Sequestrata Villa Aurora, solo noi ci eravamo mossi

Sequestrata Villa Aurora, solo noi ci eravamo mossi

Sulla Clinica reggina “Villa Aurora”, ora sequestrata, mesi fa avevo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, alla luce di precisi elementi forniti dalla stampa. Da ultimoavevo chiesto, in proposito, l’intervento del silente governatore della Calabria, Mario Oliverio, e la convocazione di un tavolo prefettizio per affrontare i gravi problemi del caso. Mi ero occupata del declino della clinica, finanziata con soldi pubblici, preoccupata per le inevitabili ripercussioni sull’assistenza sanitaria all’utenza e per le conseguenze economiche nei confronti dei dipendenti, che ad oggi non ricevono lo stipendio e rischiano di finire per strada. Non potevo accettare che la struttura non funzionasse più, pur ricevendo risorse della comunità.

È di ieri la notizia che, su ordine della procura della Repubblica, il 95% del capitale sociale della clinica è stato sottoposto a sequestro preventivo alla luce di gravi indizi di colpevolezza per false comunicazioni sociali, truffa aggravata e appropriazione indebita emersi a carico degli attuali e degli ex titolari e amministratori. Secondo indiscrezioni, tutti quanti sarebbero stati destinatari di un avviso di garanzia. Anche l’immobile di proprietà della clinica, del valore stimato di 8,9 milioni di euro, è finito sotto sequestro. Misure d’urgenza che si sono rese necessarie perché, ha riportato il “Corriere della Calabria”, sembra che «alla base dell’acquisizione del pacchetto azionario della società vi sia stata l’esclusiva finalità» di depauperarne il patrimonio.

A riguardo faccio una semplice riflessione: Oliverio è rimasto immobile come sempre. E come lui non si è mossa l’Asp di Reggio Calabria né la struttura commissariale per il rientro dal disavanzo sanitario. Né il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che probabilmente aspetta un posto al sole a Montecitorio, ha battuto i pugni a difesa dell’assistenza sanitaria che garantiva “Villa Aurora” e del personale costretto a subirne le vicende societarie.

È stato necessario l’intervento di magistratura e forze dell’ordine, nel silenzio permanente di una politica distratta, lontana e indifferente. Mi auguro, allora, che si faccia presto luce su tutti gli aspetti di questa storia, la cui evoluzione è stata raccontata da un pezzo dell’informazione calabrese.

Da parte mia continuerà l’impegno concreto a tutela del diritto alla salute e a tutela dei lavoratori, che non possono pagare per scelte altrui.

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Summit con la Cina: l’Europa non cali le braghe

Summit con la Cina: l’Europa non cali le braghe

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Domani si apre a Bruxelles il 19esimo summit Ue-Cina. Sarà il primo banco di prova, subito dopo il G7 di Taormina, per capire se esiste una terza via a liberismo selvaggio e protezionismo cieco. Per la prima volta, nelle conclusioni del G7 si ammette che la globalizzazione “ha contribuito ad aumentare le diseguaglianze in molti Paesi”. È un’ammissione di colpa, ma non basta. Servono politiche nuove. Ed è arrivato il momento di metterle in campo. Il commercio, per esempio, finora è stato utilizzato come grimaldello per scardinare le piccole e medie imprese. In Italia avevamo una ricchezza unica al mondo e l’abbiamo regalata alle multinazionali. Si rischia di far peggio.

Un dato chiave per capire la gravità del fenomeno: oltre il 40% delle imprese europee difese dai dazi antidumping sono italiane. Per l’Italia sarebbe il ko finale se la nuova proposta della Commissione europea sulla concessione dello status di economico di mercato alla Cina portasse a un abbassamento delle difese commerciali.

L’INTESA CON LA BULGARIA
La Cina a suon di investimenti in Europa mette in difficoltà l’indipendenza di alcuni Paesi che non vogliono inasprire i rapporti. L’impero telefonico Huawei, per esempio, ha aiutato a suon di miliardi la Bulgaria a diventare leader nel settore dell’information technology. E proprio la Bulgaria il prossimo anno sarà Presidente di turno dell’Unione europea per sei mesi. Un investimento che suona più come un tentativo di ingraziarsi il governo bulgaro.

