Amministrare a 5 stelle!

Amministrare a 5 stelle!

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ECCO COSA SIGNIFICA AVERE UN’ AMMINISTRAZIONE A 5 STELLE NELLA TUA CITTA’!

Arrivano a Pomezia le macchine mangia rifiuti che regalano buoni spesa a chi ricicla plastica e alluminio. Lo ha deciso l’Amministrazione Comunale che a costo zero per le casse comunali, sistemerà nei punti strategici della città i nuovi compattatori.

Si tratta di macchinari che sono in grado di raccogliere, differenziare e ridurre di volume le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio, che i cittadini inseriranno nel macchinario. Ai virtuosi che lo utilizzeranno la macchina rilascerà in cambio un buono da spendere nei supermercati convenzionati.

“I nuovi macchinari – Commenta il Sindaco 5 stelle Fabio Fucci – ci permetteranno di risparmiare sul trasporto dei rifiuti, limitando di conseguenza anche l’inquinamento atmosferico, continuando a coinvolgere i cittadini in una cultura più rispettosa dell’ambiente“.

I problemi in Europa

I problemi in Europa

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Il problema dell’Europa non sono i 26 milioni di disoccupati,
nè le imprese che delocalizzano in Cina o in Sri Lanka.

Non vengono considerati un problema neppure i morti che affogano nei barconi o
quelli asfissiati dentro i tir che varcano illegalmente la frontiera.

Il problema dell’Europa non è il muro eretto in Ungheria o
il rullare dei tamburi di guerra in Ucraina.

Il problema dell’Europa non sono i bambini che nascono già ammalati di cancro
a causa della presenza di rifiuti tossici e discariche abusive.

Il problema dell’Europa non è l’austerity che impone tagli alla sanità e al welfare,
né l’euro che ha portato solo deflazione e un debito pubblico alle stelle.

Figuriamoci, poi, se sono un problema i 122 milioni di poveri,
molti dei quali vivono in Italia e Grecia senza un reddito di cittadinanza.

Il problema dell’Europa non sono le 148 centrali nucleari o
le risorse idriche che si stanno esaurendo

e neppure la doppia inutile sede del Parlamento europeo
o i burocrati che rispondono alle lobby e non ai cittadini.

Il problema dell’Europa non sono le trivelle nel mar Adriatico o
gli alimenti OGM che possono essere commercializzati in alcuni Stati.

Non sono un problema neanche la corruzione,
l’elusione fiscale di Stato praticata in Lussemburgo o
le guerre nel mondo alimentate dai produttori europei di armi.

Per l’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi il problema dell’Europa è il Movimento 5 Stelle. Ecco l’interrogazione che ha presentato alla Commissione europea e che è costata ai contribuenti 1.500 euro (questo è il costo di ogni interrogazione alla Commissione europea, utile o inutile che sia). Soldi sprecati, visto che lei stessa conosce già la risposta alla domanda che ha posto.

Il Movimento 5 Stelle ha preso e prenderà tanti voti perché: “i cittadini italiani sono costretti a convivere da qualche anno con la crisi economica che ha interessato tutto il Continente. La mancanza di lavoro, l’alta tassazione, l’inefficienza del sistema burocratico e giudiziario hanno creato un forte malcontento tra la popolazione” (incipit dell’interrogazione presentata dalla stessa Lara Comi).

Cara Lara Comi, la democrazia non è MAI un problema. O no?

Passaparola – Forteto, la comunità degli abusi, di Francesco Pini e Duccio Tronci

Passaparola – Forteto, la comunità degli abusi, di Francesco Pini e Duccio Tronci

L’inizio della predicazione di Rodolfo Fiesoli risale agli anni 70, poi nel 1977 la nascita del Forteto e già alla fine del 1978 il primo arresto di Rodolfo Fiesoli e di Luigi Goffredi, altra persona di spicco all’interno del Forteto. Poi nel 1985 una sentenza di condanna definitiva che per Rodolfo Fiesoli riguardava anche degli aspetti specifici e molto gravi, il fatto di avere masturbato un minorato psichico alla presenza di un minore, questo accertava la sentenza definitiva. Quella del Forteto è una macabra storia italiana. Ne abbiamo parlato con Francesco Pini e Duccio Tronci, autori del libro Setta di Stato.

