M5S PER UN LAVORO DI QUALITÀ, UNA PENSIONE CON DIGNITÀ

M5S PER UN LAVORO DI QUALITÀ, UNA PENSIONE CON DIGNITÀ

 

Al centro i diritti, il merito e le competenze

In questa prima legislatura abbiamo gettato le basi per una politica sul lavoro che guarda oltre il proprio naso e si preoccupa di programmare a lungo termine, leggendo e orientando un futuro carico di innovazioni che stanno accelerando la trasformazione del modo di lavorare. Vogliamo anche garantire i diritti e le tutele “attive” che gli scenari del ventunesimo secolo esigono, ristabilendo quella dignità del lavoratore, e del pensionato, che i governi degli ultimi 20 anni hanno via via distrutto.

Scarica il Programma Lavoro M5S

Qualità, democrazia e diritti: ecco il lavoro del futuro

L’innovazione, la digitalizzazione e l’avvento dell’economia dei beni immateriali ci spingono a rivedere il rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, svincolando il concetto di produttività dal totem del cartellino da timbrare. Bisogna poi promuovere nuove forme di democrazia e di partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda, sostenendo un rinnovamento radicale del funzionamento dei sindacati che devono abbandonare anacronistici privilegi. Infine c’è il grande tema della flessibilità previdenziale in uscita, delle tutele per i lavoratori precoci e per i mestieri più gravosi, perché sia le imprese che la Pubblica amministrazione hanno bisogno di ringiovanirsi per guadagnare efficienza e competitività.

Guarda il percorso del programma su Rousseau

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Oliverio non si incatena più, la sceneggiata finisce

Oliverio non si incatena più, la sceneggiata finisce

Il governatore della Calabria non si è più incatenato. Mario Oliverio Dice che chiederà l’interruzione del commissariamento per l’attuazione del Piano di rientro, ma mente ancora. Egli non ha mai voluto presentare un nuovo Piano, che per legge avrebbe fatto cessare il commissariamento. Inoltre non ha mai impugnato i decreti sulla rete ospedaliera e non è intervenuto sulla mancata pubblicazione del decreto assunzioni, per cui ho presentato un esposto in Procura.

Se non bastasse, Oliverio ha nominato fuori legge commissari delle aziende sanitarie e poi direttori generali che hanno prodotto debiti ma sono stati premiati con migliaia di euro. Anche questo l’ho denunciato pubblicamente.

Infine Oliverio non ha fatto nulla sul vero problema della sanità calabrese: i 2 miliardi in meno che la Regione ha ricevuto dallo Stato, su cui abbiamo proposto un disegno di legge a mia prima firma.

Oliverio è complice di un’alleanza di potere tra Pd e Ap che sta distruggendo la sanità calabrese e utilizzando il Piano di rientro come un bancomat, a discapito dei malati, costretti a partire, a subire, a sperare invano. Continua a leggere

40% di efficienza energetica entro il 2030. Abbiamo raddrizzato la direttiva

40% di efficienza energetica entro il 2030. Abbiamo raddrizzato la direttiva

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di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Abbiamo raddrizzato la nascente direttiva sull’efficienza energetica introducendo un target UE pari al 40% entro il 2030 accompagnato da target nazionali vincolanti. I nostri voti sono stati decisivi nella commissione ITRE (energia e industria) del Parlamento Europeo, che martedì ha approvato le modifiche alla proposta legislativa della Commissione Europea.

Avevamo di fronte al voto due serie contrapposte di emendamenti. La prima serie, sostenuta dalle forze politiche di centrodestra e di destra (PPE, ECR, ENF), avrebbe trasformato in un fantasma il risparmio di energia che l’UE sarà tenuta a raggiungere. Di strettissima misura é stata invece approvata la seconda serie di emendamenti: quelli formati da socialisti, liberali (ALDE), verdi e sinistra (GUE), e noi e che rispecchiano quasi tutte le nostre richieste e cancellano le scappatoie per aggirare i target.

Con i nostri tre voti siamo stato l’ago della bilancia fra i due schieramenti ed siamo riusciti a far votare a maggioranza un nostro emendamento che prevede che gli investimenti in efficienza energetica possano essere considerati “investimenti infrastrutturali”.

I RISPARMI OBBLIGATORI DI ENERGIA
Il testo uscito dalla votazione rappresenta la prima presa di posizione del Parlamento europeo nell’iter legislativo per varare la direttiva destinata a prendere il posto di quella del 2012. Il target vincolante del 40% di efficienza energetica entro il 2030 che siamo riusciti ad introdurre è indispensabile per rispettare gli accordi di Parigi sul clima: assolutamente insufficiente, invece, lo striminzito 27% contenuto nella proposta della Commissione Europea, tanto più che non era accompagnato da target nazionali vincolanti. Il target del 40% significa che bisogna:

– ridurre del 34% il consumo di energia primaria (é la disponibilità di energia offerta dalle varie fonti, come ad esempio il sole ed il carbone; questa energia non è immediatamente disponibile ma, per essere utilizzata, deve essere trasformata in energia elettrica, rispettivamente, dai pannelli fotovoltaici e dalle centrali termoelettriche; un altro esempio: l’energia primaria del petrolio, per essere utilizzata, deve essere trasformata in benzina);

– ridurre del 31% il consumo di energia finale (é l’energia primaria trasformata e trasportata presso gli utenti).

I risparmi nel consumo finale di energia dovranno essere pari almeno all’1,5% all’anno; potranno essere utilizzati per raggiungere l’obiettivo anche quelli realizzati nel settore dei trasporti. Noi avevamo chiesto il 2% di risparmi all’anno, ma è stato già difficile ottenere almeno l’1,5%, rispetto al quale – una buona cosa – non saranno più possibili margini di elasticità né trucchetti di alcun genere: nemmeno quello di comprendere nel calcolo i risparmi di energia ottenuti per effetto di altri obblighi legislativi.

