Presidente Pd Ecomafie a convegno di società coinvolta in inchieste

Presidente Pd Ecomafie a convegno di società coinvolta in inchieste

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Cosa ci fa il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti ad un convegno con tanto di logo commerciale promosso da Eni-Sindyal, azienda già al centro di tantissime inchieste sul tema bonifiche?

E’ gravissimo, politicamente ed eticamente, che un presidente di Commissione d’inchiesta che ha poteri inquirenti, si presti a partecipare al un convegno promosso dalla ditta, con tanto di logo commerciale.

Il convegno su carta intestata Eni-Sindyal si intitola “Le attività di bonifica in Italia. Un percorso comune pubblico e privato, un percorso di sostenibilità” ed è organizzato presso la Sala Capranichetta a Piazza Montecitorio il 20 luglio.

Per fare qualche esempio Bratti si ricorda della condanna dei tre manager Syndial a Porto Torres?

Si ricorda delle maxi multe del 2008 a Syndial per l’inquinamento sul Lago Maggiore? .

Si ricorda del rapporto di Greenpeace del 2011 “Sin Italy” che indicava che l’ ‘utilizzatore finale’ del condono previsto nell’allora decreto “Destinazione Italia” era proprio la controllata di Eni, Syndial con “vertenze” sulle bonifiche nei siti di Porto Torres, Priolo, Napoli Orientale, Brindisi, Pieve Vergonte, Cengio, Crotone, Mantova e Gela?

Il presidente della Commissione d’inchiesta sui rifiuti non ha nulla da dire su tutto questo?

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Obsolescenza programmata: è ora di dire basta, anche in Italia, a questa frode consumistica

Obsolescenza programmata: è ora di dire basta, anche in Italia, a questa frode consumistica

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Il tema dell’obsolescenza programmata dei beni non può più aspettare. Serve una strategia per garantire una durata più ampia dei prodotti e per evitare gli sprechi enormi generati dalla costruzione apposita di oggetti difettosi che, quindi, entro un certo periodo di tempo inevitabilmente si rompono. Fece scalpore, tanto per dire, la vicenda dell’i-pad Apple, sotto accusa in Brasile per una batteria programmata per cessare di funzionare dopo appena un anno e mezzo.

Pochi giorni fa l’Europarlamento ha approvato a larghissima maggioranza un testo che chiede il rispetto di standard prefissati. In Francia, invece, dal 2015 l’obsolescenza programmata è diventata un reato grave e Parigi è il terzo membro Ue, dopo Finlandia e Paesi Bassi, ad aver regolato normativamente l’argomento.

In Italia, il MoVimento 5 Stelle è ovviamente all’avanguardia sulla questione, e ha depositato già nel gennaio 2015 una proposta di legge che tra l’altro prevede alcune cose molto precise: innanzitutto il consumatore deve poter conoscere la durata dei prodotti e dei servizi, durata che va segnalata in modo ben visibile sulle confezioni o comunque sul packaging; la norma poi estende la validità della garanzia legale di alcune tipologie di beni in modo da obbligare i produttori ad aumentarne l’affidabilità minima; quindi sono previste sanzioni che servono da deterrente per chi non rispetta la legge; infine, il produttore (o l’importatore) deve garantire un adeguato servizio tecnico e pezzi di ricambio per un periodo minimo di cinque anni a decorrere dalla data di cessazione della produzione del bene.

Insomma, una proposta di buonsenso per il benessere dei cittadini e del pianeta. Una proposta cui il MoVimento darà seguito quando sarà al governo.

