Trivelle: bene il ricorso della Regione Calabria, ora occorre promuovere il piano delle aree

Trivelle: bene il ricorso della Regione Calabria, ora occorre promuovere il piano delle aree

Sono contento che la Regione Calabria abbia accolto la nostra richiesta e quella dei comitati No Triv. Ora serve promuovere, come hanno già fatto alcune regioni, la proposta di legge che ho già presentato in parlamento che istituisce il piano delle aree, si tratta di un importante strumento di programmazione (come prevede la Costituzione) per consentire agli enti locali di frenare le trivelle nei rispettivi territori.
La proposta del Piano delle Aree è una proposta di buon senso, richiesta a gran voce da 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, delle scienze e della politica.

Per saperne di più sul piano delle aree: https://goo.gl/8wSQsW

 

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CASO MARCIANÒ: FUMMO PROFETICI CON “LA NOTTE CHE SPAZZA IL SISTEMA”

CASO MARCIANÒ: FUMMO PROFETICI CON “LA NOTTE CHE SPAZZA IL SISTEMA”

Proprio l’anno scorso denunciavamo la situazione, pesantissima, a Reggio Calabria. Dopo l’inchiesta “Mammasantissima” chiedevamo la commissione di accesso antimafia, incalzavamo Falcomatà e rafforzavamo la posizione dell’allora assesssore Angela Marcianò, invece scaricata dai suoi. L’attività del Movimento fu essenziale: alimentò il coraggio del dissenso.

Il sindaco reggino Giuseppe Falcomatà sta nascondendosi dietro a un dito. Nell’estromettere Angela Marcianò ha dimostrato piccolezza, incapacità e inconsistenza politica. È necessario che il Movimento 5stelle rinfreschi in proposito la memoria collettiva. Dopo l’inchiesta “Mammasantissima”, eravamo intervenuti da soli l’anno scorso, chiedendo al ministro dell’Interno la commissione d’accesso agli atti del municipio. Davanti a migliaia di cittadini, portammo a Reggio Calabria Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Giulia Sarti e altri colleghi parlamentari, per sottolineare che nella città dello Stretto c’è un sistema molto pericoloso e invasivo, ricostruito in dettaglio dalla Procura. Non vorremmo che la vicenda Marcianò fosse ridotta a uno scontro personale all’interno del Pd. La costante denuncia del Movimento 5stelle è stata contagiosa e ha rafforzato la posizione della stessa Marcianò, il che significa che in politica contano gli esempi, che noi abbiamo dato senza pretese di esclusiva o primogenitura. Fummo profetici quando evidenziammo i rilievi riguardanti l’azienda Aet, partecipata dal dimesso presidente degli Industriali reggini, Andrea Cuzzocrea, in seguito interdetta, e quando ammonimmo la politica sui rapporti trasversali di potere all’interno del municipio. Io stessa, intanto da donna, espressi solidarietà a Marcianò, in giunta abbandonata nella battaglia per la legalità. Giuseppe Falcomatà ha avuto la fortuna di essere il figlio del compianto sindaco Italo Falcomatà e di essere candidato dopo lo shock dello scioglimento di Reggio per contiguità mafiose. Ciononostante, è rimasto muto e immobile sulle più gravi questioni aperte, anche su quelle, non meno importanti, della sanità locale. Adesso è urgente un approfondimento del Ministero dell’Interno sulla gestione amministrativa in riva allo Stretto.

 

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Stress test, dal 2018 anche sui titoli tossici. Il muro del silenzio si sta sgretolando

Stress test, dal 2018 anche sui titoli tossici. Il muro del silenzio si sta sgretolando

bank_0.jpgdi Marco Valli, EFDD – M5S Europa

Derivati e i titoli tossici, classificati come asset Level 3 e Level 2, rappresentano chiaramente la più grave minaccia alla stabilità finanziaria. Eppure la vigilanza europea, ossessionata dal rischio di credito, ha sinora preferito ignorare l’impatto di questi strumenti rischiosi e opachi nei bilanci delle banche. Si tratta di una inaccettabile disparità di trattamento tra rischi bancari che provoca una enorme distorsione della concorrenza, penalizzando le banche italiane focalizzate sulle attività tradizionali di finanziamento di famiglie e PMI.

Oggi, dopo lunghe pressioni sulla questione volutamente dimenticata del rischio di mercato posto dagli asset L3 e L2, l’EBA in questa lettera ci fa sapere che finalmente inserirà questi asset nei prossimi stress test per il 2018. É una buona notizia, ma staremo a vedere in che modo. Quanto affermato dall’Autorità Bancaria Europea nella lettera non è certo molto rassicurante: la nuova metodologia sarà sviluppata in consultazione con le banche stesse.

In totale, secondo dati Bankitalia, gli asset “Level 2” e “Level 3” ammontano a ben dodici volte l’ammontare dei crediti deteriorati netti. Eppure, non è mai stato fatto alcuno screening, analisi quantitativa o stress test che tenga conto dei rischi relativi a questi strumenti. Per le istituzioni preposte a valutare la solidità delle banche europee (e decidere quali devono essere liquidate o “bailinate”) semplicemente il problema non esiste, perché l’attenzione, come denunciamo dal 2014, è totalmente riposta sul rischio di credito e il problema dei crediti deteriorati.

