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Daily Archives: gennaio 15, 2018

Ma siamo cosi nella cacca? Come fa un italiano a votare GRASSO

SocialTv Network

Ma siamo cosi nella cacca? Come fa un italiano a votare GRASSO

 

Ma siamo cosi nella cacca? Come fa un italiano a votare GRASSO? Ma ci siamo dimenticati chi è questo? Vi prego, prendete questo video e condividetelo a manetta sulla pagina della più grande bufala politica italiana: Liberi è Uguali!https://www.facebook.com/pg/liberieuguali2018. Salviamo qualche italiano. PER FAVORE

La Mafia dei Boschi e l’imbarazzo del PD

La Mafia dei Boschi e l’imbarazzo del PD

L’operazione “Stige”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, ha mostrato interessi e dominio di ‘ndrangheta nel settore dei tagli boschivi, correlato alla fornitura di materiale per le biomasse.
La ‘ndrangheta, secondo gli inquirenti, aveva la capacità accaparrarsi grandi fette di mercato, grazie ad intimidazioni e appoggi politici volti a ottenere favori pubblici e il predominio nel disboscamento.
Ce n’è per tutti i gusti, nell’ordinanza di custodia cautelare di “Stige”: compartecipazione della politica agli utili, disponibilità di amministratori locali e vantaggi reciproci tra locale di ‘ndrangheta ed eletti nelle istituzioni.
È ben probabile che ci siano ulteriori sviluppi, data la portata dell’inchiesta, che ha condotto all’arresto di 169 persone.

In questa sede mi preme centrare l’attenzione sul problema delle biomasse, di cui mi sono a lungo – e in largo – occupato da parlamentare 5 stelle nella commissione Agricoltura, cooperando alla battaglia di civiltà di comitati, associazioni, esperti e tecnici a salvaguardia dell’ambiente, soprattutto delle foreste calabresi. Ricordate le mie denunce e gli atti parlamentari sui tagli illeciti in Sila?
Ricordate l’estate scorsa, caratterizzata da incendi più che sospetti, per le aree interessate? Rammentate l’allarme lanciato da Carlo Tansi, capo della Protezione civile della Regione Calabria, che collegò il divampare dei fuochi a possibili interessi delle mafie del legname? Ricordate le nostre denunce anche per la dannosa centrale a biomasse di Parenti?
Allora riverberai le preoccupazioni di Tansi, che non erano peregrine né fantasiose.
Con determinazione ho avversato, insieme a molte coscienze ambientaliste, la vergognosa Centrale del Mercure dell’Enel, a riguardo presentando numerosi atti, sia di sindacato ispettivo parlamentare che di formale interessamento della giustizia penale.

Oggi la novità è che una delle ditte boschive coinvolte nell’inchiesta “Stige” è la “Fratelli Spadafora srl” di San Giovanni in Fiore, il cui amministratore unico è stato arrestato, insieme al padre e ai fratelli, per presunti illeciti con l’aggravante – ha scritto il Gip – dell’evocazione, rispetto ai fatti contestati, dell’«appartenenza ad un gruppo criminale mafioso».
I dati, aggiornati all’aprile 2016, relativi alle quantità di materiale consegnate dalle imprese boschive alla Centrale del Mercure indicano la “Fratelli Spadafora srl” come la seconda tra le più proficue, con 9.110 tonnellate di biomasse da bruciare.

La stessa azienda ha tra gli altri finanziato – si legge nei documenti depositati presso la Corte d’Appello, in realtà mai pubblicati sul sito della Regione Calabria e del Consiglio regionale ma firmati dall’odierno governatore Mario Oliverio – la campagna elettorale (per le regionali del 2014) del poi eletto presidente regionale, esponente politico del Pd.
Vale la pena, solo a titolo di notizia, ricordare che la Procura di Castrovillari ha iscritto nel registro degli indagati il capo di gabinetto di Oliverio, l’avvocato Gaetano Pignanelli di San Giovanni in Fiore, che per l’accusa avrebbe agevolato un altro imprenditore boschivo di San Giovanni in Fiore. Ugualmente, è utile qui riportare che l’ingegnere Salvatore De Luca, di San Giovanni in Fiore come il governatore Oliverio, risulta essere stato nominato, nell’aprile 2017, presidente della Commissione regionale di valutazione interdipartimentale per l’approvazione dei Piani di gestione forestale.

Perciò, è indispensabile che Oliverio chiarisca pubblicamente circa la storia del contributo elettorale ricevuto dalla “Fratelli Spadafora srl”.
Mi appello alla magistratura perché approfondisca su eventuali interessi criminali nel business del legname. Le biomasse sono dannose per l’ambiente, per la salute e, a quanto pare, anche per l’economia generale.

OSPEDALE DI LOCRI: LORENZIN NON È PADRE PIO

OSPEDALE DI LOCRI: LORENZIN NON È PADRE PIO

Un utile ripasso, a poche settimane dalle politiche.
 
Si torna a parlare dell’ospedale di Locri (Rc), dopo la recente visita degli ispettori ministeriali nella struttura sanitaria. Il sindaco della città, Giovanni Calabrese, con una lettera ha chiesto attenzione al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che nel 2014 andò lì a fare passerella promettendo mari e monti.
 
La realtà è sotto gli occhi di tutti: a Locri il Pronto soccorso ha gravi carenze, il Punto nascita è sovraccarico e sull’Ortopedia c’è un’inchiesta in cui a dirigenti dell’Asp, intanto al vertice attuale, si attribuiscono incapacità e responsabilità.
In favore dell’ospedale di Locri e dell’intera comunità servita, ho da ultimo promosso un tavolo istituzionale, convocato dall’attento prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari.
Il punto, nello specifico, riguarda l’organizzazione complessiva dei servizi e dunque le scelte della maggioranza di governo, a Roma e in Regione.
Col debito rispetto verso il sindaco di Locri, non credo che Lorenzin sia figura affidabile e attendibile. E non credo che le iniziative del ministro sotto elezioni possano essere centrate e risolutive.
 
L’area della Locride merita risposte, intanto sul diritto alla salute. È ormai evidente che le risposte necessarie non possano arrivare dai vecchi partiti, che pur conoscendo i problemi hanno voltato lo sguardo, mentendo ai cittadini. Specie a un passo dal voto.

CROTONE: L’ASSASSINIO DI GIUSEPPE DEVE SPINGERCI A MANIFESTARE

CROTONE: L’ASSASSINIO DI GIUSEPPE DEVE SPINGERCI A MANIFESTARE

Il mio è un messaggio pubblico doveroso di cordoglio alla famiglia. Ribadisco l’importanza della reazione e dell’indignazione che come popolo calabrese dobbiamo sempre manifestare. La violenza è diffusa e continua nei nostri luoghi, per questo ognuno di noi deve fare argine.

