L’Europa si è fermata a #Ventimiglia

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L'Europa si è fermata a #Ventimiglia

L’Europa si è fermata a #Ventimiglia

 

di Luigi Di Maio

Oggi sono stato a Ventimiglia insieme ai portavoce liguri Simone Valente, Sergio Battelli e la consigliera Silvia Malivindi, per esaminare da vicino lo stato di emergenza che vive il comune da diversi anni. In particolare da quando la Francia ha alzato un muro contro di noi, respingendo automaticamente ogni giorno in Italia centinaia di migranti, senza un esame della loro situazione, come invece previsto dalle norme internazionali sui diritti dei rifugiati e denunciato da Amnesty International. In un anno e mezzo, secondo le stime forniteci dalla nostra Polizia di frontiera, Parigi ci ha rimandato indietro 30.000 migranti (17.000 nel 2016 e 11.000, finora, nel 2017). Prima hanno bombardato la Libia destabilizzando la regione e ora se ne lavano le mani. E’ inaccettabile.

Ma quel che è ancora più inaccettabile è il silenzio dell’UE, che oggi ha persino difeso la Francia affermando che ha tutto il diritto di rimandarci indietro i migranti. Noi qui a Ventimiglia però abbiamo persino avuto notizie da più parti di respingimenti anche di minori, di bambini. Se la notizia fosse confermata sarebbe gravissimo. Per questo chiediamo che l’UE, invece di fare conferenze stampa o comunicati, si faccia vedere a Ventimiglia, dove si è fermata l’Europa, e apra una indagine sui respingimenti in frontiera per verificare se sussistono violazioni dei diritti dell’infanzia e dei protocolli internazionali. Ad oggi l’Italia sta sostenendo costi ingenti per accogliere persone che vogliono andare in Francia e nel resto d’Europa.

Sento inoltre tanto parlare di anti-europeismo, ma qui l’unico sentimento antagonista e ostile che vedo è verso l’Italia e i suoi cittadini. Siamo davanti a una emergenza creata ad arte da Renzi e dal Pd. I nodi sono venuti al pettine nei giorni scorsi, durante la mia visita a Bruxelles, quando il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, ci ha confermato che è la missione Triton, voluta da Renzi e dal Pd, a prevedere che tutti i migranti siano portati in Italia. Un accordo preso con i burocrati europei in cambio di qualche briciola, in cambio di qualche bonus.

Ci hanno svenduto per 80 euro trasformandoci nel porto d’Europa, contribuendo così a creare emergenze come quelle di Ventimiglia. Ma noi non resteremo in silenzio, questa volta no. Questa volta Renzi, il Pd e tutti i governi in provetta che ci hanno propinato finora risponderanno davanti al Paese dei loro disastri.

    #RomaTagliaGliSprechi: -84% di Alemanno e -72% di Marino

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    #RomaTagliaGliSprechi: -84% di Alemanno e -72% di Marino

    #RomaTagliaGliSprechi: -84% di Alemanno e -72% di Marino

    di MoVimento 5 Stelle Roma

    Ecco quello che succede quando ad amministrare è il MoVimento. Oggi sono stati presentati i tagli agli sprechi in Assemblea Capitolina durante il primo anno di consiliatura a 5 Stelle. Quasi 6 milioni di euro in meno rispetto al 2008, primo anno di amministrazione Alemanno e 3 milioni di euro in meno rispetto al 2014, primo anno di amministrazione Marino.

    Una forte riduzione delle spese dell’Assemblea Capitolina presieduta da Marcello De Vito. Dai quasi 7 milioni di euro dell’amministrazione Alemanno agli oltre 4 milioni di euro dell’amministrazione Marino ai soli 1.101.629,81 euro spesi quest’anno. In percentuale l’84,05% di spese in meno rispetto al totale sostenuto durante il primo anno del sindaco Alemanno e il 72,94% in meno rispetto a Marino.

    Come si evince dalla tabella in foto, il risparmio ottenuto su ogni singola voce è enorme.

    Mentre il MoVimento 5 Stelle non impegna fondi per le spese postali e per quelle di editoria, nonostante il già diffuso utilizzo delle nuove tecnologie, con l’amministrazione Marino tre anni fa queste spese superavano rispettivamente i 3.500 euro e i 18mila euro. Nel 2008 con Alemanno il Comune spendeva ben 23.641,20 euro per la posta e quasi 50mila euro per l’editoria.

    L’analisi dei dati diventa quasi sconcertante sulle spese di cancelleria: rispetto a nove anni fa il MoVimento 5 Stelle spende circa 117.000 euro in meno per la cancelleria e 57.000 euro in meno per gli altri materiali. Un divario enorme che diventa inconcepibile se si tiene conto anche dell’inflazione.

    Il totale delle spese dei Gruppi Capitolini per l’acquisto di beni e consumi e per le prestazioni di servizi arriva a oltre 220.000 euro con Alemanno e a oltre 230.000 euro con Marino a fronte dei 90.000 euro spesi invece dal 1 luglio 2016 al 30 giugno 2017. Se si analizzassero in dettaglio solo quelle del gruppo dei consiglieri di maggioranza MoVimento 5 Stelle il risparmio sarebbe ancora più netto.

    Le spese per le iniziative degli Organi Istituzionali del primo anno di amministrazione Alemanno sono di quasi 2,8 milioni di euro; con Marino se ne spendono ‘solo’ 300mila euro che diventeranno però 520 mila l’anno successivo.

    L’amministrazione 5 Stelle, anche in questo caso, non spende nulla!

    Con Alemanno per le iniziative delle Commissioni Elette e Roma Capitale, in un solo anno, si spendono 141mila euro. L’amministrazione Marino ne spende solo 9mila euro per la Commissione Elette ma quello stesso anno sente il bisogno di investire 160.208 euro per ‘servizi informativi sull’attività dell’Ente’, una voce che non compare nemmeno nel primo anno della assolutamente non parsimoniosa amministrazione Alemanno.

    Per quanto riguarda le spese del personale per lavoro straordinario le due amministrazioni precedenti non si fanno bastare il fondo ordinario che utilizzano per un importo rispettivamente pari a 1.080.177,15 euro e 866.978,93 euro, prelevando anche dal fondo straordinario Roma Capitale da cui si attingono 84.911,75 euro con Alemanno e ben 448.771,85 euro con Marino. L’ufficio dell’Assemblea Capitolina, durante il primo anno di consiliatura 5 Stelle, non tocca il fondo straordinario e spende per gli straordinari meno della metà rispetto alle amministrazioni precedenti.

