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La rivoluzione dei robot in Agricoltura

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#5giornia5stelle 127° puntata, 23 giugno 2017

#5giornia5stelle 127° puntata, 23 giugno 2017

Apriamo la rassegna di notizie settimanale da Montecitorio dove, con calma più che sospetta, si è dato finalmente avvio alla commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano. Alessio Villarosa in aula spiega che nonostante il poco tempo a disposizione qualcosa già bolle in pentola e sarà probabilmente parecchio indigesto alla famiglia Boschi.
Ci spostiamo nell’aula di palazzo Madama dove sono state esaminate le mozioni di maggioranza ed opposizione sul caso Consip. Il PD è riuscito ha tenere le fila ed a spuntare una risicata maggioranza grazie ai verdiniani. La mozione Zanda chiede il cambio dei vertici di Consip ed insabbia, ma solo temporaneamente, la questione politica sollevata non solo dal M5S circa le responsabilità in capo al Ministro dello Sport, Luca Lotti, ed alla famiglia Renzi.
Torniamo nell’aula della Camera dei Deputati per ascoltare l’interrogazione a cura di Federica Daga ed Alessio Villarosa sul tema delle carenze nella gestione degli impianti idrici e che si sofferma, in particolare, sugli sprechi e sulla malgestione degli impianti di depurazione.
Qualche centinaio di metri più in la, a palazzo San Macuto, l’audizione della Commissione bicamerale di vigilanza della Rai vede auditi la presidente Monica Maggioni insieme a tutto il consiglio di amministrazione. In quella sede Mirella Liuzzi ha denunciato le spese inopportune che la Rai si è accollata per la promozione di un libro della Maggioni edito da una azienda privata. Oltre ad un esposto alla Corte dei Conti per valutare il danno erariale, il M5S chiede la restituzione di quanto speso e le dimissioni della Presidente della Rai.
Torniamo nell’aula senatoriale per ascoltare Carlo Martelli chiamato stavolta ad esprimere le considerazioni del MoVimento 5 Stelle al Presidente del Consiglio Gentiloni che si è recato alle Camere in vista del prossimo Consiglio d’Europa. Una analisi molto cruda sull’utilizzo della moneta unica come strumento di punizione dei paesi economicamente più deboli.
Sempre in tema di Europa, a Strasburgo, Laura Ferrara lamenta le carenze della gestione dell’ondata migratoria che finiscono per gravare pesantemente sull’economia italiana.
Torniamo a Roma per ascoltare Francesca Businarolo la quale dichiara nell’aula di Montecitorio i motivi dell’astensione del gruppo dei 5 Stelle alla proposta di legge che intende inasprire le pene in caso di danni arrecati ai beni culturali. La portavoce del MoVimento auspica che il Senato possa migliorare un impianto di legge giudicato troppo approssimativo.
Dagli stessi scranni ascoltiamo Andrea Cecconi puntare il dito contro l’immobilismo della burocrazia che impiega le risorse destinate ai territori vittime del sisma dello scorso anno in modo nebuloso, condannando probabilmente i cittadini ed i contadini di quelle aree a vivere ancora tra le macerie e senza stalle il prossimo inverno.
Chiudiamo con l’invito di Mirko busto a firmare la petizione contro l’uso del glifosato e dei pesticidi chimici, un invito che potete accogliere navigando a questo indirizzo: https://sign.stopglyphosate.org.
Anche per questa edizione è tutto.
Buon finesettimana a tutti.


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ALLA PENSIONE PRIVILEGIATA DEI PARLAMENTARI MANCANO

 

     

    La rivoluzione dei robot in Agricoltura

    La rivoluzione dei robot in Agricoltura

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    di Dario Tamburrano, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

    “Il mondo dell’agricoltura è entrato in una fase rivoluzionaria basata su tecnologia, software e robot. Si chiama agricoltura di precisione ed è una delle tante manifestazioni del cosiddetto Internet of Things (Internet delle Cose). Per capire questa rivoluzione, bisogna prima analizzare alcuni dati che non possono essere sottovalutati:

    – nel mondo l’80% della terra idonea per l’agricoltura è già in uso. 
    – entro il 2050 il 70% delle persone vivranno nelle città.
    – le risorse idriche del pianeta si stanno esaurendo per colpa dello spreco e dell’inquinamento
    – l’uso di pesticidi ed erbicidi sta distruggendo la biodiversità del pianeta.
    – entro il 2050 anni ci saranno quasi 10 miliardi di persone 

    L’innovazione tecnologica deve essere messa a disposizione di tutti
    affinché nessun cittadino sia lasciato indietro. Ecco perché il MoVimento 5 Stelle vuole governare questo fenomeno.

    VIDEO.
    Dario Tamburrano ha visitato il laboratorio di Urban Crops a Kortrijk, in Belgio. Urban Crops è una azienda innovativa che utilizza i principi dell’agricoltura intensiva con una robotizzazione dei suoi sistemi di coltivazione.

    Queste tecnologie potrebbero permetterci a breve di dire addio all’agricoltura intensiva che usa prodotti chimici e pesticidi per aiutare la pianta a crescere e difenderla dalle malattie e infestazioni. Possiamo rispondere ai cambiamenti climatici con intelligenza e garantendo sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e qualità del cibo. Questa è la filosofia del km zero perché chiunque, in un garage, in un capannone o in giardino può produrre cibi locali. C’è solo una cosa da fare in questa fase di passaggio dall’agricoltura intensiva a questa nuova agricoltura di precisione: dobbiamo essere attenti, informati e vigili per evitare che qualche multinazionale possa trasformare questa speranza in un profitto per pochi.

    I software impiegati nell’agricoltura di precisione devono essere rilasciati a costi accessibili e in open-source; i dati in entrata e in uscita devono essere resi disponibili al pubblico come open data. Bisogna aiutare le piccole e medie imprese agricole con corsi di aggiornamento che facilitino conoscenza, accesso ed uso di queste nuove potenzialità.”

    #ProgrammaAmbiente – Trivellazioni e sottosuolo

    #ProgrammaAmbiente - Trivellazioni e sottosuolo

    #ProgrammaAmbiente – Trivellazioni e sottosuolo

     

    Le attività di esplorazione e coltivazione di idrocarburi mettono a repentaglio l’integrità di aree di particolare pregio paesaggistico e naturalistico e le numerose attività economiche legate al turismo e alla pesca. Le operazioni di stoccaggio di gas, spesso concentrate in zone ad alta densità abitativa, costituiscono un serio pericolo per l’inquinamento delle falde acquifere.
    Nel quesito vi chiederemo di esprimervi sul ruolo dello Stato, visto che nella situazione attuale, e nella migliore delle ipotesi, si limita a controllare che le richieste di sfruttamento del sottosuolo, in terra e in mare, da parte delle aziende rispettino le norme e la burocrazia. Ne valuta l’impatto ambientale evitando di esprimersi sulla questione della pianificazione o l’opportunità per il Paese, sul rischio di stimolare la filiera fossile e l’aumento delle emissioni climalteranti.

    di Franco Ortani, Professore ordinario di Geologia (Università di Napoli)

    Parliamo di trivellazioni, o meglio delle perforazioni che l’uomo esegue nel sottosuolo attraverso potenti sonde. sono buchi verticali che solitamente non causano problemi, fatti con dovizia, il fatto più serio è che cosa si vuole fare dopo queste perforazioni, cioè quali attività si possono attivare con i buchi che l’uomo ha fatto nel sottosuolo.

