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Il rimedio è la povertà, di Goffredo Parise

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Monthly Archives: marzo 2018

#Copernico, l’Europa da un’altra prospettiva (febbraio/marzo 2018)

#Copernico, l’Europa da un’altra prospettiva (febbraio/marzo 2018)

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SCARICA IL NUMERO DI FEBBRAIO/MARZO 2018

Siamo tornati a Bruxelles carichi di speranza e di adrenalina. I cittadini italiani hanno lanciato un chiaro segnale alle istituzioni europee. Il cambiamento è l’unica ricetta politica che può rifondare questa Europa fiaccata da partiti e lobby.

Con il loro voto i cittadini hanno detto sì all’Europa del reddito di cittadinanza, delle energie rinnovabili, dell’aria più pulita, degli investimenti nelle nuove tecnologie, dei fondi europei spesi senza sprechi. Con il loro voto i cittadini hanno detto no all’Europa dell’austerity e a quella che decide nelle stanze segrete. Basta squilibri macroeconomici che favoriscono solo la Germania, basta trattati commerciali suicidi per PMI e consumatori e basta ai tagli dei fondi per i nostri agricoltori.

In questi tre anni e mezzo di legislatura il nostro impegno al Parlamento europeo è stato massimo. Adesso lo sarà ancora di più. L’Europa dei cittadini e della partecipazione diffusa vincerà.

In questo numero:
– pag.4 “Pronta la tempesta perfetta su NPLs e banche italiane”
– pag.6 “Scandalo Panama Papers, un altro giornalista assassinato. Ora basta!”
– pag.8 “Smog: non multate i cittadini, multate chi inquina (e i partiti amici dei petrolieri)”
– pag.10 “Erogati altri 3 miliardi alla Turchia. È schizofrenia europea!”
– pag.12 “Sacchetti bio: Commissione conferma menzogne del Governo. Ora la situazione è peggiore di prima”
– pag.14 “Sei povero anche se lavori. Il triste primato italiano in Europa”
– pag.16 “Wi-Fi gratuito, pronti i bandi europei per i piccoli comuni. L’accesso a Internet è un diritto!”
– pag.17 “Geoblocking: sconfitta per i cittadini europei. Il mercato digitale unico resta una chimera”
– pag.18 “L’Europa dica no al riso indiano pieno di pesticidi: mangiamo il riso Made in Italy”
– pag.20 “Con il CETA cala l’export alimentare del Made in Italy”
– pag.22 “In arrivo il tribunale globale delle corporation, che sarà più potente degli Stati”
– pag.24 “Uno studio del Parlamento europeo riconosce i nostri meriti nel rafforzamento della democrazia in Italia”
– pag.26 “L’Europa, il caso Selmayr e i cittadini che pretendono trasparenza”
– pag.28 “Con il Reddito di cittadinanza l’Italia ritorna a essere un Paese europeo forte e rispettato”
– pag.30 “Fusione Bayer-Monsanto, arriva l’ok dall’Europa. Sacrificati agricoltori e concorrenza”

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La Commissione non smentisce: possibile multa salata all’Italia per troppo smog

La Commissione non smentisce: possibile multa salata all’Italia per troppo smog

inquinamento-ansa-smog-pedicini-m5s-movimento.jpegdi Piernicola Pedicini, EFDD – M5S Europa

Ieri, in Commissione Ambiente, si è svolto uno scambio di vedute con il Commissario europeo per l’Ambiente Karmenu Vella. Il Commissario ha dichiarato che, alla fine di aprile, alcuni stati dell’Unione europea verranno deferiti alla Corte di Giustizia in quanto violano i limiti stabiliti per l’inquinamento atmosferico. Abbiamo chiesto quali sono questi Stati e a quanto ammonta la procedura di infrazione che i cittadini si apprestano a pagare. Il Commissario Vella ha evitato di rispondere in modo diretto, si è limitato a ricordare che esiste un utile strumento d’informazione per i cittadini: l’indice sulla qualità dell’aria. Peccato che per l’Italia non esistano informazioni disponibili dal momento che il Partito Democratico, dal 2014, non fornisce i dati.

È molto probabile che saremo deferiti per un miliardo di Euro, una spada di Damocle che incombe sull’Italia e che potrebbe essere il primo provvedimento europeo che dovrà affrontare il nuovo governo. Un altro “regalo” della premiata ditta Gentiloni-Galletti. Il loro cosiddetto piano smog non ha convinto – guarda un po’ – l’Europa. Però non è giusto che a pagare le inettitudini del governo siano ancora una volta i cittadini. Per questo lanciamo un appello alle Istituzioni europee: non multate i cittadini. Loro sono già vittime dell’incapacità dei partiti nel trovare soluzioni concrete per ridurre l’inquinamento in Italia.

 

La democrazia diretta arriva in UE. Accolte le modifiche all’Iniziativa dei Cittadini europei

democrzia-diretta-ice-m5s-adinolfi.jpgdi Isabella Adinolfi, EFDD – M5S Europa

L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) è uno strumento introdotto dal Trattato di Lisbona che costituisce un vero e proprio invito – da parte dei cittadini – rivolto alla Commissione europea affinché proponga un atto legislativo. L’ICE purtroppo ha ingannato le persone che hanno pensato e sperato di cambiare questa Europa con le armi messe a disposizione dai Trattati. Questo strumento si è rivelato costoso, burocratico e frustrante. Grazie a noi, però, le cose stanno per cambiare. La recente proposta di regolamento della Commissione europea accoglie le nostre richieste di democrazia diretta: verrà messa a disposizione una piattaforma collaborativa online quale spazio di discussione, informazione e consulenza. L’esecutivo europeo dà quindi un riconoscimento formale al nostro progetto pilota, proposto e approvato l’anno scorso e intitolato “Nuove tecnologie e strumenti ICT per l’implementazione e la semplificazione dell’ICE”. E’ un cambiamento che potrebbe rivelarsi epocale, vista anche la nostra ulteriore proposta per dare la possibilità di presentare iniziative volte a modificare i Trattati europei.

L’ITER LEGISLATIVO
Attualmente stiamo discutendo in Commissione Cultura il parere alla proposta di regolamento, che sarà poi oggetto della relazione vera e propria in Commissione affari costituzionali (dove verrà seguita dal collega e vice presidente Fabio Massimo Castaldo). Da parte mia ho presentato alcuni emendamenti per migliorare ulteriormente la proposta, tra cui: la possibilità di presentare varie ICE volte a modificare i Trattati europei. Si tratta di un aspetto, a mio avviso, di grande importanza che consentirebbe ai cittadini europei di poter incidere in modo attivo nel processo di integrazione europeo, così fornendogli una legittimazione democratica forte che ad oggi manca.

LA DEMOCRAZIA DIRETTA ARRIVA IN EUROPA
Quando parlavamo di democrazia diretta, e-voting ed e-participation, ci deridevano e ci consideravano dei pazzi anche alquanto stravaganti. Oggi, invece, anche la Commissione europea, dopo il Parlamento con la recente pubblicazione dello studio sulla e-democracy, ci dà ragione addirittura decidendo di inserire quanto da noi proposto in un atto legislativo. Ciò a dimostrazione di quanto il lavoro paghi e di come siamo stati lungimiranti e capaci di fare proposte concrete ed efficaci. Finalmente si potrà realizzare in Europa quello che già facciamo da anni in Italia (oggi tramite la piattaforma Rousseau), cioè consentire ai cittadini di partecipare ai processi democratici mediante strumenti digitali. Si tratta di una rivoluzione frutto del lavoro e della tenacia.

