Dl Missioni: governo vuole armare Paesi che vìolano i diritti umani

Dl Missioni: governo vuole armare Paesi che vìolano i diritti umani

Sembra una barzelletta, ma è tutto vero e accade nell’Aula del Senato: il governo tenta di far passare un emendamento che autorizza il nostro Paese a cedere gratuitamente alla Somalia sistemi di armamento infilandoci dentro anche strumenti musicali. Un emendamento ridicolo e pericoloso che il governo, dopo le proteste del M5S, è costretto a ritirare tra l’imbarazzo generale della maggioranza.

Già in Commissione il M5S aveva denunciato i rischi dell’emendamento vergogna che autorizza la cessione alla Somalia a titolo gratuito – che poi gratuito non è – di quattro autovetture per il monitoraggio e il tracciamento di reti di telefonia mobile, in sostanza autorizza a mettere nelle mani di un Paese in guerra e che fa carta straccia dei diritti umani sistemi di intercettazione e spionaggio.

Per confondere le acque, e dispensare imbarazzanti regalìe, l’emendamento pagliacciata prevedeva anche la cessione di sedici strumenti musicali per banda alla Repubblica federale di Somalia, per la precisione quattro filicorni, quattro tromboni, un sassofono, una tromba, un flauto e cinque clarinetti come si legge chiaramente nel testo: Emendamento-4-200.pdf

Organizzazioni non governative come Amnesty International e l’Onu stessa ci dicono chiaramente che le Forze Armate di Mogadiscio utilizzano minori in combattimento e che il governo somalo vìola costantemente i diritti umani e non si capisce come sia possibile che alla luce di queste gravissime denunce il governo italiano si ostini a voler armare la Somalia.

Per questo assumono ancora più valore le altre vittorie ottenute dal M5S:

1) l’impegno del governo a non autorizzare cessioni a titolo gratuito di armi e sistemi di armamento a beneficio di Stati come la Somalia e l’Afghanistan responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’Ue o del Consiglio d’Europa o che addestrano ed utilizzano minori in combattimento;

2) l’impegno del governo affinchè nei mandati delle missioni internazionali a cui partecipa il contingente italiano sia inserito esplicitamente anche l’obiettivo di protezione della popolazione civile che vive in teatri di guerra e paga sulla propria pelle gli effetti devastanti di un conflitto armato;

3) le somme stanziate per il contrasto al Daesh devono essere utilizzate anche per fornire aiuti umanitari alla popolazione civile.

E’ la dimostrazione che un sistema di difesa alternativo è possibile, basta volerlo.

Calabria: M5s porta 5000 persone in piazza, è l’inizio del cambiamento

Calabria: M5s porta 5000 persone in piazza, è l’inizio del cambiamento

Ora dovremo continuare così: uniti, decisi e costruttivi.

Le 5000 persone (del 26 giugno 2016) in piazza a Lamezia Terme sono una prova evidente: il Movimento 5 stelle è cresciuto, nel metodo, nella condivisione, nella proposta e nei contenuti.

di Dalila NESCI

Abbiamo fatto strada insieme, lottando per una Calabria migliore, pulita, bella, da ripopolare.

Da Bruxelles ai Comuni calabresi ci siamo battuti con tutti i portavoce, denunciando abusi gravissimi e indicando soluzioni ai problemi più urgenti: sanità, lavoro, macchina amministrativa, corruzione, mafia politica, inquinamento, mancanza dei servizi indispensabili.

Sul territorio gli attivisti ci hanno messo la faccia, hanno speso energie e dimostrato che l’impegno per la cosa pubblica ha uno scopo collettivo e nobile: vivere meglio nella nostra comunità.

 

Qualcuno ha continuato a operare soltanto su Facebook e lì a dare spazio quotidiano all’invidia, al protagonismo, alle – come le chiamava Fabrizio De Andrè – «cause leggere», senza individuare il nemico, che è l’esercito del consociativismo politico alla Renzi-Verdini, più pericoloso della criminalità organizzata.

Oggi abbiamo due obiettivi precisi: 1) completare la raccolta firme per la proposta di legge popolare sulla sanità, per cui a breve vi daremo notizie sugli appositi banchetti; 2) prenderci la Calabria e governarla.

Per questo dobbiamo partire da noi stessi, dalla nostra capacità di fare gruppo e di sconfiggere un sistema fatto di vecchie dipendenze, ingiustizie, silenzi e complicità.

Non sarà semplice, ma sono convinta che ce la faremo. Abbiamo tanta speranza e non possiamo permetterci, soprattutto noi giovani, di ignorare ancora un’emigrazione indotta, uno spopolamento che sta svuotando e impoverendo la Calabria in ogni senso.

Continueremo ad andare nelle piazze e a riempirle. Abbiamo bisogno dell’aiuto di quanti credono che la Calabria possa cambiare aspetto, uomini, mentalità e strutture pubbliche. Gli elementi irrinunciabili sono tre, credo: la volontà, il coraggio, il sogno di un futuro per tutti, non soltanto per chi ha le spalle coperte.

Grazie di cuore a chi ci segue e a chi contribuisce a restituire dignità e diritti al nostro popolo.

Un abbraccio grande, Dalila

Via libera al #glifosato: Renzi e Merkel non si sono opposti a Bruxelles

Via libera al #glifosato: Renzi e Merkel non si sono opposti a Bruxelles

glifosato-merkel-renzi-parlamentoeuropeo-m5s-5stelleeuropa-beppegrillo.png

Questa volta il Governo italiano l’ha fatta grossa.