    Le spese per contratti di consulenza, per le prestazioni lavorative esterne e per la realizzazione di progetti di varia natura passano da 43mila euro durante il primo anno di mandato di Alemanno, a 426.963 euro con Marino, al totale abbattimento sotto la Presidenza di Marcello De Vito.

    Drastico il taglio sul numero di personale in posizione di comando da altra amministrazione: 716.746,00 euro nel primo anno Alemanno, 1.142.469,00 euro durante il primo anno Marino e appena 242.929,00 euro ora grazie a una disposizione dell’Ufficio di Presidenza che in questo primo anno ha ridotto il numero degli incarichi a 13, esattamente venti persone in meno rispetto al 2014: un solo comando per gruppo consiliare e per i membri dello stesso Ufficio di Presidenza.

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    La pubblicità occulta della RAI al libro di Renzi

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    La pubblicità occulta della RAI al libro di Renzi

    La pubblicità occulta della RAI al libro di Renzi

    di MoVimento 5 Stelle – Commissione di Vigilanza RAI

    Dopo l’addio al Tg1 Mario Orfeo ha trovato un nuovo lavoro. Non si tratta di quello di direttore generale, ma di pr di Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio ha infatti potuto contare su un supporto fenomenale al lancio del suo libro da parte di tutto il Servizio pubblico. Non proprio pubblico, in questo caso. Le vetrine che Matteo Renzi ha avuto per pubblicizzare la sua ultima ‘fatica’ sono state numerosissime. Renzi ha potuto pubblicizzare il suo libro praticamente ovunque.

    Quella più prestigiosa è stata in apertura del Tg1 pochi giorni fa, realizzata da un vicedirettore, ed era impreziosita da un dettaglio della copertina dell’avvincente saga renziana. E poi valanga di servizi in cui il libro viene citato, rilanciato, discusso e inquadrato. Non servizi, ma veri e propri spot per cui l’ex premier non spenderà un centesimo: una vera e propria pubblicità occulta. Poi tocca ai salotti. E allora il neo-responsabile del pomeriggio di Ra1 Andrea Vianello, nominato da pochi giorni proprio da Orfeo, dà il via libera a una lunga ospitata di Renzi perfino alla Vita in diretta, uno spazio off limits per la politica solitamente. Non per il romanziere di Rignano però. La mattina era stata la volta di Agorà Estate.

    Insomma la Rai a reti unificate per far promozione del libro dell’ex premier. C’è un piccolo dettaglio: i proventi del libro di Renzi andranno nelle tasche di Renzi.

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    #ProgrammaGiustizia: Condanna a lavori di pubblica utilità

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    #ProgrammaGiustizia: Condanna a lavori di pubblica utilità

    #ProgrammaGiustizia: Condanna a lavori di pubblica utilità

     

    Spesso ci si lamenta della mancanza di certezza della pena, ovvero di una sanzione effettiva e dissuasiva per chi ha sbagliato, proporzionata alla gravità del fatto commesso. Il quesito su cui sarete chiamati ad esprimervi vi interrogherà sul possibile potenziamento ed allargamento della misura dei lavori di pubblica utilità in modo che il reo possa risarcire la collettività in modo concreto e senza gravare sullo Stato.

    di Pierfrancesco Bruno, avvocato e professore

    Oggi ci occupiamo di una problematica che riguarda un istituto recentemente introdotto nel sistema penale, che è quello dei lavori di pubblica utilità, e cercheremo di capire perché la sua applicazione è effettivamente molto limitata se non nulla.
    Questo necessita di una brevissima premessa su quello che è il sistema o il meccanismo attraverso il quale vengono comminate le sanzioni nel sistema penale. Rispetto a un certo numero di sanzioni relative a pene detentive cosiddette brevi, il codice penale e le norme che lo hanno nel tempo implementato, prevedono tutta una serie di istituti che sostanzialmente determinano la non applicazione, o meglio, la certezza della disapplicazione della pena con riferimento appunto a quelle più lievi.

    Il concetto di lieve peraltro va in qualche modo specificato perché oggi ci troviamo in una situazione in cui applicando l’istituto della sospensione condizionale e pene detentive brevi, pari a 2 anni 2 anni e mezzo o addirittura a 3 anni nel caso del processo minorile, di fatto consentono in termini generali l’applicazione di questo istituto che appunto è un istituto di clemenza che invece nel disegno del legislatore avrebbe dovuto essere modulato in maniera leggermente diversa.
    Vediamo di spiegare perché. Nell’articolo 165 del codice penale è stato introdotto un sistema che è quello appunto della sottoposizione ai lavori di pubblica utilità che costituisce condizione per l’applicazione della sospensione condizionale in determinate circostanze.

    Cosa avviene sostanzialmente, che in alcuni casi il beneficio della sospensione condizionale può essere applicato solo nelle ipotesi in cui il condannato si assoggetti a questo meccanismo.

    Perché in tanti anni di applicazione giudiziaria questo istituto non ha trovato un suo spazio tanto da risultare ormai quasi del tutto dimenticato?
    Probabilmente per una duplice serie di ragioni. Un po’ perché l’intero sistema prevede delle alternative attraverso le quali la sottoposizione al lavoro socialmente utile di fatto non è conveniente, perché in pratica la sanzione non viene applicata, o non verrà applicata in fase esecutiva. Quindi entrano in gioco sia il meccanismo della sospensione condizionale, sia quello recentemente introdotto della particolare tenuità del fatto, che addirittura permette non tanto di disapplicare una sanzione, ma di non condannare l’imputato quando l’offesa al bene giuridico tutelato dalla norma risulta particolarmente lieve. E stiamo parlando di reati astrattamente punibili con pene che arrivano fino a 5 anni.

    Da un altro punto di vista, il motivo che ha disincentivato l’applicazione dell’istituto dei cosiddetti lavori sostitutivi, è rappresentato dal fatto che manca una struttura organizzativa che permetta in qualche modo di controllarne il meccanismo applicativo.

    I lavori di pubblica utilità sono stati introdotti abbastanza di recente nel nostro sistema
    , però hanno trovato un’applicazione trovato un’applicazione trovato un’applicazione piuttosto modesta. Vediamo di capire perché. Anzitutto di che cosa si tratta. Si Si tratta di assoggettarsi volontariamente, perché non possono essere imposti ma devono essere scelti da colui che vi si sottopone. Si tratta di prestazioni che sono svolte in favore della collettività. Non sono fattispecie tipizzate, vanno di volta in volta eventualmente stabilite e possono consistere, come ad esempio avviene all’estero, nello svolgimento attività di servizio, di supporto a determinati servizi pubblici a determinati servizi pubblici e quant’altro possa essere utile a determinare una resipiscenza del condannato.