    Ad esempio si può fare un impianto di stoccaggio di metano, cioè praticamente riempire un giacimento esaurito di metano di nuovo con il gas importato: durante l’estate serve poco metano, si pomperebbe questo gas nel sottosuolo per riempire il vecchio giacimento, per poi estrarre lo stesso metano nel periodo invernale. quale può essere il problema? che è un intervento di tipo sperimentale, cioè la natura non ha mai sopportato che nello stesso giacimento avvenga il riempimento e poi lo svuotamento a distanza di 6 mesi. faccio un esempio: perché si formasse un giacimento di metano sono occorsi centinaia e centinaia di migliaia di anni, perché il metano ha dovuto formarsi e poi dopo fluire in quella che è diventata una trappola, cioè il giacimento. in varie decine di anni questo giacimento è stato esaurito mediante pompaggio, punto.

    Invece adesso con il pompaggio e l’estrazione del metano, per due volte l’anno si costringerebbe i sottosuolo a gonfiarsi un poco e poi ad abbassarsi. questo il sottosuolo non l’ha mai sperimentato, se questa sperimentazione avviene in zona desertica non succede niente, nessuno si fa male, quando invece si vanno a realizzare impianti di stoccaggio sotto ai centri abitati, senza una regolamentazione di quello che può accadere dopo un eventuale incidente, ecco, è un rischio che si può evitare, anzi si deve evitare.

    Un altro problema è ad esempio le perforazioni per attivare centrali geotermoelettriche come quelle che si vogliono realizzare nei Campi Flegrei, oppure ad Ischia. sono centrali che prevedono l’estrazione di fluidi caldi e poi il ripompaggio nello stesso giacimento di questi fluidi caldi a pressione. dobbiamo fare una premessa: che la conoscenza del sottosuolo che è interessato da queste attività non è mai così perfetta che ci possa dire esattamente quello che può accadere. c’è poi il problema molto serio che noi stiamo vivendo anche nei campi flegrei e a ischia, che ci vuole una struttura al di sopra delle parti che trasparentemente sia in grado di informare quali sono i rischi che si possono indurre, specie una struttura che abbia il massimo di fiducia da parte dei cittadini.

    Quando noi vediamo che nei progetti di realizzazione di centrale compare l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nella figura del suo direttore dell’Osservatorio Vesuviano, può sorgere un problema: ma se INGV partecipa al progetto, come possiamo essere certi e sicuri che trasparentemente veniamo informati di tutto quello che succede? se si possono evitare questi conflitti è molto meglio, anzi si devono evitare.

    Un problema che riguarda anche le concessioni già in uso, ci sono concessioni che sono state elargite tempo fa. un esempio tipico, anche per l’attualità di quello che è accaduto all’inizio del 2017 in Val d’Agri, con lo sversamento di petrolio dal centro oli cova di Viggiano che è un impianto soggetto alla direttiva Seveso, quindi dovrebbe essere un impianto più che sicuro, in zona sismica massima dove nel 1857 si registrò proprio in quella zona il decimo/undicesimo grado. quindi non è un impianto delicato messo in un deserto, è un impianto delicato messo 2 km a monte di un bacino artificiale, il Pertusillo, che accumula 155 milioni di metri cubi di acqua, quindi dovremmo avere tutte le garanzie della sicurezza di questo impianto. quali problemi ci sono, a parte gli incidenti accaduti? che dalla lavorazione dal Centro Oli del petrolio che affluisce dai pozzi, la parte di acqua di strato diciamo così, che non è petrolio ma è sporca di petrolio, può essere smaltita in depuratore oppure la legge consente -a determinate condizioni- di pomparla in un pozzo e rimetterla nel sottosuolo a 4000 metri di profondità nel caso della Val d’Agri. questo contagio provoca sismicità, è stata accertata, verificata e così via.

    Col raddoppio previsto delle installazioni in Val d’Agri, della concessione Val d’Agri, Eni ha chiesto l’autorizzazione per usare un altro pozzo abbandonato, per usarlo come reiniettore, però sempre attraverso le faglie che hanno provocato il terremoto nel 1857. allora teniamo una struttura che ha faglie attive che hanno causato un terremoto di magnitudo 7, oltre 10.000 vittime, con un pozzo di reineizione che già inietta nel sottosuolo vicino a queste faglie, un altro pozzo di reiniezione che dovrebbe essere usato sempre attraverso queste faglie, ecco ma vogliamo andare a cercare i guai?

    Cioè se lì ci sono le faglie attive, usiamo pozzi di reiniezione distanti da queste faglie. La concessione c’è, non significa bloccare l’attività nella concessione ma portarla avanti nella sicurezza di tutti i cittadini, dell’ambiente. questo non significa andare contro i lavoratori delle oil and gas, che lavorano nel settore, ma di chiamare una maggiore attenzione al rispetto delle leggi per evitare che si creano incidenti, e poi magari si determinano problemi.

    Questi sono tra i principali problemi, se poi vogliamo toccare qualcosa circa quello che succede in mare, abbiamo ad esempio il Golfo di Taranto che è quasi saturo di istanze di ricerca per attività petrolifere. sappiamo che tutte le coste del golfo di Taranto, da quelle della Puglia e della Basilicata e della Calabria, sono sede di attività turistiche dove l’aspetto socio-economico da anni è consolidato sulla valorizzazione della costa, del mare. la conformazione a ferro di cavallo del Golfo di Taranto, e i venti che spirano in prevalenza, evidenziano che qualsiasi dispersione di fluidi sul mare, verrebbero trasportate dai venti inesorabilmente o verso la Puglia o la Basilicata oppure la Calabria. Ecco, vale la pena mettere a rischio un’attività consolidata basata sul mare, che è destinata ad aumentare e migliorare, per una estrazione di 10, 15, 20 anni solamente? queste valutazioni devono essere attentamente fatte.

    Ci sono problemi lungo la costa adriatica, dove già da decine di anni avvengono estrazioni di gas, dove è noto che questi fenomeni determinano una lieve subsidenza, la quale si va a sommare alla subsidenza causata dall’ estrazione dell’acqua per usi vari. si dice, se ormai ci sono i problemi, se ne estraiamo un altro poco non fa niente. un momento: bastano anche 5-10 cm in più, con i problemi anche del livello marino che si sta leggermente sollevando, per determinare anche qui un impatto fortissimo. abbiamo visto la mareggiata di un anno fa nella zona romagnola, ad esempio, dove il mare con il moto ondoso è arrivato in mezzo al centro abitato.

