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Chi vuole il Fiscal Compact?

Chi vuole il Fiscal Compact?   Oggi, nel silenzio generale di tutti i media italiani, si tiene uno dei più importanti consigli europei degli ultimi 5 anni. I capi di Stato discuteranno More »

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Il futuro dell’Italia con il MoVimento 5 Stelle al governo

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Su #Bancopoli cade la seconda Repubblica

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Monthly Archives: dicembre 2016

Abbiamo ragione noi: sfalci e potature di parchi e giardini vanno nel compost!

Abbiamo ragione noi: sfalci e potature di parchi e giardini vanno nel compost!

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di Dario Tamburrano, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa.

“Sfalci e potature di parchi e giardini sono rifiuti organici e pertanto vanno compostati. La nuova normativa voluta dal Governo Renzi permette di bruciarli come biomassa, privando la filiera del compostaggio in Italia di una materia preziosa. Per la Commissione Europea questo provvedimento va contro le normative europee le quali prevedono che sfalci e potature siano destinati al compostaggio. Questo è il nucleo della risposta datata 21 dicembre a una interrogazione che ho presentato l’11 novembre 2016 e cofirmata da Fabio Massimo Castaldo, Eleonora Evi e David Borrelli.

Il destino da riservare a sfalci e potature sembra solo un dettaglio: in realtà è una questione di notevole importanza. Nel 2015 l’Italia ha prodotto circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti organici (fonte: Ispra), di cui due milioni (un terzo) sono costituiti da sfalci e potature provenienti da giardini pubblici e privati. Sfalci e potature sono un’importantissima parte “strutturante” del compostaggio, il processo che trasforma in preziosissimo concime biologico gli scarti organici e alimentari e restituisce alla terra ciò che essa ci ha dato sotto forma di cibo e di verde urbano. Grazie a questo “strutturante” si possono compostare con maggiore facilità e migliori risultati i materiali putrescibili come gli scarti di cucina. La possibilità di bruciare sfalci e potature esiste in Italia da pochi mesi ed ha rappresentato un duro colpo per le filiere virtuose del riciclo organico e dell’economia circolare.

Tuttavia, come abbiamo ripercorso nella nostra interrogazione, tutto questo contrasta con le norme europee. La direttiva sui rifiuti 2008/98, all’articolo 3 punto 4, definisce come “rifiuto organico” i “rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti” eccetera, e dice all’articolo 22 che la loro destinazione è il compostaggio. Anche il decreto legislativo 205 del 3 dicembre 2010, che recepisce la direttiva europea nella normativa italiana integrando il decreto legislativo 152/06, classifica sfalci e potature come “rifiuti organici”, destinati dunque al compostaggio. I problemi, in Italia, nascono dalla legge 154 del 2016 (il cosiddetto “collegato agricoltura”), che all’articolo 41 modifica il decreto legislativo 152/06 ed inserisce anche sfalci e potature tra i materiali da escludere dalla definizione di rifiuto, consentendo di bruciarli come biomassa a fini energetici. Questa pratica non è permessa in nessun altro Stato europeo.

Tutto il Movimento 5 Stelle ha lottato contro questa vergognosa decisione: alla Camera dei Deputati con Alberto Zolezzi e Massimo De Rosa, al Senato con Paola Nugnes. Purtroppo, a Roma ha vinto la testardaggine del Ministero Agricoltura. Oggi, però, in seguito alla nostra interrogazione, i principi dell’economia circolare possono essere di nuovo difesi e la filiera nazionale del compostaggio può tirare un sospiro di sollievo.

Qui sotto il testo della nostra interrogazione su sfalci e potature e la risposta del commissario Karmenu Vella a nome della Commissione Europea”.

Arrivederci, Corpo Forestale e grazie da tutto il MoVimento 5 Stelle

Arrivederci, Corpo Forestale e grazie da tutto il MoVimento 5 Stelle

Arrivederci, Corpo Forestale e grazie da tutto il MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle Camera

Tra qualche ora, il Corpo Forestale dello Stato, ossia la polizia ad ordinamento civile che nei suoi quasi 200 anni di storia ha protetto il patrimonio ambientale ed agroalimentare del nostro Paese, per volontà dei governi Renzi e Gentiloni, nonché dei ministri Madia e Martina (ministro dell’agricoltura), e delle attuali forze di maggioranza, cesserà di esistere.

Dal primo gennaio del 2017 infatti, gran parte delle donne e degli uomini, agenti e personale tecnico-amministrativo, verrà assorbito dall’Arma dei Carabinieri, in un processo di militarizzazione che ha ben pochi precedenti in occidente.

Il MoVimento 5 Stelle sin dalla prima ora si è dichiarato apertamente contrario a questo assurdo scioglimento che oltre a ledere definitivamente i diritti sindacali e politici del personale, rischia di disperdere competenze e funzioni uniche a difesa dei beni comuni.

Contrarietà che non è solo “a parole” ma suffragata da numerosi atti parlamentari e nelle regioni in cui il M5S è rappresentato. In queste ore, nel silenzio mediatico più totale, tutto il personale del CFS sta vivendo un vero e proprio dramma: chiudono le caserme, vengono riconsegnate le divise, i mezzi perdono le livree, ecc., mentre coloro che hanno deciso di non accettare la militarizzazione confluendo in altri ambiti della PA, tra l’altro con una procedura caratterizzata da numerosi vizi, verranno espulsi per sempre dal “comparto sicurezza”.

Insomma, le carriere e i diritti acquisiti di numerosi lavoratori verranno irrimediabilmente compromessi come pure l’autonomia investigativa, e numerose sono le incognite su come verrà data continuità al servizio antincendio, al contrasto al commercio di specie in via di estinzione, alle numerose competenze tecniche proprie del corpo, come l’inventario forestale o il censimento degli alberi monumentali, e alla gestione delle riserve naturali per la conservazione della biodiversità.

In questo momento durissimo per i numerosi Cittadini che hanno indossato con onore la divisa della forestale, il Movimento 5 Stelle non può che esprimere la più totale vicinanza al loro dolore, promettendo altresì di continuare la buona battaglia contro la dispersione di queste competenze e la contrazione dei diritti, attraverso la ricostituzione di una forza di polizia nazionale ad ordinamento civile per la prevenzione ed il contrasto dei reati ambientali ed agroalimentari.

Per questo il nostro non vuole essere un addio ma un arrivederci; intanto il MoVimento 5 Stelle vi ringrazia per il servizio che come “forestali” avete reso al nostro Paese.

