Renzi, #BastaFossili!

Renzi, #BastaFossili!

Renzi, #BastaFossili!

di Gianni Girotto, M5S Senato

Da molto tempo denunciamo i chiari legami tra la politica del Governo e le lobby dell’energia fossile. Abbiamo chiamato senza fortuna a “Chi l’ha visto” per avere notizie del cosiddetto “Green Act” annunciato da Renzi con il primo tweet del 2015. La verità è che il Governo, attraverso severe restrizioni al settore della generazione distribuita di energia elettrica, continua a favorire un sistema basato sulla generazione centralizzata, con grandi impianti che utilizzano come combustibili il carbone, il petrolio e il gas. Questo indirizzo obsoleto è il frutto di una struttura lobbistica potente, che rappresenta scelte tecnologiche del passato e cerca di difendere gli spazi di mercato dall’avanzare dell’innovazione impiegata sul territorio nazionale con gli interventi per la riduzione del consumo di energia, l’autoconsumo e la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il M5S ha in mente un modello decentralizzato di conversione energetica, con ricadute positive in termini economici ed occupazionali, ambientali e sanitari con la riduzione dell’emissioni in atmosfera.

Dopo le numerose iniziative del M5S a favore della generazione distribuita, arriva in nostro supporto anche la segnalazione all’Autorità per la Concorrenza e il Mercato (AGCM), che risponde alle nostre denunce finalizzate alla rimozione degli ostacoli per la realizzazione delle reti elettriche private (sistemi di distribuzione chiusi-SDC), presentate con altri colleghi nel dicembre 2015. Ma che cosa sono i SDC? In breve, sistemi di distribuzione elettrica per tutti gli utenti di un particolare sito industriale, commerciale o di servizi. Per esempio si potrebbe dare la possibilità a tutti i negozi di uno stesso centro commerciale, oppure a tutti gli uffici pubblici (scuole, palestre, musei) o privati dislocati attorno ad un impianto rinnovabile, di consumare l’energia prodotta sul posto, anziché prelevarla dalla rete elettrica nazionale come le regole di oggi impongono.

Ed ecco che finalmente l’AGCM ci sostiene bacchettando Parlamento, Governo e Autorità per l’Energia. Afferma infatti che gli “ostacoli all’esistenza di reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grandi dimensioni e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell’elettricità e dell’unità di consumo, che riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce l’evoluzioni delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possono utilmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi generali di convenienza dell’energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza“.

Ma non è tutto: nelle conclusioni l’AGCM chiede al Presidente della Commissione Industria del Senato Mucchetti, al Presidente del Consiglio Renzi, al Ministro per lo Sviluppo economico Calenda, e all’Autorità per l’Energia di rivedere al più presto la normativa riguardante gli SDCvolta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private diverse dalla Riu e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzative delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione”.

Se accolta, la modifica richiesta non solo rimuoverebbe l’ostacolo per lo sviluppo di un modello energetico decentrato ma determinerebbe effetti positivi che sarebbero diversi e immediati per i consumatori e le imprese. Riduzione dell’inquinamento, abbattimento dei costi della bolletta elettrica, risparmio di energia e maggiore concorrenza tra i piccoli produttori e i giganti energetici.

Su questo argomento, su proposta anche delle Associazioni ambientaliste, dei consumatori e delle attività produttive nel settore green, avevamo chiesto in commissione Industria al Senato di intervenire con le modifiche presentando un emendamento nell’esame del ddl concorrenza. Dopo una lunga resistenza, finalmente lunedì pomeriggio l’emendamento sarà votato in commissione. Vedremo se il Governo Renzi e la maggioranza parlamentare, anche davanti all’evidenza del “favore al modello dominante di organizzazione del sistema elettrico” segnalato dall’AGCM, avrà il “buon senso” di cambiare.

 

#Italia5Stelle accessibile a tutti

#Italia5Stelle accessibile a tutti

#Italia5Stelle accessibile a tutti

di Matteo Dall’Osso

Ciao a tutti ragazzi! Vi aspetto, vi aspetto numerosi il 24 e 25 settembre a Palermo. Finalmente ci riuniremo a Palermo per parlare dei temi che ci riguardano e che riguardano l’Italia, in particolare io mi soffermerò sulla disabilità. Su quello che abbiamo già fatto, su quello che ho già fatto, e su quello che vorremmo che sia, perché effettivamente a noi disabili nessuno mai ci ha ascoltato. Non potete mancare, e quindi per questo e anche per questo motivo vi chiedo: ho bisogno di voi, donate qualcosa, donate! Poi con tutta la gioia del mondo, con tutta la gioia del mondo ci vediamo a Palermo, a Palermo per festeggiare insieme!

 

#5giornia5stelle 87° puntata, 29 luglio 2016

#5giornia5stelle 87° puntata, 29 luglio 2016

“Non stiamo cercando di applicare una rivoluzione a metà, ma stiamo cercando di applicare una rivoluzione completa”, afferma Roberto Fico. Ed ha ragione: come ricordano anche Nesci, Liuzzi Airola e Ciampolillo, membri M5S della Vigilanza Rai, il M5S aveva presentato la suaproposta di legge per la riforma della Rai. E in quella proposta c’erano precisi paletti che avrebbero impedito lo scandalo di oggi sugli stipendi principeschi di giornalisti e dirigenti dell’azienda pubblica. Perché si è preferito far finta di niente, limitandosi solo ad infliggere ai cittadini il pagamento del canone in bolletta?