    C’è un aspetto importantissimo che si sta verificando per la prima volta nel settore delle ricerche di attività petrolifere, che queste attività petrolifere si vogliono estendere sui bacini idrogeologici che ci alimentano di acqua potabile. questo si sta verificando ad esempio tra la Campania e la Basilicata, dove sono state chieste istanze per attività petrolifere su bacini idrogeologici carsici che alimentano il territorio lucano e campano con oltre 16mila litri al secondo di acqua potabile.

    È un errore da parte dello Stato a mio avviso lasciare iniziativa alle compagnie petrolifere, di chiedere dove vogliono una istanza. cioè lo Stato deve avere prioritariamente, specie in questa fase di cambiamento climatico dove ogni goccia di acqua diventa sempre più strategica, dire “le attività petrolifere si possono chiedere qua e qua, ma non al di sopra dei bacini idrogeologici che ci alimentano di acqua potabile”. questo deve essere un provvedimento che si deve sicuramente portare avanti.

    Fibra ottica e libera concorrenza

    Fibra ottica e libera concorrenza

    Fibra ottica e libera concorrenza

    di Andrea Cioffi, MoVimento 5 Stelle Senato

    Il Movimento 5 Stelle da sempre si batte per ottenere una rete a banda ultra-larga pubblica sulla quale gli operatori possano farsi libera concorrenza.

    Con Open Fiber la separazione tra rete pubblica e servizi in libera concorrenza sarebbe garantita, cosa che non è avvenuta con Telecom che vuole conservare la sua posizione dominante a scapito di una nuova rete efficiente. Tutto ciò è emerso chiaramente nelle audizioni svoltesi al Senato, dove l’ a.d. di Telecom Italia Flavio Cattaneo, ha visto come suoi strenui ‘guardiani’ gli ex ministri berlusconiani Romani e Gasparri.

    In questa guerra tra colossi , chi rischia di perderci sono i lavoratori e non certo i manager di Telecom che aspirano ad incassare il ‘bonus’ di 55 milioni di euro.

    Il MoVimento 5 Stelle porta avanti la battaglia per la rete a banda ultra larga pubblica dall’inizio di questa legislatura, quando denunciammo il rischio della ‘lunga manus’ berlusconiana con la complice lentezza dell’allora governo Renzi.

    Come denunciamo dall’ottobre 2015, il rischio è che il governo trovi un accordo con Berlusconi sulla partita Mediaset e che il maggiore azionista di Telecom, l’imprenditore francese Vincent Bollorè ceda le sue quote ad Orange, società telefonica francese controllata dallo Stato con il 23,16%.

    Sullo sfondo la vera partita che si sta giocando è la salvaguardia degli interessi di Berlusconi. Ritornano così in mente le parole Violante del 2003, quando rivolgendosi ad un parlamentare di centrodestra dichiarò ‘la invito a consultare l’onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta” e ancora “ Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte”.

    Renzi da che parte sta?

    Ceta, basta parole: mobilitiamoci

    Ceta, basta parole: mobilitiamoci

    Ceta, basta parole: mobilitiamoci

    di MoVimento 5 Stelle

    Nella calura estiva, con il complice silenzio dei media, sta per essere ratificato dal Parlamento italiano un trattato che cambierà per sempre le nostre vite. Si tratta del famigerato CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), il trattato di “libero” scambio stipulato tra Canada e Unione Europea, cavallo di Troia della globalizzazione più estremista.

    Il CETA è anche, di fatto, un TTIP mascherato.
    Il famoso accordo di libero scambio UE/USA, tanto contestato, esce dalla porta e rientra dalla finestra dato che le multinazionali nord-americane, delle quali almeno l’80% ha sede anche in Canada, potranno utilizzare le loro sedi canadesi per aggirare l’ostacolo e giungere da noi. Come il TTIP il CETA rappresenta il ritorno a un Medioevo dei diritti ove i grandi investitori stranieri, grazie alla clausola ICS (investor to Court System) potranno tutelare i propri interessi commerciali di fronte a tribunali privati a scapito delle politiche ambientali o di tutela della salute e del lavoro dei cittadini.

    Nelle 1057 pagine del protocollo d’intesa del CETA non c’è alcun elemento di stima relativo all’occupazione ma un impact study dell’Università canadese di Tuft giunge a una preoccupante conclusione: entro il 2023 il CETA porterà, nei paesi coinvolti, una perdita complessiva di 230.000 posti di lavoro e a una severa compressione salariale. I Paesi maggiormente colpiti saranno la Francia e l’Italia.

    Ma il settore che più soffrirà con la ratifica del CETA sarà quello agroalimentare
    a causa della concorrenza sleale dovuta alla mancanza di reciprocità tra modelli produttivi e di tutela della salute totalmente diversi. Il trattato spalancherà la porta al famigerato grano duro canadese di pessima qualità e trattato in preraccolta con glifosato,nonché a enormi quantità di carne ottenuta in allevamenti con norme di qualità di produzione e di tutela del benessere animale molto inferiori a quelle europee. Un impatto devastante sulla produzione di grano col rischio di desertificazione di intere aree del Paese.

    Secondo il dossier della Coldiretti, delle 291 denominazioni Made in Italy registrate, ne risultano protette appena 41, tra l’altro con il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi di imitazione come “Parmesan cheese”. Di fatto un via libera all’Italian sounding che, con la falsificazione del Made in italy, nel 2016 ha superato i 60 miliardi di fatturato. Un danno enorme per le nostre imprese.

    Ma su questo trattato si stende anche l’ombra oscura della criminalità organizzata. Secondo il rapporto della DNA pubblicato il 22 giugno 2017, la ndrangheta ormai ben radicata in Canada, sta riciclando il suo denaro nel settore agroalimentare e vedrebbe intensificati i suoi affari se questo trattato venisse approvato in assenza di norme stringenti sui reati agroalimentari, mentre giace da quasi due anni nei cassetti del Ministero della Giustizia la legge sulle agromafie, voluta dal Governo ma mai discussa a causa delle beghe interne del PD.

    È l’“Europa he ce lo chiede”, come piace tanto dire ai nostro governanti quando non hanno voglia di imporsi a Bruxelles. Ma questa volta è diverso e dipenderà solo dal Parlamento se questo trattato capestro entrerà in vigore. Come stabilito il 5 luglio 2016 dalla Commissione europea, infatti, si tratta di un accordo “misto” e per entrare in vigore deve essere ratificato comunque da tutti e 27 i Parlamenti nazionali dei 27 Stati membri e di alcuni regionali per un totale di 37 assemblee. Se anche un solo Parlamento nazionale o regionale dell’UE bocciasse l’accordo, l’applicazione definitiva del CETA non sarebbe più possibile e il trattato non entrerebbe in vigore. Non solo, l’Italia è il primo Paese dell’UE a portare in aula la ratifica dell’accordo. Mentre altri, come la Francia, fanno ricorso, l’Italia corre veloce verso il baratro.

    Il CETA rappresenta, oggi, lo strumento più pericoloso di quella globalizzazione che sta distruggendo anni di conquiste sociali e le nostre Costituzioni. Ratificarlo significherebbe dare una cambiale in bianco alle oligarchie corporative finanziarie ed economiche che attentano la nostra democrazia ogni giorno. Tutto quello che abbiamo potuto fare in termini di pressione parlamentare è stato fatto, lo stop agli accordi come il TTIP e il CETA è stato persino il punto più votato del programma di Governo di politica estera e di agricoltura del M5S. Il momento delle parole è finito. È necessaria la mobilitazione per rovesciare il tavolo.

