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NO all’ecodistretto di Castrovillari (CS)

NO all’ecodistretto di Castrovillari (CS)         L’Amministrazione del Comune di Castrovillari, in data 3 ottobre 2017, ha approvato in Consiglio comunale una Manifestazione di Interesse circa l’allocazione, sul proprio More »

Biotestamento: un diritto per il Paese, un dovere del Parlamento

  Biotestamento: un diritto per il Paese, un dovere del Parlamento di Silvia Giordano, portavoce MoVimento 5 Stelle Camera In questi anni io e i miei colleghi abbiamo affrontato tantissime battaglie, ma More »

Basilicata contaminata anche dal nucleare

  Basilicata contaminata anche dal nucleare di Vito Petrocelli e Gruppo Metapontino di Lavoro sul Nucleare Basilicata, una regione contaminata anche dal nucleare, come se estrazioni e rifiuti petroliferi non bastassero. Movimento More »

Aborti volontari: Abbiamo impedito un “regalo” a Igreco

Aborti volontari: Abbiamo impedito un “regalo” a Igreco Dopo il nostro intervento di ieri, l’Azienda ospedaliera di Cosenza ha revocato all’istante la delibera con cui aveva assegnato alla privata IGreco il servizio More »

Punto nascita di Vibo Valentia, ho chiesto interventi immediati

Punto nascita di Vibo Valentia, ho chiesto interventi immediati Non c’è un solo secondo da perdere davanti alle gravissime carenze denunciate dai dirigenti medici dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Vibo Valentia. Per More »

Interruzione di gravidanza a Cosenza: Sospetta concessione a IGreco

Interruzione di gravidanza a Cosenza: Sospetta concessione a IGreco Ho chiesto gli atti di una strana delibera dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, con cui al gruppo IGreco è stato assegnato il servizio di More »

Replica articolo la Riviera

Replica articolo la Riviera Articolo ->> http://www.larivieraonline.com/sanit%C3%A0-lincontro-dei-sindaci-della-locride-prefettura-tra-assenze-e-presenze-ingiustificate REPLICA Ammetto, Gianluigi Scaffidi fu un agente speciale utilizzato per scopi segreti nell’ambito della guerra fredda. Mi è utile per obiettivi inconfessabili, avendo il medesimo More »

NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE

NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE Nel 2017 non può accadere una simile tragedia, che pone interrogativi molto seri sull’accompagnamento al parto in Calabria. Presenterò subito un’interrogazione parlamentare. È inquietante la More »

Basta con le discriminazioni delle donne sul lavoro: ecco la proposta di legge M5S

Basta con le discriminazioni delle donne sul lavoro: ecco la proposta di legge M5S   Quando si parla di lavoro e di differenze di genere spesso si sa soltanto che le donne More »

Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono

Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono   di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa. “Forza Italia e Partito Democratico votano al Parlamento europeo contro gli More »

Monthly Archives: ottobre 2016

Cacciate subito quel dg “depresso”

Cacciate subito quel dg “depresso”

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Il dottor Raffaele Mauro non può restare un minuto in più alla guida dell’Asp di Cosenza, poiché non impugnò la sentenza del giudice del lavoro in suo favore, conseguente alla causa di servizio contro la stessa azienda. Lo diciamo con il collega M5s Paolo Parentela, col quale al presidente del Consiglio e ai ministri della Salute e dell’Economia abbiamo chiesto, con un’interrogazione, la revoca dell’incarico in questione per il tramite dei commissari Massimo Scura e Andrea Urbani.

di Dalila NESCI

Vogliamo anche sapere se il governatore Oliverio fosse al corrente che Mauro aveva una causa pendente contro l’azienda sanitaria che si candidava a guidare. A Oliverio ricordiamo che, alla luce della nomina illegittima di Gioffrè alla guida dell’Asp di Reggio Calabria, nel settembre 2015 alla Regione inviammo un promemoria con l’invito a compiere verifiche amministrative molto rigorose per la futura nomina dei direttori generali.
A questo punto Oliverio non può nascondersi come al suo solito. Intervenga e faccia ciò che chiunque farebbe al suo posto, cioè tolga a Mauro il mandato di direttore generale, per quanto emerso con chiarezza adamantina.
La gestione della sanità dal lato di Oliverio registra dunque l’ennesimo sbaglio clamoroso, senza dimenticare la porcheria della legge regionale con cui è stata prorogata la durata dei commissari aziendali. Alla prossima, se non fosse finita questa lunga e imperdonabile serie di errori, Oliverio dovrebbe ritirarsi nel più assoluto silenzio, liberando la Calabria dall’incompetenza manifesta e godendosi il suo vitalizio da 8 mila euro mensili.

Alessandro Di Battista Ma cosa diavolo sta diventando il mondo?

Alessandro Di Battista Ma cosa diavolo sta diventando il mondo?

Ma cosa diavolo sta diventando il mondo? L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha appena votato l’entrata dell’Egitto nel Consiglio per i diritti umani. L’Egitto, il paese dove è stato torturato e ucciso Giulio Regeni, l’Egitto che copre queste torture. Come può l’ONU, un’organizzazione che ha tra i suoi compiti quello di “promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui” affidare il compito di vigilare su questi diritti ad un paese come l’Egitto dove ci sono 41.000 prigionieri politici, 1700 desaparecidos nel 2015 e, secondo Amnesty International, 754 omicidi extra-giudiziali nei primi 5 mesi del 2016? L’Italia ha detto di non aver votato per l’Egitto, il nostro governo si è limitato a questo. Ma vi rendete conto? Se Giulio Regeni fosse stato americano o francese si sarebbero limitati a dire soltanto di non aver votato l’Egitto al Consiglio per i diritti umani? Ma cosa è diventata l’Italia, lo scendiletto di tutti i paesi del mondo? Siamo indignati per tanta ipocrisia. Ma d’altro canto il governo italiano continua a vendere armi all’Arabia Saudita, altro paese modello per i diritti umani non è vero? Siamo in guerra in Afghanistan da più di 10 anni per il burqa non è vero? Ma poi vendiamo le armi ad un paese che bombarda lo Yemen causando migliaia di morti civili, e moltissimi sono bambini! E pensate, anche l’Arabia Saudita si siede nel Consiglio per i diritti umani. Tutto questo è una farsa e noi, cittadini italiani, da decenni subiamo l’indegno atteggiamento di chi ci governa. Ma uno scatto di orgoglio mai?

Se crolla Deutsche Bank sarà impossibile salvare le banche italiane – di Marcello Foa

Se crolla Deutsche Bank sarà impossibile salvare le banche italiane – di Marcello Foa

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La nuova linea di politica estera di Obama, il braccio di ferro fra Washington e Berlino sui casi Volkswagen, Apple e Deutsche Bank, la fragilità delle banche italiane. In questa intervista il giornalista e scrittore Marcello Foa analizza gli ultimi scenari di politica internazionale e mette in guardia: “se crolla Deutsche Bank per l’Italia sarà molto peggio rispetto alla caduta di Lehman Brothers”.

VIDEO. Ascolta e condividi l’analisi di Marcello Foa.