Aveva la possibilità di fermare il glifosato settimana scorsa quando era seduto al tavolo del comitato d’appello. Una mancata opposizione avrebbe dato mandato alla Commissione Europea di procedere con l’autorizzazione del glifosato per altri 18 mesi. Ebbene, il Governo italiano ha deciso di non prendere alcuna decisone, astenendosi. Ha mantenuto il piede in due scarpe, per fare i soliti favori agli amici degli amici, evidentemente sostenuti nelle loro campagne elettorali da multinazionali e interessi lobbystici di ogni tipo.

Ieri è successo quello che era ampiamente annunciato. La Commissione Europea aveva avvisato gli Stati membri di prendere una posizione definitiva sulla vicenda, cosicché le colpe di un’eventuale autorizzazione (che era stata votata al Parlamento Europeo anche dal PD, nonostante l’opposizione del Movimento 5 Stelle) non fosse presa in carico dalla Commissione stessa. Ricordiamo che il glifosato è un pesticida giudicato probabilmente cancerogeno dallo IARC e su cui l’ECHA, l’agenzia europea preposta alla valutazione finale, non si è ancora espressa.

La Commissione Europea, dal canto suo, non ha applicato il principio di precauzione sancito dai trattati. Ha utilizzato lo strumento dell’EFSA – una delle agenzie europee al centro di numerose controversie – per forzare l’autorizzazione, scontrandosi perfino con la comunità scientifica. E il Governo italiano? Niente da fare. Come sempre accade in Europa, Matteo Renzi ha utilizzato la tattica attendista che qui a Bruxelles non paga. L’Italia ha bisogno di un esecutivo legittimato dal popolo, che sbatta i pugni sul tavolo in sede di Consiglio a tutela della nostra agricoltura, delle nostre eccellenze e anche della nostra economia.

Per la cronaca, anche la Germania della cancelliera Angela Merkel ha furbescamente scelto di astenersi. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker (che il M5S ha provato a sfiduciare ben due volte) ha potuto quindi fare quello per cui è stato “nominato”. Sono questi signori che, assieme al Primo Ministro italiano, stanno spolpando l’Europa dall’interno.

Renzi dà il via libera al Ttip

Renzi dà il via libera al Ttip

brexit-ttip-renzi-merkel-juncker-m5s-parlamentoeuropeo-stopttip.png

Mentre tutta l’attenzione mediatica è rivolta alla Brexit, Juncker ottiene la conferma del mandato negoziale sul Ttip. Hollande, che più di tutti aveva criticato il lavoro della Commissione, ha calato le braghe. Renzi e Merkel hanno vinto e nessuno dei Capi di Stato e di governo presenti al Consiglio europeo – secondo la ricostruzione dello stesso Juncker –  si è opposto.

Merkel, Renzi e Hollande: è questa l’Europa da combattere! Il Movimento 5 Stelle punta il dito contro questi politici al soldo dei lobbisti, manipolati dalla Bce che fa solo il gioco delle banche e non dei cittadini.

Come ha dichiarato la portavoce Tiziana Beghin in una intervista pubblicata oggi, il TTIP, il trattato ammazza-democrazia in fase di negoziazione tra Stati Uniti e Unione Europea, porta con se rischi per la salute e l’ambiente. Inoltre avvantaggia i Paesi del nord Europa, la cui economia si basa prevalentemente sui servizi, penalizzando soprattutto le PMI e chi ha forti eccellenze da tutelare. .

Al Consiglio europeo questi politici avevano un mandato diverso. Il mandato gli era stato conferito dai cittadini europei che avevano risposto alla consultazione pubblica lanciata proprio dalla Commissione: il 97% delle risposte arrivate esprimeva contrarietà all’Isds. Una petizione contro il Ttip è stata, inoltre, sottoscritta e presentata al Parlamento europeo da oltre 1 milione e 700 mila cittadini europei. Negli ultimi mesi in tutta Europa milioni di cittadini sono scesi in piazza per dire no a questo trattato e nuove manifestazioni di piazza sono state annunciate il prossimo 17 settembre. Renzi, Merkel e Hollande hanno tradito la volontà dei cittadini e così facendo hanno dimostrato di non capire la legnata che è arrivata dal voto popolare britannico. I negoziati del TTIP vanno bloccati al più presto e faremo di tutto perché ciò accada.

