Discorso di fine anno 2015 di Beppe Grillo

Discorso di fine anno 2015 di Beppe Grillo

 

L’Italia è un ologramma. Chi vi parla è l’ologramma di Beppe Grillo. mi potete passare attraverso, come se fossi un fantasma. Io non esisto. come non esiste il governo, nè il capo del Governo, nè tanto meno Mattarella che è l’ologramma di sè stesso (unico caso al mondo) Domandatevi se avete mai visto il vostro sindaco dal vivo. Impossibile, anch’egli è solo un ologramma. E i referendum, le leggi popolari? Sono tutti ologrammi del Potere. Pensateci è mai possibile che uno come Gasparri sia senatore (che sia un discendente del cavallo di Caligola?)? E Brunetta un deputato? o Salvini un leader politico?. Non è possibile, infatti sono solo degli ologrammi venuti male. L’Italia non è un’espressione geografica, come diceva Metternich, ma un ologramma. Da lontano sembra che esista, che abbia una sua consistenza. Poi quando ti avvicini capisci che è un barbatrucco, non c’è nulla di vero, neppure le frontiere, neppure gli 80 euro. Fumo. Le banche sono ologrammi, il Parlamento è un ologramma, i media sono ologrammi che creano ologrammi. I media infatti sono i più grossi responsabili di questa nazione. Gli ologrammi si creano dal nulla, per questo chi non ha un’identità deve controllare e usare i media per averne una .Un ologramma per amico ha però i suoi vantaggi. Non sporca, non mangia, puoi anche fare a meno di fare conversazione come con tua moglie, lasciarlo parlare da solo, ma, nel caso, lo puoi contraddire senza timore se comincia spiegarti che l’Italia è un Paese democratico, libero da ingerenze straniere, con politici responsabili e che non fai mai nulla in casa. Tu sei lui e lui è te, una copia di schizofrenici. In Italia siamo in crisi di identità. Chi non lo sa finisce sempre nei guai. Chi si allea con noi, in realtà si allea con l’ologramma e infatti finisce sempre che cambiamo alleanza in corsa, come nella prima e seconda guerra mondiale, o rinneghiamo un trattato di pace bombardando la Libia come è avvenuto con Gheddafi. La colpa non è degli italiani, ma dei loro ologrammi e di chi ci crede. Buon anno dall’ologramma di Beppe Grillo

#IoGuardoBeppe

Energia: il Governo impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro a utente

Energia: il Governo impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro a utente

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Il Governo favorisce i venditori di elettricità e impedisce risparmi in bolletta di oltre 200 euro annui per ogni utente.

La riduzione della bolletta elettrica e del gas è l’ennesima sparata a vuoto del governo Renzi: 57 euro in meno all’anno per famiglia, ovvero meno di 5 euro al mese, pari all’ 1,2% quando poteva essere del 5% pari almeno di 20 al mese se si fosse evitato di favorire i venditori di energia e gas, cioè le solite A2A, Iren, Hera, Acea, Enel, Eni...”

Una piccola mancia di Capodanno con la quale il premier del “Salva Banche” spera di riguadagnare le simpatie degli italiani.

Si sarebbe potuto sfruttare meglio il calo dei prezzi delle materie prime di energia per alleggerire di un bel po’ le pesanti spese degli italiani. Ma Renzi ha preferito aiutare i grandi venditori di luce e gas.

La discesa del costo dell’energia e di alcune componenti degli oneri contenuti nella bolletta, vengono infatti vanificati dall’incremento della voce commercializzazione dovuta per far fronte alla riforma del mercato elettrico attualmente non ancora entrata in vigore ma in discussione nell’esame del DDL concorrenza in commissione industria del Senato.

Ecco svelato il trucco. Il quadro emerge dalla lettura dell’ultimo comunicato sulla bolletta inviato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas: si riscontra che nonostante una riduzione del costo dell’approvvigionamento energetico del 3,4% e un calo di circa il 2% degli oneri, in particolare di quelli che gli utenti pagavano per lo sconto concesso ai grandi consumatori di energia (cementifici, fonderie etc) oggi interrotto da una procedura di infrazione della Commissione europea, il costo della bolletta non cala come dovrebbe perché aumenta la voce commercializzazione per far fronte ad effetti di una riforma che il Parlamento non ha ancora approvato. Riforma cucita addosso guarda caso ai venditori di energia che non è ancora legge ma già erode risparmi ai consumatori.

Per completare il quadretto, l’Autorità per l’Energia annuncia la fine delle tutele di mercato ancora prima che il Parlamento ne discuta. Qui si sta facendo una forzatura per camuffare la realtà e indorare la pillola ai cittadini. Interverremo nella commissione industria del Senato per ostacolare questo modo di operare e ridare al Parlamento il ruolo che gli compete, di decidere le regole in tutela dei consumatori.

Lo dimostrano chiaramente i conti diffusi dall’Autorità. Quei numeri, caro presidente del Consiglio, suonano come una presa in giro per milioni di cittadini che contavano su un vero risparmio e che invece hanno avuto in cambio solo vuote promesse.

#MinistroDelloSmog sputa la verità!

#MinistroDelloSmog sputa la verità!

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Il #MinistroDelloSmog Gian Luca Galletti deve dire tutta la verità agli italiani: il governo ha indebolito la lotta allo smog. Mentre mezza Italia soffoca avvelenata, nel silenzio generale della palude di Bruxelles, con i giornalisti distratti in inutili dirette sul dilemma targhe alterne o blocco del traffico, il governo ha votato per annacquare la direttiva europea sulle emissioni inquinanti.

L’Italia, assieme alla maggioranza di 24 Paesi membri,
ha proposto di abbassare i nuovi limiti nazionali delle emissioni inquinanti dal 2020 fino al 2030, indebolendo la lotta a gas mortali come anidride solforosa (SO2), ossido di azoto (NOX), micropolveri sottili (Pm 2.5), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e metano (CH4).

Le decisioni prese al tavolo con i sindaci e governatori sono palliativi, non risolvono strutturalmente il gravissimo problema dell’inquinamento in Italia. Il Parlamento europeo aveva approvato un piano per ridurre del 52% il numero delle vittime dello smog, ma nonostante questo sia responsabile in Europa di 430 mila morti premature all’anno, il Consiglio europeo dell’Ambiente è sceso al 48%. Dietro queste percentuali ci sono migliaia di vite umane in gioco. L’abbassamento degli obiettivi equivale a 17.200 morti per smog in più all’anno, 17.200 vite umane che si rinuncia a salvare (ogni punto percentuale equivale a 4.300 morti).

