Calabria, quella foto che… ci preoccupa

Calabria, quella foto che… ci preoccupa

 

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Oggi “Il Quotidiano del Sud” ha pubblicato un’intervista su una nostra recente interrogazione al ministro dell’Interno, Marco Minniti, per l’accesso antimafia al Comune di Amantea. L’atto porta anche la firma della 5 stelle Giulia Sarti e del deputato Riccardo Nuti, componenti della commissione parlamentare Antimafia.

Il giornale – che ci ha posto insistenti domande sulla posizione di un politico del luogo, Franco La Rupa – ha però inserito in pagina una foto che ritrae me e il mio collaboratore, Emiliano Morrone. Sarà stato un errore, speriamo.

È vero che digitando su Google i nomi Dalila Nesci e Paolo Parentela, senza apici, la foto in questione è la prima che compare. È pur vero, però, che è difficile non riconoscere noi due parlamentari, che in Calabria lavoriamo sodo e perciò siamo spesso presenti sulla stampa.

Sono molto serie le questioni su Amantea di cui abbiamo investito il ministro Minniti, al quale chiederemo un incontro a breve. Da documenti ufficiali risultano elementi su possibili condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa in municipio. Inoltre il Comune ha grossi problemi di bilancio. Nella nostra interrogazione, la numero 4-16060, pubblicata nella seduta della Camera dello scorso 27 marzo, è tutto dettagliato.

Dobbiamo puntualizzare che con “Il Quotidiano del Sud” avevamo avuto un battibecco. Infatti, in un precedente articolo apparso sullo stesso giornale il 24 marzo 2017, si leggeva di un «giallo sull’interrogazione parlamentare dei grillini in relazione ad una presunta informativa antimafia che riguarderebbe l’ex sindaco ed ex consigliere regionale, Franco La Rupa, nonché “Il sorriso”, associazione che ha beneficiato di fondi pubblici». Più avanti l’autore del pezzo aveva commentato: «Si tratta di accuse molto forti che saranno certamente supportate da adeguata documentazione».

Avevamo replicato, precisando che le interrogazioni non si possono scrivere sul sentito dire, che se non documentate la Camera le rigetta e che «rispetto alla comprovata esigenza di verificare atti e bilanci del Comune di Amantea, la quale non ha alcuna attinenza con la ricordata – nell’articolo – vicenda dello scioglimento» per infiltrazioni, poi annullato, l’articolista si era preoccupato «di assumere una difesa d’ufficio – del La Rupa – del tutto fuori traccia».

Avevamo precisato – in una replica successiva, non pubblicata perché il giornale ha preferito chiudere la vicenda con la ricordata intervista – che «l’oggetto reale dell’interrogazione in argomento» non era La Rupa, ma «la necessità di verifiche accurate su atti del municipio di Amantea».

Peraltro, in sostituzione del precedente commissario prefettizio per la gestione provvisoria del Comune, ad Amantea è stato nominato un nuovo commissario che ha un passato politico nel Pd, anche con ruoli di rilievo. Non facciamo dietrologia in merito, ma rileviamo il puro fatto.

Non riusciamo a capire, allora, perché Morrone sia stato scambiato per Parentela, anche perché avevamo trasmesso le risposte all’intervista nel primo pomeriggio di ieri. Pertanto “Il Quotidiano del Sud” ha avuto tutto il tempo per costruire la pagina. Auspichiamo che il direttore della testata, Rocco Valenti, attenzioni la vicenda, sul presupposto che non abbiamo mosso accuse in relazione allo scambio nella foto.

Per la cronaca, a Cosenza il giornalista Morrone ebbe nel 2010 una discussione per la strada con La Rupa. Il politico si mostrò urtato perché Morrone aveva ripreso un articolo del “Fatto Quotidiano”, su cui ha pure un proprio blog, scrivendo della ventilata candidatura del figlio dello stesso La Rupa a consigliere regionale della Calabria.

Da allora sono passati più di sette anni. Ci auguriamo che nessuno intenda creare delle fantasie su Morrone, che è – e va tenuto – fuori dalla riassunta storia della nostra interrogazione su Amantea. La stessa non è un atto contro La Rupa od altri politici, ma punta a far luce, a beneficio di tutti, sulla gestione di quel Comune.

Dalila Nesci e Paolo Parentela

deputati, M5s

Vitalizio: Pd e soci lo mantengono, sospesi i deputati M5S per aver protestato

Vitalizio: Pd e soci lo mantengono, sospesi i deputati M5S per aver protestato

Ieri abbiamo avuto la buona novella che saremo sospesi dalla Camera per molti giorni. Ci sono anche io tra i “condannati” da Boldrini&Associati. È la solenne punizione dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio, perché in 42 portavoce del gruppo 5 stelle abbiamo osato protestare, in aula e nei pressi di quell’ufficio, contro l’ennesimo imbroglio della casta sul vitalizio dei deputati.

 
 

di Dalila NESCI

Come sempre, abbiamo detto la verità ai cittadini, smascherando il Pd e gli altri partiti. Il risultato è il seguente: 10 giorni di sospensione a chi ha esposto i cartelli #SiTengonoIlVitalizio; 12 giorni per chi ha protestato sotto i banchi della presidenza; 5 giorni per chi ha aspettato fuori dell’Ufficio di Presidenza per guardare in faccia i furbi che hanno votato per mantenere il vitalizio mascherato. 15 giorni, infine, per chi ha provato a entrare. Questa mannaia repressiva ci potrebbe allontanare dall’Aula per provvedimenti importanti come il «testamento biologico».

I soliti lupi vi hanno imposto una riforma delle pensioni che distrugge il futuro di tutte le persone comuni, che vivono nell’onestà, nella precarietà e nella povertà. Gli stessi famelici, invece, si sono lasciati la pensione privilegiata e accusano il M5S di «aver attentato al funzionamento delle istituzioni».

Nel loro pedigree c’è il costante attentato ai princìpi costituzionali di uguaglianza e giustizia, il salvataggio dalla decadenza del senatore forzista Augusto Minzolini, condannato in via definitiva, e la complicità di tenere al governo un ministro indagato per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento.

Questi indecenti politici devono sapere che ogni giorno di sospensione è una medaglia che portiamo con orgoglio consapevole.

Un particolare: la sospensione è stata deliberata dagli stessi deputati che lo scorso 22 marzo nell’Ufficio di presidenza hanno bocciato la nostra proposta di abolire la pensione privilegiata dei parlamentari in carica e di applicare loro la legge Fornero, proprio come per i normali cittadini.

Questi traditori del popolo si sono tenuti stretti la pensione, che scatterà a settembre. Soprattutto, per lavarsi la coscienza, hanno approvato una delibera “pacco”, vendendola come riforma dei vitalizi. La verità è una soltanto: vi hanno preso in giro. Infatti, con i compari della stampa, hanno cercato di convincervi d’aver tagliato fino al 40% dei vitalizi, ma è una balla cosmica. I tagli decisi riguardano le semplici eccedenze, non la cifra totale: chi prende una pensione da sceicco la prenderà a vita, punto.

