Ecco come stiamo salvando il grano italiano!

Ecco come stiamo salvando il grano italiano!

Favorire l’adozione di un Piano proteico nazionale, l’aggregazione economica e sinergie tra i diversi operatori, così come previsto dalla normativa comunitaria; puntare su ricerca e innovazione per l’ammodernamento della filiera a partire dal settore sementiero, promuovendo la valorizzazione delle produzioni salubri e di qualità. Sono alcune delle misure a sostegno della filiera del grano e del comparto cerealicolo italiano contenute nella risoluzione del M5S, approvata all’unanimità in Commissione Agricoltura alla Camera. Tra le altre misure contenute nel provvedimento, l’implementazione di logistica e stoccaggio, per differenziare la qualità di grano duro e valorizzare il prodotto italiano all’origine, distinguendo le classi in base al contenuto di glutine e a caratteristiche chimiche e microbiologiche come ad esempio il contenuto di micotossine, residui di erbicidi come glifosato, metalli pesanti e radioattività.
Abbiamo inoltre previsto iniziative per assicurare all’industria di trasformazione determinati volumi e al produttore la collocazione del proprio prodotto ad un prezzo congruo, slegato dalle contrattazioni delle Borse Merci, istituendo una Commissione Unica Nazionale, introdotta grazie a un emendamento del M5S nel decreto 51/2015, per il mercato dei cereali e incentivando gli accordi di filiera. Il ministro delle Politiche Agricole, Martina, ora non ha più scuse. È giunto il momento di rispolverare il Piano cerealicolo nazionale, tenuto dal Mipaaf nel cassetto dal 2009, e di concretizzare le misure chieste dall’intera filiera. Il comparto primario è fondamentale per il made in Italy e tutta l’economia italiana.

La Scuola continua ad essere negata ai disabili!

La Scuola continua ad essere negata ai disabili!

Il rimpallo di responsabilità tra Regione e Province calabresi riguardo la gestione del trasporto e dell’assistenza dei disabili nelle scuole, deve essere risolto una volta per tutte dal governo, che ha il dovere di assegnare velocemente le risorse alla Regione Calabria.
Ho depositato l’ennesima interrogazione al Ministro delle politiche sociali e dell’istruzione, anche per comprendere quali saranno le azioni che il governo metterà in atto per verificare l’effettiva tutela del diritto allo studio dei ragazzi disabili calabresi. Non è davvero possibile che la politica non sia in grado di gestire un servizio così delicato ai cittadini, anche in virtù del fatto che esiste la legge 104/92 la quale prescrive la gratuità del servizio di trasporto per i disabili che frequentano la scuola dell’obbligo o corsi di formazione finanziati dallo Stato. Il rimpallo delle responsabilità è colpa del governo che con le riforme degli enti territoriali ha soltanto scombussolato la gestione dei servizi, facendone pagare le spese ai cittadini.
Appare sempre più evidente come in Calabria i casi di ragazzi disabili che hanno sempre maggiore difficoltà ad accedere al diritto allo studio siano numerosi e sparsi per il territorio. È già la terza interrogazione parlamentare che presento sul tema, nella speranza che un governo sordo sia capace di ascoltare una volta per tutte le esigenze dei cittadini più sfortunati. In casi come questi, la politica deve dare risalto alla più nobile funzione che possiede: abbattere le barriere che impediscono ai cittadini di godere pienamente dei propri diritti. In tempi in cui qualcuno vuole stravolgere la Costituzione è importante ricordare spesso uno dei capisaldi della stessa, rappresentato dall’Articolo 3.
Tutte le istituzioni dovrebbero cooperare in casi come questo. Il rimpallo delle responsabilità deve per forza venire dopo il rispetto per i diritti dei cittadini. È curioso come si parli di mega opere che costano miliardi di euro, come il ponte sullo stretto in un Paese che è ancora incapace di trovare pochi spiccioli atti a garantire i diritti fondamentali alle fasce più deboli della propria popolazione.

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L’olio italiano non si difende così: fischi alla Coldiretti

L’olio italiano non si difende così: fischi alla Coldiretti

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di Ignazio Corrao, Movimento 5 Stelle Europa

L’agricoltura italiana è in ginocchio. La produzione è crollata del 38% e i prezzi sono aumentati del 14%. Questi dati non sono una sorpresa, purtroppo. Sono il risultato di politiche che il Movimento 5 Stelle ha sempre denunciato. Politiche che stanno uccidendo il Made in Italy: l’invasione dell’olio tunisino, la contraffazione, l’emergenza xylella, la concorrenza sleale, la mancanza di trasparenza nelle etichette, le truffe dei grandi marchi industriali. Gli agricoltori sono in ginocchio, mentre gli affari dell’industria alimentare aumentano. A queste condizioni per molti piccoli agricoltori non conviene più raccogliere le arance o le olive dagli alberi. Questo fenomeno dell’abbandono delle terre rischia di estendersi anche ad altre produzioni. E mentre il segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo fa propaganda per il referendum costituzionale di Boschi, Renzi e Verdini, il Movimento 5 Stelle è al fianco di tutti gli agricoltori che stanno soffrendo le pene dell’inferno. Al Parlamento europeo e in tutte le Istituzioni stiamo portando la loro voce.