 

Alfano scarica gli agenti che obbedirono ai suoi ordini #AlfanoDimettiti

Alfano scarica gli agenti che obbedirono ai suoi ordini #AlfanoDimettiti

Alfano scarica gli agenti che obbedirono ai suoi ordini #AlfanoDimettiti

 

di Manlio Di Stefano

Ricordate il caso di Alma Shalabayeva e sua figlia Alma? Una madre con la figlia di 6 anni arrestate illegittimamente e altrettanto illegittimamente espulse dall’Italia al Kazakhstan nel maggio del 2013 in violazione del diritto di asilo.
Per avere nuove informazioni andammo (video) direttamente in Kazakhstan a intervistare la moglie del dissidente kazakho Mukhtar Ablyazov e, tornando, presentammo una mozione di sfiducia contro Alfano. Il PD, come sempre, lo protesse e votò contro la mozione (oggi l’ha pure promosso a Ministro degli Esteri).
Ci sono voluti 3 anni per giungere alla verità ma, tanto per cambiare, ci ha dato ancora ragione.
La Procura di Perugia, a Novembre, ha chiuso l’inchiesta con l’accusa gravissima di sequestro di persona ai danni di due dirigenti di vertice della Polizia di Stato – Renato Cortese e Maurizio Improta – operato grazie ad un’ininterrotta sequenza di falsi, abusi e omissioni, con la complicità di altri 9 indagati: il giudice di pace Stefania Lavore che avallò la consegna al Kazakhstan, tre diplomatici dell’ambasciata kazaka a Roma (l’allora ambasciatore Andrian Yelemessov, il primo segretario Nurlan Khassen e l’addetto agli affari consolari Yerzhan Yessirkepov) e cinque funzionari di polizia già in servizio alla Mobile di Roma e all’Ufficio immigrazione.
Oggi si aggiunge all’indagine un tassello importantissimo a questo puzzle, il Kazakistan ha arrestato il diplomatico Nurlan Khassen per sequestro di persona confermando, di fatto, la linea della Procura di Perugia.
E qui si aprono alcune domande che potrei definire, conoscendo Alfano, retoriche:
1. Perché un capo della Squadra Mobile, il Capo dell’Ufficio immigrazione e un giudice di Pace, si prestarono ad un abuso di questa portata nei confronti di una donna a loro sconosciuta?
2. Chi diede ai tre diplomatici kazaki la possibilità di disporre della Polizia italiana?
3. Chi trasse benefici da questo accordo col Presidente kazakho?
Per rispondere a queste domande la Procura dovrebbe, ora, scalare la catena di comando ma, di questo, nell’inchiesta non c’è nulla.
Nel 2013 Angelino Alfano venne salvato da Enrico Letta con un ricatto politico al Governo, oggi il prode Ministro degli Esteri sgancia i vagoni di coda e sacrifica il destino e la reputazione di chi, come si legge nella chiusura indagini, eseguì un ordine “deciso dall’alto“.
Il nostro governo è infarcito di incapaci, poco di buono e persino delinquenti protetti e garantiti dal sistema di potere del Partito Democratico.
#AlfanoDimettiti, sei un imbarazzo per il nostro Paese.

 

Che tristezza il passo d’addio di Obama

Che tristezza il passo d’addio di Obama

Che tristezza il passo d’addio di Obama

di Fulvio Scaglione

Che tristezza, il passo d’addio di Barack Obama. Anche se, a ben vedere, perfettamente in linea con gli otto anni della sua permanenza alla Casa Bianca. Non è stato, Obama, il re delle speranze deluse, dei buoni propositi finiti in aceto, degli slanci ridotti a spasmi? Allo stesso modo, il Presidente dello stile e della ragionevolezza affronta il ritorno alla vita privata, e l’ingresso nel mondo dorato delle conferenze ben pagate, tramutandosi nella macchietta di se stesso. Un politicante stizzoso e stizzito che, come un bambino, butta all’aria il gioco in cui non riesce a vincere.
Il Presidente indeciso a tutto, una volta messo un piede fuori dalla Casa Bianca, si è messo a fare il decisionista. Bloccate le trivellazioni nell’Artico e in parte dell’Oceano Atlantico, sfruttando quanto previsto da una oscura legge del 1953. Condannati gli insediamenti israeliani, con un’astensione all’Onu dell’ultimissimo momento. A quanto pare nessuno tra i mille consiglieri riesce più a farlo ragionare e a spiegargli che il suo rancoroso progetto per fare i dispetti a Donald Trump si trasforma in una grande regalo all’odiato successore. Il blocco alle trivellazioni, giusto o sbagliato che sia, è del tutto ininfluente. Gli Usa sono già il primo produttore al mondo gas e petrolio e lo sono diventati proprio con Obama e grazie al fracking (o fatturazione idraulica), una tecnica di estrazione che desta uguale preoccupazione presso gli ambientalisti. Il provvedimento, dunque, non farà né caldo né freddo a Trump e alla sua corte di petrolieri e generali. Peggio ancora per Israele. L’espansione degli insediamenti è l’architrave della politica israeliana da decenni. Obama se n’è accorto dopo otto anni di inerzia e di parole vuote e dopo essersi fatto sbeffeggiare persino in patria da Benjamin Bibi Netanyahu, che andò al Congresso americano a parlar male di lui. L’unico risultato sarà avvicinare ancor più Netanyahu a Trump, che già pare poco sensibile alla causa dei palestinesi. E allontanare dal Partito democratico parte di quell’oltre 70% di ebrei americani che in novembre hanno votato per Hillary Clinton.
Il massimo degli infortuni, però, Obama lo ha raggiunto nella polemica con la Russia di Vladimir Putin a proposito degli hacker che avrebbero influenzato l’elezione presidenziale. Obama è un buon retore ed è riuscito ad accusare i russi di aver violato i server del Partito democratico senza mai dire che cosa da quelle violazioni, chiunque le avesse commesse, era uscito: e cioè che il Partito democratico aveva truccato le primarie per danneggiare Bernie Sanders e favorire Hillary Clinton. Ma pazienza. Il problema è che Obama, nella sua smania di attribuire a Putin tutta la colpa della sconfitta della Clinton, si è reso ridicolo. Intanto, un mare di politologi americani ha sottolineato le manchevolezze della campagna elettorale della Clinton e l’intima debolezza della sua candidatura, considerato che con lei erano schierati la Casa Bianca, tutto l’apparato di potere dei democratici, Wall Street, Hollywood e il mondo dei media. In modo così acritico che il giorno dopo l’elezione di Trump il New York Times ha voluto chiedere scusa ai lettori, autoaccusandosi di non aver capito nulla di quanto stava avvenendo.
Poi Obama si è fatto umiliare da Putin, che lo ha trattato come un dilettante. Dopo che il Governo americano ha espulso 35 diplomatici, il Cremlino ha rifiutato di reagire in proporzione. Al contrario, non ha preso provvedimenti se non quello di invitare i diplomatici Usa di stanza in Russia a fare un brindisi, oltre a porgere cortesi auguri di buon anno agli americani e di buon lavoro all’amministrazione entrante. Anche qui, dunque, il dispetto di Obama diventa un regalo per Trump che, sfruttando la sponda offerta da Putin, potrà presentarsi come il grande normalizzatore delle relazioni tra i due grandi Paesi.
Sullo sfondo, ovviamente, la situazione in Medio Oriente. Dove succede questo: in Siria l’intervento russo ha rovesciato le sorti del conflitto ed è diventato garante, piaccia o no, della sopravvivenza di una Siria di Bashar al-Assad; mentre in Iraq l’intervento saudo-curdo-americano non è affatto garante della liquidazione dell’Isis, che ancora saldamente tiene il caposaldo di Mosul.
Molto di tutto questo non sarebbe successo se Obama, che ha definito Putin “l’ex capo del Kgb”, non si fosse alla fin fine rivelato un epigono del presidente George Bush senior, che era stato direttore della Cia. Bush senior varò, all’indomani del crollo del Muro di Berlino, la politica della “esportazione della democrazia”, che in realtà significava espansione dell’influenza globale degli Usa negli spazi geopolitici lasciati liberi dalla morente Unione Sovietica. Era il 1989. E vennero le guerre nei Balcani e in Medio Oriente, l’allargamento a Est della Nato e quello accessorio, almeno nell’idea americana, della Ue. Da allora troppe cose sono cambiate e forse solo Obama (come dimostrano Libia, Siria e Ucraina) non se n’è accorto. Exit dunque il primo Presidente nero nella storia degli Usa. Ora tocca al primo Presidente con i capelli rossi. Speriamo in bene.

