La protesta delle mamme: per gli USA non devono allattare

La protesta delle mamme: per gli USA non devono allattare

mammaallattano_trump.jpeg

di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Questa notizia ha dell’incredibile. In un documento tecnico di 500 pagine, gli Stati Uniti passano in rassegna tutte le barriere al commercio dei loro partner commerciali. In pratica una lista nera di tutte le leggi e i regolamenti di altri Paesi che il governo americano sta cercando di smontare a colpi di trattati internazionali e con le regole dell’organizzazione mondiale del commercio. Sapete cosa sono queste barriere? Sono le leggi che proteggono la salute delle persone!

Gli Stati Uniti non hanno nemmeno la decenza di risparmiare i bambini. Il governo di Hong Kong, ad esempio, sta lavorando a una legge per promuovere l’allattamento al seno e garantire una nutrizione corretta ai neonati, ma ha trovato sulla sua strada la ferrea opposizione degli Stati Uniti. L’amministrazione americana ritiene questa misura una “barriera al commercio” che potrebbe ridurre le vendite di latte artificiale e prodotti surrogati del latte materno. Stesso atteggiamento in Indonesia dove gli americani vogliono bloccare sul nascere un progetto di legge che mira a limitare il marketing di latte artificiale, mentre in Thailandia, dove una legge del genere già esiste, gli Stati Uniti starebbero cercando di rimuoverla. Anche la Malesia è finita nella lista nera degli Americani, per un simile divieto di pubblicizzare prodotti per bambini. E in Salvador, dove il governo ha promulgato una legge in difesa dell’allattamento al seno, gli Stati Uniti si riservano di monitorare la situazione in attesa di un potenziale intervento. Non si tratta di supposizioni, ma di casi reali direttamente riportati da un documento ufficiale del governo americano.

E sempre da questo documento si evince che in Cile e in Perù gli Stati Uniti vogliono demolire una legge anti-obesità che vieta alle multinazionali di pubblicizzare prodotti pieni di calorie a ragazzi sotto i 14 anni e le obbliga a mettere un bollino di pericolo sui prodotti più grassi. Non è assurdo che siano le multinazionali a dettare l’agenda dei governi? Se è vero che gli americani vogliono resuscitare il TTIP, questi sono i pericoli che ci troveremo ad affrontare. In Commissione Commercio Internazionale, gli eurodeputati del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle difendono la salute dei cittadini”.

Continua a leggere

Se siamo soli provvediamo da noi

Il Blog delle Stelle

 
Se siamo soli provvediamo da noi

Se siamo soli provvediamo da noi

di Luigi Di Maio

Ora basta. Sulla questione migranti, oggi muore definitivamente l’Europa: Francia e Spagna minacciano di chiudere i porti, l’Austria di schierare l’esercito al Brennero. Si alzano le frontiere e l’Europa “premio Nobel per la pace” rivela il suo vero volto: nel momento del bisogno, ognuno per sé.

In Italia, siamo soli.
Siamo soli con milioni di persone che premono ai confini sud, siamo soli a mantenere centinaia di migliaia di persone senza documenti, senza meta e senza lavoro, sul nostro territorio e coi nostri soldi. Oltre 85 mila in soli 6 mesi.
Scopriamo oggi che il confine europeo, che ieri Minniti proclamava come “a sud della Libia”, in realtà si trova saldamente a nord delle Alpi. Renzi, Monti e Gentiloni sono riusciti a farci sbattere fuori dall’Europa, ma in compenso ci mantengono saldamente dentro l’Euro…

Eppure i francesi hanno votato Macron, gli austriaci hanno votato il verde Van Der Bellen: o forse anche i meno sospettati di “populismo”, quando si tratta dell’interesse nazionale, poi non guardano in faccia nessuno? Probabile. Il nostro governo, invece, gli unici che non guarda in faccia sono proprio i cittadini italiani. Non a caso oggi la Farnesina mette su il teatrino del richiamo dell’ambasciatore austriaco. Domani chiameranno quelli di Francia e Spagna? E poi, dopo che ci avranno tutti riso in faccia, a chi si rivolgeranno?