Hanno dunque provato a illudere il popolo italiano con la favola che il Pd aveva tagliato i vitalizi. Si tratta di una bugia colossale. Noi li abbiamo “sputtanati” e loro hanno reagito usando le leve del potere. Ma non ci fermeremo, li combatteremo finché non avremo cancellato i loro vitalizi mascherati.

Se pure voi siete “colpevoli” di pretendere che la pensione dei parlamentari sia uguale a quella dei cittadini, sosteneteci con l’hashtag #PuniteAncheMe
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#NoTAP, unisciti alla battaglia

#NoTAP, unisciti alla battaglia

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A San Foca-Melendugno nessun dorma, mentre si consuma la strage degli ulivi autorizzata dal governo e dal Ministero dell’Ambiente lo scorso 17 marzo. Si bypassa anche la competenza della Regione Puglia tanta è l’urgenza, e il Presidente Emiliano bolla come ‘illegittimo’ il colpo di mano del Ministero. Ha ragione: ma allora perché non intraprende alcuna azione in Tribunale come avrebbe diritto di fare? Forse perché Emiliano fa tanto il pasionario solo a chiacchiere, ma non muove un dito se c’è di mezzo il governo PD che non vuole inimicarsi?

I portavoce parlamentari M5S hanno anche incontrato il prefetto di Lecce che si è impegnato a chiedere delucidazioni al Ministro e alla società Tap di sospendere gli espianti almeno fino alla risposta del ministero dell’Ambiente. I portavoce in Regione, inoltre, hanno ottenuto una prima vittoria riuscendo a far approvare in Aula la mozione che impegna la Giunta a dare mandato all’Avvocatura Regionale di cercare di fermare questo espianto di ulivi propedeutico all’avvio dei lavori del mega gasdotto TAP.

Cittadini, attivisti, agricoltori, il M5S, e tutto il Salento non si arrenderanno mai. Il nostro compito non è ancora finito: noi siamo con gli ulivi e contro questo progetto che avrà un impatto devastante sull’ambiente e sul turismo, e continueremo a presidiare questo magnifico territorio italiano fino a che non saremo certi di averli salvati tutti.

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La lezione greca sulle Olimpiadi valga per tutti

La lezione greca sulle Olimpiadi valga per tutti

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Le Olimpiadi del mattone creano solo disastri. In Grecia la pessima organizzazione di Atene 2004 ha lasciato una enorme scia di macerie, come dimostrano i 9 miliardi di euro di debiti che i cittadini stanno ripagando ancora oggi con pesanti sacrifici. Inoltre sono decine gli impianti abbandonati, alcuni usati oggi dal governo greco come campi profughi per i richiedenti asilo siriani. Per capire meglio cosa è successo in Grecia davvero abbiamo intervistato l’eurodeputata greca Sofia Sakorafa che ha gareggiato nel torneo del lancio del giavellotto alle Olimpiadi del 1980 a Mosca. Da ex atleta e amante vera dello sport, Sofia Sakorafa ci ricorda che chi ama davvero lo sport non può regalarlo ad affaristi e speculatori.

VIDEO. Sofia Sakorafa risponde alle nostre domande su Atene 2004, la corruzione in Grecia, il suo addio a Syriza e dà un consiglio a Virginia Raggi…Condividi questa intervista

di Sofia Sakorafa, eurodeputata greca.

“Il costo dell’organizzazione delle Olimpiadi in Grecia è stato troppo alto e questo è un dato di fatto. Il costo è stato pagato dai cittadini e il bilancio dello Stato greco è stato notevolmente colpito. Il costo è stato sostenuto dai cittadini attraverso un aumento delle tasse e attraverso i fondi aggiuntivi stanziati per la costruzione degli impianti. Stiamo parlando di tante strutture dalle grandi dimensioni come i due villaggi olimpici, la cui costruzione in effetti ha messo in ginocchio il bilancio dello Stato greco.

CORRUZIONE E GRANDI EVENTI: C’È UN LEGAME?
Non è vero che in Grecia la costruzione di nuove infrastrutture ha portato a un aumento della corruzione. Da noi la corruzione è visibile e fa rumore. In altri Paesi la corruzione è legale, lo permette la legge e questo è qualcosa che tutti noi dovremmo accettare? Lasciatemi fare alcuni esempi per essere meglio compresa. L’Olanda è il paradiso fiscale di società off-shore ed è un membro dell’Unione europea. Il Lussemburgo dove l’evasione fiscale è legale per legge. Prendiamo la stessa Germania, dove Siemens, la più grande azienda del Paese, è stata accusata di corrompere politici e non solo in altri Paesi per far vincere le sue offerte. Questo dimostra che la corruzione non esiste solo in Grecia. In altri Paesi, i tassi di corruzione sono molto elevati.

GLI ERRORI DA NON RIPETERE
In occasione dei Giochi Olimpici in Grecia molte strutture sono state costruite e, anzi, io direi che sono state costruite in fretta. La fretta è una alleata degli affaristi, lo fanno di proposito, proprio per consentire ad alcuni di ottenere un maggiore profitto. In alcuni casi, stiamo parlando di opere faraoniche mai utilizzate dopo i Giochi perché costa troppo mantenerle. Dopo pochi mesi sono cadute in disuso e credo che il più grande danno sia stato fatto prima di costruire questi impianti: doveva essere previsto prima della loro costruzione come dovevano essere utilizzati una volta finite le Olimpiadi. A mio avviso, questo è un problema enorme. Abbiamo costruito degli impianti per i Giochi Olimpici, ma non abbiamo considerato come utilizzarli dopo.

PERCHÉ INVESTIRE NELLO SPORT?
Il mondo dello sport ha bisogno di investimenti in tutti gli Stati del mondo. E sto dicendo questo con la consapevolezza che il denaro pubblico debba essere speso e gestito nel modo più prudente, proprio perché è pubblico. Per me lo sport è un’azione sociale che sostiene la coesione sociale e promuove valori e idee unici. Tutti i governi dovrebbero andare in questa direzione, non sprecare ma investire ingenti somme al fine di far emergere le competenze dei cittadini, in particolare quelle dei bambini, ma anche investire nello sport di base, perché così si rafforza ulteriormente la coesione sociale.

IL CONSIGLIO A VIRGINIA RAGGI
Se il sindaco di Roma non può garantire una sana gestione, se non può far fronte a grandi progetti su larga scala, come i Giochi Olimpici, allora fa bene a rinunciarvi. Perché, come ho detto in precedenza, questo è un grande evento sportivo. Serve un forte management proprio perché è un evento troppo costoso e richiede un solido gruppo di persone che ci lavorano. Se lei ritiene che queste condizioni non siano soddisfatte, meglio allora non organizzarlo. A mio avviso, poiché io sono nata e cresciuta nello sport, ovunque si organizzano questi eventi c’è sempre una vera gioia. Ma, in ogni caso, è necessaria una gestione sana e prudente.