 

STREAMING: Discorso di fine anno di Beppe Grillo

STREAMING: Discorso di fine anno di Beppe Grillo

STREAMING: Discorso di fine anno di Beppe Grillo

La trasmissione in streaming del discorso di fine anno di Beppe Grillo.

trascrizione integrale del discorso di fine anno 2016 di Beppe Grillo

Non c’è stato uno dei miei figli che abbia capito cosa fosse questo, un oggetto misterioso, fantastico. Forse i giovani fino ai 20, 25, 30 anni non lo sanno. Questa è una pialla. Io sto ancora cercando di capire se sono digitale o analogico. Sono con un piede sulla pialla e un piede sul computer. Questo mi porta a volte a fare considerazioni con pensieri frammentati, a cui non riesco poi nemmeno a dare la parola: meno male, se no farei dei casini pazzeschi! Devo farvi gli auguri di un anno che sta passando, il 2016 e non so come farli. Non volevo proprio faro. Avevo pensato di fare un intervento in silenzio per sentire questi rumori…

Sentite questi rumori… noi abbiamo vissuto un anno dentro questi rumori che ci arrivavano. E la cosa più straordinaria che sta succedendo è che questi rumori della stampa, della televisione e dei telegiornali, non hanno spostato nulla. Tutto questo sorpassa l’immaginazione. Il No, il Referendum… tutta l’informazione per cambiare la testa degli italiani non è riuscita. Gli italiani hanno guardato finalmente la realtà come dicevo qualche anno fa: con la testa in giù e i piedi in su. Alla rovescia. E guardando alla rovescia hanno capito quale è la vera realtà. Io ho qui dei libri: “La Realtà della realtà” di Watzlawick, che ti dice che la realtà non è quella che vedi, quella che ti sembra.

Ci sono varie cose che indicano la realtà, dipende dal punto di vista. La realtà è qualcosa di strano, politicamente ed economicamente: non si riesce a capire. Quest’anno è stato un anno un po’ particolare, di perdite gravi. Abbiamo perso uno dei grandi della storia di questo Paese, grandissimo, che è stato Dario Fo. Se ne è andato un grande vecchio umanista straordinario.

Poi se ne è andato, il 12 di aprile, il coautore di tutto. Io sento ancora una perdita gigantesca. Tutto il Movimento la sente: che è Gianroberto Casaleggio. Io e Casaleggio eravamo qua, quando progettavamo che cosa fare, lui era un manager, io ero un comico: due personalità che si scontravano. Era uno scontro apparente. Lui mi regalò un libro: Gengis Khan. Lui parlava di Gengis Khan come rete, coi cavalli, che univa il più grande impero della storia dell’umanità. Vedeva il cavallo come un bit. Gengis Khan gestiva la Rete per formare il più grande impero della storia. Parlavamo di Tex Willer e del Grande Blek, di Fantascienza, degli Urania… Lui dal punto di vista manageriale vedeva gli obiettivi. Io ero il cialtrone, il buffone, quello che vedeva il fatto di far ridere.

Ecco cosa non ci perdoneranno mai i partiti politici: che un comico è stato un cofondatore di un Movimento. Che non ci prendiamo tanto sul serio, che abbiamo l’ironia. E’ straordinario! E’ straordinario quest’abbinamento, a cui nessuno credeva. Nessuno credeva che potesse nascere un Movimento dalla Rete, con un Vaffa! Questa rabbia concentrata… e adesso è diventato quello che avete visto: il primo Movimento politico.

Gianroberto ci lascia in eredità una cosa straordinaria, non esiste al mondo una cosa così straordinaria: Rousseau (l’esempio di democrazia dal basso), un sistema operativo dove chiunque entra, guarda e può votare le leggi. Può votare il Presidente della Regione, può votare il Sindaco. Andare a vedere chi sono prima delle elezioni. Può fare una legge. Guardate che per un cittadino comune poter lasciare un segno della sua vita, della sua professione nella realtà, è straordinario! E questo è un mezzo di democrazia veramente diretta e dal basso!

Tutte queste voci che avete sentito “Cosa c’è dietro, cosa c’è là dietro?”… beh, noi abbiamo rotto un sistema. Il Movimento non vuole scalare la società. E’ la società che scala attraverso il Movimento. Noi siamo quelle passarelle che mettevano per conquistare i castelli nel Medioevo. Appoggiavano le scale, entravano e conquistavano il castello. Noi abbiamo rotto un paradigma, una roba circolare che viveva lì da 50 anni.