Si avvicina il mese di agosto, poi, e in Parlamento c’è aria di vacanza. Ma il terrorismo non va in vacanza, come ricorda Manlio Di Stefano, per questo abbiamo presentato una mozione per discutere al più presto provvedimenti relativi alla drammatica situazione internazionale. Nella nostra proposta, aggiungono Alessandro Di Battista e Stefano Lucidi, prevediamo un maggior coordinamento di intelligence tra EU, Nato e Russia, lo stop alla vendita di armi ai Paesi che aiutano i terroristi, e il ritiro dell’inutile e costosissima missione in Afghanistan.

Danilo Toninelli ha avuto un’importante risposta dalla Ragioneria dello Stato, a cui aveva chiesto a quanto ammontano davvero i risparmi che vanta Renzi riguardo alle riforme. Ebbene, documenti alla mano, possiamo dimostrare che tra Province e Senato si tratta di appena 58 milioni! Ce lo dirà la tv?

Stefano Lucidi e Giulia Sarti sono andati dal presidente Grasso per chiedere che il Senato finalmente voti per l’arresto del senatore Caridi, che secondo la procura è un dirigente della cupola della ndrangheta. Il Senato vota… e vota contro.

Buone notizie invece dalla Camera: l’aula approva la mozione, a firma Giulia Grillo, relativa alla riforma della governance farmaceutica. Si tratta di ben 30 miliardi l’anno: ora il governo dovrà impegnarsi, come abbiamo chiesto, su risparmi e trasparenza.

Al Senato si parla ancora di Ilva, e il nostro Carlo Martelli annuncia il voto contrario del M5S. Non è possibile continuare a spendere soldi per illudersi su improbabili salvataggi, e come ricorda Paola Nugnes, davanti a centinaia di morti e di malati l’unica strada da percorrere è quella di uno sviluppo alternativo.

In Tv, il senatore Cicchitto finalmente getta la maschera e dice chiaro quello che pensano i partiti: la legge elettorale dovrà servire solo a fermare il M5S. La democrazia non c’entra nulla, conclude Alessandro Di Battista, ciò a cui badano nel fare le riforma costituzionali sono solo i sondaggi.

Infine, un messaggio da Luigi Di Maio: stiamo pian piano realizzando il nostro programma nei Comuni che già amministriamo, el’appuntamento è il 24 e 25 settembre a Palermo per ritrovarci insieme a Italia 5 Stelle e preparare il futuro programma di governo. Non mancate e non dimenticare di fare la vostra donazione perché, come ricorda Giulia Di Vita palermitana doc, per fare una bella festa ci vogliono tanti piccioli!

 

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5giornia5stelle va in onda anche su TeleAmbiente – visibile sul canale 78 del digitale terrestre a Roma, Pescara e Perugia e sul canale 218 a Milano – a questi orari: Lunedì 15:30, Martedì 03:30 – 9:30, Mercoledì 12:40 – 9:30, Giovedì 03:00 – 13:30, Venerdì 21:50, Sabato 20:00, Domenica 18:10

Farmaci: M5S ottiene più trasparenza e maggiore risparmio

Farmaci: M5S ottiene più trasparenza e maggiore risparmio

Mai più tavoli segreti, riunioni a porte chiuse, cifre ballerine che finiscono sempre con il penalizzare le casse pubbliche. Grazie alla mozione del M5S approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati, la governance sulla farmaceutica torna a essere discussa nella sede più idonea: il Parlamento.

Ricordiamo che la spesa farmaceutica in Italia è un “giochino” da quasi 30 miliardi di euro (il 75% di questa quota sono soldi pubblici) e, dunque, non sorprende che questa torta faccia gola a molti e che su di essa si concentrino le pressioni delle potenti lobby dell’industria del settore. Ma è proprio a questo punto che deve intervenire il principio di trasparenza da parte delle istituzioni, le quali devono dimostrare pubblicamente di agire per tutelare l’interesse comune e non quello di parte.

Non ci illudiamo che tutto cambierà dall’oggi al domani, ma grazie all’azione costante che stiamo esercitando il vento ha cominciato a cambiare e la nostra mozione, a prima firma Giulia Grillo, è un grimaldello fondamentale per rilanciare la nostra battaglia. Puoi scaricarla da QUI.

Con questo provvedimento infatti abbiamo impegnato il governo a compiere una serie di atti trasparenti e pubblici e vigileremo sulla loro applicazione. In particolare, l’esecutivo dovrà far rispettare il decreto Enti Locali del 2015 nel quale sarebbe previsto un risparmio in tre anni, realizzato attraverso la rinegoziazione del prontuario farmaceutico e altre iniziative, di 1,5 miliardi. L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) però ha portato a casa solo 700 milioni. Mancano dunque all’appello 800 milioni e a noi quei soldi servono come il pane per sbloccare finalmente in tutte le Regioni il turnover del personale medico e assumere giovani preparati.

Ma non ci siamo fermati qui. Vogliamo smetterla di dover mettere mano al nostro portafogli per pagare la differenza di prezzo tra un farmaco di marca e l’equivalente (cioè di pari efficacia), perché quella differenza ci costa un miliardo all’anno.

Altro punto fondamentale contenuto nella nostra mozione: d’ora in avanti, entro il 30 giugno di ogni anno, il governo dovrà presentare in Parlamento il programma strategico per consentire l’accesso ai trattamenti innovativi. Questo termine consentirà di inserire in tempo utile nella Legge finanziaria tutti gli eventuali correttivi di governance farmaceutica necessari. Insomma, basta provvedimenti che restano sulla carta, sconti mascherati e furbate dell’ultimo momento: si procede per tappe, in modo serio. Tra l’altro in quel programma strategico abbiamo chiesto che vengano inseriti: il monitoraggio rispetto all’appropriatezza prescrittiva per ciascuna Regione (sia in termini di dosi somministrate che di spesa), riduzione della spesa per i farmaci oncologici a più alto impatto, riorganizzazione del sistema dei prezzi dei medicinali veterinari.

