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Liberiamoci delle zavorre: l’Italia deve volare alto!

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Turismo2030: come sarà il turismo del futuro

  Turismo2030: come sarà il turismo del futuro     di MoVimento 5 Stelle Appuntamento mercoledì, 20 dicembre, alle ore 9, a Milano, presso la Fondazione Stelline in Corso Magenta, 61, per More »

Bancopoli è appena iniziata

  Bancopoli è appena iniziata Scarica il volantino! di MoVimento 5 Stelle Adesso, in questa settimana o poco più, si andrà avanti a tamburo battente, audizione dopo audizione, anche se il tempo More »

#5giornia5stelle 146° puntata, 15 dicembre 2017

#5giornia5stelle 146° puntata, 15 dicembre 2017   Il biotestamento è legge dello Stato. Ancora una volta una buona legge, una delle poche di questa 17a legislatura,porta la firma del MoVimento 5 Stelle, More »

Chi vuole il Fiscal Compact?

Chi vuole il Fiscal Compact?   Oggi, nel silenzio generale di tutti i media italiani, si tiene uno dei più importanti consigli europei degli ultimi 5 anni. I capi di Stato discuteranno More »

Biotestamento: legge di civiltà e storica vittoria

  Biotestamento: legge di civiltà e storica vittoria     di MoVimento 5 Stelle Oggi il Senato ha approvato in via definitiva la legge sul testamento biologico. Questa è davvero una giornata More »

Il futuro dell’Italia con il MoVimento 5 Stelle al governo

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Su #Bancopoli cade la seconda Repubblica

  Su #Bancopoli cade la seconda Repubblica di Luigi Di Maio di Luigi Di Maio Oggi è successa una cosa gravissima nella commissione d’inchiesta sulle banche. A circa una settimana dalla fine More »

Daily Archives: novembre 14, 2017

L’elenco dei Massoni Mafiosi è una priorità politica

L’elenco dei Massoni Mafiosi è una priorità politica

Con il collega deputato M5S Paolo Parentela sono intervenuta sull’acquisizione degli elenchi (per ora limitati) da parte della commissione Antimafia e sul problema della loro pubblicazione. Abbiamo lanciato un sasso su un tema fondamentale quanto spinoso, che ha riflessi sulle istituzioni politiche e, più in generale, pubbliche.

Il Movimento 5stelle ha già sostenuto che non è un traguardo la mera acquisizione, da parte della commissione parlamentare Antimafia, degli elenchi dei massoni calabresi e siciliani raggiunti da provvedimenti o condanne per reati di mafia, ovvero sottoposti a indagine per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ho affermato pubblicamente con il collega deputato M5s Paolo Parentela. Intanto è giusto, pensiamo, che la commissione Antimafia, che ha i poteri per farlo, acquisisca gli elenchi dei massoni delle altre regioni con rapporti certi o probabili con organizzazioni mafiose. È indispensabile, poi, che sulla pubblicazione di tali elenchi si riapra in parlamento una riflessione politica a viso aperto, con l’obiettivo di tutelare la necessaria neutralità delle istituzioni dello Stato, spesso violata. In Calabria è noto un preoccupante condizionamento massonico-mafioso delle istituzioni pubbliche, come dimostrano importanti inchieste giudiziarie. Tuttavia non si può pensare che tale tipo di condizionamento sia confinato alla regione. Inoltre il parlamento ha approvato una legge elettorale che peraltro dà ampio spazio alla candidatura privilegiata di appartenenti a logge e ‘ndrine assieme. Pertanto è indispensabile un vero passo in avanti nella direzione suggerita, superando le resistenze politiche che finora si sono registrate. 

Volontariato, un caso (certificato) di ritorsione

Volontariato, un caso (certificato) di ritorsione

I soldi per il volontariato non si possono spendere in libertà. Oggi vi racconto una storia calabrese di cui mi sono occupata carte alla mano.

Le sentenze si eseguono, soprattutto se definitive. Lo affermo con riferimento a una vicenda che ha visto contrapposti il Centro di Servizio per il Volontariato (CSV) “Due Mari” di Reggio Calabria e l’ex direttore Giuseppe Iero, dipendente della struttura, vincitore in Cassazione di una causa contro il proprio licenziamento, che la stessa Corte ha nel 2016 confermato ritorsivo, stabilendo in suo favore ilmantenimento della qualifica di quadro direttivo e la corrispondente posizione economica. A riguardo ho dunque scritto al CSV reggino, al presidente del Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, al consigliere regionale delegato, Giovanni Nucera, e all’assessore regionale alle Politiche sociali, Federica Roccisano, in quanto competenti. Con la missiva ho chiesto il rispetto della sentenza in questione, epilogo di una lunga storia giudiziaria che ha visto l’accanimento legale del CSV di Reggio Calabria contro un suo dipendente, il quale nei giudizi precedenti aveva già avuto ragioneIn proposito va detto che il CSV reggino ha speso una montagna di soldi che potevano essere invece destinati al volontariato, evitando, per come risulta agli atti, di attuare quanto sentenziato dalla magistratura. Anche la Regione Calabria deve intervenire, avendo una funzione di controllo cui non deve rinunciare. Il volontariato è un settore prezioso, destinatario di cospicui e mirati finanziamenti che non possono sprecarsi. Questo caso ci induce ad approfondire il tema, fondamentale, dell’impiego dei fondi per il volontariato, che va tutelato dalle istituzioni ad evitare comportamenti od atteggiamenti contrastanti con la missione precipua dei Centri di Servizio.

