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Daily Archives: gennaio 22, 2018

Dopo Orietta Berti, anche il comandante De Falco nella black list del Pd

Il Blog delle Stelle

 
Dopo Orietta Berti, anche il comandante De Falco nella black list del Pd

Dopo Orietta Berti, anche il comandante De Falco nella black list del Pd

di Alfonso Bonafede

Su De Falco il Pd cambia idea e lo insulta, si vergognino! Oggi il pestaggio verbale del Pd prende di mira il comandante Gregorio De Falco. Unica sua colpa? Aver vinto le parlamentarie ed essere candidato al Senato per il MoVimento 5 Stelle nel collegio di Livorno. Ed ecco che da professionista stimato, e anche elogiato pubblicamente, diventa simile a un usurpatore. Addirittura si fa intendere che nella tragedia della Concordia non abbia compiuto bene il suo dovere.

Ma come? Prima il Pd presenta un’interrogazione a firma di Gelli per difenderlo quando fu previsto per lui un trasferimento immotivato, scrivendo: “De Falco ha gestito in prima persona le fasi cruciali dei soccorsi ed ha ricevuto per questo anche l’encomio solenne della Marina Militare“. E oggi cambiano idea e suggeriscono che quella notte fosse distratto e che i suoi uomini furono incompetenti. Un attacco del genere, da bulli della tastiera e dei comunicati stampa si spiegherebbe solo se il Pd volesse candidare Schettino. Che, tra l’altro, si sentirebbe pienamente a suo agio nelle liste del Pd.

Dopo aver preso di mira Orietta Berti, adesso è De Falco a finire nella black list dei piddini. Il Comandante addirittura oggi avrebbe perso il suo “riferimento positivo per l’opinione pubblica”. È sempre il solito Pd. Ma questi attacchi scomposti dimostrano la solita patetica pochezza oltre alla loro evidente difficoltà.

 

Secondo Berlusconi la Russia è nella NATO

Il Blog delle Stelle

 
Secondo Berlusconi la Russia è nella NATO

Secondo Berlusconi la Russia è nella NATO

 

 

di MoVimento 5 Stelle

“Nel 2002 ho fatto entrare la Russia nella Nato”. Parole di Silvio Berlusconi a Bruxelles. Avete letto, visto e ascoltato bene.

Secondo il condannato per frode fiscale la Federazione Russia fa parte dell’Alleanza atlantica grazie ad una sua mirabolante iniziativa… Una svista di dimensioni mondiali quella di Berlusconi, che ogni giorno che passa si dimostra sempre più imbarazzante e inadeguato.

Con il suo ritorno saremo nuovamente lo zimbello del Mondo intero. Basta! Ci ha già danneggiato e ridicolizzato abbastanza negli ultimi decenni in cui ha distrutto l’Italia insieme al Pd.

È arrivato il momento di mettere per sempre nel dimenticatoio Berlusconi e portare il Movimento 5 Stelle al governo per dare un futuro all’Italia.

p.s.: naturalmente i tg di questa sera apriranno sulla gaffe di Berlusconi. Cosa sarebbe accaduto se a pronunciare quelle parole fosse stato un esponente del Movimento 5 Stelle?

 

Tutti gli eurodisastri di Berlusconi: così ha affossato il Made in Italy

Tutti gli eurodisastri di Berlusconi: così ha affossato il Made in Italy

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di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Il Made in Italy è nuovamente sotto attacco: nel 2019 entrerà in vigore un Regolamento europeo del 2011 che renderà vane le leggi italiane che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di pasta, riso, latte, formaggi e pomodoro. Il prossimo primo febbraio la Commissione europea concluderà la consultazione pubblica e poi ci sarà il via libera ufficiale che prevede l’entrata in vigore in tutta Europa del Regolamento nell’aprile 2019.

Il Regolamento è stato approvato il 25 ottobre 2011, era in carica il governo Berlusconi che non si è opposto, in sede di Consiglio, a questo provvedimento estremamente dannoso per le imprese italiane. Il Regolamento prevede, infatti, che sarà obbligatorio dichiarare la provenienza dell’ingrediente primario se questa è diversa dal quella del prodotto finale, ma esenta da tale dovere i marchi registrati che, a parole o con il logo, già indicano la provenienza.

