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Senza riforme vere italiani autonomi a 50 anni

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Dijsselbloem deve dimettersi

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L’intervista di Beppe Grillo al Corriere del Ticino

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#5giornia5stelle 113° puntata, 17 marzo 2017

#5giornia5stelle 113° puntata, 17 marzo 2017

È stata davvero una settimana dura quella appena passata. La casta ha mostrato ancora una volta tutta la sua tracotanza, la sua cecità nel volere inchiodarsi al potere e alle sue poltrone. Al Senato infatti abbiamo assistito dapprima ad un blocco granitico contrapposto al M5S e la sua sfiducia al ministro Lotti, indagato per gravi capi di imputazione nello scandalo Consip. Poi al salvataggio di Minzolini. Dicevano peste e corna di lui quando era direttore del tg1, ma per i loro accordi sottobanco, per lavarsi le mani a vicenda, veniva comodo accordarsi nonostante la legge Severino e la sentenza in via definitiva della Cassazione imponessero decadenza ed allontanamento dai pubblici uffici. “È un precedente gravissimo” dichiara in conferenza stampa Luigi Di Maio e a fargli da eco arrivano le parole di Vito Crimi. Ascoltiamo invece in aula, sul caso Lotti, la capogruppo dei sentatori cinquestelle Montevecchi e Paola Taverna.
Nonostante tale pulpito, davvero non esaltante, alle Camere si è parlato di giustizia. Al Senato passa la riforma con la fiducia e con il no del M5S spiegato da Giarrusso. Alla Camera di sicurezza (Ferraresi per il M5S motiva l’astensione). Il tutto mentre Gentiloni era a Strasburgo e veniva incalzato dai portavoce del M5S all’Europarlamento, ed in particolare da Rosa D’amato sui temi della democrazia e della lotta ai privilegi della casta.
Spazio poi per i primi passaggi in aula alla Camera sulla legge sul fine vita (ascoltiamo Mantero e Giordano), ed infine alla terra dei fuochi con la lettera al presidente della Commissione Ambiente dell’Europarlamento scritta e firmata dai portavoce alla regione Campania Ciarambino e Muscarà e da tutti i portavoce europei cinquestelle per chiedere di intervenire con urgenza in favore di una bonifica che non può più attendere.


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ALLA PENSIONE PRIVILEGIATA DEI PARLAMENTARI MANCANO

 

     

    Il Parlamento, luogo di concessione della grazia per indagati e condannati

    Il Parlamento, luogo di concessione della grazia per indagati e condannati

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    I cittadini italiani, grazie al PD, si trovano tra l’incudine e il martello. Dei veri e propri ostaggi. Da una parte non possono esercitare il proprio diritto di voto per mandare a casa chi non li ha mai rappresentati, perchè l’obiettivo per i politici è quello di arrivare a prendere la pensione da privilegiati a settembre e dall’altra non hanno alcuna rappresentazione in Parlamento dei loro interessi e dei loro diritti.

    Tutti i provvedimenti, infatti, che potrebbero interessare e migliorare la vita dei cittadini, come il wistleblowing (cioè la protezione di coloro che segnalano malfunzionamenti o illeciti sul posto di lavoro senza il rischio di ritorsioni), la class action (provvedimento che rende più forti i cittadini e le piccole-medie imprese nei confronti di lobby bancarie, assicurative, petrolifere e tende a diminuire il numero di cause), la disciplina sul conflitto di interessi, o il provvedimento sulla liberalizzazione delle professioni e la concorrenza delle imprese, o come il DASPO per i corrotti, sono stati tutti nascosti nei cassetti delle varie commissioni in Senato. Nessuno ne parla più.

    Ormai il Parlamento svolge solo un’unica funzione: quella di salvare i Ministri indagati in inchieste per corruzione, come è avvenuto per il braccio destro di Renzi, il Ministro Lotti, o quella di salvare dalla decadenza automatica da Senatore il condannato in via definitiva ed interdetto dai pubblici uffici Minzolini, o come quella di salvare dalle indagini sul caso Shalabayeva il Ministro Alfano, o quella di salvare dal processo penale il Senatore Albertini, con effetto retroattivo, ecc. ecc.

    Questo è diventato il compito del parlamento italiano. Un luogo in cui non si fanno più leggi nell’interesse dei cittadini, ma dove si concedono solo grazie a condannati e indagati. Ma il giorno del giudizio arriverà e sarà quello in cui i cittadini, con il proprio voto, spazzeranno via partiti e politici, lasciando di loro solo un brutto ricordo!

    Traduzione Laura Boldrini – italiano #SiTengonoIlPrivilegio

    Traduzione Laura Boldrini - italiano #SiTengonoIlPrivilegio

    Traduzione Laura Boldrini – italiano #SiTengonoIlPrivilegio

    di MoVimento 5 Stelle

    Oggi i portavoce del MoVimento 5 Stelle hanno protestato contro la decisione degli onorevoli di mantenersi una pensione da privilegiati che maturano dopo appena 4 anni e sei mesi, mentre un normale cittadino deve lavorare più di 40 anni. La presidente Laura Boldrini anziché chiedere scusa in ginocchio per questo ennesimo sorpruso, dopo il salvataggio di Lotti e Minzolini, ha fatto un comunicato usando la neolingua dei partiti dove la verità è menzogna e la menzogna è verità. L’abbiamo tradotto in italiano per una più facile comprensione. Buona lettura.

