Viva il voto online!

Viva il voto online!

Viva il voto online!

Authordi Beppe Grillo
 

 

La democrazia non è questione di clic, di code ai seggi, di alzate di mano o di schede su cui segnare una croce. La democrazia è questione di consentire a tutti i cittadini di informarsi, di esprimere la propria opinione e di rendere effettiva la decisione collettiva. Come questo debba essere fatto: se online, ai seggi o tramite alzata di mano è un problema strumentale. Grazie alla tecnologia oggi è possibile votare online, un sistema molto più comodo rispetto a quello dei seggi fisici. E’ completamente insensata la polemica sulla “democrazia dei clic” che sarebbe inferiore alla “democrazia delle schede di carta” di cui si fanno promotori il Pd, gli altri partiti del ‘900 e tutti i giornaloni. Nasconde una visione antistorica, antitecnologica, orientata al passato piuttosto che al futuro e anche un po’ feticista.

Per dare un minimo di senso alle loro primarie a pagamento le mettono a paragone con il MoVimento 5 Stelle. Renzi si scaglia contro quelli che decidono “tutto con un clic“, Giachetti esalta le code ai seggi per votare contro i clic, Zanda parla a vanvera di “dittatura dei clic“. Non spiegano però perchè il voto al seggio sarebbe meglio del voto online ovunque tu sia tramite smartphone o pc. C’è una superiorità nell’atto di chi è costretto a uscire di casa, recarsi a un seggio, mettersi in coda, chiudersi in una cabina elettorale, fare una croce con una matita e infilare una scheda in una scatola rispetto a chi lo fa da un cellulare in qualsiasi posto si trovi?

L’atto democratico non è quello finale del voto, ma il processo informativo che porta a essere consapevoli del voto che viene dato. Clic o scheda è una questione di progresso tecnologico e di offrire un servizio migliore ai cittadini. Il MoVimento 5 Stelle, tramite Rousseau, offre ai suoi iscritti il servizio del voto online perchè è più comodo e costa meno: è più efficiente. Scagliarsi contro la “democrazia dei clic” è come protestare contro il “bonifico dei clic” e rimpiangere i tempi in cui dovevi fare la fila in banca per pagare l’affitto o mandare soldi ai tuoi figli, o come prendersela con l’e-commerce perchè andare fisicamente in un negozio sarebbe meglio per fare un acquisto. Ma dove vivono? Per loro offrire ai cittadini la possibilità di avere un servizio online sarebbe ideologicamente sbagliato perchè cosi com’è è più “giusto“. Forse è per questo che non è stato fatto nessun passo in avanti per semplificare la burocrazia (“viva le code!“, Giachetti docet), nonostante la possibilità di offrire ai cittadini servizi più efficienti ed economici tramite strumenti digitali e in rete. La strategia del governo del Pd é di non fare nulla per l’innovazione per “non fare casino” (cit. ministro dello Sviluppo Economico). Non hanno la mentalità per farlo. Lo farà il MoVimento 5 Stelle quando sarà al governo.

Hanno la stessa lungimiranza di quelli che si opponevano ai treni e alle automobili perchè riuscivano a pensare solo a cavalli più veloci. Non possiamo lasciare il nostro futuro nelle mani di questa gente che ha lo sguardo sempre rivolto al passato. La difficoltà non è recepire le idee nuove, la difficoltà è abbandonare quelle vecchie.

#ProgrammaAgricoltura: i trattati di libero scambio TTIP e CETA

#ProgrammaAgricoltura: i trattati di libero scambio TTIP e CETA

#ProgrammaAgricoltura: i trattati di libero scambio TTIP e CETA

di MoVimento 5 Stelle

I trattati di libero scambio negoziati dalla Commissione Europea constano spesso di una segretezza anche sugli indirizzi politici che si dimostrano poi non tutelanti dei consumatori e delle realtà socio economiche degli Stati Membri del Sud Europa. TTIP e Ceta, ma anche i trattati bilaterali con i Paesi del Mediterraneo o il tentativo sulla liberalizzazione degli investimenti con la Cina, partono da presupposti spesso sconosciuti ai parlamenti nazionali. I trattati vengono sostanzialmente imposti, alla fine dell’iter, agli organi collegiali democraticamente eletti. La Commissione Europea segue proprie logiche in favore delle multinazionali come nel caso degli OGM senza dare voce ai cittadini nemmeno attraverso i propri rappresentanti.

di Monica Di Sisto, Vice presidente associazione Fairwatch

Quando i prodotti entrano nel mercato europeo di solito per i consumatori è una buona notizia: perché hanno più scelta, perché hanno possibilità di avere prezzi più favorevoli, perché a volte hanno delle cose che non si possono produrre nel nostro paese. Ma è veramente sempre così?

Negli ultimi anni, dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, l’Europa si è occupata del nostro commercio, cioè Bruxelles decide quali sono i Paesi con i quali accelerare gli scambi, decide quali sono i prodotti i cui scambi devono diventare più semplici. E questo molto spesso a scapito della qualità e a scapito, soprattutto, del nostro posto di lavoro.
Questo perché molto spesso, in altri Paesi lontani dal nostro ma anche vicini, non ci sono le stesse garanzie sul lavoro, non ci sono ci sono le stesse garanzie per l’ambiente, non ci sono le stesse garanzie per la tenuta sociale, per le pensioni. Questo non succede soltanto in Paesi molto poveri come quelli africani, succede anche in Paesi come gli Stati Uniti. Fare accordi commerciali con questi Paesi è molto importante ma è molto importante anche guardare all’interno di questi trattati. Spesso a Bruxelles le logiche con le quali guardano all’interno di questi trattati non sono le stesse che useremmo noi.

Cittadini esperti associazioni da circa 3 anni si stanno battendo contro il TTIP il Trattato di facilitazione degli scambi e degli investimenti tra l’Europa e gli Stati Uniti e stiamo cercando di fermare in questo momento l’approvazione da parte del nostro Paese del CETA, un accordo simile fatto con il Canada.

Perché ci preoccupiamo di questi accordi? Perché i prodotti che potrebbero arrivare da quei Paesi sono non soltanto molto più economici dei nostri, ma lo sono perché i lavoratori sono pagati peggio dei nostri, perché l’ambiente in quei paesi viene rispettato di meno, e perché intorno a quei prodotti, alla loro sicurezza, alla loro salute e alla loro qualità, ci sono molti meno controlli. Quindi questi prodotti entreranno massicciamente nei nostri mercati, nel mercato comune europeo, ed entreranno in concorrenza diretta con i nostri prodotti creando per esempio per quanto riguarda il CETA già nei primi anni di entrata in vigore circa 140000 posti di lavoro in meno. Per questo è importante guardare bene all’interno di questi trattati.

È importante che i parlamenti possano emendarli, cosa che per il momento non è possibile, ed è importante che i nostri parlamentari, sia europei che nazionali, possano leggerli man mano che la Commissione li negozia. C’è chi ritiene che questi trattati in realtà dovrebbero uscire – soprattutto quando riguardano il cibo, i servizi essenziali come l’acqua, energia – dall’aspetto commerciale. Essere trattati a parte, con delle regole che rispettino in primo luogo i diritti umani, i cittadini, l’ambiente, e con le regole che abbiamo ora non è possibile.

Possiamo però rafforzare il controllo su questi accordi, e soprattutto evitare una cosa, forse la più pericolosa. Che grazie a questi accordi si costruiscano delle commissioni ad hoc, delle commissioni che si occuperanno di agricoltura, di facilitare gli scambi dei prodotti agricoli o facilitare gli investimenti. Delle commissioni che si occuperanno, ad esempio, di decidere quali sono le caratteristiche per cui un prodotto debba essere protetto da una copia fatta in un altro Paese oppure no.

