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NO all’ecodistretto di Castrovillari (CS)         L’Amministrazione del Comune di Castrovillari, in data 3 ottobre 2017, ha approvato in Consiglio comunale una Manifestazione di Interesse circa l’allocazione, sul proprio More »

Biotestamento: un diritto per il Paese, un dovere del Parlamento

  Biotestamento: un diritto per il Paese, un dovere del Parlamento di Silvia Giordano, portavoce MoVimento 5 Stelle Camera In questi anni io e i miei colleghi abbiamo affrontato tantissime battaglie, ma More »

Basilicata contaminata anche dal nucleare

  Basilicata contaminata anche dal nucleare di Vito Petrocelli e Gruppo Metapontino di Lavoro sul Nucleare Basilicata, una regione contaminata anche dal nucleare, come se estrazioni e rifiuti petroliferi non bastassero. Movimento More »

Aborti volontari: Abbiamo impedito un “regalo” a Igreco

Aborti volontari: Abbiamo impedito un “regalo” a Igreco Dopo il nostro intervento di ieri, l’Azienda ospedaliera di Cosenza ha revocato all’istante la delibera con cui aveva assegnato alla privata IGreco il servizio More »

Punto nascita di Vibo Valentia, ho chiesto interventi immediati

Punto nascita di Vibo Valentia, ho chiesto interventi immediati Non c’è un solo secondo da perdere davanti alle gravissime carenze denunciate dai dirigenti medici dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Vibo Valentia. Per More »

Interruzione di gravidanza a Cosenza: Sospetta concessione a IGreco

Interruzione di gravidanza a Cosenza: Sospetta concessione a IGreco Ho chiesto gli atti di una strana delibera dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, con cui al gruppo IGreco è stato assegnato il servizio di More »

Replica articolo la Riviera

Replica articolo la Riviera Articolo ->> http://www.larivieraonline.com/sanit%C3%A0-lincontro-dei-sindaci-della-locride-prefettura-tra-assenze-e-presenze-ingiustificate REPLICA Ammetto, Gianluigi Scaffidi fu un agente speciale utilizzato per scopi segreti nell’ambito della guerra fredda. Mi è utile per obiettivi inconfessabili, avendo il medesimo More »

NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE

NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE Nel 2017 non può accadere una simile tragedia, che pone interrogativi molto seri sull’accompagnamento al parto in Calabria. Presenterò subito un’interrogazione parlamentare. È inquietante la More »

Basta con le discriminazioni delle donne sul lavoro: ecco la proposta di legge M5S

Basta con le discriminazioni delle donne sul lavoro: ecco la proposta di legge M5S   Quando si parla di lavoro e di differenze di genere spesso si sa soltanto che le donne More »

Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono

Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono   di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa. “Forza Italia e Partito Democratico votano al Parlamento europeo contro gli More »

Monthly Archives: settembre 2017

Penitenziario di Vibo Valentia con 60 Agenti in meno, denuncerò in parlamento

Penitenziario di Vibo Valentia con 60 Agenti in meno, denuncerò in parlamento

Situazione insostenibile, sarò al sit-in organizzato dal Sappe il 29 settembre. Sono vicina agli Agenti della Polizia Penitenziaria.

Al Penitenziario di Vibo Valentia ci sono 60 agenti in meno, in pianta organica. È la denuncia, continua e inascoltata, del sindacato SAPPE, che sul posto ha organizzato per venerdì 29 settembre, sino alle ore 18, un sit-in di protesta.

Nello stesso Istituto si trovano 408 detenuti, di cui circa 230 appartenenti alla criminalità organizzata. Il dato sul rapporto tra personale e detenuti è, per quanto riferito dal SAPPE, di un agente ogni tre detenuti, pari al 33%. Sempre secondo il SAPPE, nel resto della Calabria la percentuale in questione sale al 52%, mentre la media italiana è del 66%. In molti casi, per garantire i circa 1200 trasferimenti annui di detenuti – spostati per processi, visite e permessi – a Vibo Valentia viene utilizzato il personale interno dell’Istituto, abbassando inevitabilmente i livelli minimi di sicurezza. Per questo ho deciso di intervenire, partecipando di persona all’iniziativa del SAPPE. Porterò il caso in parlamento. Vibo Valentia non può essere terra di nessuno, abbandonata dallo Stato e costretta a subire tagli e paradossi inaccettabili.

Fuori le scorie dalla Sardegna

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Fuori le scorie dalla Sardegna

Fuori le scorie dalla Sardegna

di MoVimento 5 Stelle Sardegna

Fuori le scorie dalla Sardegna. Una frase ripetuta come un mantra dai nostri sindaci che domani, sabato, raccoglieranno le firme per dire forte e chiaro: non vogliamo che il deposito di scorie radioattive arrivi in terra sarda.

La protesta è comprensibile: la Sardegna ha già dato. Schiava del potere militare ha sacrificato i suoi angoli più belli a esercitazioni, simulazioni belliche, materiali pericolosi e, appunto, radioattivi.

La Sardegna non vuole un deposito che la politica non intende governare. Nel senso più alto del termine. Da due anni la Carta delle aree potenzialmente idonee giace nei cassetti del Ministero dello Sviluppo economico e dell’Ambiente. Un procedimento che era stato promesso come trasparenze e coinvolgente delle esigenze territoriali è gestito come sempre nel segreto delle stanze ministeriali.