    Laura Boldrini: “E’ molto grave cio’ che e’ avvenuto oggi pomeriggio a Montecitorio per responsabilita’ di alcuni deputati del Movimento Cinque Stelle. Chi irresponsabilmente sta alzando i toni dello scontro sappia comunque che la Camera garantira’ la dialettica democratica e non si fara’ intimidire da questi metodi”

    Italiano: “Siamo molto preoccupati dal fatto che il MoVimento 5 Stelle racconta tutte le porcate che facciamo nel segreto delle nostre stanze. Chi sta dicendo la verità agli italiani sappia comunque che la Casta garantirà i privilegi dei parlamentari e non rispetterà la volontà popolare.”

     

    #SiTengonoIlPrivilegio: lo elimineremo col MoVimento 5 Stelle al governo

    Il Blog delle Stelle
    #SiTengonoIlPrivilegio: lo elimineremo col MoVimento 5 Stelle al governo

    #SiTengonoIlPrivilegio: lo elimineremo col MoVimento 5 Stelle al governo

    di Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro

    #SiTengonoIlPrivilegio! Quello che è avvenuto nell’Ufficio di Presidenza della Camera è di una gravità inaudita. Il Pd e la maggioranza, con un vero e proprio blitz, hanno bocciato la nostra delibera che propone l’abolizione della pensione privilegiata dei parlamentari, quella che scatterà il 15 settembre 2017. E’ una pensione privilegiata perché ai parlamentari basta stare su una poltrona 4 anni, sei mesi e un giorno per andare in pensione a 65 anni, addirittura 60 anni se fanno un secondo mandato, e poi possono anche smettere di lavorare per il resto della loro vita.
    L’hanno bocciata senza nemmeno fare uno studio di fattibilità, senza nemmeno dirci quanto e quali sarebbero stati i risparmi, pur di tenersi il loro privilegio. E ce l’hanno fatta. QUANDO SAREMO AL GOVERNO ELIMINEREMO I VITALIZI E TUTTI I PRIVILEGI. E’ una promessa!

    Per buttare fumo negli occhi degli italiani, hanno presentato una delibera alternativa: i vitalizi rimangono intatti lì dove sono, nessuno li tocca, ma in maniera del tutto ipocrita si propone di prelevare 3mila euro in tre anni a uno che prende un vitalizio di più di 70mila euro all’anno! Già lo immaginiamo il terrore di Cirino Pomicino al pensiero che gli vengano tolti 3 mila euro in tre anni dopo che per anni ha percepito centinaia di migliaia di euro dei vitalizi! Il PD vuole approvarsi la sua delibera, arrivare a settembre per prendersi la pensione e poi farvi pure credere che hanno risparmiato. Questa non è una proposta, è una supercazzola! Vogliono lavarsi la coscienza tagliando l’1,78% del totale dei vitalizi che ogni anno la Camera eroga ai parlamentari. Il MoVimento 5 Stelle, invece, i vitalizi li vuole abolire del tutto.

    Gli stessi che hanno votato la Legge Fornero e massacrato gli italiani, ora stanno giocando sporco per fare in modo che quella legge non si applichi a loro stessi.

    Ps: I giornali anzichè parlare delle ultime rivelazioni di Buzzi sul Pd, scrivono racconti di fantascienza sul MoVimento 5 Stelle. Non è previsto alcun terzo mandato per i portavoce del MoVimento 5 Stelle. I portavoce del MoVimento 5 Stelle fanno due mandati elettivi e tornano a fare ciò che facevano prima. I portavoce 5 Stelle inoltre non lasciano i mandati a metà per ricoprire altri incarichi: rispettano il volere dei cittadini che li hanno votati fino alla scadenza naturale

     

    Partecipate: altro che “giglio tragico”, gli asset strategici devono restare allo Stato

    Partecipate: altro che “giglio tragico”, gli asset strategici devono restare allo Stato

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    Le partecipate dello Stato, soprattutto quelle che operano in settori strategici, non possono diventare orticelli in cui coltivare “gigli tragici” o gli interessi delle solite cricche. Ecco perché bisogna rovesciare la visione da cui scaturiscono le recentissime nomine dei loro vertici. Una rivoluzione che solo il M5S al governo potrà fare.

    A parte il Parlamento regolarmente esautorato, la politica dovrebbe impostare una mission trasparente per le controllate, un set di obiettivi chiari e vincolanti, legati al servizio svolto in favore dei cittadini (energia, trasporti, infrastrutture, Tlc…).
    Invece, negli ultimi anni e ancora adesso, le imprese di Stato vengono usate per soddisfare le mire privatistiche di chi decide le nomine e di chi, naturalmente, viene nominato oggi per poi restare grato domani.