INVESTIMENTI RECORD
Gli investimenti diretti della Cina in Europa sono impressionati. Nel 2016 c’è stata una impennata del 55,4% rispetto all’anno precidente. Nel primo trimestre del 2016 società cinesi hanno stretto 25 accordi in Europa per un valore di 4.9 miliardi di dollari. Le transazioni più grandi riguardano una società di aviazione irlandese e una in una compagnia energetica tedesca. In Italia, negli ultimi anni, le mani cinesi sono arrivate con investimenti in Pirelli, Telecom, Fiat-Chrysler, Eni, Enel, Prysmian, Cdp Reti, Ansaldo Energia, per fare i nomi delle società più importanti. Anche le squadre di calcio Milan e Inter sono state acquisite dai cinesi.

I SETTORI STRATEGICI
Telecomunicazioni, energia, trasporti, grandi infrastrutture, finanza. La Cina fa shopping nei settori chiave, quelli che riguardano il futuro dell’Europa. Altri esempi sono il partnerariato strategico siglato sul 5G e il versamento di 10 miliardi di euro di capitale per il piano Juncker. La Cina fatica ad aprire il suo mercato agli investitori stranieri, ma approfitta della debolezza europea per stringere un cappio al collo delle future generazioni. Al vertice di Bruxelles l’Europa non cali le braghe.

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TTIP e CETA, il muro del silenzio si sta sgretolando

TTIP e CETA, il muro del silenzio si sta sgretolando

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Il MoVimento 5 Stelle è riuscito a “calendarizzare” per settembre oltre 20 petizioni contro i mostruosi trattati commerciali TTIP e CETA. Grazie in particolare alla sentenza della Corte di Giustizia UE, che ha ricordato alla Commissione Europea i principi democratici calpestati dai tecnocrati, si sono sbloccate in commissione PETI del Parlamento europeo tutte le istanze pendenti. Si dovrà parlare del modo in cui questi accordi sono stati impostati, ovvero passando sopra la testa di milioni di persone in maniera folle e autoritaria.

Questo step politico è fondamentale, in particolare perché è stato ottenuto come dicevamo grazie alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, che circa un mese fa annullò una fondamentale decisione della Commissione europea: il rifiuto di portare la volontà dei cittadini all’interno delle istituzioni comunitarie. Una mossa estremamente disonesta, anche perché lo strumento dell’ICE non è facilmente attivabile: servono almeno un milioni di firme provenienti da 7 Stati membri per poter portare le questioni all’attenzione della Commissione europea.

Stracciare dunque l’iniziativa va nella direzione opposta al buon senso e nasconde interessi che vanno ben oltre a quelli propagandati dall’esecutivo europeo. Ci è voluta la Corte per sbugiardare i tecnocrati di Bruxelles e il MoVimento 5 Stelle per svegliare il Parlamento e mettere in agenda le petizioni rimaste volutamente inascoltate per anni. Ora pretendiamo le risposte che fino ad oggi nessuno ha voluto darci.

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A Roma inizia il superamento dei campi rom

A Roma inizia il superamento dei campi rom

A Roma inizia il superamento dei campi rom

di Virginia Raggi

Riportiamo Roma in Europa. Oggi ho annunciato che finalmente nella Capitale saranno superati i campi rom.
Partiremo da subito intervenendo in due campi, La Barbuta e La Monachina, che ospitano oltre 700 persone.
Mettiamo così fine alla mangiatoia dei soldi dei cittadini che per anni c’è stata con Mafia Capitale: fondi pubblici finiti nelle tasche della criminalità.
Abbiamo ottenuto 3,8 milioni di euro dall’Unione Europea che investiremo in questo progetto: nessuna risorsa sarà sottratta alla cittadinanza.
Mettiamo fine all’epoca dell’assistenzialismo: il cuore del piano è rappresentato da un patto di responsabilità che definisce, in modo netto, diritti e doveri di tutti.
Si tratta di una svolta senza precedenti, che ci consente di riportare alla legalità migliaia di persone e intere aree della nostra città.

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L’ennesima fake news del Pd su Virgina Raggi è un boomerang

L'ennesima fake news del Pd su Virgina Raggi è un boomerang

L’ennesima fake news del Pd su Virgina Raggi è un boomerang

di MoVimento 5 Stelle Roma

Le fake news piddine hanno le gambe corte. Il Pd ci ha consegnato una città segnata da anni di malaffare e di politiche scriteriate. Noi stiamo gettando le basi per invertire la tendenza, rimettendo al centro i bisogni dei cittadini. La vecchia politica si sta rendendo conto che il cambiamento ha ingranato la marcia giusta e si appiglia a tutto pur di infangarci.

