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Monthly Archives: settembre 2015

Cara Giunta, un consiglio: attenta alle nomine dei nuovi commissari. Evitiamo chi ha fatto solo i suoi interessi

Cara Giunta, un consiglio: attenta alle nomine dei nuovi commissari. Evitiamo chi ha fatto solo i suoi interessi

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Cara Giunta della Regione Calabria privata del sanzionato Mario Oliverio, dopo la batosta che abbiamo dato noi del Movimento cinque stelle, stai attenta: bada alle nomine dei nuovi commissari. Un piccolo consiglio: evita quelli che fino ad ora hanno fatto i fatti loro!

di Dalila NESCI

In vista della nomina dei nuovi commissari delle aziende della sanità regionale, ho scritto al vicepresidente della giunta della Calabria, Antonio ‪Viscomi, evidenziando contraddizioni degli attuali commissari.

Per quanto riguarda l’attuale commissario dell’Asp di Crotone, Sergio ‪‎Arena, nella lettera ho ricordato che, a soli tre a giorni dalla scadenza dell’incarico, Arena ha posto a carico dell’Asp l’iscrizione a un corso della ‪‎Bocconi, insieme al direttore sanitario.

Del commissario dell’Asp di Cosenza, Gianfranco ‪Filippelli, ho ricordato che ha disatteso precise disposizioni del dg del dipartimento Tutela della salute, concludendo in scadenza d’incarico un lodo arbitrale del costo di ‪2milioni per l’Asp di Cosenza.

Del commissario dell’Asp di Reggio Calabria, Frank ‎Benedetto, ho ricordato che il suo obiettivo principale doveva essere l’attivazione della Cardiochirurgia reggina. Benedetto ha invece subito i condizionamenti del commissario ‪‎Scura e del rettore ‪Quattrone, per confezionare un papocchio che prevede tutte le spese per l’Azienda di Reggio Calabria e la nomina del primario da parte dell’Università. Il commissario Benedetto è rimasto sordo alle mie esortazioni a procedere con l’immediato ‪concorso pubblico per la selezione del primario, come si fa in tutto il mondo.

Inoltre, ho ricordato a Viscomi d’aver chiesto “al dirigente generale Fatarella un’‪‎autocertificazione da parte dei singoli commissari sul non espletamento, durante il loro incarico, di alcuna tipologia di attività libero-professionale“.

Lorenzin sbugiardata, Renzi conferma i tagli alla sanità

Lorenzin sbugiardata, Renzi conferma i tagli alla sanità

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L’imbucato a Palazzo Chigi oggi ha confermato che nel 2016 il Fondo Sanitario Nazionale sarà tagliato, smentendo e sbugiardando il suo ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e la Conferenza delle Regioni, capitanata dal presidente Chiamparino.

Infatti, il presidente del Consiglio durante il question time ha parlato di un presunto aumento dei fondi per l’anno prossimo, che salirebbero a 111 miliardi. Purtroppo le cose non stanno così e, se la matematica non è un’opinione, i conti sono presto fatti: nella precedente Legge di Stabilità il finanziamento previsto per il Fsn nel 2016 era di 115 miliardi. Poi è intervenuto il taglio da circa 2,3 miliardi, dovuto all’Intesa Stato-Regioni, per cui la cifra iniziale scende a circa 113 miliardi. Ora Renzi parla di 111 miliardi per cui, all’appello, di miliardi ne mancano due.

Da un lato dunque, quando dichiara che la sanità non viene tagliata, Renzi afferma il falso. Dall’altro smentisce Lorenzin e Chiamparino, i quali si sono sempre sperticati per far sapere che l’anno prossimo non toccheranno il Fsn.

La verità è che nel Governo e tra le fila dello stesso Pd sta andando in scena un pietoso balletto: nessuno vuole prendere questa patata bollente e assumersi la responsabilità di decisioni che vanno contro il diritto alla salute.

Il risultato è che i cittadini hanno sempre meno servizi mentre le lobby, come quella del farmaco, continuano a mantenere i loro privilegi.

ps oggi il presidente del Consiglio ha affrontato anche la questione dell’appropriatezza delle prestazioni, dichiarando di voler parlare con il mondo dei medici, per trovare una posizione condivisa. Siamo curiosi di vedere se anche con loro utilizzerà il metodo “Buona Scuola”: tante promesse di ascolto e confronto al termine delle quali il risultato è stato che il Governo se n’è fregato di tutti e ha tirato dritto.

Reddito di cittadinanza è lavoro con dignità

Reddito di cittadinanza è lavoro con dignità

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Il Presidente del Consiglio ha dichiarato che è giunto il momento di introdurre una misura contro la povertà, ma non il reddito di cittadinanza. Il Presidente del Consiglio non ha ancora capito che a differenza del suo Jobs Act, che ha solo aumentato il precariato, il reddito di cittadinanza crea, attraverso la formazione, lavoro con dignità.

E’ vero che il reddito di cittadinanza è principalmente una misura per contrastare la povertà, ma come abbiamo ripetuto incessantemente, non si limita a dare un sostegno al reddito senza chiedere nulla in cambio. I beneficiari del reddito saranno tutte quelle persone che sono disposte a rimettersi in gioco per formarsi, riqualificarsi e soprattutto per trovare un lavoro. Gli unici beneficiari che sarebbero esclusi da tali obblighi, sarebbero i soggetti in età non lavorativa, ovvero, i pensionati ed i minori che però, hanno anche diritto di essere tutelati dallo Stato.

E’ intollerabile che mentre tutti i paesi dell’Unione Europea dispongono già di misure universali come il reddito di cittadinanza, il Presidente del Consiglio continui a lanciare slogan. La smetta di fare annunci.

Se davvero vuole risolvere i disagi di oltre due milioni e mezzo di famiglie in difficoltà (9 milioni di persone), non metta paletti politici all’approvazione di una buona legge d’iniziativa parlamentare sul reddito di cittadinanza che attualmente è oggetto di discussione al Senato dove stiamo lavorando per unificare le tre proposte depositate. Non c’è tempo da perdere per ridare dignità a tutti i cittadini.

