Euro, debito pubblico e tagli sanità: STOP

Euro, debito pubblico e tagli sanità: STOP

tagli sanità

Finora i media hanno convinto le masse che la crisi attuale dipende dalla casta politica, dalla corruzione, dagli sprechi e perfino dal fatto che abbiamo vissuto, si dice, al di sopra delle nostre possibilità.

di Dalila NESCI

Nei dibattiti televisivi non si parla mai delle cause reali del debito pubblico. Accademici, opinionisti ed esponenti politici ripetono che esso deriva dalla cattiva gestione del potere, dagli eccessi: lussi, privilegi e soldi inutilmente dispersi, buttati.

Sicuramente l’amministrazione pubblica non è mai stata condotta con parsimonia e risparmi. Molto denaro è stato bruciato per favorire gruppi di affari e spartizioni, grazie a leggi che hanno permesso di scialacquare nell’impunità. Tuttavia, il problema non è questo.

Il debito pubblico deriva soltanto dal sistema di emissione della cartamoneta: la Bce dà allo Stato biglietti di carta, cioè gli euro, che lo Stato ripaga al loro valore nominale. Per capirci, quando la Bce stampa bigliettoni per 10 miliardi nasce un debito di 10 miliardi. Lo Stato, infatti, riceve quei pezzi di carta e s’indebita per 10 miliardi, che troverà e e verserà vendendo all’asta titoli del debito e aumentando le tasse o inventandone di nuove.

Questa è la verità, e con questo sistema il debito pubblico e la crisi non avranno mai fine. Tutte le recenti riforme (pensioni, scuola, parlamento, amministrazione pubblica, enti territoriali e altre) e tutti i tagli del governo, soprattutto alla sanità, nascono perché lo Stato ha accettato questo sistema della moneta e le misure per contenere il debito o aiutare gli altri Stati dell’Ue. A tali misure corrispondono necessariamente tagli, che il sistema di potere chiama col termine «razionalizzazione», d’impatto e suggestivo. Questa parola contiene una verità e una menzogna nello stesso tempo. La verità è che è giusto organizzare la spesa pubblica in modo da ridurre gli sprechi. La menzogna è che nello specifico gli sprechi sono una parte assolutamente minima, rispetto alle cause vere della mancanza di risorse per i servizi pubblici essenziali e i diritti fondamentali.

Sono stato forse il parlamentare italiano che ha più focalizzato l’attenzione, negli atti ufficiali e nell’intera attività, proprio sui motivi principali per cui oggi siamo costretti, specie in regioni come la Calabria, a una sanità sempre più amputata e inadeguata. Il sistema dell’euro impone tagli continui e sempre più pesanti. La sanità è l’ambito pubblico in cui si taglia di più, perché è la parte maggiore dei bilanci regionali.

Gli obiettivi di finanza pubblica, il patto di stabilità, il patto per la salute, i piani di rientro e analoghi sono strumenti per legittimare, disporre e realizzare i tagli, unitamente alla ridefinizione dei ruoli dirigenziali nell’amministrazione pubblica; da ultimo anche nella scuola.

Ieri ho proposto degli emendamenti per superare i vincoli (incostituzionali) del pareggio di bilancio in merito alle assunzioni del personale ospedaliero, specie nelle regioni sottoposte a rientro dal disavanzo sanitario. Ho sottolineato che il pareggio di bilancio non può essere più importante della tutela della salute. Pertanto, nella norma proposta ho previsto che a prescindere da tutto deve essere garantito il diritto alla salute, per il quale è urgente assumere nuove risorse umane negli ospedali di regioni come la Calabria, in cui la sanità pubblica è ormai all’agonia.

In umiltà, credo d’aver posto delle basi per una reazione politica che, a partire dalla sanità, guardi alle esigenze dei cittadini, stritolati nella morsa dell’euro e del debito pubblico, creato dai poteri finanziari.

Sanità, ecco la mia nuova battaglia per le assunzioni

Sanità, ecco la mia nuova battaglia per le assunzioni

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Per le assunzioni negli ospedali necessarie nelle regioni in rientro sanitario, ho presentato emendamenti al nuovo decreto legge sugli enti territoriali.

 di Dalila NESCI

In sede di conversione del decreto legge n. 78/2015 ho proposto emendamenti specifici per superare il blocco del turn over del personale sanitario nelle regioni sottoposte a piano di rientro.

Pareggio di bilancio e questioni di conti non possono impedire o condizionare le nuove assunzioni nell’emergenza e urgenza. Soprattutto in Calabria, commissariata per il piano di rientro, gli ospedali sono al collasso perché il personale non è stato rimpiazzato e la recente crescita del disavanzo ostacola in modo decisivo la sostituzione del personale in pensione. Di più, assistiamo a un continuo rimpallo tra gestione commissariale, Regione e aziende sanitarie, perché la verità è che sulle nuove assunzioni è stato gettato soltanto fumo negli occhi.