Intanto, ONG e navi militari da tutta Europa continuano a trasportare migranti nei nostri porti. Che continuano a restare aperti, anche alle ONG con bandiere di fantasia che fanno servizio taxi dalla Libia.

Questa emergenza l’avevo denunciata mesi fa e sono stato offeso con accuse di insensibilità e razzismo, dispensate da qualche pseudo-buonista qua e là. Oggi non chiedo le scuse, ma pretendo i fatti:

– va subito rivisto il regolamento di Dublino III, ridistribuendo i migranti per quote negli altri Paesi e sanzionando gli Stati membri che se ne lavano le mani;
– i porti italiani vanno chiusi alle navi delle ONG che non esibiscono bilanci in trasparenza e che quindi non permettono di conoscere i loro finanziatori;
– va inoltre subito inibito l’approdo nei nostri porti a tutte quelle imbarcazioni straniere, impegnate in queste operazioni, che non accetteranno la presenza della Polizia Giudiziaria a bordo, come proposto da una nostra proposta di legge a firma Bonafede.

Se siamo soli, ebbene allora lo siamo fino in fondo. E provvediamo da noi!

Continua a leggere

I contratti fuorilegge negli Outlet e centri commerciali

Il Blog delle Stelle

 
I contratti fuorilegge negli Outlet e centri commerciali

I contratti fuorilegge negli Outlet e centri commerciali

 

di Movimento 5 Stelle Friuli Venezia-Giulia & Emilia-Romagna

Molti dei contratti che regolano le attività negli outlet e nei centri commerciali sono fuori legge. In molte città italiane, infatti vengono fatti stipulare contratti di affitto di ramo d’azienda e si obbligano i piccoli imprenditori a sbarazzarsi dei lavoratori prima della loro risoluzione.

Una pratica che oltre a mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro, sta costando milioni, per non dire miliardi di euro alle casse dello Stato e dell’INPS. Risorse che se ne vanno per gli ammortizzatori sociali che vengono avviati, per le mancate contribuzioni previdenziali dei lavoratori licenziati e anche per gli incentivi che lo Stato e le Regioni mettono a disposizione per tornare ad assumere i lavoratori del commercio.

Come previsto dall’art. 2112 del Codice Civile i licenziamenti dei dipendenti imposti per contratto agli imprenditori che lavorano nei centri commerciali e negli outlet sono illegittimi. Per questo non devono essere accettati dai lavoratori, che, seguendo il codice civile, devono continuare a svolgere la loro attività nel centro commerciale. È incredibile come chi gestisce questi spazi pensi di utilizzare i lavoratori come pacchi postali, cercando di scrollarsi di dosso ogni responsabilità.

A ritenere questa pratica illegittima non è solo il MoVimento 5 Stelle
, che da mesi ormai cerca di seguire la vicenda accanto a piccoli imprenditori e lavoratori coinvolti, ma a dirlo è lo stesso Ministero del Lavoro. Recentemente rispondendo ad un’interrogazione del portavoce 5 Stelle alla Camera Claudio Cominardi con la quale si chiedeva la tutela delle posizioni lavorative del personale dipendente della “Saldarini Srl”, il Ministero ha confermato che ci sono già state tre sentenze che riguardano licenziamenti illegittimi imposti dall’Outlet Fidenza Village in provincia di Parma. In base a più pronunciamenti della Cassazione, ha ribadito come i rapporti di lavoro debbano proseguire con il cessionario ed i lavoratori conservino tutti i diritti acquisiti. Nonostante tutto ciò i grandi centri commerciali continuano a non prendersi in carico i dipendenti che verrebbero retrocessi col ramo d’azienda.