Infine, ma non ultimo, abbiamo impegnato il Governo a presentare un piano nazionale di eradicazione dell’epatite C. Questo consentirà di curare molti più cittadini rispetto a quanto avviene oggi, evitando anche di ripetere programmazioni a dir poco discutibili come quella che, nel solo 2015, ha portato le Regioni a spendere almeno 250 milioni di euro in più del dovuto per l’acquisto dei trattamenti necessari.

Il MoVimento 5 Stelle pretende trasparenza dalle e nelle istituzioni, se ne dovranno fare tutti una ragione!

IMMIGRAZIONE: COI MINUTI DI SILENZIO NON SI CAMBIA IL MONDO

IMMIGRAZIONE: COI MINUTI DI SILENZIO NON SI CAMBIA IL MONDO

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Immigrazione, facciamo parlare i dati.
Da quando governa Renzi è aumentato il numero dei migranti sbarcati (e dei morti purtroppo). Nel 2012 erano 13.267, nel 2015 153.843. Sono stati ricollocati negli altri Paesi europei solo 877 migranti, appena il 2,2% di quelli promessi dall’Europa di Renzi-Merkel-Hollande. Per i mafiosi gli immigrati rendono più della droga, come dimostrano le inchieste Mafia Capitale e quelle sul Cara di Mineo e sul Cie di Trapani. L’Italia è da anni nella top ten dei Paesi produttori di armi, che vengono vendute ai Paesi in guerra, soprattutto in Africa e nel Medio Oriente.

Questi dati dimostrano che bisogna cambiare tutto partendo dalla politica estera e di difesa. Ecco cosa vuole fare il Movimento 5 Stelle. Renzi, invece, stanzia 225 milioni di euro (parte dei 3 miliardi concessi dall’Europa) per un accordo sui migranti con la Turchia che, come dimostra l’ennesimo sbarco di due giorni fa nelle coste calabresi, non serve a nulla se non ad arricchire chi – come Erdogan – viola costantemente i diritti umani. Dopo questo patto nel Mediterraneo gli sbarchi e i morti in mare sono purtroppo tornati a crescere.

La portavoce Laura Ferrara ha assistito alle operazioni di sbarco di 620 migranti. Ecco il suo racconto:

“Le difficoltà sono tante ma si sopperisce con la dedizione delle forze dell’ordine e l’aiuto volontario di cittadini e associazioni. Ho parlato con la Guardia costiera, la Polizia, la Guardia di Finanza, la Prefettura, il Sindaco, li ho visti lavorare insieme, uniti, tutti impegnati ininterrottamente per assicurare il primo soccorso, le operazioni di fotosegnalamento e dare anche un sostegno psicologico a chi durante quel viaggio ha perso un padre o un marito.

Abbiamo parlato del regolamento di Dublino e di come si dovrebbe modificarlo per assicurare una condivisione delle responsabilità tra Stati membri. Peccato che la proposta di riforma attualmente in discussione vada nel senso totalmente opposto, penalizzando ulteriormente l’Italia. Di questo Renzi non ne parla, e ancora una volta restiamo una voce fuori dal coro di asserviti.

Già da precedenti sbarchi dei giorni scorsi vi sono richiedenti asilo minorenni siriani ed eritrei in attesa di essere ricollocati tra gli altri 27 Paesi europei, ma la disponibilità non arriva. Ricordate le misure di sostegno a Italia e Grecia per il ricollocamento di 160.000 migranti? Al 26 luglio siamo ancora a quota 877 su 39.600 per l’Italia.

La solidarietà a parole non serve, i minuti di silenzio non cambiano le cose. L’onestà intellettuale dei rappresentanti istituzionali e dei politici tutti si misura dai fatti. E finora, purtroppo, c’è solo da vergognarsi in Italia e in Europa”. (di Laura Ferrara)

Come salvare la tua pensione dallo scippo del governo

Come salvare la tua pensione dallo scippo del governo

Come salvare la tua pensione dallo scippo del governo

di Carlo Sibilia e Roberta Lombardi, M5S Camera

Per coprire ancora i buchi e le malefatte create dai suoi amici banchieri, il governo ha in mente di scippare le future pensioni degli italiani.
Stavolta tocca al Monte dei Paschi di Siena, la banca del PD, che rischia di andare gambe all’aria dopo decenni di soldi regalati agli amici degli amici. Derivati, scommesse finanziarie, bilanci falsi e acquisti scriteriati di altre banche: tutto questo ha messo in ginocchio l’istituto senese e i partiti si ritrovano spalle al muro di fronte alla prospettiva terribile di un bail-in che loro stessi hanno votato. Per evitare un altro bagno di sangue dei risparmiatori, analogo (ma ben più grande) a quello di Banca Etruria, la banca del papà della Boschi, il governo è disposto a tutto, però il diktat europeo proibisce l’uso di soldi pubblici. Che fare allora?