Leggi qui e qui per approfondimenti.

 

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Un piano per rilanciare il Pescaturismo in Italia

Un piano per rilanciare il Pescaturismo in Italia

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di Rosa D’Amato
, Efdd – MoVimento 5 Stelle

“Il Parlamento europeo sta discutendo un rapporto sulle attività turistiche legate alla pesca. La maggior parte delle regioni costiere e delle isole italiane sono vittime di un grave declino economico a causa delle carenze di risorse ittiche e di politiche eccessivamente restrittive. In questi ultimi anni, la cosiddetta pescaturismo ha contribuito invece a creare nuovi posti di lavoro, promuovere l’inclusione sociale e rivitalizzare le comunità dipendenti dalla pesca. Pescaturismo oggi è fonte di guadagno importante per molte famiglie di pescatori che, durante le stagioni estive, lavorano no stop per poter vivere il resto dell’anno in maniera dignitosa. Molti pescatori hanno riadattato le loro navi per integrare la pesca commerciale e fornire un reddito supplementare alle loro famiglie.

L’obiettivo strategico dell’iniziativa della Commissione è quello di promuovere le attività turistiche legate alla pesca, i servizi turistici nelle regioni costiere e il turismo sportivo connesso alla pesca. Si vuole sviluppare questa pratica per aiutare le zone più periferiche d’Europa a crescere economicamente. Per far questo servono investimenti a livello nazionale, regionale e locale per fornire le infrastrutture necessarie, una migliore connettività internet a costruire nuove e migliori strade che garantiscano un buon accesso ai villaggi di pescatori anche più remoti. Tutto questo dovrà essere implementato assicurandosi che sia fatto in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Nello specifico si dovrà procedere a:


• armonizzare la definizione delle attività di pesca legate al turismo a livello dell’Unione europea, con particolare riguardo alle escursioni, alla pescaturismo, al turismo connesso all’acquacoltura e al turismo relativo alla pesca sportiva e ricreativa.
• definire una base giuridica comune per il turismo in materia di pesca.
• favorire la creazione e lo sviluppo del turismo legato alla pesca, con l’obiettivo di applicare una strategia aziendale differenziata adeguata alle potenzialità di questo segmento e in grado di soddisfare in modo più efficace le proprie esigenze.
• promuovere e sostenere gli investimenti nella pesca nel settore del turismo.
• istituire una rete europea di pesca turistica e una rete europea per i servizi turistici connessi alla pesca sportiva.
• adottare norme comuni in materia di sicurezza di navigazione, di sanità e di igiene per le navi utilizzate per effettuare attività turistiche ed eventuali concessioni fiscali, a condizione che le suddette misure siano sufficientemente flessibili per accogliere le principali differenze in termini di singole attività di pesca e navi da pesca, rispettando le diverse caratteristiche regionali.
• promuovere il coinvolgimento dei pescatori e degli operatori del settore anche nei progetti relativi al turismo culturale, come la riscoperta delle attività di navigazione marittima tradizionali.

Unico punto critico da non sottovalutare, infine, è che questa relazione non deve in nessun modo rappresentare un cambio di rotta rispetto alla nostra pesca: la pescaturismo e in generale tutte le attività ricreative legate alla pesca non sono la soluzione ai problemi di questo settore, soprattutto per il Mar Mediterraneo. I pescatori devono mantenere la loro identità e devono poter continuare a portare avanti un mestiere ereditato negli anni. Queste proposte non devono in alcuna maniera diventare una pezza con cui coprire i buchi fatti negli anni da politiche sbagliate e inadatte: devono solo rappresentare delle forme di integrazione economica necessarie in determinati periodi dell’anno ed in circostanze ben definite.

 

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I condizionatori d’aria stanno uccidendo il pianeta

I condizionatori d’aria stanno uccidendo il pianeta

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di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Il grande caldo di questi giorni e l’uso intensivo dei condizionatori confermano quanto sia urgente intervenire per renderli meno inquinanti. Con il protocollo di Montreal abbiamo messo al bando i clorofluorocarburi dalla produzione dei cicli refrigeranti e dalle bombolette spray, ma li abbiamo sostituiti con gli idrofluorocarburi che non danneggiano lo strato di ozono stratosferico, ma intrappolano il calore nei bassi strati dell’atmosfera.

Il problema è che gli idrofluorocarburi hanno un potere riscaldante che è almeno mille volte superiore di quello della CO2. Quindi stiamo mettendo una toppa al problema del buco dell’ozono e, al tempo stesso, stiamo aprendo una voragine sul fronte del riscaldamento globale.

Quanto meno chiediamo che a livello di scelte ambientali globali, chi si occupa dello strato di ozono deve parlare con chi si occupa di riscaldamento globale. Mi sembra il minimo. Al Parlamento europeo stiamo discutendo anche di questo e il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle è favorevole all‘emendamento Kigali che prevede una drastica riduzione, fino alla messa al bando totale nel lungo periodo, degli idrofluorocarburi. Per noi questa è un’opportunità per virare verso un nuovo modello di sviluppo decarbonizzato, perché gli idrofluorocarburi possono essere sostituiti da sostanze naturali tecnicamente disponibili ed economicamente vantaggiose in tutte le applicazioni da raffreddamento.

