La farsa europea sull’elusione internazionale ci costerà caro

La farsa europea sull’elusione internazionale ci costerà caro

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In foto: una delle tante “zone industriali” del Lussemburgo. Palazzi con piccoli uffici adibiti a “sede fiscale”

L’elusione fiscale internazionale è una piaga di questa folle UE. Il Movimento 5 Stelle da quando è entrato al Parlamento europeo continua a denunciare l’immenso conflitto d’interessi che si cela dietro un sistema che sottrae ogni anno, agli Stati membri, immensi ricavi. Oggi infatti si viene a sapere che, nonostante il presunto “lavoro” di Strasburgo, oltre il 90% delle grandi corporation potranno tranquillamente continuare ad evadere utilizzando scappatoie. E il 10% che avanza potrà sempre trovare un accordo sottobanco. Né più né meno di quello che già accade. Il tutto va avanti nel silenzio generale di media e soprattutto dei Governi nazionali. Come quello italiano, che continua a nascondere la testa sotto la sabbia ed evitare di denunciare un problema divenuto ormai incontrollabile.

Lo scorso 4 luglio, lo avevamo già denunciato, l’ennesimo report sull’evasione internazionale è stato depotenziato da un Parlamento europeo realmente incapace di decidere e assolutamente piegato al volere della Commissione europea. Come può l’esecutivo comunitario partorire un buon testo sull’elusione e sul cosiddetto “country by country report” (CBCR) se il suo presidente è stato primo ministro del paradiso fiscale lussemburghese per quasi 20 anni? Come possono le istituzioni europee essere credibili se dopo gli scandali LuxLeaks, SwissLeaks e Panama Papers ad essere puniti sono stati i whistleblower come Hervé Falciani o Antoine Deltour e non gli evasori che hanno accumulato enorme ricchezze a danno dei cittadini?

Il testo finale di cui parliamo ha visto l’approvazione unanime dei grandi gruppi (i soliti socialisti con il PD al seguito e i popolari con Forza Italia tra le fila), che hanno bocciato proposte come: un abbassamento della soglia di grandezza per far scattare l’obbligo di rendicontazione e l’obbligo di fornire le informazioni anche per i paesi al di fuori dell’UE. Nel report, inoltre, le multinazionali oggetto del CBCR saranno solo quelle con fatturato superiore ai 750 milioni di Euro all’anno, e non le grandi imprese come era originariamente previsto. Dunque una ristretta fetta del mercato (si parla di nemmeno il 10%). In ogni caso, anche questi giganti potranno evitare di rendicontare quando intervengono deroghe da parte dello Stato membro ospitante o problemi sulla concorrenza (sollevati dalla multinazionale stessa). Tutto senza alcun limite di tempo. Stiamo quindi effettivamente parlando del nulla cosmico.

L’unico elemento positivo del report è stato inserito dal MoVimento 5 Stelle e riguarda la richiesta, per le grandi imprese, di rendicontare i dettagli dei contributi pubblici ricevuti ed eventuali donazioni effettuate a soggetti politici, organizzazioni politiche o fondazioni. Una piccola luce dentro il buio dell’ipocrisia.

Aprile 2016. Hervé Falciani parla dei Panama Papers e di Jean-Claude Juncker:

Sempre più poveri: il FMI condanna Renzi, Gentiloni e anche sé stesso

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Sempre più poveri: il FMI condanna Renzi, Gentiloni e anche sé stesso

Sempre più poveri: il FMI condanna Renzi, Gentiloni e anche sé stesso

di MoVimento 5 Stelle

Ora che anche il Fondo Monetario Internazionale certifica che gli italiani si stanno impoverendo, come faranno Renzi, Gentiloni, Padoan e tutta la galassia che gravita intorno ai partiti a mascherare il loro fallimento? Nell’ultimo rapporto sull’Italia del FMI si legge letteralmente che “Gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa“. Il reddito pro-capite, cioè il reddito nazionale diviso per il numero di abitanti, non mente. Se alla riduzione di questo parametro aggiungiamo l’aumento della diseguaglianza sociale, che è sotto gli occhi di tutti, la conclusione politica diventa chiara: i governi degli ultimi anni, da Monti a Gentiloni passando per Letta e il “rottamatore” Renzi, hanno scaricato una crisi senza precedenti sulle spalle delle classi più deboli e del ceto medio.

Secondo il FMI servirà un decennio solo per tornare ai livelli di reddito pro-capite pre-crisi (2007), ma potrebbero servirne ancora di più visto che la fragilissima crescita dell’ultimo biennio è stata trascinata da condizioni esterne favorevoli, come il basso costo del petrolio, l’abbassamento dei tassi di interesse provocato da Draghi e qualche margine di flessibilità sul deficit che la Commissione Europea è decisa a rimangiarsi nei prossimi anni.

Si sta realizzando, in pratica, ciò che abbiamo sempre detto: Renzi ha preso tempo, usando la flessibilità di bilancio per illudere i cittadini italiani e convincerli a votare la sua riforma eversiva delle istituzioni. Ha fallito, e ora Gentiloni, altro fedele esecutore dell’austerità europea, deve fare il lavoro sporco sotto dettatura di Padoan e di Bruxelles.