Il premier e Padoan hanno pensato di inventarsi la fregatura del fondo cosiddetto Atlante (o Atlante 2), che dovrebbe comprare a buon prezzo i crediti deteriorati del Montepaschi e recuperare rivendendoli. Loro la chiamano “operazione di mercato“, ma in realtà in Atlante ci sono parecchi fondi pubblici mascherati, da Cassa Depositi e Prestiti a Poste Vita.
Tutto ciò comunque non basta per “riempire” Atlante, e il governo sta allora esercitando forti pressioni sulle casse previdenziali dei professionisti affinché queste partecipino con almeno 500 milioni di contributi pensionistici al fondo. Insomma: i banchieri del PD hanno distrutto MPS, ma toccherà a infermieri, geometri, biologi, psicologi contribuire a salvarla mettendo in gioco la loro pensione. Eppure tali casse non sono “private” come il governo vuole dare ad intendere: lo sono solo per autonomia gestionale, ma hanno una funzione chiaramente pubblica, come ha stabilito anche il Consiglio di Stato. E rientrano nel perimetro Istat delle pubbliche amministrazioni i cui conti vanno nel consolidato che lo Stato manda a Bruxelles ogni anno. Che cosa dirà l’Europa di fronte a questo? Configurerà degli aiuti di Stato illegittimi per il diritto dell’Unione Europea? O crederà all’”operazione di mercato”?

Inoltre, com’è ovvio, le casse previdenziali sono tenute a gestire in modo prudente i loro investimenti. Mettere soldi in Atlante, futuro custode di crediti deteriorati adatti a fondi speculativi, non è proprio la destinazione più prudente per investire la pensione! E’ così che si tutelano i cittadini? Il governo, dopo aver preso in giro abbondantemente i pensionati di oggi, non può pensare di aggredire pure i pensionati di domani.

Se anche la vostra cassa previdenziale è destinata a contribuire al fondo Atlante usando i vostri contributi, potete inviare una diffida utilizzando il modulo che trovate QUI. Il modulo è stato preparato dall’Ufficio Legislativo del M5S. La diffida deve essere inviata via pec alla propria cassa di riferimento. Salva la tua futura pensione!

 

Elezioni comunali Palermo: le candidature

Elezioni comunali Palermo: le candidature

Elezioni comunali Palermo: le candidature

Si aprono le proposte di candidature del MoVimento 5 Stelle per le elezioni comunali di Palermo.

Ecco i passaggi da rispettare per proporre la propria candidatura:

1. Ogni cittadino incensurato, slegato dal sistema partitico e iscritto entro il 30 giugno 2016 al MoVimento 5 Stelle potrà presentare la sua proposta di candidatura se rispetta i requisiti per le liste del M5S, tra le quali in particolare:
– All’atto della proposta di candidatura e nel corso dell’intero mandato elettorale, ogni proponente la candidatura non dovrà essere iscritto ad alcun partito o movimento politico; dovrà essere iscritto al MoVimento 5 Stelle;
– Ogni proponente la candidatura non dovrà avere riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive;
– Ogni proponente la candidatura non dovrà avere assolto in precedenza più di un mandato elettorale, a livello centrale o locale, a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura;
– Ogni proponente la candidatura non dovrà aver partecipato ad elezioni precedenti in liste diverse dal MoVimento 5 Stelle.

2. Il proponente la candidatura dovrà presentare la seguente documentazione richiesta per la certificazione:
– Certificato penale (in originale) oppure visura delle iscrizioni presenti nel casellario giudiziale da parte della persona interessata (non è valida quella senza l’indicazione dei dati anagrafici);
– Certificato (in originale) dei carichi pendenti;
– Copia di un documento di identità valido;
– Accettazione delle condizioni di candidatura
Il modulo da presentare é scaricabile qui
– Curriculum Vitae

3. Il processo per proporre la propria candidatura parte il 3 agosto 2016, con termine il 19 agosto 2016, ultimo giorno entro il quale saranno accettate le proposte di candidatura

4. Per presentare la propria proposta di candidatura il cittadino dovrà recarsi personalmente, con la documentazione sopraelencata, presso gli uffici M5S in via Stefano Turr n.38 (P.zza Tosti) a Palermo da lunedì a venerdì dalle ore 19 alle ore 21 (esclusi i festivi).

In seguito si procederà alle votazioni online su Rousseau per definire i candidati consiglieri che faranno parte della lista e successivamente il candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle a Palermo.

 

L’outlet di Fasano e gli affari di #BabboRenzi

L'outlet di Fasano e gli affari di #BabboRenzi

L’outlet di Fasano e gli affari di #BabboRenzi

di Raffaele Trisciuzzi, M5S Fasano

Il 25 luglio si è tenuta la prima seduta del Consiglio Comunale di Fasano (Brindisi) nella quale si è deciso di convocare subito un’altra seduta straordinaria per il prossimo 1 agosto. Sin qui tutto sembrerebbe filare liscio, se non fosse che tra i punti da discutere previsti nell’ordine del giorno non si trovano progetti per la risoluzione di problemi dei cittadini, ma bensì l’approvazione del piano regolatore generale della “Nuova zona Artigianale e Commerciale – Zona D3“, nella quale è prevista la costruzione di un “Outlet” da parte della società Egnazia Shopping Mall S.r.l. legata non solo a Lorenzo Rosi, ex Presidente di Banca Etruria, ma anche agli affari della famiglia del Bomba, per il tramite del Babbo.

Un progetto, quello dell’Outlet, che è stato oggetto di non poche polemiche non soltanto per le società che si trovano dietro, ma anche per aspetti tecnici. In pratica, il progetto sarebbe stato presentato nell’estate del 2015 e poi ripresentato, ancora una volta, nel dicembre 2015 per rispondere ai chiarimenti che erano stati richiesti dalla Regione e dal Comune, prendendo una corsia preferenziale, proprio con l’arrivo della nuova Giunta comunale, guarda caso, a maggioranza Pd guidata da Francesco Zaccaria. Ma perché tanta fretta a far approvare il progetto dell’outlet con tutti i problemi che ci sono da risolvere a Fasano e nel territorio limitrofo? Chi starebbe premendo sull’acceleratore?