L’ONU ci dà ragione: il piano Minniti va azzerato

L’ONU ci dà ragione: il piano Minniti va azzerato

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di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Anche L’Alto commissario per i diritti umani boccia il piano Minniti. L’Onu sostiene la nostra tesi: l’accordo con la Libia è disumano e illegale. Lo diciamo da mesi e lo abbiamo ripetuto alla Commissione europea più volte, in interrogazioni, e interventi-denuncia nella plenaria del Parlamento europeo.

Oltre alle inchieste giornalistiche e agli ultimi agghiaccianti video che hanno testimoniato il comportamento brutale e disumano della guardia costiera libica nei confronti dei migranti salvati in mare, adesso c’è anche l’autorevole monito delle Nazioni Unite. L’accordo siglato con la Libia non ha prodotto nessun risultato concreto e ha spostato solo la rotta dei migranti più a ovest, verso la Tunisia. Lo dimostra il numero degli sbarchi in Italia che non è mai cessato: dall’inizio dell’anno sono sbarcati in Italia 114.250 migranti, mentre i ricollocamenti negli altri Stati membri sono fermi da mesi.

L’accordo con la Libia ha suscitato sconcerto fra gli attivisti e le ONG impegnate per il rispetto dei diritti umani poiché, arricchendo le milizie, si consente loro di acquistare armi e diventare più potenti. Minniti sta solo alimentando il caos in Libia.

Queste politiche miopi e tampone non risolvono nulla: serve un nuovo approccio basato su vie legali di accesso e aiuti reali ai Paesi di transito e origine. Va rafforzata la cooperazione internazionale e la lotta agli schiavisti che sfruttano la disperazione delle persone per fare affari. L’Europa smetta di essere complice del governo Gentiloni e faccia pressioni sull’Italia per azzerare l’accordo con la Libia”.

Il grande imbroglio della Difesa Comune europea

Il grande imbroglio della Difesa Comune europea

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Nasce la cooperazione rafforzata nel campo della Difesa. È l’embrione dell’esercito europeo. Mogherini, Alfano e Pinotti esultano ma le ombre e le questioni irrisolte sono tantissime. Chi deciderà quali saranno le aree di crisi su cui impiegare le forze militari? Chi stabilirà le regole di ingaggio e le finalità degli interventi? Chi svolgerà il controllo politico sulle scelte e sulle responsabilità di comandanti e generali? Noi lo abbiamo ribadito più volte: il rischio è quello di mettere nelle mani tedesche il futuro esercito europeo, così come hanno fatto recentemente due Stati europei – la Repubblica Ceca e la Romania – che hanno accettato, sotto l’ombrello Nato, l’integrazione di parte delle loro forze armate con l’esercito della Germania.

Noi diciamo no alla creazione di una struttura di difesa europea che abbia una finalità neocoloniale o di ingerenza indebita nei Paesi terzi. La difesa comune europea deve essere uno strumento di peacekeeping al servizio delle Nazioni Unite e di razionalizzazione della spesa militare tramite i tagli agli sprechi e i risparmi derivanti dall’economia di scala. Con questi risparmi si potrebbero liberare risorse economiche importanti per le politiche sociali. Purtroppo però così non è. Questa politica di difesa comune nasce, invece, per intimorire la Russia e per sovvenzionare la fiorente industria bellica. Basta leggere questi dati che sono inquietanti.

BOOM DELLA VENDITA DELLE ARMI
Secondo la relazione del Sipri, Stockholm International Peace Research Institute, il volume di commercio internazionale delle principali armi convenzionali, nel periodo 2012-2016, è stata dell’8.4% superiore rispetto al periodo 2007-2011. Il volume totale registrato è il più alto fin dal 1990. L’Italia è l’ottavo esportatore mondiale di armi al mondo, con una quota in aumento del 22% rispetto al quinquennio precedente. L’Italia esporta verso Turchia (14% delle esportazioni), Emirati Arabi Uniti (11%) e Algeria (8%). La Francia, quarto esportatore mondiale, vende principalmente a Egitto 19%, Cina 11% e Emirati Arabi 9.1%. I 5 Stati più grandi d’Europa – Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia – esportano il 21.7% dell’export totale mondiale di armi. Queste armi vengono utilizzare nella guerra civile yemenita, nel nord dell’Iraq, dalla Turchia di Erdogan, nei tanti focolai di guerra in Africa. E questo è inaccettabile.

TABELLA. Esportazioni italiane: i primi 25 paesi.

Imprese, Governo glissa su obbligo etichetta Made in Italy

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Imprese, Governo glissa su obbligo etichetta Made in Italy

Imprese, Governo glissa su obbligo etichetta Made in Italy

di MoVimento 5 Stelle

Il Governo glissa sull’obbligo di indicare l’origine dei prodotti in etichetta omettendo di dire quali azioni concrete intenda adottare, anche nelle opportune sedi Ue, e limitandosi a ripercorrere la cronistoria dell’impegno dell’Italia in Europa, ad oggi fallimentare nonostante nel 2014 durante il Governo Renzi l’Italia abbia avuto la presidenza del Consiglio ‘Competitività’ conclusasi con un nulla di fatto.

Di fatto il ministro Calenda non ci ha detto come vuole agire. Già tre settimane fa avevo proposto di convocare a Roma gli ‘Stati Generali del Made in’ invitando a Roma quei Paesi Ue che sono favorevoli al Made in obbligatorio, in modo da far pressione a Bruxelles anche attivando un’unione rafforzata come proposto da una nostra risoluzione approvata dal Governo. In particolare occorre puntare immediatamente almeno modificare il Codice doganale europeo affinché importatori e fabbricanti si facciano carico dell’etichetta obbligatoria, e ad avviare una discussione su una proposta di compromesso per introdurre almeno in via sperimentale l’etichettatura obbligatoria, per un periodo limitato di tre anni, in cinque settori manifatturieri (calzature, tessile abbigliamento, ceramica, legno arredo e oreficeria), ovvero quei comparti che trarrebbero più vantaggi dall’introduzione del ‘made in’ obbligatorio. Chiediamo che su questo tema il Governo intervenga prima della fine della Legislatura perché ne va del futuro delle nostre imprese.

