Rete Registro Tumori, ora è legge

Rete Registro Tumori, ora è legge

Poco fa il via libera della Camera, che dà ragione all’impegno del MoVimento 5 Stelle su una questione fondamentale. Vi posto il mio intervento nell’aula di Montecitorio.

Grazie alla battaglia incessante del Movimento 5stelle, verrà istituita una Rete Nazionale dei Registri Tumori. Nella legge, passata poco fa alla Camera quale svilupo di una specifica proposta dal collega deputato M5s Massimo Enrico Baroni portavoce M5S alla Camera dei Deputati, rientra l’obbligo del referto epidemiologico, che a sua volta si deve a un disegno di legge promosso da un altro collega di gruppo, Alberto Zolezzi – Movimento 5 Stelle.
Si tratta, come altrove precisato, di un passo significativo per la sanità italiana. Lo dovevamo ai tanti, troppi, concittadini colpiti dal cancro. Il provvedimento approvato avrà effetti positivi per la prevenzione.

Il via libera alla Camera è frutto di un lungo e paziente lavoro svolto in commissione Affari Sociali, che va a colmare un vuoto del Servizio sanitario nazionale, consentendo la diponibilità di dati oncologici ufficiali e fornendo un quadro, aggiornato ogni anno, sullo stato di salute dei territori.

Tuttavia, va reso pubblico un fatto rilevante: la maggioranza di governo non ha voluto prevedere risorse risorse finanziare in proposito, invece necessarie per migliorare la qualità dei dati raccolti, sia in campo oncologico che epidemiologico.

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Pene più severe per chi maltratta gli animali

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Pene più severe per chi maltratta gli animali

Pene più severe per chi maltratta gli animali

di Paolo Bernini

Con grande impegno sul territorio da parte del Movimento cinque stelle è stato dimostrato che persistono gravi condizioni di illegittimità che causano quotidiani maltrattamenti animali, dai canili lager agli allevamenti e che non è affatto garantita la tutela degli habitat.

Per questo, i Portavoce Parlamentari del MoVimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi e Paolo Bernini, hanno realizzato una proposta di legge che oggi è stata discussa in sede referente in Commissione Giustizia e che prevede l’inasprimento delle pene per i reati commessi contro gli animali e la natura e identifica nuovi reati mai puniti finora, come la zooerastia.

Il caso recente della condanna dei responsabili dell’efferata uccisione del cane Angelo che, con il massimo della pena hanno ottenuto solo sei mesi di servizi sociali, dimostra che non solo abbiamo bisogno di pene più severe, ma che è anche fondamentale agire per prevenire reati così violenti e pretendere la certezza delle pene, come previsto in questa proposta di legge.

L’assenza dello Stato e della corretta applicazione delle normative favoriscono anche la diffusione di comportamenti illegali e precostituiscono terreno fertile per lo sviluppo di attività su cui la zoomafia esercita il suo ruolo, spesso in modo indisturbato, anche per l’omertà e la costante omissione di intervento proprio delle stesse autorità che sarebbero preposte all’applicazione e al rispetto delle norme.

La scienza e l’FBI hanno riconosciuto il maltrattamento e l’uccisione degli animali come importanti segnali di devianza psicologica, prodromici ai crimini commessi contro la società e, generalmente, contro la parte più fragile di essa: chi uccide un animale può uccidere bambini, anziani, donne. E’ quindi necessario pretendere che questi crimini siano considerati campanelli d’allarme e siano adeguatamente indagati e puniti per impedire che la spirale di violenza possa continuare ad agire, senza confini di specie.

A tutti i Parlamentari e ai Partiti che di recente si sono professati animalisti offriamo quindi la possibilità di dimostrare con azioni concrete le loro dichiarazioni, approvando rapidamente la legge e senza alcuna modifica.

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La credibilità del sistema bancario italiano è morta

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La credibilità del sistema bancario italiano è morta

La credibilità del sistema bancario italiano è morta

di MoVimento 5 Stelle

Il giorno dei ballottaggi il governo vara in 19 minuti un decreto per regalare a 1 Euro gli asset buoni delle due banche venete, elargendo al contempo quasi 5 miliardi di euro per garantire a Banca Intesa, che procederà all’acquisto, di pagare dividendi ai suoi azionisti negli anni successivi oltre a non veder diminuire il suo Cet1 (indice per indicare la patrimonializzazione delle banche).

In sostanza Banca Intesa replica un’operazione già vista fare a Ubi Banca – che ad 1€ ha comprato solo pochi mesi fa CariChieti, Banca Etruria e Banca Marche – strappando al governo italiano anche le risorse necessarie per non veder diluito il proprio patrimonio sociale nonché il supporto per la riduzione del personale. Il governo italiano continua a pagare, sull’altare di Bruxelles, la propria incapacità e poca lungimiranza.

I problemi del sistema bancario nazionale andavano affrontati per tempo, proprio nei giorni in cui ci auto incensavamo dicendo “le nostre banche sono solide”.
La situazione di Mps langue, a riflettori spenti il problema non è stato affatto risolto; il Fondo Atlante sta chiudendo in questi giorni la cartolarizzazione di circa 1,5 miliardi di Npl della banca senese esaurendo di conseguenza le proprie disponibilità.
Con il fantomatico Fondo Atlante si era provato ad arginare una voragine; lo strumento aveva permesso di posticipare parzialmente le difficoltà che oggi vengono messe all’incasso per i privati ed a spese dei cittadini. Quello stesso Fondo Atlante, nato per aiutare le banche italiane per la loro ricapitalizzazioni, è diventato il salvagente da far annegare.

Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono oggi di proprietà del Fondo Atlante,
gestito da Quaestio Sgr, che si è fatto carico della loro ricapitalizzazione e che ha in mano il 99,33% della Vicentina e il 97, 64% dell’istituto di Montebelluna. Le perdite dell’azionista saranno ingenti, potenzialmente pari all’intero capitale versato, circa 3,5 miliardi.

