#ProgrammaImmigrazione: le Commissioni territoriali

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#ProgrammaImmigrazione: le Commissioni territoriali

#ProgrammaImmigrazione: le Commissioni territoriali

 

Più caos c’è, più la mafia prospera. Per il MoVimento 5 Stelle è fondamentale rendere certe e veloci le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. Dobbiamo rimediare alla situazione caotica che i partiti hanno creato per ingrassare le cooperative amiche. Il Ministero dell’Interno è l’autorità responsabile per l’esame del merito delle domande di protezione internazionale e le analizza per il tramite delle Commissioni Territoriali. Le Commissioni territoriali devono essere potenziate e messe nella condizione di lavorare al meglio. In Italia una procedura per il riconoscimento della protezione internazionale dura mediamente 18 mesi. Nel resto d’Europa 6 mesi. La permanenza di un singolo richiedente asilo per 18 mesi costa circa 19.000 euro. I “famosi” 35 euro al giorno vanno alle cooperative e alle associazioni che gestiscono i centri di accoglienza, per l’erogazione di beni e servizi. I richiedenti asilo ricevono invece un pocket money giornaliero pari a circa 2,50 euro. I consistenti flussi di denaro che riguardano il sistema di accoglienza costituiscono un elemento di attrazione per la criminalità organizzata che, come dimostrato dal caso Mafia Capitale ma non solo, ha individuato nella gestione dei flussi un redditivo business. Le recenti disposizioni del Decreto Minniti non incidono in maniera sostanziale sui tempi delle procedure. Poiché nessun verbale o trascrizione potrà mai essere più veritiero delle parole stesse della persona, chiediamo la videoregistrazione dei colloqui con i richiedenti asilo. La tecnologia odierna permette un esame veloce ed efficiente della registrazione di cui la trascrizione sarebbe solo un inutile duplicato. Questo renderebbe possibile una velocizzazione dei tempi della procedura e ne ridurrebbe notevolmente i costi senza nulla togliere alle garanzie procedurali dei richiedenti asilo.

di Guido Savio, avvocato e membro dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

Occorre chiarire fin da subito il ruolo e la natura delle Commissioni territoriali. La premessa è questa: in Italia tutte le domande di protezione internazionale devono essere valutate caso per caso. Lo impone la legge e tutte le normativa europea. La valutazione è affidata all’organismo amministrativo che è istituito presso il Ministero dell’Interno. Si tratta della Commissione nazionale asilo, che poi si articola sul territorio nazionale con 20 Commissioni territoriali e 30 sezioni distaccate.

Ciascuna Commissione è composta da un presidente, che è un viceprefetto, da un rappresentante del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, da un rappresentante di un ente locale, in genere del Comune, e da un rappresentante dell’UNHCR, cioè Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Anche se all’audizione, di norma, interviene un solo commissario, in realtà poi la decisione è collegiale e, siccome i membri sono quattro, in caso di parità di voti il voto del presidente vale doppio. Questo meccanismo che cosa ci consente di osservare? Che le Commissioni territoriali sono istituite in seno al Ministero dell’Interno, che hanno una composizione ministeriale nella misura del 50% e che il voto del Presidente è privilegiato.

Questi sono tutti elementi oggettivi che ci consentono di ritenere che queste Commissioni territoriali siano solo parzialmente indipendenti, avendo uno stretto legame con il Ministero dell’Interno. Occorre ancora precisare, per completezza, che i membri di queste Commissioni territoriali, che operano a tempo pieno, sono soltanto i presidenti, cioè i viceprefetti, e i rappresentanti dell’UNHCR. Gli altri invece non sono impiegati a tempo pieno. Quindi il membro del Comune che oggi si occupa di bilancio, domani può entrare a far parte della Commissione territoriale. La procedura per la domanda di asilo è una procedura obbligatoria che consiste in un’audizione personale alla presenza dell’interprete, una figura fondamentale perché serve per valutare la fondatezza o l’infondatezza della domanda e quindi se si ha diritto al riconoscimento dello status, della protezione sussidiaria o di quella umanitaria.

