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Monthly Archives: marzo 2016

Inps: M5S, nostra proposta aiuterebbe 6 milioni di pensionati a rischio povertà

Inps: M5S, nostra proposta aiuterebbe 6 milioni di pensionati a rischio povertà

m5s

I dati pubblicati oggi dall’INPS in relazione alle pensioni non solo ci dicono che 6 pensionati su 10 percepiscono una pensione inferiore a 750 euro al mese, come il M5s denuncia da sempre, ma che oltre 6 milioni di pensionati rischiano di diventare poveri in quanto non beneficiano di alcuna prestazione legata ai requisiti reddituali bassi. Detta situazione potrebbe essere evitata se anche in Italia si introducesse immediatamente la nostra proposta sul reddito di cittadinanza”, lo afferma la Vicepresidente della Commissione lavoro del M5s al Senato, Nunzia Catalfo, prima firmataria della proposta di legge sul reddito di cittadinanza del M5s.

“Il reddito di cittadinanza proposto dal M5S – aggiunge Catalfo – aumenta le pensioni minime a 780 euro. Ciò permetterebbe di vivere una vita dignitosa ai troppi pensionati che dopo aver lavorato per un’intera vita, percepiscono una pensione misera che oscilla tra i 400 ed i 750 euro al mese e con la quale non possono garantire la propria sussistenza”.

“Questo governo continua ad ignorare i pensionati. Una categoria sempre più abbandonata e che si vedrà ulteriormente danneggiata dal decreto contro la povertà presentato dal governo. Detto decreto, infatti, come abbiamo più volte denunciato, oltre a prevedere la riduzione delle pensioni di reversibilità, prevede anche la razionalizzazione degli assegni sociali esistenti, ciò che farà indubbiamente aumentare il numero di pensionati che oggi sono già a rischio di povertà. L’unica via per salvaguardare anche i pensionati è il reddito di cittadinanza”, conclude la senatrice.

Il depuratore consortile Coda di Volpe

Il depuratore consortile Coda di Volpe

Bisogna utilizzare i fondi Cipe per le emergenze idriche al fine di agevolare le necessarie bonifiche e scongiurare così effetti sulla popolazione derivati dall’attuale situazione di sostanziale compromissione delle acque di falda. È quanto ho chiesto in un’interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri dell’ambiente, della Salute e dei Trasporti.
Con il progetto “Punto Zero Acqua” del M5S, abbiamo fatto analizzare campioni di acqua fluviale, marina e di falda in punti ritenuti critici in Calabria. Dalle analisi condotte sul Fiume Crati, a valle del depuratore consortile di Rende (CS), è emersa la presenza di un valore 10 volte maggiore del consentito di antiparassitari e di altri agenti inquinanti utilizzati soprattutto in agricoltura. Questo palesa il fallimento del progetto finanziato dal Cipe nel 2013, volto alla costruzione, affidata al Consorzio Valle Crati, di un depuratore consortile a cui si sarebbero dovuti allacciare 26 comuni della provincia di Cosenza.
Nella realizzazione del progetto del depuratore consortile, era stato specificato dal Consorzio di Bonifica che non sarebbe aumentato il costo del servizio idrico, cosa che non è puntualmente avvenuta. In più ad oggi risulta che il Comune di Montalto Uffugo scarica i suoi reflui direttamente nel Crati, a causa di un malfunzionamento delle condutture che avrebbero dovuto allacciarlo al depuratore. Una situazione catastrofica, che rischia di compromettere la salute ambientale dell’intera Valle del Crati.
Ora è necessario che il governo avvii i necessari controlli per verificare l’effettivo funzionamento del depuratore consortile della Valle del Crati, in modo da scongiurare lo sversamento nel fiume di liquami non depurati o inquinanti.
Il portavoce al Comune di Rende, Domenico Miceli, è preoccupato per i ritardi che sta subendo il maxi bando per il raddoppio della linea di depurazione consortile: “non vorremmo aver perso i fondi Cipe destinati allo scopo e contemporaneamente vorremo avere indicazioni chiare e precise sulla gestione del Consorzio Vallecrati che da più di un anno si è trasformata in azienda speciale. Infine ribadiamo la necessità di una gestione tecnica del Consorzio-Azienda, che possa finalmente far funzionare al meglio questo prezioso strumento che fino ad ora è stato solo ed esclusivamente campo di battaglia dei partiti.

Guidi beccata con le mani nel petrolio, Renzi e Boschi a casa con lei

Guidi beccata con le mani nel petrolio, Renzi e Boschi a casa con lei

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Scandalo “Tempa Rossa “ a Potenza dopo la Guidi si dimettano anche Renzi e la Boschi.