D’altra parte lo stesso FMI che ha distrutto la Grecia insieme a Bce e Commissione europea “suggerisce” all’Italia di fare ancora più austerità di quanto ci chiede l’Europa, portando il bilancio strutturale, cioè quello al netto del ciclo economico, in surplus dello 0,5% nei prossimi anni. E c’è di più: nello stesso rapporto sempre gli uomini del FMI rilevano che la produttività è bassa e gli investimenti sono crollati del 25% rispetto al 2007. Che sorpresa! Non sarà forse perché la cosiddetta “austerità espansiva” che la Troika ha sempre caldeggiato è una balla pazzesca, un vero scempio alla scienza economica?

L’Italia può risollevarsi solo ripudiando tutto il pacchetto neoliberista degli ultimi 20 anni, e tornando a sviluppare una politica economica a misura di lavoratori, piccole medie imprese e risparmiatori. Basta freddi tecnici mandati da Bruxelles a liquidare le nostre ricchezze accumulate nei decenni, basta finti rinnovatori controllati a vista d’occhio da Padoan, e basta lezioncine dalle “istituzioni terze”, che in realtà sono il braccio armato degli interessi della grande finanzia nazionale e internazionale.

 

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I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

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I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

di Ulisse Spinnato Vega, giornalista

Con 60mila euro gentilmente regalati tra il 2014 e il 2015, le cliniche private affiliate all’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) di Lazio, Toscana e Lombardia rappresentano il primo donatore del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Sì, avete capito bene: i centri medici privati e il partito che occupa il dicastero responsabile del sistema sanitario.

Il MoVimento 5 Stelle lo ha scoperto analizzando le tabelle sulle erogazioni liberali superiori a 5mila euro da parte di persone fisiche e giuridiche alle formazioni politiche. Dati in teoria pubblici, ma che, almeno nel caso di Ncd, non appaiono in dettaglio nel rendiconto 2014, mentre nella relazione del tesoriere sul 2015 vengono sì riportati in elenco, ma con gli opportuni omissis, giustificati da esigenze di privacy del donatore. E vengono esposti in modo parziale pure nella relazione del tesoriere al bilancio 2016, con Aiop che non compare affatto (malgrado i contributi dell’associazione siano stati registrati a Montecitorio proprio l’anno scorso). Insomma, si tratta di informazioni formalmente disponibili, eppure spesso difficilissime da reperire in concreto.

Inoltre Aiop, raggiunta al telefono sotto mentite spoglie (un cronista freelance) per non destare sospetti, a domanda esplicita ha negato di aver mai rigirato fondi ad alcun partito. Dunque, gli ospedali privati hanno finanziato la formazione politica del ministro della Salute con ben 60mila euro sugli 810mila incassati complessivamente da Ncd nel biennio 2014-2015 (e protocollati in Parlamento nel 2016). Una cifra importante, se si considera che gran parte degli altri fondi arriva dagli stessi esponenti del partito di Alfano. Ne deriva che le cliniche private fanno molto affidamento su un partito che naturalmente non amministra in solitudine nessuna regione (è nelle coalizioni di governatori importanti come Maroni o Toti), quindi non ha le mani in modo diretto su pezzi del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia ha posti importanti di governo, a partire proprio dal ministero della Salute.

Peraltro, i legami tra Ncd e Aiop sono vari e ramificati, dato che, per dirne una, la presidente dell’associazione in Sicilia e vicepresidente nazionale, Barbara Cittadini, “regina” delle cliniche private nell’Isola, è sposata con il deputato alfaniano Dore Misuraca. Aiop, che aderisce a Confindustria, è la più importante sigla di settore. Rappresenta circa 500 case di cura sparse in tutta Italia, con oltre 53mila posti letto di cui 45mila immancabilmente accreditati presso il Ssn. I 60mila euro erogati in due anni a Ncd non sono esattamente “argent de poche”, visto che i consuntivi associativi 2015 e 2016 della sede nazionale riportano avanzi cumulati inferiori a 27mila euro. Però sono soldi ben spesi, data la tendenza degli ultimi governi (Lorenzin è al dicastero della Salute già dai tempi di Enrico Letta) a depauperare la sanità pubblica in favore di quella convenzionata e privata tout court.

Si potrebbe parlare a lungo, ad esempio, delle prestazioni considerate “inappropriate” dal ministero e dunque a rischio tagli per far cassa. Ma restando all’attualità, l’inquilina centrista di Lungotevere Ripa, spalleggiata fortemente dal Bomba, ha lanciato la crociata sulla vaccinazione a tappeto con un decreto che adesso prevede dieci trattamenti obbligatori dal prossimo settembre. Gli stanziamenti sono previsti dal nuovo Piano di prevenzione vaccinale 2017-19 e ammontano a 413 milioni per il triennio. Nel dettaglio: 100 milioni quest’anno, 127 milioni nel 2018 e 186 milioni a partire dal 2019. Secondo le stime delle Regioni, il piano dovrebbe raggiungere circa 800mila under 16 non vaccinati per 6-7 milioni di certificati e un primo impatto di spesa pari a 150 milioni per l’acquisto dei vaccini necessari.

