CLINICA VILLA AURORA, HO APPENA SCRITTO AL PREFETTO

CLINICA VILLA AURORA, HO APPENA SCRITTO AL PREFETTO

Sto seguendo in ogni modo le trattative sul futuro della struttura sanitaria. Temo che la gestione possa finire in mano a privati interessati solo al profitto. Obbligatorio salvaguardare l’assistenza sanitaria e i lavoratori.

A proposito del futuro della clinica reggina Villa Aurora, ho scritto al prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, comunicando la mia impossibilità a presenziare all’apposito tavolo prefettizio di venerdì 21 luglio, che avevo chiesto di spostare di pochi giorni per aver assunto in precedenza altri impegni. Nella missiva al prefetto, ho ricordato d’aver già espresso, con note del 26 giugno e del 19 luglio scorsi, «una proposta e un orientamento molto precisi, scevri da ostacoli di natura tecnica», invitando «tutte le parti in causa, l’azienda, le rappresentanze istituzionali, politiche e sindacali, a coniugare le esigenze della collettività con quelle di eventuali acquirenti della casa di cura, all’uopo restituendo il punto nascita a Villa Aurora, il che permetterebbe anche il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, tra gli obiettivi del tavolo prefettizio». «Dalla lettura e concatenazione degli eventi – ho precisato – non nascondo il timore che la clinica possa finire sotto una gestione d’impresa interessata al mero profitto, a prescindere dalle riferite esigenze da contemperare». Ho dunque concluso: «Mi affido al senso di responsabilità di ciascuno degli interlocutori presenti al tavolo».

 

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Ilva e Tempa Rossa: fondi europei per riconvertire il Sud Italia

 

Ilva e Tempa Rossa: fondi europei per riconvertire il Sud Italia

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Basta inquinamento. Basta morti causate da un modello industriale legato al fossile. I cittadini chiedono di poter vivere in un ambiente sano ed esasperati dalle mancate risposte si sono rivolti al Parlamento europeo con delle Petizioni che chiedono il rispetto delle normative europee. Non esistono cittadini di serie B, non devono esserci zone franche in Europa quando si tratta di difendere la salute dei cittadini.

I cittadini chiamano, il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle risponde. Abbiamo proposto e ottenuto una visita ufficiale del Parlamento europeo nel Sud Italia. Ecco il racconto di Eleonora Evi e Rosa D’Amato che hanno partecipato alla missione. Ci chiediamo dove fossero gli europarlamentari di Pd e Forza Italia. Sono già al mare?

di Eleonora Evi e Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Usiamo i fondi europei per ridare futuro e speranza al Sud Italia malato di inquinamento. Abbiamo visitato, insieme a una delegazione della Commissione Petizioni del Parlamento europeo, gli stabilimenti ILVA ed ENI e abbiamo partecipato a numerose audizioni che si sono svolte in prefettura. Abbiamo ascoltato i cittadini che hanno presentato le petizioni, gli organi di controllo ambientale e sanitario ISPRA, ARPA e ASL, i sindacati, Confindustria, Confagricoltura, le ONG e le associazioni del territorio che si battono per una Taranto diversa. Vogliamo una politica attiva, diretta, senza stucchevoli liturgie.


LO STABILIMENTO ILVA

Le prescrizioni AIA, ovvero gli obblighi che l’impianto deve ottemperare per ridurre il suo impatto inquinante sul territorio, in larghissima parte non sono attuate. Tra promesse, proroghe e decreti del governo, lo stabilimento continua a generare perdite e soprattutto a inquinare. Tra le prescrizioni non attuate, ad esempio, manca ancora una tra le più importanti: la copertura dei parchi minerali. Si tratta di cumuli di minerali di ferro e carboni che con il vento si alzano e si disperdono nell’ambiente, fino a ricoprire di rosso tutte le strade nei pressi dello stabilimento per poi arrivare nelle case dei tarantini e nei loro polmoni. Molti residenti sono costretti a tenere le finestre chiuse per evitare di essere esposti e respirarle. Una promessa, quella della copertura dei parchi minerari, che risale a molti anni fa, e che fino ad oggi è rimasta lettera morta. Tutti i membri della delegazione sono rimasti stupefatti di fronte a una tale situazione di costante pericolo per la salute dei cittadini.