Hanno raggiunto l’apice del paradosso: citano un articolo del New York Times, che si riferisce ai danni prodotti nell’ultima decade, e lo utilizzano contro di noi. Dice il New York Times: “The past decade or so has not been kind to Rome.” Ma i cittadini non sono così ingenui e non cadono in tranelli di tanto basso livello.

Sono loro, Pd&Company, i professionisti della vecchia politica, ad aver speculato per anni sui rifiuti, sui migranti, sulle buche. Sono loro ad aver tentato di costruire carriere e guadagni sulla pelle dei cittadini. Siamo quindi rassegnati e inorriditi.

La becera propaganda del Pd non riuscirà a nascondere la verità. Dovrebbero, piuttosto, concentrarsi sulle grane giudiziarie che ancora coinvolgono ampie fette del loro partito nel processo di Mafia Capitale.

Noi rispondiamo con l’evidenza dei fatti e con la forza del lavoro. Tutto il resto lasciamo a chi pensa di sopperire con penose strumentalizzazioni alle mancanza di argomenti.

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Diretta: Giustizia, legalità e uguaglianza

Diretta: Giustizia, legalità e uguaglianza

Diretta: Giustizia, legalità e uguaglianza

di MoVimento 5 Stelle

Oggi dalle ore 10,00 alle ore 17,30 seguite con noi sul Blog e sulla pagina facebook del MoVimento 5 Stelle la diretta streaming del Convegno Istituzionale, organizzato dal Vice Presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio denominato “Questioni e visioni di giustizia – Prospettive di Riforma” che si sta tenendo presso la Camera dei Deputati.

Ascolteremo insieme Raffaele Cantone (Presidente dell’ANAC), Piercamillo Davigo (Presidente della II Sezione Penale della Corte di Cassazione), Antonino Di Matteo (Sostituto procuratore di Palermo), Ugo De Siervo (Presidente emerito della Corte Costituzionale), i giornalisti Liana Milella (La Repubblica), Gian Antonio Stella (Editorialista Il Corriere della Sera), Marco Travaglio (Direttore Il Fatto Quotidiano) e tanti altri ancora.

L’obiettivo è quello di comprendere lo stato attuale della giustizia (civile, penale, amministrativa, contabile) del nostro Paese. Individuare dove è come migliorarla, come ridurre i tempi ed il numero dei processi. Come è con quali mezzi affrontare e sconfiggere la corruzione, i conflitti di interessi, il malaffare, l’abuso o l’uso improprio delle Istituzioni.

La politica deve saper ascoltare chi serve lo Stato ogni giorno. Solo in questo modo è possibile garantire giustizia e legalità. Noi vogliamo un nuovo modo di concepire lo Stato e le Istituzioni. Vogliamo uno Stato rigoroso nel far rispettare la legalità. Vogliamo un Paese moderno, con norme giuridiche chiare, comprensibili e di facile attuazione. Vogliamo velocizzare tutti i processi e semplificare tutte le procedure amministrative. Vogliamo che lo Stato torni a fare lo Stato, nell’interesse dei principi di giustizia, legalità e uguaglianza.

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Vota per il #ProgrammaSicurezza del MoVimento 5 Stelle

Vota per il #ProgrammaSicurezza del MoVimento 5 Stelle

Vota per il #ProgrammaSicurezza del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Oggi, mercoledì 31 maggio, si vota per il Programma Sicurezza del MoVimento 5 Stelle. Le votazioni saranno aperte dalle 10 alle 19. La settimana scorsa abbiamo approfondito, grazie all’aiuto di esperti, i punti fondamentali su cui si baserà la nostra attività di governo per la sicurezza.

Ora è il momento di decidere quali saranno le priorità di questo programma e prendere una posizione netta su alcuni temi. Su Rousseau troverai 6 quesiti.
Sei chiamato a decidere su:

Sicurezza partecipata
Cyber sicurezza
Sicurezza e libertà
Riorganizzazione delle forze dell’ordine
Polizia locale

Accedi a Rousseau e vota subito

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La farsa della manovrina: soldi al teatro di Barbareschi, nulla alle vittime del terrorismo

La farsa della manovrina: soldi al teatro di Barbareschi, nulla alle vittime del terrorismo

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Ennesimo ‘capolavoro’ della Casta bipartisan, ad opera dell’esponente di Forza Italia Giorgetti e del piddino Boccadutri, (quello che ha dato il nome alla legge sul finanziamento pubblico ai partiti, approvata in due settimane). I due deputati, a braccetto, hanno presentato un emendamento alla manovrina che portava i fondi previsti per salvare un teatro da 2 ad 8 milioni di euro, per il biennio 2017-2018. Naturalmente non un teatro “qualunque”: tali cospicui fondi sono stati elargiti all’Eliseo di Roma, un ente privato gestito da Luca Barbareschi in veste di direttore artistico. E Luca Barbareschi è il genero del potente Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato. In una parola: Casta.

