Umiliazione di operai a San Giovanni in Fiore (CS), una brutta storia targata PD

Umiliazione di operai a San Giovanni in Fiore (CS), una brutta storia targata PD

Oggi io e Dalila Nesci vi parliamo di una brutta storia targata Pd, in particolare quello del governatore della Calabria, Mario Oliverio. Si tratta dell’umiliazione di operai, a proposito di una gara pubblica per la raccolta differenziata nel comune di San Giovanni in Fiore (Cs).
Stamani, lunedì 27 febbraio 2017, si è tenuta presso quel municipio un’assemblea sindacale dei lavoratori della cooperativa “Città pulita”, che da 25 anni gestisce il servizio rifiuti. Sono state invitate tutte le forze politiche. Per il MoVimento ho partecipato io. Assente il sindaco, Giuseppe Belcastro, e i consiglieri comunali della maggioranza.

LA STORIA.
Nello scorso settembre c’è stata l’aggiudicazione definitiva della gara per la raccolta differenziata a San Giovanni in Fiore, vinta da un’associazione temporanea di imprese formata da “Presila cosentina” e “Locride Ambiente”, società miste per la parte privata entrambe partecipate da “Ecologia oggi”. L’inserimento in clausola di salvaguardia, ad opera del Comune a guida Pd, di 6 unità lavorative esterne al servizio – che si assommano alle 21 di “Città pulita”, per le quali era senz’altro obbligatoria la tutela del posto di lavoro, in quanto queste altre, lavorando da sempre al servizio rifiuti, dovevano di norma essere riassorbite dal vincitore della gara – ha creato problemi di risorse: mancano i fondi per garantire ai lavoratori l’applicazione del contratto nazionale di categoria, che prevede 6 ore lavorative giornaliere piuttosto che le 4 stabilite dal Comune.
Va detto che i 6 lavoratori aggiunti in salvaguardia – il sindaco ha argomentato che «l’ha chiesto il prefetto di Cosenza», benché non risulti agli atti – lavoravano negli anni scorsi per “Vallecrati”, che operava nel settore dei rifiuti.

Gli stessi lavoratori erano volontariamente usciti dal bacino regionale degli Lsu-Lpu, per lavorare per “Vallecrati”, poi fallita a causa di una gestione inefficiente. Erano quindi stati ripresi dal Comune di San Giovanni in Fiore, che, passato al centrodestra per un breve periodo, li aveva esclusi in quanto le norme vigenti non consentivano di fare altro.
Il vincitore della gara per la differenziata a San Giovanni in Fiore ha previsto, nella propria offerta tecnica, l’assunzione di altre 3 unità lavorative. Così, il lavoratori diventano 30 (21 di “Città pulita”, i 6 aggiunti in salvaguardia e 3 previsti nel progetto del vincitore della gara). Ancora, va considerato che per i 21 lavoratori di “Città pulita” non c’è mai stato alcun accordo sindacale a monte, che il Comune aveva l’obbligo di raggiungere, prima di passare le ore lavorative da 6 a 4; passaggio di ore avvenuto nel periodo di proroga dei termini per la presentazione delle offerte. Sul punto c’è giurisprudenza in favore dei lavoratori di “Città pulita”, che di fatto sarebbero costretti a pagare i costi del riassunto aumento di personale.
Nei prossimi giorni è prevista a Cosenza la firma del contratto, per cui i lavoratori di “Città pulita” contano, con l’iniziativa odierna, di far riflettere la politica perché non si consumi un’ingiustizia grave e palese nei loro confronti.

Nel luglio scorso io e Dalila abbiamo presentato sul caso un’apposita interrogazione parlamentare, chiedendo al ministro dell’Interno di verificare se vi siano gli estremi per l’invio di una commissione d’accesso agli atti del municipio. Troppe anomalie nella procedura di gara, a partire dalla violazione di due deliberazioni dell’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac).
Altro esposto abbiamo presentato all’Anac, nel maggio scorso, determinando l’apertura di un fascicolo. Inoltre, negli ultimi giorni abbiamo scritto al prefetto di Cosenza, chiedendo l’immediata convocazione dei lavoratori di “Città pulita” e delle rappresentanze del Comune di San Giovanni in Fiore, perché si potrebbe aprire un problema sociale e di ordine pubblico. C’è il rischio che siano gli operai di “Città pulita” a dover pagare, con la predetta diminuzione delle ore lavorative, i costi per il riferito aumento di personale.

Stessa nota abbiamo inviato al ministro del Lavoro, per attivare i controlli di sua competenza, e alla Corte dei conti. Si potrebbe profilare un danno erariale, dal momento che il Comune di San Giovanni in Fiore ha già speso più di 50mila euro, per materiali di raccolta e per informazione ai cittadini sulla differenziata, in seguito posti posti a carico del vincitore della gara pubblica. Così, per le stesse voci si rilevano delle spese pubbliche già sostenute e delle spese private da sostenere.
In quanto ai 6 lavoratori aggiunti in salvaguardia, sono delle vittime del sistema marchiato Pd, che aveva un innegabile peso politico in “Vallecrati” e che, pur avendo annunciato di cambiare norme nazionali per sbloccare posti pubblici, ha agito proprio all’opposto.
«Nessuno deve rimanere indietro» resta il nostro motto, ma occorre rispettare le norme e non scatenare, come in questo caso, guerre tra poveri. Ci auguriamo che il nostro intervento serva a riportare la vicenda narrata sul binario giusto, perché le istituzioni garantiscano, secondo legge, i diritti di tutti i lavoratori.