L’INCONTRO OBAMA RENZI HA CAMBIATO LA POLITICA ESTERA ITALIANA?
Certamente sì. Se analizziamo il comportamento di Renzi negli ultimi tempi vediamo che da un lato cercava di ritagliarsi uno spazio politico in Europa, dall’altro tendeva la mano alla Russia. Ecco spiegata la sua partecipazione al vertice di San Pietroburgo con Putin. Renzi veniva, però, essenzialmente snobbato dai partner europei. Ha un significato politico molto profondo il fatto che oggi Obama lo abbia ufficialmente investito di un ruolo più importante di quello che era lecito aspettarsi fino a qualche mese fa. Renzi diventa il primo alleato americano in Europa. E questo avviene anche per una ragione logica. In passato questa posizione era occupata dalla Gran Bretagna, ma uscendo dall’UE questo alleato americano non parteciperà più ai vertici europei. Un altro Paese di riferimento era la Germania, ma adesso c’è un forte attrito perché ha bloccato il TTIP e su scelte di politica estera mostra un tentativo di autonomia e indipendenza che Washington non gradisce. La Francia è in campagna elettorale e Hollande dovrà giocarsela con Marine Le Pen e un altro candidato della destra, ma comunque in una situazione molto fragile. In Spagna la situazione politica è bloccata. Quindi chi resta? L’Italia che improvvisamente viene rivalutata. Tutto questo ha delle implicazioni molto forti perché, se l’Italia vuole adempiere a questo nuovo ruolo, starà molto attenta, anzi sarà molto zelante, a rispettare le direttive e gli interessi americani.

COSA SI NASCONDE DIETRO I CONTINUI ATTRITI FRA EUROPA E STATI UNITI?
Ci sono due letture. La prima è quella di chi pensa siano normali attriti di business fra grandi aziende e grandi Paesi. La seconda è quella complottista di che dice: è tutto coordinato, è un gioco di finzioni e ripicche. Il caso Apple è emblematico. Non si è mai visto un governo che protesta in modo così veemente contro l’Unione europea, rea di aver preteso il pagamento di una tassa meno scontata di quella che paga in Irlanda. Il che è paradossale perché anche gli Stati Uniti dovrebbero avere tutti gli interessi nel far pagare le tasse alla Apple. Se il governo americano prende le difese della Apple significa che i rapporti fra il grande business americano e il potere politico sono molto più stretti di quello che noi siamo abituati a pensare. Questo è il punto: i confini tra quello che è lo Stato e quelli che sono i grandi interessi delle multinazionali a Washington è caduto e il governo americano fa prioritariamente gli interessi di queste grandi aziende. Altro braccio di ferro importante è quello sulla Deutsche Bank che, se crolla, è molto peggio della Lehman Brothers.

COSA SUCCEDE ALLE BANCHE ITALIANE SE CADE DEUTSCHE BANK?
Uno tsunami. Si interrompono i pagamenti tra le banche e si ripete l’incubo del 2008. Le banche italiane, a parte Banca Intesa, sono tutte malmesse e questo significa che le difficoltà si acuiranno. Se crolla Deutsche Bank le regole che l’Europa ha approvato dovranno essere applicate e probabilmente non basteranno. Ricadremo nei casi, come quello too big to fail. È uno scenario da incubo perché le concatenazioni sono a valanga e tengono ad ampliarsi molto.

Sanità, se la razionalizzazione è senza logica

Sanità, se la razionalizzazione è senza logica

Sanità, se la razionalizzazione è senza logica

di Paola Massidda sindaco M5s Carbonia

A Carbonia, per dare “un incentivo alle nascite”, hanno deciso di spostare il reparto di ginecologia, ostetricia, nido ostetrico e pediatria in un’altra struttura a circa 25 chilometri di distanza, collocata all’estrema periferia della ex provincia e difficilmente raggiungibile dalla maggior parte dei comuni, con tempi di percorrenza in caso di traffico di oltre un’ora.

Così quando una donna sente che sta per arrivare il momento con tutta la calma che contraddistingue questi momenti, si mette in auto, fa la strada e si presenta in ospedale, sperando sempre che un’auto ce l’abbia, perché se deve aspettare un mezzo pubblico allora la percorrenza richiede circa un’ora. Ma, soprattutto, deve sperare che tutto vada liscio perché, in caso di complicazioni, dovrebbe fare la stessa strada e tornare al punto di partenza, a Carbonia, dove invece sono rimasti i reparti di rianimazione, cardiologia, chirurgia e quello emotrasfusionale. Quindi parliamo di vite in pericolo, senza prendere in considerazione i numerosi casi di parto precipitoso che porterebbero a operare direttamente in pronto soccorso, e la difficoltà per i sanitari di operare con la dovuta serenità in assenza di una adeguata struttura alle spalle. Tra l’altro il trasferimento del nido ostetrico ha fatto sparire dalla struttura anche i pediatri. Tutto lavoro in più per le ambulanze.

Chiunque capirebbe i fattori di rischio a cui una partoriente e il nascituro andrebbero incontro. Ma non la Regione Sardegna che ha predisposto il piano di riordino della rete ospedaliera. Per questo abbiamo tenuto un consiglio comunale straordinario davanti l’ingresso dell’assessorato regionale alla Sanità a Cagliari, al termine del quale una delegazione di diversi sindaci è stata ricevuta. Sì alla razionalizzazione ma almeno la si faccia con un minimo di logica.

 

I debiti fuori bilancio e gli orrori dei partiti

I debiti fuori bilancio e gli orrori dei partiti

I debiti fuori bilancio e gli orrori dei partiti

di Federico Piccitto, sindaco M5S Ragusa

Tra i tanti problemi che l’Amministrazione Comunale ha dovuto affrontare in questi anni, uno, in particolare, ha davvero i tratti dell’assurdo. A causa di sottovalutazioni ed errori, in alcuni casi orrori, il Comune ha infatti accumulato, nel corso degli anni precedenti al 2013, quando ci siamo insediati, una somma pari a 17.248.000 euro di debiti fuori bilancio. Attenzione: i debiti fuori bilancio, sotto una certa soglia, sono fisiologici. Ma quando si parla di milioni di euro, si è davvero preda dello sconforto e dell’assurdo. Quando si è insediata, l’Amministrazione Comunale M5S, ha dovuto fare i conti, anche in senso letterale, con questa, grave, gravissima dimenticanza. E, negli anni, ha dovuto far fronte anche al pagamento di questi debiti, oltre ai tagli ai trasferimenti di Stato e Regione, che si sono aggiunti in maniera sempre crescente per gentile concessione dei governi Regionale e Nazionale, che si sono succeduti. Come e perchè si sono accumulati questi debiti fuori bilancio?

Questa la ripartizione:
2013: 1.594.000 euro. Somma in gran parte collegata ad acquisti di beni e servizi non previsti nei bilanci dell’intero decennio precedente!!!
2014: 2.453.000 euro. Anche in questo caso, si trattava, per la massima parte, di piccole e grandi spese totalmente trascurate e senza adeguata copertura finanziaria, sempre riferiti a periodi compresi tra il 2001 e gli anni successivi.
2015: 9.401.000 euro. In questo caso, il famoso debito contratto per l’espropriazione di c.da Serralinena, addirittura negli anni ’90, cui si unisce il tributo speciale per il conferimento in discarica, previsto dalla legge, ma mai adeguatamente coperto dai bilanci comunali, nel corso degli anni.
2016: 3.799.000 euro. Torna, in questo caso, il debito contratto per il mancato pagamento, nel corso degli anni, dell’intera quota dovuta per il tributo speciale legato al conferimento in discarica (3.180.000 euro), più una serie di mancati inserimenti, nei bilanci, di alcune importanti spese affrontate.