Crediamo che questa sia una straordinaria occasione che deve essere colta affinché l’Unione Europea possa rappresentare un’avanguardia nelle tecnologie a basse emissioni”.

 

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Gli interessi degli italiani

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Gli interessi degli italiani

Gli interessi degli italiani

di Manlio Di Stefano

Ha vinto l’Europa!! Bellissimo essere qui in mezzo ai sostenitori di @EmmanulMacron al Louvre“. Enrico Letta da Parigi.
Evviva #Macron Presidente Una speranza si aggira per l’Europa“. Paolo Gentiloni
Emmanuel Macron ha vinto. Brinda la Francia e chi crede nell’Europa, nel libero mercato, nella solidarietà. Lo aspettiamo a Taormina nel G7“. Angelino Alfano
La vittoria di #Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa“. Matteo Renzi
Europa, libero mercato, solidarietà. Ve li ricordate il 7 maggio questi cinguettii trionfanti dopo la vittoria di Emmanuel Macron? Addirittura Renzi era arrivato, in modo abbastanza grottesco, a copiare “En Marche” con “In Cammino“.
Europa, libero mercato, solidarietà. Nei primi 100 giorni di un Presidente è sempre difficile fare analisi accurate. Ma per il mandato di Macron una eccezione si può fare: ha fatto totalmente il contrario di Europa, libero mercato e solidarietà. Il blocco totale ad ogni forma di solidarietà sul tema dell’immigrazione, l’umiliazione diplomatica all’Italia sul caso libico e, infine, la nazionalizzazione dei cantieri Stx-Saint Nazaire, acquisita al 67% da Fincantieri, trasformano l'”europeista” Macron nel peggior incubo per il Sud Europa, Italia in particolare.

Cosa dicono oggi i signori citati all’inizio, dopo esser stati umiliati e derisi in questo modo?
Tre indizi fanno una prova. E il silenzio dei governanti italiani umilia ulteriormente il nostro Paese. Con la decisione di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire, Macron ha voluto mandare un chiaro segnale. Con Hollande presidente, la Francia decise di dare il via libera alla vendita delle quote (66,7%) di STX Corporation a Fincantieri. STX non era francese, ma un’azienda sud-coreana, paese non dell’UE e non NATO, lontano geograficamente. La scelta di Emmanuel Macron è probabilmente legata a questo: l’acquisizione da parte di Fincantieri avrebbe portato il “baricentro” cantieristico europeo troppo vicino al Mediterraneo, mettendo così la parola fine al progetto di creare un grande polo cantieristico nel nord Europa, in quel triangolo che può essere individuato tra Germania, Francia e Paesi Bassi/Belgio. Tra Germania e Italia, Macron non ha avuto dubbi, ha scelto la prima.

Noi del Movimento 5 Stelle crediamo che ci sia solo un modo di modificare profondamente l’Europa: quello di un’alleanza dei paesi del Mediterraneo, oggi una vera e propria periferia trattata come colonia, al fine di rompere il cappio stretto dai paesi del Nord. Lo ribadiamo con forza proprio oggi che Macron ha mandato un messaggio chiaramente inequivocabile su quale sia la parte in cui vuole stare. Macron fa gli interessi strategici francesi e non spetta a noi commentarli, anzi, ben per i francesi. Ma Macron fa gli interessi strategici nazionali. Noi no. Questo è il punto.

Anche in Libia. Nella stretta di mano a Parigi tra Haftar e Serray grande assente non era tanto Alfano o Gentiloni, ultime ruote del carro mai tenute in considerazione da nessuno, ma la Lady Pesc Mogherini, vi ricordate? Unico “trionfo” di politica estera del governo Renzi. Possibile che in un accordo di questa portata non sia stata invitata l’Europa? Possibile. Il meeting Sarraj-Haftar è servito alla Francia di Macron per rafforzare il suo prestigio non solo sulla questione libica ma come leader di riferimento per una buona parte del Nordafrica e del Sahel dove Parigi ha importanti interessi militari, economici e finanziari.

E l’Italia? Sta a guardare. Sta a guardare anche quando la Francia non si mostra solidale nella gestione di quei profughi e immigrati economici che scappano, soprattutto per quel che riguarda Siria e Libia, da guerre di cui Parigi è tra i primi responsabili. Sta a guardare quando viene umiliata diplomaticamente sul caso libico. E sta a guardare quando a Fincantieri gli viene portata via l’acquisizione dei cantieri navali…Gentiloni, hai già ringraziato Macron?

 

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Turismo record a Torino

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Turismo record a Torino

Turismo record a Torino

Authordi Chiara Appendino

di Chiara Appendino

Ci sono le dichiarazioni politiche, ci sono i tweet, ci sono i commenti su Facebook e poi… ci sono i dati. Secondo quelli più recenti il mese di luglio è stato il migliore di sempre per il nostro aeroporto. Come potete leggere nell’articolo di La Stampa Torino, i passeggeri che si prevede atterreranno a Caselle dovrebbero superare i 390mila. “Numeri sorprendenti” (cit.).