La misura è colma si devono vergognare a andare a casa subito.

Ora si capisce perchè il Pd ed il governo tifano per l’astensione sul referendum delle trivelle in programma il prossimo 17 aprile. Un referendum che intacca gli interessi delle compagnie petrolifere.

Il compagno della Guidi indagato dalla Procura concordava con l’amata emendamenti a favore degli impianti di Total legati al deleterio provvedimento “Sblocca Italia”. La Guidi chiedeva a sua volta l’avallo della Boschi, il tutto con Renzi che blindava i provvedimenti mettendo il voto di fiducia.

L’emendamento marchetta al centro dello scandalo venne per prima denunciato alla Camera dal Movimento 5 Stelle

La storia parte con lo ‘Sblocca Italia’ dove fu proprio Mirella Liuzzi (M5S) a scoprirlo. In quella occasione riuscimmo a bloccarlo nella notte del 17 ottobre 2014 grazie ad una dura lotta parlamentare.

In seguito, il 15 dicembre 2014 il governo fu pescato nuovamente con le mani nei pozzi di petrolio.

Il gioco sporco venne scoperto al Senato da parte di Gianni Girotto e Gianluca Castaldi esponenti pentastellati delle Commissioni Industria del Senato.

L’emendamento vergogna era stato ripresentato da parte del Governo in legge di Stabilità.

Fu così che la triplice alleanza petrolifera Renzi-Guidi-Boschi, tramite il voto di fiducia riuscì a blindare ed approvare il maxi-emendamento a firma Boschi.

La Guidi si è già dimessa , se ne vadano a casa anche Renzi e con lui finalmente la Boschi.

Questo governo fossile deve andare a casa.

Il 17 aprile tutti a votare per il referendum anti-trivelle!

Made in Italy: ecco la storia segreta dell’olio d’oliva, insabbiata dal Pd

Made in Italy: ecco la storia segreta dell’olio d’oliva, insabbiata dal Pd

Vi raccontiamo la storia segreta dell’olio d’oliva, una storia sporca che va avanti dal 2011 e che il Pd sta provando in ogni modo ad insabbiare.

Protagonisti sono una decina di etichette molto note, che hanno formato un cartello: un blocco di imprese, produttori e distributori, alleate nel nome della speculazione fondata sulla frode commerciale, sull’inganno del consumatore, su un modo di operare che è diventato ‘sistema’ e sta accumulando profitti patrimoniali enormi. Sono attive per lo più nel Centro Italia. Importano enormi quantità di olio da Spagna, Grecia, Tunisia. In molti casi lo acquistano da società intermediarie alle quali però risultano collegate: stesso gruppo, stesso padrone, un’unica famiglia. Controllano i prezzi, controllano il mercato. Un tempo in queste aziende italiane si spremevano olive: oggi restano solo dei silos, che stoccano olio di diverse provenienze venduto poi con una bella etichetta made in Italy.

Dalle audizioni in Commissione Contraffazione è emerso che questo fenomeno è ben studiato e seguito dall’Agenzia delle Dogane, e il Ministero delle Politiche Agricole ne è ben consapevole ma non fa nulla per contrastarlo. Ecco perché il Pd ha cestinato gli aspetti più scottanti della relazione: per non mettere in difficoltà il Governo.
Mentre Renzi si limitava a organizzare convegni all’Expo sull”eccellenza italiana’, la Spagna riusciva a far eleggere un proprio uomo nel posto più ambito del Consiglio oleicolo internazionale (COI), e altri uomini nei posti chiave per controllare le dinamiche legislative, ma anche i fondi, del settore olivicolo-oleario.
Il Governo italiano ha preferito invece snobbare il Coi: scelta sbagliatissima, perché è proprio nell’organismo internazionale dell’Onu che si fanno le regole commerciali che valgono poi in tutto il mondo.

Come spesso accade, il Governo fa passi falsi e poi il M5S lavora per rimediare. Ora chiediamo che vengano accolte le nostre proposte: contrastare i grandi cartelli industriali internazionali e richiamare il Ministero delle Politiche Agricole al suo ruolo, sancito dalla legge ma finora trascurato. E ancora: sensibilizzare l’Antritrust per far aprire un fascicolo sulla filiera dell’olio d’oliva, e creare una banca dati nazionale delle varietà di olii d’oliva italiani con l’indicazione d’origine geografica in grado di tracciare le materie prime utilizzate, evitando così le miscelazioni con olii di provenienza straniera vendute poi illecitamente come made in Italy.