Giuseppe aveva compiuto 18 anni a dicembre. Faceva il cameriere ed era, secondo le prime testimonianze, un ragazzo a posto. È stato ammazzato ieri, nel centro storico di Crotone. Tre colpi di pistola a tamburo contro il petto del giovane, esplosi da un pregiudicato di 57 anni introdottosi negli uffici dell’associazione Libere donne, Sportello Sociale Famiglia, presieduta dalla madre della vittima. Un gesto folle, ingiustificabile, che ha cancellato la vita di Giuseppe e colpito a sangue quella dei suoi familiari, degli amici, degli odierni, attoniti spettatori. Un fatto che ci tocca come giovani e calabresi, che sconcerta e non trova risposte; neppure a dinamica chiarita, data la costituzione dell’omicida.

Che dire, che dobbiamo riflettere sulla cultura della violenza ancora dominante in Calabria? Nella nostra terra, meravigliosa e ferita, può succedere all’istante che la vita valga proprio nulla? Domande aperte, che non cambiano la realtà: Giuseppe è morto e non si può tornare indietro.

Forse, però, qualcosa possiamo fare, oltre a chiedere giustizia rapida e certa. Possiamo manifestare, proprio a Crotone, perché la coscienza civile, che in Calabria esiste, impedisca il ripetersi di simili vicende; perché le agenzie di formazione sociale – e intanto la politica – lavorino sul tema, spesso dimenticato, della violenza sull’altro, conducendo un discorso in primo luogo culturale, da mantenere e alimentare.

Mi unisco al cordoglio per la scomparsa di Giuseppe, con l’impegno di continuare nell’opera culturale e politica intrapresa, per contribuire all’emancipazione della Calabria dalle logiche di tipo mafioso.

PROVINCIA DI VIBO VALENTIA: LE BALLE DI NIGLIA E CENSORE

PROVINCIA DI VIBO VALENTIA: LE BALLE DI NIGLIA E CENSORE

Devo mettere dei puntini sulle “i”, dato che Andrea Niglia, presidente della Provincia di Vibo Valentia, ha di recente tenuto una conferenza stampa (elettoralistica) sulle novità per le Province in crisi introdotte dalla Legge di Stabilità per il 2018.

Parto dal dato certo. Al contrario di quanto, tenendo fede alla stampa locale, affermato da Niglia, le norme di specie sono contenute nel comma 843 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità per il 2018 (Legge numero 205/2017), che non è affatto un emendamento. Ma passiamo sopra.

Il comma citato recita: «Alle province che, alla data del 30 novembre 2017, hanno deliberato la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, hanno presentato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale o ne hanno conseguito l’approvazione, o risultano in dissesto, è attribuito, per ciascuno degli anni del triennio 2018-2020, un contributo nell’importo complessivo di 30 milioni di euro annui. Il contributo di cui al periodo precedente è ripartito, con decreto del Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, secondo criteri e importi da definire, su proposta dell’UPI, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da conseguire entro il 31 gennaio 2018. Qualora l’intesa non sia raggiunta, ovvero non sia stata presentata alcuna proposta, il decreto è comunque adottato, entro il 10 febbraio 2018, ripartendo il contributo stesso in proporzione alla spesa corrente per viabilità e scuole, come desunta dall’ultimo rendiconto approvato dalla provincia interessata».

Che cosa ciò significa, in concreto? Vuol dire che vanno ancora definiti i criteri di ripartizione dei 30 milioni annui da attribuire alle Province interessate.

È giusto cantare vittoria, come ha fatto Niglia insieme a Censore, in una fase di (avviata) campagna elettorale? No, non è giusto, perché non si conosce ancora quanto riceverà la Provincia di Vibo Valentia, al netto delle procedure previste dalla legge. Nota la cifra, essa andrà rapportata al bilancio della Provincia di Vibo Valantia.

È corretto illudere i cittadini e i dipendenti provinciali, dicendo, come ha fatto Niglia, che per la Provincia di Vibo Valentia inizia un nuovo corso anche grazie alla possibilità di accedere a un mutuo, a parte, di 10 milioni di euro? No, perché si tratterebbe per l’ente in questione di un debito con lo Stato, che, peraltro, non si sa ancora se potrà essere contratto.

Che cosa cambia, per la Provincia di Vibo Valentia, alla data del 13 gennaio 2018, il comma 843 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità per il 2018? La risposta è che adesso non si può dire nulla, se vogliamo essere seri. Inoltre i fondi spettanti alle Province interessate arriveranno di certo dopo il 10 febbraio, senza che ancora si sappia quando e quanti.

E ancora, è credibile Niglia, quando dice di attendere la ripartizione dei fondi, annuncia d’aver chiesto un’anticipazione di cassa e prevede di «tornare in “equilibrio” nel giro di un semestre»? La risposta è no, a meno che Niglia non abbia la sfera di cristallo, che nemmeno il Mago Orno possiede.

Infine, è rispettoso e istituzionale Niglia, se si presta a simili strumentalizzazioni, magari nell’attesa che concluda i lavori la commissione d’accesso al Comune di Briatico (Vv), di cui lo stesso è sindaco? La risposta è no. E gli ricordo che la sottoscritta, insieme al Movimento 5stelle, ha lottato per tre anni – con interrogazioni, interpellanze, emendamenti, proposte di legge e anche con precise richieste al ministro dell’Interno,Marco Minniti – per risollevare le casse della Provincia di Vibo Valentia, consentirne l’esercizio delle funzioni e pagare gli stipendi al personale, anche litigando con Monte dei Paschi di Siena, tesoriere della stessa Provincia.

E, in proposito, sapete che cosa ha risposto il governo Renzi-Gentiloni, che non ha mai abolito le Province, creando confusione, danni alla comunità e ai dipendenti? Il governo ha risposto picche, ignorando le strade provinciali a pezzi, le scuole senza riscaldamenti e i dipendenti privi di stipendio.

Si possono ancora confermare questi teatranti al potere pubblico? Decidete voi, in coscienza e consapevolezza.

SCIOLTO IL COMUNE DI TROPEA, ORA FACCIAMO LA RIVOLUZIONE DALLA NOSTRA TERRA

SCIOLTO IL COMUNE DI TROPEA, ORA FACCIAMO LA RIVOLUZIONE DALLA NOSTRA TERRA

Sì è conclusa la vicenda dello scioglimento degli organi elettivi del Comune di Tropea per infiltrazioni mafiose. Il Consiglio di Stato ha deciso in via definitiva.

​Resta la terna commissariale  e si chiude una brutta parentesi politica che peserà ancora sulla comunità locale.

A farne le spese i cittadini, in un contesto, la provincia vibonese, di ricchezza e disoccupazione, risorse e disparità, meraviglie e spopolamento, splendore e disservizi, accoglienza e speculazioni.

È arrivato il momento del riscatto collettivo; i partiti hanno fallito, non hanno dato risposte né hanno creato occasioni e possibilità di sviluppo. La conseguenza, ancora ignorata, è l’emigrazione progressiva di giovani e intere famiglie.

