a dirmi che i punti che avevo individuato non erano sacrosanti. Lo sono eccome! Se si realizzassero già solo quelli l’Italia sarebbe completamente diversa.

È evidente che di fronte ad un’opportunità di cambiamento, questi partiti resistono con tutte le forze. Deve essere chiaro, qui stanno cercando in tutti i modi di fermare un governo del cambiamento. Per mantenere i loro sporchi interessi.

In queste settimane alcuni ci hanno criticato per aver provato a firmare un contratto di governo o con gli uni o con gli altri. Io rivendico questa scelta. Il MoVimento 5 Stelle è oltre gli steccati ideologici, per me le idee non sono né di destra né di sinistra. O sono buone o sono cattive. E abbiamo dimostrato, concentrando il dibattito sui temi e non sulle maledette poltrone, che avevamo tutte le intenzioni di portare a casa i risultati. Perchè, mentre questi qua ci hanno fatto perdere quasi due mesi, in Italia ci sono milioni di persone con milioni di problemi e a queste persone non gliene frega niente dell’unità del centrodestra o del senzadime, gli interessa che le questioni che pongono vengano affrontate.

A questo punto non c’è altra soluzione. Bisogna tornare al voto il prima possibile. Poi ovviamente deciderà il Presidente Mattarella. Tutti parlano di inserire un ballottaggio nella legge elettorale, ma il ballottaggio sono le prossime elezioni. Quindi dico a Salvini, adesso chiediamo insieme di andare a votare, e facciamolo finalmente questo secondo turno a giugno.

Visto che i partiti hanno paura del cambiamento allora facciamo scegliere ai cittadini tra rivoluzione e restaurazione.

 

    Prof. Federico Tonioni: Le dipendenze da Internet nei bambini e negli adolescenti

    Prof. Federico Tonioni: Le dipendenze da Internet nei bambini e negli adolescenti

    di Beppe Grillo – Ho incontrato il Professor Tonioni, uno dei massimi esperti sul Gioco d’azzardo patologico, sulla Dipendenza da Internet e sulla prevenzione e le patologie correlate al Cyber-bullismo.

    Questo il primo video in cui viene affrontato il tema della dipendenza da internet. Un mito da sfatare o una patologia dell’era digitale?

    Federico Tonioni, Psichiatra e Psicoterapeuta, è un Ricercatore dell’Istituto di Psichiatria e Psicologia nella Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Da molti anni si occupa di dipendenze patologiche e adolescenti difficili ed ha fondato e dirige dal 2009 il primo Ambulatorio in Italia sulla Dipendenza da Internet, divenuto nel 2016 Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web, presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma.
    Insegna in numerosi corsi universitari e seminari formativi ed è autore di libri e lavori scientifici di rilevanza internazionale.
    Collabora con la ONLUS “Tra gioco e realtà”, di cui è Socio Onorario.

    www.federicotonioni.com

     

     

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    Blockchain: governi sicuri a prova di evasione e truffe

    Blockchain: governi sicuri a prova di evasione e truffe

    Anche se più comunemente associata ai Bitcoin, la tecnologia Blockchain viene utilizzata in tutto il mondo per molti scopi. Uno dei più importanti potrebbe essere il modo in cui gli stessi governi lo utilizzano per garantire la protezione dei dati dei cittadini e delle personalità politiche, sia dagli altri Stati nazionali che da loro stessi.

    In alcuni casi, questo è già stato realizzato. Dalla protezione dell’integrità dei dati sulla cittadinanza presenti nei database governativi, alla dimostrazione che la tua prossima auto di seconda mano non ti ucciderà, la Blockchain ha il potenziale di dare cieca fiducia nei dati come mai prima d’ora, anche se non ti fidi del governo che sta dietro.

    L’Estonia è all’avanguardia.

    L’Estonia utilizza il sistema “Keyless Signature Infrastructure” (KSI) dal 2012, è una variante del Blockchain. Cresce su una scala lineare legata al tempo, piuttosto che al numero di transazioni.