Tutto questo ha provocato per questa Amministrazione, fin dal suo insediamento, la necessità di far fronte a spese del passato, sempre più ingenti, per un totale che ha, lo ripetiamo, dello “spaventoso”: 17.248.000 euro. Risorse economiche sottratte alla disponibilità dei cittadini ragusani sia per la realizzazione di opere ed interventi, sia per una maggiore disponibilità di cassa da parte del Comune. Un aspetto che ha penalizzato moltissimo, insieme ai tagli, l’attività dell’Amministrazione. E che era evitabilissimo, se solo nel passato ci fosse stata maggiore attenzione. Strano che l’opposizione, tutta, quando parla di tasse, royalties ed altro, eviti accuratamente di citare i debiti fuori bilancio.

La verità, per fortuna, viene sempre a galla. Ed i numeri non mentono. Anche se è triste pensare che tutto questo poteva, anzi doveva, essere evitato. Con una buona gestione.

 

Lo sviluppo sostenibile passa dalla democrazia diretta

Lo sviluppo sostenibile passa dalla democrazia diretta

Lo sviluppo sostenibile passa dalla democrazia diretta



Di seguito il testo dela dichiarazione di voto del MoVimento 5 Stelle sulla Ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. L’intervento è di Vito Petrocelli

Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, voteremo favorevolmente alla ratifica di questo accordo.

Come già detto dai miei colleghi, lo faremo con alcuni «ma» e con alcune grandi perplessità. Se è vero infatti che la lotta ai cambiamenti climatici costituisce uno degli obiettivi dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, entrata in vigore il primo gennaio del 2016, mi chiedo principalmente chi stabilisce questi obiettivi. Chi è che stabilisce le tempistiche e con quale partecipazione nei processi decisionali? Ebbene, io credo che nel XXI secolo sia autentico e realistico programmare gli obiettivi e il percorso dello sviluppo sostenibile – se così vogliamo continuare a chiamarlo per comodità – solo attraverso processi decisionali partecipati e attuati con forme di democrazia diretta. La democrazia delegata su questi temi e anche su altri, a dire il vero, ha fatto il suo tempo.
Mi chiedo quale credete voi sia stato il primo grande processo di sviluppo sostenibile nella storia dell’umanità? Io credo di poter dire che sia stata la scoperta del fuoco. La scoperta del fuoco e la capacità di poterlo replicare autonomamente hanno rappresentato il primo e vero rapporto tra uomo ed energia. La gestione sostenibile di quella forma di energia primitiva ci ha evitato una prospettiva sociale poco gradevole e naturalmente non parlo solo dei cibi crudi che ancora oggi ci troveremmo a mangiare senza la scoperta del fuoco. In più, il dominio dei nostri antenati sul fuoco, la produzione diretta e, soprattutto, la distribuzione partecipata e liberalizzata di quella energia dei primordi hanno prodotto la partenza, lo start della crescita collettiva.

E allora chi gestisce l’energia ha un grande potere, perché l’energia è il motore principale di ogni forma di sviluppo economico e sociale. Se questo potere però non lo tengo per me, ma lo ridistribuisco equamente nella società nella quale vivo, ecco che ho creato nei fatti le condizioni per uno sviluppo economico sostenibile. Se poi questa stessa energia è prodotta con elementi naturali – un fulmine che incendia un albero, due acciarini che si sfregano, il sole che illumina un pannello fotovoltaico, il vento che muove un’elica – lo sviluppo diventa doppiamente sostenibile. In primo luogo, perché riduciamo lo sfruttamento di fonti energetiche con alto impatto sull’ambiente; in secondo luogo perché consentiamo l’autoproduzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili e naturali da parte di singoli cittadini, famiglie e aziende.

Vi invito ad immaginare per un attimo cosa sarebbe successo se l’accensione del fuoco in epoca primordiale non fosse stata frutto di un processo naturale e di semplice accesso, ma di una tecnologia complessa in mano ad un piccolo gruppo cavernicolo di potere, così come è oggi lo sfruttamento delle fonti fossili in mano a poche, grandi multinazionali.
Io credo che avremmo avuto una società primordiale che, anziché crescere in maniera sostenibile e diffusamente sul pianeta, avrebbe anticipato di migliaia di anni la nascita della società capitalistica. Una società nella quale un gruppo di potere, gestore verticistico dell’energia necessaria a muovere il mondo, condiziona i governi e le economie del mondo stesso.

Io mi rendo conto che la rivoluzione industriale, resa possibile dall’uso delle fonti fossili, ha permesso di raggiungere un livello di tecnologia elevatissimo, consentendo all’uomo un salto di conoscenza impressionante. Mi rendo anche conto che una parte del mondo grazie a petrolio e gas ha raggiunto livelli economici, sociali e culturali impensabili appena un secolo fa. Anche grazie alle risorse derivanti dallo sfruttamento di fonti fossili in alcune aree del pianeta è finito il colonialismo economico e culturale imposto per secoli dall’Occidente.

Per questi Paesi, però, riuscire a replicare un modello economico e culturale subito per secoli non significa percorrere la strada giusta per il bene del proprio popolo. Allora oggi, sulla Terra e nel ventunesimo secolo, non è più pensabile che una oligarchia economica e politica decida delle sorti del pianeta, senza considerare le tensioni sociali nelle mille e mille banlieue del pianeta stesso, senza considerare le guerre combattute in nome del petrolio e i milioni di migranti che un modello economico basato sul profitto per il profitto sradica dalla loro terra e proietta verso terre sconosciute.Questi sono i nuovi schiavi di un modello economico che non sta facendo i conti con l’immediato futuro, nel quale la semplificazione della tecnologia occorrente per fare economia e produrre energia inevitabilmente renderà sempre più universali, diffusi, partecipati e sostenibili i modelli decisionali e le scelte conseguenti.

Signor Presidente, io credo fermamente che nel terzo millennio le scelte per un adeguato e autentico sviluppo sostenibile del pianeta e dei popoli che lo abitano non possano più essere imposte dall’alto o da forme di democrazia delegata. Sono convinto che lo sviluppo sostenibile possa essere guidato efficacemente soltanto da forme di democrazia diretta. Mi rendo conto che non è facile trovare formule che spostino il governo dei Paesi da una democrazia delegata a una democrazia diretta. Non vedo però altra strada: lo sviluppo sostenibile del pianeta ha bisogno di autoproduzione e distribuzione dell’energia e di decisioni derivanti da forme di democrazia diretta.

Avviandomi alla conclusione, ritengo doveroso sottolineare che la democrazia diretta è inevitabile. Questo è quanto il Movimento 5 Stelle sta proponendo al Paese dall’inizio di questa legislatura ed è uno dei cambiamenti politici necessari e non più rinviabili, tanto quanto lo sono le azioni per fermare i cambiamenti climatici stessi.