LE ALTRE MODIFICHE PROPOSTE
Tra le altre modifiche suggerite dalla Commissione, si segnalano l’abbassamento a 16 anni dell’età minima richiesta per firmare un’iniziativa, la possibilità di registrare parzialmente un’iniziativa qualora essa non sia totalmente inammissibile, l’introduzione di sistemi di raccolta elettronica delle firme tramite i quali i cittadini possono fornire sostegno alle iniziative online e l’obbligo per la Commissione di motivare espressamente l’eventuale rifiuto di presentare proposte legislative in seguito alla presentazione di un’iniziativa valida.

POSSIBILITA’ D’INTERPELLARE LA CORTE DI GIUSTIZIA
Ancora, ho chiesto che venga introdotto un obbligo per il Parlamento europeo di indire un dibattito sulle iniziative considerate ammissibili, con la possibilità poi di richiedere alla Commissione europea la presentazione di una specifica proposta legislativa. Infine, ho ritenuto utile prevedere la possibilità per la Commissione di poter interpellare la Corte di giustizia dell’Unione europea allo scopo di ottenere un parere su aspetti giuridici complessi.

I CITTADINI SI FANNO ISTITUZIONE
E’ necessario consentire ai cittadini europei, così come è avvenuto in Italia, di farsi istituzione e partecipare alla vita politica comunitaria in maniera attiva, plasmando le decisioni europee che sempre di più hanno un impatto sulla loro vita quotidiana. Tutto ciò deve avvenire anche con l’ausilio di strumenti digitali che sono in grado di consentire scambi fruttuosi tra cittadini, chesono utili per la democrazia. Solo in questo modo si può rilanciare il progetto europeo rimettendo al centro i cittadini, la dignità della persona e la solidarietà.

 

 

Vigilanza BCE ammette: “Nuove regole sugli NPLs fatte senza pensare alle conseguenze”

Vigilanza BCE ammette: “Nuove regole sugli NPLs fatte senza pensare alle conseguenze”

valli-npls-movimento-stelle-bce.jpgdi Marco Valli, EFDD – M5S Europa

Fanno le regole e non pensano alle ricadute. Ieri Danièle Nouy, il presidente del Consiglio della vigilanza unica della Banca Centrale Europea (SSM), l’ha sparata grossa, affermando candidamente che un’analisi d’impatto quantitativa e qualitativa per valutare gli effetti delle nuove disposizioni sugli NPL (i crediti deteriorati delle banche) non avrebbe nessuna utilità e non sarebbe nemmeno fattibile. Questo perché l’Addendum riguarda solo gli NPL futuri per cui una valutazione degli effetti dovrebbe basarsi su scenari ipotetici (forse qualcuno dovrebbe spiegare a Madame Nouy che tutte le analisi di impatto si basano comunque su stime e previsioni).

A RISCHIO LA TENUTA DEL NOSTRO SISTEMA BANCARIO
È davvero inconcepibile come un cambiamento così invasivo e di così ampia portata sulla gestione del credito – quello di cui vi avevamo parlato qua – possa essere adottato senza valutare prima le eventuali ripercussioni negative sui prestiti, sull’economia reale e in particolare su PMI e giovani imprenditori. Il celebre “addendum” per le disposizioni sugli NPLspotrebbe mettere a rischio la stabilità stessa di singoli istituti e la tenuta del nostro sistema bancario, accelerando le scalate bancarie da parte dei grandi gruppi stranieri. Evidentemente,eliminare il problema dei crediti deteriorati che infastidisce l’Europa del Nord è la massima priorità della vigilanza europea, anche se questo dovesse significare mettere in ginocchio il sistema bancario e l’economia di un Paese. Hanno pensato prima ad accontentare gli Stati membri del Nord (Germania e Olanda), senza preoccuparsi minimamente delle possibili conseguenza sui sistemi bancari dei Paesi del Sud Europa.

TUTELATE LE BANCHE DEL NORD EUROPA, PENALIZZATE QUELLE DEL SUD
Eppure, come denunciamo da anni, questo cieco rigorismo funziona solo in una direzione, dato che, mentre l’azione della vigilanza contro gli NPL si intensifica in questo modo, il problema della gigantesca esposizione in titoli illiquidi e complessi, noti come “titoli di livello 2 e livello 3”, inclusi i derivati, continua a non figurare tra le priorità di supervisione della BCE per il 2018. La vigilanza bancaria europea sta sbagliando rotta. Cosa vuol dire? Che i titoli illiquidi e tossici, quelli che causano problemi di rischio sistemico all’economia internazionale, non verranno presi in considerazione nel corso dei “controlli” della vigilanza. Il loro ammontare è enorme: si stima che le banche tedesche abbiano in pancia questa spazzatura per il 41% del patrimonio netto tangibile, quelle svizzere per il 35,3%, quelle nord europee per il 24,4%. In Italia non si va oltre il 9%. In altre parole, con le attuali regole, il nostro sistema bancario rischia di andare in un default pilotato, in quanto ad essere analizzato è soltanto il rischio del credito (dovuto anche alla malapolitica che nel corso degli anni ha spolpato MPS, per fare un esempio) e non i titoli finanziari illiquidi di cui sono piene le banche del Nord Europa, soprattutto le banche francesi e tedesche.

L’ITALIA IN PASSATO HA FATTO SENTIRE POCO E MALE LA SUA VOCE
Come su tutto il pacchetto bancario in revisione al Parlamento europeo stiamo lavorando da relatori ombra per fare il possibile nell’interesse nazionale, ma la situazione è di perenne rincorsa. Su questi temi strategici relativi alla disciplina bancaria internazionale, l’Italia ha fatto sentire molto poco e male il suo peso, soprattutto in passato, quando è stata tracciata la rotta. Al di là dei chiarimenti introdotti nell’ultima versione dell’Addendum, di cui prendiamo atto, rimangono ancora aperti importanti interrogativi sulla logica economica alla base di questa iniziativa come dell’iniziativa parallela lanciata dalla Commissione con il pacchetto legislativo NPL che è per ora solo una proposta che dovrà passare il vaglio di Parlamento europeo e Consiglio.

UN EFFETTO SARÀ UNA STRETTA DEL CREDITO PER L’ECONOMIA REALE
Come primo effetto certo delle disposizioni contenute nell’Addendum BCE, come nelle misure proposte parallelamente dalla Commissione, le banche dovranno essere molto più caute nel prestare denaro attraverso canali di credito tradizionali, e avranno bisogno di più coperture, quindi richiederanno ai clienti sempre maggiori garanzie reali. Quelle personali saranno praticamente inutili. Questo avrà un impatto negativo soprattutto su finanziamenti a PMI, start-up, giovani imprenditori e famiglie. Le richieste di accantonamenti andranno ad aumentare in futuro le dismissioni in massa di NPL a prezzi di sconto, piuttosto che facilitare la ristrutturazione dei crediti di famiglie e imprese in difficoltà, soprattutto in caso di crisi, e questi effetti negativi colpiranno principalmente la periferia dell’Eurozona (vedi squilibri Euro/area valutaria non ottimale).

