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#SpazzaCorrotti, Il MoVimento 5 Stelle sta lasciando il segno

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Non lasciamo sola la Calabria

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Bruciare i rifiuti fa male alla salute

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Rifiuti, il modello è veneto non bresciano

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Il rimedio è la povertà, di Goffredo Parise

Il rimedio è la povertà, di Goffredo Parise Di seguito un testo di Goffredo Parise pubblicato il 30 giugno del 1974, si intitola: “Il rimedio è la povertà”. È un po’ lungo, More »

Monthly Archives: ottobre 2015

#5giornia5stelle 52° puntata, 30 ottobre 2015

#5giornia5stelle 52° puntata, 30 ottobre 2015

Una settimana calda sul fronte di Roma Capitale. Marino non si dimette, anzi sì, anzi no, e tutta la città si ritrova ostaggio delle faide interne al PD. Ce lo ricorda Alessandro Di Battista, che sottolinea come a Renzi non interessi un bel nulla dei romani. Bisogna andare al voto il prima possibile, e liberarci subito di questa gente.

Dovremmo liberarcene anche a livello nazionale però: sentite cosa ci raccontano i senatori M5S -Castaldi, Morra, Buccarella, Puglia, Lezzi- sulla legge di stabilità. L’IVA che sarà destinata a passare al 25% nel 2017, la giustizia ingiusta con le indennità dei processi lunghi dimezzate, non un soldo di investimenti per il sud e niente fondo di sviluppo, la fine degli sconti contributivi sul lavoro, 15 miliardi di tagli alle Regioni e sicuro aumento delle tasse locali. Un bagno di sangue che il governo ha anche il coraggio di spacciare per una svolta positiva.

Non che dall’Europa arrivino notizie migliori: Dario Tamburrano ha denunciato in aula la presa in giro dell’abolizione del roaming, e soprattutto i nuovi provvedimenti che mettono a rischio la net neutrality e la libertà della Rete.
Intanto sempre al Senato un altro regalo agli evasori, quelli veri, quelli che evadono milioni: ennesima proroga ed ennesimo sconto. Laura Bottici in aula tuona contro questo vero condono mascherato: anche chi evade in Italia, e non solo all’estero, potrà cavarsela pagando appena il 15% di quanto dovuto. Un scandalo.

Francesca Businarolo dalla Camera ci racconta invece, finalmente, di una vittoria del M5S: abbiamo convinto il governo a pubblicare i curriculum e i certificati penali dei candidati a manager delle partecipate. Di chi il merito? Di Luca, Federico, Cristiano, Margherita, e tanti altri cittadini che hanno contribuito a scrivere la nostra mozione per la trasparenza.
Roberto Fico poi denuncia l’ennesima porcata del governo (sono infinite), stavolta riguardo alla RAI. Siccome il M5S ha scoperto che gli appalti RAI sono una sentina di mazzette e corruzione, cosa fa il governo? Corre ai ripari… facendo eccezione per la RAI. Ora negli appalti del servizio pubblico si potranno bypassare legge e regole. I corrotti  ringraziano.

Invece chi fa il proprio dovere viene regolarmente punito. Paolo Romano svela come tre sottufficiali dell’aeronautica siano stati puniti per aver rivelato informazioni sui voli di Stato del premier. Ingiusto, e soprattutto assurdo: come ci spiega Paolo, qualunque cittadino può agevolmente seguire i voli di Renzi attraverso un servizio online! Perché punire degli innocenti?
Infine, belle notizie dalla Campania. Luigi Di Maio insieme a Valeria Ciarambino e i consiglieri regionali sono stati a Benevento, in una scuola gravemente colpita dall’alluvione, e hanno consegnato alla Preside 100mila euro frutto deltaglio ai loro stipendi. Il denaro servirà a ricomprare i laboratori andati distrutti. E come ha detto la Preside, questo è anche un prezioso insegnamento per i ragazzi: il nostro Paese ha ancora un futuro in cui credere.