L’ADDIO A SYRIZA
Da sempre, sia quando ero una atleta e successivamente quando mi sono impegnata in politica, ho sempre vissuto seguendo questo semplice principio: le mie opinioni e le mie azioni dovranno sempre essere coerenti in tutta la vita. Ho partecipato a tante campagne elettorali e sono stata anche deputata al Parlamento greco, quando chiedo il voto sono sempre sincera con i cittadini e mi assumo la piena responsabilità di quello che dico. Quello che voglio dire è che, ciò che è stato fatto dall’attuale governo è l’esatto opposto di quello che sostenevamo quando chiedevamo il voto al popolo greco durante la campagna elettorale, ma questo non mi tocca più personalmente perché io non sono più deputata nel Parlamento greco. Questa è la ragione per cui ho lasciato Syriza che si è comportata diversamente a partire dal giorno dopo le elezioni, si è comportata diversamente rispetto a quello che i loro candidati sostenevano durante la campagna elettorale. Ritengo che questo sia molto importante perché la cooperazione in politica non può essere basata sulle relazioni amichevoli o sugli scambi di favori. Subito dopo le elezioni io e Syriza ci siamo allontanati, politicamente adesso siamo su diversi livelli”.

Carne avariata dal Brasile. Per l’UE il commercio vale più della salute?

Carne avariata dal Brasile. Per l’UE il commercio vale più della salute?

brasile-carne-avariata-italia-commissione-ue-grillo-m5s-zullo-movimento-mercosur-strasburgo.pngdi Marco Zullo, EFDD – M5S Europa

In Delegazione Mercosur (Mercato Comune del Sud America) abbiamo ascoltato l’ambasciatore del Brasile sullo scandalo delle carni avariate. Un problema che assume, di giorno in giorno, proporzioni sempre più vistose. Le risposte che ci sono state date sono in pieno stile europeo: vuote, inconcludenti, evasive e a tratti imbarazzanti.

In base ai dati finora resi disponibili dalle autorità investigative brasiliane, le aziende coinvolte nello scandalo della carne avariata sarebbero già 21, quattro delle quali, anche se sta emergendo che il numero in realtà sia superiore, esportavano carne verso l’Unione europea. Al momento l’autorizzazione è stata sospesa. Paesi come la Cina hanno bloccato tutte le importazioni, ma l’Europa ha deciso di mantenere una linea più conciliante con il Brasile.

Come emerge dalle indagini, si tratta però di una fitta rete di corruzione che coinvolge non solo produttori ma anche organismi di controllo, tanto grave da aver spinto il commissario alla sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, a inviare al più presto dei funzionari europei per verificare in loco tutta la catena di produzione del settore. Lo scandalo fa infatti emergere inquietanti perplessità sul sistema delle importazioni di carne.

Innanzitutto l’esistenza di meccanismi di corruzione sottolinea il coinvolgimento negli atti criminosi anche degli organismi pubblici ai quali è demandato il controllo della sicurezza alimentare. Inoltre è allarmante il fatto che in un primo momento il Governo brasiliano si sia dimostrato poco propenso a collaborare con i partner commerciali (tanto che la stessa Commissione europea ha appreso della notizia dai canali di informazione). Queste circostanze fanno inevitabilmente vacillare la fiducia sulla trasparenza e affidabilità delle autorità brasiliane.

Le ripercussioni non possono che farsi sentire anche sull’accordo di libero scambio che attualmente l’Unione europea sta negoziando con i Paesi del Mercosur (Mercato Comune del Sud America), e che la commissaria Cecilia Malmström ritiene, ottimisticamente, di poter concludere positivamente entro fine anno. Benché alcuni, anche all’interno del Parlamento, invitino a tenere le questioni separate, è chiaro invece come esse siano intrinsecamente connesse. Paesi come Brasile e Argentina infatti, grandi esportatori di carne bovina, hanno infatti già fatto sapere di non essere disponibili a firmare alcun accordo che non contenga un capitolo che faciliti tale scambio commerciale. Gli sviluppi di questi giorni, però, mettono in luce come questo settore non offra ancora sufficienti garanzie di sicurezza per la tutela degli standard di protezione dei consumatori e della loro salute richiesti dall’UE e che un’apertura del mercato potrebbe rivelarsi una mossa avventata.

L’emergere di questo scandalo ci impone di chiedere l’esclusione del settore della carne dagli accordi commerciali in corso tra UE e paesi del Sud America (Mercosur). Non possiamo avere fiducia in un sistema che di fatto non garantisce la salute dei cittadini. Infatti non solo è emerso che ci sono aziende i cui prodotti non rispettano gli standard di sicurezza alimentare, ma neppure l’operato delle istituzioni sanitarie è stato efficace. Da quanto tempo queste frodi sono in atto? Dove è finita questa carne avariata? E’ di una gravità inaudita il fatto che i controlli sul territorio europeo non abbiano mai rilevato nulla. Mi chiedo cosa stia facendo la Commissione Europa per tutelare la nostra salute e se abbia intenzione di permettere l’invasione sul mercato europeo di prodotti scadenti che oltre a farci del male danno un ulteriore colpo a quelle aziende che invece puntano sulla qualità.

Tutte queste domande dovranno avere risposto settimana prossima, quando in seduta plenaria a Strasburgo si discuterà di questo ennesimo pericolo per i cittadini europei. Vi terremo aggiornati.

    #Dieselgate, momento della verità a Strasburgo. M5S propone il risarcimento

    #Dieselgate, momento della verità a Strasburgo. M5S propone il risarcimento

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    È arrivato il momento della verità: la prossima settimana a Strasburgo sarà votato il testo sull’ormai celeberrimo Dieselgate. E per molti eurodeputati, statene certi, non sarà una passeggiata. In primis per i tedeschi, che dovranno confermato la dura posizione che la commissione d’inchiesta del Parlamento europeo EMIS ha tenuto sullo scandalo (seguendo molte indicazioni suggerite dal M5S). E poi i francesi e gli italiani, quest’ultimi coinvolti col Partito Democratico in una sorta di “Dieselgate nostrano”, con prima la mancata pubblicazione del report Delrio sulle emissioni, e poi la diffusione di un documento incompleto che palesava il classico conflitto d’interesse in cui controllore e controllato (in questo caso la FCA di Sergio Marchionne, amicone del Bomba e già sotto inchiesta in USA) combaciavano. Un report, quello presentato dal Ministro dei Trasporti italiano, a dir poco imbarazzante, che ha acceso i riflettori sull’Italia e di cui adesso l’UE ci rende giustamente conto.

    In ogni caso, la base su cui si andrà al voto è buona, perché sono stati seguiti numerosi suggerimento che il Movimento 5 Stelle aveva evidenziato con forza. Elementi venuti alla luce e che celavano l’immenso conflitto d’interessi che intrecciava le istituzioni europee, i Governi e le case produttrici. Il tutto a scapito della buona concorrenza e soprattutto della salute dei cittadini. In particolare, è stata promossa l’istituzione di una nuova agenzia totalmente indipendente a livello europeo che avrà il compito testare e verificare i veicoli immessi in circolazione.