Galletti dovrebbe dire agli italiani che ha tolto il metano dall’elenco dei gas inquinanti! Secondo dati scientifici il metano determina il 18% dell’effetto serra ed è 21 volte più dannoso dell’anidride carbonica. Le emissioni di metano sono prodotte da discariche, miniere di carbone, allevamento intensivo, estrazione dei combustibili fossili e riscaldamento delle biomasse. Ecco chi difende il #MinistroDelloSmog: petrolieri e lobby degli inceneritori che tra l’altro “hanno trovato un altro regalo sotto l’albero di Natale: gli incentivi previsti nel Decreto ministeriale Fer non fotovoltaiche che prevede per gli inceneritori una tariffa incentivante di 119 Euro per MWh, quando per un impianto eolico o a biogas sono previste tariffe meno vantaggiose”, così scrive in una nota il Coordinamento Free, fonti rinnovabili ed efficienza energetica che raggruppa 30 associazioni del settore.

Galletti dovrebbe dire agli italiani che ha abbassato la soglia del target dell’ammoniaca per l’Italia dal 26% al 14% e del PM 2.5, le micropolveri sottili, il cui target è stato ridotto del 5%.

Questi sono i fatti che Galletti ha omesso di dire davanti all’opinione pubblica durante il vertice per fronteggiare l’emergenza smog. Questo commercialista incompetente e dannoso, scelto da Casini e Renzi e non dai cittadini, adesso deve dire tutta la verità agli italiani.

15 banche italiane sotto vigilanza diretta

15 banche italiane sotto vigilanza diretta

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“La Bce ha reso noto la nuova lista delle banche di importanza significativa per il sistema finanziario europeo e dunque soggette a vigilanza diretta da parte dell’Eurotower. Il numero sale di 6 unità a 129 istituti, il risultato di 8 aggiunte e di 2 eliminazioni. La pattuglia della banche italiane sottoposte a vigilanza diretta è di 15 unità.
Si tratta di Banca Carige, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare, Banca Popolare dell’Emilia Romagna (era stata tolta insieme con il Creval e adesso rientra in lista), Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Vicenza, Barclays Italia, Credito Emiliano (era stato tolto insieme con il Creval e adesso rientra in lista) , Iccrea Holding, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Unicredit, Unione di Banche Italiane e Veneto Banca. Come indicato in un comunicato, la Bce inizierà la supervisione diretta delle otto nuove banche tra il 1 gennaio e il 1 febbraio, a secondo di quando sia stata presa la decisione sul nuovo status dell’istituto in questione”.
Fonte: Il Sole 24 Ore

 

Manlio Di Stefano – M5S LORO SO’ LORO…E NOI NON SIAMO UN CAZZO!

Manlio Di Stefano – M5S LORO SO’ LORO…E NOI NON SIAMO UN CAZZO! 

Apple evade 880.000.000€ e trova un accordo per pagarne 318.
Google evade quasi 1.000.000.000€ e trova un accordo per pagarne 150.
I concessionari del gioco d’azzardo evadono 98.000.000€ e trovano un accordo per pagare 600.000€.
La signora Maria di Voghera evade 90€ perché dimentica di pagare i rifiuti e le prendono la casa per interessi, more, aggi e sanzioni.
Che ve lo dico a fare? Loro so’ loro…e noi non siamo un cazzo!

 

LORO SO’ LORO…E NOI NON SIAMO UN CAZZO! Apple evade 880.000.000€ e trova un accordo per pagarne 318.Google evade…

Posted by Manlio Di Stefano – M5S on Mercoledì 30 dicembre 2015

Università: ancora pochi giorni per la raccolta firme, firma anche tu!

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Più di trenta appuntamenti, in 11 regioni e 21 atenei coinvolti. Sono questi alcuni dei numeri dell’Unitour del MoVimento 5 Stelle, l’iniziativa nata per raccogliere firme tra gli studenti universitari e chiedere al ministero dell’istruzione l’abbassamento delle tasse universitarie e la creazione di una no tax area per le fasce di popolazione in difficoltà economiche.

A descrivere la situazione del nostro Paese bastano un paio di elementi: da noi il numero di laureati è tra i più bassi d’Europa, a fronte di tasse d’iscrizione tra le più alte.

Questa campagna, promossa da tanti parlamentari del MoVimento, attivisti e studenti interessati a sostenere l’iniziativa, è nata dalla constatazione di una realtà: in Italia l’accesso allo studio universitario è sempre più difficoltoso per ampie fasce della popolazione. In un Paese , il nostro, che ha subito fortemente gli effetti della crisi economica e nel quale milioni di cittadini vivono al di sotto della soglia di povertà, è necessario adottare misure che aiutino le nuove generazioni a formarsi adeguatamente. La crisi si sconfigge anche e soprattutto così: investendo nel futuro e ciò non sta avvenendo. Lo prova il fatto che in Italia la disoccupazione giovanile tocca la percentuale spaventosa del 42,7% (fonte Ocse).

Le firme raccolte tra gli studenti nei banchetti allestiti in tante città e sul sito universita5stelle.it saranno portate dai parlamentari M5S al Miur all’inizio del 2016, per spingere il ministero di Viale Trastevere e tutto il Governo a lasciare il Parlamento libero di discutere la nostra proposta di legge che, da oltre due anni, la maggioranza tiene sigillata in un cassetto.

Questa raccolta firme è dunque uno strumento per far sentire al governo la pressione della società civile e, al contempo, sensibilizzare i giovani sul rispetto dei loro diritti.

Mancano pochi giorni alla scadenza della raccolta firme. Sono già migliaia quelle raccolte, sostienila anche tu firmando QUI! Il futuro è una strada che passa anche da te.

#LoSmogUccide anche il pianeta

#LoSmogUccide anche il pianeta

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Smog. Aria irrespirabile. Clima impazzito. Morti premature.
E’ il bollettino di guerra che la natura ci presenta alla soglia del 2016, proprio quando tutti eravamo concentrati sulla cena di Natale con i nostri cari. Questi eventi non sono frutto dell’imponderabile. Hanno responsabilità ben precise o, per semplificare, sigle di partito. Già, i partiti, divenuti ormai i cartelli che le lobby usano per muoversi all’interno dei vari parlamenti. Perché a decidere, come in fondo sapete anche voi, non è chi impone le targhe alterne. A muovere le fila ci sono immensi colossi petroliferi rappresentati da associazioni ai limiti della legalità in Europa: le lobby.
Ma andiamo con ordine, e iniziamo a parlare coi fatti.

IL FOLLE VOTO DI FORZA ITALIA E LEGA NORD
A causa dei voti del Carroccio e di Forza Italia è stato perso il livello di ambizione delle riduzioni, riferite alle sostanze inquinanti presenti nell’aria. A svelare la follia della destra europea è stato il portavoce Piernicola Pedicini, unico relatore ombra italiano per la Direttiva NEC sui limiti delle emissioni nazionali. Un provvedimento che avrebbe attenuato anche il costo economico causato dalla cattiva qualità dell’aria. Quest’impatto terrificante sulla salute umana ammonta, secondo l’OMS, a 1.4 trilioni di Euro per tutta l’Europa (88 miliardi all’anno). La sola Italia ne avrebbe addirittura evitate 13.471 (37 morti al giorno) e avrebbe risparmiato almeno 7 miliardi di Euro ogni 12 mesi a partire dal 2025. Il Bel Paese, grazie a questi geni da televisione, subirà danni devastanti alla biodiversità grazie alla perdita di colture agricole per 17.953 Km2.