VIDEO. Che cosa è il Ttip? Scoprilo con questo video

Tempa Rossa è uno spaccato dell’Italia a guida Pd

Tempa Rossa è uno spaccato dell'Italia a guida Pd

Tempa Rossa è uno spaccato dell’Italia a guida Pd

di Vito Petrocelli, M5S Senato

Vi ricordate di Tempa Rossa? Se ne parlò pochi mesi fa, quando la procura di Potenza iscrisse nel registro degli indagati il compagno dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e costrinse agli arresti domiciliari il sindaco del Pd di Corleto Perticara. In ballo c’erano i contratti di appalto per la costruzione degli impianti trattamento olio di proprietà della multinazionale francese Total. Oggi l’impianto torna agli onori della cronaca, non per ragioni giudiziarie, ma di lavoro. È ormai provato che decine di lavoratori italiani, assunti attraverso le agenzie interinali con contratti talvolta addirittura mensili, sono stati sostituiti da lavoratori dell’est Europa, in particolare polacchi. Le imprese che hanno ottenuto gli appalti di costruzione da Total puntano in questo modo ad abbassare ulteriormente il costo del lavoro (da 9 a 5 euro all’ora) e a risparmiare anche sulla formazione professionale e sulla protezione dei lavoratori. La beffa si aggiunge alle già difficili condizioni dei lavoratori italiani, che oltre alla paga da fame devono mangiare a turno e dormire nei container, mentre la stessa situazione igienica è deficitaria.
Il M5S si è sempre opposto all’impianto di Tempa Rossa. Il futuro dell’economia lucana non è il petrolio, ma altre fonti di energia, rinnovabili e meno inquinanti. Gli stessi annunci trionfali del Pd e della Total sui posti di lavoro per i lucani erano un maldestro tentativo di far ingoiare ai locali l’ennesima pillola amara. Il tempo, come spesso accade, ci ha dato ragione. L’unica ratio dell’impianto di Tempa Rossa è gonfiare i profitti della multinazionale francese e di chi lavora per essa, con l’assunzione di facciata e la graduale sostituzione dei lavoratori (non solo lucani), considerati troppo costosi.
Ad oggi la Total si rifiuta di specificare quanti siano i lavoratori italiani sui 2409 occupati tra imprese appaltatrici e subappaltatrici. Di certo vi è solo che i lavoratori lucani sono meno di un terzo mentre quelli stranieri stanno crescendo. Il M5S non intende gettare benzina sul fuoco della guerra tra poveri, che tanto fa comodo a chi governa. Non ci sono colpe dei lavoratori est-europei, sfruttati quanto e più di quelli italiani. Il problema è più vasto: un modello di sviluppo sbagliato e anacronistico, sostenuto dai collusi Governi nazionale e regionale e da pratiche di lavoro ultraliberiste.
In tutto ciò l’azione dei sindacati è stata insufficiente, essendosi limitata ad una generica protesta per lo più incentrata sulle condizioni igieniche. La manifestazione di stamattina che ha bloccato i lavori, infatti, è stata indetta da un comitato di lavoratori che ha voluto slegarsi esplicitamente dal sindacato.
La situazione è quindi emblematica dell’Italia governata dal Pd: investimenti nel fossile invece che nelle rinnovabili, mirabolanti promesse sui posti di lavoro, poi puntualmente disattese, e connivenza dei sindacati, che fingono la protesta su elementi secondari mentre accettano il quadro d’insieme.

 

A Roma il cambiamento è iniziato

A Roma il cambiamento è iniziato

A Roma il cambiamento è iniziato

di Virginia Raggi, sindaco M5S Roma

Un Campidoglio aperto ai cittadini. La nostra Capitale vedrà i romani consultati e coinvolti a più livelli nelle decisioni della nuova amministrazione. Sarà un Comune “open government” dove puntare a ricostruire il senso di comunità troppo spesso dimenticato in questi anni.

Stiamo studiando dei sistemi per coinvolgere le persone nelle decisioni e nelle azioni di governo. Ogni atto verrà comunicato ai cittadini preventivamente, anche sui social, per esempio. Inizieremo a lavorare sui punti programmatici più cari ai romani, come detto in campagna elettorale, a partire dai rifiuti, dalla trasparenza e dalla mobilità.

Sul fronte delle aziende municipalizzate chi ha avuto responsabilità è giusto che le porti fino a conclusione. I vertici di ogni azienda d’ora in avanti avranno l’obbligo di comunicare all’amministrazione capitolina ogni passo, con report quotidiani e settimanali.

I romani devono sapere dove vanno a finire i loro soldi. È ora di risolvere le situazioni incancrenite e far ripartire i servizi.
Il cambiamento è iniziato.

 


La cerimonia di insediamento del sindaco di Torino Chiara Appendino

La cerimonia di insediamento del sindaco di Torino Chiara Appendino

La cerimonia di insediamento del sindaco di Torino Chiara Appendino

Il primo discorso di Chiara Appendino in Consiglio Comuncale da sindaco di Torino pronunciato durante la cerimonia di insediamento