ESENTARE DAL PATTO DI STABILITA’ DEGLI INVESTIMENTI PER L’EFFICIENZA ENERGETICA
Nelle prossime settimane l’assemblea plenaria del Parlamento Europeo si dovrà esprimere sulla direttiva efficienza energetica a partire da ciò che è stato approvato in commissione ITRE. In quella sede saranno possibili ulteriori emendamenti. Noi riproporremo quelli che esentano gli investimenti per l’efficienza energetica dal rispetto del patto di stabilità e crescita: in commissione sono stati bocciati per tre voti, davvero per un soffio, vuol dire che i tempi vanno maturando.

Sempre in vista della plenaria, ci accingiamo a presentare emendamenti qualora sia necessario affrontare un’altra questione irrisolta: il testo approvato dalla commissione ITRE riscrive in gran parte – ma non completamente – la relazione sulla direttiva dell’efficienza energetica uscita dalla penna del socialista Adam Gierek, autore di un testo talmente “triste” da indurre i suoi stessi compagni di schieramento ad ammutinarsi. Sarà pertanto necessaria un’attentissima analisi per capire se sono sopravvissuti dettagli della relazione originaria in grado di minare o annacquare gli emendamenti approvati in commissione ITRE, in modo che sia possibile chiedere all’assemblea plenaria di correggerli.

I PASSI SUCCESSIVI
Il passaggio in plenaria della direttiva per l’efficienza energetica avverrà presumibilmente in gennaio. Il testo che verrà approvato in quell’occasione servirà come base per i negoziati con il Consiglio UE – l’altro co legislatore europeo – durante i quali nascerà la versione definitiva della direttiva stessa. Come sempre vi terremo costantemente informati. Continua a leggere

Regalo alle banche tedesche. Il principio contabile IFRS9 è un suicidio solo per l’Italia

Regalo alle banche tedesche. Il principio contabile IFRS9 è un suicidio solo per l’Italia

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di Marco Valli, EFDD – M5S Europa

È stato approvato stamattina in seduta plenaria il regime transitorio di 5 anni per introdurre dal 2018 il nuovo principio contabile IFRS 9 sui crediti delle banche. Quest’ultimo determinerà il passaggio da un modello basato sulla rilevazione delle perdite sostenute a un modello basato sulla rilevazione delle perdite attese, anche se non ancora effettivamente realizzate.

Si tratta di un ulteriore tassello dell’agenda UE che si aggiunge a una serie di azioni di accanimento sul rischio di credito che sta mettendo in difficoltà il sistema bancario tradizionale focalizzato sul finanziamento di famiglie e imprese. Soprattutto il sistema del credito italiano, mentre purtroppo non vediamo parallelamente alcuna azione o iniziativa per monitorare e ridurre il rischio finanziario sistemico legato ai titoli illiquidi, come i derivati, di cui sono piene le banche francesi e tedesche. Una bomba a orologeria che rappresenta la vera minaccia nascosta alla stabilità del sistema bancario europeo.

Nel merito, le banche saranno tenute ad accantonare maggiori riserve di capitale anche per i crediti in bonis, ai primi segnali di deterioramento, indipendentemente dal verificarsi di eventi oggettivi, ma tenendo conto della sola probabilità di perdite in futuro. Nonostante il regime transitorio che diluirà in 5 anni gli effetti negativi sui coefficienti di capitale dei maggiori accantonamenti, la modifica contabile avrà evidenti e concrete ripercussioni sul capitale delle banche, sulla gestione dei prestiti e sulla capacità di sostenere l’economia reale e concedere credito a famiglie e imprese. Saranno inoltre esclusi dal regime transitorio (cosiddetto phase-in) i maggiori accantonamenti sui crediti classificati come deteriorati.

Ma c’è di più. Queste nuove regole non varranno per tutte le banche europee. Per esempio, non per le oltre 1.600 banche locali e regionali della Germania, la quasi totalità del sistema creditizio tedesco, che continueranno tranquillamente a seguire i principi contabili nazionali. Un privilegio che si aggiunge al vantaggio di aver ottenuto l’esclusione dal sistema di vigilanza unica della BCE entrato in vigore nel 2014. È una situazione assolutamente inaccettabile che crea ulteriori distorsioni della concorrenza tra sistemi bancari nazionali e amplifica le già profonde asimmetrie che caratterizzano questa finta unione bancaria fondata su 2 pesi e 2 misure.

Ancora una volta a uscirne penalizzate saranno soprattutto le banche piccole e le banche che hanno un modello di business incentrato sui prestiti a famiglie e PMI, già soffocate da una vigilanza e regole asfissianti.

Meno licenziamenti, più felicità: appello alla famiglia Canali

Il Blog delle Stelle

 
Meno licenziamenti, più felicità: appello alla famiglia Canali

Meno licenziamenti, più felicità: appello alla famiglia Canali

Author di Luigi Di Maio

di Luigi Di Maio

Sabato scorso a Carate Brianza ho incontrato, con il nostro portavoce Davide Tripiedi, le lavoratrici della Canali, storica azienda di moda, che rischiano il licenziamento. Si tratta di 134 persone, 130 donne. Ho promesso loro che mi sarei interessato personalmente della vicenda inviando una lettera alla famiglia Canali con l’obbiettivo di farli sedere al tavolo con il Ministero per trovare una soluzione alternativa ai licenziamenti. Di seguito trovate il testo della lettera inviata. Sono vicino alle lavoratrici della Canali e, come ben sanno, insieme a Davide continueremo con tutti i mezzi che abbiamo a batterci per loro e le loro famiglie.