    Il M5S ha presentato una mozione alla Camera, promossa dai portavoce Giorgio Sorial e Andrea Vallascas, che mette al bando il clientelismo e privilegia la meritocrazia. Un documento che impegna il governo a garantire davvero il mantenimento in Italia degli asset strategici e la ricchezza (ricavi, margini, occupazione, ecc…) che la loro gestione può generare.
    Secondo la visione Cinquestelle, lo Stato deve mantenere un controllo forte di orientamento (e di veto, se serve) circa le operazioni importanti (fusioni, dismissioni, spin-off, delocalizzazioni…) che riguardano le imprese strategiche. Anche attraverso una progressiva azione di ripubblicizzazione delle quote.

    Poi, le imprese straniere, magari concorrenti, che rilevano una quota delle nostre partecipate superiore al 5%, devono avere stabile organizzazione su territorio italiano. In pratica, la ricchezza creata grazie ai nostri asset societari deve restare qui e non volare via.
    A prescindere dalla partecipazione societaria, lo Stato deve mantenere un controllo ferreo delle imprese strategiche in settori come i trasporti, le telecomunicazioni, la gestione della risorse pubbliche, la sicurezza/difesa e il benessere dei cittadini (estendiamo i comparti oggetto di golden power).

    E poi non possiamo tollerare la conferma di manager sotto indagine come Claudio De Scalzi all’Eni o la scelta di un banchiere come Alessandro Profumo ai vertici di Leonardo, considerando che l’ex presidente Mps non ha certo rilevanti esperienze professionali nell’aerospazio (ma forse serve uno come lui per ridurre Finmeccanica a uno spezzatino?).
    Per noi i dirigenti delle grandi partecipate devono passare il vaglio dei setacci costituiti da chiari criteri di professionalità, onorabilità, indipendenza e assenza di eventuali conflitti di interessi. Dunque, non devono avere procedimenti giudiziari in corso, non possono fare più di due mandati consecutivi, non devono aver avuto incarichi governativi negli ultimi cinque anni, non possono detenere partecipazioni in aziende fornitrici, clienti o concorrenti con l’impresa o ente che guidano (in riferimento pure a parenti fino al quarto grado), non devono infine ricoprire cariche dirigenziali in aziende fornitrici, clienti o concorrenti nel quinquennio successivo alla fine del mandato.

    Bisogna gestire i fenomeni e non subirli.
    Non possiamo sopportare questa continua emorragia di ricchezza e di posti di lavoro. La svendita dei nostri asset ci sta condannando a una “grecizzazione” dell’economia. Questo governo fotocopia e il Mef, nel ruolo di “spicciafaccende”, stanno facendo ancora gli interessi della cricca fiorentina.
    Il M5S non ci sta e si prepara ad andare al governo per rovesciare la prospettiva.

    Giorgio Sorial e Andrea Vallascas

    Senza riforme vere italiani autonomi a 50 anni

    Senza riforme vere italiani autonomi a 50 anni

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    L’Italia non è un paese per giovani ed a dimostrarlo sono, oltre agli altissimi tassi sulla disoccupazione giovanile, i dati diffusi dalla Fondazione Visentini presentati alla Luiss che hanno certificato che nel 2030 un ventenne impiegherà 28 anni per diventare autonomo, nonché il dato che certifica che l’Italia è penultima in Europa per equità intergenerazionale, facendo meglio solo della Grecia.

    Il problema di creare un futuro per i giovani non è stato affrontato in passato ne è stato affrontato da questo governo. Eppure il dato relativo alla fuga dei giovani dal nostro Paese (100 mila all’anno) è inquietante e molto allarmante.

    Per non parlare del fallimento del programma garanzia giovani che è servito soltanto per produrre centinaia di migliaia di tirocini che poi non hanno comportato l’inserimento lavorativo.

    La gran parte dei giovani che abbandona l’Italia, infatti, lo fa per cercare un futuro migliore visto che diventare autonomi dalla propria famiglia è davvero un’impresa a causa soprattutto della mancanza di politiche dirette ad incentivare la creazione di lavoro per i giovani e di politiche che consentano un vero e proprio ricambio generazionale, nonché della totale assenza di misure di sostegno al reddito nei periodi di fermo lavorativo.

    Altro dato allarmante riguarda i neet, ovvero, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano e che costerebbero allo Stato ben 32 miliardi di euro, rispetto ai 23,8 miliardi del 2008.

    Bisogna prevedere un piano di investimenti serio nei settori strategici, introdurre agevolazioni per incentivare l’occupazione giovanile, abolire la legge Fornero e facilitare l’anticipo pensionistico senza indebitare i futuri pensionati, nonché introdurre il reddito di cittadinanza per tutelare i giovani che invece verranno completamente esclusi dal ddl povertà recentemente approvato dal governo e dalla maggioranza.

    I giovani hanno bisogno di risposte immediate. Risposte che purtroppo non avranno da questo esecutivo.

    #NoTap, stop (momentaneo) alla strage degli ulivi grazie al M5S

    #NoTap, stop (momentaneo) alla strage degli ulivi grazie al M5S

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    Siamo stati “sulle barricate” per giorni. Da venerdì scorso, i portavoce parlamentari e regionali del M5S, insieme a tantissimi attivisti, cittadini e agricoltori pugliesi hanno fatto scudo con la propria presenza ad oltre 200 ulivi millenari, non affetti da Xylella, che in questi giorni vengono espiantati dalle ruspe senza pietà.
    Largo: deve passare il gasdotto TAP.