 

97 milioni al golf e ne vogliono risparmiare 57 con la riforma #iodicono

97 milioni al golf e ne vogliono risparmiare 57 con la riforma #iodicono

97 milioni al golf e ne vogliono risparmiare 57 con la riforma #iodicono

di Carlo Sibilia

Il governo ha inserito nella legge di stabilità un finanziamento di ben 97 milioni di euro a garanzia della Ryder Cup di golf. Nel comitato organizzatore ci sono il figlio di Gianni Letta, la moglie di Frattini, il renziano Guido Barilla e l’ex presidente Rai Gubitosi.
Secondo Renzi è logico modificare la costituzione per risparmiare 57 milioni di euro e stanziarne 97 per un torneo di Golf. Altri dubbi su cosa votare al referendum? #IoDicoNo

 

La riforma dell’1%

La riforma dell’1%

La riforma dell’1%

di Francesco Gesualdi

Sulle ragioni per cui la riforma della Costituzione sarebbe ormai diventata una questione di vita o di morte, se ne sono sentite di tutti i colori. Da chi la vuole per risparmiare sui costi della politica, a chi la pretende per essere al passo coi tempi. Come se concetti come democrazia, sovranità parlamentare, partecipazione, potessero essere variabili dipendenti dai contesti che mutano.

L’innovazione tecnologica ci ha abituato a rottamare stili di vita, modi di lavorare e di comunicare, ma certi principi hanno valore assoluto: non invecchiano col tempo che passa, né sono messi fuori moda dall’incalzare di nuovi ritmi, nuove tecnologie e nuovi interessi economici. La democrazia non ha come obiettivo la fretta, ma scelte meditate e partecipate finalizzate ad ottenere leggi giuste. Leggi, cioè, varate, nel rispetto della volontà popolare a favore di equità, libertà, sostenibilità, dignità per tutti, come sancito dalla Costituzione. Per questo i nostri padri costituenti avevano progettato un assetto istituzionale che intendeva avvicinare i livelli decisionali ai cittadini tramite gli enti locali, che affermava la sovranità del Parlamento sul governo, che prevedeva oculatezza attraverso un doppio passaggio legislativo.

La riforma di oggi
va in direzione opposta: vuole espropriare le Regioni rispetto a temi cruciali come la salvaguardia dei territori e dei beni comuni, vuole ridurre il potere elettivo del popolo impedendogli di eleggere il Senato, vuole azzoppare il Parlamento riservando la piena potestà legislativa alla sola Camera dei deputati, vuole trasformare l’unica Camera pienamente legiferante in un leggificio al servizio del governo, vuole ridurre i momenti di confronto fra governo e Parlamento mantenendo in vita un Senato che fra i propri compiti non ha più quello di accordare la fiducia al governo. In una parola è una riforma che non solo punta ad accentrare le decisioni a livello nazionale ma anche a spostare l’asse del potere dal Parlamento al governo, impedendo sempre di più al popolo di esprimere la propria rappresentanza.

E lo dimostra non solo la decisione di non farci più eleggere il Senato, ma di accompagnare la riforma costituzionale con una legge elettorale che garantisce la maggioranza parlamentare al partito che in rapporto agli altri ottiene più voti, non importa quanti. Il che, considerato l’astensionismo crescente che si va affermando nel paese, ci condurrà a maggioranze parlamentari che rappresentano solo una parte molto esigua dell’elettorato.

Che la riforma in atto rappresenti un picconamento della democrazia è fuori di dubbio. Ma secondo molti si tratterebbe di un male da accettare in nome di due grandi obiettivi: stabilità di governo e leggi veloci. Il tutto come precondizione per raggiungere quello che oggi è ritenuto il massimo bene. Per chi non l’avesse capito stiamo parlando della crescita, la medicina miracolosa che secondo l’accordo unanime di imprenditori, politici e sindacati sarebbe capace di curarci da ogni male. Che si tratti di debito pubblico, di pensioni, di disoccupazione, di degrado ambientale, di povertà, la ricetta è sempre la stessa: crescita. Ce lo ripetono all’unisono settanta volte al giorno. Ma sulla miracolosità della ricetta esistono molti dubbi, non solo per i risultati non garantiti sul piano sociale, ma soprattutto per i sicuri effetti indesiderati sul piano ambientale. E tuttavia, anche ammesso e non concesso che la ricetta sia corretta, una domanda continua a rimanere nell’aria: perché per avere la crescita è così importante riformare la Costituzione?

Il nesso non verrà mai afferrato
finché non si mette a fuoco che nella testa dei politici non esiste altro soggetto economico se non le imprese private. Un tempo il ventaglio dei soggetti economici comprendeva anche la comunità, nelle sue varie articolazioni (Stato, Regioni, Comuni), che poteva, anzi doveva intervenire per creare ricchezza al servizio dei cittadini nella sue componenti più nobili: la difesa dei beni comuni, la garanzia dei servizi alla persona, il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. Ma il vento neoliberista ha fatto piazza pulita di ogni idea di comunità imprenditrice di se stessa convincendoci che solo le imprese orientate al mercato sono autorizzate ad avviare attività produttive.

Oggi, però, non è facile trovarne
di disposte ad investire in Italia perché nel tempo della globalizzazione le imprese hanno acquisito il privilegio di poter sfarfallare da un paese all’altro alla ricerca di quello che offre le condizioni più vantaggiose. Ecco perché lo sport nazionale di ogni governo è diventato la riforma di tutto ciò che non piace alle imprese per invogliarle ad investire nel proprio paese.

Sulle riforme da introdurre per attirare gli investimenti, i governi non hanno molto da inventare, ha già scritto tutto Il World Economic Forum, l’associazione delle multinazionali che tutti gli anni, a gennaio, organizza l’incontro di Davos per dettare l’agenda politica dell’anno che verrà. Nei suoi rapporti sono elencate le condizioni che piacciono alle imprese: non solo un basso regime fiscale, bassi oneri sociali, alta flessibilità del lavoro, ma anche un assetto istituzionale sicuro e veloce. Che tradotto significa governi stabili capaci di garantire continuità politica e parlamenti veloci capaci di produrre in fretta leggi favorevoli agli affari. Del resto già nel 2013, la banca internazionale JP Morgan aveva messo nero su bianco il percorso di riforme per l’Italia: «I sistemi politici dell’Europa meridionale soffrono di esecutivi deboli, strutture statali centrali deboli rispetto alle Regioni, protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori, sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo politico, diritto di protestare se intervengono cambiamenti non graditi. (…) Il test più importante sarà per l’Italia dove il nuovo governo dovrà dimostrare di sapersi Impegnare per una riforma politica significativa».