Il M5S invitato al Consiglio d’Europa a parlare di immigrazione

Il M5S invitato al Consiglio d’Europa a parlare di immigrazione

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E’ un onore per il Movimento 5 Stelle ricevere questo invito.

In Europa stanno iniziando a capire…

L’Ambasciatore Vilen, capo delegazione dell’Unione europea presso il Consiglio d’Europa, ha invitato la portavoce al Parlamento europeo Laura Ferrara a presentare ai 28 Ambasciatori europei presenti a Strasburgo l’impegno personale e le proposte in materia di immigrazione e diritti umani in Europa. Questo incontro avverrà mercoledì 7 ottobre nel Palais del Consiglio d’Europa.

Laura Ferrara è autrice del rapporto “La situazione dei diritti fondamentali in Europa” votato dal Parlamento europeo lo scorso 8 settembre. Il Movimento 5 Stelle ha proposto una nuova strategia, un cambio di passo per smuovere questa Europa ferita da una continua negazione dei diritti. L’obiettivo è quello di passare dalle parole ai fatti: sapere ciò che accade in ogni singolo Stato membro permetterà alle Istituzioni europee di porre in essere gli interventi necessari a tutela dei diritti fondamentali.

E’ una grande responsabilità portare le idee dei cittadini davanti a un consesso così autorevole. Nella recente #MissioneM5S nel Mar Mediterraneo e a Lampedusa si è visto come le proposte del M5S sul tema immigrazione coincidano perfettamente con quelle dei volontari e degli uomini della Marina Militare: vie legali di accesso, diritto d’asilo europeo, superamento del regolamento di Dublino, embargo ai produttori di armi, un intervento dell’Onu per riportare la pace in quei territori.

Il Movimento 5 Stelle nasce dal basso, è un movimento di cittadini e porta nella politica le loro soluzioni. I politici rappresentano, invece, interessi particolari e determinano le loro scelte sulla base di convergenze economiche ed elettorali. Pensate al grande circo messo in piedi con i centri di accoglienza: non servono a ospitare i rifugiati, né a identificare i migranti ma a ridistribuire fondi a coop e imprese vicine al politico di turno. Non è un caso che l’Europa non si fidi e abbia chiesto all’Italia di costruire hotspot seri in cambio della ricollocazione dei migranti.

Laura, aspettiamo da te un grande discorso!

La prova che vogliono salvare la Volkswagen

La prova che vogliono salvare la Volkswagen

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L’assedio a Bruxelles è già iniziato. Le case automobilistiche sono passate al contrattacco e vogliono mettere a frutto i 18 milioni di euro che spendono all’anno per attività di lobby presso le Istituzioni europee. Ecco i tre indizi che dimostrano il tentativo di salvataggio della Volkswagen e dell’industria automobilistica che, come dimostrano tantissimi studi indipendenti, è complice di una truffa globale sui consumi e sulle emissioni delle automobili. Si vuole ostacolare l’introduzione di sistemi di verifica reali che consentirebbero di impedire le truffe e di ridurre le emissioni.

IL PRIMO INDIZIO
La Commissione europea sta mettendo a punto i nuovi metodi di misurazione delle emissioni dei veicoli. Non lo fa alla luce del sole, come avviene nel dibattito parlamentare per esempio, ma in riunioni tecniche in quello che viene definito “Comitologia“.

Mentre i co-legislatori (Parlamento e Consiglio europeo) stabiliscono gli elementi “politici” della normativa, gli aspetti tecnici vengono stabiliti in fase di Comitologia. Con questo termine si indica, in modo abbreviato, la procedura con la quale la Commissione europea esercita i poteri di esecuzione che le sono conferiti dal legislatore europeo. In questi Comitati siedono i rappresentanti dei Paesi membri e gli esperti inviati dalla Commissione, cui spetta comunque avanzare la prima proposta che viene successivamente discussa.

Nel caso della normativa sulle emissioni dai veicoli, la Germania sta difendendo a spada tratta le posizioni dell’industria automobilistica. Il suo obiettivo è far sì che, nell’attuare i nuovi criteri per la misurazione di Co2, ossido di azoto, PM10 e altri inquinanti, si concedano dei fattori di correzione che di fatto porterebbero a un innalzamento dei limiti di emissione. Alcuni funzionari europei hanno riferito che, oltre alla Germania, anche Spagna e Slovacchia hanno assunto posizioni analoghe.

Smascherata la truffa Volkswagen, adesso le case automobilistiche vogliono la
LIBERTA’ DI INQUINARE.

Secondo una fonte raccolta dal Financial Times, il costo relativo allo sviluppo tecnologico con i nuovi limiti previsti dall’Euro 6 porterebbe un aumento del costo di produzione di circa 200-300 euro per auto. Un aggravio abbordabile se serve a tutelare la salute dei cittadini.

IL SECONDO INDIZIO
Domenica scorsa il ‘The Guardian’ ha pubblicato un articolo che documenta questa pressione degli Stati membri per salvare il mondo delle auto. Il ministero dei Trasporti del governo britannico ha inviato a tutti gli europarlamentari inglesi una lettera con la richiesta di votare no all’introduzione di limiti di emissione più restrittivi previsti dalla Direttiva Euro 6 che impone alle case automobilistiche di calcolare le emissioni alle condizioni di guida reali, una prescrizione essenziale che, se fosse stata già in vigore, avrebbe reso impossibile la truffa Volkswagen.

Questa convergenza d’interessi fra Germania e Gran Bretagna si spiega facilmente. Il forte legame fra l’industria automobilistica e la grande finanza della City nasce dagli incroci azionari ma anche dalle modalità d’acquisto di un’auto: solo una parte di consumatori la compra cash, la stragrande maggioranza usa invece delle rate concesse da banche o società finanziarie. Il mercato dei prestiti attorno alle automobili è uno dei settori che più alimenta il mondo della finanza. Indebolirlo porterebbe a diminuire il loro giro di affari. Non è un caso che arrivi adesso il monito di Bankitalia: il caso Volkswagen avrà effetti sulla ripresa.