Lo Stato mette a disposizione risorse per Banca Intesa per 4,7 miliardi di euro
relativi alle operazioni necessarie per mantenete la capitalizzazione e il rafforzamento patrimoniale a fronte dell’acquisizione delle due banche
Tra crediti di imposta, dotazione finanziaria iniziale di più di 4 miliardi di euro e copertura degli NPL si prevedono costi per i cittadini superiori ai 15 miliardi, molto vicino ai 17. L’importo esatto lo si potrà conoscere solo tra tre anni.
Non vanno dimenticate le molteplici deroghe al Testo Unico Bancario, alla legge Antitrust, persino alle norme urbanistiche (trasferimenti immobiliari dalle venete a Intesa): una sospensione del diritto, un arbitrio pesantissimo nel decreto del #PD. Nonché i costi sociali per gli esuberi e la già annunciata riduzione di personale.

E’ l’ennesimo, clamoroso regalo alle banche da parte di questi governi fatti da “competenti” che hanno silentemente accettato ed approvato il “bail-in” che oggi ha messo il Paese sotto scacco della Banca Centrale Europea.
La certificazione della politica liberale dove gli asset vengono regalati, pardon venduti ad 1€, ai privati ed i costi miliardari rimangono a spese dei cittadini. Siamo tutti grandi imprenditori così.

E’ la morte della credibilità del sistema bancario italiano, un sistema che la politica del Centrodestra e del Centrosinistra non ha messo in sicurezza quando si poteva e doveva; un sistema che andava difeso per tempo per evitare che venisse innescata una crisi di sfiducia a cascata rovinosa per l’intero sistema bancario.
Che credibilità può avere un governo che per posticipare a dopo i ballottaggi il “cadeau” di danaro pubblico ai privati, crea un pericoloso precedente, posticipando per decreto la scadenza di un’obbligazione di Veneto Banca? Come si può pensare di avere credibilità internazionale se si svendono gli interessi pubblici agli interessi elettorali del partito di governo?
Il governo ha sempre temporeggiato, ha tamponato le falle prendendo tempo sperando che il peggio passasse; hanno nascosto la testa sotto la sabbia come gli struzzi sperando che il peggio passasse, pensando più ai ritorni elettorali che non a garantire affidabilità al sistema, mettendo in sicurezza i risparmi degli italiani – risparmi che fanno gola a tanti burocrati europei – e prevenendo ciò che oggi sta legittimando: l’azzardo morale.
Cos’è l’azzardo morale? E’ la condizione in cui un soggetto, esentato dalle eventuali conseguenze economiche negative di un rischio, si comporta in modo diverso da come farebbe se invece dovesse subirle.

Il rischio morale è presente anche in macroeconomia, laddove gli operatori economici possono sentirsi incentivati a intraprendere comportamenti eccessivamente pericolosi, qualora essi possano contare una significativa probabilità che i costi associati a un eventuale esito negativo delle loro azioni ricadano sulla collettività o su altri operatori o categorie di operatori.
Ad esempio, una politica di intervento delle autorità per salvare imprese a rischio di fallimento potrebbe indurre gli operatori a finanziare progetti eccessivamente rischiosi, nell’ottica di realizzare i benefici in caso di successo, e di affidarsi all’intervento dello stato in caso contrario. Vi ricorda qualcosa?
Esattamente ciò che hanno messo in pratica: i Mussari, gli Zonin e i Consoli aiutati dai loro manager e da un sistema di revisione dei bilanci e di controlli pubblici incapaci o conniventi.

Il primo comandamento è autoassolversi sempre e comunque; senza comprendere nulla di questa gigantesca distruzione di valore economico, capitale sociale, fiducia e reputazione per il Nord Est e per il Paese intero.
Cosa ha fatto Bankitalia per prevenire questi scandali?
Oggi gli italiani pagano un conto miliardario per coprire i disastri fatti dai manager pubblici e privati che si sono arricchiti e che oggi non si vedono messi in condizione di dover rispondere seriamente ed in maniera forte ed inequivocabile rispetto ai disastri che hanno causato.

Dobbiamo avere la forza di punire severamente i responsabili, a tutti i livelli, in primis i regolatori pubblici di Bankitalia che invece si crogiolano in questa calda estate, al sole, con le tasche piene dei loro emolumenti e dei loro bonus.
Che ne sarà ora dei prossimi casi Alitalia o Banca Carige?

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La fine del mercato della vacche in Parlamento

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La fine del mercato della vacche in Parlamento

 

di Danilo Toninelli

Quella attualmente in corso sarà ricordata come la legislatura del record di voltagabbana. Dal marzo 2013 sono stati 189 i deputati che hanno cambiato in corsa gruppo parlamentare e 133 i senatori. Se si contano tutti i passaggi si arriva al numero monstre di 500 cambi di casacca: come nella borsa, a seconda delle quotazioni, gli onorevoli decidono di investire su un gruppo invece che su un altro.

A proposito dei gruppi. All’indomani delle elezioni politiche alla Camera i gruppi parlamentari erano 6. Dopo quattro anni sono diventati 11, due dei quali autorizzati pur senza avere il numero minimo richiesto per la loro costituzione. A questi si aggiunge il gruppo “misto”, un gruppo che a sua volta raccoglie al suo interno le “componenti” che sono di fatto dei “mini-gruppi”, dove si trova di tutto: all’inizio della legislatura le componenti del gruppo misto erano solo tre mentre oggi sono sette. Istituire un nuovo gruppo ha una convenienza: soldi, personale e altri privilegi.
Questo non è un Parlamento, ma un mercato delle vacche. Il MoVimento 5 Stelle presenterà in Giunta per il Regolamento alla Camera poche semplici modifiche per arginare questo vergognoso fenomeno che dimostra l’assoluto sprezzo degli onorevoli della volontà che i cittadini esprimono con il loro voto.

Si parte dall’inizio: ad ogni lista di candidati che si presenta alle elezioni corrisponde un gruppo parlamentare. I deputati saranno iscritti d’ufficio al gruppo corrispondente alla lista votata dai cittadini in cui sono stati eletti.
Se successivamente si vorranno formare nuovi gruppi, non sarà più possibile costituire gruppi parlamentari sotto la soglia numerica minima richiesta. Anche questo passaggio è un atto di rispetto del voto dei cittadini. In più, ed è la novità più importante, chi cambia casacca non andrà ad ingrassare le casse del nuovo gruppo a cui ha aderito o che insieme ad altri voltagabbana ha creato. Basta soldi e basta dotazioni. Ci sarà una riduzione proporzionale per il gruppo da cui si esce, ma nessuna aggiunta di risorse a quello nuovo in cui si entra.