JP Morgan è la sesta banca
del mondo per valori amministrati, qualcosa come 2.500 miliardi di dollari. Lavora per l’1% del pianeta, quelli che da soli controllano il 50% della ricchezza mondiale. Amministra le loro ricchezze affinché ne abbiano sempre di più. E pur di servirli non si fa neanche scrupolo ad elaborare truffe che mandano in rovina i risparmiatori più sprovveduti. Dal 2012 al 2015 JP Morgan ha collezionato multe, per comportamenti illeciti, pari a 30 miliardi di dollari. Ma il suo amministratore delegato, Jamie Dimon guadagna sempre di più. Nel 2015 ha ottenuto compensi per 27 milioni di dollari, permettendogli l’ingresso trionfale nell’olimpo dei miliardari. Per queste imprese e questi personaggi stiamo rinunciando alla nostra democrazia, ma è davvero ciò che ci conviene?*

*I contenuti di questo articolo sono espressi anche sotto forma di dossier infografico reperibile a questo link

 

Anche in Argentina #IoDicoNo

Anche in Argentina #IoDicoNo

Anche in Argentina #IoDicoNo



Intervista concessa da Alessandro DI Battista a Telàm, agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Argentina

Il 4 dicembre c’è il referendum: perché dite “no”?

Perchè non aboliscono il Senato, quel che tolgono è la possibilità ai cittadini di poter votare loro stessi i senatori. Io sono deputato della Repubblica italiana da 3 anni e mi sono reso conto che la qualità della legge diminuisce al diminuire del contatto diretto tra politica e cittadini. Quindi, se i parlamentari non saranno eletti direttamente dal popolo, ovviamente i deputati non si sentiranno di dover rispondere al popolo, bensì esclusivamente ai partiti che li nominano e per noi una Repubblica fondata sulla nomina è una repubblica che produrrà leggi non buone.

Il Partito Democratico, quando dà la sua versione del “sì” parla della riduzione di costi ad esempio. Voi cosa ne pensate su questo punto?

L’unica riduzione che vedremo (con questo referendum, ndr) sarà quella di spazi democratici e della sovranità popolare. Se volessero ridurre realmente i costi della politica potrebbero, prima cosa: abrogare il finanziamento pubblico ai partiti; secondo: possono tagliarsi una parte dei loro stipendi. Ad esempio io lo faccio, perché ogni deputato del M5S si taglia metà dello stipendio (da parlamentare, ndr) e rendiconta ogni spesa e tutto questo sarà discusso la prossima settimana in una proposta di legge che abbiamo presentato in Parlamento per tagliare i veri costi degli stipendi dei politici e questo rappresenterebbe un risparmio per il popolo italiano molto più grande del presunto risparmio che si dovrebbe ottenere con la riforma costituzionale. Se vogliono veramente tagliare i costi della politica è sufficiente tagliare gli stipendi, abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e non cambiare quasi 50 articoli della Costituzione italiana.

Un altro punto del “sì” al referendum è dare stabilità a un paese che ha avuto 63 governi in 70 anni.

La stabilità per noi c’è se in Parlamento entrano persone che dipendono dal popolo italiano e che producono leggi per i propri datori di lavoro, che sono i cittadini. Perché se col sistema della nomina si mettono dentro deputati che rispondono esclusivamente ai partiti e se questi stessi partiti magari hanno dinamiche interne e arrivano a dividersi ovviamente non ci sarà stabilità. Inoltre, una Repubblica si deve giudicare in base alla qualità delle leggi. Non è vero che abbuiamo bisogno di più leggi, abbiamo solo bisogno di leggi migliori. L’Italia è uno dei Paesi nel mondo che ha il più grande numero di leggi, il problema è che sono di bassa qualità, perché non c’è un legame diretto tra il popolo italiano e i parlamentari. Questo è il problema!

Però questo punto che i governi in Italia hanno avuto breve durata c’è: 63 governi su 70 anni sembrano tanti…

Però, vede, sono caduti anche dei governi con il Porcellum che è una legge iper-maggioritaria. Ripeto: si vede la qualità di un processo legislativo in base alla qualità delle stesse leggi. Io credo che la governabilità (di un Paese, ndr) viene garantita quando nelle istituzioni entrano persone di qualità, persone che abbiano l’idea che in una democrazia il capo della stessa democrazia è il popolo e non sono i partiti. Attualmente i partiti non dipendono da alcuna base, che quasi non esiste a parte che per il M5S che è un forza popolare abbastanza forte, ma dipendono dai gruppi finanziari che li sostengono e che in molti casi sono banche, gruppi assicurativi, grandi lobby internazionali, gli stessi che sono i reali mandanti di questa riforma costituzionale. Questa riforma non è stata scritta da Boschi, Verdini, Renzi e Napolitano, ma è stata imposta a loro dal grande capitalismo finanziario mondiale che ha bisogno di un cambio della nostra Costituzione, attraverso un accentramento maggiore del potere in mano al governo Renzi, per controllare meglio il nostro Paese.

Perché Renzi ha allora personalizzato tanto la riforma?

Quello è stato un suo errore politico ed ora sta tentando di migliorare le sue condizioni. Renzi iniziò a personalizzare questo referendum quando pensava di avere una forza, una credibilità abbastanza grande nel Paese. Quando invece si è reso conto, per colpa delle sue bugie, soprattutto a livello economico, perché in questo Paese non c’è lavoro, ci sono molti disoccupati, la povertà sta aumentando, tanto che attualmente nel Sud Italia ci sono più italiani che si recano alle mense dei poveri (Caritas, ndr) che stranieri e questo quello che si sta verificando nel Sud Italia. Tutte queste bugie hanno prodotto un crollo della credibilità di Renzi e ora sta provando a cambiare questa cosa. Prima ha personalizzato il referendum e ora che ha visto che molta gente, indipendentemente dalle modiche della Costituzione (che sono terribili), voterebbe contro di lui, perché Renzi ha mentito al popolo italiano. Quindi quello di personalizzare il referendum è stato un suo errore politico che ora sta provando a correggere.

Dunque il 4 dicembre, oltre al “sì” o al “no” alla riforma, si andrà a votare anche in base a un appoggio o meno al governo di Renzi…

Io spero che la gente si informi sui contenuti della riforma costituzionale e capisca che, come sempre, le leggi di Renzi hanno un titolo meraviglioso come la “Buona scuola”, “Riforma costituzionale”, “Sblocca Italia”, i titoli sono meravigliosi ma poi dentro c’è sempre qualcosa che, non so come spiegarlo… che ti fotte! Forse non è una bella parola, ma insomma qualcosa che non va. E’ sempre stato cosi: nelle leggi di Renzi c’è una piccola parte di zucchero e quintali di letame. La propaganda di Renzi si concentra in quella piccolissima parte di zucchero e molta gente pensa che il contenuto sia solo questa parte di zucchero, mentre in realtà ci propinano una grande quantità di letame che ci compromette democraticamente e sul piano della sovranità popolare.

Il 4 notte, immaginiamo, vince il “no”, cosa succederà? Cosa chiederà il M5S?

Noi chiediamo le dimissioni di Renzi per altre ragioni legate al fallimento economico del suoi governo, lui ha detto che lascerà se non passerà il “sì” alla riforma, non so quel che farà. Se vincerà il “no” io sarei felice perché in questo modo preserviamo la nostra Costituzione, che si può cambiare, sia chiaro, una Costituzione si può cambiare, ma per dare più potere ai cittadini e non per toglierglielo e consegnarlo esclusivamente nelle mani di un capo che, di fatto, viene sostenuto da un partito che non ha dalla sua parte nemmeno la maggioranza dell’opinione pubblica.

Quindi se vince il “no” ci saranno nuove elezioni?