    Il quesito che si pone in questa sede, tenuto conto della esigua applicazione dell’istituto stesso, (spesso determinata dalla mancanza di un apparato amministrativo ed organizzativo, che consente in qualche modo di rendere i lavori socialmente utili praticabili, e soprattutto di controllarne l’effettiva l’esecuzione) è se è opportuno regolamentare meglio l’Istituto attraverso l’individuazione, anche, di meccanismi amministrativi eventualmente a livello locale, per poter gestire l’applicazione di questa modalità alternativa di scontare la stazione. E se, data questa condizione, se val la pena di estenderne l’applicazione ad un campo più ampio di quello sostanzialmente ristretto che oggi è praticabile.

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    5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

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    5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

    5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

    di MoVimento 5 Stelle

    In Italia i poveri assoluti sono quasi 5 milioni, ma il governo Gentiloni, esattamente come quello di Renzi, ha deciso che le banche sono più importanti, che sono loro la vera emergenza a cui far fronte.

    Fatalità i dati Istat arrivano proprio nei giorni in cui il governo PD, con il suo vergognoso decreto sulle Banche venete, regala 5 miliardi a Banca Intesa, che si aggiungono ai 12 miliardi a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti.

    L’anno scorso i poveri assoluti erano 4 milioni e 598 mila, oggi sono 4 milioni 742 mila. E’ il dato più negativo dal 2005 ad oggi e crescono pure le persone in povertà relativa che passano da 8 milioni 307 mila a 8 milioni 465 mila. Sono persone in carne e ossa, ma per il governo sono solo numeri.

    Il governo Gentiloni, in linea con Renzi, continua a proporre misure del tutto insufficienti per aiutare le persone e le famiglie che sono in grave difficoltà economica. E’ un dato di fatto che la politica abbia trascurato per troppo tempo l’argomento, nascondendosi dietro la scusa della mancanza di risorse economiche. Poi però per aiutare le banche le risorse si trovano sempre: dal 2011 i governi hanno regalato in totale alle banche 85 miliardi di euro, ai cittadini italiani in condizioni di povertà solo briciole! Eppure una strada diversa è possibile. Bisogna smettere di pensare alla logica dei bonus, ora più che mai bisogna aprire un dibattito serio sulla necessità di introdurre una misura di sostegno al reddito collegata alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro, come il reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, che giace in Commissione da oltre 2 anni e mezzo proprio per colpa del governo e della maggioranza.

    E’ proprio l’ISTAT a certificare che la proposta del MoVimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza costa 14,9 miliardi e che servirebbe ad azzerare la povertà più grave senza dispersione. I soldi non possono essere una scusa. Le famiglie vanno aiutate ora perché non possono più aspettare.

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    #ProgrammaGiustizia: Condanna a lavori di pubblica utilità

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    #ProgrammaGiustizia: Condanna a lavori di pubblica utilità

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    Spesso ci si lamenta della mancanza di certezza della pena, ovvero di una sanzione effettiva e dissuasiva per chi ha sbagliato, proporzionata alla gravità del fatto commesso. Il quesito su cui sarete chiamati ad esprimervi vi interrogherà sul possibile potenziamento ed allargamento della misura dei lavori di pubblica utilità in modo che il reo possa risarcire la collettività in modo concreto e senza gravare sullo Stato.

    di Pierfrancesco Bruno, avvocato e professore

    Oggi ci occupiamo di una problematica che riguarda un istituto recentemente introdotto nel sistema penale, che è quello dei lavori di pubblica utilità, e cercheremo di capire perché la sua applicazione è effettivamente molto limitata se non nulla.
    Questo necessita di una brevissima premessa su quello che è il sistema o il meccanismo attraverso il quale vengono comminate le sanzioni nel sistema penale. Rispetto a un certo numero di sanzioni relative a pene detentive cosiddette brevi, il codice penale e le norme che lo hanno nel tempo implementato, prevedono tutta una serie di istituti che sostanzialmente determinano la non applicazione, o meglio, la certezza della disapplicazione della pena con riferimento appunto a quelle più lievi.

    Il concetto di lieve peraltro va in qualche modo specificato perché oggi ci troviamo in una situazione in cui applicando l’istituto della sospensione condizionale e pene detentive brevi, pari a 2 anni 2 anni e mezzo o addirittura a 3 anni nel caso del processo minorile, di fatto consentono in termini generali l’applicazione di questo istituto che appunto è un istituto di clemenza che invece nel disegno del legislatore avrebbe dovuto essere modulato in maniera leggermente diversa.
    Vediamo di spiegare perché. Nell’articolo 165 del codice penale è stato introdotto un sistema che è quello appunto della sottoposizione ai lavori di pubblica utilità che costituisce condizione per l’applicazione della sospensione condizionale in determinate circostanze.

    Cosa avviene sostanzialmente, che in alcuni casi il beneficio della sospensione condizionale può essere applicato solo nelle ipotesi in cui il condannato si assoggetti a questo meccanismo.

    Perché in tanti anni di applicazione giudiziaria questo istituto non ha trovato un suo spazio tanto da risultare ormai quasi del tutto dimenticato?
    Probabilmente per una duplice serie di ragioni. Un po’ perché l’intero sistema prevede delle alternative attraverso le quali la sottoposizione al lavoro socialmente utile di fatto non è conveniente, perché in pratica la sanzione non viene applicata, o non verrà applicata in fase esecutiva. Quindi entrano in gioco sia il meccanismo della sospensione condizionale, sia quello recentemente introdotto della particolare tenuità del fatto, che addirittura permette non tanto di disapplicare una sanzione, ma di non condannare l’imputato quando l’offesa al bene giuridico tutelato dalla norma risulta particolarmente lieve. E stiamo parlando di reati astrattamente punibili con pene che arrivano fino a 5 anni.

    Da un altro punto di vista, il motivo che ha disincentivato l’applicazione dell’istituto dei cosiddetti lavori sostitutivi, è rappresentato dal fatto che manca una struttura organizzativa che permetta in qualche modo di controllarne il meccanismo applicativo.

    I lavori di pubblica utilità sono stati introdotti abbastanza di recente nel nostro sistema
    , però hanno trovato un’applicazione trovato un’applicazione trovato un’applicazione piuttosto modesta. Vediamo di capire perché. Anzitutto di che cosa si tratta. Si Si tratta di assoggettarsi volontariamente, perché non possono essere imposti ma devono essere scelti da colui che vi si sottopone. Si tratta di prestazioni che sono svolte in favore della collettività. Non sono fattispecie tipizzate, vanno di volta in volta eventualmente stabilite e possono consistere, come ad esempio avviene all’estero, nello svolgimento attività di servizio, di supporto a determinati servizi pubblici a determinati servizi pubblici e quant’altro possa essere utile a determinare una resipiscenza del condannato.