IL DOPPIOGIOCO DEL PD UCCIDE
Il Consiglio europeo dei Ministri dell’Ambiente ha ulteriormente annacquato la revisione della direttiva sulle emissioni inquinanti approvata dal Parlamento europeo lo scorso 28 ottobre. La maggioranza qualificata di 24 Paesi membri (Italia a favore, ma il Ministro all’Inquinamento Galletti era assente) ha abbassato i nuovi limiti nazionali delle emissioni inquinanti dal 2020 fino al 2030. Si indebolisce la lotta a anidride solforosa (SO2), ossido di azoto (NOX), micropolveri sottili (Pm 2.5), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e metano (CH4). Siamo nelle mani di veri e propri inquinatori seriali. Il Parlamento europeo aveva approvato un piano per ridurre del 52% il numero delle vittime dello smog. Il Consiglio europeo è sceso al 48%. Dietro queste percentuali ci sono migliaia di vite umane in gioco. L’abbassamento degli obiettivi equivale a ulteriori 17.200 morti per smog in più all’anno, 17.200 vite umane che si rinuncia a salvare (ogni punto percentuale equivale a 4.300 morti).

QUELLA COP21 NON VINCOLANTE
Oltre alle morti, a preoccupare è la situazione generale del pianeta Terra. Durante l’ultima seduta della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo del 2015, il commissario all’energia Arias Cañete si è sottoposto ad uno scambio di opinioni con gli eurodeputati. All’ordine del giorno c’era il punto sugli incontri di Parigi, andando nel dettaglio dell’accordo, già propagandato dai media come rivoluzionario. Scommettiamo che non ne avete sentito parlare (di questo incontro) nelle ultime settimane, vero? Probabilmente perché i portavoce del M5S hanno fatto domande ben precise al commissario europeo: “Cosa comporterà non rispettare gli accordi?”. Dopo alcune insistenze, l’esecutivo europeo ha risposto. Ecco la sua ammissione: “Ci saranno solo dei richiami formali, ma nessuna sanzione, per i Paesi che non rispettano i vincoli”. Tanto rumore, per nulla.

IL GOVERNO E’ COMPLICE CONSAPEVOLE
Esattamente come per il caso Volkswagen. Dopo 7 anni di tira e molla, infatti, la Commissione ha finalmente introdotto un nuovo metodo di calcolo e l’obbligo di effettuare verifiche di conformità con misuratori di emissioni portatili. Ma lo scandalo è che gli Stati membri, d’accordo con la Commissione e con l’eccezione dell’Olanda e della Repubblica Ceca, si sono accordati per introdurre dei fattori di correzione da applicare alle misurazioni dirette che rendono legali emissioni doppie fino al 2018 e di 1,5 volte i limiti per gli anni successivi. Da questo documento emerge che l’Italia ha proposto di legalizzare emissioni superiori di almeno il 300% rispetto ai limiti. Ecco perché improvvisamente Matteo Renzi e Sergio Marchionne sono diventati migliori amici. Si può facilmente dedurre che la vergognosa posizione italiana in seno al comitato tecnico si possa far risalire all’ex sottosegretario Graziano Delrio.

SONO TUTTI IMPAZZITI?
Viene da chiedersi se non si siano tutti bevuti il cervello. La risposta è no: attorno a queste scelte totalmente scellerate ci sono i soldi. Quelli con cui le multinazionali (rappresentate, ci ripetiamo, dalle lobby) oliano gli ingranaggi della politica e gonfiano i portafogli dei decisori nazionali ed europei. Il pianeta sta morendo, dobbiamo liberarci dalle catene del passato. Archiviare queste mummie fossili e tornare a respirare aria pulita. Per farlo, l’unica speranza sono i cittadini. Un Movimento di cittadini non ricattabile, non schiavo delle antiche logiche del “favore”. Un Movimento libero per tornare a respirare la legalità, la coerenza e, per una volta, libero di scegliere un’altra politica industriale. Lo dobbiamo prima che a noi, ai nostri figli.

Undici vittorie in un green act poco green

Undici vittorie in un green act poco green

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Non una ma undici vittorie ottenute dal M5S nel Collegato ambientale. Una legge che è passata alla Camera due giorni fa e che è stata declamata come la panacea dei mali da tutti i media. Ma non lo è. Contiene troppe, troppe criticità e trappole ambientali inaccettabili. Ed è per questo che ci siamo astenuti. Pur avendo lottato per oltre un anno per ottenere i nostri risultati.
Eccoli.

VUOTO A RENDERE per tutti gli imballaggi per liquidi, anche se in forma sperimentale, dopo l’indebolimento del testo al Senato grazie alle lobbies che hanno tentato di fare pressione; stiamo organizzando una forte azione con comitati e cittadini per incentivare tutti gli esercizi commerciali ad adottare questo sistema di sostenibilità, per evitare che grazie al monopolio Conai anche nel 2016 il 55% della plastica recuperata vada incenerita;

CREDITO D’IMPOSTA PER LA RIMOZIONE DELL’AMIANTO PRESENTE NELLE IMPRESE: scarsa dotazione finanziaria (5 milioni di euro per gli interventi compiuti nel 2016 a valere sulle imposte dal 2016 al 2018) ma provvedimento che per la prima volta affronta il problema partendo dalle origini, riduciamo l’amianto in giro per l’Italia e ridurremo il numero impressionante di vittime (circa 5mila all’anno);

RIDUZIONE DEI RIFIUTI DA INCENERIRE, con l’abrogazione del folle provvedimento che impediva il conferimento in discarica per rifiuti con potere calorifico maggiore di 13mila kJ/kg e che era stato scritto espressamente per favorire la lobby dell’incenerimento, foraggiata con 585 milioni di euro nel 2014;

GESTIONE SOSTENIBILE DEI REFLUI OLEARI, con un primo tentativo di fare ordine in un settore che vede sistematici sversamenti in fognatura dei reflui; in aree scoscese sarà possibile, dopo pretrattamento, immettere i reflui in fognatura solo in caso di utilizzo di olive locali, solo in caso di buona funzionalità dei sistemi di depurazione locali;