    In contemporanea alla votazione del testo in Commissione Esteri del Senato, il Movimento 5 Stelle annuncia la sua presenza alla mobilitazione di martedì 27 giugno alle 10, in Piazza della Rotonda a Roma (Pantheon), indetta da organizzazioni sindacali, agricole, ambientaliste e dei consumatori.

    Invitiamo altri partiti, che a parole si dichiarano contrari al CETA, a fare lo stesso.

    Ci vediamo in piazza!

    #ProgrammaAmbiente – Piccoli borghi e aree interne: valorizzazione del territorio

     

    Quando parliamo di piccoli borghi, o aree interne, ci riferiamo a quasi un terzo del territorio nazionale nel quale vive soltanto il 7% della popolazione italiana. Sono caratterizzati da un progressivo spopolamento ed invecchiamento della popolazione residente, con una forte riduzione del presidio e della manutenzione del suolo, dei boschi e degli edifici, con effetti gravi anche sugli altri territori del paese. Ricordiamo che costituiscono anche un importante bacino idrico per il territorio italiano. Queste aree, fra l’altro, stanno rischiando di perdere attrattiva turistica e di ridurre il loro importante contributo alle produzioni agroalimentari e artigianali di qualità. Nel quesito che vi proporremo, dovrete indicare le azioni prioritarie per valorizzare e sostenere i piccoli borghi.

    di Paolo Ermani, Associazione Paea

    In Italia ci sono tantissimi luoghi che sono semi abbandonati e che non aspettano altro che essere ripopolati. Hanno dei vantaggi grandissimi dal punto di vista della qualità della vita, della relazione con la natura, meno stress molta più possibilità di autoprodursi energia e alimentazione e quindi ridurre le spese. Possibilità maggiori di trovare lavoro, anche perché se si rivitalizzano i piccoli borghi è possibile avere un nuovo tipo di turismo, il cosiddetto turismo di qualità.

    Intervenire sui piccoli borghi non è molto difficile anche perché ci sono tanti di questi posti nei quali amministrazioni o sindaci cercano delle persone, quasi disperatamente, che li abitino. In questi luoghi è possibile intervenire in vari modi: da un punto di vista energetico, dal punto di vista ecologico, da un punto di vista alimentare da agricolo. Ed è possibile farlo con interventi di qualità. Significa cioè che la riqualificazione energetica può essere fatta con materiali isolanti bioetici o con materiali che hanno particolare resistenza per esempio ai terremoti, e quindi poter utilizzare questi materiali per avere una maggiore protezione.

    Si può, dal punto di vista agricolo, riscoprire delle antiche coltivazioni locali che normalmente sono più resistenti, hanno un’ottima qualità che può essere utilizzata sia all’interno, e sia venduta all’esterno. Può essere uno dei tanti aspetti che possono attirare delle persone in visita nei piccoli borghi.
    Qui è molto importante anche il recupero del senso di comunità. Significa che ogni persona ha un ruolo e un’importanza che va valorizzata. Pensiamo al ruolo degli anziani che è un ruolo centrale perché l’anziano nella nostra società, una volta finito il ciclo lavorativo, viene considerato come qualcosa di inutile, quasi un peso. Nel recupero di questi luoghi, nel recupero della comunità, è possibile dare all’anziano il ruolo della saggezza, che in fondo ha sempre avuto. Il ruolo dell’esperienza, che può essere tramandata anche ai giovani che volessero ritornare in questi luoghi per riabilitare. Quindi, aspetti comunitari al proprio interno e aspetti comunitari in relazione anche agli altri paesi nelle vicinanze, per superare anche gli aspetti di campanilismo che non aiutano certo.

    Avere una rete di persone che si aiutano, che si danno la mano, che recuperano questi posti e che aumentano la qualità della vita, sia per loro stessi che per quelli che vanno a visitare questi luoghi. Riscoprendo così tutti gli aspetti centrali che ci sono, e non ultimo l’aspetto culturale. Tutto questo significherebbe un nuovo Rinascimento, dare nuove possibilità alle persone e poter così dare una reale alternativa di vita, sia per chi va ad abitare nuovamente in questi luoghi sia per chi ci abita già.

    Ogni maledetta elezione il MoVimento 5 Stelle continua a crescere

    Il MoVimento 5 Stelle ha vinto otto ballottaggi su dieci. Siamo passati da 37 sindaci a 45, un aumento di oltre il 20%. Siamo entrati con nuovi consiglieri in comuni dove prima non eravamo presenti. Ogni maledetta elezione continuiamo a crescere e questo è ciò che conta. Le prossime sfide sono la Sicilia e poi la battaglia campale delle politiche. Per vincere dobbiamo essere una squadra che lotta insieme per un obiettivo comune. Cittadini, attivisti, portavoce: tutti sono indispensabili se sono al servizio della squadra. Oggi come ieri dobbiamo continuare a lottare. Forza!

    di Beppe Grillo (liberamente tratto dal monologo di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica“)

    Otto mesi, alla nostra più difficile sfida: le elezioni politiche. Tutto si decide in questi mesi. Ora noi o andiamo avanti come squadra o cederemo un centimetro alla volta, un giorno dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. L’Italia sta sprofondando trascinata giù da una montagna di debito pubblico, dal fallimento del sistema bancario, dalle aziende che chiudono quotidianamente, dalla disoccupazione, da chi fa business sugli immigrati. I media di regime ripetono che è tutta colpa del MoVimento 5 Stelle, che noi siamo il male dell’Italia e che la soluzione sono i soliti: Berlusconi con Montezemolo e Frattini da una parte e Renzi, Prodi, Pisapia, D’Alema dall’altra. Possiamo rimanerci dentro questo inferno, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta.

    Noi però, cari italiani, non possiamo farlo per voi. Abbiamo bisogno di tutto il vostro sostegno. Mi guardo intorno, vedo i vostri volti e penso “certo che senza di loro non avremmo fatto neanche un metro di strada“. Sì, perché siamo senza soldi per aver rinunciato a tutti i finanziamenti pubblici, che ci crediate o no, noi ci reggiamo solo sulle piccole donazioni volontarie che fanno i semplici cittadini come voi. Abbiamo allontanato chi tradiva i nostri valori e non siamo mai scesi a compromessi, anche se tanti, forse anche tu che leggi, ci dicevano di fare il contrario.

    Sapete col tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è la nostra sfida per andare al governo. Perché in entrambi questi giochi il margine di errore è ridottissimo, capitelo. Mezzo passo fatto un po’ in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e mancate la presa. La nostra squadra è grande, siamo cittadini, siamo attivisti, siamo portavoce. Ognuno ha il suo compito e ognuno ha il dovere di non mollare mai. Da qui al governo è questione di pochi metri, non lo dico per arroganza, ma per senso di responsabilità. Dobbiamo avere ben chiaro che su questa squadra poggiano le speranze di milioni di persone.