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Dissesto idrogeologico: il governo rassicura, ma poi non spende un soldo

Dissesto idrogeologico: il governo rassicura, ma poi non spende un soldo

Ennesima conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che i numeri sparati dal governo non corrispondono mai a realtà. Succede anche nel caso del dissesto idrogeologico: il premier rassicura annunciando nove miliardi in sette anni, mille cantieri all’anno. Ma non ce n’è alcuna traccia.

L’informazione arriva dal governo stesso, che questa mattina ha risposto ad un’interpellanza M5S: i mille cantieri l’anno non sono mai stati avviati. Dei cantieri esistenti, molti sono ancora in progettazione, in fase di approvazione, lavori appena affidati, cantieri avviati ma non conclusi, insomma siamo ancora fermi ad antichi progetti senza il minimo passo avanti.

Ma i cittadini sono stati tanto rassicurati. Chissà quanto si sentono sicuri sapendo, ad esempio, che le opere finanziate sono solo 33 e tutte al centro-nord, oppure che l’unico intervento previsto in Abruzzo è stato bypassato in favore di 4 piloni per un elettrodotto in una piana alluvionale. Dormono sonni tranquilli, gli italiani, vedendo la Liguria ancora regolarmente sepolta dal fango mentre grazie al governatore Toti incombono nuove faraoniche colate di cemento; sono sereni e contenti in Campania, sapendo che per loro non è previsto alcun progetto malgrado vengano travolti dall’acqua ogni tre per due, e vivono rilassati in Sicilia, fermi a zero progetti anche loro: frana l’acquedotto e a Messina restano senz’acqua per giorni.

Il premier li ha rassicurati, e tanto basta. O almeno basta a lui. Nella legge di stabilità non esistono altri investimenti per la protezione del territorio, e non sarà investito un soldo. Solo di questo gli italiani possono essere sicuri.

Paolo Parentela ‪#‎Rifiuti‬ in ‪#‎Calabria‬

Paolo Parentela ‪#‎Rifiuti‬ in ‪#‎Calabria‬

Grazie al mantenimento puntuale dell’emergenza, ‪#‎Oliverio‬ si appresta a regalare quasi 36 milioni di euro ai Vrenna, alla Calabria Maceri e alla Ecocall spa fino al 2018. Ma non finisce qui, la regione investirà 235 milioni di euro (fondi ancora da ottenere) per i nuovi impianti di trattamento che serviranno ad alimentare un sistema basato sul recupero energetico (altro che ‪#‎RifiutiZero‬): impianti a biogas per smaltire l’umido mentre la frazione secca prodotta (css e cdr) servirà per sfamare l’inceneritore di Gioia Tauro e probabili cementifici. Ovviamente, una volta riempite le discariche private fino al 2018 dovranno nascere nuove discariche in ogni provincia per smaltire il “residuo dei nuovi impianti.”
Nel frattempo oltre alla delibera “salva privati” ancora nessuna notizia sul nuovo piano regionale dei rifiuti, l’ultimo risale al 2007. Si va avanti con deroghe e proroghe in barba alla legge e alla salute dei cittadini calabresi.

MA CHE BELLA RIVOLUZIONE…

Omicidio stradale: buoni gli intenti, pessimo il risultato

Omicidio stradale: buoni gli intenti, pessimo il risultato

m5s

“Sebbene l’intento della proposta di legge sull’omicidio stradale della maggioranza sia lodevole, il risultato non è stato assolutamente raggiunto. Ci siamo astenuti, anche se siamo soddisfatti di aver contribuito con un nostro emendamento all’innalzamento delle pene minime da 4 a 5 anni. La proposta del Pd contiene storture giuridiche già denunciate da diversi esperti e non assicura giustizia come richiesto dalle associazioni delle vittime della strada, per questo abbiamo presentato un testo alternativo. Le discriminazioni riguardano due diversi trattamenti sanzionatori, per alcune violazioni del codice della strada sono previste pene dai 2 ai 7 anni, mentre per altre da 5 a 10 anni pregiudicando i diritti delle vittime e anche il trattamento degli imputati. Per non parlare dell’omicidio colposo commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, che rimane a pena inalterata (2-7 anni).