Rivoluzione a Roma: parte il nuovo modello di raccolta differenziata porta a porta

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Rivoluzione a Roma: parte il nuovo modello di raccolta differenziata porta a porta

Rivoluzione a Roma: parte il nuovo modello di raccolta differenziata porta a porta

 

di Virginia Raggi

Parte il nuovo modello di raccolta differenziata “porta a porta”, radicalmente diverso e innovativo, che verrà esteso su tutta Roma. Miglioramento dei servizi, maggiore efficienza ed economicità, più alte percentuali di raccolta differenziata sono gli obiettivi del nuovo sistema. Roma Capitale sarà la prima capitale europea ad utilizzare quasi esclusivamente contenitori e mezzi intelligenti dotati di tecnologia RFID.

Un chip consentirà di tracciare i conferimenti di ogni singola utenza offrendo una conoscenza puntuale e precisa del comportamento dei cittadini e la possibilità di applicare la tariffazione puntuale che fa pagare meno chi ricicla di più.
Un calendario di raccolta più semplice ed efficace è stato studiato per facilitare i cittadini e garantire un utilizzo più razionale di personale e mezzi di AMA. Le esposizioni settimanali passano da 9 a 3.

Si parte nel X Municipio, dove il nuovo modello porta a porta sarà applicato a tutti i 230.000 abitanti, superando l’attuale doppio sistema in cui la raccolta domiciliare convive con quella stradale. Un sistema inefficace che ha provocato anche il fenomeno della migrazione dei rifiuti: chi non ha voglia di fare la differenziata porta a porta, va a pesare con i suoi rifiuti sui contenitori stradali più vicini, creando disagi e degrado.

Parallelamente al X Municipio, anche il VI Municipio parte con il nuovo modello per superare le criticità del sistema attuale. Sono altri 260mila abitanti e 4mila utenze non domestiche. Si arriverà quindi a circa 490mila abitanti e 8000 utenze non domestiche: l’equivalente di una grande città italiana.

Nel corso del 2018 toccherà ai Municipi IX, VIII, I e II. Dal 2019, lo stesso modello sarà esteso al resto della città.

Per noi “rifiuti zero” è un obiettivo concreto da perseguire con impegno e determinazione. Il nuovo modello di raccolta è il primo passo operativo per raggiungere due importanti obiettivi della nostra pianificazione per Roma: 70% di raccolta differenziata per fine mandato e applicazione della tariffa puntuale.

Alberi di vita per Milano e la Lombardia

Il Blog delle Stelle

 
Alberi di vita per Milano e la Lombardia

Alberi di vita per Milano e la Lombardia

di Paola Carinelli

A Milano in zona via San Paolino il 19 novembre pianteremo 200 nuovi alberi, creando una fascia boschiva, utilissima come barriera contro l’inquinamento ambientale e acustico.

E’ dal 2015 che il Movimento 5 Stelle, senza bandiere e insieme a cittadini, associazioni e in collaborazione con i Comuni, crea boschi urbani partecipati per celebrare la Giornata Nazionale degli Alberi. Abbiamo iniziato in due città Milano e Reggio Emilia, quest’anno hanno già aderito 53 comuni e dal 19 novembre in poi pianteremo piu di 23.000 alberi!

Quando abbiamo messo a dimora le prime piante, due anni fa qui a Milano, c’era con noi anche Gianroberto, alcune le ha piantate lui. Questa volta non potrà essere ”fisicamente” con noi, ma sono certa che da lassù ci guarderà e sorriderà.

Mi raccomando, segnatevi in agenda il 19 novembre. Portate pala, palette e guanti. Come detto è una festa per tutti, perché gli alberi come l’aria sono di tutti e non verrà esposto alcuna bandiera politica.
In Lombardia inizieremo a piantare 1.500 alberi saremo a:

Milano https://goo.gl/W7DfvE
Melzo: https://goo.gl/5Mvxyu
Novate Milanese: https://goo.gl/gVWpPW
Sedriano: via Salvo D’Acquisto angolo via Gagarin – piantumazione 21 novembre ore 10
Lachiarella
Casalpusterlengo: https://goo.gl/Ptqnbr
Rho: https://goo.gl/RcvXNH
Varese: https://goo.gl/RPyn4p
Lonato del Garda: https://goo.gl/qBsZuU
Pavia (data ancora da destinarsi)
Brescia (data ancora da destinarsi)
Travagliato (Bs) (data da destinarsi)
In questo post (https://goo.gl/MhbfVj) trovate l’elenco di tutte località, cosi potete cercare quello più vicino a voi.

Venite a darci una mano. Abbiamo molti alberi da piantare. I vostri figli vi ringrazieranno.

Se proprio non riuscite a venire, dateci una mano sostenendoci con una donazione:
iban: IT74H0359901899050188531000
intestato a: Comitato Alberi Per Milano
oppure paypal: [email protected]
Grazie per quanto potrete fare

12.000 nuovi alberi per Roma

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12.000 nuovi alberi per Roma

12.000 nuovi alberi per Roma

di Pinuccia Montanari, assessore ambiente Roma

Vi aspettiamo domenica 19 novembre, in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi che si celebra martedì prossimo, per iniziare una grande piantumazione partecipata di 12.000 nuovi alberi. Un progetto di forestazione urbana per la città di Roma che servirà a creare nuovi boschi urbani.