    L’infrastruttura digitale dell’Estonia ha iniziato a svilupparsi con la registrazione elettronica delle imposte nel 2000, e si è poi lentamente trasformata in un sistema che gestisce il registro della popolazione del paese, le carte d’identità elettroniche, il voto su Internet e le cartelle cliniche. Tutto questo è facilitato da X-Road, la componente principale dei dati digitali del governo estone.

    Cos’è l’X-Road?

    É un sistema di database governativi collegati. Si tratta fondamentalmente di un ufficio governativo che conserva tutti i dati ed è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Se c’è una società che fornisce trasporti pubblici che deve controllare il mio luogo di residenza, può controllarlo anche di notte, perché il sistema è completamente automatizzato, e i dati sono sempre disponibili.

    L’Estonia ha attuato questo sistema in risposta agli attacchi informatici del 2007, che hanno bloccato i sistemi informatici delle principali banche e di alcuni mezzi di comunicazione, rendendo addirittura inutilizzabili i servizi ATM del paese per un certo periodo di tempo.

    In un momento in cui la fiducia del pubblico nel governo è ai minimi storici, la tecnologia Blockchain offre una grande possibilità: ricominciare a fidarsi delle proprie istituzioni.

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    Migliaia di app per bambini potrebbero violare la loro privacy

    Migliaia di app per bambini potrebbero violare la loro privacy

    Migliaia di app e giochi , tra i più popolari, nel Google Play Store, violano la legge sulla protezione della privacy, monitorando illegalmente le abitudini di utilizzo dei bambini. E’ quello che rileva uno studio internazionale su larga scala a firma di Narseo Vallina-Rodriguez, ricercatore presso l’ IMDEA Networks Institute di Madrid e l’ ICSI , l’International Computer Science Institute dell’Università della California, Berkeley (USA).

    Il gruppo di ricerca ha analizzato 5.855 app per bambini e ha rilevato che il 57% potrebbe violare la legge sulla protezione della privacy online dei minori, negli Stati Uniti. Migliaia di app raccolgono e condividono con terze parti dati personali di minori di 13 anni, senza il consenso dei genitori.

    Secondo l’autore dello studio, Vallina-Rodriguez, il 28% di queste app accede a dati riservati e il 73% trasmette dati confidenziali su Internet. Tra le app analizzate, il 4,8% ha presentato “violazioni evidenti quando le app condividono la posizione o le informazioni di contatto senza consenso”, il 40% condivide le informazioni personali senza applicare ragionevoli misure di sicurezza, il 18% condivide codici identificativi (come IMEI di un telefono cellulare) e il 39% “non sembra prendere misure sufficienti per proteggere la privacy dei bambini”.

    Inoltre, molte di queste app utilizzano servizi forniti da terze parti, i cui termini di servizio vietano il loro utilizzo per app destinate ai minori. Pertanto, le app che incorporano il software di tracciamento fornito da questi servizi potrebbero violare la privacy. Un esempio di tali terze parti, tra le tante menzionate dallo studio, è il servizio Crashlytics di proprietà di Alphabet (la società madre multinazionale di Google).

    Ciascuna delle app studiate è stata installata, in media, oltre 750.000 volte, il che significa che potrebbero essere potenzialmente utilizzate da milioni di dispositivi su scala globale. Tra le app analizzate ci sono alcuni giochi molto popolari come Disney’s Where’s My Water? e Minion Rush di Gameloft, oltre a Duolingo, un’app per l’apprendimento delle lingue. Disney, Gameloft e Google hanno affermato, a seguito di questo studio, che la protezione dei diritti dei bambini è di grande importanza per loro e si sono impegnati a indagare ulteriormente.

    Questi risultati vengono alla luce in un momento in cui Facebook, un altro gigante della Silicon Valley, con un interesse cruciale nel settore della pubblicità digitale, è al centro delle agenzie internazionali di protezione dei dati per il filtraggio illegale di informazioni da 87 milioni di americani, a Cambridge Analytica.