INCENTIVI ALL’AUTOCOMPOSTAGGIO e al COMPOSTAGGIO DI COMUNITA’, sgravi fiscali ai comuni e ai privati virtuosi, ottenimento di una materia prima preziosa, il compost che nulla ha a che vedere con il digestato degli impianti a biogas, bocciato in commissione l’emendamento Tentori che intendeva consentire la costruzione con una banale DIA degli impianti a biogas, il biogas della porta accanto, che tanto hanno attirato speculatori e mafiosi (lo stesso Messina Denaro, l’altro Matteo); la DIA è rimasta per gli impianti di compostaggio di prossimità, gli unici che producono un buon compost dai dati Ispra; il compost, oltre a ridurre la necessità di fertilizzanti chimici, può essere una matrice per il settore chimico, e ovviare alla paventata fuga di Descalzi e dell’ENI dopo le tangenti che risultano essere state pagate in Nigeria per sottrarre il petrolio a quel popolo; viene inoltre allargato alle utenze non domestiche l’autocompostaggio;

FONDI PER LA MOBILITà SOSTENIBILE, stanziati 35 milioni di euro per favorire la mobilità fra casa, scuola e lavoro;

FONDO DI 10 milioni di euro per l’anno 2014 al quale possono attingere i comuni che intendono avviare interventi di rimozione o demolizione di opere o immobili realizzati abusivamente in aree ad elevato rischio idrogeologico;

VALUTAZIONE D’IMPATTO SANITARIO (VIS), anche se solo per nuovi grandi impianti e redatto dal proponente stesso, quindi con efficacia limitata rispetto a quanto proposto dal nostro emendamento.

DATI AMBIENTALI RILASCIATI IN OPEN DATA, fondamentale per il controllo da parte dei cittadini

-schema nazionale volontario per la VALUTAZIONE E LA COMUNICAZIONE DELL’IMPRONTA AMBIENTALE DEI PRODOTTI, DENOMINATO “MADE GREEN IN ITALY”. Viene stabilita l’adozione di una metodologia per la determinazione dell’impronta ambientale dei prodotti (PEF);

-introduzione del riferimento al VINCOLO IDROGEOLOGICO e al rispetto delle norme di tutela dell’assetto idrogeologico NELLA DISCIPLINA GENERALE DELL’ATTIVITÀ EDILIZIA E IN QUELLA RELATIVA A SINGOLE PROCEDURE ABILITATIVE;

Ma non possiamo elencare alcuni dati negativi, inaccettabili:
PROSEGUE IL PERCORSO DI PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, l’autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEGSI) ottiene più poteri di acqua o di morte sui cittadini più o meno morosi, le autority possono continuare a regolare il mercato a loro piacimento, nell’ottica della creazione della Grande Utility Italiana.

INCENTIVI A FALSE FONTI RINNOVABILI come i reflui della filiera bieticola e degli oli vegetali, a scarissimo indice di ritorno energetico e a elevatissime emissioni, maggiori rispetto ai combustibili fossili;

IL DEPOTENZIAMENTO DELL’ENEA IN QUANTO ENTE DI RICERCA;

IL MANTENIMENTO DELLA POSSIBILITà DI TRATTARE I FANGHI DI DEPURAZIONE CIVILE E INDUSTRIALE mediante la metodica detta “gessi di defecazione”, carbonatazione e acido solforico, metodo che ha portato a 7 decessi fra gli operatori negli utlimi 2 anni per la complessità chimica della procedura svolta solo per fare mercato degli escrementi e non pagare per lo smaltimento, metodica che ha portato a riduzione della qualità della vita delle popolazioni limitrofe agli impianti;

Questo Governo d’Azzardo sta continuando a portare avanti la solita politica, investi in speculazioni e guadagnerai interessi del 5% (i risparmiatori delle 4 banche del “salva banche” sono stati tratti in inganno dal miraggio degli interessi e hanno perso oltre 300 milioni di euro), trivella in pace (sono più di 600 le richieste in corso per cercare idrocarburi e gas in terra e mare), incenerisci i rifiuti (sono 9 gli inceneritori previsti nel nuovo schema di Decreto del governo di recepimento della legge “Sblocca Italia”; questa politica è un cancro che sta indebolendo il tessuto sociale ed economico del nostro paese, è un Renzoma da estirpare al più presto.
Il settore ambiente ammonta a oltre 268 miliardi di euro all’anno di fatturato, una parte positiva (come i 20 miliardi spesi in riqualificazione energetica degli edifici che offre 18 mila posti di lavoro a miliardo investito) e molte parti negative, come i 14 miliardi in incentivi alle fonti fossili, i 48 miliardi di euro di esternalità sanitarie ambientali.
Si potrebbe arrivare a 500 miliardi di euro all’anno di PIL ambientale salendo a 50 miliardi di euro all’anno in riqualificazione energetica degli edifici, investendo i 10 miliardi di euro delle grandi opere inutili della legge obiettivo in piccole infrastrutture per mobilità pubblica, bonfiicando i 39 SIN (circa 80 miliardi in tutto), bonificando l’amianto (40 miliardi di euro).

L’ambiente è importante anche sul versante economico e occupazionale. Con la stabilizzazione dell’ecobonus per gli edifici si potrebbero generare oltre 150 mila posti di lavoro in più ogni anno ed evitare un terzo delle emissioni responsabili di oltre 84mila decessi in Italia, con persone anche giovani stroncate all’improvviso per strada nei giorni ad elevato PM in Pianura Padana.

Questo Governo d’Azzardo sta continuando a portare avanti la solita politica: investi in speculazioni e guadagnerai interessi del 5% (i risparmiatori delle 4 banche del “salva banche” sono stati tratti in inganno dal miraggio degli interessi e hanno perso oltre 300 milioni di euro), trivella in pace (sono più di 600 le richieste in corso per cercare idrocarburi e gas in terra e mare), incenerisci i rifiuti (sono 9 gli inceneritori previsti nel nuovo schema di DPCM di recepimento del DL 133 “sblocca Italia”; questa politica è un cancro che sta indebolendo il tessuto sociale ed economico del nostro paese, è un Renzoma da estirpare al più presto.
Il fatturato del settore ambiente ammonta a oltre 268 miliardi di euro all’anno, una parte positiva (come i 20 miliardi spesi in riqualificazione energetica degli edifici che offre 18 mila posti di lavoro a miliardo investito) e molte parti negative, come i 14 miliardi in incentivi alle fonti fossili, i 48 miliardi di euro di esternalità sanitarie ambientali.
Si potrebbe arrivare a 500 miliardi di euro all’anno di PIL ambientale salendo a 50 miliardi di euro all’anno in riqualificazione energetica degli edifici, investendo i 10 miliardi di euro delle grandi opere inutili della legge obiettivo in piccole infrastrutture per mobilità pubblica, bonfiicando i 39 SIN (circa 80 miliardi in tutto), bonificando l’amianto (40 miliardi di euro).

L’ambiente è importante anche sul versante economico e occupazionale. Con la stabilizzazione dell’ecobonus per gli edifici si potrebbero generare oltre 150 mila posti di lavoro in più ogni anno ed evitare un terzo delle emissioni responsabili di oltre 84mila decessi in Italia, con persone anche giovani stroncate all’improvviso per strada nei giorni ad elevato PM in Pianura Padana.