Gli intrecci societari che ci sono dietro la costruzione dell’outlet sono tanti e sono stati ricostruiti da numerosissimi giornali. Seguite bene. La Egnazia Shopping Mall S.r.l, ovvero, quella che si occuperà della costruzione dell’Outlet è amministrata da Lorenzo Rosi (ex Presidente di Banca Etruria, la banca che ha defraudato migliaia di risparmiatori) che avrebbe legami con la società Syntagma la quale, a sua volta, avrebbe come socio la società Nikila Invest. Nikila Invest avrebbe anche una partecipazione del 40% della società Party S.r.l. (ora in liquidazione) che farebbe capo alla famiglia Renzi.

Un “legame di business” teoricamente difficile da tracciare, che però nella pratica sembrerebbe essere stato confermato dai fatti. L’ex sindaco di Fasano, infatti, ha dichiarato che nel marzo 2015 il padre del Bomba (tale Tiziano Renzi) si è recato personalmente presso il Comune, insieme ai manager della società Egnazia Shopping Mall S.r.l., proprio per parlare del progetto e, addirittura, sarebbe stato presentato come “consulente per gli aspetti riguardanti il marketing”.

Perchè gli interessi dei cittadini vengano sempre dietro i business dei familiari di chi ci governa? Come è possibile che si convochi una seduta consiliare in Agosto per parlare di bilancio e si finisce col parlare in seduta straordinaria di interessi privati, e non di asili, trasporti, rifiuti, ecc? Le vicende di Banca Etruria che vedono coinvolto direttamente il padre della Boschi e lo scandalo di Trivellopoli che ha comportato le dimissioni del Ministro Guidi non ci hanno insegnato nulla?

 

La verità sui Rolex regalati al governo

La verità sui Rolex regalati al governo

La verità sui Rolex regalati al governo

di MoVimento 5 Stelle Senato

Vi ricordate i rolex che sono stati donati al Governo e al Bomba in occasione di una recente visita in Arabia Saudita e sulla cui vicenda il Governo stesso ha sempre sorvolato ponendo poi un diniego alla richiesta di delucidazioni avanzata da parte del M5S? Bene. Ieri il caso è stato risolto dalla sentenza del TAR del Lazio, che, su ricorso presentato dal Questore Laura Bottici del Movimento 5 Stelle , ha accolto la richiesta di accesso formale agli atti relativi ai doni di rappresentanza ricevuti dal Governo Italiano e custoditi a Palazzo Chigi negli ultimi dieci anni, dunque, anche per quelli ricevuti in occasione della visita in Arabia Saudita, ovvero i rolex.

Il TAR ha finalmente dichiarato il diritto del M5S ad accedere agli elenchi, intimando alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’esibizione degli atti e documenti entro 30 giorni dalla comunicazione – notificazione avvenuta già in data odierna da parte del MoVimento 5 Stelle.

Nei prossimi giorni informeremo tutti i cittadini dell’esito della nostra battaglia!

 

Sui rifiuti della Sicilia a Torino qualcuno ha mentito

Sui rifiuti della Sicilia a Torino qualcuno ha mentito

Sui rifiuti della Sicilia a Torino qualcuno ha mentito

dei consiglieri regionali M5S di Piemonte e Sicilia

Sui rifiuti della Sicilia a Torino qualcuno ha mentito. Se sia stato Caltagirone, presidente ATO R (ente di governo del ciclo dei rifiuti), o peggio Chiamparino non è ancora chiaro. Il Presidente del Piemonte rispondendo al compagno di partito Crocetta ha affermato, nero su bianco, attraverso una lettera protocollata, di aver sentito ATO R. A stretto giro di mail è arrivata la smentita di Diego Caltagirone, presidente ATO R.
ATO-R ha appreso dagli organi di stampa la disponibilità di massima della Regione Piemonte, ‘sentita l’ATO-R Torinese’ ad accogliere temporaneamente i rifiuti urbani indifferenziati prodotti nel territorio della Regione siciliana presso l’impianto di termovalorizzazione di Torino”. E ancora: “La scrivente non si è mai espressa ufficialmente in merito ai rifiuti della Sicilia, non essendo pervenuta alcuna richiesta formale dalla Regione Piemonte”. Qualcuno non la racconta giusta.

Cadono senza dubbio le motivazioni “tecniche” e sul tavolo resta il bluff del PD sull’asse Torino – Palermo. Una manovra politica bella e buona, un “soccorso rosso” tra presidenti di Regione dello stesso partito che si scambiano favori a vicenda. Alle affinità politiche va aggiunto il fattore economico. Si calcola che per smaltire le 15 mila tonnellate di immondizia la Regione siciliana potrebbe arrivare a sborsare 2 milioni di euro. Soldi che finiranno dritti dritti nelle casse di TRM, società di gestione dell’inceneritore controllata all’80% da IREN.

Il conto? Quello sanitario lo pagheranno i torinesi, costretti a respirare i fumi dell’immondizia piemontese e siciliana, oltre a quella ligure già da tempo conferita al Gerbido, quello economico lo pagheranno invece i cittadini siciliani. Dopo aver fallito su tutti i fronti il governo Crocetta ora soffoca sotto montagne di rifiuti e di bugie che stanno compromettendo la stagione turistica e rischiano di sconfinare in emergenza sanitaria. Ora Crocetta grida persino al complotto, quando noi dicevamo da tempo che senza una seria programmazione e gli impianti a supporto della raccolta differenziata si sarebbe arrivati, inevitabilmente, a questo punto. Fra l’altro la terribile toppa che stanno cercando di mettere rischia pure di saltare, ma non per il ‘no’ della Appendino, come stanno cercando fare di credere, visto che il comune di Torino è socio solo al 18 per cento della società che gestisce l’inceneritore. Il bluff di Crocetta e Chiamparino è ormai chiaro. Il fantastico accordo tra loro non ha tenuto infatti conto dell’ATO R.