    Alla fine di maggio l’Unione europea metterà in funzione la nuova legislazione per la regolamentazione della privacy su Internet. Questa legge ha lo scopo di affrontare e controllare l’uso fraudolento della grande quantità di dati personali che scorre attraverso la rete, un mercato in voga per comprare e vendere dati, sconosciuto al consumatore.

    Tuttavia, secondo Vallina-Rodriguez, “ad oggi, i tentativi di regolamentazione sembrano aver avuto scarso effetto nel frenare queste pratiche: ci sono ancora innumerevoli esempi di giochi e app per bambini che utilizzano servizi di terzi che raccolgono dati di tracciamento senza il consenso dei genitori. Ad esempio, il programma DFF (Designated for Families) di Google richiede che gli sviluppatori di app per bambini siano conformi alla legge ma, come mostrano i nostri risultati, non sembra esserci alcuna (o solo limitata) applicazione della legge poiché non viene applicata “. Inoltre, l’analisi delle app certificate come “sicure” dal programma Safe Harbor della Federal Trade Commission (FTC) degli Stati Uniti non ha prodotto risultati migliori. La maggior parte stava ancora violando la legge, nonostante la certificazione ottenuta.

    I risultati di questo studio aggravano la scottante preoccupazione per la mancanza di trasparenza delle aziende alle quali, ogni giorno, adulti e minori, genitori e figli, affidano informazioni altamente sensibili. “Sulla base dei nostri dati, non è chiaro che l’autoregolamentazione del settore abbia portato a standard di privacy più elevati, alcuni dei nostri dati suggeriscono il contrario, quindi l’autoregolamentazione del settore sembra essere inefficace”.

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    A Gaza si continua a morire nell’indifferenza del mondo. La storia giudicherà il nostro silenzio

    A Gaza si continua a morire nell’indifferenza del mondo. La storia giudicherà il nostro silenzio

    gaza-palestinesi-morti-m5s-movimento-europa-corrao-castaldo-damato.jpgdi Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao e Rosa D’Amato; EFDD – M5S Europa

    L’attuale modello di repressione al quale stiamo assistendo a Gaza ha raggiunto livelli drammatici che non possono essere più ignorati o giustificati dalla comunità internazionale. Nelle due giornate di protesta che si sono svolte nelle scorse settimane sono state uccise più di 30 persone, oltre alle circa 2 mila che erano già state ferite. L’esercito israeliano ha disposto tiratori scelti lungo il confine per sparare sui manifestanti che provavano a raggiungere la recinzione che protegge il confine: ma in realtà hanno aperto il fuoco su tutti, come testimoniato dalle drammatiche immagini che hanno fatto il giro del mondo.

    La risposta dello Stato israeliano si è dimostrata del tutto sproporzionata di fronte alle manifestazioni di protesta. Troviamo sconcertante la giustificazione che hanno dato le autorità politiche e militari israeliane, secondo le quali alcuni dei feriti e deceduti erano membri di Hamas e che dunque costituissero un pericolo immediato per la sicurezza di Israele. Numerose ONG e gli esperti dell’ONU hanno ritenuto che non ci fossero minacce gravi all’incolumità delle forze di sicurezza israeliane: l’uso di munizioni letali al di fuori di situazioni di grave pericolo costituisce una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.

    Dobbiamo purtroppo constatare come la situazione della striscia di Gaza, sottoposta a blocco navale e marittimo da parte Israele e con 1,3 milioni di persone in stato di grave privazione materiale, economica e sanitaria, è un palese esempio di violazione dello Stato di diritto, certamente da parte di Hamas ma anche e soprattutto da chi si considera l’unica democrazia del Medio Oriente e che dunque dovrebbe rispettare, per esempio, la quarta convenzione di Ginevra per la protezione dei civili in tempo di guerra.

    Parliamo dell’undicesimo anno di blocco nella striscia di Gaza e le condizioni di vita stanno raggiungendo livelli insostenibili. Il 47% delle famiglie soffre di insicurezza alimentare; il 97% dell’acqua corrente non è potabile; il 40% della popolazione è disoccupata. La striscia, secondo le Nazioni Unite, potrebbe diventare invivibile entro il 2020. Possiamo stupirci se migliaia di palestinesi hanno iniziato una protesta di massa ai confini con Israele?