Mi immagino che a quel punto il Parlamento farà una legge elettorale migliore di questa che hanno chiamato Italicum e che produce il 60%, il 65%, a volte il 70% di nominati all’interno della Camera dei Deputati. Si farà una legge elettorale e si andrà a votare. Noi vogliamo andare al voto, perchè crediamo che le misure economiche prese dal governo Renzi sono state un vero fallimento. Questa riforma costituzionale per i partiti è come se fosse un condono: danno la colpa dei loro fallimenti degli ultimi 30 anni alla Costituzione. Non è così, i fallimenti sono dei partiti e dei politici che attualmente per non dire “abbiamo sbagliato” devono dire che è colpa della Costituzione, ma sono bugie perché le peggiori leggi che hanno approvato le hanno approvate in 20 giorni quando gli conveniva. Quando di contro il M5S presenta un legge per un reddito minimo garantito, il reddito di cittadinanza, che è la proposta economica più forte del M5S, allora ci fanno credere che la colpa è del bicameralismo, della presenza di Camera e Senato nella nostra Costituzione. Non è così. Questa è una bugia.

Nella lotta per il “no” ci sono anche altre forze, tra cui Berlusconi, la Lega Nord, come si sente il M5S a condividere queste posizioni?

Noi non stiamo condividendo nulla con nessuno, condividiamo una lotta con il popolo italiano e attualmente la lotta è sulla Costituzione. Il M5S non fa alleanze, non ha nulla a che vedere con Berlusconi, con la Lega, con la falsa sinistra, con il Partito Democratico, con tutti i partiti che hanno governato, che hanno avuto la loro opportunità negli ultimi 30 anni e hanno fallito. Questa è una battaglia non per la destra, per la sinistra o per le alleanze politiche, ma per provare a mantenere quel poco che ci hanno lasciato della sovranità popolare.

Il Movimento 5 Stelle come si autodefinisce? Accetta le categorie sinistra-destra?

No, queste sono categorie del 1800, ragionare in termini de sinistra-destra significa ragionare su categorie obsolete. per noi la battaglia politica del futuro non sarà tra sinistra e destra, ma tra sovranità e globalizzazione della privazione dei diritti, perché quel che vedo io è che alcuni Paesi con i loro sistemi iper-capitalisti stanno togliendo i diritti ai loro popoli, privatizzandoli e mercificandoli. Questa operazione si sta diffondendo anche in altri Paesi, come l’Italia, o come in altri del Sud Europa che hanno Costituzioni approvate dopo la Seconda Guerra Mondiale e che, indipendentemente dalle leggi ordinarie approvate negli ultimi anni, proteggono ancora i lavoratori e i loro popoli.

Queste critiche al sistema finanziario internazionale e alla globalizzazione sono posizioni che negli Stati Uniti condivide in parte Donald Trump. Come vede le elezioni negli Stati Uniti?

Queste sono questioni che riguardano il popolo Nord Americano, io sto studiando una terza candidata, che si chiama Jill Stein, leader del Partito Verde, che ha proposte abbastanza interessanti. Dall’altra parte nons ento avanzare buone proposte, né da parte di Trump, Nè da parte della Clinton. A parte la parentesi Obama, che aveva come segretario di Stato la Clinton, io vedo che la presunta democrazia più grande del mondo, negli Stati Uniti d’America, o tu ti chiami Clinton (marito e moglie), o tu ti chiami Bush (padre e figlio), o tu sei miliardario (come Trump) oppure non puoi fare il presidente degli Stati Uniti. E questa la chiamano democrazia…

In Argentina vivono circa 600.000 persone con la cittadinanza italiana, che messaggio gli manda e che politica pubblica pensa il M5S per loro, visto che ci sono stati dei tagli all’ospedale italiano che sta in Argentina o al teatro Colosseo che anche dipende dallo Stato italiano?

Se questi servizi, anzi questi diritti, chiamiamoli così, a Buenos Aires così come in tutta l’Argentina sono stati tagliati non è colpa della Costituzione, ma della politica e degli stessi politici che oggi stanno dicendo che se cambiamo la Costituzione tutto migliora. Questa è la menzogna più grande. Io al popolo argentino di origine italiana che vota dico: noi produciamo informazioni anche in spagnolo-castellano, ecco per questo io dico loro di informarsi senza credere ai politici locali. Ognuno deve informarsi sui rischi che nasconde questa riforma costituzionale. Noi, a costo zero, produciamo più contenuti possibili, ovviamente attraverso la rete, perché il M5S non ha questa grande forza economica per viaggiare, a me piacerebbe viaggiare, adoro Buenos Aires, adoro l’Argentina, ma non abbiamo il tempo e tanto meno i soldi, perché restituiamo anche tantissimi fondi pubblici ai cittadini. Quindi quello che chiedo io, semplicemente, è: massima attenzione, massima informazione e poi ognuno si farà la sua opinione.

Quali sono le vostre priorità?

Il reddito di cittadinanza e un sostegno alle piccole e medie imprese italiane, perché il tessuto economico del Paese in Italia, così come in Argentina, è sorretto soprattutto sulle imprese e parliamo delle pmi, che sono state distrutte, colpite dalle tasse e dai governi che hanno aiutato esclusivamente i grandi dimenticandosi dei piccoli. Queste sono le prime misure e poi anche la tutela dei diritti costituzionali alla istruzione pubblica e alla salute pubblica perché noi ci tagliamo gli stipendi e appoggiamo le piccole e medie imprese private, ma pensiamo che acqua, trasporti, istruzione e salute debbano essere pubblici perché non sono merci, bensì diritti.

E per le grandi imprese italiane? Penso a Leonardo-Finmeccanica…

Noi vogliamo sostenerlo, quel che non vogliamo è che siano loro a comandare. Deve comandare il Parlamento, deve comandare il popolo italiano e le grandi imprese devono ovviamente fare i propri affari ma li deve fare nell’interesse generale del Paese e della nazione.

Ultima domanda: in Unione Europea si passa da 28 Stati membri a 27, dopo il Brexit…

Noi non vogliamo uscire dall’Unione Europea. Noi non siamo contro questa Europa, è questa Europa è che contro i popoli e per questo sta fallendo, per la sua arroganza, per aver dimenticato i diritti dei cittadini e per avere dentro gente della Goldman Sachs, della JPMorgan, della Morgan Stanley, del gruppo Rothschild. Pensiamo a Barroso, ha lasciato l’incarico di presidente della Commissione Ue ed oggi è in Goldman Sachs, Prodi stessa cosa, Monti uguale, il presidente della Bce Mario Draghi è un italiano, lavoro al Tesoro italiano e anche lui ha un passato in Goldman Sachs. A me sembra che già ora non stiamo in una democrazia, dove i popoli in Europa eleggono solo il Parlamento europeo che tra le istituzioni Ue è l’organismo che conta meno. Piuttosto mi sembra che stiamo in una nuova forma di governo che si chiama “creditocrazia”: le banche ti prestano soldi, ti creano debito e se non paghi il debito devi poi pagare gli interessi del debito e così finisce controllato, con le mani ammanettate per l’eternità e già in questa maniera si perde la sovranità e in cambio si costruisce un governo delle banche. Questo vogliamo evitarlo.

Parli di Angela Merkel?