Ivan Della Valle, M5S Camera

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Il passante di Bologna è un progetto nato morto

Il passante di Bologna è un progetto nato morto

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Mentre tutta Europa si sta dirigendo verso una mobilità sostenibile – con il dichiarato obiettivo di abbattere le emissioni inquinanti dei veicoli – e dopo lo scandalo dieselgate con tutte le ramificazioni che hanno coinvolto anche FCA e circa i 90% del parco auto attualmente circolante, l’Italia sceglie di andare nella direzione opposta. Il passante di Bologna è il massimo esempio dell’anacronismo e del generale “menefreghismo” che l’attuale classe politica, a tutti i livelli, mantiene nei confronti dei cittadini che dovrebbero rappresentare. Questo mostro di cemento, se realizzato, comporterebbe un ulteriore aumento del traffico veicolare privato transitante nell’agglomerato di Bologna a pregiudizio della già precaria qualità dell’aria nella città con grave danno per la salute dei cittadini. Il tutto in un quadro secondo cui, stando agli ultimi dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, l’Italia ha l’aria peggiore di tutto il Continente. In Europa lo smog uccide ogni anno 467mila persone. Per quanto riguarda il Bel Paese a causa dell’esposizione al PM2.5 si contano 59.500 decessi prematuri, a causa dell’ozono 3.300, a causa degli biossidi di azoto oltre 21mila.

A Bologna la situazione è tragica, per questo il MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo ha deciso di sostenere e appoggiare la petizione promossa dai Comitati contrari alla realizzazione del Progetto “Passante di Bologna” (sostitutivo del vecchio progetto “Passante Nord di Bologna”), il cui costo stimato dalle autorità ammonta a 650 milioni di Euro. I firmatari denunciano il progetto, annunciato dalle autorità italiane, di procedere alla realizzazione dell’ampliamento dell’asse stradale tangenziale-autostrada transitante, appunto, nella città di Bologna. Una grande opera, tra le altre cose, i cui costi lieviteranno come nella più classica tradizione italiana, dilatando anche i tempi di realizzazione. Stimati oggi in 5 anni.

Il progetto, inoltre, è stato posto all’attenzione dei cittadini in modo inadeguato e non conforme ai dettati della Convenzione di Aarhus e delle direttive comunitarie in materia. Si rilevano difformità tra gli atti di pianificazione messi in opera dalle autorità ai fini del miglioramento della qualità dell’aria e quelli relativi all’assetto delle infrastrutture trasportistiche. I firmatari, preoccupati per l’impatto del progetto sulla salute dei cittadini, chiedono quindi l’avvio di un’indagine approfondita in materia. L’Ordine dei medici di Bologna, in data 13 Marzo 2017, si è espresso per una moratoria al progetto di almeno 12 mesi per valutare l’impatto sull’inquinamento e la salute dei cittadini.

Il MoVimento 5 Stelle ha scelto di attivarsi facendo rete e chiamando in commissione petizioni il consigliere comunale Massimo Bugani, presente assieme alla portavoce per il Parlamento europeo Eleonora Evi. La petizione dei cittadini è rimasta aperta e una lettera sarà inviata alle autorità italiane per tentare di fare luce sulla vicenda. Il passante di Bologna è un progetto nato morto, che deve finire nel dimenticatoio il più presto possibile.

La commissione PETI di oggi, 11 luglio 2017. Sul passante di Bologna dalle 10:12:

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Pensioni: la nostra proposta arriva al Parlamento europeo #MollateilPrivilegio

Pensioni: la nostra proposta arriva al Parlamento europeo #MollateilPrivilegio

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È arrivato il momento di mollare il privilegio. Domani alle 18:00 la nostra proposta di risoluzione che abolisce la pensione privilegiata dei parlamentari europei verrà discussa dai coordinatori della Commissione Giuridica del Parlamento europeo. All’incontro – che sarà a porte chiuse – parteciperanno il Presidente della Commissione il ceco Pavel Svovoba (PPE) e i capigruppo della Commissione: il tedesco Axel Voss (PPE), l’austriaca Evelyn Regner (S&D), il bulgaro Angel Dzambazki (ECR), il francese Jean-Marie Cavada (ALDE), la finlandese Heidi Hautala (Verdi), il greco Kostas Crysogonos (Gue), la francese Joelle Bergeron (EFDD), il francese Gilles Lebreton (ENF). A loro ricordiamo che in 18 Stati europei i politici non hanno nessun privilegio. In Austria, Croazia, Danimarca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria i deputati dei Parlamenti nazionali versano i contributi come tutti gli altri cittadini e percepiscono una pensione in base ai contributi che hanno versato nella loro vita lavorativa. Questi Paesi sono un modello da seguire.