Continueremo quindi a monitorare la vicenda opponendoci, come abbiamo sempre fatto, al “pendolarismo” dei rifiuti. In tal senso, in Piemonte, abbiamo raggiunto un significativo obiettivo con l’inserimento nel piano regionale dei rifiuti della fine dell’incenerimento per il 2033, ovvero a scadenza del contratto di servizio. Mentre in Sicilia, il Governo regionale seppellito dai rifiuti deve solo dimettersi e liberare i cittadini siciliani.

 

#Italia5Stelle di arte e cultura

#Italia5Stelle di arte e cultura

#Italia5Stelle di arte e cultura

di Sergio Battelli, portavoce M5S Parlamento

Siae ha il monopolio da 75 anni. Da sempre vicino ai grandi, ha abbandonato i piccoli artisti e tartassato i piccoli imprenditori. Noi vogliamo che tutto questo finisca per restituire dignità a chi crea, e promuovere arte e cultura in Italia. I cittadini al governo, per l’interesse dei cittadini. Come sempre c’è bisogno del supporto di ognuno di noi, lasciate un contributo anche piccolo per finanziare Italia 5 Stelle 2016.

 

Commissione d’inchiesta Mps: 50 miliardi polverizzati, Pd responsabile politico

Commissione d'inchiesta Mps: 50 miliardi polverizzati, Pd responsabile politico

Commissione d’inchiesta Mps: 50 miliardi polverizzati, Pd responsabile politico

di Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S Toscana, Presidente della Commissione d’inchiesta su Monte dei Paschi di Siena

Abbiamo appena chiuso i lavori della Commissione d’inchiesta regionale sullo scandalo Monte dei Paschi di Siena, unico organismo istituzionale in Italia ad aver lavorato su questo disastro che ha polverizzato in vent’anni circa 50 miliardi di euro di patrimonio della comunità. La Commissione ha prodotto due relazioni finali che saranno presentate a settembre.
Una votata da noi, Lega Nord e Sì Toscana – con astensione del Partito Democratico – e l’altra votata dal solo Partito Democratico.

Abbiamo accertato che Mps è stata trattata dai Democratici di Sinistra prima e PD poi come una municipalizzata, dove la guida esecutiva era messa in capo ad un management spesso incompetente, etero diretto ed espressione di equilibri politici estranei ai contesti istituzionali. Un sistema che, come accertato, con larghe intese e patti del nazareno in salsa toscana fu esteso a beneficio dell’allora PDL oggi Forza Italia.

Madre di tutti i problemi, e simbolo del livello sistemico di questa gestione, l’operazione Antonveneta, dove di fatto si sacrificò MPS a vantaggio di Banco Santander (istituto legato all’Opus Dei) per pareggiare una partita persa da quest’ultimo su San Paolo IMI. Il tutto con il bene placet di Banca d’Italia e Ministero del Tesoro che ad oggi, lo ricordo, non hanno mai commissariato un istituto gestito con tutto tranne che “una sana e prudente gestione”.

La storia di MPS è articolata, ma fondamentale per capire il mondo in cui viviamo. Per questo lanceremo da settembre delle pillole video di racconto della vicenda e ci auguriamo che ne darete tutti la massima diffusione.

Siamo in attesa di stasera, quando, a mercati chiusi, EBA comunicherà gli esiti degli stress test di MPS. In quel momento dovranno essere prese delle decisioni a tutti i livelli istituzionali. Per parte nostra noi chiediamo la tutela di risparmiatori e la messa in sicurezza della banca tramite la sua nazionalizzazione.

Auspichiamo l’istituzione di una Commissione d’Inchiesta parlamentare, con i poteri inquirenti della magistratura, per fare piena luce sulle parti più misteriose di questo scandalo che noi, come Commissione regionale, abbiamo potuto solo sfiorare: il ruolo della massoneria e della finanza cattolica, l’eventuale maxitangente dell’operazione Antonveneta, il grado di responsabilità personale dei vertici della banca commisurato ad un ruolo che, secondo le nostre fonti, li vedeva spesso esecutori materiali di scelte scellerate decise altrove.

L’interesse dei cittadini e delle Istituzioni deve venire prima di quello delle banche.

 