Nel CETA, per esempio, soltanto 41 prodotti italiani si prevede che vengano protetti dalle copie illegali che in questi anni sono state portate avanti in Canada. E peraltro si prevede che tutti quelli che fino ad ora ne hanno prodotte in grandi quantità possono continuare a farlo, perché non è bene che andiamo a disturbare i loro affari, ora, dopo tanti anni dall’entrata in vigore dei vecchi accordi e delle loro registrazione commerciali. Ecco, riteniamo, insieme a tante associazioni ed esperti, che questi accordi siano non soltanto degli accordi commerciali, ma abbiano un grande peso democratico.

Se noi riusciamo ad alleggerirli di tutte le parti che non gli sono proprie. Ad impedire che in trattati come questi vengano inseriti dei para tribunali, che addirittura dovrebbero difendere gli interessi delle imprese di oltreoceano, o di una parte terza, nei confronti delle nostre leggi e delle nostre regole, venendo addirittura risarciti se le nostre regole o le nostre leggi danneggiano i loro interessi. Ecco in molti crediamo che faremmo cosa buona e giusta.

    Il Reddito di Cittadinanza per riprendersi la propria vita

    Il Reddito di Cittadinanza per riprendersi la propria vita

    Il Reddito di Cittadinanza per riprendersi la propria vita

    di Luigi Di Maio

    Il Reddito di cittadinanza è una vera e propria manovra economica in grado di far ripartire il Paese. Il Reddito di cittadinanza è uno strumento grazie al quale è possibile garantire dignità e lavoro a tutti i cittadini. E’ per questo che tutti gli stati europei lo hanno adottato, manchiamo solo noi e la Grecia.

    Come funziona?
    Lo Stato ti aiuta a trovare un lavoro. In cambio bisogna offrire un piccolo contributo per aiutare la collettività: formarsi e riqualificarsi per essere reinseriti nel mondo del lavoro! Se si rifiutano 3 proposte, si perde definitivamente il diritto a percepire il reddito. Il Reddito di cittadinanza consente ai cittadini di riprendersi la propria vita.
    Vi aspettiamo a Perugia il 20 maggio.

     

    I telefonini e la nostra salute. Ecco quello che non ci dicono

    I telefonini e la nostra salute. Ecco quello che non ci dicono

    I telefonini e la nostra salute. Ecco quello che non ci dicono

    di Claudio Poggi [1]

    A tutti noi è capitato, sfogliando il libretto di istruzioni di un telefonino, di imbatterci in una frase che dice più o meno questo: “… il SAR (Specific Absorption Rate) relativo all’uso di questo apparecchio è inferiore alle linee guida adottate per assicurare la sicurezza degli utilizzatori…” . Tutto a posto dunque, possiamo stare tranquilli? Assolutamente no.

    IL SAR, che in italiano significa Tasso di Assorbimento Specifico
    , è una quantità molto in voga nei paesi anglosassoni e tra i costruttori di telefonini e DOVREBBE rappresentare quanta radiazione elettromagnetica viene assorbita da un corpo durante l’uso di un telefonino, costituendo quindi un indice della sua pericolosità.

    A parte il fatto che è paradossale basare la nostra sicurezza su una misura difficilmente riconducibile al Sistema Internazionale delle unità di misura (cfr. [2]), e che è assolutamente assodato (vd. ad es. [3]) che il SAR è una misura altamente aleatoria, dato che varia in funzione dell’età del soggetto (ad es. perché un adolescente è più idratato di una persona anziana), della costituzione (ad es. altezza, dimensioni), e di altre condizioni (ad es. se vengono indossati o no gli occhiali), rimane l’ INSORMONTABILE PROBLEMA che il SAR nasce per misurare quanta sia l’energia assorbita dal corpo umano, e quindi in ultima analisi è legato al concetto di “effetto termico”, mentre è da tempo nota [4] l’esistenza di EFFETTI BIOLOGICI a BASSO LIVELLO e cioè a livelli di Campo Elettromagnetico inferiori a quelli “termici”.

    Questo cosa c’entra questo con la sentenza, dello scorso 11 aprile con la quale il Giudice Luca Fadda del tribunale di Ivrea riconoscendo il nesso causale tra Campo Elettromagnetico e tumore, condanna l’ INAIL al risarcimento del danno subito da un dipendente Telecom a seguito dell’uso intensivo del telefonino?

    C’entra eccome: non dubito affatto che tutti i telefonini usati dallo sfortunato protagonista della vicenda abbiano avuto un SAR rientrante nelle linee guida proposte da ICNIRP (che, ricordiamoci, non è un ente pubblico, ma di fatto un organismo privato, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che questo può comportare – cfr.: lo statuto ICNIRP [5]), e riprese in sede europea da CENELEC e dal Consiglio dell U.E. con la Raccomandazione 1999/519/CE [6].
    La verità è che ICNIRP, per sua stessa ammissione, regolamenta solo quello che si conosce, ma purtroppo non si conoscono i meccanismi di azione del Campo Elettromagnetico a BASSO LIVELLO, e quindi la domanda è : “come si può regolare qualcosa che non si conosce?”. Non lo si regola, appunto (vd. [6] e [7]). Alla faccia del PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, sia pure nella versione “europea”, che è parecchio edulcorata ed attenta a contemperare le esigenze della salute e quelle industriali [8]…
    Se riesco a capire che l’applicazione del Principio di Precauzione esula dalle competenze e dalle finalità di ICNIRP, mi risulta assolutamente incomprensibile perché tale principio non sia applicato dagli organismi europei.
    Dunque, il SAR non serve a nulla, tranne, probabilmemente, a permettere di scrivere la frasetta tranquillizzante che ho citato all’inizio.

    Come se ne esce?

    Occorre considerare le cose in altro modo, un po’ meno prono alle esigenze dell’industria. In casa nostra, in Italia, ne abbiamo un esempio, anzi, probabilmente abbiamo l’ ESEMPIO migliore al mondo di come la questione dei Campi Elettromagnetici si possa affrontare…

    L’ APPROCCIO PROTEZIONISTICO ITALIANO
    Spesso si sente argomentare che “i limiti italiani -i noti 6V/m per intenderci- sono molto più restrittivi di quelli della maggioranza degli altri stati”. Quello che sembra sfuggire ai più è che non solo i limiti sono diversi, ma soprattutto lo è il quadro scientifico in cui detti limiti si inseriscono [9].

    La questione principale è che mentre gli EFFETTI TERMICI sono ben conosciuti, e quindi è agevole trovarne i limiti protezionistici di esposizione, ad oggi rimane sconosciuto il meccanismo di azione biologica del Campo Elettromagnetico a BASSO LIVELLO.

    Come abbiamo visto sopra, un approccio protezionistico basato su SAR non solo risente del vizio originale di essere in ultima analisi legato all’energia e quindi agli effetti termici, ma è anche di applicazione piuttosto aleatoria.
    Ciò nonostante, la Raccomandazione 1999/519/CE del 12 luglio 1999 (“Raccomandazione del Consiglio relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 a 300 GHz”) riprende integralmente le linee guida dell’ICNIRP, che si basano esattamente su valutazioni del SAR: ma questo è come dire che si prendono in considerazione solo gli effetti termici.

    L’approccio protezionistico italiano rovescia il paradigma: non si limita più l’esposizione a partire dalla considerazione dell’energia assorbita dai tessuti, ma SI LIMITA LA SORGENTE.
    La linea seguita dal nostro paese non è particolarmente bizzarra, dato che nel mondo non siamo i soli ad adottare questo approccio: altre nazioni lo condividono con noi, ad es. la Svizzera e la Cina (la prima con limiti minori, la seconda con limiti maggiori di quelli italiani ma inferiori ai “livelli di riferimento” della Raccomandazione Europea).