Rivolgiamo un appello ai coordinatori della Commissione Giuridica e ai loro gruppi politici di far vincere l’Europa dei cittadini. Pd, Forza Italia, Lega Nord e tutti i parlamentari italiani con chi stanno? L’Europa è composta da tanti Stati diversi fra loro. Noi vogliamo portare i valori, le battaglie e il metodo 5 Stelle dentro le Istituzioni europee, denunciando le ingiustizie e imitando le buone pratiche. Ogni anno oltre 250.000 giovani lasciano l’Italia per emigrare altrove e inseguire un sogno che una casta di politici gli ha negato. È arrivato il momento di pensare a loro, di governare per e con loro.

VIDEO. Vogliamo zero privilegi per i politici. In 18 Stati europei è già così. Guarda questo video

I PRIVILEGI DEGLI EUROPARLAMENTARI
Tutti gli eurodeputati, al compimento dei 63 anni di età, hanno diritto a un pensione di anzianità a vita pari al 3,5% della retribuzione per ciascun anno completo di esercizio di mandato. Con 5 anni di mandato si matura una pensione a vita pari a 1.484,70 euro al mese. Con due legislature l’assegno raddoppia. I deputati europei inoltre non versano i contributi come tutti i normali cittadini. Questo è un privilegio perché ai parlamentari basta stare su una poltrona anche 1 solo anno per andare in pensione a 63 anni e avere diritto a un assegno.

PENSIONE SÌ, PRIVILEGIO NO! LA NOSTRA PROPOSTA
Bisogna cambiare al più presto l’articolo 14 dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo che disciplina il trattamento pensionistico degli eletti. Il diritto pensionistico dei membri del Parlamento europeo deve essere in linea con i sistemi previdenziali previsti per i cittadini ordinari, sia per il calcolo dell’ammontare sia per i requisiti anagrafici e contributivi che definiscono l’età pensionabile.

Ai sensi del Regolamento del Parlamento europeo, i Coordinatori possono rispondere alla nostra proposta di risoluzione in tre modi: 1) redigendo un parere che va trasmesso al Presidente del Parlamento europeo 2) promuovendo un rapporto di iniziativa, primo passo forte per cambiare lo Statuto e abolire il privilegio 3) discutere senza dare nessun seguito.

Vogliamo una pensione equa per gli europarlamentari e non privilegi della casta! Abbiate il coraggio di rinunciare a un vitalizio vergognoso e scegliete di fare una cosa giusta. Per una volta alziamo la testa e ribelliamoci alle catene dei privilegi che hanno trasformato le Istituzioni in una torre d’avorio nemica dei cittadini.

Gli italiani non sono meno dei francesi né di nessun altro

Il Blog delle Stelle

 

di Luigi Di Maio

Domani sarò a Bruxelles insieme a una delegazione del MoVimento 5 Stelle per occuparci da vicino dell’emergenza migranti. Ieri il Viminale ha stimato un aumento degli sbarchi del 9,61% rispetto al 2016 (quando arrivarono 180.000 persone sulle nostre coste) e negli ultimi giorni abbiamo registrato picchi incredibili, anche con 12.000 sbarchi in 48 ore.
Mercoledì incontrerò personalmente, insieme agli europarlamentari Corrao e Ferrara, il direttore di Frontex Fabrice Leggeri, al quale chiederemo dettagli sulle modalità di salvataggio, sul numero delle operazioni condotte e delucidazioni anche sul lavoro svolto dalle Ong. Subito dopo vedremo Medici Senza Frontiere, gli chiederemo conto delle parole del Procuratore Zuccaro e molto altro.