Inutile dire che queste cifre non sono solo un mero dato statistico ma hanno un grande significato per Torino e per tutto il territorio. Significano che – al di là di qualunque opinione – nella nostra Città il turismo funziona, che Torino è capace di attrarre e lo sta facendo come mai prima d’ora. Che il turismo sia una delle principali leve di sviluppo del nostro territorio lo abbiamo sempre sostenuto ed è in tal senso che abbiamo lavorato. La Giunta in questo ultimo anno ha approvato diverse delibere proposte dall’assessore al Turismo, Alberto Sacco (ma non solo) che definiscono in maniera chiara qual è la nostra visione sul tema del Turismo.

Ad esempio ci saranno sgravi per nuovi locali di somministrazione che – tra le altre cose – sceglieranno di rimanere aperti durante i periodi in cui il flusso di turisti è più alto, è stato siglato un importante accordo con Costa per favorire l’arrivo di visitatori in città, abbiamo sottoscritto una partnership con le Langhe, il progetto sul brand della Città aumenterà il riconoscimento di Torino nel mondo, i nuovi biglietti per i mezzi pubblici favoriranno chi dovrà muoversi durante tutto il giorno e anche l’estensione prevista del wi-fi gratuito e l’ampliamento dei servizi informativi favorirà la permanenza di chi vorrà visitare Torino rendendo più accessibili le informazioni online. Infine, ma non per importanza, stiamo lavorando affinché gli interventi previsti nelle periferie rendano attrattivi tutti i quartieri di Torino incentivando i visitatori ad andare oltre il Centro e dunque allungando la permanenza in città.

Queste sono solo alcune delle iniziative portate avanti dalla Giunta. Il nostro lavoro non si ferma e, tra i prossimi obiettivi, ad esempio, c’è proprio quello di collegare meglio l’aeroporto con la Città, così come accade in tutte le grandi Capitali europee. Vorremmo che visitare Torino significhi anche viverla. Con i suoi spazi verdi, i suoi eventi, le sue eccellenze eno-gastronomiche, ma anche e soprattutto con le sue persone. Il turismo è e continuerà ad essere una risorsa per la Città di Torino.

 

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#ProgrammaUniversità: il sistema di finanziamento per l’Università

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#ProgrammaUniversità: il sistema di finanziamento per l’Università

#ProgrammaUniversità: il sistema di finanziamento per l’Università

Il finanziamento di università e della ricerca è fondamentale per garantire che le nuove generazioni del nostro Paese siano adeguatamente formate e, dunque, in grado di competere nel sistema globale. L’attuale sistema di finanziamento risulta essere estremamente disomogeneo e inadeguato per affrontare in modo incisivo le sfide del futuro. Una seria riflessione si rende necessaria anche rispetto al modo nel quale vengono valutati i sistemi di università e ricerca dal momento che, a cascata, la valutazione incide sull’entità dei finaziamenti.

di Francesco Sylos Labini

Non si può affrontare questo tema senza partire da una premessa fondamentale: negli ultimi dieci anni università e alla ricerca hanno subito un ingente definanziamento. L’Italia in risposta alla crisi economica del 2007/2008 è stato tra i pochi paesi che hanno tagliato su università e ricerca, e i numeri sono quelli di una guerra. Una guerra in cui non ci sono macerie materiali ma umane e sociali, dal momento che i tagli sono si sono abbattuti soprattutto sulle nuove generazioni che sono state martoriate da queste politiche.

Per ricordare qualche numero, se il budget complessivo all’università è diminuito del 20%, il numero di nuove leve nelle università ha subito un crollo del 90%, il budget dei progetti di ricerca dell’80%. l’Italia si trova in fondo alle classifiche dei paesi Ocse per finanziamento a università e ricerca e anche come numero di laureati in percentuale alla popolazione. Questo definanziamento per alcuni però ha rappresentato un’opportunità per dirottare le risorse rimanenti, da alcune sedi ad altre. In particolare attraverso una sorta di valutazione (di pseudo valutazione) della qualità della ricerca sono state dirottate le risorse dagli atenei più poveri a quelli più ricchi.

In sostanza, quello al quale abbiamo assistito è stato uno svuotamento degli atenei del Centro-Sud, in cui il definanziamento è stato molto più ingente, a vantaggio degli atenei del Nord Italia. Questo è avvenuto attraverso un sistema di valutazione della qualità della ricerca (l’Anvur) che non ha pari al mondo: è stata creata un’agenzia che ha imposto delle regole che sono assolutamente bislacche, e non hanno pari in nessun altro Paese e oltretutto nella letteratura scientifica del settore. In realtà l’Anvur ha agito come una lunga mano del governo che, dunque, indirettamente ha indirizzato la ricerca, creando danni enormi sia nel presente che in prospettiva.