L’idea è quella di invitare famiglie e bambini. Abbiamo già ricevuto più di 300 adesioni da parte di volontari che si sono resi disponibili a piantare insieme alberi per la cura del verde della propria città.

Tutti insieme (senza bandiere o simboli politici) cittadini, comitati e associazioni, inizieranno una grande operazione di forestazione urbana partecipata che coinvolgerà la città in una grande festa degli #alberiperilfuturo.

E’ un passo in avanti per la collaborazione tra cittadini e amministrazione.

E’ un evento fondamentale di rinascita e ricrescita della biodiversità della flora cittadina. Roma oltre alla manutenzione, alla pianificazione e all’eventuale abbattimento di alberi malati o instabili, sta intervenendo con importanti azioni di piantumazione di nuovi alberi.

Vi aspettiamo tutti. Sarà un percorso partecipato per rendere migliore il nostro ambiente e la qualità dell’aria che respiriamo. Nella nostra visione di città e comunità devono essere gli stessi cittadini a non vandalizzare e non devastare ma a voler curare l’ambiente nel quale vivono.

Per partecipare bastano un paio di guanti, una pala o una paletta e un po’ di amore per Roma. Per informazioni e adesioni scrivere a: [email protected]

 

Il nostro mare non si tocca: abbiamo denunciato la TAP al Parlamento europeo

Il nostro mare non si tocca: abbiamo denunciato la TAP al Parlamento europeo

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Il gasdotto TAP – Trans Adriatic Pipeline – taglierà in due il Mar Adriatico distruggendo 104 km di fondale marino. Passerà anche sotto i fondali della spiaggia di San Foca e a pochi metri dalle praterie protette che danno ossigeno e vita al Mar Adriatico. Il nostro mare non si tocca! Siamo a fianco dei cittadini che stanno protestando contro questo disastroso ecomostro marino. Abbiamo denunciato al Parlamento europeo l’ipocrisia di chi permette tutto questo!


di Rosa D’Amato
, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Siamo qui a parlare di salvare il nostro mare, di salvare le praterie di Posedonia quando per farlo basterebbe impedire infrastrutture energetiche come la TAP. Quella TAP che in questi giorni ha militarizzato San Foca, in Puglia, sud dell’Italia.

Quella TAP che è proprietaria di un intero territorio che lo compra con 55 milioni di euro.
Sta devastando un intero paesaggio, un’economia, il turismo. Ha estirpato centinaia di ulivi. A parole oggi difendiamo il nostro mare, le praterie di Posedonia e parliamo di come sia importante per la salvaguardia degli ecosistemi, per la pesca artigianale, di come sia devastata dalla pesca a strascico.

Possiamo parlare di quanto siano belli e importanti i fondi LIFE per recuperare la Posedonia. Ma i veri responsabili dei disastri dei nostri territori, i veri responsabili della devastazione dei nostri mari siete voi che non siete capaci di dire no alle lobby del petrolio e del gas. Siete voi che non siete capaci di avviare una vera transizione verso le energie rinnovabili.

Ai cittadini di Meledugno, ai ragazzi del Movimento NO TAP che sono stati costretti a lasciare il presidio San Basilio dopo 8 mesi di lotte, dico di non fermarsi e con loro noi non ci fermeremo per fermare, invece, la devastazione di chi lo fa solo per il mero profitto”.

SOSTENIAMO LA PICCOLA PESCA ARTIGIANALE
La piccola pesca artigianale è una pesca selettiva perché si concentra quasi esclusivamente sulle specie bersaglio i. L’importanza di gestire e salvaguardare le risorse del mare e l’ambiente circostante ha prodotto inevitabilmente un’attenzione di gran lunga superiore rispetto al passato sul problema della selettività degli attrezzi da pesca. Numerosi studi confermano che il tipo di attrezzi utilizzati agiscono nei confronti dell’ambiente, individuando così quelli in grado di offrire una maggiore “protezione” delle risorse ittiche attraverso un minor impatto ambientale, soprattutto quando l’attrezzo opera su fondali di grande valore ecologico, come ad esempio le praterie di Posidonia Oceanica.

In questo contesto quindi un ruolo cruciale lo svolge la piccola pesca artigianale che fa uso di attrezzi, come le reti da posta ad esempio, che, se utilizzati in conformità alle limitazioni e ai regolamenti emanati, hanno una buona selettività ed un basso impatto ambientale. La dimostrazione di ciò sta anche nel fatto che, dietro la presentazione di evidenze scientifiche, alcune AMP (aree marine protette) italiane hanno permesso la pesca condotta in modo artigianale anche in zone di massima protezione e con fondali costituiti in gran parte da praterie di Posidonia Un’altra delle nostre battaglie riguarda l’equiparazione della pesca ricreativa agli altri tipi di pesca. Spesso esonerata dagli obblighi cui è sottoposta la piccola pesca artigianale, la pesca ricreativa a volte ha addirittura dei diritti in più, come nel caso delle quote tonno. Per questa ragione, nel dossier sulle misure tecniche abbiamo espressamente richiesto che tale tipo di pesca sia del tutto equiparata alla pesca professionale. Difatti, anche gli impatti sull’ecosistema marino, comprese le praterie di Posidonia, della pesca ricreativa possono essere importanti ed estremamente dannosi.