Dalle audizioni sono emersi elementi nuovi e significativi. L’ISPRA, per esempio, ha ammesso che con lo scellerato decreto cosiddetto Salva Ilva ha le mani legate. Le nuove regole prevedono che l’impianto debba ottemperare l’80% delle prescrizioni AIA. E il restante 20%? Non pervenuto. Peccato che il questo restante 20% sia relativo alle opere più importanti e che inquinano di più come la copertura dei parchi minerali. Il decreto salva Ilva non fornisce al controllore alcuno strumento per ottenere un miglioramento ambientale e sanitario. L’Arpa poi ha ammesso che la natura stessa dell’impianto non azzera il rischio e un impatto sulla salute dei cittadini. Un rischio che per i cittadini di Taranto non è più accettabile, stando ai sempre più numerosi studi epidemiologici che dimostrano il nesso tra il mostro inquinante e l’insorgere di patologie gravissime nella popolazione, specialmente quella più debole, i bambini e gli anziani. E’ inaccettabile anche la totale mancanza di informazioni e trasparenza della fase di transizione dello stabilimento che, dall’attuale amministrazione pubblica straordinaria guidata dai commissari governativi, passerà nelle mani di un nuovo proprietario, l’AM Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia), lasciando i cittadini di Taranto nella condizione di subire passivamente per l’ennesima volta le decisioni sul futuro dell’area.

L’IMPIANTO TEMPA ROSSA
Come se non bastasse, di fianco al gigante decadente che sforna acciaio, sorge la raffineria di proprietà dell’ENI. Nello stabilimento viene trasformato il greggio in combustibili e carburanti commerciali che vengono poi distribuiti in una vasta area del sud Italia. Si tratta di un altro grande impianto che negli enormi serbatoi e tubature lavora e movimenta ogni anno 6,5 milioni di tonnellate di petrolio. Circa 250 navi operano nel pontile che si affaccia sul mare per il carico e scarico dei prodotti della raffineria. In questo quadro si inserisce il progetto di ampliamento dell’impianto per contenere e stoccare il greggio proveniente dalla nuova concessione di estrazione petrolifera in Basilicata, progetto denominato Tempa Rossa.

Le petizioni invitate dai cittadini denunciano una situazione poco trasparente per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto stesso: classificato come impianto a rischio di incidente rilevante, Tempa Rossa deve rispettare la normativa europea, cosiddetta direttiva Seveso, che prevede la predisposizione di piani di emergenza interni e esterni allo stabilimento a tutela e protezione non solo dei lavoratori dell’azienda ma anche della popolazione che vive nelle vicinanze. Nonostante le sollecitazioni e lo scadere dei termini per la presentazione di tali piani, che devono peraltro essere fatti coinvolgendo e informando i cittadini, ad oggi ENI ne risulta sprovvista.

LE PROPOSTE M5S
L’Europa che vogliamo dialoga, si confronta e risponde ai problemi dei cittadini. Chiediamo la riconversione industriale delle aree e tutele per la salute dei cittadini. Bisogna ricollocare i lavoratori anche nelle bonifiche e la formazione. I fondi europei ci sono e servono proprio a questo.

Chiediamo di abbandonare il modello industriale inquinante e quello energetico del fossile verso una riconversione dell’area che guardi a un futuro sostenibile e resiliente, alle vocazioni del territorio, al turismo e all’agroalimentare. Vogliamo sostenere l’imprenditorialità creativa e l’economia sociale, che metta al centro le energie rinnovabili e l’economia circolare. Noi ci siamo. Abbiamo le idee chiare. E non lasceremo mai soli i cittadini!