Alcune di queste perplessità erano state avanzate anche dalla Procura della Repubblica di Gorizia. Al termine delle indagini svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Gorizia per una causa tra gli imprenditori del negozio “Nadale Fashion n. 1” e il Centro Commerciale Tiare Shopping Center di Villesse (Gorizia) , la Procura aveva concluso le proprie indagini affermando che “certamente il contratto in questione è un contratto capestro e che numerose clausole del contratto hanno contenuto estremamente pesante” e che “il contratto di affitto di ramo d’azienda stipulato possa ragionevolmente ricondursi ad un contratto di locazione non finanziaria di fabbricato ad uso commerciale” e sia pertanto connotato da una falsa qualificazione giuridica.

Il MoVimento 5 Stelle con una serie di azioni sia in Parlamento con i portavoce Camera e Senato Claudio Cominardi e Gianni Girotto che nei Consigli Regionali di Friuli Venezia-Giulia ed Emilia-Romagna, chiede alle istituzioni di fare chiarezza una volta per tutte. Chiarezza sul rispetto della legge anche da parte di questi grandi gruppi finanziari che troppo spesso con il commercio hanno poco a che fare. Purtroppo quando l’imprenditore Saldarini ha cercato di coinvolgere anche l’ex Premier Matteo Renzi sul problema del cosiddetto “Sistema Outlet” non ha mai ricevuto alcuna considerazione. Forse perchè dietro agli Outlet ci sono anche gli interessi delle Cooperative, Banca Etruria e papà Renzi?

Continua a leggere

La storia di Mara che ha perso tutti i suoi risparmi per Veneto Banca

Il Blog delle Stelle

 

La storia di Mara che ha perso tutti i suoi risparmi per Veneto Banca

La storia di Mara che ha perso tutti i suoi risparmi per Veneto Banca

 

di MoVimento 5 Stelle

Mara Fagan, 54 anni, insegnante alla scuola elementare, dopo aver perso tutti i suoi risparmi a causa del fallimento di Veneto Banca decide di entrare nella sede di Montebelluna e iniettarsi una dose di insulina nel braccio.

Intervista esclusiva a Mara Fagan e il fratello Claudio Fagan.

Mara
Sia ben chiaro che metto al primo posto la vita. Il mio è stato un gesto che può essere recuperabile, perché da un’iniezione di insulina si può essere salvati.
Ma quelle persone che si sono messe una corda intorno al collo o che si sono date fuoco… quelli sanno che non c’è un punto di ritorno.

Claudio
Purtroppo devo dire che siamo clienti di Veneto Banca, una di quelle banche che in questi giorni ha dichiarato fallimento, nonostante sia stata acquisita da Banca Intesa. I nostri soldi sono stati polverizzati. Vale per noi come per altre 200 mila circa persone, tra Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, che non ci sia una possibilità di ritorno dell’impegno economico.

Mara
Ho avuto una volta, una risposta da un dirigente, di Veneto Banca, dal Presidente di Veneto Banca, che quando gli ho detto potrei fare un gesto estremo mi è stato risposto lo faccia! Io mi sono sentita morire, mi ha uccisa dentro, perché per due o tre giorni, stavo in camera, non mangiavo, mi ha ucciso!

Claudio
Noi dovevamo avere un incontro coi legali di Veneto Banca, che venivano da Milano, i quali, ancora un anno e mezzo fa, ci avevano proposto una mediazione. Dopodiché, la mediazione si è arenata, allora abbiamo chiesto la possibilità di continuità di questa mediazione e ci hanno detto di sì.
Ma a ragion veduta abbiamo visto che loro hanno temporeggiato fino alla fine di Veneto Banca.

Mara
Il mio gesto è stato dettato dalla disperazione perché quando ci siamo recati nella sede di Montebelluna di Veneto Banca e il direttore della filiale mi ha mostrato sullo schermo del computer l’intestazione di Intesa San Paolo, come a dirmi signora, qui non ce ne è più per nessuno, i contatti che lei vuole avere con la sede di Veneto Banca sono improponibili… io mi sono vista persa. Mi sono sentita responsabile insieme a mio fratello. Perché abbiamo firmato impiegando tutto il capitale della nostra famiglia. Io mi sento responsabile, colpevole. E’ un mattone difficile da digerire, un boccone amaro. Dopo 2 anni e più, in cui una persona passa le notti pensando a questa situazione, sono arrivata là e in quel momento… per tutelare la mia famiglia, ho pensato vediamo se con questo gesto qualcosa si muove, se mi mettono in contatto con qualcuno.
C’è sempre un filo di speranza e io speravo in un contatto per arrivare a una soluzione.