    Inoltre il “modello italiano” non è soltanto ragionevole, ma è anche quello PIU’ APPLICATO tutte le volte che un inquinante minaccia la salute umana: ad es. nell’alimentazione viene limitata la quantità di sorgenti potenzialmente tossiche NEI PRODOTTI, e non QUANTO di un certo inquinante il nostro corpo possa assorbire.

    A partire dal 2012 questo pregevole ed innovativo (per il settore) impianto normativo ha subito ripetuti attacchi, per es.:
    – con l’ art.14 della L.179 del 18/10/2012 , che ha imposto una sorta di media sulle 24 ore delle misure relative al valore di attenzione (e prevedendo anche la misurazione a 1,5 m. sul piano di calpestio ha in qualche modo reintrodotto il concetto di SAR);
    – con il Decreto del Ministero Ambiente (MATTM) del 5/10/2016 riguardante il fattore di attenuazione (fino a 6 dB) del Campo Elettromagnetico da parte di pareti e dei solai, che in caso di pareti senza finestre porta ad un RADDOPPIO del limite, e lascia una imbarazzante possibilità ai gestori di autocertificare comunque una attenuazione anche in presenza di aperture; NONOSTANTE questo, tale decreto è stato definito dal Ministro Galletti “… un altro passo avanti verso la definizione di parametri definiti sull’esposizione ai Campi Elettromagnetici, a tutela della salute dei cittadini “.

    INFINE, UNA PROPOSTA
    Deve essere ben chiaro che l’impianto normativo dell’ Approccio Protezionistico Italiano di cui ho parlato si riferisce alle stazioni radio base (SRB) , alle “antenne”, per intenderci, ma penso che questo modo di considerare la questione potrebbe essere esteso con relativamente poca spesa anche al mondo dei terminali portatili .

    In sostanza l’Opinione Pubblica (se sta succedendo, a torto o ragione per l’ Olio di Palma, perché non dovrebbe succedere per i Campi Elettromagnetici ?) potrebbe spingere l’industria a progettare reti di telefonia mobile che richiedano un livello minimo di campo inferiore ai circa -110 dBm attuali, e contemporaneamente a progettare terminali (cioè telefonini) parimenti capaci di operare a livelli più bassi. Da progettista sono convinto che con una spesa accettabile, diciamo di pochi punti percentuali sul prezzo del telefonino, i limiti di funzionamento siano facilmente migliorabili di 5-6 dB : questo potrebbe portare ad una sensibile diminuzione della potenza emessa.
    E se non vi convince questo, pensate a quanto durerebbero di più le batterie…

    Certo, occorre lungimiranza, intelligenza (nel senso latino di “legere intus”, leggere dentro le cose), e soprattutto occorre un alto grado di consapevolezza da parte dell’Opinione Pubblica…

    Ma penso si possa fare.

    ——

    [1] Claudio Poggi è laureato in Ingegneria Elettronica al Dipartimento di Ingegneria Biofisica ed Elettronica dell’ Università di Genova, e si occupa da oltre 30 anni della progettazione di apparecchiature elettroniche, spesso elettromedicali, e delle problematiche inerenti l’uso dei Campi Elettromagnetici. www.claudiopoggi.it

    [2] Il SI (Sistema Internazionale delle unità di misura) in Italia è il sistema legale di misura da adoperarsi obbligatoriamente in forza del D.P.R del 12 agosto 1982, n. 802 , attuazione della direttiva (CEE) n. 80/181 relativa alle unità di misura (in GU n.302 del 3-11-1982) . Il SAR è espresso con la relazione SAR=dW/dm ma la massa (espressa come m=densità*volume) non è derivabile perchè nei modelli del corpo umano è una grandezza discontinua! Una considerazione simile è valida se la definizione di SAR anzichè con differenziale è espressa con integrale di volume.

    [3] Y-Y. Han, O.P.Gandhi,A.deSalles,R.B.Herberman and D.L.Davis, ” Comparative assessment of models of electromagnetic absorption of the head for children and adults indicates the need for policy changes”, L. Giuliani and M. Soffritti eds., “NON-THERMAL EFFECTS AND MECHANISMS OF INTERACTION BETWEEN ELECTROMAGNETIC FIELDS AND LIVING MATTER”: an ICEMS Monograph, Eur. J. Of Oncology-Library, vol.5,pp.301-318,2010. Published, 10/2010. www.icems.eu.

    [4] ad es.: il Report “Bioinitiative 2012” in http://www.bioinitiative.org., oppure vd. ancora: “NON-THERMAL EFFECTS AND MECHANISMS OF INTERACTION BETWEEN ELECTROMAGNETIC FIELDS AND LIVING MATTER ” in http://www.icems.eu/papers.htm,

    [5] http://www.icnirp.org/en/about-icnirp/aim-status-history/index.html

    [6] U.E., Raccomandazione del Consiglio 1999/519/CE, Gazzetta ufficiale n. L 199 del 30/07/1999 pag. 0059 – 0070.

    [7] da “ICNIRP GUIDELINES FOR LIMITING EXPOSURE TO TIME; VARYING ELECTRIC , MAGNETIC AND ELECTROMAGNETIC FIELDS ( UP TO 300 GHZ )” ,www.icnirp.org/cms/upload/publications/ICNIRPemfgdl.pdf
    “ …in the case of potential long-term effects of exposure, such as an increased risk of cancer, ICNIRP concluded that available data are insufficient to provide a basis for setting exposure restrictions, although epidemiological research has provided suggestive, but unconvincing, evidence of an association between possible carcinogenic effects and exposure at levels of 50/60 Hz magnetic flux densities substantially lower than those recommended in these guidelines… ”

    questo è grossomodo l’approccio al problema per 50/60Hz, ma anche per le radiofrequenze non cambia molto:

    “…Basic restrictions and reference levels Restrictions on the effects of exposure are based on established health effects and are termed basic restrictions.”

    Cioè si regolamenta quello che è già noto; quanto al il resto, come gli effetti a lungo termine, è prima necessario che questi vengano riconosciuti, e quindi che siano accaduti… con buona pace del Principio di Precauzione [8].

    [8] estratto da il Principio di Precauzione in versione “europea”: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=URISERV:l32042&from=IT
    “principi generali … l’esame dei vantaggi e degli oneri risultanti dall’azione o dall’assenza di azione …”
    “L’onere della prova: nella maggior parte dei casi, i consumatori europei e le associazioni che li rappresentano devono dimostrare il pericolo associato a un processo o a un prodotto messo sul mercato, eccezione fatta per i medicinali, i pesticidi o gli adittivi alimentari….”
    [9] L’innovativa cornice scientifica relativa alla “limitazione della sorgente” fu per la prima volta presentata dal Dott. Livio Giuliani al XXX Congresso Nazionale dell’AIRM (Assoc. It. di Radioprotezione Medica), Cavalese, nel Febbraio 1998 e poi inserita nella “Proposta Aggiuntiva dell’Ispesl” al “Documento Congiunto Ispesl-ISS sulle Problematiche della Esposizione delle Lavoratrici e dei Lavoratori e della Popolazione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici di frequenza compresa tra 0Hz e 300 GHz”, pubblicata su Fogli d’Informazione ISPESL 1997, S(4).

     

    Il candidato sindaco di Genova del MoVimento 5 Stelle è Luca Pirondini

     

     

    Il contenzioso giudiziario con Marika Cassimatis “finisce qui”, come riconosciuto dalla stessa e dai suoi legali a seguito della “rinuncia alla candidatura sotto le insegne del M5s da parte dei componenti” della sua lista; per tale motivo, avendo la stessa abbandonato il contenzioso, non c’è più interesse da parte del MoVimento a coltivare il reclamo, che pure avevamo proposto e ritenevamo fondato.