Gli investimenti in trivellazioni danno 500 posti di lavoro per miliardo, oltre 30 volte meno che il risparmio energetico, che dando lavoro smontano il ricatto occupazionale e il voto di scambio del sistema-governo.
Oltretutto il risparmio energetico ridurrebbe la dipendenza dall’estero per cui sono tenuti in palmo e sostenuti i collaborenzi dalla Merkel, Putin e Obama.

I 79 articoli di questo provvedimento, come l’anno di una famosa eruzione vulcanica, fanno ben sperare.

L’astensione è stata motivata dalla presenza di molte criticità, alcune elencate. Provvedimenti come questo, nati da una serrata discussione, contengono anche nostre proposte e sono una base di partenza per la sostenibilità e l’economia circolare decantata da tutte le forze politiche a Parigi.

Commissione Ambiente

Financial Times: “Il Movimento 5 Stelle è maturo per il governo”

Financial Times: “Il Movimento 5 Stelle è maturo per il governo”

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Oggi il Financial Times – uno dei quotidiani più autorevoli e letti al mondo – parla del MoVimento 5 Stelle in prima pagina. Ecco il testo, tradotto, dell’articolo:

“Il MoVimento 5 Stelle è maturo. Un partito dal passato eccentrico si reinventa come seria alternativa a Renzi.
Quando il M5S esplose nella politica italiana nel 2009 durante la crisi economica, era caratterizzato da una protesta senza compromessi e dalla burlesca, sardonica figura del suo leader, il comico Beppe Grillo.
Ma il M5S sta cercando di cambiare volto rispetto a quello di uno dei più eccentrici -addirittura clowneschi- partiti politici europei. L’obiettivo che la trasformazione mira a raggiungere sembrava una fantasia appena un anno fa: governare il Paese e sfidare il governo di centrosinistra del primo ministro Matteo Renzi.
Beppe Grillo, 67 anni, ha tolto il suo nome dal simbolo del partito, un segnale del fatto che potrebbe presto farsi da parte. Il suo erede più probabile è Luigi Di Maio, un ventinovenne napoletano, dalla retorica efficace, con un look elegante e toni moderati. ”La percezione del MoVimento è cambiata” sostiene Di Maio. “All’inizio c’era l’idea che fosse solo un movimento di protesta… ma siamo riusciti a sfondare quel muro. Vogliamo governare.”
Le probabilità che ciò accada sono in aumento. Il M5S è il secondo partito d’Italia. Dopo lo svantaggio rispetto al partito di Renzi di quasi 20 punti un anno fa, i sondaggi mostrano che la distanza si è ridotta a circa 5 punti – 32 a 27 per cento.
Il M5S è sicuramente quello nella forma migliore, tra tutti gli sfidanti di Renzi, che ne è spaventato” afferma Gianfranco Pasquino, professore di scienze politiche al SAIS-Europa di Bologna.
Che il M5S abbia una chance nel minacciare Renzi la dice lunga sul declino sofferto dal quarantenne ex-sindaco di Firenze, che è salito al governo nel febbraio del 2014 tra grandi speranze di potere trasformare l’Italia. L’economia sta crescendo dopo anni di stagnazione, ma i miglioramenti non sono stati largamente percepiti.
“La gente è scoraggiata, delusa e ancora arrabbiata” sostiene Roberto D’Alimonte, professore di scienze politiche all’Università Luiss di Roma. “La ripresa non viene avvertita”.
Di Maio ha affinato il messaggio contro il primo ministro. “Renzi sembrava una faccia nuova, ma non ci è voluto molto a capire che si stava muovendo nella direzione dei soliti vecchi sistemi di governo del Paese”, dice.
Ma convincere gli italiani che il M5S sia un’alternativa credibile resta un arduo compito, visto che molti ancora lo vedono come un partito da ostruzionismo e opposizione. Lo slogan più famoso di Beppe Grillo quando lanciò il movimento era “vaffanculo”, una parolaccia indirizzata all’establishment, e lo stesso Grillo rifiutava di fare parte di qualsiasi coalizione.
Ma gradualmente il M5S ha vinto alcune elezioni locali, conquistando il controllo di città come Parma, Livorno e Ragusa. I risultati sono stati diversi. Il sindaco di Livorno, ad esempio, ha dovuto affrontare critiche in seguito ad uno scandalo scoppiato nella città portuale toscana per la mancata raccolta dei rifiuti.
“La loro indeterminatezza, la loro incompetenza, e la loro inadeguatezza sono evidenti a tutti” afferma Alessia Rotta, un’esponente del Partito democratico vicina a Renzi.
Un test più importante arriva il prossimo anno, quando le elezioni locali si terranno in alcune delle città più grandi d’Italia. Il premio è la città di Roma, travolta dagli scandali, dove il M5S ha primeggiato nei sondaggi fin dalle dimissioni del sindaco PD Ignazio Marino in ottobre.
“Gli altri partiti hanno paura di governare Roma, ma noi crediamo sia un’opportunità per metterci alla prova” afferma Di Maio, che è figlio di un imprenditore edile e di un’insegnante di scuola superiore ed è cresciuto in quella Pomigliano D’Arco all’ombra del Vesuvio famosa per l’industria Fiat. Ha studiato legge e stava avviando un’impresa di marketing prima di entrare in politica.
La piattaforma del M5S ha attratto sostenitori da destra e da sinistra. I suoi pilastri comprendono la battaglia contro la corruzione, l’attenzione all’ambiente e un referendum sulla permanenza nell’euro, che Di Maio ritiene responsabile di molte delle sofferenze economiche italiane.
“Il vero fallimento dell’unione monetaria è pensare che i Paesi del Sud possano viaggiare alla stessa velocità di quelli del Nord”, sostiene.
Il suo partito ha attaccato il salvataggio italiano di quattro banche, che ha spazzato via migliaia di piccoli investitori detentori di obbligazioni secondarie. “L’obiettivo è stato salvare i banchieri, non i cittadini”, ha scritto Di Maio su Facebook la scorsa settimana.
Ci sono segnali che Di Maio abbia cercato di smussare gli angoli di Grillo. E’ stato di aiuto nel definire un accordo con Renzi per eleggere tre giudici costituzionali. Dopo gli attacchi terroristici di Parigi, ha negato il suo appoggio al ritiro dell’Italia dalla NATO-un’idea sostenuta da Grillo. “Non è in discussione” ha affermato.
Invece dei bombardamenti, ritiene che l’Occidente necessiti di maggiore “human intelligence” e debba estinguere le fonti finanziarie dell’Isis nel Golfo. Non ha dubbi sul prendere le distanze da un altro partito che sta scuotendo l’establishment europeo, il francese Front National. La sua ascesa riflette un “clima di generale indignazione” dice Di Maio. Il M5S, aggiunge, non è una tossina populista, ma un antidoto: “Noi siamo i portavoce naturali dei cittadini. Siamo una barriera contro l’odio e l’estremismo”.
Fonte: Financial Times