GLI ACCORPAMENTI POTREBBERO PORTARE A NUOVI BAIL-IN
La ripulitura dei bilanci dagli NPLs determinerà l’attribuzione di grandi profitti per i pochi grandi attori finanziari fortemente specializzati nella gestione del recupero crediti e nel quale è molto difficile creare un mercato competitivo. Ma per le banche, le conseguenti svalutazioni nei bilanci delle banche porteranno a nuove richieste di ricapitalizzazione, con pesanti ricadute negative sulla loro capacità di prestare all’economia e sulla tenuta dell’intero sistema. Avverrà un’accelerazione degli accorpamenti e delle scalate bancarie in Italia, già in corso e a favore di grandi gruppi stranieri, con possibili problemi per i risparmiatori vista applicazione del regime del Bail-in durante le risoluzioni degli istituti di credito. Il rimborso prestiti verrebbe gestito da società terze di recupero crediti, rompendo così il rapporto fiducia banca-cliente, con impatto sociale su famiglie e imprese in difficoltà.

CONDIZIONI ALTERATE DI CONCORRENZA
Non è chiaro in che modo il nuovo regime aumenterebbe l’accesso ai finanziamenti come prevede la Commissione, dato che requisiti sul rischio di credito ancora più stringenti insieme con le nuove esigenze di ricapitalizzazione portano di conseguenza logica ad una stretta al credito. Infine, l’assenza di qualsiasi tipo di azione legislativa o di vigilanza per prevenire l’ulteriore accumulo di titoli illiquidi di livello 2 e livello 3 (derivati) e ridurre le esposizioni con livelli minimi di copertura, comporta condizioni alterate di concorrenza tra istituti basati su modelli di business differenti (credito/finanza).

 

Obiettivo raggiunto: dal primo aprile gli abbonamenti online viaggiano coi cittadini (e senza costi)

Obiettivo raggiunto: dal primo aprile gli abbonamenti online viaggiano coi cittadini (e senza costi)

portabilita-netflix-m5s-dati-sicuri-zullo-europa.pngdi Marzo Zullo, EFDD – M5S Europa

Come vi avevamo annunciato alcuni mesi fa, dal primo aprile entrano in vigore in tutta Europa le norme che regolano la fruizione dei contenuti online in abbonamento. Cosa vuol dire? Chesiamo riusciti a garantire che se acquistiamo in Italia un abbonamento ad un servizio online per guardare dei film o la serie tv preferita, le partite della nostra squadra del cuore, o per ascoltare musica, lo potremo utilizzare ovunque in Europa.

In gergo tecnico si chiama “portabilità transfrontaliera”, in pratica il tuo abbonamento acquistato nel tuo paese d’origine lo potrai utilizzare trovandoti in qualsiasi paese dell’Unione esenza alcun sovrapprezzo. Ci siamo battuti in questi anni per eliminare gli ostacoli che impedivano ai cittadini europei di viaggiare con i media digitali e gli abbonamenti ai contenuti, e questo è un successo importante, un traguardo che dà una grande opportunità ai cittadini europei.

Non è stato semplice arrivare a questo risultato perché, come poterete immaginare, le resistenze da parte delle lobby dei contenuti sono state molto forti. In questo modo stiamo venendo incontro ad un’esigenza specifica legata allo sviluppo delle tecnologie e allo stile di vita dei cittadini europei che sono sempre di più in rete e che acquistano sempre di più abbonamenti online. Si stima infatti che entro il 2020 saranno circa 72 milioni i cittadini europei che potranno sfruttare questa opportunità.

Ecco una lista delle norme passate che abbiamo fortemente voluto. Proposte chiare, semplici e con obiettivi ben determinati che sono state incluse nel report finale:
– portabilità come rafforzamento della libertà di circolazione dei cittadini europei nell’Unione, permettendo loro di utilizzare ovunque, senza restrizione, i contenuti che hanno legittimamente acquistato, abbattendo ogni barriera ingiustificata;
– i dati personali e sensibili devono essere adeguatamente tutelati, perciò qualsiasi strumento di verifica della residenza dell’abbonato deve rispettare i criteri di non invasività, riducendo al minimo le procedure;
– obbligo di attivare la portabilità al fornitore dei servizi. Ma il consumatore che riterrà di non volersene avvalere potrà tranquillamente evitare di fornire i dati necessari al procedimento di verifica della residenza;
– rispetto delle necessità dell’industria creativa europea, per non distruggere le produzioni locali e nazionali e appiattire l’offerta culturale sui grandi colossi dell’intrattenimento;
– costi dell’abbonamento senza alcun incremento.

Video archivio. Marco Zullo ci spiega le proposte (ottobre 2016):

 

Riccardo Fraccaro Questore della Camera per l’eliminazione degli sprechi della politica

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Riccardo Fraccaro Questore della Camera per l'eliminazione degli sprechi della politica

Riccardo Fraccaro Questore della Camera per l’eliminazione degli sprechi della politica

di Riccardo Fraccaro

Ringrazio tutti per la fiducia, l’elezione a Questore della Camera è un onore che porterò avanti con rigore e determinazione. Il mio primo atto è stato la rinuncia all’indennità di funzione, oltre 3.100 euro mensili. Un gesto di coerenza e sobrietà che mi sembra doveroso fare anche per dare un indirizzo chiaro al ruolo che ricoprirò.

È la prima volta che il M5S a Montecitorio ottiene questa carica fondamentale per la gestione del bilancio e dell’amministrazione.
Tra l’altro sarò il Questore anziano, ovvero quello che ha ottenuto più voti, un riconoscimento importante che assolverò con responsabilità.

Nella scorsa legislatura ho svolto il ruolo di Segretario di Presidenza occupandomi, insieme agli altri colleghi, della riduzione dei costi della politica. Ora mi impegnerò per l’eliminazione definitiva di sprechi inaccettabili e insostenibili per un’istituzione democratica. La nostra priorità sarà l’abolizione dei vitalizi, il simbolo dell’ingiustizia sociale alimentata da un sistema di potere che il 4 marzo i cittadini hanno sconfessato. Il Collegio dei Questori, di concerto con l’Ufficio di Presidenza, dovrà farsi interprete delle istanze espresse dalla volontà popolare. La Terza Repubblica è iniziata. Cambiamo l’Italia.

 

Maria Edera Spadoni vicepresidente della Camera: al centro la Costituzione

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Maria Edera Spadoni vicepresidente della Camera: al centro la Costituzione

Maria Edera Spadoni vicepresidente della Camera: al centro la Costituzione

di Maria Edera Spadoni

La prima cosa che voglio dire è Grazie! È per me un grandissimo onore e una grande emozione essere stata eletta vicepresidente della Camera dei Deputati.

Svolgerò questo ruolo con il massimo scrupolo e impegno.

Il mio saluto va prima di tutto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Saluto e auguro buon lavoro anche al Presidente della Camera, Roberto Fico.

Un saluto anche alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e a tutti i colleghi portavoce di Camera e Senato. Ma un saluto e un grazie soprattutto ai cittadini che avrò l’onore di rappresentare.

