Il governo intervenga sul presunto caso di malasanità a Cosenza e assicuri i Lea nell’Ortopedia

Il governo intervenga sul presunto caso di malasanità a Cosenza e assicuri i Lea nell’Ortopedia ospedale-civile-dellAnnunziata-cosenza

 Oggi ho presentato un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri della Salute e dell’Economia, riguardo alla vicenda della signora cui all’ospedale di Cosenza è stata amputata una gamba, nonostante le fosse stata diagnosticata una frattura del perone. È necessario che anche la politica intervenga assicurando i livelli essenziali di assistenza nell’Ortopedia della provincia di Cosenza e più in generale in Calabria.

di Dalila NESCI

Quali iniziative di competenza intendano assumere per assicurare i livelli essenziali di assistenza nell’Ortopedia della provincia di Cosenza e più in generale in Calabria“. Questa è la richiesta che oggi ho avanzato, in un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri della Salute, Beatrice Lorenzin, e dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in merito alla vicenda della signora cui all’ospedale di Cosenza è stata amputata una gamba, nonostante le fosse stata diagnosticata una frattura del perone.

La vicenda, raccontata dai giornali di oggi, ha dell’incredibile: la signora è caduta davanti la scuola dell’infanzia frequentata da uno dei suoi due figli. All’ospedale le avevano diagnosticato una frattura. Ma da lì è cominciato un calvario inverosimile che si è concluso con l’amputazione della gamba sinistra. Sull’accaduto vanno chiariti immediatamente i fatti, mentre la politica deve interrogarsi sulle reali condizioni operative nei reparti.

Sempre più frequentemente infatti in Calabria negli ospedali ne succedono di brutte, anche a causa dei continui tagli cui l’Europa delle banche ci ha condannato, col consenso servile del governo di Matteo Renzi.

Il governo deve invece attivarsi con estrema urgenza per verificare i livelli dei reparti ortopedici in Calabria e avviare gli interventi urgenti e necessari per garantire il diritto alla salute.

Uranio impoverito:sì a commissione d’inchiesta, basta “zone grigie”

Uranio impoverito:sì a commissione d’inchiesta, basta “zone grigie”

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Vogliamo che questa commissione di inchiesta, l’ennesima che si occuperà di uranio impoverito, sia quella che renda definitivamente giustizia ai nostri militari morti, che si sono ammalati gravemente, e alle loro famiglie. Per raggiungere questo scopo sarà necessaria la massima unità d’intenti, trasparenza e il superamento di quelle ‘zone grigie‘ che negli ultimi 20 anni hanno impedito di fare luce fino in fondo.

Oggi la Camera ha detto “sì” all’unanimità  alla proposta di legge abbinata M5S-Sel che prevede l’istituzione di una commissione d’inchiesta monocamerale. Nei prossimi due anni ci occuperemo di fare luce sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito i militari impiegati in missioni all’estero, nei poligoni di tiro e nei depositi di munizioni. Non solo: approfondiremo anche tematiche legate ai vaccini e alle loro modalità di somministrazione, ai rischi connessi al gas radon e all’amianto con i quali i militari sono a contatto.

Sono ancora tanti, troppi i dubbi e gli aspetti poco chiari intorno a questa drammatica vicenda, a partire da tesi scientifiche non coincidenti circa la causa delle patologie. Quel che è certo, invece e che tanti nostri ragazzi che hanno servito la Patria e che sono stati dimenticati dalle istituzioni e snobbati dalle autorità, che ha lasciato cadere un velo di omertà su questa tragedia.

Per tutte queste ragioni ci aspettiamo la massima collaborazione, da parte di tutti. In caso contrario, denunceremo ostruzionismi sia in sede istituzionale che in pubblico.

Ricordiamo che in base alle stime di osservatoriomilitare.it sono oltre 3.600 i nostri militari che si sono ammalati dopo aver operato in missioni nei Balcani, in Iraq, e in Afghanistan e, di questi, 318 sono morti.

A questi cittadini italiani, che hanno servito il Paese, dobbiamo verità e vicinanza da parte delle Stato. Un dovere che spetta in primis alle nostre Forze Armate: proprio il rispetto verso la Patria che servono e difendono non può andare di pari passo con il trincerarsi ulteriormente dietro alle gerarchie.

Trenitalia si accanisce sui pendolari, persino quelli Alta Velocità

Trenitalia si accanisce sui pendolari, persino quelli Alta Velocità

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Se qualcuno pensa che esista una “casta” dei pendolari, ovvero quelli abbonati all’Alta Velocità, ebbene si sbaglia. Per Trenitalia i pendolari sono tutti uguali: tutti da trattare a pesci in faccia.

L’ultima novità riguarda appunto chi ha un abbonamento per l’Alta Velocità, e che finora aveva la possibilità di poter prendere qualsiasi treno in base alle proprie disponibilità, tempi, orari di lavoro. Evidentemente però, anche chi paga un costoso abbonamento annuale, con tali comodità potrebbe viziarsi. E così, dal mese di luglio tutti gli abbonati saranno obbligati alla prenotazione del posto in anticipo, con le conseguenze del caso quando si tratta di affollati treni in orari di punta.