I membri M5S delle commissione Giustizia e Trasporti spiegano la loro astensione sul tema dell’omicidio stradale: “Il nostro testo è omogeneo rispetto all’ordinamento, crea giustizia vera per tutte le vittime della strada, fissa criteri puntuali per accertare gli stati di alterazione da sostanze stupefacenti o per assunzione di alcolici che non sono state nemmeno prese in considerazione. Abbiamo anche visto come molte voci nel Pd siano d’accordo con la nostra analisi. Si devono punire i reati severamente ma senza creare norme abnormi o frettolose che comporterebbero una non applicabilità della stessa legge e diseguaglianze inaccettabili”.

Il regalone del governo agli evasori dell’Ilva

Il regalone del governo agli evasori dell’Ilva

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Il governo premia gli avvelenatori ed evasori dell’Ilva di Taranto con un simpatico “bonus” di 52 milioni di euro. Dal primo ottobre uno dei decreti della delega fiscale, infatti, ha stabilito che non possono essere sovrapposti i casi di evasione fiscale con quelli di abuso del diritto (non sanzionabile penalmente).

Parliamo di artifici e manovre per pagare meno tasse: secondo voi, nel caso dei dirigenti Ilva sotto processo a Milano, quale interpretazione ha prevalso in relazione alle loro operazioni elusive? Naturalmente l’abuso del diritto che ormai il governo ha assimilato all’elusione (attenzione, non evasione) fiscale.

Ma cos’è l’abuso del diritto? In pratica esso si configura quando un’impresa, tendenzialmente una grande multinazionale, mette in atto azioni che, pur rispettando formalmente le norme fiscali, realizzano un vantaggio fiscale indebito. Vantaggio che rappresenta il fine essenziale di quelle stesse operazioni, a loro volta prive, dunque, di significato economico-imprenditoriale.
Nel caso di Ilva, è accaduto che 52 milioni di evasione siano stati derubricati e collocati nell’edulcorante sfera dell’abuso di diritto.

Quante altre prove servono per capire che i partiti fanno sempre gli interessi di una minoranza ricca e potente, delle banche, della finanza, dei grandi industriali?
I miliardi regalati alle banche (caso MPS, dl Imu-Bankitalia), l’ok alle multinazionali del petrolio per trivellare dove preferiscono (Sblocca Italia), la distruzione dei diritti dei lavoratori dettata da Confindustria (Jobs act), il tana libera tutti per chi ha fatto sparire i capitali all’estero (voluntary disclosure).

Il M5S si occupa del bene dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati e delle piccole e medie imprese. Il motivo è semplice: siamo cittadini comuni e siamo stati costretti a entrare nelle istituzioni per cacciare a pedate i comitati d’affari che se ne sono appropriati. Ripuliremo l’Italia.

L’Europa naviga a vista e senza bussola: salta il report pro-austerity del Parlamento

L’Europa naviga a vista e senza bussola: salta il report pro-austerity del Parlamento

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Ieri il Parlamento ha affossato il report sul Semestre Europeo, con il quale avrebbe dovuto dare indicazioni non vincolanti alla Commissione su come migliorare le raccomandazioni che ogni anno indirizza ai vari Stati Membri, per fare in modo che questi facciano quello che da soli non farebbero mai: rispettare rigorosamente i vincoli di bilancio, smantellando lo stato sociale. Si tratta proprio di quelle raccomandazioni che hanno sinora imposto ai vari governi europei deliranti ricette economiche neoliberali basate sui cosiddetti “pilastri per la crescita”: austerità, riforme strutturali e liberalizzazioni. Certo, non che questo report avrebbe nel bene o nel male spostato davvero l’orientamento della Commissione, perché i documenti politico-strategici adottati dal Parlamento non sono mai giuridicamente vincolanti, e peraltro spesso contano per la Commissione più o meno quanto il risultato del referendum greco: zero. Possono però servire a tenere alta la pressione, soprattutto se la maggioranza del Parlamento trovasse il coraggio di lanciare un messaggio politico forte contro l’austerità.