Dalila Nesci e Paolo Parentela
Portavoce del MoVimento 5 Stelle
Deputati della Repubblica


 

Ricercatori: basta prenderli in giro, ora governo faccia sul serio

Ricercatori: basta prenderli in giro, ora governo faccia sul serio

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A parole questo governo, così come il precedente, dice di voler puntare sulla ricerca e sull’innovazione, ma poi nei fatti tratta i suoi ricercatori come figli di un dio minore, lasciandoli nel precariato e nell’incertezza più assoluta.

Più volte il ministro Poletti si è preso gioco di loro, promettendo e poi rinnegando una norma che riconosca una volta per tutte una sacrosanta indennità di disoccupazione per gli assegnisti di ricerca, vediamo se questa sarà davvero la volta buona.

Il M5S ha presentato una proposta di legge, a prima firma Manuela Serra, che va proprio in questa direzione, considerando che gli assegnisti di ricerca sono lavoratori che godono di un contratto equiparabile, sotto il profilo giuridico, a quello dei collaboratori coordinati e continuativi e che quindi, come quest’ultimi, devono poter usufruire della ‘Dis-Coll’, da cui invece la legge delega del Jobs Act li aveva esclusi.

Questo è un passo indispensabile, insieme all’incremento dei fondi, se davvero si vuole promuovere la ricerca e, con questa, la crescita economico e sociale del Paese.

Poletti, di proroga in proroga, ha preferito continuare a illudere questi ricercatori, promettendo una stabilizzazione del sussidio che non è mai arrivata, né con l’ultima legge di Stabilità né con il decreto Milleproroghe, come pure aveva promesso.

Ora sembra che con il DDL Autonomi qualcosa si stia muovendo: è stato infatti presentato un emendamento del relatore che estende la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, ad assegnati e dottorandi di ricerca.

Vedremo se sarà la solita presa in giro o se il governo finalmente ha intenzione di fare sul serio.

Stipendi RAI: Presidente Maggioni, può anche mollare la poltrona

Stipendi RAI: Presidente Maggioni, può anche mollare la poltrona

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Abbassare il tetto agli stipendi dei dipendenti Rai è sempre stata una delle battaglie del MoVimento 5 Stelle: lo abbiamo fatto con le nostre proposte in Parlamento, con i pareri in commissione di Vigilanza Rai e con le interrogazioni parlamentari sui casi Vespa e Fazio.
E finalmente, nei giorni scorsi il consiglio di amministrazione della Rai si è dovuto adeguare: taglierà tutti compensi sopra i 240mila euro.

Oggi però la presidente RAI Monica Maggioni si è lamentata pubblicamente, in una lettera al direttore del Corriere della Sera. L’ex inviata Rai ha sfoderato tutto lo scontato repertorio di moda ultimamente: “il dibattito sulla Rai mi sembra perfettamente inserirsi nell’epoca della post verità”,”stiamo assistendo a un dibattito che sconta una evidente deriva populista che rischia di minare il valore del Servizio pubblico”.

Post verità, populisti, eccetera eccetera: parole vuote che dimostrano, ancora una volta, come Monica Maggioni non sia all’altezza del ruolo affidatole da Pd e Forza Italia, ovvero presiedere l’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo.
Compito del presidente Rai, infatti, non è quello di fare le leggi ma di far funzionare l’azienda, senza fantasticare tesi politiche o propagandistiche. Se crede di non poter lavorare in un’azienda dove c’è un tetto agli stipendi di 240mila euro si dimetta, nessuno sentirà la sua mancanza, a parte l’asse Lotti-Renzi-Romani-Gasparri che ha deciso di darle quella poltrona.

Quella del tetto agli stipendi è un’opportunità che ha il servizio pubblico, va presa come tale. Una vetrina prestigiosa e stipendi comunque generosi possono permettere di fare prodotti di qualità, sia nell’informazione che nell’intrattenimento, in modo creativo e innovativo. E sarebbe ora, visto che i cittadini pagano anche il canone nella bolletta elettrica.

Ma la neolingua sfoggiata dalla presidente fa anche destare un sospetto: la Maggioni ha forse l’obiettivo di “buttarsi in politica”, una volta concluso il suo percorso in Rai? Chissà. Intanto, la Rai dovrebbe porsi ben altri obiettivi: ad esempio, servono regole molto più rigide sul conflitto d’interessi, visto che a viale Mazzini i veri potenti sono i super manager che hanno fra i loro clienti la maggior parte dei soliti vip che imperversano fra tv pubblica e privata.

#Dieselgate, commissione d’inchiesta segua linea M5S

#Dieselgate, commissione d’inchiesta segua linea M5S

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In foto, Eleonora Evi e Marco Zullo al voto in commissione EMIS

La commissione d’inchiesta sullo scandalo del dieselgate (EMIS) è giunta al termine. Oggi al Parlamento europeo si è votato il report finale con la posizione ufficiale di Bruxelles in merito allo scandalo che ha coinvolto i più grandi produttori di auto del mondo. Il risultato è buono, sono stati seguiti numerosi suggerimento che il Movimento 5 Stelle aveva evidenziato con forza grazie alla lotta della portavoce Eleonora Evi. Elementi venuti alla luce e che celavano l’immenso conflitto d’interessi che intrecciava le istituzioni europee, i Governi e le case produttrici. Il tutto a scapito della buona concorrenza e soprattutto della salute dei cittadini. In particolare, è stata promossa l’istituzione di una nuova agenzia totalmente indipendente a livello europeo che avrà il compito testare e verificare i veicoli immessi in circolazione.