    In futuro le nuove generazioni, quando studieranno la storia, si chiederanno come è stato possibile che quasi due milioni di persone, per più di dieci anni, abbiano vissuto nella peggiore prigione a cielo aperto del mondo e ci giudicheranno: ci giudicheranno per il nostro silenzio e ci giudicheranno per non aver sospeso questo accordo. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: non possono bastare i pur condivisibili appelli dell’Alto rappresentante alla soluzione dei due Stati se poi non si fa nulla. Dobbiamo, come in Cisgiordania ad esempio, rivedere l’accordo di associazione UE-Israele qualora quest’ultimo perseveri nelle sue politiche espansionistiche e discriminatorie nei confronti dell’intero popolo palestinese.

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    L’Europa minaccia il cuore logistico italiano: i porti fanno “concorrenza sleale”

    L’Europa minaccia il cuore logistico italiano: i porti fanno “concorrenza sleale”

    porto-di-genova-damato-porti-m5s-rosa-multa-infrazione-europa.jpgdi Rosa D’Amato, EFDD – M5S Europa

    La Commissione Europea minaccia il cuore del sistema logistico italiano: i porti. Da aprile l’Italia è sotto la lente d’ingrandimento della “DG Competition” per aver evaso le tasse, con una conseguente possibile apertura di una procedura d’infrazione. Peccato che in Italia le Autorità portuali nazionali siano emanazioni dello Stato, non imprese private come accade nel Nord Europa. Quindi le tasse le raccolgono invece di pagarle. Veniamo assurdamente accusati di concorrenza sleale nei confronti del resto d’Europa, semplicemente per avere la colpa di utilizzare un sistema diverso.

    Ci spiace dirlo ma stiamo parlando di un vero e proprio attacco al Mediterraneo e all’Italia, il cui sistema portuale, lo ribadiamo, è pubblico. Ascoltando la Commissione UE arriveremmo al paradosso di auto-tassarci; ciò che ora serve è un pressing a livello politico, questa volta come Governo, per poi passare alla Corte di Giustizia europea.

    Il rischio è grave: i bilanci delle Autorità portuali potrebbe saltare, e le tasse – come i futuri canoni concessori – dovranno essere rivisti al rialzo. Se tutto andrà per il peggio, il conto sarà di circa 100 milioni di Euro e dovrà essere pagato dal 2020, aumenti che ricadranno ovviamente sugli operatori. Non possiamo rischiare di perdere questa fetta della nostra economia.

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    Il più grande killer della storia è il PM 2.5, che l’Europa non vuole fermare

    Il più grande killer della storia è il PM 2.5, che l’Europa non vuole fermare

    polmoni-pm-2.5-pedicini-smog-m5s-movimento.jpgdi Piernicola Pedicini, EFDD – M5S Europa

    Il PM 2.5 è il primo killer mondiale tra gli inquinanti e conta 6 milioni di vittime l’anno, 400.000 solo in Europa, di cui 60 mila in Italia. Per questa ragione abbiamo presentato un’interrogazione urgente alla Commissione europea chiedendo di inserire il valore limite giornaliero del PM 2.5 nella lista degli inquinanti da combattere. Ancora oggi infatti è assente ed è inaccettabile che la Commissione europea continui ad allungare i tempi mentre migliaia di cittadini muoiono ogni giorno.

    Inoltre, l’inquinamento atmosferico è la peggiore piaga per la salute umana e gli ecosistemi del nostro secolo. Il 96% della popolazione mondiale respira aria pericolosa. I ritardi sui deferimenti oggi e le multe di domani sui superamenti anche di PM 10 ed NO2 non restituiranno la salute di milioni di cittadini affetti dallo smog negli ultimi anni.

    L’Europa deve cambiare marcia e andare oltre la legislazione attuale, entrare in una seconda fase dove la scienza, la tecnologia e politica si incontrano per costruire un futuro migliore partendo dall’aria che respiriamo. L’esasperato consumo di combustibili fossili nella produzione di elettricità, nei trasporti, nell’industria, nelle abitazioni, nei processi industriali, nell’utilizzo di solventi, in agricoltura, nel trattamento dei rifiuti, è la causa principale di questi effetti, che continuiamo ad incentivare invece di eliminare gradualmente.