Così si porrà fine al mercato dei parlamentari à la carte e si permette alla Camera di risparmiare un sacco soldi che fino ad oggi i voltagabbana portano con sé.
Queste poche righe di riforma di un Regolamento possono avere una portata rivoluzionaria.
Se riusciremo a farla approvare alla Camera, contiamo che anche il Regolamento del Senato verrà adeguato di conseguenza.
Ora stiamo a vedere quali saranno le reazioni dei vecchi partiti a questa nostra proposta.

    #CharlieGard e l’Europa senz’anima

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    Neppure Pilato se ne lavò le mani in questo modo. Charlie Gard non è clinicamente morto, i suoi genitori non desiderano che siano spente le macchine che lo tengono in vita, addirittura se ne andranno via! Un viaggio di coraggio e di speranza: una musica che trova orecchie da mercante in questa europetta insipida e senz’anima.

    La corte europea per i diritti dell’uomo ha sentenziato: ciò che hanno deciso i tribunali inglesi riguardo la sospensione dei trattamenti per mantenere in vita il Piccolo Charlie Gard va bene così. Non è entrata nel merito la corte europea. Si è comportata come una corte di cassazione: non è più un processo al fatto in se, ma piuttosto alla forma dei gradì di giudizio precedenti.
    E’ incredibile, significa che tutta la UE non ha da dire nulla, in più oppure in meno, riguardo una questione così atrocemente fondamentale.
    L’ultimo grado di giudizio è fondamentale, serve a stabilire la presenza o meno di errori procedurali dei due gradi di giudizio precedenti, ed eventualmente fare in modo che siano corretti. Ciò avviene nel contesto della catena giudiziaria dello stesso paese, lo stesso terreno culturale ed etico, quindi nell’implicito rispetto della sovranità etica e morale di quella società, forse senza omettere di considerare il credo. Una comunità di stati, ognuno con il suo patrimonio di vittorie e sconfitte nei confronti delle sfide dell’esistenza dovrebbe avere un’altitudine morale maggiore di ognuno preso singolarmente. Dovrebbe… forse è una parola grossa, diciamo pure che “potrebbe”.

    Avere la risposta in tasca per situazioni come queste è arrogante in ogni caso, ma la vita va salvaguardata senza dubbio. Per altro una malattia che distrugge i microscopici polmoni che stanno dentro le cellule (i mitocondri) progressivamente e senza eccezioni note è una specie di incubo solido! Un orrore che condanna a morte certa un bellissimo bimbo.

    Mi chiedo: la speranza che cosa è? Si può negarla? E’ chiaro che la speranza è una delle forze della natura più travolgenti in assoluto. Per quanto vana o rischiosa nella sua attuazione la speranza non sente ragione. Siamo noi, è l’uomo ad essere fatto in questo modo. E’ stupefacente come la speranza di vincere al gioco venga fomentata e rinforzata dalla pubblicità di tutti i governi mentre quella che il proprio bimbo sopravviva possa essere soppressa così, con qualche tratterello di penna. E’ così che funzioniamo? Quale sarebbe la differenza che questa palla al piede morale, la UE, è in grado di aggiungere in una simile situazione: neppure un tentativo di conciliazione come fece Pilato, in sostanza la corte dei diritti dell’uomo di strasburgo ha detto “sono cazzi loro”… questioni interne degli UK.

    La speranza è vissuta nell’intimità di una dimensione assolutamente soggettiva, il piccolo non è in morte cerebrale, i suoi genitori chiedono che vengano semplicemente proseguite le terapie di sostegno vitale mentre si preparano a togliere il disturbo per correre negli USA, grazie ad una colletta record (da 1,3 milioni di sterline). Tantissimi cittadini britannici hanno accordato una fiducia a quella speranza, con un appoggio economico! Neppure da quella campana ci sentono i nostri spettrali banchieri della UE?

    Non so quanto la terapia sperimentale americana (un paese dove tutto è già e solo moneta) sia valida oppure no. Può darsi che dare speranza a questi genitori disperati rappresenti un ulteriore atto di cinismo, oppure no. E’ una malattia rara, questo confonde ancora di più le cose, non c’è nulla di più abbordabile per i bufalari di una malattia rara, mortale, che colpisce i bambini. Roba che risveglia gli sciacalli. Però noi questo noi non lo sappiamo stabilire, mentre i genitori non vogliono imporre al servizio sanitario della regina di insistere ad oltranza (ed a spese del contribuente). Sono pronti, insieme a molti altri cittadini, ad imbarcarsi in un’assoluta incognita, ad esporsi ad altre pene.

    Qualcuno chiese a John Glenn, il primo statunitense a entrare in orbita attorno alla Terra, che cosa avesse provato a starsene sull’Apollo durante il conto alla rovescia, lui rispose: “…come uno che stava per lanciarsi nello spazio su due milioni di singoli pezzi, tutti fabbricati da fornitori che avevano vinto gare d’appalto al massimo ribasso…”. Quanto coraggio ci vuole per salire su un mostro alto più di cento metri e farsi sparare nelllo spazio per andare e tornare dalla luna per la prima volta? Erano quasi solo calcoli, ma c’era una forza che accompagnava il coraggio, la speranza di farcela, l’ambizione. Questo è il lato più nobile dell’uomo.

    C’è un modo di dire che amo tantissimo: “non esistono atei in trincea” soltanto che in questa storia la trincea riguarda solo il Papà e la Mamma del piccolo …. Mentre la Corte europea e la UE nel suo insieme assomiglia sempre di più al pubblico NON PAGANTE di un circo romano, dove dei disgraziati lottavano sperando di sopravvivere, ancora un po’.

    Lui non è clinicamente morto, neppure i suoi genitori desiderano che siano spente le macchine, addirittura se ne andranno via per un viaggio di coraggio e di speranza: una musica che trova orecchie da mercante in questa europa sempre più insipidamente senz’anima…

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    7 cose da fare subito per fermare gli sbarchi #PdCiStai?

    7 cose da fare subito per fermare gli sbarchi #PdCiStai?

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    Gli europarlamentari del Pd si sono svegliati da un lungo sonno.
    Si accorgono adesso che gli immigrati sbarcati in Italia sono troppi. Evidentemente, a pochi mesi dalle elezioni, sentono il fiato sul collo degli italiani che sono stanchi e non ne possono più.
    Gli italiani sono stufi di essere presi in giro dai partiti che hanno fallito. Parole, parole, parole… cantava Mina. Ma questa non è un canzone. Questa è la vita reale e i cittadini vogliono soluzioni, non promesse da campagna elettorale.

    E mentre in Italia si consuma l’ennesimo tentativo di screditare il lavoro del MoVimento 5 Stelle, che fanno I partiti italiani al Parlamento europeo? Niente. Questa mattina, però, la capodelegazione del Pd al Parlamento europeo Patrizia Toia ha inviato una e-mail a tutti gli europarlamentari chiedendo un’azione immediata per gestire l’ondata di migranti che dal Nord Africa si sta riversando sull’Italia. 

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando in questi ultimi 2 anni e mezzo quando sono sbarcati ben 413 mila migranti?

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando l’Italia firmava il Regolamento di Dublino?

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando Renzi siglava l’accordo sui migranti con la Turchia? 

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando Gentiloni stanziava 4,6 miliardi di euro per l’immigrazione?

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando i Paesi di mezza Europa si rifiutavano di ricollocare i migranti?

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando l’Europa varava hotspot e guardia costiera europea?

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando Mafia Capitale imperava? 

    Dov’erano il Pd e gli eurodeputati italiani quando le mani della criminalità si infilavano nei centri di accoglienza di Lampedusa, Mineo e Crotone?

    Il Pd esprime il capogruppo del secondo gruppo politico più influente al Parlamento europeo. Nell’S&D 31 membri sono del Pd. In questi anni il suo segretario di partito è stato anche presidente di turno dell’Unione europea. È del Pd la Commissaria europea che dialoga con i Paesi terzi. Risultati zero! Sono degli incapaci. 

    7 COSE DA FARE SUBITO
    Al Pd che in Europa non sa cosa fare diciamo: copiate le nostre proposte. All’Italia serve subito:

    1) stracciare il Regolamento di Dublino
    2) sanzioni pesanti verso i Paesi che si rifiutano di ricollocare i migranti arrivati in Italia
    3) se una nave che batte bandiera tedesca salva dei migranti in mare, la gestione della domanda di asilo deve essere affidata a questo Paese. L’Italia ha già dato!
    4) la presenza della polizia nelle navi delle ONG presenti nel Mar Mediterraneo.
    5) vie legali di accesso per contrastare la criminalità organizzata.
    6) un investimento serio per rimuovere le cause dell’immigrazione e non soldi ai dittatorelli africani o alle multinazionali occidentali che sfruttano le risorse impoverendo ancora di più i cittadini. 
    7) embargo di armi verso quei Paesi che fomentano guerre civili. L’Italia è da anni saldamente nella top ten dei Paesi produttori di armi del mondo, che vengono vendute ai Paesi in guerra, soprattutto in Africa e nel Medio Oriente.

    Basta promesse! Tornate coi piedi per terra e datevi una mossa per rispondere ai problemi dei cittadini. Soluzioni non parole al vento!

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    Le bugie sul roaming hanno le gambe corte

    Le bugie sul roaming hanno le gambe corte

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    di Innocenzo Genna, esperto di Telecomunicazioni e Vicepresidente Mvno

    “La verità è che è stato eliminato il roaming per gli utenti, ma non quello fra gli operatori. Questo significa che quando vado all’estero con il mio telefonino, ho diritto a continuare a pagare la tariffa domestica ma il mio operatore dovrà continuare a pagare un sovraccosto roaming all’operatore che lo ospita. Questo vuole dire che in certe condizioni il mio operatore potrebbe andare in perdita. Per 1 giga di Internet le tariffe domestiche variano tra 1 e 2 euro, lo stesso giga di Internet può costare all’operatore fino a 7,7 euro, quindi in certe condizioni quell’operatore potrà andare in forte perdita.

    VIDEO. Ascolta e condividi l’intervista a Innocenzo Genna. Fai sapere a tutti la verità sul roaming

    Le conseguenze maggiori sono a livello di sistema. Proprio perché questo meccanismo sta creando uno sbilanciamento di mercato, alcuni operatori dovranno chiedere l’autorizzazione a continuare ad applicare dei sovraccosti regolamentati. Altri operatori potrebbero pensare, pur di mantenere la stessa tariffa all’estero, di aumentarla e quindi ci potrebbe essere un innalzamento delle tariffe domestiche. Questo sta già accadendo nel Nord Europa dove le tariffe soprattutto di Internet mobile erano molto basse e gli operatori del Nord Europa non possono sostenere tutto il resto. Alcuni operatori possono, inoltre, pensare di segmentare il mercato, dividendo tra SIM con il roaming e SIM senza roaming. Senza roaming evidentemente ci saranno delle tariffe più basse.

    I COSTI MASCHERATI
    Nel momento in cui il traffico Internet all’estero comincerà a salire, a quel punto i costi potenziali potrebbero diventare importanti e quindi ci potrebbero essere conseguenze anche in Italia. In Italia il mercato ha dei prezzi abbastanza bassi, ma non dimentichiamo che recentemente ci sono stati molti rincari mascherati: servizi una volta gratuiti che adesso sono a pagamento, differenze di tariffazione che prima era mensile adesso settimanale. C’è un trend non sempre evidente di rialzo.

    IL RITORNO DEL ROAMING
    Alcuni operatori possono richiedere al loro regolatore nazionale una eccezione all’eliminazione del roaming e possono ricevere l’autorizzazione a continuare ad applicare il sovraccosto roaming, nei limiti in cui questo è necessario per coprire i costi non recuperabili. Al momento, a livello europeo, sono state presentate una quarantina di domande da parte di operatori, di cui almeno 24 sono state accettate, due in Italia. Si tratta comunque di domande che possono essere fatte anche nel corso dell’anno, quindi questo dato potrebbe aumentare.

    I PICCOLI OPERATORI DANNEGGIATI

    Soprattutto i piccoli operatori telefonici erano d’accordo con l’eliminazione del roaming perché per loro il roaming era una perdita secca. A differenza dei grandi operatori che hanno ottenuto una serie di guadagni in passato, per i piccoli operatori o quelli senza rete il roaming era solo un costo. Il problema è che il meccanismo prescelto, quello cioè che prevede l’eliminazione del roaming per i clienti ma non per gli operatori, li ha penalizzati perché per loro le tariffe di accesso di roaming restano troppo elevate e quindi questi operatori sono più a rischio degli altri. Ovviamente per capire quanto questa situazione impatterà su di loro bisogna capire quale sarà l’evizione delle abitudini degli utenti e cioè quanto inizieranno a utilizzare Internet all’estero e quanto questa situazione peserà sui conti degli operatori”.

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    Banche Venete: pene per i manager, risarcimenti per i risparmiatori

    Banche Venete: pene per i manager, risarcimenti per i risparmiatori

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    Mentre il nullatenente ed ex-presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin fa shopping in via Montenapoleone a Milano (l’AD di Veneto Banca Vincenzo Consoli ha almeno avuto la decenza di sparire), ci sono imprenditori e lavoratori che si tolgono la vita. È il mondo alla rovescia, dove il Partito Democratico qualche giorno fa presenta un decreto legge che di fatto non salva le banche venete, ma evita la galera ai responsabili del disastro sugli istituti di credito italiani. Non solo, si licenziano 4000 dipendenti per poi svendere le suddette banche ad Intesa San Paolo a 1 Euro. Il tutto versando 17 miliardi di Euro proveniente dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche dei cittadini italiani. Follia pura.

    Il MoVimento 5 Stelle ha le idee chiare: se è lo Stato a dover mettere i soldi per il salvataggio di una banca, allora quest’ultima deve diventare di proprietà statale ed interrompere il circolo vizioso che porta i finanziamenti agli amici degli amici, generando voragini nei bilanci. Vanno mandati in galera tutti i manager responsabili di aver creato questi dissesti nel sistema bancario, e con loro i politici conniventi (pensiamo ancora al PD col caso Monte Paschi di Siena). Il MoVimento 5 Stelle, pur all’opposizione, sta già finanziando con il taglio degli stipendi dei portavoce regionali veneti, un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, attraverso il quale tutti i risparmiatori truffati possono chiedere giustizia. Affinché vengano risarciti fino all’ultimo centesimo. Scarica e compila il form per fare ricorso.

    In questo enorme pasticcio esistono infatti tanti colpevoli: Bankitalia e Consob – che avrebbero dovuto vigilare -, il management degli istituti di credito e, dulcis in fundo, la classe politica. Perché anche chi oggi grida allo scandalo, fino a ieri si è sporcato le mani: la Lega Nord con Luca Zaia si è sempre opposta alla debole supervisione di Bankitalia sulle venete, denunciando addirittura un’ingerenza e andando a braccetto con il desaparecidos Vincenzo Consoli. Il PD e Forza Italia hanno votato assieme il bail-in in sede europea (un errore mastodontico che pagheremo per le prossime generazioni), senza poi fare nulla per aggiustare il tiro dell’UE. Sempre e solo comprimari e camerieri dello strapotere tedesco.

    Questi cialtroni di professione che ci governano da ormai trent’anni cavalcano l’onda dell’indignazione, rendendosi perfettamente conto che sono loro ad aver trascinato l’Italia (e i suoi istituti di credito) nel baratro odierno. Il MoVimento 5 Stelle vuole costruire un’Italia nuova basata sui fatti, e non sulle chiacchiere da bar smentite il giorno seguente. Come dicevamo, abbiamo già lanciato una grande azione legale presso la Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo, sia per la tutela del risparmio e dell’integrità dell’individuo, sia per la salvaguardia e il futuro delle imprese.

    Le infrazioni, sulla base di quanto previsto dalla “Convenzione europea dei diritti e delle libertà fondamentali” sono la violazione del divieto di schiavitù (art.4) – inteso come privazione della possibilità economica di sostentamento nell’ambito sociale – e la privazione della proprietà privata (art.1 del “Protocollo addizionale alla Convenzione”). Andremo fino in fondo, anche l’ultimo centesimo dovrà essere risarcito; i colpevoli istituti di credito stanno tentando di proporre, come ultimo schiaffo alla dignità, un’elemosina del 15% sul perduto. Questo affronto verrà spazzato via assieme a tutti quelli che in questi anni hanno voluto giocare con la vita e con i risparmi delle persone.

    Oggi, venerdì 30 giugno, è prevista una manifestazione a Vicenza in Piazza dei Signori alle ore 20. Lì saranno presenti cittadini truffati, associazioni e qualche rappresentante di partiti “tutte fumo e niente arrosto”. La Lega in Veneto aveva promesso di destinare una somma dal bilancio regionale ai truffati. Parliamo di una cifra pari a 300 mila euro per coprire le spese legali per ricorsi nazionali. In pratica si tratta di 1 euro a truffato. Questi soldi non sarebbero dovuti andare ai cittadini, ma alle associazioni. Il MoVimento 5 Stelle vuole eliminare l’interediario e rivolgersi direttamente al cittadino. Come? Stiamo già coprendo le spese legali per il recorso al CEDU grazie al taglio degli stipendi dei nostri portavoce regionali veneti.

    Oggi saremo in piazza a Vicenza ma non per parlare, non per fare passarelle o promesse da campagna elettorale. Saremo in mezzo ai cittadini truffati per distribuire e raccogliere i moduli e portare avanti la battaglia insieme alle vittime di un sistema bancario marcio.

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    Maladepurazione: il commissario unico sostituisce i precedenti commissari regionali

    Maladepurazione: il commissario unico sostituisce i precedenti commissari regionali

    Il 10 marzo scorso è entrata in vigore la legge 27 febbraio 2017, n.18, di conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2016, n.243, recante «Interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno».
    L’articolo 2 è intervenuto nuovamente sulla gestione degli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue, oggetto di sentenze di condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea in ordine all’applicazione della direttiva 91/271/CEE e di procedure di infrazione in corso, promettendo, con tale disposizione, di superare la grave inefficacia delle misure sinora adottate dallo Stato italiano, a fronte dei preoccupanti rilievi della Commissione europea, affidando i compiti di coordinamento e realizzazione degli interventi ad un unico commissario straordinario del Governo che, a far data dal decreto di nomina, agirà in sostituzione dei commissari straordinari già nominati.
    Secondo quanto previsto dalla legge di cui sopra, «il Commissario presenta annualmente al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare una relazione sullo stato di attuazione degli interventi di cui al presente articolo e sulle criticità eventualmente riscontrate». 
    Considerato che la Commissione europea, sulla procedura di infrazione n. 2004/2034, ha nuovamente deferito l’Italia alla Corte di giustizia, ai sensi dell’articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, sarebbe opportuno che il commissario unico trasmettesse con cadenza semestrale una relazione alle commissioni parlamentari competenti sullo stato dell’arte e sugli obiettivi raggiunti in riferimento agli agglomerati urbani oggetto delle procedure di infrazione.
    Nonostante la legge n. 18 del 2017 sia entrata in vigore il 1o marzo 2017 e considerata l’urgenza degli interventi, il commissario straordinario è stato nominato solo con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.128 del 5 giugno 2017.
    L’insufficiente depurazione e gli scarichi inquinanti rappresentano, secondo il rapporto di Legambiente 2016, il reato più contestato e in crescita rispetto al 2015 e rappresentano il 31,7 per cento delle infrazioni contestate.
    La settimana scorsa durante il question time alla Camera dei Deputati abbiamo rivolto questa domanda al Ministro dell’ambiente Galletti:
    “se intenda comunicare quali provvedimenti sono stati assunti negli oltre 4 mesi intercorsi tra l’entrata in vigore del decreto-legge sul Mezzogiorno e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della nomina del commissario, contestualmente comunicando quali provvedimenti urgenti il commissario intenderà assumere per garantire le operazioni di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue anche in relazione alla qualità delle acque di balneazione.”

    Di seguito vi riporto testualmente la sua risposta:

    “Grazie, Presidente. Ringrazio l’onorevole Daga per l’interrogazione che ci dà la possibilità di fare il punto su una situazione molto importante. Con riferimento alle criticità dei sistemi di collettamento, fognature e depurazione delle acque reflue nelle aree del Mezzogiorno, occorre innanzitutto premettere che le competenze per la realizzazione degli interventi necessari erano state assegnate, nella quasi totalità dei casi, ai commissari straordinari. Per superare le problematiche riscontrate e per riportare a unitarietà la situazione commissariale, si è optato per una scelta di good governance auspicata formalmente dalla Commissione europea.
    Al riguardo si fa presente, comunque, che le attività di adeguamento promosse dai precedenti commissari, in accordo con il commissario straordinario unico subentrante, si sono svolte con continuità sino alla data di registrazione del decreto di nomina dello stesso, avvenuta il 18 maggio 2017. Dal suo subentro ad oggi, oltre a svolgere incontri e sopralluoghi, l’attività del nuovo commissario si è focalizzata principalmente sulla definizione dei necessari strumenti organizzativi e operativi.
    In particolare, sono stati definiti i contenuti delle convenzioni: con Sogesid, quale centrale di committenza per incarichi di progettazione e direzione dei lavori e che svolgerà la necessaria assistenza tecnico-amministrativa e legale; con Invitalia, che fungerà da centrale di committenza per l’affidamento dei lavori di realizzazione delle opere. Si è inoltre provveduto alla predisposizione del regolamento per l’istituzione di un albo di professionisti ai quali affidare incarichi di progettazione e direzione dei lavori. È stata inoltre definita una convenzione per regolare i rapporti con il comune di Catania per il completamento della rete fognaria del depuratore e della condotta a mare e un’altra convenzione con ENEA per incentivare il riutilizzo delle acque dei fanghi ed affiancare il commissario nella ricerca di soluzioni sostenibili in contesti ambientalmente vulnerabili.
    Va, infine, evidenziato che si stanno valutando ulteriori misure normative volte a semplificare ed accelerare la realizzazione degli interventi e l’adeguamento del sistema di collettamento fognature e depurazione sul territorio. Per quanto di competenza, rassicuro gli onorevoli interroganti che il Ministero continuerà a svolgere la propria attività mantenendo alto il livello di attenzione sulla questione.”
     
    Come volevasi dimostrare alla fine, da quattro mesi ad oggi non è stato fatto niente, ovvero sono state fatte le operazioni preliminari che avevano fatto i quattro commissari che avevano messo prima. Chi li aveva scelti quei quattro commissari? Proprio questo governo! Quindi, alla fine è una reale presa in giro. Ad oggi siamo ai primi giorni d’estate e, come le estati passate ci troviamo con depuratori che scaricano a mare l’impossibile.
    La risposta del Ministro non ci soddisfa assolutamente perché sono le classiche
    procedure che deve fare un commissario: vedere come organizzare il proprio lavoro e,
    quindi, in pratica la stessa cosa, come dicevo prima, che hanno fatto i quattro commissari. Oggi abbiamo un commissario unico che sostituisce i quattro commissari regionali. Un commissariamento superlativo insomma…e nel frattempo gli stronzi a mare continuano a galleggiare…e non solo quelli!
     

    Siderno: bonificare con urgenza l’area ex laboratorio BP

    Siderno: bonificare con urgenza l’area ex laboratorio BP

    Il governo si mobiliti con urgenza per poter garantire la bonifica dell’area di Località Panizzi, nel comune di Siderno, presso il ‘Laboratorio BP Srl’. E’ quando ho chiesto in un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’ambiente e della salute ed al Presidente del Consiglio Gentiloni. 
    Il sindaco di Siderno ha chiamato i calabresi a presenziare ad una manifestazione indetta per sabato 8 luglio per sensibilizzare il governo al fine di inserire l’area di località Palizzi tra i Siti d’Interesse Nazionale. Sarò presente alla manifestazione, anche al fine di porre l’attenzione sulle continue emergenze ambientali della nostra regione.
    Incredibilmente la politica ha dimenticato Siderno per più di 20 anni. È infatti dal 1994, a seguito dell’esplosione di un reattore, che l’area sidernese è in una situazione di vera e propria emergenza. Non è pensabile immaginare che un comune possa farsi carico di una bonifica di questa portata, che interessa 900 fusti che si stanno deteriorando, causando problemi di salute ai cittadini.
    La messa in sicurezza del territorio deve essere la priorità per la Calabria. La nostra regione deve ripartire dai temi ambientali, non solo per potersi rilanciare sotto il profilo strettamente turistico, ma innanzitutto per garantire la salvaguardia della salute dei propri cittadini.

    Di seguito il testo dell’interrogazione parlamentare:

    Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute – Per sapere – premesso che:

    nel 1994, in località Pantanizzi, nel comune di Siderno (Reggio Calabria), è esploso un reattore del Laboratorio/BP – intermedi organici farmaceutici. Sarebbero, da notizie di stampa, ben 77 le sostanze cancerogene, genotossiche, teratogene, ecotossiche, irritanti e corrosive contenute all’interno di centinaia di bidoni, a tutt’oggi, abbandonati a Siderno (RC). Due sono i principali rischi: l’emissione di veleni nell’aria (l’idrazina ed il diclorobenzene arrecano danni cronici anche a bassissime concentrazioni ) e lo sversamento nel terreno e dunque l’infiltrazione nelle falde acquifere con danni irreparabili per l’ambiente e per la salute umana;

    con Ordinanza del Commissario n° 2467 del 5 maggio 2003 è stata disposta ed eseguita una prima parziale bonifica con la quale sono state smaltite 549 tonnellate di rifiuti tossici, ben al di sopra delle 300 inizialmente previste dal piano dei lavori. Ciononostante sarebbero 900 le tonnellate ancora da smaltire a soli 50 metri dalle case e non molto lontano dal centro cittadino che verrebbe coinvolto in caso di imprevisti, 

    molti dei fusti contenenti i rifiuti sono detoriorati e si assiste alla fuoriuscita di materiale e la conseguente propagazione nell’atmosfera delle sopra esposte sostanze tossiche;

    a Siderno sono in aumento tumori e morti per leucemia ed il sindaco, in più occasioni, ha chiesto, senza ahimè ottenerlo, un intervento urgente della Regione Calabria e del Governo e sta informando – l’ultima nota è del 20 giugno scorso – sui danni per l’ambiente e la salute dei cittadini che vi abitano;

    negli ultimi tredici anni negli archivi del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria non vi è traccia di alcuna domanda formale di inserimento nei piani di bonifica della suddetta area -:

    se con urgenza non ritenga di promuovere iniziative atte ad effettuare una efficace quanto urgente bonifica dell’area citata nelle premesse che i cittadini attendono da ben 13 anni.

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    Riassetto sanità Calabrese: Ho scritto a Irto sollecitando la discussione in Consiglio Regionale

    Riassetto sanità Calabrese: Ho scritto a Irto sollecitando la discussione in Consiglio Regionale

    Come sapete, il 16 dicembre scorso abbiamo presentato una specifica proposta di legge regionale, di iniziativa popolare, con oltre 5mila firme. Al momento, la proposta è ferma in Consiglio regionale. Se passa, risparmieremo un bel po’ di soldi e avremo meno burocrazia nella gestione della sanità della Calabria.

    Con una lettera ufficiale al presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, ho sollecitato la discussione della proposta di legge regionale di iniziativa popolare in materia di sanità, promossa da me e presentata lo scorso 16 dicembre con oltre 5mila firme. «Crediamo – ho scritto – che il disegno di legge possa favorire una riappropriazione degli spazi e delle prerogative della politica, nell’accezione più ampia e nobile. Pensiamo che il testo in questione sia integrabile e migliorabile, se discusso in un’ottica che miri, come auspichiamo, al bene comune, interesse superiore e obiettivo che trascende la nostra parentesi politica di eletti». «Possiamo iniziare – ho aggiunto – un capitolo tutto nuovo, partendo proprio dal riassetto istituzionale del Servizio sanitario regionale, che abbiamo previsto con finalità di semplificazione delle procedure burocratiche; di risparmi di costi, soprattutto dirigenziali; di migliore utilizzo del personale sanitario a disposizione delle Aziende, anche per impieghi immediati in situazioni di carenza di organico; di separazione, infine, delle della medicina ospedaliera da quella del territorio, in termini di organizzazione e gestione dei rispettivi servizi». «La democrazia, conveniamo, è – ho sottolineato nella lettera a Irto – condivisione, partecipazione, dialogo e progetto»

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    Video promo “Parole Guerriere. Seminari rivoluzionari di Filosofia”

    Video promo “Parole Guerriere. Seminari rivoluzionari di Filosofia”

     

     

    «Parole guerriere. Seminari rivoluzionari» è un ciclo di incontri sull’importanza di un pensiero politico profondo e travolgente. Ho promosso l’iniziativa, che prende spunto da un celebre intervento di Beppe Grillo – del 2013 – in cui diceva: «Parole che erano state abbandonate da tempo, di cui si era perso il significato, sono diventate delle armi potenti». La parola, dunque, come filo conduttore di 3 appuntamenti fra luglio e settembre prossimi, con interventi di filosofi importanti. Partiremo il 13 luglio trattando del potere delle idee, che possono determinare scelte decisive. A settembre discuteremo della funzione dell’intellettuale nella dialettica politica. Dopo approfondiremo la questione morale nella società della trasparenza.  L’obiettivo è fornire ai partecipanti una spinta intellettuale, ma anche visionaria, per sostenere il cambiamento culturale e politico che il Movimento sta contribuendo ad alimentare nel Paese. Nostri parlamentari parleranno del loro mandato, svolto in linea con le idee e i valori del Movimento.  La convinzione è che i tre seminari possano nutrire lo spirito. Infatti, con i filosofi invitati ci soffermeremo sui processi storici dei grandi temi della politica. Viviamo ancora in un’epoca di omologazione delle idee e di debolezza del discorso politico. M5s è rimasta la voce antisistema, il megafono dei cittadini. Perciò «Parole guerriere. Seminari rivoluzionari» è un’occasione, guardando alle sfide future, per stimolare l’esercizio della critica politica al fine di agevolare le trasformazioni culturali e sociali necessarie all’Italia. L’ispirazione 5stelle può aggregare tante altre persone con sensibilità e formazioni differenti, sul principio della democrazia diretta. In sintesi, per sconfiggere tutta una casta responsabile dell’immobilismo del Paese, bisogna insistere sul ruolo delle idee dirompenti.