Qualora non si riuscisse a prenotare, inoltre, si pagheranno a bordo ben 8 euro. Per un pendolare un salasso improponibile, per Trenitalia un altro simpatico escamotage per fare cassa sulle tasche di chi lavora ed è costretto al treno. Vista la difficoltà della prenotazione, e il limitato numero di posti ora a disposizione degli abbonati, gli 8 euro diventeranno per tutti una tassa quasi fissa. Il M5S ha per questo scritto una lettera all’AD di Trenitalia, in cui si stigmatizzano tali stravaganze e si chiede un ripensamento.

Ah, un’ultima cosa. Siccome le vessazioni fin qui elencate non sembravano abbastanza, Trenitalia ne ha confermata un’altra per forgiare il carattere dei propri clienti. Viene ribadita e continua, anche da ora in poi, la norma secondo cui quando si perde la card dell’abbonamento non sarà più possibile ottenerne il duplicato. Niet, nain. Si dovrà rifare, e ripagare l’abbonamento ex novo.

E alla fine, chiederanno anche 100 flessioni.

Beppe Grillo ad Atene per il referendum #TuttiAdAtene

Beppe Grillo ad Atene per il referendum #TuttiAdAtene

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“Domenica e lunedì sarò ad Atene insieme ad alcuni nostri portavoce in Parlamento italiano ed europeo per esprimere la solidarietà e vicinanza di tutto il M5S ai cittadini greci in questo momento di democrazia. L’ultima parola spetta ai cittadini e il popolo greco prenderà la decisione che più ritiene opportuna tra proseguire con l’austerità imposta dai burocrati e dai banchieri o riprendersi la propria sovranità. Anche in Italia vogliamo che siano i cittadini a decidere sull’euro con il referendum che proporremo in Parlamento con una legge di iniziativa popolare già depositata in Senato. Il potere al popolo, non alle banche. Ci vediamo ad Atene in piazza Syntagma!” Beppe Grillo

VIDEO L’appello di Beppe a Tsipras sulla tv greca

 

Gli italiani non vogliono la guerra: stop sanzioni alla Russia

Gli italiani non vogliono la guerra: stop sanzioni alla Russia

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intervento della Commissione Esteri M5S

“Le parole espresse dal presidente ucraino Petro Poroshenko sono scioccanti, esprimiamo sconcerto per l’appello lanciato agli Stati Uniti di inviare all’esercito di Kiev armi pesanti cui far ricorso contro Mosca. E’ evidente che c’è un conflitto alle nostre porte sul quale i media occidentali faticano ad esprimersi con chiarezza e trasparenza, un conflitto sostenuto da Washington e l’Ue, che nei giorni scorsi è stato nuovamente palesato con il rinnovo delle sanzioni nei confronti della Russia.

VIDEO Ucraina: soldati volontari o agenti occidentali infiltrati?

Temiamo, francamente, che questa guerra presto possa investire anche l’Europa e l’Italia.
Il governo ritiri il suo sostegno alle sanzioni europee contro la Russia, c’è una nostra mozione che persegue questa linea a tutela del nostro made in Italy, già fortemente penalizzato dal contro-embargo stabilito da Mosca. Inoltre, si inizi a valutare un approccio critico verso il folle espansionismo della Nato. L’Italia abbandoni il servilismo verso l’asse Usa-Ue e inizi e seguire una propria politica geo-strategica, che vada incontro agli interessi dei propri cittadini.” Commissione Esteri M5S

 

Sanità, il dg Fatarella verifichi i requisiti della Cardiochirurgia del Mater Domini

Sanità, il dg Fatarella verifichi i requisiti della Cardiochirurgia del Mater Domini

Fatarella

 Bisogna verificare quanto prima i requisiti di legge in merito all’esercizio dell’attività di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Mater Domini di Catanzaro. Ecco perchè oggi ho inviato una lettera al direttore generale del dipartimento della Regione Calabria per la tutela della salute, professor Riccardo Fatarella.

di Dalila NESCI

Oggi ho chiesto al professor Riccardo Fatarella, dg del dipartimento della Regione Calabria per la tutela della salute, di “voler disporre appena possibile una visita della competente commissione per la verifica dei requisiti di legge in merito all’esercizio dell’attività nella U.O. Cardiochirurgia dell’AOU Mater Domini di Catanzaro”.

Tale richiesta nasce per l’importanza della vicenda, attuale, della specialità di cardiochirurgia del sistema sanitario regionale della Calabria e, soprattutto, in seguito ad alcune recenti dichiarazioni dell’ex primario dell’unità operativa, il professor Attilio Renzulli, contenute in una lunga intervista che potete leggere qui.

Nei giorni scorsi avevo già sottolineato la grave mancanza della terapia intensiva dedicata presso la Cardiochirurgia dell’ospedale Mater Domini, fatto contrario alla legge e causa di forti rischi per i pazienti operati. Come se non bastasse, sempre nei giorni scorsi avevo invitato il Collegio dei Chirurghi Italiani ad assumere una posizione a riguardo, per spingere l’azienda ospedaliero-universitaria a una rapida soluzione del problema.

Come evidenziato in un esposto con il collega M5s Paolo Parentela, l’Università di Catanzaro riceve diversi milioni di finanziamento in più dalla Regione Calabria e con protocollo d’intesa scaduto da anni.

Nella classifica di Assobiomedica ha, poi, il record italiano per i ritardi nei pagamenti. Ci domandiamo, dunque, perché l’ospedale Mater Domini non sia stato oggetto di un’attenta verifica sulla gestione complessiva da parte degli organismi di controllo.