Ma lei fa gli interessi del suo Paese, non è che io vedo nella Merkel un nemico, mai. Io penso che i politici italiani non hanno finora fatto l’interesse dell’Italia e penso che l’Europa sia un sogno, un luogo dove costruire pace, è qualcosa di meraviglioso, però questo se si dà potere democratico ai popoli. Lo ripeto: non siamo noi ad essere contro l’Europa, l’Europa sta fallendo. Io non posso accettare che qualcuno non eletto da nessuno mi venga a dire in Italia come devo mandare in pensione la mia gente o che vada a dire ai greci quanto devono pagare la feta. Questa non è democrazia, questa è una tecnocrazia di persone che ci comandano e che nemmeno conosciamo.

 

Coi soldi del canone Rai paghiamo anche Merlo di Repubblica

Coi soldi del canone Rai paghiamo anche Merlo di Repubblica

Coi soldi del canone Rai paghiamo anche Merlo di Repubblica

di Roberto Fico

Oltre 200mila euro per un incarico in Rai, senza smettere però di fare il pensionato paperone che collabora con Repubblica. Francesco Merlo è il vice di Carlo Verdelli nella struttura che coordina l’offerta informativa  e che costa oltre un milione di euro. Tutti soldi del canone, pagati dai cittadini italiani assieme alla bolletta della luce.

Non basta. Francesco Merlo ha usato le colonne di Repubblica per attaccare direttamente esponenti politici, fra cui anche Beppe Grillo. Lui che lavora in Rai con l’incarico legato alla “Strategia offerta informativa Rai e supporto del direttore editoriale offerta informativa”. Merlo lo stratega però non si capisce esattamente cosa faccia in Rai, i suoi compiti non sono chiari e non sono tracciati. Si parla da settimane di piano dell’informazione del servizio pubblico, un piano in slide. Un piano che al momento non esiste, se non nelle generiche linee guida.

Merlo però qualcosa la fa: lavora per Repubblica, per altro da pensionato dorato con buona pace dei tantissimi giornalisti precari e sfruttati per pochi euro. E nei giorni scorsi, subito dopo il terremoto delle Marche il suo ruolo è stato quello di corrispondente per Repubblica dai luoghi del sisma. Di certo in quell’occasione non ha dato alcun contributo al servizio pubblico. L’auspicio è che almeno non sia andato in quei luoghi spesato dalla Rai, su questo presenterò un’interrogazione parlamentare. Resta però grave che Merlo lavori per la Rai senza fare servizio pubblico ma facendo servizi privati, con stipendi multipli e senza esclusiva. Ad attaccarlo anche il sindacato dei giornalisti Rai. Cosa pensa di tutto questo il direttore generale della Rai?

 

FACCIAMO PRESTO! #terremotocentroitalia

FACCIAMO PRESTO! #terremotocentroitalia

FACCIAMO PRESTO! #terremotocentroitalia

di MoVimento 5 Stelle

La terra nel Centro Italia continua a tremare con inaudita violenza. Per fortuna al momento non si registrano vittime causate dalla scossa che questa mattina ha travolto anche Norcia, la città di San Benedetto, il patrono d’Europa. E dall’Europa dobbiamo ricevere tutto il sostegno necessario: lo sforamento di decimali nel rapporto deficit Pil non può essere un argomento accettabile da parte di Bruxelles.

A situazione di emergenza eccezionale deve corrispondere una risposta eccezionale. Per questo il decreto sisma e le misure previste in legge di Bilancio non bastano più, sono già sorpassate dagli ultimi eventi. Fin dal 24 agosto il MoVimento 5 Stelle ha dato la sua disponibilità a collaborare e a proporre soluzioni per aiutare le popolazioni colpite, in tempi rapidi.

L’inverno è arrivato e i cittadini che vivono in quei territori, che amano la loro terra e non vogliono separarsene, sono comprensibilmente atterriti e per prima cosa hanno bisogno di tutto il supporto psicologico necessario. Dobbiamo stargli vicini e trovare soluzioni che rispondano ai problemi immediati ma che guardino anche alla tutela della sicurezza per i decenni che verranno. Facciamo presto.

 

Se il dg è “depresso”, vada via subito

Se il dg è “depresso”, vada via subito

mauro-34
I soldi fanno venire la vista ai ciechi e anche ai depressi, soprattutto se sono un sacco. Lo dico con riferimento alla vicenda del dg dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, che poco prima della nomina al vertice, nel novembre 2015, vinse da dipendente una causa di servizio per depressione e poi da rappresentante legale dell’azienda non impugnò la relativa sentenza.

di Dalila NESCI

Adesso Mauro, colto nel sacco, deve andarsene dalla direzione generale, possibilmente da domattina. È evidente che non può restare un solo minuto in più, dopo questa storia, la quale conferma che il governatore Oliverio non ne azzecca una e non riesce mai a sapere nulla riguardo alla macchina amministrativa, talmente è impegnato a raccontarsi favole e a sentire le nenie dei suoi collaboratori di sempre.

Quasi tutte le nomine dirette o indirette di Oliverio sono state un fallimento totale. Bisognerebbe accendergli un faro da stadio e regalargli uno schemino grafico, da Gioffrè a Carpentieri, da Piraino a Mauro, da Belcastro a Pallaria, perché il governatore non vede neppure l’evidente né sente con le cannonate.

In quanto a Mauro, si tratta, peraltro, dello stesso direttore generale che qualche giorno fa ignorava che l’ospedale di San Giovanni in Fiore necessita di un sacco di cose, ma rimediava con una consulenza un sacco costosa, un sacco inutile inutile e un sacco imbarazzante.

Ci auguriamo che da qui in avanti Oliverio eviti tutto il sacco di figuracce che finora ha confezionato sulla gestione della sanità e degli uffici in generale. Naturalmente lo diciamo per il bene dei calabresi, che comunque non si fanno mettere nel sacco.

La colata di corruzione sulle “Grandi opere”

La colata di corruzione sulle

La colata di corruzione sulle “Grandi opere”

di Luigi Gaetti capogruppo M5S Senato

In Italia Grandi opere fanno rima con corruzione, mafie e malaffare: Alta Velocità Milano-Genova, ‘People Mover’ di Pisa, Expo, Mose di Venezia, Terzo valico Liguria – Piemonte. Eppure il governo Renzi continua a puntare tutto su questi grandi appalti pubblici e soprattutto ad osannare le lobby che con queste infrastrutture fanno affari come se le inchieste della magistratura, i migliaia di arresti, i molteplici reati commessi ed i miliardi di euro pubblici sottratti allo Stato non contassero nulla.

Chi aveva promesso il cambiamento del sistema, oggi punta su un’idea di sviluppo da Prima Repubblica e su quei grandi gruppi di potere, sempre gli stessi, che come sanguisughe vivono su questo sistema e si autoalimentano succhiando soldi pubblici e mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini. Ma un governo che sceglie e accresce questa idea di Paese, un governo che favorisce sempre i soliti centri di potere imprenditoriali spalleggiati dalle mafie e pronti a mettere illecitamente le mani sui malloppi pubblici, non è forse colluso a quel sistema di corruzione e tangenti che sta uccidendo l’Italia? Che interessi ha nel farlo?