È importante sottolineare che, poiché contro le decisioni delle Commissioni territoriali si può far ricorso in tribunale, tanto più la decisione della Commissione sarà approfondita e ben motivata e tanto meno ci sarà la possibilità di vederla riformata in sede giudiziale. Quindi, l’elevata qualità e l’elevata professionalità del lavoro delle Commissioni costituisce una garanzia sia nei confronti del richiedente, sia per il sistema giustizia perché avrà un effetto sui contenziosi giudiziari e noi sappiamo quanto i tribunali siano intasati da questo tipo di cause. Il problema principale è che il numero delle domande è molto elevato: la durata media di ogni audizione è di un’ora e mezza, due ore nei casi di particolare complessità. Ogni commissario è tenuto a svolgere almeno quattro audizioni al giorno e questo incide inevitabilmente sui tempi di attesa della decisione finale che, in Italia, si aggirano attorno ai 18 mesi.

Dal momento in cui l’immigrato presenta domanda di protezione al momento in cui c’è la decisione amministrativa della Commissione territoriale, c’è una attesa di un anno e mezzo. La media europea è di 6 mesi. Questi tempi lunghi hanno un ruolo non positivo anche perché, nel frattempo, il richiedente asilo viene accolto nei centri di accoglienza straordinari, ovvero nei centri SPRAR dei Comuni che aderiscono al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Secondo alcune stime, i costi di permanenza di un singolo richiedente asilo per 18 mesi su territorio italiano, sono di costa circa 19.000 euro. Questi 19.000 euro non vanno nella tasca del richiedente asilo, perché i “famosi” 35 euro al giorno vengono erogati alle cooperative e alle associazioni che gestiscono i centri d’accoglienza che, a loro volta, devono erogare beni e servizi. Al richiedente viene rilasciato soltanto un “pocket money” giornaliero di 2,50 euro. I consistenti flussi di denaro che girano attorno a questo affare, fa sì che questo sia diventato un business per molti e persino per la criminalità organizzata. Il caso di “Mafia Capitale” lo dimostra, quando addirittura Buzzi diceva che si guadagna di più con gli immigrati che con gli stupefacenti. Lo dimostrano anche recenti inchieste che, in Calabria e in altre regioni, hanno messo sotto inchiesta i gestori di questi centri di accoglienza.

E allora la proposta potrebbe essere questa: al fine di smaltire il gravoso lavoro delle Commissioni territoriali e per abbattere i tempi di esame delle domande, è possibile l’assunzione di 15.000 giovani laureati in materie sociali, giuridiche e umanistiche, formati adeguatamente e gratuitamente con il supporto di enti e organizzazioni anche internazionali come l’UNHCR, la Croce Rossa, oppure agenzie europee come l’EASO? Questa proposta potrebbe abbassare sostanzialmente il costo perché, per formare 15.000 nuovi commissari, servono 540 milioni di euro annui, l’equivalente di circa tre mesi e mezzo di accoglienza per 150.000 richiedenti asilo. Ridurre il tempo di attesa per l’approvazione e il respingimento della domanda di richiesta d’asilo agendo sul ruolo delle Commissioni territoriali, garantisce un enorme risparmio economico e contribuisce al tempo stesso al contrasto agli illeciti business della criminalità organizzata.

Chiariti i termini della questione, elenco i pro e i contro del quesito proposto. Sicuramente l’incremento del numero delle Commissioni territoriali, addirittura l’ideale sarebbe una in ogni provincia, e del numero dei componenti di ciascuna Commissione territoriale, sarebbe utilissimo per sveltire i tempi di definizione delle domande di protezione internazionale. Questa proposta non presenta alcun inconveniente, infatti:
1) Tutela i richiedenti perché non li espone a tempi biblici di attesa.
2) Tutela l’interesse pubblico, con una più rapida definizione delle posizioni dei migranti come titolari di una misura di protezione o da avviare alle procedure di allontanamento.
3) Consente di impiegare in modo più proficuo e trasparente le risorse pubbliche.