    In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire, fra governare questo Paese per i cittadini e subire ancora il governo delle lobby e degli amici e dei figli di.

    E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste, è per questo che lavoriamo come pazzi dal 4 ottobre del 2009 e anche da prima. In questi 8 mesi che abbiamo davanti ci giochiamo il nostro futuro, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il cittadino che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo determinato a cambiare il Paese con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui.

    Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi andiamo avanti adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È tutto qui. Questo è quello che dobbiamo fare!

    Alitalia, Dieni (M5S): “Oliverio dica se ha pagato debiti della Regione”

    Alitalia, Dieni (M5S): “Oliverio dica se ha pagato debiti della Regione”

     

    Oliverio dica se ha pagato i debiti della Regione ad Alitalia. Questa la mia reiterata richiesta rivolta al Governatore della Calabria.

    Mentre l’aeroporto di Reggio va avanti a scartamento ridotto ed i pochi voli sono presi d’assalto dai passeggeri, è incredibile che non si sia ancora spesa da parte della Regione una parola di chiarezza sul pagamento dei debiti pari a 1,8 milioni che questa deve ad Alitalia. Questa compagnia, com’è noto, versa in una condizione di crisi e certamente non sono i soldi che la Calabria deve a poterla risanare. Tuttavia ricostruire le condizioni per tornare alla piena operatività di uno scalo che certamente ha un grande bisogno di vettori aerei e potrebbe essere remunerativo per le società di trasporto e per il territorio se gestito in modo opportuno, sarebbe un’opportunità tanto per la stessa Alitalia, quanto per la città di Reggio e per tutti i reggini.

    E’ anzitutto una questione di trasparenza dato che credo che i cittadini abbiano diritto alla chiarezza da parte di chi li governa. Non è possibile che dopo ripetuti appelli non si sappia ancora quali sono le intenzioni della Regione e dobbiamo accontentarci di vaghe promesse. Oliverio, se ci sei batti un colpo.

    #AscoltoTour Prima Tappa “Sant’Agata di Esaro”

    #AscoltoTour Prima Tappa “Sant’Agata di Esaro”

    Qui troverete tutti i materiali prodotti nella prima tappa del tour. Le ragioni di #AscoltoTour li trovate qui

     

     

     

    Ecco le 100 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    Ecco le 100 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    Ecco le 100 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    di Danilo Toninelli

    Sono online le nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Le trovi su Rousseau. Si tratta di 100 nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Accedi alla lista e scegli quelle che ritieni più convincenti per le votazioni che si terranno la settimana prossima.

    Se vuoi sapere come si propone una legge su Lex Iscritti e come viene valutata qui trovi tutte le informazioni necessarie.
    Grazie a tutti coloro che stanno contribuendo allo sviluppo di Rousseau, il cuore pulsante del MoVimento 5 Stelle: continuate a sostenerci!

    Forza Carrara, forza Francesco, avanti con il Movimento 5 Stelle!

    Forza Carrara, forza Francesco, avanti con il Movimento 5 Stelle!

    Forza Carrara, forza Francesco, avanti con il Movimento 5 Stelle!



    di Filippo Nogarin, sindaco 5 Stelle, Livorno

    Ho aperto la campagna elettorale qualche settimana fa nell’auditorium dell’ Autorità portuale, eravamo in tanti, ma stasera capisco che questo percorso sta veramente andando nella direzione giusta. A quel tempo dissi che per voi era una grande opportunità, l’hanno detto anche i miei colleghi poc’anzi, e lo stiamo dimostrando noi sindaci portando le esperienze che sono la realtà di governo del Movimento 5 Stelle. Noi siamo la prova provata che dove il Movimento 5 Stelle va governare, le cose cambiano in meglio.

    Il paradigma che cambia è il modo con il quale gestiamo il danaro pubblico: in tutte le città c’è stata una riduzione del debito o addirittura la cancellazione completa, e poi le mille esperienze di buoni propositi, di buone pratiche, che ormai sono distribuite in tutto il territorio nazionale. Io potrei raccontare le esperienze di Livorno, ma sono convinto che molti di voi le conoscono benissimo perché hanno amici e parenti, perché siamo a pochi chilometri di distanza e avete perfettamente la percezione di come Livorno con tre anni di governo del Movimento 5 Stelle stia cambiando faccia in meglio. Molte delle cose che Francesco e la sua squadra hanno inserito nel programma di governo sono parte integrante di quel mandato che noi, a 3 anni dalle amministrative, stiamo ormai quasi completamente completando. Quindi, quando vi dico che adesso avete una grande opportunità è proprio per questo motivo: perché a Livorno abbiamo ereditato un’azienda dei rifiuti con 42 milioni di euro di debiti, e la scorsa settimana abbiamo approvato un bilancio in attivo di 2 milioni e 300 mila euro. Noi non siamo dei professionisti ma ci mettiamo a disposizione dei nostri cittadini e dei nostri lavoratori, e lo facciamo con questo spirito. Per la prima volta a Livorno dopo tanti anni abbiamo iniziato ad abbassare la Tari, e la cosa incredibile è che -all’interno del piano di concordato della nostra azienda- gli esperti dicevano che non era possibile. Noi invece, presto, avremo le tariffe Tari più basse dell’intera Toscana!

    Questo è il modo con il quale si governa, potrei annoiarvi ancora con tanti altri esempi, ma preferisco sentire ancora una volta Francesco e tutti gli altri portavoce che indicano l’opportunità per voi di voltare pagina. Come hanno detto tutti coloro che mi hanno preceduto, potete contare sull’usato “sicuro” oppure finalmente cambiare direzione e mettere il vostro interesse all’interno dell’amministrazione comunale. Chiudo chiedendovi convintamente di votare per Francesco, per tutta la squadra del Movimento 5 Stelle, perché sono sicuro che se Carrara farà questa scelta, fra 5 anni potrà dire di aver fatto il percorso più intelligente che poteva scegliere in questo ballottaggio. Forza Carrara, forza Francesco, avanti con il Movimento 5 Stelle!