Tale eccezione apre, ovviamente, il campo al cosiddetto “Italian Sounding”, ovvero quel fenomeno che evoca il Made in Italy in maniera ingannevole (attraverso diciture simili, immagini con il tricolore italiano) su prodotti che non sono lavorati in Italia. Guarda caso il paniere dei prodotti italiani maggiormente colpiti all’estero dall’Italian sounding sono pasta, olio, salse, sughi e pomodoro, prodotti da forno e mozzarelle, le nostre eccellenze. Favorite da questo provvedimento sono le grandi lobby industriali che hanno interesse a occultare l’origine dell’ingrediente primario.

Questo epilogo si sarebbe potuto evitare se Berlusconi e gli eurodeputati italiani della scorsa legislatura (quando noi non eravamo ancora presenti al Parlamento europeo) avessero seguito la questione con la dovuta oculatezza e lungimiranza.

Il regolamento è stato approvato dalla plenaria di Strasburgo nel luglio del 2011. La delfina di Berlusconi, l’ex eurodeputata di Forza Italia Licia Ronzulli in aula difendeva il provvedimentocon queste parole: “Grazie infatti all’accordo politico raggiunto la scorsa settimana con il Consiglio, il testo approvato consentirà ai consumatori europei di avere etichette alimentari più chiare con informazioni più dettagliate sui prodotti che ogni giorno troviamo sulle nostre tavole”. La Ronzulli non sapeva di che parlava o forse si sarà fatta scrivere il discorso da qualche lobbista amico…I partiti combinano solo disastri. È arrivato il momento di mandarli a casa!”.

 

Una inchiesta rivela le amicizie pericolose del Commissario tedesco con gli uomini della ‘ndrangheta

Una inchiesta rivela le amicizie pericolose del Commissario tedesco con gli uomini della ‘ndrangheta

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articolo di Pablo Petrasso pubblicato sul Corriere della Calabria

Negli anni 90 Guenther Oettinger era “soltanto” il capo della Cdu nel Parlamento di un Land tedesco. Adesso è il potente commissario europeo al Bilancio (e tra il 2010 e il 2014 lo è stato all’Energia, poi all’Economia, prima del passaggio alla nuova delega nella squadra di Juncker). Il suo nome fa rumore, specie se associato a quello che gli investigatori italiani ritengono uno dei centri dell’espansione della ‘ndrangheta in Germania. Il capitolo dei ristoranti italiani è preminente quando si cerca di descrivere il contatto tra le cosche calabresi e il territorio tedesco.Nel caso dell’operazione “Stige”, secondo la Dda di Catanzaro agricoltori e commercianti trapiantati in Germania sono stati costretti ad acquistare i prodotti esportati dalle ditte legate al clan Farao-Marincola. Concorrenza sleale, con la ‘ndrangheta che – manu militari – impone i prodotti. Per capire come questa storia possa creare imbarazzo addirittura alla Commissione europea bisogna fare diversi passi indietro. Mario Lavorato – ristoratore di Mandatoriccio finito in manette martedì assieme a oltre 160 persone – gestisce da molti anni una pizzeria vicino a Stoccarda. Un posto rinomato, di quelli che i tedeschi individuano con l’espressione «il mio italiano» quando decidono di andare a cena in un locale in cui si mangi bene. Negli anni 90, secondo quanto risulta dai rapporti della polizia tedesca, la pizzeria di Lavorato è, per Oettinger, «il mio italiano». Sempre in quegli anni, gli investigatori italiani che cercano riscontri sull’espansione delle ‘ndrine in Europa, ipotizzano che l’uomo originario di Cariati sia un esponente di spicco della criminalità organizzata; che addirittura organizzi trasporti di droga e di armi e riciclaggio di denaro. È a quel tempo – e nel corso di quelle indagini – che spunta fuori Oettinger: gli agenti monitorano il telefono della pizzeria e ascoltano una conversazione in cui appare presidente del gruppo parlamentare della Cdu nel parlamento del Land del Baden-Wuerttemberg (cioè Guenther Oettinger).