    Ecco il testo dell’interrogazione:
    Premesso che, secondo l’Organizzazione mondiale sanità (OMS), il 96% della popolazione UE è a forte rischio sanitario a causa del PM2.5. Solo in UE il PM2.5 provoca 428.000 morti all´anno, 1.172 al giorno. Le relazioni tra esposizione a PM2.5 e rischio di mortalità da cardiopatia ischemica, malattia cerebrovascolare, bronco pneumopatia cronica ostruttiva, cancro del polmone e infezioni respiratorie inferiori sono state provate scientificamente (Lancet 2017).

    Visto che le tecnologie ormai disponibili permettono di misurare costantemente il particolato con un diametro aerodinamico di 2,5 μm o inferiore, rendendo possibili aggiornamenti in tempo reale sui picchi di concentrazione e, dunque, allerte rapide in giornate particolarmente perniciose.

    Considerato che la Direttiva 2008/50/CE stabilisce limiti di concentrazione annuali e giornalieri per gli inquinanti in esame ad eccezione del PM2.5, per il quale sono previsti solo limiti annuali.

    La Commissione: non ritiene urgente modificare il limite annuo per PM2.5 =10µg/m3 ed inserire il valore limite giornaliero PM2.5 =25µg/m3 come raccomandato dall’OMS e come previsto dalla seconda fase per il PM 2.5 all’articolo 32 della Direttiva 2008/50/CE?

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    Facebook, svelato il piano di Zuckerberg per fuggire dall’Europa e diventare il paradiso dei dati sensibili

    Facebook, svelato il piano di Zuckerberg per fuggire dall’Europa e diventare il paradiso dei dati sensibili

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    Mark Zuckerberg, all’indomani dello scandalo di Cambridge Analytica, aveva dichiarato che tutti gli utenti della sua piattaforma sarebbero presto ricaduti sotto la normativa europea “General Data Protection Regulation” (GDPR), che consente un giro di vite fondamentale sulla protezione dei dati personali. La GDPR entrerà in vigore dal 25 maggio e metterà ordine nel caso generato da un uso improprio delle informazioni degli utenti dei social network. Incredibilmente, però, sembrerebbe che il vero piano del colosso sia un altro: spostare tutti i contratti degli utenti non europei dall’Irlanda (che è in UE e deve sottostare al GDPR) a un’altra collocazione, verosimilmente gli Stati Uniti dove la protezione dei dati sensibili dei cittadini è molto più blanda. E non è la sola, ci sono altre multinazionali: LinkedIn e una parte di Microsoft stanno pianificando un’azione simile.

    Facebook cambierà il regime di trattamento dei dati personali, per fare sì che circa 1,5 miliardi di utenti (soprattutto tra Africa, Asia, Australia e America Latina) non ricadano sotto l’occhio europeo. Siamo di fronte allo stesso meccanismo usato dai paradisi fiscali per sottrarre risorse agli Stati membri, di cui tra l’altro l’Irlanda – la sede fiscale di Facebook – è un esponente. Insomma, il social network più potente del mondo continuerà ad appoggiarsi in Europa per sfuggire alle tasse, ma scapperà dall’Irlanda per non sottostare al regime di controllo sui dati personali.

    Oggi, infatti, circa l’80% degli utenti mondiali di Facebook (tutti quelli fuori dal Nord America) è soggetto al controllo dell’autorità regolatrice irlandese. Se la situazione fosse rimasta questa, sarebbe stato scacco matto per Zuckerberg. Lo spostamento prevedibilmente vedrà Facebookmuovere questa immensa quantità di informazioni sensibili verso gli Stati Uniti, dove come detto la legislazione sulla privacy è decisamente lacunosa rispetto a quella prossima europea.