    A chiusura di questa vicenda, con riferimento al post del 14 marzo 2017, preciso che le considerazioni espresse, anche quelle relative a comportamenti contrari ai principi del MoVimento 5 Stelle, riguardavano genericamente alcuni componenti della lista Cassimatis e non quest’ultima nello specifico, e che gli intenti di tali considerazioni non erano né volevano essere denigratori della sua persona. Preciso, altresì, che la dichiarazione “Nel MoVimento 5 Stelle non c’è più spazio per chi cerca solo poltrone“ non si riferiva alla signora Cassimatis, ma a quei fuoriusciti che non si sono dimessi dagli incarichi nelle Istituzioni per i quali erano stati eletti come rappresentanti del M5S”, come si evince chiaramente dal seguente passaggio del medesimo post: “anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti”.

    Archiviata questa vicenda, il nostro obiettivo è Luca Pirondini sindaco di Genova. Forza!

    #ProgrammaAgricoltura: la Politica Agricola Comune (PAC)

    #ProgrammaAgricoltura: la Politica Agricola Comune (PAC)

    #ProgrammaAgricoltura: la Politica Agricola Comune (PAC)



    di MoVimento 5 Stelle

    La PAC costituisce (e costituirà) la principale fonte finanziaria a sostegno dell’agricoltura. Circa il 35% del bilancio della UE viene destinato al settore agricolo. I fondi vengono però suddivisi sulla base di alcuni pilastri che hanno la necessità di essere rivisti in quanto non corrispondenti a logiche legato alla produttività, ma a quelle dettate dal commercio avente come faro la WTO.
    Il modello è quello industrializzato e globalizzato che mal si sposa con la centralità dell’agricoltura per l’economica e il territorio. Un modello alternativo invece sarebbe quello di ripartire dallo sviluppo territoriale che consenta un benessere diffuso locale attraverso la valorizzazione delle risorse locali. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di esprimere multifunzionalità, non limitandosi al compitino per l’intercettazione dei fondi, ma per la costituzione di un modello che inverta la tendenza attuale.

    di Simone Vieri, Ordinario di Economia e politica agraria, Univ La Sapienza Roma

    La PAC è stata per lungo tempo la principale politica agricola sostenuta a livello europeo. In 55 anni di storia è stata modificata e revisionata tante volte, e adesso non ha praticamente più niente dei contenuti originari, non vi è più traccia dei contenuti nutrizionistici.

    Il sostegno agli agricoltori è assicurato attraverso due strumenti: un aiuto diretto al reddito la cui concessione è condizionata al rispetto alcune norme ambientali; una serie di politiche di tipo socio-strutturale, le cosiddette politiche di sviluppo rurale, che dovrebbero sostenere lo sviluppo locale, e che sono attuate in Italia attraverso le regioni.

    Attraverso questo lungo processo di riforma che ha conosciuto la PAC nel corso della sua storia, molte situazioni si sono create ma sono rimaste molte delle contraddizioni iniziali di questa politica. Ancora oggi la PAC è fortemente gravata da un elevato livello di burocrazia, presenta problemi nella distribuzione del reddito: circa i 3/4 del reddito di sostegno agricolo finisce a meno di un quarto di agricoltori europei.

    Ci sono problemi sotto il profilo di sostenibilità ambientale, forme di agricoltura come le monocolture e gli allevamenti intensivi continuano ad essere fortemente praticate, mentre le forme di agricoltura a minor impatto ambientale tendono a veder riconosciuto effettivamente il loro ruolo.

    La dotazione per le misure di politica socio strutturale è ancora oggi carente, e non sufficiente a dare risposte adeguate rispetto ai bisogni di sviluppo dei sistemi locali. Ma la contraddizione forse più forte della PAC attuale è che essa non è più una politica autonoma, che rappresenta la sintesi delle istanze provenienti dai paesi europei, ma è diventata una politica che praticamente ha in sé solo le misure che l’Organizzazione mondiale del commercio le consente.

    L’attuale assetto della PAC è infatti figlio della necessità di adeguare i contenuti delle politiche agrarie a quelle che sono le regole del commercio multilaterale. In questa situazione, tutte queste criticità costituiscono dei problemi, ma non devono far dimenticare che la PAC era e resterà il principale strumento a sostegno degli agricoltori. Per questo motivo, occorre riformarla per renderla più possibile efficace rispetto a quelle che sono le esigenze e le potenzialità di sviluppo dei nostri sistemi agricoli, e però nel fare questo non si dovrà neanche dimenticare che l’agricoltura non può essere decontestualizzata dal sistema socio economico nazionale.

    Quindi la PAC dovrà essere importante per dare risposte all’agricoltura, ma dovrà anche essere in grado di integrarsi con le altre politiche economiche. Per fare questo occorre sostenere un processo di riforma e bisogna inserirsi in modo importante nel dibattito che attualmente è in corso a livello europeo, e che dovrà portare entro la fine di quest’anno alla definizione di proposte per la nuova PAC per il periodo 2021-2028.

    Questo non è sufficiente perché per noi, per la nostra agricoltura, occorre andare un po’ oltre la PAC. Noi abbiamo bisogno di sostenere la ripresa economica. Nel periodo tra il 2008 e il 2014 abbiamo perso più di 9 punti di Pil, che solo in minima parte sono stati recuperati dai modesti incrementi di ricchezza registrati tra il 2015 e l’anno in corso. Abbiamo bisogno di rilanciare un modello che sia diverso da quello che ci ha portato ai disastri attuali. Abbiamo bisogno di un modello che torni a far lavorare le persone sui territori. Un modello in grado di creare benessere diffuso, attraverso la valorizzazione delle risorse locali. A questo fine il ruolo dell’agricoltura è, e può essere, fondamentale.

    La nostra agricoltura ha due caratteristiche di straordinaria importanza. In primo luogo è al centro di un sistema che pesa il 15% del Pil nazionale, in secondo luogo determina il 92% del nostro territorio che non a caso è classificato come rurale.

    In questo contesto occorre dunque aver bene presente che se sposiamo questa esigenza di porre l’agricoltura al centro di un nuovo modello di sviluppo, dovremmo anche scegliere le priorità in base alle quali sostenere questo obiettivo. E le priorità non possono che essere queste: operare per una riforma della PAC che la depuri dalle attuali criticità e che la renda meno dipendente dalle regole del commercio multilaterale; oppure operare affinché le politiche nazionali si integrino sempre di più con quella agricola comune e sostengano e valorizzino il ruolo che l’agricoltura può svolgere ai fini dello sviluppo.

     

    Francesca ed Enrico non sono soli

    Francesca ed Enrico non sono soli

    Francesca ed Enrico non sono soli

    di MoVimento 5 Stelle

    Questo teschio di capra è stato recapitato a casa della nostra consigliere comunale di Serramazzoni (Modena) Francesca Marzani, ove abita anche il marito, ingegner Enrico Bussei, ex presidente del Comitato che si era battuto contro l’inceneritore e oggi attivista dell’associazione Libera contro le mafie.

    Francesca è impegnata fortemente nella battaglia contro la cementificazione selvaggia e devastazione del territorio. Determinata, lavora a testa bassa in questo comune modenese di 8.294 abitanti, ove però si avvertono messaggi mafiosi, visti anche i precedenti: minacce, teste mozzate di animali, incendi.

    Sono intervenuti i carabinieri per capire la natura del gesto ed è stata aperta un’inchiesta, perché a Serramazzoni resta un episodio non fuori dal comune e molto preoccupante.

    Il messaggio arriva guarda caso pochi giorni dopo l’approvazione del nuovo piano urbanistico del Comune e pochi giorni prima della sentenza che ammazza anni di indagini della Procura sull’urbanistica malata di Serramazzoni e sull’inceneritore, perché interviene ancora una volta la vergognosa prescrizione, che cala un velo di impunità su quelle che potevano essere gravi responsabilità. Per fortuna però l’inceneritore non verrà costruito, grazie al Comitato e ai tanti cittadini che si sono voluti battere per il loro diritto alla salute, e quindi grazie anche a Francesca ed Enrico.