di Chiara Appendino, sindaco M5S Torino

Signore e Signori, Consiglieri, Vorrei anzitutto ringraziare gli uffici del Tribunale, tutte le autorità civili e militari presenti, le istituzioni locali e gli Uffici Comunali. Prima di iniziare mi preme ricordare le vittime dell’attentato di Istanbul di pochi giorni fa: troppe volte in questo Consiglio ci è capitato di affrontare questi tristi momenti che sono purtroppo sempre più frequenti. La violenza non è mai giustificabile e non può essere tollerata in nessuna forma. Ciascuno di noi è stato scelto dai torinesi per sedere in quest’aula e rappresentare la nostra amata Torino, custodendo, governando e migliorando l’eredità di coloro che ci hanno preceduto. Non sono di rito i ringraziamenti agli amministratori che hanno ricoperto i ruoli e gli incarichi che ora sono affidati per i prossimi cinque anni a noi. Nella figura del mio predecessore, Piero Fassino, desidero riassumere un sentito grazie a ciascuno. Questo è il luogo del confronto e dell’incontro; questo è il luogo nel quale dialogheremo, portando nei dibattiti che ci saranno la nostra passione e le nostre idee e, insieme, decideremo per il bene di Torino. Il monito inscritto nella tela del soffitto di quest’aula ci ricorda che nessuno è detentore della verità assoluta, ma solo nel consiglio, inteso come metodo costante di confronto, si può ambire alla vera sapienza. Viviamo un momento storico di forti tensioni sociali e politiche, assistendo ad un aumento della distanza tra governanti e governati, ma anche tra popoli che pensavamo ormai uniti. Quell’Unione Europea, che avrebbe dovuto essere un ponte tra differenti anime, per costituire un modello di unità nella diversità si interroga ora, a pochi giorni dal referendum del Regno Unito, su quale sia il proprio destino e quali le risposte rimaste inevase. Il trionfo delle democrazie occidentali al quale abbiamo assistito dopo la seconda guerra mondiale e, ancora di più, dopo il crollo dei regimi socialisti dell’89, sembra ora arenato, messo nell’incapacità di arginare crescenti estremismi ed una insofferenza fatta ormai cifra dell’azione politica. Occorre una nuova concezione della Politica, come più volte ho affermato in questi mesi, nella quale le componenti del servizio, della partecipazione e dell’ascolto siano i pilastri di un rinnovato edificio sociale. Ciascuno di noi non può, infatti, considerarsi privo di responsabilità per ciò che accade anche a migliaia di chilometri di distanza dalla città nella quale viviamo. In un mondo globalizzato le idee e gli esempi viaggiano così veloci da diventare quasi istantaneamente motori del cambiamento, tanto positivo quanto negativo. Noi tutti siamo chiamati a diventare Persone, uniche nella propria identità, responsabili nei confronti del Prossimo e attivi operatori di una solidarietà che prescinda dalle paure ataviche, iscritte nella millenaria storia della nostra evoluzione biologica. Sappiamo bene, infatti, che il mantenimento delle norme che ci siamo dati per garantire la convivenza civile è necessario e tutti coloro che partecipano al patto sociale sono portatori di diritti e soggetti ai doveri. Ma sappiamo anche che solo in una società armoniosa e strutturalmente solidale si può avere una reale sicurezza. Le risorse naturali, sebbene finite, sono in grado di accogliere la vita di ogni essere vivente, consentendo loro nel breve spazio della propria esistenza di contribuire in modo unico ed irripetibile alla storia. Tutto ciò non è però possibile se si costruiscono muri di diffidenza e di paura, si abbattono ponti costruiti con difficoltà in tanti anni di lavoro e, soprattutto, si tradisce la fiducia che era stata riposta nell’Altro. Come amministratori di una Città noi abbiamo il dovere di ripartire proprio dalla fiducia che i torinesi hanno avuto in noi e, con un lavoro che sarà collegiale con ciascuno di voi che sederà in quest’aula, al di la delle parti politiche, dimostrare che il Prossimo non è nostro nemico, che non siamo in pericolo se usciamo da noi stessi per andare ad incontrarlo. “Nessun uomo è un’isola”, scriveva John Donne e ora, in questo dilagare di egoismo e particolarismo, queste parole devono risuonare come un forte monito a ricordare la nostra profonda natura umana. Siamo ripartiti dalle periferie di Torino e abbiamo annunciato che entro il mese di Ottobre presenteremo un protocollo per il rilancio e la riqualificazione di tutti i quartieri della nostra Città. È più complesso invece ripartire dalle periferie esistenziali, quelle nelle quali ciascuno di noi può scivolare o si può rifugiare nei momenti di smarrimento. Il nostro dovere di Amministratori sarà rimettere al centro ogni torinese, in particolare i più fragili, per far sentir loro che la Città, la loro Città, gli è vicino. Non abbiamo l’illusione di poter cambiare la realtà con un delibera, di risolvere una volta per sempre la povertà oppure la solitudine, ma abbiamo il dovere di dedicare ogni nostra energia affinché ciascuno si senta parte di questa Comunità Urbana. È indispensabile coinvolgere in questo grande progetto tutte le istituzioni, quelle locali come le Circoscrizioni, la Città Metropolitana e la Regione, e quelle nazionali ed Europee, l’Università e il Politecnico, ma anche tutti i soggetti della società torinese, come le realtà religiose, in primo luogo l’Arcidiocesi, ma anche le comunità Islamiche, le Chiese Ortodosse e i credenti di ogni fede. Le associazioni, di qualsivoglia tipologia, rappresentano inoltre i corpi intermedi che rendono una Città viva e dialogante, mediando le istanze e svolgendo un indispensabile ruolo di rappresentanza. Le imprese, dalle micro alle grandi, passando per le medie e gli artigiani, che sono chiamate ad affrontare la sfida delle nuove tecnologie e dell’innovazione, costituiscono la struttura portante della nostra comunità urbana e Torino, ne siamo certi, dovrà rafforzare e proseguire la propria grande tradizione produttiva e manifatturiera che qui in più di un secolo ha messo solide radici. La Città si offre come partner istituzionale per tutti coloro che favoriranno l’insediamento di imprese provenienti da paesi Europei o extra europei. La sfida sarà, infatti, fare sistema per rendere il nostro territorio più attrattivo ed ognuno dovrà contribuire per questo comune obiettivo. Le città sono, inoltre, ormai fabbriche del sapere organizzato, nelle quali ogni parte concorre, come in un mosaico disegnato con cura, a dare supporto e energia a tutti coloro che interagiscono in modo armonioso. Torino ha anche un immenso patrimonio di cultura e di creatività, che abbiamo ereditato e che è dovere per tutti coloro che amano la nostra Città rafforzare e promuovere. Il ridisegno del welfare, al quale cercheremo di dedicare ogni risorsa che riusciremo a reperire riorganizzando la struttura amministrativa della Città, dovrà ripartire proprio dalle persone, mettendo al centro i loro bisogni e cercando di dare a ciascuno la possibilità di realizzare i propri progetti e i propri sogni. Coloro che lavorano per la Città devono essere orgogliosi di ciò che ogni giorno fanno ed essere messi nelle condizioni di dare a tutti noi una Torino più efficiente e semplice. Una delle prime delibere che questo Consiglio dovrà esaminare sarà, come di prassi, la delibera quadro sull’organizzazione degli Uffici. In quel testo si troverà chiaramente esposto il nostro progetto di tagliare almeno del 30% i costi degli staff della Giunta e dei Dirigenti fiduciari. Mi auguro che ci possa essere da parte di ogni consigliere comunale una piena partecipazione a questa scelta. Come abbiamo detto nei mesi passati queste risorse saranno immediatamente usate per un fondo per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Non si tratta della soluzione di questo grande problema per la nostra città, ma di un segnale: nessuno di noi è insensibile alla tristezza e alla rassegnazione che si legge negli occhi di un giovane che non studia e non lavora, un pezzo di futuro abbandonato. Avremo modo nelle prossime sedute del Consiglio di dibattere le linee di mandato per il governo di Torino fino al 2021, auspico che quello sia il primo banco di prova per inaugurare una stagione di dialogo franco e di confronto nell’interesse unico ed esclusivo di Torino. Nel passati cinque anni ero seduta nei banchi dell’opposizione poco sotto il quadro che raffigura Gianfrancesco Bellezia, grande sindaco di Torino dell’inizio del XVII secolo. Durante la pestilenza del 1630, a soli 28 anni, sentì su di sé la responsabilità di una città e rimase a Torino, a rischio della propria stessa vita, per coordinare quel poco di struttura sanitaria che in quell’epoca esisteva e soprattutto dimostrare che le Istituzioni sono più grandi della nostra natura umana. A quel modello di servizio cercherò di ispirare il mio mandato, garantendovi fin d’ora che ogni mia energia sarà spesa per Torino. Abbiamo, tutti insieme, l’occasione di cambiare la Storia. Adriano Olivetti scriveva “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. A tutti noi un augurio di buon lavoro. Grazie.