 

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TAV costosa e inutile. La Francia si prende una pausa

Il Blog delle Stelle

 

TAV costosa e inutile. La Francia si prende una pausa

TAV costosa e inutile. La Francia si prende una pausa

di MoVimento 5 Stelle

TAV Torino-Lione. Fermi tutti, la Francia si prende una pausa sull’inutile e costosissimo progetto di trasporto merci. Il ministro Delrio tra un imbarazzante interrogatorio e l’altro per processi sulla ‘ndrangheta in Emilia ne faccia una giusta. Congeli immediatamente l’opera. Il MoVimento 5 Stelle al Governo intavolerà immediate trattative con la Francia per cancellare per sempre il Tav Torino-Lione e destinare le risorse in investimenti innovativi per la mobilità sostenibile e la tutela del territorio.

Da oltre dieci anni denunciamo l’insostenibilità economica e ambientale della tratta Torino-Lione.
Mentre cittadini, comitati, associazioni, esperti di trasporti ed il MoVimento 5 Stelle fuori e dentro le istituzioni denunciavano e protestavano, i governi italiani da Prodi a Berlusconi passando per Monti, Letta e Renzi proseguivano contro tutto e tutti spacciando, la madre di tutti gli sprechi e le corruzioni, come la risoluzione di tutti i problemi. Forse quelli di tangentari e mafiosi?

Come abbiamo chiaramente denunciato in Parlamento da quindici anni i governi d’Italia e Francia non rispettano l’art. 1 dell’Accordo di Torino del 2001 che ha stabilì che “l’entrata in servizio dovrebbe avere luogo alla data di saturazione delle opere esistenti”. Non viene mai detto che una linea per il trasporto merci su ferro già c’è! Ma oggi è utilizzata al 17% della sua capacità, tre volte meno che 15 anni fa. Perché non spostare già oggi il traffico merci su questa tratta? Perché non si usa quella linea invece di fare un altro tunnel? Perché il partito dei cementificatori, dei costruttori, dei perforatori rimarrebbe senza foraggio. Perché mafie e corrotti e perderebbero un grande affare.

Si sventra inutilmente un intero territorio prosciugando le falde acquifere, invadendo la valle di amianto, e perforando la montagna con costi stimati in 26 miliardi di euro. Costi che ci indebiteranno per anni. Risorse che Italia e Francia potrebbero destinare altrove in investimenti innovativi. È un’opera insostenibile economicamente anche perché di fatto il Parlamento ha approvato una legge dal costo variabile, autorizzandone fin da ora la lievitazione dei costi. L’analisi del costo al chilometro mette in evidenza che sarà di € 356 milioni per l’Italia e di € 78 milioni per la Francia (4,6 volte in più)

 

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    Siae, monopolio quanto mi costi!

    Il Blog delle Stelle

     

    Siae, monopolio quanto mi costi!

    Siae, monopolio quanto mi costi!

     

    di Sergio Battelli

    Lo denunciamo da anni, ci ha dato ragione l’Antitrust, abbiamo offerto la soluzione con una nostra proposta di legge ma in queste ore alcuni quotidiani hanno riportato che è sta arrivando la bacchettata all’Italia da parte dell’Ue, che da tempo puntava il dito contro un’anomalia tutta italiana che dura ormai da 75 anni: il monopolio della Siae nella gestione dei diritti d’autore, unico caso in Europa (anche la Repubblica Ceca ha avviato l’adeguamento alla normativa UE).

    L’occasione per adeguarsi c’è stata più volte, l’ultima proprio in queste ore, con la legge europea che periodicamente arriva in Parlamento per adeguare la normativa italiana a quella Ue e sanare il rischio di infrazioni.