Casta che invece non sono le famiglie che hanno perso i loro congiunti a causa del terrorismo, e che si sono viste negare 5 milioni di euro, perché non ci sarebbe stata la necessaria copertura economica. Per loro, come di regola per tutti noi, “non ci sono i soldi”.

L’attore nega di aver avuto una corsia preferenziale, ma non si capisce come mai Fi e Pd abbiano approvato fondi per otto milioni di euro per salvare un teatro privato, negandoli a chi ne avrebbe avuto maggiore diritto. E’ ignobile, inoltre, anche il silenzio del ministro Franceschini che, se avesse veramente avuto a cuore l’incremento della cultura e della produzione artistica teatrale, avrebbe dovuto pretendere fondi non solo per gli amici degli amici, ma per tutti coloro che producono cultura a certi livelli. Sappiamo tutti quanto ce ne sia un disperato bisogno!

Il silenzio di tutto il Governo complice e l’indegna pantomima del viceministro Morando che, in commissione Bilancio, ha fatto finta di essere contro l’emendamento vergogna (a cui M5S ha votato contro) completa il quadro, e ci fa comprendere che i soldi vanno sempre e solo in una certa direzione: ovvero, mai quella dove davvero servono.

Laura Castelli, M5S Camera

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Calabria: caso Bova, ora via dall’Antindrangheta

Calabria: caso Bova, ora via dall’Antindrangheta

l presidente della commissione regionale Antindrangheta era socio di un boss. Il Consiglio regionale e il governatore Oliverio lo facciano dimettere sibito.

Il Consiglio regionale della Calabria cacci subito il consigliere Arturo Bova dalla presidenza della commissione Antindrangheta, in quanto il politico è stato socio in affari di un boss, come ha raccontato il “Corriere della Calabria”. L’ho chiesto insieme ai colleghi parlamentari M5s Paolo Parentela, Federica Dieni, Nicola Morra e Laura Ferrara. Questa gravissima vicenda conferma lo stato in cui si trova la politica calabrese. Simili paradossi non esistono in alcun luogo al mondo. Per anni Bova si è accreditato come paladino della lotta alla criminalità organizzata calabrese, arrivando, in un contesto di profonda debolezza e doppiezza della politica, a piazzarsi al vertice della commissione Antindrangheta del Consiglio regionale. Adesso che il re è nudo, servono scelte politiche inequivocabili, anche da parte del governatore regionale, Mario Oliverio, che finora ha fatto pura retorica, con fiumi di parole sulla sua ostilità, puramente virtuale, nei confronti del malaffare, dell’immoralità e dell’illegalità. Inoltre il caso imbarazza anche Nicola Fiorita, attuale candidato sindaco di Catanzaro, sostenuto in modo evidente e innegabile proprio da Bova. Se questo è il rinnovamento della politica nel capoluogo della Calabria, non c’è da stare tranquilli. Al di là di ogni questione di carattere penale, da cui la politica deve prescindere, la Dda di Catanzaro sta scoperchiando scenari inquietanti per la classe dirigente. Emerge un quadro di assoluta inaffidabilità della politica tradizionale, che noi abbiamo sempre denunciato, subendo il biasimo e la riprovazione del vecchio sistema. È necessario prenderne atto e ricostruire da capo il tessuto sociale e politico.

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Sfida al governo sul gioco d’azzardo: ecco le nostre proposte

Sfida al governo sul gioco d’azzardo: ecco le nostre proposte

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Il governo le sta provando tutte per cercare di far passare la riforma del settore giochi d’azzardo. Della questione si occupa il sottosegretario al Ministero delle Finanze Pierpalo Baretta (Pd) che da un anno e mezzo mercanteggia e corteggia le Regioni cercando di strappare un accordo che, nelle intenzioni del governo, ha un doppio obiettivo: vogliono limitare i potere di intervento in materia dei sindaci (i primi cittadini sono l’istituzione impegnata in prima linea nel contrasto all’azzardo e difesa della salute dei cittadini) e, dall’altro, questo consentirebbe alla lobby dei giochi di ampliare il proprio mercato. Insomma, il contrasto alla piaga dell’azzardopatia ancora una volta verrebbe piegato alla logica del profitto a tutti i costi.

Baretta e il governo dovrebbero arrendersi al fatto che la loro proposta è palesemente inaccettabile. Per facilitargli il compito vogliamo tendergli la mano: se vogliono davvero trovare una via d’uscita e scrivere seriamente la riforma dei giochi, sono sufficienti poche modifiche alla bozza. Si tratta di soluzioni chiare, percorribili e che vedrebbero un ampio consenso.

Baretta propone una distanza minima delle sale gioco di 150 metri dai luoghi sensibili. Ma i sindaci non può essere in alcun modo vietato di intervenire e decidere di imporre distanze maggiori (Roma ha previsto 500 metri , altri 300 metri) qualora lo ritengano necessario, per contrastare il degrado sociale legato alla diffusione dell’azzardo.

La bozza propone inoltre lo spegnimento delle macchinette “mangia soldi” per 6 ore al giorno. Si tratta di una misura palesemente inefficace per tutelare i minori e i giocatori a rischio di patologia. I sindaci devono poter stabilire la chiusura per un numero di ore non contingentabile dal governo: i primi cittadini devono poter scegliere le fasce orarie di apertura-chiusura che ritengono più opportune per tutelare i loro cittadini.

Il governo poi non può imporre ai sindaci il divieto di individuare altri luoghi sensibili ((ospedali, centri per anziani, luoghi di ritrovo per i giovani etc). E’ infatti il sindaco l’autorità più vicina la territorio e ai cittadini e solo lui può conoscere al meglio la situazione sociale, sanitaria e urbanistica della sua città.

Ovviamente le sale da gioco di tipo A (i cosidetti “mini casinò di quartiere“), previste nella bozza, devono sottostare alle regole stabilite dai sindaci, come tutte le altre: tentare di imporre la presenza di sale “intoccabili” sarebbe inaccettabile e svuoterebbe di senso tutti gli altri interventi restrittivi.

Queste le nostre 4 proposte,
che mettono al primo posto il bene del cittadino e della comunità. Se Baretta e il governo hanno davvero intenzione di intervenire per limitare un fenomeno devastante come l’azzardopatia, non possono fare altro che accettarle. Questa è l’ultima chiamata utile per smentire le politiche pro azzardo condotte fino ad ora: a loro scegliere da che parte stare.

Massimo Baroni, Matteo Mantero M5S Camera; Giovanni Endrizzi M5S Senato

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#StopCETA: M5S voterà contro la ratifica. E i partiti?

#StopCETA: M5S voterà contro la ratifica. E i partiti?

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Oggi il primo ministro canadese, Trudeau, è venuto alla Camera dei deputati. A riceverlo in pompa magna prima la presidente della Camera, Boldrini, e poi il presidente del Consiglio Gentiloni, che, in conferenza stampa con il premier canadese accanto, ha svelato la vera mission delle vacanze romane di Trudeau: sponsorizzare il Ceta, l’accordo commerciale di libero scambio tra Canada ed Unione Europea che asfalta Made in Italy e sovranità nazionale.

Un trattato simile al Ttip (quello tra Usa e Ue), che in un certo senso lo sostituisce visto che molte multinazionali statunitensi hanno una sede anche in Canada, e che, solo per citare alcuni rischi, svenderà i servizi pubblici italiani, renderà irreversibili le privatizzazioni (dagli ospedali alla gestione dell’acqua), sdoganerà in Europa gli Ogm, di cui il Canada è il terzo produttore mondiale, e circa 130mila tonnellate di carne canadese trattata con ormoni.

E il Governo davanti al primo ministro canadese Trudeau, sponsor principale del Ceta, cosa fa? Lo accoglie a braccia aperte. Prima la Boldrini con i suoi panegirici, elogiandolo a tutto tondo in quanto ‘femminista’, promotore di una ‘visione multiculturale’ e della ‘lotta ai cambiamenti climatici’ in casa propria, ma del tutto favorevole alle porcate che è invece venuto a piazzare in Italia e nel resto d’Europa.

Pochi minuti dopo è la volta di Gentiloni, che, ospitando in conferenza stampa Trudeau al proprio fianco, ha dichiarato pubblicamente che spera che il Parlamento italiano dia al più presto il via libera alla ratifica del Ceta, che l’ultimo Consiglio dei Ministri ha predisposto in tutta fretta con un disegno di legge. Un’indicazione di voto vergognosa.

Cosa faranno adesso il Pd e le altre forze politiche alla prova del voto in Aula? Risponderanno, come Gentiloni e Boldrini, al diktat delle multinazionali pro Ceta, votando a favore della ratifica, o avranno il coraggio, come il MoVimento 5 stelle, di restare fedeli ai cittadini e votare contro il Ceta per rispedirlo al mittente? Un promemoria importante per le prossime elezioni politiche in cui i cittadini italiani dovranno scegliere tra un Governo 5stelle, che difende i loro interessi, e l’ennesimo Governo, figlio della partitocrazia, supino invece alle istanze delle multinazionali e degli altri Governi che, come il Canada in questo caso, se ne fanno portavoce.

Contribuiamo insieme a dire #StopCETA. Chiediamolo con un tweet ai parlamentari italiani!

Roberto Fico, Carlo Martelli, Riccardo Fraccaro – M5S Parlamento

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Cadmio nei fertilizzanti, la destra europea ci vuole avvelenare

Cadmio nei fertilizzanti, la destra europea ci vuole avvelenare

cadmio-fertilizzante-grillo-m5s-movimento-europa.jpgdi Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Non capita spesso di trovarsi davanti una proposta della Commissione Europea ambiziosa e lungimirante. Pur con alcune modifiche e aggiustamenti, l’obiettivo proposto per ridurre i contaminanti nei fertilizzanti utilizzati in agricoltura è condivisibile. E non capita altrettanto spesso che la commissione ambiente del Parlamento Europeo cerchi di modificare il testo per indebolirlo, annacquarlo e demolirne l’ambizione in modo così spudorato ed avventato. È quanto ha cercato di fare oggi il gruppo PPE e la relatrice Elisabetta Gardini (Forza Italia), fortunatamente fermati dalla maggioranza dei deputati presenti al voto di oggi.

Nell’ambito del pacchetto dell’Economia Circolare, infatti, la Commissione Europea ha proposto un nuovo regolamento sui fertilizzanti per favorire il recupero dei nutrienti dai rifiuti ed utilizzarli in agricoltura riducendo al contempo il ricorso a quelli di sintesi. La Commissione propone d’introdurre una nuova etichettatura che riporti il marchio CE su quei fertilizzanti che rispondono alle caratteristiche del regolamento. Un elemento importante della proposta riguarda l’armonizzazione dei residui di alcuni contaminati presenti, finora non oggetto di regolamentazione, come cadmio, piombo e cromo.

Il punto cruciale del testo riguarda i limidi di cadmio, un metallo pesante che si accumula non solo nei suoli ma, penetrando nelle piante finisce, si accumula anche negli animali e nel nostro corpo. Il cadmio è un cancerogeno accertato e secondo l’Agenzia Europeo per le Sostanze Chimiche ECHA una parte significativa delle popolazione europea è esposta a livelli di cadmio in grado di provocare effetti negativi al fegato ed alle ossa. Il testo così come approvato oggi dalla commissione ambiente chiede l’introduzione di limiti stringenti e una progressiva riduzione nel tempo (60mg/Kg, 40mg/kg dopo 3 anni dall’entrata in vigore del regolamento per ridurre a 20mg/kg dopo 9 anni).

Ma da dove arrivano le rocce fosfatiche ricche di fosforo, ingrediente essenziale per i fertilizzanti? La gran parte oggi in commercio proviene dal nord Africa, dal Marocco in particolare, e per la precisione dal Sahara Occidentale (il più grande territorio non autonomo del mondo riconosciuto dalle Nazioni Unite, un territorio conteso tra Marocco e il Fronte Polisario, un’organizzazione militare e politica che rappresenta il popolo Sahrawi, l’insieme dei gruppi tribali locali che reclamano l’indipendenza).