Possiamo aspettarci solo il peggio da un governo che non vuole affrontare il problema. Che preferisce magari far imporre la soluzione pescata dal cilindro dai militari, che non dialoga con i territori, che non è capace di scegliere.

Crediamo che la Sardegna non sia un territorio adatto. È vero che è la meno sismica tra tutte le regioni, ma è circondata dal mare, per trasportare le scorie e i rifiuti radioattivi a media e bassa attività serviranno navi, serviranno i nostri porti, serviranno le nostre infrastrutture.

E invece il MoVimento 5 Stelle ha altri piani per questa terra bellissima e già martoriata. Turismo, agricoltura a filiera corta, sviluppo sostenibile: che fine faranno se il nostro entroterra dovesse essere sventrato per costruire una struttura di cui nessuno oggi è in grado di definire con esattezza dimensioni e caratteristiche? Apprendiamo dal programma nazionale per la gestione delle scorie (pubblicato a luglio, costringendo associazioni e enti locali a produrre le osservazioni previste dalla legge durante il mese di agosto: per la serie eccola la trasparenza invocata) che finiranno in questo deposito anche i rifiuti radioattivi dei procedimenti industriali e quindi anche dei Sin, i siti di interesse nazionale, i buchi neri del nostro paese. Ma cosa contengono questi siti? E quanti metri cubi di rifiuti pericolosi? Non si sa, perché spesso non sono partite nemmeno le caratterizzazioni delle bonifiche.

E noi sardi dovremmo fidarci i un governo che ci rassicura con belle parole e che ancora una volta sta nascondendo la polvere sotto il tappeto?

Dovremmo fidarci di chi utilizza il territorio come una discarica, senza rispettare i cittadini e le sue potenzialità di sviluppo?

Vi aspettiamo ai banchetti e vi chiediamo di venire a firmare la nostra petizione. Con armi, rifiuti e radioattività abbiamo già dato.

Fincantieri, STX, e l’interesse nazionale (altrui)

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Fincantieri, STX, e l’interesse nazionale (altrui)

Fincantieri, STX, e l’interesse nazionale (altrui)

di MoVimento 5 Stelle

C’era una volta un cantiere navale, STX, con sede in Francia a Saint Nazaire ma appartenente ai coreani. La Corea vantava infatti una quota di proprietà dell’80%, senza peraltro che il governo francese avesse alcunché da ridire riguardo all”interesse nazionale’.

Purtroppo il cantiere navale franco/coreano finisce in fallimento, mettendo a rischio i posti di lavoro e la cantieristica francese. Ma per fortuna arrivano i nostri: il gioiello italiano Fincantieri fa un’offerta ai coreani, che viene accettata facendo passare il 66% di STX nelle mani esperte dei cantieri italiani.

Tutto a posto? Neanche per sogno. L’interesse nazionale francese si risveglia all’improvviso: la proprietà italiana, a differenza di quella (molto più sostanziosa) coreana mette a grave repentaglio la sicurezza di Parigi e quindi mai sia.
Comincia il braccio di ferro tra governo italiano, governo francese e cantieri navali, e siccome quando si tratta di interesse nazionale altrui l’Italia è sempre molto sensibile e comprensiva (mentre l’interesse nazionale italiano è considerato un concetto obsoleto e retrivo), ecco che alla fine si trova l’accordo. Lo stesso Padoan che lo scorso agosto aveva dichiarato “Mai ripartizione 50-50”, eccolo firmare… la ripartizione 50-50, con l’aggiunta di un 1% concessoci in prestito dalla Francia solo per non far sfigurare il nostro governo sui giornali. La Francia potrà ritirare tale quota quando vuole.

Grande trionfo sui media con foto di Gentiloni accanto a Macron, immenso onore che ci compensa ampiamente dell’ennesima concessione ai francesi (ricordate le immotivate regalìe di interi pezzi di mare?). Per tacere dei gravi rischi che si corrono da un punto di vista della difesa: l’accordo prevede anche il coinvolgimento di altri nostri appetitosi gioiellini, tra i pochi che ci rimangono, quali Leonardo e Finmeccanica che installano sulle navi di Fincantieri delicati impianti militari. Vista la presenza, nell’accordo Fincantieri/STX, del francese Naval Group si rischia che anche le nostre industrie più strategiche finiscano fagocitate. Una vera debacle, insomma, che i media coprono strombazzando sciocche strette di mano con l’imperatore d’oltralpe.

Tutto ruota ancora intorno all’interesse nazionale, quello che l’Italia nasconde sotto il tappeto come fosse una vergogna ma è sempre pronta ad omaggiare quando si tratta di potenti. Eppure, lo sapevate? Nello stesso giorno in cui l’interesse francese prevale su quello italiano, Parigi si piega all’interesse tedesco, consegnando alla tedesca Siemens il controllo sui propri treni Alstom.

Altro che Europa unita, insomma: questa è una catena alimentare in cui ci si fagocita a vicenda. E dispiace constatare che, per colpa di un governo imbelle, l’Italia si ritrovi ancora ultimo anello.