Alla famiglia Canali,

vi scrivo questa lettera dopo aver incontrato un gruppo di lavoratrici e lavoratori della vostra azienda a Carate Brianza che mi hanno raccontato dei licenziamenti previsti di 134 dipendenti, tra cui 130 donne. Erano preoccupate per le loro sorti, ma soprattutto per le sorti dei loro figli e delle loro famiglie. Ho ascoltato le loro storie e ho visto le loro facce, le mani con cui hanno contribuito al successo di un’azienda che è uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy. Conosco la vostra storia. Siete nati nel 1934, in tempi di guerra, tempi difficili e nonostante ciò avete costruito un’azienda che ha dato migliaia di posti di lavoro nell’arco di più di 80 anni e che ha dato lustro al nostro Paese. Le lavoratrici che ho incontrato qualche giorno fa dicevano con orgoglio che Obama veste gli abiti che loro producono.

Come Vicepresidente della Camera, membro del Parlamento italiano e rappresentante delle istituzioni, conosco bene le problematiche delle imprese, ma sono altrettanto preoccupato per i problemi dei lavoratori che rischiano, in un numero sempre maggiore, di rimanere senza un lavoro e senza nessun aiuto dallo Stato. Per me le piccole e medie imprese italiane, soprattutto quelle che esportano il Made in Italy nel mondo, sono la spina dorsale del Paese e senza di esse il Paese muore. Le esigenze dell’impresa vanno rispettate perché solo se l’impresa prospera può continuare a dare lavoro e generare ricchezza all’interno della comunità. Altrettanto doveroso è rispettare le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori: parliamo della vita di madri, di figli e di padri. Parliamo di garantire serenità alle famiglie. In particolare di 134 famiglie che traggono sostentamento dal lavoro presso il vostro stabilimento di Carate Brianza.

Così come ho incontrato le lavoratrici di Carate Brianza, che ho trovato estremamente preoccupate per i licenziamenti, vorrei incontrare voi per discutere delle problematiche riguardanti gli annunciati licenziamenti e per proporre eventuali soluzioni a questa complessa situazione che garantiscano tanto il successo dell’azienda quanto la vita delle lavoratrici e dei lavoratori. Un Paese giusto è infatti quello che garantisce sicurezza e prosperità a entrambi. Gli uni non possono vivere senza gli altri, e viceversa.

Vi invito anche a sedervi al tavolo di confronto aperto presso il Ministero dello Sviluppo Economico, interlocutori, per chiarire la posizione dell’impresa sulla scelta di licenziamento collettivo. Il tavolo potrebbe portare a una soluzione che rispetti le scelte dell’azienda e le esigenze dei lavoratori.

Confido nella vostra comprensione e rimango in attesa di un positivo riscontro a quanto da me richiesto. Vi porgo i miei più cordiali saluti.
Il Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio

 

In Olanda per rafforzare la democrazia diretta

In Olanda per rafforzare la democrazia diretta

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“Abbiamo partecipato al workshop organizzato in Olanda dalla organizzazione intergovernativa International IDEA sui partiti più innovativi al mondo. Siamo stati l’unica forza politica italiana invitata a partecipare. Questo è un segnale di fiducia e stima nel lavoro che stiamo svolgendo nelle Istituzioni nazionali ed europee. Questo dimostra che siamo considerati una forza credibile e in grado di governare e rappresentare tutti i cittadini.

Ci siamo confrontati sui metodi e gli strumenti utilizzati dalle eccellenze mondiali che praticano la democrazia diretta nei loro Paesi e che coinvolgono i cittadini nelle scelte politiche di tutti i giorni: il Partito dei Pirati in Islanda, Alternativet in Danimarca, Podemos in Spagna, il Pvda in Olanda e Aam Aadmi party in India. Eleonora Evi, europarlamentare dell’Efdd – MoVimento 5 Stelle che fa parte della Commissione Petizioni, ha raccontato la nostra unicità che, senza fondi pubblici e grazie al solo utilizzo della Rete, è riuscito in solo 4 anni a passare da 0 a 8,7 milioni di voti nelle elezioni politiche del 2013. Un risultato che si è consolidato negli anni con l’elezione di migliaia di portavoce in tutti livelli istituzionali, dai Comuni al Parlamento europeo, senza dimenticare la vittoria fortemente simbolica a Roma, capitale d’Italia. In totale 45 Comuni dal Nord al Sud d’Italia hanno scelto una amministrazione a 5 Stelle.

La nostra forza e la differenza con gli altri partiti è la democrazia diretta. Siamo gli unici ad aver scelto il candidato premier e il programma di governo delle prossime elezioni politiche attraverso una votazione. In Europa questo lo riconoscono tutti. Nel nostro portale più di 140.000 attivisti partecipano attivamente alla vita del Movimento 5 Stelle, sono state caricate dagli eletti 326 proposte di legge che poi hanno ricevuto 80.000 commenti. Tutti i cittadini possono presentare le loro proposte: finora ben 6.200 leggi di iniziativa popolare sono arrivate e le più meritevoli sono state portate in Parlamento.

Siamo gli unici ad avere la democrazia diretta nel nostro dna. Al Parlamento europeo facciamo parte di un gruppo politico che la porta nel nome: Efdd – “Europa della libertà e democrazia diretta. Il nostro obiettivo è cambiare i Trattati europei per rafforzare gli strumenti di democrazia diretta. Basta decisioni prese nelle stanze dei bottoni! La Rete è una grande opportunità che rende più trasparente e democratica la gestione della cosa pubblica” .

Il MoVimento 5 Stelle in Giappone

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Il MoVimento 5 Stelle in Giappone

Il MoVimento 5 Stelle in Giappone

Authordi Riccardo Fraccaro
 

di Riccardo Fraccaro

Dal Giappone porto con me a casa un bagaglio incredibile di esperienze e di soddisfazioni. Siamo stati invitati a Tokyo per parlare del M5S e abbiamo ricevuto un’accoglienza straordinaria, che ci deve rendere orgogliosi e spronare ad andare avanti perché la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.

Al primo degli incontri ho trovato la sala gremita, gente anche in piedi e persone che prendevano appunti. Ho spiegato loro che è possibile rivoluzionare la partecipazione alla politica, che un movimento nato dal basso è diventato la prima forza del Paese e che milioni di italiani si sono riconosciuti in una comunità. Ho risposto alle moltissime domande che mi hanno rivolto i partecipanti riscontrando un interesse incredibile nei confronti del M5S.