Ma di quale RIPRESA stanno parlando i banchieri? Di quella drogata che produce inquinamento, morti premature e prende in giro gli automobilisti?

IL TERZO INDIZIO
Nel 2008, quando l’Unione europea doveva fissare i limiti Co2 relativi al pacchetto clima 2020, le grandi case automobilistiche anglosassoni hanno preteso e ottenuto una tutela speciale per le auto di grossa cilindrata. Si è scelto di fissare un legame fra la possibilità di inquinare e la massa dell’auto, un meccanismo che ha penalizzato i produttori di utilitarie, come la Fiat a favore delle macchine più inquinanti. I risultati di questa politica dissennata sono purtroppo sotto gli occhi di tutti. Nonostante gli sforzi sulla carta é la stessa Agenzia Ambientale Europea a denunciare un continuo peggioramento della qualità dell’aria causa di decine di migliaia di morti premature.

Agatha Christie diceva: “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una PROVA“. Tutti i portavoce del Movimento 5 Stelle Europa sono pronti a lottare in ogni sede per combattere il sistema Volkswagen e difendere il diritto inalienabile alla salute dei cittadini.

Ascolta e condividi il video della portavoce Eleonora Evi dal Parlamento europeo

Vendevano i vestiti per i poveri

Vendevano i vestiti per i poveri

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“Facevano credere di raccogliere vestiti usati per beneficenza. In realtà li vendevano. Per questo, l’Antitrust ha sanzionato per 210mila euro complessivi l’Ama (Azienda municipale Ambiente) di Roma e Sol.co e Bastiani, i due consorzi a cui erano stati appaltati i servizi. Nel giugno scorso il presidente della Sol.co, Mario Monge, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia capitale.

Nel mirino dei pm di Roma sono infatti finiti, insieme alla gestione dei migranti e agli appalti per il verde pubblico, anche presunti illeciti proprio nella raccolta di abiti usati.
Ad attirare l’attenzione del garante per la concorrenza, che vigila anche sulla pubblicità ingannevole, sono stati i messaggi che comparivano sui cassonetti gialli per la raccolta e sul sito dell’Ama: “I materiali in buono stato saranno recuperati come indumenti”, “grazie per il vostro aiuto”, aiutaci ad aiutare”. Secondo l’Antitrust, le informazioni erano ingannevoli perché la raccolta sembrava fatta per beneficenza mentre venivano omessi i fini commerciali.

VIDEO La confessione del Presidente dell’Istat sul Reddito di Cittadinanza

Sol.co e Bastiani hanno ricevuto multe rispettivamente per 100mila euro e 10mila euro. L’Ama, invece, è stata sanzionata per 100mila euro per non aver controllato l’operato dei due consorzi e per non aver dato informazioni esaustive sul proprio sito. I messaggi ingannevoli sono già stati modificati sia sui cassonetti sia sul web”.
Fonte

#Italia5Stelle: Italia senza privilegi per gli ”onorevoli”

#Italia5Stelle: Italia senza privilegi per gli ”onorevoli”

“Un’assurdità per qualunque cittadino, una ovvietà per i politici nostrani. Mi riferisco al fatto che la Camera dei Deputati, fino all’anno scorso, garantiva ai suoi ex – tutti i deputati cessati dal mandato – un bel plafond per rimborsare loro le spese di viaggio. Stiamo parlando di quasi un milione di euro!
È stata necessaria la presenza – e l’impegno – di noi portavoce del MoVimento 5 Stelle che, dopo averci provato sin dal primo giorno in cui abbiamo messo piede a Montecitorio, quest’anno siamo riusciti a incassare il risultato: cancellata dal bilancio della Camera la voce che prevedeva questo odioso privilegio. Novecentomila euro!
Novecentomila euro risparmiati, novecentomila euro di privilegi tolti alla casta che dovrà pagarsi di tasca sua le spese di viaggio. Un risultato importante perché il M5S ha messo con le spalle al muro tutte le forze politiche costringendole a rinunciare a questo privilegio assurdo. Un risultato di cui siamo felici e che va ad aggiungersi a quello sugli affitti d’oro (39milioni di euro l’anno) che la Camera non pagherà più grazie alla norma coniata dal M5S,
E si aggiunge anche ad altri 230mila euro di risparmi all’anno sull’acquisto delle divise del personale di Montecitorio: prima del M5S l’appalto andava in affidamento diretto per 450mila euro, mentre ora si farà un bando di gara. E’ grazie a questi successi che per la prima volta il bilancio della Camera scende sotto la soglia del miliardo di euro! Guarda caso, succede da quando c’è il MoVimento 5 Stelle.

Questa è la nostra idea di Paese. Ti invitiamo a conoscerla a Imola il 17-18 ottobre all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari”. Come forse sai, siamo l’unica forza politica che rifiuta il finanziamento pubblico: SOSTIENI ITALIA 5 STELLE CON UNA DONAZIONE!
L’Italia che vogliamo ha eliminato gli sprechi e le spese pazze della politica. L’Italia che vogliamo è un’Italia a 5 stelle!” Riccardo Fraccaro, portavoce M5S Camera

 

 

Da ottobre stangata sulle bollette!

Da ottobre stangata sulle bollette!

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“Da ottobre i costi dell’energia elettrica e del gas per le famiglie italiane aumenteranno ancora!
In un Paese con il più alto potenziale europeo da energie rinnovabili e con oltre l’80% di sottosuolo geotermico, è assurdo dover prendere ancora il gas da Putin e l’elettricità dal carbone.
Siamo in un momento storico pieno di opportunità, potremmo avere un piano energetico nazionale serio, per produrci autonomamente l’energia e slegarci dai vincoli di politica estera, per far risparmiare le famiglie sulle bollette e diminuire i costi sulla produzione del Made in Italy.

Purtroppo abbiamo un Governo totalmente immobile:

– che si galvanizza per +0,9% di Pil, ma non dice che il dato positivo è da ricondurre al costo del petrolio e dell’euro che si è quasi dimezzato rispetto all’anno scorso. C’è quindi poco da gioire, perché se oggi avessimo i prezzi di un anno fa, saremmo ancora in recessione. Quindi se aumentano di nuovo siamo fregati.

VIDEO “Mettiamo un freno alle disperate bugie di Renzi”

si esalta per l’aumento dei consumi, ma i piccoli esercizi commerciali segnano -0,2%, ancora in recessione: tutta la ricchezza sta andando verso i grandi centri commerciali a causa delle assurde liberalizzazioni fatte da Monti, Letta e dall’attuale governo.
– festeggia per i posti di lavoro in più, ma non vi dice che nel calcolo degli occupati ci sono anche gli sfruttati di Expo e i tirocini (!!) di “Garanzia Giovani“: decine di migliaia di persone che non percepiscono stipendi veri.
Voglio un Governo che sappia sfruttare questo momento storico, per rilanciare l’edilizia con gli ecobonus e il Made in Italy con la lotta alla contraffazione. Tagliamo le spese inutili per abbassare le tasse.
Per farlo bisogna mandare a casa questo Governo amico dei furbi.” Luigi Di Maio

 

 

Il collasso della Germania

Il collasso della Germania

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di MICHAEL SNYDER*

“Sta forse per accadere qualcosa in Germania, qualcosa che scuoterà il mondo intero? Secondo alcune informazioni riservate di cui sono venuto a conoscenza poco tempo fa, sarebbe davvero imminente un grande evento finanziario che riguarda la Germania. Ora, quando dico imminente, non intendo dire domani. Credo però che siamo entrati in uno di quei momenti del tempo che presenta tutte le condizioni perché si ripeta un’altra Lehman Brothers.
La gran parte degli osservatori tende a considerare la Germania come quel baluardo che tiene economicamente insieme tutta l’Europa; ma la verità è che sotto la sua superficie fermentano grosse difficoltà. Mentre scrivo questo, l’indice azionario tedesco DAX è giù quasi del 20% dal massimo storico raggiunto lo scorso aprile, e sono numerosi i segni di agitazione all’interno della maggiore banca tedesca. Sono poche nel mondo le banche che possono dirsi altrettanto prestigiose ed influenti quanto la Deutsche Bank, ma recentemente ha fatto notizia solo per questioni negative.
Proprio come abbiamo visto con Lehman Brothers, le banche “troppo grandi per fallire” non crollano mai da un giorno all’altro. Ma la verità è che ci sono sempre dei segni premonitori, se si guarda da vicino.
Nei primi mesi del 2014, le azioni di Deutsche Bank sono state scambiate a più di 50 dollari ad azione. Da quel momento, il valore è caduto di oltre il 40% e oggi si scambiano a meno di 29 dollari. E’ ben nota la natura profondamente corrotta della cultura aziendale della Deutsche Bank, e negli ultimi anni la Banca è stata estremamente imprudente. Se uno è sconsiderato e vince sempre, allora ok. Sfortunatamente per la Deutsche Bank, di recente le cose sono andate sempre più per il verso sbagliato.

 Prima del “crollo improvviso” di Lehman Brothers del 15 settembre 2008, sulla stampa c’erano state notizie di licenziamenti di massa nell’azienda. Per citare solo un paio di esempi: CNBC ne parlava il 10 marzo del 2008 e il New York Times il 28 agosto del 2008. Quando le grandi banche iniziano a trovarsi in guai seri, questo è quello che fanno. Cominciano a sbarazzarsi del personale. Ecco perché i massicci tagli di posti di lavoro che la Deutsche Bank ha appena annunciato sono così preoccupanti.

Lunedì scorso, fonti finanziarie hanno riferito che la banca punta a tagliare circa 23.000 posti di lavoro, cioè circa un quarto di tutto il suo personale, attraverso piani di licenziamento soprattutto nelle attività tecnologiche e lo scorporo della divisione PostBank. Questo ridurrebbe tutto il personale del gruppo a 75.000 posizioni a tempo pieno, nel quadro di un piano di riorganizzazione in fase di perfezionamento, firmato dall’ Amministratore Delegato John Cryan, che quando nel luglio scorso assunse il controllo della più grande banca tedesca, promise un taglio dei costi. Durante il fine settimana, Cryan ha presentato i dettagli preliminari del piano ai membri del consiglio di vigilanza. Il portavoce della banca si è astenuto dal commentare. La Deutsche Bank sta affrontando da un po’ di tempo problemi legali sempre maggiori. Quello che segue è un breve estratto da un recente articolo di Zero Hedge:

La banca, che ha dovuto sborsare solo negli ultimi tre anni più di 9.000.000.000 di dollari per contenziosi legali, è diventata una sorta di manifesto di cultura aziendale corrotta.
Nel mese di aprile, la Deutsche si è accordata con DoJ per una multa di $2.500.000.000 (ovvero circa $ 25.474 per dipendente) e, successivamente, ha pagato alla SEC (agenzia per anni gestita da ex-dipendenti di Deutsche Bank e da suoi stretti collaboratori) $ 55.000.000 in relazione ad accuse di registrazioni irregolari di LSS (leveraged super senior) durante la crisi finanziaria per un valore di circa 5.000.000.000 di dollari (http://www.sec.gov/news/pressrelease/2015-99.html – ndt)
Dalla padella alla brace: nei primi giorni di agosto scorso il DoJ ha annunciato che avrebbe tentato di individuare altri scambi irregolari di titoli ipotecari (MBS=mortgage backed security – ndt) scadenti – sapientemente confezionati – intervenuti tra varie banche prima della crisi finanziaria. JP Morgan, Bank of America, e Citi riuscirono ad effettuare queste operazioni di titoli MBS quando il DoJ operava sotto l’incomparabile (da intendersi in modo ironico) Eric Holder; oggi però, incoraggiata dalla sua vittoria di Pirro sui manipolatori finanziari di Wall Street, il nuovo procuratore generale Loretta Lynch è ben determinata a occuparsi seriamente anche di Barclays PLC, Credit Suisse Group AG, Deutsche Bank AG, HSBC Holdings PLC, Royal Bank of Scotland Group PLC, UBS AG e Wells Fargo.

VIDEO La TV tedesca attacca la Merkel e difende i greci

Naturalmente i problemi legali sono solo la punta dell’iceberg di tutto quello che è successo alla Deutsche Bank nel corso degli ultimi due anni. Quella che segue è la cronologia dei principali eventi che hanno colpito la banca dall’inizio dello scorso anno ad oggi. E’ estratta da un articolo di NotQuant di giugno scorso dal tiolo: “Deutsche Bank: la prossima Lehman?” :

“Nel mese di aprile del 2014, la Deutsche Bank è stata costretta ad alzare il Tier 1 di ulteriori 1,5 miliardi di capitale per sostenere il capitale. Perché?
Un mese più tardi, nel maggio del 2014, è continuata la corsa alla liquidità, con la banca che annunciava la vendita di 8 miliardi di euro di titoli con uno sconto del 30%. E ancora una volta: perché?
Questa mossa ha messo la pulce nell’orecchio ai mezzi di stampa finanziaria. L’ immagine esteriore calma della Deutsche Bank non rispecchiava i suoi sforzi concitati nell’aumentare la sua liquidità. Dietro doveva esserci per forza qualcosa di marcio.
Andando avanti veloce fino a marzo di quest’anno: la banca fallisce gli stress-test dell’industria bancaria e riceve una severa intimazione a controllare la struttura del suo capitale.
Ad aprile, la Banca conferma il suo accordo congiunto con USA e UK sulla manipolazione del LIBOR.
Sulla Banca incombe un enorme pagamento di 2.100.000.000 dollari al Dipartimento di Giustizia. (Comunque una bazzecola rispetto ai suoi guadagni illeciti).
A maggio, il Consiglio di Amministrazione della Banca conferisce una serie di nuovi poteri a uno degli Amministratori, Anshu Jain. Riteniamo si tratti di una ‘misura di crisi’. In tempi di crisi spesso si tende a dare maggiore potere all’esecutivo.
5 giugno: la Grecia manca il suo pagamento al FMI. Sale il rischio anche per tutti gli altri suoi debiti pendenti. Questo ha forti ripercussioni sulla Deutsche Bank.
6/7 giugno: (un sabato/domenica, immediatamente successivi al mancato pagamento greco al FMI) i due CEO della Deutsche Bank annunciano entrambi le loro dimissioni dalla società. (Dopo solo un mese da quando a Jain erano stati conferiti i nuovi poteri). Anshu Jain lascerà per primo, alla fine di giugno; Jürgen Fitschen il prossimo maggio.
9 Giugno: S&P riduce il rating della Deutsche Bank a BBB+ . Solo tre posizioni al di sopra del livello ‘spazzatura’. (E BBB+ è anche al di sotto del rating che aveva Lehman Brothers poco prima del suo crollo).”

Ora il quadro vi risulta un po’ più chiaro? Questi non sono segni di una banca solida.
Quello che ha reso le cose ancora peggiori è stato l’incauto comportamento della Deutsche Bank. A un certo punto, si è potuta stimare un’esposizione in derivati da parte della Banca di ben 75 trilioni di dollari. Da tener presente che il PIL tedesco di un anno intero è di solo 4 trilioni di dollari. Così, quando alla fine anche la Deutsche Bank crollerà, né in Europa e né in qualsiasi altro luogo del mondo ci saranno abbastanza soldi per poter ripulire il pasticcio. Questo è un perfetto esempio che spiega il motivo per cui continuo a martellare l’opinione pubblica sui danni nefasti delle moderne “armi di distruzione finanziaria di massa”.

Se la Deutsche Bank dovesse fallire completamente, sarebbe un disastro finanziario peggiore di quello di Lehman Brothers. Sarebbe come abbattere letteralmente l’intero sistema finanziario europeo e provocare a livello globale un panico finanziario mai visto prima d’ora. A quel punto, sarà meglio avere quel denaro con sé che tenerlo in banca. (Ad).
Nel corso delle ultime due settimane l’aria è stata comunque piuttosto ferma; tuttavia, mi aspetto che questa calma finisca molto presto. Credo che il resto del 2015 sarà estremamente caotico e accadranno cose piuttosto gravi, cose che nessuno avrebbe potuto oggi immaginare. Nei giorni che vengono, invito tutti a seguire attentamente sia la Germania che il Giappone. Stanno per accadere cose grosse, e milioni di increduli ne resteranno spiazzati”.

*Michael Snyder è uno scrittore, oratore e attivista che dirige e scrive nel suo blog The American Dream e Economic Collapse

Fonte: http://theeconomiccollapseblog.com

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

 

 

Paolo Parentela Approvata la mozione del ‪#‎M5S‬ alla Camera dei deputati sui ‪#‎Trasporti‬ in ‪#‎Calabria‬ ma il ‪#‎PD‬ cala la maschera sul Ponte sullo Stretto!

Paolo Parentela Approvata la mozione del ‪#‎M5S‬ alla Camera dei deputati sui ‪#‎Trasporti‬ in ‪#‎Calabria‬ ma il ‪#‎PD‬ cala la maschera sul Ponte sullo Stretto!

In particolare sul completamento della Salerno-Reggio Calabria, il completamento e la messa in sicurezza della SS106, il completamento della strada del Medio-Savuto, la ricostruzione del ponte sullo stesso fiume e gli investimenti corposi sulla linea ferroviaria che attraversa la costa ionica calabrese.

Peccato che il PD si sia dimostrato incoerente sul ‪#‎PonteSulloStretto‬. Dapprima, infatti, il governo aveva annunciato che l’infrastruttura non rientrava in agenda, ma la maggioranza ha bocciato la nostra proposta di bloccare definitivamente il progetto investendo le risorse economiche per interventi più urgenti a favore della mobilità sostenibile nel Meridione. Il PD quindi, si è calato la maschera cedendo ai ricatti di ‪#‎Alfano‬.

Abbiamo impegnato il governo a migliorare i controlli, anche da parte dell’ANAC, per evitare che gli appalti per la costruzione delle strade e della SA-RC vadano a finire in mano alla criminalità organizzata. Una vittoria importante, che potrebbe accelerare la conclusione degli iter di appalto e la consegna dei lavori. Un’altra importante vittoria l’abbiamo ottenuta sulla progettazione della nuova SS106, che sarà costruita tenendo maggiormente conto dell’impatto ambientale sui luoghi che attraverserà.

Siamo orgogliosi, perché il miglioramento delle infrastrutture viarie in Calabria è stato un obiettivo del M5S sin dal nostro insediamento in Parlamento. Ovviamente rimarremo vigili affinché il Governo rispetti gli impegni presi oggi dinnanzi al Parlamento, considerata l’abitudine di ‪#‎Renzi‬ a non eseguire le mozioni approvate e a non rispettare il Parlamento.

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Alessandro Di Battista LA POVERTA’ DEVE DIVENTARE ILLEGALE

Alessandro Di Battista LA POVERTA’ DEVE DIVENTARE ILLEGALE

Avete mai pensato a cosa si prova nel mandare decine di CV e non ricevere mai risposta? Arrivi a perdere la voglia di cercare lavoro. Inizi a pensare che l’unica strada sia andartene. E la vedi come una sconfitta. Altri hanno un lavoro, possono costruirsi una vita normale, tu no e vai via.

Avete pensato a cosa si prova, dopo 40 anni di lavoro, a rovistare in un secchio della spazzatura? Ci sono anziani che lo fanno, pensionati minimi che non hanno altra strada per poter rimediare un pasto. I soldi, quei maledetti 400 euro al mese, non bastano a nulla. La luce costa, il gas e’ caro. Anche mangiando solo pane, pasta e frutta non ce la fanno. E allora scendono di casa di mattina presto e cercano qualche scatoletta ancora piena. Prima la annusano pero’, sperando che non sia andata a male. Avete mai pensato che questo accade ogni giorno?

E a chi perde il lavoro a 50 o a 60 anni avete mai pensato? Immaginate o no cosa si possa provare? Le gambe tremano e ti si gela il sangue. La prima tragedia e’ dirlo a casa perche’ si vive il licenziamento come un disonore, anche se tu non hai colpa. Non riesci piu’ a dormire, l’ansia ti corrode e quando ti alzi ti senti un fantasma.

Di storie cosi’ se ne ascoltano molte. L’unica soluzione e’ dare un reddito di dignita’ a chi ormai pensa che la vita sia un incubo. Il reddito di cittadinanza serve a dare sostegno a queste persone. Abbiamo trovato i soldi per finanziarlo. Abbiamo riformato i centri per l’impiego per poter dare formazione e poi offrire un lavoro. Abbiamo pensato a come affrontare i furbi.

Il reddito di cittadinanza e’ una manovra economica. Rilancia i consumi, sostiene le imprese e crea posti di lavoro. E riduce la poverta’. La poverta’ e’ inaccettabile in un mondo di opulenza. La poverta’ va messa fuorilegge, e anche se a questi “fuorilegge” tutto questo non importa, presto ce la faremo.

 

5 OTTOBRE/ M5s invita i sindaci calabresi in piazza

5 OTTOBRE/ M5s invita i sindaci calabresi in piazza

Lettera ai sindaci

Oggetto: lettera di invito a iniziativa pubblica del prossimo 5 ottobre a Catanzaro, volta a liberare la Calabria, nell’unità delle coscienze civili, da un pericoloso cortocircuito istituzionale.

Preg.mi Sindaci dei Comuni della Calabria,

la sanità regionale è commissariata dal 2010 per il rientro dal disavanzo. I risultati sono disastrosi.

Proseguono i tagli del governo centrale, per via di accordi europei ratificati alla cieca, tesi a ridurre il debito pubblico con la violenta cancellazione dei servizi essenziali.

Il debito pubblico, come sappiamo, dipende tutto dal sistema della cartamoneta: la privata Bce, che lo stampa dal nulla, presta denaro agli Stati, i quali s’indebitano per restituirlo. Da questo meccanismo perverso hanno origine, poi, le tante misure di contenimento che ogni giorno prevalgono sui diritti fondamentali e sulle necessità del popolo, che invece dovrebbe essere il proprietario della moneta, proprio all’atto dell’emissione.

Come noto, in Calabria i poteri politici, criminali e occulti hanno sempre compiuto affari, sfruttando le risorse pubbliche per i loro interessi e sottraendole al bene comune; in particolare nella sanità. Ciò ha contribuito a determinare una situazione di emergenza, insieme a decenni di clientelismo trasversale e alla sistematica violazione delle regole.

L’intervento riparatorio dello Stato centrale è stato prima inutile e poi peggiorativo. La sanità calabrese versa nell’assoluta insicurezza: non ci sono soldi per investimenti, mancano i Lea (che pure sono un compromesso al ribasso); il turn over del personale si è rivelato un imbroglio; continua l’assegnazione illegittima di fondi enormi al policlinico dell’Università di Catanzaro; il revisore Kpmg ha preso milioni senza accorgersi dell’uscita di 393 milioni dall’Asp di Reggio Calabria; fioccano consulenze agli amici e nomine dirigenziali abusive; la Cardiochirurgia reggina resta chiusa per l’appetito di vecchi potentati; i commissari Scura e Urbani non rispettano sentenze della magistratura e si credono divinità intoccabili; il governo ha voltato le spalle e il presidente Oliverio sta muto e fermo, limitandosi a proclami vuoti in cambio di piccole ricompense da Roma, anche per gli incarichi conferiti in violazione di legge. Giusto per esempio, ricordiamo che Oliverio non impugnò il decreto commissariale sulla nuova rete dell’assistenza né quello sulla ripartizione dei budget sanitari, approvato anche dal dg del dipartimento regionale Tutela della Salute.

Nel frattempo ai cittadini non arriva risposta, avanza lo smantellamento degli ospedali e la spartizione della sanità pubblica con appoggi e regali a imprenditori del settore. Il Movimento 5 stelle ha presentato centinaia di interrogazioni parlamentari ed esposti per difendere la sanità calabrese, innanzi al grande silenzio del governatore e del Consiglio regionale. Inoltre, ha denunciato tutte le nomine illegittime all’Autorità nazionale anticorruzione, che in un caso si è già pronunciata sanzionando il presidente della Regione Calabria, cui per tre mesi è vietata ogni nomina.

Per finire, il governatore eletto ha tradito l’ampio mandato ricevuto dal popolo, formando una prima giunta poi integralmente coinvolta nello scandalo «Rimborsopoli». Per le continue fratture e vendette interne al Pd, la Calabria non è ancora governata; è tutto bloccato: sanità, occupazione, infrastrutture, sviluppo, trasporti, rifiuti, risposta al dissesto idrogeologico e tutela dell’ambiente.

Pertanto, come parlamentari M5S della Calabria invitiamo ogni sindaco della regione a partecipare all’iniziativa pubblica #mandiamoliacasaAdesso, prevista a Catanzaro il prossimo 5 ottobre; con la presenza dei colleghi Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Giulia Grillo, Mattia Fantinati e Riccardo Nuti, nonché degli attivisti e dei portavoce comunali. L’appuntamento è a partire dalle ore 17,30 in piazza Prefettura. L’obiettivo è di riflettere sullo stato delle cose per agire uniti, senza più perdere tempo in inutili attese, nelle promesse opportunistiche del Pd e dei suoi alleati di governo. Noi 5 stelle vogliamo contribuire alla “liberazione” della Calabria, al di là delle sigle di partito.

In Calabria c’è un’emergenza senza precedenti, destinata ad aggravarsi, se resteranno ancora al potere l’attuale governatore e i commissari per la sanità.

Per quanto esposto, ci aspettiamo che ogni sindaco ci risponda al di là dell’appartenenza, così come il governatore della Puglia, Michele Emiliano, su invito del Movimento 5 stelle ha impugnato la rovinosa riforma governativa chiamata «La buona scuola».

Con la certezza di un riscontro positivo, porgiamo i nostri migliori saluti.

Roma, 29 settembre 2015

Firmato Nesci, Morra, Ferrara, Parentela e Dieni

Leggi anche la nota di lancio dell’iniziativa Mandiamoli a casa adesso, del 5 ottobre a Catanzaro

#MandiamoliACasaAdesso: flotta di parlamentari M5S in Calabria per mandare a casa Oliverio, Scura e Urbani

#MandiamoliACasaAdesso: flotta di parlamentari M5S in Calabria per mandare a casa Oliverio, Scura e Urbani

evento calabria sanità

#MANDIAMOLIACASAADESSO è il titolo dell’iniziativa promossa per lunedì 5 ottobre da noi parlamentari M5s calabresi. Per l’occasione, con una lettera di fuoco abbiamo convocato addirittura i sindaci dei comuni della regione, con appuntamento a Catanzaro, in piazza Prefettura dalle ore 17,30.

di Dalila NESCI

Insieme agli attivisti, alla società civile e ai deputati M5s Luigi Di Maio, Riccardo Nuti, Alessandro Di Battista, Giulia Grillo e Mattia Fantinati, noi parlamentari calabresi del Movimento 5 stelle parleremo dell’immobilità della Calabria per causa della lotta intestina nel Pd, dello scandalo Rimborsopoli, delle nomine illegittime dei vertici sanitari e della gestione fallimentare del piano di rientro, affidato ai commissari governativi Massimo Scura e Andrea Urbani.

Sarà un’adunata – precisiamo con Nicola Morra, Laura Ferrara, Paolo Parentela e Federica Dieni – dell’altra Calabria, quella lontana dalle camarille di palazzo, dagli illeciti nell’amministrazione della cosa pubblica, dai ricatti del governo Renzi e dai silenzi imbarazzanti del presidente della Regione, Mario Oliverio, blindato nel suo cerchio magico.

Per Oliverio chiedemmo al governo la mera applicazione della legge, in base alla quale doveva gestire la sanità regionale. Umiliato da Renzi, benché eletto a maggioranza, Oliverio non ha poi mosso un solo passo giusto, incaponendosi per le poltrone di Nino De Gaetano, di Santo Gioffrè e di Domenico Pingitore, accettando senza impugnazione la rete clientelare dell’assistenza ospedaliera decretata da Scura e Urbani e i loro deliri di onnipotenza; dalla mancata riapertura degli ospedali di Praia a Mare e Trebisacce all’assegnazione arbitraria dei nuovi budget, contestata perfino dal Tavolo ex Massicci.

Oliverio, che si era presentato in discontinuità col passato, ha seguito passo per passo il predecessore Scopelliti e confermato ingiustificabili concentrazioni di potere come quella del dirigente generale dei Lavori pubblici, Domenico Pallaria.

Oggi il Movimento 5 stelle gli chiede il conto anche per aver permesso, con la sua palese ambiguità, lo sfascio della sanità da parte dei commissari governativi.

Per conto dei calabresi il Movimento 5 stelle manderà a casa Oliverio, Scura e Urbani, espressione di un sistema identico, marcio e nemico del bene comune.

Ordini professionali e doppie poltrone: il TAR ci dà ragione

Ordini professionali e doppie poltrone: il TAR ci dà ragione

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Ricordate la battaglia del M5S contro “I quattro dell’Ave Maria“? Una battaglia nata oltre due anni fa, e condotta attraverso atti parlamentari, richieste di parere all’Anac, audizioni, secondo il principio di lotta senza quartiere a tutte le lobby, le caste e i privilegi, contro la corruzione e l’opacità del sistema politico ed economico. E in particolare, contro quattro alti dirigenti di ordini professionali che, incuranti del conflitto di interessi e del doppio stipendio, nonché delle norme anticorruzione, siedono imperterriti in Senato.

Senatori della repubblica nonché Presidenti o vicepresidenti di ordini professionali hanno fatto di tutto pur di non adeguarsi a tali norme e conservare la loro doppia poltrona incompatibile proprio per le norme sull’anticorruzione.

Per tutelare questo sistema opaco, poi, si sono tristemente scomodati fior fiore di costituzionalisti ed ex ministri che con pareri, per l’appunto stravaganti, hanno descritto enti pubblici che, “unti dal signore”, erano intoccabili per la trasparenza e per la prevenzione della corruzione. Sì, come gli Intoccabili descritti dal giornalista Stefanoni nel suo libro e raccontati proprio pochi giorni fa nell’intervista sul Blog di Beppe.

Ma finalmente è stata fatta giustizia, e per i Quattro dell’Ave Maria possiamo dichiarare il “game over”. Il TAR del Lazio con sentenza pronunciata il 24 settembre 2015 ha ritenuto infondato il ricorso presentato dal Consiglio nazionale forense (e dagli ordini provinciali) contro la delibera dell’ANAC che obbligava gli ordini e collegi professionali ad adeguarsi alle norme sulla trasparenza e sulla prevenzione della corruzione.

I giudici amministrativi, insomma, danno pienamente ragione al Presidente dell’Anac Raffaele Cantone ma, soprattutto, confermano da cima a fondo le ragioni della nostra battaglia.

I disastri di MPS: lettera a un senatore M5S

I disastri di MPS: lettera a un senatore M5S

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da un dipendente MPS al senatore M5S Vito Petrocelli,

Caro senatore, ho esitato a scriverti perché il tema per il quale ti scrivo è complesso e non volevo cadere nella retorica e nel piagnisteo. So che il vostro Movimento ha seguito la vicenda MPS e che lo stesso Grillo ha più volte ripreso l’argomento anche nei suoi spettacoli. Ebbene, mi piacerebbe che la vostra attenzione non cali perché ci sono ancora “strani” movimenti che ledono il buon nome dell’azienda e di chi ci lavora. Mi riferisco alle numerosissime pressioni commerciali di cui è oggetto la rete delle filiali. Pressioni che a seconda dei vari direttori raggiunge e supera anche il limite del buon senso e dell’educazione. La banca, come saprai, ha tra i suoi partner Axa (la seconda compagnia assicuratrice al mondo), che è impegnata sul ramo vita, danni e motors. Con la scusa dei prestiti e dei mutui si assicura di tutto , ma purtroppo non secondo la logica assicurativa della prevenzione del rischio ma per rispondere a logiche commerciali di semplice dato numerico. Axa punta ai due milioni di clienti MPS per allargare la propria base, d’altronde Axa siede nel consiglio di amministrazione di MPS, e il suo tornaconto deve in qualche maniera venire fuori. Ora, delle pressioni commerciali il M5S può fregarsene, ma alla fine le polizze vengono fatte ai clienti, e tanti clienti sono cittadini e piccole imprese che già pagano profumatamente il denaro preso in prestito nonostante le banche lo ricevano quasi a tasso zero dalla Bce. Spesso sono ignari cittadini che sono anche oggetto di ricatto da parte nostra: o mi fai la polizza o non ti aiuto. Spesso nemmeno lo sanno di avere la polizza perché le polizze in termini di retrocessione dei premi rendono più delle commissioni di un mutuo o di un fido. Così senza sapere di rami vita, danni, di Legge Bersani, di bonus malus o pejus, tutti in banca diventiamo assicuratori. La memoria corta non aiuta, nonostante avessimo in passato collocato myway e for you, obbligazioni Argentina o Parmalat, i titoli greci, continuiamo con diabolica reiterazione a commettere sempre lo stesso errore. In questi ultimi giorni si parla anche di Bad Bank. Ora, è vero che c’è una grossa fetta di crediti non esigibili o sofferenze, ma una metà ed oltre di queste sofferenze sono costituite da piccole imprese per via di una eccessiva rigidità delle politiche creditizie dell’Unione europea (Basilea 1, 2 e 3) adottate dalle banche. Termometro della rigidità è il rating: un “giudizio ” alfa/numerico che tiene conto dei bilanci e della patrimonializzazione. Così, decenni di azienda vanno in fumo per colpa di un rating negativo, di un D1 piuttosto che di un C3. Il rating va da A1,A2,A, B1,B2,B3,C1,C2,C3, D1 è così via fino a E. Per MPS, D1 non è coerente con le politiche creditizie della banca. I tassi di interesse variano al variare del rating; con A si paga meno, con C molto di più e senza contare quel che pagano le banche con rating D1,D2,D3, che magari per colpa della crisi e degli insoluti si ritrovano ad avere un giudizio negativo prossimo alla spazzatura. I rating B ed A hanno una conoscenza bancaria medio alta, raramente stipulano le nostre polizze. Cosa c’entra la Bad Bank con tutto questo? Si sta studiando una “banca cattiva” che dovrà gestire il credito spazzatura che guarda caso è tutto al Sud? Ma non sarà che nella spazzatura del credito Mps sono finite le sofferenze di Banca Antonveneta, di Banca del Salento, di ex 121, i debiti del Pci-Pds, i debiti delle contrade di Siena, la barca di D’Alema, ecc.? Scusa la polemica, ma se riusciste a tenere alta l’attenzione su questo tema con opportune interrogazioni e comunicazioni fareste un piacere non tanto a me, ma a 30mila dipendenti e 2,4milioni di clienti. Ovviamente ti prego di mantenere riservata la fonte, sennò dovrò cercare un’altra occupazione.

Grazie, M.

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