L’ENNESIMA OCCASIONE PERSA
Tutto questo in nome di quel “coordinamento fiscale” richiesto dalla procedura del Semestre europeo introdotta nel 2011 per salvare l’insostenibile impianto della moneta unica e assoggettare gli Stati europei a un unico modello economico, quello del più forte, ovviamente la Germania. Questo report rappresentava quindi un’occasione preziosa per far notare alla Commissione (che con le ultime raccomandazioni pubblicate a luglio aveva addirittura rincarato la dose) che in effetti l’austerità è stata un disastro e che questo tipo di coordinamento economico tecnocratico sta lentamente smantellando le democrazie europee e impedendo agli Stati di fare qualunque cosa contro la crisi.

NAVIGAZIONE A VISTA
Ovviamente nulla di tutto ciò, e non è questa la sorpresa. La sorpresa sta nel fatto che questo report, redatto da uno degli “impresentabili”, Dariusz Rosati, grande amico delle banche, è stato clamorosamente (e giustamente) bocciato in plenaria. Sono stati 409 i voti contrari e solo 91 a favore (quelli appunto del PPE).
Motivazione? Non aveva più alcun senso. Non aveva direzione. Il testo arrivato al voto era in effetti a dir poco incoerente e sconclusionato, un’accozzaglia di indicazioni tutte in contraddizione tra loro. Il messaggio fondamentale del report voleva essere quello di chiedere agli Stati membri più rigore nell’attuazione delle riforme strutturali e il rispetto dei vincoli di bilancio e quello di invitare la Commissione ad adottare raccomandazioni ancora più vincolanti per portare avanti l’agenda dell’austerità, delle riforme strutturali e delle liberalizzazioni nel mercato del lavoro.

COSA E’ SUCCESSO IN PLENARIA?
Ma al voto in plenaria è cambiato tutto, grazie all’approvazione di nuovi emendamenti a sorpresa che chiedevano l’esatto contrario: raccomandazioni focalizzate su disoccupazione e povertà, maggiore libertà per gli Stati di scegliere le proprie politiche economiche, più protezione ai lavoratori. È stato approvato con 325 voti a favore e 315 contrari un emendamento a firma M5S (poi crollato con tutto il resto) che chiedeva un radicale cambiamento di strategia: NO all’austerità e SI alla piena autonomia degli Stati membri di realizzare gli investimenti e le politiche economiche necessarie per uscire dalla crisi. Uno dei motivi che hanno spinto addirittura anche i liberali e altri deputati pro-austerity a respingere questo report.

L’EURO E’ INCOMPATIBILE CON LA DEMOCRAZIA
In poche parole il report non ha convinto nessuno, né chi vuole un cambiamento, né chi si ostina ciecamente a difendere le folli politiche della Commissione. In questa grande confusione, il messaggio di fondo rimane comunque chiaro: il Parlamento è ormai incapace di esprimere una posizione qualsiasi sulle questioni relative alla governance economica. Non è capace di scegliere tra l’opzione di continuare con Euro, austerità e tecnocrazia centralizzata, oppure l’opzione di buon senso di cambiare rotta, scegliendo sovranità, investimenti pubblici per uscire dalla crisi e soprattutto democrazia. Ecco perchè l’unica speranza rimane ridare voce in queste materie ai singoli Stati. Una governance europea appoggiata dalla democrazia non può esistere.
Da una parte c’è la Germania e chi fa i suoi interessi. Dall’altra tutti gli altri.

– SCARICA QUI IL DOCUMENTO CON I RISULTATI DEI VOTI
– SCARICA QUI GLI EMENDAMENTI A FIRMA M5S

Marino, ricordati i nomi

Marino, ricordati i nomi

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Cacciarmi? Se lo fate farò tutti i nomi: chi del Pd mi ha proposto Mirko Coratti e Luca Odevaine (due degli arrestati di Mafia Capitale, ndr) come vicesindaco e come comandante dei vigili. Vi tiro giù tutti”. Marino ha ricordato di “avere tutto scritto nei miei quaderni» e di «avere anche degli sms di dirigenti nazionali del Pd”. Una minaccia, come quella di scrivere un libro “esplosivo”, che gli starebbe curando l’ex caposegreteria Mattia Stella“.