Visti i colossi con cui ci si è dovuti scontrate, multinazionali e lobby in primis, il report non è perfetto e pienamente soddisfacente. Siamo ancora lontani dal grado di giustizia e di risarcimento imposto dagli USA a beneficio di consumatori e cittadini. Le note dolenti potranno però essere eliminate a Strasburgo, quando l’iter istituzionale del Parlamento volgerà al termine col voto della plenaria di marzo (dal 13 al 16 per la precisione).

Vi proponiamo intanto una sintesi di ciò che il Movimento 5 Stelle è riuscito ad ottenere e di quello su cui ci sarà ancora da battagliare.

Eccovi le note positive:

    1. la EMIS denuncia il completo fallimento del sistema attuale nel garantire auto pulite in circolazione, il rispetto dei limiti e la tutela della qualità dell’aria e della salute umana;
    1. individua chiare responsabilità e mancanze della Commissione Europea e degli Stati Membri;
    1. denuncia il comportamento di alcuni stati membri, tra cui in primis l’Italia che, in sede di comitati tecnici, hanno fatto di tutto per rallentare l’adozione del pacchetto RDE (i test reali su strada) e hanno spinto per ottenere fattori di conformità molto elevati ottenendo il raddoppio dei limiti per il NOx;
    1. si riconosce che le lungaggini sono dovute a scelte delle priorità politiche, all’influenza delle lobby e la pressione costante da parte dell’industria che ha sempre spostato l’attenzione della CE e degli SM sull’evitare eccessivo carico sull’industria già colpita dalla crisi finanziaria;
    1. denuncia che i test di laboratorio NEDC era datato, non rappresentativo delle emissioni reali e facilmente aggirabile, con esplicito riferimento ai costruttori di auto che preparano i veicoli con strategie e accorgimenti appositamente calibrati per superare il test NEDC in laboratorio;
    1. nonostante non ci fossero prove dell’uso di defeat devices, si riconosce che il JRC in un rapporto del 2013 metteva in guardia la Commissione e gli SM da un loro possibile utilizzo;
    1. i sospetti di utilizzo di defeat devices aumentano nel caso di auto che “modulano” o diminuiscono l’efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni in determinate condizioni, come finestre termiche o durata. Eccezioni, consentite dalla normativa in vigore, invocate dai costruttori di auto in quanto secondo loro sono necessarie a proteggere il motore da possibili danni causati dagli stessi sistemi che dovrebbero controllare le emissioni inquinanti (esempio della FIAT 500x che “modula” i sistemi di controllo delle emissioni dopo 22 minuti);
    1. si riconosce che gli esperti – auditi durante l’inchiesta EMIS – hanno confermato che le tecnologie esistenti consentono di rispettare i limiti (esempio, in USA limiti più stringenti sono rispettati);
    1. si riconosce che gli Stati membri hanno fallito nell’organizzare una efficiente e solida sorveglianza di mercato, di fatto nessun controllo dei veicoli in circolazione è stato fatto;
    1. in seguito allo scandalo Volkswagen, alcuni Stati membri hanno svolto indagini sulle auto circolanti. Si denuncia che gli Stati membri sono stati riluttanti nel condividere i risultati di tali indagini con la commissione EMIS e che hanno pubblicato risultati parziali. Il M5S ha denunciato il rapporto dell’Italia, fra tutti quelli pervenuti è il più scandaloso tentativo malcelato di difendere gli interessi della FCA;
    1. si denuncia che la Commissione, pur non avendo alcun obbligo legale d’investigare sulla presenza di defeat devices, non ha controllato in che modo gli Stati membri applicassero il divieto dell’uso dei defeat devices e le loro eccezioni. Soprattutto perché, pur essendo a conoscenza dal 2013 di un possibile uso di tali dispositivi non ha fatto alcuna ulteriore ricerca, né in proprio, né dando mandato al JRC, e nemmeno sollecitando gli Stati membri per verificare possibili violazioni della normativa;
  1. si riconosce la necessità di istituire un meccanismo di sorveglianza e controllo del mercato a livello europeo, che possa effettuare nuovamente i test su scala adeguata, sulla base di modelli statisticamente rilevanti, i veicoli e i componenti delle auto per verificarne la conformità con l’omologazione concessa e con la legislazione. Tra le misure correttive da applicare in caso di non conformità si fa riferimento a richiami dei veicoli, ritiro dell’omologazione e sanzioni amministrative.

Cosa ancora manca nel report:

    1. nessun è presente alcun chiaro riferimento ai risarcimenti per i consumatori, come denunciato dalle associazioni di categoria (BEUC);
    1. nessun vi è riferimento all’istituzione di “class action” da parte degli Stati membri, come invece raccomandato dalla stessa Commissione Europea nel 2013;
    1. nessun c’è alcun riferimento alle azioni immediate e concrete da mettere in atto per cambiare la flotta circolante, milioni di veicoli che non rispettano i limiti e continueranno a circolare per decenni;
  1. manca una chiara raccomandazione alla Commissione Europea per rivedere nel 2017 il fattore di conformità per le prove RDE delle emissioni di NOx. Non possiamo permetterci di concedere altro tempo.