    Visti i colossi con cui ci si è dovuti scontrate, multinazionali e lobby in primis, il report non è perfetto e pienamente soddisfacente. Siamo ancora lontani dal grado di giustizia e di risarcimento imposto dagli USA a beneficio di consumatori e cittadini. Le note dolenti potranno però essere eliminate a Strasburgo la prossima settimana, in quell’occasione vedremo in faccia il vero volto del PD e di quanto l’immensa lobby dell’auto possa corrompere la vecchia politica a scapito dei cittadini.

    Vi proponiamo intanto una sintesi di ciò che il Movimento 5 Stelle è riuscito ad ottenere e di quello su cui ci sarà ancora da battagliare.

    Eccovi le note positive:

      1. la EMIS denuncia il completo fallimento del sistema attuale nel garantire auto pulite in circolazione, il rispetto dei limiti e la tutela della qualità dell’aria e della salute umana;
      1. individua chiare responsabilità e mancanze della Commissione Europea e degli Stati Membri;
      1. denuncia il comportamento di alcuni stati membri, tra cui in primis l’Italia che, in sede di comitati tecnici, hanno fatto di tutto per rallentare l’adozione del pacchetto RDE (i test reali su strada) e hanno spinto per ottenere fattori di conformità molto elevati ottenendo il raddoppio dei limiti per il NOx;
      1. si riconosce che le lungaggini sono dovute a scelte delle priorità politiche, all’influenza delle lobby e la pressione costante da parte dell’industria che ha sempre spostato l’attenzione della CE e degli SM sull’evitare eccessivo carico sull’industria già colpita dalla crisi finanziaria;
      1. denuncia che i test di laboratorio NEDC era datato, non rappresentativo delle emissioni reali e facilmente aggirabile, con esplicito riferimento ai costruttori di auto che preparano i veicoli con strategie e accorgimenti appositamente calibrati per superare il test NEDC in laboratorio;
      1. nonostante non ci fossero prove dell’uso di defeat devices, si riconosce che il JRC in un rapporto del 2013 metteva in guardia la Commissione e gli SM da un loro possibile utilizzo;
      1. i sospetti di utilizzo di defeat devices aumentano nel caso di auto che “modulano” o diminuiscono l’efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni in determinate condizioni, come finestre termiche o durata. Eccezioni, consentite dalla normativa in vigore, invocate dai costruttori di auto in quanto secondo loro sono necessarie a proteggere il motore da possibili danni causati dagli stessi sistemi che dovrebbero controllare le emissioni inquinanti (esempio della FIAT 500x che “modula” i sistemi di controllo delle emissioni dopo 22 minuti);
      1. si riconosce che gli esperti – auditi durante l’inchiesta EMIS – hanno confermato che le tecnologie esistenti consentono di rispettare i limiti (esempio, in USA limiti più stringenti sono rispettati);
      1. si riconosce che gli Stati membri hanno fallito nell’organizzare una efficiente e solida sorveglianza di mercato, di fatto nessun controllo dei veicoli in circolazione è stato fatto;
      1. in seguito allo scandalo Volkswagen, alcuni Stati membri hanno svolto indagini sulle auto circolanti. Si denuncia che gli Stati membri sono stati riluttanti nel condividere i risultati di tali indagini con la commissione EMIS e che hanno pubblicato risultati parziali. Il M5S ha denunciato il rapporto dell’Italia, fra tutti quelli pervenuti è il più scandaloso tentativo malcelato di difendere gli interessi della FCA;
      1. si denuncia che la Commissione, pur non avendo alcun obbligo legale d’investigare sulla presenza di defeat devices, non ha controllato in che modo gli Stati membri applicassero il divieto dell’uso dei defeat devices e le loro eccezioni. Soprattutto perché, pur essendo a conoscenza dal 2013 di un possibile uso di tali dispositivi non ha fatto alcuna ulteriore ricerca, né in proprio, né dando mandato al JRC, e nemmeno sollecitando gli Stati membri per verificare possibili violazioni della normativa;
    1. si riconosce la necessità di istituire un meccanismo di sorveglianza e controllo del mercato a livello europeo, che possa effettuare nuovamente i test su scala adeguata, sulla base di modelli statisticamente rilevanti, i veicoli e i componenti delle auto per verificarne la conformità con l’omologazione concessa e con la legislazione. Tra le misure correttive da applicare in caso di non conformità si fa riferimento a richiami dei veicoli, ritiro dell’omologazione e sanzioni amministrative.

    Cosa ancora manca nel report:

      1. non è presente alcun chiaro riferimento ai risarcimenti per i consumatori, come denunciato dalle associazioni di categoria (BEUC);
      1. non vi è riferimento all’istituzione di “class action” da parte degli Stati membri, come invece raccomandato dalla stessa Commissione Europea nel 2013;
      1. non c’è alcun riferimento alle azioni immediate e concrete da mettere in atto per cambiare la flotta circolante, milioni di veicoli che non rispettano i limiti e continueranno a circolare per decenni;
    1. manca una chiara raccomandazione alla Commissione Europea per rivedere nel 2017 il fattore di conformità per le prove RDE delle emissioni di NOx. Non possiamo permetterci di concedere altro tempo.

    Ah ma non è Lercio, è l’ispettore #RomanoDerrick

    Ah ma non è Lercio, è l'ispettore #RomanoDerrick

    Ah ma non è Lercio, è l’ispettore #RomanoDerrick

    di MoVimento 5 Stelle

    Oggi la prima puntata delle nuove avventure dell’ispettore #RomanoDerrick, nemico giurato dei fantomatici troll, alle prese con una spy story internazionale. Tratto dalla puntata di ieri di Un Giorno da Pecora

    Giornalista di Un giorno da pecora: Secondo lei Putin e la Russia finanziano i 5 Stelle?

    Andrea Romano, parlamentare piddino: Penso di sì, non ne ho la certezza naturalmente, ma credo che sia un argomento da investigare. Sicuramente c’è un sostegno di tipo informatico, cioè gli attacchi troll (ci spiega cosa sono? così ci facciamo due risate, ndr) che sono avvenuti in Italia sappiamo che sono riconducibili alla Russia e c’è una sorta di collaborazione informatica tra gli attivisti 5 Stelle e la Russia di Putin. Sono abbastanza convinto che sia così (bravo Romano, l’importante è crederci, ndr). E’ una pista da investigare. L’ipotesi che faccio io è che c’è un sostegno organizzativo e logistico alla grande armata digitale dei 5 Stelle in Italia e questo aiuto viene dato da Mosca. Non so se gli danno dei soldi, ma lo sospetto (l’ispettore Derrick ti fa un baffo, ndr).
    Di Stefano, che è l’autorevole esponente dei 5 Stelle in campo internazionale, è andato a Mosca al congresso di Russia Unita e lui ha parlato tra i primissimi e ha fatto un discorso di omaggio a Putin, all’invasione della Crimea (il discorso fatto da Manlio Di Stefano all’evento a cui si riferisce Romano Derrick si trova qui e come potrete verificare ha parlato della follia delle sanzioni alla Russia che causano danni milionari alle PMI italiane, ndr). Quando uno parla al congresso vuol dire qualcosa. Loro vanno regolarmente a Mosca. C’è un legame molto stretto tra i 5 Stelle e, non solo la Russia, ma il regime di Putin. A me questo preoccupa (stai tranquillo Romano Derrick, il MoVimento 5 Stelle al governo non farà figuracce internazionali come Renzi, ndr).

    Ps: Queste sono tutte le nazioni in cui sono stati in missione i portavoce del MoVimento 5 Stelle della Commissione Esteri
    MANLIO DI STEFANO: USA, Francia, Olanda, Inghilterra, Germania, Austria, Belgio, Polonia, Estonia, Israele, Palestina, Portogallo, Spagna, Russia, Venezuela, Argentina, Cina, Marocco, Cipro, Kazakistan, Azerbaigian, Kyrghistan, Georgia, Finlandia, Grecia, Bulgaria, Romania

    ALESSANDRO DI BATTISTA: Libano, Giordania, Kazakistan, Palestina, Israele, Ecuador, colombia, Usa, Russia, Egitto, Grecia

    DANIELE DEL GROSSO: Kazakistan, India, Tunisia, Francia, Inghilterra, Spagna, Grecia

    MARIA EDERA SPADONI: Palestina, Francia, Spagna, Finlandia, Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Kurdistan, Germania, Grecia, Afghanistan, Inghilterra

    SCAGLIUSI: Usa, Inghilterra, Kazakhstan, Azerbaijan, Tagikistan, Austria, Kosovo, Montenegro, Serbia, Finlandia, Bielorussia, Georgia, Mongolia, Svizzera

    ORNELLA BERTOROTTA: Usa, Belgio, Colombia, Slovacchia, Palestina, Turchia, Spagna, Argentina, Venezuela

    VITO PETROCELLI: Belgio, Birmania, Australia, Venezuela, Argentina, Azerbaijan,Russia, Germania, Cina

    #RomanoDerrick

    Terremoto in centro Italia. Manifestazione a Roma

    Terremoto in centro Italia. Manifestazione a Roma

    Terremoto in centro Italia. Manifestazione a Roma

    di Terremoto Centro Italia

    Noi non ci stiamo a venire dopo, ad essere sacrificabili, ad abbandonare le nostre terre. Questa lentezza, la burocrazia, stanno soffocando ogni speranza di rinascita.
    Sabato 1 aprile i comitati spontanei “Quelli che il terremoto” e “la terra trema, noi no” manifesteranno a Roma: l’appuntamento è davanti a Piazza Montecitorio alle 10. Saremo presenti anche in 10 punti di raccolta lungo il cratere per denunciare la situazione vergognosa del centro Italia.

    Ci hanno detto non vi lasceremo soli,
    ma lo hanno fatto: nella maniera peggiore. Aiutateci a ad amplificare la nostra voce, condividete questo video, andate punti di raccolta più vicini a voi esponete gli striscioni di sostegno in ogni città e paese d’Italia. Il cuore dell’Italia vuole tornare a battere.

     

    Solitudine e speranza di un Pubblico Ministero

    Solitudine e speranza di un Pubblico Ministero

    Solitudine e speranza di un Pubblico Ministero

    dalla pagina Facebook di Michele Ruggiero, Pubblico Ministero Trani

    È davvero incredibile quanto talvolta ci si possa sentire soli nel fare il proprio dovere!

    Ad un Pubblico Ministero – il magistrato promotore di giustizia nel sistema penale italiano – capita spesso di avvertire questa sensazione di solitudine nel corso di processi particolarmente delicati: delicati come le verità che in quei processi si tenta di fare emergere, dapprima durante le indagini, poi nel corso del pubblico dibattimento.
    Verità che spesso restano sullo sfondo, perché lì è bene che restino…
    Verità che finiscono esse stesse sotto processo rischiando la più grave tra le condanne, quella all’oblio.

    Un processo decisamente “delicato” è quello celebrato a Trani e concluso ieri…in primo grado.
    Un processo ormai a tutti noto, a carico di agenzie di rating accusate di avere decretato e divulgato una serie di declassamenti e giudizi negativi nei confronti della ‘nostra’ Repubblica Italiana nel secondo semestre del 2011 ‘manipolando il mercato’, così calpestando la dignità del nostro Stato sovrano: perché – sia chiaro – subire continui declassamenti e stroncature come era capitato all’Italia in quello scorcio del 2011, passando agli occhi della comunità finanziaria internazionale per un Paese che avrebbe potuto non onorare i suoi debiti, era (ed è) una questione di dignità delle sue istituzioni e, prima ancora, del suo stesso popolo.

    Una questione di “dignità nazionale”, anche se quelle stroncature fossero intervenute nel più rigoroso rispetto della normativa europea; figurarsi se, invece, si fosse dimostrato in un processo che quelle stroncature – sentenziate dai supremi giudici dei mercati, quali appunto le agenzie di rating – fossero maturate in spregio ai principi di legalità e trasparenza!

    Ho condotto personalmente le indagini preliminari ed ho cercato di capire il come ed il perché di quella singolare sequenza di sonore bocciature: ad un magistrato, in fondo, non si chiede solo di sapere ma anche e, direi soprattutto, di capire.

    Ho, dunque, iniziato ad investigare su quei ripetuti declassamenti decretati nei confronti dell’Italia e dell’Europa, misurandomi con la difficoltà di accertare fatti transnazionali complessi e maturati al di là dei confini del nostro Paese; all’esito delle indagini sono riuscito ad ottenere il rinvio a giudizio degli imputati.
    Iniziato, quindi, il processo dinanzi al Tribunale, ho seguito ogni singola udienza dibattimentale avvertendo, ogni volta, una profonda ed amara sensazione di solitudine.

    Sì, ho detto solitudine: un sentimento che mi assaliva non solo durante le udienze – mentre mi scontravo contro un autentico esercito di esperti avvocati e blasonati consulenti ingaggiando una serrata battaglia tra mille eccezioni, repliche, opposizioni e discussioni – ma anche al termine di esse; ed era proprio alla fine di quelle maratone dibattimentali che quel sentimento si faceva più forte: forse perché lo Stato, tecnicamente parte lesa da quei reati e perciò legittimato a costituirsi parte civile per azionare una pretesa risarcitoria nei confronti degli imputati, non era sceso in campo a lottare a fianco del Pubblico Ministero?