Claudio
Mia sorella ha realizzato che probabilmente, dico probabilmente ma è quasi certo, non c’era nulla da fare. Ha tirato fuori dalla borsetta una siringa, una penna piena di insulina e si è infilata l’ago (un piccolo ago di 5 mm) nell’avambraccio. Ha minacciato di iniziare l’erogazione dell’insulina se non ci fossero stati dati dei chiarimenti reali e un tentativo per poter raggiungere una conclusione della nostra situazione.

Mara
Dopo cinque, dieci minuti si sono sentite le sirene dell’ambulanza.
La banca aveva attivato le ambulanze ma senza cercare un contatto con gli avvocati di Milano.

Claudio
Sono arrivati quattro signori i quali hanno dichiarato di venire da Milano, sono entrati e ci hanno chiesto per quale motivo noi li avessimo chiamati. Mi sorella ha risposto ma noi non vi abbiamo chiamati, sarà stata la Direzione che non esiste oppure il nostro direttore per cercare di avere una mediazione e capire come stanno le cose.
Queste quattro persone non avevano nessun tipo di interesse nei nostri confronti. Nemmeno per la nostra situazione.

Mara
Io volevo qualcuno che risolvesse la nostra situazione, quella della nostra famiglia.

Claudio
A un certo punto mia sorella si è iniettata, si parla di 60 unità forse saranno anche meno, l’insulina. A quel punto è stata allettata e portata in ospedale dove l’hanno presa in carico. Mia sorella non ha avuto nessun tipo di conseguenza.

Mara
Io posso dire che in questo caso non sono fallite solo le banche ma è lo Stato che ha fallito. Perché se lo Stato ci porta a dover fare questi gesti per farci ascoltare, per farci sentire, per ottenere giustizia: lo Stato ha fallito!

Claudio
Avevamo acquistato in banca dei titoli di Stato BTP, che funzionano con un sistema molto facile: ogni sei mesi ci sono delle cedole e poi c’è il rimborso del capitale impegnato dopo due, tre, quattro o cinque anni. I nostri titoli scadevano nel 2029 e il nostro consulente (anche se oggi la parola mi fa ridere) di Veneto Banca ci aveva proposto di acquistare delle sane e sanissime, tranquille obbligazioni di Veneto Banca. A nostra domanda se ci fosse pericolosità nell’impiego del capitale ci rispose di no. Potevamo stare tranquilli. Quindi tutti i nostri soldi nei BTP sono stati acquisiti e abbiamo operato queste obbligazioni.
Queste obbligazioni si sono poi rivelate convertibili a nostra insaputa, anche perché il prospetto informativo che parlava di queste obbligazioni non ci è mai stato consegnato, non l’abbiamo mai visto. Sappiamo dopo due o tre anni che era un tomo di ben 300 pagine, quindi penso anche illeggibile, quando ho portato a casa la documentazione, io e i miei fratelli abbiamo controllato e ci siamo accorti che sopra le nostre firme era stata aggiunta una postilla scritta a mano, in stampatello con la penna, che loro hanno chiamato investimento, ma è un termine improprio, perché non è un investimento, è un impiego di capitale a risparmio. A quel punto ci viene comunicata la conversione in azioni.
Siamo andati immediatamente in banca e abbiamo dato risposta negativa: noi non vogliamo le azioni. Non le vogliamo assolutamente – lo abbiamo ribadito!
Hanno messo in vendita prima le obbligazioni e poi, dopo la conversione, ci hanno fatto mettere in vendita le azioni, però nessuno dei due ordini è stato soddisfatto ed esaudito. Quindi noi ci siamo trovati con tutte le azioni e, dato che le due banche sono fallite, i nostri soldi polverizzati.
Noi chiediamo essenzialmente giustizia. E’ importante che ci sia da parte dello Stato e delle Istituzioni o di chi vorrà tentare di darci una mano, di poter rientrare di questo torto. Siamo in una situazione economico-finanziaria, non solo nostra, ma anche di tutto l’indotto, che ormai è una tabula rasa.