In Italia non ci sono ​molto altri ​ luoghi così incantevoli e magici come Tropea, lo scrivo lontana da ogni retorica. Tuttavia, non bastano più le consolazioni né l’orgoglio identitario. Dobbiamo prendere coscienza della realtà, che indica un’inadeguatezza politica costante, mentre l’Italia sprofonda nel caos della corruzione, lo Stato non riesce a garantire diritti e servizi, l’indebitamento aumenta e l’economia è strozzata dal sistema monetario e dall’avidità delle cupole bancarie, che hanno tolto risparmi e speranze al ceto medio, a piccoli imprenditori, alla nuova generazione e agli anziani.

Serve una coscienza individuale e collettiva, sul presupposto che non si può più andare avanti fingendo, pensando al proprio utile e voltandosi dall’altra parte. Adesso c’è una possibilità di cambiamento vero: il Movimento 5stelle si propone per la guida del Paese, forte di un’esperienza parlamentare di opposizione intransigente, di vigilanza sui territori, di denuncia e di proposte rivoluzionarie come il reddito universale di cittadinanza.

È l’ora di liberare i cittadini dalla morsa delle associazioni criminali e dei colletti bianchi, dalla diffusa subordinazione a una politica rapace, abile a svuotare le casse pubbliche e a curare affari e interessi di comitati di potere.

Mi sono rimessa in gioco, la partita è troppo importante; intanto per i miei coetanei e le loro famiglie, per i miei conterranei. Mi sono occupata di lavoro e lavoratori, per cui mi sono battuta utilizzando tutti gli strumenti parlamentari della minoranza. Ho lottato per una sanità efficiente e sicura, pretendendo l’assunzione delle migliaia di medici, infermieri e operatori che servono negli ospedali. Altrettanto ho fatto per aumentare l’organico delle forze dell’ordine e dei tribunali, per gli stipendi dei dipendenti della Provincia di Vibo Valentia, per la salvaguardia dell’ambiente, per l’acqua pubblica e pulita, per la tutela del territorio, dei disabili e dei beni culturali, per la viabilità, i trasporti e i diritti sociali, per le donne, la maternità, i pensionati e lo Stato di diritto.

Non possiamo più restare indietro né permettere che la nostra terra si svuoti a causa delle ingiustizie e diseguaglianze. Voltiamo pagina, insieme, iniziando dalle parole e dalle azioni guerriere. Davanti a noi l’obiettivo primario: la libertà e la dignità di un popolo, quello calabrese, da sempre sottomesso e obbligato al silenzio, alla fuga, alla rassegnazione.

Liberiamo l’Università dai baroni

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Liberiamo l'Università dai baroni

Liberiamo l’Università dai baroni

 

 

Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna, per la presentazione del Programma Università del MoVimento 5 Stelle. Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vacca, Francesco D’Uva, Luigi Gallo e Alessandro Di Battista.

SCARICA QUI IL VOLANTINO

di Giuliano Gruner

Salve a tutti mi chiamo Giuliano Gruner sono avvocato cassazionista e ricercatore universitario confermato, quindi a tempo indeterminato, in servizio presso il dipartimento di diritto pubblico dell’università di Roma Tor Vergata. Nel 2013 ho conseguito l’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di professore universitario di prima fascia di diritto amministrativo e vorrei raccontarvi questa storia.

Nel 2015 io ho proposto un ricorso in sede di giustizia amministrativa avverso la chiamata, come professore di seconda fascia, di un mio collega. Nulla di personale contro questo collega che stimo personalmente, ma ho contestato le modalità attraverso le quali è avvenuta questa chiamata, vale a dire senza una valutazione comparativa con me che pure avevo i titoli per partecipare. Non so come andrà a finire questo ricorso, siamo in attesa della sentenza: forse vincerò, forse prenderò. Questo ancora non lo so ma la storia è un’altra.

Poco dopo la presentazione del ricorso al TAR ho cominciato a subire quelle che io ho percepito come delle vere e proprie minacce affinché ritirassi questo ricorso.

In particolare ho avuto un colloquio con il rettore dell’ateneo, professor Giuseppe Novelli, e l’ho registrato a sua insaputa con il mio telefonino ma, non perché io sia uso a registrare conversazioni tra presenti, l’ho fatto perché avevo precedentemente subito diverse minacce.

Durante questo colloquio il rettore Novelli ha rivolto a me delle parole che ho ritenuto gravissime. In seguito ho continuato a subire altre minacce affinché ritirassi questo ricorso fino a che la situazione è divenuta intollerabile per me e quindi ho preso carta e penna e ho scritto una denuncia alla Procura della Repubblica per raccontare l’accaduto.

Ad oggi il rettore Giuseppe Novelli è indagato, anzi per l’esattezza è imputato per il reato di tentata concussione ai miei danni in relazione alle parole che mi ha rivolto e che io ho registrato. Ora, qui a me non interessa molto parlare delle vicende processuali perché, delle vicende processuali si parla soltanto nelle sedi appropriate vale a dire nei processi. A me interessa raccontare, e anzi sono il primo in quanto giurista a conoscere molto bene l’articolo 27 comma 2 della Costituzione per cui l’imputato non è considerato colpevole sino a sentenza di condanna definitiva.

Il punto è un altro a mio avviso. Ci sono dei fatti a prescindere dalla loro rilevanza penale che possono avere una loro rilevanza enorme sul piano politico amministrativo e sul piano dell’etica pubblica. Ritengo che le parole che il rettore mi ha rivolto e che sono state pubblicate da tutti i maggiori quotidiani nazionali e riprese da importanti trasmissioni televisive come Le Iene, quindi che tutti conoscono, siano parole gravi oltre il fatto che siano un reato o meno.

Già nel mese di marzo scorso scrissi una PEC alla ministra Valeria Fedeli allegando le registrazioni, gli articoli di giornale e anche l’avviso di conclusione indagini nei confronti del rettore chiedendole di voler dare un forte segnale di discontinuità, vale a dire di censura non sul piano giudiziario ovviamente ma rispetto al comportamento. La ministra Fedeli a quella PEC non rispose, poi verso la fine di settembre siamo stati invitati io e il mio collega professore di chirurgia generale Pierpaolo Sileri dalla ministra Fedeli abbiamo accettato di buon grado subito e ci ha chiesto di rappresentarle la nostra la nostra vicenda.

Gliel’abbiamo rappresentata, lei ci ha ascoltato e per questo le siamo stati davvero molto grati. Tuttavia io ad oggi ho un sentimento di forte rammarico rispetto alla ministra Fedeli per una ragione semplicissima: le avevamo chiesto, sia io sia Pierpaolo Sileri, di voler prendere una posizione pubblica, netta, in ordine alle parole che il rettore Novelli ha rivolto nei miei confronti, e come la direttrice del Policlinico generale di Tor Vergata ha sempre rivolto alla sua persona.

La signora ministra in realtà questa dichiarazione di censura, lo ripeto ancora una volta non sul piano giudiziario, sul piano politico amministrativo, su quello dell’etica pubblica, l’aveva già rilasciata alla trasmissione Le Iene e che quindi non avrebbe più rilasciato dichiarazioni.