Occorre, però, una certa cautela perché il lavoro delle Commissioni territoriali è un lavoro assai più complesso di quanto comunemente si possa immaginare. Occorrono specifiche competenze giuridiche specialistiche, sul diritto dell’Unione Europea, sul diritto nazionale, sull’evoluzione giurisprudenziale delle corti europee. Servono competenze sociologiche, geopolitiche aggiornate, storiche dei Paesi di terzi, antropologiche e geografiche. Se un richiedente afferma di venire dal mare del sud e che là c’è un problema, occorre verificare concretamente, facendo ricorso alle cosiddette COI (country origin information), che sono tutte in lingua inglese, per andare a vedere se effettivamente è vero quello che il richiedente afferma. Ebbene, queste competenze non si acquisiscono da un giorno all’altro. Occorre formare adeguatamente i membri delle Commissioni, occorre che i membri delle Commissioni svolgano questo lavoro a tempo pieno e non a tempo parziale.

 

#RideSoloIlPd

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di MoVimento 5 Stelle

Ancora una risata sulle rovine. Un ghigno alle spalle delle vittime di un sisma. Era già accaduto nel 2009, a L’Aquila, quando un imprenditore se la rise al telefono con il cognato pregustando la possibilità di guadagnare sulla ricostruzione.

Sette anni dopo, stessa storia. Un’indagine dell’Antimafia del capoluogo abruzzese ha infatti rivelato che anche ad agosto scorso, poco dopo la scossa che aveva distrutto Amatrice e sconvolto il centro Italia, un imprenditore se la rideva pensando alle commesse. Questo imprenditore perché è importante? Perché è il presidente della coop L’Internazionale di Altamura (Bari), una delle duecento e passa società del Cns.

Una società che, guarda caso, a distanza di qualche tempo troveremo tra quelle impiegate per i lavori delle casette di legno ad Accumoli. Rieccolo, il Cns, il Consorzio nazionale servizi di Bologna che nel 2014 finì coinvolto in Mafia Capitale… Sì, perché nel Cns c’è anche la cooperativa 29 Giugno di Salvatore Buzzi, sodale di Massimo Carminati. Entrambi sono stati condannati proprio ieri dalla Procura di Roma con l’accusa di aver tirato su un sistema criminale, insieme alla compiacenza del Pd e del centrodestra, per mangiarsi la Capitale attraverso appalti truccati e mazzette.

Non passano nemmeno 24 ore e spuntano di nuovo gli “affaristi rossi“. Il giro è sempre lo stesso: quello delle coop rosse, del Cns e del Pd. Ieri a Roma, oggi nelle zone terremotate. Cambiano gli obiettivi, ma non la sostanza. speculare sulla disperazione della gente.

Un filo rosso che attraversa le zone del terremoto dal Lazio all’Umbria, dove troviamo la Cosp Tecnoservice (che ovviamente fa parte del Cns). Il presidente è Danilo Valenti, legato – secondo quanto scrivono alcuni organi di stampa – alla governatrice del Pd Catiuscia Marini e al sindaco Pd della sua città, Leopoldo Di Girolamo. Non solo: Valenti il 9 novembre del 2014 partecipa alla cena di autofinanziamento (mille euro a persona) organizzata dall’allora premier Matteo Renzi.

Insomma, finanziano tutti il Pd, Valenti così come Buzzi, che in passato finanziò anche la fondazione di Matteo Renzi. Danno i soldi al Partito Democratico e il Partito Democratico garantisce loro gli appalti, fra immigrazione, alluvioni, terremoti e altre catastrofi assortite. Forse non sarà “mafia”, ma di sicuro è “economia dei disastri”, specialità del PD: grazie al quale c’è un intero sistema che se la ride ogni volta che sul Paese piomba una disgrazia.

Ps: E’ stato avviato un procedimento disciplinare ex articolo 4 del Regolamento del MoVimento 5 Stelle nei confronti della sindaca di Anguillara Sabazia. E’ stato infatti segnalato ai probiviri che la sindaca sarebbe stata condannata diversi anni fa, tale condanna non risulta nel casellario giudiziario e nei carichi pendenti presentati nel 2015, documenti che il MoVimento 5 Stelle chiede all’atto della candidatura. Se ciò fosse vero la sindaca di Anguillara Sabazia avrebbe dichiarato il falso all’atto della sottoscrizione del documento necessario per candidarsi in cui è specificato di non aver ricevuto condanne in sede penale, anche se non definitive. I probiviri decideranno sulla sanzione definitiva per la sindaca.