    L’Italia ha recepito la direttiva UE Barnier, che chiedeva appunto di porre fine all’eccezione del monopolio Siae, ma con norme che la stessa Commissione europea non ha ritenuto adeguate perché di fatto mantenevano intatto il principio del monopolio Siae nel processo di raccolta dei diritti d’autore e quindi dei soldi (per spiegarla in breve). La Commissione europea ha dunque inviato una lettera al Ministro Franceschini evidenziando le anomalie.
    Il MoVimento 5 Stelle ha chiesto di poter visionare il contenuto della lettera ma abbiamo ricevuto risposta negativa perché la Commissione europea stava già investigando.
    Abbiamo presentato anche degli emendamenti a tale scopo ma a nulla è valso, anche questa volta, il tentativo di cambiare le cose. Questa mattina alcuni quotidiani riportano che è in arrivo il diktat dell’Europa, con l’annuncio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia a causa del monopolio Siae. Proprio quello che si voleva evitare. Dal Parlamento europeo ci siamo mossi contattando la Commissione che al momento non conferma e non smentisce.

    Sul tavolo c’è ancora la nostra proposta di legge, nel caso il Governo volesse finalmente scomodarsi a fare almeno copia e incolla.
    Altrimenti a pagare ancora una volta il conto all’Europa saranno come al solito i cittadini italiani.

     

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      Fuga dalla SIAE

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      Fuga dalla SIAE

      Fuga dalla SIAE

       

      di Davide D’Atri, amministratore delegato Soundreef

      Forse la cosa più sbagliata in assoluto, la cosa che ci fa arrabbiare è quando si dice che il monopolio aiuta i piccoli autori: è proprio il contrario.
      Tre esempi su tutti: il 65% dei concertini su base nazionale, proprio quei concerti in cui il piccolo autore inizia a suonare, sono ripartiti in maniera forfettaria e non analitica. Ovvero, Siae incassa questi compensi a livello nazionale dai piccoli pub, dai piccoli bar dove i piccoli autori si esibiscono ma poi non ripartisce questi compensi incassati secondo ciò che è stato effettivamente suonato da questi piccoli autori, ma li ripartisce in base a criteri statistici, decisi dal Consiglio di gestione.

      Quindi questo penalizza moltissimo i piccoli autori.
      La seconda cosa che ci piace sempre ricordare è una dichiarazione di un precedente Presidente Siae: il 65% degli iscritti Siae non recupera neanche la tassa d’iscrizione che paga. Questi piccoli autori pagano 120/130 euro l’anno per iscriversi al monopolio e non recuperano nemmeno quello.

      È un numero molto importante: parliamo di 45mila autori, anche di più, che pagano questa tassa e non recuperano neanche quello. La terza cosa che ci piace sempre ricordare è che negli ultimi 18 mesi, 8mila autori italiani si sono iscritti a Soundreef e (di questi) la stragrande maggioranza sono piccoli autori. Sono proprio loro che hanno iniziato questa rivoluzione e sono proprio loro che di fatto hanno abbracciato prima di tutti quello che stiamo facendo ed è per loro che abbiamo cominciato a sviluppare tutti i servizi e che lavoriamo quotidianamente.

      Ho letto un articolo di BusinessInsider dove faceva questo riferimento ai piccoli autori che non ho compreso ma ci sono anche un altro paio di cose che mi hanno molto stupito. Un’inesattezza importante: l’articolo afferma che il monopolio è anche in Repubblica Ceca. No, purtroppo ci ha abbandonato anche la Repubblica Ceca, siamo rimasti da soli e quindi l’Italia è l’unico monopolio d’Europa. Poi dice in maniera molto strana: sì ma comunque negli altri Paesi c’è il monopolio di fatto. Beh! Il monopolio di fatto e il monopolio reale sono due cose molto diverse, soprattutto perché questa nuova rivoluzione nell’industria della musica sta avvenendo in questi anni e quindi vedremo un’ondata di società come Soundreef che entreranno in concorrenza con i grandi colossi. È proprio lì che si crea un humus competitivo e favorevole agli autori/editori.
      La terza cosa che veramente mi ha molto stupito da un giornale che si chiama Business Insider e che dovrebbe fare informazione da un punto di vista di business, di economia e di start up: ha parlato dei nostri investitori come di biechi speculatori. Questo mi ha molto sorpreso perché si parla tanto di start up, di investimento su imprenditoria giovanile e noi siamo una vera start up che ha iniziato con 85mila euro, un gruppo di ragazzi che veramente si è costruito mattone dopo mattone, e abbiamo trovato degli investitori, italiani, lungimiranti che hanno voluto rischiare tanto su questa società mettendo dei loro capitali… c’è grande differenza tra investire e speculare!