Molte aziende europee, anche statali, hanno relazioni commerciali di lunga data con il Nord Africa per l’importazione delle rocce fosfatiche, e alcune aziende come la polacca Grupa Azoty hanno fatto investimenti multimilionari in nord Africa per estendere le licenze di ricerca di rocce fosfatiche. Ma tali rocce hanno concentrazioni di contaminanti, tra cui il cadmio, di gran lunga molto più elevate rispetto ad altre zone del mondo come la Finlandia, la Russia, la Giordania ed il Sud Africa. La condizione di quasi monopolio del mercato dei fertilizzanti minerali detenuta dal Marocco rende molto difficile l’accesso al mercato europeo delle forniture di rocce fosfatiche a basso contenuto di cadmio.

Grazie ad alcuni emendamenti il MoVimento 5 Stelle ha ottenuto riduzioni di concentrazioni di piombo e arsenico (rispettivamente nei fertilizzanti organici e negli ammendanti agricoli) e riduzioni del contenuto di cromo esavalente e piombo nei prodotti per il miglioramento del suolo. I consumatori europei meritano di alimentarsi con prodotti sani e privi di contaminanti, soprattutto quanto è possibile. Ci opponiamo con forza ad ogni tentativo di mettere a rischio la salute dei cittadini europei e delle generazioni future, peraltro quelle che oggi sono più a rischio dall’esposizione a metalli pesanti, per mere logiche economiche e commerciali.

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1 miliardo per la ricostruzione: primo via libera dal Parlamento europeo

1 miliardo per la ricostruzione: primo via libera dal Parlamento europeo

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La Commissione Sviluppo Regionale del Parlamento europeo ha votato all’unanimità l’accordo provvisorio che prevede il cofinanziamento per la ricostruzione sino al 95% dei territori del Centro Italia distrutti dal terremoto.

La nostra proposta era il cofinanziamento al 100%
, ma abbiamo responsabilmente votato a favore di questo compromesso per dare una risposta immediata a centinaia di migliaia di cittadini che stanno aspettando gli aiuti europei. La ricostruzione deve iniziare subito! Per colpa del blocco della Germania in sede di Consiglio si è già perso troppo tempo. Durante la prossima plenaria del 12 giugno l’aula del Parlamento europeo voterà in ultima battuta. Poi, dopo il via libero ufficiale del Consiglio, potranno iniziare le riprogrammazioni dei fondi europei per progetti di ricostruzione. Vigileremo perché non venga sprecato un solo euro!

VIDEO. Rosa D’Amato e Laura Agea spiegano in questo video la proposta del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle per la ricostruzione.

di Rosa D’Amato e Laura Agea, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“L’accordo votato oggi in Commissione Sviluppo Regionale è un compromesso al ribasso e un perfetto esempio di come funzionano le Istituzioni europee dove ogni buona proposta viene picconata dal Consiglio e dai continui negoziati dei gruppi al Parlamento Europeo. Il risultato è una solidarietà solo di facciata.

Il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle aveva dato il pieno appoggio già nel mese di dicembre alla proposta della Commissione di un cofinanziamento al 100% senza alcun tetto e aveva anche proposto la regola semplificata senza emendamenti. Dalla roulette russa dei negoziati è uscito fuori un testo con il cofinanziamento al 95% e un tetto pari al 5% dell’allocazione totale del FESR per Stato membro.

Nonostante le nostre sollecitazioni sin da gennaio, il continuo rimpallo tra Consiglio e Parlamento non ha avuto altro effetto che quello di annacquare la proposta della Commissione e di perdere tempo prezioso. Dopo mesi di negoziazioni, oggi abbiamo comunque votato a favore del testo per senso di responsabilità verso le popolazioni colpite dai terribili eventi sismici e per accelerare l’iter di un provvedimento che altrimenti sarebbe andato avanti ancora per mesi rischiando lo stallo definitivo.

In questo modo, infatti, l’Italia ha ottenuto almeno 1 miliardo di euro per la ricostruzione e la messa in sicurezza anche del patrimonio culturale. Se rispettiamo il calendario previsto, a giugno il Parlamento in seduta plenaria a Strasburgo approverà l’accordo, che potrebbe dunque essere firmato da Consiglio e Parlamento a inizio luglio ed entrare in vigore venti giorni dopo. A fine luglio, dunque, Stato, Regioni coinvolte e Commissione potrebbero subito sedersi al tavolo e verificare le misure più adatte ed urgenti – tra cui eventuali riprogrammazioni dei POR – per far fronte all’emergenza, anche considerata la situazione gravissima sui territori, del tutto trascurata dal governo nazionale e anzi strumentalizzata per bieca operazione di propaganda con magliette gialle al seguito”.