Questo avviene perché rispetto a campi politicamente “sensibili” come economia, diritto costituzionale, diritto del lavoro, l’’ingerenza forte della politica può creare dei danni a lunga scadenza. Quindi come deve essere finanziata l’università? Innanzitutto perché deve essere finanziata? Deve essere finanziata perché è il motore della ricerca, dell’innovazione tecnologica e di quella culturale. Perché dalla ricerca nascono le nuove idee, questo succede in tutti i paesi del mondo e sarebbe opportuno che succedesse anche in Italia. Quindi innanzitutto, il finanziamento deve essere aumentato per quanto riguarda l’istruzione superiore dal momento che siamo in una situazione di arretratezza. In secondo luogo dobbiamo assicurarci di avere un sistema di finanziamento diffuso sul territorio in modo uniforme per assicurare ai cittadini, agli studenti di tutto il territorio italiano, una buon livello medio di istruzione.

Questo non esclude che ci siano progetti o delle sedi più dinamiche è di maggiore qualità rispetto ad altre: non si sta parlando di instaurare un regime parasovietico, ma di assicurare anche agli studenti di zone più depresse una qualità media accettabile. Una volta assicurato un buon servizio di base, è giusto garantire un riconoscimento a chi dimostri di lavorare meglio, attraverso un sistema di valutazione diverso rispetto a quello attualmente vigente.

 

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Ecco il #nuovoRousseau (accessibile anche ai non iscritti)

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Ecco il #nuovoRousseau (accessibile anche ai non iscritti)

Ecco il #nuovoRousseau (accessibile anche ai non iscritti)

Grazie alle donazioni di oltre 13.000 persone che hanno garantito lo sviluppo dell’Associazione Rousseau, oggi annunciamo il rilascio della nuova versione del sistema operativo del MoVimento 5 Stelle: Rousseau!

La nuova versione, completamente innovata nella veste grafica, è accessibile a tutti, anche ai non iscritti al MoVimento 5 Stelle che potranno vedere cosa accade ogni giorno dentro Rousseau in particolare nelle applicazioni Lex Europa, Lex Parlamento, Call to action e Scudo della Rete. Tutte le discussioni sulle leggi e tutti gli eventi organizzati dal territorio saranno accessibili. Un enorme patrimonio a disposizione di tutti.

Mercoledì prossimo 2 agosto a Roma, presso l’Associazione della Stampa Estera, alle 11.30 ci sarà una conferenza stampa con Davide Casaleggio, Enrica Sabatini e Danilo Toninelli che illustreranno tutti i dettagli della nuova versione con le nuove funzioni per gli iscritti e i prossimi obbiettivi dell’Associazione Rousseau. La conferenza stampa sarà trasmessa anche in streaming sul Blog.

Segnalate nei commenti le vostre opinioni sulla nuova versione e mandateci suggerimenti per migliorare ancora la vostra esperienza di democrazia diretta online. Rousseau è nato dal sogno e dalla visione di Gianroberto Casaleggio e lo stiamo costruendo grazie al singolo contributo di ognuno di voi. Qui trovate l’elenco con nome e cognome puntato degli oltre 10.000 donatori del 2016.

Continuate a sostenerci con delle piccole donazioni e raggiungeremo insieme nuovi traguardi!

Grazie ancora a tutti coloro che, con il loro supporto, ci hanno consentito di arrivare fino a qui. Andiamo avanti e non molliamo!

 

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Stato d’emergenza per il Lazio: subito!

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di Virginia Raggi

È intollerabile che Roma venga privata dell’acqua. È un danno enorme per i cittadini, per le attività economiche e commerciali. È un danno di immagine per tutta l’Italia.

Ma sono preoccupata soprattutto per la fornitura di acqua ad ospedali, case di cura, strutture sanitarie e, non ultimo, per l’approvvigionamento ai Vigili del Fuoco che in un periodo come questo risulta di fondamentale importanza. Il Governo intervenga con gli strumenti che ha a disposizione.

È necessaria la dichiarazione dello Stato di Emergenza per il Lazio così come avvenuto lo scorso giugno per le Province di Parma e Piacenza: un provvedimento che ha consentito di superare la crisi e che è stato richiesto con forza dal territorio. Si deve intervenire ora.

 

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Reagire al doppio schiaffo dei francesi

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Il nostro Paese è nelle mani di incompetenti che fanno solo danni all’Italia e non sono in grado di affrontare le sfide di oggi. Subiamo ogni giorno le strategie degli altri, ma non c’è nessuna strategia messa in atto dal governo per lo sviluppo del nostro Paese, né alcuna strategia di risposta alle azioni degli altri. Il caso Fincantieri e l’acquisizione di Telecom Italia da parte dei francesi, avvenuti tragicamente in contemporanea, testimoniano lo stato delle cose. Per non parlare di tutto lo shopping francese in Italia: 25 miliardi di euro negli ultimi 5 anni (aziende alimentari come Parmalat, Orzo Bimbo, Eridania, Boschetti, Galbani e altre o in campo finanziario Cariparma al Credit Agricole, Pioneer ad AMUNDI e BNL a BNPP).