Scarica e compila il modulo per il ricorso alla CEDU:
https://www.movimento5stelle.it/europa/cedu/

    #ProgrammaFisco – Fisco A++

    Il Blog delle Stelle

     
    #ProgrammaFisco - Fisco A++

    #ProgrammaFisco – Fisco A++

     

    di Ignazio Conte, responsabile area economica, finanza e tributi di Codacons Veneto

    La tutela dell’ambiente, in quanto bene comune e patrimonio dell’intera collettività, rappresenta un obbiettivo irrinunciabile. A tal fine, il sistema fiscale può costituire un valido strumento per incentivare o disincentivare determinati comportamenti non sostenibili per l’ambiente. Sono però, così tante le analogie tra tutela dell’ambiente e tutela del lavoro che, nel contesto fiscale, non si può parlare dell’uno senza fare riferimento all’altro. Volendo introdurre nuove tasse in tale ambito, vale la raccomandazione di non ripetere l’errore già compiuto con la tassazione del lavoro. Il costo fiscale, applicato sulla produzione, per esempio il lavoro, è sempre e comunque una pericolosa zavorra economica che genera una burocrazia altamente tossica, costosa e nemica della qualità della vita.

    Infatti, ogni aumento del costo di produzione, deve creare valore aggiunto e non soltanto un aumento di prezzo dovuto alle imposte. Alla riscossione delle imposte sull’inquinamento ambientale, per lo più applicate oggi sulla produzione attraverso specifiche accise, si potrebbe, in futuro, procedere a tassare esclusivamente il momento finale del consumo, salvaguardando accuratamente tutte le fasi della produzione.

    Va però garantita l’invarianza del gettito tributario complessivo e l’invarianza dei singoli prezzi al consumo. Oggi è questo il vero nodo tecnico da sciogliere. Anzi, con l’auspicata nuova impostazione di trasferimento diretto delle tasse sui consumatori, senza l’ambiguità e senza le contraddizioni dell’attuale impianto tributario, si può agevolmente dare origine a un’armoniosa dinamica di progressivo passaggio delle tasse dal lavoro all’ambiente. Va però precisato che l’inquinamento ambientale, così come per il lavoro, deve limitarsi a svolgere il ruolo di parametro oggettivo, vale a dire, di semplice misurazione della tassa e non di presupposto soggettivo per applicarla.

    Quando si decide di tassare le diverse tipologie di agenti inquinanti dell’ambiente e il lavoro, lo si faccia tenendo ben presente che il primo è fondamento della vita e il secondo lo è della Repubblica, e insieme rappresentano il fondamento dell’economia. E in economia è prioritario il principio del minimo sforzo per il massimo rendimento e non il suo contrario, vale a dire, il massimo sforzo, le tasse e la burocrazia, per il minimo rendimento, la crisi recessiva. Lo stato deve sforzarsi di utilizzare la misura di ambiente consumato e la misura di lavoro impiegato come informazione tributaria necessaria a costruire i parametri del loro consumo, per poi tradurre questi valori in capacità contributiva del consumatore e non più dei lavoratori e delle aziende. La tassazione come strumento per le tutele dell’ambiente, se fatta in capo alle aziende, potrebbe rivelare la cura peggiore della malattia con gli effetti che sono tragicamente sotto gli occhi di tutti, come già accade con la tassazione del lavoro. In alternativa, tassando i consumi e non le aziende, verrebbe attribuito, al consumatore, il diritto di scegliere di acquistare i beni e i servizi che inquinano meno pagandoli meno. Ai consumatori e non alle aziende produttrici va, in ultima analisi, la responsabilità di salvaguardare l’ambiente favorendo la scelta consapevole dei propri acquisti, anche attraverso agevolazioni fiscali. Il processo di tassazione sui consumi dovrà consentire di determinare il costo ambientale del prodotto. Esso viene evidenziato dall’ammontare stesso della tassa calcolata durante tutto il percorso produttivo e trasmessa come informazione tributaria fino a quando non venga applicata a carico del consumatore e in un’unica soluzione, durante, appunto, l’ultimo passaggio.