VIDEO. Il segretario della Coldiretti fa propaganda per Renzi e viene subissato di fischi. Il Movimento 5 Stelle è al fianco di tutti gli agricoltori che stanno soffrendo questa crisi infinita.

di Ignazio Corrao

“Non bastava l’invasione approvata lo scorso anno dell’olio tunisino nel mercato europeo. La nostra produzione oggi è sempre più a rischio vista la storica carestia dei raccolti che ha registrato un crollo significativo del 38% sul territorio nazionale. Nel Mezzogiorno si stima un calo produttivo del 39%, al nord di appena il 10% mentre al centro del 29%. La Sicilia, nostro malgrado, è la regione che ha registrato l’arretramento più evidente, circa il 42 per cento, pur rimanendo al terzo posto dopo Puglia e Campania come quantità di raccolto.

Nonostante le attuali circostanze, l’Italia rimane il secondo produttore mondiale nel 2016/17 (la Spagna si conferma leader del settore). Questa posizione di prestigio è dunque minacciata se non saranno al più presto adottate efficaci misure di protezione e innovazione, non solo volte alla riduzione di attacchi parassitari di origine naturale, ma soprattutto alla riduzione e possibile eliminazione di quei ben più gravi attacchi di natura umana che possono essere per lo più riassunti sotto i nomi di concorrenza sleale, speculazione e mancanza di trasparenza in etichetta.

La carenza di prodotto infatti aumenta non solo il prezzo (che si prevede in forte rialzo), ma anche il rischio di contraffazioni! Difatti già si denuncia il fatto che nelle bottiglie riempite a livello nazionale, in due casi su tre, esse contengono prodotto straniero. Va messo in evidenza a tal proposito che sono quadruplicate le frodi nel settore degli oli e dei grassi con un incremento record del 278 per cento del valore dei sequestri di questi prodotti perché adulterati, contraffatti o falsificati nel 2015.

Tra le frodi più comuni, ci sono la vendita di olio straniero come Made in Italy, ma diffuso è anche il confezionamento di olio di semi che viene spacciato come extravergine! Oltre ai classici inganni in etichetta con indicazioni false. L’attenzione sulla tematica deve rimanere altissima! Non possiamo permetterci di far crollare uno dei settori più importanti della nostra produzione d’eccellenza! Da parte mia non smetterò in alcun modo a continuare a lottare qui a Bruxelles in difesa del nostro olio e della sua qualità! Chissà se ora l’Unione Europea penserà a qualche misura di sostegno immediato nei confronti degli agricoltori italiani così come la Mogherini lo è stata nei confronti dei Tunisini…”

L’Europa adesso sostenga la pace in Colombia

L’Europa adesso sostenga la pace in Colombia

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di Ignazio Corrao e Fabio Massimo Castaldo, Movimento 5 Stelle Europa

Il governo della Colombia e le FARC-EP hanno firmato lo scorso 26 settembre l’accordo di pace definitivo che pone fine al conflitto armato che insanguina il Paese sudamericano da 52 anni e che ha provocato 220.000 milioni fra morti e sfollati. Domenica 2 ottobre si terrà il referendum popolare per convalidare definitivamente questo accordo. Il Movimento 5 stelle sostiene il processo di riconciliazione che è in atto in Colombia. Adesso l’Unione europea e i suoi Stati membri devono aiutare il popolo colombiano favorendo il dialogo fra le parti e vigilando che la diffidenza e la guerra civile non ritorni nomai più.

di Ignazio Corrao

“Il conflitto colombiano inizia fra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 attraverso una combinazione di fattori, come l’esclusione politica dei partiti di sinistra quando al governo si alternano Conservatori e Liberali, durante il periodo del cosiddetto Frente Nacional. La privazione dei diritti di espressione politica arma gli oppositori del Frente Nacional e fa esplodere la guerra civile (in particolare tramite i gruppi FARC ed ELN).

La popolazione che non è rappresentata nelle Istituzioni, come i contadini e i più poveri, si insedia in remote aree rurali del territorio colombiano. I proventi economici delle produzioni di queste aree, non controllate più dal governo, sostengono la guerriglia, in particolare per le FARC (dichiarata come organizzazione terroristica dagli USA e dall’UE), che nello stesso tempo si oppongono ai gruppi paramilitari di destra. Il conflitto dura da più di 50 anni è sono state stimate più di 220.000 tra assassinati e spariti.