#Grecia, documento esclusivo: ecco perché la #Troika mente

#Grecia, documento esclusivo: ecco perché la #Troika mente

Qui sotto, dalle 15e30, trasmetteremo l’evento in streaming “Euro, the moment of truth”

Mentre il nostro Primo Ministro, quello del cambiamento in Europa, sta lentamente scaricando Alexis Tsipras, nello stile italiota più becero, noi cittadini ci stiamo altrettanto inesorabilmente dividendo in due fazioni. C’è chi esorta i greci a non mollare, convinto che la Troika sia quanto di meno democratico esista tra le istituzioni. Poi ci sono i colpevolizzatori, che imputano ai greci nel loro complesso di aver condotto una vita al di sopra delle loro possibilità per troppi anni. Ma la questione, superando le chiacchiere da bar a cui siamo tristemente abituati, dovrebbe essere: quale diritto hanno le altre nazioni e le istituzioni sull’autodeterminazione democratica dei popoli?

UNA SVOLTA NELLE ISTITUZIONI
Per rispondere al quesito e farsi un’idea più approfondita della questione, vi proponiamo un documento esclusivo. Prima, però, una breve premessa. Abbiamo sentito tuonare Jean-Claude Juncker solo ieri, nel corso di una conferenza stampa già storica, quando ha detto che la Grecia ha interrotto “inaspettatamente” i negoziati, appena prima che un accordo fosse quasi stato raggiunto. Ha dichiarato di sentirsi deluso, ha esortato i greci a votare per il “si”, che vorrebbe dire permanenza dell’austerità. È stata, in poche parole, la prima conferenza stampa in cui un funzionario pubblico si è dichiarato capo politico, palesando le contraddizioni di questa folle Europa.

IL RUOLO POLITICO DEI TECNICI
Ma cosa è successo prima? Che ruolo stavano giocando Jean-Claude Juncker (l’ex Primo Ministro Lussemburghese colpevole del caso #LuxLeaks), Mario Draghi (che una settimana fa dichiarava di non essere un politico e in quanto tale esente dal prendere decisioni) e Christine Lagarde (la direttrice del FMI indagata per abuso d’ufficio e succeduta al puttaniere Dominique Strauss-Kah)? Erano loro, prima che l’Eurogruppo, a trattare in prima linea con il legittimo governo greco. In questo documento esclusivo sono evidenziate tutte le modifiche che hanno fatto alzare dal tavolo Alexis Tsipras, decretando la fine dei negoziati. La proposta greca, dunque, c’era ed era molto corposa. Le modifiche volute dalla Troika semplicemente inaccettabili. Quelle principali riguardano il settore delle pensioni, ma giudicate voi stessi leggendo coi vostri occhi.
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DOCUMENTO ESCLUSIVO

– SCARICA QUI IL DOCUMENTO ORIGINALE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

– SCARICA QUI IL DOCUMENTO ESCLUSIVO CON LE PROPOSTE GRECHE E LE MODIFICHE VOLUTE DALLA TROIKA (IN ROSSO)

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PARERI AUTOREVOLI
In questi giorni, a conferma della veridicità dei testi che vi abbiamo proposto, si sono espressi ben due premi nobel: Paul Krugman e Joseph Stiglitz. Il primo ha dichiarato: “Ritengo che spingere Tsipras sino a questo punto sia stato, da parte dei governi e degli istituti di credito, un atto di mostruosa follia. Eppure l’hanno fatto, e non posso assolutamente biasimare Tsipras per aver rimesso la questione nelle mani degli elettori anziché voltar loro le spalle“. Il secondo, invece, ha ribadito: “L’economia dietro il programma che la “troika” (Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo Monetario Internazionale) ha imposto alla Grecia cinque anni fa è stata abissale, con un conseguente calo del 25% del PIL del paese. Nessuna depressione ha avuto conseguenze così catastrofiche. Votare sì significherebbe depressione quasi senza fine“.

COSA STA SUCCEDENDO IN GRECIA? RESTA INFORMATO!
– #JUNCKER DELEGITTIMA LA #GRECIA CON UNA CONFERENZA STAMPA
– SOLIDARIETÀ AL POPOLO GRECO. #IAMGREEK
– VERSO IL REFERENDUM. IL DISCORSO DI TSIPRAS AI CITTADINI GRECI
– SCENE DI ORDINARIA IPOCRISIA. LA FOLLIA DI PD E FI CHE VOTANO L’AUSTERITA’
– QUELLO SULLA GRECIA È UN ACCANIMENTO TERAPEUTICO. #FUORIDALLEURO
– #GRECIA E #GUERRAFREDDA: STIAMO RISCHIANDO LA TERZA GUERRA MONDIALE
– IL RE È NUDO. MISTER #DRAGHI FA LO SCARICABARILE SUL CASO #GREXIT
– MONTI: “DOVEVANO CREDERE DI MANTENERE LA SOVRANITÀ”. #FUORIDALLEURO
– #FUORIDALLEURO, IL MOMENTO DELLA VERITÀ SI AVVICINA

Alle 15e30 parleremo di questo e di altro al Parlamento Europeo con Marco Zanni, Marco Valli ed altri economisti di fama internazionale.
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Tutta la verità sul formaggio senza latte che l’Europa vuole imporre all’Italia

Tutta la verità sul formaggio senza latte che l’Europa vuole imporre all’Italia

In questi giorni la stampa italiana ha lanciato una notizia clamorosa: la Commissione europea vorrebbe imporre all’Italia la produzione di formaggio senza latte. Ma davvero in Europa sono diventati matti? O è la solita bufala per terrorizzare i consumatori e magari farli rinunciare ai prodotti caseari?