      Noi siamo inglesi perché a 19 anni io sono andato in Inghilterra dove sono rimasto per più di 10 anni. Ho studiato là e ho fondato la mia prima azienda. Soundreef è la seconda azienda che fondo e l’ho fondata nel 2011 quando ero ancora in Inghilterra. Quindi è normale che fossimo un’azienda inglese, però tengo a dire che nel 2015 ho voluto fare un’operazione al contrario: siamo ritornati in Italia e ho convinto i nostri investitori a fondare la Soundreef s.p.a che ha comprato il 100% dell’azienda inglese, quindi un vero e proprio ritorno in Italia di capitali, di menti, di risorse… pensando che in questo momento storico dobbiamo fare un pezzettino per la crescita in Italia e questo vuole essere il nostro pezzettino in piccolo. Purtroppo non sembra che, almeno un pezzo della politica, ci abbia bene accettati.

      Di fatto esistono sia Siae che Soundreef eppure esiste una legge che dà l’esclusività di mandato a Siae. Facciamo un passo indietro. Nel 2014 la Commissione europea ha emanato questa direttiva, la direttiva Barnier che è una direttiva di liberalizzazione all’interno della Comunità europea. Dice che ogni autore/editore si può iscrivere alla società che preferisce e che ogni utilizzatore può comprare il servizio dove vuole in Europa. Questa direttiva doveva essere recepita da tutti gli Stati membri entro il 2016 ma l’Italia non l’ha recepita fino a marzo 2017, quando di fatto il Ministro Franceschini ha voluto ribadire anche nella nuova legge che la Siae ha il monopolio nell’intermediazione. Provando a escluderci dal mercato. Questo si scontra e cozza con lo stato attuale del mercato, perché gli autori possono andare via dalla Siae ed è chiaro che l’iscrizione al monopolio Siae è facoltativa quindi 8mila autori italiani sono andati via e si sono iscritti a Soundreef, tantissimi piccoli ma anche alcuni importanti come Fedez, Rovazzi, Nesli, Maurizio Fabrizio D’Alessio… sulle opere di questi 8mila autori la Siae non ha più diritti, non può più erogare una licenza. Di fatto gli utilizzatori devono comprare una licenza anche da noi per utilizzare queste opere. È vero che c’è il monopolio, ma decine se non centina di migliaia di utilizzatori ogni mese comprano le licenze da noi, infrangendo lo stesso monopolio.

      Ci dobbiamo anche aggiungere che il monopolio non si applica agli autori stranieri e infatti, già nel 2014, abbiamo vinto al Tribunale di Milano quando, in primo grado d’appello, è stato detto che le nostre attività erano lecite perché a quel tempo la stragrande maggioranza degli autori che intermediavamo era straniera. Il monopolio non si applica alle opere straniere, di fatto questa nuova legge è il peggio del peggio: vuole mantenere il monopolio ma non ci riesce. Quindi fa una legge che è mezza/mezza: da una parte cerca di proteggere questo monopolio, dall’altre lascia praterie sterminate non regolate. Vorrei anche ricordare che l’Antitrust ha recentemente aperto un’istruttoria durissima contro la Siae, con cinque o sei capi d’accusa, tra cui appropriazione indebita, concorrenza sleale… Veramente è una legge zoppa.