 

#RenziTagliatiLoStipendio

#RenziTagliatiLoStipendio

#RenziTagliatiLoStipendio

di MoVimento 5 Stelle

Renzi il primo febbraio 2013, quando ancora non era stato nominato premier con un giochino di palazzo, dichiarava in TV: “In un momento nel quale la gente vive le difficoltà che conosciamo. C’è la grande riforma delle pensioni, ce ne saranno altre perchè si va a liberalizzare. Quindi si va a togliere dei privilegi ad alcune categorie. Ma i primi che devono togliersi i privilegi sono i parlamentari stessi e vale anche per i consiglieri regionali. Non puoi cavartela dicendo “siamo mille, evitiamo di costare di più”. No, iniziate a dimezzare il costo dei vostri stipendi, e vale anche per i consiglieri regionali“. Queste parole sono rimaste tali, nonostante poi sia diventato il capo del governo. Una delle tante balle del premier mai eletto. Gli unici che si sono dimezzati lo stipendio sono stati i portavoce del MoVimento 5 Stelle che hanno versato i soldi restituiti nel fondo per il microcredito che ha permesso la nascita di più di 2.000 imprese. I parlamentari del Pd e di tutti gli altri partiti continuano a intascarsi uno stipendio d’oro e lauti rimborsi non rendicontati, alla faccia di dieci milioni di italiani in condizioni di povertà. Questa arroganza deve finire.
Con il voto delle amministrative gli italiani hanno premiato chi lo stipendio se lo è tagliato ed è ora che Renzi prenda atto che gli italiani vogliono questo e lo vogliono subito. Il taglio degli stipendi è una delle cinque proposte 5 Stelle che abbiamo chiesto al Pd di approvare immediatamente per cambiare il Paese assieme al Reddito di Cittadinanza, l’abolizione di Equitalia, l’abolizione dell’IRAP e il DASPO ai corrotti. Il Pd invece ha fatto subito un decreto a favore delle banche che potranno espropriare facilmente i capannoni alle imprese che saltano i pagamenti delle rate del mutuo. Del voto popolare se ne fregano, quando le banche chiedono scattano.
Se il Pd facesse dimezzare lo stipendio a tutti i suoi parlamentari, a tutti i suoi consiglieri regionali si risparmierebbero milioni e milioni di euro ogni anno che potrebbero essere investiti per i giovani e per le PMI. Perchè Renzi, Serracchiani, Orfini, Guerini e tutto lo stato maggiore del Pd non danno l’esempio e si tagliano lo stipendio? Se non sono capaci di rinunciare al loro privilegio come faranno a convincere tutti i peones piddini pagati per spingere bottoni per dire sì o no all’ennesimo decreto scritto dalle lobby? La a proposta di legge del M5S per dimezzare gli stipendi dei parlamentari è già incardinata in commissione 1 alla Camera: VOTATELA!
Ma nel frattempo: #RenziTagliatiLoStipendio! La tua vita da privilegiato con soldi pubblici con l’auto blu, con l’aereo blu da 40.000 euro al giorno, con l’elicottero blu è un insulto per chi non arriva a fine mese.