E’ passato parecchio tempo questo servizio delle Iene non mi risulta assolutamente che sia andato in onda.

Poi a seguito di altri articoli di giornale che sono usciti sulla stampa nazionale naturalmente riguardanti la nostra vicenda, Io ho scritto una seconda PEC alla ministra Fedeli mettendo in conoscenza tutti i giornalisti che si sono a vario titolo occupati della nostra vicenda tra cui lo stesso Marco Travaglio, Gian Antonio Stella, Alessandro Mantovani e Antonio Massari de il Fatto Quotidiano e così ho messo in conoscenza anche il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone per chiedere per l’ennesima volta alla ministra, proprio in quanto ministra, di dare un forte segnale di discontinuità rispetto al vicende di questo genere, una censura sul piano dell’etica pubblica rispetto alle parole del rettore Novelli.

Sono estremamente rammaricato del fatto che ad oggi la ministra Fedeli continui a tenere una posizione, un atteggiamento di assordante silenzio rispetto a tutte le vicende di Tor Vergata.

Chiudo questo video ringraziando il MoVimento 5 Stelle e in particolare l’onorevole Gianluca Vacca che peraltro ha proposto varie interrogazioni parlamentari alla ministra Fedeli, senza ottenere alcuna risposta.

Abbiamo costituito insieme ad altri colleghi docenti universitari tutti di ruolo una associazione si chiama trasparenza è merito e abbiamo un sito www.trasparenzemerito.it chiunque vuole può recarsi sul sito può iscriversi gratuitamente, l’associazione si propone lo scopo primario di sostenere tutti coloro i quali intendano denunziare episodi gravi. Non farli sentire isolati e consigliare loro le vie da intraprendere meno costose e più efficaci. Ringrazio tutti.

 

Una inchiesta rivela le amicizie pericolose del Commissario tedesco con gli uomini della ‘ndrangheta

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Una inchiesta rivela le amicizie pericolose del Commissario tedesco con gli uomini della 'ndrangheta

Una inchiesta rivela le amicizie pericolose del Commissario tedesco con gli uomini della ‘ndrangheta

articolo di Pablo Petrasso pubblicato sul Corriere della Calabria

Negli anni 90 Guenther Oettinger era “soltanto” il capo della Cdu nel Parlamento di un Land tedesco. Adesso è il potente commissario europeo al Bilancio (e tra il 2010 e il 2014 lo è stato all’Energia, poi all’Economia, prima del passaggio alla nuova delega nella squadra di Juncker). Il suo nome fa rumore, specie se associato a quello che gli investigatori italiani ritengono uno dei centri dell’espansione della ‘ndrangheta in Germania. Il capitolo dei ristoranti italiani è preminente quando si cerca di descrivere il contatto tra le cosche calabresi e il territorio tedesco. Nel caso dell’operazione “Stige”, secondo la Dda di Catanzaro agricoltori e commercianti trapiantati in Germania sono stati costretti ad acquistare i prodotti esportati dalle ditte legate al clan Farao-Marincola. Concorrenza sleale, con la ‘ndrangheta che – manu militari – impone i prodotti. Per capire come questa storia possa creare imbarazzo addirittura alla Commissione europea bisogna fare diversi passi indietro. Mario Lavorato – ristoratore di Mandatoriccio finito in manette martedì assieme a oltre 160 persone – gestisce da molti anni una pizzeria vicino a Stoccarda. Un posto rinomato, di quelli che i tedeschi individuano con l’espressione «il mio italiano» quando decidono di andare a cena in un locale in cui si mangi bene. Negli anni 90, secondo quanto risulta dai rapporti della polizia tedesca, la pizzeria di Lavorato è, per Oettinger, «il mio italiano». Sempre in quegli anni, gli investigatori italiani che cercano riscontri sull’espansione delle ‘ndrine in Europa, ipotizzano che l’uomo originario di Cariati sia un esponente di spicco della criminalità organizzata; che addirittura organizzi trasporti di droga e di armi e riciclaggio di denaro. È a quel tempo – e nel corso di quelle indagini – che spunta fuori Oettinger: gli agenti monitorano il telefono della pizzeria e ascoltano una conversazione in cui appare presidente del gruppo parlamentare della Cdu nel parlamento del Land del Baden-Wuerttemberg (cioè Guenther Oettinger).



INTERCETTAZIONI PERICOLOSE
L’attuale commissario era un frequentatore abituale del ristorante di Winnenden. Era anche un amico del proprietario. A punto che nella pizzeria, era stata anche organizzata una “serata calabrese” a sostegno della Cdu. La vicinanza tra due mondi apparentemente diversi era di pubblico dominio, al punto che l’allora ministro della Giustizia del Baden-Wuerttemberg, il cristiano democratico Thomas Schaeuble (Cdu), pensò bene di informare il collega di partito sui sospetti del pubblico ministero nei confronti del suo amico italiano e consigliò al politico di non effettuare più telefonate nel ristorante. Quelle intercettazioni avevano passato il confine che separa la cronaca giudiziaria dalla politica. E anche il ministro dell’Interno, il socialdemocratico Frieder Birzele (Spd), informò Oettinger di quei colloqui “pericolosi”. Le due segnalazioni, oltre a mettere a parte il politico dell’inchiesta che lo sfiorava, sollevarono un polverone tale che il parlamento statale istituì una commissione d’inchiesta che doveva occuparsi della «pratica del monitoraggio telefonico» nel land di Stoccarda. Ma – in questo probabilmente la Germania e l’Italia un po’ si somigliano – la nascita di una commissione d’inchiesta spesso preannuncia un insabbiamento. E la maggioranza dei commissari giunse alla conclusione che era «giustificato e necessario» informare Oettinger, perché «la strumentalizzazione dei politici» appartiene alla tipica procedura della criminalità organizzata perché «è pratica comune usare la conoscenza con i politici per aumentare il loro prestigio e mostrare presunta influenza». Da allora, Oettinger ha ripetutamente sottolineato di non avere più alcun contatto con Mario Lavorato. Ma quelle frequentazioni, dopo il blitz, sono tornate a scuotere l’opinione pubblica tedesca, anche per via di due dettagliati servizi giornalistici pubblicati da Welt e Frankfurter Allgemeine Zeitung.

