CHI SI CANDIDA A SINDACO DEVE DIMETTERSI DAL PARLAMENTO

CHI SI CANDIDA A SINDACO DEVE DIMETTERSI DAL PARLAMENTO

sindaci

Quattro sono i parlamentari in corsa per diventare sindaco: Meloni e Giachetti a Roma, Valente a Napoli e Airaudo a Torino. Dal giorno della loro candidatura quasi mai sono stati presenti in parlamento. Grazie allo studio analisi Open Polis scopriamo che:

– Giorgia Meloni: dal 16 marzo, data in cui ha ufficializzato la sua candidatura, è stata presente una sola volta in aula ed è stata assente per il 99,87% di volte;

– Giorgio Airaudo: nel periodo che va dalla sua candidatura ad oggi, la sua percentuale di assenze è salita al 72,62%;

– Roberto Giachetti: il suo ruolo da vice-presidente lo costringe a mantenere una percentuale di presenze “da candidato” superiore agli altri, comunque sia è passato dal 3,64% di assenze al 57,41%;

– Valeria Valente: da 6 marzo è sempre in missione.

Adesso capite perché nel M5S chi ricopre un ruolo istituzionale (dal consigliere comunale al parlamentare europeo) non può candidarsi per altre cariche? Per due semplici motivi: 1) rispetto nei confronti degli elettori che hanno scelto quella persona per essere rappresentati in quella Istituzione ben precisa; 2) non è corretto percepire lo stipendio dalla carica ricoperta per fare campagna elettorale. In sostanza chi fa ciò tradisce due volte i cittadini.

Per questo Meloni, Giachetti, Valente e Airaudo DEVONO dimettersi.

Una firma per salvare la democrazia

Una firma per salvare la democrazia

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di M5S Parlamento

Si comincia! Con una maggioranza incostituzionale alla Camera e con i voti di Verdini al Senato, il Pd ha stravolto la nostra Costituzione. Ma non è riuscito a raggiungere i due terzi dei consensi e questo ci permette di poterlo fermare. Per farlo abbiamo bisogno di voi. Di una vostra firma. Vogliamo infatti che, oltre alla richiesta già depositata dai portavoce M5S, siano i cittadini con le loro 500.000 firme a richiedere il referendum popolare.
La revisione costituzionale, però, è solo una parte del tentativo di prendere il potere ad opera di questa classe politica che ha le mani sporche di petrolio ed è al soldo delle banche. L’altra parte, infatti, si chiama “Italicum” e rappresenta il completamento del piano per mettere le mani sull’Italia e trasformarla – senza aver chiesto nulla ai cittadini – da una repubblica parlamentare in una dittatura dell’uomo solo al comando. Per questo, dobbiamo abbattere anche l’Italicum, con due referendum abrogativi.
Col primo si chiede l’eliminazione del premio di maggioranza, un autentico doping dei risultati elettorali che consente a un partito che al primo turno prenda una percentuale anche inferiore al 20 per cento dei voti di essere maggioranza parlamentare con il ballottaggio.
Il secondo referendum è per l’abrogazione dei capilista bloccati. Vecchio vizio della politica di nominare i propri fedelissimi per far sì che invece di guardare ai bisogni e alle esigenze dei cittadini, si guardi sempre agli ordini delle segreterie dei partiti e alle lobby che rappresentano. Il Pd con la nuova legge elettorale ha replicato i vizi del “porcellum”, nonostante la bocciatura da parte della Corte costituzionale.
Per poter raggiungere questi risultati abbiamo bisogno di tutti voi.
Noi faremo la nostra parte allestendo banchetti in tutte le piazze italiane. Voi venite a firmare.
Partecipiamo e partecipate a questa grande opera di democrazia in difesa della Costituzione e della legalità. Un’opera che non possiamo più delegare ma che possiamo e dobbiamo realizzare tutti insieme.

Qui trovate l’elenco dei nostri referenti regionali a cui vi potete rivolgere sia per firmare che per aiutarci a raccogliere le firme:
Sara Marcozzi – Abruzzo ([email protected])
Savino Giannizzari – Basilicata ([email protected])
Nicola Morra – Calabria ([email protected])
Valeria Ciarambino – Campania ([email protected])
Silvia Piccinini – Emilia Romagna ([email protected])
Stefano Patuanelli – Friuli Venezia Giulia ([email protected])
Davide Barillari – Lazio ([email protected])
Alice Salvatore – Liguria ([email protected])
Eugenio Casalino – Lombardia ([email protected])
Andrea Cecconi – Marche ([email protected])
Antonio Federico – Molise ([email protected])
Davide Bono e Giorgio Bertola – Piemonte ([email protected])
Antonella Laricchia – Puglia ([email protected])
Mario Puddu – Sardegna ([email protected])
Giancarlo Cancelleri – Sicilia ([email protected])
Koellensperger Paul – Trentino ([email protected])
Giacomo Giannarelli – Toscana ([email protected])
Stefano Lucidi – Umbria ([email protected])
Roberto Cognetta – Valle D’Aosta ([email protected])
Jacopo Berti – Veneto ([email protected])