 

 

Così riportava il Corriere l’8 ottobre scorso. Nel frattempo Marino si è dimesso, ha ritirato le dimissioni e poco fa è stato dimissionato dal Pd. Questi giorni sono serviti a Marino per trattare? Il ritiro delle dimissioni per far vedere che stava facendo sul serio? O è stato un teatrino che ha lasciato la capitale allo sbando per quasi un mese?
Due domande per Marino:
Chi del Pd ha proposto Mirko Coratti e Luca Odevaine?
Chi sono i dirigenti nazionali del Pd che hanno smosso le nomine?

Una domanda per il Pd:
Quando si vota a Roma?
I romani attendono risposta.

VIDEO Spese pazze e viaggi di Marino

 

 

 

La Germania blocca il TTIP, ora tocca all’Italia

La Germania blocca il TTIP, ora tocca all’Italia

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Il TTIP è un accordo commerciale tra USA e UE di cui si sa poco o nulla. Non solo a causa dell’informazione italiana (al 73° posto nel mondo) che evita di sollevare il dibattito sul tema, ma anche perchè i documenti relativi all’accordo sono tenuti segreti. La negoziazione dei termini del trattato è avvenuta tra un gruppo di burocrati. Gli stati membri UE non sono entrati nel processo negoziale e ora vengono interpellati solo per la ratifica.

Senza passare dall’approvazione del popolo, basterà la firma di capi di governo non eletti da nessuno (è il caso dell’Italia e del Portogallo), che degli interessi nazionali se ne fregano.
In Germania qualche settimana fa duecentomila cittadini informati sono scesi in piazza dire no al TTIP con una manifestazione imponente che ha invaso la città di Berlino con centinaia di iniziative tra flashmob, presidi, seminari ed eventi pubblici.

Immagini della manifestazione NoTTIP a Berlino

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Non sono passati inosservati perchè subito dopo Norbert Lammert, presidente del Bundestag (il Parlamento federale della Germania), ha detto: “Escludo categoricamente che il Bundestag ratifichi un contratto commerciale tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti non avendo mai partecipato ai negoziati e non avendo nemmeno potuto prendere in considerazione opzioni alternative”. Insieme al ministro dell’Economia Sigmar Gabriel, Lammert ritiene che ”l’accesso finora limitato alle informazioni da parte statunitense sia inaccettabile, sia per il governo che per il Parlamento”.
Le istituzioni italiane non parlano. Laura Boldrini a giugno aveva incontrato Cecilia Malmstrom, commissaria UE che si occupa del TTIP. All’epoca la Boldrini aveva parlato di un’intesa a rendere più trasparente il trattato e a non “trattare al ribasso su salute e ambiente“. Parole vuote. Dopo mesi il trattato non è più trasparente e non vi è alcuna garanzia per salute e ambiente: Boldrini batti un colpo!

VIDEO Berlino in piazza contro il TTIP!

Le istituzione italiane e il governo vogliono ratificare il TTIP e fare gli interessi delle lobby e delle multinazionali americane. Non muoveranno un dito per tutelare gli interessi dell’Italia. Non possiamo fidarci di loro.
Il popolo deve difendersi.
I cittadini italiani devono potere esprimere il loro volere sul TTIP che porterà nelle loro tavole pollo al cloro e altre aberrazioni alimentari e darà la mazzata finale alle PMI nostrane e il M5S si sta organizzando per fare in modo che questo avvenga il prima possibile. Il Parlamento dovrà prenderne atto. #NoTTIP.

Equitalia perseguita un bambino di 10 anni

Equitalia perseguita un bambino di 10 anni

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immagine: Amalia Iudicone, 41 anni, mamma del bimbo perseguitato da Equitalia

“Una notizia assurda ci giunge da Alessandria. Protagonista della vicenda è un bimbo di appena 10 anni, ‘perseguitato‘ da Equitalia da quando ne aveva 2 e andava all’asilo. Secondo l’Agenzia delle Entrate, il bimbo avrebbe acquistato un cellulare, probabilmente intestato a un omonimo, e sarebbe ‘moroso’ verso la società di telefonia mobile H3G per una serie di fatture mai pagate. Il bimbo, logicamente, non sa nè cosa siano le tasse, nè cosa sia Equitalia e, a malapena, sa cosa vuol dire ‘telefonino‘.