«O ACCATTI O ACCATTI»
Se da un ristorante si può arrivare a ipotizzare rapporti tra clan e politica, figuriamoci cosa può nascere da una mappa organica di più locali. È quella che la Dda di Catanzaro ha tracciato e inserito negli atti dell’operazione Stige: un quadro riassuntivo «delle attività commerciali operanti in Germania che, dalle captazioni eseguite, risultavano essere intestate o comunque collegate a esponenti della cosca o a persone vicine alla cosca cirotana». Decine di colloqui captati dai carabinieri del Ros disegnano la rete di relazioni di Lavorato e sottolineano l’importanza, in questo quadro, dell’Armig e V (Associazione dei ristoratori mandatoriccesi in Germania), grimaldello utilizzato dal ristoratore per piazzare i prodotti che, per gli investigatori, il clan crotonese avrebbe “spinto” nell’area di Stoccarda. C’era anche un altro «front man» nell’area ristorazione della holding Farao-Marincola. Sarebbe Vittorio Farao, l’uomo al quale i fornitori si rivolgevano alla minima difficoltà. Il suo intervento negli affari spiega quanto fosse “facile” (e alterato) il mercato: «Il vino – spiegano gli investigatori nell’ordinanza di custodia cautelare – veniva spedito a prescindere dalla richiesta del cliente». La capacità di smerciare i prodotti scelti dalla cosca emerge da diverse intercettazioni. Così come il ruolo di Giovanni Caruso, «figura di raccordo tra la cosca Farao e l’amministrazione comunale di Mandatoriccio, dove lavorava come segretario particolare del sindaco». Caruso ha parenti in Germania che gestiscono un ristorante a Francoforte sul Meno. È lui stesso a meravigliarsi delle capacità “imprenditoriali” del gruppo: «Ma come fanno a smerciare tutta questa roba, guagliò». I viaggi dei Farao in Germania testimoniano, per gli inquirenti, il loro strapotere: «I ristoratori di origine italiana – scrivono – non avevano la forza per contrastare a quelle che solo formalmente erano delle offerte commerciali che celavano delle imposizioni attesa la caratura criminale di chi le formulava». «Vogliono vendere tutto loro – dicono i ristoratori intercettati -. O accatti o accatti». È la libertà di scelta offerta dalla ‘ndrangheta ai suoi clienti.

 

18 gennaio a Bologna: il #ProgrammaUniversità del MoVimento 5 Stelle

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18 gennaio a Bologna: il #ProgrammaUniversità del MoVimento 5 Stelle

18 gennaio a Bologna: il #ProgrammaUniversità del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Il tour del programma procede. Dopo il successo di partecipazione ad Ercolano per la presentazione della presentazione del programma Ambiente, il prossimo appuntamento è giovedì 18 gennaio a Bologna per la presentazione del programma Università.

Uno dei temi centrali del Movimento 5 Stelle è stato da sempre l’accesso all’istruzione universitaria, nostra la proposta della No Tax Area, una formazione che sia completa e di alto valore, un’università libera dai baroni e dalla politica in cui le decisioni d’indirizzo siano condivise tra professori e studenti. Un’università che dialoghi per davvero con il mondo del lavoro, lo sbocco naturale del corso degli studi.

L’Università è stata dimenticata dalla politica, gli studenti abbandonati al loro destino e pochi baroni hanno dettato i destini degli atenei, favorendo i propri amici e penalizzando il merito, relegandolo in un angolo. Ci confronteremo con gli studenti, i professori e i cittadini. Presenteremo a Bologna il nostro programma condiviso, una visione di Università che può riportarci ai vertici in Europa, aumentare il numero di studenti laureati e quindi elevare la nostra stessa qualità di vita nazionale. Un confronto aperto a tutti, un confronto per ascoltare idee e proposte. L’università sarà una nostra priorità di Governo, come il mondo della scuola, l’istruzione e la cultura. Perché il nostro Paese può solo crescere e migliorare anche economicamente avendo questi pilastri fondamentali di una Democrazia accessibili al maggior numero di persone.

Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna

Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vacca, Francesco D’Uva, Luigi Gallo e Alessandro Di Battista.

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Se il voto di Orietta Berti fa paura

Il Blog delle Stelle

 
Se il voto di Orietta Berti fa paura

Se il voto di Orietta Berti fa paura

articolo tratto da Vanityfair

La cantante fa endorsement per Di Maio. Il Pd presenta un esposto all’Agcom. «Non ritiro niente di quello che ho detto. Se il mio voto fa paura, siamo messi male». E ricorda gli spettacoli con Grillo.

«Non ritiro niente di quello che ho detto. E’ stata una puntata così divertente».
Per alcuni avrebbe violato la par condicio.
«Ma siamo in democrazia oppure no? Potrò dire quello che penso su una persona?».
Vogliono addirittura toglierla da Che tempo che fa.
«Se il voto di una persona fa così paura, forse non siamo messi così bene…».

Tra l’apparente ingenuo e il genuinamente bonario, tra il finto indolente e l’ironico verissimo, Orietta Berti si mostra sorpresa dalla situazione che la vede protagonista e che ha sconvolto la campagna elettorale per le Politiche del 4 marzo: una situazione grave in apparenza e seria ben poco.

Riassunto. Venerdì 12 gennaio la cantante 72enne, autrice tra gli altri successi di Fin che la barca va, è stata ospite della trasmissione di Radio1 Rai Un giorno da pecora. Nel corso di un’intervista dai toni leggeri e ironici, alla domanda su chi avrebbe votato ha risposto sicura: «Il Movimento 5 Stelle del mio amico Grillo. Di Maio mi piace, è un bel ragazzo, secondo me è bravo».

Apriti cielo. Il caso finisce addirittura all’Autorità garante per le Comunicazioni, alla quale il deputato del Pd Sergio Boccadutri, presenta un esposto. «Abbiamo un personaggio dello spettacolo che esprime pubblicamente la propria preferenza politica, senza alcun bilanciamento», protesta l’onorevole, componente della Commissione di Vigilanza Rai. «L’Agcom valuti se non siamo di fronte ad una chiara violazione della legge. E sarebbe opportuno anche valutare se Orietta Berti, dopo il suo coming out, possa continuare a ricoprire il ruolo di ospite fisso nella seconda parte della trasmissione di Fabio Fazio».