 

 

L’anomalia del monopolio della SIAE deve finire

L’anomalia del monopolio della SIAE deve finire

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La scelta di Fedez di lasciare la Siae per la raccolta dei suoi diritti d’autore ha il merito di accendere i riflettori sul dibattito del monopolio della Siae in Italia. Una questione sollevata da tempo dal M5S fino a qualche giorno fa in Aula alla Camera, in occasione del voto della legge di delegazione europea, con la presentazione di un proprio emendamento che chiedeva di recepire la direttiva Ue Barnier, che prevede appunto l’apertura del mercato della raccolta e gestione del diritto d’autore anche ai privati.
La proposta del M5S è stata bocciata dal Governo e dalla sua maggioranza ma noi andremo avanti con una nostra proposta di legge che rompe il monopolio della Siae, un’anomalia comune in Europa solo alla Repubblica Ceca che in Italia dura ormai da 75 anni per una legge del 1941, e regolamenta il mercato permettendo ad artisti e imprenditori di avere libertà di scelta nel nostro Paese.

Un modo per far circolare gli introiti del settore in Italia, dove attualmente sono vietate soluzioni alternative alla Siae per chi, come Fedez, per trovarle deve rivolgersi ad imprenditori italiani costretti a fuggire all’estero. Tra il ventaglio delle possibilità proposte dal M5S, anche l’utilizzo di licenze creative commons.

M5S Camera

 

 

 

La mia intervista ad “Hashtag”: ecco gli interessi che ruotano attorno alla sanità calabrese. E Oliverio sta zitto

La mia intervista ad “Hashtag”: ecco gli interessi che ruotano attorno alla sanità calabrese. E Oliverio sta zitto

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Vi posto un pezzo della mia intervista nel corso di Hashtag, il programma di approfondimento condotto dal direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni. In continuità col mio impegno parlamentare, ho parlato di sanità calabrese, dei tanti interessi che vi ruotano attorno e del teatrino del governatore Oliverio e dei commissari del governo Scura e Urbani.

Sanità Calabria, l’ennesima porcata sui commissari di Asp e Ao. Ho denunciato il Consiglio regionale

Sanità Calabria, l’ennesima porcata sui commissari di Asp e Ao. Ho denunciato il Consiglio regionale

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Oggi ho denunciato il Consiglio regionale della Calabria visto l’allungamento a dodici mesi della durata dell’incarico dei commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere regionali, disposto con la legge calabrese numero 11 del 2016, che insieme l’ha reso prorogabile fino a dodici mesi.

di Dalila NESCI

Oggi ho presentato un esposto alle Procure di Reggio Calabria, di Catanzaro e della Corte dei conti, riguardo all’allungamento a dodici mesi della durata dell’incarico dei commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere regionali, disposto con la legge calabrese numero 11 del 2016, che insieme l’ha reso prorogabile fino a dodici mesi. Con l’atto ho chiesto “di accertare i fatti e le eventuali responsabilità penali e/o contabili“.

Non solo. Contestualmente, ai commissari del governo, Massimo Scura e Andrea Urbani, ho chiesto di invitare il Consiglio regionale della Calabria a rimuovere la norma introdotta con la L. R. n. 11/2016, in quanto “palesemente ostativa rispetto all’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale, e nel contempo di sospenderne l’efficacia”.

Nell’esposto ho sottolineato che non c’è alcuna ragione per modificare la normativa sulla durata dei commissari delle aziende del Servizio Sanitario Regionale. Come anche evidenziato dall’Anac nella deliberazione n. 66/2014, si ribadisce, inoltre, che – ho precisato – non vi era alcuna motivazione per “l’individuazione dei commissari del SSR” nominati l’anno scorso.

In attesa della conclusione dell’iter legislativo per introdurre l’elenco nazionale degli idonei alla nomina di direttore generale delle aziende della sanità pubblica, la recente modifica operata dal Consiglio regionale della Calabria appare rafforzativa dell’ovvio e non peregrino sospetto che sia finalizzata meramente a favorire qualcuno non in possesso dei requisiti per la nomina a direttore generale, visto “l’elenco regionale degli idonei, approvato con la deliberazione di giunta regionale n. 297/2015″.