    Il quesito che si pone in questa sede, tenuto conto della esigua applicazione dell’istituto stesso, (spesso determinata dalla mancanza di un apparato amministrativo ed organizzativo, che consente in qualche modo di rendere i lavori socialmente utili praticabili, e soprattutto di controllarne l’effettiva l’esecuzione) è se è opportuno regolamentare meglio l’Istituto attraverso l’individuazione, anche, di meccanismi amministrativi eventualmente a livello locale, per poter gestire l’applicazione di questa modalità alternativa di scontare la stazione. E se, data questa condizione, se val la pena di estenderne l’applicazione ad un campo più ampio di quello sostanzialmente ristretto che oggi è praticabile.

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    Renzi: record di debito pubblico e di balle

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    Renzi: record di debito pubblico e di balle

    Renzi: record di debito pubblico e di balle

     

    di MoVimento 5 Stelle

    I 3 anni di Governo Renzi si potrebbero riassumere in una frase: produrre debito senza produrre crescita. Eppure Renzi da Enrico Mentana è riuscito a sostenere che il suo Governo è il primo, dopo 10 anni, che non ha fatto salire il debito pubblico.

    Questo è falso sia dal punto di vista del debito in valore assoluto, che sotto quello del debito/Pil. Renzi è salito a Palazzo Chigi a febbraio 2014. Le sue mirabolanti performance sono queste: +80 miliardi di euro di debito assoluto, +0,8% di debito/Pil. Fonte MEF.

    Significa semplicemente che la flessibilità concessa a Renzi dall’Europa è stata spesa male, malissimo. E non servivano i numeri per capirlo. Tutti ricordiamo gli 80 euro gettati di qua e di là come fossero briciole per un popolo impoverito e i quasi 18 miliardi spesi nel complesso per pompare un contratto di lavoro a “tutele crescenti” che si è rivelato inutile appena gli incentivi sono stati eliminati.

    Oltre 40 miliardi in tutto che potevano essere spesi per sostenere i redditi più bassi e rilanciare gli investimenti, questi ultimi invece tagliati da Renzi sulla scia di Monti e Letta. Renzi ha rottamato la crescita e aumentato il rapporto debito/Pil NONOSTANTE l’Europa, nello stesso periodo, sia tornata ad aumentare il Pil a ritmi incoraggianti. Si pensi alla Spagna, che faceva +2,3% mentre Renzi otteneva una sostanziale stagnazione, o alla stessa Grecia, che sempre nel 2016 otteneva un +2,7%.

    Basta menzogne, un po’ di rispetto per chi questo debito improduttivo dovrà pagarlo, oggi e domani, con le sue tasse. Tra l’altro è patetico vedere la metamorfosi di Renzi, che ci ha sempre attaccato su tutto ma ora, alla canna del gas, ha deciso di fotocopiare il programma del MoVimento 5 Stelle vendendolo come fosse il suo. Sul debito sembra proprio che abbia preso lezioni dal prestigioso convegno organizzato alla Camera dei Deputati dal MoVimento 5 Stelle, nel quale diversi economisti di livello internazionale hanno sostenuto scientificamente che senza crescita il rapporto debito/Pil non calerà mai. Sul deficit ha proposto di stracciare il Fiscal Compact, come fosse una novità, quando il MoVimento 5 Stellelo propone da quando è stato ratificato. E sull’immigrazione attacca il Trattato di Dublino, propone di chiudere i porti e di approvare un codice di comportamento per le ONG.

    Caro Renzi, è tutto inutile, gli italiani non votano le copie sbiadite, ma l’originale.

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    Il Pd isola la Sardegna: arriveranno solo i fenicotteri

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    Il Pd isola la Sardegna: arriveranno solo i fenicotteri

    Il Pd isola la Sardegna: arriveranno solo i fenicotteri

    di Mario Puddu, sindaco MoVimento 5 Stelle Assemini

    Alitalia ha completamento disertato la gara per l’assegnazione delle tratte in continuità territoriale da e per la Sardegna. Un dramma per la nostra terra.

    Solo qualche mese fa (gennaio 2017) l’assessore Deiana e tutta la giunta Pigliaru presentavano con grande soddisfazione le linee strategiche della nuova continuità territoriale 2017-2021.
    Da sardo sembrava un sogno: il numero di voli sarebbe dovuto crescere in modo esponenziale nel giro di 4 anni fino ad avere un volo ogni 40 minuti da Cagliari a Milano nel 2021.
    Tutta la stampa sarda e gli operatori economici plaudevano a questa strategia fatta di un numero di voli davvero alto con una frequenza inimmaginabile allo stato attuale.
    Ma qualcuno si è mai chiesto se fosse realmente sostenibile?
    In Sardegna assistiamo da anni ai libri dei sogni confezionati con il solo scopo elettorale e nel frattempo l’isola registra purtroppo record negativi in termini di occupazione, di reddito pro capite e di giovani che partono senza alcuna speranza di tornare stabilmente.
    Adesso scopriamo che Alitalia, la “compagnia di bandiera” ma di che bandiera non si sa, vettore storicamente sempre presente sulle tratte in continuità territoriale non ha neanche partecipato alla gara.
    Le uniche offerte vengono dalla compagnia rumena Blu air per Alghero e dalla Meridiana per Olbia.
    Cagliari resta a bocca asciutta e Deiana rassicura che non c’è problema! Certo: per lui non c’è problema!

    Dopo aver fatto il consulente per Cappellacci (PDL) e un paio di anni da assessore ai trasporti sardi (con il PD), adesso è stato promosso dal Ministro Delrio a presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna.
    Sarà lui ad assicurare la gestione e lo sviluppo di tutti porti sardi. Se è andata come con il trasporto aereo iniziamo ad essere seriamente preoccupati.
    Bisogna pensare ai sardi, non alle poltrone!

    L’assenza di una progettualità seria e credibile sulla continuità territoriale pregiudica non solo il diritto alla mobilità dei cittadini sardi che è sacrosanta ma anche i possibili investimenti che potrebbero arrivare sull’isola, già in emergenza lavoro da anni. Chi investirebbe mai in un territorio su cui non si ha mai la benché minima certezza che siano assicurati i collegamenti di trasporto? Come possiamo sviluppare il turismo se i turisti non possono neppure arrivare? Di questo passo gli unici che riusciranno ad arrivare in Sardegna solo i fenicotteri.
    Con questo bando il PD ha illuso i cittadini sardi e infatti dopo soli 6 mesi iniziamo a vedere i primi allarmanti risultati. Per questo motivo abbiamo chiesto di audire con urgenza presso la commissione trasporti del Senato l’ENAC e la Regione Sardegna.
    Ai sardi oltre alla continuità territoriale deve essere anche garantita la verità.