    Il GDPR ha infatti norme molto più stringenti di quelle USA o extra-europee. In primis, il diritto all’oblio, che permette all’utente di chiedere al social network di essere informato su tutte le informazioni raccolte sulla propria persona e di chiederne la rimozione totale. In secondo luogo, in caso di dati degli utenti hackerati, il GDPR prevede che le piattaforme informino l’autorità regolatrice del mercato entro tre giorni dall’attacco. Una misura molto forte (negli USA possono volerci mesi, come accaduto per Yahoo e Uber) che se non rispettata prevede pesanti sanzioni. Inoltre, non è dato sapere come verrano gestite, anche per gli utenti europei, il comportamento di quelle applicazioni appoggiate a Facebook che hanno sedi extra-europee. Ma che tramite il social network prelevano informazioni sensibili degli utenti.

    Il commento del portavoce Marco Zullo: “A livello europeo c’è un dibattito molto acceso sulla Data-Economy e sulla difesa dei dati personali. Mai come prima, abbiamo l’opportunità di creare delle solide basi per lo sviluppo di un mercato digitale europeo sano e dalla parte dei cittadini. Per farlo, però, non deve venir meno la fiducia: chi naviga sul Web deve avere la certezza che i propri dati siano al sicuro.

    Non possiamo accettare la doppia faccia di Mark Zuckerberg, che vuole raggirare questa fiducia. Pubblicamente dichiara di voler garantire la massima protezione dei dati degli utenti e di voler applicare le nuove regole europee sulla protezione dei dati personali (GDPR) a tutti gli utenti mondiali, ma in realtà intende cambiare i termini di servizio del social network per sottrarre 1,5 miliardi di utenti a regole più eque e stringenti di quelle americane o asiatiche.

    Non sono da meno le dichiarazioni della numero 2 di Facebook, Sheryl Sanderberg, che avanza l’ipotesi che per non minare il modello di business della piattaforma social, gli utenti che non vorranno cedere i propri dati a terzi, in futuro, potrebbero essere costretti a pagare. Non siamo qui per farci raggirare. Deve essere chiaro che chi vorrà fare il furbo ne pagherà le conseguenze, ed è nostra responsabilità lavorare a norme lungimiranti, a prova di futuro. Norme che siano flessibili per lo sviluppo delle imprese, certo, ma che mettano al centro il cittadino e la protezione dei suoi dei dati“.

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    Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi: questa è l’Italia secondo Eurostat

    Il Blog delle Stelle

     
    Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi: questa è l'Italia secondo Eurostat

    di Laura Agea, EFDD – M5S Europa

    La classe media si sta estinguendo, i ricchi sono sempre più ricchi. I poveri sono sempre più poveri. È con questa fotografia impietosa firmata Eurostat – pubblicata in questi giorni sui dati relativi al 2016 – che l’Italia si ritrova a fare i conti: un presente ingombrante e pericoloso. La forbice che separa i ricchi dai poveri si è andata progressivamente allargando negli anni, segno tangibile di politiche economiche e del welfare assolutamente inadatte. Ad aggravare la situazione risulta il cosiddetto decimo della popolazione più in difficoltà, che poteva contare su appena l’1,8% dei redditi. Quasi il 25% del reddito complessivo era invece percepito dalla fascia più alta. Ricordiamo che stiamo parlando di dati del 2016 e che oggi, con tutta probabilità, la situazione sarebbe ancora peggiore.

    L’aumento delle disuguaglianze mina costantemente il futuro del progetto europeo, ne erode la legittimità e danneggia ed ha danneggiato la fiducia nell’UE quale motore di progresso sociale. Al Parlamento europeo abbiamo chiesto con un report votato a ottobre 2017 – dal titolo chiaro “Sulla lotta contro le disuguaglianze come leva per stimolare crescita e occupazione” – attraverso il pilastro per i diritti sociali, la creazione di una dimensione sociale più profonda e più equa, destinando i necessari strumenti legislativi, istituzionali e finanziari allo scopo di garantire un vero progresso sociale.