    Devo, comunque, ammettere che tutte le volte in cui quell’amara sensazione mi pervadeva, un pensiero in fondo assai semplice giungeva in mio soccorso facendomi compagnia: quello che, nonostante la sproporzione tra le forze in campo all’interno dell’aula d’udienza e nonostante quell’inspiegabile assenza processuale dello Stato, lì fuori c’era tutto un popolo silenzioso che sentivo straordinariamente vicino; uomini e donne che lottavano nel lavoro di ogni giorno, faticando e rischiando, soli anche loro, forse molto più di me.

    Era per quella gente semplice e silenziosa, il Popolo Sovrano, che dovevo farmi coraggio, resistere ed andare avanti in quell’ardua battaglia giudiziaria.
    Se è vero – come qualcuno ha detto – che è impossibile vincere contro chi non si arrende mai, è altrettanto vero che in questo processo sapevo per certo che non avrei perso mai, come non avrebbe perso mai il mio Paese silenzioso, perché non ci saremmo arresi mai.

    A tutti i miei fratelli d’Italia, piccoli e grandi, dedico questo enorme sforzo, con l’amarezza di non avere raggiunto – per ora – l’obiettivo, ma con la serenità che mi deriva dall’intima consapevolezza di aver fatto il mio dovere, tutto e fino in fondo.

    Quando ci si impegna tenacemente per realizzare quello in cui si crede, si intraprende un cammino ed il risultato finale non conta più, diviene solo un trascurabile dettaglio.

    Tutta la vita è un cammino: dovremmo affrontarla con determinazione, entusiasmo e fiducia, animati dallo stesso spirito di chi partecipa ad una staffetta e, dopo aver percorso il proprio tratto, passa nelle mani di un altro il testimone e con esso la Speranza.
    Siamo anelli di una catena, siamo parte di un Tutto.

     

    Il commento di Beppe Grillo sulla Brexit che il Guardian non ha pubblicato

     

    Il Guardian ha chiesto a Beppe Grillo un commento sulla Brexit, che gli ha mandato un testo. Il Guardian però ha fatto sapere che avrebbe pubblicato una versione tagliata. Beppe si è rifiutato. Pubblichiamo qui sotto la versione integrale inviata al Guardian in italiano e in inglese.

    di Beppe Grillo

    A dare orecchio ai media chiedere il parere dei cittadini sarebbe tendenzioso, mentre lasciar fare a dei banchieri è democrazia. E’ come per i contratti in cui entri con qualche parola al telefono (spesso neppure quella) e per uscirne ci vuole l’avvocato. A Roma si percepiva solo il fantasma dei 500.000.000 di cittadini europei, fra le nebbie in cui naviga il Titanic: arroganza e sorrisi. Odio malcelato persino fra chi ci guadagna. Virginia Raggi ricorda nel suo discorso che l’Europa è dei popoli… e subisce la censura.
    Ma è lo strumento referendario quello davvero censurato! Guai a chiedere ai cittadini… poi succede una Brexit“… forse, Brexit, è il sostituto di “48” per indicare il caos sullo Zanichelli dell’immaginario collettivo. Ma non possono essere i media a dare il senso alle cose, alle parole e agli strumenti della democrazia!
    C’è da chiedersi se “democrazia” e “referendum” ci siano ancora in quel l’immaginario collettivo che questi credono di avere ancora sotto ipnosi. Certo che c’è. L’Europa con il Marco travestito da Euro resta priva della legittimazione popolare sin dall’inizio: i cittadini devono vivere nell’austerità come Hansel e Gretel: pronti per le fauci bancarie… favole che, per chi è adulto, sono incubi.
    Si riuniscono a Roma fra mille allarmi di ogni genere: l’unica cosa che il nostro Paese può vantare è il numero di poliziotti schierati. La gente è stordita: come nella pubblicità della amplifon vive nella bolla; sopportando i servi di chi le bolle ha creato. Virginia Raggi parla, gli Inglesi hanno parlato ma… un po’ di frettolose strette di mano fra croupier insiste nel colpevolizzarli.

    Non voglio paragonare il sindaco di Roma a tutti gli inglesi messi insieme: ma loro hanno la fortuna del voto, noi qui censuriamo persino un sindaco.
    Il TG1 l’ha miracolata, trasformandola in qualche spot intervallato da pubblicità. Questi sono governi che hanno paura del popolo, come monarchie strafatte, incomplete, con i musi piantati nei loro trogoli. Con i mille pretesti di una provvidenziale tensione sono stati sbrigativi e sintetici, come robot.

    Ma è un’altra bolla: lo strumento referendario è ancora lì: possiamo ancora mettere mano a questo palcoscenico. Hanno preteso di recitare senza pubblico ancora una volta, neppure un poker ma un semplice solitario giocato in 27 avanzi di democrazia. Junker, con il suo libro bianco per uscire dalla crisi ha presentato un libro di pagine bianche oppure il manuale per la sopravvivenza delle giovani marmotte tedesche. Nel frattempo gli inglesi hanno ripreso a determinarsi liberamente.

    Versione in inglese
    If we listen to the media, asking citizens for their opinion it is biased, while letting bankers do what they want is democracy. It’s like the contracts which you agree to by phone (and sometimes not even that) but it takes a lawyer to get out of them. In Rome, all we saw was the ghost of the 500 million European citizens in the fog of the Titanic: arrogance and smiles. The ill-concealed hatred, even among those who benefit it. Virginia Raggi reminds everyone in her speech that Europe belongs to the people, and she gets censored. But the referendum is the tool that is really censored ! “But don’t ask the citizens … or you’ll get a Brexit!” … maybe Brexit is the synonymous of “ ’48 ” (i.e. “all hell breaks loose”, byt the 1848 European revolution movements) which on the renown Italian Zanichelli dictionary means total chaos. The media can’t be the ones who give meaning to things, words and the tools of democracy. We have to ask if democracy and referendum still exist in the collective imagination – which these people think they have hypnotized. Of course it’s there. This Europe, with a Deutsche Mark dressed up as a Euro, has lacked popular legitimacy from the start. Citizens still have to live with austerity like Hansel and Gretel. These are fairytales which are nightmares for those who are adults. They gathered in Rome amid a thousand alerts of every kind. The only thing that our Country can boast of is the number of deployed police officers. People are stunned, living in a bubble, as slaves of those who created the bubble. Virginia Raggi speaks, the English citizens have spoken but … they are being found guilty after a few handshakes among the card dealers. I do not want to compare the mayor of Rome to all the English people, but they were lucky to have had a vote, here we even censor a mayor. By interrupting her speech with commercials, public television news TG1 turned her into a miraculous success, treating her as a commercial herself. These are governments that are afraid of the people, like incomplete, gluttonous monarchies, with their mugs stuck in the ditches. With a thousand excuses for their providential tensions they are succinct, like robots. But that’s just another “bubble”, the referendum tool is still there, we can still affect this stage. They wanted to perform without an audience once again, it is not a poker game but a solitaire played by 27 leftovers of democracy. With his White Paper to emerge from the crisis, Juncker presented a book of white sheets of paper, a survival manual for the young German marmots. Meanwhile the English people are freely moving to self-determination.