Lettera aperta al PD calabrese

Lettera aperta al PD calabrese

Segretario Magorno, il Pd è bollito ai vertici. Sa di nulla il vostro plauso ai magistrati che hanno scoperchiato il sistema massonico e mafioso che sotterra la Calabria. Siete la faccia dell’incoerenza, l’emblema della vuotezza. Campate di apparenza e fesserie, proprie dei regimi. Siete la negazione quotidiana della politica. Avete il vicepresidente del Consiglio regionale in brutti guai di ‘ndrangheta e la prima giunta già travolta da “Rimborsopoli”, col presidente Oliverio fuori ma zitto, sempre immobile. Siete corresponsabili dello sfascio della sanità, delle finzioni sulla gestione dei commissari Scura e Urbani. Non pensate alle urgenze del lavoro ma ingannate disoccupati, precari e nuovi laureati. Siete lesti a inaugurare e celebrarvi, ma senza coscienza per come si vive, con ospedali cadenti, vuoti, privi di medici, infermieri, operatori e mezzi. Non vi preoccupa la distanza della regione, fisica ed economica, dall’Europa. Avete abbandonato il porto di Gioia Tauro e l’intera Piana, voltando le spalle a piccole e medie imprese. Non parlate dello spopolamento crescente, della perdita di risorse umane, giovani e intellettuali. Tuttavia siglate gemellaggi con città estere; per darvi un tono, riempire pagine, tv e distrarre l’opinione pubblica. Per un anno e passa avete recitato a soggetto sulla rete ospedaliera, permettendo ai commissari alla sanità di abusare dei loro poteri, di schiacciare il parlamento regionale, gabbare il governatore, imporre atti stolti e perfino clientelari. Avete assicurato battaglia e tutela della salute, mentendo ogni volta. Ma questo non vi ha toccato, scosso, convertito. Avete nominato dirigenti in violazione di legge, coprendovi con argomentazioni terze e ridicole. Avete forzato e cambiato le regole, pur di tenere vostri famigli ai vertici della sanità. Partendo dallo scandalo “Mercure”, avete chiuso gli occhi sulla salvaguardia ambientale, sui veleni sparsi lungo le coste o nell’interno, sull’affossamento voluto della scuola pubblica, sulla cancellazione dei diritti, sulla diffusione spaventosa dei tumori, sulla violenza contro il patrimonio culturale, il paesaggio e la bellezza dei luoghi. Per affarismo o ignoranza, avete sepolto la storia della Calabria e i suoi tesori. Tra l’altro avete consentito che dentro l’abbazia medievale di San Giovanni in Fiore ci fosse una casa di riposo privata. Naturalmente il governatore Oliverio non ne sapeva nulla: non gliel’avranno riferito i più stretti collaboratori, troppo affannati tra pratiche forestali e riparazioni personali nelle officine della Provincia di Cosenza. Soprattutto, siete rimasti muti sul problema più grosso: in Calabria tutto si muove per impulso e direzione di una massoneria diabolica, che accorpa il proprio vivaio politico e l’ala militare della ‘ndrangheta, condizionando istituzioni e amministrazioni pubbliche. Non avete preso una posizione sui punti oscuri che permangono nel municipio di Reggio Calabria: l’isolamento subito dall’assessore Marcianò e i lavori pubblici a ditte segnalate dalla commissione dello scioglimento. Inoltre avete taciuto alla notizia che un vostro parlamentare scorrazzava in auto con un presunto prestanome del clan Muto. Come se fosse normale, in nome di un garantismo finto, pretestuoso e volgare. In questi due giorni a Camigliatello Silano vi resta soltanto una scelta, reggitori del Pd: camminare a capo chino. A palazzo avete agito come i predecessori, nonostante il motto elettorale «discontinuità». La vergogna vi accompagnerà sempre, come la vostra ombra. Dunque non parlate di nulla, perché nulla avete fatto.
Portavoce del MoVimento 5 Stelle in Calabria

Ilva, ancora fumo negli occhi: si compra tempo a danno dei cittadini

Ilva, ancora fumo negli occhi: si compra tempo a danno dei cittadini

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Il governo con questo decreto legge Ilva getta ancora una volta fumo negli occhi dei lavoratori, dei tarantini e dei parlamentari che non hanno potuto esercitare le loro legittime prerogative legislative, visto che siamo arrivati all’undicesimo provvedimento di stampo governativo e non parlamentare, e considerato che è stata posta una questione di fiducia al Senato ancor prima di avviare la discussione generale. E anche questa volta molti nodi rimangono irrisolti.

Questo decreto Ilva è l’undicesimo dal 2012, il quinto varato dal governo Renzi. Da un punto di vista economico, negli ultimi quattro anni lo stabilimento siderurgico di Taranto ha perso 3 miliardi e 90 milioni di euro, all’incirca. Il mito che fosse una società competitiva a livello nazionale e internazionale è falso. È un carrozzone pieno di debiti che non si sa chi dovrebbe ripianare, visto che ad ogni decreto cambiano le carte in tavola.

Quando il governo, gli imprenditori, i ministri, si riempiono la bocca con gli interessi della città e dei lavoratori, si ricordino che l‘Ilva ha prodotto acciaio che gronda sangue. A Taranto ci sono duecentomila persone che subiscono gli effetti sanitari di ciò che viene deciso nelle stanze del potere, spacciato come necessario per salvare 12 mila posti di lavoro. Ma se guardiamo i dati occupazionali, nel tarantino la disoccupazione è cresciuta negli ultimi 5 anni e sommata al tasso di inoccupazione si arriva al 47%, quindi l’Ilva non ha risolto, né risolverà mai, i problemi occupazionali di questo territorio. Con gli ammortizzatori sociali per 12 mila persone si spenderebbe meno che mantenere questi posti di lavoro, che hanno un costo sociale e sanitario altissimo.

Per quanto riguarda le bonifiche è stata introdotta alla Camera una norma che dice: bisogna fare una mappatura di tutte le zone contaminate all’interno dello stabilimento. Fino agli anni ’70 la normativa permetteva di smaltire le scorie di lavorazione, di qualunque livello di tossicità, fossero smaltite all’interno dello stabilimento. Seguendo questo principio, lo stabilimento è tutto contaminato e gli operai lavorano in condizioni di accertato pericolo. Può esserci amianto, diossina, e quanto altro: staremo a vedere quali altre sorprese ci riserverà il sottosuolo e la falda acquifera.