    A San Foca-Melendugno nessun dorma, mentre si consuma la strage degli ulivi autorizzata dal governo e dal Ministero dell’Ambiente lo scorso 17 marzo. Si bypassa anche la competenza della Regione Puglia tanta è l’urgenza, e il Presidente Emiliano bolla come ‘illegittimo’ il colpo di mano del Ministero. Ha ragione: ma allora perché non intraprende alcuna azione in Tribunale come avrebbe diritto di fare? Forse perché Emiliano fa tanto il pasionario solo a chiacchiere, ma non muove un dito se c’è di mezzo il governo PD che non vuole inimicarsi?

    I portavoce parlamentari M5S hanno anche incontrato il prefetto di Lecce che si è impegnato a chiedere delucidazioni al Ministro e alla società Tap di sospendere gli espianti almeno fino alla risposta del ministero dell’Ambiente. I portavoce in Regione, inoltre, hanno ottenuto una prima vittoria riuscendo a far approvare in Aula la mozione che impegna la Giunta a dare mandato all’Avvocatura Regionale di cercare di fermare questo espianto di ulivi propedeutico all’avvio dei lavori di TAP.

    Cittadini, attivisti, agricoltori, il M5S, e tutto il Salento non si arrenderanno mai. Il nostro compito non è ancora finito: noi siamo con gli ulivi e contro questo progetto che avrà un impatto devastante sull’ambiente e sul turismo, e continueremo a presidiare questo magnifico territorio italiano fino a che non saremo certi di averli salvati tutti.

    Diego De Lorenzis e Daniela Donno

    #StopTTIP, approvata la risoluzione M5S. Avanti tutta!

    #StopTTIP, approvata la risoluzione M5S. Avanti tutta!

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    Dopo due anni di lavoro è stata approvata in Commissione Politiche Ue del Senato la risoluzione sugli “accordi commerciali di libero scambio” sull’affare assegnato che vedeva come relatrice la portavoce Elena Fattori. È un primo passo, ma non di poco conto se si considera che per la prima volta in un atto ufficiale del Parlamento sono state evidenziate e sottoscritte le criticità del TTIP contro il quale da anni il M5S si sta opponendo. E inoltre, questo atto impegna il Governo a farsi portatore di interessi del Parlamento nelle sedi UE.

    Nel testo infatti si pone l’accento in maniera marcata sul fatto che questi trattati debbano essere considerati misti, contengono materie concorrenti con gli Stati membri, e quindi devono necessariamente passare al vaglio dei Parlamenti nazionali.

    All’unanimità c’è stata convergenza sul pericolo proveniente dalla possibilità da parte delle multinazionali di chiamare in giudizio gli Stati membri: che sia ICS, (il tribunale istituito per le controversie) o che sia ISDS (arbitrati costituiti di volta in volta) la criticità permane. Inoltre forte è l’allarme sul fatto che i trattati non tutelano beni comuni e agricoltura, e il rischio di uno sbilanciamento concorrenziale sia verosimile. Sono stati messi dunque in discussione tutti i principi su cui i fautori del TTIP, del Ceta e degli altri trattati, basavano le loro teorie libero scambiste.

    Come opposizione è un risultato eccezionale e ora il M5s spingerà per la discussione in aula di questa risoluzione. Intanto abbiamo ottenuto che i trattati vengano approvati dai Parlamenti e che si rimetta in discussione il TTIP. Le pressioni del Ministro Calenda verso questo trattato, oggi sono state sconfessate all’unanimità.

    La nuova etichettatura energetica M5S è realtà

    La nuova etichettatura energetica M5S è realtà

    etichettatura-energetica-m5s-parlamento-europeo-tamburrano-vittoria-grillo.jpgdi Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

    Dopo vent’anni di onorato servizio, le etichette che indicano l’efficienza energetica di prodotti come frigo e lavatrici passano alla versione 2.0 e aggiungono alla loro funzione tradizionale quella di essere una sorta di ponte verso un universo digitale che contiene informazioni impossibili da stipare in un pezzetto di carta.

    Ieri Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto l’accordo informale sul nuovo regolamento. Prevede la creazione di un database relativo ai prodotti coperti da etichettatura con una gran quantità di dati ricercabili ed aperti. Le etichette potranno contenere un QR code, un link o simili per permettere l’immediato accesso al database anche attraverso un telefonino.

    Diventerà così possibile nell’UE lo sviluppo di applicazioni per smartphone analoghe a quelle già in uso ad esempio in Australia, che consentono agli acquirenti di fare confronti immediati fra i diversi modelli e di scegliere quello che offre il maggiore risparmio rispetto alle abitudini personali di impiego.

    I fabbricanti avranno inoltre la facoltà di inserire sulle etichette relative all’efficienza energetica il simbolino che indica la capacità dell’apparecchiatura di essere “smart”, cioè di essere programmabile per mettersi in funzione quando l’energia elettrica costa meno o è disponibile in maggiore quantità.

    E’ la nuova frontiera dell’efficienza energetica: non solo consumare poca energia, ma fare anche in modo di consumarla quando ne viene prodotta di più, per contribuire al bilanciamento della rete elettrica nella quale viene immessa una crescente quantità di energia proveniente da fonti rinnovabili, per loro natura discontinue.