I partiti affossano la legge sui vitalizi: li abolirà il MoVimento al governo

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I partiti affossano la legge sui vitalizi: li abolirà il MoVimento al governo

I partiti affossano la legge sui vitalizi: li abolirà il MoVimento al governo

 

di Danilo Toninelli

Ieri poteva e doveva essere il giorno della verità sull’abolizione dei vitalizi. La direzione nazionale del Pd avrebbe dovuto deliberare l’approvazione senza modifiche della proposta di legge a prima firma del loro portavoce Richetti, già approvata alla Camera nel mese di luglio.

Invece, come da pronostico, non ne hanno neppure fatto cenno. Hanno parlato solo di accordi e di ammucchiate, di poltrone e di potere. Non una sola parola sulla legge più attesa dagli italiani. Quell’abolizione dei privilegi della casta degli “onorevoli” che li avrebbe resi uguali a tutti.

Dopo più di cento giorni dalla sua approvazione alla Camera è ormai chiaro che Renzi la pensa come Berlusconi, Alfano e un Verdini qualunque.
I privilegi per loro non solo devono essere mantenuti ma vanno ingigantiti. Perché questo è il loro vero obiettivo.

La prova di ciò che diciamo è data dai circa 250 emendamenti che tutti i vecchi partiti hanno depositato al Senato. Ognuno dei quali ha il solo fine di affossare la legge.
Ma hanno fatto molto di più. Tra i 250 tentativi di affossamento ce n’è uno che urla vendetta. Stiamo parlando di un emendamento firmato sia da PD che da FI, oltre che tanti altri, dove non solo si mantengono gli attuali vitalizi degli ex parlamentari e degli ex consiglieri regionali, ma addirittura si chiede di equiparare stipendi e pensioni degli onorevoli a quelli dei parlamentari europei. Che significa aumentare di molto il loro trattamento economico. Anziché tagliare i loro privilegi, vogliono aumentarseli.
Questa è la realtà dei fatti. Scritta nero su bianco.

Inutile ormai chiedere un ultimo finale sussulto di dignità a chi la dignità non l’ha mai avuta. A chi ha approvato la legge Fornero per tutti meno che per loro. Perché loro sono e devono rimanere casta, al di sopra dei comuni mortali.

La verità è che questo privilegio medioevale potrà essere cancellato solo dai portavoce del M5S. Ma per farlo ci serve la fiducia degli italiani nelle prossime imminenti elezioni politiche. Una fiducia che pensiamo di meritarci perché con i fatti abbiamo già dimostrato di mantenere la promessa di dimezzarci gli stipendi e restituito complessivamente oltre 80 milioni di euro di soldi pubblici che per legge ci spettavano. Soldi con i quali abbiamo contribuito all’avvio di migliaia di imprese.

Se noi abbiamo mantenuto le nostre promesse è perché la dignità e l’onore sono tutto in politica, proprio come prevede la nostra Costituzione che noi vogliamo attuare laddove gli altri partiti non lo hanno mai fatto.

Ecco il voto di PD e Forza Italia per favorire la speculazione bancaria

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Ecco il voto di PD e Forza Italia per favorire la speculazione bancaria

Ecco il voto di PD e Forza Italia per favorire la speculazione bancaria

di MoVimento 5 Stelle Europa

Ancora una volta, in Europa ma soprattutto in Italia, è passata in sordina la notizia scandalosa dell’approvazione nella scorsa plenaria di Strasburgo del pacchetto sulle cartolarizzazioni. Una notizia subissata dalle fandonie del Bomba che si è messo ad attaccare Bankitalia e Consob dopo che il suo Governo ha applicato il bail-in (approvato da Forza Italia e PD in modo scellerato nel passato). Parliamo di un insieme di due regolamenti che ha l’obiettivo di promuovere e rilanciare proprio lo strumento che è stato al centro della crisi finanziaria 2007/2008. Con un colpo di spugna, la cartolarizzazione da problema principale diventa paradossalmente una delle soluzioni per risollevare l’economia reale.

Sembrerebbe una follia senza senso, se in realtà non fosse parte di un progetto politico ben preciso volto a favorire la concentrazione e l’aggregazione bancaria, con banche universali sempre più grandi. Il tutto per mettere fuori dai giochi le banche commerciali radicate sul territorio, che assorbono parte dei profitti delle banche d’affari. Esattamente l’opposto di quello che avremmo dovuto fare dopo la crisi: smantellare le banche “too big to fail” e ridare valore alle banche che sostengono l’economia reale, arginando i rischi sistemici, attraverso la riforma più importante e urgente, la separazione bancaria, la cui proposta guarda caso è stata ufficialmente ritirata dalla Commissione europea.

In pratica, viene introdotta un’etichetta per le cartolarizzazione di “alta qualità”, che rispondono a criteri di “semplicità, trasparenza e standardizzazione” (STS), in modo da ripulirne l’immagine e far sentire gli investitori più sicuri ad acquistare di questi titoli. Non solo, viene anche stabilito un trattamento prudenziale favorevole per queste cartolarizzazioni STS, che quindi beneficeranno di requisiti di capitale inferiori. Inutile ricordare che questo accade proprio quando i requisiti di capitale e l’attenzione quasi ossessiva della vigilanza sul rischio di credito si fanno sempre più stringenti e pressanti.

Ci dicono che il pacchetto STS servirà a risollevare l’economia e far ripartire il circuito del credito, perché creerà un canale alternativo alle banche per il finanziamento delle PMI e dell’economia reale. La verità è ben diversa: come prima cosa, queste cartolarizzazioni avranno ben poco di semplice, trasparente e standardizzato. Basti pensare che l’etichetta STS include nella definizione il tranching (impacchettamento di profili diversi di rischio) e i derivati, e non risolve il problema del conflitto di interesse tra le banche che creano cartolarizzazioni e gli investitori che le acquistano.