Le strutture pubbliche ce la faranno da sole a rispondere all’enorme domanda che verosimilmente scaturirà dalle nuove norme? Oppure, oltre al ruolo delle farmacie, la sanità privata accreditata sarà chiamata a supporto dalle Asl, magari con convenzioni ad hoc? Secondo Vittorio Demicheli, epidemiologo di fama ed ex direttore della sanità piemontese, “sui destinatari in età da obbligo scolastico l’impatto maggiore del provvedimento riguarda la parte organizzativa degli ambulatori, con la gestione dell’anagrafe vaccinale, delle informazioni sugli inadempienti e delle chiamate per gli appuntamenti. Un’incombenza che ricade sul pubblico, sulle Asl”. “Mentre in merito alla immunizzazione degli adulti – spiega Demicheli – il piano introduce due vaccini negli over 65, pneumococco ed herpes zoster, che andranno a ricadere soprattutto sulla medicina convenzionata. E oltre ai costi di acquisto, ci saranno, a parità di accordi, circa 6 euro per ogni vaccino. Il conto è facile se si considera che avremo grossomodo un milione di vaccinazioni aggiuntive sugli adulti, facendo una previsione un po’ a spanne”, dice il manager della sanità piemontese.

E’ chiaro che siamo di fronte a mere stime predittive. E in linea generale, ovviamente, non tutta la sanità convenzionata fa capo ad Aiop. Tuttavia, quest’ultima rimane l’associazione più rappresentativa del comparto. L’interesse delle cliniche private per il dossier immunizzazioni è comunque evidente e l’offerta è già sul mercato. Bisogna allora cavalcare il clima di presunta emergenza sanitaria creatosi attorno al tema. Una delle tante strutture associate Aiop, la romana Villa Mafalda, parla sul suo blog di “rischio alto per il morbillo e la rosolia” e aggiunge: “Nel nostro Paese i bambini vengono vaccinati sempre meno: riguardo a molte patologie siamo sotto la soglia di sicurezza, quella che assicura la protezione anche di coloro che non possono vaccinarsi per motivi sanitari. Di conseguenza salterebbe l’immunità della popolazione riguardo le stesse malattie”. Mentre la stessa Aiop Lazio, presente tra i finanziatori di Ncd, aveva preso posizione contro la trasmissione Rai Report per la sua recente inchiesta sulle immunizzazioni.

Naturalmente, non c’è nulla di illegale. Si tratta di erogazioni regolarmente registrate, benché stranamente negate dal donatore e ignote al grande pubblico. Né si evince la prova di un “do ut des” diretto. Tuttavia, è chiaro che imprese private non fanno nulla per nulla. I cittadini, comunque, possono mettere in fila i fatti per farsi un’idea su cosa muova davvero i partiti che scrivono le leggi in questo Paese.

 

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Siamo alla frutta, anzi allo spezzatino

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Siamo alla frutta, anzi allo spezzatino

Siamo alla frutta, anzi allo spezzatino

di Roberta Lombardi

Ieri il nuovo presidente di Tim, oltre che Ceo di Vivendì, il francese Arnaud dePuyfontaine, ha dichiarato di essere pronto allo scorporo della rete Telecom. Attenzione! Perché lo spin-off non sarà fatto certo per fonderla con quella di Open Fiber, la società della rete controllata da Enel e Cdp, due colossi di Stato, ma per venderla con ogni probabilità ad Orange, ossia al governo francese, che non ha mai nascosto le sue mire sulla nostra infrastruttura e il nostro mercato. Se ne parlò anche in occasione del bilaterale italo francese dell’8 marzo 2016 quando pubblicamente Renzi se ne uscì dichiarandosi felice in una fusione di Tim in Orange. Pazzesco!

Altrettanto faranno con Tim Brazil, il secondo operatore brasiliano, che probabilmente i francesi venderanno a Telefonica a cui devono la scalata della nostra compagnia telefonica. Da qui la decisione di nominare Amos Genish, uomo di fiducia di Bollorè nelle attività sudamericane, artefice dell’affare GVT proprio con Telefonica. Ecco che ogni nodo viene al pettine. Il nostro Governo? Non pervenuto! Eppure i ceffoni presi da Macron con l’ingerenza in Libia, la prelazione dei cantieri navali STX e la chiusura di Ventimiglia avrebbero dovuto svegliarlo. Invece niente. Silenzio assoluto. Eppure ricordo, per molto meno, nel 2013 Letta, (oddio! Mi stanno facendo rimpiangere Letta) non esitò un attimo nell’inserire le nostre tlc tra gli asset della sicurezza e della difesa nazionale in occasione del tentativo di scalata di Telefonica. Quando pensa di fare altrettanto Gentiloni? Perché se non lo avesse ben capito, le intenzioni dei cugini d’Oltralpe, con l’acquisizione del pieno potere “di esercizio di direzione e coordinamento” di Telecom Italia, con tanto di nuova sede legale a Parigi, è la lampante dimostrazione che vogliono fare sul serio e siccome questa scelta comporterà quasi certamente anche l’accollo pro quota di parte del debito dell’Incumbent nazionale (25 miliardi netti) non staranno certo a guardare.