Il #RapportoDogane si fa strada: presentati gli emendamenti

Il #RapportoDogane si fa strada: presentati gli emendamenti

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Il #RapportoDogane arriva nella Commissione Commercio Internazionale del Parlamento europeo. I gruppi politici hanno presentato i loro emendamenti e quasi tutti vanno nella direzione che avevamo tracciato.

Vogliamo che procedure e controlli siano omogenei e creino una competizione sana tra porti e aeroporti nei diversi Stati membri. Vogliamo combattere la contraffazione e difendere l’eccellenza del Made in Italy dagli attacchi della concorrenza sleale. Per questa ragione abbiamo organizzato un tour nei porti di Genova, Trieste, Taranto e Palermo dove abbiamo raccolto le preziose segnalazioni degli operatori del settore.

Il voto nella Commissione Commercio Internazionale è previsto a Marzo, mentre il testo dovrebbe arrivare in aprile in plenaria a Strasburgo per la discussione e il voto finale. Ecco l’intervento in aula di Tiziana Beghin, relatrice per il gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle Europa del Rapporto Dogane.

di Tiziana Beghin, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa.

“Ho ricevuto 126 emendamenti al mio rapporto e ne sono estremamente felice, perché dimostrano l’ampio interesse di questa commissione per la questione delle dogane. Il nostro non è un argomento di secondaria importanza perché il buon funzionamento della nostre dogane è il pilastro della politica commerciale comune e il loro funzionamento uniforme è essenziale affinché essa sia davvero una politica unica.

Come sapete, la frammentazione delle politiche europee genera sempre fenomeni di free riding che mettono in difficoltà cittadini e imprese, soprattutto le PMI, ma anche alla difesa della produzione in Europa che è messa a rischio dalla contraffazione e dal commercio illecito.

Contemporaneamente al termine per la presentazione degli emendamenti, ho completato una serie di visite e incontri nei porti europei e italiani, per cercare di capire meglio la situazione attuale e confrontarmi con i lavoratori del settore e gli stakeholder.

Come vi ho accennato in passato, i porti europei si fanno concorrenza tra loro per attirare merci dai Paesi terzi non solo sulla base della loro efficienza, ma approfittando anche delle lacune nelle regole e nelle leggi tra un Paese e l’altro o non rispettandole affatto.

Il fenomeno ha quindi una doppia faccia: quella degli importatori e esportatori che prediligono un porto a un altro per la minore portata dei controlli e quella dei porti che competono correndo sul filo della legalità per incitare questi comportamenti.

Sono molto contenta di rintracciare questa preoccupazione nei vostri emendamenti, così come ho potuto notare la vostra sensibilità per la tutela delle PMI e la semplificazione dei carichi burocratici.

Dei 126 emendamenti ricevuti solo pochissimi non mi vedono favorevole, ma sarò molto attenta a discuterne ampiamente nelle prossime riunioni. Molti altri emendamenti, invece, mi trovano estremamente d’accordo: la necessità di fornire informazioni specifiche sul tipo di controlli effettuati in dogana (presentato da S&D), il bisogno di armonizzare le tipologie di controlli (presentato da ALDE) o il coinvolgimento del settore privato (presentato da ECR). Condivido inoltre la necessità di informatizzare e rendere interoperabili i sistemi di controllo fornendo le necessarie risorse economiche per farlo (emendamenti presentati da PPE e S&D), come anche l’esigenza di stimare l’impatto della diversione dei flussi commerciali dovuta alla scelta di un porto più conveniente, ma geograficamente più lontano (presentato da Verdi).

Infine, in alcuni emendamenti che accolgo con molto piacere, si evidenzia l’importanza del ruolo delle dogane nel verificare che i processi relativi al dovere di diligenza (la due diligence) siano rispettati. Quindi colleghi, vi cedo volentieri la parola e sono sicura che arriveremo a smussare le piccole differenze e a trovare un ottimo testo di compromesso da presentare alla Commissione per risolvere questo problema che, in maniera diversa, colpisce tutti i cittadini europei. Vi ascolterò con attenzione. Grazie”.

Per approfondire visita il sito dedicato al #RapportoDogane

Al Parlamento europeo arriva EcoFuturo, tecnologie per salvare il mondo

Al Parlamento europeo arriva EcoFuturo, tecnologie per salvare il mondo

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Domani al Parlamento europeo si parlerà di futuro, delle vie per salvare il nostro pianeta, maltrattato e calpestato da decenni di uso del fossile. Si discuterà di tecnologia, d’innovazione e di come questi concetti legati alla sostenibilità siano oggi accessibili e concreti. Si creeranno dibattiti attorno ai temi dell’agricoltura, dell’efficientamento degli edifici, dell’abbandono degli OGM e dei pesticidi. Insomma, di tutto ciò che può contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e del mondo che abitano. Lo faremo con un evento ospitato dal portavoce Dario Tamburrano, che porterà tra i muri dorati delle istituzioni europee EcoFuturo, il festival delle ecotecnologie e dell’autocostruzione.

Da tre anni Ecofuturo Festival propone le ecotecnologie per salvare il pianeta, le discute pubblicamente e le inserisce nell’Almanacco che si arricchisce di anno in anno. Ecofuturo presenta idee già divenute prodotti che non suscitano speranza e delusione come troppi annunci sull’innovazione ma che possono essere immediatamente messi in atto e sostenibili anche dal punto di vista etico e finanziario. Le aziende e gli imprenditori che si presentano ad Ecofuturo stanno riducendo il gap tra tecnologia, profitto ed equità. Si tratta sempre più di aziende che cercano di far divenire l’etica di impresa non più una concessione del principe ma una scelta condivisa da ogni attore aziendale.

Il mondo che descriviamo è capace di riassorbire tutto l’eccesso di CO2 immesso in atmosfera a livello mondiale grazie alla rivoluzione agricola che parte dal “quatre pour mille” della COP21 di Parigi, puntando alla riconversione di tutti i sistemi agricoli con la fine dell’aratro, i doppi raccolti e la riconversione generale al biologico. Con il doppio raccolto, la terra riesce a produrre energia e cibo in contemporanea e fornisce le sostanze per nutrirsi senza chimica fossile, moltiplicando occupazione e ricostruendo il paesaggio rurale devastato dall’era dei pesticidi e degli OGM. Nel mondo che stiamo costruendo, i rifiuti, a partire da quelli umidi, diverranno carburante alternativo e contribuiranno all’abbattimento delle polveri sottili nelle aree urbane, non bruceremo più nulla ma recupereremo portando a nuova vita. Nel mondo che stiamo costruendo avremo bisogno di meno energia grazie all’efficientamento energetico di edifici, sistemi di trasporto e processi industriali. L’energia sarà tutta proveniente da fonti rinnovabili e nulla dell’energia prodotta andrà sprecata, grazie ai sistemi di distribuzione chiusi, agli accumuli e all’uso contemporaneo di energia elettrica e calore. Siamo capaci di bonificare il disastro compiuto nei porti, nei bacini e nei fiumi, recuperando anche i materiali inerti e smettendo di offendere il pianeta con nuove cave, ridurremo l’immensa lunghezza delle reti, comprese quelle di distribuzione dell’acqua e di depurazione. Attraverseremo strade asfaltate senza bitume, riducendo l’impermeabilizzazione dei suoli e la moltiplicazione del calore. Non sfrutteremo più ma utilizzeremo le risorse della Terra, rendendole rinnovabili e ricreando l’arricchimento anche del sottosuolo, ponendo fine al suo saccheggio.

Le ecotecnologie che presentiamo a Bruxelles, in un luogo così importante, dove si cerca di unire e non dividere i popoli, dimostreranno la concreta realizzazione di questi sogni/affermazioni. Le ecotecnologie sono frutto dell’ingegno di innovatori, dell’investimento di imprenditori e del coinvolgimento creativo dei dipendenti delle aziende che, nella nuova etica aziendale non saranno più dipendenti ma collaboratori creativi.

Qui la diretta streaming:

Il volantino dell’evento e gli ospiti:
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Il telefono rovente di Tito Boeri

 
 

di Luigi Di Maio

Il Presidente dell’INPS Boeri ha ritrattato l’appoggio alla nostra proposta sul taglio delle pensioni ai parlamentari dopo che ieri sera aveva detto di essere d’accordo, dice che non l’aveva letta bene. Telefono rovente eh? Lo capisco. D’altronde è stato messo in quel ruolo da Renzi e dopo la botta di sincerità di ieri deve essersi morso la lingua. Le motivazioni di Boeri sono ridicole. Dice che la proposta del MoVimento 5 Stelle non interviene sui vitalizi in essere, ma solo su quelli che ancora devono percepirlo. Primo: abbiamo già provato a eliminare i vitalizi e ci hanno fermato con la storiella dei diritti (privilegi) acquisiti. Secondo: il fatto di non poter eliminare quelli vecchi è un buon motivo per lasciare che se ne maturino di nuovi? No. Ed è uno scandalo che si stia facendo di tutto per non porre a termine una legislatura ormai morta pur di garantire ai peones del Parlamento la loro pensioncina d’oro. Volete eliminare i vitalizi precedenti? Siamo pronti! Ma per farlo deve esserci il MoVimento 5 Stelle al governo, altrimenti questa gente non lo farà mai. Volete che nessun parlamentare abbia più un trattamento pensionistico privilegiato, ma quello di un normale cittadino? Votate la proposta di delibera del MoVimento calendarizzata la settimana prossima all’Ufficio di Presidenza della Camera. Dopo di che penseremo a tutti gli altri. Prima i parlamentari si occupino della loro posizione, come fa il MoVimento 5 Stelle. Non diciamo: tagliatevi lo stipendio. Ce lo tagliamo, invitiamo tutti a farlo e poi proponiamo la legge. L’Italia vi guarda.

#PensioneComeTutti, prima vittoria: Boldrini la calendarizza la settimana prossima!

Il Blog delle Stelle

#PensioneComeTutti, prima vittoria: Boldrini la calendarizza la settimana prossima!

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di MoVimento 5 Stelle

Ieri il MoVimento 5 Stelle ha presentato la proposta di delibera che rende il trattamento pensionistico degli “onorevoli” uguale a quello dei comuni cittadini, qui trovi tutti i dettagli. Questa delibera per essere approvata deve prima essere calendarizzata negli uffici di Presidenza della Camera e del Senato.

I titolari dei due uffici sono rispettivamente Laura Boldrini e Pietro Grasso. Oggi una nostra delegazione ha incontrato entrambi per spiegare loro i contenuti della proposta e il suo scopo di giustizia e uguaglianza. Quello che gli abbiamo chiesto è di fare il loro dovere: calendarizzare subito la discussione di questa proposta e dopo di che farla votare subito, a quel punto vedremo se i partiti la appoggeranno o no. Laura Boldrini ha garantito che calendarizzerà la proposta la prossima settimana in Ufficio di Presidenza alla Camera. Ci auguriamo che Grasso faccia altrettanto. Il primo obiettivo l’abbiamo raggiunto, ma stiamo in campana.

L’incontro con Pietro Grasso



L’incontro con Laura Boldrini


Non sono necessarie complicate e lunghe procedure, non è necessario che passi una proposta di legge alla Camera e al Senato. E’ sufficiente un voto in ufficio di Presidenza. Ieri il Presidente dell’INPS Tito Boeri, interpellato da Iacona durante la trasmissione Presa Diretta, ha ribadito la validità della nostra proposta. E se lo dice lui, che ha la responsabilità delle pensioni degli italiani, non c’è nient’altro da aggiungere. Si tratta di una volontà politica. I partiti devono decidere se è giusto che la loro pensione sia un privilegio insopportabile, o se debba essere uguale a quella di tutti i comuni cittadini. La settimana prossima all’Ufficio di Presidenza alla Camera cominceremo a scoprire le carte.

Noi non ci fermeremo finchè non avremo ottenuto ciò che vuole il popolo italiano: la fine di un privilegio medievale. Stateci vicini! #PensioneComeTutti!

Ps: Maurizio Boccardo non è un portavoce del MoVimento 5 Stelle e non parla a suo nome. Si invitano i giornalisti sul territorio di Genova (e anche in generale in Italia) a non spacciare come tali singoli non eletti che non esprimono la posizione del MoVimento ma sono usati strumentalmente da chi sta promuovendo altre liste.

#pensionecometutti

I paladini del privilegio hanno paura di una #PensioneComeTutti

Il Blog delle Stelle

I paladini del privilegio hanno paura di una #PensioneComeTutti

I paladini del privilegio hanno paura di una #PensioneComeTutti

di MoVimento 5 Stelle

In Parlamento ieri si è scatenato il panico. Tutti gli onorevoli hanno capito che il MoVimento 5 Stelle fa sul serio e questa volta non c’è scampo. Non c’è modo di affossare la legge con i loro giochetti. O sono a favore della parificazione della loro pensione a quella degli italiani o sono per il mantenimento del loro privilegio. Non sanno cosa fare e quindi parlano a vanvera. Sbroccano! Di seguito la raccolta delle perle dei paladini del privilegio quando hanno saputo della proposta del MoVimento 5 Stelle. Buon divertimento.

Fabrizio Cicchitto: “Il M5S deve capire l’importanza dell’attività parlamentare e, se anche alcuni privilegi vanno aboliti, non vedo perché si debbano togliere le pensioni ai parlamentari. Basta con queste invettive anti-casta, il Movimento 5 stelle se ne faccia una ragione” Non vogliamo togliere la pensione ai parlamentari, vogliamo renderla uguale a quella dei comuni cittadini. Cicchitto se ne faccia una ragione.

Fausto Bertinotti: “Vorrei fare una domanda: ad un signore che ha 90 anni e la cui vita dipende solo dal vitalizio, secondo voi glielo si può togliere per lasciarlo così, senza alcun sostentamento?” Una normale pensione come qualsiasi cittadino è più che sufficiente. Tranquillo Fausto, ci camperai benissimo.

Andrea Mazziotti, presidente Commissione Affari costituzionali della Camera: “La proposta di delibera annunciata dai Cinquestelle in materia di Vitalizi è il solito pastrocchio populista, è sbagliata tecnicamente, perché prevede che i deputati maturano il diritto alla pensione secondo le norme previste dal fondo previdenziale di appartenenza. Peccato che solo la legge, e non certo gli uffici di presidenza, possono modificare il funzionamento delle diverse casse previdenziali” Tito Boeri, il presidente dell’INPS, ha confermato pubblicamente la validità della nostra proposta. Mazziotti ritenta, sarai più fortunato.

Alessia Rotta, Pd: “Di Maio ci spieghi meglio la vicenda Muraro o quella Di Marra.” Rotta invece ci spieghi perchè vuole mantenere il suo privilegio.

Alessia Morani, vice-presidente Pd alla Camera:Che le pensioni dei parlamentari debbano essere equiparate a quelle di tutti gli altri lavoratori lo diciamo da tempo e laddove governiamo lo abbiamo anche messo in pratica: i Cinque Stelle pensano di fare copia e incolla della proposta di legge Richetti.” State al governo da 4 anni e non avete mai calendarizzato questa proposta. Come si fa a votarla se la tenete chiusa nel cassetto? Chi volete prendere in giro? Con la delibera in commissione bastano due giorni, non mesi. “A ridicoli!

Alessia Morani, vice-presidente Pd alla Camera/2: “Ci devono spiegare come può una semplice delibera dell’ufficio di presidenza normare le pensioni senza coinvolgere l’Inps. È del tutto evidente che vogliono portare avanti questo tentativo impraticabile dell’ufficio di presidenza solo per mettere una bandierina, mentre l’unica via concreta per riformare le pensioni dei politici è la nostra legge” Di nuovo: Tito Boeri, il presidente dell’INPS, ha confermato pubblicamente la validità della nostra proposta.