Lavoro e giovani, i primi 5 passi per tornare a crescere

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Lavoro e giovani, i primi 5 passi per tornare a crescere

Lavoro e giovani, i primi 5 passi per tornare a crescere

 

di Luigi Di Maio

Questa mattina sono stato a Torino per il Festival del Lavoro e qui ho presentato alcune delle idee e delle proposte su cui il MoVimento 5 Stelle sta lavorando da tempo e che intendiamo realizzare. Si tratta di misure che mirano a costruire l’architettura di uno Stato intelligente, vale a dire di una “Smart nation” che sia in grado di adeguarsi ai grandi cambiamenti economici aprendo nuove opportunità occupazionali. Chi ci ha governato finora si è sempre guardato indietro, noi abbiamo deciso di guardare avanti. In questo modo:

1. Lo Stato “incubatore”: è una delle cose che ci sta più a cuore
, perché non possiamo rimanere con le mani in mano mentre il mondo del lavoro sta cambiando. Il nostro obiettivo è agevolare lo sviluppo di nuove professioni legate all’innovazione tecnologica e sostenere la nascita di nuove start up, che creano a loro volta nuovi posti di lavoro. Da qui al 2025 circa il 50% dei lavori saranno lavori creativi e il 60% delle professioni che conosciamo oggi si trasformerà o sparirà. L’Italia deve essere pronta a salire sul treno dell’innovazione, perché altrimenti perderemo la possibilità di impiegare i giovani che abbiamo all’estero e quelli che si stanno formando adesso. Per farlo dobbiamo investire, non solo con strumenti come quello del venture capital, ma anche con investimenti pubblici nei settori strategici. Bisogna pensare anche alla creazione di una banca pubblica che sostenga le imprese innovative e faccia credito a tassi agevolati, come hanno già fatto Paesi come la Francia e la Spagna. La Rete e le nuove tecnologie sono un’opportunità enorme: se l’Italia avesse una diffusione di Internet pari a quella della Francia ci sarebbero 186.000 occupati in più. Se fosse pari a quella dell’Olanda avremmo un incremento di 270.000 posti di lavoro. Noi questo gap con gli altri Paesi europei dobbiamo colmarlo.

2. Disinstalliamo il Jobs Act, con cui hanno precarizzato anche il tradizionale lavoro a tempo indeterminato. Dopo i 3 anni di incentivi occupazionali, costati circa 20 miliardi, le aziende hanno iniziato a licenziare. A luglio 2017 i dati ISTAT segnalavano contemporaneamente aumento del tasso di occupazione, ma contestualmente anche un incremento del tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 35,5%. Ma innanzitutto bisognerebbe valutare la qualità del lavoro creato. Nell’ultima nota trimestrale sulle tendenze dell’occupazione, infatti, è stato scritto nero su bianco che su base annua, a fronte di 437 mila nuovi posti di lavoro, la grandissima parte cioè 329.000 sono a tempo determinato. Questo vuol dire che ad aumentare è principalmente il lavoro precario. E che il Jobs Act va cancellato quanto prima.

3. Rafforziamo i Centri per l’impiego
, che sono lo strumento pubblico con cui lo Stato dovrebbe agevolare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Nella nostra proposta per il Reddito di cittadinanza prevediamo una spesa di 2,1 miliardi proprio per questo scopo. Lo facciamo migliorando la selezione e la formazione del personale e anche informatizzando il servizio e ricorrendo, perchè no, ad un’applicazione ad hoc. L’obiettivo è fare in modo che le funzioni di formazione e orientamento dei disoccupati siano reali.

4.Anche i sindacati dovranno autoriformarsi
e adeguarsi alle trasformazioni in corso nel mondo del lavoro, perché altrimenti il rischio è che non siano più in grado di dare risposte adeguate ai lavoratori. Se sarà necessario intervenire per agevolare questa riforma dei sindacati, lo faremo.

5.Cambiare la Legge Fornero: vogliamo introdurre equità nelle pensioni, perché è assurdo pensare che si debba accedere alla propria pensione solo dopo 68, 69 o 70 anni di età. Bisogna pensare seriamente a cosa fare con l’adeguamento alla speranza di vita per permettere un effettivo turn over tra giovani e anziani.

L’Italia ha tutte le carte in regola per ridare dignità a chi ha lavorato per una vita e per tornare ad attrarre i suoi giovani, per restituire loro, e a quelli che hanno scelto di rimanere, un lavoro adeguato e una speranza per il futuro: il MoVimento 5 Stelle sta lavorando per questo.

Monsanto bandita dal Parlamento europeo

Monsanto bandita dal Parlamento europeo

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Il caso glifosato si arricchisce dell’ennesima oscura pagina. Il prossimo 11 ottobre, infatti, è prevista un’audizione congiunta delle commissioni agricoltura e ambiente del Parlamento europeo con il presidente della multinazionale Monsanto. Tuttavia, dopo l’ennesimo scandalo che ha coinvolto questo gigantesca realtà americana che si occupa di biotecnologie agrarie, il vice presidente ha già comunicato il rifiuto di presentarsi a Bruxelles. Un fatto gravissimo che condanna Monsanto senza appello, visto che il problema di cui si sarebbe dovuto parlare è lo scandaloso rapporto con cui l’EFSA ha tentato di “ripulire” il celebre pesticida dall’accusa di essere cancerogeno. Ricordiamo che il documento utilizzato per prorogare la sua licenza in Europa, è di fatto un copia/incolla dei paper della stessa Monsanto. La quale, ovviamente, non aveva interesse ad etichettare il glifosato come dannoso per l’uomo. Intenzione diametralmente opposta a quello dello IARC (Istituto Internazionale per la ricerca sul cancro) che un anno prima ha lanciato l’allarme a livello mondiale essendo il round up (principio attivo del glifosato) il più utilizzato in agricoltura su scala internazionale.