    Non vogliamo pensare solo alla tutela della nostra famiglia, ma della imprescindibile necessità di garantire e difendere la civiltà e la lealtà in una comunità da troppo tempo ferita e spesso piegata a metodi e approcci inaccettabili, non faremo un solo passo indietro, non modificheremo di una sola virgola i valori e le azioni che abbiamo condiviso e difeso in questi anni di impegno civile.”

    Sono state queste le loro prime parole, parole di coraggio e responsabilità verso una piccola comunità che sembra essere immersa in un contesto ove gli interessi di qualcuno la pervadono e la immergono in un clima di paura.

    Francesca ed Enrico non hanno paura e, anche se sono solo cittadini che si battono per i diritti dei cittadini che ogni giorno vivono questa realtà, sanno di avere l’appoggio di migliaia di altri cittadini onesti che non ci stanno più a vivere in questa situazione. Ecco perché teniamo ad inviargli la nostra solidarietà e quella di tutto il M5S. Non siete soli.

     

    La grottesca fantasia di Anzaldi

    La grottesca fantasia di Anzaldi

    La grottesca fantasia di Anzaldi

    di Roberto Fico

    Non saprei dire se il gesto di Anzaldi sia più grave o grottesco. Estrapolare una frase da uno show e sulla base di questo scrivere una lettera al Ministro dell’Interno a tutela dell’incolumità dei giornalisti è un atto irresponsabile.

    Si tratta evidentemente di battute, che spesso Beppe Grillo rivolge direttamente ai presenti in sala. Credo che il Ministro dell’Interno abbia cose più serie da affrontare degli allarmi degli esponenti del Pd, privi di qualsiasi fondamento, frutto della loro fantasia. Anzaldi non scomodi il Ministro dell’Interno a sproposito e si preoccupi un po’ di più delle diffamatorie fake news che partono dal suo partito, come quella di recente rilanciata da Alessandra Moretti su un bimbo morto a Roma perché morso da un topo.

     

    Investiamo sull’intelligenza italiana!

    Investiamo sull'intelligenza italiana!

    Investiamo sull’intelligenza italiana!

    di Davide Casaleggio

    Ieri sono intervenuto all’#InternetDay organizzato dall’AGI. Ecco il video e di seguito il mio intervento.

    Oggi sono qui per parlarvi di investimenti, investimenti sull’intelligenza. Nel 2016 in Italia sono stati investiti circa 160 milioni di euro da parte di Venture Capital nelle startup. Ora questo numero in sé può dirci poco, in realtà nei prossimi 10 minuti cercheremo di capire cosa vuol dire questo numero, cosa vuol dire 160 milioni rispetto al resto d’Europa, cosa vuol dire investire 160 milioni in startup e in quali ambiti ha senso oggi investire. Alcuni di questi dati provengono da un rapporto sull’European Venture Capital, report che ha investigato e investiga tuttora gli investimenti da parte di Venture Capital. Quindi aziende private che possono essere incentivate, aiutate da parte dello Stato verso nuove società, startup che crescono e fanno emergere l’innovazione in Italia e nel resto d’Europa.

    Forse conoscerete Yoox: Yoox è forse uno dei pochi esempi di startup italiana che è riuscita nel suo percorso a raccogliere alcuni investimenti privati da Venture Capital italiani ma soprattutto esteri, poi andare in Borsa, poi fondersi con un altro gruppo net-a-porter inglese e quindi diventare un colosso internazionale. Però questo è uno dei pochissimi esempi che noi abbiamo in Italia di startup di successo, che è riuscita a posizionarsi sul mercato grazie a investimenti iniziali soprattutto esteri. C’è anche un Venture Capital italiano che ha collaborato sul suo caso, poi è riuscita a ottenere i suoi 95 milioni di euro dalla ITO quotandosi in Borsa, quindi è un’avventura che è sicuramente un bel caso di successo. Abbiamo più recentemente diverse società che hanno ricevuto investimenti da parte di Venture Capital anche in Italia, per esempio ne cito una, MoneyFarm: ha recentemente cumulato circa 20 milioni di euro di finanziamento da parte dei Venture Capital ed è un’applicazione di intelligenza artificiale applicata alla gestione patrimoniale. L’anno scorso ha aperto anche a Londra, è partita da Cagliari, è una bella avventura.

    Ma cosa succede alla maggior parte delle società, delle startup italiane? Raccolgono circa 500mila – 5 milioni di euro, queste sono le cifre che le startup italiane riescono a raccogliere. Forse c’è qualche altra eccezione, per esempio recentemente c’è Musement che ha raccolto circa 15 milioni di euro, però se andiamo a vedere i nostri 160 milioni di euro investiti in startup da parte di Venture Capital in Italia, poi affrontiamo gli altri Paesi europei e vediamo che sicuramente è una cifra che non sta in piedi, che non permette alle aziende italiane di competere sul mercato europeo, tantomeno quello statunitense. Se vediamo la Gran Bretagna, stiamo parlando di 3,2 miliardi di euro investiti nel 2016 -in un anno- la Francia 2,7 miliardi, ed è la nazione che ha visto il balzo più importante perché la crescita dell’anno precedente è enorme, è passata da un miliardo e mezzo a 2 miliardi e 700 con la crescita più importante di investimenti in startup in Europa. Vi ricordo: in Italia 160 milioni.

    Poi abbiamo la Francia che sicuramente, come vi ho appena citato, è un esempio importante dal punto di vista sia del volume complessivo, perché sicuramente questi miliardi di euro investiti in startup sono cifre importanti, ma anche dal punto di vista della crescita. Vuol dire che stanno applicando una serie di azioni dal punto di vista del governo ma soprattutto da quello dell’infrastruttura dell’ecosistema delle startup e dei Ventures capital sulla Francia, che permette questa crescita molto importante per l’impresa nuova, l’innovazione in Francia. Vi dico giusto due dati: in Francia oggi è possibile creare impresa in quattro giorni, un giorno in meno della Gran Bretagna, 7 giorni in meno della Germania. Ora questo è un esempio di come le startup in Francia possono essere più avvantaggiate rispetto ad altri paesi d’Europa, ma soprattutto è un incentivo anche per gli investitori ad avere meno burocrazia.

    Dal 2012 ad oggi ci sono state diverse azioni anche in Italia, che hanno facilitato l’attivazione di nuove startup. Il problema italiano è sicuramente la parte degli investimenti non solo pubblici ma anche privati, e questi investimenti privati devono avere un ecosistema che gli permetta di svilupparsi. Un altro dato sulla Francia che volevo citarvi: nei primi due mesi, gennaio-febbraio 2017, in Francia sono stati investiti 472 milioni di euro, che vuol dire tre volte quello che è stato investito in tutto il 2016 in Italia. E’ una cifra importantissima, e non possiamo permetterci di avere questo gap in termini di investimento rispetto a un paese d’oltralpe. In Gran Bretagna, che è il Paese in cui abbiamo 3,2 miliardi di euro investiti lo scorso anno, quindi è il Paese che in Europa si è posizionato meglio dal punto di vista degli investimenti in startup, c’è una serie di attività che sono state fatte dallo Stato per incentivare e migliorare le relazioni, quindi anche in termini di servizi per le startup, che hanno permesso questi dati. Se andiamo a vedere -do un’anticipazione di uno studio che presenteremo la prossima settimana sull e-commerce in Italia, in cui faremo un focus anche sugli investimenti nell’ e-commerce in Europa ma soprattutto in Italia-, le prime tre società di e-commerce più finanziate d’Europa non sono italiane. Questa forse non è una sorpresa: abbiamo Hellofresh, Blablacar e Let’s Go, una tedesca, una francese, una spagnola, che hanno ricevuto oltre 300 milioni di euro ciascuna di finanziamento per far partire un’iniziativa nuova, -perché sono tutte iniziative nuove e alcune stanno entrando anche in Italia, una in particolare di queste tre- che permettono a queste società di espandersi e di prendersi ovviamente i vari mercati europei. Oltre 300 milioni di euro vuol dire circa il doppio di quello che in tutto l’anno 2016 tutte le società in Italia hanno ricevuto. Una singola società.
    Quindi quello che è importante è capire: se le società italiane ricevono 500 mila euro o fino a 5 milioni di finanziamento per crescere, per potenziarsi, per investire in ricerca e sviluppo, come fanno queste a competere con altre società che dall’estero, d’oltralpe, arrivano e sono state finanziate per la loro ricerca e sviluppo 300 milioni di euro? E’ impossibile.