Per risolvere concretamente il problema e per affermare il principio dell’assoluta priorità del diritto alla salute sugli obiettivi di finanza pubblica, ho scritto delle norme che, se approvate dai colleghi, sanciranno l’obbligo giuridico di assumere, garantendo tutti i servizi sanitari fondamentali.

A questo punto la palla passa ai colleghi delle altre forze politiche. Decidano in coscienza se stare dalla parte degli ammalati o dalla parte dei grandi gruppi bancari, artefici della grande truffa del debito pubblico da cui derivano i tagli micidiali.

Assunzioni scuola, migliaia di precari costretti all’emigrazione forzata

Assunzioni scuola, migliaia di precari costretti all’emigrazione forzata

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E’ partito il “click day” per presentare le domande di assunzione nella scuola, tanto strombazzate dal Presidente del Consiglio. Se immaginate torme di precari col dito sul mouse, pronti a cliccare per l’occasione della vita, ebbene ripensateci: almeno la metà degli aventi diritto sta seriamente considerando di lasciar perdere.

Questo la dovrebbe dire lunga su che razza di “grande opportunità” abbia apparecchiato il governo ai precari dopo tante promesse. Il funzionamento di tutta l’operazione, intanto, è stato probabilmente affidato all’Ufficio Complicazione Affari Semplici: l’assunzione avverrà in 4 fasi, chiamate 0, A, B e C. Le prime due comprendono le graduatorie provinciali, in cui i precari avranno la possibilità di passare in ruolo nella zona dove già insegnano magari da anni o persino decenni.

Il bello arriva, però, quando si passa alle due fasi finali, che prevedono graduatoria nazionale e coinvolgono circa 60 mila docenti. A costoro, spesso padri o madri di famiglia di mezza età, con casa e figli, il complicato meccanismo prospetta un drastico prendere o lasciare: o sei disposto a trasferirti armi e bagagli dall’altra parte del Paese, oppure addio cattedra. E naturalmente, indovinate a chi tocca il boccone più amaro? Ai precari più bravi del Sud, costretti come da tradizione a dolorose migrazioni là dove mancano le coperture al Nord, e spesso in grandi città dove la vita è cara e si rischia quindi di scassare le finanze familiari anziché risolvere un problema. Non solo: tutto ciò lascerà vacanti tante cattedre al Sud, e disoccupati i precari di seconda fascia al Nord.

La carica delle “centomila assunzioni” del Governo si sta insomma rapidamente trasformando nella solita debacle italica, treni che vanno su e giù, gente che resta disoccupata a casa sua, altri costretti ad una stupida emigrazione, classi che si ritrovano senza insegnanti.

Così, molti precari stanno malinconicamente pensando di rinunciare a questa “grande opportunità”, preferendo tenersi lo stipendio di supplenti là dove possono usarlo interamente per la famiglia invece di sperperarlo in inutili trasferte.

Questa è quella che viene chiamata “buona scuola”, nella politica del “fare”. Quando chi è al governo non sa cosa serve davvero ai cittadini, e probabilmente se ne infischia anche di saperlo, il risultato è un pastrocchio indecoroso. Un qualsiasi consiglio di classe avrebbe sicuramente saputo far di meglio.

La (finta) riforma Rai

La (finta) riforma Rai

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Le mani della politica sul servizio pubblico radiotelevisivo non sono un semplice esercizio di potere. La maggior parte degli italiani, nonostante il crescente accesso al web, ancora oggi si informa tramite la televisione. E perché in tv si parla poco o nulla di temi scomodi come il Ttip e la difesa del made in Italy oppure dello strapotere della finanza? Non è un caso, lo decidono i direttori dei tg, i vicedirettori, i caporedattori. E chi è che nomina direttori e vicedirettori? Il consiglio di amministrazione della Rai! Ecco perché i partiti vogliono tenere i propri artigli sul cda: significa tenere le mani sull’informazione, fare una telefonata che cambia una scaletta o inserisce una notizia. Non è un caso che partitini da zero virgola trovino spazio e visibilità decisamente sproporzionata e altri senza padrini – come il M5S – invece siano penalizzati.

Gli italiani vorrebbero un’azienda italiana che investa su prodotti italiani, portando uno sviluppo del mercato. Invece gli appalti premiano sempre gli stessi, e nessun contributo alla crescita culturale del Paese viene dato dalla Rai.

Per questi motivi il Movimento 5 Stelle avrebbe voluto un consiglio di amministrazione completamente libero dai partiti. Così non sarà perché Forza Italia e Pd si sono messi d’accordo, oggi il Senato ha approvato la proposta di Renzi ma solo in prima lettura, per cui non entrerà in vigore. Una proposta ammaccata, tanto che il governo è stato battuto sull’articolo 4, quello che prevedeva una delega in bianco all’esecutivo per riformare il canone magari facendo finta di cancellarlo piazzandolo nella bolletta dell’elettricità. Nel complesso cambia poco, nei prossimi giorni verrà eletto il cda con la vecchia legge, quella che porta il nome di Gasparri.