Vogliamo vederci chiaro, soprattutto a seguito delle dichiarazioni degli ex ministri Bonino e Mauro su un presunto accordo firmato da Renzi e dal Pd con l’Ue per avere maggiore flessibilità in cambio dell’accoglienza di tutti i migranti in Italia. Se qualcuno ha pensato si svendere il nostro Paese per 80 euro lasciando che venisse trasformato nel più grande porto d’Europa, allora dovrà risponderne davanti ai cittadini. Gli italiani, prima di tutto, hanno il diritto di sapere.

Infine venerdì 14 luglio sarò a Ventimiglia, insieme ai colleghi Battelli e Valente. Il 14 luglio è un giorno importante per la Francia, è la loro festa nazionale, e per questo ci recheremo lungo la frontiera, dove ogni giorno Parigi ci rispedisce indietro centinaia di migranti, anche minori, in palese violazione del diritto internazionale. Parlavano di “Liberté, Égalité, Fraternité” (Libertà, Uguaglianza e Fratellanza) ed oggi alzano i muri contro di noi, forti di accordi firmati ancora una volta dal centrosinistra e mai messi in discussione nemmeno dal centrodestra. Manderemo un chiaro messaggio a Macron e agli altri leader europei: gli italiani non sono meno dei francesi né di nessun altro.

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Ecco il #ProgrammaGiustizia del MoVimento 5 Stelle

Il Blog delle Stelle

 
Ecco il #ProgrammaGiustizia del MoVimento 5 Stelle

Ecco il #ProgrammaGiustizia del MoVimento 5 Stelle

 

di MoVimento 5 Stelle

Vi presentiamo il Programma Giustizia del MoVimento 5 Stelle sottoponendovi sette punti per noi molto importanti per riformare veramente la giustizia in questo Paese, oltre al lavoro che abbiamo portato avanti in questi anni e alle proposte che abbiamo presentato. Le tematiche riguarderanno il contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione, la certezza della pena e la velocità dei processi.

Ogni anno in Italia si prescrivono oltre centomila processi, nel 2014 siamo arrivati ad oltre 130mila. Questo significa che milioni e milioni di euro pubblici saranno spesi per istruire processi, per fare indagini che non porteranno mai a nessuna condanna. Questo è un grosso problema, oltretutto attualmente in Italia la fase di appello è la fase processuale dove maggiormente vanno ad influire le prescrizioni. Un esempio potrebbe essere una persona condannata in primo grado il cui processo viene estinto in appello per prescrizione. Cosa proponiamo come Movimento 5 Stelle per ovviare a questo annoso problema della giustizia penale in Italia. Proponiamo o di sospendere la prescrizione dal momento in cui inizia il processo, ovvero da quando l’indagato diventa imputato. Oppure la scelta è di sospendere la prescrizione al momento della sentenza di primo grado, sia essa di condanna, sia essa di assoluzione.

La separazione dei poteri è alla base di ogni democrazia moderna. Per questo, è fondamentale che il confine che separa la politica e la magistratura sia netto e perfettamente delineato. Un magistrato è certamente libero di dedicarsi alla politica e di essere eletto all’interno delle istituzioni ma, dopo la parentesi politica, può tornare alla magistratura giudicante o requirente? Il MoVimento 5 Stelle vi chiede se il magistrato che si è dedicato alla politica, ed è stato eletto nelle istituzioni, non possa più tornare alla magistratura giudicante o requirente oppure se ciò possa essere possibile soltanto dopo un congruo termine di 5 anni.