Ecco l’assurda e incredibile risposta del presidente di Monsanto, con cui si addita il Parlamento europeo a non responsabile della vicenda. Si legge: “con tutto il rispetto, non è ruolo del Parlamento discutere della veridicità degli studi scientifici“.

La pressione politica, però, questa volta si è fatta sentire. Dopo mesi di silenzio e di voti dubbi nelle varie plenarie di Strasburgo, la Conferenza dei Presidenti (dove si riuniscono i vari leader dei gruppi parlamentari) ha deciso di bandire i lobbisti della Monsanto dal Parlamento europeo. Un segnale forte che potrebbe segnare la fine di questa triste storia, o almeno così si augurano i milioni di cittadini europei inascoltati ai tempi della celebre ICE. Ricordiamo anche questo: oltre un milioni di firme raccolte in tutta Europa che chiedono di bandire il glifosato dalle tavole dei consumatori e che ancora giacciono in un cassetto.

Per il MoVimento 5 Stelle è solo un piccolo passo. Bene l’interdizione della Monsanto dai palazzi del Parlamento europeo, anche se la pressione lobbistica esercitata va anche nella direzione della Commissione europea e del Consiglio. Chiediamo che questi signori, che evidentemente disprezzano qualsiasi tipo di confronto democratico, vengano banditi da ogni istituzione comunitaria. Inoltre, sarebbe interessante scoprire quante e quali multinazionali in passato si sono rifiutate di presentarsi alle varie audizioni convocate, ad esempio, per fare luce sullo scandalo dell’evasione internazionale. Ci riferiamo alle commissioni speciali TAXE e PANA, avvenute a seguito degli scandali LuxLeaks e Panama Papers.

Inoltre, sarebbe opportuno chiedersi a che punto sia la creazione del celebre “registro di trasparenza”. Più volte invocato per far dormire sonni tranquilli ai cittadini, questo libro che annoterebbe ogni ingresso dei lobbisti ai palazzi europei è in realtà una farsa, perché si basa sulla volontarietà del lobbista stesso d’iscriversi o meno. Solo un atto avente forza di legge li obbligherebbe. Esistono poi alcune attività non coperte da alcuna richiesta di trasparenza: un esempio sono quelle svolte dagli studi legali. Perché a Bruxelles sempre più avvocati fanno attività di lobby per conto della multinazionale di turno; in questo modo quest’ultima può liberamente muovere all’interno delle istituzioni un professionista fuori da ogni regola di trasparenza. E il passe-partout è sempre lo stesso: segreto professionale.

A declinare l’invito è stato anche l’istituto pubblico tedesco Bundesinstitut für Risikobewertung, che si dovrebbe occupare della valutazione dei rischi. Evidentemente è ancora forte l’interesse della Germania nella fusione del colosso americano con la multinazionale del farmaco Bayer. Questo nonostante la Commissione europea abbia aperto un’indagine approfondita sull’operazione che di fatto l’ha bloccata, almeno per ora. Secondo l’antitrust comunitario il nuovo colosso limiterebbe la concorrenza in alcuni settori. Il gruppo tedesco aveva già messo sul piatto 66 miliardi di Euro e la decisione finale è attesa per gennaio 2018.

La storia di Monsanto rappresenta in maniera plastica tutto ciò che in Europa non funziona, almeno per oggi. Una gigantesca mancanza di trasparenza, lobby che influenzano i voti degli europarlamentari e le decisioni del Consiglio, conflitti d’interesse ad ogni livello (specialmente a quello dell’esecutivo comunitario) e una scarsa – per non dire nulla – attenzione alla volontà dei 500 milioni di cittadini che dovrebbe rappresentare. Dobbiamo cambiare paradigma, e dobbiamo farlo velocemente.

Raggi e Sala (PD) sui giornali: trova le differenze

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Raggi e Sala (PD) sui giornali: trova le differenze

Raggi e Sala (PD) sui giornali: trova le differenze

di MoVimento 5 Stelle

Ecco il modo vergognoso in cui la stampa italiana continua a trattare Virginia Raggi. Guardate. Le prime pagine dei quotidiani aprono tutte sul rinvio a giudizio, seppur per due delle tre accuse è stata chiesta l’archiviazione. E guardate come, invece, è stato trattato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, quando è stato rinviato a giudizio per lo stesso tipo di reato, ma con una storia ben più pesante che riguarda gli appalti di Expo.
Non trovate nulla su Beppe Sala in quelle prime pagine? Beh, la risposta è semplice: lui è del Pd.