In difesa della cantante interviene Di Maio stesso («Quello del Pd è un atto di censura») e migliaia di utenti in Rete. Lei, col tono della nonna che tutti quanti sentiamo ancora di avere, fa quello che fanno tutte le persone intelligenti quando la situazione si fa pesante: la alleggerisce. «Ho visto questo Boccadutri, e mi sembra anche un bel ragazzo. Mi pare anche intelligente».
Che cosa gli vorrebbe dire?
«Mah… di non preoccuparsi. E magari di farsi con me un bicchiere di Lambrusco con due tortellini».
Per ora, l’onorevole si preoccupa se lei, dopo il «coming out» debba continuare a essere ospite di Che tempo che fa.
«Ma se uno non può neanche esprimere il giudizio su un’altra persona, siamo messi male».
Come mai le piace il Movimento 5 Stelle?
«Perché non prendono finanziamenti dallo Stato, perché si sono dimezzati lo stipendio, perché hanno il limite di due legislature e perché sbattono fuori chi fa qualche marachella. Poi le dico una cosa».
Dica.
«Io non ho mica una tessera di partito e non sono mai stata candidata. Il mio giudizio era più sulla persona».
Luigi Di Maio, il candidato premier.
«Un bravo ragazzo, bello, intelligente».
Poco inesperto, fanno notare i maligni.
«Poco inesperto nel rubare, quindi…».
Attaccato da molti per alcuni errori coi congiuntivi.
«E beh, l’importante è che non faccia errori con le riforme…».
Quando l’ha visto?
«Dietro le quinte di Che tempo che fa. Ci siamo fatti una bella foto insieme. E c’era anche quello del Grande Fratello, che conoscevo dai tempi di Buona Domenica».
Rocco Casalino, attuale capo ufficio stampa del Senato del Movimento 5 Stelle.
«Già, persona molto intelligente. Lo ricordavo più eccentrico nel vestire. Adesso veste più classico».
Lei ha detto che il voto per il Movimento è una promessa fatta a Grillo. Lo conosce bene?
«Oh, dagli anni 70. Facevamo gli spettacoli insieme, a Chianciano, a Montecatini. Teatri strapieni».
Le piaceva?
«Era una persona perbene, educata, dalla battuta pronta. Un piacere lavorare con lui».
Come lavoravate?
«Io facevo il primo tempo con le mie canzoni, lui il secondo con i suoi monologhi. Da dietro le quinte, in attesa di salire, mi gridava: ‘Dai! Taglia che tocca a me!’. Un burlone».
Ma lei l’ha mai votato?
«No, ma io non ho votato quasi mai. Ho viaggiato tanto per il mondo. I giorni delle votazioni ero sempre fuori dall’Italia».
Da che famiglia viene?
«Vengo da un paesino dell’Emilia, la mia famiglia era tutta comunista. Ma era un comunismo alla Don Camillo e Peppone. Alla fine, ci s’aiutava tutti».
Le hanno mai fatto qualche proposta politica?
«Mai. Credo di essere la cantante che ha partecipato a più Feste dell’Unità della storia italiana. Ma non sono mai stata aiutata politicamente. L’unico aiuto me l’ha dato il pubblico».
Pubblico che ora la sta «difendendo». Ridirebbe tutto?
«Certo, non vorrei mai sacrificare la mia ironia».
Proposito condivisibile.
«Se pensi troppo prima di parlare, l’ironia ti saluta. E io non voglio pensare troppo, mi piace preservare il mio istinto naturale».

 

Per me lasciare il MoVimento sarebbe come per un jazzista darsi al liscio

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Cari italiani: mancano meno di due mesi. È possibile smentire delle voci? Starei abbandonando il MoVimento, una pioggia di testate lo ripete in tutte le versioni possibili. Stanno articolando questa stupidaggine con una sola costante: sono io che abbandono loro, non loro che abbandonano me. Perché in mezzo a questo uragano di idiozie sparate a casaccio nessuno si sbaglia e dice il contrario? In realtà è un caos controllato: “Grillo lo ha fondato, ne è il garante in tutti i sensi, se è lui ad andarsene significa che il movimento sta tradendo se stesso.” Sono quasi commosso da questo riconoscimento così inatteso.

Ammettendo che una marea di idiozie possa avere una spiegazione, come può essere interpretata la (falsa) notizia che abbandono il MoVimento (magari meditavo di farlo ancora prima di fondarlo insieme a Gianroberto)? Abbiamo commesso un peccato originale, qualcosa di davvero impensabile, abbiamo nominato un candidato premier; proprio mentre i partiti giocano con i loro residuati bellici noi abbiamo designato una persona reale, Luigi Di Maio. Questo deve averli spaventati sul serio, destabilizzando gli “equilibri” di un vergognoso caos organizzato che chiamano “campagna elettorale”.

Insomma, l’unico modo che ha trovato la vecchia politica per sopravvivere è il caos: disseminare di incandidabili i media, trasformando la campagna elettorale in una nebbia di dicerie con l’obiettivo di confondere la gente, distrarla perché non veda la loro inconsistenza. Così mettono insieme l’ex badante della nipote di Mubarak (incandidabile! Meno della nipote) con la “Lega non più Nord”; e Renzi? Aveva giurato di non fare più politica se avesse perso il “referendum sulla Costituzione”, nel frattempo compare un altro “soggetto politico” autoproclamatosi “Liberi ed Eguali”. Insomma… non è una campagna elettorale, sono tutti fantasmi di se stessi, è uno psicodramma di controfigure destinato a distruggere la sovranità del nostro paese. Sarà l’Europa a dire chi governerà l’Italia se non usciamo da sto bioparco monospecie.

I giornalisti sono impegnati a dare un corpo a questa accozzaglia di fantasmi, un partito unico che scommette sull’esasperazione ed in disinteresse degli italiani. Ma c’è un problema: il Movimento ha già da tempo designato un candidato con una caratteristica che rappresenta un vero e proprio incubo per questi disperati: è candidabile, un vero e proprio colpo di scena, uno tsunami.

Le persone senza morale tendono a pensare che non la abbiano neppure gli altri, come se non potesse esistere per nessuno, per questa ragione sembra così facile inventarsi e sostenere che anche il MoVimento si stia dividendo. Lo fanno sostenendo che io lo voglio abbandonare/lasciare. Per me lasciare il Movimento sarebbe come per un jazzista darsi al liscio. Praticamente mi stanno dando dello scemo, si vota fra meno di due mesi e dopo oltre 10 anni mi è girato il boccino così? Per fortuna che non c’è un aggettivo per descrivere uno che si inventa una stronzata del genere, perché lo userei senza dubbio, mi hanno davvero lasciato a bocca aperta.

Questa non è semplicemente la smentita di una grandinata di fake news, è l’occasione per mostrarvi come è fatto e come si comporta il sistema “politico” – mediatico. Uno stormo di disperati che tenta di far apparire noi come loro. Si tratta di un compito davvero arduo perché non esiste alcun loro, ma soltanto la finanza internazionale che si protegge con il caos.

Ore fa qualcuno all’Espresso ha avuto un colpo di genio: “inventiamo una divisione nel Movimento, tentiamo in tutti i modi di assorbirli in questo caos, forse ho una foto in cui Casaleggio sembra che guardi storto Grillo!” Ma è anche un po’ triste, assistere sempre alla stessa formula e, anche se sta per realizzarsi un sogno, io mi vergogno per loro. Difficile riassumere il niente, tranne che per il fatto che non ha mai riempito nessun vuoto.

Che si può dire di gente che proietta le sue false divisioni sugli altri? Che fa promesse dell’ultimo minuto agitando i suoi stessi spettri? Che non ha neppure trovato delle controfigure, le cosiddette “facce nuove”? Hanno davvero una sconfinata fiducia nel lifting, per annientare questo museo delle cere basterebbe il calore di un po’ di civiltà. Sono certo del fatto che molti italiani sapranno guardare questa rimpatriata ossessiva e perseverante con il giusto distacco, insieme ad una buona memoria di se stessi negli ultimi decenni.

 

Giù le mani da Orietta Berti!