La definizione prevede infatti l’obbligo per le banche di mantenere solo il 5% delle cartolarizzazioni create, una quota di rischio troppo bassa, che in passato non ha impedito alle banche di inondare il mercato di titoli tossici. Noi avevamo insistito su una percentuale di almeno il 20%. L’etichetta STS crea quindi una falsa sicurezza dietro cui si nascondono complessità, opacità, catene di rischi sistemici, e le condizioni per una nuova crisi finanziaria.

Ma soprattutto, non ci sarà alcun beneficio per l’economia reale e l’occupazione, non aumenteranno i prestiti alle PMI perché le cartolarizzazioni rappresentano un meccanismo di finanziamento troppo costoso e complicato. Tra l’altro, lo denunciamo da anni, il problema delle PMI è soprattutto la mancanza di domanda e di prospettive di mercato, che va risolto con investimenti pubblici, oltre che con misure che sostengono un modello più sano di finanza.

Insomma, con il rilancio delle cartolarizzazioni, ad aumentare con certezza saranno solo i profitti delle grandi banche di investimento che emettono questi prodotti, il sistema bancario ombra (shadow banking) e i rischi sistemici alla stabilità finanziaria. E anche su questo provvedimento compaiono le tristi firme degli europarlamentari di centrodestra e centrosinistra, uniti nello svendere l’interesse del Paese che dovrebbero rappresentare e tutelare. Vergogna.

Emergenza smog: è l’ora di agire

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Emergenza smog: è l'ora di agire

Emergenza smog: è l’ora di agire

di Massimo De Rosa, portavoce MoVimento 5 Stelle Camera

Ci risiamo. Siamo ancora in emergenza smog. Anzi: la parola emergenza è superata, perché l’allarme è cronico, costante e ormai quasi rituale.
Ma, mentre la pianura Padana letteralmente soffoca sotto una cappa di polveri sottili che quotidianamente intossica il respiro dei cittadini, gli strumenti proposti dal governo sono assolutamente insufficienti. E nella maggior parte delle volte le contromisure adottate si limitano alla danza della pioggia, o a qualche sporadico blocco del traffico.

La situazione è drammatica. A Milano ad esempio i livelli di PM10 hanno doppiato i limiti consentiti dalla legge, per un numero di giorni già superiore a quelli fissati dagli stessi limiti. L’Italia è il Paese dell’Unione Europea che paga all’inquinamento il tributo più altro in termini di vite umane. I decessi imputabili allo smog nel nostro Paese sono 91mila all’anno (dati Ocse). Numeri di una tragedia che il governo ha fronteggiato stanziando, nel dicembre 2015, la “bellezza” di ben 85 milioni di euro, tra mobilità sostenibile e colonnine elettriche. Non solo, lo scorso anno il ministro Galletti ha annunciato un investimento di “addirittura” 35 milioni di euro per lo sviluppo di un programma di mobilità casa-scuola e casa-lavoro. Per intenderci questo è lo stesso governo che ha regalato, condonandoli, 500 milioni ai signori del gioco d’azzardo. L’assenza di una strategia, di un impegno concreto da parte del governo nel combattere l’emergenza smog ha portato la Corte Europea ad aprire, nei confronti dell’Italia, una procedura d’infrazione.

Ormai l’abbiamo imparato. Fra gli interessi delle lobby e i bisogni dei cittadini, la precedenza di questo governo va senza dubbio ai primi. Per questo motivo il Movimento Cinque Stelle è l’unica forza politica capace di rispondere a questo tipo di emergenza. Siamo gli unici a poterlo fare perché i nostri interessi vanno al di là di quelli legati alla poltrona.

Abbiamo pronto un piano pluriennale per contrastare l’emergenza smog.
La nostra proposta parte dal presupposto dell’esistenza di una strategia nazionale per la qualità dell’aria, tale da garantire agli enti locali strumenti operativi e finanziari, attraverso i quali perseguire obiettivi di disinquinamento e vivibilità. Riteniamo necessario integrare, attraverso una cabina interministeriale, gli obiettivi sul clima e sull’inquinamento. Vogliamo promuovere lo sviluppo del verde urbano: si inserisce in questo contesto lo straordinario impegno che porterà sindaci, consiglieri, portavoce e attivisti del MoVimento 5 Stelle a piantare, il 19 novembre, ben 21.400 alberi in tutta Italia. Vogliamo attivare una mappatura delle fonti inquinanti arrivando così a nuove valutazioni di impatto ambientali, che contemplino l’effetto cumulativo delle varie emissioni. Promuoveremo investimenti per la mobilità sostenibile e per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, fermando di conseguenza abusivismo e consumo di suolo.

Vogliamo ridurre drasticamente le emissioni di ammoniaca in atmosfera nel settore agricolo e zootecnico e sviluppare delle linee guida sull’utilizzo delle biomasse per il riscaldamento domestico. Il fine ultimo è creare benessere e lavoro attraverso l’introduzione di un nuovo modello di sviluppo capace di garantire elevati standard per la produzione industriale, riducendo contemporaneamente il proprio impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Per noi è fondamentale iniziare a fare qualcosa. Intervenire. Per questo presenteremo alle Regioni le nostre proposte. Non ci interessa se sarà qualcun altro a portare avanti le nostre idee. Perché l’aria che respiriamo, non la respirano solamente i politici, i portatori d’interessi o i cittadini che votano questo o quell’altro partito. L’aria che respiriamo la respiriamo tutti.