      Il Ministro Franceschini durante l’audizione dell’aprile 2016 alla Commissione cultura dichiarò che aveva cambiato idea. Prima di questa audizione era a favore della liberalizzazione e ad aprile 2016 va in Commissione cultura affermando di aver girato l’Europa e capito che la Siae è una delle società migliori d’Europa e che va protetta e garantita. Società che è un gioiello commissariato più volte negli ultimi anni, che ripartisce compensi ad autori/editori con un ritardo fino a 18-24 mesi, che più volte ha avuto un bilancio in rosso, che gestisce 280 milioni di euro di immobili e non si comprende bene perché e quale sia la finalità di questa gestione. Che ha investito centinaia di milioni di euro di fondi di investimento anche all’estero e i proventi di questi immobili e di questi investimenti non è chiaro come vengono ripartiti. Se leggiamo le ordinanze di ripartizione di compensi a favore di autori/editori non troviamo traccia di meccanismi chiari di ripartizioni di proventi degli immobili e delle speculazioni finanziarie. Ci chiediamo se questi profitti e questo valore vengono redistribuiti con gli autori/editori. Non abbiamo mai trovato risposta rispetto a questo e parliamo di un flusso di soldi molto importante.

      Le differenze tra Siae e Soundreef mi piace descriverle raccontando tre nostri valori principaliIl primo valore è che tutte le ripartizioni devono essere analitiche al 100%. Non ha più senso da un punto di vista tecnico oggi, andare a ripartire in maniera statistica. Tutte le ripartizioni possono essere monitorate e noi possiamo pagare per ciò che è stato effettivamente suonato. Il criterio più democratico, più giusto, più etico in assoluto può essere implementato dal punto di vista tecnico. Abbiamo il dovere verso gli autori/editori di farlo. Il secondo valore è che le rendicontazioni e i pagamenti devono essere veloci. Voi accettereste di fare un lavoro oggi ed essere pagati dopo 24 mesi? Può succedere, ma la consideriamo un’ingiustizia nel nostro lavoro quotidiano. Bene! Noi crediamo che le rendicontazioni e i pagamenti possono e devono essere molto veloci. Faccio un esempio: nel live noi rendicontiamo entro 7 giorni dal concerto e paghiamo entro 90 giorni dal concerto. E il terzo valore è la tracciabilità. Al momento, secondo noi, l’autore/editore è avvolto dentro una nuvola nera di ignoranza. Quando sei dentro una nube nera di ignoranza al massimo ti puoi lamentare ma non puoi veramente andare a contestare fatti specifici. Perché non hai neanche la base dati per contestarla. Se tu ricevi a fine anno un assegno dove c’è scritto: 1000 euro. Hai guadagnato 500 euro dalla televisione e 500 euro dalla radio ma non c’è il dettaglio, non il singolo passaggio… in quel caso come fai a protestare che i soldi non sono giusti o non sono corretti? Per noi la tracciabilità è un valore fondamentale. L’autore in qualsiasi momento deve poter andare sul suo account online e deve poter vedere l’esatto passaggio.

      Questi sono i tre valori principali per noi: analitico, rendicontazione e pagamenti veloci, tracciabilità.

      Esiste la direttiva Barnier del 2014 per la liberalizzazione, esiste, prima ancora della direttiva Barnier, la libera circolazione dei beni e servizi in Europa. Esiste una lettera da parte della Commissione al Governo, ormai di mesi credo, che avverte che la legge voluta dal Ministro Franceschini non è in linea con i valori dell’Europa, con la circolazione dei beni e dei servizi e con la direttiva Barnier. Esiste il dato di fatto che 8 mila autori italiani si sono iscritti a un’altra società e devo dire che la cosa più strana in assoluto è che lo stesso Pd era pro liberalizzazione. Credo che la maggioranza dei deputati e senatori dello stesso Pd sia ancora pro liberalizzazione! Questa del monopolio ci è sembrata una posizione specifica, politica del Ministro. Credo che sia un suo preciso volere politico. Infatti prima che il Ministro Franceschini andasse in audizione, come ho raccontato prima, nell’aprile 2016, e raccontasse questo cambio di idea, lo stesso Pd aveva presentato due proposte di legge di liberalizzazione della Siae. Poi ritarati dopo l’intervento del Ministro. Ci sembra che ci sia anche un consenso trasversale attraverso i partiti politici verso la liberalizzazione, poi alcuni certamente si sono interessati di più di altri e li ringraziamo, però in generale questo sembra un arroccamento da parte del Ministro verso questo monopolio.

      Gli interessi sono veramente molto importanti. Noi lottiamo in questo settore da quasi 6 anni. Siamo un gruppo di ragazzi che è partito con un investimento di 85 mila euro senza nessun padrone politico alle spalle e senza nessuna sponsorizzazione pesante alle spalle. Sono anni che provano a spazzarci via in qualsiasi maniera: lecita e meno lecita.

      Il punto principale della vicenda è uno: se tu paghi gli autori/editori con un ritardo di 18-24 mesi hai una massa di soldi molto importante che puoi investire durante questo periodo. Tra l’altro investire senza grandi controlli per una serie di ragioni. Dopo decenni che fai questi investimenti hai accumulato effettivamente un patrimonio molto importante da un punto di vista di immobili, da un punto di vista finanziario e di liquidità che ormai ha una gestione separata rispetto la stessa società che gestisce il diritto d’autore. Questo patrimonio genera profitti ormai. Quindi di conseguenza cosa è successo nei decenni? Si è creata un’azienda parallela che di fatto è un’azienda finanziaria, che gestisce immobili e che fa profitti e che non è ben chiaro come sia ricollegata ad autori/editori e come autori/editori possano beneficiare di questa azienda parallela.

       

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        Sfiduciamo il ministro contro l’ambiente Galletti!

        Sfiduciamo il ministro contro l’ambiente Galletti!

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        È venuto in Aula per raccontarci la favoletta dei piromani che appiccano il fuoco nei boschi. Il ministro Galletti non si è accorto di quale e quanta emergenza nazionale stiamo vivendo nei nostri boschi e nelle nostre città.

        Siamo sotto attacco criminale. È terrorismo ambientale.
        Definire chi sta devastando il patrimonio naturale un semplice “piromane” è come considerare cleptomane un rapinatore a mano armata.
        Siamo sotto attacco su più fronti e il ministro in 40 minuti di informativa urgente ha dimostrato tutta l’inadeguatezza del governo.
        Per questo il Movimento 5 Stelle presenterà una mozione di sfiducia contro Galletti, che speriamo sia calendarizzata al più presto.

        Il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio in audizione al Senato ha raccontato che questa emergenza era prevedibile. Soprattutto per lo sfaldamento del Corpo Forestale cha ha dimezzato uomini, mezzi e soprattutto DOS, cioè i direttori delle operazioni di spegnimento. Solo in Campania siamo passati da 100 a 50. Senza queste figure fondamentali i soccorsi sono allo sbando. E lo vediamo tutti i i giorni.

        Sono 390 i Forestali confluiti nei vigili del fuoco senza competenze di direzione operativa anti incendio, perché, si è detto, che il numero era sufficiente mentre un documento del ministero dell’interno sostiene che i VVFF sono sotto organico di 3500 unità.

        Dimezzata anche la flotta aerea: i 32 mezzi del corpo Forestale sono stati divisi tra Vigili del Fuoco e carabinieri, dove non c’è competenza di spegnimento incendi. I fondi della Protezione civile sono diminuiti strada facendo fino a scomparire del tutto nell’ultima manovra di bilancio.

        Il Movimento 5 Stelle contestualmente alla presentazione della mozione di sfiducia ha presentato un pacchetto di 11 proposte che vanno dall’inasprimento delle sanzioni alla dichiarazione di stato di emergenza nazionale, incremento della flotta antincendi, potenziamento delle risorse del comando carabinieri tutela ambientale, riapertura dei termini della mobilità per consentire il transito al corpo dei vigili del fuoco del personale dell’ex corpo forestale dello stato assorbito in altre amministrazioni.
        Chi appicca gli incendi è come il killer della criminalità organizzata: dietro di lui c’è un mandante e noi seguiremo il flusso dei soldi per poter capire chi c’è dietro.

        Emanuele Cozzolino
        Roberto Fico
        Giulia Grillo
        Salvatore Micillo
        Paola Nugnes

         

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