     

    Disinnescare la trappola dell’immigrazione, subito!

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    Il nostro vicepresidente della camera, Luigi Di Maio, ha incontrato i responsabili di Frontex (l’agenzia che si occupa delle frontiere della UE). Gli hanno spiegato di come il nostro governo ha venduto un Paese quasi allo stremo per fare da unico porto (ed unica speranza possibile) per altra gente allo stremo con l’accordo Triton. Il nostro governo si è impegnato a ricevere tutte le navi cariche di disperati in cambio di… non riesco a scriverlo!

    Così è stata ulteriormente fomentata la speranza di entrare nella UE attraverso l’Italia, dove invece resteranno intrappolati ad ammassarsi con noi. Neppure la più perversa delle immaginazioni poteva prefigurarsi una cosa del genere! Infatti non ci aveva pensato nessuno, come poteva questo caos arido essere frutto di un calcolo? Gentiloni e Renzi da settimane insistono, insomma inscenano delle mosse decise, con i paesi a cui ci hanno venduto perché facciano almeno finta di restituirci un minimo di dignità. Perché lo fanno se conoscono benissimo le ragioni di ciò che sta accadendo dal momento che ne sono la causa?

    Avrei davvero preferito che le esternazioni della Bonino fossero delle Fake news. Insomma il bottegaio amorale ha comprato la soglia della povertà di molti italiani con 80 euro per rivendersela subito dopo: trasformare il nostro Paese e la nostra sovranità in una trappola per disperati. Tutti noi ne eravamo inconsapevoli, così come chi da noi arriva disperato. Capiamo bene adesso quelle quattro parole concesse dai giornalisti alla gente ammassata: “di dove sei? Come sei arrivato? Dove vuoi andare… vuoi restare qui da noi?” “No grazie per avermi salvato, ma io voglio andare in Germania, in Francia o in Belgio, li c’è qualcuno che mi aspetta…” Ed invece sarai tu ad aspettare qui, in mano a criminali e caporali, non si sa che cosa.

    Quello che è venuto fuori con l’incontro tra il direttore di Frontex e Luigi Di Maio rappresenta un crimine contro l’umanità perché, di fatto, hanno costruito con la complicità del nostro “governo” una trappola demografica. Mentre lasciavano illudere dei poveracci e dei profughi di poter entrare in Europa attraverso l’Italia già sapevano che non avrebbero mai potuto superare i nostri confini: e questi poveretti infatti non lo sanno proprio! Ecco perchè tutti gli sbarcati dicono “voglio proseguire per la Germania e la Francia” illusi e ancora più ingannati di noi.

    Hanno gettato nella confusione gli italiani (che non sapevano dell’accordo con Frontex). Così i nostri cittadini, non avendo la minima idea del perché tutte le navi sbarcano i profughi soltanto in Italia, cominciano a pensare male, molto male. E questo è pericolo, molto pericoloso, perchè una guerra fra poveri prende sempre il colore nero. Si tratta di un fenomeno più cinico rispetto agli scorsi crimini contro l’umanità, perché non li vede come atto finale ed estremo di un’involuzione della democrazia ma addirittura come scintilla per scatenare l’involuzione. Questo schifo può essere avvenuto soltanto con la complicità degli altri leader europei. Tu mi dai la possibilità di vincere le europee (gli 80 euro) e io mi faccio sommergere così sperimentiamo sull’Italia gli effetti dell’impoverimento di massa sul mercato del lavoro. Siamo diventati un laboratorio della miseria, forse il primo nel mondo occidentale.

    In qualità di garante della prima forza politica in Italia ho l’obbligo di chiedermi cosa fare per salvare la nostra democrazia così in pericolo. Sono anni che i governi che si succedono sono illegittimi, le loro trovate sono sempre più pericolose; c’è il rischio che il malcontento tracimi in forme fortemente reazionarie. E’ necessario che le proposte presentate dal MoVimento 5 Stelle in tutte le sedi istituzionali ed europee vengano discusse SUBITO. La proposta di legge Bonafede sulle ONG deve essere discussa immediatamente. I nostri porti devono chiudersi alle imbarcazioni non in regola. Il Regolamento di Dublino deve essere rivisto subito. L’Europa deve attivarsi, a partire dagli Stati più vicini Francia, Germania e Spagna, e darci una mano. Non si può più aspettare. Ieri sono arrivate in un giorno oltre 4.000 persone. Luglio, agosto e settembre saranno mesi infernali. O abbiamo risposte immediate o l’Italia deve subito interrompere qualsiasi forma di contributo economico all’Unione Europea e annunciare il veto definitivo al Fiscal Compact. Non staremo a guardare.

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    E ora Renzi si finge paladino anti-austerità

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    E ora Renzi si finge paladino anti-austerità

    E ora Renzi si finge paladino anti-austerità

    di MoVimento 5 Stelle

    Dopo aver preso in giro i cittadini italiani per 3 lunghi anni fingendo di combattere l’austerità europea mentre rispettava per filo e per segno il dettato di Bruxelles, Matteo Renzi torna a recitare la stessa identica parte. C’è però una grande differenza rispetto al passato: la Commissione Europea ha cambiato cavallo politico e in Renzi non ripone più alcuna fiducia. Ecco allora che alla sua proposta di facciata di abbandonare il Fiscal Compact e alzare il deficit al 2,9% del Pil per 5 anni, hanno risposto con un secco no sia il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici che il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

    Siamo venuti a sapere proprio in questi giorni ciò che sospettavamo da sempre. I pochi decimali di flessibilità sul deficit che Renzi si vanta di aver ottenuto quando era al Governo sono stati concessi al prezzo di un folle accordo sull’immigrazione. Al Governo italiano qualche misero spazio fiscale per finanziare bonus elettorali e all’Europa la garanzia che il flusso crescente di immigrati provocato dalle guerre occidentali sarebbe stato assorbito interamente dal nostro Paese.

    Renzi è con le spalle al muro e non riesce a far altro che tirar fuori dal cilindro il solito coniglietto spennato. Gli italiani non ci sono cascati prima, come hanno dimostrato in occasione del referendum costituzionale, e non ci cascheranno adesso.
    Il M5S, da parte sua, lo ha sempre detto: né con Renzi, il falso paladino anti-austerità, né con i burocrati di Bruxelles. Il Fiscal Compact va cestinato il più presto possibile e l’Italia deve usare il suo rilevante peso strategico per invertire sia le politiche economiche europee che quelle immigratorie.