 

 

2015: l’anno nero della Sicilia

2015: l’anno nero della Sicilia

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“Chi vive in Sicilia sa che questa isola assomiglia all’anticamera dell’inferno. Siamo tanto lontani da quell’Europa centro-settentrionale che ci ha tirato dentro questa avventura dell’Unione Europea e dell’Euro. Siamo una colonia di una colonia. Messina, pochi mesi fa, è stata senza acqua per settimane. 250 mila persone che hanno rischiato di dimenticare cosa fosse un rubinetto, con scuole e università chiuse. E la beffa delle beffe è che un acquedotto da 500 litri al secondo, vicinissimo Messina, butta a mare, ormai da anni. Volete sapere perché? Alla fine degli anni ’60 la conduttura fu presa in gestione da enti regionali che chiesero somme astronomiche al comune di Messina, che rinunciò a quell’acqua. Ma ci sono tante altre zone della Sicilia dove la penuria d’acqua è frequente, specialmente d’estate.
Parliamo di economia siciliana, in recessione totale, con un mercato del lavoro a dire poco disastroso. Il tasso di occupazione di uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è del 42,4%, cioè il più basso di tutte le regioni europee. Quattro volte peggio rispetto a quella della media dei paesi UE! I più disoccupati d’Europa, bel primato.
Il debito complessivo della Regione Sicilia con gli istituti di credito Ammonta a 7 miliardi e mezzo. Al 1 gennaio 2014 il debito era di appena 5 miliardi. Poi si sono fatti mutui per pagare altri debiti e poi ancora altri debiti per pagare i mutui e così verso il concetto di debito infinito! I trasporti sono stati al collasso per un po’ di tempo, ma ormai fortunatamente hanno finito di soffrire e sono passati a miglior vita! Abbiamo i treni più lenti d’Europa con tempi di percorrenza da capogiro, e frane e smottamenti e deragliamenti appena piove: per percorrere i 100 km da Palermo a Trapani ci vogliono 4 ore (media di 25 km all’ora); 2 ore per collegare Palermo ad Agrigento che distano 125 km; mentre da Palermo a Ragusa si impiegano dalle 6 alle 9 ore, con vari cambi, per un totale di 269 km ed una velocità media di circa 25 km all’ora; mentre i 300 km tra Trapani e Ragusa si possono tranquillamente fare in appena 10 ore e mezzo, grosso modo lo stesso tempo di percorrenza aerea tra Roma e Pechino. E pensare che la prima ferrovia italiana, inaugurata nel 1842 aveva una velocità di 50 km all’ora!
Il trasporto su strada è bloccato. Dal 10 aprile, con la rottura del viadotto Himera, la Sicilia è tagliata in due parti, vero è che da novembre è stata aperta una bretella, ma sulla riapertura del viadotto nessuno sa nulla! Ma tutta la viabilità interna è all’osso: nessuna illuminazione, manto stradale deformato, frane, smottamenti e chiusure continue, asfalto vecchio di anni, segnaletica insufficiente e o del tutto assente. La chiusura della Palermo a Catania, è stata solo la punta del naso di questo dinosauro affogato. L’elenco delle strade che non si possono percorrere tende all’infinito. Che il 2015 sarebbe stato l’anno orribile per la viabilità in Sicilia si era capito subito a inizio anno, con il crollo del viadotto Scorciavacche in provincia di Agrigento, appena terminato e subito franato. Ad Enna circa un 1/3 delle strade provinciali non è percorribile; mentre la statale 113 nei pressi di Trabia fino alla provinciale 18 che collega Palermo a Piana degli Albanesi è crollata. Sulla strada Statale 626 (Caltanissetta-Gela) il viadotto Geremia si è spezzato in due, mentre allagamenti e frane sulle strade statali 121 e 191 nei pressi di Mazzarino. Il Movimento 5 stelle ha rifatto, in tempi record e con spese minime e tutto in regola, la Regia Trazzera (borbonica ovviamente) sostituendosi di fatto ad uno stato latitante; mentre sulla provinciale 4 (Corleone – San Cipirrello) il ripristino è avvenuto in totale autonomia da parte degli abitanti della zona, ormai disperati, per potere raggiungere le loro campagne. Sarà forse un caso che la Sicilia, dopo il Molise, è la regione italiana con il più alto tasso di mortalità per incidenti su in strade extraurbane, un tasso doppio a quello della Lombardia (Statali, Provinciali e comunali extra urbane ) ed è la regione con la più alta percentuale di giovani morti sulle strade!
Puntiamo allora sulla cultura, ma le università del’isola sono tra le peggiori d’Italia, almeno secondo la classifica del Sole 24 ore. Per cui su 61 atenei pubblici in Italia, Palermo e Catania sono rispettivamente al 55° e 56° posto, mentre Messina al 39° posto rappresenta una eccellenza. Tra le università private la Kore di Enna è messa male.
Nell’ultimo anno la Regione ha speso 938 milioni di euro per pagare lo stipendio a 15.000 dipendenti assunti a tempo indeterminato. Niente male se si considera che questa cifra è pari a poco meno della metà di quello che impiegano le altre 15 regione a statuto ordinario italiane per pagare i propri dipendenti. Cioè la Sicilia costa quanto 7/8 regioni italiane. I dirigenti di tutte e 15 le regioni italiane a statuto ordinario sono pari al numero dei dirigenti della Regione Sicilia: 1836. e 16.000 pensionati. Ci sono poi società controllate dalla Regione Sicilia (oppure ad essa collegate) che hanno altri 7.000 dipendenti.
La sola Presidenza della Regione contava, fino a poco tempo fa, 192 dirigenti e circa 1300 dipendenti, lo stesso numero, ha fatto notare qualcuno, della Presidenza del Consiglio britannica. Ma in Inghilterra sono 53 milioni, dieci volte di più che in Sicilia!
Il capitolo più pesante della spesa regionale è quello della Sanità: 9,168 miliardi di euro spesi nel 2014, pari al 46% del totale delle uscite regionali. Ma nonostante le alte spese che la regione siciliana destina alla sanità, i posti letto pro capite per abitante sono pochini: 2,9 posti ogni 1.000 abitanti, peggio solo della Campania (2,8) contro una media Italiana di 3,4. E recentemente anche il Ministro della Salute ha ammesso che si, ci sono stati miglioramenti, ma “persistono significative inadempienze, soprattutto relative a : riorganizzazione dei punti nascita; cure palliative; prevenzione; riorganizzazione della rete dei laboratori”.