    Debora Serracchiani mentitrice seriale

    Debora Serracchiani mentitrice seriale

    Debora Serracchiani mentitrice seriale

    di MoVimento 5 Stelle Friuli Venezia Giulia

    Debora Serracchiani è una mentitrice seriale. Come è ovvio, nel Friuli Venezia Giulia il MoVimento 5 Stelle, infatti, ha votato a favore dell’abrogazione dei vitalizi. I consiglieri pentastellati hanno bocciato invece la legge sui tagli ai costi della politica presentata dall’esecutivo regionale di centrosinistra che, tra i vari articoli inutili, prevedeva uno solo condivisibile: appunto l’abrogazione del vitalizio.

    La legge sui tagli ai costi della politica del Fvg è uno dei tanti provvedimenti “made in Debora”, approvati e dati in pasto all’opinione pubblica con unico obiettivo: prendere per i fondelli i cittadini. Tanto per fare un esempio molto concreto, in campagna elettorale Serracchiani aveva promesso un taglio del 50 per cento degli stipendi dei consiglieri regionali. Con la sua legge del giugno 2013, numeri alla mano, il netto in busta paga di un consigliere regionale, al contrario, è stato ridotto appena del 15%. Inoltre la presidente del Friuli Venezia Giulia e numero 2 del Pd nazionale ha pensato bene di aumentare i rimborsi forfettari per gli eletti in Consiglio regionale. Altro che tagli del 50 per cento!

    Fatti e non balle. Come gli 800 mila euro che finora i cinque consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle hanno restituito, complessivamente, ai cittadini e alle imprese del Friuli Venezia Giulia dal giorno in cui sono stati eletti nell’aprile 2013. Parliamo di una quota rilevante, che si aggira attorno al 65%, delle indennità ricevute mese per mese, versata nel “Fondo per lo sviluppo” della Regione Fvg. E sono centinaia le piccole aziende che hanno potuto accedere a questo Fondo per realizzare importanti progetti a sostegno dell’economia e dell’occupazione. La rinuncia dei consiglieri M5S al vitalizio – con lettera protocollata – è datata invece giugno 2013 senza aspettare l’abolizione in Aula!

    Fatti e non balle. Come il caso del vitalizio europeo della stessa Debora Serracchiani. È dal dicembre 2013 che il M5S Fvg chiede con atti ufficiali alla presidente della Regione Fvg se ha rinunciato a questo ulteriore – odioso – privilegio. Fra 16 anni, quando avrà 63 anni, Serracchiani, per essere già stata parlamentare europea, prenderà un vitalizio di oltre mille euro al mese. Che sommerà a tutti gli altri privilegi acquisiti finora. Da Debora finora nessuna smentita o conferma!

     

    #ProgrammaEsteri: Russia, un partner economico e strategico contro il terrorismo

    #ProgrammaEsteri: Russia, un partner economico e strategico contro il terrorismo

    #ProgrammaEsteri: Russia, un partner economico e strategico contro il terrorismo

    di Fulvio Scaglione – Giornalista e reporter di guerra

    Nel dicembre del 2016, quando l’Unione Europea ha deciso di prolungare di altri sei mesi le sanzioni economiche varate nel marzo del 2014 contro la Russia, il danno per l’Italia era ormai arrivato a 10 miliardi di euro in mancate esportazioni. Tutti sulle spalle del nostro Paese, che nel 2013 era il secondo esportatore verso la Russia tra i Paesi dell’Unione Europea, e registrava con la Russia un interscambio commerciale del valore di 40 miliardi di euro l’anno.

    Per avere un’idea di che cosa significano cifre come queste, basterà ricordare che il valore dell’intera legge di stabilità varata dal Parlamento italiano nel 2016 è stato di 35 miliardi. Per non parlare poi di quanto successo nel complesso dell’Unione Europea, dove secondo uno studio dell’Istituto per gli Studi Internazionali di economia di Vienna, nello stesso periodo 2014-2016 il danno è arrivato a sfiorare i 45 miliardi di euro, con la perdita di 900 mila posti di lavoro. Insomma un disastro economico che non ci possiamo permettere, e che non ha contribuito in alcun modo alla risoluzione del problema per cui le sanzioni erano stati adottate: la crisi in Ucraina e la riannessione della Crimea da parte della Russia.

    Ma per quanto siano clamorosi i dati, l’aspetto economico della relazione con la Russia non è nemmeno il più importante. Assai più decisiva è la necessità di recuperare un rapporto costruttivo con un Paese, la Russia, che può offrire un contributo decisivo nelle relazioni internazionali. Oggi la Russia è protagonista in Medioriente, dove ha impresso una svolta sia alla complessa trattativa che ha portato all’accordo sul nucleare iraniano, che al sanguinoso conflitto in Siria. E lo è anche nell’Africa del Nord, dove è diventata un partner strategico dell’Egitto, e negli ultimi tempi anche un attore sempre più influente nella crisi libica. Stiamo parlando del nostro Mediterraneo, una frontiera d’acqua ormai decisiva come la questione dei flussi migratori, per fare solo un esempio, dimostra. Perché dobbiamo privarci della collaborazione con la Russia?

    In Europa, poi, un cambio di atteggiamento è ancora più urgente. Per lunghi anni la Russia post-sovietica ha intrattenuto con l’Unione Europea, e con quasi tutti i Paesi che la compongono, rapporti cordiali segnalati dal reciproco interesse economico (tra il 2000 e 2005 il commercio tra le due entità è cresciuto del 70%) ma anche da una prospettiva più ampia che sarebbe giusto definire “civile”. Nel dicembre del 2010, quando Unione europea e Russia raggiunsero una serie di accordi per l’adesione della Russia all’Organizzazione Mondiale del Commercio, Vladimir Putin in un’intervista al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung, si spinse ad immaginare un’unica area di libere relazioni economiche da Lisbona a Vladivostok, dall’Atlantico al Pacifico. E questo un anno dopo la decisione dell’Unione Europea di varare il partenariato orientale, per attrarre nell’orbita di Bruxelles i paesi dell’ex blocco sovietico.