“Un saluto agli amici del blog di Beppe Grillo. Abbiamo deciso di scrivere questo libro perché questo ci consentiva di raccontare una storia che ci pareva allucinante e che avesse bisogno di mettere insieme i fatti dalla nascita del Forteto, dalla sua genesi fino a oggi. Il 17 giugno 2015 il Tribunale di Firenze ha emesso una sentenza di primo grado che condanna 16 persone per i fatti avvenuti nella Comunità del Forteto, la condanna più grave riguarda Rofoldo Fiesoli il profeta, il guro della comunità che è stato condannato a 17 anni e mezzo.
Il Forteto nasce come un tentativo di giovani, in un periodo post sessantottino di rompere con gli schemi, con le consuetudini di una società borghese, di famiglie borghesi, come un atto di ribellione. Il sogno è quello di vivere una vita da persone libere, non ancorate all’ambizione dell’ascesa sociale e della ricchezza a tutti i costi e dell’attenzione al prossimo. Ma al Forteto cosa trovano? Trovano una realtà diversa, una realtà che possiamo sintetizzare con la parola “setta” come facciamo nel titolo. Ci sono una serie di regole: il taglio completo dei legami con l’esterno, a partire dalla madre, il padre, i fratelli, gli amici e poi via, via a cascata tutto il mondo al di fuori, il mondo che Fiesoli diceva “Il mondo fuori è merda!”. La separazione dei sessi ovvero nella filosofia del Forteto il confronto si fa con persone dello stesso sesso, uomini con nomi e donne con donne, non ha molto a che vedere con l’omosessualità o comunque con le tendenze sessuali, il rapporto uomo-donna è quello che poi ti porta a fare una famiglia, uno dei rapporti più solidi che potrebbe potenzialmente mettere anche a rischio una leadership all’interno di una setta. E poi, l’altro elemento della filosofia Forteto, è quello del “chiarimento”, una sorta di pubblico processo, è un confronto quello con uomo – uomo che ti porta in molti casi dritto nella camera di Rodolfo Fiesoli, che all’interno del Forteto viene considerato come l’unico puro, l’unico in grado di insegnarti un amore che è libero dal fardello della materialità e della “merda del mondo esterno”.

Gli affidamenti al Forteto sicuramente venivano fatti nell’ottica della cosiddetta famiglia funzionale: due persone, un uomo e una donna, che si costituivano appositamente per accogliere quell’affidamento. I servizi sociali, nei controlli effettuati al Forteto, identificano come padre e madre di quei bambini affidati due persone diverse da quelle che sono indicate nell’affidamento.
La storia del Forteto, fin dall’inizio, è anche la storia d’intrecci e di ricerca di sponsor, di sponde politiche di primordine, sul fronte democristiano, nei primissimi anni e poi, invece, più nel mondo della Sinistra. Sono tanti i politici che negli anni sono passati dal Forteto anche solo per campagna elettorale; sono elencati in un documento ufficiale, la Relazione finale della Prima Commissione d’inchiesta della Regione Toscana, si leggono nomi come Massimo D’Alema ma anche Tina Anselmi lo stesso Antonio Di Pietro, che ha firmato la prefazione di un libro sul Forteto. La cosa che più impressiona, al di là delle campagne elettorali, è proprio come se ci fosse un muro di gomma a livello politico – istituzionale, che respingeva ogni tentativo di denuncia, di fatto la sentenza della Corte di Strasburgo non ha prodotto risultati.

Gli stessi meccanismi che vedevano il condizionamento di politici o, anche, in ambienti della Magistratura o dei servizi sociali, nei confronti del Forteto, coinvolgevano anche i giornalisti. I giornalisti si chiedevano: perché dovrei scrivere una cosa sul Forteto se poi posso avere dei problemi? Nel salotto di Bruno Vespa, lo stesso conduttore, in apertura di trasmissione, quando stava per raccontare le vicende che avevano portato poi alla sentenza nella Corte Europea, racconta di non avere mai subito tante pressioni per non fare quella trasmissione, come in quell’occasione. Bruno Vespa, chiamato a testimoniare a processo da alcune parti civili, non è stato ammesso come teste in aula e, quindi, non ha potuto spiegare al Tribunale, quale fosse il motivo o soprattutto chi avesse fatto quelle pressioni per non fare quella trasmissione.
Papa Francesco non ha mai speso una parola. Certamente la posizione della Curia è cambiata con il passare degli anni e negli ultimi anni anche l’Arcivescovo Vettori ha chiesto scusa alle vittime del Forteto, per il fatto che la Chiesa non si fosse spesa abbastanza per questa vicenda e che non avesse fatto abbastanza per questa vicenda.
I passaggi che politicamente sono importanti, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, sono da una parte la scelta coraggiosa di mandare un commissario e commissariare la cooperativa, dall’altra quella delle commissioni d’inchiesta, di fare quella a livello regionale ma di farne una anche a livello parlamentare.

Il Forteto, oggi, continua a essere una cooperativa florida, una realtà economica importante.
Sappiamo per certo che ancora oggi, nel 2014, il Forteto fattura 18 milioni di Euro l’anno, ha circa 100 dipendenti e 150 soci.
Ma ci si domanda ancora cosa accade all’interno del Forteto, è difficile capirlo, è difficile parlare con le persone che ancora vivono nella comunità, si può parlare invece con quelle persone che hanno denunciato, che sono fuoriuscite dalla comunità e che ancora lavorano lì dentro e raccontano una situazione insostenibile. Seppure il Consiglio di Amministrazione è stato cambiato, 4 componenti su 5 del Cda sono stati testimoni della difesa, quindi hanno testimoniato a favore di Rodolfo Fiesoli e degli altri imputati al processo che si è appena concluso e quindi la situazione continua a essere molto delicata in termini di diritti delle persone che lavorano al Forteto e hanno denunciato di fatto chi ancora comanda il Forteto nella cooperativa. Passate parola!”.