Ogni tanto mi chiede: ‘Mamma, ma davvero io ho comprato un cellulare?‘”, commenta su la Stampa sua madre, Amalia Iudicone, 41 anni.
Il bimbo era accusato da Equitalia di aver acquistato con contratto un telefono cellulare e di non aver mai pagato le tasse di registrazione del canone, con gli interessi. “Per carità, non è una cifra pazzesca, ma è il principio che conta: non posso pagare, sarebbe come ammettere che mio figlio a 2 anni quel telefono l’ha davvero comprato“, aggiunge mamma Amalia.
Il Fisco, ad oggi, pretende una somma pari a 166,59 euro, tre fatture contestate.

VIDEO I risultati dei Punti di soccorso M5S AntiEquitalia

Un giorno, addirittura, è arrivato a casa loro un ufficiale giudiziario: “Quando è entrato ha chiesto di vedere la persona che corrispondeva al nominativo del moroso, e pure lui è rimasto sorpreso nel trovare un bimbo di poco più di 2 anni e mi ha assicurato che avrebbe fatto rapporto per chiarire tutto“. L’incubo non è ancora finito.” Leggo.it

 

Rinnovabili: l’esempio vien dalla Norvegia

Rinnovabili: l’esempio vien dalla Norvegia

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“Se c’è qualcuno che si sta veramente dando da fare sulle energie rinnovabili e la mobilità sostenibile, quella è la Norvegia. L’idea del governo, adesso, è creare una flotta di navi elettriche per poter solcare in tutta sostenibilità i numerosi e caratteristici fiordi, intorno ai quali si sviluppa buona parte del commercio.

È la sfida più imponente che il Paese lancia alla comunità internazionale: le altre le ha già vinte tutte. Negli ultimi 20 anni ha costruito una rete elettrica nazionale che oggi permette un approvvigionamento fino al 90% da fonti rinnovabili: idroelettrico, eolico e fotovoltaico. La città di Oslo ha recentemente annunciato che prevede di eliminare 350 mila vetture dal quartiere degli affari e di vietarle del tutto entro il 2020.

Ora è il momento di andare oltre, puntando sul trasporto che nessuno aveva ancora osato toccare: quello navale. Le navi emettono enormi quantità di anidride carbonica in atmosfera durante ogni viaggio. Alcune stime suggeriscono una grande nave container sia responsabile di un inquinamento atmosferico pari a quello di 50 milioni di auto. Le sostanze più presenti nelle emissioni navali sono quelle di anidride solforosa.

VIDEO SolarImpulse2: “L’aereo a energia solare parla italiano”

Oslo sta già organizzandosi per diventare la prima della classe: i funzionari di governo e leader del settore stanno lavorando al Green Coastal Shipping Programme, un programma per la navigazione costiera sostenibile che mira a mettere in acqua le imbarcazioni più ecologiche del pianeta. Nessun tipo di natante verrà risparmiato: navi cisterna, navi da carico, navi container, navi passeggeri, traghetti, pescherecci, rimorchiatori e tutto ciò che resta dovranno garantire una trazione elettrica o ibrida (gas naturale – batterie). Non bisogna partire da zero: la Norvegia ha già inaugurato il suo primo traghetto elettrico al 100%.
Non mancherà, all’interno del programma, la progettazione di un porto a basso consumo energetico con una impronta carbonica minima. Al suo interno opereranno veicoli plug-in e gru elettriche, si potranno trovare stazioni di ricarica per le navi a batteria. Secondo Monica Mæland, il Ministro del Commercio e dell’Industria, «il settore dei trasporti marittimi è molto ben attrezzato per aprire la strada della transizione verde. Tutto ciò può contribuire alle esportazioni di buone soluzioni orientate al futuro e rispettose dell’ambiente».” Rinnovabili.it

 

Omicidio stradale, pena sale grazie al M5S

Omicidio stradale, pena sale grazie al M5S

QUESTA È UNA VERGOGNA!

La Stampa scrive che il MoVimento 5 Stelle è contro l’innalzamento della pena?!? Ma se sono stato io a presentare l’emendamento perché venisse alzata da 4 a 5 anni!

FATE GIRARE, INFORMIAMO TUTTI!