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Qualche tempo fa ho incontrato Orietta Berti negli studi RAI di Milano, poco prima di essere intervistato da Fabio Fazio. E’ stato per me un vero piacere! Abbiamo chiacchierato per un po’, ci siamo raccontati i nostri impegni e ne ho approfittato per farmi un selfie assieme a lei che ho prontamente girato a mia mamma, sua grande fan. Insomma c’è stata subito una grande simpatia reciproca e mi ha detto che seguiva attentamente gli sviluppi del MoVimento 5 Stelle.

Ieri Orietta, intervistata in radio, da Un Giorno da Pecora ha raccontato di questo incontro e ha detto che voterà MoVimento 5 Stelle e la ringrazio per questo attestato di fiducia. Grazie a Dio in Italia c’è ancora libertà di voto, di espressione e di parola, ma il Pd l’ha denunciata all’AGCOM sostenendo che avrebbe violato la par condicio. Una follia: in pratica secondo il Pd nessuno può esprimere pubblicamente la sua preferenza elettorale per il MoVimento 5 Stelle. Non solo: qui siamo davanti a un’intimidazione bella e buona nei confronti di un’artista da parte del partito che, pur essendo minoranza nel Paese, controlla la RAI e il governo. Giù le mani da Orietta Berti! E’ un’icona della musica italiana e dell’Emilia Romagna. Nessuno può pensare di discriminarla per le sue idee politiche ed è suo diritto esprimersi e parlare liberamente. Il Pd le chieda immediatamente scusa e la smetta di minacciare chiunque si avvicini al MoVimento 5 Stelle.

Orietta Berti è una donna che non deve dire grazie a nessuno e sicuramente sapeva che la sua presa di posizione avrebbe dato fastidio a qualcuno. Nonostante questo l’ha fatto e a lei va il mio grazie.

Rivoluzione GTT: ecco come rilanciamo il trasporto pubblico di Torino

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di Chiara Appendino

Abbiamo salvato GTT, e ora inizia il suo rilancio. Abbiamo. Tutti insieme. Noi, la Regione Piemonte, il Ministero, i vertici dell’azienda, gli operatori e tante altre figure che hanno collaborato e che ringrazieremo citandole con dovizia di particolare. Un’azienda da quasi 5000 dipendenti, una delle più grandi dell’area metropolitana, con un indotto da diversi milioni di euro. Azienda che eroga un servizio fondamentale per tutti i cittadini. GTT è in uno stato di difficoltà. Oggi, finalmente, dopo mesi e mesi di tavoli e trattative, possiamo dire quale sarà il suo futuro. E la prima notizia è che c’è un futuro. Vediamo subito quali sono gli effetti concreti per le cittadine e i cittadini.

511 nuovi mezzi: i primi già quest’anno
A partire dalla fine di quest’anno, ed entro la metà dell’anno prossimo, i torinesi vedranno sulle strade 471 nuovi bus ecologici (euro 6 e metano). Si tratta di un rinnovamento di circa il 50% del parco mezzi circolante, un cambiamento storico.
Si inizia dalla sostituzione dei mezzi a metano per proseguire con quelli diesel più datati e inquinanti. Questo significa maggior comfort per i passeggeri, maggiore efficienza e affidabilità, mezzi più accessibili, minori costi di manutenzione, maggiore pulizia e una città più sana con un abbattimento di oltre il 90% delle emissioni di particolato, il principale responsabile dei blocchi auto. Ma chiaramente non sono solo questi i vantaggi e tra poco ne parleremo. Nel 2021 si aggiungeranno poi 40 nuovi tram che andranno a sostituire i modelli più vecchi.
Questi non solo presenteranno i vantaggi generici dei tram – tutela del manto stradale, zero emissioni e minori sollecitazioni per i passeggeri – ma avranno anche una capienza superiore di circa il 13% e saranno totalmente accessibili. I vantaggi però si estendono anche al bacino metropolitano nel suo complesso, anche con il completamento della stazione Bengasi e il prolungamento della metro fino a Cascine Vica.

Un nuovo biglietto da visita per Torino
Ad averne un indubbio vantaggio sarà proprio l’immagine di Torino. Il trasporto pubblico è un bene comune, e come Amministrazione dobbiamo dare ai torinesi motivo di esserne orgogliosi.
Vogliamo che quando viene qualcuno a trovarci si possa dire: “Usciamo con i mezzi pubblici, qui a Torino funzionano e sono efficienti”. Vogliamo che i turisti parlino del trasporto pubblico di Torino come noi parliamo di quelli del Nord Europa. Vogliamo che l’efficienza sia la cifra di questa Città e non una specie di utopia come in questi anni ci siamo abituati. Vogliamo che GTT torni ad essere il fiore all’occhiello del trasporto pubblico italiano e dare finalmente alle cittadine e ai cittadini il servizio che meritano.

Una nuova qualità della vita per i torinesi
La mobilità pubblica è uno dei temi che tocca più da vicino gli Amministratori locali. Non è possibile guidare una Città senza avere un’idea più che chiara di quale sia l’importanza del trasporto pubblico e senza avere un progetto per efficientarlo. In questo settore più che mai l’immobilismo negli intenti porta all’immobilismo del territorio. Ma cosa succede se invece si lavora seriamente su questo settore? La qualità della vita di chi vive la Città cambia radicalmente. Le distanze si riducono, gli spostamenti sono più piacevoli, l’aria è più pulita, le persone a cui vogliamo bene sono più vicine.

Ricordarci da dove siamo partiti
Poco dopo il nostro insediamento, ormai un anno e mezzo fa, sono iniziate a cadere tegole a forma di documenti di bilancio. In una continua operazione di trasparenza, non ho mai smesso di parlarvene e di raccontarvi cosa stava accadendo. Chi ci ha seguiti dunque – o ha semplicemente letto i giornali – sa della delicata situazione in cui versa GTT, la partecipata del comune che si occupa di trasporto pubblico. I numerosi debiti accumulati e sofferenze strutturali di varia natura hanno avuto come principale conseguenza un abbassamento della qualità del servizio e a farne le spese, come sempre avviene quando si parla di servizi pubblici, sono stati gli utenti, dunque i cittadini.

Per apprezzare dove siamo arrivati
Oggi siamo a un punto di svolta. Quello a cui stiamo assistendo non è “solo” un salvataggio dell’azienda di trasporti torinese ma un vero e proprio rilancio. Insieme all’Assessora ai trasporti Maria Lapietra, alla Giunta e alla maggioranza del Consiglio Comunale abbiamo lavorato per mesi, in collaborazione con tutte le Istituzioni, per raggiungere questo obiettivo. Con l’assessora Lapietra abbiamo presentato il primo passo per la futura riorganizzazione della rete. Non ci siamo tirati indietro nemmeno davanti a misure impopolari ma necessarie, come la revisione delle tariffe degli abbonamenti per residenti, rilasciati appunto da GTT. E qui vorrei togliermi un sassolino. c’è qualcuno che, dopo aver governato per anni e aver portato l’azienda in questa situazione, ha il coraggio di fare manifesti elettorali sulla revisione tariffaria dei parcheggi, anche se modulata in modo che a pagare di più fosse solo chi se lo può permettere perché ha un reddito alto. Voglio solo dire una cosa: noi siamo profondamente diversi.