Giornalisti smascherati: ecco come fabbricano le fake news sul MoVimento 5 Stelle

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Giornalisti smascherati: ecco come fabbricano le fake news sul MoVimento 5 Stelle

Giornalisti smascherati: ecco come fabbricano le fake news sul MoVimento 5 Stelle

 

di MoVimento 5 Stelle

Tre giornalisti (Mario Ajello, Gabriella Cerami e Luca De Carolis) hanno fabbricato una fake news, cioè una notizia falsa, sul MoVimento 5 Stelle e l’hanno diffusa un giorno prima del voto in Sicilia, in pieno silenzio elettorale. Non è un sospetto. È una certezza supportata dalle evidenze del servizio de Le Iene di ieri sera a cura di Cristiano Pasca, che ringraziamo per essersi preso la briga di intervistare tutte le parti in causa in questa triste vicenda. Invitiamo tutti voi a vedere il video e a diffonderlo il più possibile per ristabilire la verità.

I fatti sono noti. Il giornalista del Messaggero Ajello sabato mattina pubblica un articolo in cui afferma che Di Maio, Di Battista e Grillo hanno fatto sloggiare i giornalisti dal locale al grido di “O noi o loro” rivolto direttamente al ristoratore. Il tutto condito da una serie di insulti gratuiti ai portavoce e allo staff del MoVimento 5 Stelle. Il giorno dopo era stato lo stesso ristoratore, Gigi Mangia, a smentire quanto affermato dal giornalista e ad affermare che erano stati i giornalisti a dirgli di voler andare via per amicizia nei suoi confronti. Questo blog aveva riportato la sua smentita, al contrario di tutti i giornali che il giorno prima avevano dato massimo risalto alla fake news, in pieno silenzio elettorale.

Il servizio delle Iene non lascia scampo ai tre giornalisti confezionatori della fake news. Parlano di prove, ma alla fine non ci sono. Al telefono, incalzati da Cristiano Pasca, balbettano e davanti alle loro telecamere scappano come chi sa di averla fatta grossa ed essere stato scoperto. Questo è il livello dell’informazione italiana e oggi, grazie a questa prova documentale potete vedere come le fake news vengono fabbricate senza nessun appiglio alla realtà in barba a qualsiasi codice deontologico. Il servizio delle Iene aggiunge però un ulteriore elemento di riflessione perché Gigi Mangia è la vera vittima di questo abuso di potere giornalistico. Il ristoratore ha infatti subito ingenti perdite economiche e ha ricevuto tonnellate di insulti e recensioni negative sul suo ristorante a causa di questa fake news ripresa da tutti i media. I cittadini comuni sono sempre quelli che ci rimettono personalmente a causa della cattiva informazione.

Tre sono le cose che chiediamo:
– che l’Ordine dei giornalisti prenda immediatamente provvedimenti nei confronti dei confezionatori della fake news
– che gli editori dei rispettivi giornali (Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano e l’Huffington Post) risarciscano immediatamente Gigi Mangia dei danni subiti
che riempiate di recensioni positive il ristorante di Gigi, preso di mira dai lettori presi in giro con una fake news e dove tra l’altro vi assicuriamo che si mangia benissimo, anche se la cosa più squisita è l’ospitalità

Speriamo anche che i tre giornalisti si mettano una mano sulla coscienza e chiedano scusa.

L’intelligenza artificiale spiegata alle PMI

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L'intelligenza artificiale spiegata alle PMI

L’intelligenza artificiale spiegata alle PMI

dall’inserto Corriere Economia del 13 novembre 2017: intervista di Francesca Gambarini a Davide Casaleggio

Perché vi siete dedicati all’intelligenza artificiale quest’anno? Perché lo definite un treno da non perdere?

Il mercato dell’intelligenza artificiale varrà 18,3 miliardi di dollari a livello mondiale a fine 2017 e potrà far quasi raddoppiare la crescita del PIL italiano in meno di dieci anni portando ulteriori 200 miliardi di euro di valore aggiunto annuo. Quando alla fine degli anni ’90 si diffuse Internet poche aziende ne colsero subito il valore strategico. Oggi quattro delle dieci società con maggiore capitalizzazione in borsa a livello mondiale sono nate proprio in quegli anni o hanno basato il loro modello di business sulla Rete, innovando e superando società storiche. La principale potenzialità al momento consiste nella combinazione dell’Intelligenza Artificiale con altre innovazioni già a disposizione come l’Internet of Things, il riconoscimento automatizzato di immagini e audio, le Blockchain e gli Smart Contract. Siamo agli albori di una rivoluzione industriale molto più importante e rapida di quelle precedenti. Se le aziende italiane vogliono esserne parte, questo è il momento.

Non è un modello ancora molto distante da molte delle Pmi che rappresentano il tessuto economico italiano?

La genialità, la cura per i dettagli, la passione e la capacità di pensare fuori dagli schemi di molti imprenditori italiani potranno fare la differenza anche in futuro. Nelle nostre costruzioni di scenari futuri per le imprese, ci troviamo a considerare l’Intelligenza Artificiale come una commodity su cui poter costruire nuovi campi di applicazione e creare nuovi mercati. Da anni l’Italia ha perso una posizione di primo piano nello sviluppo tecnologico. Se produrre software non è la cosa che riesce meglio al nostro Paese, questo non significa che non possa diventare uno dei Paesi dove se ne fa l’uso migliore. Sogno una futura Olivetti nel campo delle applicazioni di Intelligenza Artificiale che nasca in Italia e che abbia successo in tutto il mondo. Sarebbe un traino per il Paese.