C’è un aneddoto di Watzlawick, uno psichiatra famosissimo, “L’anello di Cartagena”, che ti dà l’idea di come è stato tutto, prima del Movimento:

A Cartagena ogni mezzogiorno sparavano un colpo di cannone proprio per indicare che era mezzogiorno. Da 40 anni funzionava così. Nessuno diceva niente. Tutti sapevano che era mezzogiorno perché sentivano il colpo di cannone. Finché arriva lì un turista giapponese, con il cronometro (secondo lui) più preciso al mondo. Il suo cronometro segnava che mancavano 5 minuti a mezzogiorno, quando sente il primo colpo di cannone. Si reca dal picchetto e domanda: “Come mai avete sparato 5 minuti prima?”. Il picchetto gli risponde “No, no, il nostro è preciso, noi spariamo sempre a mezzogiorno. E’ il suo orologio che non va bene.” A questo punto il giapponese chiede: “ma con quale orologio avete sincronizzato il vostro colpo di cannone?”.
Il comandante gli risponde: “ Dal più grande orologiaio del nostro Paese che ha l’orologio più preciso del mondo”. Il giapponese non pago va dall’orologiaio e gli chiede: “Mi scusi, è lei che sincronizza con l’orologio il colpo di cannone?” L’orologiaio risponde di sì.
E il giapponese: “ Mi scusi, ma lei dove sincronizza il suo orologio che pare essere il più preciso al mondo?”. E l’orologiaio risponde: “Noi sincronizziamo il nostro orologio dal colpo di cannone, a mezzogiorno”.

Fantastico! Così è durato per 40 anni. E così è durato questo schema di economia e politica, per 40/50 anni. Finché è arrivato il turista giapponese: il MoVimento 5 Stelle, che ha disintegrato tutta questa roba circolare, finta. I cittadini iniziano a capire una cosa meravigliosa: cioè il MoVimento 5 Stelle e la democrazia diretta, non sei più rappresentato da nessuno ma ti auto rappresenti, con strumenti come Rousseau.
E’ la cosa più bella del mondo, ci vengono a intervistare tutte le televisioni del mondo. E qui siamo ancora trattati con le voci che avete sentito prima. E’ fantastico: sono dei bambini nella Comunicazione, sono dei bambini nell’economia politica, non capiscono la tecnologia che sta arrivando e confonde le menti. Come un boomerang.

Avete mai tirato un boomerang? Dai onestamente, non diciamo menzogne: il boomerang (a parte qualche australiano) lo lanci e poi va dove gli pare! Come la tecnologia, la inventi per qualcosa e poi va da un’altra parte. Pensate all’orologio meccanico. E’ stato inventato dai Benedettini nel 1200 per scansionare la preghiera, 7 volte al giorno. Quindi è stato inventato per Dio ed è diventato il sistema del capitalismo. Le tecnologie arriveranno e saranno incredibili. Abbiamo fatto uno studio: Il lavoro nel 2025 quale sarà? Come andrà il mondo fra 10 anni. Non è tanto. Il futuro è fra un momento. Noi stiamo ragionando fino al 2025. Stiamo votando sul Blog il Programma energetico, grazie a questo meraviglioso sistema operativo che abbiamo. Votiamo su tutto: come le energie che in 30 – 40 anni passeranno dalle fossili alle rinnovabili, come? Attraverso quali step? Come sarà il lavoro? Un ragazzo di 20 anni nel 2015 avrà 580 mila ore di vita. Dedicherà 60 mila ore della sua vita al lavoro. E ne avrà 240 mila dedicate al tempo liberato dal lavoro.

Il tempo libero sarà 4 volte superiore al tempo lavorato. Che cosa accadrà fra 25 anni? Quanti milioni di persone saranno senza un lavoro, con un tempo liberato? Che cosa faranno? Saranno ansiosi? Milioni di depressi? “Cosa fai?” “Non lo so! Fatti i cazzi tuoi!” Saranno violenti? Non abbiamo la minima idea di come gestire flussi di persone di tempo libero di persone. L’unico modo, secondo Marchetti, un grande studioso della geopolitica del lavoro, è l’Istruzione. La Scuola. La curiosità della Cultura. L’Intelletto. Abbiamo delle scuole ancora come la Linea Maginot, in bunker trincerati sottoterra. Abbiamo ancora una scuola che prepara al lavoro. Lavoro: è una parola che non ha quasi più senso.

O noi, coi sistemi che abbiamo, metteremo in mezzo alla strada milioni di persone: con la tecnologia, la robotica, la stampa 3d, o abbiamo dei sistemi per far interagire l’economia con le persone, oppure saranno scenari apocalittici! Ecco che entra il concetto di inserire un Reddito Universale senza condizioni nella classe media che non compra più, un reddito dentro a chi non ce la fa, dentro a chi non ci arriva… altrimenti questo sistema collassa! La mentalità è già vecchia! Questa gente qua si sta istruendo per un mondo che non c’è più. Noi ereditiamo un mondo che non sappiamo che cosa sia ma almeno cerchiamo di capire e di orientarci. Che tipo di lavori ci saranno? Il 50% dei lavori che conosciamo, sparirà. Ci saranno i coworking e la sparizione degli uffici. Le macchine saranno sempre più veloci, Internet delle cose… Tutte queste situazioni che arrivano, che non riesci a capire bene. Hai il mondo dentro questo iPhone, hai il mondo nel taschino… E il mondo nel taschino può essere una cosa meravigliosa o può essere l’apocalisse della tua intelligenza.

Abbiamo passato un anno a prenderci insulti, tonnellate di roba immonda e ci aspetta un 2017, secondo me, di riscatto, di orgoglio! Dobbiamo essere orgogliosi di essere i migliori, essere orgogliosi perché l’italiano è il migliore. Dobbiamo essere orgogliosi perché il Made In Italy fa presa in tutto il mondo. Dobbiamo essere orgogliosi perché la nostra Piccola Media Impresa è straordinaria. Gli indiani saranno il più grande ufficio del mondo. I cinesi saranno gli operai più grandi del mondo. Ma noi siamo sulla vetta dell’intelligenza, abbiamo la capacità di inventare qualsiasi cosa. Se diamo l’opportunità con l’Istruzione, con la Cultura…

Oggi siamo indietro: siamo un popolo di vecchi, non ci stiamo accorgendo che stiamo invecchiando. Nel 2025 ci saranno più 60enni che 18enni. Che cosa faremo? Un vecchio invecchia negli ultimi due anni di vita, perché in quei due anni costa alla società come tutta la sua precedente vita, in farmaci. Non abbiamo natalità. Nel contempo blocchiamo l’immigrazione o non inseriamo l’immigrazione in un modo logico: senza essere né di destra, né di sinistra, ma in un modo razionale, creando corridoi umanitari, controllando chi arriva in Italia. Sono tutti problemi pazzeschi… e questi di che cosa parlano? Del populismo!