A seguire ho incontrato Yohei Miyake, un attivista giapponese che attraverso la musica è riuscito a radunare tantissime persone intorno alle sue battaglie sul pacifismo e l’impegno civile. Sono poi stato ricevuto dall’Ambasciatore italiano a Tokyo, Giorgio Starace, dal quale ho avuto conferme precise sulla grande importanza degli scambi commerciali tra Giappone e Italia. Ho anche avuto il piacere di incontrare l’ex ministro dell’agricoltura Yamada, oggi impegnato come attivista, e il senatore Yamamoto, uno dei più famosi esponenti politici del Paese. A loro ho voluto presentare i prodotti e le bellezze del mio territorio, il Trentino-Alto Adige.

Infine sono intervenuto alla Camera dei Consiglieri del Giappone, l’equivalente del nostro Senato, per parlare del MoVimento 5 Stelle davanti a centinaia e centinaia di persone. È stato un enorme successo per il nostro progetto politico che ha suscitato un entusiasmo strepitoso.

Ho raccontato del nostro percorso sin dalle sue origini, tutte le battaglie che portiamo avanti nelle istituzioni e le riforme che realizzeremo quando saremo al Governo. Ho spiegato che ci tagliamo gli stipendi per finanziare le imprese, che vogliamo introdurre il reddito di cittadinanza, che puntiamo al concetto di smart nation e lasciamo votare gli attivisti per scegliere i candidati e prendere importanti decisioni. Il loro apprezzamento è stato davvero totale e non posso che ringraziarli.
Ho anche incontrato gli esponenti dei partiti politici giapponesi, ai quali ho illustrato le nostre priorità confrontandomi sui temi principali, e a seguire ho tenuto una conferenza stampa con i giornalisti e un’ampia intervista con una testata di informazione indipendente.

È stata una visita dall’agenda fitta di appuntamenti che è stata l’occasione per smentire le false rappresentazioni che spesso arrivano all’estero presentando il vero programma che abbiamo per il nostro Paese. È stato anche per noi un momento di crescita e confronto, ho potuto conoscere da vicino una realtà che per moltissimi aspetti è assimilabile alla nostra soprattutto per l’esigenza di rinnovare le forme della rappresentanza restituendo centralità ai cittadini. L’applicazione della democrazia diretta è stata valutata con grandissimo interesse dai nostri interlocutori che ora lavoreranno per introdurla anche in Giappone.

Siamo diventati un modello da imitare e questo è ciò di cui vado più fiero. A questo punto spero che il M5S possa tornare presto a Tokyo come forza di Governo. È il nostro prossimo passo per la riscossa dell’Italia.

 

Lettera del MoVimento 5 Stelle all’OSCE per il monitoraggio delle prossime elezioni politiche

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Lettera del MoVimento 5 Stelle all'OSCE per il monitoraggio delle prossime elezioni politiche

Lettera del MoVimento 5 Stelle all’OSCE per il monitoraggio delle prossime elezioni politiche

Negli ultimi giorni una buona notizia: pare proprio che l’OSCE verrà in Italia per il monitoraggio delle prossime elezioni politiche! A inizio dicembre incontreranno i gruppi politici e la delegazione del MoVimento 5 Stelle sarà ricevuta il 12. Se nessuno dei partiti si oppone hanno tutta l’autonomia di poter venir a controllare la regolarità del voto. Noi ci auspichiamo che sia davvero così per non far piombare tutta l’Italia nella situazione in cui si trova oggi la Sicilia. Nel frattempo ci siamo sentiti in dovere di inviare loro una lettera in cui raccontiamo cosa è successo alle ultime regionali siciliane e altri casi eclatanti in altre regioni italiani per sollecitare la loro presenza. L’OSCE si occuperà di monitorare per garantire la regolarità del voto e sottolineiamo la necessità di un focus sulla situazione dei media e del tempo da loro dedicato ai vari gruppi politici. Luigi Di Maio

di Luigi Di Maio, Emanuele Scagliusi, Fabio Massimo Castaldo e Ignazio Corrao

Alla Cortese Attenzione di Dott. Michael Georg Link, Direttore dell’ODIHR: Ufficio OSCE per le Istituzioni Democratiche ed i Diritti Umani (ODIHR), Varsavia e p.c. al Dott. Roberto Montella, Segretario Generale OSCE PA

Egr. Dott. Link,
le scriviamo per esprimerLe la nostra preoccupazione, in vista delle prossime elezioni politiche che si terranno in Italia nei primi mesi del 2018.
Purtroppo, già nelle ultime elezioni regionali, svoltesi in Sicilia nel Novembre scorso, si sono riscontrati casi di voto di scambio e di brogli. È trascorso quasi un mese dalle elezioni ma non sono mancate le testimonianze di voto di scambio. Giusto per citare gli esempi più eclatanti, vorremmo porre alla vostra attenzione quanto appreso da un servizio andato in onda su una emittente nazionale, nel quale le immagini svelano una presunta compravendita di voti in favore di un candidato consigliere alle ultime regionali (https://goo.gl/h3yGeV). Una donna a cui era stata offerta, tramite un’intermediaria, la cifra di 50 euro per votare il candidato consigliere di centro destra. Il giorno successivo alle elezioni la stessa persona andava a riscuotere la somma promessa e filmava tutto con l’ausilio di una telecamerina nascosta. Un altro documento filmato mostra un elettore che chiede spiegazioni sul voto di sua madre (https://goo.gl/tNaWRD). Secondo l’uomo, che ha registrato di nascosto il suo colloquio con la funzionaria dell’ufficio, la madre sarebbe allettata e interdetta, essendo anche incapace di muovere gli arti, dunque non sarebbe possibile che abbia chiesto di votare nel seggio speciale allestito nella struttura che la ospita. Un servizio che getta l’ennesima ombra sul regolare svolgimento della campagna elettorale e che ha visto la Polizia di Stato avviare una indagine per redigere una informativa sulla presunta compravendita.