Il portavoce Marco Zullo, che fa parte della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, ha approfondito il dossier e le cose sono un po’ diverse. Il formaggio senza latte non si può produrre (ovviamente), ma il formaggio senza latte fresco sì.

Ecco i fatti. La Commissione europea ha inviato una lettera di diffida all’Italia minacciando l’apertura di una procedura d’infrazione se il Governo non rivedrà la legge n. 138 dell’11 aprile 1974 che prevede per i produttori italiani il divieto di utilizzo, detenzione e vendita di latte in polvere e latte ricostituito per la produzione di prodotti caseari come formaggio, yogurt e latte alimentare.

La Commissione europea, dunque, vuole imporre la produzione e la vendita di formaggio di bassa qualità che, al posto del latte fresco, utilizzi il latte in polvere.

Tuttavia, questa minaccia è già realtà. Il formaggio prodotto con latte disidratato si trova già nei supermercati italiani, poiché la sua commercializzazione non può di fatto essere vietata, ma può essere vietata solo la sua produzione su suolo italiano: esso, dunque, viene prodotto all’estero. Oggi, per essere sicuro che non si tratti di formaggi di questo tipo, l’unica arma a disposizione del consumatore attento è quella di verificare dall’etichetta che sia prodotto in Italia.

Con questa ingerenza la Commissione europea favorirebbe i produttori furbetti…quelli cioè che non vorrebbero utilizzare prodotti di qualità mentre quelli onesti rischierebbero di uscire dal mercato, perché i loro costi di produzione sarebbero notevolmente più elevati degli altri. Inoltre, oltre a danneggiare i produttori, verrebbero discriminati anche i consumatori perché si abbasserebbe la qualità dei prodotti in vendita.

Con la scusa di favorire il libero commercio, la Commissione europea rischia di favorire la produzione di formaggio meno autentico e di bassa qualità, che invaderebbe i supermercati italiani. La Commissione afferma che la legge italiana costituisce una restrizione alla libera circolazione delle merci, ma i produttori stranieri purtroppo possono già vendere formaggio realizzato con latte disidratato nel nostro Paese. Dove sta la limitazione se già possono accedere al mercato italiano? Non si tratta forse dell’ennesimo attacco al ‘Made In‘ italiano?

Il business dei costruttori con i soldi dei cittadini

Il business dei costruttori con i soldi dei cittadini

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intervento di Roberta Lombardi

Vi ricordate di quando vi abbiamo parlato di tutti i soldi pubblici delle nostre tasse che sono stati dati a Regioni e Comuni per costruire case in edilizia residenziale pubblica? Vi ricordate quando abbiamo denunciato che sul corretto utilizzo dei nostri soldi sia le Regioni che i Comuni non hanno mai vigilato? Questo meccanismo si chiama “edilizia agevolata e convenzionata“, in una espressione: “Piani di Zona“, ma si traduce praticamente in “dammi i soldi e fatti i fatti tuoi“, come ben spiegato in questo servizio di Chiara Privitera con riprese e montaggio di Gianni Del Popolo.
Ecco come funziona il gioco: le Regioni erogano i finanziamenti ai costruttori (ovviamente soldi nostri) e i Comuni stipulano, sempre con i costruttori, degli accordi detti Convenzioni. L’ente locale mette a disposizione il terreno su cui costruire e non fa pagare al costruttore i costi degli oneri di urbanizzazione (strade, spazi di sosta e parcheggi, fogne, rete idrica, rete di distribuzione energia e gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato) perché Teoricamente a queste opere ci dovrebbe pensare lui. Quindi io costruttore ricevo i soldi per edificare, non pago il terreno e per di più mi posso organizzare da solo per urbanizzare la zona dove costruisco: TUTTI BUONI A FARE I COSTRUTTORI COSI’, no?
Cosa chiedono in cambio di tanto bengodi la Regione e il Comune? Che le case realizzate a queste condizioni di tutto vantaggio vengano vendute o affittate a prezzi più bassi di quelli di mercato, visto che il costruttore non ha rischiato nulla di suo.
Cosa dovrebbero fare la Regione e il Comune? Vigilare che i soldi pubblici dati in mano a privati siano effettivamente utilizzati per lo scopo per cui sono stati erogati. E se a seguito di questo controllo viene accertato che questo non avviene, il Comune può acquisire l’immobile, pagando solo l’eventuale differenza tra quanto dovutogli dal costruttore e quanto da lui già effettivamente speso per la costruzione.
Quanti soldi recupererebbero i nostri Comuni dai bilanci strozzati se decidessero FINALMENTE di passare alla cassa dei costruttori e si facessero pagare i diritti di superficie e gli oneri concessori che hanno dato GRATIS a finte cooperative e veri truffatori?
Cosa significherebbero questi soldi? Più servizi pubblici, più asili, meno tasse locali, più manutenzione della città, più servizi sociali.
Non è vero che i soldi non ci sono. Non ci sono mai per il cittadino, ma per gli amici dei partiti sì!Roberta Lombardi

 

 

#RedditoDiCittadinanza in Friuli Venezia Giulia

#RedditoDiCittadinanza in Friuli Venezia Giulia

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“Il Friuli Venezia Giulia fa il primo fondamentale passo per la dignità di tutti i suoi cittadini. Con il contributo decisivo del MoVimento 5 Stelle e’ stata approvata la legge regionale unificata sul reddito di cittadinanza. La norma approvata, recepisce gran parte delle proposte contenute nel disegno di legge regionale depositato nell’aprile 2014 dal M5S Friuli Venezia Giulia. La misura approvata porterà benefici a 8.000/10.000 nuclei famigliari in difficoltà.

Queste le principali caratteristiche:
A) Verrà elargito un contributo massimo di 550 euro mensili per la durata massima di 24 mesi
B) Potranno usufruirne tutti coloro che hanno un reddito certificato Isee inferiore ai 6.000 euro annui residenti nella regione Friuli Venezia Giulia
C) L’elargizione e’ vincolata alla sottoscrizione di un Patto d’inclusione che può prevedere formazione, ricerca lavoro e attività socialmente utili
D) Sosterrà anche i pensionati in difficoltà
E) E’ stata approvata anche la proposta del M5S che vincola l’elargizione del reddito all’educazione scolastica. Se nella famiglia si registrano fenomeni di abbandono scolastico l’aiuto viene sospeso.
F) Per poter usufruire del reddito di cittadinanza regionale e’ stata accolta anche la proposta del M5S che fissa il limite di residenza minima di 2 anni in Friuli Venezia Giulia.

VIDEO Tutte le vittorie del MoVimento 5 Stelle

Questo primo passo, mosso dal Friuli Venezia Giulia sia da stimolo per approvare una legge nazionale sul reddito di cittadinanza che permetta di elargire 780 euro minimi ad ogni cittadino in difficoltà e rilanciare la nostra economia. Il reddito di cittadinanza rilancia infatti i consumi e crea nuovo lavoro attraverso commercio e piccole imprese.” M5S Friuli Venezia Giulia

#Fuoridalleuro con il popolo greco, bye bye frau Merkel!

#Fuoridalleuro con il popolo greco, bye bye frau Merkel!

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La democrazia è sovversiva. Il pensiero critico è destabilizzante. La partecipazione popolare irrompe e manda nel panico i grandi potentati tecnocratici e finanziari.

Ecco perché agli euro-burocrati non piace il referendum greco sulla trattativa con la Troika. “Non vi può essere emancipazione umana che non passi attraverso l’emancipazione politica, la quale richiede lo sviluppo, l’estensione, il rafforzamento di tutte le istituzioni da cui è nata la democrazia moderna”, diceva Norberto Bobbio.
Lo stesso filosofo torinese osservava come tecnocrazia e democrazia fossero incompatibili. Se avesse visto la Ue di oggi, avrebbe tratto ulteriore conforto per le proprie tesi.
Il Fondo monetario sappiamo come la pensa, la Bce è solo una banca centrale. Ma l’Ue, ci chiediamo, predilige ancora la democrazia come il migliore dei sistemi imperfetti?
Il referendum è una scelta di metodo, prima che di merito.

La Grecia ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità nell’ultimo ventennio prima della crisi? La Grecia ha truccato i conti per entrare nell’euro? Forse, ma in queste vicende hanno pesato lo zampino della grande finanza (vedi Goldman Sachs per l’ingresso di Atene nell’euro) e la complicità silente delle istituzioni europee.

L’Europa del ’53, Grecia compresa, concesse alla Germania di dimezzare il debito e di dilazionarlo in 30 anni. Fu così che il Paese riuscì a evitare il default e a rialzarsi. Il resto dell’esposizione tedesca sarebbe dovuta essere sborsata dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Eppure, anche nel 1990, il pagamento passò in cavalleria.
Come mai, adesso, il Continente ha smarrito persino quel senso minimo di un destino comune che le consenta di manifestare solidarietà al popolo greco? Il popolo che ha regalato all’Europa gran parte la sua stessa identità e fisionomia culturale?
Negli alti uffici si pensa che l’Ue sia moneta e finanza, non capendo che dovrebbe essere altro.
Siamo costretti a riforme che ingrassano il sistema bancario, utilizziamo i nostri risparmi per pagare le sofferenze e i debiti degli istituti finanziari (vedi il bail-in, il nuovo meccanismo di salvataggio delle banche).

Cediamo sovranità nazionale, ma in cambio di cosa? Non una politica estera efficace, non un coordinamento dell’azione di risposta ai fenomeni migratori, non un barlume di condivisione del debito.

Esiste euro senza austerity? Probabilmente no, vista la miopia di queste classi dirigenti. Ed è per questo che i greci non decideranno sul piano della Troika, ma, in definitiva, sulla permanenza o meno nella moneta unica.
L’Italia, nel frattempo, non tocca palla nei negoziati. Rimane timida persino nei commenti del suo premier, usualmente gradasso su molti altri fronti. E soprattutto ammette di essersi inginocchiata ai diktat della grande finanza già molto tempo fa.

Le parole di Padoan, oggi, sono paradigmatiche in tal senso. Sui giornali il ministro dell’Economia ammette candidamente (e involontariamente) come l’Italia abbia già ottemperato, senza bisogno di firmarle, alle condizioni umilianti di un eventuale Memorandum of understanding che sarebbe richiesto per un eventuale entrata in azione delle Omt (Outright monetary transactions), ossia uno degli scudi anti-speculazione della Bce.

La nostra sovranità ormai è andata. A noi italiani non è mai stato chiesto di adottare l’euro e nemmeno che Europa avremmo voluto. Stiamo subendo tagli draconiani del welfare e degli investimenti produttivi. Si comprime il costo del lavoro perché non si può svalutare la moneta. E questa situazione la pagano soprattutto le giovani generazioni.

Mentre il popolo greco viene sacrificato sull’altare della finanza, noi siamo i prossimi della lista. Non c’è mai fine all’ingordigia della politica nazionale ed europea.

“Il popolo greco ha deciso con le elezioni che non vuole prestiti, non vuole questo percorso, vuole costruire il proprio futuro. Lo rispetteremo, sì o no? Non è una questione del popolo greco, è una questione di democrazia”, ha detto pochi giorni fa Manolis Glezos, il 93enne partigiano e scrittore greco.

Ma il tema ancora più importante è cosa succederà un anno o due dopo che la Grecia sarà uscita dall’euro, riflette il premio nobel Paul Krugman, nel momento in cui il vero rischio per l’euro non sarà che Atene fallisca, ma che possa avere successo. “Immaginate che una nuova dracma fortemente svalutata porti frotte di turisti britannici, gran bevitori di birra, sulle coste dello Ionio, e che la Grecia cominci a riprendersi. Questo darebbe grande incoraggiamento a tutti quelli che, in ogni Paese, si oppongono all’austerità e alla svalutazione interna”, prevede l’economista americano.

L’uscita della Grecia dall’euro permetterebbe allo Stato ellenico di respirare, di manovrare sulla moneta, di attirare investimenti e di rilanciare l’economia.
Con il referendum voluto dal M5S per l’uscita dalla moneta unica, anche in Italia daremo il primo pugno nello stomaco a questi tecnocrati diversamente democratici, faremo capire loro la differenza tra una Unione di banche e una Comunità di cittadini.

Di questo passo, invece, oggi tocca alla Grecia. Domani toccherà a noi.
Basta terrorismo mediatico, basta minacce. L’unica soluzione è il ‪Grexit. Bye bye frau Merkel.

‪#‎FuoridallEuro!

#Juncker, non puoi delegittimare la #Grecia con una conferenza stampa

#Juncker, non puoi delegittimare la #Grecia con una conferenza stampa

Jean-Claude Juncker è il presidente della Commissione Europea.
Non è stato eletto da nessuno e sul suo passato (ma anche sul presente) gravano le pesanti ombre del caso lussemburghese. Non ve lo ricordate? Junker è stato il Primo Ministro dello scandalo LuxLeaks. L’uomo che, di fatto, ha permesso miliardi e miliardi di Euro di evasione fiscale, falsando legalità e concorrenza all’interno della UE.

Che diritto ha Jean-Claude Juncker di parlare a nome dell’Unione Europea quando dice di “sentirsi offeso” dal comportamento di un governo sovrano come quello greco? Lui è un funzionario di alto livello, un dipendente pubblico con poteri molto ampi – questo è vero – ma senza il benché minimo diritto di delegittimazione di un popolo. Il teatrino andato in scena nel corso della conferenza stampa sulla Grecia di questa mattina è sembrato pura campagna elettorale.

La verità è che tutte le contraddizioni e i vuoti legislativi di questa Europa hanno bussato alla porta delle presidenze, una volta per tutte. Ora, i grandi tecnocrati abbaiano come cani rabbiosi, consapevoli che, però, a dividerli dal resto del mondo c’è un muro d’incompetenza e d’ipocrisia. Sono stati loro a non volere mai concedere agli Stati una via d’uscita dall’Eurozona, sono stati loro a dire che l’Euro è irreversibile. Era una finzione. La verità è che il potere, dopo secoli di guerre e di dittature, è sempre e solo appartenuto al popolo.

Jean-Claude Juncker, Mario Draghi, Angela Merkel e tutti coloro i quali hanno pensato di esercitare la supremazia delle minacce sopra la democrazia e l’autodeterminazione, sono stati riportati alla realtà dalle scelte del popolo greco, che hanno dettato l’agenda e la storia. Scavalcati senza colpo ferire dal primato della libertà.

Ora la palla passa, ancora una volta, al Consiglio. Il Movimento 5 Stelle si è battuto nella conferenza dei capigruppo UE a favore della convocazione di un Eurosummit straordinario da tenere nelle prossime ore. L’obiettivo dovrà essere la ricerca di un accordo tra i creditori affinché si proroghi di qualche giorno il programma di aiuti in scadenza il 30 giugno, in modo da poter garantire lo svolgimento del referendum previsto per la prossima domenica.

L’impaurita Germania si è già dichiarata contraria. Ma non è più la sola a dettare le regole. Vedremo cosa succederà nelle prossime ore.

Il video della conferenza stampa:

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COSA STA SUCCEDENDO IN GRECIA? RESTA INFORMATO!
– SOLIDARIETÀ AL POPOLO GRECO. #IAMGREEK
– VERSO IL REFERENDUM. IL DISCORSO DI TSIPRAS AI CITTADINI GRECI
– SCENE DI ORDINARIA IPOCRISIA. LA FOLLIA DI PD E FI CHE VOTANO L’AUSTERITA’
– QUELLO SULLA GRECIA È UN ACCANIMENTO TERAPEUTICO. #FUORIDALLEURO
– #GRECIA E #GUERRAFREDDA: STIAMO RISCHIANDO LA TERZA GUERRA MONDIALE
– IL RE È NUDO. MISTER #DRAGHI FA LO SCARICABARILE SUL CASO #GREXIT
– MONTI: “DOVEVANO CREDERE DI MANTENERE LA SOVRANITÀ”. #FUORIDALLEURO
– #FUORIDALLEURO, IL MOMENTO DELLA VERITÀ SI AVVICINA

Domani parleremo di questo e di altro al Parlamento Europeo con Marco Zanni, Marco Valli ed altri economisti di fama internazionale.
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Solidarietà al popolo greco. #IamGREEK

Solidarietà al popolo greco. #IamGREEK

Contro l’oppressione dei popoli, contro la schiavitù del debito, ora e per sempre: #IamGREEK

L’Eurogruppo e la Troika hanno dimostrato quanto sia disumano questo modello d’Europa. Alla decisione del Governo sovrano greco d’indire un referendum, i grandi capi “solidali” di questa pseudo-Unione hanno risposto con una negazione della proroga sulla scadenza da 1,5 miliardi (soldi che la Grecia deve al FMI). Una ripicca che di fatto manderebbe in default gli ellenici.

E’ stata una mossa attuata facendo saltare il tavolo delle trattative. Una decisione che lascia un vuoto (economico e di giurisprudenza) tra il 30 giugno – data della scadenza – e il 5 luglio, quando si terrà il referendum. E pensare che Tsipras stava per firmare un accordo che nulla aveva a che vedere con la fine dell’austerità, andando contro quanto promesso in campagna elettorale. Ma per i falchi, in ogni caso, non era sufficiente.

Non nascondiamolo, non siamo un’Unione. Non lo siamo mai stati e probabilmente mai lo saremo. Per un debito siamo disposti ad abbandonare la madre dell’Europa al suo destino. A livello culturale potrebbe compiersi un cambiamento epocale nella storia della civiltà, maggiore ancora di quello economico. La Grecia che si allontana dall’Europa finirebbe nella sfera d’influenza russa e cinese. Gli interessi che stanno dietro alle mosse di Putin si conoscono, ne abbiamo parlato qui. Ma non è questo il punto.

Dobbiamo tutti fermarci e ragionare. Cosa siamo disposti a fare per il debito? L’Eurogruppo e la Troika hanno già risposto. La BCE, dal canto suo, ha deciso di mantenere l’ELA, concedendo alla Grecia altri 90 miliardi di Euro di liquidità d’emergenza. Tuttavia, Mario Draghi sa bene che non bastano per evitare il controllo di capitale (con conseguente chiusura delle banche) da parte del governo ellenico. Non pensi di lavarsi la coscienza come fece nel corso del recente dialogo monetario, quando la puzza di bruciato si sentiva da Bruxelles fino a Strasburgo.

Stiamo giocando col fuoco e con la vita. Quello che sta capitando in Grecia è un disastro umanitario. La mortalità dei bambini è a livelli spaventosi, la disoccupazione giovanile oltre il 57%, i suicidi continuano ad aumentare, è tornata addirittura la malaria a testimonianza dell’impossibilità di cure mediche adeguate. A livello economico sta succedendo quello che sarebbe dovuto succedere nel 2011. Ricordiamo come la speculazione finanziaria, in quel periodo, destituì governi eletti democraticamente con tecnici imposti, i quali non hanno migliorato la situazione malgrado le roboanti promesse fatte ai cittadini in cambio di “lacrime e sangue”.

Gli euroburocrati, comunque andrà, avranno completamente fallito. Sarebbe bastato avere un po’ di buon senso nel riconoscere la necessità di una vera solidarietà e di uno spazio fiscale per compensare gli squilibri dovuti all’introduzione dell’Euro in un’area valutaria non ottimale. Invece, in due anni, si è dovuti ricorrere all’introduzione di controlli di capitale e conseguente chiusura degli istituti di credito in due diversi paesi dell’Eurozona (Grecia, appunto, e Cipro).

La questione politica sulla Grecia ora è questa: come reagiranno gli elettori? Imputeranno la colpa al fallimento del governo greco o al ricatto messo in atto dalla Troika dei creditori? Noi possiamo solo manifestare la nostra solidarietà verso un popolo che sta subendo tutte le conseguenze di una modernità fatta di squilibri macroeconomici e di deleteri egoismi patriottici. Se anche tu vuoi mandare un messaggio ai cittadini greci unisciti a noi. Sia che prevalga l’austerità, sia che prevalga la libertà.

Contro l’oppressione dei popoli, contro la schiavitù del debito, ora e per sempre: #IamGREEK

Il discorso di Tsipras dopo gli avvenimenti di sabato e domenica (sottotitoli EN):

L’ultimo discorso di Manolis Glezos al Parlamento Europeo (sottotitoli ITA):

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+++AGGIORNAMENTO+++

Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker inizia la campagna elettorale per convincere i greci a votare la permanenza nell’Euro, facendo leva principalmente sulla paura. Avesse usato la stessa durezza col suo Lussemburgo, oggi staremmo tutti meglio.