    Tanto premesso, quali dei seguenti obbiettivi si ritengono prioritari?


    A: introduzione di un tributo unico ambientale
    , ad aliquote differenziate, sui consumi di beni e servizi, sia in sostituzione alla vigente normativa fiscale sulle accise e sia in compensazione, trasferendo progressivamente su di esso anche la tassazione sul lavoro.

    B: promozione e diffusione di sistemi di certificazione basata sull’analisi di ciclo di vita, Life Cycle Assessment, che prevedano un adeguato indennizzo anche in forma di riduzione di imposte e agevolazioni fiscali da attribuire direttamente ai consumatori.

    C: revisione organica delle imposte sussidi procedendo alle eliminazioni di quelle risultate non efficaci per la tutela ambientale e conseguente introduzione di misure che, attualmente, ancora mancano nel nostro ordinamento. Ad esempio la carbon tax.

    D: incentivi fiscali a favore di coloro che consumano a minore impatto ambientale, ovvero, che con le proprie scelte nei consumi apportano benefici in termini di tutela dell’ambiente e riduzione degli agenti inquinanti, fra cui la promozione del riciclo, il riutilizzo di beni usati nonché l’uso delle fonti rinnovabili, delle produzioni a km 0, delle fonti alternative alle fonti fossili per l’autotrasporto.

    Continua a leggere

    L’ombrellizzazione della donna per i dirigenti del Pd

    Il Blog delle Stelle

     
    L'ombrellizzazione della donna per i dirigenti del Pd

    L’ombrellizzazione della donna per i dirigenti del Pd

    di Massimo Bugani

    Un tempo si dibatteva sulla “donna oggetto”, i dirigenti del Pd sono andati oltre e hanno inventato la “donna ombrello”.
    Due giorni di eventi all’Abbazia di Sulmona con tanto di dibattito finale a cui hanno partecipato il ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti e il Presidente dell’Emilia-Romagna nonché della Conferenza Stato-Regioni Stefano Bonaccini. Nulla di diverso da tanti ordinari eventi, ma ad un certo per riparare i politici maschi dall’alternanza crudele di pioggia e sole, alcune donne vengono trasformate in “ombrelli”.
    Gli uomini tronfi e arroganti restano davanti e comodamente seduti con bottigliette d’acqua sui tavolini di fronte a loro, le donne tutte in piedi dietro agli uomini per proteggerli con gli ombrelli, e guai a loro se si fossero azzardate a chiedere un sorso d’acqua.

    In tutto questo ci preme sottolineare l’imbarazzante silenzio delle donne elette nel PD, le quali evidentemente approvano questo tipo di comportamento e probabilmente ritengono Bonaccini e soci incapaci di tenere in una mano il microfono e nell’altra l’ombrello come capita spesso ai comuni mortali nei giorni di pioggia.

    Per questi motivi oggi sono entrato per protesta in consiglio comunale con un ombrello con il quale ho riparato le colleghe dal sole e dalle correnti d’aria. Bonaccini, dirigenti pd: vergognatevi.