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    Aereoporto di Crotone, M5S Chiede incontro immediato a Oliverio e De felice

    Aereoporto di Crotone, M5S Chiede incontro immediato a Oliverio e De felice

    Aspettiamo copia del piano industriale di Sacal e vogliamo essere ricevuti al più presto. Lo scalo crotonese non può restare chiuso.

    Per la riapertura dell’aeroporto di Crotone, ho chiesto un incontro urgente al governatore della Calabria, Mario Oliverio, e al presidente di Sacal, Arturo De Felice, nonché copia del relativo piano industriale presentato dalla società mista. Ai due la parlamentare ho appena trasmesso una nota formale,«anche a nome della collega deputata Federica Dieni e dei consiglieri comunali di Crotone Ilario Sorgiovanni e Andrea Correggia», «al fine di affrontare tutte le questioni riguardanti la mancata ripresa delle attività dell’aeroporto di Crotone, pure alla presenza dei citati eletti M5s e dell’esperto legale, prof. avv. Giuseppe D’Ippolito», del Meet Up Lamezia 5stelle. Nel documento ho sottolineato, rispetto all’inutilizzo dello scalo di Crotone, le «pesanti ripercussioni sulla mobilità, sul turismo e sull’economia locale, anche in vista del prossimo campionato di serie A, che vede partecipe la squadra della medesima città calabrese». Ho posto anche il problema dell’isolamento della provincia di Crotone, «per causa di collegamenti stradali del tutto inadeguati». Inoltre, nella stessa missiva ho riassunto la vicenda delle recenti nomine in Sacal, «che per il governo centrale non ha rispettato le norme sulla parità di genere nella composizione dei vertici societari». Infine ho rimarcato che «la scelta del rappresentante della Regione è avvenuta senza un avviso pubblico, previsto, invece, da uno specifico regolamento approvato dalla Giunta regionale lo scorso 17 marzo».

    Vi posto il servizio di ieri, 26 giugno 2017, del tg di Rai Calabria sulla nostra conferenza stampa riguardo al futuro dell’aeroporto crotonese

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    Rivelazione choc da maresciallo Finanza: uranio in Italia già dal 1994

    Rivelazione choc da maresciallo Finanza: uranio in Italia già dal 1994

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    La rivelazione è arrivata durante un’audizione alla Commissione Parlamentare Uranio Impoverito, con le parole del maresciallo in pensione Giuseppe Carofiglio, ex addetto all’armeria della X legione della Guardia di Finanza.
    I cittadini italiani hanno così appreso, ufficialmente, che nel 1994 in Italia erano presenti oltre 20 casse di munizioni all’uranio impoverito, di cui il maresciallo è stato testimone oculare. Per la prima volta viene rivelato ciò che per anni in tanti, tacciati di complottismo, hanno sostenuto: l’uranio impoverito in Italia c’era eccome.

    Il M5S, come sempre, vuole andare fino in fondo. Chiediamo l’immediato intervento delle autorità giudiziarie competenti e lo ribadiremo al presidente Scanu: è più che mai importante agire subito, affinché eventuali prove, anche documentali, che persistano nei depositi di Pozzuoli e presumibilmente di La Spezia non vengano inquinate e si possa ulteriormente acquisire quante più notizie ed informazioni su quanto dichiarato dal maresciallo Carofiglio.

    Vogliamo anche sapere se la Breda, azienda italiana, ha prodotto tali proiettili, dove sono stati eventualmente prodotti, e con quale destinazione. Soprattutto: come faceva ad avere uranio impoverito, che si ricava dallo scarto di centrali nucleari? Chi gliel’ha venduto, chi ha autorizzato l’acquisto?

    Se tutto ciò che il maresciallo afferma troverà ulteriori riscontri, sarà necessario riportare indietro di 20 anni anche le eventuali responsabilità politiche e militari di tutti quegli esponenti che hanno sempre negato la presenza di tali munizionamenti “pesanti” in Italia.
    E si tratta di nomi, anch’essi, piuttosto pesanti.

    Giulia Grillo e Gianluca Rizzo, M5S Commissione Parlamentare Uranio Impoverito

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    Ceta: approvato in Commissione, appello a Grasso per non portarlo in Aula

    Ceta: approvato in Commissione, appello a Grasso per non portarlo in Aula

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    Il Ceta è stato approvato in Commissione Esteri del Senato, nonostante le proteste del MoVimento 5 stelle e la richiesta, all’inizio della seduta, di riaprire le audizioni per ascoltare i procuratori Gratteri e Ruberti, a proposito delle loro dichiarazioni sulle infiltrazioni mafiose in Canada. Non è difficile ipotizzare che con questo trattato i traffici della n’drangheta potrebbero ampliarsi con nuovi scambi verso l’Europa e l’Italia.

    Chiediamo al presidente Grasso di usare la sua influenza per non calendarizzare il provvedimento in Aula e concedere ai senatori un tempo utile per approfondire tutti gli aspetti devastanti del trattato. In questo modo sarà chiaro il pericolo a cui sottopone il nostro Paese, e il Senato potrà bocciarlo sonoramente, prima che vada alla Camera. Ricordiamo che il Ceta può essere invalidato se uno solo dei parlamenti nazionali in Europa vota no e il MoVimento 5 stelle premerà perché la bocciatura del trattato avvenga proprio in Italia.

    Questa mattina, prima di entrare in Parlamento, una delegazione è scesa in piazza a Roma con i comitati, le associazioni e i cittadini per protestare contro la ratifica del Ceta. Un accordo di libero scambio tra Ue e Canada che non è altro che un ‘Ttip mascherato’ visto che le più grandi multinazionali statunitensi hanno una sede in Canada.

    Solo per fare un esempio, per il nostro Paese sono stimati 200mila posti di lavoratori in meno e 250 prodotti agroalimentari a rischio. Vi è il serio rischio di consegnare la sovranità nazionale alle lobby, che potranno appellarsi ad una Corte arbitrale internazionale se gli Stati che lo hanno sottoscritto sceglieranno regole diverse per tutelare lavoratori, salute, ambiente e Made in Italy.