 

La casta non molla il posto allo stadio

Il Blog delle Stelle

 
La casta non molla il posto allo stadio

La casta non molla il posto allo stadio

di Gianluca Corrado, Simone Sollazzo, Patrizia Bedori-Consiglieri MoVimento 5 Stelle Milano

Pagare per andare allo stadio come fanno tutti i cittadini? Neanche per sogno! Molto meglio andarci gratis. Questo avranno pensato i 25 consiglieri comunali di Milano che ieri hanno votato contro la nostra mozione con cui chiedevamo loro di rinunciare ai due biglietti per evento che gli spettano, a favore di associazioni, scuole e dipendenti comunali.

25 voti contrari su 30, 3 favorevoli del M5S e 2 astenuti. Un’aula compatta come difficilmente abbiamo visto in questi mesi: sì, perché davanti ai privilegi, non c’è destra e sinistra che tenga. C’è solo il sistema partitico che discute su tutto, ma non sui privilegi acquisiti. Dalla Lega al Pd, da Forza Italia a Sinistra per Milano: nessuno vuole mettere mano al portafoglio. I biglietti li devono pagare solo i cittadini. Ci piacerebbe sapere secondo quale criterio. Credono forse che, lavorando nelle istituzioni, abbiano il diritto di mantenere infiniti privilegi (oltre ai biglietti gratis, parcheggi, accessi alla Ztl, convenzioni e molto altro) rispetto a chi lavora alle poste, in fabbrica o in un qualsiasi ufficio?

Per noi, il solo privilegio da mantenere è quello di lavorare al servizio del bene pubblico, cittadini prestati alla politica. Con gli stessi diritti e doveri di chi sta fuori dal palazzo!

#5giornia5stelle 136° puntata, 29 settembre 2017

#5giornia5stelle 136° puntata, 29 settembre 2017

Il nostro resoconto settimanale parte da Italia5stelle, la tre giorni di Rimini che ha visto l’incoronazione del nuovo capo politico eletto dal MoVimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni politiche del 2018, Luigi Di Maio.
Dalle sue parole passiamo a quelle di un’altra portavoce campana, si tratta di Vilma Moronese che ha dichiarato il voto favorevole del gruppo di senatori pentastellati al disegno di legge che promuove il ritorno dei giovani nei piccoli comuni e nei borghi italiani. Approfondisce il tema Patrizia Terzoni, la deputata del MoVimento firmataria con Ermete Realacci di questo significativo provvedimento che pur destinando risorse insufficienti rispetto a quelle chieste dal gruppo cinquestelle rappresenta un importante passo in avanti per ripopolare luoghi storici, di grande bellezza e di importanza fondamentale per il tessuto sociale del nostro Paese.
Ci spostiamo a palazzo San Macuto ed agli uffici della Presidenza della Commissione di vigilanza della Rai dove Roberto Fico ci spiega come una risoluzione votata all’unanimità dalla commissione da lui presieduta cambierà i rapporti di forza e contrasterà concretamente i conflitti di interesse nell’azienda pubblica del servizio radiotelevisivo.
La commissione d’inchiesta sulle banche ha eletto l’ufficio di presidenza: escluso grazie alle solite trame oscure tra partiti il MoVimento 5 Stelle, il Partito Democratico ha scelto per il ruolo di presidente il chiacchieratissimo (anche proprio per aver espresso opinioni critiche in merito alla nascita di questa commissione), Pierferdinando Casini. Ce ne parlano Alessio Villarosa, Carlo Sibilia e Carla Ruocco.
Concludono il nostro notiziario il no alla Camera, dichiarato per conto del MoVimento 5 Stelle da Alfonso Bonafede, al nuovo codice antimafia, il punto sulla legge elettorale di Luigi Di Maio, l’ultimo appuntamento con i seminari di filosofia politica curati da Dalila Nesci ed il NO al Ceta che parte dal question time di Filippo Gallinella al ministro Galletti alla Camera e proseguirà nelle prossime settimane con una battaglia a palazzo Madama fatta insieme ai comitati no ttip.


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    La Calabria non può continuare ad essere “impalata”

    La Calabria non può continuare ad essere “impalata”

    Nel 2007, la Trazzani Energy srl ha chiesto e ottenuto il via libera dalla Soprintendenza archeologica della Calabria per la realizzazione di un parco eolico costituito da 11 aerogeneratori, per una potenza prevista di 9,35 mw, a Tiriolo, piccolo centro della Sila piccola, in provincia di Catanzaro, le cui antiche origini sono ben testimoniate dal parco archeologico di Gianmartino.

    A partire dal marzo 2012, sono stati realizzati alcuni saggi di scavo, ai quali, nel 2014, sono seguiti degli approfondimenti che hanno portato alla scoperta, prima di “evidenze strutturali riconducibili ad una probabile cinta muraria” e poi di “evidenze strutturali pertinenti ad almeno due edifici di fine IV-inizio III sec. a. C. e resti murari riconducibili a due differenti contesti di età medievale.
    Ad aprile 2016, con la dichiarazione d’interesse culturale e l’apposizione del vincolo sull’area, la Soprintendenza ha, di fatto, impedito la prosecuzione dei lavori.