    Continua a leggere

    Per la Sicilia una #RivoluzioneGentile dei cittadini

    Il Blog delle Stelle

     
    Per la Sicilia una #RivoluzioneGentile dei cittadini

    Per la Sicilia una #RivoluzioneGentile dei cittadini

    Domenica 9 luglio alle 19:30 ci vediamo al Castello a mare a Palermo, insieme a Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Luigi Di Maio e tanti parlamentari nazionali, per proclamare il risultato delle regionarie online con le quali sceglieremo questa settimana la nostra squadra e il nostro candidato presidente. Non mancate, sarà una festa di democrazia, sarà l’inizio della storia in cui racconteremo al mondo che la Sicilia è fatta di uomini e di donne, straordinariamente normali, che hanno deciso di voltare pagina, e che nessuno potrà fermarli! L’evento avrà inizio ore 19:30, fine ore 21:30. Il Castello a Mare si trova in via Filippo Patti n. 25 a Palermo, qui trovate tutte le info.

    di MoVimento 5 Stelle Sicilia

    Questa settimana, a partire da domani, ci saranno le “Regionarie”, la selezione attraverso il metodo online con il quale il M5S sceglie i propri candidati per le elezioni. Credo che sia un grande momento di democrazia reale, sono infatti quasi 700 i partecipanti che si sono messi a disposizione per questa sfida. Questo dato, se da un lato è meramente numerico, dall’altro è invece indice di grande cambiamento culturale. Prima erano le sezioni di partito, attraverso i loro segretari, a decidere chi candidare, e per i partiti è ancora così, purtroppo, fatto che li porta a scegliere gente senza meriti o professionalità precise, senza la minima idea di quel che li aspetta e, in alcuni casi, senza che sappiano parlare neanche in italiano. Con il M5S, un cittadino normale può proporsi e sottoporsi al voto di altri cittadini, che lo valuteranno, e statene certi che lo faranno, sulla base delle competenze, del curriculum e del modo di porsi: è quasi una selezione darwiniana, insomma.

    E’ chiaro che un metodo del genere applicato al PD, a Forza Italia o ai partiti in generale genererebbe la scomparsa dei notabili che da 20, 30 o anche 40 anni siedono nei vari parlamenti e nelle istituzioni, quindi la parola d’ordine è denigrare questo metodo. Il PD ci accusa, ad esempio, che siamo solo click, dimenticandosi delle loro disastrose primarie, dove cinesi, immigrati e “donatori di 2 euro” vengono ripresi dalle telecamere di tutte le televisioni nazionali.

    Ma quei click non sono frutto di un algoritmo. Dietro ogni voto online c’è un volto, una vita, una storia. Ci sono sogni, speranze, a volte anche rabbia, ci sono mogli, mamme, mariti, padri. Ci sono figli, nonni, ci sono uomini e donne, insomma. In buona sostanza non è il metodo a scegliere, ma chi sceglie lo fa attraverso quel metodo.

    Il 9 luglio ci incontreremo a Palermo per proclamare la nostra squadra e il nostro candidato presidente, e non c’è orgoglio più grande nel dimostrare che il Movimento è un progetto politico serio che sa affrontare con grande civiltà e serenità le sfide che lo attendono, mentre gli altri litigano per i nomi che, probabilmente, arriveranno, come sempre, all’ultimo minuto.

    Sarà l’ennesima tappa di quella “rivoluzione gentile dei cittadini”, avviata in Sicilia nel 2012, e da lì andremo avanti, cercando di raccogliere quante più persone possibili. Il primo passo è proprio questo, riportarle a votare, farle partecipare al momento democratico del voto, poi dovremo conquistare la loro fiducia con i fatti. Al bando le promesse, i cittadini vogliono i fatti e noi in questi anni abbiamo dimostrato di farli sempre seguire alle parole: avevamo detto che ci saremmo tagliati lo stipendio e lo abbiamo fatto, mettendo a frutto oltre 3 milioni di euro, che in questi anni hanno creato lavoro con il microcredito alle aziende, hanno permesso la costruzione di una strada per superare il crollo del ponte sulla Catania-Palermo e altre iniziative di rilancio della nostra terra.

    Conquistare la fiducia dei cittadini non sarà facile, lo sappiamo bene, ma voglio ricordare a tutti che il voto è come un martello, voi dateci il martello e noi inchioderemo i responsabili dello sfacelo che ci circonda alle loro responsabilità, li inchioderemo ai loro sontuosi stipendi, ai loro privilegi, al lavoro che non hanno mai dato e alle strade che non hanno mai costruito né sistemato. Li inchioderemo agli ospedali che hanno chiuso e inchioderemo chiunque si metterà fra i cittadini e il loro futuro, fra i cittadini e la Sicilia.