Sulla questione ambientale, nel decreto è scritto che chi compra l’Ilva non è responsabile dell’inquinamento pregresso, quindi non paga. I Riva che lo hanno gestito per una vita non pagano, perché non hanno i soldi. Allora chi paga? E quando? E nel frattempo cosa si fa? Mistero.

Il termine per realizzare il piano degli interventi ambientali e sanitari viene spinto in avanti. Gli eventuali acquirenti avranno la facoltà di rinegoziare l’AIA come vogliono loro. Un comitato di esperti avrà 120 giorni di tempo per esaminarlo. E poi però ci saranno ulteriori step di rinegoziazione tra l’acquirente e lo Stato. Senza alcun progetto esecutivo.

Si sta comprando tempo facendolo pagare ai cittadini italiani. I 300 milioni di finanziamenti statali dati all’Ilva, sono stati incrementati con ulteriori due linee di credito chieste dai commissari straordinari, per un totale di 530 milioni. Soldi che avrebbero dovuto essere spesi per misure di tutela sanitaria e ambientale. Di questa cifra soltanto 860.500 euro sono stati impiegati per questo e 529 milioni di euro sono stati spesi per fare altro.

Per di più, i debiti con lo Stato contratti dall’Ilva avrebbe dovuto restituirli il nuovo acquirente, invece adesso con questo decreto saranno restituiti dall’amministrazione straordinaria, che non è un soggetto giuridico. Se non lo fa, i commissari non saranno perseguiti perché non sono civilmente e penalmente responsabili. È stata quindi nei fatti istituita una bad company, una società che non esiste e per la quale pagheranno tutti i cittadini italiani.

 

Dieselgate, M5S si appella al Mediatore Europeo

Dieselgate, M5S si appella al Mediatore Europeo

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Dopo lo scandalo Dieselgate e il conseguente risarcimento agli USA da parte di Volkswagen, il Movimento 5 Stelle è stata l’unica forza politica in Italia ed Europa a mettere in campo azioni concrete per ripagare i cittadini truffati ed avvelenati da decenni di truffe e finanziamenti ricevuti dalle case automobilistiche (tedesche e non). La portavoce Eleonora Evi ha recentemente depositato una denuncia al Mediatore Europeo (Ombudsman) per fare luce sulla vicenda e avviare finalmente un’indagine ufficiale a livello comunitario.

SCARICA QUI IL RICORSO DEL M5S ALL’OMBUDSMAN

Lo scorso 18 e 19 luglio, infatti, il Movimento 5 Stelle è stato ad Ispra, in visita al JRC, ovvero il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea. L’occasione è stata organizzata nell’ambito della commissione d’inchiesta EMIS sullo scandalo Dieselgate. Durante la visita si sono visti in azione i famosi PEMS – “Portable Emission Measurement System” – che dovranno misurare le emissioni delle auto direttamente su strada come da nuova proposta legislativa della Commissione europea (che introduce i test RDE, “Real Driving Emission”). Sembrerebbe un’ottima notizia, se non fosse che, come vi avevamo già spiegato qui, la misurazione delle emissioni sarà di fatto annacquata dai “Fattori di Conformità”. Ovvero, da quel moltiplicatore che consentirà alle auto d’inquinare un buon 110% in più fino al 2020 e poi un 50%, senza limiti di tempo.

Questi fattori sono stati fortemente voluti dai comitati tecnici (e quindi i vari governi degli Stati membri) e votati favorevolmente persino dal Parlamento europeo. Hanno deciso di tutelare beceri interessi nazionali e lobbistici, perché su questi moltiplicatori non vi sono spiegazioni tecniche che ne giustifichino l’esistenza. Si è trattato di una decisione puramente politica, una supposizione confermata “a telecamere spente”, come si suol dire, anche dagli esperti tecnici del JRC.

Intanto, secondo i dati pubblicati da Emission Analytics, il 97% delle auto diesel supera il limiti consentiti tra le 11 e 22 volte: una scandalo perpetrato senza precedenti. Un problema enorme, soprattutto in Unione Europea dove circolano un numero doppio di vetture rispetto agli USA, di cui circa il 50% diesel (contro meno dell’1% di quelle oltreoceano). Siamo anche di fronte ad un problema di salute pubblica. Le morti premature in Europa causate da inquinamento atmosferico sono 460mila all’anno, per un costo sanitario dell’ordine dei 330 miliardi di Euro. I cittadini ci rimettono in salute, finanziano lo sviluppo di tecnologie alternative per le case automobilistiche (come è stato fatto per anni con i fasulli Euro5 ed Euro6) e pagano ancora per i costi sanitari.

Infine, come avevamo ribadito a Strasburgo in questa conferenza stampa, vari paesi europei come Francia, Olanda e Belgio hanno avviato indagini sul parco auto circolante. Nella maggior parte dei modelli testati le emissioni di Ossidi di azoto (Nox) risultano avere valori 6/7 volte superiori ai limiti consentiti per legge. Questi studi sono accessibili al pubblico: per questo, oggi, possiamo affermare che anche alcuni modelli FIAT risultano avere valori fuori norma. Eppure, il Ministro Graziano Delrio continua a non fornire informazioni circa le indagini che il suo ministero dice di aver condotto.

Ora non rimane che aspettare l’azione del Mediatore Europeo e se, e quando, il ministero italiano si degnerà di pubblicare i documenti. A partire da settembre la commissione d’inchiesta EMIS vedrà altre importanti audizioni che coinvolgeranno l’Italia, a partire dallo stesso Delrio, passando per le autorità di omologazione, arrivando alla direzione esecutiva del gruppo FCA.