 


Scura, Urbani e il regalino da 200mila euro ad Agenas. E Oliverio resta zitto

Scura, Urbani e il regalino da 200mila euro ad Agenas. E Oliverio resta zitto

oliverio

Sanità calabrese: Scura e Urbani e quel regalino ad Agenas da 200 mila euro, tanto per bruciare denaro pubblico. Il governatore Oliverio resta zitto e fermo, ancora una volta, gabbato con Pacenza. Ecco perché ho appena interrogato il Governo.

 

di Dalila NESCI

Quando noi del Movimento Cinque Stelle prenderemo la Regione Calabria, sarà un’altra storia. Questo è poco ma sicuro.

I commissari alla sanità calabrese, Massimo Scura e Andrea Urbani, hanno dimostrato al governatore Mario Oliverio di potergli passare sopra in ogni momento. L’ultimo episodio riguarda il nuovo schema di convenzione tra Agenas e Regione Calabria, approvato, come ha raccontato “Il Corriere della Calabria”, con il decreto commissariale numero 58/2016, che modifica il numero 46/2016.

Nel maggio scorso presentai un esposto penale sul rapporto oneroso tra Agenas e la Regione, addirittura gratuito all’epoca del governo regionale Scopelliti.

Oliverio è vittima di se stesso, dei suoi metodi stalinisti, della sua incapacità di amministrare e di scegliere buoni controllori negli uffici. Nonostante la nota con cui Scura e Urbani hanno chiarito a Franco Bevere, vertice di Agenas, l’insostenibilità assoluta di un contributo annuo di 200 mila euro, essendo la Regione in piano di rientro, i due commissari abusivi hanno poi decretato una convenzione di pari importo a spese dei calabresi, i cui contorni non sono chiari né se ne comprende la reale utilità o necessità.

Soltanto il Movimento 5 stelle ha denunciato in ogni sede la prosecuzione illegittima del commissariamento, mantenuto per foraggiare cariatidi e papponi della politica con montagne di quattrini pubblici. Oltretutto, nel caso specifico c’è l’enorme conflitto d’interessi di Urbani, pure revisore contabile di Agenas. Tartasseremo in proposito il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ancora muto e assente.

Olio extravergine: il governo rema contro il Made in Italy, ma l’Antitrust ci dà ragione!

Olio extravergine: il governo rema contro il Made in Italy, ma l’Antitrust ci dà ragione!

OliveOil.jpg

Ricordate l’azienda italo-spagnola Deoleo, proprietaria dei marchi Bertolli, Sasso e Carapelli e finita qualche mese fa al centro dello scandalo del falso olio extravergine d’oliva made in Italy? All’epoca dell’inchiesta giudiziaria avviata dal Pm, Raffaele Guariniello, il M5S ha più volte denunciato il disegno criminale dietro la rete d’imprese che si snodava tra Italia e Spagna e ha suggerito al Governo, in specifici atti parlamentari, la necessità di combattere i cartelli industriali internazionali, per una efficace lotta alla contraffazione, e di coinvolgere l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per far aprire un fascicolo sulla filiera dell’olio d’oliva.
Ebbene, ieri l’Antitrust è intervenuta condannando la Deoleo e altri big dell’olio d’oliva a pagare una multa di 300mila euro per frode commerciale.

L’Antitrust ci ha dato ragione. Era lo scorso 31 marzo quando in Aula alla Camera, in occasione del voto sulla Relazione della Commissione Contraffazione sull’olio d’oliva, abbiamo portato la “storia segreta dell’oro verde” insabbiata dal Pd. Tra le proposte della nostra risoluzione, oltre a quelle già citate, la creazione di una banca dati nazionale delle varietà di olii d’oliva italiani con l’indicazione d’origine geografica in grado di tracciare le materie prime utilizzate ed evitare così le miscelazioni con olii di provenienza straniera vendute poi illecitamente come made in Italy. Tutte le proposte del M5S erano perfettamente in linea con la relazione precedentemente votata all’unanimità in Commissione Contraffazione ma sono state escluse dalla risoluzione del Pd che ha invece portato in Aula una versione ‘annacquata’ del testo votato in commissione.

Questo dimostra ancora una volta quanto il Governo Renzi sia nemico del Made in Italy. Lo ha dimostrato in primis il ministro delle Politiche Agricole, Martina, che era informato sul caso Deoleo e non ha fatto nulla, nonostante fosse stato aperto uno specifico dossier presso la Commissione d’inchiesta sui fenomeni di Contraffazione che conteneva, tra l’altro anche alcune informative dell’Agenzia delle Dogane.

Il M5S, invece, continuerà la sua battaglia in difesa dell’oro verde e di tutte le altre eccellenze italiane.

Scuola di Soverato, ho chiesto accertamenti doverosi al ministro Stefania Giannini

Scuola di Soverato, ho chiesto accertamenti doverosi al ministro Stefania Giannini

giannini_640

Sul minore punito dopo un anno dall’essere stato trovato in possesso di un preservativo sigillato, ho interrogato una seconda volta il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini in seguito all’audizione del preside della scuola e dei genitori del minore tenuta lo scorso 10 giugno dal Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Calabria, Antonio Marziale.

Ho chiesto accertamenti sui dirigenti apicali dell’istituto e dell’Ufficio Scolastico della Calabria, sia per verificarne l’adeguatezza rispetto al ruolo pubblico svolto, sia per consentire alla scuola in questione, dell’obbligo, di assolvere alla sua funzione educativa senza discriminazioni e penalizzazioni a danno degli studenti.