Questo accordo di pace differisce da quelli precedentemente siglati e poi falliti perché si basa su una nuova strategia. Infatti, nell’attuale negoziato non viene decretata nessuna tregua: il numero dei partecipanti al tavolo è limitato ai comitati che hanno portato avanti i negoziati. Cuba e Norvegia sono stati garanti dei negoziati, mentre Cile e Venezuela sono accompagnatori. Le vittime di entrambe le parti sono state pienamente riconosciute attraverso la legge “sulle vittime e la restituzione delle terre”.

L’accordo generale per la cessazione del conflitto e la costruzione della pace stabile e duratura in Colombia fissa 5 punti: la politica di sviluppo agricolo integrato; la partecipazione politica; la fine del conflitto; la soluzione al problema del traffico delle droghe e le vittime. I negoziati si termineranno con un sesto punto: l’implementazione, la verifica e la convalida. Quest’ultimo accordo prevede, inoltre, una Commissione per la verità, finalizzata alla ricerca di persone scomparse e fermare la sofferenza delle vittime ancora in vita.

L’Unione europea ha contribuito al processo di pace colombiano e contribuirà alla fase successiva con un Fondo fiduciario ad hoc al fine di avviare una cooperazione tecnica e morale, oltra che meramente finanziaria. Il Fondo Fiduciario “Columba Fund” è finanziato da parte della Commissione europea e da 10 Stati Membri per un importo totale di 90 milioni di euro. Oltre al Columba Fund, anche la BEI ha previsto di impegnare 400 milioni di euro di prestiti, sostenendo le attività finanziate dal Columba Fund.

I primi progetti finanziati prevedono azioni a favore dello sviluppo agricolo sostenibile, migliorare la vita nelle aree minerarie ed altre azioni di risposta immediata per combattere le cause profonde del conflitto, come garantire l’accesso alle terre e la sicurezza della proprietà. Per il Movimento 5 Stelle il Columba Fund deve inoltre finanziare i progetti di protezione della popolazione “Desplazadas” e dare una risposta rapida alle popolazione delle zone remote, promuovendo la resilienza, la restituzione delle terre e uno sviluppo della politica pubblica. In Colombia la pace è possibile, ma sarà possibile assicurarla solo se tutti le parti interessate avranno la coscienza e prenderanno la decisione di lottare per raggiungerla. Pace, non per una parte della Colombia. Pace per tutti i colombiani!”

di Fabio Massimo Castaldo

“Chiedo perdono per le vittime che questa guerra ha causato. Con queste parole di scuse del guerrigliero Rodrigo Londono, uno dei leader di un gruppo che ha tenuto in scacco la Colombia per decenni, si mette la parola fine alla guerra civile che ha insanguinato il Paese. La Colombia “vede” la pace. Non si tratta ancora di una certezza, eppure le prospettive sembrano incoraggianti. Se, come anticipano i sondaggi, con il referendum di domenica prossima il popolo confermerà gli accordi firmati lunedì scorso a Cartagena, il conflitto iniziato nel 1964 potrebbe finalmente volgere al termine.

I negoziati si erano formalmente aperti nel 2012, preceduti da due anni di colloqui riservati: segno della laboriosità delle trattative e della posta in gioco certamente alta per il futuro della Colombia. L’atto della firma dell’accordo è stato reso solenne dalla presenza di capi di Stato e ministri degli Esteri. Tra loro, anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che ha affermato: “E’ un onore essere presente nel momento in cui un popolo ha deciso di cominciare a sanare le sue ferite”.

In questo clima di pacificazione e speranza spicca la dichiarazione di uno dei maggiori artefici di questo risultato, il presidente colombiano Santos: “La firma rappresenta semplicemente la fine del conflitto. Poi inizia il lavoro difficile: la ricostruzione del paese”. In effetti, nonostante il vantaggio del sì, l’esito del referendum non è scontato e le incognite del dopo accordo rimangono molte. Comprensibilmente, non tutti sono disposti a perdonare le azioni di un gruppo armato che ha per anni tenuto in ostaggio gran parte del Paese. Una parte dei cittadini rimane diffidente rispetto alla prospettiva di trasformazione delle FARC in un partito politico, che si presenterà alle prossime elezioni del 2018, oltretutto con la garanzia (ottenuta attraverso negoziati con il governo di Bogotà) di 10 posti in parlamento nelle prossime due legislature. E ancora: come avverrà il disarmo dei 6.000 miliziani ancora combattenti, e chi garantirà che questo processo si svolga in modo ordinato e rapido? Domande che rimangono al momento senza risposta.