    La Trazzani è ricorsa al Tar che, in data 20 luglio 2017, ha annullato gli atti di divieto della Soprintendenza, colpevole di aver cambiato idea nel 2016, dopo che nel 2008 aveva autorizzato il progetto con i ritrovamenti archeologici già oggetto di valutazioni confluite poi nel parere positivo reso dalla Conferenza dei servizi.

    Le principali fonti di ricchezza del territorio sono costituite dall’agricoltura e dal turismo. La realizzazione del parco, oltre ad oscurare la splendida visione che offre Tiriolo del tramonto sulle Isole Eolie (con lo Stromboli fumante) e sull’Etna, fa venir meno la vocazione turistica dell’area con conseguenze disastrose per l’economia di imprese agricole, turistiche e agrituristiche.
    Il proliferare di parchi eolici in Calabria altro non fa se non deturpare luoghi incontaminati svendendo il territorio ed ipotecandone lo sviluppo futuro all’insegna della mera speculazione mascherata da progresso tecnologico ad emissioni zero. In Calabria oltretutto si continuano ad installare grandi parchi eolici e grosse centrali inquinanti, nonostante ogni anno il bilancio energetico calabrese segnala (dati Terna 2016) un grosso surplus GWh +9.916,6 (+156,9%).

    Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ho chiesto attraverso un’interrogazione parlamentare “quali iniziative intenda assumere al fine di salvaguardare le aree di elevato valore archeologico e paesaggistico.”
    La Calabria non può continuare ad essere “impalata”. Il nostro paesaggio e i nostri beni culturali non possono subire l’ennesima ingiustizia.
    Su Change.org è partita una petizione popolare per sollecitare il Ministro Franceschini che vi invito a sottoscrivere.

    Terina: Le “Balle” di Oliverio, macchinari costosissimi ma con le ragnatele, un caso nazionale

    Terina: Le “Balle” di Oliverio, macchinari costosissimi ma con le ragnatele, un caso nazionale

    Da due anni siamo in trincea, con il collega deputato M5s Paolo Parentela, per il futuro della Fondazione Terina e dei suoi dipendenti. Oliverio aveva promesso il mare, ma non ha dato nemmeno una goccia. Col risultato che attrezzature di oltre 10milioni, pagati dai cittadini, rischiano di marcire, così come i dipendenti della Fondazione, ancora senza stipendio.

    Oliverio balle

    Anche sul futuro della Fondazione Terina il governatore Mario Oliverio si è rivelato un parolaio. Più di un anno fa aveva promesso il rilancio dell’ente regionale e la riorganizzazione produttiva dei dipendenti. Ad oggi tutto è invece rimasto come era. Lo affermo con il deputato 5stelle Paolo Parentela, con cui l’anno scorso avevamo promosso un tavolo per l’utilizzo delle tecnologie e delle professionalità di Terina a vantaggio del settore agroalimentare calabrese. Lì Oliverio aveva assunto l’impegno di avviare un nuovo corso per lo stesso ente regionale. Il “Cantiere Calabria” del Pd è una balla cosmica, se Oliverio continua a ignorare che per le apparecchiature della Fondazione Terina sono stati spesi oltre 10milioni dei contribuenti e i lavoratori dell’ente sono sempre costretti a girarsi i pollici e a non ricevere lo stipendio, stavolta con quasi quattro mensilità arretrate. Non si capisce il motivo per cui la Regione non abbia ancora provveduto alla razionalizzazione del personale di Terina, e dunque a trasferimenti all’epoca annunciati. Inoltre non è noto il motivo per cui per la Fondazione, sempre commissariata alla calabrese, non abbia un nuovo direttore scientifico, atteso che il precedente uscì di scena dopo che il Movimento chiese conto anche al Miur dell’impiego dei milioni pubblici erogati per le attività dell’ente regionale. Infine non è dato sapere perché le risorse per i dipendenti non possano essere inserite in bilancio in modo da evitare che vengano pignorate dai creditori. Se i macchinari di Terina devono ancora restare fermi, si vendano e se ne usi il ricavato per creare reddito. Lasciarle alle ragnatele è un peccato politico imperdonabile, che giornalisti come Stella, Rizzo o Iacona dovrebbero raccontare agli italiani. 

    Vaccinazioni, il nostro intervento a tutela della privacy

    Vaccinazioni, il nostro intervento a tutela della privacy

    La normativa è gravemente lacunosa e ha messo i genitori con le spalle al muro. Perciò abbiamo chiesto chiarezza al Garante.

    Tramite il presidente del nostro gruppo della Camera, Andrea Colletti,abbiamo inviato al Garante della Privacy una richiesta di parere sulla legge in tema di vaccinazioni obbligatorie, che non contempla le dovute garanzie riguardo al trattamento dei dati sullo stato di salute dei minori.
    Su diversi punti occorre chiarezza. Il provvedimento approvato, infatti, risulta carente: non specifica le operazioni eseguibili e le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite con il trattamento dei dati sensibili richiesti.
     
    Inoltre, il provvedimento in questione e le circolari esplicative non hanno fornito alcuna indicazione sulle specifiche modalità di trattamento dei dati. Buio totale. Ancora, non è stata fornita alcuna indicazione per tenere separati i dati sullo stato di salute dagli altri dati personali, in palese violazione del Codice della Privacy. Infine, non è stata prevista alcuna disciplina specifica che contempli un’informativa e il consenso informato al trattamento dei dati sullo stato di salute.
     