Altri casi ci sono stati in passato come in Campania dove un votante è stato costretto a “documentare” la sua preferenza per un determinato candidato e per un determinato candidato consigliere o dove alcuni elettori sono stati sorpresi, in due distinti episodi, a fotografare le proprie schede elettorali con i propri cellulari, dopo aver votato o in Umbria, un rappresentante di seggio del Movimento Cinque Stelle ha denunciato la scomparsa di schede elettorali, che probabilmente dovevano essere utilizzate per “inserirle” in urna dopo, a votazione già terminata.

Questi sono solo alcuni, dei casi verificatisi negli ultimi anni ma, come dimostrano anche le denunce avanzate in passato da alcuni personaggi pubblici italiani, il problema del voto inquinato in Italia è cronico e resiste negli anni.

Vorremmo altresì sottolineare la necessità di un focus sulla situazione dei media e del tempo da loro dedicato ai vari gruppi politici. Infatti, è da mesi che osserviamo una certa riluttanza da parte delle principali emittenti televisive nazionali, pubbliche e private, nel rispettare i tempi di parola previsti per i vari gruppi politici. Dallo studio dei suddetti dati (www.opentg.it) emerge che il M5S, nonostante alle ultime elezioni politiche fosse il gruppo parlamentare maggiormente suffragato dagli italiani, ottiene molto meno spazio di parola rispetto a gruppi parlamentari meno suffragati. Il divario diventa ancora più ampio quando si analizzano i dati relativi alle emittenti Mediaset, private ma presenti su tutto il territorio nazionale. Ritenuto che il maggior azionista delle emittenti Mediaset è uno degli attori della imminente campagna elettorale, direi che il rischio di disparità sia tutt’altro che remoto.

Insomma, casi preoccupanti ci sono da tempo anche in Italia e, dal momento che consideriamo l’esito di questo voto determinante per la vita delle istituzioni e dei cittadini italiani, riteniamo opportuno sollecitare l’attenzione dell’OSCE, affinché valuti l’opportunità di avviare una specifica missione di osservazione elettorale e di focus sulla situazione dei media e sul rispetto della par condicio, durante la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche del 2018.

L’attività di monitoraggio elettorale costituisce una componente fondamentale della politica dell’Unione Europea per la promozione dei diritti umani e della libertà di opinione e di voto. Come lei sa, a partire dal 1994, l’Italia ha fornito alle varie operazioni di monitoraggio elettorale condotte dall’OSCE/ODIHR circa 500 esperti in materia elettorale, che hanno partecipato alle missioni di osservazione o di supervisione elettorale condotte in numerosi Paesi partecipanti dell’OSCE.

Da quanto emerso negli ultimi giorni sembra che il monitoraggio dell’OSCE alle prossime elezioni ci sarà e questo ci conforta perché riteniamo che sia opportuno un sostegno da parte vostra per garantire ai cittadini italiani elettori la libertà di voto e saremmo felicissimi di incontrarVi il prima possibile per approfondire il tema.

Confidando in un suo positivo riscontro, la ringraziamo anticipatamente per aver risposto alle nostre sollecitazioni e per la sua preziosa disponibilità. L’occasione è particolarmente gradita per porgerle i nostri più cordiali saluti.

 

Lotta alle tasse (ingiuste), a Vibo parliamo dell’impegno 5stelle

Lotta alle tasse (ingiuste), a Vibo parliamo dell’impegno 5stelle

Vi diremo di come si può reagire all’aumento delle bollette e i pagamenti sempre più pesanti richiesti ai cittadini.
L’Italia è la patria del caos tasse. Solo nel 2016 sono state approvate 11 leggi che hanno modificato 110 normative esistenti;. Inoltre sono stati emanati 36 decreti, 50 circolari e 122 risoluzioni del Ministero delle Finanze, nonché 72 provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Numeri da brivido! La gran parte di queste disposizioni sono destinate a gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini e a ridurre i loro diritti. In compenso, la grande evasione e le rendite dei potentati finanziari non sono toccate. Oggi solo il Movimento 5stelle è dalla parte dei cittadini e delle piccole e medie imprese: facendo quotidianamente barriera, in parlamento, alla legalizzazione dei soprusi e assistendo sul territorio, con i nostri Punti d’ascolto regionali, i contribuenti oppressi. L’ultimo caso dell’illegittima applicazione della tassa sui rifiuti (TARI) in moltissimi Comuni italiani, scoperta grazie all’attività dei parlamentari M5s, ne è la prova più tangibile insieme alle decine di milioni di euro che i Punti SOS del Movimento stanno facendo restituire ai cittadini ingannati. Di questo parleremo a Vibo Valentia, il prossimo SABATO 9 dicembre, nella sala della Biblioteca comunale. Ci troviamo alle ore 17,30. Non mancate, per combattere la pressione fiscale bisogna essere informati. E noi mettiamo a disposizione strumenti per aiutare in concreto i cittadini. Continua a leggere

Multe europee sul latte: i conti non tornano

Multe europee sul latte: i conti non tornano

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L’Italia ha pagato all’Europa circa 30 milioni di euro di multa per le quote latte, solo per quanto riguarda l’annata 2014-15. Erano soldi davvero dovuti dai nostri 2040 allevatori che li hanno sborsati? Dopo aver fatto una ricerca presso l’istituto Zooprofilattico di Teramo detentore della Banca nazionale del bovino, e dall’incrocio delle due banche dati del ministero delle Politiche agricole e del ministero della Salute sono emerse situazioni critiche.

Le multe pagate all’Europa non erano dovute. Il ministro dell’Agricoltura sapeva? L’Agea con le sue sedi regionali, i centri di assistenza agricola, le associazioni di allevatori, perché non hanno mai fatto chiarezza?