Riguardo alle FARC, è bene ricordare di quale fenomeno stiamo parlando. Spinti in origine dall’ideologia rivoluzionaria marxista-leninista, i guerriglieri delle FARC si sono sostenuti ampiamente, nel corso degli anni, attraverso sequestri e narcotraffico (si stima che la guerriglia controlli circa il 60% del commercio di cocaina del Paese. Cinquanta anni di scontri non hanno certo giovato complessivamente all’economia né allo sviluppo del Paese. Stanchi delle innumerevoli vittime di una rivoluzione ormai impossibile, i colombiani si sono affidati a Santos, già ministro della Difesa nel governo Uribe. Santos è stato eletto presidente nel 2014 con un programma chiaro: ottenere il disarmo, negoziare la pace. “Non c’è un piano B”, ha detto subito la firma dell’accordo.

Sono convinto che sia dovere di tutti sostenere la pace, dentro e fuori dai confini della Colombia. Starà innanzitutto al governo di Bogotà e ai guerriglieri delle FARC mostrare di tener fede alle promesse, auspicabilmente con l’aiuto della comunità internazionale e all’Unione europea. Il processo di ricostruzione del Paese non sarà certo breve, forse neppure lineare. Ma per la prima volta in oltre mezzo secolo abbiamo un punto da cui partire”.

Il prolungamento dell’A27 è una bufala #LaMiaGrandeOperaInutile

Il prolungamento dell’A27 è una bufala #LaMiaGrandeOperaInutile

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Parole, parole, soltanto parole. E dopo il ponte sullo stretto, arriva la partecipazione al concorso #LaMiaGrandeOperaInutile anche di un parlamentare europeo. Si potrebbero infatti inquadrare con una canzone di Mina le parole dell’europarlamentare Remo Sernagiotto (ex PPE, Forza Italia e ora confluito nell’ECR assieme a Raffaele Fitto) che in questi giorni sta “propagandando” il prolungamento dell’autostrada veneta A27. Il movente? L’approvazione di tre suoi emendamenti su un report di iniziativa in commissione trasporti. Peccato che un altro rapporto, in commissione sviluppo regionale, si sostenga l’esatto opposto. Ovvero lo stop a qualsiasi tipo di grande opera.

In ogni caso stiamo parlando di cosiddetti report di iniziativa, che non comportano alcun impegno di bilancio. La verità, pure e semplice, è che questo prolungamento è tenuto in vita a livello mediatico da almeno vent’anni per scopi poco chiari. Evidentemente si cerca di condurre una finta battaglia in nome di una possibile “torta” da poter spartire tra “presunti imprenditori”. Insomma, il solito caso all’italiana con spartizione di soldi pubblici tra amici di amici.

Un altro “piccolo” dettaglio è che non c’è alcun appoggio da parte dell’Alto Adige e dell’Austria all’opera e, se proprio vogliamo essere zelanti, ricordiamo che le Dolomiti sono vincolate dall’Unesco. Insomma, una bella autostrada che taglia in due Cortina ricorda i tempi in cui Beppe Grillo commentava l’ex ministro Pietro Lunardi (Forza Italia) definendolo un “ginecolo pazzo”.

A voi il video:

Buon lavoro ai due nuovi assessori di Roma

di Beppe Grillo

Auguro un buon lavoro ai due nuovi assessori della giunta di Roma Andrea Mazzillo e Massimo Colomban nominati da Virginia Raggi che ha la fiducia mia e di tutto il Movimento 5 Stelle. Sono sicuro che entrambi faranno un ottimo lavoro per realizzare il programma del MoVimento 5 Stelle votato dalla stragrande maggioranza dei romani. Andiamo avanti per portare al successo le nostre idee.

Dopo il salvabanchieri arriva il #PrelievoForzoso

Dopo il salvabanchieri arriva il #PrelievoForzoso

Dopo il salvabanchieri arriva il #PrelievoForzoso

di MoVimento 5 Stelle Parlamento

Ecco un’altra amara sorpresa per i correntisti di alcune tra le maggiori banche italiane. Il decreto ‘salva-banchieri’ di novembre non lo stanno pagando soltanto i risparmiatori dei quattro istituti risoluti, ma anche i clienti degli intermediari che sono andati in soccorso del governo, scattando sull’attenti all’ordine di Bankitalia. Gli aumenti dei balzelli sui conti di Unicredit, Ubi o Banco popolare rappresentano un taglieggio inaccettabile e vergognoso: un prelievo forzoso sfacciato!

Gli istituti di credito sono sempre bravi a camuffare nuovi costi e a mettere le mani nelle tasche dei loro correntisti. Il M5S, assieme a meritorie associazioni dei consumatori come Adusbef, deve tenere gli occhi aperti e sorvegliare nell’interesse dei risparmiatori. Avevamo già previsto con grande anticipo che le banche avrebbero rincarato le tariffe di gestione dei conti. Sapevamo che sarebbe potuto accadere di fronte all’insostenibilità dell’operazione “salva-banchieri” che sta generando un buco di almeno un miliardo di euro nel neonato fondo di risoluzione di Bankitalia.