    Rispetto a queste e ad altre criticità abbiamo interpellato il Garante per la Privacy, perché faccia chiarezza, anche se è già tardi. Infatti, il provvedimento è stato licenziato in tutta fretta dalla maggioranza in parlamento, che non si è preoccupata dei problemi correlati. Le conseguenze della scelta del ministro Lorenzin sono ricadute soprattutto sui genitori, che non hanno potuto ricevere le risposte dovute e sono stati messi con le spalle al muro.

    L’Europa delle banche gioca d’azzardo: la BCE investe in Novamatic

    L’Europa delle banche gioca d’azzardo: la BCE investe in Novamatic

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    La BCE investe 125 milioni di euro in gioco d’azzardo invece che aiutare le piccole imprese italiane. Una follia. Antisociale e anti-economica. La denuncia arriva dai capigruppo del Movimento 5 Stelle di Camera e Senato Simone Valente ed Enrico Cappelletti insieme a Laura Agea capo delegazione al Parlamento Europeo per il Movimento 5 Stelle ed il senatore Giovanni Endrizzi .

    Il Movimento 5 Stelle presenterà interrogazioni nel Parlamento italiano ed in quello europeo.

    La notizia rilanciata da Vita.it trova conferma nel sito di Novomatic, colosso del gioco d’azzardo e Concessionario di Stato che in Italia con il marchio “Admiral” controlla gran parte delle sale vlt oltre a produrre macchinette slo-vlt.

    Le obbligazioni su cui Mario Draghi dovrebbe puntare i soldi del Quantitative Easing ammontano a 125 milioni di euro. Lo dichiara la stessa azienda di proprietà del multimiliardario Johan Graf. Negli scorsi mesi era stata la ong inglese Corporate Europe Observatory a denunciare l’operazione.

    Questo investimento è totalmente inopportuno sono oramai noti i danni sociali ed economici derivanti dall’azzardopatia recentemente denunciati da Gian Antonio Stella.

    Secondo gli studi promossi da Alea del professor Fiasco in Italia almeno 20 miliardi di euro finiscono nel ‘buco nero’ dell’azzardo invece che nella crescita economica ed attività produttive, generando in una perdita di posti di lavoro pari a 90mila persone nel commercio, 25mila nell’industria oltre ai costi sociali di oltre 6 miliardi di euro l’anno” concludono i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

    Mafia e corruzione: la responsabilità è anche di questa classe politica!

    Mafia e corruzione: la responsabilità è anche di questa classe politica!

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    La mafia sta prendendo da tempo il controllo dell’amministrazione dello Stato e dei soldi pubblici dei cittadini grazie all’ignavia della classe politica. Gli ultimi arresti in Lombardia che hanno portato all’arresto del sindaco di Seregno voluto da FI e Lega Nord lo confermano: politicamente i responsabili sono i partiti, i politici e i governi, tanto di destra che di sinistra. Il sistema ormai è chiaro: si basa sul legame tra mafia, politici nazionali, locali e regionali, imprenditori e funzionari pubblici ed è finalizzato alla corruzione, agli affari illeciti, al voto di scambio, al conferimento senza gara di lavori pubblici, al riciclaggio, alla truffa, alla sottrazione di soldi pubblici dalle casse dello Stato.

    Anche quest’ultima inchiesta è stata scoperta grazie alle intercettazioni. Ed ecco allora il motivo per il quale l’attuale Governo vuole limitare e, addirittura, escludere le intercettazioni – per legge – dalle indagini per i reati di corruzione.

    Poi abbiamo sempre il solito accordo: il voto di scambio elettorale politico – mafioso tra delinquenti che portano voti ai politici di turno che ricambiano con favori che si traducono nel furto di soldi pubblici. E cosa fanno i partiti ed in particolare il PD di Renzi? Depotenziano il 416 ter cp, l’articolo del codice penale che sanziona proprio lo scambio elettorale politico-mafioso.

    Quando vengono scoperti e nei rari casi in cui inizia un processo, questo è destinato a concludersi in un nulla di fatto grazie alla prescrizione. E cosa fanno i partiti? Si oppongono ad una seria riforma di questo istituto, bocciano le proposte che prevedono la sospensione dei termini di prescrizione dal rinvio a giudizio e si oppongono, dunque, come Stato a garantire la certezza della pena. Risultato: politici, amministratori pubblici, imprenditori, mafiosi che anche quando è certo che hanno rubato, sfuggono alla condanna e anche se condannati continuano a gestire la cosa pubblica. Ecco il motivo per cui i partiti non vogliono neanche il Daspo, ovvero l’interdizione perpetua ad avere rapporti con la PA, per tutti i condannati di corruzione.

    Come se non bastasse, partiti di centro-destra e centro-sinistra si oppongono all’introduzione di nuovi strumenti utili alle indagini, pensati per far emergere il malaffare, quali l’introduzione nel nostro ordinamento dell’agente infiltrato e sotto copertura, il whistleblowing (cioé le nuove forme di tutela per chi collabora con la giustizia), o l’estensione della confisca dei beni agli indiziati per corruzione. Il motivo di questa opposizione é semplice: queste innovazioni normative metterebbero in grado gli inquirenti e forze dell’ordine di…. colpire loro stessi, i partiti, i loro dirigenti, le loro fonti di finanziamento lecite ed illecite. La verità è che questa classe politica è complice e parte integrante del problema: un sistema corruttivo, che attanaglia la pubblica amministrazione, sempre più gestito dalle mafie.