Spesso ci si lamenta della mancanza della certezza della pena, ovvero di una soluzione adeguata che venga realmente scontata da chi ha commesso un reato. Il quesito che vi sottoponiamo vuole potenziare e allargare il lavoro di pubblica utilità per risarcire in modo concreto la collettività e non gravare sulle casse dello Stato

Le intercettazioni, che tutti i Governi di destra e di sinistra hanno combattuto sino ad oggi, sono un fondamentale strumento d’indagine e di ricerca della prova, soprattutto per reati difficili da scoprire come quelli di corruzione. Il loro utilizzo è disposto mediante precise garanzie costituzionali. Il quesito che vi sottoporremo riguarda sia la possibilità di regolare e ampliare l’utilizzo delle video riprese come strumento investigativo, sia la possibilità di ampliare l’utilizzo delle intercettazioni estendendolo anche ad altri reati, ed in particolare a tutti i reati commessi contro la Pubblica Amministrazione e, dunque, ai danni di tutta la collettività.

Il whistleblowing è uno strumento fondamentale per la lotta alla corruzione: tutela chi segnala i reati e punisce chi abusa del proprio potere per scoraggiare ingiustamente i lavoratori più onesti e coraggiosi. Vogliamo che questa tutela sia più efficace nel pubblico e nel privato. Ma quanto costa denunciare, e quali sono i vantaggi per chi denuncia. Le spese legali e sanitarie per i whistleblower sono tante, e non c’è nessun incentivo a segnalare. Valutiamo l’importanza di premiare il whistleblower con un vero e proprio premio economico o con un fondo a sostegno delle spese sostenute dopo la denuncia e a causa della segnalazione. Con l’obiettivo di promuovere la buona prassi di denunciare gli illeciti e combattere la corruzione.

Il nostro ordinamento prevede che, se a proporre Appello è solo l’imputato, il giudice di secondo grado non può condannarlo ad una pena più alta ma può solo abbassarla o lasciarla uguale. Il quesito su cui siete chiamati a rispondere vi chiede se è giusto riformare questa norma, nel senso che anche nel caso in cui a proporre appello sia il solo imputato, questi possa incorrere potenzialmente in una condanna più pesante rispetto a quella ricevuta in primo grado. L’invito è a riflettere sulla valutazione di costi/benefici e garanzie in quanto oggi, a fronte di un sacrosanto diritto a impugnare una sentenza che si ritiene ingiusta, una parte considerevole degli appelli sono fatti in modo strumentale per cercare di ottenere una pronuncia più favorevole o la prescrizione senza rischiare, nel concreto, assolutamente nulla, con conseguente ingolfamento delle Corti di Appello e aggravio in termini di economia processuale.

Ad oggi, grazie alla lungimirante intuizione e geniale visione di Giovanni Falcone, esistono le Direzioni Distrettuali Antimafia con procuratori, cioè organi requirenti, specializzati in ogni sede di Corte d’appello, coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo con unica sede a Roma. Il MoVimento 5 Stelle chiede se siete d’accordo nel prevedere che tutti i processi legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso si celebrino presso le sedi delle Corti d’Appello, formate da Giudici specializzati e muniti di idonee strutture. Prevedere dunque che oltre ai PM, chi è chiamato a giudicare, abbia la stessa specifica competenza e formazione di coloro, come i magistrati requirenti, che compiono indagini di contrasto alle mafie.

Questi sono i quesiti che vi proponiamo per il programma giustizia. Guardate i video, partecipate e votate su Rousseau.

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L’unione fa la forza

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L'unione fa la forza

L’unione fa la forza

di Gruppo di coordinamento dei comuni 5 Stelle

Nelle ultime elezioni amministrative 10 città hanno scelto un governo a 5 stelle. E oggi alla Camera ci siamo trovati con i nostri nuovi sindaci e con quelli più “anziani”, come Fucci, Piccitto, Nogarin e Cozzolino. È l’avvio di un percorso che parte dalle basi del MoVimento 5 Stelle: acqua pubblica, no a Equitalia, razionalizzazione delle partecipate, trasparenza negli incarichi e negli appalti pubblici, tagli agli sprechi e ottimizzazione di costi e risorse.