    La rivoluzione gentile dei cittadini porta con sé una grande responsabilità, che tutti insieme dobbiamo prenderci: raccontare al mondo come la Sicilia sia semplicemente la terra degli uomini e delle donne di buona volontà.

    Continua a leggere

    Migranti: pronto il piano “prendiamo in giro gli italiani” dell’Europa

    Migranti: pronto il piano “prendiamo in giro gli italiani” dell’Europa

    sbarchipiano.jpg
    Il nuovo piano della Commissione europea è una barzelletta. Non affronta in modo strutturale l’emergenza immigrazione, anzi rimprovera all’Italia di non “rispettare gli impegni assunti in materia di ricollocamento”. Diciamo le cose come stanno: sono i Paesi europei che devono ricollocare i migranti sbarcati in Italia (finora appena 23.000 sui 160.000 promessi). Sono loro che devono rispettare gli impegni. Queste nuove misure verranno spazzate via dagli eventi. La crisi migratoria sta travolgendo l’Unione europea. Gli italiani si sentono presi in giro. La delegazione italiana M5S del gruppo Efdd non arretrerà di un millimetro. Stiamo difendendo l’Italia da soli senza l’appoggio del nostro governo.Laura Ferrara, che fa parte della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni, smonta il piano della Commissione punto per punto:

    “Il piano della Commissione europea prevede task force e nuovi (pochi) finanziamenti! Ma l’Italia non ha bisogno di questo:

    RIMPATRI: non servono 500 esperti in rimpatri per vagliare domande di richiedenti asilo che poi restano in Italia. Servono ACCORDI diplomatici fra Paesi responsabili. Non c’è più tempo, la stabilità politica in Africa è prioritaria: lo sono i ricollocamenti obbligatori nei Paesi europei.

    FONDI: i 35 milioni di euro mandati dall’UE sono briciole rispetto ai 4,6 miliardi spesi dall’Italia. E attenzione, cosa ci chiedono in cambio? La creazione di più hotspot per la registrazione e la detenzione dei richiedenti asilo. In pratica, vogliono assicurarsi che i migranti restino da noi, perché una volta registrati sul suolo italiano, solo l’Italia è obbligata a tenerli secondo le assurde regole di Dublino.

    TRITON: grazie alla nostra denuncia adesso si scopre che Triton si può modificare senza i diktat di Merkel e Macron. Avevamo ragione noi. Peccato però che si è perso tempo e l’operazione Triton voluta da Renzi ha portato 413.000 migranti sul suolo italiano in due anni e mezzo. L’operazione Triton non deve essere modificata solo a parole. Le imbarcazioni dei migranti devono sbarcare anche nei porti degli altri Paesi membri e non solo in Italia. O la Francia e la Spagna si rimangiano le dichiarazioni degli ultimi giorni, o sarà l’Italia a chiuderli una volta per tutte.

    ONG: la Commissione riprende e sottoscrive tutto quello che abbiamo denunciato in questi mesi. Oggi improvvisamente non siamo più razzisti, ma legislatori di buon senso. Minniti dovrebbe ringraziarci per aver avuto il coraggio, prima di lui e dei tanti Alfano, di dire la verità.

    REGISTRAZIONE ERITREI: il problema è sempre lo stesso. Gli eritrei sono pronti a bruciarsi i polpastrelli pur di non farsi prendere le impronte digitali, perché sanno bene che una volta identificati, sono obbligati a restare in Italia contro la loro stessa volontà

    Alla Commissione chiediamo un atto di responsabilità. Ascoltate le nostre proposte per prevenire le cause che portano gli immigrati a lasciare la loro terra. Il fenomeno dell’immigrazione si può governare, si può controllare. Basta solo avere la volontà politica”.