Dai numeri della ricerca portata avanti dal portavoce in Senato Luigi Gaetti, in oltre un anno e mezzo, appare evidente che in Italia vi siano una serie di anomalie, sulle quali sarebbe opportuno procedere con delle indagini. I dati sono stati presentati alla commissione parlamentare Antimafia e sono confluiti anche in un esposto consegnato al procuratore Pignatone. Oggi vengono presentati in conferenza stampa con i portavoce Lugi Gaetti, Danilo Toninelli e Marco Zullo.

Appare evidente che in Italia qualcosa non funziona, perché non ci sono vacche a sufficienza per produrre la quantità di latte dichiarato.

A questo punto i casi sono due: se consideriamo giusta la quantità di latte dichiarato all’Europa, significa che per una parte viene importato dall’estero e spacciato per italiano, commettendo una frode commerciale. Se invece è il numero delle vacche presenti il dato giusto, non ci poteva essere una sovrapproduzione e pertanto le multe non erano dovute.

Dobbiamo ricordare che queste multe hanno indotto la chiusura di diversi allevamenti (nel solo 2015 secondo Coldiretti hanno chiuso poco più di 1000 aziende da latte) ed in alcuni casi i conduttori si sono suicidati.

Secondo i dati forniti dal Ministero delle Politiche agricole ed AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), la produzione di latte in Italia nell’annata 2014-2015, avrebbe superato il quantitativo stabilito dalla Comunità Europea di circa 1 milione di quintali, avrebbe dovuto essere 109 milioni di quintali mentre ne sono stati dichiarati 110 milioni. Questo sforamento ha comportato una multa per i nostri allevatori di circa 30 milioni di euro.

La Banca Nazionale del Bovino, certificata dalla Comunità Europea, perfettamente funzionante con elevati standard qualitativi, registra analiticamente i 30451 allevamenti italiani di vacche da latte distinti dagli allevamenti di vacche da carne. I capi equivalenti presenti nell’annata in esame erano 1.387.575, troppo pochi per produrre il quantitativo di latte dichiarato. Pertanto le multe che hanno pagato gli allevatori non erano dovute.

A rafforzare la nostra denuncia concorre anche un secondo modo di contare i capi e cioè in base al numero delle marche auricolari (orecchini) dei nuovi nati (perché come tutti sappiamo una vacca produce latte dopo aver partorito): quindi tanti nuovi nati, circa 1.225.000, altrettante vacche che producono latte. Anche questo dato conferma l’impossibilità che in Italia si siano prodotti 110 milioni di quintali di latte, visto che da questo calcolo le vacche sono ancora meno di quelle registrate nella Banca Nazionale del Bovino.

Altra anomalia degna di nota è il fatto che tra i 30451 allevamenti produttori di latte, 1343 avevano cessato l’attività prima del aprile 2014 e 50 di essi risultavano senza capi di bestiame. Inoltre risultano operanti 184 aziende che dichiarano di produrre 292558 quintali di latte ma hanno le stalle vuote.

La qualità del latte è valutata in base alla percentuale di grasso presente (mediamente intorno al 3,70%). Ci sono invece 327 allevamenti che producono un latte con percentuali di grasso irrisorie, verrebbe da dire “parzialmente scremato”, il che è impossibile.

Questo stratagemma fraudolento permette di dichiarare un minor quantitativo di latte prodotto e quindi di rientrare nei parametri richiesti.
Impressiona che nessuno degli istituti coinvolti: Ministeri, AGEA con le loro sedi regionali, Centri di Assistenza Agricola, Associazioni di Allevatori abbia mai fatto chiarezza e si sia messo a verificare questi dati.

Stupisce come queste criticità siano state “urlate” più volte in Senato, il 6 maggio 2015 ed il 1 luglio del 2015 e nessuno sia andato a verificare quello che i nostri portavoce affermavano e che nessuno abbia mai smentito. Per queste ragioni chi ha sottaciuto dovrebbe seriamente prendere in considerazione le dimissioni, per decenza o per incapacità.

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Sbarchi dalla Libia: tutte le bugie del governo

Sbarchi dalla Libia: tutte le bugie del governo

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Intervento di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa, durante la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni riunita per discutere dell’accordo con la Libia. Era presente il prefetto Mario Morcone, Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno, che NON ha risposto alle domande che gli sono state rivolte.

di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Solo qualche settimana fa, gli accordi tra Unione Europea, e in particolare tra l’Italia e la Libia, sono stati definiti disumani dall’alto commissario dell’Onu per i diritti umani. Ha parlato di “oltraggio alla coscienza dell’umanità” per quanto riguarda il trattamento riservato ai migranti in Libia. Ha parlato di prigionia arbitraria e senza limiti di tempo, tortura, stupro, sfruttamento e ricatto. Servizi della CNN hanno mostrato un traffico di schiavi in atto in Libia, dove le persone vengono battute all’asta. E solo qualche giorno fa la televisione pubblica italiana (la trasmissione Report) ha trasmesso un video dove si vede l’equipaggio di una motovedetta libica della guardia costiera picchiare migranti, altri aggrappati alla stessa motovedetta trascinati via mentre un elicottero della Marina militare italiana cercava di bloccarla inutilmente. Sono state aperte delle inchieste da una qualche autorità per questa evidente violazione dei diritti umani?

Il Governo di Al-Sarraj riceve i nostri soldi ma non controlla il suo territorio. Il controllo è appaltato direttamente o indirettamente a milizie in lotta con altre milizie, gruppi che gestiscono anche il traffico dei migranti e da cui dipende l’aumento o la diminuzione degli sbarchi in Italia.