    L’etichetta di carta rappresenterà l’efficienza energetica tramite una scala univoca con le lettere dalla A alla G e dai colori dal verde al rosso. Attualmente esistono fino a 9 scale diverse: per alcuni prodotti il range va da A+++ a D, in altri da A a G, in altri ancora da A++ a E… Fra un’apparecchiatura di classe A ed un’apparecchiatura di classe A+++ può esserci la stessa differenza che passa fra un’apparecchiatura di classe D e un’apparecchiatura di classe A: una giungla in cui è facile smarrirsi e fare acquisti errati.

    Le nuove etichette saranno applicate innanzitutto ai prodotti che ora hanno il maggiore affollamento di “+”: frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, televisori, lampadine. Entro il 2019 dovrebbero cominciare ad arrivare nei negozi. A seguire toccherà man mano agli altri prodotti.

    L’accordo informale deve essere confermato dai 28 Stati UE e successivamente dall’assemblea plenaria del Parlamento Europeo. Il nuovo regolamento sulle etichette relative all’efficienza delle apparecchiature che consumano energia entrerà direttamente in vigore in tutti gli Stati UE, senza bisogno di essere trasposto nelle legislazioni nazionali: il Parlamento Europeo avrà il controllo delle fasi di attuazione.

    Le etichette relative all’efficienza energetica e l’ecodesign, ossia all’introduzione progressiva di criteri più severi di produzione, consentono un risparmio energetico stimato dalla Commissione europea in 175 Mtep all’anno (si tratta di 175 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) entro il 2020: all’incirca la quantità di energia consumata in un anno dall’Italia.

    Video archivio. Il voto in plenaria di luglio 2016:

    La clip che il Parlamento europeo ha dedicato alla rivoluzione a 5 Stelle:

    Dijsselbloem deve dimettersi

    Dijsselbloem deve dimettersi

    dijsselbloem-europa-dimissione-falco-austerita-m5s-grillo.jpgdi MoVimento 5 Stelle

    Jeroen Dijsselbloem deve immediatamente rassegnare le dimissioni da presidente dell’Eurogruppo. Le sue dichiarazioni, secondo cui i Paesi del Sud Europa spenderebbero soldi in donne e alcool, sono gravi e vergognose. È inaccettabile che il presidente (in carica dal 2013) dell’istituzione europea detentrice delle chiavi della moneta unica si esprima in questi termini.

    Il Ministro Pier Carlo Padoan, che siede tra i banchi dell’Eurogruppo essendo Ministro dell’Economia italiano, deve per una volta nella vita alzare la testa. Anche lui ha contribuito alla riconferma delle presidenza di questo falco spennato nel 2015: oggi ne prenda immediatamente le distanze nonostante sia un suo caro collega socialista.

    Queste aberranti dichiarazioni sono la triste conferma di quanto abbiamo sempre ribadito in questi due anni e mezzo al Parlamento europeo. La visione di Europa di Jeroen Dijsselbloem è ben evidente nelle politiche e nelle dinamiche di questa “Unione”: ovvero quelle di una presunta superiorità economica, morale e anche culturale degli Stati membri del Nord a danno di quelli del Sud.

    Se andiamo a ritroso nel tempo fino al pasticcio combinato sul caso Grecia, viene la pelle d’oca nel pensare che questo individuo conducesse i negoziati per conto dell’Europa. I risultati che questa folle classe dirigente ha conseguito sono infatti sotto gli occhi di tutti: l’Europa è ridotta a un cumulo di macerie, la visione originale di un insieme di cittadini solidali tra loro è stata presa a picconate da arroganti burocrati.

    La governance comunitaria continua comunque a parlare di “Europa delle persone” e di “solidarietà tra i popoli”, quando sono loro i primi a seminare odio e ad alimentare le divisioni. La verità è che il tempo dei vari Dijsselbloem è giunto al termine, come dimostra anche il risultato del suo partito nelle recenti elezioni olandesi (passato dal 24,8% al 5,6%). Evidentemente sono questi signori dell’austerità ad aver vissuto al di sopra delle loro possibilità per lungo tempo.

    L’intervista di Beppe Grillo al Corriere del Ticino

    L'intervista di Beppe Grillo al Corriere del Ticino

    L’intervista di Beppe Grillo al Corriere del Ticino

    fonte: Corriere del Ticino

    Grillo VS Grillo, questo l’accattivante titolo dello spettacolo che il comico ed uomo politico italiano presenterà sabato prossimo, 25 marzo, al Palacongressi di Lugano con inizio alle ore 20.30. Un appuntamento che vedrà il leader del Movimento 5 Stelle sdoppiarsi sul palco in un dialogo tra sé e sé, tra la sua anima comica e quella politica, che promette scintille e nel corso del quale non mancheranno le sue consuete filippiche contro il malgoverno e le «brutture» del Belpaese. Per saperne di più su cosa dovrà attendersi il pubblico ticinese abbiamo interpellato lo stesso Beppe Grillo che non si è sottratto alle nostre domande.

    Beppe Grillo, ma non aveva già abbastanza nemici per occuparsi di loro e basta? Adesso deve litigare anche con se stesso? Perché? Per chi?