Ora vedremo cosa accadrà con Mps. Già si prepara un’altra fregatura. Di sicuro, con il decreto di novembre, siamo di fronte all’ennesimo caso in cui una scelta del governo in favore dei banchieri, tra cui il papà del ministro Boschi, finisce per colpire, immancabilmente, i comuni cittadini.

 

Post terremoto: la palestra dei bambini finanziata coi soldi del MoVimento

di Luigi Di Maio

Vi invito questo fine settimana a Mirandola (provincia di Modena) dove verrà inaugurata la nuova palestra comunale costruita dopo il terremoto del 2012. Per me e per tutti noi del MoVimento 5 Stelle è un’occasione speciale, perché è stata finanziata dalle donazioni che i cittadini ci avevano fatto per la campagna elettorale del 2013. Sono avanzati circa 400.000 euro e li abbiamo usati per dare agli alunni delle scuole elementari di Mirandola una nuova palestra. Credo che sia la prima volta in Italia che avanzano soldi da una campagna elettorale e sono certo che è la prima volta che una forza politica li usa per fare l’unica cosa che dovrebbe fare: migliorare la vita delle persone. Abbiamo dimostrato che la politica la porta avanti chi ci crede. Ci vediamo sabato 1 ottobre a partire dalle 11 a Mirandola. Vi aspetto!

Torino NoSlot grazie al MoVimento 5 Stelle

di Chiara Appendino

Dal 10 ottobre entrerà in vigore un’ordinanza che prevede il restringimento dell’attività delle sale slot: non potranno più essere aperte tutta la notte, ma solo tra le 10 e le 24. Invece le cosiddette “macchinette” in bar, tabaccherie e altri locali potranno essere in funzione solo in orario 14-18 e 20-24, escludendo dunque la fascia del mattino.

Questa ordinanza rientra nel più ampio progetto di lotta alla ludopatia, verso cui vi prometto un pugno di ferro. Io non posso più vedere né sentire storie di persone che rovinano loro stesse e le loro famiglie per colpa di un vizio che è diventato a tutti gli effetti una piaga sociale.

È sufficiente? No, non lo è. La strada è ancora lunga e deve passare da tanti altri fronti come l’educazione, il welfare e il sostegno sociale. Tuttavia tra le azioni che si possono attuare nell’immediato ho ritenuto che questa ordinanza fosse un passo importante per dare un segnale forte da parte dell’Amministrazione nell’affrontare il problema.
Le azioni continueranno e vi terrò aggiornati.

Rousseau e lo Scudo della Rete a #Italia5stelle

Nel corso dell’ultima edizione di Italia 5 stelle, a Palermo, all’interno del Villaggio Rousseau sono state presentate le varie funzioni del Sistema Operativo del M5S. Come sapete, alcune sono già attive e altre verranno rilasciate breve. Accedete a Rousseau per partecipare attivamente alla vita politica del MoVimento!

di Alfonso Bonafede

Grazie allo Scudo della Rete ogni amministratore o eletto del MoVimento 5 Stelle potrà contare sull’assistenza legale, sul proprio territorio, degli avvocati che hanno aderito all’iniziativa.

Accade a volte che abbiamo bisogno di “attaccare”, per così dire. Facciamo un esempio: stanno realizzando un inceneritore nella nostra città e quindi avrai bisogno di rivolgerti a un avvocato per fare, per esempio, un ricorso al TAR e vuoi sapere quanti soldi spenderai e a quale avvocato ti puoi affidare. Oppure vuoi fare un esposto alla Procura, perché, per esempio, sai che all’interno di un ospedale, di una Asl, di un Comune, stanno rubando. Non ne puoi essere sicuro, ma vuoi comunque agire, senza però rischiare di essere denunciato per calunnia e allora hai bisogno di un avvocato che ti aiuti. Lo Scudo della Rete servirà proprio a questo.

Sono tantissimi i nostri attivisti, nei meet up, nei gruppi locali, gli iscritti al MoVimento 5 Stelle che ci chiedono: “Ci indicate un avvocato, che abbiamo bisogno di fare un esposto? Abbiamo saputo che c’è qual tal politico che sta rubando, ma abbiamo paura di fare l’esposto, perché non siamo sicuri di quello che diciamo”. O ancora: pensate ai casi di Mafia Capitale, pensate all’importanza per i consiglieri comunali di costituirsi parte civile. Stiamo parlando di processi grossi e c’è bisogno di aiuto legale. In tutti questi casi lo Scudo della Rete agisce per tutelare e proteggere i nostri iscritti e i nostri portavoce.

Come funziona concretamente? E’ molto semplice, partiamo dall’esempio base, quello della querela: un nostro consigliere ha espresso liberamente il proprio pensiero, lo ha fatto durante il Consiglio e viene comunque querelato. A quel punto ha bisogno di essere difeso: va sulla piattaforma Rousseau, accede allo scudo della rete e visualizza qual è l’avvocato (o gli avvocati) a disposizione per quel territorio. Si potrà quindi recare dall’avvocato, il quale è obbligato a seguire determinate condizioni, presenti in un documento firmato in precedenza, e a prestare consulenza professionale in forma gratuita. Una volta messo a conoscenza dei suoi diritti e delle varie possibilità a sua disposizione, l’iscritto (in questo caso il consigliere) potrà andare avanti con la causa, la querela, l’esposto ecc. Gli avvocati dello Scudo della Rete non potranno seguire gratuitamente tutto l’iter processuale, ma quanto meno saranno un fondamentale aiuto in fase iniziale.

#5giornia5stelle 91° puntata, 30 settembre 2016

#5giornia5stelle 91° puntata, 30 settembre 2016

Bentornati all’appuntamento settimanale con 5giornia5stelle che questa settimana apre con il cosiddetto progetto “Casa Italia“, che nasce, dopo il terremoto dello scorso agosto, per mettere in sicurezza 10 milioni di abitazioni.

Nelle premesse (e nelle promesse) c’era anche quello di garantire una pacificazione politica che però pare debba essere rimandato ad altri momenti: la maggioranza di Palazzo Madama infatti ha approvato solo la mozione del PD bocciando tutte le altre. A Carlo Martelli il compito di illustrare le criticità ed i motivi dell’astensione del Movimento 5 Stelle alla proposta portata in aula dal PD.

Sempre dal Senato Mario Giarrusso denuncia una bugia della senatrice del PD Finocchiaro smascherata da ilSole24ore a proposito di un’audizione che ha visto protagonista quello che oggi la magistratura calabrese non esita a definire il capo della ‘ndrangheta. Il M5S chiede l’audizione in antimafia della senatrice e le sue dimissioni da presidente della Commissione Affari Costituzionali.

Ci spostiamo alla Camera dei Deputati dove, nel corso di una conferenza stampa, Ivan Della Valle e Francesco Cariello denunciano gli effetti della direttiva UE Bolkestein che mette a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Proprio a Bruxelles ci spostiamo per ascoltare la risposta di Mario Draghi all’interrogazione di Marco Valli circa le politiche monetarie. Mentre, sempre a proposito di UE, Dalila Nesci e Giulia Grillo interrogano la Ministro della Salute Lorenzin e denunciano le conseguenze dei tagli alla Sanità con particolare riguardo alle mancate assunzioni necessarie per garantire il corretto turn over richiesto, peraltro, per rispettare i parametri europei.

Al Senato la spaccatura della la maggioranza sulla riforma del processo penale anticipa i tempi della riforma del comparto cinematografico. Ad Alberto Airola il compito di affermare la posizione su questo tema del Movimento 5 Stelle.

Infine Eleonora Evi denuncia il lassismo del Governo Italiano circa lo stato di salute dei corsi d’acqua: i cittadini italiani rischiano di pagare sanzioni a causa dell’assenza di trasparenza del Ministro dell’ambiente Galletti.

5 giorni a 5 stelle si conclude con un saluto dal Foro Italico di Palermo dove si è svolta italia5stelle, la due giorni di incontri del Movimento 5 Stelle.

5giornia5stelle va in onda anche su TeleAmbiente – visibile sul canale 78 del digitale terrestre a Roma, Pescara e Perugia e sul canale 218 a Milano – a questi orari: Lunedì 15:30, Martedì 03:30 – 9:30, Mercoledì 12:40 – 9:30, Giovedì 03:00 – 13:30, Venerdì 21:50, Sabato 20:00, Domenica 18:10

La Grecia vende tutto per 99 anni: “Il più grande successo dell’Euro”

La Grecia vende tutto per 99 anni: “Il più grande successo dell’Euro”

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Il controllo di capitali imposto da Mario Draghi nel corso del “periodo Grexit” sono stati la dimostrazione plastica di come la moneta unica sia un sistema per controllare le democrazie. Quello che sta succedendo in Grecia in queste ore è la prosecuzione di quel folle mantra secondo cui un Governo democraticamente eletto deve sottostare a dei diktat pur di vedersi finanziato in un momento di difficoltà.

Solo l’altro ieri Mario Draghi rilanciava gli investimenti pubblici come strumento per rivitalizzare l’economia reale, salvo poi smentirsi da solo invocando l’austerità. Privatizzazioni in cambio di 2,8 miliardi di Euro di aiuti internazionali. Perché il sangue della Grecia ripaga ampiamente le volontà di presunti creditori e strozzini tecnocratici.

Il voto (152 favorevoli e 141 contrari) si è svolto tra manifestazioni di piazza contrarie al trasferimento del controllo dei servizi pubblici a un nuovo fondo creato dai creditori internazionali, la famigerata Troika. Il nuovo provvedimento pone le aziende dell’elettricità, del gas e dell’acqua pubblica sotto il controllo del fondo per 99 anni. Il Fondo sarà guidato da un presidente scelto dai creditori, mentre il ministro delle Finanze greco manterrà il controllo generale. Il Fondo prenderà anche il controllo della metropolitana di Atene, una azienda che produce veicoli militari e un fondo pubblico di gestione immobiliare.

Questo sistema che lega 19 Paesi europei al cappio dell’Euro impedisce al valore del popolo di esprimersi liberamente. Ogni scelta viene condizionata dalla paura, dai mercati, dalla BCE, dalle lune di Mario Draghi e chi più ne ha, più ne metta. I Paesi leader di questa folle Eurozona dettano le regole che poi infrangono (vedi la Germania col suo abnorme surplus che sta prosciugando le economie del Sud). E per fortuna che la Grecia, come diceva quel grande statista di Mario Monti, è il più grande successo dell’Euro.

L’unica istituzione legittimata pienamente dalla volontà popolare, il Parlamento europeo, è stata privata di reali poteri decisionali. Il Consiglio dell’UE – che potrebbe davvero cambiare la direzione di questa Europa – è inginocchiato ai piedi del cancelliere tedesco. La Merkel è stata capace, nel corso degli anni, di piazzare fedeli scudieri nei posti che contano, proprio mentre i Governi italiani vedevano Bruxelles come un passatempo settimanale.

Il Movimento 5 Stelle vuole andare al Governo per sedersi ai tavoli del Consiglio e parlare in nome del popolo italiano. Non in nome di lobbisti, banchieri e tecnocrati (come sta facendo il Governo Renzi). Non possiamo essere rappresentati in un momento così importante per il nostro futuro – e per il futuro dell’Europa – da chi è stato nominato da Napolitano e da un Parlamento illegittimo, figlio di una legge elettorale incostituzionale.

Video archivio (luglio 2015). Il vergognoso programma di assistenza alla Grecia:

Il Pd vuole fottere 10 milioni di italiani #RedditoDiCittadinanzaSubito!

Il Pd vuole fottere 10 milioni di italiani #RedditoDiCittadinanzaSubito!


ULTIM’ORA: Abbiamo sventato in Commissione Lavoro il colpo di mano del Pd. Il reddito di cittadinanza non sarà abbinato al provvedimento truffa del Governo.

di Nunzia Catalfo

Oggi si è riunita la Commissione lavoro del Senato per parlare del Reddito di cittadinanza. L’obiettivo della maggioranza è chiaro: annacquare il nostro disegno di legge, affossandolo di fatto. Vorrebbero abbinarlo al cosiddetto “ddl povertà” presentato dal Governo. Una legge truffa, che nulla ha a che vedere con un sostegno al reddito. Una misura quella del governo che inganna milioni di cittadini che da anni sono in attesa di un aiuto concreto per avere una vita dignitosa.

La nostra proposta e quella del Governo sono due provvedimenti completamente diversi. Non è neanche come “mischiare mele con pere“. Qui siamo al pesce fresco che si vorrebbe condire con una torta avariata, quella del governo. Mentre il Reddito di cittadinanza, che è equiparabile ad una vera e propria manovra economica e sociale, prevede un investimento serio (14,9 miliardi di euro) e azzererebbe di fatto la povertà come certificato dall’ISTAT, il cosiddetto “ddl povertà” destinerà poco più di 1 miliardo di euro e non risolverà in alcun modo il problema.
Si tratta, infatti, della solita misura slogan diretta a dare qualche “bonus“, ma che lascerà senza alcun tipo di aiuto i milioni di cittadini che sono rimasti ai margini. Diversi anche i beneficiari. La misura del governo è destinata soltanto a 250 mila famiglie ed escluderà addirittura tutti quei nuclei familiari che hanno un reddito pari a 0 e che l’Istat ha quantificato in 389 mila. Il Reddito di cittadinanza, invece, ridarebbe dignità a circa 3 milioni di famiglie che sono a rischio di povertà. Famiglie che sono in momentanea situazione di difficoltà economica perché magari qualche componente ha perso il lavoro e che con il reddito di cittadinanza del M5S verrebbe sostenuto, qualificato e nuovamente reinserito nel mondo del lavoro.
Una misura fallimentare, quella del Governo, che verrà inoltre collegata all’ISEE e che abbandonerà di conseguenza tantissime famiglie che, nonostante risultino possedere un bene immobile o una vecchia auto, vivono nella miseria più totale perché impoverite dalla crisi economica. Famiglie che invece troverebbero tutela con il reddito di cittadinanza da noi proposto. Nei fatti il disegno di legge presentato dal Governo, ci allontanerà ancora una volta dalle misure di sostegno al reddito che esistono già in tutta Europa.