E’ vero che inserire le tlc negli asset della sicurezza e difesa nazionale farà scattare la reazione europea, ormai una tecnocrazia a guida franco tedesca, ma è l’unico immediato modo che abbiamo per bloccare lo spezzatino in atto. Dopodiché? Dopodiché Telecom Italia deve ritornare sotto egida pubblica così come lo sono tutti gli Incumbent dei nostri partner europei. Come? Di esproprio non se ne parla proprio, la rete di Telecom Italia, in buona parte in rame, è valutata sui 15 miliardi di euro e il gioco non vale la candela anche perché occorrerebbe spenderci altrettanto per modernizzarla. Al massimo si potrebbe acquistare Sparkle, la società che detiene i cavidotti sottomarini in fibra ottica (500 mila km di rete) che collega l’Europa al resto del mondo e che fattura 1,3 miliardi l’anno il cui valore si aggira, secondo gli specialisti, tra i due miliardi di euro. In ogni caso, anche per tutelare i 63 mila dipendenti del nostro Gruppo, l’unica alternativa è entrare nell’attuale azionariato tramite Cdp o altra società a controllo pubblico. Alla fine Bollorè ha conquistato Tim-Telecom Italia con appena 3 miliardi di euro ed adesso si appresterebbe a svenderla quintuplicando il suo investimento. Tutto questo grazie ai nostri professionisti della politica che siedono al Governo. Insomma: siamo alla frutta, anzi allo spezzatino.

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Un’assessore in giro per Roma

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Un'assessore in giro per Roma

Un’assessore in giro per Roma

di Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente – Roma

Ho raccolto una serie di appunti per fissare nella memoria tutto il lavoro che abbiamo fatto questa settimana. Li voglio condividere con voi per raccontarvi cosa stiama facendo. Queste ultime sono state giornate davvere impegnative. Oltre all’ordinario lavoro siamo stati alle prese con l’emergenza incendi nella pineta di Castel Fusano.
Memoria del 28 luglio
La mattina era iniziata bene, quando sono stata chiamata con urgenza a Castelfusano per incendio. Ogni giorno, nonostante i nostri interventi, sono continuati gli incendi dolosi, come sostiene il nostro Servizio Giardini.
Mentre stavamo andando a Castelfusano mi viene detto che anche un altro autodemolitore è saltato per aria. L’ennesimo. In realta si tratta di rimessaggio per barche sul Tevere. Andiamo lì. La competenza è della Regione. Sono bruciate barche in resina ed è per questo che il fumo nero avvolge il Tevere. Noi chiediamo subito un sopralluogo e una valutazione delle emissioni all’Arpa. Sembra un inferno con elicotteri che ti girano sulla testa, cani che abbaiano, le sterpaglie che continuano a bruciare. L’area è demaniale e di competenza della Regione. Anche il comandante Di Maggio, accorso sul posto, vorrebbe interrogare e mettere sotto sequestro l’area, ma le carte son tutte bruciate e il tizio proprietario rivendica una autorizzazione rilasciatagli dalla Regione nel 1960. Noi procediamo comunque. È gia la sesta attività comemrciale che salta per aria. Mentre siamo lì un albero cade a Colle Oppio. Per fortuna nessuno si è fatto male. Lascio il Tevere e arrivo finalmente alla riserva naturale in fiamme. Le fiamme sono domate. Ma c’è gente che, nonostante l’ordinanza di divieto, si aggira tra i rami bruciati con il rischio di crollo, per far vedere a suo figlio come è una foresta che brucia. Alcuni passano tra il fumo facendo jogging e controllando il polso, indifferenti. Non solo pedoni ma ciclisti. Pensiamo che ci voglia l’esercito. Una baracca che mi dicono essere li da decine d”anni si è allacciata all’idrante per prendere acqua. Questa è la situazione. Rientriamo in nottata: passiamo da Piazza Vittorio. Ci sono cassonetti puliti ed uno dove un rovistatore ha tirato fuori tutto. Mentre guardiamo il disastro, scorgo pelli di gatti che erano nel cassonetto. Faccio foto subito perché è reato. Ma non riusciremo a risalire al colpevole. Ma non ci arrendiamo. Carichiamo le batterie per un altra giornata di lavoro.

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#ProgrammaUniversità: la governance dell’Università

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#ProgrammaUniversità: la governance dell'Università

#ProgrammaUniversità: la governance dell’Università

 

Il sistema di governo di cui si dota un ateneo non definisce soltanto la sua gerarchia e l’organigramma, ma determina anche il come e quali scelte e politiche che quell’ateneo adotterà. Per questo è fondamentale comprendere e decidere quale sia il sistema di governance ottimale per il nostro Paese. Se sia preferibile un sistema verticistico e fortemente piramidale come quello attuale, uno più partecipato e “orizzontale”, oppure se tra questi due modelli sia più funzionale una soluzione intermedia.

di Marco Rondina

La Legge 240 del 2010, la cosiddetta riforma Gelmini – dal nome dell’allora ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca – ha modificato molti aspetti funzionali ed organizzativi dei nostri atenei. Uno degli passaggi principali di tale cambiamento ha riguardato la governance delle università statali: composizione durata, funzionamento e modalità di disegnazione dei membri dei principali organi di governo. Vale a dire il rettore, il direttore generale, il consiglio di amministrazione e il senato accademico. A seguito delle modifiche apportate dalla Legge 240, il rettore viene sostanzialmente eletto tra soli i professori ordinari per un mandato di sei anni non rinnovabile ed è diventato il vero organo propulsore delle attività didattico scientifiche e dello sviluppo strategico dell’ateneo. Il rettore, infatti, oggi ha anche la funzione di proposta nella scelta del Direttore Generale ed ha potere di intervento rispetto al bilancio e alla programmazione triennale. Oggi dunque il rettore quindi ha un potere elevato e spesso privo di efficaci controlli e bilanciamenti.