    Abbiamo chiesto a Commissione e Stati membri di adottare misure per contrastare la riduzione dei salari e per implementare le garanzie dei lavoratori al fine di rilanciare la domanda interna e facilitare la ridistribuzione della ricchezza. Il tutto considerando che il rapporto annuale di Oxfam ha evidenziato che 8 persone posseggono la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale e che, quindi, posseggono la ricchezza di 3,25 miliardi di persone.

    È evidente che si impone un cambio di passo sull’applicazione di nuovi strumenti di ridistribuzione della ricchezza per combattere la povertà, come il reddito di cittadinanza. Non c’è più tempo da perdere, questa bomba sociale ad orologeria non può più essere ignorata.

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    Business immigrazione e riforma del diritto di asilo. Vittoria al Parlamento europeo

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    Business immigrazione e riforma del diritto di asilo. Vittoria al Parlamento europeo

    Business immigrazione e riforma del diritto di asilo. Vittoria al Parlamento europeo

    di MoVimento 5 Stelle Europa

    Oggi è stata la prima vera vittoria dell’Italia contro Mafia Capitale e contro il business dell’immigrazione; una vittoria sancita dal Parlamento europeo – in commissione LIBE – grazie all’approvazione del report a firma della portavoce Laura Ferrara. È stato inferto un duro colpo al sistema che creava business illegale e immorale facendo leva sulle lungaggini burocratiche per ottenere un verdetto sulle domande di richiesta d’asilo. Ora ci vorranno massimo sei mesi per valutare una domanda di protezione internazionale (oggi invece fino a 18!), che possono arrivare a soli due mesi per le procedure accelerate. Ci sarà una riduzione del carico burocratico per i Paesi di primo ingresso e anche maggiori garanzie per i richiedenti asilo. In un’ottica di equilibrio tra l’esigenza di garantire la protezione internazionale a chi ne ha diritto e una procedura veloce ed efficace.

    Il nuovo regolamento riduce gli abusi che hanno contribuito a sovraccaricare i sistemi di asilo degli Stati membri, restringendo in modo drastico i tempi burocratici su cui si è speculato in passato. Un passo in avanti enorme considerando che un Paese di primo approdo come l’Italia da anni sopportava il peso dell’inefficienza e dell’immobilismo normativo anche a livello europeo.

    È un risultato storico. Uno dei nostri obiettivi politici era quello di tagliare il cordone ombelicale che lega la criminalità organizzata con la gestione dei centri di accoglienza. Abbiamo raggiunto ciò che ci eravamo prefissati, perché al termine dell’iter di approvazione il regolamento sarà direttamente applicabile negli Stati Membri e abrogherà la precedente Direttiva Procedure e le relative leggi nazionali di attuazione, tra cui per esempio il Decreto Minniti. Inoltre, procedure più veloci portano a un taglio dei costi crescenti che lo Stato italiano sta affrontando per i centri di accoglienza.

    Nel dettaglio, i contenuti possono essere riassunti in queste aree:
    tempi più brevi per valutare la domanda, 6 mesi per la procedura ordinaria (ora ce ne vogliono di fatto 18). Due mesi soltanto per quella accelerata, nel caso di domande di protezione internazionale chiaramente infondate o fraudolente;
    lista comune dei Paesi di origine sicura, verso i quali i richiedenti asilo possono essere rimandati;
    riduzione del carico burocratico per gli Stati di primo ingresso (leggasi Italia);
    la Turchia non viene considerata un Paese sicuro;
    garanzie per i richiedenti asilo, così da avere un miglioramento della qualità delle decisioni amministrative che porterà a minori ricorsi.

    Questo voto conferma che il nostro lavoro è apprezzato in Europa. Dobbiamo archiviare in fretta gli errori del passato come il Regolamento di Dublino o l’Operazione Triton. Le prossime battaglie politiche saranno la lotta agli scafisti e ai trafficanti e il ricollocamento obbligatorio e automatico di tutti i migranti arrivati in Italia.

    Prossimi step del regolamento: annuncio del mandato negoziale in plenaria. Le procedure di triologo (riunioni tra i rappresentanti di Parlamento, Consiglio e Commissione) inizieranno a settembre 2018.

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