#5giornia5stelle 76° puntata, 29 aprile 2016

A Genova, pochi giorni fa, un nuovo disastro “fossile”. Il petrolio sfuggito da un oleodotto inquina il fiume e arriva al mare, creando una chiazza di dieci chilometri. Alice Salvatore, portavoce in Regione Liguria, ci mostra le zone colpite mentre i parlamentari Alberto Zolezzi e Carlo Martelli raccontano cosa c’è dietro al business locale degli impianti petroliferi.

Matteo Mantero ricorda le proposte del M5S per superare la dipendenza dal fossile, e infine Alessandro Di Battista e Davide Crippa parlano in piazza ai cittadini: dobbiamo riuscire a superare il modello di sviluppo basato sul fossile, ma possiamo farlo solo tutti insieme.

Intanto il DEF arriva nelle aule parlamentari. Laura Castelli e Barbara Lezzi denunciano come il contenuto reale sia molto diverso dalla propaganda televisiva, dove il governo non fa che dipingere come rosea una situazione economica che è invece drammatica per il Paese. Per questo il M5S vota No al documento.

Da Bruxelles, Laura Ferrara ci porta una buona notizia: è stata una settimana importante, in cui il Parlamento Europeo ha approvato unarelazione M5S sulla trasparenza costruita passo passo dai portavoce insieme a tantissimi cittadini, sulla piattaforma Rousseau. Finalmente in Europa avremo più trasparenza durante i negoziati e nei trattati, un registro per tenere traccia dei lobbisti, la tutela dei whistleblowers. Insomma: basta porte chiuse!

Continuano gli scandali che vedono il PD indiscusso protagonista. In aula al senato Nunzia Catalfo denuncia i fatti di Caserta: corruzione, scambio voti, concorso esterno, turbativa d’asta, appalti illeciti, la fedina penale del Partito Democratico si allunga sempre più. E tra gli esponenti indagati, addirittura il Presidente del PD in Campania. I cittadini devono sapere, e soprattutto il parlamento non faccia ancora orecchie da mercante sull’ennesimo scandalo del partito di maggioranza.

Spy story a Roma. Il nostro Angelo Tofalo, membro Copasir, ci racconta gli intrighi renziani di cui sono oggetto i servizi segreti: scelte delicatissime e poltrone importantissime che diventano oggetto di giochi di Palazzo. Renzi infatti si ostina a voler nominare a tali decisive posizioni il suo vecchio amico Carrai, quello diventato famoso perché gli prestava casa a Firenze. Anche se Carrai non ha un curriculum adatto, Renzi vuole conferirgli una poltrona di consulenza strapagata sulla cybersecurity. Siamo alla privatizzazione dei servizi segreti, e ai segreti del Paese consegnati a chissachi?

Continua la campagna per le amministrative, e i nostri candidati sindaco presentano i loro programmi ai cittadini. Questa settimana è toccato a Matteo Brambilla a Napoli e a Gianluca Corrado a Milano.

Infine, il M5S non dimentica lo scandalo dei derivati. Alessio Villarosa denuncia come tali azzardi finanziari abbiano fatto perdere all’Italia ben 22 miliardi solo negli ultimi 4 anni, mentre la procura nega ai parlamentari l’accesso alle informazioni relative a tali strumenti. Daniele Pesco chiede: i cittadini italiani hanno o no il diritto di sapere come sono stati usati i loro soldi, sperperati al tavolo della finanza speculativa dai partiti insieme alle banche d’affari?

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#stopTTIP: il trattato transatlantico sarà l’iceberg del Titanic Europa

#stopTTIP: il trattato transatlantico sarà l’iceberg del Titanic Europa

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Mentre i misteriosissimi negoziati vanno avanti, il trattato transatlantico TTIP si rivela come un disastro per l’agricoltura europea e un enorme vantaggio per quella americana, qualora aveste ancora qualche dubbio in proposito. Perché allora i nostri governanti si apprestano a firmarlo?

