Interrogazione ai vertici bancari UE, spezziamo il muro del silenzio!

Interrogazione ai vertici bancari UE, spezziamo il muro del silenzio!

UE-domande-banche-m5s-movimento-valli.jpgdi Marco Valli, EFDD – M5S Europa

Basta regole bancarie europee che ignorano il rischio finanziario penalizzando il sistema del credito. Vogliamo una spiegazione a questa inaccettabile disparità di trattamento tra i diversi rischi bancari, che sta penalizzando le banche commerciali focalizzate sul finanziamento dell’economia reale e delle PMI.

Loro oggi sono i guardiani del sistema bancario europeo. Li abbiamo interrogati uno per uno, per sapere se le loro rispettive istituzioni hanno intenzione di cominciare a guardare alle enormi esposizioni in titoli illiquidi o derivati, classificati come asset “Level 2” e “Level 3”, di cui hanno la pancia piena le banche tedesche, olandesi e francesi e di cui vi abbiamo parlato in questo post.

Questi titoli rappresentano a tutti gli effetti la minaccia più grave per la stabilità del sistema bancario, perché sono estremamente speculativi. Per gli asset “Level 2” e “Level 3” non esiste spesso un prezzo di mercato, ma il loro valore può essere solo stimato sulla base di complessi modelli interni, costruiti a uso e consumo delle banche per tenere artificiosamente bassi i requisiti di capitale.

In totale, secondo dati Bankitalia, gli asset “Level 2” e “Level 3” ammontano a ben dodici volte l’ammontare dei crediti deteriorati netti. Eppure, non è mai stato fatto alcuno screening, analisi quantitativa o stress test che tenga conto dei rischi relativi a questi strumenti. Per le istituzioni preposte a valutare la solidità delle banche europee (e decidere quali devono essere liquidate o “bailinate”) semplicemente il problema non esiste, perché l’attenzione, come denunciamo dal 2014, è totalmente riposta sul rischio di credito e il problema dei crediti deteriorati.

Danièle Nouy (a capo della vigilanza unica BCE), inserirà gli asset “Level 22 e “Level 3” tra le priorità di supervisione?

La Commissione europea affronterà le potenziali distorsioni della concorrenza tra diversi sistemi bancari?

Elke Koenig (a capo del meccanismo unico risoluzione BCE) considererà questi asset nei processi di risoluzione bancaria?

E infine Andrea Enria (EBA) e Francesco Mazzaferro (ESRB) includeranno i “Level 32 e “Level 2” nei prossimi stress test?

Queste sono le domande che abbiamo inviato ai massimi vertici della vigilanza bancaria europea. Staremo a vedere se continueranno a far finta di nulla.

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#Rousseau: la lotta al riciclaggio

#Rousseau: la lotta al riciclaggio

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di Ignazio Corrao
, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Come diceva Giovanni Falcone “segui si soldi e troverai la mafia”. Le attività delle organizzazioni criminali sono concepite per generare profitti. Le organizzazioni criminali sono diventate delle multinazionali del crimine e operano in diversi paesi diversificando al massimo le proprie attività. Il riciclaggio di denaro è il modo attraverso il quale le organizzazioni criminali introducono nell’economia legale i proventi delle loro attività criminose, quali il traffico di stupefacenti, la tratta di esseri umani, il traffico illecito di armi, la corruzione. Il denaro sporco infatti viene utilizzato per acquisire, convertire o trasferire beni, nascondendo la vera natura della loro origine reintroducendoli nel tessuto dell’economia legale.
 
Una rafforzata risposta penale al riciclaggio contribuisce a contrastare gli incentivi finanziari che sono il motore dei reati. Questo provvedimento è particolarmente importante per facilitare la cooperazione penale tra gli Stati Membri al fine di contrastare le attività transfrontaliere delle organizzazioni criminali. È molto importante avvicinare le normative penali per eliminare le differenze tra gli ordinamenti che ancora esistono per quanto riguarda in particolare le definizioni di riciclaggio, di reato-presupposto (il reato dal quale i beni riciclati sono generati) e i livelli delle sanzioni.
 
Nel rapporto che è stato assegnato al gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle sulla direttiva su “lotta al riciclaggio di denaro mediante il diritto penale” vogliamo fornire alle autorità di contrasto uno strumento efficace per lottare contro il crimine organizzato ed evitare che criminali possano sottrarsi alla giustizia solo sfruttando le differenze esistenti nelle legislazioni degli Stati membri.

Partecipate anche voi al cambiamento facendo le vostre proposte su Rousseau“.

VIDEO. Ascolta e condividi l’appello di Ignazio Corrao. Scrivete insieme a noi le regole europee

Se questa è giustizia

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Se questa è giustizia

Se questa è giustizia

di Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – Firenze

Il 3 marzo 2008 alle 15.30 morirono asfissiati alla Truck Center di Molfetta cinque operai: Luigi Farinola, di 37 anni, Guglielmo Mangano, di 44, Michele Tasca, di 19, e l’autotrasportatore Biagio Sciancalepore, di 24 anni. Furono uccisi dalle esalazioni di acido solfidrico, che provenivano dalla cisterna che avrebbero dovuto bonificare.

Dopo 9 anni, il 19 Luglio è arrivata la sentenza della Corte di Appello di Bari, che ha ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo tutti gli imputati. Nessun colpevole quindi per la morte dei 5 operai! Sono stati revocati anche i risarcimenti danni alle parti civili: alla Regione Puglia, al Comune di Molfetta e ad alcuni familiari degli operai morti.
Io sono senza, parole, ditemi voi se questa è giustizia!

E’ UNA VERGOGNA!!! Per i familiari è come se il loro caro fosse morto una seconda volta. Non ho sentito una sola dichiarazione, delle Istituzioni, del mondo politico, di quello sindacale, indignarsi davanti una sentenza di questo genere. E i riflettori su questa tragedia purtroppo si sono già spenti da 3 giorni! Spero nella sentenza della Corte di Cassazione che ribalti questa sentenza di Appello e che arrivi almeno un pò di giustizia, perchè purtroppo, dopo 9 anni, non c’è ancora stata, nè per questi operai morti sul lavoro, nè per i loro familiari!

Come il #SistemaAlitalia insabbia il conflitto d’interessi

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Come il #SistemaAlitalia insabbia il conflitto d'interessi

Come il #SistemaAlitalia insabbia il conflitto d’interessi

 

di MoVimento 5 Stelle

Era il 18 maggio quando abbiamo presentato all’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, l’esposto per segnalare il conflitto d’interessi di Enrico Lagni, uno dei commissari straordinari nominati dal Governo per gestire la crisi economica di Alitalia. Laghi è incompatibile con il ruolo di commissario Alitalia perché ha già ricoperto in precedenza dei ruoli nella gestione, poi rivelatasi disastrosa, della ex compagnia di bandiera. In particolare Laghi è stato il Presidente del Consiglio di amministrazione della società Mindco, proprietaria del 51% di Alitalia, che per conto di CAI autorizzava tutte le decisioni di carattere finanziario, ed è stato membro del collegio sindacale del primo creditore, cioè Unicredit.

Di recente l’Anac ci ha dato ragione, affermando che il conflitto d’interessi di Laghi esiste, eccome. Ma dov’è la beffa? Che Laghi, in base al regolamento del Ministero dello Sviluppo Economico, può garantire per se stesso. Come? Con una semplice autocertificazione che dice che il suo conflitto d’interessi non esiste.

Abbiamo quindi presentato una richiesta d’accesso agli atti al Ministero dello Sviluppo Economico. Abbiamo chiesto di poter leggere, e diffondere ai cittadini, il documento con cui Enrico Laghi dichiarava di non essere in conflitto d’interessi con la nomina di commissario. Ma il ministero dello Sviluppo Economico ce l’ha negato, affermando che ad opporsi è stato lo stesso Laghi. Eppure Laghi ricopre un ruolo pubblico attraverso il quale, dopo aver contribuito ad una precedente gestione fallimentare, dovrà decidere delle sorti di Alitalia, dei suoi lavoratori e dei soldi dei cittadini usati per salvarla. Non solo: il Governo ci ha risposto che non ci sono irregolarità sulla nomina di Laghi. Senza però mostrarci uno stralcio di documento. Ecco il sistema Alitalia: la politica che copre l’inefficienza di un’azienda che è stata un bancomat pubblico per generazioni di supermanager.

Dai conti di Alitalia è inoltre evidente che gli sperperi non sono per nulla legati al costo del lavoro, che è in linea o più basso di quello dei maggiori vettori concorrenti. Per questo un nuovo piano industriale e il rilancio futuro della compagnia non possono prescindere da un pieno mantenimento dei livelli occupazionali, visto che i dipendenti sono la ricchezza principale, l’asset più prezioso dell’azienda. Nella manovra correttiva il MoVimento 5 Stelle ha proposto, non a caso, di impegnare gli amministratori a garantire i livelli occupazionali. E abbiamo anche chiesto di mettere un tetto agli stipendi dei manager in ragione del prestito ponte erogato dallo Stato. Proposte bocciate dalla maggioranza di Governo.

 

Non è mafia, è una montagna di merda

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Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi.Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.