    Nemici? Dovrebbero essere persone riconoscibili… è difficile considerare “nemici” dei lacchè che hanno svenduto l’onore di rappresentare il popolo italiano allo status quo imposto dalla finanza, dalle banche. Cosa puoi aspettarti da gente a cui non resta che tirare a campare? Impegnata ad avvinghiarsi a quel “ruolo” nelle istituzioni oramai completamente svuotato di significato.
    Un nemico è un tizio che ti si para davanti, ti sfida, si aspetta che tu reagisca. Non dei puffi che tengono le parti di altri, che si rivolgono alla gente ripetendo al loro meglio dei luoghi comuni, che bisogna “fare i compiti a casa”, ma che è? una lite nel cortile dell’asilo? Come fai a dar battaglia a dei fantasmi della rappresentanza democratica come Napolitano e Renzi? Non resta che cercare di rimandarli da dove sono venuti, il loro oblio perduto. Ed è proprio questa nullità, quell’inconsistenza morale come avversari che mi ha trascinato davanti ad uno specchio! Ho passato una vita in teatro a raccontare la piega paradossale che ha preso il mondo occidentale; è stato inevitabile, naturale, che mi sia capovolto… tracimando nella politica che, però, non c’era più! Così sono rimasto da solo davanti a quello specchio, ed è nato Grillo VS Grillo.
    Proprio quando mi trovai di fronte al menomato morale per le consultazioni iniziai ad intravvedere questo spettacolo: ero di fronte ad un ragazzetto borioso e inconsistente, neppure capace a farmi da spalla, ed era patetico vederlo mentre ci provava. Almeno fosse diventato divertente, poco prima immaginavo che avrei dovuto impiegare tutte le mie forze per impedire che si trasformasse in una piece comica, ma quel pericolo non cera proprio: il nulla non fa ne ridere e ne piangere, è solo un pò triste.

    Senta, seriamente: ha paura che la gente confonda il comico col politico e viceversa? È da questo timore che nasce lo spettacolo?

    Ma io sono serio, serio come un comico, lei non ha idea di quanto sia serio il mio lavoro. Vai in giro per il mondo, del quale percepisci a malapena i confini, senza pregiudizi, vivendo nella speranza di provare un pò di incanto. Ma è raro che l’incanto regga a lungo nel pieno di una svendita globale che, non bastasse, viene incessantemente spacciata per un’unione politica continentale: come fai a prendere sul serio cose del genere? E lei sa qual è il segreto… se una cosa non è in qualche modo seria non può nascerne nulla di divertente. Non di comico, divertente… appassionante. Ci siamo lasciati portare via la passione in Italia, vorremmo rimediare e ce la mettiamo tutta.

    Il comico per mestiere fa ridere. E il politico? Già, ma qual è il suo mestiere oggi? Non è che ci sta diventando un politico professionista?

    Far ridere? Mi fa piacere che almeno il mio di lavoro sia rimasto lo stesso. Quasi tutti gli altri mestieri si sono trasformati, spacciatori di rimedi, creatori di fumo, industriali che stampano brochure, soltanto brochure. Buona parte della forza lavoro che sarà sostituita dai robot, gli economisti… Talk Show’s Zombies. I creativi si sono trasformati in opinionisti: presi a discutere di tutto tranne che dell’argomento in se. Un comico non può permetterselo, se vai fuori tema il pubblico non ti segue. Per ottenere la comicità è indispensabile tenere le persone concentrate su quello che stai dicendo e facendo. Non ti puoi nascondere dietro a dei luoghi comuni, per questo io non sono e non sarò mai un politico professionista: gente che farebbe perdere la concentrazione a dei campioni di scacchi! E’ la sostanza del loro mestiere quando manca di passione, propio la cosa che a me non manca, così come alle donne e agli uomini del movimento… semplicemente, la passione. Ed è questo un dei fili che tiene insieme i due grilli….

    La sua comicità (e a dire il vero anche la sua politica) spesso si basa sulla rabbia, sull’indignazione per qualche cosa che non funziona. E questo fa ridere. Perché? Siamo autolesionisti?

    Lei dice che la rabbia fa ridere? Si rende conto di come siamo finiti? La mia non è rabbia, è semplicemente disincanto e delusione. Non confondiamo uno stile comunicativo (che è anche una tecnica) con la rabbia (che è un’emozione). Quando mai brontolare può far ridere… può esserci un certo modo di brontolare che risulterà divertente, senza dubbio. Io non brontolo e non sono arrabbiato: lancio delle accuse ben precise, da quando faccio il comico e continuo a farlo come politico. Nel banalizzare tutto con la frasetta “non proteste ma proposte” ci perdono ancora più di vista, sino al punto da copiarle le nostre proposte… ma neppure qui c’è da ridere. Nei limiti del mio di scenario si, rido, sopratutto se ci penso mentre immagino il mio spettacolo.

    Posso chiedere al comico Grillo che cosa l’indigna del politico Grillo?