Uno studio di alcune ong ha calcolato che il Pil prodotto dall’agricoltura diminuirebbe dello 0,8% in Europa, a fronte dell’aumento dell’1,9% dell’agricoltura statunitense. Non solo: il TTIP metterà a rischio i prodotti Dop e Doc, di cui l’Italia vanta una lista di 269 mentre la pseudotutela futura ne prevede appena 41. L’aumento delle importazioni dagli USA, a causa dei prezzi vantaggiosi, porterà un guadagno di ben 44 miliardi a tale Paese, e non bisogna trascurare l’aspetto della qualità: i prodotti europei sono infatti oggi soggetti a maggiori controlli e parametri di qualità molto più vincolanti di quelli USA, ben 1000 prodotti chimici sono vietati in UE e consentiti in USA. Anche l’ormai famoso “italian sounding”, quello del “Parmesan” e degli “Spaghetti Bolognaise”, sarà liberamente in vendita con grave danno alle nostre tipicità.

Questi e mille altri i motivi per respingere (e con sdegno) l’idea di firmare un simile contratto capestro. Eppure, malgrado le proteste dei cittadini in tutti i Paesi europei, i nostri governanti si arrampicano sugli specchi per giustificare la bontà di tale decisione e tranquillizzare gli animi. Ma se il TTIP è così innocuo e porta solo “vantaggi”, come mai viene ancora tenuto segreto e i suoi dettagli inaccessibili a stampa e popolazione?
Nel Regno Unito alcuni attivisti sono riusciti, attraverso una richiesta di accesso agli atti, ad ottenere il documento che contiene il parere del loro governo rispetto al TTIP. Ebbene: la stessa London School of Economics, nello studio, afferma nero su bianco che non ci sono ragioni per ritenere che il TTIP porterà alcun beneficio al Regno Unito, e che anzi i rischi superano le opportunità.

In Italia è stato il M5S a chiedere più volte che sia approntata una “sala di lettura” per consentire almeno ai rappresentanti eletti di aver accesso ai termini del Trattato. Dopo il mailbombing al Commissario UE Maelstrom di qualche settimana fa, ieri i nostri portavoce hanno insistito con un’altra interrogazione ai Ministri dello Sviluppo, delle Riforme, dell’Interno e degli Esteri.

Il 7 maggio anche in Italia si scenderà in piazza per chiedere lo stop al TTIP. Sembra che solo i cittadini si preoccupino per un insensato trattato che darà il colpo di grazia ad un’economia già moribonda ad esclusivo vantaggio altrui. Chi dovrebbe governare e tutelare il proprio Paese, invece, pensa solo a compiacere i potenti. Come capitani del Titanic che si rifiutano di vedere l’iceberg, e ritenendo persino di ricavarne chissà che vantaggi.

Quei Trattati fondati sul nulla che violano le Costituzioni. Intervista a Lidia Undiemi

Quei Trattati fondati sul nulla che violano le Costituzioni. Intervista a Lidia Undiemi

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Crescita contro austerità. Nel caos dell’Europa, tra i suoi mille rivoli e altrettanti trattati, è impossibile stabilire quale direzione sia quella legittimata alla governance e quale debba invece essere abbandonata. Una confusione in cui spadroneggia la visione germano-centrica dell’economia, quella secondo cui l’unico modello possibile è modellato sul rigore tedesco.

Ne abbiamo parlato decine di volte, mettendo sul banco degli imputati la moneta unica, vero e proprio strumento di controllo dei tecnocrati sulle democrazie degli Stati. Ma lo scontro ha già mostrato le prime conseguenze tangibili, oltre che le prime fratture (potenzialmente insanabili) all’interno dell’Eurozona e dell’Unione Europea. Il caso greco, che presto tornerà a tenere banco, ne è l’esempio perfetto. La crisi delle economie che innescano la crescita col debito viene controbilanciata da quelle con una forte propensione all’export e al surplus, nonostante questo stato di cose violi gli stessi trattati che dovrebbero mantenere l’equilibrio.

Abbiamo parlato di questo e altro con Lidia Undiemi, esperta di governance economica e internazionale, di evoluzione del lavoro nel nuovo capitalismo finanziario e d’influenza delle multinazionali sui sistemi di governo sovranazionali.

Eccovi l’intervista, buona visione:

Ora si dovranno dichiarare tutte le spese generali anche in Europa, #TrasparenzaSempre

Ora si dovranno dichiarare tutte le spese generali anche in Europa, #TrasparenzaSempre

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Il Parlamento Europeo “sostiene la completa trasparenza per quanto riguarda l’ISG (indennità per le spese generali, n.d.r.) onde consentire ai cittadini europei di essere informati sulle spese generali dei deputati al Parlamento europeo; esorta l’Ufficio di presidenza a rivedere l’elenco delle spese rimborsabili a titolo dell’ISG“. Con questo emendamento passato per appena un voto ieri in seduta plenaria a Bruxelles, il Movimento 5 Stelle vince una delle sue storiche battaglie anche in Europa. D’ora in avanti i membri del Parlamento Europeo, non solo quelli del M5S, saranno costretti a “rendicontare” le spese generali e a tenere traccia di come spendono i soldi che i cittadini danno loro attraverso le imposte. È finita la pacchia, finalmente gli eurodeputati di PD, Forza Italia, NCD e compagnia cantante tornano diventano quello che avrebbero dovuto essere da sempre: vostri dipendenti.