La storia dell’olio è oggi una storia sporca. Noi la vogliamo pulita, e vogliamo che in tutta la filiera dell’oro verde italiano torni la trasparenza.

Trivelle: viceministro Pd incita all’astensione, denunciata in Procura

Trivelle: viceministro Pd incita all’astensione, denunciata in Procura

L’invito all’astensione sul referendum contro le trivellazioni marine del 17 aprile da parte della vice ministro all’industria Teresa Bellanova (Pd) viola la legge per questo il Movimento 5 Stelle tramite il senatore Maurizio Buccarella ha presentato presso il Comando dei Carabinieri del Senato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma.

Due gli articoli di legge violati: il n. 98 del DPR 361/1957 sulle elezioni e l’articolo 51 comma 2 della legge n. 352 del 25/05/1970 che disciplina i referendum.

L’invito esplicito all’astensione che segue la antidemocratica scelta politica della segreteria Pd di fare campagna per non recarsi al voto, è arrivato tramite una intervista della Bellanova su L’Unità del 27 marzo scorso dove la viceministro ha dichiarato queste testuali parole ‘ “Se vogliamo far prevalere la ragione, la cosa più saggia da fare il 17 aprile è non andare a votare. Questa è la mia posizione e del mio partito, il Pd. E questo io farò”.

Le leggi parlano chiaro e dicono che ‘ è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 600.000 a 4 milioni di lire, il pubblico ufficiale e comunque chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile che, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera, fra l’altro, ad indurre gli elettori all’ astensione’.

Leggi che si applicano anche in caso di referendum dal momento che il mancato raggiungimento del quorum inficia il risultato stesso della consultazione che è massima espressione di democrazia diretta.

Il fatto che la Bellanova oltre che parlamentare sia anche vice ministro all’industria aggrava moltissimo la sua posizione.

Il 17 aprile il Movimento 5 Stelle sta dalla parte della democrazia e della legge: tutti a votare e votiamo SI.

“Hotspot” di Augusta, migranti in un porto strategico: stop, grazie a M5S

“Hotspot” di Augusta, migranti in un porto strategico: stop, grazie a M5S

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Update. Grazie alle denunce del M5S, che ha sollecitato lo stop all’apertura del centro di accoglienza in un porto strategico come quello di Augusta, il Ministro dell’Interno Alfano ha oggi annunciato la marcia indietro riguardo al provvedimento. L’hotspot migranti nel porto di Augusta non si farà.

In seguito alla crisi immigrazione, l’Europa ha deciso che ogni Paese deve creare hotspots per la ricollocazione dei migranti in altri Paesi. Per quanto riguarda l’Italia, la road map prevede 6 punti di crisi: gli unici operativi sono al momento Lampedusa, Pozzallo, Trapani, Taranto, mentre ancora da realizzare quelli di Augusta e Porto Empedocle.

Ma il sistema di hotspots creato dall’Europa è lento e per nulla efficace. Finora, sono stati ricollocati in altri Paesi appena 368 richiedenti asilo dal territorio italiano, e solo 96 sul nostro territorio (ne erano previsti oltre 1900). Inoltre, tutto il sistema è complicato dalla richiesta dell’Austria di sospendere le sue assegnazioni, e dalla ribellione generale verso lo scellerato accordo con la Turchia che ha portato persino l’Organizzazione ONU per i rifugiati a sospendere le sue attività.

Per riassumere, gli hotspots dovrebbero rappresentare un sistema per ricollocare migranti e richiedenti asilo. Invece, rappresentano l’ennesimo collo di bottiglia dove chi arriva confluisce e resta confinato, fino a creare le solite emergenze affollamento a cui siamo tristemente abituati da anni. In un momento di allarmi terrorismo e sicurezza ci chiediamo allora se sia il caso di avviare l’apertura di nuovi centri di smistamento, che poi non smistano un bel nulla, e in aree sensibili quali il porto di Augusta.

Ma non solo: la Procura di Siracusa ha anche aperto un’inchiesta proprio sul bando di affidamento dell’hotspot di Augusta. Neppure è aperto, neppure ospita migranti, e già i magistrati vogliono vederci chiaro?
Il M5S chiede allora al Ministro dell’Interno se non sia più opportuno interrompere ogni intervento che preveda l’istituzione di centri di accoglienza, in particolare in siti come Augusta il cui porto ha bisogno di tutela, e soprattutto già in presenza di inchieste della Procura.

Anatocismo bancario: il M5S lotta contro il Governo delle banche

Anatocismo bancario: il M5S lotta contro il Governo delle banche

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Il M5S ottiene una importante vittoria, per ora parziale, sull’odiosa pratica dell’anatocismo bancario.