    Questa sfida è impossibile. Quindi è necessario che le società italiane possano avere accesso a finanziamenti per riuscire a crescere e investire. In ricerca e sviluppo, ma anche in presa del mercato, perché uno degli obiettivi delle società e soprattutto nell’ e-commerce, come gli esempi che vi ho portato adesso sul mercato internazionale, è quello di prendere quote di mercato. Quindi fino a quando ci troveremo a competere con società che hanno le risorse per prendersi le nostre quote di mercato in Italia, le società italiane dovranno semplicemente subire l’innovazione portata dall’estero. Se andiamo a vedere tutti gli altri paesi dell’Europa, perché adesso vi ho citato la Francia la Gran Bretagna, la Germania, e anche la Spagna, in realtà noi siamo verso la fine di questa classifica. Ci supera la Finlandia che ha circa il doppio degli investimenti in startup rispetto all’Italia, ma ci supera pure il Belgio. Ora stiamo parlando di Paesi che rappresentano dal punto di vista della popolazione una regione italiana, quindi questo tipo di divario non è più accettabile, e sicuramente è necessario capire come creare un ecosistema, un’infrastruttura per le startup, per l’innovazione generale, che permetta di intercettare quello che sta per arrivare.

    Prima abbiamo avuto Cingolani che ci ha parlato di innovazione e robotica, sicuramente la parte robotica è una parte dell’innovazione che sta per arrivare, l’altra parte è l’intelligenza artificiale che assieme alla robotica probabilmente porterà uno sviluppo. L’Istituto Italiano di Tecnologia è sicuramente un’eccellenza italiana dal punto di vista della ricerca, e dobbiamo riuscire a capire come investire anche in impresa e come fare in modo che l’impresa italiana possa intercettare questo trend che sta arrivando, questa nuova dimensione che Accenture così descrive: “Le tecnologie di intelligenza artificiale porteranno entro il 2035 a un raddoppio annuale della crescita economica in 12 economie sviluppate, e miglioreranno la produttività fino al 40%.” Ora se noi abbiamo la capacità di investire in questa direzione come Stato, come imprese, e come ecosistema, riusciremo a essere uno di questi 12 Paesi e quindi riusciremo a intercettare questa crescita. Se non intercetteremo questo trend, non faremo parte di questi 12 Paesi e quindi non andremo a competere sull’innovazione, non andremo a competere sulla tecnologia, andremo a competere probabilmente con i salari cinesi.
    Per darvi un’idea di quanto si sta investendo, già l’anno scorso 2016 sull’intelligenza artificiale in giro per l’Europa: stiamo parlando di 1,8 miliardi investiti in startup per questo tipo di tecnologia. Oggi rappresenta circa il 10% degli investimenti totali in startup e innovazione dal punto di vista dei Ventures Capital, probabilmente sarà uno dei trend più importanti nei prossimi anni e già a partire dal prossimo anno. Se andiamo a vedere quali sono i Paesi che stanno investendo di più in questo ambito, quindi dell’intelligenza artificiale, vediamo la barretta in alto -spero si veda- è la Gran Bretagna. E’ più difficile trovare l’Italia, che se scorrete verso il basso vedrete che rappresenta circa l’1% degli investimenti da parte di Venture Capital in tecnologia di intelligenza artificiale. Ora noi dobbiamo riuscire a capire come portare quella barretta in alto, magari anche a superare la Gran Bretagna. Come fare per ottenere questo risultato? Sicuramente dobbiamo avere investimenti statali in questa direzione, nella direzione dell’intelligenza artificiale, nella ricerca, questo è sicuramente un un ambito molto importante, ma anche in impresa. Stimolare le università a sviluppare dei progetti legati all’intelligenza artificiale, investire nelle infrastrutture, proprio questo mese in Francia a Parigi è stato aperto il più grande campus delle startup al mondo, la Station F, con investimenti anche da parte di Facebook. Perché non possiamo essere in grado di aprire noi il più grande campus delle startup al mondo? Perché noi non possiamo aprire il più grande centro di ricerca legato all’intelligenza artificiale, compreso il coinvolgimento delle imprese in questo senso? Questa è sicuramente la direzione che dobbiamo prendere nei prossimi mesi, nelle prossime settimane.

    Oggi vi ho parlato di intelligenza artificiale, sicuramente volevo lasciarvi anche con un pensiero legato all’intelligenza partecipata. Oggi in Italia noi abbiamo un esempio di un primato italiano, un unicum al mondo dal punto di vista dello sviluppo di un’attività, che ha permesso a persone di mettersi assieme e creare un’intelligenza collettiva. Rousseau infatti ha permesso diverse attività che non erano mai state fatte al mondo online da parte di un movimento politico, per esempio la scelta dei candidati online nel Parlamento europeo ma anche in quello italiano. Nel Parlamento europeo abbiamo avuto circa 80mila persone che potevano candidarsi, 5000 persone che si sono candidate, 80 persone circa che sono finite nelle liste, e oggi abbiamo 15 parlamentari europei. Semplicemente da una selezione online in cui c’è stata una partecipazione collettiva. Stiamo in realtà creando il programma online anche in queste settimane, con un coinvolgimento attivo delle decine di migliaia di iscritti che ogni volta partecipano alla costruzione di questo programma. Abbiamo le leggi presentate in Parlamento, ma anche a livello regionale ed europeo, che vengono discusse online con tutti gli iscritti prima di essere depositate. Abbiamo Lex Iscritti che permette ai cittadini di presentare le proprie proposte, oggi ne abbiamo raggiunte circa 800 di cui 14 sono già state presentate in Parlamento perché votate da parte di tutti gli altri iscritti. Volevo lasciarvi con un ultimo messaggio: che sia intelligenza artificiale o intelligenza collettiva, sicuramente dobbiamo iniziare a investire nell’ intelligenza italiana, e dobbiamo creare l’infrastruttura per permettere a Venture Capital, Stato o chiunque di poter investire e sviluppare nell’intelligenza italiana. Vi ringrazio.

     

     

    Legge elettorale: partiamo dal Legalicum

    Legge elettorale: partiamo dal Legalicum

    Legge elettorale: partiamo dal Legalicum

    di seguito l’intervista rilasciata da Luigi Di Maio ad Emanuele Buzzi del Corriere della Sera

    «Matteo Renzi la deve smettere di fare la politica dei due forni: ci dica se vuole fare una legge elettorale con Silvio Berlusconi per arrivare a un inciucio 2.0 o fare una legge seria»: Luigi Di Maio dopo l’intervento di Sergio Mattarella che ha chiesto con urgenza l’approvazione di una legge, prende posizione.

    Dopo le parole del capo dello Stato siete disposti a trattare con il Pd?
    «Ringrazio il presidente per l’appello, che dimostra quanto il Pd e il governo siano in difficoltà su questo tema. Per noi si parte dal Legalicum (la legge elettorale frutto delle correzioni della Consulta ndr), ma in commissione si può discutere di eventuali modifiche che ci vengano sottoposte come abbassare la soglia per il premio di governabilità».