Io non volevo farvi questa filippica l’ultimo giorno dell’anno. Voglio anche dirvi che io sono questo: sono la pialla, il saldatore, il cervello, il computer. E questo che dovete essere: un piede di qua e un piede di là. Ci attende un futuro che potrebbe essere bellissimo o bruttissimo. Avremo grandi malattie nuove e saranno debellate quelle vecchie. Avremo 60 milioni di malati di dengue, una cazzo di zanzarina così, avremo 50 milioni di malati di Alzheimer, forse risolveremo il problema della CO2, forse saremo più intelligenti con l’intelligenza artificiale. Ci saranno le auto senza autista, forse Musk andrà su Marte, forse ci saranno satelliti che collegano l’intelligenza del mondo… quindi ci aspetta una cosa strepitosa!

Ma io voglio lasciarvi con questo messaggio: con l’orgoglio di quello che siamo!

Siamo italiani e io lo voglio gridare per la prima volta! Anche se non sono un patriota nel senso letterale della parola. Per me la patria è la lingua: parlo italiano quindi sono italiano, ma questo italiano deve essere in tutto il mondo! Siamo i migliori cari signori e lo dimostreremo. E noi siamo la sintesi, come Movimento 5 Stelle, dei migliori in Italia! Arrivederci a tutti e auguri!

BUON ANNO DA BEPPE GRILLO!

Fai una donazione a Rousseau: http://bep.pe/SostieniR

Il 2017 sarà l’anno dell’invasione cinese #SvendutiEMazziati

Il 2017 sarà l’anno dell’invasione cinese #SvendutiEMazziati

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Svenduti e Mazziati. Se qualcuno ha ancora dubbi sulle conseguenze catastrofiche dell’apertura commerciale alla Cina si legga l’ultimo report della Deutsche Bank Research. Lo abbiamo tradotto per voi. Scaricatelo. Mentre l’Europa svende il posto di lavoro di 3,5 milioni di suoi cittadini, per Stati Uniti, Canada, Giappone e India la Cina non è una economia di mercato e come tale viene trattata.

Lo scorso 11 dicembre la Commissione europea doveva scegliere se concedere o meno lo status di economia di mercato alla Cina. Ha vinto un ipocrita compromesso che fa cadere la distinzione tra i Paesi considerati economia di mercato e quelli che non lo sono, aprendo quindi alla Cina. La contestuale riforma degli strumenti di difesa commerciale presentata dal Consiglio europeo è una ulteriore beffa per le piccole e medie imprese perché sarà più difficile imporre i dazi a chi fa concorrenza sleale. L’effetto sarà devastante: un’immediata invasione di merci verso l’Europa, così come documentato dal report della Deutsche Bank Research. Secondo i dati della Commissione, oltre il 40% delle imprese europee difese finora dai dazi antidumping sono italiane. Imprese che adesso vengono lasciate sole.

INVASIONE CINESE: L’ESEMPIO DELL’ACCIAIO

La Cina è il più grande produttore di acciaio al mondo. L’anno scorso le esportazioni di acciaio della Cina hanno raggiunto un record per quantità anche se il loro valore è sceso del 10,5% a seguito del calo dei prezzi. Ciò ha portato a un eccesso di produzione che ha messo in crisi i produttori europei. Nel Regno Unito la società Indiana Tata ha messo in vendita le sue fabbriche mettendo 40.000 di posti di lavoro a rischio in tutto il Paese. Nel 2015 circa l’85% delle indagini antidumping dell’UE riguardano la Cina. Il 67% delle misure antidumping adottate colpiscono settori come il tessile, ceramica e vetro, metalli di base, plastica, macchinari e apparecchiature elettriche e prodotti petrolchimici.

LA CINA NON È UNA ECONOMIA DI MERCATO

Un report della “Deutsche Bank Research” dimostra per la prima volta in maniera analitica e circostanziata che la Cina non è una economia di mercato. La Cina deve ancora rispettare tutti i cinque criteri che sono:

1) Basso grado di influenza del governo nell’allocazione delle risorse e nelle decisioni delle imprese.
2) Assenza di distorsioni nel funzionamento dell’economia privatizzata.
3) Attuazione effettiva del diritto societario incluse le regole di governance delle imprese.
4) Efficace quadro giuridico di diritto privato e il corretto funzionamento di una libera economia di mercato.
5) Esistenza di un settore finanziario che opera in modo indipendente dallo Stato.

LA CINA NON È UNA ECONOMIA DI MERCATO. SCARICA E LEGGI LA TRADUZIONE IN ITALIANO DEL RAPPORTO DELLA Deutsche Bank Research.

L’APOCALISSE PER L’OCCUPAZIONE

Ci sono due scenari sulle conseguenze di queste politiche commerciali europee: uno scenario a basso impatto assume che la concessione dello status MES alla Cina farebbe aumentare le importazioni del 25% nei prossimi tre-cinque anni rispetto al loro livello di base nel 2011; lo scenario di grande impatto presuppone un aumento del 50% delle importazioni dalla Cina. Tra 2 e 4 milioni di persone perderebbero il posto di lavoro.

GRAFICO. Posti di lavoro a rischio se alla Cina verrà concesso MES, per paese, (fonte: Economic Policy Institute)

Dobbiamo proteggere le nostre PMI da questa follia. Tutti gli europarlamentari del Movimento 5 Stella sono scesi in piazza a Bruxelles e hanno marciato assieme a lavoratori e imprenditori per dire #NoMesCina. C’era anche Beppe Grillo. La creazione del gruppo di interesse al Parlamento europeo, la presentazione della contro-consultazione pubblica e il tour #NoMesCina in tutta Italia sono fatti che dimostrano l’impegno FORTE del Movimento 5 Stelle nel difendere l’economia europea e, in particolare, quella italiana.

Le post-cazzate dei nuovi inquisitori

Le post-cazzate dei nuovi inquisitori

 

di Beppe Grillo

Il presidente dell’antitrust Pitruzzella ha rilasciato un’intervista al Financial Times, a metà strada tra il delirio d’onnipotenza e l’ignoranza completa di come funzioni il web, dicendo che “la post-verità in politica è uno dei catalizzatori del populismo e una minaccia alle nostre democrazie“. E cosa è la post-verità si chiede una persona normale? “La post-verità è una definizione usata dai rosiconi che non sono entrati nel ventre della balena del web e quindi non riescono a interpretare i tempi. Parliamo di giornalisti le cui testate hanno avallato per anni bugie ed idiozie di ogni tipo. La post-verità semmai è quella costruita dai giornalisti. Chi vi ha aderito poi si è sorpreso per Grillo, per la Brexit, per la vittoria di Trump e per quella del no al referendum in Italia. Ci raccontano un mondo che non esiste più e chiamano post-verità quello reale.” E’ la definizione, che meriterebbe la Treccani, di Roberto D’Agostino.