Sono emozionata oggi nel ripensare a quando nel settembre 2007 per la prima volta partecipai alla raccolta firme per la legge d’iniziativa popolare per un “Parlamento pulito”, nella ferma convinzione che i cittadini abbiano tutto il diritto di partecipare direttamente alla vita democratica attraverso strumenti come le leggi popolari ed i referendum.

Da quando sono entrata in Parlamento nel 2013, mi sono sempre firmata cittadina alla Camera dei Deputati e così continuerò a fare.
Continuando ad essere cittadini tra i cittadini, potremo imprimere quella svolta culturale necessaria e tanto attesa in Italia. Una svolta che serve a riavvicinare gli italiani alle istituzioni democratiche.

Per questo, come chi mi ha preceduto in questo incarico istituzionale nella scorsa legislatura in rappresentanza del Movimento 5 Stelle, rinuncerò all’indennità di carica ed al rimborso delle spese di rappresentanza. Non mi avvarrò di alcuna autoblu.
Questa legislatura dovrà essere quella del cambiamento, partendo dall’abolizione dei privilegi.

Il faro del Movimento 5 Stelle è sempre stata la Costituzione nata dalla Resistenza. Una Costituzione che mi onoro di aver difeso politicamente in più occasioni e così continuerò a fare.

In questi anni insieme a tanti portavoce mi sono impegnata in favore della trasparenza, della sovranità popolare e democratica, dei diritti delle donne e delle fasce più deboli della popolazione. Mi sono battuta per la legalità e nella lotta al cancro delle mafie, per l’ambiente e contro la piaga dell’azzardopatia.

Il mio augurio è che il Parlamento, tornando ad essere centrale come prevede la nostra Costituzione, possa affrontare in maniera sempre più costruttiva i temi necessari per garantire la qualità della vita dei cittadini.
Grazie di cuore a tutti!

 

Il 7 aprile a Ivrea SUM#02: intervista di Davide Casaleggio al Corriere della Sera

Il Blog delle Stelle

 
Il 7 aprile a Ivrea SUM#02: intervista di Davide Casaleggio al Corriere della Sera

Il 7 aprile a Ivrea SUM#02: intervista di Davide Casaleggio al Corriere della Sera

di Emanuele Buzzi per il Corriere della sera

Davide Casaleggio, che idea si è fatto del quadro politico post voto? Che soluzioni vede? È possibile un accordo con Lega? E col Pd? A cosa potrebbe rinunciare il Movimento per creare un asse di governo?
«Delle soluzioni se ne sta occupando Luigi Di Maio e sta gestendo questo momento in maniera impeccabile. Per il resto la mia unica valutazione è che mi auguro che la volontà popolare venga rispettata».

Il Movimento da solo non ha la maggioranza, secondo lei torneremo alle urne?
«La decisione di sciogliere le Camere spetta al capo dello Stato. Di certo non abbiamo mai temuto le consultazioni».

Valeva la pena votare, tra vostri mal di pancia, una forzista come Maria Elisabetta Casellati pur di vedere Roberto Fico presidente a Montecitorio?
«L’accordo raggiunto ha permesso di evitare che un condannato in via definitiva diventasse la seconda carica dello Stato, una cosa che per i valori del Movimento sarebbe stata inaccettabile».

Cosa avrebbe detto suo padre di una situazione come quella attuale?
«Di sicuro sarebbe stato felice per l’elezione di Roberto Fico e orgoglioso per il metodo di totale trasparenza che Di Maio sta portando avanti».

Tra una settimana a Ivrea c’è Sum, che si porta addosso l’etichetta di Leopolda dei 5 Stelle…
«Sum nasce per ricordare mio padre e si fonda sull’impegno dei volontari dell’Associazione Gianroberto Casaleggio, che non hanno nulla a che fare con la politica. Lo scopo di Sum è offrire spunti di dibattito e idee per capire il futuro, uno spirito ben diverso da quello della Leopolda».

Però è ovvio che ci sia un legame con il Movimento.
«Alcuni sostenitori del Movimento hanno conosciuto di persona mio padre e sono legati all’Associazione da un profondo affetto nei suoi confronti. Chiunque abbia avuto l’opportunità di conoscerlo non può che sentire la mancanza del suo sguardo lucido e visionario e della sua capacità di immaginare scenari futuri».

Avete lanciato un manifesto: come pensate di renderlo operativo?
«Durante le cene di Roma e Milano abbiamo chiesto agli associati di indicarci quali siano i temi di maggiore interesse. Il 7 aprile presenteremo i risultati e annunceremo le prossime iniziative culturali».

Ha parlato di venti cene per promuovere l’Associazione: quando e come le farete?
«Non c’è ancora un calendario, lo costruiremo strada facendo anche sulla base delle proposte e delle idee degli associati. Certamente la formula sarà la stessa di Roma e Milano».

Per ora vi siete finanziati con la quota associativa, cambierete pelle aprendo a donazioni più rilevanti?
«L’associazione è fatta di persone che aderiscono a titolo personale. Abbiamo fissato una quota annuale che è simile a quella di altre associazioni culturali. Se qualcuno vorrà sostenerci in modo economicamente più rilevante, valuteremo caso per caso».

È cambiato qualcosa dopo il 4 marzo? Ricevete più attenzioni?
«Certamente c’è più attenzione, ma l’affetto già c’era e continua a esserci. Molti degli associati conoscevano mio padre di persona e impegnano energie e risorse per tenere vivo il suo ricordo e proseguire sulla strada da lui tracciata».

Quali saranno i temi portanti?
«Si parlerà del futuro della tecnologia, dell’energia, della filosofia, della democrazia, ma anche il futuro della parola e in generale dell’uomo».

Come avete scelto i relatori?
«Sum è un evento apartitico e apolitico che riunisce relatori di prestigio e provenienti dai più diversi ambiti. L’importante è che abbiano qualcosa da dire, per storia personale o professionale, perché lo scopo è stimolare riflessioni sul futuro, come riusciva a fare mio padre».

Lei è presidente anche di Rousseau. La piattaforma è stata nel mirino negli ultimi mesi. State cambiando qualcosa?
«Ci sono molte novità: siamo in pieno fermento. Stiamo lavorando su un percorso meritocratico per le selezioni dei candidati che sarà altamente innovativo. Presto partirà anche la Rousseau Open Academy con dei percorsi di formazione. Per quanto riguarda la piattaforma l’obbiettivo principale è l’integrazione con la blockchain per migliorare tutto il sistema e la sicurezza».

Si è parlato dello spostamento di Pietro Dettori come di un modo da parte sua di controllare il gruppo parlamentare.
«Una polemica senza senso».

 

Luigi Di Maio unico candidato premier per il governo del MoVimento 5 Stelle

Il Blog delle Stelle

 
Luigi Di Maio unico candidato premier per il governo del MoVimento 5 Stelle

Luigi Di Maio unico candidato premier per il governo del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Luigi Di Maio è l’unico candidato premier del MoVimento 5 Stelle con cui intendiamo andare al governo e cambiare il Paese dando finalmente agli italiani le risposte che attendono da trent’anni.