GTT è un bene di tutti i cittadini
C’è chi ha provato per anni a nascondere la polvere sotto il tappeto per incapacità o forse per tornaconto elettorale e chi ha affronta i problemi per risolverli. Bene, noi siamo quelli che oggi rilanciano con orgoglio GTT, un’azienda partecipata strategica per il comune. Noi siamo quelli che sia assumono le responsabilità. È anche vero che non abbiamo fatto tutto da soli, anzi. Ci siamo impegnati di concerto con il Ministero dei Trasporti, la Regione, con l’Azienda, i lavoratori e con le altre Istituzioni, a cui va un sentito ringraziamento per il loro supporto e collaborazione. Ripeto, se non ci fossimo mossi fattivamente tutti insieme, oggi non saremmo qui ad annunciare il rilancio. La Città ha fatto la sua parte e continuerà a farla. Ma un grande grazie va a tutte le cittadine e i cittadini che hanno dimostrato di avere realmente a cuore il destino di GTT. Non possiamo dimenticare come, nonostante gli evidenti disagi che tutti conosciamo, sia stata al di là di ogni aspettativa la partecipazione all’iniziativa “Allenati a bippare”. Con quasi un milione e mezzo di utenti che si sono abituati a bippare il loro abbonamento ad ogni viaggio siamo riusciti ad avviare una prima vera riforma del trasporto pubblico data-driven efficientando il servizio nonostante le difficoltà economiche. Ciò non sarebbe stato possibile senza una simile collaborazione da parte della cittadinanza.

#TorinoRiparte
È il caso di dirlo. In campagna elettorale ci siamo riproposti una sfida ambiziosa: superare il modello di Città autocentrica e dare un nuovo volto a Torino. Un volto più sostenibile, pulito, dove il mezzo privato lascia spazio al trasporto pubblico e alle biciclette. Pochi giorni fa vi ho parlato di ciò che stiamo facendo per la mobilità ciclabile, e oggi finalmente posso darvi questa bella notizia per quanto riguarda i mezzi pubblici. La sfida, come vedete, la stiamo affrontando. Ma è inutile dire che insieme ai nostri sforzi dovrà esserci la collaborazione dei cittadini, che consiste essenzialmente nell’impresa più difficile, ma anche più bella: il cambio delle proprie abitudini nell’interesse di tutta la Città. Concludo con una bella frase che sta girando in questi giorni:
Le persone che dicono ‘non si può fare’ sono parte del problema. Anzi, sono esse stesse il problema” Mikael Colville-Andersen

 

Domani 16 gennaio iniziano le #Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle

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Domani 16 gennaio iniziano le #Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle

Domani 16 gennaio iniziano le #Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Domani martedì 16 gennaio e mercoledì 17 gennaio dalle ore 10 alle ore 21 si terranno le consultazioni online su Rousseau per le parlamentarie del MoVimento 5 Stelle.

Nel caso si creasse, per la grande partecipazione, l’effetto di coda virtuale ai seggi nelle ultime ore che potrebbe causare difficoltà ad accedere al sito, la scadenza sarà prorogata e sarà possibile votare fino alle 14 di giovedì 18 gennaio. In ogni caso si suggerisce di non aspettare all’ultimo per votare.

Ogni iscritto potrà esprimere tre preferenze per i candidati nel proprio collegio plurinominale alla Camera e tre preferenze per quelli nel proprio collegio plurinominale al Senato. Possono partecipare alle votazioni tutti gli iscritti alla nuova Associazione MoVimento 5 Stelle con documento certificato.

Gli iscritti da questo momento in poi non potranno più fare modifiche al profilo fino alla fine delle votazioni. Non verranno certificati ulteriori documenti per nuove iscrizioni.

Buona partecipazione a tutti!

Il caso De Benedetti-Renzi denunciato al Parlamento europeo

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Il caso De Benedetti-Renzi denunciato al Parlamento europeo

Il caso De Benedetti-Renzi denunciato al Parlamento europeo

 

di Ignazio Corrao, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Avete per caso sentito i tg italiani a reti unificati raccontare il fatto che Renzi informò l’amico De Benedetti (ex editore di Repubblica) favorendo così una speculazione in Borsa? In Italia c’è un grave problema di disinformazione. I grossi media fabbricano fake news per screditare le opposizioni o come in questo caso per coprire le banche. Ho denunciato l’accaduto in Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni al Parlamento Europeo durante la discussione di un rapporto sull’indipendenza dei media.

Abbiamo chiesto al Parlamento europeo più coraggio nell’affrontare il tema dell’indipendenza dei media e di riflettere su quello che sta accadendo in Italia, a meno di due mesi dalle elezioni politiche. Una recente riforma, voluta dall’ex premier Matteo Renzi, ha assegnato al governo il potere di nomina dei vertici della Tv pubblica. Alla maggioranza, spesso una sola forza politica, spetteranno le decisioni più importanti sulla tv di Stato: dagli organi dirigenziali alle regole di bilancio. Anche in Polonia la riforma della Tv pubblica prevede che i vertici siano nominati dal governo ma in quel caso i direttori dei canali si sono licenziati in massa ed è scoppiato un caso europeo. I due pesi e le due misure nel trattamento riservato al governo polacco e a quello italiano sono una grande ipocrisia europea. In entrambi i Paesi c’è un evidente restringimento del diritto a informare e ad essere informati.

Se in Italia la tv pubblica è in mano ai partiti…o meglio al partito di maggioranza, quella privata tuttavia non bilancia. I tre principali canali televisivi sono sempre in mano a un solo uomo: Silvio Berlusconi, che guarda caso in questi anni ha governato assieme al partito che controlla i canali pubblici.

Prova evidente di questo clima è che in Italia le notizie scomode vengono sistematicamente censurate. Vi faccio due esempi.

1) Lo scorso 25 gennaio 2016 I telegiornali della RAI ieri non hanno dedicato neanche un secondo alle vicende emiliane con protagonisti la ‘ndrangheta e il Pd. Due notizie rilevanti a livello nazionale sono state completamente censurate dal servizio pubblico pagato con i soldi di tutti i contribuenti che, volenti o nolenti, si trovano anche il canone in bolletta.
2) Il 6 maggio 2017, il principale giornale italiano il Corriere della Sera e il Tg5 diffondevano la notizia falsa di topi che assediavano Roma, la capitale amministrata dal Movimento 5 Stelle. Ebbene, come si vedeva dall’etichetta della foto trasmessa il topo mangiava una baguette francese. La foto non era stata scattata a Roma, ma pur di andare contro il nemico politico, giornali e telegiornali si inventano la qualunque.

In Italia editori e politici sono pappa e ciccia e chi ne fa le spese sono i cittadini, quelli che noi oggi dobbiamo e vogliamo difendere dalle manipolazioni dei media e dal potere precostituito, che evidentemente a meno di due mesi dalle elezioni politiche ha paura di sparire!

 
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