La lottizzazione continua.

RC Auto: mettiamo uno stop ai furbetti delle compagnie

RC Auto: mettiamo uno stop ai furbetti delle compagnie

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Quando si tratta di spremere i cittadini, l’Italia è sempre in cima a tutte le classifiche europee. E’ il caso, ad esempio, delle tariffe RC Auto, dove in media paghiamo 177 euro in più l’anno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli.

Il M5S si batte da tempo anche contro questo annoso e odioso balzello, e finalmente ha ottenuto una prima vittoria: è passato un nostro emendamento al DDL Concorrenza, a prima firma Daniele Pesco, che vincola le compagnie a sconti significativi nel caso in cui l’assicurato contragga polizze per più veicoli e sottoscriva per ciascuna una clausola di guida esclusiva. E’ il primo passo verso l’assicurazione del guidatore e non più del mezzo.

Inoltre, vi è mai capitato di ottenere un certo conveniente preventivo dal motore di ricerca del MISE, per poi ritrovarvi con un’amara sorpresa dalla compagnia assicurativa, che smentisce il preventivo di pochi minuti prima? Ebbene, un emendamento a firma Di Maio, approvato in commissione, punta a porre fine a tutto ciò. La compagnia dovrà essere obbligata ad applicare la stessa tariffa proposta dal motore di ricerca del MISE. Basta furbetti!

In un periodo difficile come questo, è importante sostenere le famiglie. Per questo il M5S non si ferma a questi risultati, ma ha già depositato (sia alla Camera che al Senato) una proposta di legge per riformare la RCA Auto e difendere come si deve i consumatori da -appunto- i soliti furbetti delle compagnie.

Gli impresentabili al Parlamento europeo Parte 2/6

Gli impresentabili al Parlamento europeo Parte 2/6

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La politica è affar loro.
Ci sono deputati al Parlamento europeo che, per loro stessa ammissione, sono a libro paga dell’industria. Chi sono? Quanto percepiscono? Cosa fanno per accontentare le lobby? Come si difendono dall’accusa di conflitto di interesse?

Le risposte sono contenute nel rapporto “Whose representatives?” commissionato da tre ONG europee Friends of the earth Europe, Corporate Europe Observatory e LobbyControl e pubblicato nel mese di giugno. Questo dossier ha fatto scandalo nelle stanze del potere a Bruxelles e merita di essere diffuso. Il Movimento 5 Stelle Europa ne pubblica un estratto a puntate. Tutti devono sapere quale bussola muove l’attuale classe politica europea.

Ecco un estratto relativo all’europarlamentare del Ppe, il polacco Michal Boni.

“Nella sua dichiarazione finanziaria presentata al Parlamento europeo, Michal Boni dichiara di essere “assunto come esperto/consulente” per PKPP Lewiatan e di percepire una remunerazione mensile che va dai 1.001 euro ai 5.000 euro. La confederazione polacca Lewiatan è una potente associazione specializzata nel fare lobby per imprese, fa parte di BusinessEurope, una influente organizzazione patronale con sede a Bruxelles. “Dovendo rappresentare gli interessi degli imprenditori polacchi nell’Unione Europea”, Lewiatan ha aperto un ufficio a Bruxelles e partecipa “attivamente all’azione di BusinessEurope su tutti gli aspetti della politica economica dell’UE”.
Entrambe le società sono iscritte nel Registro della trasparenza per tutelare gli interessi all’interno della Commissione europea e del Parlamento europeo – più noto come il Registro delle lobby.
Lewiatan dichiara di avere uno staff a Bruxelles composto da 8 lobbisti e per difendere i propri interessi ha speso nel 2013 una cifra inferiore ai 100 mila euro, mentre invece BusinessEurope dichiara uno staff di 29 lobbisti con una spesa nel 2014compresa fra i 4 milioni di euro e i 4.25 milioni. Fra i partner di Lewiatan ci sono Google, Boeing, Alstom, i giganti del tabacco BAT e Phillip Morris, la più grande compagnia di telecomunicazione polacca e la compagnia assicurativa PZU.
Michal Boni è membro sostituto della Commissione Industria, ricerca ed energia (Itre), una Commissione considerata obiettivo chiave per il grande business delle lobby dentro al Parlamento europeo. Nel dicembre del 2014, insieme ad altri deputati del Ppe, Boni ha firmato una proposta di risoluzione sulla “revisione degli orientamenti per la valutazione d’impatto della Commissione e il ruolo delle PMI”. Questa proposta includeva raccomandazioni che erano molto simili a quelle avanzate da BusinessEurope e, per estensione, dal suo partner Lewiatan.
(…)
I legami stretti di Boni con Lewiatan/BusinessEurope sono anche emersi in alcuni eventi. Per esempio, il 25 marzo 2015 il deputato ha organizzato con Lewiatan un evento sul ruolo del business sociale nel migliorare la competitività dell’Unione europea. Boni era relatore accanto a Markus Beyer, direttore generale di BusinessEurope.
(…)
Dopo la pubblicazione di questo studio, Michal Boni ha contattato l’autore per specificare che egli non è più a libro paga dell’organizzazione lobbistica polacca Lewiatan. Nella sua lettera Mr. Boni scrive che il suo impegno professionale era riferito al periodo tra gennaio 2014 e giugno 2014. Egli stesso afferma: “Mi scuso per l’incompleta dichiarazione degli interessi finanziari dei deputati europei che ho sottoscritto il 01/07/2014”.

Inaugurazione della Trazzera 5 Stelle: è via dell’Onestà! #Trazzeraora

Inaugurazione della Trazzera 5 Stelle: è via dell’Onestà! #Trazzeraora

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Le nostre di “ruspe” hanno appena finito una strada. E’ stata costruita in Sicilia per ricucire l’isola dopo l’ennesimo crollo di un pezzo di autostrada. L’abbiamo finanziata noi. I soldi, 300.000 euro, li hanno messi i deputati M5S dell’Assemblea Regionale tagliandosi i loro stipendi. Da oggi questa strada ha un nuovo nome, un nome che verrà letto ogni giorno da migliaia di Siciliani, ma soprattutto da tutti quei politici buffoni che la utilizzeranno nonostante abbiano fatto di tutto per ostacolarla. Da oggi, per tutti, questa sarà “Via dell’onestà“.

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Per costruirla ci siamo affidati ad aziende siciliane dando loro lavoro. Avevamo promesso che sarebbe stata conslusa entro luglio. Ebbene oggi, 31 luglio, la consegnamo ai cittadini. Questi sono fatti. E siamo all’opposizione. Pensate cosa faremo quando saremo al governo del Paese.

VIDEO Cancelleri: “Dicevano che era una promessa elettorale, guardate qua!”

VIDEO Il M5S ripara la Sicilia!

PS: Antonio Russo, consigliere comunale di Imperia, non rappresenta e non fa parte del MoVimento 5 Stelle. Si invitano gli organi di stampa a prenderne atto.

Record di disoccupazione, l’ennesimo

Record di disoccupazione, l’ennesimo

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44,2%: nuovo record di disoccupazione giovanile, la cui serie storica inizia nel 1977. Forse per scendere così in basso ai livelli in cui questo governo ha trascinato l’Italia bisognerebbe risalire all’immediato dopoguerra. Un Paese in macerie sciacallato dai partiti.

“Solo qualche mese fa, quando il mondo del lavoro dava timidissimi segnali di ripresa, il Governo e l’intero Pd sbandieravano su tutti i canali televisivi il trionfo del Jobs Act e degli 80 euro. Il M5S veniva invece deriso, solo perché si permetteva di far notare che in tutta Europa si stava verificando una fortunata congiuntura economica, di natura temporanea: prezzo del petrolio in costante calo, svalutazione dell’euro e repressione del costo del debito grazie al Quantitative Easing di Draghi.
Ma il tempo è galantuomo, e l’analisi rigorosa prevale sempre sulla chiacchera propagandistica. L’Istat certifica che il mondo del lavoro, lungi dall’essere uscito dalla spirale, è ancora in crisi nera.

VIDEO L’ammissione shock in diretta TV

A giugno 2015 si sono registrati infatti 22 mila occupati in meno rispetto a maggio (-0,1%), che aveva già segnato un calo su aprile (-0,3%). Il confronto congiunturale, ovvero giugno 2015-giugno 2014, mostra un calo anche più netto (40 mila occupati in meno e -0,2%).
In parallelo torna a salire il numero dei disoccupati, che segna +55 mila a giugno rispetto a maggio (+1,7%) e +85 mila rispetto al giugno 2014 (+2,7%).
Il tasso di occupazione si attesta così al 55,8%, in calo dello 0,1% sul mese precedente, mentre rimane invariato rispetto al giugno scorso. Il tasso di disoccupazione sale invece sia nei confronti di maggio che del giugno precedente (+0,2% e +0,3%) e ad oggi è risalito al 12,7%.
Il Governo si è impegnato in questi mesi a confondere le idee. Prima si è attaccato alla congiuntura internazionale per vantare meriti che non aveva, poi ha glorificato il Jobs Act attraverso i numeri delle nuove assunzioni, senza ricordare che queste assunzioni erano quasi tutte riconversioni di contratti a tempo determinato in contratti a tutele crescenti.
Una volta smascherato dal M5S e dai numeri reali, il Governo ha giocato sulla difensiva, sostenendo che l’aumento dei contratti a tempo indeterminato era comunque una buona notizia. Peccato che il contratto a tutele crescenti sia tutto meno che un contratto di lavoro stabile. Fino al terzo anno di lavoro la protezione del lavoratore dal licenziamento è ridicola, ed è logico attendersi fra un paio d’anni una gigantesca operazione “usa e getta” da parte dei datori di lavoro.
Da qualsiasi lato lo si guardi, quindi, il mondo del lavoro in Italia è gravemente malato. Il Governo Renzi in più di un anno di Governo non ha fatto altro che prendere tempo e peggiorare la situazione, ritirandosi davanti alle uniche due battaglie politiche sensate in un contesto di disoccupazione di massa: la battaglia per l’intervento nell’economia attraverso gli investimenti pubblici (alla faccia dei folli vincoli europei e dell’euro) e quella per il reddito di cittadinanza. Il lavoro non si crea con la precarietà, ma con gli investimenti e il sostegno economico ai più deboli.
Il M5S è stanco di avere ragione dai banchi dell’opposizione. È venuto il momento di riprenderci il Paese e invertire la rotta.” M5S Parlamento

 

#MuriamoEquitalia: storia di ordinaria persecuzione nel Magnifico Comune di Roma

#MuriamoEquitalia: storia di ordinaria persecuzione nel Magnifico Comune di Roma

Testimonianza tratta dal libro #MuriamoEquitalia, oggi disponibile su Amazon in download gratuito. SCARICALO SUBITO GRATIS

“Vorrei riportare la mia esperienza su questa magnifica organizzazione. Nel 2010 subii un incidente con l’auto che finì in un tombino aperto in una strada dell’altrettanto Magnifico Comune di Roma. Richiesi l’intervento dei vigili urbani che redassero verbale, individuando nel Comune di Roma la totale responsabilità dell’incidente. Chiesi, quindi, il pagamento dei danni, ma per avere piena soddisfazione dovetti ricorrere al giudice di pace. Così, dopo due anni il Comune pagò tutti i danni oltre agli interessi e alle spese giudiziarie. Tutto denaro pubblico speso in maniera sconsiderata. Qualche giorno fa, a distanza di tre anni dalla sentenza, ricevo una cartella dall’Agenzia delle Entrate che mi chiede il pagamento di 200 euro per le spese giudiziarie per le attività espletate dal giudice di pace. La sentenza però stabilisce che ogni spesa deve essere sostenuta dalla parte soccombente, cioè dal Magnifico Comune di Roma. A questo punto mi sono recato presso l’Agenzia delle Entrate convinto di segnalare un errore di destinatario del provvedimento e invece no. L’addetto, citando incomprensibili decreti, mi ha comunicato che all’Agenzia non interessa nulla di chi ha vinto o di chi ha perso, la spesa deve essere risarcita e tutti gli attori sono responsabili in solido. Se i 200 euro non verranno pagati, tutti saranno ritenuti perseguibili. Secondo voi il Magnifico Comune di Roma pagherà? Io sicuramente no, quindi secondo le indicazioni del solerte dipendente dell’Agenzia delle Entrate, sia io sia il Magnifico Comune di Roma saremo perseguibili a norma di legge e a me pignoreranno forse l’auto e al Comune forse il Colosseo. Questo è veramente il Paese del sole, del mare e di ogni vessazione.” tratto da #MuriamoEquitalia

Oggi è disponibile il download gratuito dell’e-book #MuriamoEquitalia! Scaricalo subito!

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Paolo Parentela #‎Catanzaro‬ Palazzo degli ignobili. Chiuse le indagini su ‪#‎Multopoli‬ bis.

Paolo Parentela #‎Catanzaro‬ Palazzo degli ignobili. Chiuse le indagini su ‪#‎Multopoli‬ bis. 

Le accuse nei confronti di 40 indagati, tra appartenenti al corpo di Polizia municipale di Catanzaro e politici della città (tra questi spiccano i nomi di ‪#‎Tallini‬ e del sindaco ‪#‎Abramo‬), sono a vario titolo di associazione a delinquere, truffa, abuso d’ufficio e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.

A Catanzaro la politica (quella con la P maiuscola) è morta da troppo tempo. Basta leggere i comunicati dei nostri “politici” che stanno li da vent’anni per accorgersene. Plaudono e lodano ogni loro gesto: per un’aiuola pulita (e anche male), per un cassonetto nuovo, per aver riparato una buca dopo secoli. Ma per chi ci avete preso? E’ bassa politica che non va oltre gli annunci per una semplice operazione di ordinaria amministrazione. Ma tutto ciò serve per nascondere i soliti intrecci e spartizioni di potere.

A prescindere da come andrà il processo, ormai è chiaro che il clientelismo è dominante a Catanzaro, città in cui è noto il condizionamento di massoni e politici deviati sulle attività pubbliche. Son cose che tutti sanno ma che nessuno dice pubblicamente. Si deve vincere l’omertà che ha distrutto la nostra bellissima terra. Non dobbiamo emigrare rassegnati, ma resistere e lottare alzando una volta per tutte la testa! Prima spezzeremo le catene del sistema clientelare e prima ci libereremo di tutti coloro che hanno infangato la nostra città. Dipende tutto da noi.

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Grazie al M5S saranno discusse tutte le leggi per vietare la pubblicità sull’azzardo

Grazie al M5S saranno discusse tutte le leggi per vietare la pubblicità sull’azzardo

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Calendarizziamo subito tutti i progetti di legge per vietare la pubblicità del gioco d’azzardo! Il Movimento 5 Stelle lo fa per tutte le associazioni ed i cittadini che vogliono raggiungere questo risultato.

Il Movimento 5 Stelle come gruppo d’ opposizione ha diritto tramite l’art. 24, comma 3 del regolamento della Camera di portare in aula proposte di legge di parte e ha deciso di mettere a disposizione questo spazio di democrazia parlamentare per tutte le proposte di legge che mirano all’abolizione della pubblicità sul gioco d’azzardo. Legge richiesta a gran voce da tutte le associazioni che lottano contro la piaga dell’azzardo-patia che riguarda quasi 1 milione di persone in Italia.

Verrà quindi subito calendarizzata non solo la proposta di legge depositata dal Movimento 5 Stelle ma anche quella analoga e trasversale e sottoscritta da altri parlamentari.

L’azzardo è vietato ai minori di 18 anni, mentre la pubblicità -assurdamente- è consentita. Il 51% dei minorenni (dati Nomisma 2015) azzarda, un terzo di questi nasconde l’entità delle somme perse ai genitori.

Se decidessero i cittadini, la pubblicità dell’azzardo sarebbe già abolita, come avvenne ben 50 anni fa per le sigarette. Siamo in ritardo: la pubblicità va abolita subito. Lo chiedono le tante vittime che hanno iniziato invogliati dai messaggi pubblicitari; lo chiedono le famiglie, le associazioni che si battono per la legalità, la salute e per un altro modello culturale.

Il governo con il sottosegretario Baretta a parole ha dichiarato di essere favorevole, è ora di dimostrarlo. Grazie al Movimento 5 Stelle tutte le proposte di legge per abolire la pubblicità sul gioco d’azzardo che droga la nostra società e l’informazione verranno immediatamente calendarizzate e abbinate alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.

Il Movimento 5 Stelle si è messo a disposizione per tutti coloro che vogliono combattere questa piaga e sconfiggere le lobby.

Ora tutti gli altri parlamentari di ogni forza politica che condividono lo stesso proposito facciano pressione insieme alle associazioni affinchè la proposta diventi legge al più presto.

Il PD si è macchiato la coscienza

Il PD si è macchiato la coscienza

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Il Pd è complice di indagati per gravissimi reati. E’ contro la giustizia, contro la magistratura, contro i cittadini, contro le istituzioni. L’ennesima prova di cosa è effettivamente oggi il PD e di cosa sia diventata la pseudo sinistra italiana, l’abbiamo avuta ieri in Aula al Senato. Il PD (insieme a Forza Italia ed Ncd) ha espresso un voto mediante il quale non ha soltanto salvato dall’arresto il plurindagato Azzollini, ma che confligge gravemente con il principio della distribuzione dei poteri e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

La richiesta d’arresto avanzata dalla Procura di Trani non ha trovato accoglimento in Parlamento, grazie ai voti del PD. Il voto favorevole espresso nella Giunta per l’autorizzazione a procedere all’arresto, è stato totalmente disatteso.

189 parlamentari, moltissimi dei quali del PD, che è stato determinante nella conta finale, hanno detto no all’arresto. Un intero ramo del Parlamento che non si mette d’accordo sulle unioni civili, vota così unito, compatto, coeso contro l’arresto di un delinquente, accusato di associazione a delinquere, corruzione, bancarotta fraudolenta. Questo è lo scempio ai cui abbiamo assistito.

Ieri è avvenuto, dunque, un atto gravissimo. Si sono lesi tutti i principi fondamentali di un paese democratico. Si è dato l’esempio di come la legge non ha la stessa forza, efficacia e lo stesso valore per tutti i cittadini.

Si è avuta la prova inconfutabile che il PD premia il malaffare e l’ingiustizia e disprezza la dignità dei cittadini e delle istituzioni. E’ stato consentito ad un plurindagato di reiterare il reato o magari di inquinare le prove e di continuare a gestire soldi pubblici. Il PD ha banalizzato, dietro l’infamia di un voto segreto e di una meschina libertà di coscienza, una truffa ai danni dello Stato di oltre 500 milioni.