    Quindi sarete favorevoli a modifiche sul premio?
    «Questo fa parte del dibattito in commissione. Per noi il Legalicum non è inscalfibile».

    Nei sondaggi siete sempre in testa, ora Grillo ha strizzato l’occhio ai mercati finanziari. Vi preparate a incontrare nuovi interlocutori?
    «Quel post di Grillo (pubblicato sul blog giovedì, ndr) è la dimostrazione di come gli economisti non ne azzecchino una. Brexit, Trump, referendum: le loro previsioni sono solo un tentativo di terrorizzare. Noi non siamo nemici dei mercati finanziari. Anzi vogliamo portare investimenti e imprenditori in Italia con piani a lungo termine».

    Lei la prossima settimana andrà a Harvard a spiegare il ruolo della democrazia diretta in Italia. Cosa dirà?
    «Racconterò anzitutto cosa è il Movimento e sarà una grande occasione per rispondere alle loro domande».

    Come è nato questo viaggio?
    «Si tratta di un viaggio non politico nato dall’invito di gruppi studenteschi, esteso poi al corpo docente e al rettore».

    Incontrerà anche imprenditori e la comunità italiana a Boston: cosa si aspetta?
    «Sarò al Mit e sì vedrò anche la comunità italiana. È una occasione per creare relazioni con il mondo universitario statunitense e ponti che possano aiutare lo sviluppo economico, l’istruzione, la ricerca».

    Cosa pensa di Trump? Come giudica i primi mesi della sua amministrazione?
    «Adesso è troppo presto per fare un bilancio. Noi ci siamo sempre espressi chiaramente, sia apprezzando le sue mosse sul rifiuto di alcuni trattati internazionali sia criticandolo per il suo operato in Siria».

    In Europa non prendete posizione sulle prossime elezioni. Perché?
    «Non è intelligente fare il tifo per un candidato o un altro: si rischia di fare la figura di Renzi con Clinton, da lui supportata, e Trump. In Francia entrambi i candidati sono distanti da noi, ma chi vincerà diventerà — se dovessimo governare — il nostro interlocutore istituzionale».

    Ha fatto molto discutere la classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere. Grillo anche ieri ha attaccato i giornalisti. Ma non state sbagliando con i media? Possibile che la classifica sia attendibile solo quando non vi criticano?
    «Personalmente siamo sorpresi che ci sia Grillo tra i problemi della libertà di stampa quando un ex premier possiede tre televisioni e il premier nomina i vertici Rai. Per noi c’è molto da fare. Dobbiamo risolvere il conflitto di interessi e la lottizzazione delle tv pubbliche: dopo aver sciolto questi nodi sono sicuro che ci sarà un rapporto più tranquillo con i media».

    Lei a messa dal Papa, Grillo intervistato da Avvenire, ma anche gli interventi duri della Cei verso di voi. Si è discusso molto di una vostra affinità con il mondo cattolico. Lei cosa ne pensa?
    «Credo che su alcune cose la pensiamo in modo simile e su altre abbiamo opinioni più distanti. Nell’ultimo mese ci sono state prese di posizione della Cei più che legittimamente critiche su alcuni temi etici o sui migranti e posizioni invece più affini su temi come il reddito di cittadinanza. Questo dimostra che non ci sono alleanze o accordi, ma che ognuno porta avanti i propri punti di vista. Quanto alla messa: l’ho vissuta da cattolico, da fedele. Per me è stato emozionante essere lì».

    A Genova Marika Cassimatis ha deciso di correre da sola e mettere fine alla bagarre giudiziaria. Però il fronte Cinque Stelle, ex compresi, ora ha tre candidati. Non rischia di diventare una gara a perdere?
    «C’è una sola lista del Movimento con candidato sindaco Luca Pirondini, gli altri fanno la loro corsa. Vedremo. Decideranno i cittadini di Genova, Verona e degli altri comuni che sindaco vogliono. Noi ci proponiamo come alternativa a chi ha governato finora».

    Si parla molto della questione migranti e Ong. Lei chiede rispetto per il procuratore di Catania Zuccaro, ma è un tema delicato e lei è intervenuto con parole dure.
    «Credo che nei prossimi giorni molti mi dovranno chiedere scusa. Io dico che c’è chi salva vite in mare e c’è anche lo spettro che possa esistere chi specula sulle vite dei migranti. Su un versante operano la Marina e alcune Ong, sull’altro c’è un procuratore che ha delle prove ma non le può usare in Italia e un ministro che lo richiama anziché aiutarlo. Io ho scoperchiato un vaso di Pandora: vediamo cosa accade».

     

    Sulla pelle dei migranti

    Sulla pelle dei migranti

    Sulla pelle dei migranti

    di L’Osservatore Romano

    Non bastano gli orrori della guerra, gli stenti di fughe interminabili, i rischi del mare aperto, lo sfruttamento economico e sessuale. Sulla pelle dei migranti sta emergendo un ennesimo scandalo: il sospetto — che purtroppo non sembra totalmente privo di fondamento — di una manipolazione a fini economici e politici anche delle operazioni di salvataggio.

    La questione è stata portata alla ribalta dalle dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che sta indagando, così come avviene da parte di altre procure siciliane, su presunti contatti tra alcune ong presenti nel Mediterraneo con proprie imbarcazioni e gruppi di scafisti. Il sospetto è che le navi delle organizzazioni non governative vengano utilizzate come una sorta di taxi dai trafficanti di esseri umani per fini tutt’altro che umanitari. Un atto doveroso e irrinunciabile, come quello di salvare vite umane, verrebbe così stravolto, infangato da interessi e giochi di potere. Così come è già accaduto per l’accoglienza diventata occasione di speculazione da parte di organizzazioni criminali.

    Le polemiche di questi giorni non aiutano a chiarire la questione. E la paura che venga meno lo sforzo generoso di molti per il salvataggio dei migranti non può portare a semplificare il problema negandone l’esistenza. È necessario liberare il campo da posizioni preconcette o utilitaristiche, così come è indispensabile tenere costantemente presente il dovere di salvare i migranti anche dallo sfruttamento che può essere fatto del loro dramma. Uno degli obiettivi delle indagini della procura di Catania è quello di accertare la provenienza dei fondi con i quali le ong sostengono le ingenti spese per il mantenimento delle navi in mare. In tutto questo c’è chi punta a garantire alternative ai viaggi della disperazione. Grazie ai corridoi umanitari, sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino altri 57 profughi siriani, dopo i 68 di ieri e i circa 700 dei mesi scorsi. Provengono soprattutto dalle città di Homs e Aleppo ed erano rifugiati in campi in Libano.

     

     

    #NonLasciamoSoloZuccaro: verità sulle Ong e sul Cara di Mineo

    #NonLasciamoSoloZuccaro: verità sulle Ong e sul Cara di Mineo

    #NonLasciamoSoloZuccaro: verità sulle Ong e sul Cara di Mineo

    di Giuseppe Brescia

    Quale è il motivo di tutto questo accanimento da parte del Governo su un uomo dello Stato come il Procuratore di Catania Zuccaro, che sta invece chiedendo aiuto per arrivare alla verità sui presunti business di migranti gestiti dai criminali e che vedrebbero coinvolte alcune ONG?

    Il motivo per caso è l’indagine che sta portando avanti sempre lo stesso procuratore Zuccaro sul CARA di Mineo e che mira a farlo chiudere, perché al centro di una serie di atti illegali.

    Ecco allora perché il Governo ed il PD lo attaccano, anziché elogiarne il lavoro e sostenerlo.