Analizzando lo stato di salute del nostro sistema universitario a distanza di sette anni dall’entrata in vigore della legge Gelini, non si può dire che sia delle migliori. Il numero di studenti è ancora il più basso d’Europa, quello di docenti in forte contrazione, anche a causa del blocco del turnover che impedisce un adeguato ricambio generazionale, la didattica stenta ad innovarsi, il rapporto studenti-docenti continua a peggiorare. Queste criticità sono evidenti soprattutto nelle università del Meridione, quelle più penalizzate dal sistema di distribuzione delle scarse risorse a disposizione. In questi ultimi anni abbiamo infatti assistito a un pesante definanziamento del sistema universitario italiano: i fondi per il diritto allo studio non sono sufficienti e, mentre lo Stato procedeva alla riduzione delle risorse, la spending review ha contribuito a liberalizzare la tassazione studentesca
L’accentramento di poteri al vertice degli atenei, oltre ad aver tutt’altro che contribuito al miglioramento del sistema, ha determinato una condotta sempre più autoritaria all’interno delle università mentre altrove ci sono realtà che si sono orientate verso sistemi più aperti e partecipati.

Sarebbe quindi auspicabile una nuova e più moderna concezione dell’università, che assicuri una maggiore partecipazione ai processi decisionali da parte di tutte le componenti dell’ateneo. Un modello nel quale il rettore non sia più espressione soltanto della comunità scientifica, ma dell’intera comunità universitaria, e che, dunque, venga eletto anche dal personale tecnico-amministrativo e dagli studenti. Il rettore in caso un mandato più breve, ma rinnovabile, per una sola volta. Il senato accademico e i l consiglio di amministrazione saranno organi pienamente elettivi e la loro composizione sarà rappresentativa dell’intera comunità universitaria. Infine, sarebbe prevista la presenza di un organo rappresentativo permanente della popolazione studentesca.

A questi due modelli se ne aggiunge un terzo: quello vigente prima del 2010. Questo prevedeva un minor accentramento dei poteri in capo al rettore e i principali organi di rappresentanza delle università avevano una composizione maggiormente rappresentativa rispetto alla Riforma Gelmini. Non veniva però contemplato alcun limite di mandato, né per il rettore né per le altre cariche. Inoltre, la distribuzione delle competenze all’interno del senato accademico erano diverse, ma meno definite, rispetto a quanto previsto dalla Legge 240.

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Basta bufale su Gianroberto Casaleggio: #RenziChiediScusa

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Basta bufale su Gianroberto Casaleggio: #RenziChiediScusa

Basta bufale su Gianroberto Casaleggio: #RenziChiediScusa

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di Davide Casaleggio

Renzi deve smetterla di infangare la memoria di mio padre. E’ intollerabile che continui a ripetere una bufala da lui inventata che stravolge il pensiero di mio padre. Non è la prima volta che lo dico, ma ho il dovere di ribadirlo ancora. Mio padre ha detto, e ci sono le interviste e i video che lo dimostrano, che “Un messaggio in Rete perde la sua viralità se è falso, nel tempo” e che “i nostri messaggi sono virali di per sé, dunque veri, e si diffondono da soli. Quelli degli altri, palesemente falsi, hanno bisogno di un supporto di truppe àscare, pagate magari 5 euro al giorno“. Ossia completamente il contrario di ciò che dice Renzi che “un messaggio che è virale diventa vero“. Un messaggio che è vero diventa virale, se è falso invece perde viralità. Ciò è quanto affermato da mio padre. Renzi dovrebbe saperlo sulla sua pelle viste tutte le menzogne propinate agli italiani in questi anni, compresa questa, che lo hanno portato a perdere completamente la sua credibilità. E’ inaccettabile che il segretario del Pd continui a mettere in bocca a mio padre parole che non gli sono mai appartenute. Lo invito a rettificare e chiedere scusa immediatamente per non perdere il minimo di dignità che dovrebbe contraddistinguere ogni dichiarazione politica. E se pensa che attaccando le persone scomparse non venga smentito: si sbaglia. Difenderó il pensiero di mio padre ogni volta che sarà necessario.

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Trivelle: bene il ricorso della Regione Calabria, ora occorre promuovere il piano delle aree

Trivelle: bene il ricorso della Regione Calabria, ora occorre promuovere il piano delle aree

Sono contento che la Regione Calabria abbia accolto la nostra richiesta e quella dei comitati No Triv. Ora serve promuovere, come hanno già fatto alcune regioni, la proposta di legge che ho già presentato in parlamento che istituisce il piano delle aree, si tratta di un importante strumento di programmazione (come prevede la Costituzione) per consentire agli enti locali di frenare le trivelle nei rispettivi territori.
La proposta del Piano delle Aree è una proposta di buon senso, richiesta a gran voce da 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, delle scienze e della politica.

Per saperne di più sul piano delle aree: https://goo.gl/8wSQsW

 

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CASO MARCIANÒ: FUMMO PROFETICI CON “LA NOTTE CHE SPAZZA IL SISTEMA”

CASO MARCIANÒ: FUMMO PROFETICI CON “LA NOTTE CHE SPAZZA IL SISTEMA”

Proprio l’anno scorso denunciavamo la situazione, pesantissima, a Reggio Calabria. Dopo l’inchiesta “Mammasantissima” chiedevamo la commissione di accesso antimafia, incalzavamo Falcomatà e rafforzavamo la posizione dell’allora assesssore Angela Marcianò, invece scaricata dai suoi. L’attività del Movimento fu essenziale: alimentò il coraggio del dissenso.