Altro che riforme

Altro che riforme

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“Con la Calabria sotto al fango, 55.000 disoccupati in più, il prezzo della benzina che sale nonostante il calo del petrolio, questa estate il Partito Democratico ha passato il tempo a litigare sulle riforme costituzionali. Hanno passato agosto a combattere le loro guerre di partito usando il tema del Senato elettivo o non elettivo, che alla fine resta in ogni caso un senato inutile. Vogliono fare una Legge Costituzionale? La facciano per abolire i vitalizi. Così risparmieremo soldi per togliere le accise dello Stato dalla benzina. E’ incredibile che il petrolio cali di prezzo e i carburanti aumentino. Non è accettabile che con il pieno nella nostra auto dobbiamo pagare i privilegi dei partiti”.
Luigi Di Maio

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La chiusura degli uffici postali

La chiusura degli uffici postali

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Poste Italiane sta pianificando una riorganizzazione a livello nazionale che prevede la chiusura di centinaia di uffici postali in tutta Italia. Le chiusure si concentreranno in Toscana e Umbria (80 quelle previste), seguite da Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, mentre in Lombardia saranno chiusi 65 uffici, tra Piemonte, Liguria e Val d’Aosta altri 62 e 59 tra Emilia Romagna e Marche. Seguono Campania e Calabria, che avranno 43 sportelli in meno, e Lazio, Abruzzo e Sardegna, con 35 sedi in meno. Un riassetto che colpirà soprattutto la popolazione più anziana, che di fatto è quella più legata ai servizi postali tradizionali.

“Il caso che voglio presentarvi è quello delle poste, in particolare due riferimenti, quello delle poste statunitensi, US Postal Service, che spedivano 200 miliardi di lettere nel 2000, tredici anni dopo 160 miliardi di lettere, con però una perdita di 16 miliardi di dollari. Con questa tendenza è certa la scomparsa della posta cartacea negli Stati Uniti. In Canada hanno già anticipato questo fenomeno. Le poste canadesi hanno deciso di non inviare più lettere cartacee entro 5 anni, questa decisione comporta già un taglio di otto mila impiegati all’interno delle poste canadesi. Questo fenomeno è mondiale, ogni anno il 4% della posta tradizionale diminuisce e quindi vuole dire che chi è nel settore postale deve tenerne conto e deve ristrutturare i suoi costi e i suoi ricavi. Altrimenti si ritrova a non avere più un mercato di riferimento e neanche la società!”.
Gianroberto Casaleggio, Cernobbio – 6 settembre 2014

 

#GiùLeManiDalNostroMare – Il 6 Settembre a Bari

#GiùLeManiDalNostroMare – Il 6 Settembre a Bari

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“Il nostro mare è in pericolo. Il folle interesse di pochi gruppi multinazionali legati ancora al vecchio modello di produzione energetica dagli idrocarburi ha portato questo governo colluso a rilasciare 9 permessi di ricerca del petrolio al largo dei nostri mari Adriatico e Ionio. E molti altri permessi ancora saranno rilasciati grazie allo Sfascia Italia, il decreto presentato dal Governo ma scritto dai lobbisti del cemento, degli inceneritori e del petrolio. Per questo, quest’estate il Movimento 5 Stelle ha organizzato una protesta che ha interessato molte spiagge di Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia dove i bagnanti venivano invitati a stringere le loro mani in lunghissime catene umane di qualche minuto al termine delle quali si sono tenute delle agorà in cui i portavoce regionali, parlamentari o europei spiegavano il pericolo che corre il mare che era di fronte a loro.

VIDEO “Stop alle trivelle in Sicilia” – L’appello di Ficarra e Picone

Il mare rappresenta un’opportunità di lavoro pulito per le regioni del Sud Italia: pensate come il turismo sostenibile, le piccole e medie imprese e gli investimenti di chi ha scelto di acquistare una casa al mare dopo anni di lavoro e sacrificio sarebbero inficiati dalla semplice presenza di piattaforme petrolifere al largo. Senza considerare gli incidenti che potrebbero avvenire(il Mar Mediterraneo è un mare chiuso e da un incidente come quello del Golfo del Messico del 2011, non potrebbe forse riprendersi mai), è evidente che questa è una battaglia tra gli interessi di pochi conservatori a discapito di quelli di tutti i liberi cittadini che vogliono l’energia dal sole ed un’economia pulita.
Il 6 settembre alle 18.30 a Bari, in Largo Diaz, si terrà l’evento conclusivo di questa estate di manifestazioni in spiaggia. L’evento sarà una festa in cui il dibattito si alternerà a musica popolare e intrattenimento. Saremo insieme ai cittadini per dire: #Giùlemanidalnostromare!”
M5s Puglia

M5S manda a casa il consulente da 600 euro al giorno

M5S manda a casa il consulente da 600 euro al giorno

Dalila 5

Le dimissioni di Pietro Evangelista, consulente dell’Asp di Reggio Calabria nominato senza alcuna procedura pubblica dal commissario alla sanità calabrese, Massimo Scura, sono il risultato della denuncia politica e penale del Movimento 5 stelle, la sola forza che ha contestato la scandalosa assunzione del contabile a 600 euro al giorno.

di Dalila NESCI

Mi fa piacere che, dopo la lunga inerzia imposta da Renzi, un pezzo del Pd inizi ad attaccare i commissari Scura e Urbani, di cui soltanto il Movimento 5 stelle ha finora chiesto la rimozione, mettendo in evidenza gli abusi e la gestione affaristica della sanità, in un momento in cui ai calabresi non è garantito il minimo indispensabile. Scura e Urbani hanno regalato soldi a cliniche private di loro sodali politici e invece non hanno autorizzato l’apertura di cliniche che ne avevano diritto; hanno mandato all’aria la transazione con le associazioni di assistenza extraospedaliera; hanno calpestato sentenze della magistratura che impongono la riapertura degli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare; hanno foraggiato un revisore contabile, Kpmg, il cui lavoro sui conti rimane un mistero per tutti; hanno permesso che restassero in carica commissari di aziende sanitarie e ospedaliere nominati fuori legge; hanno gestito i soldi della Regione con tanta arroganza e certezza d’impunità.

È giunto il momento che Scura e Urbani vadano a casa, per manifesta incapacità e comprovato clientelismo. Per questa priorità deve muoversi anche e soprattutto il partito del governatore Oliverio, al quale ricordo che proprio lui ha nominato i commissari aziendali che hanno eseguito gli ordini di Scura e Urbani. Basta con il commissariamento, che ci ha danneggiato e in concreto è stato soltanto un grande affare per amici, compari e potentati.

Caro Benzina

Caro Benzina

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“I mancati ribassi dei prezzi dei carburanti alla pompa costeranno agli italiani complessivamente 75 milioni di euro solo per gli spostamenti lungo strade e autostrade legati al controesodo del 29 e 30 agosto. Lo denuncia il Codacons, calcolando il danno per le tasche degli automobilisti di rientro dalle vacanze estive. Il mancato adeguamento dei listini di benzina e gasolio all’andamento al ribasso del petrolio sta producendo pesanti effetti per le tasche dei cittadini – spiega l’associazione – Basti pensare che un solo pieno di carburante costa oggi circa 5 euro in più a causa dell’insufficiente riduzione dei prezzi alla pompa. “Chiediamo alla Guardia di Finanza di intervenire con urgenza, disponendo controlli e verifiche presso i distributori di benzina allo scopo di evitare l’ennesimo “scippo” a danno dei consumatori e sanzionare qualsiasi speculazione – afferma il presidente Carlo Rienzi – L’Immobilismo del Governo rispetto a ciò che accade nel settore dei carburanti è inaccettabile, e trova spiegazione nel fatto che lo Stato guadagna grazie ai mancati ribassi della benzina. Dei 75 milioni di euro in più che gli italiani pagheranno durante il controesodo, l’erario incasserà la fetta maggiore, pari a quasi 49 milioni di euro a titolo di tasse e accise”. “Per tale motivo non escludiamo azioni di responsabilità contro lo Stato Italiano ed una causa risarcitoria contro petrolieri e Governo per far ottenere ai cittadini il rimborso delle spese sostenute a causa dei mancati ribassi dei prezzi di benzina e gasolio alla pompa” – conclude Rienzi”.
Codacons

Cervi si nasce

Cervi si nasce

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Mio marito cornuto e contento porta le corna d’oro e d’argento. Marino espropriato nella sostanza dalla gestione di Roma si trova ai Caraibi a scrivere le sue memorie. Tornerà ai primi di settembre a prendere ordini dal prefetto Gabrielli e dal suo vice Causi voluto dal Pd. E’ come se Ulisse fosse tornato a Itaca per complimentarsi con i Proci che gli insidiavano Penelope. Marino ci è o ci fa? Un altro si sarebbe dimesso prima di finire sotto tutela. Lui non può. E’ ostaggio del Pd che non vuole nuove elezioni a Roma perché perderebbe. Qualcosa gli avranno promesso per fare la figura del becco, di chi non sapeva nulla, dell’ignaro Marino. Roma sta diventando una farsa a livello mondiale. Quanti sindaci ha la capitale d’Italia? Uno, nessuno e centomila. Per il futuro sindaco c’è Poletti che la macchina del magna magna delle cooperative la conosce benissimo. Non ci sarebbe neppure bisogno di aggiungere un posto a tavola come dimostra la celebre fotografia.

Nicola Morra Ecco come facciamo politica nel M5S. Ecco come portiamo i cittadini nelle istituzioni. Gli altri sono attaccati alla poltrona, noi siamo qui a chiedervi di candidarvi.

Nicola Morra Ecco come facciamo politica nel M5S. Ecco come portiamo i cittadini nelle istituzioni. Gli altri sono attaccati alla poltrona, noi siamo qui a chiedervi di candidarvi.

Venerdì 4 settembre alle18:00 in piazza A.Gramsci disegnamo insieme la nostra Crotone.

– Conferenza stampa di presentazione della proposta del MeetUp “Amici Beppe Grillo Crotone” ►►► http://goo.gl/O9wlGv ◄◄◄ Il MoVimento 5 Stelle non è un partito ma uno strumento a disposizione di coloro che vorranno utilizzarlo. Per questo, gli attivisti di Crotone chiedono ai cittadini di attivarsi per il futuro della propria città, partecipando alla costruzione del programma di governo e alla formazione della lista di candidati (consiglieri e sindaco), per la quale verrà chiesta la certificazione del Movimento 5 Stelle.

A partire da settembre, tutti i cittadini sono invitati a partecipare ai tavoli di lavoro per condividere ed elaborare idee e progetti per il governo della città.

Entro il 30 novembre, qualunque cittadino si riconosca nei principi del M5S potrà offrire il proprio servizio e proporsi ad essere Portavoce dei cittadini. Per dare la possibilità a tutti di conoscere e valutare gli aspiranti candidati, verranno organizzate delle “graticole” (momenti di confronto).

A gennaio 2016, chi avrà partecipato ai tavoli di lavoro, con una votazione, avrà diritto a scegliere i propri candidati consigliere ed il relativo candidato sindaco che andranno a formare la lista.

Il portavoce ideale del MoVimento 5 Stelle è un cittadino marcatamente umile, che esercita tale ruolo consapevole di non poter operare soltanto con la sua testa, fortemente convinto di non doversi distaccare mai, neppure per un attimo, dalle persone che lo hanno scelto, fedele fino in fondo al solo volere dei cittadini. Il portavoce ideale dei cittadini salvaguarda il più possibile il suo anonimato, agisce per quanto possibile nell’ombra, lascia che siano i cittadini ad essere presenti e protagonisti grazie agli strumenti di partecipazione messi a disposizione. Il portavoce ideale del MoVimento 5 Stelle non antepone mai e poi mai il suo personale pensiero a quello dei cittadini che rappresenta.

Laura Ferrara Da un po’ di ore girano su fb foto di corpicini esanimi di bimbi naufragati su una spiaggia. Non riesco a smettere di pensarci, non riesco a smettere di piangere,

Laura Ferrara Da un po’ di ore girano su fb foto di corpicini esanimi di bimbi naufragati su una spiaggia.
Non riesco a smettere di pensarci, non riesco a smettere di piangere,

non riesco a condividerle.
Mi sento codarda, spero di dimenticarle già domattina. Poi guardo i miei figli, ricomincio a piangere e penso a quanto sono fortunati. Fortunati nell’avere una possibilità di vita, strappata brutalmente e ingiustamente a degli innocenti.
Odio il genere umano.

La gabbia d’acciaio dell’euro e la via d’uscita

La gabbia d’acciaio dell’euro e la via d’uscita

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L’euro è la prigione del benessere e della democrazia. Il M5S lo sostiene da anni, ma a parte qualche economista critico (per primo Bagnai, poi Cesaratto, Brancaccio, Giacché, Rinaldi, Galloni…) in Italia tutto tace. Dopo aver difeso gli inesistenti benefici dell’euro fino all’alba della crisi, la retorica dei pro-euro è cambiata lentamente, ma inesorabilmente, passando dall’attacco alla difesa. Oggi ci dicono che la crisi è internazionale e l’euro non c’entra, oppure che l’euro ci protegge dalla guerra valutaria che la Cina avrebbe scatenato, o ancora che uscendo dall’euro, in ogni caso, c’è il disastro economico e sociale, l’iperinflazione e la desertificazione industriale. Peccato che dentro l’euro tutto ciò sia già accaduto, salvo l’inflazione, che ci servirebbe come l’ossigeno. Dal 2008 ad oggi l’Italia ha perso il 9% circa di reddito nazionale, la disoccupazione si è moltiplicata dal 6% al 12,7%, e si è stabilizzata a inizio 2015 solo a causa della fortunata congiuntura internazionale (prezzo del petrolio in calo, svalutazione dell’euro e contenimento degli interessi per opera del Quantitative Easing di Draghi). Il dato sulla disoccupazione dimostra che il settore industriale italiano è già in via di smantellamento. Migliaia di aziende, piccole e medie in particolare, hanno chiuso i battenti, altre hanno delocalizzato la produzione e altre ancora hanno dovuto svendersi a compratori esteri, privando gli italiani di posti di lavoro, profitti e investimenti. Come se non bastasse, i governi Monti, Letta e Renzi hanno giurato fedeltà all’austerità franco-tedesca aumentando la pressione fiscale di anno in anno e tagliando selvaggiamente le spese sociali (sanità, scuola, trasporto pubblico). In parallelo prosegue tuttora la svendita delle grandi aziende controllate dallo Stato. Giapponesi, cinesi, tedeschi e francesi hanno già messo le mani sui gioielli nazionali e la gestione criminosa dell’Eni fa pensare che anche sul versante energetico arriveranno delle spiacevoli sorprese. Le privatizzazioni sono il nuovo mantra del Governo Renzi, che spera di far digerire la pillola amara agli italiani accusando gli Enti locali di indicibili sprechi. Non dice però che agli stessi Enti locali sono stati tagliati decine di miliardi di trasferimenti statali in pochi anni e che il suo Governo si sta dando da fare per non essere da meno di quello del professor Monti.

C’è chi sostiene che in fondo tutto questo sarebbe successo anche fuori dall’euro. Ma è una sciocchezza. L’euro è l’architrave di una costruzione politica volutamente imperfetta, l’Unione Europea, nella quale le asimmetrie economiche rispecchiano i rapporti di forza politici. La Bce, Banca centrale teoricamente indipendente, è osservata speciale di Berlino, e i trattati europei, da Maastricht al Fiscal compact, impediscono di rispondere alla crisi con manovre keynesiane (investimenti produttivi e sussidi ai più deboli). L’euro, quindi, ben più che una moneta, è “un metodo di Governo” (Bagnai). A testimonianza di quanto si è detto c’è la tragedia greca, ormai consumata col peggiore dei compromessi. Bisogna ringraziare il Governo Tsipras perché con le sue fallimentari giravolte ha dimostrato una volta per tutte che dentro l’euro non esiste altro che austerità e miseria. Va detto ancor più chiaramente: l’euro è l’austerità. Di fronte a queste evidenze, è chiaro che l’analisi economica può spiegare solo una parte del nostro declino. I rapporti di forza geopolitici sono alla base della costruzione europea e l’aggressione americana ai confini russi dimostra una volta di più la subalternità dell’Unione europea ai disegni di Washington. È chiaro che il declino non si arresterà se non con un completo reset di questa infausta classe dirigente, che ha nel Pci europeista poi trasformatosi in Pds, Ds e infine Pd la sua ragion d’essere. Solo una forza politica indipendente può riprendere in mano le leve della sovranità nazionale e riunire il popolo italiano in un fronte di liberazione dall’euro, dai trattati europei e dalle folli guerre d della Nato a guida americana. Uscire dall’euro si può. Sia tecnicamente che politicamente. Senza un atto di coraggio del popolo italiano, però, continueremo a perdere pezzi di sovranità e la democrazia rimarrà un guscio vuoto manipolato dal Renzi di turno.

Una triste fine, che non meritiamo.

Di xylella si può guarireDi xylella si può guarirev

Di xylella si può guarire

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L’Europa si fermi. Il Comitato Ue per la salute delle piante, che si riunisce oggi a Bruxelles, è pronto a prendere “misure di sorveglianza rafforzata in tutto il territorio europeo” per evitare il rischio della presenza di focolai di xylella non rilevati. Tradotto dal politichese questo significa che la Commissione europea è pronta a estendere l’irrorazione di insetticidi su larga scala anche alle zone e agli alberi non ancora infetti. Per la Puglia e gli agricoltori questo è inaccettabile.

Questi insetticidi contengono due sostanze altamente pericolose per la salute umana e per l’ambiente, il dimetoato e l’etofenprox, vietate dal ministero della Salute nel luglio 2014. E non è certa neppure la loro efficacia.

La portavoce al Parlamento europeo Rosa D’Amato, insieme al consigliere regionale pugliese Cristian Casili, dopo la tavola rotonda di Corigliano D’Otranto, in cui si sono confrontati e hanno discusso i dirigenti della Regione Puglia, scienziati, ricercatori, agronomi, docenti universitari, agricoltori e associazioni, hanno messo a punto un piano alternativo per uscire dall’emergenza xylella. Eccolo in questa lettera inviata al governo italiano e al presidente della Regione Puglia.

Il Movimento 5 Stelle Europa chiede:

• la moratoria per l’applicazione del piano di interventi sui campi dove sono in atto la ricerca e la sperimentazione.

• di autorizzare l’uso di fitofarmaci consentiti in agricoltura biologica al posto di quelli previsti dall’attuale piano.

• che la ricerca contro il batterio venga affidata anche a centri e università differenti rispetto al CNR e all’Università di Bari, favorendo la sinergia con le altre università pugliesi, italiane e internazionali.

• di integrare il comitato scientifico regionale con alcune competenze e figure professionali attualmente assenti e di cui è invece emersa l’assoluta necessità (come per esempio gli Ordini degli Agronomi e dei Periti Agrari).

• di investire sulla gestione delle acque reflue urbane per utilizzare questa risorsa nell’irrigazione degli oliveti.

• di aumentare la raccolta differenziata (matrice umida) così da produrre compost di qualità e certificato da utilizzare in agricoltura.

• di consentire alle aziende del settore biologico di effettuare gli interventi nel rispetto delle loro pratiche valutando l’inserimento nel piano di azione delle proposte di FEDERBIO.

TISA, svelato il piano per deregolamentare il mondo della finanza internazionale

TISA, svelato il piano per deregolamentare il mondo della finanza internazionale

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Le multinazionali sono riuscite a portare a casa la prima delle battaglie sul TTIP. La guerra, però, è ancora lunga e irta di ostacoli. A distruggere la democrazia, oltre al famoso trattato internazionale, ci penserà il TISA, ovvero il “Trade in Service Agreement“. In altre parole un “accordo” internazionale di scambio sui servizi, che ne prevede la deregolamentazione e la liberalizzazione selvaggia. Il tutto avviene nell’era post 2008, dopo il giro di boa dovuto alla catastrofe economica dettata dalla mancanza di regole e pene certe per chi, con i mercati, ci gioca in modo colpevole e consapevole.