L’emendamento in questione ha un forte valore politico perché inserito nel discarico del 2014 sul bilancio generale dell’UE. Ovvero laddove lo stesso Parlamento Europeo ha più voce in capitolo, avendo la possibilità di approvare o meno come sono stati spesi i fondi. Proprio per questa ragione è stato combattuto fino all’ultimo voto, creando dinamiche inaspettate che – visto l’esito positivo – possiamo ora definire quasi divertenti (per il Bel Paese imbarazzanti). Forza Italia si è completamente opposta con tutti i deputati presenti alla votazione: Casa, Cesa, Cicu, Cirio, Comi, Gardini, La Via, Martusciello, Mato, Maullu, Melo, Morano, Mussolini, Patriciello, Pitera, Plura, Pogliese, Preda, Salini, Tajani.

Nel Partito Democratico sono invece volati gli stracci. Gianni Pittella, il presidente dell’intero gruppo politico S&D, non è riuscito a tenere a bada tutti i suoi scudieri. L’uomo che mille ne dice e nessuna ne fa è rimasto col cerino in mano. Nonostante la sua opposizione e quella di molti altri europarlamentari del PD (come avrete capito non tutti, alcuni erano anche assenti), l’emendamento è passato. I decadenti baluardi della vecchia politica che, nonostante il buon senso della proposta, hanno voluto dire “no” sono: Bresso, Briano, De Monte, Gentile, Giuffrida, Gualtieri, Mosca, Panzeri, Paolucci, Picula, Pittella, Viotti, Zala, Zanonato, Zoffoli.

Ai signori sopra menzionati va tutta la nostra compassione. Ci dispiace per voi, ma la musica sta cambiando anche tra i corridoi di Bruxelles e Strasburgo. E questo cambiamento sarà inesorabile, dovrete arrendervi. Noi non molleremo mai.

I voti nome per nome (scarica documento originale qui):
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La maxi consulenza per l’amico del bomba #CarraiSpione

La maxi consulenza per l’amico del bomba #CarraiSpione

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di Angelo Tofalo, portavoce M5S Camera

Renzie vuole imporre all’interno del sistema Marco Carrai, suo fraterno amico facente parte del “Giglio Magico“. Nonostante i palesi conflitti di interessi e il CV praticamente inesistente dapprima voleva mettere l’amico direttamente all’interno dei servizi segreti ed ora ha studiato il piano b per una maxi consulenza. Si parla di un incarico iniziale di circa 70.000 euro. Servizi Segreti, Guardia di Finanza e Polizia di Stato: in queste ore è in atto il rush finale per le nomine dei futuri direttori e il Bomba, in accordo con Mattarella, avrà l’ultima parola su chi nominare. Sono scelte che cadranno sulla testa di milioni di cittadini italiani inconsapevoli!

VIDEO La privatizzazione dei servizi segreti

Carrai è ai vertici delle fondazioni che hanno finanziato l’ascesa politica del Bomba e che, a Firenze, metteva a disposizione un appartamento all’ex sindaco e presidente di Provincia. E’ stato nominato alla guida degli aeroporti toscani. Nel 2014 fondò la CYS4, la cyber security company con 3 sedi in Italia ed una a Tel Aviv.
Negli ultimi giorni abbiamo anche avuto riscontri circa gli strettissimi rapporti tra Marco Carrai e Michael Ledeen. Ledeen è ritenuto vicino all’intelligence statunitense con legami con uomini della P2. Un’inchiesta svolta recentemente dal Pentagono lo definisce “spia di Israele” e per questo allontanato da Washington. Ha anche lavorato come consulente storico per i servizi segreti italiani ed a metà degli anni ottanta, l’allora capo del SISMI, Fulvio Martini, allontanò Ledeen dal paese definendolo “persona non gradita all’Italia“.
Carrai grazie al Bomba sarà l’uomo chiave per la cyber security e entrerà in possesso dei dati di milioni di cittadini italiani. Siamo davanti al reale e pericoloso tentativo di privatizzare i nostri servizi segreti. Il MoVimento 5 stelle farà di tutto per evitare questa deriva antidemocratica.