    Queste prospettive hanno disturbato “l’amico americano”, che infatti si è dato molto da fare sfruttando le relazioni con una serie di Paesi che prendono i soldi a Bruxelles ma gli ordini a Washington, e infine contribuendo a provocare la crisi in Ucraina, affinché la relazione cordiale tra l’entità Europea e lo Stato russo fosse interrotta. Noi ora vediamo tutti i danni arrecati da quella strategia: c’è la guerra in Europa; la tensione ai confini esterni del continente cresce fino a prospettare un confronto tra le forze Nato e quelle russe; l’Unione europea è sempre più divisa; la Russia non crolla ma volta le spalle all’Occidente, costruisce relazioni strategiche con altri grandi paesi come la Cina, e recupera quelle in crisi come con la Turchia. E’ un braccio di ferro che ha conseguenze solo negative per l’Europa, e di certo non fa cambiare la Russia, nemmeno nel senso di quella maggiore democratizzazione che molti dicono di auspicare

      #5giornia5stelle 115° puntata, 31 marzo 2017

      #5giornia5stelle 115° puntata, 31 marzo 2017

      Con il MoVimento 5 Stelle in costante crescita in tutti i sondaggi aumentano proporzionalmente attacchi politici e mediatici. Questa settimana di fatto è stata caratterizzata dalle sospensioni sanzionate a quasi la metà dei deputati cinque stelle, rei (sic!) di aver protestato davanti alla presidenza contro la bocciatura della loro richiesta di tagliare i privilegi in materia previdenziale per equipararsi a tutti gli altri cittadini italiani. E con un attacco mediatico, pare sobillato dall’establishment a stelle e strisce, di essere fiancheggiatori dell’antidemocratico Putin.
      Davanti a Montecitorio è andato così in scena un flash mob guidato dal neo capogruppo Roberto Fico che ha guidato una delegazione di deputati cinquestelle in piazza mostrando ai fotografi i volti di tutti i deputati che hanno bocciato la proposta del MoVimento. In primis la Presidentessa Boldrini, in buona compagnia di politici di destra, di sinistra e di centro, tutti uniti come al solito quando si tratta di difendere i loro privilegi. Ascoltiamo invece, sempre dalla piazza che ospita la Camera dei Deputati, Alessandro Di Battista rispondere ai microfoni circa l’accostamento politico a Putin: “il MoVimento 5 Stelle è semplicemente filo-italiani”.

      Ci spostiamo a Palazzo Madama dove ascoltiamo Vito Crimi spiegare i motivi del no del MoVimento 5 Stelle non solo alla fiducia chiesta dal governo Gentiloni, ma sopratutto al provvedimento in materia di immigrazione che propone la solita solfa in perfetto stile renziano: cambiar nome alle cose senza cambiarne la sostanza. Sempre in materia di stranieri, ma stavolta alla Camera, Fabiana Dadone da ulteriore prova del fatto che quando i provvedimenti sono di buon senso e in particolare sono tutela dei diritti umani, il MoVimento 5 Stelle è pronto a fare la sua parte. Ecco spiegato il SI ad un provvedimento che finalmente garantisce delle tutele ai minori stranieri non accompagnati. Una legge comunque tardiva visto che si tratta di bambini spesso vittime di violenze, inquietanti sparizioni, tratta e perfino del traffico d’organi.

      Sempre alla Camera dei Deputati ascoltiamo Carlo Sibilia e Daniele Pesco fare pressing sul governo in difesa dei risparmiatori, figli di un Dio minore. Parliamo cioè di correntisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca che, contrariamente a quelli del Monte dei Paschi, sono drammaticamente esposti al rischio di dover contribuire al risanamento delle due banche venete per mezzo del bail-in o, quanto meno, del burden sharing (1,2 miliardi in obbligazioni subprime a rischio).
      Sempre l’aula della Camera ha licenziato un provvedimento che disciplina le carriere politiche dei magistrati. Alfonso Bonafede spiega come meglio non si potrebbe il NO del MoVimento 5 Stelle a questo provvedimento: “una forza politica non deve stare né dalla parte della politica, né da quella della magistratura, ma deve rispettare il confine che c’è in mezzo”. Cosa che questo provvedimento, che tutela le carriere dei magistrati-politici, evidentemente non fa.
      Spazio poi a Tiziana Ciprini che introduce la posizione del MoVimento circa il decreto governativo che mette una pezza (e male) all’affaire dei voucher e che verrà affrontato più nel dettaglio nel corso delle prossime sedute di Montecitorio.

      Infine, a margine di un convegno sull’opportunità offerte dal ritorno alla terra specie nel mezzogiorno, ascoltiamo le parole dell’europarlamentare Isabella Adinolfi.

      Per questa edizione è tutto, 5giornia5stelle vi da appuntamento a venerdì prossimo.
      Buon finesettimana!


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      Bene il ricorso della Regione Calabria e Comune di Crotone ma la battaglia #NoTriv non è ancora finita

      Bene il ricorso della Regione Calabria e Comune di Crotone ma la battaglia #NoTriv non è ancora finita

      Era doveroso che Regione Calabria e Comune di Crotone ricorressero al Tar del Lazio contro l’autorizzazione a estrarre energia fossile nel Mare Ionio. Avevamo sollecitato da tempo un loro intervento contro le autorizzazioni ministeriali alla Global Med «F.R 41.GM» ed «F.R 42.GM». La verità è che lo Ionio non è ancora salvo dalle trivelle. Ne è prova la vicenda di Appenine Energy “D.R.74.AP”, che vorrebbe realizzare un pozzo esplorativo presso Laghi di Sibari. Su questa folle ipotesi abbiamo interrogato più volte il ministro dell’Ambiente. Invito ancora il governatore Oliverio e l’assessore Rizzo a proseguire la battaglia contro le trivelle sostenendo la mia proposta legislativa di reintrodurre il ‘Piano delle Aree’. Tale provvedimento dà la possibilità a Regioni ed enti locali di partecipare attivamente nella governance energetica in fatto di trivellazioni, proprio come prevede la Costituzione.

      LEGGI ANCHE:
      – Un Piano delle aree per frenare le trivelle

       
       

      Province, eccovi prova dei ritardi della Regione Calabria

      Province, eccovi prova dei ritardi della Regione Calabria

      Regione

      Con un’interrogazione parlamentare e con esposto a Procura di Catanzaro e Corte dei conti, ho sollevato il caso di alcuni dipendenti della Provincia di Cosenza che la Regione Calabria non ha ancora immesso nei propri ruoli, benché da tempo individuati come personale da trasferire.

       
       

      di Dalila NESCI

      Da quanto appreso, da mesi alla Provincia di Cosenza giacciono sotto la polvere pratiche relative al Demanio. Il mancato passaggio di quei dipendenti, malgrado le correlate funzioni siano state assegnate alla Regione, starebbe creando pesanti disagi all’utenza, per cui ho investito il governo e la magistratura. Nella vicenda sorprende l’inerzia della Regione, anche perché il capo del gabinetto del governatore Oliverio, Gaetano Pignanelli, era il vertice dell’Ufficio legale della Provincia di Cosenza. Perciò Pignanelli conosce bene la fattispecie, sia in astratto che in concreto. Analogo discorso vale per il nuovo presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci, già nella segreteria del governatore regionale, a sua volta presidente della Provincia cosentina. Sul caso l’Ispettorato per la funzione pubblica (come in foto, nda) ha chiesto chiarimenti alla Regione Calabria, finora silente. Mi auguro che l’inadempienza della Regione possa essere risolta col puro buon senso, anche perché non voglio pensare che la condotta degli uffici regionali possa dipendere da inadeguatezze di gestione o, peggio, da tentativi di privilegiare trasferimenti a discapito di quelli previsti.