67 Green Machine per #RomaPulita

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67 Green Machine per #RomaPulita

67 Green Machine per #RomaPulita

 

di Virginia Raggi

Erano abbandonate in un deposito, ricoperte di polvere e ferme da anni. Eppure il Comune di Roma le aveva pagate quasi due milioni di euro. Si tratta di 67 spazzatrici manuali – quelle che si usano per pulire i marciapiedi – che abbiamo recuperato e messo finalmente in funzione. Da oggi saranno al servizio di tutti i cittadini. È uno dei tanti sprechi che abbiamo trovato. Rimetterle in strada dopo tanti anni è un segnale importante. Da lunedì le “Green Machine” saranno in giro a spazzare i marciapiedi e pulire le aree pedonali.

Pochi mesi fa abbiamo rimesso in circolazione i filobus dimenticati e buttati in una rimessa Atac. Erano diventati, a causa della vecchia politica, il simbolo dello sperpero e del malaffare. Così come lo erano questi 67 mezzi della flotta Ama che dal 2013 sono stati abbandonati. Le spazzatrici erano state acquistate nel 2009, con i soldi di noi cittadini: costo 2 milioni di euro. Per non parlare poi delle spese di manutenzione, un ulteriore insulto alle tasche dei romani, costate oltre un milione di euro. Ora abbiamo recuperato questi mezzi, cominciando con venti, e la manutenzione sarà fatta in azienda senza ulteriori costi aggiuntivi.

Le prime due “Green Machine” saranno operative nel I Municipio, zona Fontana di Trevi, e a Ostia (X Municipio). Poi, gradualmente, entro settembre, entreranno in funzione le altre. A pieno regime saranno 18 gli itinerari di intervento che copriranno un totale di 50 vie della Capitale. Saranno molto utili per lo spazzamento dei marciapiedi e delle aree pedonali e per raccogliere i micro-rifiuti, come cicche e mozziconi, volantini e deiezioni canine. Vogliamo così garantire ai romani e ai turisti strade pulite e decorose. #RomaPulita

 

Il G7-Lavoro a Torino e Venaria Reale

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Il G7-Lavoro a Torino e Venaria Reale

Il G7-Lavoro a Torino e Venaria Reale

di MoVimento 5 Stelle

Torino ospiterà a fine settembre la riunione ministeriale del G7 su ricerca e innovazione, lavoro, industria. In accordo con i ministeri dell’Interno, Sviluppo Economico, Lavoro, Istruzione, il Comune di Torino e la Regione Piemonte, nonché con l’Ambasciatore Trombetta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il centro dell’evento sarà la Reggia di Venaria Reale, a una decina di chilometri dal capoluogo piemontese. Si tratta di due comuni amministrati dal MoVimento 5 Stelle con Chiara Appendino e Roberto Falcone.

Non ci tireremo indietro di fronte ai doveri istituzionali e, anzi, ce la metteremo tutta affinché l’evento si svolga nella massima serenità possibile, lavoreremo a ridurre al minimo i disagi per i cittadini e proveremo a massimizzare l’opportunità di far vedere al mondo le bellezze delle nostre città.

Ma impegneremo il Governo a portare in quella sede i temi fondamentali per i cittadini. La nostra senatrice, Nunzia Catalfo, chiederà un’audizione del ministro Giuliano Poletti in commissione sui temi del G7 di Torino. In quella sede impegneremo il Ministro a portare sul tavolo le nostre proposte, coordinandoci con i nostri portavoce piemontesi in Regione, al Comune di Torino e Venaria Reale.

Una nuova legge elettorale anti MoVimento 5 Stelle

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Il Pd, con il solito Verdini, si stanno organizzando per eliminare la possibilità che il MoVimento 5 Stelle vada alla guida di nuovi comuni. Il modo che hanno trovato è tanto semplice quanto ai limiti dell’eversione: anziché far decidere al popolo qual è la maggioranza, vogliono decretare che la minoranza diventi maggioranza, attraverso le ammucchiate di liste.

Infatti ieri sera è arrivata in Commissione affari costituzionali una nuova legge elettorale sui Comuni che consente l’elezione del sindaco a chi raggiunge il 40% al primo turno, senza ballottaggio. Vi pare che in questo momento quello di cui il Paese ha bisogno sia una legge sulle elezioni comunali? Con la disoccupazione che esplode, l’Italia che brucia, gli sbarchi dei migranti che proseguono incontrollati mentre l’Europa chiude le frontiere, non si riesce a trovare niente di meglio con cui occupare il lavoro del Parlamento?