    L’indagine del Procuratore probabilmente sta andando a colpire gli interessi economici legati alla gestione e accoglienza dei migranti e riconducibili alle cooperative utilizzate dal NCD di Alfano. Quelle sotto inchiesta per probabili assunzioni in cambio di voti politici. Ecco a chi sta dando anche fastidio l’indagine.

    E tutto questo con la chiara complicità del PD che, ricattato da Alfano, ha bocciato una mozione del M5S che prevedeva la chiusura dei CARA di Mineo a seguito degli illeciti riscontrati.

    Il M5S non lascerà solo il Procuratore Zuccaro, così come non lascera’ mai soli tutti coloro che vogliono arrivare all’accertamento della verità. Andremo fino in fondo! Solidarietà e sostegno per Zuccaro.

      #5giornia5stelle 119° puntata, 28 aprile 2017

      #5giornia5stelle 119° puntata, 28 aprile 2017

      Questa settimana 5giornia5stelle sposa l’appello lanciato dal M5S nel Parlamento Europeo per chiedere la liberazione di Cristian Provvisionato, detenuto in Mauritania in attesa da ben due anni di sapere i capi di imputazione di cui viene accusato.
      Ma il primo servizio del notiziario è dedicato al documento di economia e finanza presentato dal Governo ed oggetto delle critiche dei portavoce in parlamento del M5S. Ascoltiamo a Palazzo Madama Elisa Bulgarelli, Giovanna Mangili e Barbara Lezzi. Alla Camera Vincenzo Caso e Federico D’Incà.
      Spazio poi alla vicenda Alitalia, ascoltiamo la ricetta M5S per voce di Luigi Di Maio.
      Torniamo ai dibattiti in aula. Il Primo Ministro Gentiloni ha infatti ascoltato gli interventi e le risoluzioni presentate in vista del viaggio a Bruxelles per dirimere con i suoi colleghi europei la strategia per la Brexit. Per il M5S ascoltiamo i deputati Cosimo Petraroli ed Alessio Villarosa, al Senato Carlo Martelli.
      Question time della settimana rivolto al Ministro Padoan. Gli si rivolge Carla Ruocco nell’aula di Montecitorio per chiedere un risarcimento miliardario da quelle agenzie di rating protagoniste del doppio declassamento dell’Italia del biennio 2011-2012 che, secondo il dispositivo della sentenza del processo di Trani non doveva essere fatto.
      Ci spostiamo al Senato per la discussione sul disegno di legge sulla concorrenza. Approda in aula dopo 9 mesi di gestazione e la sensazione è che occorreranno altri mesi. Ascoltiamo dunque gli interventi di Andrea Cioffi e Gianluca Castaldi.
      Infine, dopo una clip dedicata al caso di Cristian Provvisionato, ascoltiamo la denuncia delle portavoce europee a 5 stelle circa la stravagante annessione dell’Arabia Saudita a membro della Commissione ONU per i diritti delle donne.
      Anche per questa settimana è tutto, vi diamo appuntamento a venerdì prossimo.


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      Polli alla diossina nel Nord Italia: chi nasconde lo scandalo?

      Polli alla diossina nel Nord Italia: chi nasconde lo scandalo?

      chicken_farm.jpgdi Marco Zullo, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

      “La Commissione europea ha finalmente risposto al mio ennesimo accesso agli atti inviandomi il documento che fa chiarezza su chi le abbia comunicato i dati che minimizzavano la grave situazione di diffuso inquinamento ambientale presente nell’area di Maniago (PN), non permettendole di prendere in considerazione i due polli che risultavano contaminati dalla diossina.

      Da tempo mi sto occupando personalmente del caso. La risposta alla mia seconda interrogazione che ho presentato il 6 ottobre 2016 al Commissario alla Salute Andriukaitis è stata: “i due campioni non conformi ai limiti massimi di diossina presenti nelle carni di pollo analizzati nel 2015 provenivano da due piccole aziende a conduzione familiare, situate l’una vicino all’altra, in cui era allevato solo un numero ridotto di galline ovaiole. La situazione di queste aziende a conduzione familiare è stata oggetto di verifica in loco da parte delle autorità sanitarie locali mediante analisi dell’ambiente e degli alimenti di origine animale. Il problema è stato individuato nella cattiva manutenzione del cortile in cui erano allevati i polli ruspanti, dove sono state riscontrate prove dello sversamento di rifiuti (oli lubrificanti, ceneri residue e rifiuti incombusti)”.

      Finalmente ho in mano il documento in cui si vede che la suddetta frase incriminata proviene in realtà dalla comunicazione ufficiale del Ministero della Salute italiana, che risponde alla Commissione europea proprio in merito alla mia prima interrogazione del 16 febbraio 2016, come si può leggere nell’oggetto stesso della comunicazione, che potete trovare qui in allegato.

      Visto che il Ministero per rispondere alla Commissione europea si basa sui documenti che riceve dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che è dunque la prima responsabile della grave minimizzazione del caso, chiedo ancora una volta a gran voce che la Regione scopra le carte e adotti tutti i provvedimenti necessari per portare alla luce il responsabile di questa inadeguata vigilanza. Saranno in grado di risponderci chiaramente una volta per tutte?”

      Regioni povere derubate dei fondi che vanno a studi e consulenze #PdSceriffoDiNottingham

      Regioni povere derubate dei fondi che vanno a studi e consulenze #PdSceriffoDiNottingham

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      di Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle

      “La politica di coesione è l’ultima speranza per milioni di cittadini. Ci sono 123 milioni di poveri in Europa, interi territori vengono abbandonati per l’emigrazione di massa e il Parlamento europeo cosa fa?

      Anziché potenziare i programmi di coesione, anziché rafforzare il pilastro sociale, magari investendo sul reddito di cittadinanza, prende 142 milioni di euro per fare nuove consulenze sulle riforme strutturali. Questi fondi dovevano essere destinati per aiutare le Regioni povere d’Europa a uscire dall’emarginazione ed in particolare erano stati allocati proprio all’assistenza tecnica, al fine di migliorare quantità e qualità dei progetti. Anche gli europarlamentari del Pd e di Forza Italia hanno votato a favore di questo provvedimento. Sono come lo Sceriffo di Nottingham: prendono i soldi ai poveri per darli ai ricchi. 

      VIDEO. Guarda il duro intervento in aula di Rosa D’Amato contro l’ennesimo furto ai danni dei cittadini in difficoltà.

      Le riforme strutturali dell’Unione europea hanno fallito in Grecia, a Cipro, in Portogallo e in Italia. Hanno aumentato il numero dei disoccupati e aumentato le diseguaglianze sociali. Per riforme strutturali, si intendono quelle relative al mercato del lavoro e quindi alla previdenza sociale, alla liberalizzazione e privatizzazione di servizi, per non parlare del campo dell’istruzione e alla formazione: riforme che calpestano i diritti dei cittadini.

      Giù le mani dalla politica di coesione.
      Per questo motivo, abbiamo presentato, sia in Commissione Sviluppo Regionale che in plenaria, un emendamento di rigetto alla proposta della Commissione europea e abbiamo votato contro l’accordo provvisorio uscito dalla negoziazione tra Parlamento, Consiglio e Commissione.

      Non c’è bisogno di commissionare uno studio per capirlo. Non c’è bisogno di nuove consulenze per giustificare le riforme che massacrano milioni di cittadini. Il Pd e tutti quelli che hanno votato questo provvedimento dovrebbero uscire dalla torre d’avorio in cui si sono rinchiusi. Uscite dal Palazzo, incontrate i cittadini. Ascoltate di cosa hanno bisogno. È questa la riforma che serve all’Europa.

      Guarda come hanno votato gli europarlamentari. I riferimenti sono da pagina 17 a 20. Emendamenti 40 e 41 (Il Parlamento respinge la proposta della Commissione, presentato da Efdd e Enf) ed emendamento 42 (testo negoziato da Parlamento, Consiglio e Commissione)