    Nuovo record in Danimarca: il 22 Febbraio 2017 il 100% di elettricità dal vento

    Nuovo record in Danimarca: il 22 Febbraio 2017 il 100% di elettricità dal vento

    Nuovo record in Danimarca: il 22 Febbraio 2017 il 100% di elettricità dal vento

    di Maria Rita D’Orsogna

    Non e’ la prima volta, e non sara’ l’ultima. E’ solo il segno del domani che verra’, in Danimarca e nel resto del mondo, prima o poi, ed inesorabilmente, nonostante i petrolieri di turno, nonostante i politici ciechi e ottusi. La Danimarca, il giorno 22 Febbraio 2017 ha generato abbastanza energia dal vento da alimentare tutto il suo sistema elettrico dal vento. Questo secondo l’ente europeo che tiene le statistiche sull’energia eolica, WindEurope.

    In totale in Danimarca sono state generate 70 gigawatt-ore dal vento onshore ed altre 27 dalle installazioni offshore. In totale, tutta questa energia sarebbe stata sufficiente per soddisfare il fabosgno medio di dieci milioni di case europee. Come gia’ detto, non e’ la prima volta che accade. E’ dal 2008 che l’industria del vento cresce a forti ritmi e per sette anni di seguito ci sono stati record su record, come ricorda Jan Hylleberg, CEO della Danish Wind Industry Association.

    Il 2016 e’ stato un anno di sosta, perche’ i venti sono stati meno forti del normale – ma ovviamente non si puo’ aspettare di fare record ogni anno ed ogni giorno. La produzione di energia eolica nel 2016 in Danimarca ha soddisfatto il 37.6% del fabbisogno nazionale.

    Non e’ poco, no?

    E poi, come tutte le cose, ci sono ostacoli ma lo stesso, ci si siede, si pensano soluzioni e poi si va avanti, si cresce, si impara, ci si ingegna quando ci sono ostacoli. Si chiamano challenges e la civilta’ e’ progredita cosi dal primo giorno. Ci si aspetta che il 2017 sara’ un buon anno con l’arrivo di nuove turbine offshore nel paese e ancora piu’ investimenti, oltre che nuove tecniche di stoccaggio e maggiore efficenza. Una di queste nuove turbine ha appena generato 216 KWh di energia in 24 ore.

    Come sempre, basta volerlo, e non pensare che il futuro sia sottoterra.

     

    Terra dei Fuochi: l’inerzia di Renzi e De Luca ci costa 120.000 euro al giorno

    Terra dei Fuochi: l’inerzia di Renzi e De Luca ci costa 120.000 euro al giorno

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    I cittadini campani sono cornuti e mazziati. L’inerzia di Renzi e De Luca che non hanno preso nessuna misura seria per bonificare la Terra dei Fuochi costa ai cittadini una multa europea di 120.000 euro al giorno. La cifra è stata quantificata da Daniel Calleja, Direttore Generale Ambiente della Commissione europea, durante un dibattito nella Commissione Ambiente del Parlamento europeo. L’alto funzionario europeo ha risposto a una domanda di Piernicola Pedicini che denunciava le continue illegalità in Campania dove, nonostante le multe, i ricorsi e le condanne della Corte di Giustizia europea, nulla è stato fatto e gli sversamenti illegali di rifiuti tossici, ospedalieri e nucleari, continuano.

    Il governo Renzi ha smantellato il Corpo Forestale dello Stato, l’unico in grado di vigilare contro i reati ambientali e ha tolto 9 milioni di euro per la sorveglianza della Terra dei Fuochi girandoli all’Expo di Milano. In una interrogazione parlamentare il Movimento 5 Stelle ha denunciato il fallimento del cosiddetto decreto “Terra dei fuochi” e adesso viene quantificata la maximulta che ricade direttamente sulle tasche dei contribuenti: 120.000 euro al giorno. Non è giusto! I cittadini campani sono vittime due volte: dell’ambiente inquinato e dell’incompetenza dei politici di amministrare e risolvere i veri problemi. Le sanzioni dovrebbero pagarle i politici incapaci!

    VIDEO: Il Movimento 5 Stelle porta il caso della Terra dei Fuochi al Parlamento europeo. Ascolta l’intervento di Piernicola Pedicini e la risposta della Commissione europea.

    L’intervento di Piernicola Pedicini, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa, nella Commissione Ambiente del Parlamento europeo.

    “I cittadini non possono più aspettare: nello scandalo ambientale della Terra dei Fuochi, in Campania, è stata scientificamente dimostrata la correlazione tra livelli anomali di incidenza di diverse patologie tumorali e le attività di smaltimento illegale dei rifiuti. In Campania il rifiuto non segue un percorso normale, viene bruciato a cielo aperto nelle strade delle città. Quando a bruciare è un rifiuto pericoloso i danni alla salute dei cittadini aumentano.

    Quando non vengono bruciati, in Campania i rifiuti vengono sepolti nei terreni coltivati o nelle vicinanze di quelli coltivati, con il conseguente inquinamento delle falde acquifere e la contaminazione dei prodotti agricoli con danni enormi anche per l’economia agricola. Abbiamo più volte presentato interrogazioni parlamentari, interventi, scambi di vedute, sollecitazioni alla Commissione europea ma non è successo niente! Perché? Chi deve agire?

    Nel momento in cui un Governo nazionale non risolve, quello regionale non fa le bonifiche nonostante lo stanziamento dei fondi europei, le amministrazioni locali non sono capaci neanche di denunciare, la mia domanda è: chi deve intervenire per salvaguardare il diritto fondamentale della salute dei nostri concittadini? Se la Commissione ha gli strumenti e l’autorità per intervenire contro queste gravi inadempienze del governo italiano, perché non lo fa? E se la risposta è che non è in grado di farlo, allora vi dovete dimettere, immediatamente!”