L’anatocismo bancario – che consiste nel calcolare gli interessi del debitore non solo sulla quota capitale ma anche sugli interessi già pagati – è stato dichiarato illegittimo da diverse sentenze, tra le quali anche una della Corte di Cassazione. Nonostante ciò, appigliandosi ad una ambigua direttiva di Banca d’Italia, il Governo l’ha reintrodotto sotto mentite spoglie con l’emendamento Boccadutri all’art.17 della riforma delle banche di credito cooperativo.

Il portavoce M5S al Senato Gianni Girotto, in commissione Industria al Senato è riuscito almeno a mettere una pezza ai disastri del Pd, facendo inserire nel parere di maggioranza un esplicito riferimento all’anatocismo e soprattutto la previsione di introdurre delle sanzioni per le banche che lo applicano. Va detto, infatti, che fino ad oggi l’incredibile e ingiusta assenza di sanzioni previste per legge permetteva alle banche, in barba alle sentenze dei tribunali e della Cassazione, di applicare l’anatocismo senza timore alcuno. Se infatti la banca veniva portata in tribunale con l’accusa di anatocismo, non c’era alcun pericolo concreto per le sue casse. I giudici erano di fatto impotenti di fronte all’ennesimo abuso bancario nei confronti dei risparmiatori.

Grazie al M5S la questione anatocismo viene affrontata sul serio per la prima volta. Il parere di maggioranza non è vincolante per il Governo, ma è di certo un segnale forte di cui l’esecutivo dovrà in qualche modo tener conto.

Il M5S continuerà a lottare per rendere del tutto illegale l’anatocismo bancario, e non solo, dato che sul piatto ci sono abusi ancora peggiori, come i tassi di interesse ben oltre il 20% che le banche usano applicare nei confronti dei debitori con il conto corrente in rosso, classificati incredibilmente come “tassi non usurari”.

ISEE: ora revisione e poi subito i risarcimenti. Capito, Poletti?

ISEE: ora revisione e poi subito i risarcimenti. Capito, Poletti?

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Ricordate? Nel decreto Monti, votato anche dal PD e poi reso definitivo sotto i governi Letta e Renzi, si prevedeva che le provvidenze assistenziali (accompagno ecc.) entrassero nel calcolo dell’ISEE. Il risultato è stato che migliaia di disabili e anziani sono risultati “troppo ricchi” per continuare ad usufruire di assegni di assistenza, magari per poche decine o centinaia di euro.

I cittadini, disperati, si sono ribellati e hanno fatto ricorso al TAR, che ha dato loro ragione. Ma il governo ha insistito ed ha chiesto il parere del Consiglio di Stato… che per la seconda volta ha dato ragione alle vittime di questo sopruso.

Il M5S ha combattuto fin dal primo momento contro un provvedimento così assurdo, attraverso interrogazioni, mozioni, interventi in aula e in Commissione. Oggi finalmente siamo riusciti a portare in aula la mozione che prevede la revisione della norma, e il risarcimento dei cittadini defraudati di un loro diritto.

Il PD, da parte sua, adotta un comportamento schizofrenico: da una parte propone anch’esso i risarcimenti (probabilmente per ragioni di propaganda), dall’altra il governo, nella persona del Ministro Poletti, dichiara di non pensarci nemmeno. Nella maggioranza, la mano destra non sa cosa fa la sinistra.

Nel dubbio, noi non ci fidiamo. Vogliamo leggere nero su bianco l’impegno per la correzione da parte dell’esecutivo, un impegno che deve essere chiaro e complessivo. Soprattutto, vogliamo leggere subito le cifre che saranno rimborsate ai cittadini: disabili e anziani, rimasti senza servizi sociali, non possono aspettare ancora.

IN SIRIA L’AMERICA NON CONTROLLA PIU’ NEMMENO LE MILIZIE AMICHE. UN ALTRO DISASTRO

IN SIRIA L’AMERICA NON CONTROLLA PIU’ NEMMENO LE MILIZIE AMICHE. UN ALTRO DISASTRO

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“Il Pentagono arma gruppi di ribelli (soprattutto curdi) per combattere l’Isis, mentre la CIA finanzia alcune milizie islamiche in funzione anti Assad. Il risultato? Un disastro
A metà febbraio il gruppo “Fursan al Haq”, sostenuto dalla CIA, è stato cacciato dalla città di Marea (vicino al confine con la Turchia) dalle Forze Siriane Democratiche, sostenute dal Pentagono. Insomma in Siria non c’è solo lo scontro fra milizie pro e anti Assad, la situazione è talmente caotica che persino i ribelli sostenuti apertamente da Washington sono in guerra fra loro. E non finisce qui: secondo il Los Angeles Times molte della armi fornite ai ribelli “buoni” sono finite nelle mani di quelli “cattivi” ovvero l’Isis e Al Qaida. Un altro disastro made in Usa. Con le conseguenze che ben conosciamo. Vedi Bruxelles e Parigi”.
Marcello Foa

da L’antidiplomatico

Il ‘Los Angeles Times’ sottolinea quanto poco controllo ci sia da parte dell’intelligence degli Stati Uniti sulla pianificazione militare dei gruppi che sostengono.

Le milizie siriane armate da diverse sezioni della “macchina da guerra degli Stati Uniti” hanno iniziato a “combattersi l’un l’altra” nella pianura situata tra la città di Aleppo e al confine turco, rendendo manifesto il “poco controllo esercitato dagli agenti dei servizi segreti statunitensi e dai pianificatori militari sui gruppi che hanno finanziato e addestrato”, ha riportato il Los Angeles Times.

I combattimenti si sono intensificati negli ultimi due mesi, mentre le unità armate dalla CIA e le unità armate da parte del Pentagono si sono scontrate più volte durante le manovre attraverso il territorio conteso nella periferia settentrionale di Aleppo, come hanno confermato i funzionari degli Stati Uniti ed leader dei “ribelli”.

A metà febbraio una milizia finanziata dalla CIA chiamato Fursan Al Haqq o Cavalieri di Giustizia, ha perso la città di Marea, che è passata nelle mani delle Forze democratiche siriane sostenute dal Pentagono. “Combatteremo contro ogni fazione che ci attacca, non importa da chi è sostenuta”, ha dichiarato in un’intervista al-Fares Bayoush, uno dei leader di Al Fursan Haqq.

Secondo i media, gli attacchi tra i due gruppi sostenuti dagli Stati Uniti arrivano in mezzo a continui combattimenti e intensi in Siria e illustrano le difficoltà in cui versan
0 gli Stati Uniti nel coordinare le decine di gruppi armati che stanno cercando di rovesciare il governo siriano del presidente Bashar al-Assad, per combattere l’ISIS e fra di loro, allo stesso tempo.

“È una sfida enorme”, ha dichiarato il membro del Congresso Adam Schiff, che ha descritto gli scontri tra gruppi finanziati dagli Stati Uniti- come “un fenomeno abbastanza nuovo.” Secondo lui, questo è parte della “scacchiera tridimensionale” quale è diventato il campo di battaglia siriano.

“Si tratta di una guerra complessa di multi-fazioni in cui le nostre opzioni sono molto limitate”, ha aggiunto un ufficiale di Stati Uniti non autorizzato a parlare pubblicamente sulla questione. “Sappiamo che abbiamo bisogno di un partner sul terreno. Non possiamo sconfiggere l’ISIS senza quella parte dell’equazione, in modo da continuare a cercare di costruire quei rapporti.”

“La lotta per il territorio ad Aleppo mostra quanto sia difficile per gli Stati Uniti gestire questi conflitti localizzati e, in alcuni casi, profondamente radicati”, ha spiegato Nicholas Heras, esperto della guerra civile siriana il Centro per una nuova sicurezza americana. “La prevenzione dei conflitti è una delle costanti nelle riunioni delle operazioni congiunte con la Turchia”, ha aggiunto.

Fonte: Los Angeles Times

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Referendum trivelle, l’appello di Maria Rita D’Orsogna

Referendum trivelle, l’appello di Maria Rita D’Orsogna

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Il 17 aprile del 2016 occorre votare SI, in tanti e con convinzione. Il tempo del petrolio è finito, 150 anni di buchi in tutto il mondo hanno portato a risultati negativi per l’ecosistema e per le persone che vivono nelle comunità cosiddette “petrolizzate”. Specialmente in questo momento abbiamo tante alternative alle fossili ed è finalmente possibile pensare ad un futuro senza trivelle e petrolio. Ma bisogna volerlo.

La domanda che ci verrà posta nel referendum è la seguente: vogliamo che le concessioni in mare durino fino alla durata naturale del giacimento, o vogliamo che ci siano scadenze intermedie? Posto in questo modo il quesito potrebbe sembrare molto tecnico. Il referendum è stato così limitato dal Governo Renzi che nel corso dei mesi ha fatto di tutto per spolparlo della sua essenza.

Ma la vera domanda a cui dobbiamo rispondere non è sulla durata delle concessioni. Dobbiamo dire a gran voce che tipo d’Italia vogliamo. Un Bel Paese che continua a guardare le fossili, o una nazione che vuole cambiare verso un futuro diverso?

Incentivare l’astensione è un qualcosa di sbagliato e ingiusto. Antidemocratico, da codardi. Tutti hanno il diritto di votare, è una mancanza di rispetto per chi ha fatto in modo che la democrazia fosse tale. Il referendum costa 400 milioni di Euro visto che qualcuno non ha voluto accorparlo. Io dico di votare SI, ma piuttosto che l’astensione andate a votare NO, se non siete d’accordo.

In questo Governo ci sono lobbysti, inciuci e affaristi capaci di condizionarne qualsiasi scelta. I petrolieri hanno rapporti stretti col Governo, ricordiamo solo Corrado Clini – ex ministro dell’ambiente -, che ebbe una corrispondenza diretta per concedere trivellazioni “sotto-banco”.

Spero vivamente che il quorum venga raggiunto. La nazione va protetta e amata, non va distrutta. Questo è un voto simbolico e filosofico: il governo prenderà un’eventuale mancanza di voti come un plebiscito sulle trivelle, per continuare a fare quello che vogliono, indisturbati con altre concessioni e prolungamenti. È un segnale dello spirito della nazione.

L’Italia può fare molto di più con le rinnovabili. Il Governo ha fatto tagli retroattivi agli incentivi sulle rinnovabili perché sta cercando di affossarle. Servono dei politici che puntino ad avere un’Italia 100% rinnovabile, ci sono altre nazioni che lo stanno già progettando.

Si può fare, basta volerlo“.

Maria Rita D’Orsogna
Fisico, docente universitario, attivista ambientale

#SmascheriamoRenziFossile

#SmascheriamoRenziFossile

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Solo a 14 ore di volo di distanza dall’Italia Matteo Renzi la poteva sparare così grossa sperando di passare inosservato. In Nevada, dove ha visitato “la centrale di energie rinnovabili più innovativa del mondo” costruita da Enel e Enel Green Power, ha dichiarato che “le rinnovabili vedono l’Italia tra i leader mondiali”. Ahahahahah. Che faccia tosta! Renzi in Italia fa il tifo per le Trivelle, in America si scopre ambientalista.

#SmascheriamoRenziFossile con i numeri.

-60%. Nel 2014, primo anno del governo Renzi, gli investimenti nelle energie rinnovabili sono crollati del 60% rispetto all’anno precedente.

-19%. Nel 2014 il settore eolico ha perso 7mila posti di lavoro in due anni, pari al 19% dell’intera forza lavoro. Un massacro.

-149.278. Secondo i dati ufficiali del Gestore dei Servizi Elettrici, nel 2012 sono entrati in funzione quasi 150 mila nuovi impianti fotovoltaici. Due anni dopo appena 722! Renzi è riuscito ad azzerare un settore che era in crescita e che ci invidiavano nel mondo.

#SmascheriamoRenziFossile con le sue leggi.

DECRETO SPALMA-INCENTIVI con i tagli retroattivi che hanno ammazzato il settore delle rinnovabili in Italia.

DECRETO SBLOCCA-ITALIA che punta tutto su trivellazioni off shore e inceneritori anziché su solare ed eolico.

DECRETO MINISTERIALE FER. Nel 2015, subito dopo Natale, arriva l’ennesimo regalo alle lobby petrolifere con incentivi che prevedono per gli inceneritori una tariffa incentivante di 119 euro per MWh. Per un un impianto eolico o a biogas le tariffe sono molto meno vantaggiose.

#SmascheriamoRenziFossile con le parole del Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) che raccoglie oltre 30 associazioni del settore: “manca l’efficienza burocratica con processi autorizzativi che si trascinano per anni, manca il coordinamento amministrativo con Regioni che continuano a produrre misure in barba ai fondamentali principi costituzionali, manca una visione strategica, non comprendendo che con piccoli accorgimenti si potrebbe rinnovare nei prossimi anni almeno un terzo degli impianti esistenti portando ad un deciso incremento nella produzione e riducendo sensibilmente gli impatti sul territorio, manca in definitiva la fiducia, l’entusiasmo, il futuro”.

Enel Green Power costruisce a 14 ore di volo di distanza una delle centrali rinnovabili più innovative al mondo. Bene. Quando in Italia?

Di Battista sbugiarda Franceschini e il governo

Di Battista sbugiarda Franceschini e il governo

Grandioso Alessandro Di Battista. Pesca un video dove Franceschini accusava Berlusconi, e ora fa la stessa cosa. Che vergogna!

#RenzieBoschiACasa

#RenzieBoschiACasa

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Le dimissioni del ministro Guidi sono un’ammissione di colpa, dimostrano il coinvolgimento del ministro Boschi e del Bomba che fanno l’interesse esclusivo dei loro parenti, amici, delle lobby e mai dei cittadini. Devono seguire l’esempio della Guidi e dimettersi subito: la misura è colma. Che altro deve succedere perchè si schiodino dalla poltrona questi abusivi non eletti da nessuno? I cittadini vengono prima dei papà banchieri indagati e dei compagni petrolieri. Basta battute, basta supercazzole, basta balle. Renzie e la Boschi devono presentarsi dinanzi al Parlamento, dire la verità sui favori alle banche, ai petrolieri e alle lobby e andarsene.
Nella telefonata intercettata dai pm di Potenza nelle indagini sul traffico illecito di rifiuti, tra la ministra Guidi e il compagno Gemelli, si fa riferimento a un emendamento che era stato tolto dallo ‘Sblocca-Italia‘ e che doveva essere reinserito nella legge di Stabilità 2015. “Dovremmo riuscire a metterlo dentro al Senato, se Maria Elena (la ministra Boschi, ndr)) è d’accordo“, afferma Guidi nella telefonata. Secondo i pm, l’emendamento avrebbe favorito le aziende di Gemelli, facendogli guadagnare 2,5 milioni di subappalti. La Guidi chiese l’avvallo della Boschi che – per blindarlo e assicurarsi che tutto andasse come doveva – inserì l’emendamento incriminato nel testo del maximendamento su cui poi, con il consenso del Bomba, pose la questione di fiducia.
Un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro.
Ora si capisce perchè il Pd ed il governo incitano illegalmente all’astensione sul referendum delle trivelle in programma il prossimo 17 aprile: intacca gli interessi delle compagnie petrolifere e tutela i cittadini e l’ambiente. Il Bomba non può permetterlo.
#RenzieBoschiACasa!

 

La fregatura dell’#anatocismo imposta dal governo

La fregatura dell’#anatocismo imposta dal governo

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di M5S Parlamento

C’è sempre qualche potere forte che tiene la manina del Bomba e dei suoi quando questi redigono le leggi. Nel caso dell’anatocismo (in un prestito, gli interessi capitalizzati che generano altri interessi da pagare), le banche dettano, la maggioranza scrive. E poi, truffaldinamente, i partiti spacciano certi provvedimenti per una vittoria dei consumatori. La chiamano norma Boccadutri, ma sarebbe da definire “Bancadutri“.

VIDEO Il M5S insieme ai truffati del Salva Banche

La cosa grave è che il governo con la sua maggioranza sdogana per legge quell’anatocismo che i clienti degli istituti hanno sempre continuato a subire e che solo la legge di Stabilità di fine 2013 aveva provato, senza successo, ad abolire. La verità è che la fregatura rimane, perché rimane la capitalizzazione degli interessi, pur annuale, nel momento in cui vengono addebitati su conto corrente dell’utente che non si trova in grado di saldarli subito. Per gli incapienti è un colpo gravissimo. Il M5S è stato l’unico in Parlamento a intuire la trappola e l’unico a non votare a favore.

 

#Fukushima 5 anni dopo: nessuno sa cosa fare

#Fukushima 5 anni dopo: nessuno sa cosa fare

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di Dario Tamburrano, portavoce M5S Europa

A Fukushima da qualche parte sotto la centrale, in punti non identificati, ci sono tre “blob” di roba tremendamente radioattiva: il corium, il frutto della fusione del nocciolo di tre reattori nucleari. Quante persone ne sono consapevoli? A Chernobyl il “blob” fu uno solo, prontamente localizzato e isolato dall’ambiente circostante con il famoso sarcofago, mentre in Giappone non é stato ancora possibile farlo: la tragedia prosegue e ogni giorno genera 500 tonnellate di acqua fortemente radioattiva. C’é il sospetto fondato che l’acqua radioattiva raggiunga l’oceano Pacifico, sulla cui riva sorge la centrale nucleare devastata dal terremoto e dallo tsunami nel marzo 2011. Ne abbiamo parlato il 22 marzo qui al Parlamento Europeo, insieme a Nuclear Transparency Watch, durante un evento destinato all’anniversario e alle lezioni che l’Europa (non) ne ha tratto. Mentre arrivavano le notizie degli attentati in città non ci siamo fermati perché ci è sembrato un dovere civico rimanere per quanto possibile al proprio posto e portare avanti le normali attività.

L”incidente del 2011
Nel 2011 a Fukushima il terremoto impedì l’arrivo dell’energia elettrica alla centrale e lo tsunami mise fuori uso i generatori diesel di emergenza. Le centrali nucleari infatti producono energia, ma paradossalmente devono sempre a loro volta essere alimentate di elettricità quando vanno fuori uso, altrimenti é impossibile raffreddare il reattore e le reazioni nucleari vanno fuori controllo.
Il nostro intervento si é concentrato sulla situazione della centrale nucleare, perché comunemente si crede che l’incidente sia stato grave, ma non gravissimo, dal momento che la Tepco (l’operatore dell’impianto) ha fatto filtrare le informazioni nel corso degli anni, quando Fukushima era scomparsa dalle prime pagine dei giornali.

VIDEO La stangata sulle bollette elettriche!

Le versioni della Tepco
In molti siamo rimasti alla prima versione della Tepco con la sua tranquillizzante stima secondo la quale era “danneggiato” (danneggiato, non fuso…) il 70% del combustibile nucleare nel reattore 1, il 33% nel reattore 2 e possibilità di “danni” anche al combustibile del reattore 3.
Adesso invece é generalmente riconosciuto che nei tre reattori di Fukushima é avvenuto un “melt through”: il combustibile nucleare si é fuso insieme all’acciaio dell’involucro di contenimento entro il quale avvengono le reazioni nucleari ed é uscito dai reattori.
Lo ha scritto ad esempio la prudentissima e attentissima agenzia Reuters in occasione di questo quinto anniversario della tragedia. La Tepco ha iniziato le prime ammissioni solo nel novembre 2011 – otto mesi di ritardo – parlando di possibili “danni” all’integrità dell’involucro di contenimento del reattore 1. Il resto é arrivato goccia a goccia e talvolta per vie indirette: alla luce di questo, é ragionevole chiedersi se, e fino a che punto, la Tepco ammetta la gravità dei problemi attuali e se le informazioni di pubblico dominio siano sufficienti a tratteggiare il quadro della situazione.

I blob radioattivi
Come si é arrivati alla consapevolezza del triplice “melt through”? Nel 2015 sono iniziate le ricerche dei resti del combustibile nucleare, per rimuoverli o almeno per isolarli in qualche modo come a Chernobyl. Grazie alla scansione a muoni è emerso che non c’é più combustibile nucleare nel reattore 1 (la fonte é un articolo sulla rivista scientifica Science, riservato agli abbonati) e che ben poco ne sarebbe rimasto nel reattore 2 (per verificarlo bisognerebbe leggere il giapponese). Se il combustibile nucleare non é nel reattore ne consegue che ne é fuoriuscito e che per farlo deve aver fuso l’acciaio dell’involucro di contenimento. E anche il reattore 3 ha affrontato la stessa mancanza di raffreddamento. Ma dove sono i “blob”, il risultato della fusione del combustibile e del reattore? Non si sa. La zona é troppo radioattiva per essere esplorata dagli umani e perfino dai robot.

L’acqua radioattiva
I “blob”, ovunque si trovino, devono essere continuamente raffreddati. Infatti migliaia di persone ogni giorno lavorano a Fukushima: lottano contro la radioattività e contro l’acqua radioattiva. Si versa acqua su quel che resta dei reattori, con lo scopo di impedire che il “blob” si riscaldi. Si pompa via l’acqua per 500 tonnellate al giorno della falda sotterranea, che si infiltra negli scantinati e diventa altamente radioattiva. Nessuno sa bene cosa farne: pur se viene decontaminata, dato che non é possibile però rimuoverne completamente la radioattività, viene stoccata in serbatoi. Attualmente attorno alla centrale ci sono già circa mille serbatoi, ciascuno dei quali contiene 1000 tonnellate di acqua e continuamente ne vengono costruiti di nuovi.

Pacifico radioattivo
Si ritiene che l’acqua di falda radioattiva raggiunga l’oceano Pacifico, sulla cui riva si trova Fukushima, ma la Tepco sostiene che il suo impatto sia limitato all’interno del porto sul quale si affaccia la centrale nucleare e che il problema dell’acqua verrà risolto con la costruzione di un muro di ghiaccio sotterraneo attorno alla centrale nucleare. Il progetto tuttavia é stato bloccato dall’autorità nipponica di regolamentazione nucleare che ha obiettato che una volta realizzato il muro sotterraneo, l’acqua radioattiva nelle cantine raggiungerebbe il livello del suolo, traboccherebbe fuori dall’edificio, e prenderebbe comunque una strada verso il mare.
In poche parole nessuno sa cosa fare.

 

 

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