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Pagate i nostri militari, ora!

Pagate i nostri militari, ora!

Pagate i nostri militari, ora!

di Tatiana Basilio

“Io sono in ferma annuale e ad ogni scadenza e rinnovo di contratto il sistema NoiPa non ci paga. L’anno scorso da giugno al 24 agosto siamo rimasti senza stipendio. E’ normale una cosa del genere? Molti di noi hanno anche dei figli!”. Chi scrive è un militare e noi lo chiameremo Paolo. Paolo è un nome di fantasia. Gli abbiamo chiesto di poter pubblicare la sua denuncia e lui ha accettato, precisando di voler restare anonimo. Perché nonostante sia continuamente sotto schiaffo del governo e dello Stato, lo stesso Stato che difende e onora ogni giorno, ha anche paura di subire ripercussioni sul posto di lavoro.

Così com’è accaduto, in altre circostanze, a di D.B., caporale maggiore in servizio presso il Reggimento Savoia Cavalleria (3°), incastrato per aver segnalato, tramite il numero telefonico “Esercito amico”, come migliorare la qualità della vita in servizio nel proprio reparto. Cornici diverse, ma il senso non cambia: Il Pd e i partiti al governo se ne fregano dei nostri uomini. Li lasciano appesi a un destino incerto, mentre Gentiloni e Renzi si dicono d’accordo ad un aumento della spesa di armamenti fino al 2% del Pil. In valori assoluti sono circa 14 miliardi di euro in più ogni anno. In sostanza, i soldi per gli F35 ci sono sempre, quelli per supportare i nostri soldati no.

L’unica priorità del governo è infatti assecondare le richieste Usa in ambito Nato, tutto il resto sono questioni di lana caprina. Gli atti parlamentari avanzati dal M5S per chiedere chiarimenti sono stati molteplici. Dopo mesi di silenzio, forse anche per coprire buchi inconfessabili nel bilancio, la scorsa settimana finalmente in Commissione Difesa il Sottosegretario Alfano ha fornito una risposte, ovviamente a nome della Pinotti che non si è degnata nemmeno di essere presente. E quel che preoccupa è proprio il contenuto di questa risposta. Il Ministero ha ammesso le sue colpe, certificando dei ritardi nei pagamenti, ma è rimasto vago e generico rispetto al futuro e alle modalità per risolvere la situazione. I tanti militari che si impegnano quotidianamente al servizio dello Stato stanno subendo gravi danni economici per loro stessi e le loro famiglie. Noi a loro nome, pretendiamo e chiediamo al ministro Pinotti che i compensi vengano pagati puntualmente e nella loro totalità, senza scandalose e unilaterali sostituzioni con ore di recupero.

Le bollette non si possono pagare con le ore che il ministro elargisce al posto del compenso. Inoltre, chiediamo più trasparenza e un dialogo costante con gli interessati, invece che scarni e insufficienti comunicati sulla pagina Facebook e sul sito del NoiPa, che troppo spesso non è un consultabile. Pagate i nostri militari, ora!

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Renzi si crede Totti, la Rete lo massacra #RenziRitirati

Renzi si crede Totti, la Rete lo massacra #RenziRitirati

Renzi si crede Totti, la Rete lo massacra #RenziRitirati

di MoVimento 5 Stelle

Renzi crede di essere Francesco Totti. Oggi la pagina Matteo Renzi News (che fa parte della incredibile strategia comunicativa dell’ex premier e voluta direttamente da lui anche se nessuno lo ammette) ha pubblicato un imbarazzante fotomontaggio, condiviso anche dal tesoriere del Pd Bonifazi, che ritrae fianco a fianco Renzi e Totti con la scritta a caratteri cubitali ORGOGLIOSI DI QUESTA GENERAZIONE! DUE GRANDI CAPITANI.

Il commento più tenero è “Ma avete fatto un Master in Comunicazione in Corea del Nord?“. Tutti sapevamo che l’arroganza e l’ego di Renzi sono sconfinati, ma arrivare a paragonarsi a una bandiera del calcio italiano e sottoporti al pubblico ludibrio è oltre qualsiasi aspettativa. Una differenza sostanziale tra i due c’è: Totti ha detto che avrebbe lasciato e l’ha fatto, con grande onore, Renzi ha promesso che si sarebbe ritirato dalla vita politica se avesse perso il referendum e invece è ancora lì. Nota le differenze!

#RenziRitirati che sei sempre in tempo.