Il PD ieri, insieme ai suoi sodali di FI e NCD, si è sostituito integralmente alla Magistratura, alla Procura di Trani ed al Tribunale del Riesame di Bari (che aveva rigettato il ricorso di Azzollini), disprezzandone il loro lavoro.

Addirittura, festeggiando in Aula il voto contro l’arresto.

E’ certo ormai che il PD si trova dall’altra parte. Dalla parte dell’ingiustizia e dell’illegalità e con una coscienza che rimarrà, per sempre, macchiata nella Storia.

Saipem: cronaca di una morte annunciata

Saipem: cronaca di una morte annunciata

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Saipem va a fondo, come denunciavamo già un anno fa:

La società controllata dall’Eni, la più grande e «la più corrotta azienda italiana», ha dovuto riconoscere ufficialmente ciò che molti sapevano da tempo: sono in vista 8800 licenziamenti in 3 anni è il debito aziendale è salito a 929 milioni di euro di debiti. Ha anche ammesso che deve demolire 5 navi della sua flotta. Stima ottimistica, se pensiamo che tra le 5 piattaforme non c’è una delle ammiraglie, la Saipem 7000, che andrebbe fermata subito perché non a norma. Si dovrebbe infatti indagare sulle certificazioni navali della Società Anonima di Perforazione e Montaggio.

In una riunione recente con i direttori d’area, l’attuale Ad della Saipem, Stefano Cao, avrebbe anche affermato che, se il prezzo del greggio rimane fermo ai valori attuali (intorno ai 50 dollari a barile), la società non farà utili e se stipulerà contratti di lavoro saranno tutti in perdita, a riprova ulteriore che il petrolio non fa più rima con “oro nero”.

L’Ad Cao avrebbe anche ammesso che il debito societario è maggiore del valore della stessa società. Dunque, chi compra titoli Saipem, è bene saperlo, acquista debiti e non azioni. Queste ultime sono in discesa vertiginosa da quando Beppe Grillo, accompagnato in rappresentanza del M5S dal senatore Vito Petrocelli, è andato a denunciare all’assemblea degli azionisti Eni il sistema corruttivo di portata internazionale messo in piedi dalla più grande società italiana, definendola “un’attività criminosa retta dalla corruzione, dal governo e dai Paesi africani”.

Grillo puntò il dito sulla gestione affaristica sia dell’Eni che della Saipem, perfettamente in linea col sistema imprenditoriale del Paese. Parmalat, Telecom, Mps, Alitalia e ora Saipem sono lo specchio della classe dirigente che sta svendendo non solo l’argenteria del Paese e i diritti dei sui abitanti, ma anche il suo buon nome nel mondo.

È dal 2013 che il M5S denuncia l’affaristica gestione dell’Eni, andata in scena, purtroppo, per mare e per terra.

È dal 2013 che chiediamo ai ministri vecchi e nuovi dell’Ambiente, del Lavoro e dello Sviluppo economico, di rispondere a delle precise accuse in merito alla possibilità che la controllata di’Eni, Saipem, possa aver utilizzato personale specializzato, con certificazioni falsificate sulle loro reali competenze tecniche, e che possa aver condizionato a suo favore le certificazioni navali che garantiscono la sicurezza e, indirettamente, anche il valore commerciale della sua flotta off-shore.

È dal 2013 che denunciamo che siamo di fronte al più grande caso di evasione/corruzione della storia della navigazione italiana, ma i ministri italiani non rispondono ad alcuna nostra richiesta di trasparenza, perché l’affarismo imprenditoriale si nutre di queste complicità di Stato.
Due anni di lavoro che hanno portato alla nostra richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta parlamentare sull’Eni e le sue consociate, mentre nella realtà, come dovrebbe funzionare nelle democrazie compiute, tutto questo nostro impegno di denuncia avrebbe dovuto portare già da tempo a un intervento risolutivo del governo, prima che la più grande e rappresentativa azienda del Paese iniziasse a essere irreversibilmente vittima della sua stessa gestione affaristica.

Immigrati: altro che campione di accoglienza, Italia campione di corruzione

Immigrati: altro che campione di accoglienza, Italia campione di corruzione

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In commissione d’inchiesta sul sistema d’accoglienza si è tenuta l’audizione del ministro degli Interni Angelino Alfano.

In una lunga relazione Alfano ha tessuto le lodi dell’azione del governo sulle politiche d’immigrazione come se non ci fossero state centinaia di morti nelle acque del Mediterraneo, come se l’Italia non fosse al centro di una catastrofe di corruzione in cui il suo partito è invischiato fino al midollo con #MafiaCapitale e #Mineo

Secondo Alfano il modello di gestione dell’accoglienza starebbe cambiando, passando da un approccio di tipo emergenziale ad uno di tipo strutturale. Questa dichiarazione non trova riscontro nella realtà dei fatti, infatti a fronte di 91 mila migranti presenti nelle strutture d’accoglienza su tutto il territorio nazionale circa 60 mila di essi sono ospitati da Centri straordinari e solo 30 mila sono entrati in circuiti ordinari (SPRAR, CARA). Se è vero che nella gestione di un fenomeno così complesso è necessario prevedere un certo tasso di flessibilità, è altrettanto chiaro che se l’intenzione di abbandonare il carattere emergenziale dell’accoglienza è reale, questa flessibilità deve ridursi al minimo indispensabile, non rappresentare i 2/3 della gestione complessiva.

Alfano si espone al ridicolo quando parla di Italia come Campione del mondo di accoglienza. Le centinaia di morti in mare e i casi eclatanti di natura giudiziaria che hanno investito il nostro Paese lo contraddicono inesorabilmente. Siamo, purtroppo, il Paese di #MafiaCapitale, altro che campioni d’accoglienza, siamo tutt’al più campioni di corruzione e malaffare. Per superare questa pessima nomea è necessaria una importante assunzione di responsabilità da parte del Governo, che deve prendere in mano la situazione una volta per tutte, coordinando Regioni ed Enti Locali con autorevolezza e sciogliendo definitivamente i nodi principali per approdare ad un sistema d’accoglienza davvero efficiente e rispettoso dei diritti umani.

Sul Cara di Mineo abbiamo fatto delle domande ben precise: perché il ministero dell’Interno non ha mai disposto ispezioni e controlli a Mineo nonostante le molteplici nostre sollecitazioni attraverso gli atti di sindacato ispettivo?
Perché Alfano tace quando Cantone dice che la gara di assegnazione del Cara è illegittima e non ha ritenuto opportuno procedere ad una revisione dello schema di capitolato d’appalto per renderlo conforme alla normativa nazionale e comunitaria in materia d’appalto?

Perché non ha mai cercato di fare chiarezza sulla gestione amministrativa del centro e sulla gestione del personale assunto?
A queste domande il ministro ha risposto ripercorrendo tutta la storia ormai trita e ritrita, cose che conosciamo benissimo, ma nessuna risposta a queste legittime domande, a nostro parere abbastanza chiare.

E ancor più chiari siamo stati quando abbiamo chiesto come mai nel caso di Mineo né il ministero dell’interno né la prefettura hanno avuto alcun ruolo nella definizione delle gare d’appalto per l’affidamento dei beni e servizi e nessun controllo è stato mai effettuato. La risposta è stata che quello di Mineo è un centro non-governativo. Questo dovrebbe bastare, secondo il ministro, a renderlo immune da qualsiasi responsabilità. Stiamo parlando del centro più grande d’Europa, che sebbene non governativo ha potuto godere di milioni di euro di fondi europei e a quanto pare anche di ampia libertà, quella di creare indisturbato un sistema corruttivo e di guadagni illeciti realizzati col business dell’immigrazione.

Siamo di fronte ad un ministro del tutto inadeguato, che viene in audizione a sparare numeri per racimolare qualche titolo su giornali, ma che nei fatti non ha mai concluso nulla. Le quote di re-distribuzione in Europa di cui ciancia non sono passate, il superamento di Dublino non è mai stato portato sui tavoli europei, nonostante vi sia una nostra mozione approvata in dicembre dalla maggioranza.

La verità è che questo governo non ha nessuna credibilità e nessun peso internazionale per richiedere alcunché ai tavoli europei. L’unico suggerimento che abbiamo per Alfano e Company è di fare le valigie in modo di liberare il prima possibile dall’inconsistenza e dall’incompetenza dilaganti.

Fiumicino in fiamme e al buio, Delrio dove sei?

Fiumicino in fiamme e al buio, Delrio dove sei?

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“Blackout continui, voli in ritardo o cancellati, turisti senza informazioni, un grave danno per il principale scalo aeroportuale d’Italia e per il Paese stesso. Una situazione surreale per un Paese che si definisce europeo. È incredibile che possa accadere e secondo fonti interne allo scalo accadrebbe a causa del sovraccarico di energia elettrica richiesta dagli impianti di condizionamento. Continua l’odissea dell’aeroporto di Fiumicino: dopo oltre un mese di disagi dovuti all’incendio, questa volta è colpa del caldo? Non vogliamo neanche pensarlo. In tutto questo è assordante il silenzio del ministro dei Trasporti Delrio. Da due mesi ci stiamo occupando solo noi della vicenda dello scalo romano. Istituzioni assenti, sia a livello locale che ministeriale. A questo punto lanciamo la proposta: visto che agosto è alle porte, andatevene al mare e lasciateci la gestione dello scalo. Sapremmo fare senz’altro meglio noi.” M5S Parlamento