Alla luce della compiuta relazione del Garante, il minore in questione è stato gravemente prostrato, in quanto punito in ritardo e senza la possibilità di difendersi. La scuola non ha poi previsto un percorso di formazione per il ragazzo.

La scuola non ha badato alla maturazione del bambino, quasi isolato come portatore di un virus. Siamo di fronte, come ha illustrato il Garante, a mancanze pedagogiche molto evidenti della stessa scuola, che ha gestito in modo anomalo l’intera vicenda, venendo meno ai propri doveri educativi. Altro aspetto grave è l’assenza dell’Ufficio scolastico della Calabria, che all’audizione davanti al Garante ha perfino delegato in sua vece il dirigente della scuola di Soverato, senza comprendere la delicatezza del caso e l’importanza della presenza istituzionale.

M5S, il piano urgente contro la corruzione

M5S, il piano urgente contro la corruzione

criminalitaorganizzata-corruzione-lottaaallamafia-ferrara-m5s-5stelleeuropa-parlamentoeuropeo.png

L’Italia ha bisogno di un piano urgente contro la corruzione, come annunciato da Luigi Di Maio in una intervista a El Pais. L’Italia è, dopo la Bulgaria, il Paese più corrotto d’Europa. A livello mondiale si posiziona al 61esimo posto. Una vergogna. Gli scandali Mafia Capitale, Trivellopoli e la diffusa corruzione nelle città amministrate dal Pd pongono un serio problema di rappresentanza. La democrazia è a rischio se la questione morale coinvolge tutta la classe politica.

Il Movimento 5 Stelle chiede al governo italiano di approvare queste proposte invocate anche da tutto il mondo della magistratura:

1) L’agente infiltrato o provocatore per compiere le indagini sotto copertura
2) La riforma della prescrizione
3) L’introduzione del DASPO per i politici e funzionari pubblici corrotti
4) L’adozione dello stesso regime delle intercettazioni previste per la mafia per i reati di corruzione.

L’Italia, tuttavia, non può essere lasciata sola nel combattere questa battaglia. I corrotti infatti riciclano mazzette e tangenti all’estero, così come fa la criminalità organizzata. Serve un impegno straordinario anche delle Istituzioni europee per sconfiggere questa piaga. Alla portavoce al Parlamento europeo Laura Ferrara è stato assegnato il rapporto sulla “lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata”. Ed è proprio questo il titolo dell’evento organizzato al Parlamento europeo da Laura Ferrara. Partecipano i portavoce Ignazio Corrao e Marco Valli, Caterina Chinnici e Elly Schlein, eurodeputate dell’S&D, Barbara Spinelli della Gue, Sergio Valentini di Transparency Internation Italia. In diretta skype interverrà anche il giornalista Marco Travaglio.

DIRETTA STREAMING A PARTIRE DALLE ORE 15:00

Ecco il piano in 10 punti per combattere la corruzione e la criminalità organizzata messo a punto da Laura Ferrara nella sua relazione:

1) la tentazione rende l’uomo ladro, cancelliamo dunque la tentazione. Come? Portando in tutta Europa il cosiddetto “e-procurement” per ridurre il rischio di corruzione negli appalti pubblici.

2) certificazione anti-criminalità organizzata delle imprese e scambio di informazioni a livello europeo.

3) semplificare le procedure burocratiche per garantire maggiore trasparenza nelle scelte a livello amministrativo.

4) arrivare in tutta Europa a una definizione comune di criminalità organizzata così da permettere alla magistratura di combatterla più efficacemente.

5) tutelare i whistleblower, i testimoni e i collaboratori di giustizia.

6) istituire una Procura europea indipendente che lavori in stretta connessione con le autorità giudiziarie degli Stati membri.

7) rinforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo.

8) creare una unità specializzata di Europol per il contrasto della criminalità organizzata.

9) colpire i proventi di reato con il reimpiego sociale dei beni confiscati.

10) combattere i paradisi fiscali che sono un luogo di raccolta e riciclaggio dei proventi delle attività criminose.

Onestà in Italia e in Europa.

Ceffoni alle donne a Montecitorio? Niente di grave, e la Presidenza passa oltre

Ceffoni alle donne a Montecitorio? Niente di grave, e la Presidenza passa oltre

M5s-scontro-640.jpg

Ricordate il ceffone assestato alla portavoce M5S Loredana Lupo?
Il responsabile del gesto era il questore Stefano Dambruoso, che la colpì nell’aula parlamentare durante una protesta del MoVimento contro il tristemente noto decreto Bankitalia.

Oggi l’epilogo della vicenda: la Camera dei Deputati non si costituirà parte civile rispetto a tale aggressione. E’ una decisione della Presidenta della Camera e del Partito Democratico, un atteggiamento davvero esecrabile proprio da parte di chi ogni giorno si riempie la bocca di “rispetto per le donne”. Un rispetto che, a quanto pare, non va oltre le modifiche alla grammatica: quando si tratta di fatti, la Presidenta resta senza parole, a parte affermare che un atto del genere NON lede le istituzioni che lei stessa rappresenta.

Ah no? Non è una lesione alle istituzioni che un questore prenda a ceffoni una deputata in mezzo all’aula di Montecitorio? Se fosse accaduto nella piazza del mercato, siamo certi che Laura Boldrini avrebbe protestato indignata contro una simile violenza su una donna. Ma ciò che non è permesso al mercato, è evidentemente ammissibile in Parlamento.