L’intervista si fa interessante quando Pitruzzella spiega come si combatte la post-verità: “dobbiamo decidere se lasciare Internet così com’è, il selvaggio west, oppure se regolamentarlo. Penso che queste regole vadano definite dallo Stato. […] Non è compito di entità private controllare l’informazione, questo è dei poteri statali: loro devono garantire che l’informazione è corretta“. Tradotto significa che vogliono fare un bel tribunale dell’inquisizione, controllato dai partiti di governo, che decida cosa è vero e cosa è falso. Immaginatevi la scena.

Scrivo sul Blog: “I politici prendono la pensione d’oro: è un privilegio che vogliamo abolire!“.
Il tribunale decreta: “Falso, prendono una pensione normale come tutti, è un diritto acquisito. E’ post-verità la tua! Ordiniamo che il Blog di Grillo sia messo al rogo!” “Ma non si può bruciare, sua Pitruzzella: è fatto di bit!”Allora al rogo il computer di Grillo e pure il suo mouse, e se si lamenta al rogo pure lui“.

Purtroppo Pitruzzella non è un pazzo solitario. Il premier fotocopia Gentiloni ieri ha detto che gli strappi nel tessuto sociale del Paese sono causati anche da Internet. Per il sempregrigio Napolitanola politica del click è mistificazione“. Renzi è convinto di aver perso il referendum per colpa del web: “Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità“. I travestiti morali sono abituati alla TV, dove se vai con una scheda elettorale falsa i giornalisti ci credono, ma se lo fate sul web i cittadini ve lo dicono che siete dei cazzari, non prendetevela.

Tutti uniti contro il web. Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li sputtana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno.

Programma Energia M5S: Incentivi statali ai fossili o alle rinnovabili?

Programma Energia M5S: Incentivi statali ai fossili o alle rinnovabili?

Programma Energia M5S: Incentivi statali ai fossili o alle rinnovabili?

Il quesito che sarà affrontato oggi riguarda lo spostamento degli incentivi statali dalle alle rinnovabili: “Sei d’accordo con lo spostamento degli incentivi statali dalle fonti fossili all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili?” Ce ne parla Paolo Rocco Viscontini, Presidente di ITALIA SOLARE.

di Paolo Rocco Viscontini

Il Programma energetico del Movimento 5 Stelle prevede un progressivo ma deciso passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili, con una chiara attenzione all’efficienza energetica.

OBIETTIVO ITALIA: 100% RINNOVABILE
Le fonti fossili beneficiano d’incentivi molto importanti, maggiori rispetto le fonti rinnovabili, incolpate del costo elevato dell’energia in bolletta. Scarsa attenzione è data invece ai sussidi di cui beneficiano le fonti fossili. Parliamo di cifre importanti che riteniamo sia corretto trasferire allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, per perseguire quello che è l’obiettivo del Movimento 5 Stelle: 100% energia rinnovabile il prima possibile, attraverso una road map condivisa e che nel giro di pochi decenni avrà la possibilità di vedersi realizzata. Alcuni Paesi della Scandinavia hanno già questo obiettivo: entro il 2050 essere 100% rinnovabile senza contributi ai gas climalteranti.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI
Un argomento importante riguarda il cambiamento del clima. Non si tratta più di un parere di pochi. Tutta la comunità scientifica condivide la tesi che il clima sta cambiando. Il cambiamento climatico comporta dei costi molto elevati: danni causati dagli eventi atmosferici estremi come la siccità, problemi enormi causati dall’immigrazione (solamente in un anno si stima circa che 20 milioni di popolazioni sono costrette a migrare a causa dei cambiamenti climatici). E’ importante intervenire nel modo più deciso possibile. Come? Cercando di equilibrare i numeri tra fonti fossili (che rappresentano il motivo principale del cambiamento climatico) e fonti rinnovabili.

SUSSIDI ALLE FOSSILI
Che cosa significa quando parliamo di sussidi alle fossili? Il Fondo Monetario Internazionale parla in Italia di 13 miliardi di euro, Legambiente in quasi 15 miliardi di euro. Grazie allo studio di Legambiente sono propri stati messi in luce degli esempi più significativi di cui ora vi parlo.

1. Le royalties che le società petrolifere in Italia pagano per l’estrazione del petrolio o del gas sono molto inferiori rispetto a quelle che pagano i competitor nei Paesi del Nord Europa. Se solamente ci si avvicinasse (neanche dico a raggiungere) ai valori delle Royalties degli altri Paesi, si potrebbe generare un gettito di 1,2 – 1,3 miliardi di euro all’anno.
2. Agevolazioni alle industri energivore. Sarebbe opportuno armonizzare il sistema tariffario a livello europeo, perché le tariffe di energia elettrica sono uno strumento di politica industriale. Paesi come la Germania hanno deciso di abbassare in maniera consistente il prezzo dell’energia nel settore industriale e aumentare molto il prezzo nel settore residenziale. Questo genera una competitività del settore industriale tedesco molto superiore all’Industria italiana. In un’Europa che si dice unita: non dovrebbe accadere. Il nostro obiettivo è quello di tassare l’energia in base all’inquinamento che produce, ma è importante avere una visione europea in un mondo globalizzato perché non ci sia concorrenza sleale che viene inevitabilmente generata anche da questi squilibri di prezzi dell’energia.

SUSSIDI ALLE RINNOVABILI: RICERCA, INDUSTRIA E OCCUPAZIONE
Togliere progressivamente i sussidi alle fossili, e applicare delle tassazione ben proporzionate all’impatto ambientale e sanitario delle stesse fossili genera delle risorse, come le possiamo utilizzare?
1. Rendere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica alla portata di tutti, per agevolarne la diffusione.
2. Migliorare le tecnologie grazie alla ricerca: l’Italia purtroppo è sempre il fanalino di coda dei paesi industrializzati in quanto investimenti e ricerca. E’ importante dedicare molte più risorse alla ricerca che permetterà di raggiungere risultati migliori in termine di riduzione dei costi, di riduzione d’impatto ambientale delle tecnologie. La ricerca genera occupazione, competenza e permette a un paese di distinguersi.
E’ importante che queste azioni avvengano in un periodo medio lungo, con coerenza e senza incorrere negli errori del passato. Mi riferisco al fotovoltaico che aveva creato una cosa come 100 mila occupati che sono andati persi nel giro di un anno.