LA FONTE
I cittadini, e gli europarlamentari, sono stati informati dell’esistenza del mostruoso TISA grazie ad una fuga di notizie dovuta a Wikileaks che, dopo le prime rivelazioni del 19 Giugno 2014, a distanza di un anno, ha rilasciato nuovi documenti riguardanti le negoziazioni in corso (altri documenti qui, e qui). L’importanza di questo accordo è facilmente intuibile considerando sia i numerosi Paesi coinvolti, sia i tipi di servizi. Al tavolo delle trattative sono seduti la bellezza di 51 Stati: naturalmente gli Stati Uniti, assieme ai 28 paesi dell’Unione Europea, con Australia, Nuova Zelanda, Canada, Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Uruguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Insomma, unici assenti i BRICS. Ed i presenti, di certo, non brillano per la loro condotta pulita sui mercati internazionali.

LE AZIONI DEL MOVIMENTO
I portavoce in Europa del Movimento 5 Stelle si sono mossi immediatamente già a settembre per chiedere spiegazioni alla Commissione Europea. Lo hanno fatto con un’interrogazione la cui risposta è stata totalmente insoddisfacente.

Di seguito vi proponiamo una seconda interrogazione, con cui la Commissione è stata incalzata su temi specifici:
Mercoledì 3 giugno, Wikileaks ha divulgato diciassette sezioni dell’accordo segreto TISA sulla liberalizzazione dei servizi, tra cui quella sui servizi finanziari. Tali rivelazioni confermano le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica e smentiscono quanto affermato dalla stessa Commissione in risposta a una precedente interrogazione (E-006632-14).
Contrariamente a quanto dichiarato dalla Commissione, i documenti negoziali rimarranno segreti per 5 anni dall’entrata in vigore; i limiti al diritto degli Stati di regolamentare vanno ben oltre il principio del trattamento nazionale, essendo applicati anche alle misure non discriminatorie; inoltre future misure di regolamentazione sono rese di fatto impossibili dalla clausola “stand still” e dalla formulazione restrittiva delle misure prudenziali.
Ciò premesso, stante il ruolo avuto dalla liberalizzazione finanziaria nel provocare la crisi globale 2008 e preso atto che recenti studi (tra cui BIS e IMF) dimostrano che non solo la correlazione tra finanza, crescita e occupazione è insignificante, ma che troppa finanza provoca un impatto negativo sulla crescita economica, può la Commissione far sapere:
1. Come le previsioni TISA volte a bloccare l’adozione di nuove misure di regolamentazione e a eliminare o limitare quelle esistenti si conciliano con il processo di riforma globale della finanza avviato dopo la crisi?
2. Se ha intenzione di condurre una valutazione d’impatto per valutare i rischi di un’ulteriore liberalizzazione finanziaria sull’economia reale, la disoccupazione, l’aumento delle diseguaglianze e il rischio di nuove crisi?

La risposta della Commissione, alquanto lacunosa, recita:
1. L’accordo TiSA contiene disposizioni volte a garantire il diritto a regolamentare, a condizione che i regolamenti non siano discriminatori. Il TiSA non limiterà quindi la capacità delle parti firmatarie di regolamentare i loro mercati finanziari in modo non discriminatorio.
Il TiSA, come l’Accordo generale sugli scambi di servizi (GATS) dell’OMC, conterrà una clausola di salvaguardia specifica, il cosiddetto “Prudential Carve Out” (misure prudenziali), che consente alle parti firmatarie, UE compresa, e indipendentemente da tutti i loro altri impegni nell’ambito del TiSA, di adottare misure prudenziali per cui si intende qualsiasi misura volta a preservare la stabilità finanziaria o a proteggere gli utilizzatori dei mercati finanziari.
La combinazione di questi elementi di flessibilità contenuti nei vigenti accordi commerciali dell’UE ha consentito a quest’ultima di potenziare e rafforzare il suo quadro normativo in campo finanziario a seguito della crisi senza venire accusata di violare i suoi impegni, il che è chiaro indice del fatto che tali elementi di flessibilità consentono all’UE di modernizzare o di mantenere la sua legislazione attuale.
2. L’UE è impegnata ad effettuare valutazioni d’impatto di sostenibilità commerciale (VIS) nel contesto del suo processo di policy-making. Dal 1999 l’UE ha realizzato VIS in tema di commercio in relazione a tutti i suoi principali negoziati commerciali. Dal maggio 2013 è in corso il processo di valutazione d’impatto per determinare in che modo le disposizioni in corso di negoziazione nell’ambito del TiSA potrebbero ripercuotersi sugli aspetti economici, sociali, ambientali e umani nell’UE. Il processo è portato avanti in paesi selezionati tra i partner dell’accordo e in un numero determinato di paesi terzi in cui rientrano anche paesi in via di sviluppo e paesi meno avanzati.

IL FINTO DIRITTO A REGOLAMENTARE I MERCATI
La Commissione sostiene che il TISA non limiterà la capacità degli Stati a regolamentare, purché lo facciano in modo da non discriminare i prodotti esteri a vantaggio di quelli nazionali, secondo il principio di “non-discriminazione”. Ma nelle pagine che si possono studiare sul TISA, disponibili ora grazie a Wikileaks, questo principio si spinge fino a proibire o limitare la capacità per gli Stati di adottare misure che, seppur non-discriminatorie, hanno l’effetto di ledere gli interessi dell’industria finanziaria. Oggi è l’accesso al mercato, non certo la riforma della finanza, l’unico tassello su cui impostare qualsivoglia scambio. Tradotto in soldoni, non ci possono essere più barriere per un prodotto proveniente da Taiwan, o da Panama, solo per fare due esempi. La regolamentazione europea verrebbe dunque completamente scavalcata per non “limitare l’espansione delle attività legate ai servizi finanziari“. Col TISA, si legge ancora, “devono essere garantiti i servizi finanziari delle parti che hanno contratto l’accordo, in modo da competere sul mercato d’interesse” e non si potranno “limitare o restringere la portata delle opportunità di mercato e i benefici di cui già gode l’industria finanziaria in un altro Stato“. Ma se qualcuno (un Primo Ministro o un capo di Stato) volesse alzare la voce e reagire? Ci sarebbe già pronto un tribunale internazionale extra-giudiziario con il compito di giudicare chi ha ragione tra la multinazionale finanziaria e il Paese in oggetto.

LA COMMISSIONE HA MENTITO
Ecco perché possiamo affermare con certezza che la Commissione ci ha mentito. A conti fatti, esistono fortissime limitazioni anche per quelle leggi non discriminatorie. Lo standard europeo che sarebbe dovuto essere in via di rafforzamento dopo il crollo del 2008 subisce una caduta verso il basso. Dirigendosi proprio nella direzione di quei Paesi a scarsissima, per non dire assente, regolamentazione finanziaria. Ecco come viene usata davvero la solidarietà europea: per fare un accordo che accontenti tutti si aprono le porte a titoli tossici e spazzatura finanziaria in nome della “non-discriminazione”. Perché noi, che siamo i buoni secondo la logica perversa del capitalismo, non possiamo imporre le nostre regole agli altri mercati che vorrebbero interagire. Molto meglio distruggere le pur scarse difese costruite in decenni di storia e di lezioni lacrime e sangue.

IL VUOTO SULLE MISURE PRUDENZIALI
I grandi assenti sono i consumatori, che si ritrovano come al solito senza la benché minima tutela dal girotondo del mondo virtuale dell’economia. In particolare, le clausole prudenziali con le quali si cerca d’indorare la pillola riguardano problemi legati all’integrità dei pagamenti tra, a questo punto, speculatore e speculatore. Come ciliegina sulla torta, queste misure riguarderanno prodotti “identificati” come tossici all’origine. Da chi? Non è specificato, così come non si conosce il nome dell’analista che – nella loro immissione sul mercato – aveva identificato i derivati come la possibile causa di una crisi mondiale. Per questi motivi l’Unione Europea applica, in molti settori come l’ambiente e l’alimentazione, il principio di precauzione. Logica che, a quanto sembra, non si applicherà alla finanza. Le misure prudenziali di cui si fregia la Commissione, sono quindi scritte in modo tale da essere di fatto inapplicabili. Uno Stato potrà invocarle solo nei casi in cui vi sia una minaccia oggettiva e evidente per la stabilità finanziaria, alquanto difficile da dimostrare preventivamente. Correndo, come detto, il rischio di vedere le proprie leggi impugnate di fronte a un tribunale extragiudiziale.

CLAUSOLA “STANDSTILL”, LA COMMISSIONE NON RISPONDE
A spaventare più di ogni altra cosa è il testo pubblicato dalla Commissione Europea dopo la pressione dei cittadini succeduta alle rivelazioni di Wikileaks. Nel seguente documento (che vi proponiamo) appare la clausola “standstill“, ovvero un sistema per garantire che la regolamentazione dei prodotti finanziari non evolva più. In altre parole, si vorrebbe congelare (“stand still” significa “stai fermo”) la regolamentazione una volta approvato il TISA. Per quanto tempo? Illimitatamente. I prodotti che saranno creati “ad hoc” non potranno essere fermati in alcun modo, perché la legge – di fatto – non potrà più seguire la realtà virtuale creata dalla finanza. Follia pura.

QUAL E’ LO SCOPO DEL TISA?
Oltre a consegnare interi settori nelle mani di multinazionali, interessi privati e monopoli consolidati, il TISA – come il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e il TPP (Trans-Pacific Partnership) – sono trattati dalla forte matrice americana. Lo scopo ultimo è quello di mantenere le sacche del potere dove sono già ben radicate, nelle mani di burocrati, multinazionali e lobby, con il rischio di abbassare la soglia di protezione della salute, della sicurezza alimentare e delle condizioni di lavoro. La cruda realtà è che, ai cittadini, è stata tolta la parola e, continuando di questo passo, verrà tolta anche la speranza. Il Movimento 5 Stelle continuerà a lottare per riportare al centro del mondo la persona, l’intelligenza, la logica, l’onestà e il buon senso. Noi non molleremo mai, anche se ci volessero decenni.