Il sindaco reggino Giuseppe Falcomatà sta nascondendosi dietro a un dito. Nell’estromettere Angela Marcianò ha dimostrato piccolezza, incapacità e inconsistenza politica. È necessario che il Movimento 5stelle rinfreschi in proposito la memoria collettiva. Dopo l’inchiesta “Mammasantissima”, eravamo intervenuti da soli l’anno scorso, chiedendo al ministro dell’Interno la commissione d’accesso agli atti del municipio. Davanti a migliaia di cittadini, portammo a Reggio Calabria Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Giulia Sarti e altri colleghi parlamentari, per sottolineare che nella città dello Stretto c’è un sistema molto pericoloso e invasivo, ricostruito in dettaglio dalla Procura. Non vorremmo che la vicenda Marcianò fosse ridotta a uno scontro personale all’interno del Pd. La costante denuncia del Movimento 5stelle è stata contagiosa e ha rafforzato la posizione della stessa Marcianò, il che significa che in politica contano gli esempi, che noi abbiamo dato senza pretese di esclusiva o primogenitura. Fummo profetici quando evidenziammo i rilievi riguardanti l’azienda Aet, partecipata dal dimesso presidente degli Industriali reggini, Andrea Cuzzocrea, in seguito interdetta, e quando ammonimmo la politica sui rapporti trasversali di potere all’interno del municipio. Io stessa, intanto da donna, espressi solidarietà a Marcianò, in giunta abbandonata nella battaglia per la legalità. Giuseppe Falcomatà ha avuto la fortuna di essere il figlio del compianto sindaco Italo Falcomatà e di essere candidato dopo lo shock dello scioglimento di Reggio per contiguità mafiose. Ciononostante, è rimasto muto e immobile sulle più gravi questioni aperte, anche su quelle, non meno importanti, della sanità locale. Adesso è urgente un approfondimento del Ministero dell’Interno sulla gestione amministrativa in riva allo Stretto.

 

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Stress test, dal 2018 anche sui titoli tossici. Il muro del silenzio si sta sgretolando

Stress test, dal 2018 anche sui titoli tossici. Il muro del silenzio si sta sgretolando

bank_0.jpgdi Marco Valli, EFDD – M5S Europa

Derivati e i titoli tossici, classificati come asset Level 3 e Level 2, rappresentano chiaramente la più grave minaccia alla stabilità finanziaria. Eppure la vigilanza europea, ossessionata dal rischio di credito, ha sinora preferito ignorare l’impatto di questi strumenti rischiosi e opachi nei bilanci delle banche. Si tratta di una inaccettabile disparità di trattamento tra rischi bancari che provoca una enorme distorsione della concorrenza, penalizzando le banche italiane focalizzate sulle attività tradizionali di finanziamento di famiglie e PMI.

Oggi, dopo lunghe pressioni sulla questione volutamente dimenticata del rischio di mercato posto dagli asset L3 e L2, l’EBA in questa lettera ci fa sapere che finalmente inserirà questi asset nei prossimi stress test per il 2018. É una buona notizia, ma staremo a vedere in che modo. Quanto affermato dall’Autorità Bancaria Europea nella lettera non è certo molto rassicurante: la nuova metodologia sarà sviluppata in consultazione con le banche stesse.

In totale, secondo dati Bankitalia, gli asset “Level 2” e “Level 3” ammontano a ben dodici volte l’ammontare dei crediti deteriorati netti. Eppure, non è mai stato fatto alcuno screening, analisi quantitativa o stress test che tenga conto dei rischi relativi a questi strumenti. Per le istituzioni preposte a valutare la solidità delle banche europee (e decidere quali devono essere liquidate o “bailinate”) semplicemente il problema non esiste, perché l’attenzione, come denunciamo dal 2014, è totalmente riposta sul rischio di credito e il problema dei crediti deteriorati.

Leggi qui e qui per approfondimenti.

 

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Un piano per rilanciare il Pescaturismo in Italia

Un piano per rilanciare il Pescaturismo in Italia

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di Rosa D’Amato
, Efdd – MoVimento 5 Stelle

“Il Parlamento europeo sta discutendo un rapporto sulle attività turistiche legate alla pesca. La maggior parte delle regioni costiere e delle isole italiane sono vittime di un grave declino economico a causa delle carenze di risorse ittiche e di politiche eccessivamente restrittive. In questi ultimi anni, la cosiddetta pescaturismo ha contribuito invece a creare nuovi posti di lavoro, promuovere l’inclusione sociale e rivitalizzare le comunità dipendenti dalla pesca. Pescaturismo oggi è fonte di guadagno importante per molte famiglie di pescatori che, durante le stagioni estive, lavorano no stop per poter vivere il resto dell’anno in maniera dignitosa. Molti pescatori hanno riadattato le loro navi per integrare la pesca commerciale e fornire un reddito supplementare alle loro famiglie.