    Le minacce non ci fermeranno

    Le minacce non ci fermeranno

    Le minacce non ci fermeranno

    di Laura Ferrara, MoVimento 5 Stelle Europa

    Alcuni giorni fa il portavoce al Consiglio Comunale di Rende, Domenico Miceli, è stato aggredito verbalmente e minacciato, alla presenza degli altri consiglieri, da uno degli assessori della Giunta, che, evidentemente, mal sopporta una opposizione seria e di merito come quella del Movimento 5 Stelle.

    Prendiamo le distanze da comportamenti lontani anni luce dalla normale dialettica politica e dall’omertà istituzionale che cerca di far passare per normali atteggiamenti che dovrebbero trovare la più ferma condanna.

    Esprimiamo massima solidarietà a Domenico, certi che continuerà con il solito impegno, coraggio e passione, a svolgere il ruolo istituzionale che gli è stato assegnato dai cittadini, come ha sempre fatto, senza sconti per nessuno.

     

    Ius soli, repetita iuvant

    Ius soli, repetita iuvant

    Ius soli, repetita iuvant

    Authordi Beppe Grillo

    di Beppe Grillo

    Sullo ius soli la nostra posizione è sempre la stessa. Riporto integralmente il post pubblicato il 10 maggio 2013.

    In Europa non è presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli. Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano. Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente. Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa.

    Ecco come le multinazionali evadono il fisco con il beneplacito dei Governi

    Ecco come le multinazionali evadono il fisco con il beneplacito dei Governi

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    Cosa significa oggi essere un paradiso fiscale? L’opinione pubblica è abituata ad associare a queste parole isole tropicali e in genere “territori” lontani dall’Europa. Non è così, i paradisi fiscali più devastanti per le economie dei Paesi del Sud Europa si trovano, indovinate, nell’Europa stessa: Lussemburgo e Olanda sono due esempi. Il Movimento 5 Stelle lo ripete da anni, denunciando la Commissione europea ed il suo impresentabile presidente Jean-Claude Juncker (primo ministro del Gran Ducato per 18 anni) di fare il doppio-gioco. Purtroppo, anche al Parlamento europeo, queste “sanguisughe della ricchezza altrui” sono in buona compagnia.

    In questo video satirico si spiega il meccanismo dell’elusione internazionale:

    Già a novembre 2015 gli eurodeputati del Partito Democratico, assieme ai compari di Forza Italia, NCD e UDC hanno negato che, nello scandalo LuxLeaks, il Lussemburgo (col suo ex primo ministro Jean-Claude Juncker) sia implicato politicamente. E’ questo il verdetto che emerse al termine del primo anno di TAXE, la commissione speciale fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle che ha il compito di esaminare le pratiche fiscali e trovare un’armonizzazione del sistema.

    PD e Forza Italia, inoltre, non potranno mai ribadire che il “socio” Jeroen Dijsselbloem è un’altra delle pedine chiave del sistema elusivo internazionale. Proprio lui, attuale presidente dell’Eurogruppo che tanto voleva punire la Grecia per le sue malefatte, è stato ministro delle finanze olandese dal 2012. Uno di quei paesi che, assieme al dorato Lussemburgo, è sotto la lente d’ingrandimento dell’opinione pubblica e dei media per i suoi innumerevoli accordi fiscali con le multinazionali.

    Delocalizzazioni: K-Flex va in Polonia, dopo aver preso milioni dal Governo

    Delocalizzazioni: K-Flex va in Polonia, dopo aver preso milioni dal Governo

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    Un governo che non sa generare domanda aggregata, che sperpera 18-20 miliardi con gli inutili incentivi del Jobs act e che non ha una lungimirante visione di politica industriale, come potrà mai proteggere il lavoro italiano?

    L’ennesimo scandalo dell’occupazione che sparisce, anche al Nord, riguarda la K-Flex, multinazionale degli isolanti termici e del risparmio energetico che, da una parte, licenzia 187 dei suoi 243 dipendenti in Brianza e, dall’altra, si rafforza nello stabilimento in Polonia. L’aspetto più vergognoso di questa delocalizzazione, però, riguarda, una volta in più, lo sperpero di risorse pubbliche, dato che pochi anni fa i proprietari di K-Flex hanno ricevuto 12 milioni di finanziamento dal Ministero dello Sviluppo Economico.

    Il M5S non può accettare questo stato di cose, anche e soprattutto in considerazione dei bilanci in salute dell’azienda. Il nostro portavoce alla Camera Davide Tripiedi ha presentato una risoluzione parlamentare che chiede l’immediata istituzione di un tavolo ministeriale, la salvaguardia dei livelli occupazionali sul suolo italiano, il rilancio del sito produttivo di Roncello e, in subordine, un ricollocamento dignitoso per ciascuno degli esuberi.

    Se i dirigenti della K-Flex hanno deciso di licenziare in tronco i dipendenti della sede di Roncello è anche per colpa dei governi, quello attuale compreso, che si sono alternati per decenni alla guida del Paese e che non hanno mai fatto nulla per tutelare i livelli occupazionali in Italia. E’ arrivato il momento che il Governo si dia la sveglia, e mantenga tutti gli impegni che come M5S gli abbiamo chiesto con questa risoluzione. Da parte nostra ci batteremo, come da sempre facciamo, perché i lavoratori della K-Flex vengano salvati tutti, nessuno escluso!.