Le ricostruzioni riportate oggi sul quotidiano La Stampa sono prive di fondamento e le dichiarazioni attribuite a Massimo Bugani totalmente inventate, come lui stesso ha chiarito già questa mattina. Aspettiamo che La Stampa si scusi con il MoVimento 5 Stelle e con i cittadini.

Il metodo che contraddistingue il MoVimento è chiaro e trasparente: ciò che promette agli italiani, fa. In campagna elettorale il MoVimento si è presentato con un programma e un candidato premier e quel candidato è stato votato dal 32% degli elettori, 11 milioni di italiani. E questa volontà popolare non siamo disposti a ignorarla, per noi è sacra. Proporre agli italiani un altro candidato premier significherebbe tradire questa volontà. Dopo Letta, Renzi e Gentiloni, i cittadini hanno detto chiaramente che non vogliono più presidenti non eletti o addirittura presidenti che vanno a Palazzo Chigi dopo aver perso le elezioni.

Continuiamo a dialogare con tutte le forze politiche, mettendo al centro i temi su cui trovare convergenze nel solo interesse dei cittadini.

 

Ventuno portavoce under 30 in Parlamento per il futuro dei giovani

Il Blog delle Stelle

 
Ventuno portavoce under 30 in Parlamento per il futuro dei giovani

Ventuno portavoce under 30 in Parlamento per il futuro dei giovani

di MoVimento 5 Stelle

In questa Legislatura il MoVimento 5 Stelle ha portato in Parlamento 21 ragazzi e ragazze sotto i trent’anni. Pensate che in tutto gli under 30 in Parlamento sono 27 e noi ne abbiamo portato quasi l’80%! Tre di loro hanno appena 25 anni.

Sono una ventata di rinnovamento e di freschezza, anche loro simbolo del cambiamento che stiamo portando dentro le istituzioni. Sono giovani che lavoreranno per i giovani, per il diritto allo studio, per il diritto al lavoro, per il diritto a una giusta retribuzione. Per la meritocrazia, per il sostegno alle giovani coppie, per l’innovazione tecnologica. Porteranno il futuro in Parlamento.

Forza ragazzi e buon lavoro!

Nella foto sopra li vedete tutti insieme. Questi sono i loro nomi:

Alessandro Amitrano, 28 anni
Vittoria Baldino, 29 anni
Fabio Berardini, 27 anni
Francesco Berti, 27 anni
Santi Cappellani, 27 anni
Luca Carabetta, 26 anni
Rosalba Cimino, 28 anni
Sabrina De Carlo, 29 anni
Iolanda Di Stasio, 26 anni
Yana Chiara Ehm, 27 anni
Andrea Giarrizzo, 25 anni
Paolo Giuliodori, 28 anni
Niccolò Invidia, 28 anni
Luigi Iovino, 25 anni
Stefania Mammì, 27 anni
Rosa Menga, 25 anni
Raphael Raduzzi, 27 anni
Angela Raffa, 25 anni
Cristian Romaniello, 29 anni
Eugenio Saitta, 29 anni
Michele Sodano, 28 anni

 

Sfrecciano con l’auto blu e poi si fanno cancellare le multe

Il Blog delle Stelle

 
Sfrecciano con l'auto blu e poi si fanno cancellare le multe

Sfrecciano con l’auto blu e poi si fanno cancellare le multe

di MoVimento 5 Stelle Emilia Romagna

Ventuno multe per eccesso di velocità (anche a 180km/h di media) in poco meno di due anni. Solo quattro pagate, una ancora in via di accertamento e ben 16 annullate o archiviate, ovvero il 76% del totale. Sono sicuramente numeri da guinnes dei primati quelli che riguardano la giunta del Presidente Bonaccini e la capacità di farsi annullare le multe prese dall’auto blu d’ordinanza in servizio fino all’estate del 2017, ovvero quando l’ultimo autista regionale è andato in pensione. Per farlo, nella stragrande maggioranza dei casi, a Bonaccini e ai suoi assessori, è bastato scrivere al Prefetto di zona chiedendo un colpo di spugna sulle multe registrate da velox, tutor e telecamere di accesso a zone a traffico limitato e annotando la semplice giustificazione “impegni istituzionali”.

A rivelare il caso è Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, che dopo essere entrata in possesso dei dati attraverso un accesso agli atti che faceva seguito al caso della paletta e del lampeggiante chiesti e ottenuti da Bonaccini per la sua auto blu, adesso chiede spiegazioni più dettagliate sul perché quelle multe siano state cancellate.

«Questa vicenda dimostra, per l’ennesima volta, come Bonaccini e la sua giunta non abbiano affatto rinunciato ai privilegi di una certa politica, anzi. Nessuno cittadino, infatti, si vedrà mai annullare una multa per eccesso di velocità perché in ritardo con un altro impegno o magari perché rischiava di perdere un treno o un aereo – spiega Silvia Piccinini – E invece a Bonaccini e ai suoi assessori basta presentare un ricorso annotando la frase “impegno istituzionale” o, nella peggiore dell’ipotesi, arrampicandosi sugli specchi per vedersi cancellata la multa». La capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle adesso presenterà un’interrogazione e un ulteriore accesso agli atti per chiarire ulteriori aspetti della vicenda.

«Quello che vorremmo capire è quale sia stato il metro di giudizio utilizzato per annullare queste multe. Ci sono alcuni casi, come quello che riguarda l’assessore Petitti che a marzo del 2016 veniva immortalata in autostrada dal sistema tutor a sfrecciare in auto blu a 159km/h di media, in cui la giustificazione dell’impegno istituzionale non è bastata al Prefetto di Modena per annullare la sua multa, che infatti venne confermata. Peccato che però si trattasse della terza multa presa nel giro di pochi minuti in autostrada e che le altre due, con la medesima giustificazione, siano state tranquillamente annullate. – aggiunge Silvia Piccinini – Ce ne sono altri, invece, dove si chiedono delle ulteriori spiegazioni che però appaiono quantomeno singolari. Per esempio Bonaccini il 7 ottobre del 2016 prende una multa da un velox su una strada provinciale a Ferrara. Come da prassi chiede l’annullamento per motivi istituzionali, il Prefetto gli chiede di specificare meglio e lui si giustifica dicendo che andava di fretta perché doveva tornare a casa in tempo utile per poter predisporre il lavoro del giorno successivo. Multa cancellata. Oppure quello del 9 settembre dello stesso anno quando, sempre l’auto blu su cui viaggia Bonaccini di ritorno da Genova, viene beccata a sfrecciare in autostrada a 171 km/h di media e il presidente spiega che siccome era mezzanotte la strada era libera e quindi senza particolari pericoli, il che giustificava l’eccesso di velocità. Anche in questo caso la multa non viene pagata. Tutte giustificazioni che per i normali cittadini di certo non bastano per chiedere l’annullamento di qualsiasi sanzione. Ecco perché – conclude Silvia Piccinini – chiediamo che su questa vicenda la Giunta chiarisca al più presto. A noi questo sembra l’ennesimo privilegio di Bonaccini e dei suoi assessori».