    D’altra parte, l’unica forza politica che non si è resa complice delle trappole economiche (Fiscal Compact) o sull’immigrazione (Trattato di Dublino II) è la nostra, mentre Pd, FI e la stessa Lega sono privi di qualunque residua credibilità perché il sistema che contestano a corrente alternata lo hanno costruito loro, con le loro facce e i loro voti in Parlamento.

    Basta teatrini. Alle prossime elezioni politiche la scelta sarà tra chi finge di svegliarsi ora dopo aver distrutto il Paese, da una parte, e il M5S dall’altra.

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    85 miliardi di euro regalati alle banche

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    85 miliardi di euro regalati alle banche

    85 miliardi di euro regalati alle banche

    di Giorgio Sorial

    Il Governo ha messo la fiducia alla Camera sul decreto che regala 5 miliardi a Banca Intesa.
    Altri 12 miliardi, poi, sono a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti. Un provvedimento che potenzialmente costerà alle casse dello Stato, e quindi ai cittadini, 17 miliardi di euro, accettando il ricatto di Banca Intesa che si è presa solo le parti buone di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che di fatto verranno cancellate dalla faccia della terra lasciando a casa circa 4mila lavoratori e con centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori sul lastrico.
    Ma l’operazione di oggi è solo l’ultimo di una serie di regali, composta da prestiti, garanzie, risparmi e dividendi garantiti al settore bancario, veri e propri aiuti di Stato. Il tutto, ovviamente, finanziato con i soldi degli Italiani.

    Parliamo, a spanne, di almeno 85 miliardi di euro.
    Questa è la cifra spaventosa che lo Stato italiano ha garantito alle banche negli ultimi sei anni.
    Si comincia nel 2011, con il Governo Monti, che “presta” 4,1 miliardi di euro a MPS. Soldi pubblici spesi e il risultato finale è davanti agli occhi di tutti.
    Sempre nel 2011, poi, arriva il Decreto Salva-banche, che comprendeva le garanzie dello Stato sulle obbligazioni tossiche degli istituti, per un valore di 160 miliardi. Il risultato, per il settore bancario, è di 25 miliardi di euro prodotti tra il 2011 e il 2015.
    Passiamo al Governo Letta, che nella Legge di Stabilità del 2013 prevede la revisione del trattamento fiscale delle perdite sui crediti, producendo un risparmio per le banche, secondo una valutazione di Mediobanca, di 19,8 miliardi di Euro.
    Nel gennaio del 2014, poi, arriva il decreto che rivaluta le quote di Bankitalia. Si passa dal valore 156mila euro a 7,5 miliardi di euro e le banche socie incassano dividendi per 1.060 miliardi, pari a circa 380 milioni all’anno.

    Arriva il momento del Governo Renzi, che nel novembre del 2015 approva un altro Decreto “Salva-Banche”, che azzera quattro istituti del centro Italia, tra cui, guarda caso, Banca Etruria. L’esborso è di almeno 4 miliardi a carico del sistema bancario. Non sono fondi pubblici, ma è sempre un regalo ai banchieri. Mentre decine di migliaia di risparmiatori piangono lacrime amare.
    Ad aprile 2016, poi, la riforma dell’articolo 120 del Testo unico bancario genera ricavi per il settore bancario pari a 2 miliardi di euro all’anno.

    Infine, il Governo Gentiloni e i salvataggi degli ultimi giorni.
    Prima i 5,4 miliardi per Mps, poi una cifra simile per le banche venete. E considerando i costi totali delle due operazioni (l’ipotesi peggiore di perdita sulle garanzie), l’esborso complessivo dello Stato potrebbe arrivare a 23 miliardi.
    Il totale parla di oltre 85 miliardi regalati in varie forme alle banche.
    Adesso sappiamo perché non ci sono mai soldi per i cittadini: vengono regalati alle banche.
    Gli Italiani, grazie agli ultimi governi, pagano le tasse per salvare le banche.
    Se però proviamo per un attimo a ignorare gli enormi guadagni garantiti al settore bancario e consideriamo solo i soldi pubblici effettivamente già usciti dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche dei cittadini, abbiamo una spesa di circa 20 miliardi.
    Cosa si sarebbe potuto fare con una cifra del genere?
    Cosa avremmo potuto realizzare, se il primo interesse dello Stato non fosse stato quello di favorire le banche, ma di investire per i propri cittadini?

    Facciamo alcuni esempi:
    – in un momento di grande crisi del mondo del lavoro, si sarebbe sicuramente potuto investire per garantire occupazione. Secondo il rapporto Cresme per ogni miliardo investito nella riqualificazione edilizia si generano 14.927 occupati.
    Se quindi avessimo usato questi 20 miliardi come investimento nel settore avremmo generato ben 298.540 occupati;
    – se si pensa inoltre che quotidianamente il nostro territorio è soggetto a elevate criticità idrogeologiche queste risorse si sarebbero potute investire per la riduzione del rischio idrogeologico, salvaguardando la vita dei nostri cittadini e generando ulteriori opportunità occupazionali. Si stima che per ogni miliardo investito nel settore attiverebbe 6 mila posti di lavoro. Investire 20 miliardi in tale settore avrebbe permesso di avere 120 mila occupati.
    Tutto questo, però, resta solo un sogno. Quando si parla di sicurezza della vita dei cittadini italiani, di lavoro, e di tutti gli altri problemi che attanagliano gli italiani, noi siamo sempre in prima linea con proposte serie e dalla parte dei cittadini. La risposta che ci viene data, però, è sempre la stessa: non ci sono i soldi.
    Quando saremo noi a governare il Paese, però, i fondi pubblici verranno usati per i cittadini, per il lavoro, per la sicurezza e per il benessere del popolo italiano.
    Per dare una risposta ai nostri veri problemi.
    Perché si può fare. Basta volerlo.