    #ProgrammaAmbiente – Consumo del suolo: contrasto e prevenzione

    #ProgrammaAmbiente - Consumo del suolo: contrasto e prevenzione

    #ProgrammaAmbiente – Consumo del suolo: contrasto e prevenzione

     

    Il suolo è un bene comune, è il principale patrimonio naturale su cui l’Italia può fare affidamento per il proprio futuro. La cementificazione selvaggia ha arrecato danni alla collettività ingrassando solo gli speculatori e le tasche di amministratori spregiudicati e senza visione. I dati mostrano come la progressiva espansione delle infrastrutture e delle aree urbanizzate continua a causare un forte incremento delle superfici artificiali.
    Serve ridare centralità alla programmazione e pianificazione nell’uso e la gestione del suolo. Bisogna definire quali sono i diritti del privato e quali le prerogative delle amministrazioni pubbliche nella gestione del territorio. Perimetrare le aree protette, censire gli edifici e valutare sempre le opere in base all’impatto che hanno sugli ecosistemi dei territori. Nel quesito che vi proporremo, chiederemo di dare priorità a una serie di azioni che il MoVimento 5 stelle ritiene necessarie per contrastare questo fenomeno.

    di Claudio Campobasso, Capo Dipartimento per il servizio geologico d’Italia presso ISPRA (Istituto Superiore Per la Protezione e la Ricerca Ambientale)

    Il suolo è un elemento fondamentale per l’ambiente, spesso poco considerato come matrice quando si parla della tutela ambientale o del dissesto idrogeologico. È una componente fondamentale per la tutela dei servizi ecosistemici, che sono tutta quella serie di fenomeni naturali che attengono all’impollinazione, alla regimazione delle acque, all’aspetto paesaggistico, all’emissione eventuale della CO2 nell’atmosfera. Sono tutti elementi che noi perdiamo normalmente quando vengono realizzate nuove infrastrutture, che possono anche essere sedi viarie o edifici pubblici o per edilizia privata. l’Ispra cura degli studi sul consumo del suolo e redige dei rapporti annuali su questo fenomeno.
    Gli ultimi dati ci dicono che, benché rallentando, il consumo del suolo costituisce comunque un aspetto molto importante per il degrado del nostro ambiente. Nel biennio 2013-2015, ad esempio, sono stati impermeabilizzati circa 250 chilometri quadrati di territorio italiano, il che significa che siamo sull’ ordine di più di 30 ettari ogni giorno di terreno impermeabilizzato. È chiaro che questo fenomeno viaggia di pari passo con lo sviluppo economico di una società, e tutti stiamo ovviamente aspettando che anche il nostro Paese possa riavere lo sviluppo economico che tutti si aspettano. Ma questo non questo non deve essere fatto ancora a scapito del suolo: la terra ha bisogno di respirare, non possiamo completamente coprirla con superfici impermeabilizzate.

    Tenete conto che questo ha anche un costo, per esempio in termini di riduzione di produzione agricola. Per la collettività il costo è di circa 800 milioni di euro all’anno, quindi un valore economico anche molto importante.
    Le soluzioni quali devono o possono essere. Intanto un forte interscambio di dati tecnico-scientifici tra le strutture che, come il nostro Istituto, o altre strutture della pubblica amministrazione o del mondo della ricerca e università, che studiano queste problematiche, con gli amministratori del territorio per cercare di ridurre al massimo la possibilità di coprire nuove porzioni del nostro territorio, riutilizzando magari anche altre strutture esistenti. E comunque cercando di valorizzare o di riportare allo stadio naturale quelle porzioni di territorio che sono, per esempio, circondate da infrastrutture o da sedi viarie, e che non possono essere utilizzate in altro modo: per esempio con piantumazione di alberi di alto fusto che possono contribuire a una migliore regolamentazione delle emissioni dell’anidride carbonica nell’atmosfera.

    Quindi noi ci auguriamo che gli amministratori del Territorio possano chiedere soluzioni a chi studia il suolo e conosce tutti i problemi approfonditamente sulla eccessiva impermeabilizzazione del nostro territorio. Siamo disponibili ovviamente anche noi come istituto a dare tutti questi elementi, auspicando che il suolo venga preso come elemento primario per la salvaguardia ambientale.

    Perché spesso, quando si viene a parlare del degrado dell’ambiente, si parla di inquinamento chimico, o di frane, o di alluvioni, e spesso non si considera invece il reale danno che viene fatto all’ambiente quando si copre il suolo con superfici impermeabilizzate.

    #ProgrammaAmbiente: il costo ambientale dei prodotti

    #ProgrammaAmbiente: il costo ambientale dei prodotti

    #ProgrammaAmbiente: il costo ambientale dei prodotti

     

    Ogni oggetto o imballaggio ha un impatto ambientale nella sua filiera (ciclo di vita) in particolare per quanto riguarda lo smaltimento. Oggi si paga un contributo ambientale solo per gli imballaggi. Questo contributo obbligatorio, pagato dalle aziende, rappresenta la forma di finanziamento che permette interventi a sostegno delle attività di raccolta differenziata, e di riciclo dei rifiuti di imballaggi insieme ai proventi delle aste degli imballaggi raccolti. Anche un bene per essere prodotto richiede l’utilizzo di materia ed energia e lo si dovrà smaltire a fine vita. La mancanza della valutazione del ciclo vita e del pagamento in proporzione al costo e futuro inquinamento ambientale non avvia a privilegiare la produzione di beni riutilizzabili e riciclabili e non responsabilizza gli utenti. Nel quesito vi chiederemo di esprimervi sulla possibilità di inserire anche questo costo, proporzionale al ciclo di vita, sui beni e prodotti.

    di Paolo Ermani, Associazione Paea

    L’etimologia della parola Economia è: gestione della casa. La gestione della casa non comprende la devastazione della casa stessa, e nemmeno la produzione illimitata di merci in un sistema finito come è quello del pianeta. Fra l’altro a questa produzione illimitata di merci non stiamo partecipando solo noi come Paese, ma stanno partecipando altri Paesi che hanno molti più abitanti. Cina, India che hanno da soli 2 miliardi e mezzo di persone e altri ancora come Indonesia, Brasile, Sudafrica, Messico: sono paesi che stanno seguendo il nostro modello cosiddetto di sviluppo. Un modello di sviluppo che comporta la produzione illimitata di merci in un pianeta che ha risorse finite, limitate. Quindi non è possibile proseguire in questo modo.

    Che fine fanno queste merci?
    Normalmente prendono tre strade. La strada dell’incenerimento, che sappiamo bene essere uno dei sistemi peggiori di smaltimento delle merci, perché comporta problemi ambientali, problemi sanitari. È diseconomico e antienergetico, nel senso che l’energia che viene fuori è molta meno rispetto a quella che potremmo avere se riciclassimo i materiali.

    Le merci vengono smaltite anche nelle discariche, che in futuro saranno sede di recupero materiali. Cioè la gente andrà a cercare di recuperare materiali in discarica, proprio perché continuando in questo modo a produrre merci costantemente, si esauriranno le risorse, e quindi si dovrà andare nelle discariche a cercare di recuperare qualcosa di utile.

    Altro elemento di smaltimento delle merci è purtroppo il mare. Interi oceani sono pieni di rifiuti, continenti di plastica galleggiano in alcuni oceani, e ormai il mare è diventato un’immensa discarica.
    Va fatto qualcosa. Si può intervenire in alcuni modi. Innanzitutto con una riduzione drastica della produzione di merci, che per la gran parte sono superflue.
    Quindi fare in modo che le merci prodotte siano durevoli, cioè che durino il più possibile, per eliminare anche questo grosso problema dell’obsolescenza programmata. L’obsolescenza programmata fa sì che ci siano delle merci, soprattutto i componenti elettronici, i computer, le stampanti, che si rompano nell’arco di un determinato periodo. Queste cose le hanno costruite per far sì che si rompano a un certo punto, nonostante possano eventualmente essere riparate per poter proseguire con il loro uso.
    Riusare il più possibile quello che si ha oppure riparare. Uno dei lavori che avrà più diffusione in futuro sarà legato al riutilizzo e alla riparazione delle varie merci. Ci saranno officine di riparazione ovunque. Adesso iniziano ad esserci parecchie​ ciclo officine per riparare le biciclette, ce ne saranno in futuro per riparare moltissime altre merci. Con i laboratori di riparazione si dovrà per forza ridurre il consumo delle merci o in qualche modo diversificarlo, perché per esempio l’utilizzo del legno potrebbe sostituire in molti aspetti l’utilizzo della plastica.

    È importante poi la sempre più larga diffusione di negozi che abbiano prodotti sfusi. Non ha assolutamente senso continuare a comprare delle confezioni che poi vengono buttate, quando io posso andare col mio contenitore e riempirlo più volte di prodotti che posso acquistare da negozi che hanno merci vendute a livello sfuso. In tutto questo è assolutamente importante che ci sia una tassazione per le merci che non rispettano determinati parametri ambientali ed energetici.

    Ci dovrà essere una tassazione e una etichettatura delle varie merci che comprende la cosiddetta impronta ecologica. Cioè quale merce ha utilizzato quanta acqua, quanta energia e quale è stato il suo impatto sull’ambiente. Avere una etichettatura di impronta ecologica è importante per far sì che queste merci abbiano una effettiva sostenibilità ambientale.

    Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica credibile

    Il MoVimento 5 Stelle è l'unica forza politica credibile

    Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica credibile

    di Federico Piccitto, sindaco 5 Stelle di Ragusa

    Buonasera a tutti! Io sono Federico Piccitto e sono il sindaco di Ragusa, città della Sicilia e capoluogo di provincia. Ragusa è una città simile a Carrara: anche noi abbiamo una località di mare, Marina di Ragusa, che è la nostra perla turistica principale insieme a Ragusa Ibla. Noi amministriamo Ragusa da 4 anni, e siamo qui per portarvi l’esperienza di un MoVimento che governa e non fa disastri, come qualcuno cerca di farvi credere, perché in tutte le competizioni elettorali dicono “Se vincono i grillini succede un disastro, il marmo scompare, il mare si prosciuga, non avrete più la possibilità di viaggiare con le macchine perché le strade crolleranno!”

    Stasera sono qui per dire con forza che dove amministra, il MoVimento 5 Stelle riesce a fare una cosa semplicissima che però è difficilissima in politica, e cioè essere credibile, fare ciò che promette ai cittadini con il programma elettorale. Siamo abituati a vedere politici che fanno promesse che poi non mantengono, sta diventando quasi un’abitudine, le persone dicono “tanto sono tutti uguali, tutti fanno le stesse promesse, la situazione non cambierà mai”. Ma non è così, non è così! Siamo qui per dirvi che nelle città che amministriamo la situazione è davvero cambiata, è cambiata in meglio, i cittadini apprezzano un modo di fare politica diverso, perché siamo diversi noi, perché noi lavoriamo per i cittadini, perché non abbiamo interessi personali, perché non abbiamo voti da scambiare, non facciamo favori. Il nostro dovere è verso i cittadini che ci hanno votato per amministrare la comunità, e lo facciamo come il buon padre di famiglia, senza guardare una parte piuttosto che un’altra.

    A Ragusa ad esempio prendiamo le segnalazioni che arrivano dai cittadini, per riparare le strade, per cambiare le lampadine. Le persone erano abituate in passato a dire “Sindaco, guardi che l’ho votata, quindi cercate di fare qualcosa”; ma noi invece rispondiamo “Anche se non ci avete votato, noi ripariamo la strada perché è giusto ripararla!”. Un diritto non è qualcosa da concedere come una grazia o come un favore, avete il diritto di avere i servizi, la città che funziona. Noi abbiamo impostato un lavoro 4 anni fa e non è stato facile, è stato difficilissimo, ma abbiamo fatto un patto con i nostri cittadini. C’erano molti sguardi come quelli che ho visto questa sera andando in giro con Francesco De Pasquale, tanta gente che si avvicinava, che gli diceva vai avanti, siamo con te. Anche per me 4 anni fa è stato lo stesso, eravamo insieme con grande forza.
    Ma nei mesi successivi alle elezioni, sei mesi, un anno, ho avuto moltissimi problemi: non è stato rose e fiori, perché si voleva il cambiamento immediato, subito, l’indomani, dopo qualche giorno. Allora comincia a serpeggiare delusione, nascono incomprensioni nella città e persino nel gruppo consiliare, frizioni nella Giunta.

    Ma sapete che cosa è successo? E’ successo che noi abbiamo continuato a lavorare, a stare insieme, tutti, la città, il sindaco, la giunta, i consiglieri, e giorno per giorno abbiamo sfatato le scommesse negative fatte su di noi. Quattro anni che amministriamo, e oggi Ragusa sta raccogliendo i frutti di quel lavoro, perché il MoVimento quando sa essere unito vince! E’ quello che sta succedendo a Ragusa: abbiamo fatto 34 milioni di euro di opere pubbliche negli ultimi due anni, tutto quello che era previsto nel programma elettorale, abbiamo fatto cose che prima non erano nemmeno immaginabili, come risparmiare energia elettrica cambiando 1500 corpi illuminanti a LED e risparmiando 300mila euro dei cittadini. L’efficientamento energetico lo facciamo nei fatti, realmente, abbiamo riqualificato, abbiamo fatto attenzione a tutte le zone della città sbloccando opere pubbliche.

    Ho visto che anche voi avete un patrimonio meraviglioso, con opere pubbliche bloccate in una stasi incredibile. Tutto questo si può cambiare, ma da solo Francesco De Pasquale non lo cambierà se non ci sarete voi ogni giorno, con lui, uniti, a portare avanti l’idea di una città diversa, di una Carrara diversa che ha idee diverse! Ricordate una cosa, l’abbiamo sperimentato noi con le sulla nostra pelle: ci dicevano 4 anni fa che non saremmo riusciti a fare nulla perché è impossibile fare la democrazia partecipata, il bilancio partecipato concordato con i cittadini. Ma oggi noi lo facciamo, oggi noi facciamo il bilancio partecipato, i cittadini scelgono come spendere i soldi. Proprio due settimane fa abbiamo inaugurato un parco giochi che è stato scelto e voluto dai cittadini di un quartiere. Li interpelliamo anche con le votazioni online, a Ragusa diamo la possibilità ai nostri cittadini, con la tessera elettorale, il codice fiscale e un click, di poter incidere direttamente sulle scelte dell’amministrazione. Facciamo scegliere se sistemare una piazza, cambiare la destinazione d’uso di un immobile. Abbiamo fatto anche investimenti importanti sul turismo, sapete che noi siamo anche la terra di Montalbano, e su Montalbano abbiamo investito, abbiamo fatto protocolli con la diocesi per poter aprire le chiese, abbiamo investito su un’app dove col tuo smartphone puoi avere servizi, puoi vedere la tua situazione con il Comune, avere informazioni di tutti i tipi, informazioni turistiche. Sono cose che non erano mai state pensate, e che solo un’amministrazione nuova, gente nuova, possono pensare di fare. Concludo invitandovi a verificare sul nostro sito, www.ragusavoltapagina.it dove c’è tutto quello che abbiamo realizzato.

    Oggi voi avete una grande opportunità per far ripartire una città meravigliosa. Potete affidarvi a chi c’è sempre stato, alle forme diverse di usato “sicuro”, quello che ha portato Carrara a questa stasi, oppure potete scegliere di avere Francesco De Pasquale come sindaco: non sarà migliore di voi, non sarà il capo di tutti, sarà uno come voi ma come garante di un’idea più grande che è il MoVimento. Un’idea in cui cittadini tornano ad essere protagonisti. Allora io vi auguro, e spero con tutto il cuore, che lunedì prossimo Carrara si svegli con un nuovo orizzonte, un orizzonte diverso, con Francesco De Pasquale e il Movimento 5 Stelle. In bocca al lupo, perché il cambiamento arriverà solo da voi, nessun altro lo potrà fare.

    #ProgrammaAmbiente: cambiamento climatico e sostenibilità ambientale

    #ProgrammaAmbiente: cambiamento climatico e sostenibilità ambientale

    #ProgrammaAmbiente: cambiamento climatico e sostenibilità ambientale

    La Terra sta procedendo verso il superamento dei limiti ambientali planetari, come dimostrano una serie di studi scientifici pubblicati negli ultimi anni. Dalla desertificazione allo scioglimento dei ghiacciai: il suolo, i corpi idrici e le falde acquifere sono sempre più a rischio anche nel nostro Paese. È quindi necessario consentire la tutela dell’ambiente dall’impatto cumulativo dei vari agenti inquinanti. Dal punto di vista normativo il cosiddetto “Testo unico ambientale” (D.lgs 152/2006), presenta solo generici intenti volti a integrare lo sviluppo con la sostenibilità, senza precisare in che modo.
    Nel quesito che vi presenteremo vi chiederemo quindi di esprimervi sull’opportunità di inserire nelle decisioni dei ministeri valutazioni più stringenti della loro sostenibilità ambientale.

    di Luca Mercalli, Presidente Società Meteorologica Italiana, divulgatore scientifico

    I problemi ambientali sono complessi, toccano tutti gli ambiti della nostra presenza su questo pianeta in relazione ai processi fisici, chimici che avvengono nell’atmosfera, negli oceani, nei suoli, nella natura in termini generali.

    Proprio per questo la valutazione di qualsiasi nostro atto, che sia la costruzione di una infrastruttura, l’autorizzazione a un insediamento industriale, o qualsiasi altra attività che va ad incidere sui processi naturali ha bisogno di una valutazione ambientale più ampia possibile e condivisa.

    Non possiamo permetterci oggi di frammentare, spezzettare le valutazioni sulla base di criteri di ottimizzazione burocratica, dobbiamo al contrario condividere la valutazione tra tutti i soggetti inclusi i cittadini, al fine di dare la migliore visione possibile sui problemi che una nuova scelta può dare, oggi e soprattutto domani alle generazioni future.

    Ecco perché abbiamo bisogno di valutazioni ambientali completamente diverse da quelle che abbiamo oggi, che troppo spesso vengono eseguite solo su una piccola fetta del problema e perdono di vista l’ambito complessivo.

    Forse in certi casi questo viene anche fatto appositamente perché in quel modo lì le autorizzazioni sono più facili.

    Il gioco sporco del Pd sulle adozioni

    Il gioco sporco del Pd sulle adozioni

    Il gioco sporco del Pd sulle adozioni

    di Vito Crimi, Emanuele Scagliusi, Nicola Morra

    Quel che sta emergendo sulla Commissione Adozioni Internazionali e l’ex presidente Della Monica (anche ex senatrice Pd) è scandaloso. A prescindere dall’esistenza o meno di condotte penalmente rilevanti, la situazione è del tutto agghiacciante e il ministro Boschi, così come tutto il governo, hanno delle precise responsabilità.

    Andiamo per ordine. Nei giorni scorsi c’è stato infatti un cambio di guardia ai vertici Cai. Dopo tre anni è uscita di scena Silvia Della Monica e al suo posto si è insediato il giudice minorile Laura Laera. L’uscita però non è proprio delle migliori. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, dalle carte di un’indagine per truffa a carico di una onlus savonese emerge infatti il ruolo a dir poco singolare di Della Monica, che “nel cuore della notte si sincerava di far sparire dal suo ufficio “documenti pericolosi” poi finiti in un cassonetto della spazzatura”. Sempre secondo il il giornale, “ai titolari di enti sotto indagine l’ex magistrato e senatore consigliava poi di “non usare il cellulare”. E a questo punto sembra che i pm liguri vogliano sentirla come persona informata dei fatti.
    Per impedire la sua sostituzione si è mobilitato tutto il Pd, il che indica perfettamente il livello di coinvolgimento del partito in questa storia. Ma non solo. Dopo queste rivelazioni sconvolgenti su Della Monica ne sono emerse delle altre. Come ad esempio la totale inadempienza dell’ex presidente Cai nell’ambito delle sue funzioni. Sul sito ufficiale della Cai, tra le comunicazioni, si legge che “in data 20 giugno 2017 si è rilevato che la casella di posta elettronica istituzionale risultava piena con restituzione al mittente delle email in arrivo. E’ emerso che tale situazione si protraeva da tempo e precisamente dal agosto 2016; tale casella di posta poteva essere visionata esclusivamente dalla ex Vice Presidente dott.ssa Silvia Della Monica con password riservata. Si è provveduto pertanto a svuotare la relativa casella che ora è pienamente operativa”.

    Tradotto significa che la Della Monica per quasi un anno non solo non ha letto una sola mail di quelle inviatele da migliaia di famiglie in attesa, ma non le ha nemmeno scaricate dala posta elettronica della Commissione di cui lei sola deteneva l’accesso. E’ scandaloso e, a prescindere se sussistano o meno elementi penalmente rilevanti, è evidente che ci troviamo di fronte a una situazione agghiacciante. In questo momento il nostro pensiero va alle famiglie che non hanno un supporto dallo Stato italiano, totalmente assente all’interno del sistema delle adozioni internazionali.
    Ora vogliamo sapere cosa ne pensa il premier Gentiloni, ma soprattutto cosa ne pensa Maria Elena Boschi, pronta a farsi fotografare in un viaggio di ritorno dal Congo giusto per prendersi qualche titolo dei tg ed ora, nel momento della verità, se ne sta in silenzio stampa, nascosta dietro la sua stessa vergogna. Chiediamo chiarezza su una gestione che andiamo denunciando da tempo, attraverso atti parlamentari di ogni genere. Aspettiamo che qualcuno dal Pd si degni di fare un mea culpa e si assuma quanto meno la responsabilità di chiedere scusa a tutte quelle famiglie che ancora oggi lottano con la speranza di adottare un bimbo. Ma, soprattutto, aspettiamo che il caso sia trattato anche da quei quotidiani impegnati a riempire pagine e pagine di fake news sul M5S e poco attenti, però, a fatti di questo genere che coinvolgono tantissime famiglie italiane in difficoltà.

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