L’Italia non è stata in grado di difendere il prorio patrimonio
strategico (o non ci ha nemmeno provato), men che meno il comparto più importante, la sua dorsale telefonica che francesi e tedeschi invece, con le loro Orange e Deutsche Telekom, continuano a tutelare. La dorsale telefonica dovrebbe essere nelle mani dello Stato, riacquistata a prezzi di costo da Telecom Italia, e invece finirà addirittura nelle mani di privati francesi. Non solo: passerà sotto il controllo francese anche Sparkle, l’azienda di Telecom Italia che possiede e gestisce una rete di telecomunicazioni internazionali ad altissima capacità, l’unica in grado di veicolare dati sensibili, riservati ed eventualmente criptati da un capo all’altro del pianeta: tutte le informazioni sensibili dei servizi segreti europei passano attraverso questi cavi. Un’infrastruttura chiave consegnata agli stranieri, mentre in molti Paesi, Francia compresa, lo Stato si riserva di mantenere il diritto di controllo sulle attività che possono nuocere alla sicurezza nazionale. Come è possibile non rendersi conto della gravità di questa operazione? Come è possibile che davanti a questa eventualità, Telecom non sia stata protetta ed eventualmente nazionalizzata? Per obbedire al mercato?

Dall’altro lato la Francia ha nazionalizzato i cantieri navali STX per evitare che venissero comprati da una società italiana: Fincantieri. Ossia ha fatto esattamente quanto avrebbe dovuto fare l’Italia per proteggere le aziende che reputa strategiche. Sulle motivazioni sorvoliamo, ma possiamo sapere perchè è stato così facile per i francesi far saltare trattative e accordi che andavano avanti da mesi? E ora cosa ha intenzione di fare il governo? Sanno solo dire “inaccettabile, grave, incomprensibile“. Sì d’accordo, ma poi?

Ci sono delle leve per far sì che la Francia torni sui suoi passi, usiamole! Per esempio la Francia fa enormi affari mettendo all’asta il nostro debito pubblico, una montagna di soldi su cui le banche estere, tra cui anche quelle francesi, lucrano con enormi profitti grazie ai derivati sui titoli. Si tratta di una ventina di banche che hanno il ruolo di “specialisti in titoli di Stato” e che collocano i nostri titoli, garantendo una percentuale di acquisto, e facendo vagonate di soldi grazie anche ai privilegi loro concessi. Non possiamo rinunciare a tutti gli specialisti del debito, ma a quelli francesi sì. E’ sufficiente depennarli da questa lista. I francesi a quel punto potranno scegliere se il gioco vale la candela.

Gli interessi degli italiani per me sono al di sopra di ogni altra cosa, come per Macron lo sono quelli dei francesi. Ma se per perseguire i loro vanno a discapito dei nostri, allora è dovere di chi governa farlo presente. Dopo questi due schiaffi d’oltralpe non ci restano più guance da porgere. Gentiloni, Padoan: battete un colpo e fate rispettare il nostro Paese! Oppure fatevi da parte.

 

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#ProgrammaUniversità: un modello di organizzazione per la Ricerca

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#ProgrammaUniversità: un modello di organizzazione per la Ricerca

#ProgrammaUniversità: un modello di organizzazione per la Ricerca

 

Il modello di ricerca pubblica in Italia è estremamente disomogeneo e frammentato. Non esiste un organo che svolga il ruolo di coordinamento e di sintesi per le politiche da realizzare in questo settore. Questa dispersione pregiudica l’efficienza del settore, che costituisce un volano fondamentale di sviluppo e crescita.

di Marco Merafina

Il sistema degli enti pubblici di ricerca in Italia è estremamente frammentato, pur avendo essi la stessa finalità (l’attività di ricerca), sono controllati da diversi ministeri. Per esempio 12 enti di ricerca sono controllati dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca dell’Università, mentre tutti gli altri enti di ricerca sono controllati da altri 7 ministeri. L’ENEA che è l’Ente Nazionale per le energie alternative, è controllato dal Ministero dello Sviluppo Economico, mentre il Ministero della Sanità controlla l’Istituto Superiore di Sanità. Questa frammentazione, ovvero questa assenza di coordinamento, pregiudica un funzionamento efficiente della ricerca in Italia proprio in una fase, in una situazione, in cui la ricerca interdisciplinare sta diventando fondamentale in tutto il mondo. Per poter ovviare a questo inconveniente dobbiamo fare in modo che venga costruita una sorta di rete nazionale della ricerca, in modo che tutte le componenti possano collaborare assieme a rendere più efficiente il sistema.

Una soluzione a questo problema potrebbe essere l’introduzione dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca, in modo tale da avere questo coordinamento tra le varie componenti della ricerca e un organo di controllo unico. Questo ovviamente sarebbe di grande beneficio per la ricerca, e consentirebbe a un’unica entità di controllare tutta la ricerca che viene svolta nei vari enti. L’Agenzia Nazionale per la Ricerca potrebbe anche promuovere il coordinamento con la ricerca che viene effettuata all’interno delle università. Ciò potrebbe consentire una progettualità più ampia, in modo tale che anche i docenti universitari, insieme con i ricercatori degli enti, possano accedere a progetti comuni ed essere a pieno titolo rappresentanti all’interno del progetto stesso. Questo invece attualmente non accade e, di solito, il sistema adottato prevede convenzioni che sono molto complicate e frammentate dal momento che riguardano soltanto singole università, o singoli dipartimenti, e i locali degli enti di ricerca che sono interessati.

L’Agenzia Nazionale per la Ricerca dovrebbe essere completamente sganciata dalla politica, e quindi diretta da studiosi e scienziati tra i più meritevoli scelti all’interno della comunità scientifica, con l’obiettivo di coordinare tutti gli enti e salvaguardare la libertà della ricerca, fondata molto più sulla cooperazione che non sulla competizione. Sappiamo che tanti giovani meritevoli che vengono dal sistema della ricerca e dell’università in Italia hanno dimostrato di essere molto validi quando sono andati all’estero e si sono trovati di fronte a organizzazioni molto efficienti. Ecco, sarebbe bene che questo accadesse anche in Italia. Facciamolo e facciamolo per bene.

 

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Il Pd farà la fine de l’Unità

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Il Pd farà la fine de l'Unità

Il Pd farà la fine de l’Unità

di MoVimento 5 Stelle

Il Pd è in rosso. Pretendono di poter governare il Paese, ma non sono neppure in grado di sistemare i conti del loro stesso partito. Hanno un buco di 9 milioni di euro nel bilancio del 2016 nonostante i 45 milioni di euro di finanziamenti pubblici percepiti negli ultimi quattro anni. Quella del Pd è una struttura vecchia, novecentesca, parassitaria dello Stato che non funziona più. Oggi vogliono mettere in cassa integrazione i dipendenti, ma domani li aspetta la stessa fine de l’Unità. Il MoVimento 5 Stelle, grazie alla Rete e all’applicazione di tecnologie all’avanguardia come Rousseau, non ha bisogno di montagne di soldi pubblici, ma prospera grazie alle piccole donazioni di migliaia di persone. Il futuro è di chi lo scrive.

tratto da La Repubblica

Quando in un’azienda i conti sono in rosso si corre ai ripari tagliando i costi, compresi quelli del lavoro. E questo vale anche se l’azienda è un partito, nel nostro caso il Pd, e i lavoratori sono i 174 dipendenti che lo mandano avanti. Questa mattina in una riunione fra il tesoriere dem Francesco Bonifazi, i rappresentanti dei lavoratori e i sindacati, il Pd ha richiesto la cassa integrazione per 12 mesi per tutti i dipendenti del partito. L’intenzione è di dare avvio alla procedura ufficiale per l’utilizzo della Cig con l’apertura di un tavolo tecnico presso il ministero del Lavoro. Ma i lavoratori frenano e invitano a ponderare anche soluzioni alternative, come i prepensionamenti o i contratti di solidarietà. Secondo il Pd l’incontro di stamane si è svolto in un clima disteso e costruttivo e i lavoratori si sarebbero dimostrati consapevoli delle difficoltà in cui si trova il partito. Ma la versione dei dipendenti è un po’ diversa: qualche tensione c’è stata, nessun lavoratore fa i salti di gioia quando gli viene proposta la cassa integrazione. […] Di fatto i dipendenti del Nazareno sono consapevoli della gravità della situazione finanziaria del partito, che ha un buco di 9 milioni sul bilancio del 2016 e conta di recuperarne 3 dall’introduzione della cassa integrazione. Il nuovo tesoriere Bonifazi nel dicembre 2013 ha ricevuto dal suo predecessore Antonio Misiani un partito in forte difficoltà, che aveva perso 10,8 milioni di euro dopo la chiusura dei rubinetti del finanziamento pubblico. Prima di arrivare a proporre la cassa integrazione ha resistito tre anni, praticando tagli fino all’80% su servizi e fornitori. La situazione è migliorata ma i conti ancora non tornano e non resta che mettere mano alla spesa per il personale. Che costa 8 milioni all’anno.

 

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#OpenDayRousseau: la terza tappa arriva a Lerici

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#OpenDayRousseau: la terza tappa arriva a Lerici

#OpenDayRousseau: la terza tappa arriva a Lerici

Oggi 28 luglio 2017 dalle ore 18:00 presso il Parco della Falconara (Lerici – La Spezia) l’Open Day Rousseau sarà ospitato all’interno dell’evento “Golfo sotto le 5 stelle” arrivato alla sua settima edizione! Iscriviti all’evento.

Parleremo di democrazia diretta e scopriremo insieme le possibilità del Sistema Operativo del MoVimento 5 Stelle: Rousseau. Oltre venti anni fa il filosofo francese Pierre Levy – autorevole studioso dell’intelligenza collettiva – immaginava che un dispositivo di democrazia diretta in tempo reale avrebbe consentito a ciascun individuo di contribuire ad elaborare i problemi comuni e ad inaugurare nuove discussioni. “L’identità politica” scriveva Levy “sarebbe definita dal contributo alla costruzione di un paesaggio politico in movimento e dall’impegnarsi in problemi, posizioni e argomenti“.

L’intelligenza collettiva – distribuita ovunque, continuamente valorizzata e coordinata in tempo reale – avrebbe potuto, cioè, grazie a strumenti di democrazia diretta, mobilitare le risorse di una comunità consentendo a persone fisicamente lontane di mettere a fattor comune le proprie competenze, offrendo un contributo alla conoscenza comune e alla risoluzione di problemi.

Con il progetto Rousseau desideriamo realizzare proprio questo: guardare alla Rete come strumento di intelligenza collettiva, di democrazia diretta e di azione sul territorio, basandoci su un’economia delle qualità umane e su un’ingegneria dei legami sociali. È un obiettivo impegnativo, lo sappiamo bene, ma non ci spaventa. Perché, come scrisse Gianroberto Casaleggio: “uno vale uno, ma un’umanità interconnessa ha un valore che tende all’infinito“.

Parteciperanno all’Open Day Rousseau:
– Nicola Morra (Portavoce in Senato e referente “E-learning” Rousseau)
– Massimo Bugani (Portavoce a Bologna e referente “Sharing” di Rousseau)
– Alice Salvatore (Portavoce in Liguria)
– Enrica Sabatini (Portavoce a Pescara e coordinatrice #OpenDayRousseau)

 

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Banche salvate, risparmiatori truffati #DecretoBancheVenete

Il Blog delle Stelle

 

Banche salvate, risparmiatori truffati #DecretoBancheVenete

Banche salvate, risparmiatori truffati #DecretoBancheVenete

di MoVimento 5 Stelle

Che a Palazzo Chigi ci sia Gentiloni o Renzi non cambia nulla, a gestire i salvataggi bancari è sempre Pier Carlo Padoan, l’uomo della grande finanza italiana e internazionale. Il decreto banche venete approvato oggi in Senato è solo l’ultimo capitolo di una sporca storia iniziata con la risoluzione delle quattro banche popolari durante il Governo Renzi-Boschi.
Le banche italiane hanno finanziato per anni gli amici degli amici e gli stessi partiti, poi quando il bubbone è scoppiato i partiti si sono sentiti in dovere di intervenire salvandole dal fallimento. Ora, le banche risanate con i soldi dei contribuenti e dei risparmiatori, rimaste in mano ai privati, torneranno a finanziare il sistema, in un circuito perverso in cui cittadini e risparmiatori sono solo vittime da spremere.

Sia durante il governo Renzi che oggi il Pd ci ha detto che le banche devono essere salvate, altrimenti salta in aria l’intero sistema del credito. Il problema, però, è come salvarle. Il MoVimento 5 Stelle si oppone con forza al metodo Pd-Padoan, che consiste nel salvare gli istituti sia con miliardi di euro di soldi pubblici che con i sacrifici degli azionisti e degli risparmiatori, lasciando il controllo delle banche risanate ai privati.

Nel caso delle due banche venete, addirittura, i due istituti sono stati regalati ad una grande banca, Intesa, la quale ha dettato le sue condizioni sin dalla presentazione del decreto. Intesa ha poi respinto ogni mozione ed emendamento delle opposizioni servendosi dei parlamentari del Pd, compresi quelli veneti. I numeri del salvataggio gridano vendetta: oltre 17 miliardi di euro di nuovo debito pubblico, 5 dei quali girati a Banca Intesa per acquistare la parte sana di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza. Intesa si è presa quindi 30 miliardi di crediti a basso rischio e 500 milioni di patrimonio immobiliare, lasciando allo Stato le macerie, ovvero 10 miliardi di obbligazioni subordinate e i crediti più a rischio o irrecuperabili.

Oltre al danno immenso per risparmiatori, azionisti e contribuenti, c’è anche la beffa: gli amministratori indagati per il crac non potranno essere interdetti perpetuamente dai pubblici uffici, dato che il Pd si è rifiutato persino di discutere la nostra mozione, la quale avrebbe rafforzato i poteri dei giudici e garantito quella giustizia che a causa della prescrizione non arriverà mai. Un intero territorio produttivo è a rischio disgregazione e 210 mila risparmiatori hanno perso del tutto o in parte i soldi messi da parte per i figli. Le associazioni delle vittime colpite da questo indegno piano del Governo ci hanno assicurato che decine di persone stanno pensando, proprio in queste ore, a gesti estremi, proprio perché non solo hanno perso tutto, ma immaginano un futuro in cui i banchieri oggi indagati la faranno comunque franca, anche se verrà accertata la loro responsabilità nel crac. La prescrizione corre veloce, e le armi dei giudici sono spuntate, anche perché le procure venete soffrono da tempo di una pesante carenza di organico.

La situazione è tragica, e siamo solo all’antipasto. Non finirà con le due banche venete, anche perché gli accordi europei di Basilea sul patrimonio delle banche sembrano disegnati apposta per far saltare in aria il nostro sistema del credito. In un futuro così fosco, solo il metodo 5 Stelle può funzionare: interdizione perpetua per i banchieri colpevoli, tutela completa dei risparmiatori e intervento pubblico finalizzato a prendere il controllo delle banche fallite, così da risanarle pazientemente e riattivare un circuito del credito sano, legato ai territori e slegato dalla politica.