L’obiettivo strategico dell’iniziativa della Commissione è quello di promuovere le attività turistiche legate alla pesca, i servizi turistici nelle regioni costiere e il turismo sportivo connesso alla pesca. Si vuole sviluppare questa pratica per aiutare le zone più periferiche d’Europa a crescere economicamente. Per far questo servono investimenti a livello nazionale, regionale e locale per fornire le infrastrutture necessarie, una migliore connettività internet a costruire nuove e migliori strade che garantiscano un buon accesso ai villaggi di pescatori anche più remoti. Tutto questo dovrà essere implementato assicurandosi che sia fatto in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Nello specifico si dovrà procedere a:


• armonizzare la definizione delle attività di pesca legate al turismo a livello dell’Unione europea, con particolare riguardo alle escursioni, alla pescaturismo, al turismo connesso all’acquacoltura e al turismo relativo alla pesca sportiva e ricreativa.
• definire una base giuridica comune per il turismo in materia di pesca.
• favorire la creazione e lo sviluppo del turismo legato alla pesca, con l’obiettivo di applicare una strategia aziendale differenziata adeguata alle potenzialità di questo segmento e in grado di soddisfare in modo più efficace le proprie esigenze.
• promuovere e sostenere gli investimenti nella pesca nel settore del turismo.
• istituire una rete europea di pesca turistica e una rete europea per i servizi turistici connessi alla pesca sportiva.
• adottare norme comuni in materia di sicurezza di navigazione, di sanità e di igiene per le navi utilizzate per effettuare attività turistiche ed eventuali concessioni fiscali, a condizione che le suddette misure siano sufficientemente flessibili per accogliere le principali differenze in termini di singole attività di pesca e navi da pesca, rispettando le diverse caratteristiche regionali.
• promuovere il coinvolgimento dei pescatori e degli operatori del settore anche nei progetti relativi al turismo culturale, come la riscoperta delle attività di navigazione marittima tradizionali.

Unico punto critico da non sottovalutare, infine, è che questa relazione non deve in nessun modo rappresentare un cambio di rotta rispetto alla nostra pesca: la pescaturismo e in generale tutte le attività ricreative legate alla pesca non sono la soluzione ai problemi di questo settore, soprattutto per il Mar Mediterraneo. I pescatori devono mantenere la loro identità e devono poter continuare a portare avanti un mestiere ereditato negli anni. Queste proposte non devono in alcuna maniera diventare una pezza con cui coprire i buchi fatti negli anni da politiche sbagliate e inadatte: devono solo rappresentare delle forme di integrazione economica necessarie in determinati periodi dell’anno ed in circostanze ben definite.

 

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I condizionatori d’aria stanno uccidendo il pianeta

I condizionatori d’aria stanno uccidendo il pianeta

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di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Il grande caldo di questi giorni e l’uso intensivo dei condizionatori confermano quanto sia urgente intervenire per renderli meno inquinanti. Con il protocollo di Montreal abbiamo messo al bando i clorofluorocarburi dalla produzione dei cicli refrigeranti e dalle bombolette spray, ma li abbiamo sostituiti con gli idrofluorocarburi che non danneggiano lo strato di ozono stratosferico, ma intrappolano il calore nei bassi strati dell’atmosfera.

Il problema è che gli idrofluorocarburi hanno un potere riscaldante che è almeno mille volte superiore di quello della CO2. Quindi stiamo mettendo una toppa al problema del buco dell’ozono e, al tempo stesso, stiamo aprendo una voragine sul fronte del riscaldamento globale.

Quanto meno chiediamo che a livello di scelte ambientali globali, chi si occupa dello strato di ozono deve parlare con chi si occupa di riscaldamento globale. Mi sembra il minimo. Al Parlamento europeo stiamo discutendo anche di questo e il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle è favorevole all‘emendamento Kigali che prevede una drastica riduzione, fino alla messa al bando totale nel lungo periodo, degli idrofluorocarburi. Per noi questa è un’opportunità per virare verso un nuovo modello di sviluppo decarbonizzato, perché gli idrofluorocarburi possono essere sostituiti da sostanze naturali tecnicamente disponibili ed economicamente vantaggiose in tutte le applicazioni da raffreddamento.

Crediamo che questa sia una straordinaria occasione che deve essere colta affinché l’Unione Europea possa rappresentare un’avanguardia nelle tecnologie a basse emissioni”.

 

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Gli interessi degli italiani

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Gli interessi degli italiani

Gli interessi degli italiani

di Manlio Di Stefano

Ha vinto l’Europa!! Bellissimo essere qui in mezzo ai sostenitori di @EmmanulMacron al Louvre“. Enrico Letta da Parigi.
Evviva #Macron Presidente Una speranza si aggira per l’Europa“. Paolo Gentiloni
Emmanuel Macron ha vinto. Brinda la Francia e chi crede nell’Europa, nel libero mercato, nella solidarietà. Lo aspettiamo a Taormina nel G7“. Angelino Alfano
La vittoria di #Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa“. Matteo Renzi
Europa, libero mercato, solidarietà. Ve li ricordate il 7 maggio questi cinguettii trionfanti dopo la vittoria di Emmanuel Macron? Addirittura Renzi era arrivato, in modo abbastanza grottesco, a copiare “En Marche” con “In Cammino“.
Europa, libero mercato, solidarietà. Nei primi 100 giorni di un Presidente è sempre difficile fare analisi accurate. Ma per il mandato di Macron una eccezione si può fare: ha fatto totalmente il contrario di Europa, libero mercato e solidarietà. Il blocco totale ad ogni forma di solidarietà sul tema dell’immigrazione, l’umiliazione diplomatica all’Italia sul caso libico e, infine, la nazionalizzazione dei cantieri Stx-Saint Nazaire, acquisita al 67% da Fincantieri, trasformano l'”europeista” Macron nel peggior incubo per il Sud Europa, Italia in particolare.