Poiché non esiste una sola autorità riconosciuta in Libia, quando si dice che stiamo addestrando la Guardia costiera libica, chi stiamo pagando e addestrando esattamente? Quale territorio libico, quale tratto di mare viene controllato e da chi? In Libia, l’Italia e l’Unione europea stanno facendo la guerra ai trafficanti o ai migranti?  Chi controlla e gestisce i centri di detenzione in Libia? Anche quei centri ricevono soldi dall’Italia e dall’Unione Europea? Può dirci quanti sono stati i provvedimenti di espulsione di diversa tipologia emanati in Italia la percentuale dei rimpatri effettivamente eseguiti verso i paesi con cui abbiamo accordi di riammissione e verso i paesi con cui non abbiamo alcun accordo?” Continua a leggere

Contrabbando di tabacco, la Commissione fa il gioco delle multinazionali

Contrabbando di tabacco, la Commissione fa il gioco delle multinazionali

tabacco-m5s-pedicini-movimento-grillo.jpgdi Piernicola Pedicini, EFDD – M5S Europa

La commissione ambiente del Parlamento europeo ha votato negativamente le nostre obiezioni proposte contro gli atti di implementazione per la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti del tabacco. I provvedimenti della Commissione Europea sicuramente non garantiscono una piena indipendenza dall’industria del tabacco per le imprese che saranno scelte ad implementare il sistema di tracciabilità. Controllore e controllato coincideranno in questo folle gioco a vantaggio delle multinazionali e a scapito dei cittadini.

Devo constatare l’ennesimo trattamento da zerbino riservato al Parlamento europeo: all’esecutivo europeo sono serviti ben tre anni per produrre delle proposte imperfette che il Parlamento ha avuto solo poche settimane per valutare. La Commissione ha usato l’argomento “scadenza dei termini” adducendo la necessità di adottare questi atti entro il 5 dicembre prossimo.

Persino le ONG che lottano contro il fumo e il contrabbando del tabacco in favore della salute pubblica, pur avendo messo bene in evidenza le carenze dei documenti, hanno preferito cedere di fronte alle pesanti pressioni della Commissione per ragioni che mi riservo di verificare appropriatamente, in particolare sul fronte dei finanziamenti europei che la stessa commissione eroga in materia di politiche di prevenzione. In tal modo il Parlamento ha rinunciato una volta ancora al diritto/dovere di controllo democratico sugli atti dell’esecutivo.

Le nostre richieste pretendevano principalmente il rafforzamento dei criteri stabiliti per verificare l’indipendenza finanziaria dall’industria del tabacco dalle entità preposte allo sviluppo e all’implementazione del sistema di tracciabilità. Controllore e controllato, come detto, non devono e non possono coincidere. Per poter essere considerate indipendenti, l’impresa o il gruppo di imprese in questione dovevano dimostrare che lo 0% del loro fatturato annuo provenisse da beni e servizi forniti nel settore del tabacco prima dell’assunzione delle loro funzioni rispetto al sistema di tracciabilità. E che solo il 10% del loro fatturato annuo provenisse da beni e servizi forniti nel settore dopo l´assunzione delle funzioni. Percentuali ben più basse di quelle predisposte dalla Commissione: 10% prima e 20% dopo.

L’assenza di conflitti d’interesse per le figure apicali dell’impresa o il gruppo di imprese doveva essere valutata nei dieci anni precedenti all’assunzione delle funzioni e non nei cinque proposti. Anche i dipendenti e i tecnici di questa impresa o gruppo di imprese dovevano dichiarare la loro assenza di conflitti di interessi. Le medesime regole ferree dovevano essere applicate anche alla valutazione dell’indipendenza delle imprese subappaltanti. L´indipendenza delle imprese pubbliche non doveva essere “presunta” ma valutata con gli stessi criteri di valutazione applicati alle private. Infine, I requisiti d’indipendenza dovevano essere monitorati periodicamente almeno ogni tre anni.

Proposte di buon senso che sono state bocciate senza troppi scrupoli. Il 5 dicembre gli Stati membri si dovranno riunire in sede di comitato per prendere la decisione finale. Vista la volontà del Governo di cui vi abbiamo già parlato qui, non nutriamo grandi speranze sulla posizione italiana. Ancora una volta la tutela della salute pubblica, la lotta alle frodi e la trasparenza potrebbero essere sacrificate sull’altare delle multinazionali. Continua a leggere

Buone notizie da Roma!

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Buone notizie da Roma!

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di MoVimento 5 Stelle Roma

CASALOTTI, APRE UN NUOVO PARCO GIOCHI
Inaugurato un nuovo parco giochi in via Borgosesia a Casalotti, nel XIII Municipio. A tagliare il nastro la sindaca Virginia Raggi, la presidente del Municipio Giusi Castagnetta e i bambini e le maestre dell’istituto scolastico “Bajocco 259”. Il logo del parco è stato disegnato da un alunno della scuola che ha partecipato al concorso “Il mio parco in un nome in un’immagine”.

AL VIA DIFFERENZIATA HI-TECH NEL GHETTO
Al via la raccolta differenziata tecnologica nel quartiere Ebraico di Roma. Un rivoluzionario sistema porta a porta con l’utilizzo di sacchetti “intelligenti” dotati di microchip che traccia le quantità dei rifiuti. Dopo i Municipi VI e X, un altro importante passo nella realizzazione del Piano materiali post consumo. L’obiettivo è estendere entro il 2021 a tutta la città la nuova raccolta differenziata domiciliare.

1,6 MILIONI DI EURO PER CICLABILI
A breve Roma avrà due nuove ciclabili grazie a un investimento di 1,6 milioni di euro. Si tratta del prolungamento della pista di Monte Ciocci, lungo via Anastasio II, via Leone XIII, Piazza Pio XI fino a Circonvallazione Gianicolense, e della nuova pista di via Labicana-Manzoni che andrà a collegarsi con il tunnel di Santa Bibiana. Previsto anche il rafforzamento delle colonnine taxi e l’ampliamento del car sharing comunale nelle periferie.