 

 

Pensionati al collasso, #RenziScappa

Pensionati al collasso, #RenziScappa

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di M5S Senato

Da qualche settimana si sta rialzando un polverone di annunci e voci di corridoio sulle pensioni. Prima il Bomba è uscito con il solito bonus, che questa volta sarebbe erogato ai pensionati minimi, mentre oggi Padoan parla di maggiore flessibilità in uscita dal lavoro e di contributo del sistema creditizio alle pensioni del futuro. Tanta confusione per nascondere la realtà: i pensionati sono sotto attacco da diversi anni, vedono la pensione assottigliarsi sempre più anche a causa dei rincari di tasse e bollette e il Governo in carica non ha fatto nulla per invertire la marcia, anzi. Scappa dalle sue responsabilità a gambe levate come il Bomba a Pisa. Il MoVimento 5 Stelle non vuole lasciare nessuno indietro e con il Reddito di Cittadinanza la pensione minima aumenterà fino a 780 euro.

Le riforme delle pensioni dal ’95 a oggi
Dopo le riforme restrittive del centro-sinistra e dei governi tecnici – a partire da quella Amato del 1992, e continuando con la riforma Dini (1995), Prodi (1997) e Padoa Schioppa (2007) – nel 2011 è intervenuta la riforma Fornero: è salita ancora l’età pensionabile e i requisiti previdenziali delle donne sono stati equiparati a quelli degli uomini.
In questo modo, a partire dal 2018 sia uomini che donne potranno andare in pensione solo a partire dai 66 anni e 7 mesi, e solo se avranno versato contributi per almeno 20 anni. Inoltre, il sistema contributivo ha sostituito definitivamente quello retributivo, con il risultato, in prospettiva, di un calo generalizzato degli assegni pensionistici. Ma non basta. Il Governo Monti ha anche bloccato per gli anni 2012 e 2013 la rivalutazione al costo della vita (inflazione) degli assegni pensionistici superiori a 3 volte il minimo Inps. Significa che, con assegno superiore a 1200 euro netti (non certo dei nababbi), milioni di pensionati hanno visto crollare il potere di acquisto delle loro pensioni sotto il peso dell’inflazione. La Corte Costituzionale è intervenuta con una sentenza del 2015 nella quale dichiarava illegittimo questo provvedimento, ma non stabiliva con fermezza il rimborso totale di quanto i pensionati avevano perso.

La presa in giro di Poletti ai pensionati derubati
Su questa ambiguità della Corte ha giocato il Governo in carica, che si è limitato ad erogare un bonus ridicolo ai pensionati derubati, stanziando 2 miseri miliardi invece dei 17,5 miliardi necessari a risarcirli totalmente. Il Bomba si è venduto anche questo compromesso al ribasso come fosse un bonus del suo caritatevole Governo. Senza vergogna l’ha chiamato “Bonus 500 euro“, e i pensionati hanno dovuto rinunciare, di fatto, a migliaia di euro che hanno perso ingiustamente tra 2012 e 2013.

Vogliono togliere la pensione di reversibilità
Il Governo, però, non si è limitato a confermare i disastri del Governo Monti, ma ha calcato la mano. Nella legge delega del Governo, presentata dal Ministro del Lavoro Poletti, si parla di razionalizzare le prestazioni assistenziali, “nonché altre prestazioni anche di natura previdenziale“. È chiara l’intenzione di mettere mano alle prestazioni pensionistiche, e in particolare alle pensioni di reversibilità, che spettano ai coniugi e ai figli minori o studenti di un lavoratore/pensionato defunto. Il meccanismo studiato dal Governo è sottile: l’assegno previdenziale dipenderà infatti non più dal reddito individuale (Irpef) ma da quello del nucleo famigliare (Isee). In questo modo basterà possedere una casa o un terreno (anche non in affitto), o qualche risparmio in banca, per vedersi tagliati fuori dall’assegno di reversibilità. Dopo le proteste del M5S il ministro Poletti ha promesso una modifica al testo di legge per scongiurare questo meccanismo, ma ad oggi il testo rimane invariato.

Pensionati al collasso
Secondo l’ultimo rapporto Inps 11,5 milioni di assegni previdenziali (6 su 10) sono inferiori ai 750 euro, con l’Istat che fissa a 780 euro mensili la soglia di povertà. Milioni di anziani che hanno lavorato a lungo per l’Italia si ritrovano ora a galleggiare nella miseria, e sempre più spesso devono anche contribuire a sostenere figli e nipoti travolti dall’ondata di disoccupazione degli ultimi anni.