Qui la conferenza stampa (potete selezionare la traduzione in ITA):

Qui potete scaricare il documento ufficiale con le proposte fatte alla Grecia. Continua a leggere

Controlli sul lavoro: il governo lascia in pace i furbi

Controlli sul lavoro: il governo lascia in pace i furbi

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L’obiettivo è sempre quello: non creare fastidi a quegli imprenditori che fanno i loro comodi sulla pelle dei lavoratori e in barba alla legge. Per questo il governo promuove la nuova “vigilanza unica” che accorpa le funzioni di controllo sul lavoro presso l’Ispettorato Generale, e che toglierà quindi competenze a Inps, Inail e ministero impedendo così veri controlli.

Anche la scusa è sempre quella: risparmiare. Invece Poletti finisce per addossare agli enti previdenziali i costi delle 19 sedi della nuova Agenzia unica, oltre a caricare sul loro groppone ben 1800 dipendenti del ministero i cui compiti non sono per nulla chiari.

Prevedere un’agenzia a costo zero significa creare una vera e propria accozzaglia di persone con professionalità differenti e senza nessuna formazione. La realtà è che il numero dei controlli subirà un crollo verticale, dovuto all’assenza delle opportune competenze e alla confusione operativa. Il tutto ovviamente a danno dei diritti dei lavoratori.
I problemi della vigilanza sono altri: dalle auto private usate per le ispezioni alla benzina anticipata dagli stessi ispettori, fino alle integrazioni economiche da fame per il lavoro esterno.

E poi ecco la beffa che arriva dallo stesso governo che millanta di voler rendere più efficienti i controlli: negli stessi decreti delegati del Jobs act c’è la reintroduzione della procedura di diffida del datore che utilizza il lavoro nero. In pratica un salvacondotto che consente a chi ha sbagliato di sanare le violazioni accertate con tutta calma, senza subire la tagliola della sospensione.
E che dire dell’addio al cartellino di riconoscimento nei cantieri edili?
Il governo, come al solito, lascia in pace i furbi e fa cassa ai danni dei lavoratori.

Mare inquinato, febbre e vomito per 40 bimbi

Mare inquinato, febbre e vomito per 40 bimbi

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“Quando avrete tagliato l’ultimo degli alberi, prosciugato l’ultimo fiume, pescato l’ultimo dei pesci e mangiato l’ultimo dei bisonti allora, ma neppure un attimo prima, allora capirete che non potrete mangiare i vostri inutili soldi.” Nuvola Rossa

articolo da Vitadamamma

“Febbre alta, vomito anche per diverse ore, eruzioni cutanee, diarrea, questi i sintomi preoccupanti accusati da 40 bambini. Il malore dopo il bagno in mare. Diversi bambini, tra i 7 e i 14 anni, stavano trascorrendo una giornata al mare, erano tutti ospiti di una colonia estiva; 40 di questi piccoli vacanzieri hanno accusato un serio malore dopo il bagno in mare: febbre alta, irritazione cutanea più o meno estesa, vomito e diarrea sono stati i sintomi gravi e allarmanti manifestati dai bimbi.

VIDEO Spiagge al gusto di Petrolio. La Basilicata lancia l’allarme

E’ accaduto lunedì scorso nell’Alto Maceratese a Civitanova Marche. Il malore dopo il bagno è stato particolarmente serio per uno dei 40 ragazzini, portato al pronto soccorso il piccolo paziente si è presto rimesso e nel giro di poche ore ha potuto lasciare l’ospedale.
E’ questa la domanda che sin da subito tutti si sono fatti osservando che il particolare malore dopo il bagno aveva contemporaneamente interessato tanti bimbi e con una sintomatologia assolutamente uguale in ogni piccolo ammalato.
C’è la possibilità che il malore dopo il bagno sia stato causato da un episodio, eventualmente grave, ma imprevedibile di inquinamento delle acque.
Direttanews.it, dando spazio alla notizia, denuncia l’avvistamento, nelle ore vicine all’incidente, di una chiazza grigia comparsa in una zona del lungomare sud (tale macchia sull’acqua sarebbe stata notata proprio lunedì pomeriggio)
I genitori dei bambini che hanno accusato il malore dopo il bagno, spalleggiati dai pediatri, hanno chiesto ed ottenuto che l’Arpam, agenzia regionale per l’ambiente, svolgesse mirati accertamenti sulla presenza di agenti inquinanti nelle acque del litorale.
L’Arpam, eseguendo l’esame delle acque nella zona dell’incidente, ha evidenziato dei valori di batteri oltre la norma:
– fuori dal range consentito i livelli di escherichia coli (batterio indicativo della contaminazione fecale);
– al di sopra dei livelli ammessi anche l’enterococco.
Come è possibile che questi batteri siano finiti nelle acque del mare?
Tale contaminazione, che, forse, ha determinato il malore dopo il bagno accusato dai 40 bambini, trova origine, molto probabilmente, in scarichi non depurati provenienti da condotte fognarie abusive che riversano illegalmente i residui organici.
A fare esplodere la contaminazione sarebbe stato l’acquazzone della notte tra domenica e lunedì che ha pesato sul fiume Chienti, è plausibile che i residui illegali degli svernamenti fossero lì e da lì si sarebbero riversati in mare.” Vitadamamma