AL LAVORO SUL SISTEMA UNICO DI SEGNALAZIONE
Si è conclusa la consultazione online sul prototipo del nuovo Sistema Unico di Segnalazione. Cinquemila cittadini hanno effettuato l’accesso al portale di Roma Capitale e 4mila hanno compilato il questionario formulando proposte e suggerimenti. Particolarmente apprezzata la semplificazione dei servizi e l’utilità di avere un unico punto di segnalazione per interagire con l’Amministrazione.

 

Meno smog, più felicità

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Meno smog, più felicità

Meno smog, più felicità

di Luigi Di Maio

Nelle ultime settimane sto passando molto tempo in Nord Italia: è da qui che è iniziato il Rally a tutta velocità che andrà avanti fino a marzo (sostienici con una donazione), il cui traguardo è il governo del Paese. Questa zona è il motore economico del Paese, ma i problemi esistono e riguardano la qualità della vita. Uno dei principali è l’inquinamento, non a caso la settimana scorsa abbiamo piantato migliaia di alberi in tutta Italia e centinaia solo a Milano.

La qualità dell’aria costituisce un urgente problema sanitario, che è anche un grave problema sociale ed economico. Secondo l’Ocse e l’Oms quello che chiamiamo smog, cioè l’aria avvelenata delle nostre città, soprattutto in Pianura Padana, causa 90 mila decessi prematuri l’anno che ci costano circa 88,5 miliardi di euro l’anno. Circa il 5% del Pil. E’ una ferita che fatica a rimarginarsi. Bisogna agire immediatamente. Noi abbiamo nel nostro progetto soluzioni concrete e programmatiche che guardano non al prossimo anno, ma ai prossimi decenni.

Le soluzioni tampone come bloccare i centri cittadini ai mezzi inquinanti, le domeniche ecologiche, sono necessarie ma non bastano di certo senza un’azione politica organica e strutturata. In Pianura Padana, in particolare, vivono più di 24 milioni di persone e di conseguenza è una delle zone dove l’allarme ambientale presenta il conto sanitario più elevato. Per questo ho scritto una lettera ai presidenti delle quattro regioni più colpite: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. C’è bisogno di un’azione coordinata: potenziare il trasporto pubblico locale con mezzi elettrici, bloccare la costruzione di nuovi impianti inquinanti, pianificare azioni di governo.

Il MoVimento 5 Stelle presenterà un pacchetto di emendamenti alla legge di Bilancio per affrontare fin da subito, con la manovra finanziaria, l’emergenza smog. Proponiamo misure per investire nelle energie rinnovabili, sviluppare il verde e la riforestazione urbana, potenziare i controlli, il monitoraggio e la ricerca ambientale, investire su mobilità sostenibile, incrementare la flotta dei veicoli elettrici per il trasporto pubblico urbano.

Un pacchetto di emendamenti per iniziare una lotta che non può essere rimandata. Invitiamo i governatori a fare pressione affinchè siano approvati. La nostra salute, la salute di tutti noi, non può aspettare.

 

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Più garanzie alle famiglie, più figli: più felicità!

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Avete visto il rapporto Istat sulla natalità? Calano i nati e diminuisce il tasso di fecondità, lontanissimo da quel “tasso di sostituzione” che servirebbe a mantenere la popolazione totale su livelli almeno costanti (poco oltre i 2 figli per donna).

I dati sono allarmanti:
473.438 bambini nati nel 2016, cioè -12mila sul 2015 e -100mila rispetto a 8 anni fa. Come sottolinea l’Istat il calo riguarda in particolare le famiglie italiane. Il tasso di fecondità complessivo è in calo a 1,34 per donna, 1,26 per le donne italiane. Senza l’apporto degli immigrati i risultati sarebbero ancora più tragici. E personalmente posso dire che è una tristezza. Perché vuol dire che gli italiani non si sentono nelle condizioni di poter fare una famiglia o di poterla allargare.

Questo vero e proprio tracollo si spiega con le politiche dei governi di centro-destra e di centro-sinistra. Il filo rosso che ha unito tutto l’arco politico in questi anni riguarda due settori in particolare:

la spesa per il sostegno alle famiglie e ai bambini, che secondo i dati Eurostat è stabile intorno ad un misero 1,5% del Pil contro l’1,7% medio della Ue e il 2,5% della Francia (paese che vanta un tasso di fecondità maggiore di 2)

il mercato del lavoro, liberalizzato e reso precario anno dopo anno fino al Jobs Act del governo Renzi, e gravato da una disoccupazione reale che si aggira intorno ai 6 milioni di unità

Come possiamo pretendere che giovani disoccupati o sottoccupati, senza reddito, abitazione e stabilità lavorativa mettano su famiglia, con tutti gli oneri economici che ciò comporta? E come possiamo pretendere che chi, nonostante tutto, ha il coraggio di farlo si permetta anche il lusso di una famiglia numerosa? Nel paese transalpino sin dal 2006 si è garantito un assegno mensile da 750 euro alle madri che scelgono il congedo di maternità di 1 anno e le garanzie per le madri lavoratrici sono ben più solide che nell’Europa meridionale e centrale.

Maternità e carriera possono e devono andare insieme.

A ciò si aggiunga che le famiglie francesi con tre o più figli godono di sensibili vantaggi per l’uso dei servizi essenziali, il sistema fiscale per le famiglie è molto favorevole e le scuole materne sono gratuite. Infine, dal 2001 il congedo di paternità può durare fino a 14 giorni e dal 2004 per ogni figlio c’è un premio alla nascita di 800 euro. Questa è una vita di qualità. Più garanzie alle famiglie, più figli: più felicità! È un impegno solenne che porteremo a compimento nell’arco della prossima legislatura se andremo al governo. Sappiamo già cosa fare, sappiamo già che funziona. Lo faremo. Perché per far crescere l’Italia bisogna tornare a fare figli e le famiglie vanno sostenute seriamente.

Chi sono i populisti? Il partito che si vende un bonus mamma come una misura rivoluzionaria o chi, come noi, vuole replicare in Italia le buone pratiche della vicina Francia?

 

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