Non solo idee, ma fatti, concreti, già realizzati nelle amministrazioni a 5 stelle. Un sapere che passa di mano in mano, comune dopo comune, insieme a suggerimenti e accorgimenti forniti da chi negli anni ha già accumulato notevole esperienza. Perché il MoVimento 5 Stelle è una comunità di cittadini che lavorano per migliorare le condizioni di vita di tutti. Noi facciamo così. Buon lavoro a Roberto, Gabriele, Francesco, Mario, Michel, Roberto, Antonio, Giovanni, Lorenzo e Fabrizio.

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Basta bufale! I “nasoni” di Roma non sono e non saranno mai a pagamento!

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Basta bufale! I “nasoni” di Roma non sono e non saranno mai a pagamento!

di MoVimento 5 Stelle Roma

La campagna diffamatoria contro la Giunta Raggi e il MoVimento 5 Stelle, oggi raggiunge un nuovo apice con la bufala diffusa su QN-Carlino-Nazione-Giorno da Elena Polidori (già segnalata all’ordine dei giornalisti per altri articoli contenenti falsità contro esponenti del Movimento 5 Stelle e la Giunta Raggi).

Oggi i lettori del quotidiano diffuso in Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lombardia, Liguria saranno sobbalzati leggendo in prima pagina il titolo “I ‘nasoni’ a Roma. Sull’acqua giravolta Raggi Fontanelle a pagamento” e ancora all’interno sempre nei titoli: “bere dagli storici ‘nasoni’ costerà 5 centesimi” e all’interno dell’articolo altre falsità del tipo “I nasoni (ce ne sono duemilacinquecento e zampillano da sempre per la città) non erogheranno più l’acqua gratis, diventeranno a pagamento come le case dell’acqua”, per continuare poi con “per i nasoni quando verranno riaperti il discorso sarà similare: la proposta è dotarli di un erogatore d’acqua a gettone a 5 centesimi”.

Tutto falso eppure pubblicato da questo quotidiano diffuso fuori Roma, senza ottemperare alla disciplina deontologica di controllare e verificare le notizie.

Né l’amministrazione comunale di Roma Capitale, né i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Roma hanno mai proposto di mettere a pagamento i 2.500 ‘nasoni’ (fontanelle), di Roma che hanno una funzione sociale che va preservata. Tra l’altro la decisione di chiudere temporaneamente i ‘nasoni’, è stata avviata su iniziativa dell’azienda gestore del Servizio Idrico integrato dell’Ato2, Acea Ato2.

La mozione approvata nel consiglio di Roma Capitale impegna l’amministrazione a:

-Istituire un tavolo per la ripubblicizzazione dell’acqua di Roma e provincia.

-Gestire il servizio idrico con criterio, scorporando quanto ancora disponibile dei 3 milioni destinati ad installazione di “casette dell’acqua”. I fondi non ancora utilizzati saranno investiti per la manutenzione delle reti idriche, depurazione e fognature, opere necessarie e urgenti previste anche dall’ultimo Piano d’Ambito approvato il 27 luglio 2016.

– Richiedere al gestore di destinare una quota adeguata degli utili derivanti dalla gestione idrica agli investimenti sulla manutenzione dell’infrastruttura.

Il nuovo management di Acea è impegnato a perseguire questi obiettivi tanto che a maggio il gestore ha svolto una ricerca sulle reti (indagine che non veniva effettuata da anni) facendo risparmiare in poche settimane già 500 litri di perdite al secondo.

Per quanto riguarda le “casette dell’acqua” , già oggi il servizio non è gratuito e viene pagato in bolletta da tutti i cittadini. Con la proposta approvata dall’Assemblea Capitolina, come già avviene in altre città italiane, pagherà 5 centesimi al litro esclusivamente chi usufruisce del servizio.