    A parte lo stravolgimento della mia vita? Io non mi indigno, semplicemente ricordo la mia vita e quella degli altri. Ed è doloroso constatare che i nostri padri, i nostri nonni, si siano battuti per questa farsa che chiamano seconda repubblica: se invece di metterli in galera fosse stato possibile metterli a lavorare non ci troveremmo dove siamo ora. Tangentopoli ha solo sdoganato l’idea che i nostri dipendenti, i nostri rappresentanti in parlamento e in tutte le altre istituzioni, possano tradire e delinquere pieni di fiducia nell’operato della magistratura… una delle frasi che mi fa incazzare più di tutte.
    Mi chiede cosa mi fa indignare di me politico? E’ semplice, non avendo i superpoteri, mi sono trovato a metà fra il supereroe ed il suo alter ego… anche da questo viene Grillo VS Grillo: più mi trasformo e più sono me stesso.

    Posso chiedere al politico Grillo se il problema a Roma è che anche i Cinquestelle non sono pronti per gestire la cosa pubblica o se è Roma ad essere ingestibile, chiunque tenti di governarla?

    Roma è così complicata che ha un urgentissimo bisogno di soluzioni semplici. E Virginia Raggi si sta impegnando per trovarle. La rinascita della Capitale inizierà con una cosa semplice: i cantieri per riparare le buche assegnati tramite regolari appalti. E’ una cosa semplice, ma finora nessuno lo aveva mai fatto. Roma deve ritrovare il suo posto nel mondo, che non è certo una proprietà dei palazzinari e dei mafiosi. Roma ha bisogno di entrare in questo secolo dalla porta principale.

    I suoi detrattori l’accusano di essere il grande burattinaio del suo movimento. Non cade foglia che lei non voglia. I suoi sostenitori dicono che invece il suo è l’unico movimento che decide democraticamente, in rete, cosa va fatto o non fatto. Chi è più democratico: il politico o il comico Grillo?

    Beh, una domanda davvero stimolante: la democrazia non se la canta e se la suona da solo nessuno, tantomeno io.

    Mai avuto la tentazione di rinunciare al politico per fare solo il comico, o viceversa?

    Tentazione? No, quello che non farò mai è soddisfare i sogni dei nostri affezionati calunniatori. Come faccio ad essere tentato di non essere me stesso? E’ una scissione teatrale, crederci veramente dopo aver pagato il biglietto… beh, voglio sperare che oltre ad esserci dimenticati i diritti dei lavoratori, l’orgoglio di essere italiani, il diritto ad una sanità che funzioni e ad una politica che non vesta solo l’oscuro manto di una beffa ingorda si sia perso pure il senso di cosa è teatro e cosa mondo reale.

    Ultima domanda, al comico e al politico: cosa invidia alla Svizzera. E cosa non le piace per niente?

    Certo non gli orologi a cucù, neppure il cioccolato o le banche zeppe di soldi sporchi. Mi sono lasciato a lungo cullare dall’esteriorità della Svizzera dimenticandomi che si tratta di un grande, comodo e pulitissimo materasso un pò invecchiato. Mi piace molto il “pragmatismo di popolo” degli svizzeri, la loro dolce mania di chiamare le cose con il loro nome. Sono anche molto grato alla Svizzera per avermi accolto come un uomo, come un comico che fa anche politica

     

    Votazione Lex Iscritti: le proposte dei cittadini in Parlamento

    Votazione Lex Iscritti: le proposte dei cittadini in Parlamento

    Votazione Lex Iscritti: le proposte dei cittadini in Parlamento

    Oggi 22 marzo, dalle 10 alle 19, si vota per le proposte di legge degli iscritti.
    Siamo giunti alla settima votazione su Lex Iscritti per decidere quali saranno le prossime due proposte che porteremo in Parlamento. Ad ora sono 12 le leggi degli iscritti del MoVimento 5 Stelle che sono approdate in Parlamento per seguire l’iter di legge. Mentre i partiti sviliscono le istituzioni votando per il salvataggio di Minzolini, che non ha neppure il diritto di voto e nemmeno potrebbe fare il bidello per la condanna ricevuta, noi le apriamo ai cittadini di modo che Camera e Senato tornino a essere servitrici del Popolo sovrano. Lex Iscritti e il sistema operativo Rousseau sono un unicum nel mondo: stiamo realizzando la democrazia diretta. Il Pd prova senza successo a copiarci (qualcuno sa dove è finito Bob?), dagli altri Paesi ci studiano. Grazie a tutti voi che partecipate e rendete possibile tutto questo.
    Per partecipare alle votazioni accedi subito su Rousseau!
    Buon voto!

    Buzzi vuota il sacco sul Pd #DoveSonoIGiornalisti?

    Buzzi vuota il sacco sul Pd #DoveSonoIGiornalisti?

    Buzzi vuota il sacco sul Pd #DoveSonoIGiornalisti?

    di Alessandro Di Battista

    In un Paese normale dovrebbe esserci la fila di giornalisti fuori dall’aula bunker di Rebibbia perché Salvatore Buzzi – a processo per Mafia capitale – sta vuotando il sacco. Sta spiegando per filo e per segno il sistema corruttivo legato al PD romano. E invece (salvo rarissime eccezioni) la stampa e i TG nazionali non se ne occupano. Però scrivono pagine su pagine su un mio abbraccio a Beppe. Ecco alcune parti della sua testimonianza:

    1. “In comune (ai tempi del PD) era tutto in vendita”.