MoVimento 5 Stelle CameraM5S Commissione Giustizia

Altre balle sui rifugiati: il governo ne ha trasferiti solo 90.

Altre balle sui rifugiati: il governo ne ha trasferiti solo 90.immigratifila.jpg

Il guitto fiorentino non fa che sbandierare trionfi, a cui credono solo lui e i giornali che li rilanciano pari pari. Uno dei tanti è stato quello della ridistribuzione nei Paesi europei dei richiedenti asilo approdati in Italia: secondo le quote stabilite, a noi sarebbe spettato trasferire 40 mila persone in altri Paesi che hanno un quantitativo inferiore di immigrati.
Quanti sono, ad oggi, i richiedenti asilo già trasferiti? 90.
Novanta.

E’ facile, vero, sparare numeri per gloriarsene, meno facile raccontare ai cittadini la verità sui propri fallimenti. Altri numeri che forse agli italiani piacerebbe conoscere sono i soldi spesi finora, ovvero ben 1 miliardo e 100 milioni, e quelli che l’Europa ci rimborserà, cioè appena 310 milioni. Insomma il premier non sta risolvendo niente, tutto preso dalla campagna pubblicitaria sul suo jogging cubano.

Il M5S invece lavora: ha denunciato il caso Mineo, gli affari del business intorno ai partiti, presentato soluzioni e proposte sul tema, come l’assunzione di 125 mila giovani laureati italiani per la gestione delle richieste d’asilo.
Pensate se governassimo noi!

Premio Sacharov a Raif Badawi. #FreeRaif

Premio Sacharov a Raif Badawi. #FreeRaif

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Il Parlamento europeo ha assegnato il premio Sacharov a Raif Badawi, un blogger saudita condannato a 10 anni di prigione, 1.000 frustate e una multa per aver insultato i valori islamici sul proprio sito web Free Saudi Liberals (Liberali Sauditi Liberi). Dopo anni in cui c’è stata troppa accondiscendenza nei confronti dell’Arabia Saudita, finalmente arriva una presa di posizione politica forte che denuncia le palesi e pesantissime violazioni dei diritti umani e delle libertà civili e politiche nel Paese.

Il Movimento 5 Stelle Europa auspica che questo sia soltanto un primo passo verso la liberazione e la completa assoluzione di Raif Badawi, reo semplicemente di aver espresso la propria opinione, ma soprattutto un cambio forte di rotta del governo saudita in direzione di una maggiore apertura nel rispetto dei diritti umani fondamentali e della democrazia. La condanna di Badawi è intollerabile e assomiglia a una morte a rate.

Il Parlamento europeo sostiene i diritti umani con il Premio annuale Sacharov per la libertà di pensiero, istituito nel 1988. Il premio viene assegnato a persone che abbiano contribuito in modo eccezionale alla lotta per i diritti umani in tutto il mondo e attira l’attenzione sulla violazione dei diritti umani oltre a sostenere i vincitori e la loro causa.

Questo riconoscimento è una vittoria del Movimento 5 Stelle Europa. I portavoce David Borrelli, co-presidente del gruppo EFDD, Fabio Massimo Castaldo, capo delegazione del Movimento 5 Stelle in Europa, e Ignazio Corrao, coordinatore della sottocommissione Diritti Umani, hanno lottato in tutte le sedi parlamentari per dare giustizia a Raif Badawi.

VIDEO. Ascolta e condividi l’intervento al Parlamento europeo del portavoce Fabio Massimo Castaldo, in prima linea per garantire la libertà di espressione in Paesi come l’Arabia saudita.

VIDEO. Ascolta e condividi l’intervento al Parlamento europeo del portavoce Ignazio Corrao che ha chiesto l’immediata liberazione del blogger

Inquinamento dell’aria: chi lo combatte e chi no

Inquinamento dell’aria: chi lo combatte e chi no

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L’inquinamento uccide 10 volte di più degli incidenti stradali. Lo smog provoca in Europa oltre 400 mila morti premature l’anno ed è causa di malattie e ricoveri ospedalieri. Basterebbe questo dato per svegliare la classe politica e costringerla a prendere dei provvedimenti seri in difesa della qualità dell’aria, ma per l’Europa la salute dei cittadini viene dopo gli interessi delle lobby economiche. Questo sospetto è diventato certezza quando il Parlamento europeo ha votato la nuova direttiva relativa sull’inquinamento dell’aria.