 

La Sicilia senza un governo

 
La Sicilia senza un governo

La Sicilia senza un governo

Authordi Giancarlo Cancelleri
 

di Giancarlo Cancelleri

Durante l’aula di qualche giorno fa, in Assemblea Regionale, il governo siciliano è andato sotto nella votazione del documento di economia e finanza regionale. Il documento è stato bocciato. Musumeci ha fatto un intervento bruttissimo in aula, se l’è presa con le opposizioni, ci ha richiamati al nostro senso di responsabilità, ci ha quasi fatto una paternale raccontandoci che quando lui faceva opposizione aveva teso la mano al governo Crocetta. Ha fatto un discorso talmente aspro e acido nei confronti dell’opposizione che è impossibile pensare di potergli dare una mano. Noi non avremmo voluto in nessun modo venire meno all’impegno preso con i cittadini siciliani però, di fatto, il problema è uno: questo documento di economia e finanza raccontava di una Sicilia triste, senza nessuna prospettiva.

Abbiamo chiesto in questi giorni, diversamente da quello che avete letto sui giornali riguardo ad una nostra “apertura”, un confronto serio perché Musumeci prendesse atto del fatto che non ha più una maggioranza , una maggioranza che si è sgretolata, si è sciolta come burro su una padella.

Musumeci doveva aprire alle opposizioni (aprire non significa spartirsi le poltrone o darci la possibilità di inserire qualche nostro emendamento per farci contenti). Qui c’è in ballo la Sicilia, il futuro dei Siciliani. Musumeci non può venirci a raccontare che vuol fare delle grandi riforme mentre gli agricoltori del Ragusano stanno occupando i consigli comunali perché le loro merci non si vendono più a causa dei prodotti provenienti dall’estero che stanno falsando il mercato Siciliano. Lui non ci deve parlare di grandi riforme quando non sta pensando ai lavoratori, agli ultimi, alle persone che in questo momento sono in difficoltà, alle famiglie, alle strade, quando non sta pensando al rilancio delle imprese e dello sviluppo della nostra terra; quando non sta pensando ai giovani, quando insomma non sta pensando a noi, a noi tutti cittadini Siciliani.

E allora non mi si può chiedere di votare un documento che racconta solo delle sue velleità, quelle che sono le sue aspettative e le sue prospettive o per mantenere qualche accordo fatto in campagna elettorale con qualcuno che poi gli ha portato voti. Questa cosa per noi è irricevibile e lo abbiamo detto chiaramente: l’apertura che noi in questi giorni abbiamo cercato di avere col governo mirava ad avere un presidente della regione che si presentasse conscio del fatto di non avere più una maggioranza, che si presentasse con un foglio bianco e che chiedesse al parlamento, davanti alle telecamere e in maniera pubblica, di scrivere un documento finanziario tutti insieme mettendo le priorità della Sicilia e tutte quelle cose che oggi servono ai cittadini Siciliani.

Questa cosa non è avvenuta. Si è presentato con un documento scritto da lui e in qualche modo già bello e confezionato, dicendo: “lo potete modificare come volete”. Ma noi non siamo in un suq arabo dove ci riuniamo in una stanza al chiuso e lontano dai vostri occhi per cominciare a scrivere norme che potrebbero piacere a me o ad un altro deputato regionale. Questa cosa non è nella nostra logica, non è trasparente né tanto meno democratica.
E allora abbiamo rifiutato. Muro contro muro ancora una volta.
Abbiamo bocciato il documento di economia e finanza. Andrà redatto nuovamente, stavolta anche noi ci metteremo mano insieme agli altri gruppi d’opposizione e cercheremo di stilare un documento che possa rappresentare in qualche modo quelli che sono i bisogni della nostra terra.

Il nodo però resta uno: abbiamo appena iniziato questa legislatura e già ci sono questi chiari di luna, già ci sono queste difficoltà da parte del governo.
Io ricordo ancora che durante la campagna elettorale, e ricordatelo anche voi perchè la memoria fa di noi un popolo attento, che Musumeci dichiarò che qualora non ci fossero più state le condizioni per andare avanti si sarebbe dimesso e avrebbe nuovamente rimesso tutto in mano ai cittadini.
Le condizioni sono venute meno, non ci sono più. Ormai da più di un mese e mezzo circa il parlamento è bloccato in una situazione di stallo.
Noi eravamo tutti presenti (20 portavoce del M5S). Anche gli altri gruppi d’opposizione però erano presenti mentre a loro è mancato qualcuno e alla fine la votazione si è conclusa con 32 voti favorevoli e 32 voti contrari e il documento non è stato approvato.

E allora se davvero Musumeci ha a cuore le sorti della Sicilia deve fare quello che noi gli abbiamo detto, deve fare quello che la nostra capogruppo Valentina Zafarana ha suggerito: scriva una finanziaria che dia soldi ai comuni perché in questo momento i sindaci sono con l’acqua alla gola, così potranno dare i giusti servizi ai cittadini che vivono in quelle comunità. Faccia una legge che finalmente stanzi dei fondi per i disabili gravi e gravissimi della Sicilia e qualche altra norma che possa mettere a posto i conti e dare ossigeno alla nostra terra, dopodiché in parlamento formuleremo tutti insieme (perché le regole si stabiliscono insieme) una legge elettorale che darà finalmente la possibilità di avere una maggioranza per poi andare a votare entro l’anno.

Questa è la proposta che stiamo portando avanti come MoVimento, l’unica alternativa sono le sue dimissioni, perché – è evidente – non ci sono più le condizioni per rimanere.

Io sono molto rammaricato, non sono contento, perché se qualcosa va male va male per la mia terra, per la mia gente e questa cosa non mi è mai piaciuta. Non sarò mai contento del fatto che la mia gente subisca un danno, non mi metterò certo a gioire, però è chiaro che non ci sono più le condizioni per governare. Un governo che è ormai sfilacciato, il secondo assessore dimissionario in 4 mesi, una maggioranza che non esiste più. Lo dicevamo anche in campagna elettorale: ci troviamo davanti a un gruppo polemico e rissoso che si è consolidato non attorno ad un programma ma col solo scopo di non far vincere il m5s.

E allora il loro non era un programma di governo ma di spartizione delle poltrone
, e su questi presupposti non si costruisce un futuro e non si da ai cittadini siciliani l’opportunità di poter mettere qualcosa dentro la pentola.
Oggi vedo un parlamento che parla ancora di cose che non hanno né testa né coda mentre io incontro cittadini per strada che mi chiedono pane, prospettive, futuro, mi chiedono la possibilità di far tornare i loro figli che dopo tantissimi sacrifici si sono laureati per poi andare all’estero a trovare un lavoro.

Io vorrei una Sicilia che rinasca, ma per rinascere dobbiamo iniziare a programmare qualcosa di importante in cui dobbiamo iniziare a mettere, una dopo l’altra, tutte quelle riforme importanti che devono essere fatte da un parlamento solido, un parlamento che deve avere i numeri e da una forza politica che deve essere credibile e deve poter governare; ma oggi, tutto questo, all’interno del parlamento il centrodestra non ce l’ha, non è credibile, non ha una maggioranza ma soprattutto non ha neanche una prospettiva per poter portare avanti quelle che sono le riforme che servono alla nostra terra.