Il governo pensa a Expo, spinge per il fantasmagorico Ponte sullo Stretto di Messina e nel frattempo lascia nel dimenticatoio i tanti interventi di cui questo Paese ha davvero bisogno: così se piove, tutto intorno frana; i ponti crollano, la rete ferroviaria è da Terzo Mondo, i soffitti delle scuole precipitano, i monumenti decadono. Queste sono le ‘opere’ su cui investire, le opere che servono a far ripartire l’economia e le piccole medie – imprese, le opere necessarie a migliorare la sicurezza dei nostri territori e a creare lavoro e sviluppo. Ma per farlo ci vuole un altro Governo, il governo del Movimento 5 Stelle.

 

Camerieri (gratis) al McDonald’s, grazie al governo Renzi

Camerieri (gratis) al McDonald's, grazie al governo Renzi

Camerieri (gratis) al McDonald’s, grazie al governo Renzi

di Nicola Morra

Cari studenti, benvenuti da Mc Donald’s (gratis) Il colosso dei fast food saluta con un benvenuto il progetto che gli metterà a disposizione migliaia di lavoratori gratis grazie al governo Renzi. Come spiega la multinazionale del cibo-spazzatura, 10mila studenti “potranno svolgere nei ristoranti attività di accoglienza e relazione con il pubblico”. Tradotto: i nostri figli faranno i camerieri in un fast food. Gratis.

Avete capito bene: il governo che doveva promuovere il brand italiano, le aziende agricole italiane ed il cibo italiano nel mondo, manderà 10mila studenti gratis a prestare servizio nei Mc Donald’s. Il programma è quello dell’alternanza scuola-lavoro, per “far capire” ai ragazzi cosa sia il mondo del lavoro. Ma a me sembra che qui si voglia “subalternare”, “assoggettare”, lo studente al grande colosso statunitense, per fargli comprendere che cosa lo aspetti fra qualche anno.

Cosa impara un ragazzo fra un cheesburger od un mc chicken, se non la cultura degli allevamenti intensivi, la speculazione capitalista attuata anche sull’alimentazione, la sostituzione della Coca-Cola alle bevande della nostra tradizione e la precarizzazione – o forse sfruttamento – dei lavoratori? Non sarebbe stato più opportuno svolgere questo programma presso aziende agricole italiane che esportano i nostri prodotti in tutto il mondo? Sono senza parole. Un consiglio da padre, prima ancora che da insegnante e da portavoce dei cittadini: non permettete che ai vostri figli insegnino, come modello, la cultura di Mc Donald’s!

 

Meglio di NO!

Meglio di NO!

Meglio di NO!

di Carlo Sibilia

“Più che cambiarla, la Costituzione andrebbe rispettata”. Ed ancora: “Altro che bicameralismo, avremo solo il caos”. Sono solo due passaggi delle interviste fatte a me e Roberto Fico contenute nell’instant book edito da “Arturo Bascetta Edizioni” (scritto dal giornalista Alfredo Picariello) dal titolo “Meglio di no”, nel quale, oltre alle nostre interviste ci sono anche quelle a Carla Ruocco, Nicola Morra e Riccardo Fraccaro.

Un “viaggio” nel mondo del No, nelle ragioni profonde che hanno fatto decidere il Movimento Cinque Stelle di votare NO al referendum costituzionale in programma il prossimo 4 dicembre. “Se c’è qualcosa in antitesi a quella che è la democrazia diretta e la democrazia in generale, è proprio il referendum che andremo a votare il 4 dicembre”, “Con il sì, saranno chiuse le porte ai cittadini nelle scelte perché sarà più difficile avanzare proposte di leggi popolari, leggi popolari che sono uno dei pochissimi strumenti di democrazia partecipativa in questo momento esistenti in Italia”, “Ci troviamo difronte ad un sistema politico che sta mettendo la corazza, un sistema oligarchico-politico che cerca in tutti i modi di difendersi dagli attacchi della democrazia, delle persone che vogliono scegliere”.

Carla Ruocco in un passaggio dice : “Questa riforma, con la scusa di una presunta riduzione dei costi della politica – che, di fatto, non vengono tagliati-, riduce solo il potere del popolo di scegliere i propri rappresentanti”, ”A mio avviso, sarebbe invece indispensabile, per il Paese, che il Governo fosse concentrato sui temi seri che incidono sulla vita quotidiana della gente, come il lavoro, e la vita delle imprese”. “Al posto del bicameralismo paritario che i fautori del Sì sostengono di superare in toto, avremo il caos”, commenta Roberto Fico. “La riforma, infatti, ha introdotto dieci procedimenti legislativi diversi a seconda della materia trattata, una scelta insensata che condurrà a conflitti fra Camera e Senato sul procedimento da seguire, ritardando di conseguenza l’iter delle leggi. I nuovi senatori, tra l’altro, non saranno eletti direttamente dai cittadini, vanificando così il diritto di scegliere i propri rappresentanti”.

Secondo Nicola Morra “vuole questa riforma chi intende ulteriormente minare la credibilità dell’istituto parlamentare: un Parlamento ancor più ingessato da contenzioso in probabile aumento, che non migliori la qualità dei testi legislativi licenziati, che non riduca sostanziosamente i costi della politica ed ampli la platea degli intoccabili da parte della legge grazie all’immunità concessa ai futuri senatori – neanche eletti dagli elettori in modo diretto – potrebbe esser percepito come un’istituzione da abbandonare totalmente, preferendole magari la Presidenza della Repubblica”.

Riccardo Fraccaro sostiene che : “La controriforma Renzi-Boschi-Verdini in combinato disposto con l’Italicum smantella completamente l’architettura istituzionale, ridisegnando in senso autoritario il nostro assetto democratico. Anzitutto il Parlamento sarà in gran parte nominato dalle segreterie di partito, a causa del meccanismo dei capilista bloccati previsto dalla nuova legge elettorale e dalla scelta dei senatori che spetta ai Consigli Regionali. Un solo partito, anche con una percentuale minima di voti, potrà conquistare il 54% dei seggi consegnando di fatto un potere enorme al leader di Governo anche sulla nomina dei vertici istituzionali, dal Presidente della Repubblica alla Consulta passando per le autorità indipendenti”.

Nell’instant book vi spieghiamo perché il 4 dicembre è meglio dire No. Ma non solo, discutiamo anche di democrazia diretta, dell’abolizione di Equitalia, del dimezzamento degli stipendi dei paralmentari, del reddito minimo di cittadinanza e del microcredito alle Piccole e Medie Imprese, ossatura principale del sistema economico italiano. Vi spieghiamo perchè quella data è solo un’altra pietra miliare di un futuro a 5 stelle.

Il libro verrà presentato il 29 ottobre alle ore 18:00 presso il Circolo della Stampa di Avellino nell’ambito della manifestazione Book Fair giunta alla sua quarta edizione. A novembre sarà disponibile nelle librerie e online. Alla presentazione io, Roberto Fico e Riccardo Fraccaro arriveremo dopo un cammiNO di 7 km dalla vicina cittadina di Monteforte Irpino. Prima tappa di un viaggio che terminerà nelle urne il 4 dicembre. Unitevi a noi, vi aspettiamo.

 

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