I giovani non vedranno mai la pensione
È in questo contesto drammatico che l’Inps di Boeri invierà nei prossimi mesi 7 milioni di buste arancioni agli italiani. Nelle buste saranno indicati i contributi versati e la pensione futura. C’è un solo problema: la stima dei futuri assegni è costruita a partire dall’ipotesi di una crescita media del Pil dell’1,5% nei prossimi decenni. Con le manovre liberiste degli ultimi Governi, questo incluso, è un’ipotesi del tutto inverosimile. Si tratta quindi dell’ennesima menzogna per tranquillizzare giovani precari e anziani lavoratori, facendo loro annusare una pensione che non riceveranno mai.
O si cambia direzione, o delle nostre pensioni rimarranno sono le briciole.

 


No alla speculazione edilizia in Piazza d’Armi

No alla speculazione edilizia in Piazza d’Armi

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“A Milano esistono tantissimi luoghi dismessi da riqualificare, uno di questi è Piazza d’Armi, un’ex zona militare di circa 60 ettari che il ministero, proprietario dell’area, vuole mettere a disposizione dei privati per fare l’ennesimo sviluppo immobiliare senza senso e senza logica. Gli altri partiti parlano di riqualificazione, in realtà si tratta una speculazione edilizia assolutamente inaccettabile per la città di Milano. L’unico obiettivo è quello di favorire costrutturi e lobbisti del cemento, nonostante le volumetrie indicate nel PGT, che erano state determinate prevedendo una popolazione milanese di quasi 1 milione e 800 mila abitanti, siano errate. Oggi siamo meno di 1 milione e 400, perciò non ha alcun senso proseguire su questa strada. I milanesi in consiglio di zona 7, a cui l’area fa riferimento, hanno chiarito più volte la volontà di preservare un polmone verde della città, un luogo di aggregazione da trasmettere alle generazioni future. La riqualificazione dell’area non si fa col cemento. Piazza d’Armi deve rimanere un’oasi di Milano. In una città che sfora costantemente i limiti di inquinamento dell’aria e che ha un bisogno vitale di ossigeno gli interventi devono essere tesi alla realizzazione di un parco pubblico. In Regione stiamo facendo tutto il possibile perché questo grande polmone della città non finisca nelle mani dei costruttori. Il M5S combatte per la tutela del verde pubblico e per la riqualificazione del costruito rispettando il principio di invarianza idraulica, che grazie a noi è stato ineserito in legge in Lombardia, affinché il terreno sottostante che viene trasformato in impermeabile garantisca comunque l’assorbilmento dell’acqua. Con la scusa della riqualificazione vogliono sottrarre ai milanesi un grande cuore verde della città. Il M5S al governo di Milano lavorerà dal primo giorno per femare questo scempio e difendere tutto il verde della città”.
Gianluca Corrado – Candidato Sindaco del M5S a Milano
Stefano Buffagni – Portavoce Regionale del M5S in Lombardia

Convegno su “Bolletta elettrica e Telemarketing: M5S a difesa del consumatore” (streaming)

Convegno su “Bolletta elettrica e Telemarketing: M5S a difesa del consumatore” (streaming)

Venerdì 29 aprile 2016 ore 10 Camera dei Deputati
Convegno: “Bolletta elettrica e Telemarketing: M5S a difesa del consumatore”

Introdurranno l’incontro i parlamentari del MoVimento 5 Stelle Mirella Liuzzi e Gianni Girotto. Interverranno i rappresentanti delle principali associazioni a tutela del consumatore quali Adiconsum, il presidente Adusbef Elio Lannutti, Silvia Castronovi (Relazioni istituzionali Altroconsumo), Stefano Sbordoni (Digiconsum), il Presidente Federconsumatori Rosario Trefiletti, Emilio Sani (Italia Solare) e la responsabile energia e ambiente di Cittadinanzattiva Tiziana Toto. Modererà Marco Scialdone di Agorà Digitale.

L’obiettivo dell’incontro è di arricchire le proposte normative grazie al contributo delle principali associazioni a tutela dei consumatori su due importanti temi di cui si sta occupando in Parlamento: il telemarketing selvaggio e i costi nelle bollette elettriche.

Il M5S ha presentato una proposta di legge a prima firma della deputata Mirella Liuzzi per mettere un freno al cosiddetto telemarketing selvaggio, che nella quotidianità si traduce in numerose chiamate con cui si propongono agli utenti i più disparati tipi di contratti commerciali. La proposta del M5S vuole riportare il sistema delle telefonate promozionali ad un meccanismo che prevede l’esplicito consenso da parte dell’utente. Il senatore Gianni Girotto ha seguito la questione dell’innalzamento smisurato dei costi delle bollette elettriche nel corso della discussione del DDL Concorrenza, denunciando l’aumento del canone dell’elettricità e, di fatto, la cancellazione del mercato tutelato.