I 2.500 “nasoni” una volta superata la crisi idrica (oggi ne sono stati chiusi meno di una trentina e viene verificato quotidianamente che venga seguita l’indicazione della loro funzione sociale ), continueranno ad erogare gratuitamente acqua per tutti i cittadini e turisti, contribuendo a ridurre la produzione di rifiuti nel rispetto del piano di gestione materiali post-consumo approvato da Roma Capitale.

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Oltre 250mila italiani emigrano all’estero

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Oltre 250mila italiani emigrano all’estero

Oltre 250mila italiani emigrano all’estero

fonte: Il Sole 24 ORE

Giovambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici. Con questa formula il filosofo napoletano sintetizzava la capacità di certe situazioni di ripetersi nella vita degli essere umani. Il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato dal centro studi e ricerche Idos e Confronti registra una di queste situazioni: oggi gli emigrati italiani sono tanti quanti erano nell’immediato dopoguerra. In numero, oltre 250.000 l’anno. Corsi e ricorsi della storia, appunto.

Prima il calo poi la crisi del 2008 e l’inversione di tendenza
L’emigrazione degli italiani all’estero, dopo gli intensi movimenti degli anni ’50 e ’60, è andato ridimensionandosi negli anni ’70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l’anno gli italiani in uscita.

Oltre 114mila persone sono andate all’estero nel 2015
Sotto l’impatto dell’ultima crisi economica, che l’Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all’estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l’anno.

La fuga dei cervelli
A emigrare – sottolinea il report – sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con più di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l’estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l’11,9% la laurea ma già nel 2013 l’Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita: il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si può stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati.

Germania e Regno Unito le mete preferite
Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna; quindi, a seguire, l’Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite) mentre, oltreoceano, l’Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti e il Venezuela.

L’investimento (perso) da parte dello Stato
Ogni italiano che emigra rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia): 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca, come risulta da una ricerca congiunta condotta nel 2016 da Idos e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” sulla base di dati Ocse.

I flussi effettivi sono ancora più elevati
A rendere ancora più allarmante il quadro tratteggiato da questo dossier è un’uteriore considerazione: i flussi effettivi sono ben più elevati rispetto a quelli registrati dalle anagrafi comunali, come risulta dagli archivi statistici dei paesi di destinazione, specialmente della Germania e della Gran Bretagna (un passaggio obbligato per chi voglia inserirsi in loco e provvedere alla registrazioni di un contratto, alla copertura previdenziale, all’acquisizione della residenza e così via).

Il centro studi: i dati Istat vanno aumentati di 2,5 volte
Il centro studi spiega che rispetto ai dati dello Statistisches Bundesamt tedesco e del registro previdenziale britannico (National Insurance Number), le cancellazioni anagrafiche rilevate in Italia rappresentano appena un terzo degli italiani effettivamente iscritti. Pertanto, i dati dell’Istat sui trasferimenti all’estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte e di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all’estero, un livello pari ai flussi dell’immediato dopoguerra e a quelli di fine Ottocento. Peraltro, si legge ancora nel dossier statistico, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) è più alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz’altro superiore ai casi registrati (624.000).

L’Ocse: Italia ottava in classifica
Il problema dei tanti italiani che abbandonano l’Italia è stato segnalato qualche giorno fa anche dall’Ocse. Nell’ultimo report sui migranti l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici ha fatto presente che l’Italia è tornata a essere ai primi posti mondiali come Paese d’origine degli immigrati. Secondo l’Ocse, la Penisola è ottava nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza di nuovi immigrati. Al primo posto c’è la Cina, davanti a Siria, Romania, Polonia e India. L’Italia è subito dopo il Messico e davanti a Viet Nam e Afghanistan, con un aumento degli emigrati dalla media di 87mila nel decennio 2005-14 a 154mila nel 2014 e a 171mila nel 2015, pari al 2,5% degli afflussi nell’Ocse. In 10 anni l’Italia è “salita” di 5 posti nel ranking di quanti lasciano il proprio Paese per cercare migliori fortune altrove.