INTERCETTAZIONI PERICOLOSE

L’attuale commissario era un frequentatore abituale del ristorante di Winnenden. Era anche un amico del proprietario. A punto che nella pizzeria, era stata anche organizzata una “serata calabrese” a sostegno della Cdu. La vicinanza tra due mondi apparentemente diversi era di pubblico dominio, al punto che l’allora ministro della Giustizia del Baden-Wuerttemberg, il cristiano democratico Thomas Schaeuble (Cdu), pensò bene di informare il collega di partito sui sospetti del pubblico ministero nei confronti del suo amico italiano e consigliò al politico di non effettuare più telefonate nel ristorante. Quelle intercettazioni avevano passato il confine che separa la cronaca giudiziaria dalla politica. E anche il ministro dell’Interno, il socialdemocratico Frieder Birzele (Spd), informò Oettinger di quei colloqui “pericolosi”. Le due segnalazioni, oltre a mettere a parte il politico dell’inchiesta che lo sfiorava, sollevarono un polverone tale che il parlamento statale istituì una commissione d’inchiesta che doveva occuparsi della «pratica del monitoraggio telefonico» nel land di Stoccarda. Ma – in questo probabilmente la Germania e l’Italia un po’ si somigliano – la nascita di una commissione d’inchiesta spesso preannuncia un insabbiamento. E la maggioranza dei commissari giunse alla conclusione che era «giustificato e necessario» informare Oettinger, perché «la strumentalizzazione dei politici» appartiene alla tipica procedura della criminalità organizzata perché «è pratica comune usare la conoscenza con i politici per aumentare il loro prestigio e mostrare presunta influenza». Da allora, Oettinger ha ripetutamente sottolineato di non avere più alcun contatto con Mario Lavorato. Ma quelle frequentazioni, dopo il blitz, sono tornate a scuotere l’opinione pubblica tedesca, anche per via di due dettagliati servizi giornalistici pubblicati da Welt e Frankfurter Allgemeine Zeitung.

«O ACCATTI O ACCATTI»
Se da un ristorante si può arrivare a ipotizzare rapporti tra clan e politica, figuriamoci cosa può nascere da una mappa organica di più locali. È quella che la Dda di Catanzaro ha tracciato e inserito negli atti dell’operazione Stige: un quadro riassuntivo «delle attività commerciali operanti in Germania che, dalle captazioni eseguite, risultavano essere intestate o comunque collegate a esponenti della cosca o a persone vicine alla cosca cirotana». Decine di colloqui captati dai carabinieri del Ros disegnano la rete di relazioni di Lavorato e sottolineano l’importanza, in questo quadro, dell’Armig e V (Associazione dei ristoratori mandatoriccesi in Germania), grimaldello utilizzato dal ristoratore per piazzare i prodotti che, per gli investigatori, il clan crotonese avrebbe “spinto” nell’area di Stoccarda. C’era anche un altro «front man» nell’area ristorazione della holding Farao-Marincola. Sarebbe Vittorio Farao, l’uomo al quale i fornitori si rivolgevano alla minima difficoltà. Il suo intervento negli affari spiega quanto fosse “facile” (e alterato) il mercato: «Il vino – spiegano gli investigatori nell’ordinanza di custodia cautelare – veniva spedito a prescindere dalla richiesta del cliente». La capacità di smerciare i prodotti scelti dalla cosca emerge da diverse intercettazioni. Così come il ruolo di Giovanni Caruso, «figura di raccordo tra la cosca Farao e l’amministrazione comunale di Mandatoriccio, dove lavorava come segretario particolare del sindaco». Caruso ha parenti in Germania che gestiscono un ristorante a Francoforte sul Meno. È lui stesso a meravigliarsi delle capacità “imprenditoriali” del gruppo: «Ma come fanno a smerciare tutta questa roba, guagliò». I viaggi dei Farao in Germania testimoniano, per gli inquirenti, il loro strapotere: «I ristoratori di origine italiana – scrivono – non avevano la forza per contrastare a quelle che solo formalmente erano delle offerte commerciali che celavano delle imposizioni attesa la caratura criminale di chi le formulava». «Vogliono vendere tutto loro – dicono i ristoratori intercettati -. O accatti o accatti». È la libertà di scelta offerta dalla ‘ndrangheta ai suoi clienti.