E’ inutile allora che la Boldrini appenda lenzuoli alle finestre della Camera per protesta contro la violenza sulle donne, se le donne da difendere sono quelle di una parte sola. Mentre tutte le altre possono essere prese impunemente a ceffoni.

Renzi in UE: M5S dice NO alle sanzioni alla Russia, NO agli accordi con la Turchia

Renzi in UE: M5S dice NO alle sanzioni alla Russia, NO agli accordi con la Turchia

2118793.jpg

Oggi Renzi si è presentato alla Camera dei Deputati per riferire in vista del Consiglio Ue del 28-29 giugno. Come sempre, ha millantato sfracelli a Bruxelles: chiederà 15 miliardi per la legge di stabilità, meno burocrazia, più attenzione al sociale, e persino meno austerity.

Viste le sue bellicose intenzioni, il MoVimento 5 Stelle ha approfittato per presentare una risoluzione: chiediamo al premier, già che ci sta, di battere i pugni sul tavolo anche per porre fine alle disastrose ed inutili sanzioni alla Federazione Russa e avviare una collaborazione con Mosca per la prevenzione e il contrasto al terrorismo.

Finora il Governo Renzi ha continuato a fare orecchie da mercante sulle nostre proposte per riconoscere il ruolo strategico della Russia nella lotta al terrore, mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini e gli interessi delle nostre imprese, quelle colpite più duramente da una politica di sanzioni che vede vittime imprenditori ed aziende italiane.

Per garantire la sicurezza internazionale il M5S chiede inoltre che l’Italia si opponga alla proposta di liberalizzazione dei visti per i cittadini di Georgia, Kosovo, Ucraina e Turchia, come recentemente proposto dalla Commissione europea, fino alla completa risoluzione dei problemi legati ai diritti umani, allo stato di diritto e di legalità e al controllo del territorio e delle frontiere. Ricordiamo infatti che l’Unione Europea ha un accordo per gestire la crisi migratoria proprio con la Turchia, che, oltre a non garantire la libertà di stampa e di opinione, ha una posizione poco chiara nei confronti del terrorismo internazionale e del problema dei foreign fighters. Per evitare che la Turchia diventi la scorciatoia dei terroristi verso il territorio dell’Unione europea, chiediamo che sia avviata una missione Ue per monitorare la frontiera turco/siriana ed assicurare che effettivamente non vi sia il passaggio di questi combattenti.

Noi crediamo che la gestione della crisi migratoria e delle frontiere esterne dell’Ue non può passare per l’accordo con un paese, come la Turchia, dal discutibile sistema democratico. Bisogna risolvere il problema alla radice: rivedere l’accordo di Dublino III eliminando il principio dello Stato di primo approdo, non alimentare le aree di crisi che generano i flussi migratori e redistribuire le quote di migranti e le richieste d’asilo.

La risoluzione M5S, inoltre, chiede l’eliminazione della clausola ISDS e la corte arbitrale dal testo del TTIP (quella che permette alle multinazionali di fare causa agli Stati), e poi la revisione complessiva del sistema fiscale a livello europeo per le società operanti su internet.

Potete scaricare la risoluzione da QUI.

L’Europa è morta con il #FiscalCompact

L’Europa è morta con il #FiscalCompact

giannipittella-fiscalcompact-pittella-pd-parlamentoeuropeo-5stelleeuropa.png


L’Europa è entrata in crisi molto prima del 23 giugno 2016.
Il voto di quasi 17 milioni di cittadini britannici che hanno deciso per la Brexit è la conseguenza (e non la causa) di un’erosione democratica iniziata con la costruzione dell’euro. Attorno alla moneta unica è stato disegnato un sistema di governo attraverso il quale la Banca centrale e una Commissione di non eletti stanno controllando le politiche fiscali, valutarie e monetarie dei Paesi.

Sotto i diktat della Germania, l’Europa ha perso per strada il valore di solidarietà che accomunava gli Stati membri. Questa classe dirigente europa ha più volte rinnegato i padri costituenti che sognavano un’Europa forte, libera, pacifica.

Durante la discussione sulla Brexit al Parlamento europeo il presidente del gruppo S&D Gianni Pittella si è molto arrabbiato quando qualcuno gli ha ricordato il voto del Partito Democratico sul Fiscal Compact, la madre di tutte le rovine europee. Se oggi l’Europa è così impopolare e non è più quel sogno dei padri fondatori lo si deve al Fiscal Compact e alle conseguenti politiche di austerità che hanno obbligato gli Stati membri a tagliare le pensioni, la sanità, i piccoli tribunali. Se le mamme portano la carta igienica nelle scuole, lo si deve a chi ha approvato il Fiscal Compact!

Ricordando che il Parlamento europeo non ha mai votato il Fiscal compact, Gianni Pittella ammette il deficit democratico di questa Unione europea. I rappresentanti dei cittadini europei non hanno MAI votato il patto di bilancio che sta condizionando la politica economica europea fino a oggi. Follia! Il Fiscal Compact è stato, tuttavia, approvato con i voti di 183 deputati e 90 senatori del Pd, suoi compagni di partito, dietro la regia di Giorgio Napolitano che l’aveva promulgato.

Quando il Movimento 5 Stelle sarà al governo il Fiscal Compact verrà abolito!

VIDEO. Ascoltate cosa ha il coraggio di dire Gianni Pittella, eurodeputato del PD, durante il dibattito sulla Brexit