INCENTIVARE RINNOVABILI ED EFFICIENZA: COSA SIGNIFICA?
Cosa significa in concreto, incentivare rinnovabili ed efficienza? Significa creare le condizioni perché le fonti rinnovabili si diffondano in maniera incisiva sul territorio. Perché questo possa avvenire, non è sufficiente avere solo dei pannelli solari o delle turbine eoliche che producono energia. Bisogna accumulare questa energia, e gestirla. Siamo nell’era della smart grid: a livello locale è doveroso gestire i flussi di energia in maniera più ottimale possibile, dando priorità alle fonti pulite in primis, poi un giorno saranno solo fonti pulite ma ci vorrà del tempo. Ecco quindi che con dei software adeguati è possibile già adesso dare delle priorità: prima di tutto si utilizza dell’energia prodotta dal fotovoltaico nel momento in cui serve. Quando questa energia non può essere utilizzata laddove viene prodotta perché è week end (ad esempio) questa energia può essere accumulata oppure può essere utilizzata nella zona. Quando questa energia non c’è perché c’è brutto tempo oppure è notte, si utilizza l’energia dagli accumuli che hanno bisogno ancora di aiuti in modo che nei prossimi anni possano diffondersi in maniera più importante. Quando anche l’energia accumulata nelle batterie non è sufficienza, si utilizzerà l’energia idroelettrica, che a sua volta proviene dai bacini che possono essere gestiti, caricati anche dall’energia solare diurna e così via anche con un utilizzo di energia da biomassa, nel momento in cui le fonti che abbiamo visto prima non sono disponibili. E’ necessaria un’intelligenza, un cervellino, che alla fine gestisce questi flussi di energia.

Mi auguro che grazie a queste informazioni siate in grado ora di poter esprimere un parere con consapevolezza: siete d’accordo o meno sullo spostamento degli incentivi dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica?

 

Almaviva: subito commissione al lavoro per approvare legge M5S su call center!

Almaviva: subito commissione al lavoro per approvare legge M5S su call center!

Almaviva: subito commissione al lavoro per approvare legge M5S su call center!

MoVimento 5 Stelle Commissione Lavoro

Una notizia terribile quella della fine delle trattative per 1600 famiglie romane che rimarranno senza lavoro per il fallimento del tavolo di Almaviva. Noi del MoVimento 5 Stelle siamo vicini alle famiglie, consapevoli che non può certo bastare. Per questo sfidiamo il governo e chiediamo di iniziare immediatamente i lavori in commissione Lavoro e discutere la legge Cominardi-Lombardi sui call center. Con la nostra proposta di legge si potrebbe mettere la parola fine alla maggior parte dei problemi del settore, tutte proposte fino ad oggi inascoltate: niente Co.Co.Co.: per il settore puntiamo a contratti a tempo indeterminato, a differenza di quanto prevede il Jobs act; tutela della privacy dell’utente che ha diritto anche a sapere da quale Paese viene erogato il servizio; stop alle delocalizzazioni anche grazie a un Osservatorio nazionale su contratti e sulle delocalizzazioni nel settore; maggiori sanzioni e divieto di percepire incentivi se l’azienda viola proprio le norme su privacy e delocalizzazioni; in caso di cambio di appalto nella pubblica amministrazione, clausola di salvaguardia sociale che tutela i lavoratori. Adesso servono ammortizzatori sociali equi, per sostenere queste famiglie ma contemporaneamente bisogna da subito costruire un sistema lavorativo differente, con più tutele a partire proprio dai lavoratori più deboli. Abbiamo infine commissionato ad un professionista contabile l’analisi dei bilanci di Almaviva Contact al fine di controllare il reale stato di crisi dell’azienda.

 

L’ENNESIMA PRESA IN GIRO AI CITTADINI CALABRESI

L’ENNESIMA PRESA IN GIRO AI CITTADINI CALABRESI

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L’ENNESIMA PRESA IN GIRO AI CITTADINI CALABRESI

Delrio oggi è tornato in Calabria per l’ennesima inaugurazione della SA-RC da oggi Autostrada del Mediterraneo. Questi continuano a cambiare i nomi per non cambiare niente. L’ennesima presa in giro ai cittadini calabresi.

L’OLIO EXTRAVERGINE CALABRESE E’ SALVO

L’OLIO EXTRAVERGINE CALABRESE E’ SALVO

 

L’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA CALABRESE E’ SALVO

Ci siamo battuti molto con la Commissione europea, facendo capire gli enormi danni che sarebbero derivati per gli agricoltori calabresi, i piccoli imprenditori e in generale per una terra già in difficoltà ed abbiamo ottenuto un grande risultato: l’olio calabrese ritornerà nei parametri Ue. Fate in modo che lo sappiano tutti i piccoli produttori Calabresi!

 

 

 

2016, l’anno nero di stampa e tv: non li rimpiangeremo

2016, l’anno nero di stampa e tv: non li rimpiangeremo

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di Isabella Adinolfi, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa.

Il 2016 passerà alla storia come l’anno del definitivo tramonto del potere di influenza di stampa e tv. È rivelatrice la gaffe dell’inviata Rai Giovanna Botteri che, dopo la vittoria di Trump, si chiedeva quasi disperata: “che cosa succederà a noi giornalisti? Che cosa succederà alla stampa?”. Nessuno dei principali 100 quotidiani americani ha fatto un endorsement a Trump. Appoggiando Hillary Clinton i media americani hanno perso la faccia e anche la credibilità. Hanno raccontato un’America che non esiste. Non hanno capito nulla!

In Italia i media tradizionali non se la passano meglio. Il referendum del 4 dicembre è stato la Caporetto di editorialisti e parrucconi del giornalismo. Presagivano l’inferno e invece ha semplicemente trionfato la democrazia. L’affluenza al 69% ha mostrato al mondo chi comanda in Italia: i cittadini! Con i falsi scoop di Beatrice Di Maio e la continua drammatizzazione delle vicende romane si è toccato il fondo e i dati lo dimostrano. L’ultimo rapporto Mediobanca sull’editoria è senza appello: il giro d’affari complessivo di Mondadori, Rcs, L’Espresso, Il Sole 24 Ore, Monrif, Caltagirone, Itedi, Cairo e Class Editori è passato da 5,7 a 3,9 miliardi. Il fatturato di questi imperi dei media è calato del 32,6% e 4.500 posti di lavoro sono andati persi. Meno credibilità equivale a meno copie vendute: la diffusione dei quotidiani è scesa del 34% negli ultimi 5 anni.

Fiumi di inchiostro diventano carta straccia mentre il mondo va avanti con i social media. Per difendersi da questa inevitabile estinzione, i media tradizionali si arroccano nella Celebrazione del Potere. I continui richiami dell’Agcom a Rai, Mediaset, Sky e La7 lo dimostrano. Ma oggi è impossibile competere con i nuovi media che sono più veloci, ironici e spesso completi. La politica dovrebbe occuparsi della necessità di alfabetizzazione ai nuovi media, risolvere problemi come il cyberbullismo e sul riconoscimento su cosa sia davvero propaganda e cosa informazione.