Nella ricerca vengono definiti 4 ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale in azienda. Ma quanto può impiegare un’azienda a innovare attraverso l’intelligenza artificiale? Qual è lo step più difficoltoso secondo lei?

Nella ricerca abbiamo visto che già oggi esistono applicazioni di Intelligenza Artificiale applicabili a tutti i settori aziendali: dalla relazione con i clienti, al marketing, alla vendita per arrivare all’organizzazione aziendale. Tutti i case study che abbiamo analizzato indicano sempre miglioramenti percentuali nelle due cifre in termini di risparmi di costi o maggiori ricavi per le singoli funzioni a cui sono state applicate queste tecnologie. L’innovazione con l’Intelligenza Artificiale richiede quindi di partire dagli obiettivi di business che si vogliono raggiungere. Il passo più complicato per le aziende italiane è lo scontrarsi con un mercato dell’innovazione che sempre più spesso è all’estero sia in termini di soluzioni adottabili, di finanziamenti ottenibili e aziende con cui creare partnership. Più aziende italiane investiranno in questa direzione e più si innescheranno dinamiche positive.

In che modo voi come Casaleggio Associati potete dare una spinta all’innovazione?

Innovare non significa adottare una tecnologia che va di moda, quanto tradurre il futuro in azioni presenti. Il nostro spirito è stato sempre quello di unire lo studio e la ricerca alle nostre attività di consulenza strategica alle imprese. Per noi è fondamentale condividere e promuovere la discussione su temi strategici per le imprese italiane come l’Intelligenza Artificiale.

Innovazione e occupazione: un tandem pericoloso?

L’innovazione è pericolosa per l’occupazione delle aziende che non l’adottano.

Chi sono i vostri interlocutori al convegno di martedì? Come li avete selezionati?

All’evento di domani verranno condivisi i percorsi di imprese che hanno adottato soluzioni di Intelligenza Artificiale per creare nuovi servizi per il mercato e di imprese che hanno iniziato ad offrire soluzioni di AI per attività all’interno delle organizzazioni. Saranno presenti imprese che racconteranno esperienze molto interessanti oltre ai main sponsor dell’evento Poste Italiane e Microsoft.

In che modo produttività e intelligenza artificiale sono collegate?

Si stima che entro otto anni la produttività del lavoro possa migliorare fino al 40% in alcuni Paesi grazie all’Intelligenza Artificiale. Per l’Italia la stima si ferma al 12%.
A creare questa differenza con altri Paesi sono elementi su cui l’Italia deve ancora agire in modo deciso. Tra i principali colloco senza dubbio l’infrastruttura tecnologica, il supporto legislativo all’innovazione e l’ecosistema del finanziamento pubblico e privato per l’economia digitale. E’ importante lavorare su questi aspetti prima di raggiungere gap incolmabili con gli altri Paesi.

Anche in Italia il venture capital ha investito sull’intelligenza artificiale? Se sì, mi può fare degli esempi?

Il venture capital italiano ha ancora dimensioni troppo piccole. In Italia lo scorso anno abbiamo avuto investimenti pari a un quinto della Spagna e un ventesimo della Francia. Per questa ragione molte società fondate da imprenditori italiani devono poi andare all’estero per trovare finanziamenti. Un esempio molto interessante è Loop.ai, tra i relatori del nostro convegno, che ha creato un algoritmo cognitivo che non necessita supervisione e che oggi è basata a San Francisco. Tuttavia esistono anche realtà italiane finanziate da venture capital come Moneyfarm che ha recentemente investito in Ernest, un personal investor automatizzato che combina la tecnologia di elaborazione delle lingue naturali con l’apprendimento automatico. O ancora Selfiewealth, altra iniziativa di cui si parlerà al convegno, uno dei primi consulenti per i propri investimenti totalmente basato su intelligenza artificiale e accessibile online.

Avete già in mente temi da sviluppare per il 2018 per quanto riguarda la trasformazione digitale delle imprese?

Riteniamo che il tema dell’Intelligenza Artificiale applicata al business rivestirà grande importanza durante il prossimo anno. Insieme a questo, sono diversi i temi che stiamo sviluppando. Dalla costruzione di Future Studies per la strategia digitale, agli investimenti nel venture capital, all’utilizzo delle Blockchain, fino all’evoluzione del Brand sulla Rete ed il Made in Italy online.

Sanità allo sfascio in Campania: arrestati e rimossi i manager di De Luca

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Sanità allo sfascio in Campania: arrestati e rimossi i manager di De Luca

Sanità allo sfascio in Campania: arrestati e rimossi i manager di De Luca

 

di Valeria Ciarambino, M5s Campania

De Luca aveva promesso di assumersi la piena responsabilità delle sue nomine in #sanità, per giustificare la sua legge scellerata. Ieri il direttore generale del più importante nosocomio del Mezzogiorno, Ciro Verdoliva, è stato arrestato per presunta corruzione e il manager del Ruggi D’Aragona di Salerno, Nicola Cantone sarebbe stato rimosso per mancanza dei titoli necessari a occupare quella poltrona. Tutto in una manciata di ore. Due casi vergognosi che si aggiungono alle vicende dell’ex direttore generale dell’Asl di Benevento, anch’egli rimosso perché sprovvisto di titoli idonei, del direttore generale del Pascale, condannato per danno erariale, per non dimenticare il manager dell’Asl Na1 Centro, coinvolto nell’inchiesta sulla corruzione per le forniture all’istituto tumori. Il risultato della Legge di De Luca è una sanità sempre più allo sfascio e noi non possiamo più tollerarlo

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