Il MoVimento 5 Stelle non si fermerà. Abbiamo dato battaglia in Commissione lavoro al Senato e continueremo a farlo, perchè sappiamo che il Reddito di Cittadinanza è dignità, oltre che salvezza per tutte quelle persone che ricattate dalla politica sono costrette a vendere, in cambio di un pasto, persino il proprio voto. Questa volta nessuno si azzardi a dire che le risorse non si trovano: il Jobs Act che è stato un vero e proprio fallimento ci costerà più di 20 miliardi. Il bonus degli 80 euro ci costa ogni anno 10 miliardi di euro. Il Governo spreca miliardi di euro per rendere il lavoro sempre più precario, indebitando pesantemente il Paese senza ottenere alcun risultato come dimostrano tutti i dati economici. A tutto questo il presidente del Consiglio aggiunge il rilancio dell’inutile Ponte di Messina che costerebbe 8 miliardi di euro…
Con la povertà non si scherza, giù le mani dal Reddito di Cittadinanza

Tutti i numeri di #Italia5Stelle

Tutti i numeri di #Italia5Stelle

Tutti i numeri di #Italia5Stelle

di Roberta Lombardi

Centomila persone coinvolte in una due giorni di grande partecipazione. Italia 5 Stelle è stato un successo incredibile con portavoce, attivisti, simpatizzanti e semplici curiosi venuti da tutta Italia. Tutta Palermo era sold out, così come erano pieni i 188 gazebo allestiti per l’occasione in una splendida area di 40mila metri quadri, di cui circa 10mila metri coperti.

Più di 450 i volontari coinvolti nelle varie aree, dall’ambiente alla logistica, passando per il ristoro, l’accoglienza e l’assistenza, l’area bimbi e il merchandising. Un grazie va anche ai dieci medici e quattordici infermieri impegnati nelle cinque ambulanze che hanno operato sessanta interventi durante la manifestazione.

La raccolta differenziata della due giorni è stata del 79% con il contributo di tutti i presenti e dei volontari. Sono stati raccolti poco meno di novemila chili di rifiuti: 45% di organico, 24% di plastica e metalli, 7% di carta, 4% di vetro e 21% di indifferenziato. Abbiamo quindi risparmiato 30mila bottigliette d’acqua grazie all’erogazione dell’acqua direttamente dall’apposita casetta e dalle fontanelle.

Abbiamo infine estratto i quattro numeri della lotteria per le compostiere da ufficio prodotte con la stampante 3D. I numeri sono AZ24, AZ51, AZ17 e BI087.

 

#IoDicoNo alla riforma costituzionale della Jp Morgan

#IoDicoNo alla riforma costituzionale della Jp Morgan

#IoDicoNo alla riforma costituzionale della Jp Morgan

di Diego Fusaro

Vi sono vari motivi per opporsi a questa riforma costituzionale improvvidamente proposta da Matteo Renzi e dalla signora Boschi. Una possibile prospettiva per inquadrare il problema è vedere chi la appoggia e la propugna. Si scopre, così, che tra i grandi sostenitori della “riforma”, oltre all’Unione Europea e agli Usa, vi è anche JP Morgan, società finanziaria con sede a New York, “leader” nei servizi finanziari globali.

Il 28 maggio 2013, JP Morgan compose un documento di sedici pagine, significativamente intitolato in questa maniera: “Aggiustamenti nell’area euro”. Merita di essere letto. A pagina 12 e 13 si parla espressamente delle Costituzioni dei Paesi europei. Così troviamo scritto:

«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea».

E ancora:

«I problemi economici dell’Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo».

Per concludere:

«I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».

Ancorché i passi riportati si commentino da sé, vale la pena spendere qualche parola, telegraficamente. È evidente che le Carte costituzionali – non sono quella italiana – sono un impaccio per il sistema finanziario; che infatti mira alla “governabilità” (tra le parole preferite anche di Renzi), non alla democrazia e alla garanzia di diritti sociali.

Le Costituzioni – ci suggerisce Morgan – nascono dalla fine dei fascismi, tutelano i diritti dei lavoratori, evitano “riforme” economiche (leggi: tagli, spending review, involuzioni neoliberiste). Addirittura le costituzioni garantiscono quella cosa orribile, obsoleta e – direbbe una nostra conoscenza – da “rottamare” che è “il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi” (sic!).

Insomma, spero non vi siano dubbi residui: questa riforma è voluta dal capitale finanziario ed è l’ennesimo attentato al mondo del lavoro e dei diritti, alla democrazia e al sistema parlamentare.