    Liberiamocene presto!

    Un reddito per tutti i cittadini: primo ok del Parlamento europeo

    Un reddito per tutti i cittadini: primo ok del Parlamento europeo

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    Il sogno di un reddito per tutti i cittadini si avvicina.
    La Commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento europeo ha detto sì con 36 voti favorevoli, 7 contrari e 4 astensioni al rapporto del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle su “politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà.

    Il rapporto contiene punti fondamentali che azzererebbero immediatamente la povertà in Italia: l’uso del Fondo sociale europeo per cofinanziare il reddito di cittadinanza, la creazione di un Fondo ad hoc per quei Paesi che hanno tassi di povertà insostenibili, una direttiva vincolante per tutti gli Stati membri, l’indicazione di un importo per la determinazione di questo reddito: il 60% del reddito medio nazionale. L’esperienza europea è fondamentale per implementare con le dovute coperture economiche questo progetto. In tutti gli Stati europei, tranne in Italia e Grecia, esistono misure di contrasto alla povertà.

    Non vogliamo sentire scuse: il debito e l’austerity non possono essere alibi per non occuparsi delle persone in difficoltà. I cittadini non possono pagare gli errori dei politici. Durante la seconda plenaria di Ottobre (che va dal 23 al 26 ottobre) verrà votato il testo dall’aula. Siamo curiosi di vedere come voteranno gli europarlamentari di Pd, Forza Italia, NDC e Lega Nord che in Italia si oppongono strenuamente al reddito di cittadinanza.

    VIDEO. Ecco la diretta del voto della Commissione Occupazione e Affari sociali e l’intervista a Laura Agea

    Stracciamo il Ceta e rinegoziamo un nuovo accordo: l’esempio del Trattato Ue-Cile

    Stracciamo il Ceta e rinegoziamo un nuovo accordo: l’esempio del Trattato Ue-Cile

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    Il Ceta è un accordo brutto, dannoso e controproducente. Ma l’Europa (guarda caso quando non ci sono di mezzo gli interessi delle multinazionali) sa negoziare anche accordi buoni, come quello siglato con il Cile lo scorso 6 marzo e approvato – con il nostro voto favorevole – dal Parlamento europeo.

    Questo accordo promuove il commercio di prodotti biologici fra l’Europa e la Repubblica del Cile e raggiunge un elevato livello di rispetto per i principi in materia di produzione biologica, di garanzia dei sistemi di controllo e di integrità dei prodotti.

    Il Cile riconoscerà come equivalenti tutti i prodotti biologici dell’Unione europea come ortaggi, radici, tuberi, frutta, frutta secca, caffè, the, cereali e spezie. Gli agricoltori europei avranno un nuovo mercato su cui scommettere e crescere. Al contempo l’Europa riconoscerà come biologici i prodotti provenienti dal Cile; la maggior parte riguarda la frutta, in particolare mirtilli, mele e kiwi. Il marchio biologico per questi prodotti è una garanzia per i cittadini che potranno riconoscere e mangiare cibo sano, ma rappresenta anche una leva economica per un settore imprenditoriale come quello del biologico che potrà così essere maggiormente tutelato. Qualsiasi esportatore cileno che è conforme alla certificazione biologica in Cile sarà adesso in grado di utilizzare il logo bio dell’UE sul suo imballaggio. Il Cile è il primo Paese al mondo ad avere un accordo di equiparazione degli standard di di produzione e vendita dei prodotti bio con l’UE.

    Se vuole, L’Europa sa fare l’Europa e cioè proteggere i propri cittadini e le proprie imprese. Sul Ceta invece l’Europa si è piegata agli interessi delle multinazionali. Pd e Forza Italia devono fermarsi. Questo Parlamento è delegittimato da 529 cambi di casacca da inizio legislatura, ben il 35% degli eletti. Introducendo delle corti arbitrali e sovranazionali, il Ceta cambia la natura della nostra democrazia. Inoltre, comporta delle conseguenze economiche, commerciali, ambientali e di sicurezza alimentare che non possono essere sottovalutate. Molti Comuni stanno riconoscendo questi pericoli: dopo il Comune di Roma, anche quello di Bologna – maggioranza Pd – ha approvato una mozione “Stop CETA”.

    Il Ceta si può ancora fermare. Finora 21 Stati membri su 28 non lo hanno ratificato (solo Portogallo, Repubblica ceca, Malta, Croazia. Spagna, Danimarca e Lettonia lo hanno fatto). Basta un solo NO per bloccare tutto e rinegoziare un Trattato che rispetti i diritti dei cittadini, salvaguardi le piccole e medie imprese e la nostra agricoltura.

    VIDEO. La dichiarazione di voto di Tiziana Beghin sull’accordo Ue-Cile. Abbiamo detto sì a un accordo giusto, equo e rispettoso dell’ambiente.

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