L’anno scorso Goletta verde, su 26 località di balneazione esaminate in giro per l’isola, ne ha bocciate 16 a causa dell’inquinamento. Mentre per quanto riguarda il trattamento delle acque reflue l’Unione europea ha riscontrato anomalie in 175 agglomerati urbani sui 390 presenti nell’isola.
E nel frattempo i siciliani soccombono: secondo il rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno la Sicilia ha un triste primato. Il 41,8 per cento dei siciliani è a rischio povertà, mentre tra il 2008 e il 2015 hanno perso il lavoro circa 800mila siciliani.
E la qualità della vita nelle città siciliane. E’ Ragusa la meno peggio in Sicilia, classificandosi al 78° posto su 110 (guarda caso con un sindaco a 5 Stelle), seguita da Siracusa al 90°, ultima Palermo al 106° posto, che però ha un tram nuovo! Sì, è vero che noi abbiamo il sole, il mare. Ma il sole ed il mare non riescono a darci da vivere”.
Igor Gelarda, dirigente Consap

Smog: Delrio dimentica programmi UE per abbandonare auto a diesel e benzina

Smog: Delrio dimentica programmi UE per abbandonare auto a diesel e benzina

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Per aggredire l’inquinamento che soffoca in primo luogo la Pianura Padana servirebbe la totale sostituzione, da attuare con un piano ben preciso, del parco auto privato e pubblico alimentato a gasolio e benzina anticipando il contenuto della direttiva europea DAFI che entrerà in vigore nel settembre 2016.

Il Ministro dei Trasporti Delrio, intervistato sul Corriere da Sergio Rizzo però ha derubricato totalmente questo punto dalla sua agenda, parlando solo superficialmente del tema, annunciando sperimentazioni, ma senza puntare direttamente al cuore del problema.

La direttiva DAFI prevede che in futuro ci siano solo veicoli alimentati a gpl, metano ed elettrici-idrogeno.

Durante la discussione della legge di stabilità il Movimento 5 Stelle aveva proposto che gli incentivi per la rottamazione auto euro 0,1,2 fossero concessi solo per chi passava ad auto in linea con la futura direttiva DAFI cioè alimentate a Gpl, metano, elettriche ma la proposta è stata bocciata dalla maggioranza renziana.

E’ inoltre necessario diminuire la circolazione di automobili nelle città attraverso un rilancio del trasporto pubblico rendendolo efficiente, più appetibile e confortevole.

Sono condivisibili le proposte di Delrio sul potenziamento dei treni locali, ciclabilità urbana( ricordiamo che grazie ad emendamento del M5S a prima firma Dell’Orco sono stati sbloccati nuovi fondi per le ciclabili) ed anche quello sui condomini virtuosi con la loro riqualificazione energetica anche se questa non inciderebbe che parzialmente sul problema.

Sui condomini virtuosi, speriamo che non vada a finire come a Reggio Emilia quando Delrio era sindaco

Nel 2009, ad inizio del secondo mandato da sindaco dell’attuale ministro, venne approvata una proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle sui cosiddetti “Condomini a 5 stelle”, un progetto che partiva da Comune e Circoscrizioni per dar vita a condomini virtuosi dal punto di vista energetico ed ambientale nella gestione del riscaldamento, energia, rifiuti, acqua.

Dopo l’approvazione di un regolamento ed i primi protocolli d’intesa portati avanti nei quartieri con la collaborazione attiva dei consiglieri M5S che pure erano all’opposizione, il progetto si arenò nel dimenticatoio della Giunta Delrio e dei suoi assessori targati Pd.

Faranno la stessa fine i buoni propositi da sindaco di Delrio?

Emergenza Xylella, il M5S sfiducia il ministro Martina: troppi errori e inadempienze

Emergenza Xylella, il M5S sfiducia il ministro Martina: troppi errori e inadempienze

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Che l’emergenza Xylella in Puglia fosse gestita con imperizia dal commissario straordinario Silletti e dal ministro dell’Agricoltura Martina lo abbiamo detto sin dal primo giorno in tutte le sedi parlamentari e chiesto più volte, con atti ispettivi, chiarimenti che non sono mai arrivati. Abbiamo girato le province pugliesi in lungo e in largo e ci siamo opposti all’eradicazione degli ulivi, al fianco degli agricoltori e dei salentini che si sono incatenati agli alberi davanti alle ruspe al grido di #GiùLeManiDaiNostriUlivi. Ci hanno chiamato complottisti, perché abbiamo dubitato sempre delle versioni ufficiali, ma non ci siamo fermati.

Adesso l’inchiesta della Procura di Lecce avvalora le nostre tesi: per il disseccamento degli ulivi non vi è stata una ricerca scientifica adeguata e l’abbattimento degli alberi non è il rimedio risolutivo. Il commissario straordinario Giuseppe Silletti si è dimesso, mentre per il ministro Maurizio Martina è stata presentata dal Movimento 5 Stelle in Senato una mozione di sfiducia che sarà votata alla ripresa dei lavori d’Aula.

Un ministro che ha dimostrato la sua totale inadeguatezza a rivestire il suo incarico, e un governo Renzi che, nonostante il palese fallimento del piano di contrasto all’emergenza Xylella, ha preferito portare avanti la mattanza degli ulivi anziché indagare a fondo sulle cause del disseccamento degli alberi e cercare sul serio le soluzioni meno invasive possibili: il risultato è una terra sfregiata, un’economia messa in ginocchio, la voce della gente di Puglia silenziata.

Così, ad un mese dalla scadenza del suo mandato che avrebbe risollevato le sorti di una regione, Il comandante della forestale Giuseppe Silletti, si è dimesso dall’incarico di commissario straordinario dopo le sentenze del Tar del Lazio e gli avvisi di garanzia arrivati dalla Procura di Lecce che sta indagando sulla gestione dell’emergenza Xylella. Una inchiesta che mette in luce “una serie di errori di valutazione e di inadempienze” portate avanti anche in sede europea. I reati contestati a Silletti e ad altre nove personem tra cui anche ricercatori, sono tra l’altro: diffusione di malattia delle piante; violazione dolosa di disposizioni in materia ambientale; falso materiale e ideologico; deturpamento di bellezze naturali.

Il ministro Maurizio Martina, invece, ancora saldamente ancorato alla sua poltrona, è stato raggiunto da una mozione di sfiducia che il Movimento 5 Stelle ha presentato in Senato su iniziativa della portavoce salentina Daniela Donno, capogruppo in commissione Agricoltura. “È manifesta la inidoneità del ministro delle Politiche agricole e forestali allo svolgimento delle mansioni connesse al suo dicastero – si legge nella mozione depositata a palazzo Madama -. La causa è l’evidente perpetrazione di molteplici errori di valutazione, conduzione e coordinazione sulla gestione dell’emergenza Xylella in Puglia, che enucleano gravi responsabilità politiche, amministrative ed omissive di controllo. Tali imperizie ed incompetenze, reiterate nel tempo, impongono al Parlamento di esprimere la definitiva revoca dal suo incarico”.