Io vi continuerò ad aggiornare, vi ringrazio perchè ci seguita in tanti e numerosi.
A Musumeci dico solo una cosa: smetti di chiedere responsabilità a chi sta all’opposizione e comincia a chiedere responsabilità a te stesso e soprattutto alle persone che hanno vinto con te le elezioni perché noi quei voti li rispettiamo, tu però devi rispettare i nostri e rispettare il nostro ruolo all’interno dell’assemblea regionale quindi non permetterti mai più di farci la paternale, perché noi non l’accettiamo. Devi bacchettare te stesso e il tuo governo immobile da cento giorni, il governo del nulla. Devi bacchettare questa maggioranza che invece di delineare un percorso nuovo per la sicilia si è arroccata perché vuole da te qualcosa in cambio. E questa cosa, purtroppo, è l’inizio della fine. Viva la Sicilia

 
 

 

Verso le consultazioni con il Presidente della Repubblica

Il Blog delle Stelle

 

di Luigi Di Maio

Ciao a tutti, è stata una settimana importante e molto intensa. Siamo al lavoro su due fronti decisivi per il futuro del Paese.

In questi giorni infatti abbiamo eletto i Presidenti e gli uffici di presidenza della Camera e del Senato. Come sapete è stato eletto Presidente della Camera Roberto Fico con oltre i 2/3 dei voti dell’Aula. Un risultato di cui siamo molto orgogliosi anche perchè il primo gesto di Roberto da Presidente, come aveva promesso nel suo discorso di insediamento, è stato di rinunciare alla sua indennità di oltre 4.000 euro al mese, una cosa che nessuno prima di lui aveva mai fatto. Il Parlamento grazie a questa iniziativa non è più il simbolo della Casta, ma è diventato finalmente il segno tangibile dell’inizio della Terza Repubblica, la Repubblica dei Cittadini.

Nel Consiglio di Presidenza del Senato abbiamo Paola Taverna che è ora Vicepresidente del Senato della Repubblica, Laura Bottici è stata riconfermata questore e abbiamo eletto quattro segretari: Gianluca Castaldi, Michela Montevecchi, Sergio Puglia e Giuseppe Pisani. Nell’Ufficio di Presidenza alla Camera, oltre al Presidente Fico, abbiamo eletto Maria Edera Spadoni vicepresidente della Camera dei Deputati, Riccardo Fraccaro Questore Anziano e quattro segretari: Azzurra Cancelleri, Carlo Sibilia, Mirella Liuzzi e Vincenzo Spadafora.

Questi incarichi istituzionali per noi non rappresentano poltrone visto che tutti i nostririnunceranno al doppio stipendio, all’auto blu, alle spese di rappresentanza, al vitalizio e a tutti i privilegi che derivano da queste cariche. Per noi rappresentano la componente decisiva di parlamentari che, all’interno degli uffici di Presidenza, ci permetterà di abolire i vitalizi ed eliminare gli sprechi. Pensate per esempio che il questore è colui che vigila sulle spese dei due rami del Parlamento, in pratica è colui che tiene i cordoni della borsa. Pensate che solo la Camera dei deputati ci costa ogni anno circa un miliardo di euro! In questi cinque anni io come vicepresidente insieme a Riccardo Fraccaro, abbiamo lavorato tantissimo sui tagli agli sprechi ottenendo i primi risultati, come il taglio degli affitti d’oro, delle spese viaggio agli ex parlamentari e dela polizza assicurativa dei parlamentari dalle punture di insetto e isolazioni. Pensate abbiamo raggiunto questi risultati quando eravamo solo io e Riccardo, ora in Ufficio di Presidenza alla Camera abbiamo 6 componenti più il Presidente Roberto Fico. Per questo sono più che sicuro che in questa legislatura raccoglieremo i frutti del lavoro di questi anni e completeremo l’opera. Voglio fare quindi gli auguri di buon lavoro a tutti i nostri parlamentati che saranno chiamati a questo compito. E vi aggiorneranno passo passo su quello che succede.

Parallelamente ci stiamo preparando alle consultazioni con il Presidente della Repubblica che si terranno la settimana prossima a partire da mercoledì. Noi prima di presentarci dal Presidente Mattarella abbiamo invitato i capigruppo delle altre forze politiche al confronto, per sapere prima di tutto se ci sono convergenze sui temi importanti del Paese e posso dirvi che ci sono, sia a destra sia a sinistra. Ce lo aspettavamo. Perchè le idee che portiamo avanti sono di buon senso e non hanno etichette ideologiche. L’unico gruppo politico che finora si è sottratto completamente al confronto sui temi è stato quello del Pd, che sta ancora portando avanti la linea di porsi come freno al cambiamento, quello che i cittadini hanno chiesto con il loro voto del 4 marzo. Noi continueremo a dimostrare maturità e responsabilità, come abbiamo fatto con la scelta di riunciare ad eleggere due vicepresidenti (uno alla Camera e uno Senato) che sono quindi andati al Partito Democratico e anche a loro auguro buon lavoro. Non ci interessano le poltrone, ma le soluzioni che aspettiamo da 30 anni e che possono cambiare la vita degli italiani.

Le soluzioni, i temi sono la nostra priorità. Poi, come ho sempre detto, della composizione del governo, e quindi dei ministri si parlerà direttamente con il Presidente Mattarella, come è giusto che sia. Negli ultimi giorni si è parlato anche di chi vuol fare il premier, di chi non vuole farlo, di chi tira fuori premier dal cilindro (pensate che si è fatto pure il nome del direttore del TgLa7 Mentana, ma sono sicuro che rifiuterà perchè in conflitto d’interesse con le sue epiche maratone). Scherzi a parte la mia posizione è molto semplice: basta premier non votati da nessuno o ancora peggio premier che hanno perso. Per il resto parlano i numeri. Il MoVimento, la Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, il Pd hanno tutti proposto agli italiani un candidato premier. Quello del MoVimento, ossia il sottoscritto, è stato votato da 11 milioni di italiani, quasi il doppio del secondo più votato con oltre il 32% dei consensi. Per cui il mio obbiettivo è garantire che la volontà popolare venga rispettata.

La strada è tracciata. La settimana prossima sarà importantissima e vi prego di continuare a sostenerci e a starci vicino. Ne approfitto anche per fare a tutti voi e alle vostre famiglie i miei più sinceri auguri di Buona Pasqua.

A presto, ciao a tutti!

Il fotografo dell’Ansa racconta la storia della foto a Fico sull’autobus

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Il fotografo dell'Ansa racconta la storia della foto a Fico sull'autobus

Il fotografo dell’Ansa racconta la storia della foto a Fico sull’autobus

Angelo Carconi, il fotografo dell’Ansa che ha immortalato Roberto Fico mentre si recava in autobus alla Camera, oggi a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, ha raccontato ai conduttori Geppi Cucciari e Giorgio Lauro com’è nata questa foto ormai divenuta celebre. Lei stava aspettando Fico alla Stazione Termini, in attesa del suo arrivo da Napoli. “Si, aspettavo che scendesse dal treno“. E poi cosa è successo? “E’ uscito dalla stazione, credevo prendesse un taxi, e invece ha preso il bus. Inizialmente credo che volesse prendere un taxi“. C’era la fila per i taxi? “Si, quello si“. Quando invece ha visto che il neo presidente della Camera andava verso la fermata dei bus, lei lo ha seguito.