Scuola: concorso truffa, già si intravedono ricorsi all’orizzonte

Scuola: concorso truffa, già si intravedono ricorsi all’orizzonte

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E’ partito questa mattina il concorso truffa sulla scuola, usato dal governo a fini propagandistici sulla pelle dei docenti precari, e sul quale pesano pesanti dubbi di regolarità. A partire dal problema dei commissari e dell’assenza dei supplenti, oltre che delle griglie e dei criteri di valutazione delle prove.

Tutti problemi che avevamo già segnalato per tempo con diversi atti parlamentari e su cui il governo ha fatto orecchie da mercante, ma che ora rischiano di invalidare il concorso.

All’orizzonte si intravedono già i ricorsi, che oltre a un’ingente perdita di tempo produrranno spese processuali che a questo punto devono essere Renzi e il ministro Giannini a pagare, visto che sono loro i responsabili di questo caos che suona come un’ulteriore beffa inflitta a una categoria già fortemente penalizzata.

A poco valgono le dichiarazioni esaltate degli esponenti del Pd, che parlano di fine del precariato quando tutti sanno che la legge 107 sulla scuola produrrà licenziamenti di massa per 120mila docenti già abilitati ma che non supereranno il concorso e che non potranno più avere supplenze annuali per le norme sui 36 mesi.

Soldati in Libia. Destabilizzazione, immigrazione, terrorismo: è questo che vuole il governo?

Soldati in Libia. Destabilizzazione, immigrazione, terrorismo: è questo che vuole il governo?

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Lo chiede oggi il M5S con un Question Time al Ministro degli Esteri: non ritiene il governo che l’invio di militari italiani in Libia possa causare una maggiore destabilizzazione dell’area, con conseguente rischio di aumento tanto dei flussi migratori quanto di attentati terroristici contro il nostro contingente e in territorio italiano?

La situazione della Libia è ad uno stallo politico, e Renzi ha più volte dichiarato che l’Italia interverrà solo se il Governo libico chiederà a noi e al resto della comunità internazionale un sostegno. Ebbene: tale richiesta è arrivata, a molti Paesi ed anche all’ONU, e stampa e politica si abbandonano ora a dare i numeri sull’entità del nostro contingente nonché sul “ruolo di primo piano” che l’Italia dovrebbe ottenere. 300, 500, addirittura 5000 uomini come si andava sbandierando qualche settimana fa? Non si sa.

Una sola cosa per noi è certa: che non è il caso di imbarcarsi in una nuova guerra alle porte del nostro Paese, una guerra che non sarebbe combattuta solo contro lo Stato Islamico dell’Isis ma anche contro le milizie del generale Haftar -che è ad oggi il principale opponente del governo insediato-, armato dagli Emirati Arabi nonché sostenuto da Francia ed Egitto. Inoltre, i militari italiani sarebbero impiegati nel quadro di una forza ONU, il cui compito sarebbe principalmente proteggere i pozzi petroliferi che Francia e Gran Bretagna, sempre pronte a colonizzare, sono impegnate ad accaparrarsi per una futura spartizione. Il nostro Paese dovrebbe allora impegnarsi in una guerra per la convenienza altrui? E magari, con una legittimazione parlamentare ottenuta in fretta e furia e spinta dai soliti “Ce lo chiede l’Europa! Ce lo chiede l’ONU! Ce lo chiedono gli alleati!”, ce lo chiede insomma chiunque tranne il popolo italiano e probabilmente anche quello libico, che di voce in capitolo non ne ha mai avuta.

La verità è che in Libia non esiste ancora un governo pienamente funzionante né con una legittimazione parlamentare: l’esecutivo di Al Serraj, dal chiuso di un bunker, si limita a “governare” alcune istituzioni principali e basta. E non c’è ancora traccia di risoluzione ONU riguardo al da farsi in Libia. Il succo delle “grandi manovre” a cui assistiamo? L’abituale corsa frenetica ad prendersi per primi le risorse di un Paese inerme, diviso e quindi facile preda. Al di là del giudizio morale che implica il partecipare a una rapina del genere, l’invio dei nostri soldati è un’avventura il cui risultato sarà solo l’aumento dei barconi e il conseguente rischio terroristico.

Il governo italiano vuole davvero prendersi la responsabilità dell’ennesima “esportazione di democrazia” a scopo “umanitario”?