Davanti a questi numeri si dovrebbe fare ammenda e autocritica e invece si assiste alla caccia alle streghe che oggi prende il nome di “fake news“? Il Parlamento europeo ha approvato una vergognosa risoluzione che organizza una propaganda europea con i soldi dei contribuenti. Quello che viene chiamato “sostegno alla stampa indipendente” è in realtà una ingerenza per censurare le notizie scomode.

Scriveva Indro Montanelli nel 1989: “la deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice parola: onestà. È una parola che non evita gli errori….Ma evita le distorsioni maliziose quando non addirittura malvagie, le furbe strumentalizzazioni, gli asservimenti e le discipline di fazione o di clan di partito”. Parole profetiche che oggi sono le campane a morto della stampa e tv che finora abbiamo conosciuto. Non sentiremo la loro mancanza.

Smettere di importare energia nucleare in Italia: si può fare

Smettere di importare energia nucleare in Italia: si può fare

Smettere di importare energia nucleare in Italia: si può fare

dall’articolo di Ugo Bardi, docente all’università di Firenze e divulgatore scientifico, “Grillo e l’Energia: di chi sono le “Balle Nucleari”?”- leggi l’integrale

Luca Longo si era già provato a criticare sul “Linkiesta” le proposte del MoVimento 5 Stelle sull’energia in un post che avevo definito “patetico in quanto vago e privo di argomenti. Adesso, Longo si lancia di nuovo all’attacco con un post dal titolo “Balle Nucleari“, riferite a un post del “blog delle stelle“, dove si discute la possibilità di eliminare le importazioni di energia elettrica di origine nucleare.

Stavolta, Longo ha provato a mettere insieme un po’ di numeri. Ma non ha fatto di meglio, anzi, semmai di peggio. Tutta la sua critica si basa sul fatto che l’M5S proporrebbe di chiudere “di botto” le importazioni di energia e che questo vorrebbe dire che dovremmo trovare il modo di sostituire “il 14,6% dell’elettricità che ci serve,” il che sarebbe, evidentemente, impossibile.

Ma è tutto sbagliato: secondo il GSE, le importazioni di energia nucleare nel 2015 in italia sono state del 5,1%, non del 14.6%! Longo ha confuso le importazioni di energia nucleare con le importazioni di energia in generale, che invece sono in gran parte energia idroelettrica dalla Svizzera. Un erroretto di quasi un fattore 3, cosa volete che sia fra amici? […]

Il post sul blog delle stelle è scritto da Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Qualenergia, che è una persona seria e competente. Sostiene che le importazioni di energia nucleare potrebbero essere gradualmente ridotte fino a eliminarle entro il 2025. E’ un obbiettivo certamente possibile se si considera che parliamo del 5% e se pensiamo di cominciare a lavorarci sopra da adesso, promuovendo l’energia rinnovabile. Silvestrini fa anche notare alcuni punti importanti, per esempio il fatto che le centrali nucleari francesi sono vecchie e che dovranno essere presto smantellate, e non sembra che il governo francese abbia le risorse o l’interesse per costruirne di nuove. Per cui, che a uno piaccia il nucleare o no, il problema di svincolarsi dai reattori nucleari francesi si pone; o perlomeno dovrebbe porsi per un governo che abbia seriamente a cuore l’interesse del paese. […]

Queste cose sono importanti perché quando si parla di energia si parla di una risorsa vitale per il paese. Quindi, bisognerebbe fare il possibile per non parlare a caso e, quando uno cita dei numeri, come fa Luca Longo, almeno citi i numeri giusti. Altrimenti, si raccontano davvero delle balle nucleari.

 

#Torino5Stelle: 18 milioni di euro per le periferie!

di Chiara Appendino, sindaco MoVimento 5 Stelle Torino

Il lavoro accurato e intenso paga. Ieri abbiamo ricevuto una grande notizia: la Città di Torino si è aggiudicata i 18 milioni da destinare alle periferie stanziati dal Governo e a breve potremo partire con i 44 interventi del progetto AxTO. Il progetto che abbiamo presentato ad agosto, redatto grazie al lavoro straordinario degli uffici coordinati dall’architetto Valter Cavallaro, è stato valutato tra i migliori in assoluto e la Città di Torino si è aggiudicata tutti i 18 milioni di euro.

Questi fondi saranno utilizzati in zone periferiche della Città per acquistare e ristrutturare case popolari, avviare politiche attive per il lavoro, realizzare progetti di manutenzione di strade e marciapiedi, di scuole, riqualificare mercati rionali, parchi e campi sportivi, nuove stazioni di bike sharing e tanto altro. Ampio spazio troveranno inoltre iniziative per i giovani e volte allo sviluppo tecnologico e digitale per preparare la Città alle sfide del futuro. Nella mappa sotto potete vedere molte delle azioni previste, mentre sul sito del Comune è possibile leggere la descrizione completa delle stesse.

Permettetemi di rivendicare, anche alla luce del risultato, la nostra scelta politica. Abbiamo preferito lo sviluppo di tanti interventi diffusi sul territorio piuttosto che un’unica grande opera. È stata una scelta vincente nel metodo e lo sarà nel merito, massimizzando i benefici per tutti i torinesi.

Le periferie, infatti, non si identificano solo con un luogo fisico: mettere al centro delle azioni del bando numerosi interventi per incidere sulle aree con maggiore dispersione scolastica, degrado degli edifici e disoccupazione, ci permetterà di intervenire anche sulle periferie esistenziali e migliorare la qualità della vita di chi è più in difficoltà. Io ci credo fortemente.

Per chiunque avesse dubbi, esattamente come abbiamo sempre detto sin dalla campagna elettorale: le periferie sono una nostra priorità, e continueranno ad esserlo.

Ora, al lavoro.

 

 

Cucù, Equitalia è viva e lotta contro di noi

di Luigi Di Maio

Aveva 66 anni. Si doveva presentare negli uffici di Equitalia per discutere un piano di rientro, dopo aver ricevuto una maxi cartella da 20mila euro. Ma stamattina – 29 dicembre 2016 – ha tirato dritto ed è tornato nella ditta, si è legato una corda al collo e si è impiccato.

Cucù Equitalia non c’è piùdisse Matteo Renzi il 24 ottobre 2016. Quel mostro doveva sparire con il decreto fiscale di novembre e invece Equitalia è viva e lotta contro di noi. In quel decreto inoltre ci sono altri adempimenti per le imprese, le ennesime scartoffie da compilare, pena una multa da migliaia di euro.

Per far sparire Equitalia dalla faccia della terra servono tre righe di legge, loro non ne avranno mai il coraggio, il MoVimento 5 Stelle ha la proposta pronta da anni. Alle prossime elezioni si presenteranno quelli che la vogliono abolire e quelli che invece le hanno cambiato solo il nome. A voi la scelta.

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