Si, esatto, ma non mi aspettavo che prendesse l’autobus, mi aspettavo che prendesse al massimo un taxi, o una macchina“. Invece Fico è salito sull’85. Fico l’ha vista? “Mi ha visto – ha detto a Rai Radio1 – anche prima che salisse sull’autobus, l’ho accompagnato dalla stazione Termini all’autobus“. Era stupito che ci fosse un fotografo? “Si, era stupito“. Qualcuno ha pensato che vi foste accordati prima. “No, non è così“.

Con lui c’era anche tutta la sua scorta? “Non tutta credo“. Uno di loro, l’uomo calvo che gli siede a fianco, era uno della scorta? “Credo che sia uno della scorta, non li conosco però“. E le persone che si trovavano con lui sull’autobus, come hanno reagito? “Non c’erano tantissime persone, l’autobus non era stracolmo. Alcuni lo hanno riconosciuto, altri no“. Ha visto se ha timbrato il biglietto? “Non lo so, io sono salito dopo di lui“.

Quando vi siete congedati, vi siete salutati? “Alla fine si. Quando è andato a Montecitorio mi ha augurato buona giornata“. C’era qualcuno che faceva le foto per lui? “No, non c’era nessuno“. C’era anche la fidanzata di Fico, Yvonne De Rosa? “Non credo, non l’ho vista, è sceso dal treno solo, con la scorta“. Secondo lei, il neo presidente della Camera è un tipo fotogenico? “Si – ha concluso il fotografo a Un Giorno da Pecora -, lo è“.

fonte: HuffingtonPost

 

Nomine pubbliche: onestà e competenza le nostre stelle polari

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Nomine pubbliche: onestà e competenza le nostre stelle polari

Nomine pubbliche: onestà e competenza le nostre stelle polari

di Andrea Roventini, candidato ministro dell’economia del MoVimento 5 Stelle

Una società sana premia il merito, rimuove le disuguaglianze, punisce i disonesti ed investe sui propri talenti, sull’istruzione e sull’innovazione. Nei prossimi mesi ci sarà da affrontare ed indirizzare il futuro di tante società partecipate pubbliche: competenza, trasparenza, ed onestà saranno le nostre stelle polari per raggiungere l’obiettivo di una nuova crescita sostenibile ed inclusiva, guidata dall’innovazione e dallo sviluppo tecnologico.

Si tratta di più di 60 aziende partecipate pubbliche, che complessivamente hanno un fatturato superiore a 120 miliardi di Euro, e che impiegano 105 mila dipendenti. Il 70% del fatturato totale è nel settore “Energia, petrolio e gas”, con 14 aziende, per un fatturato di circa 84 miliardi di Euro: cifre importanti che possono influenzare ed indirizzare la crescita italiana verso la sostenibilità, in linea con il piano energetico nazionale a 5 stelle. Due aziende sono del settore “Spazio aereo e difesa” e contano 45 mila dipendenti con specializzazioni professionali di altissimo livello ed un potenziale di crescita ed innovazione patrimonio del Paese. Infine, più di quindici aziende appartengono invece al settore “Logistica/Trasporti”. Quasi il 40% delle nomine coinvolgono donne, forza trainante della nostra società.

Le nomina non sono un’occasione per fare tabula rasa. Invece, bisognerà pragmaticamente verificare i risultati ottenuti dai vertici uscenti caso per caso, considerando gli obiettivi ed il contesto competitivo e normativo. Non si dovrà avere paura di riconfermare i manager che hanno ben operato e di congedare quelli che hanno deluso. Tutto ciò dovrà avvenire nella massima trasparenza, evitando logiche politiche spartitorie che possano promuovere manager appartenenti a circoli di potere, che affondano le radici nella Prima e Seconda Repubblica, e cercano di riciclarsi anche oggi, o fornire una comoda poltrona agli amici degli amici, o un buen retiro per i soggetti (es. capi di gabinetto, consiglieri di stato, direttori generali, etc.) non più graditi e privi delle competenze necessarie. Le Istituzioni devono infatti poter respirare e operare anche, e soprattutto, in questa fase di concertazione per la formazione del Governo e devono poterlo fare in piena trasparenza anche utilizzando strumenti già esistenti, come il portale CROS del MEF.

Alla luce di queste considerazioni, un governo dimissionario, la cui maggioranza politica è stata così pesantemente ridimensionata dagli elettori, non può decidere da solo. Nei casi in cui la nomina dei vertici d’imprese di rilievo nazionale non possa attendere la nascita del nuovo governo, come nel caso di Saipem, sarà necessario procedere con intese di carattere generale che coinvolgano l’esecutivo uscente e l’attuale Parlamento nel quadro degli obiettivi delle nostre istituzioni democratiche e dei criteri sopra enunciati.

Tra le imprese strategiche per il nostro Paese vi è la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che raccoglie il risparmio postale degli italiani e che può diventare veicolo d’innovazione e crescita, contribuendo allo sviluppo industriale e tecnologico dell’Italia. Purtroppo, negli anni la CDP non ha contribuito come avrebbe potuto al raggiungimento di tali obiettivi, per mancanza di un chiaro indirizzo da parte del potere esecutivo. A volte, la CDP è stata mal-utilizzata dai governi e dagli organi dirigenti, come nel caso gli investimenti effettuati nel sistema alberghiero, che non hanno seguito logiche di economicità e non hanno contribuito in alcun modo alla realizzazione degli obiettivi strategici di politica industriale del nostro Paese. La CDP è una risorsa dell’Italia che può assumere il ruolo di banca di sviluppo per stimolare l’innovazione, lo sviluppo tecnologico e aiutare le nostre imprese sul mercato nazionale e su quelli esteri.
La CDP può e deve assumere un ruolo chiave nello sviluppo industriale dell’Italia. Le politiche industriali, soprattutto se mission-oriented, possono liberare nuovamente la creatività industriale italiana, permettendo al nostro Paese di tornare protagonista in Europa. Tali politiche devono anche essere un’occasione per sviluppare le aree depresse del nostro Paese, supportate dalla rivoluzione digitale che deve trasformare e migliorare la pubblica amministrazione. A tal fine, la CDP ha sempre finanziato gli enti locali e può pertanto promuovere lo sviluppo delle opere e competenze necessarie. Questi obiettivi possono essere conseguiti sfruttando le sinergie tra CDP e Invitalia.

Le nomine riguarderanno anche i vertici della SOGEI, società che presta servizi informatici per la pubblica amministrazione, in particolare per il Ministero dell’Economia e Finanze e per le Agenzie Fiscali. In questo caso, scelte mirate e meritocratiche avranno l’obiettivo di realizzare la banca dati unica del fisco, per combattere l’evasione fiscale in maniera efficiente senza danneggiare le nostre imprese ed i contribuenti onesti.

In Italia vi è sempre stata la difficoltà di promuovere i talenti ai vertici delle organizzazioni pubbliche, valorizzandone le competenze. Tale nomine sono un’occasione per sviluppare una visione strategica per raggiungere una nuova crescita sostenibile, inclusiva, e guidata dall’innovazione. Il Movimento 5 Stelle ha sempre privilegiato l’onesta e la trasparenza, il merito e le competenze ed è quello che continuerà a fare, poiché è in gioco lo sviluppo dell’Italia e il nostro futuro.

 
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