Martina si assuma la responsabilità del fallimento del piano di contrasto all’emergenza Xylella. Se non lo fa lui stesso, presentando le sue dimissioni, sarà il Parlamento ad esprimersi votando la mozione di sfiducia depositata dal Movimento 5 Stelle. Continueremo a vigilare e a portare avanti la nostra battaglia, sia sul terreno al fianco del “popolo degli ulivi” che nelle sedi giudiziarie più opportune in quanto parte lesa. Abbiamo prodotto l’atto politico della mozione di sfiducia. Ma non escludiamo di presentare, nelle prossime settimane, anche un esposto in Procura, come anticipa la portavoce Donno.

Il cittadino deve essere al centro del Mercato Unico Digitale

Il cittadino deve essere al centro del Mercato Unico Digitale

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Il cittadino al centro del mercato unico digitale. I portavoce David Borrelli, Marco Zullo e Dario Tamburrano si sono battuti al Parlamento Europeo per inserire questo concetto all’interno del rapporto di iniziativa “Towards a Digital Single Market Act”. Ovvero, il primo passo dell´enorme lavoro che nei prossimi mesi e anni il Parlamento Europeo dovrà portare a termine nell´ambito del settore del digitale. Per la precisione, è stato votato lunedì 14 dicembre in una riunione congiunta delle Commissioni industria (ITRE) e mercato interno (IMCO).

“Internet è il nostro presente, ma sopratutto il nostro futuro. Al Parlamento Europeo stiamo discutendo su quello che sarà il Mercato Unico Digitale, ovvero le regole che andranno a valere per tutti i 28 Stati membri in materia “Internet”.

Sono cose molto importanti se pensiamo, ad esempio, ai cittadini, che potranno acquistare delle merci in tutti i Paesi membri e avere le stesse tutele legali da qualsiasi parte la merce provenga. Ma stiamo anche parlando del diritto di Internet, cioè portare quest’ultimo a tutti indistintamente, anche quelli che oggi vivono in territori più isolati.

E’ importante anche per le aziende, se pensiamo che potremmo sviluppare un mercato e-commerce molto più competitivo. Stiamo scrivendo le regole per permettere alle imprese italiane di competere con le altre in modo più corretto. Una cosa fondamentale se pensiamo all’oppressione del fisco che le PMI nostrane devono subire.

E’ chiaro che un tema così importante non può dimenticarsi della figura del cittadino. Per questa ragione il Movimento 5 Stelle, che è stato mandato qui per rappresentare il popolo, lo ha messo al centro di questo lavoro. Abbiamo chiesto di pensare a lui, prima di pensare alla grande Industria. Ma hanno preferito fare il contrario, perché la maggioranza di questo Parlamento è ancora schiavo delle lobby.

Non vi sembra comunque strano? Siamo stati eletti dai cittadini, dovremmo trovarci qui per rappresentarli. Ma una volta entrati in questi palazzo, ci dimentichiamo che esistono 500 milioni di europei. Vi faccio una proposta: la prossima volta che andrete a votare, dimenticatevi di loro. Provate voi a lasciarvi alle spalle la politica e, in particolare, questi politici. Provate per una volta a votare solo chi viene qua e vi tutela, come noi. Perché il Movimento 5 Stelle andrà avanti nel suo percorso, mettendo sempre il cittadino prima di tutto il resto. Lo faremo fino la fine del mandato: sempre e comunque”.

Ascolta e diffondi il messaggio del portavoce David Borrelli:

29mila imprese in meno nel 2015

29mila imprese in meno nel 2015

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“Nel 2015 il bilancio tra aperture e chiusure di negozi, bar e ristoranti sarà in rosso, con un saldo negativo di oltre 29 mila imprese. È la stima dell’Osservatorio Confesercenti. «Un crollo meno grave di quello registrato nel 2014 (-34mila) ma comunque peggiore delle attese». Tra le regioni a fare peggio è stata la Sicilia, dove hanno chiuso più di 16 mila esercizi commerciali.
Il calo delle chiusure, il primo in cinque anni, è quasi annullato dalla frenata delle aperture: quest’anno si stima che inizieranno l’attività circa 37 mila nuove imprese, contro le oltre 42 mila dello scorso anno. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di contrazione per il commercio in sede fissa, la ristorazione ed il servizio bar, spiega Confesercenti.
«In totale, dal 2011 ad oggi, questi tre settori hanno registrato circa 207mila aperture e 346mila chiusure, per un saldo negativo di poco meno di 140mila imprese». In media, negli ultimi 5 anni, ogni giorno hanno aperto 114 imprese e 190 hanno chiuso, per un saldo giornaliero negativo di 76 attività. I cinque anni di desertificazione hanno interessato tutto il territorio nazionale, anche se con intensità diverse a seconda delle zone, sottolinea l’associazione.
Tra le regioni, è la Sicilia ad aver messo a segno il saldo peggiore tra aperture e chiusure di negozi e locali (-16.355 imprese). Seguono, nella classifica delle emorragie di imprese più significative, la Lombardia (-14.327) e la Campania (-13.922). Tra le città capoluogo di provincia, invece, il primato di chiusure va a Roma: l’Urbe sta soffrendo una crisi commerciale ancora più intensa di quella registrata dal resto del Paese: in cinque anni la città ha subito un saldo negativo di quasi 7.500 tra negozi, bar, caffè e servizi di ristorazione. Seguono il comune di Torino, che perde oltre 3mila imprese, e quello di Napoli (-2.327 imprese).
Complessivamente, considerando tutti i capoluoghi di provincia, l’unico comune che ha registrato un saldo positivo è Padova, dove negli ultimi cinque anni il numero di bar, negozi e ristoranti è cresciuto, anche se solo di 42 unità. «Attività commerciali e pubblici esercizi non sono ancora usciti da uno stato di difficoltà che ormai dura da cinque anni», commenta il Presidente di Confesercenti, Massimo Vivoli.
«La ripartenza dei consumi, che pure c’è stata, è ancora troppo recente e modesta per portare ad una rapida inversione di tendenza, anche se finalmente nel 2015 tornano a calare le chiusure di imprese. Preoccupa, però, la frenata di nuove aperture, bloccate dalla stretta del credito e dalla riduzione dei margini di impresa, erosi dalla crisi e da una fiscalità cresciuta quasi costantemente negli ultimi cinque anni». Per far ripartire il settore Vivoli suggerisce di «ridurre il peso che grava su negozi, locali e botteghe» ed «introdurre affitti a canone concordato e cedolare secca per le imprese che aprono in uno degli oltre 600mila locali ormai sfitti per ‘mancanzà di attività in tutta Italia»”.
GdS

 

La violenza del Pd sulla consigliera del M5s

La violenza del Pd sulla consigliera del M5s

“Queste immagini devono fare il giro del mondo! Guardate la violenza del PD! Il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso si scaglia con violenza sulla consigliera Sara Marcozzi, unica donna in aula, durante l’azione dimostrativa del M5S a tutela dei soldi degli abruzzesi. Guardate cosa accade ai banchi della giunta mentre l’aula del consiglio regionale era ancora deserta”. Giorgio Sorial

Di seguito il video delle minacce del PD: