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Aborti volontari: Abbiamo impedito un “regalo” a Igreco Dopo il nostro intervento di ieri, l’Azienda ospedaliera di Cosenza ha revocato all’istante la delibera con cui aveva assegnato alla privata IGreco il servizio More »

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Punto nascita di Vibo Valentia, ho chiesto interventi immediati Non c’è un solo secondo da perdere davanti alle gravissime carenze denunciate dai dirigenti medici dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Vibo Valentia. Per More »

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Interruzione di gravidanza a Cosenza: Sospetta concessione a IGreco Ho chiesto gli atti di una strana delibera dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, con cui al gruppo IGreco è stato assegnato il servizio di More »

Replica articolo la Riviera

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NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE

NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE Nel 2017 non può accadere una simile tragedia, che pone interrogativi molto seri sull’accompagnamento al parto in Calabria. Presenterò subito un’interrogazione parlamentare. È inquietante la More »

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Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono   di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa. “Forza Italia e Partito Democratico votano al Parlamento europeo contro gli More »

Monthly Archives: novembre 2015

Sanità, esposto sull’illegittimità del commissariamento. Ora la palla passa a Oliverio

Sanità, esposto sull’illegittimità del commissariamento. Ora la palla passa a Oliverio

conferenza stampa Nesci

Oggi ho preparato un esposto alla Corte dei conti e alle Procure di Roma e Catanzaro sull’illegittimità della proroga del commissariamento della sanità calabrese.

 

di Dalila NESCI

 

Ecco perché stamattina ho tenuto una conferenza stampa all’ingresso della Cittadella di Catanzaro, sede degli uffici della Regione Calabria.

È ormai chiaro che sulla sanità il governatore Oliverio sta facendo un teatro dei pupi col governo centrale. Nel rispondere alla mia interpellanza sull’illegittimità della proroga del commissariamento della Regione Calabria nella sanità, il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo ha evidenziato la mancata presentazione di un nuovo piano di rientro da parte della stessa Regione.

Come ho già sottolineato alla Camera, Oliverio non ha fatto quanto in suo potere per il rientro della sanità nelle mani della Regione. Non ha sollevato conflitto di attribuzioni né presentato esposti per le diverse ingerenze della struttura commissariale, che alle casse regionali costa oltre 350 mila euro all’anno.

De Filippo ha chiaramente scaricato le responsabilità del commissariamento sulla Regione, accusata di inerzia. È bene chiarire, per Gelli e tutti i teatranti del Pd, che un conto è il commissariamento, altro il piano di rientro. Il commissariamento è stato prorogato illegittimamente e scade con la fine del 2015. Il piano di rientro, invece, prosegue sino a ultimazione. C’è dunque un problema di rispetto delle regole e un problema di confusione, creata a regola d’arte per sottrarre ai calabresi il diritto alla salute, assegnare consulenze inutili e gestire la sanità a piacimento.

L’esposto è davvero l’ultima ratio perché il governatore Oliverio si muova e impedisca con atti concreti che il commissariamento vada avanti nel 2016.

Adesso la palla tocca a lui, la palla tocca a lui.

PER LEGGERE L’ESPOSTO, CLICCA QUI

Ecco perché un sistema intero sta combattendo il M5S

Ecco perché un sistema intero sta combattendo il M5S

microcredito

Guardate, sono le imprese aiutate grazie al fondo del microcredito dove vanno a finire i nostri stipendi tagliati. Ad oggi sono state accettate 662 richieste di finanziamento. Le aziende chiedono una media di 21.000 euro. Con questi soldi possono rimettersi in marcia, comprare un macchinario mancante, ripararne uno mal funzionante, ristrutturare i locali etc etc.

Guardate il grafico. Il 57,4% delle imprese che richiedono il finanziamento sono imprese commerciali. I nostri soldi (anzi i vostri soldi), provenienti da una gestione parsimoniosa del denaro che Camera e Senato ci dà (e che per legge ci spetterebbe anche) stanno dando una mano al piccolo e medio commercio. Il tutto nell’era dei centri commerciali.

Capirete bene che con il M5S al governo – sia in ambito nazionale che nelle regioni o a Roma – quel che noi oggi facciamo volontariamente (ovvero il taglio degli stipendi) sarà legge dello Stato e migliaia di politici guadagneranno il giusto, non stipendi faraonici.

Per questo sono terrorizzati. Hanno paura di perdere i loro osceni privilegi. Diffondete e ricordate che se un intero sistema ingiusto (e spesso corrotto) ce l’ha con il M5S evidentemente stiamo lavorando bene, molto bene. A riveder le stelle!

#Cop21, il Movimento 5 Stelle è a Parigi

#Cop21, il Movimento 5 Stelle è a Parigi

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Due settimane per salvare il pianeta. Si è aperta a Parigi la XXI Conferenza delle Parti (COP21), un summit di tutti i Capi di Stato del mondo per salvare il pianeta che sta morendo soffocato dalle emissioni gas serra prodotte dall’uomo.

Il Movimento 5 Stelle sarà a Parigi con i portavoce Marco Affronte (Parlamento europeo), Mirko Busto e Massimo De Rosa (Camera dei Deputati). I portavoce saranno l’occhio, la mente e il cuore dei cittadini all’interno dei negoziati. Il loro obiettivo è quello di raccontare l’andamento delle tavole rotonde, degli incontri bilaterali e soprattutto vigilare sul comportamento dei Paesi ricchi che, in passato, si sono rifiutati di aiutare quelli poveri a investire in un modello di sviluppo non più legato all’inquinamento. L’energia si può produrre anche senza inquinare, basta volerlo. Basta sussidi ai petrolieri.

La notizia pubblicata oggi che l’Italia ha il record europeo per morti premature causate dallo smog non è una novità. Lo Stato e le Regioni se ne fregano della salute dei cittadini. Tutti i provvedimenti finora presi sono acqua fresca per far vedere che i politici fanno qualcosa, quando in realtà nulla sta cambiando. I cambiamenti climatici hanno un impatto economico, sociale e sulla vita dell’uomo.

Parigi non deve essere una passerella per i leader. Basta annunci, promesse, parole già ascoltate in passato. Per il Movimento 5 Stelle a Parigi si deve trovare un accordo coercitivo per tutti gli Stati: i risultati approvati devono essere monitorati da un organismo indipendente che preveda sanzioni se i Paesi non attuano gli accordi. I Paesi più sviluppati inoltre devono accelerare nella conversione della loro produzione di energia. Le rinnovabili sono LA risorsa.

Eppure l’Italia va in direzione opposta. Con il decreto Sblocca Italia, il governo ha “legalizzato” l’inquinamento autorizzando trivellazioni, discariche e inceneritori e soprattutto tagliando gli incentivi per le rinnovabili. Se questo è l’esempio, l’Italia dovrebbe restare fuori dalla Conferenza di Parigi.

#IlPdTiFrega anche in Europa. Le prove che il decreto salva-banche è una truffa

#IlPdTiFrega anche in Europa. Le prove che il decreto salva-banche è una truffa

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L’ultima furbata di Matteo Renzi non passa inosservata in Europa. Il suo decreto salva-banche coinvolge la Banca delle Marche, la Banca Popolare dell’Etruria (la banca del papà della Boschi), CaRiChieti e CaRiFerrara. Quattro istituti che hanno avuto gestioni deplorevoli per anni: prestiti allegri a politici, imprenditori amici, amici degli amici e avventure di varia natura senza alcuna base razionale. Tutto nel silenzio di Mario Draghi, attuale presidente della Banca Centrale Europea ma, fino al 2011, governatore della Banca d’Italia. Un quadretto sconsolante ma a cui il contribuente italiano si sta tristemente abituando. A lui verrano chiesti, tramite un giro di legislazioni che vi spiegheremo nel dettaglio, i soldi per salvare le fantastiche quattro di cui sopra. Quando si tratta di fare gli spacconi, infatti, questi moderni protagonisti di “Happy Days” sostengono che lo Stato interferisce negli affari, che va eliminato in favore degli automatismi del mercato. Se invece sono loro con le “pezze al culo” e sull’orlo del fallimento l’intervento della mano pubblica – che era prima inefficiente – diviene necessaria e salvifica.

IL DECRETO SALVA-BANCHE
Domenica 22 novembre il Consiglio dei Ministri, come sapete, si è riunito d’urgenza e ha partorito il tanto atteso (per le banche) decreto. Il piano prevede la creazione e capitalizzazione di quattro banche ponte ripulite dai non-performing loans (NPL, ovvero dalle attività che non riescono più a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori) che verranno sistemate e vendute sul mercato. Oltre a questo, è prevista la creazione di una “bad bank” in cui verranno conferiti tutti gli NPL che saranno a loro volta venduti come carta straccia a società di recupero crediti. Tutta l’operazione sarà finanziata dai contributi del settore bancario italiano al “Fondo di Risoluzione“, in accordo con la nuova direttiva UE.

CHI FINANZIA IL “FONDO DI RISOLUZIONE”?
Ad oggi il “Fondo di Risoluzione” risulta senza dotazione. Successivamente verrà finanziato da Banca Intesa Sanpaolo, Unicredit e UBI Banca, che forniranno un prestito ponte a 18 mesi e a tassi di mercato. L’ammontare del prestito sarà di €3,6 miliardi: circa €1,7 miliardi a copertura delle perdite delle banche originarie, “recuperabili forse in piccola parte“, come dice Banca d’Italia. Altri €1,8 miliardi per ricapitalizzare le banche “buone”, recuperabili (forse) con la vendita delle stesse. Circa €140 milioni per dotare la “bad bank” del capitale minimo necessario a operare. Inoltre, parte delle perdite saranno a carico di azionisti e detentori di obbligazioni non subordinate. Il documento di Banca d’Italia, al punto 4, garantisce esplicitamente che l’operazione non preveda alcun esborso da parte del contribuente e sia conforme con la normativa sugli aiuti di stato.

L’EUROPA NON CI CASCA. A PAGARE SARANNO GLI ITALIANI
La comunicazione della Commissione Europea diverge da quella data dal Governo Renzi e da Banca d’Italia. La commissaria per la concorrenza Margrethe Vestager, infatti, cita esplicitamente la presenza di aiuti di stato. “Il fondo di risoluzione dell’Italia erogherà 3,6 miliardi di Euro alle banche ponte, per capitalizzarle e per coprire la differenza negativa fra gli attivi trasferiti e le passività. Le misure comprendono anche un trasferimento di attivi deteriorati dalle banche ponte a una nuova società veicolo per la gestione degli attivi. Il fondo di risoluzione garantirà questa misura concernente gli attivi deteriorati rafforzando ulteriormente i bilanci delle banche ponte. Il beneficio connesso a tale garanzia è stato quantificato approssimativamente in 400 milioni di euro di ulteriore supporto del fondo di risoluzione. Tali interventi del fondo di risoluzione costituiscono aiuti di stato ai sensi delle norme europee sugli aiuti di Stato“. Avvisa inoltre che “la Commissione valuterà ai sensi delle norme UE sugli aiuti di stato la redditività del soggetto risultante dalla vendita delle banche ponte“. Avete letto bene: aiuti di Stato. E quindi i nostri risparmi a garanzia delle porcate fatte dagli istituti di credito in connivenza con gli attori politici.

ARRIVA LA MANO PUBBLICA A GARANTIRE LE PERDITE
Una nota di Intesa San Paolo rivela ciò che era tenuto all’oscuro da Governo e Banca d’Italia. Citando testualmente il comunicato: “L’erogazione di un finanziamento a favore del Fondo [di Risoluzione] per circa 550 milioni di euro, corrispondente alla quota di pertinenza di un finanziamento complessivo di 1.650 milioni di euro, a breve termine (scadenza 18 mesi meno un giorno), a fronte del quale la Cassa Depositi e Prestiti ha assunto un impegno di sostegno finanziario in caso di incapienza del Fondo alla data di scadenza del finanziamento“. Ecco dunque la prova, Cassa Depositi Prestiti (CDP) farà da garante in caso di incapienza del Fondo. Ovvero, se le quattro banche ponte verranno vendute a un valore inferiore a quello pronosticato o se il recupero crediti procederà più lentamente del previsto (due fatti altamente probabili) interverrà CDP – la mano pubblica del ministero delle finanze di Padoan – a restituire il prestito alle banche coinvolte.

IL GOVERNO MENTE, ANCORA
Viene ancora una volta da chiedersi come facciano il Governo e Banca d’Italia a mentire così candidamente. Sostenendo in aggiunta che: “Lo Stato, quindi il contribuente, non subisce alcun costo in questo processo. L’intero onere del salvataggio è posto innanzitutto a carico delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle quattro banche, ma è in ultima analisi prevalentemente a carico del complesso del sistema bancario italiano, che alimenta con i suoi contributi, ordinari e straordinari, il Fondo di Risoluzione“. Purtroppo non finisce qua. Lo sgravio IRES previsto per i contributi obbligatori consentirà alle Banche di recuperare il 27,5% dei 3,6 miliardi di Euro versati, cioè circa €990 milioni. Il confine tra pubblico e privato, anche qui, si assottiglia e suona molto come la classica supposta gigante da inserire dove tutti sanno.

PERCHE’ QUESTO GIRO DI LEGISLAZIONI?
Lo scopo finale è quello di aggirare la legislazione europea che, negli anni, è diventata molto stringente. Lo schema di salvataggio originario prevedeva l’azione del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), che sotto la guida di Banca d’Italia doveva andare a ricapitalizzare e assorbire le perdite e le enormi quantità di crediti deteriorati delle quattro banche. Il FITD era già stato protagonista nel salvataggio della Tercas e le indagini della “Direzione Generale Competition” della Commissione Europea per aiuti di stato non si erano fatte attendere. Dopo un lungo tira e molla politico, la Commissione aveva dichiarato quello schema non ammissibile. E allora Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan si sono ingegnati per trovare una soluzione differente, capitando nel classico dei paradossi su cui spesso inciampa in Europa: lo stesso Governo che ha votato in Europa e ha spinto fortemente per recepire nei tempi stabiliti la direttiva europea BRRD, quella che prevede il bail-in a partire da Gennaio 2016, si è trovato in una corsa contro il tempo per evitarne l’applicazione. Se il Governo ha sostenuto la BRRD, come mai ora fa di tutto per evitare la sua applicazione? Finalmente avete la risposta.

Passaparola: #Expo, fallimento passato presente e futuro – di Gianni Barbacetto

Passaparola: #Expo, fallimento passato presente e futuro – di Gianni Barbacetto

Tutti i giornali ripetono il mantra del governo sul successo ell’Expo. Nessuno tira fuori i dati però. Nel Passaparola di oggi Gianni Barbacetto, autore del libro “Excelsior. Il gran ballo dell’Expo“, fa i conti e prevede un buco di bilancio che sarà fra i 200 e i 400 milioni di euro. E questo è solo l’inizio. Passaparola!

“Un saluto agli amici del blog di Beppe Grillo! E’ diventato obbligatorio celebrare, applaudire, glorificare in successo di Expo perché Expo ci è stato presentato come l’icona dell’Italia che riparte. Ma è stato davvero un successo? Guardiamo i fatti, guardiamo le cifre e guardiamo la sorte del dopo Expo!

Il flop dei biglietti Expo

Ci hanno detto che i biglietti venduti sono stati oltre 22 milioni, in realtà secondo i calcoli e i dati che da dentro Expo sono filtrati e che il Fatto Quotidiano ha raccolto i visitatori veri, quelli paganti, sono stati attorno ai 18 milioni, con lo stesso risultato l’Expo di Hannover nel 2000 è stato qualificato come il flop del millennio, ormai le cifre quelle da guardare non sono più tanto quelle dei visitatori, ma quelle del bilancio. Il prezzo medio del biglietto è stato molto abbassato per ottenere gli ingressi degli ultimi 3 mesi, dopo che invece i primi 3 mesi Expo era abbastanza vuoto, cosa è successo? Costo del biglietto medio molto abbassato, grandi sconti, proprio saldi di fine stagione abbassamento delle entrate, dai nostri calcoli si può prevedere che il buco di bilancio di Expo sarà dai 200 ai 400 milioni di Euro, certamente non un successo. Poi c’è chi dice però: non si può giudicare Expo soltanto dai soldi, dalle cifre, bisogna anche vedere il lascito morale di Expo, benissimo qual è il lascito morale di Expo?

Il fallimento della Carta di Milano
La famosa Carta di Milano che si è proposta addirittura di risolvere un problema globale come quello della fame nel mondo, ci è riuscita? No, la Carta di Milano è un elenco di buone intenzioni senza vincoli per i paesi che l’hanno firmata, dunque probabilmente resterà sulla carta. D’altra parte le organizzazioni, le Ong più qualificate che hanno anche partecipato alla stesura della Carta di Milano alla fine non l’hanno firmata, perché?
Vi leggo alcune risposte: Slow Food Italia dice: la Carta di Milano è solo un rassicurante elenco di buone intenzioni, abbiamo deciso di non firmarla perché non tocca alcuni nodi a la proprietà dei semi, l’acqua come bene comune, i cambiamenti climatici. Caritas internazionalis ha dichiarato: “è una carta scritta dai ricchi per i ricchi e non parla di speculazione finanziaria, accaparramento delle terre, diffusione degli Ogm, perdita della biodiversità, clima, speculazioni finanziarie sul cibo, acqua, desertificazioni, biocombustibili” non mi pare un giudizio molto lusinghiero.

Extra costi e bonifiche: chi li paga?
Extra costi tutte le aziende che hanno vinto appalti, alcune sappiamo, li hanno vinti anche truccando le gare, hanno chiesto extra costi, più soldi, molti più soldi di quelli con i quali avevano vinto le gare, ancora non sappiamo, ci sono trattative in corso, ancora non sappiamo quanti soldi andranno a queste aziende.

VIDEO Le extrabonifiche di Expo

Il secondo problema è quello delle bonifiche, le bonifiche non sono state fatte, c’era un preventivo di 6 milioni per le bonifiche, ora sappiamo che ce ne vogliono più di 70 e soprattutto non sappiamo però a carico di chi, di solito è il venditore dell’area che deve consegnarla già bonificata, in questo caso chi procederà alle bonifiche? Anche questo non lo sappiamo e comunque sono costi che peseranno per il futuro.

Il dopo Expo?
Il grande problema a questo punto è il dopo lì abbiamo un’area immensa di oltre 1 milione di metri quadrati che dovrà trovare un suo utilizzo perché su quell’area sono stati impiegati 2.400.000.000 di denaro pubblico, di soldi nostri, cosa succederà di quell’area? Intanto non abbiamo quell’effetto che ci avevano promesso, ci promettevano 200 mila posti di lavoro nuovi? Non ce ne è traccia, in Lombardia l’occupazione è ancora in calo, ci promettevano aumenti del Pil di 1, 2, 3, 4 punti? Non ci pare l’aumento del Pil è di 0, e è dato da altri fattori non certo da Expo, cosa succederà almeno dopo di quell’area? Le idee non potevano essere più confuse di così.
Intanto c’è il peccato originale di Expo: quell’area è stata comprata per la prima volta nella storia degli Expo di tutto il mondo, con i soldi pubblici perché l’Expo per la prima volta è stato realizzato su aree private, così sostanzialmente il Comune di Milano e la Regione Lombardia hanno dovuto indebitarsi con le banche, per circa 200 milioni, chi restituirà quei soldi al Comune di Milano e a Regione Lombardia? Ancora non lo sappiamo, è stata fatta un’asta per rivendere quelle aree nel novembre 2014 nessuno si è presentato.
C’è questo peccato originale e poi c’è il cosa farci, il cosa fare dopo. Le idee che sono uscite finora sono di trasportare sul sito di Expo le facoltà scientifiche dell’università statale è un’idea del Rettore della statale Gianluca Vago, ottima idea ma con quali soldi? Con quale regia? Con quali tempi? Assolombarda ha detto: accanto alle facoltà scientifiche dell’università statale, possiamo metterci una zona di imprese, le imprese tecnologiche che possono trasportarsi lì, trasferirsi lì, sì ma anche lì con quale sicurezza, certezza, tempi regia non lo sappiamo.

Il governo brancola nel buio
L’idea del governo per risolvere ogni problema è stata annunciata in grande pompa dicendo: faremo un centro di ricerca, un grande centro di ricerca che farà di quell’area la Silicon Valley dell’Italia, porteremo lì l’istituzione italiano di tecnologie che ora ha sede a Genova e due altri piccoli di ricerca uno che ha sede a Trento e l’altro che ha sede a Torino e faremo di quell’area un posto prezioso per la ricerca genomica, per i big date etc., bellissimo anche questo ma andiamo a vedere le cifre, questi centri di ricerca occupano nel progetto originale 30 mila metri quadrati, nel progetto annunciato con grande pompa 70 mila metri quadrati è meno di 1/10 dell’area e tutto il resto?
Come si fa a riempire questa area che altrimenti rischia di restare il più grande squat d’Europa? Questo è tutto da vedere e lo dovremo vedere nei prossimi 10/20 anni. Un altro problema che potrebbe pesare sui conti definitivi di Expo è quello degli extra costi e quello delle bonifiche, i veri problemi di Expo cominciano adesso, passate parola!

Banchieri salvati, piccoli risparmiatori derubati #IlPdTiFrega

Banchieri salvati, piccoli risparmiatori derubati #IlPdTiFrega

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immagine Estratto conto di un piccolo risparmiatore di Banca Etruria prima e dopo il decreto Salva Banche del governo Pd: da 92.000 a 400 euro in una notte

“Il contatto diretto. Il rapporto di fiducia con il cliente, il correntista che molto spesso è anche obbligazionista o socio e che ti affida i risparmi di una vita. Il sostegno alle piccole imprese, con l’elasticità e la comprensione per i momenti di difficoltà.

Sono queste le qualità e le ragioni di esistere che di solito caratterizzano una banca popolare. Tutto cancellato con un tratto di penna dal governo Pd. Domenica scorsa, quasi alla chetichella, in un decreto che probabilmente sarà pure “affondato” nel mare magnum della Stabilità, in modo che possa viaggiare a fari spenti.

VIDEO Come funziona il Bail In per salvare le banche

Il Pd salva i banchieri e brucia i risparmi dei piccoli soci
Il “salva-banche” è un grande favore a quattro istituti (ripuliti dai crediti deteriorati) e soprattutto a chi li comprerà fra poco tempo. Mentre i loro azionisti e gli obbligazionisti subordinati vedono scomparire i propri risparmi. Chi aveva comprato bond meno garantiti dei cosiddetti “senior” ha visto sparire in un attimo 788 milioni di risparmi complessivi, mentre anche 150mila grandi e piccoli soci dei quattro istituti hanno visto andare in fumo almeno 2 miliardi di risparmi.

92.000 euro di risparmi scomparsi in una notte
Per Banca Etruria, una delle quattro salvate, è un bagno di sangue. La Popolare, governata anche dal papà del ministro Boschi e governata così bene da essere poi commissariata, aveva emesso circa 300 milioni di euro in bond subordinati. La perdita media è di 20.000 euro per cliente.
Tra gli acquirenti anche l’anziana Iunchita Elisei, 85enne di Fabriano, malata di Alzheimer. Una vita di lavoro le aveva fruttato 92mila euro di sudati risparmi, malauguratamente investiti nell’istituto di papà Boschi. Con quel tratto di penna, il governo Pd ha incenerito tutto e le ha lasciato la miseria di 473 euro (come visibile nella foto in alto) che suonano come una presa in giro.

Pagano tutto i piccoli risparmiatori
Il governo Pd strombazza l’addio all’epoca dei salvataggi bancari fatti a carico dei contribuenti (bail-out). E magnifica il passaggio all’era della responsabilità diretta delle banche sui loro conti (bail-in). Peccato che lo stesso esecutivo abbia fatto di tutto (e di corsa) pur di perfezionare questa operazione in anticipo sul primo gennaio 2016, data in cui entrerà in vigore in pieno il nuovo meccanismo, con il coinvolgimento anche degli investitori più tutelati e dei grandi correntisti. Palazzo Chigi sa a cosa andiamo incontro?
Nel frattempo, hanno pagato tutto i piccoli soci e risparmiatori, che spesso sono gli stessi correntisti indotti dai manager bancari della porta accanto a diventare pure azionisti o obbligazionisti. E che quasi sempre hanno scelto di farlo sulla fiducia, ignari delle condizioni reali della loro banca.
In attesa che scocchi il primo gennaio, l’asimmetria informativa è una piaga che non si sana in qualche settimana (per giunta con le festività natalizie di mezzo). Lo ha denunciato persino la Consob che ha chiesto in tal senso di modificare i contenuti della ratifica della normativa Ue e che richiama le banche alle loro responsabilità in termini di trasparenza.
La porta, ormai, i risparmiatori se la trovano sbattuta in faccia.” M5S Parlamento

 

 

 

#SilvioGoditiLaVecchiaia, al futuro dell’Italia ci pensa il M5S

#SilvioGoditiLaVecchiaia, al futuro dell’Italia ci pensa il M5S

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Silvio Berlusconi è entrato da poco nel suo ottantesimo anno d’età. Oggi è un arzillo vecchietto che nella vita ne ha viste tante, compresi i servizi sociali per la condanna per frode fiscale.

E’ stato amico di Craxi che gli ha permesso di costruire il suo impero con un decreto, ha conosciuto persone con un passato torbido come Mangano e altre con un futuro certo (dietro le sbarre) come Dell’Utri. Ha creato personaggi mitologici come Brunetta, Gasparri e tra i recenti Yoghi-Toti. Ha illuso milioni di italiani per bene con il contratto da Vespa e la storia della rivoluzione liberale mai arrivata. Si è trovato di fronte un’opposizione ridicola con nemici pericolosi come Violante che si vantò di non aver fatto una legge sul conflitto di interessi per non turbare i suoi affari, i veri ispiratori della sua attività politica per 20 anni. Si è divertito. Finchè non è arrivato il M5S e lo ha cacciato dal Senato segnando la fine della meteora politica di Forza Italia, che oggi stenta ad arrivare al 10%, è scomparsa dal territorio e sta fallendo dal punto di vista finanziario.

VIDEO La caduta di Berlusconi

Alle europee ha toppato, ha fatto campagna elettorale in tutte le tv per il Bomba, aiutando a farlo arrivare al 40% e poi si è accorto che è uno da cui non comprerebbe neppure una caramella. Ha provato a puntare tutto su Salvini finchè ha capito che anche lui è una mezza cartuccia. Conserva comunque una certa lucidità. Sa che il M5S vincerà al ballottaggio previsto dall’Italicum e che i giovani portavoce del M5S sono molto più credibili degli stantii dirigenti di Forza Italia. La presa di coscienza improvvisa l’ha però portato alla farneticazione, capita ai vecchietti. L’hanno lasciato da solo al computer e ha scritto su Facebook che scenderà nuovamente in campo per scongiurare la vittoria del M5S. Lo capisco, quando si è troppo vecchi si teme il cambiamento. Berlusconi può stare tranquillo. Il M5S ha già provveduto a cancellarlo politicamente, a far sparire le sue aziende ci penserà il mercato, l’avvento della banda larga e i dirigenti mediocri incapaci di rinnovare il suo business. Alla sua età non è consigliato lo stress della campagna elettorale e i milioni di euro che butterebbe per la campagna meglio goderseli in pensione con più soddisfazione. #SilvioGoditiLaVecchiaia. Anche se ormai abbiamo capito che il Pd è peggio di te, danni ne hai fatto abbastanza: al futuro dell’Italia ci pensa il M5S.

Elezioni comunali – repetita iuvant

Elezioni comunali – repetita iuvant

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Per partecipare alle elezioni comunali bisogna seguire la procedura di richiesta di certificazione. Nel caso di più liste e in mancanza di un accordo per presentarne una sola si procederà se il caso con una votazione on line tra gli iscritti al M5S del comune. Una lista non esiste se non è stata certificata con le modalità riportate qui. Chiunque accrediti una lista non certificata a nome del M5S verrà diffidato.

VIDEO L’annuncio di Luigi Di Maio

 

 

Il Natale a Rozzano

Il Natale a Rozzano

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Il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Garofani di Rozzano Marco Parma ha deciso di cancellare il concerto di Natale che si tiene ogni anno grazie al lavoro dei bambini con i maestri dell’Associazione 11 Note. L’evento è stato fatto slittare al 21 gennaio e ribattezzato “Festa d’Inverno“. Una decisione stupida e ipocrita, fatta più per comparire sui giornali che per l’educazione dei bambini, che ha fatto giustamente infuriare i genitori e ha portato il preside alle dimissioni. Marco Parma è stato candidato sindaco a Rozzano nella lista civica Aria Pulita appoggiata da una lista civica 5 stelle alle elezioni del 2009, ma il preside dimissionario non è riconducibile al M5S tant’è che il gruppo di Rozzano si è subito schierato contro la decisione del dirigente. Cancellare le feste e impedire ai bambini di intonare i canti natalizi equivale a cancellare un pezzo della nostra cultura e delle nostre tradizioni ed è inaccettabile. Buon Natale Rozzano!

 

#MicrocreditoInAzione: la pizza 5 Stelle di Massimo Barale

#MicrocreditoInAzione: la pizza 5 Stelle di Massimo Barale

“A Torino apre una nuova attività grazie al fondo del Microcredito. Continuiamo a sostenere le PMI, sia nella nostra attività legislativa in Parlamento, che attraverso gesti concreti come il versamento di parte dei nostri stipendi al fondo per il Microcredito. Soltanto i parlamentari piemontesi, nell’ultima rendicontazione, hanno già restituito a quel fondo più di un milione di euro. E’ con questi soldi che Massimo Barale, a Torino, è riuscito ad aprire la sua piccola azienda. Questa azienda ha avuto molte difficoltà, addirittura doveva aprire in Valsusa ad Avigliana e invece non riusciva ad accedere al fondo, non davano credito a quest’azienda.
Sono molte le aziende che stanno chiudendo, e invece grazie al fondo del Movimento questo ragazzo è riuscito ad aprire questa pizzeria panineria:
Mi chiamo Massimo Barale, è parecchio tempo che cercavo di ottenere un finanziamento in banca ma non avendo garanzie non ho mai ottenuto nulla. Grazie al fondo del M5S, visto che c’era questa opportunità del microcredito sponsorizzato dal Mise per l’apertura di nuove PMI, ho iniziato tutta la trafila burocratica. Mi sono iscritto alla camera di commercio, preso partita Iva e presentata la domanda alla banca del mezzogiorno. Una volta che mi hanno dato la ricevuta di accettazione del finanziamento ho dovuto trovare in cinque giorni una banca che se lo prendesse in carico. La mia attività, la mia idea, è di fare una pizza buona, la faccio a lievitazione di trenta ore perché la lascio riposare un giorno in frigorifero. Faccio anche hamburger di vitella di fassone, carne piemontese. Grazie a questo microcredito sono anche riuscito a creare due posti di lavoro, uno da 40 ore e un altro per il weekend venerdi e sabato per circa 20 ore di contratto settimanale.
Siamo fieri di aver contribuito a far partire questa attività con una parte della restituzione dei nostri stipendi. Come m5s continuiamo a sostenere le pmi, sia in Parlamento che con gesti concreti come questo. Io ringrazio il movimento 5 stelle per questa opportunità che ci ha dato.” Davide Crippa e Ivan Della Valle, M5S Camera

A Livorno deve pagare il Pd, non i cittadini #NonPagoPerIlPd

A Livorno deve pagare il Pd, non i cittadini #NonPagoPerIlPd

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Quella di A.AM.P.S., azienda della gestione rifiuti, di proprietà del Comune di Livorno, è una pentola che non deve essere scoperchiata e in molti nel PD non dormono sonni tranquilli di fronte alla prospettiva di portare i libri contabili in tribunale.

Il PD a Livorno non si è preoccupato di riscuotere la tariffa rifiuti per anni, tanto a tenerla in vita c’erano le banche, come il Monte dei Paschi di Siena. Istituti di credito che, col M5S ad amministrare, hanno chiuso i rubinetti. È per questo che l’amministrazione 5 Stelle ha ereditato dal Pd 42 milioni di euro di debiti.

La scelta di Nogarin: i cittadini non si toccano
Il sindaco Nogarin aveva due opzioni:
– ricapitalizzare l’azienda, sottraendo al bilancio quasi 11 milioni di euro di qui a fine 2016, gravando così sui servizi essenziali tagliando in maniera pesante, anche da punto di vista occupazionale – e così chi l’ha messa in ginocchio l’avrebbe passata liscia.
– oppure, in alternativa, avviare un concordato preventivo in continuità, capace di risanare l’azienda attraverso l’intervento dei commissari e garantendo al massimo i creditori, i posti di lavoro di tutti gli operai e i loro stipendi
Si è puntato sulla seconda opzione: non gravare sui cittadini, tutelare gli operai e far emergere le responsabilità della precedente amministrazione Pd. Qualcuno forse farebbe meglio ad andarsi a costituire.

Il terrorismo psicologico della Cgil
Immediatamente è partita la contestazione organizzata dalla Cgil che, dopo anni di torpore durante le gestioni del Pd che hanno generato 26 milioni di euro di buco di bilancio, sta terrorrizzando i dipendenti, paventando licenziamenti che sono esclusi dal mandato firmato dal sindaco. Gli operai non rischiano il posto di lavoro e continueranno a percepire lo stipendio.
La protesta blocca, irresponsabilmente, la raccolta dei rifiuti con disservizi enormi a tutta la cittadinanza. I sindacati hanno organizzato un’assemblea permanente dei lavoratori che va avanti già da due giorni. Si protesta contro Nogarin che vuole sanare l’azienda, salvaguardare il posto di lavoro degli operai e la loro busta paga. E’ un controsenso: il sindaco ha chiesto di precettarli. Quelli del Pd – da ridere – protestano insieme agli operai, mentre dovrebbero avere la decenza di tacere e di nascondersi per quanto fatto in questi anni.

La commissione d’inchiesta che fa paura al Pd
I partiti mangiano a sbafo per 70 anni e poi tocca a noi rimettere le cose a posto. E loro tremano. Il Pd locale ha paura. Il Consiglio Comunale ha infatti avviato da qualche mese una commissione di inchiesta sul caso. Il ministero dell’Economia ha inviato i suoi ispettori ed è stata già aperta un’inchiesta penale: la Guardia di Finanza è intervenuta per accertare eventuali responsabilità del Pd Livornese.

Il M5S sta cambiando Livorno
In questo contesto passa sotto silenzio l’accordo concluso da Nogarin con Esselunga, che porterà a 200 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro il 2017. Dal 2002 avevano acquistato l’ex polo Fiat per riqualificarlo, hanno dovuto aspettare 14 anni e un sindaco 5 stelle per poter finalmente iniziare, facendo breccia nella cortina di ferro Pd-Coop.
Passa sotto silenzio che il Comune sta per avviare un Reddito di Cittadinanza comunale utilizzando i soldi che ha scelto di non tagliare con le manovre lacrime e sangue, che pretende il Pd.

TUTTI A LIVORNO!
Dove il M5S è stato chiamato a governare non ha guardato in faccia nessuno, ha pensato solo al bene dei cittadini e ha fatto tabula rasa del passato. Livorno fa paura e per questo invitiamo tutti gli attivisti toscani a sostenere Filippo Nogarin, la sua Giunta e i nostri consiglieri comunali, a partire dal Consiglio Comunale che inizierà domani mattina alle 10. Facciamoci sentire!

#NonPagoPerIlPd! VideoMessaggio di Filippo Nogarin

 

 

Unitour: il tour M5S nelle Università di Torino, Genova, Bari e Messina

Unitour: il tour M5S nelle Università di Torino, Genova, Bari e Messina

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Dopo i due appuntamenti in Abruzzo e Campania, il tour M5S per promuovere la petizione per l’abbassamento delle tasse universitarie e la creazione di una no tax area la prossima settimana toccherà quattro regioni: Piemonte, Sicilia, Puglia e Liguria. I parlamentari e gli attivisti M5S saranno tra gli studenti degli atenei di Torino, Messina, Bari e Genova per raccogliere firme alla petizione con la quale l’M5S chiede l’abbassamento le tasse universitarie e la creazione di una no tax area per le fasce economicamente più deboli.

Lunedì 30 novembre a Torino, presso la sede centrale dell’Università di Torino, interverranno i parlamentari Laura Castelli, Alberto Airola e Silvia Chimienti. A Bari, nella stessa data, i deputati Giuseppe Brescia ed Emanuele Scagliusi saranno presso l’Università di Bari (Piazza Cesare Battisti).
Martedì 1 dicembre la raccolta firme del MoVimento saranno portata a Messina dal deputato Francesco D’Uva (Facoltà di Giurisprudenza) , e a Genova da Simone Valente (Facoltà di Economia).
Nel capoluogo ligure è previsto anche un secondo appuntamento, giovedì 3 dicembre, in corso Gastaldi (Facoltà di Medicina – Casa dello Studente).

L’Italia “vanta” una delle tassazioni universitarie più alte d’Europa e al contempo uno dei sistemi di sostegno allo studio più carenti. Queste politiche stanno disincentivando l’accesso allo studio – abbiamo il più basso tasso di laureati dell’Unione – e per invertire questa tendenza, che non viene intaccata dagli investimenti fatti dal Governo nell’attuale Stabilità, il primo passo da compiere è l’abbassamento delle tasse universitarie.

Il M5S è in prima fila per ottenere questo risultato. Contiamo però molto sull’indispensabile partecipazione di attivisti e studenti: vi aspettiamo!

#IoStoConFalciani

#IoStoConFalciani

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Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre“. Abramo Lincoln aveva capito di vivere in un mondo al contrario quando divenne presidente degli Stati Uniti d’America. Se dovesse vedere l’Europa, oggi, il suo pensiero non cambierebbe: perché quella in cui vivono 500 milioni di cittadini è un’Unione alla rovescia. Hervé Falciani, il whistleblower che ha denunciato 130 mila titolari di conti correnti svizzeri (correntisti presso una filiale della banca privata britannica HSBC), è stato condannato a 5 anni di reclusione dal Tribunale penale federale. L’ex informatico della banca HSBC è stato ritenuto colpevole di spionaggio economico.

Una sentenza molto dura che arriva, nelle più classiche delle casualità, dopo che il Parlamento Europeo ha votato il report della commissione TAXE, “assolvendo” politicamente tutti i protagonisti della vicenda LuxLeaks. Lo scandalo Swissleaks, invece, è quello per cui è stato condannato Falciani. Cos’hanno in comune “Swiss” e “Lux”? Sono due facce della stessa sporca medaglia. Nel primo sono stati scoperchiati i segreti di migliaia di evasori che utilizzano la Svizzera (loro complice) per evadere le tasse e arricchirsi a dismisura. Nel secondo al centro della scena è stato catapultato il Lussemburgo (per cui è sotto accusa Antoine Deltour), complice anch’esso assieme a Jean-Claude Juncker – ex primo ministro e ora presidente della Commissione Europea – di una gigantesca elusione fiscale e di un meccanismo costruito ad hoc per gonfiare le pance delle multinazionali.

Hervé Falciani e Antoine Deltour sono il simbolo martirizzato della dis-integrazione europea. Mosche bianche che combattono il marcio “da dentro”, proprio mentre in Italia gli imprenditori italiani chiudono per il carico fiscale troppo elevato. Mentre ci viene ripetuto che i dipendenti “costano troppo” alle aziende visto il carico extra salario. In un mondo in cui le partite IVA devono sacrificare sei mesi del loro fatturato per pagare le imposte. Siamo criceti che corrono sulla ruota, comprati dagli 80 euro del presidente del Consiglio o dai suoi “bonus cultura“. Ma la pacchia sta per finire. I cittadini italiani ed europei si stanno svegliando: sono stanchi di sacrificare la loro vita per pagare i vizi dei maiali che siedono nei board delle multinazionali, a cui i politici fanno da camerieri.

Il Movimento 5 Stelle al Governo rovescerà il mondo per fargli assumere, finalmente, la sua giusta posizione. Intanto, se anche tu come noi vuoi far sentire la tua vicinanza ad Hervé Falciani, condividi questo post e usa questo #.

#IoStoConFalciani

Approfondisci le tematiche dell’evasione in campo internazionale seguendo questo link.

Disastro ambientale in Brasile: la situazione è gravissima

Disastro ambientale in Brasile: la situazione è gravissima

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“Lo scorso 5 novembre il Brasile è stato colpito da una tragedia ambientale senza precedenti. Gli argini di due dighe trasportanti liquidi di scarto industriale altamente tossici hanno ceduto, riversando nel Rio Doce 60 milioni di metri cubi di sostanze inquinanti.
Fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la città di Mariana, continuando l’inarrestabile corsa di 500 km trasportati dalle acque del fiume fino alla sua foce: acqua e terreni circostanti, foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili – tutto è stato ricoperto dal fango tossico.
La responsabile di tale incalcolabile disastro è la ditta Samarco Mineracao Sa, la quale è controllata dalla anglo-australiana Bhp Billiton e dalla brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere. Una colpevolezza ingiustificabile, se si considera che l’azienda non era nemmeno dotata di sistemi di allarme ed evacuazione in caso di possibile incidente! Inoltre sembrerebbe che la causa del cedimento sia dovuta ai recenti lavori di ampliamento del canale: al momento del crollo alcuni operai erano all’opera per allargare la diga così da poter trasportare più materiale tossico, scarti prodotti sia dalle miniere locali che da quelle più distanti, in vista del continuo aumento della produzione.

Questa regione infatti è ricca di minerali: è qui che viene prodotto il 10% del ferro di tutto il Brasile ed è questa la ragione per cui il Rio Doce ad oggi appare come una enorme pattumiera a cielo aperto, anche se decenni fa il fiume era immerso nella foresta amazzonica; oggi invece il panorama è spettrale, le rive del Rio appaiono disboscate, i fondali pieni di sedimenti.

Il bilancio è di 11 morti, 15 dispersi, 600 sfollati, 250.000 persone senza acqua potabile. La Samarco è stata obbligata a pagare 250 milioni di dollari al governo brasiliano, ma le stime per la pulizia riportano un danno di 27 miliardi di dollari. Senza calcolare tutte le conseguenze collaterali che riguarderanno l’oceano: già la biodiversità del fiume è andata completamente distrutta e diverse specie – incluse alcune indigene – sono da considerarsi estinte; ora la preoccupazione è rivolta all’impatto che il disastro avrà sull’ecosistema dell’Atlantico.
Scienziati e ambientalisti temono che se venti e correnti spingeranno l’onda tossica verso nord, l’Abrolhos Marine National Park sarà fortemente a rischio: il parco racchiude un arcipelago di isole e barriere coralline dove sono ospitate specie marine protette, come tartarughe, delfini e balene. Fortunatamente gli addetti del parco stanno già correndo ai ripari e per scongiurare una possibile moria di uova di tartaruga – deposte il mese scorso – hanno pensato di rimuoverle per tempo, sistemandole al sicuro.
Non ci sono parole per descrivere la gravità della situazione. Lasciamo che siano le immagini a parlare”.
Bioradar.net

 

 

Livorno 5 Stelle

Livorno 5 Stelle

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Per amministrare ci vuole coraggio e determinazione. Per questo a Livorno la giunta Nogarin ha responsabilmente deciso di avviare la procedura di concordato preventivo in continuità per Aamps, l’azienda rifiuti partecipata del Comune. Una scelta difficile ma necessaria per evitare a tutta la cittadinanza livornese una manovra lacrime e sangue che avrebbe comportato il taglio di servizi essenziali, dal sociale, alla scuole, ai trasporti, nonché ulteriori perdite di posti di lavoro lungo l’arco dei prossimi anni. Si è scelto invece di sanare l’azienda, salvaguardare i suoi lavoratori, i suoi creditori e il servizio pubblico essenziale dell’igiene ambientale. Una scelta che solo il MoVimento 5 Stelle poteva prendere, perché non abbiamo le mani legate, non dobbiamo servire poteri forti, non abbiamo “debiti elettorali” da saldare.
Come si è arrivati a questo punto è molto chiaro. Livorno in tutti questi anni è stata amministrata dal Pd che, semplicemente, non ha riscosso le tariffe per il servizio, strizzando l’occhio agli evasori e danneggiando tutti i cittadini onesti. L’eredità lasciata alla città è un buco da 26 milioni di euro di crediti che oggi sono inesigibili. Per 20 anni hanno fatto di questa azienda il proprio manipolo e ora la giunta Nogarin è al lavoro per riconsegnare alla città di Livorno una società efficiente e sana. Sempre e solo per il bene di tutta la collettività, perché questo significa essere del MoVimento 5 Stelle: avere come bussola il bene comune e non difendere mai soltanto una parte.
Il Movimento 5 Stelle dà piena fiducia alla giunta Nogarin e sposa la scelta intrapresa: per governare serve responsabilità e coraggio. In alto i cuori.

 

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