 

 

Il PD non vuole legge UE su geotermia ma i vertici Enel sono indagati per le emissioni

Il PD non vuole legge UE su geotermia ma i vertici Enel sono indagati per le emissioni

geotermia-m5s-movimento-inquinamento-mercurio.jpgdi Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Il bubbone delle emissioni in atmosfera da parte delle centrali geotermiche è diventato palese subito dopo il sì pronunciato mercoledì dall’assemblea plenaria del Parlamento Europeo al nostro emendamento che apre la strada ad una legge UE per normare queste stesse emissioni. I vertici di Enel Green Power sono indagati a proposito delle emissioni (“getto pericoloso di cose e inquinamento”) di due impianti, Bagnore 3 e Bagnore 4, situati a Santa Fiora, ai piedi del Monte Amiata.

NORME UE SULLE EMISSIONI, IL PD ITALIANO A STRASBURGO SI E’ MESSO (INVANO) DI TRAVERSO
Le centrali geotermiche italiane emettono grandi quantità di sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente, fra le quali spicca il mercurio. Si trovano (per ora) tutte in Toscana, una Regione che il PD ha governato quasi senza interruzioni. Mentre circola la notizia delle indagini sulle emissioni, un esponente del PD toscano polemizza con la nostra azione a Strasburgo e scrive testualmente che la geotermia rappresenta “lo strumento per crescere in un ambiente più pulito”. Solo pochi giorni prima la eurodeputata Simona Bonafè in compagnia dell’indagato Montemaggi aveva incensato la geotermia senza se e senza ma.

All’interno del Parlamento Europeo il PD ha cercato con ogni mezzo – ma invano – di impedire l’approvazione del nostro emendamento sulla geotermia. Abbiamo già scritto come hanno votato sulla geotermia gli europarlamentari italiani. A parte qualche defezione personale, gli eletti nelle liste PD hanno detto “no”. Alcuni di essi hanno accolto addirittura con isteria la prospettiva di una legge europea. Lo svela l’eurodeputato Flavio Zanonato, eletto nelle liste del PD ma passato a MDP, Movimento Democratico Progressista e ora candidato nelle fila di Liberi e Uguali.

Per apprezzare le rivelazioni di Zanonato bisogna tener presente che il PD italiano fa parte, a Strasburgo e a Bruxelles, di S&D, il raggruppamento politico europeo di centrosinistra cui appartiene anche lo stesso Zanonato. A quanto egli dice, la moscia riunione degli S&D svoltasi alla vigilia dell’assemblea plenaria di Strasburgo per definire il voto si è improvvisamente accesa quando le renzianissime Bonafè, Toia e De Monte sono intervenute una dopo l’altra “per valorizzare l’energia geotermica” e per bollare come “non condivisibile” la parte del nostro emendamento (poi approvata) che apre la porta ad una legislazione UE sulle emissioni.

Da un altro suo post si evince però che, non sappiamo con quali parole, il PD italiano ha provato a convincere (con risultati parziali) l’intero gruppo S&D a cambiare idea sul testo dato che nella commissione parlamentare ITRE gli S&D avevano votato a favore del nostro emendamento sulla geotermia; in assemblea plenaria il gruppo socialista si è spaccato e il nostro emendamento è stato approvato con 395 sì, 272 no e 10 astensioni grazie ai voti di Verdi, GUE, ALDE (Liberali), PPE (centrodestra) e di alcuni socialisti di altri paesi membri (tra cui tutti gli italiani di Liberi e Uguali dei quali lo stesso Zanonato fa ora parte).

I VERTICI DI ENEL GREEN POWER INDAGATI PER LE EMISSIONI DI DUE CENTRALI GEOTERMICHE TOSCANE
Non riusciamo ad immaginare i motivi – o almeno: non riusciamo ad immaginare motivi confessabili – per i quali il PD abbia detto no a regole europee per proteggere l’ambiente e la salute. Vien da chiedersi se non abbiamo un peso le decine di milioni di Euro l’anno che Enel Green Power percepisce come incentivo per le energie rinnovabili al fine dei conseguimento degli obiettivi climatici UE nonostante la geotermia dell’Amiata emetta più gas serra di centrali di pari potenza a combustibili fossili?

Sta di fatto che il PD ha scelto proprio il momento meno adatto a mostrare il suo appoggio entusiasta alla geotermia senza se, senza ma e senza regole europee: i vertici di Enel Green Power sono indagati per ipotesi di reato legate alle emissioni delle centrali geotermiche Bagnore 3 e Bagnore 4. Proprio il giorno del voto a Strasburgo, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto ha affidato ad un perito l’incarico di appurare se le emissioni di mercurio ed ammoniaca siano o meno conformi alle norme di legge e se, per limitarle, vengano utilizzate le migliori tecnologie disponibili. La perizia sarà pronta in 90 giorni, salvo proroghe. Se non ce ne saranno, verrà discussa un un’udienza già fissata per l’11 maggio.

 

La profezia di Gentiloni

 
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La profezia di Gentiloni

La profezia di Gentiloni

Authordi Luigi Di Maio
 
 

Gentiloni ha dichiarato che il MoVimento 5 Stelle non ha alcuna possibilità di governare perché “non ha i numeri”. Se le sue profezie sono come quelle di Fassino, che ricordiamo per aver detto “Grillo faccia un partito e vediamo quanti voti prende”, non possiamo che essere contenti.

Ma se Gentiloni si sente così sicuro da escludere un governo del MoVimento 5 Stelle, prima forza politica del Paese accreditata intorno al 30%, a maggior ragione considera impossibile un governo del suo partito, il PD, ormai da tempo in caduta libera e che viaggia tra il 20 e il 22%. In sostanza Gentiloni, presidente del Consiglio del PD e candidato con il PD, ha messo fuori gioco il suo stesso partito.

Sembrerebbe un autogol, se invece questa sua uscita non rivelasse, inavvertitamente, le sue vere intenzioni: fare un accordo con Silvio Berlusconi il giorno dopo il 4 marzo.

Ora spetta agli elettori del centrosinistra fare una scelta: riabilitare Berlusconi votando il PD oppure scegliere il MoVimento 5 Stelle. Nel frattempo Gentiloni decida cosa vuole fare: se invece di governare ha deciso di scendere nell’arena della campagna elettorale, allora per correttezza e chiarezza si dimetta da Presidente del Consiglio.

Ps. Stamattina sono stato ospite di Mattino5. Ecco il video integrale dell’intervista

 

Oxfam: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

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Oxfam: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

Oxfam: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

articolo tratto da Radio24

La ricchezza paga, il lavoro no. È la conclusione alla quale arrivano i dati raccolti dalla ong Oxfam che, in occasione di Davos, presenta ai grandi della terra il suo rapporto sulle diseguglianze. Nel 2017 a livello globale è stato un forte incremento della ricchezza prodotta, il pil mondiale è salito. Tuttavia non stiamo tutti un po’ meglio perché la ricchezza prodotta non è stata distribuita equamente.

L’1% più ricco della popolazione mondiale continua a possedere quando il restante 99%. Nemmeno un centesimo, invece, è finito alla metà più povera del pianeta, che conta 3,7 miliardi di persone ”Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, è il titolo del report che utilizza i dati elaborati dal Credit Suisse tenendo conto di nuove informazioni che arrivano sui nuovi ricchi di Russia, Cina e India. Anche in Italia la ricchezza è sempre piu’ concentrata in poche mani. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Così nel 2016 – gli ultimi dati confrontabili disponibili – l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

Ma è il lavoro a non rendere più. Secondo il rapporto i salari non hanno mantenuto il passo con la produttività e il lavoro vale sempre meno: con il rischio di un avvitamento dovuto al ricorso al credito non garantito, come è accaduto nella crisi del 2008. Ma il divario è anche tra manager e dipendenti: basta un giorno da amministratore delegato in Usa per guadagnare quanto un lavoratore della stessa compagnia in un solo anno. In Bangladesh dove il top manager di una delle prime cinque compagnie dell’abbigliamento guadagna in 4 giorni quanto una sua lavoratrice in una intera vita. Proprio per questo, tra le proposte di Oxfam, c’è quella di porre un tetto ai superstipendi dei top manager per impedire che il divario superi il rapporto 20 a 1.

 

Ecco le liste del MoVimento 5 Stelle nei collegi plurinominali

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Ecco le liste del MoVimento 5 Stelle nei collegi plurinominali

Ecco le liste del MoVimento 5 Stelle nei collegi plurinominali

Qui potete scaricare l’elenco dei candidati che saranno presenti nelle liste del MoVimento 5 Stelle, così come definiti dalle parlamentarie e nel rispetto di quanto definito dalla legge elettorale.

Il dettaglio dei risultati sarà pubblicato nei prossimi giorni.

SCARICA L’ELENCO

 

Il Patto del Bugiardo. Così Berlusconi prende in giro gli italiani da vent’anni

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Il Patto del Bugiardo. Così Berlusconi prende in giro gli italiani da vent'anni

Il Patto del Bugiardo. Così Berlusconi prende in giro gli italiani da vent’anni

di MoVimento 5 Stelle

In 20 anni, gli italiani, di “promesse truffa” fatte da Silvio Berlusconi ne hanno sentite tante, a partire da quel taglio delle tasse sempre annunciato e mai realizzato. Alle elezioni del 2013 il condannato per frode fiscale lanciò addirittura un “Patto del parlamentare” rimasto lettera morta. Delle promesse che conteneva, non ne è stata mantenuta nemmeno una. Era solo ilPatto del Bugiardo. La credibilità delle promesse di Berlusconi è pari a zero.

Queste le promesse del Patto del Parlamentare mai mantenute né da Berlusconi né dai suoi parlamentari:

1) “Impegnarmi al servizio del Paese per non più di due legislature a partire da questa”. Una autentica truffa dal momento che gran parte dei parlamentari aveva già diversi mandati elettivi prima del 2013. E ad oggi l’89% dei parlamentari uscenti di Forza Italia ha più di 2 mandati elettivi come dimostra questo studio, a conferma che quei ‘professionisti della politica’ che a Berlusconi fanno tanto schifo (parole sue) sono proprio i suoi parlamentari. Nel MoVimento 5 Stelle, invece, si fanno due mandati e poi si va a casa.

2) “Votare il dimezzamento degli emolumenti dei parlamentari”. Nessun parlamentare berlusconiano si è mai tagliato lo stipendio. Al contrario dei portavoce del Movimento 5 Stelle, che ad oggi si sono tagliati gli stipendi e hanno rendicontato le spese restituendo 24.795.190 euro di cui 23,1 milioni di euro finiti nel fondo per il microcredito, grazie al quale sono state finanziate 7.250 piccole imprese ed esercizi commerciali e sono stati generati 17.000 posti di lavoro. Tutto questo lo abbiamo fatto senza aspettare che ci fosse una legge.

3)
“Approvare la riforma della Costituzione con il dimezzamento dei parlamentari”. Una truffa anche questa, a Silvio Berlusconi del dimezzamento del numero dei parlamentari non è mai importato un fico secco.

4) “Votare una legge che azzeri il finanziamento pubblico ai partiti”. Una truffa anche questa. Forza Italia ha votato a favore del 2 x mille ai partiti (che il M5S rifiuta), dal 2013 al 2017 si è intascata 38 milioni di euro di rimborsi elettorali ed ha votato la legge Boccadutri per intascarlisenza alcuna trasparenza. In 20 anni si è intascata 784 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti. Il Movimento 5 Stelle è l’unica forza politica che ha rinunciato a 42,7 milioni di euro di rimborsi elettorali, a cui si aggiungono 4,7 milioni di euro di rimborsi nelle Regioni.

5)
“Non tradire il mandato degli elettori passando ad altro gruppo parlamentare”. Qui siamo alle comiche. Berlusconi è stato implicato in processi per “compravendita di parlamentari” dove solo la prescrizione lo ha salvato dall’accusa di corruzione. In questa legislatura, sono stati decine i parlamentari di Forza Italia che sono andati in altre formazioni politiche e che hanno sostenuto governi del Pd (NCD, poi Area Popolare, per poi magari fare ritorno in FI a fine legislatura…). Forza Italia ha accolto nel suo gruppo addirittura degli ex Pd (si trovano in perfetta simbiosi).

6) “Impegnarmi alla totale trasparenza sulla mia attività e sui miei redditi”. Anche qui zero assoluto. Non risulta che i parlamentari di Forza Italia rendicontino le loro spese come invece fanno tutti i portavoce del Movimento 5 Stelle.

 

 

 

 

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