In plenaria la maggioranza degli eurodeputati ha voltato faccia a un provvedimento già votato in Commissione Ambiente e Sanità del Parlamento europeo (con il voto favorevole dei portavoce del Movimento 5 Stelle) che imponeva limiti restrittivi in materia di emissioni inquinanti. L’hanno annacquato per favorire le lobby delle industrie.

Se il Parlamento europeo avesse osato di più si sarebbero risparmiati, già da subito, 40 mila morti all’anno. In più, si sarebbe attenuato il costo economico annuo causato dalla cattiva qualità dell’aria e dall’impatto sulla salute che secondo l’Oms (Organizzazione mondiale sanità) ammonta a oltre 1.4 trilioni di euro per tutta l’Europa. L’Italia da sola avrebbe risparmiato almeno 7 miliardi di euro all’anno a partire dal 2025, senza contare i danni devastanti alla biodiversità, alle colture agricole e agli edifici.

CHI COMBATTE L’INQUINAMENTO.

La nuova direttiva sulla qualità dell’aria contiene un emendamento presentato dal portavoce del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini che prevede l’istituzione di un organismo indipendente specializzato per condurre monitoraggi e revisioni dei programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico. L’obiettivo di questo organismo sarà quello di valutare l’accuratezza delle informazioni che, per esempio, le case automobilistiche pubblicano su emissioni e consumi delle auto che producono. Fino ad adesso, come ha dimostrato il caso Volkswagen, potevano fare quello che credevano: una anarchia che è costata la vita a migliaia di persone perché c’era libertà di inquinare.

CHI VUOLE PIU’ INQUINAMENTO

Mentre il Parlamento europeo votava questo importante emendamento del Movimento 5 Stelle, il governo italiano spalleggiato da quello francese e tedesco (ma va!) votava nel Consiglio europeo l’ennesimo regalo all’industria automobilistica che adesso, anziché truccare sui dati, potrà inquinare alla luce del sole: dopo il 2020 le nuove automobili potranno emettere il 50% in più di monossido di azoto rispetto al limite Euro 6, uno sforamento che prima era vietato. Il voto del governo italiano è uno schiaffo alla salute dei cittadini.

Che l’inquinamento in Europa sia una emergenza lo dimostrano i dati delle morti premature e le decisioni prese dalla Commissione europea che ha avviato provvedimenti contro 20 Stati membri per cattiva qualità dell’aria. L’Italia è stata addirittura portata in giudizio davanti alla Corte di giustizia per non aver fatto abbastanza. Adesso però fa anche peggio.

VIDEO. Il portavoce Piernicola Pedicini chiede ai parlamentari europei di difendere la salute dei cittadini. Ascolta e condividi il suo intervento

Messina senz’acqua da 6 giorni: il governo cosa fa?

Messina senz’acqua da 6 giorni: il governo cosa fa?

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In una città di 250mila abitanti come Messina, la popolazione, le scuole, gli ospedali, da 6 giorni sono senz’acqua e lo resteranno ancora. Frane e smottamenti vicino alla condotta dell’acquedotto danneggiata a Calatabiano (Catania) stanno mettendo in ginocchio un territorio martoriato dal dissesto idrogeologico. E il governo cosa fa?”. Lo chiedono in una nota i portavoce siciliani del M5s in Senato Nunzia Catalfo, Mario Giarrusso, Ornella Bertorotta, Maurizio Santangelo.

L’emergenza idrica siciliana è figlia di una politica scriteriata di cementificazione selvaggia a discapito della salvaguardia del territorio, e di incuria nella manutenzione delle strutture esistenti.

In Italia i disagi legati al dissesto idrogeologico si ripresentano ogni anno. Il premier, in costante campagna elettorale, annuncia a mezzo stampa ingenti investimenti e politiche ad hoc per il Sud, ma nella Stabilità gli investimenti nel Mezzogiorno sono pari a zero. Come al solito, Renzi fa l’illusionista e millanta promesse che non mantiene.

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