Certo che no. A meno che ti chiami Pd e vuoi evitare in tutti i modi che succeda di nuovo che vincano Virginia a Roma e Chiara a Torino. Così giù da 50 al 40 la percentuale per vincere al primo turno ed evitare il ballottaggio, dove vince sempre il MoVimento 5 Stelle. Con questa ennesima porcata oggi il sindaco di Torino sarebbe Fassino che al primo turno prese il 41% dei voti ma che poi al ballottaggio venne asfaltato da Chiara Appendino.

La legge elettorale dei sindaci è stata quella fino ad oggi più osannata, addirittura che ispirava le riforme elettorali e che ha garantito una certà stabilità nei comuni. Adesso deve essere cambiata perché il Pd ha una paura fottuta di perdere il suo potere nel territorio dopo la sonora tranvata delle ultime elezioni comunali e a fronte della continua crescita del MoVimento 5 Stelle. Questo è solo il primo passo, tra un po’ sposteranno ancora più in giù l’asticella fino a che faranno una legge elettorale in cui va al governo chi perde le elezioni, se a perdere sono loro.

Sono come i bambini che non vogliono perdere e cambiano le regole del gioco, ma qui stiamo parlando della democrazia e del diritto di partecipazione dei cittadini alla vita della loro città. Le riforme da fare sono per dare più potere di scelta alle persone, non per togliergliene ancora. Il Pd è bulimico di potere e non può farne a meno. Questa gente è un pericolo e va fermata. La battaglia è appena iniziata.

Fermiamo tutto per fermare i roghi

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Fermiamo tutto per fermare i roghi

Fermiamo tutto per fermare i roghi

 

di MoVimento 5 Stelle Campania

Insieme a consiglieri comunali e attivisti abbiamo montato tende e striscioni all’esterno del palazzo del Consiglio Regionale al Centro Direzionale di Napoli, e resteremo qui giorno e notte per chiedere di modificare il calendario dei lavori del consiglio e concentrare tutti gli sforzi sull’emergenza Terra dei fuochi.

Facciamo nostro il grido disperato dei campani e chiediamo che tutta la programmazione dei lavori di tutte le commissioni e del consiglio sia focalizzata sugli atti, le leggi e le misure concrete ed urgenti da adottare per la risoluzione definitiva della problematica degli incendi e dei roghi tossici.

Non ce ne andremo da qui fino a quando questa richiesta, che non è la nostra ma quella di tutti i cittadini della Campania, non verrà ascoltata. Già una settimana fa avevamo chiesto a tutti i gruppi politici di concentrare gli sforzi su questo tema ma nessuno si è degnato nemmeno di risponderci. Allora, di fronte a questo atteggiamento di arrogante indifferenza di politica e istituzioni, abbiamo deciso di passare ai fatti. Resteremo qui giorno e notte.

Sfidiamo la Regione e il Consiglio, il governatore De Luca e la sua maggioranza, a dimostrare coi fatti e non a parole che per loro la Terra dei fuochi è davvero la priorità assoluta. Non bastano le scartoffie e le misure adottate in extremis nelle ultime ore, servono interventi strutturali, mirati e concreti. Non deve passare un solo giorno senza che questa catastrofe venga affrontata. L’emergenza non è affatto alle spalle, qui continuano a bruciare boschi, veleni, rifiuti ordinari e tossici, qui i cittadini continuano a ricevere la loro dose di veleno quotidiano. E’ un disastro ambientale senza precedenti, noi, come esponenti delle istituzioni votati dai cittadini e chiamati da loro a rappresentarli, non possiamo continuare a star qui nel palazzo a far finta di niente e a continuare le nostre attività come se nulla fosse. Resteremo qui fino a quando le nostre richieste non saranno ascoltate.

 

I danni della scarcerazione facile voluta dal Pd

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I danni della scarcerazione facile voluta dal Pd

I danni della scarcerazione facile voluta dal Pd

di Vittorio Ferraresi

Il motivo per cui Saidou Mamoud Diallo – il 31enne immigrato irregolare della Guinea che due giorni fa ha aggredito con un coltello un poliziotto all’esterno della Stazione Centrale di Milano, mentre con altri agenti tentava di bloccarlo – è stato scarcerato, lo spiega il gip di Milano Maria Vicidomini nell’ordinanza di scarcerazione dell’indagato: “si ha ragione di ritenere“, dice, che per le tre contestazioni la “pena finale” dopo un eventuale processo non sarà superiore “ai due anni” e che dunque possa godere della sospensione condizionale.

Questa valutazione è stata resa possibile grazie ad una norma approvata nel 2014 dal Pd (Governo Renzi) e Alternativa Popolare (all’epoca NCD), nettamente contestata dal Movimento 5 Stelle, che presentò un emendamento per eliminarla, purtroppo respinto.

La norma prevede che il giudice, con una valutazione meramente discrezionale e preventiva, possa non applicare la misura della custodia cautelare in carcere se prevede che il soggetto, per i reati contestati, anche con una condanna definitiva, in carcere non ci finirà mai (pena fino a 3 anni). La responsabilità della valutazione viene quindi interamente addossata sulle spalle del giudice delle indagini preliminari, il quale è tenuto a prevedere gli esiti processuali di un processo ancora tutto da celebrarsi o alle valutazioni sulla meritevolezza del soggetto per l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Il PD, oltre a dare una gravosa responsabilità ai giudici, come denunciammo all’epoca, ha di fatto allargato a dismisura le maglie già larghe della custodia cautelare per soggetti pericolosi, come in questo caso in cui l’irregolare in via d’espulsione non è fortunatamente riuscito a trafiggere l’agente solo grazie al giubbotto antiproiettile indossato da quest’ultimo. Il Sindaco PD Sala pensa che sia arrivato il momento di cambiare le leggi? Bene, inizi a chiederlo al suo partito che questa legge l’ha ideata, proposta e approvata!

Massima solidarietà al poliziotto, vittima due volte
, che dopo l’aggressione ha dovuto assistere all’immediata scarcerazione del suo accoltellatore e massima condanna ad una legge ingiusta, pensata per svuotare le carceri, invece che per garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

#ProgrammaImmigrazione: il ricollocamento dei richiedenti asilo

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#ProgrammaImmigrazione: il ricollocamento dei richiedenti asilo

#ProgrammaImmigrazione: il ricollocamento dei richiedenti asilo

 

L’Italia non è il campo profughi d’Europa. Il nostro Paese è diventato una trappola per tutti i migranti che cercano di raggiungere i parenti sparsi per l’Europa: sbarcano in Italia e nel nostro Paese restano. I partiti non sono più credibili e la risposta europea ci penalizza: egoismo, mancanza di solidarietà, ricollocamenti che non decollano. Dobbiamo pretendere rispetto! Ancora una volta questa Europa si dimostra debole perché non riesce a far rispettare le proprie decisioni e, ancora una volta, il governo italiano si dimostra inconsistente perché non riesce a farsi valere in Europa. Il MoVimento 5 Stelle propone da sempre il superamento del regolamento di Dublino, firmato dal governo Lega-Berlusconi, che significa non caricare il primo Paese di approdo delle responsabilità legate all’accoglienza. Se un migrante ha dei parenti in Austria o Germania e lì vuole ricominciare una vita perché deve essere intrappolato in Italia? Inoltre, il meccanismo di redistribuzione dei migranti deve essere obbligatorio e permanente. Ci deve essere una equa corresponsabilità in casi di massicci flussi migratori. La gestione dei flussi, l’accoglienza, le responsabilità e gli oneri devono essere condivisi equamente tra tutti gli Stati Membri in base a parametri oggettivi e quantificabili, come popolazione, PIL e tasso di disoccupazione. Il meccanismo deve tenere conto inoltre dei bisogni, della situazione familiare, delle competenze dei richiedenti asilo e di tutti gli elementi che agevolino l’inclusione sociale, in modo da evitare movimenti secondari tra i diversi Stati europei. Il MoVimento 5 Stelle chiede se siete a favore dell’introduzione di un meccanismo automatico ed obbligatorio di distribuzione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati Membri. Questo meccanismo deve prevedere sanzioni per i Paesi che non rispettano gli accordi.

di Maurizio Veglio, avvocato e membro dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

La redistribuzione o relocation è un meccanismo che è stato introdotto dalla Commissione europea nel 2015, all’interno dell’Agenda europea sulla migrazione. Questa agenda è un manifesto politico che rivela, in realtà, la debolezza dell’Unione Europea nella risposta a un fenomeno storico che non è certamente inedito. È vero che il fenomeno migratorio è arrivato a numeri non conosciuti in precedenza ma, rispetto alla portata, alla stabilità economica e al livello di benessere dell’Unione Europea che ospita circa 500 milioni di abitanti, non sembrava in grado di poterne mettere in discussione la stabilità e la tenuta. Ciò nonostante, l’Unione Europea ha risposto con una posizione di chiusura, con una politica difensiva e contenitiva, finalizzata, in primo luogo, a prevenire il movimento delle persone.

Questo tipo di politica, che io definirei “politica di imbuto” o di “ostacoli crescenti”, ha l’obiettivo molto chiaro di impedire il movimento delle persone in primo luogo attraverso il finanziamento dei regimi dei Paesi di provenienza o di transito. Questo anche a costo di sovvenzionare autorità che sono antidemocratiche come nel caso della Turchia, Stati implosi com’è il caso della Libia, vere e proprie dittature com’è il caso del Sudan, o Paesi che non sono nel pieno controllo delle autorità statali come l’Afghanistan. In secondo luogo, si è nuovamente sottolineata la centralità del regolamento Dublino, un regolamento comunitario che ha l’obiettivo di costringere le persone che arrivano in Europa per chiedere asilo politico nel primo Paese d’ingresso (sostanzialmente in Italia e in Grecia) impedendo alle persone di scegliere e di individuare il Paese di destinazione. In terzo luogo, per alleviare il numero crescente in carico a Italia e Grecia, la Commissione europea prevede questo meccanismo di redistribuzione, per adesso in chiave non obbligatoria. Questo è uno dei motivi per il quale questo sistema non ha funzionato, peraltro stiamo parlando di numeri estremamente limitati, si parla di circa 120 o 160 mila persone. La relocation non ha funzionato per una serie di motivi, ma di fatto, anche qualora avesse funzionato nella sua piena portata, non avrebbe spostato i termini del problema.

Ritengo che l’Unione Europea sia tenuta a una serie di obblighi positivi. Primo fra tutti, quello di tutelare la vita delle persone. Per fare ciò è evidente che bisogna impedire di costringere le persone a esporsi al rischio di compiere il viaggio verso il territorio dell’Unione Europea, non solo attraversando il Mare Mediterraneo, ma anche il deserto che è un luogo dove avvengono eventi atroci e tragici. Sarebbe importante evitare il transito attraverso la Libia che, come dicevo prima, è un Paese, di fatto, imploso, che non esiste perché alla mercé di bande armate e di gruppi che non rispondono a una Istituzione centrale. Questo è possibile, ed è possibile attraverso una politica seria di reinsediamento o attraverso il rilascio di visti o di apertura di canali umanitari direttamente nei Paesi di origine o Paesi di transito. Paesi evidentemente coinvolti in situazioni di conflitti civili o di gravi e ripetute violazioni dei diritti fondamentali.

In secondo luogo è opportuna, per non dire necessaria, una revisione del regolamento Dublino, cioè della regola per cui il singolo Stato di frontiera è tenuto a farsi carico della domanda di protezione internazionale presentata dal migrante. È necessario un salto di qualità che comporti la presa in carico dell’Unione Europea in quanto tale, non del singolo Paese ma dell’Istituzione complessiva. Una situazione che deve confermarsi politicamente capace di rispondere a un fenomeno importante e storico attraverso una politica seria e ragionevole, ispirata ai criteri di razionalità e non di emotività. Anche perché, in questo senso vanno gli indicatori demografici ed economici di molti Paesi che fanno parte dell’Unione. Questo quindi imporrebbe, da un lato, la possibilità di entrare regolarmente e senza pericoli per i richiedenti asilo e dall’altra di redistribuire equamente fra i vari Stati l’onere, non solo dell’accoglienza ma soprattutto la restituzione della dignità personale ai richiedenti.

Bisogna uscire, in qualche modo, da questo cerchio segregante che confina le persone entro l’alveo degli oggetti: oggetti di accoglienza, oggetti di salvataggio, oggetti di derisione, oggetti di pietà. Bisogna riportare le persone a una dimensione di soggettività e di titolarità dei diritti. Il richiedente asilo è, prima di tutto, un soggetto di diritti: all’accoglienza, alla protezione, alla tutela della sua vita e, in questo senso, la mutazione di questo ruolo dev’essere portata in primo luogo attraverso il riconoscimento della volontà delle persone di poter scegliere il Paese di destinazione del proprio percorso migratorio. Non bisogna dimenticare, inoltre, che la grande maggioranza delle persone è costretta e decide di rimanere nei Paesi immediatamente confinanti con il proprio Paese d’origine sia per condizioni economiche, sia per scelta, perché la finalità di molte persone è evidentemente quella di poter rientrare nel Paese d’origine appena le condizioni lo permettono.

Da ultimo, la risposta è sempre condizionata alla strutturazione di un sistema di accoglienza adeguato in Italia. Lo SPRAR, sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati, è un sistema che, dal punto di vista qualitativo, sembra offrire garanzie d’adeguatezza e di qualità, ma che dal punto di vista numerico è gravemente insufficiente ad accogliere il numero di persone che sono attualmente nella fase della richiesta di protezione internazionale. In Italia, 3/4 dei richiedenti asilo sono accolti in strutture straordinarie, temporanee, che molto spesso non sono in grado di offrire servizi degni di questo nome. È quindi importante che lo SPRAR sia adeguatamente ampliato, rinforzato, e possa realmente fornire lo strumento per un percorso d’integrazione, che possa avere l’obiettivo di fornire da un lato un riconoscimento di diritti nei confronti del richiedente asilo e dall’altro anche un buon ritorno in termini di restituzione nei confronti della comunità nazionale.

 

#5giornia5stelle 131° puntata, 21 luglio 2017

#5giornia5stelle 131° puntata, 21 luglio 2017

La battaglia contro i vitalizi ed i privilegi della casta in primo piano in questa nuova edizione di 5giornia5stelle.
Privilegi che sembrano una matassa di nodi da sbrogliare creato ad arte per dissuadere chiunque provi a farlo, ma Laura Castelli, Riccardo Fraccaro e Luigi Di Maio, uscendo dalla sede della Ragioneria dello Stato, promettono di non mollare un centimetro: da qui a fine legislatura il MoVimento 5 Stelle non lascerà nulla di intentato per cancellare questo assurdo privilegio.
Con le nostre telecamere ci spostiamo nell’aula di Montecitorio per ascoltare Salvatore Micillo incalzare il ministro dell’ambiente Galletti e tutto il governo alle responsabilità che questi giorni infernali in tutto il Mezzogiorno stanno palesando in termini di mancanza di programmazione e scelte scellerate come quella di cancellare l’arma dei forestali.
Ci spostiamo ora nell’aula del processo a mafia capitale per ascoltare il commento a caldo del Sindaco Virginia Raggi alla sentenza che ha confermato buona parte del quadro accusatorio. Nonostante le proteste di tanti genitori il decreto Lorenzin sui vaccini è passato al Senato. Il MoVimento 5 Stelle si è opposto con forza a questa assurda prevaricazione del governo ed ascoltiamo l’intervento di Paola Taverna in dichiarazione di voto nell’aula di palazzo Madama. La stessa sede sarà protagonista poi della pregiudiziale di costituzionalità presentata dal MoVimento 5 Stelle da Giovanni Endrizzi sul DL salva banche venete e della dichiarazione di Enrico Cappelletti in solidarietà del senatore pentastellato Mario Giarrusso, oggetto di minacce mafiose.
Tra questi due servizi ascoltiamo Roberto Fico chiedere trasparenza sul piano news bocciato che è costato la direzione generale della Rai a Campo Dall’Orto a favore di Mario Orfeo e Sergio Battelli sul rischio sanzioni corso dall’Italia a causa delle scelte scellerate del governo in tema di diritti d’autore.
Anche per questa edizione è tutto, appuntamento come al solito a venerdì prossimo. Buon fine settimana a tutti!


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