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    #ProgrammaGiustizia – Le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova

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    #ProgrammaGiustizia - Le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova

    #ProgrammaGiustizia – Le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova

     

    Le intercettazioni, che tutti i Governi di destra e di sinistra hanno combattuto sino ad oggi, sono un fondamentale strumento d’indagine e di ricerca della prova, soprattutto per reati difficili da scoprire come quelli di corruzione. Il loro utilizzo è disposto mediante precise garanzie costituzionali. Il quesito che vi sottoporremo riguarda sia la possibilità di regolare ed ampliare l’utilizzo delle videoriprese come strumento investigativo sia la possibilità di ampliare l’utilizzo delle intercettazioni estendendole anche ad altri reati, ed in particolare a quelli commessi contro la Pubblica Amministrazione e, dunque, ai danni della collettività.

    di Pierfrancesco Bruno, avvocato e professore

    Le intercettazioni sono un mezzo attraverso il quale la magistratura e gli organi inquirenti esercitano un’attività particolarmente penetrante di contrasto alla criminalità, ed in particolare a forme di criminalità organizzata, per i reati contro la pubblica amministrazione e ovviamente il traffico di stupefacenti. Spesso si parla di intercettazioni con riferimento a forme similari di captazione, ad esempio le semplici registrazioni, che in realtà non costituiscono intercettazioni.

    La caratteristica tipica di questo strumento è che siano compiute da un soggetto estraneo al dialogo. Che vengano eseguite su dialoghi che abbiano carattere riservato, vale a dire coperti da una forma di riservatezza che può dipendere dalla tipologia del mezzo utilizzato. Ad esempio l’uso del telefono oppure l’uso dei canali telematici ordinari, e che si giovi di strumenti tecnologici, nel senso che una intercettazione richiede necessariamente un apporto tecnologico, vuoi per gli strumenti attraverso i quali viene esercitata la captazione, vuoi per i mezzi attraverso i quali si documenta, che sono normalmente gli strumenti di registrazione che un tempo erano i classici nastri magnetici è che oggi, appunto, si sono evoluti in cheap ed altri supporti.

    Sul piano pratico l’intercettazione di comunicazioni o conversazioni e oggi limitata ad una serie di reati tipicamente indicati dal codice. Ossia, non tutte le fattispecie di reato sono in questo momento indagabili attraverso lo strumento delle intercettazioni, ma il legislatore nell’articolo 266 del Codice di Procedura Penale ha stabilito un numero piuttosto ristretto di reati che potremmo genericamente indicare come quelli puniti con pene superiori a 5 anni, o attraverso una indicazione di fattispecie tipiche che confinano le intercettazioni all’interno di un contesto investigativo destinato a incidere su fatti particolarmente gravi.

    Per quanto attiene alla tematica generale delle intercettazioni, molto spesso la problematica che si è posta è stata non tanto quella dell’utilizzo o dell’impiego dello strumento, quanto piuttosto il tema della diffusione successiva del contenuto dei dialoghi. Ma va chiarito che questo aspetto in realtà attiene ad un profilo eventuale, diverso rispetto a quello concernente l’impiego delle intercettazioni come mezzo investigativo.

    Il rischio che successivamente i dialoghi contenuti nei nastri, o nei supporti informatici delle intercettazioni, vengano divulgati, è un rischio che va trattato ovviamente su un campo diverso. Attiene al profilo della tutela della riservatezza dei cittadini da quanto risultato dalle intercettazioni, e non all’impiego da parte della compagine inquirente dello strumento come mezzo di investigazione.

    Le intercettazioni intervengono su un bene costituzionalmente protetto che è il diritto alla libertà e alla riservatezza delle comunicazioni, ed il loro meccanismo di esecuzione passa attraverso una serie di filtri, nel senso che è il pubblico ministero a richiederle e il giudice per le indagini preliminari a concederle. Attualmente il pubblico ministero ha possibilità di intervenire direttamente utilizzando questo strumento soltanto nelle prime 48 ore. È una situazione in presenza della quale solo in casi di assoluta necessità ed urgenza il Pm ha la libera disponibilità dello strumento.

    Il codice ne prevede una tipologia abbastanza variegata, infatti le intercettazioni si distinguono in tradizionali: telefoniche, telegrafiche o su onda guidata. Intercettazioni tra persone presenti: vale a dire le cosiddette intercettazioni ambientali. Ed intercettazioni telematiche: quelle che appunto riguardano i flussi di dati.

    Una tipologia di intercettazioni che il codice invece non disciplina, e che pertanto attualmente non è contemplata tra quelle impiegabili nell’ambito investigativo, è la cosiddetta intercettazione o capitazione visiva. Insomma oggi è possibile intercettare un dialogo tra due persone che si trovano in luogo pubblico, a volte anche all’interno di un ambiente chiuso, si chiama intercettazione domiciliare. E se questa serve ad ascoltare la voce delle persone, non è possibile invece intercettare, o meglio ancora capitare visivamente, i loro comportamenti, salvo che questi non abbiano un contenuto direttamente comunicativo.

    È la giurisprudenza che ha esteso l’uso delle intercettazioni anche alle captazioni visive destinate ad individuare comportamenti comunicativi. L’esempio è quello classico rappresentato dalle condotte attraverso le quali nei parlatori delle carceri i detenuti comunicano determinati dati e loro ospiti attraverso segni e i comportamenti. Quindi un tema che il legislatore è stato più volte sollecitato ad affrontare è proprio quello della estensione di questo nuovo strumento, attualmente non noto nel sistema penalistico, di captazione delle immagini e non soltanto del suono.

    Altro tema che va tenuto in considerazione è la disciplina delle cosiddette intercettazioni domiciliari. Una forma particolare di intercettazioni che avviene all’interno di ambienti riservati, come il domicilio e luoghi ad esso equiparati, dove la possibilità di intercettare è limitata alla sola ipotesi che in quel contesto si possa capitare in diretta lo svolgimento dell’attività criminosa.

    Quindi attualmente una lacuna legislativa è rappresentata dal fatto di non poter utilizzare questo strumento di intercettazione per raccogliere prove di fatti pregressi, mentre invece oggi è ammessa solo per documentare in diretta lo svolgimento dell’attività. Ovviamente questo costituisce una limitazione piuttosto importante all’impiego dello strumento.

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    Il #VesuvioBrucia: chiediamo lo Stato di emergenza nazionale

    Il Blog delle Stelle

     
     

    di Beppe Grillo

    Il Vesuvio è circondato, accerchiato, sfigurato. Centinaia di migliaia di persone sono bloccate in casa, finestre chiuse, con il caldo che arriva dal cielo e con quello, terribile, che si propaga con le fiamme da terra. Il Parco Nazionale praticamente non esiste più. Al suo posto cenere e carbone. E le fiamme non sono state ancora domate. Ci sono ancora tre fronti attivi. C’è paura, i cittadini sono soli e i vigili del fuoco si stanno arrangiando per non soccombere.

    Questo accade in Italia, mentre chi ci dovrebbe governare è distratto da altro, è preoccupato di far arrivare il prima possibile alle banche venete l’ultima pioggia di miliardi. Guardate dove si trova questa notizia sugli “autorevoli” siti di notizie. Cercatele nei telegiornali. Munitevi di microscopi per trovarne traccia negli atti del governo.

    Bruciano le discariche abusive, bruciano i boschi, brucia plastica, amianto, pneumatici, il patrimonio boschivo. Il più pericoloso vulcano che dorme è mangiato vivo dagli incendi appiccati da criminali. I focolai scoppiano organizzati, coordinati, tanto da non lasciare scampo. Brucia gran parte della Campania, non solo il Vesuvio.

    Ci sono solo due canadair al lavoro ininterrottamente, pochi uomini e ancora meno mezzi. È una settimana che le fiamme non lasciano scampo.

    E il governo? Dorme, più del vulcano.
    E De Luca? Che fine ha fatto la sua voce grossa?
    Il MoVimento 5 Stelle ieri ha chiesto già lo stato di emergenza regionale alla Campania ma già oggi non basta più, anche le case hanno cominciato aprendere fuoco e servono mezzi e uomini da tutta Italia

    Hanno distrutto il Corpo Forestale per risparmiare una manciata di milioni e hanno regalato in tutto alle banche 86 miliardi. Ecco la priorità del governo!
    Il movimento 5 Stelle chiede, pretende, che sia decretato immediatamente lo stato di emergenza nazionale. E che l’Europa si attivi per inviare aiuti e risorse. Ci sono canadair fermi in Germania. Li faccia arrivare qui. E faccia presto

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    Sui migranti #CiHannoMentito: abbiamo le prove

    Il Blog delle Stelle

     

    di Luigi Di Maio

    Oggi abbiamo incontrato a Bruxelles il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Ci ha confermato, dopo averlo chiarito anche in audizione al Parlamento Ue, che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia. Questa è la verità: Renzi e il Pd ci hanno svenduto per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d’Europa, convinti che saremmo rimasti in silenzio. Non solo: ci hanno mentito e pensano di farla franca. In qualsiasi Paese del mondo chi dice bugie ai cittadini si dimette, è tempo che questa pratica venga introdotta anche in Italia. Abbiamo chiesto oggi a Gentiloni, che quando è stato firmato questo accordo era il ministro degli Esteri, di venire a riferire immediatamente in aula.

    Sulle Ong siamo stati molto chiari: la Libia è un tema di sicurezza nazionale, massimo rispetto per i volontari, ma a chi non rispetta le regole dobbiamo chiudere i nostri porti. Bilanci trasparenti e una stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria italiana sono per il MoVimento 5 Stelle due punti imprescindibili. Abbiamo depositato una legge a prima firma Bonafede che prevede la presenza di ufficiali a bordo delle imbarcazioni battenti bandiere straniere che trasportano migranti. Chi non si trova d’accordo, non attracca sulle nostre coste. Chi arriva a entrare in acque libiche per portare i migranti in Italia, non attracca sulle nostre coste.

    Non possiamo più aspettare. L’Europa prima si è preso tutto dall’Italia, grazie all’accondiscendenza dei governi degli ultimi anni, e poi ci ha sbattuto la porta in faccia. Noi chiediamo di chiudere la rotta mediterranea così come è stato fatto con quella balcanica, ma se nessuno ci ascolta allora facciamo da noi, sottraendo parte del contributo italiano al budget Ue e re-investendolo nella gestione dei rimpatri. E’ assurdo che l’Ue riesca a stringere accordi per importare l’olio tunisino e poi non sia in grado di stringere accordi per i rimpatri con i Paesi di transito in Africa. Manca, la volontà politica da parte di tutti, ma non da parte nostra. Adesso ci presentano questo pseudo-Codice sulle Ong, solo fumo negli occhi. Noi crediamo nelle leggi dello Stato non nei codici. E se, come ha sottolineato oggi nuovamente Frontex, in Italia la maggior parte degli ingressi riguarda i migranti economici, allora devono essere rimpatriati, in sicurezza, nei Paesi da dove provengono con i soldi dell’UE.

    Ci domandavamo come fosse possibile l’arrivo di 12.000 migranti in Italia in sole 48 ore, più di quanti non ne siano arrivati in Spagna in un anno intero. Lo abbiamo capito. Renzi, Gentiloni, Alfano, tutto il Pd ma anche una buona parte del centrodestra hanno siglato accordi indicibili con i burocrati UE mettendo in ginocchio la nazione. Hanno trasformato l’Italia in un grandissimo campo profughi, per far contenti anche i loro amici nel coop, in cambio di qualche spicciolo. Di poche briciole. Che loro chiamano flessibilità. I giochi però sono finiti. E a giudicarli saranno prima di tutto gli italiani.

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    Ritorno alle poltrone

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    Ritorno alle poltrone

    Ritorno alle poltrone

    Authordi Giancarlo Cancelleri
     

    di Giancarlo Cancelleri, candidato presidente MoVimento 5 Stelle Sicilia

    Pare che Crocetta sia stato avvistato all’interno di una DeLorean, l’auto che in ritorno al futuro permetteva ai protagonisti di viaggiare nel tempo. Solo così si può spiegare il balzo temporale che in poche ore ha portato la Sicilia al 2012 e che ha resuscitato le province – con annessi consiglieri provinciali e gettoni di presenza – che il Presidente più fallimentare della storia Siciliana aveva promesso di abolire. E ironia vuole che l’aveva pure fatto; certo, in maniera pasticciata, improduttiva, disfunzionale, e a tratti incomprensibile, ma qualcosa di diverso rispetto al passato era stato fatto. Ieri però, in commissione Affari Istituzionali, la sua maggioranza e tutti i partiti, il PD, Forza Italia, centro, destra, sinistra, tutti insomma tranne il M5S, hanno votato per la reintroduzione delle province. Il motivo? Si avvicinano le elezioni regionali (5 novembre) e i partiti hanno bisogno di poltrone da distribuire.

    Di equilibri politici da mantenere, di soldi da spartire. Così, invece di preoccuparsi delle carenti risorse finanziare per garantire i dipendenti e i servizi provinciali, quelli sì importanti, cioè strade, trasporto scolastico, scuole, decoro… i partiti si ricompattano sull’unica cosa per loro importante: le poltrone. Crocetta, in tutto questo, dimostra ancora una volta, di non essere adatto al ruolo che ricopre.

    L’abolizione delle province senza se e senza ma, la salvaguardia dei dipendenti e la totale rivitalizzazione dei servizi al cittadino in tutto il territorio siciliano. Questa sarà una delle priorità del Movimento quando saremo al governo di questa Regione. Lo faremo in un mese. Con una legge che abbiamo già scritto. Dateci la possibilità di cambiare davvero quest’isola e noi non vi deluderemo. Promesso!

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