Cosa dicono oggi i signori citati all’inizio, dopo esser stati umiliati e derisi in questo modo?
Tre indizi fanno una prova. E il silenzio dei governanti italiani umilia ulteriormente il nostro Paese. Con la decisione di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire, Macron ha voluto mandare un chiaro segnale. Con Hollande presidente, la Francia decise di dare il via libera alla vendita delle quote (66,7%) di STX Corporation a Fincantieri. STX non era francese, ma un’azienda sud-coreana, paese non dell’UE e non NATO, lontano geograficamente. La scelta di Emmanuel Macron è probabilmente legata a questo: l’acquisizione da parte di Fincantieri avrebbe portato il “baricentro” cantieristico europeo troppo vicino al Mediterraneo, mettendo così la parola fine al progetto di creare un grande polo cantieristico nel nord Europa, in quel triangolo che può essere individuato tra Germania, Francia e Paesi Bassi/Belgio. Tra Germania e Italia, Macron non ha avuto dubbi, ha scelto la prima.

Noi del Movimento 5 Stelle crediamo che ci sia solo un modo di modificare profondamente l’Europa: quello di un’alleanza dei paesi del Mediterraneo, oggi una vera e propria periferia trattata come colonia, al fine di rompere il cappio stretto dai paesi del Nord. Lo ribadiamo con forza proprio oggi che Macron ha mandato un messaggio chiaramente inequivocabile su quale sia la parte in cui vuole stare. Macron fa gli interessi strategici francesi e non spetta a noi commentarli, anzi, ben per i francesi. Ma Macron fa gli interessi strategici nazionali. Noi no. Questo è il punto.

Anche in Libia. Nella stretta di mano a Parigi tra Haftar e Serray grande assente non era tanto Alfano o Gentiloni, ultime ruote del carro mai tenute in considerazione da nessuno, ma la Lady Pesc Mogherini, vi ricordate? Unico “trionfo” di politica estera del governo Renzi. Possibile che in un accordo di questa portata non sia stata invitata l’Europa? Possibile. Il meeting Sarraj-Haftar è servito alla Francia di Macron per rafforzare il suo prestigio non solo sulla questione libica ma come leader di riferimento per una buona parte del Nordafrica e del Sahel dove Parigi ha importanti interessi militari, economici e finanziari.

E l’Italia? Sta a guardare. Sta a guardare anche quando la Francia non si mostra solidale nella gestione di quei profughi e immigrati economici che scappano, soprattutto per quel che riguarda Siria e Libia, da guerre di cui Parigi è tra i primi responsabili. Sta a guardare quando viene umiliata diplomaticamente sul caso libico. E sta a guardare quando a Fincantieri gli viene portata via l’acquisizione dei cantieri navali…Gentiloni, hai già ringraziato Macron?

 

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Turismo record a Torino

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Turismo record a Torino

Turismo record a Torino

Authordi Chiara Appendino

di Chiara Appendino

Ci sono le dichiarazioni politiche, ci sono i tweet, ci sono i commenti su Facebook e poi… ci sono i dati. Secondo quelli più recenti il mese di luglio è stato il migliore di sempre per il nostro aeroporto. Come potete leggere nell’articolo di La Stampa Torino, i passeggeri che si prevede atterreranno a Caselle dovrebbero superare i 390mila. “Numeri sorprendenti” (cit.).

Inutile dire che queste cifre non sono solo un mero dato statistico ma hanno un grande significato per Torino e per tutto il territorio. Significano che – al di là di qualunque opinione – nella nostra Città il turismo funziona, che Torino è capace di attrarre e lo sta facendo come mai prima d’ora. Che il turismo sia una delle principali leve di sviluppo del nostro territorio lo abbiamo sempre sostenuto ed è in tal senso che abbiamo lavorato. La Giunta in questo ultimo anno ha approvato diverse delibere proposte dall’assessore al Turismo, Alberto Sacco (ma non solo) che definiscono in maniera chiara qual è la nostra visione sul tema del Turismo.

Ad esempio ci saranno sgravi per nuovi locali di somministrazione che – tra le altre cose – sceglieranno di rimanere aperti durante i periodi in cui il flusso di turisti è più alto, è stato siglato un importante accordo con Costa per favorire l’arrivo di visitatori in città, abbiamo sottoscritto una partnership con le Langhe, il progetto sul brand della Città aumenterà il riconoscimento di Torino nel mondo, i nuovi biglietti per i mezzi pubblici favoriranno chi dovrà muoversi durante tutto il giorno e anche l’estensione prevista del wi-fi gratuito e l’ampliamento dei servizi informativi favorirà la permanenza di chi vorrà visitare Torino rendendo più accessibili le informazioni online. Infine, ma non per importanza, stiamo lavorando affinché gli interventi previsti nelle periferie rendano attrattivi tutti i quartieri di Torino incentivando i visitatori ad andare oltre il Centro e dunque allungando la permanenza in città.

Queste sono solo alcune delle iniziative portate avanti dalla Giunta. Il nostro lavoro non si ferma e, tra i prossimi obiettivi, ad esempio, c’è proprio quello di collegare meglio l’aeroporto con la Città, così come accade in tutte le grandi Capitali europee. Vorremmo che visitare Torino significhi anche viverla. Con i suoi spazi verdi, i suoi eventi, le sue eccellenze eno-gastronomiche, ma anche e soprattutto con le sue persone. Il turismo è e continuerà ad essere una risorsa per la Città di Torino.

 

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