    2. “Nel 2013 abbiamo tesserato 220 persone per il PD. Pagammo 140 voti a Giuntella, che era sostenuto da Umberto Marroni e Micaela Campana (deputata PD che lo scorso 19 ottobre pronunciò 39 “non ricordo” durante il processo per Mafia capitale), e 80 a Lionello Mancini, dell’area di Goffredo Bettini”.

    3. “Credevo che con le mie parole avrei fatto cadere il governo e pensavo ai soldi per il Cara di Mineo del sottosegretario Castiglione (per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per l’inchiesta su un maxi-appalto nel centro di accoglienza per gli immigrati) e invece non è successo nulla”.

    Facciamo noi informazione che è meglio!

    P.S. Venerdì il tour sulla “bancocrazia” e sul reddito di cittadinanza arriva in Toscana. Vi aspetto a Cortona!

     

    Per Roma lavora chi lo merita: #MaiPiùParentopoli

    Per Roma lavora chi lo merita: #MaiPiùParentopoli

    Per Roma lavora chi lo merita: #MaiPiùParentopoli

    di Linda Meleo, assessore alla mobilità di Roma

    Atac ha vissuto nel recente passato il suo periodo più buio. Noi vogliamo scacciar via le ombre portando sempre più trasparenza e legalità. E gli assunti di Parentopoli saranno ora licenziati. Chi è stato assunto illegittimamente in azienda, senza rispettare nessun criterio di merito, andrà a casa.

    Abbiamo preso atto delle motivazioni della sentenza di condanna in capo a due ex amministratori delegati e due ex direttori del personale di Atac coinvolti in Parentopoli. Adesso l’azienda avvierà tutte le azioni dovute, nessuna esclusa, che potranno derivare dall’eventuale coinvolgimento dei dipendenti nei fatti.

    Le assunzioni di Parentopoli sono avvenute esclusivamente per logiche clientelari, in modo illegittimo e illecito. Quest’amministrazione e l’attuale governance di Atac ha voltato completamente pagina dai tempi di Parentopoli. E non saranno disponibili ad accettare il mantenimento di situazioni che si fondano sull’irregolarità.

     

    Il governo trasforma il Sud Italia in una discarica. E la mafia festeggia

    Il governo trasforma il Sud Italia in una discarica. E la mafia festeggia

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    La mafia prospera dietro ogni emergenza rifiuti. L’operazione “Piramidi” di Carabinieri e Guardia di Finanza di Catania lo dimostra: tonnellate di rifiuti pericolosi, che provengono dal Nord Italia e dall’Ilva di Taranto, vengono smaltiti illegalmente in Sicilia. Il polverino d’altoforno – rifiuto speciale residuo dei fumi dell’Ilva – è altamente dannoso per la salute umana, eppure il Ministro all’Ambiente Gianluca Galletti ha firmato il contratto fra l’Ilva – commissariata dallo Stato – e il Cisma che, assieme a una rete di altre imprese, avrebbe realizzato affari sporchi derivanti dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti anche tossici. Solo dopo le proteste dei siciliani, Galletti ha bloccato le navi speciali cariche di rifiuti. Vogliamo essere certi che il trasporto non sia stato spostato e “nascosto” sui tir. Questi rifiuti velenosi non devono raggiungere la Sicilia, né altre regioni italiane.

    Gli europarlamentari Ignazio Corrao e Rosa D’Amato hanno presentato una una nuova interrogazione alla Commissione Europea in cui si chiedono chiarimenti sull’operato del Ministro all’Ambiente Gianluca Galletti. Il governo italiano non applica le direttive europee che tutelano la salute dei lavoratori e dei cittadini.
     
    di Ignazio Corrao, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa.

    “Il Ministro Galletti deve spiegare perché ha chiuso accordi con una azienda in odor di mafia e chiarire come mai, sebbene abbia prima autorizzato e poi annunciato uno stop al trasferimento del polverino Ilva di Taranto alla discarica Cisma Ambiente di Melilli in Sicilia, siano arrivate altre decine di tonnellate di materiale da smaltire in maniera anomala. Già nel 2015 avevamo informato la Commissione Europea dello spostamento e smaltimento di rifiuti speciali dall’ILVA, alla discarica Cisma Ambiente di Melilli.

    La Commissione rispose che avrebbe monitorato la situazione e chiesto alle autorità italiane ulteriori chiarimenti. Da quella interrogazione al dicembre 2016, grazie all’inerzia istituzionale e autorizzazioni false, sono entrati nel suolo siciliano circa 40 mila tonnellate di polverino e fanghi industriali. La Commissione Europea deve dirci dove viene smaltito il materiale, fornire dettagli sulla situazione attuale della Cisma, comprese le analisi e lo stoccaggio dei cumuli e se intenda verificare le autorizzazioni rilasciate della Regione siciliana su rifiuti e discariche. È merito dei cittadini e di associazioni come Peacelink se oggi c’è più trasparenza sul materiale che viene gettato in discarica. Grazie a loro la battaglia per impedire che i rifiuti tossici arrivino in Sicilia può essere vinta”.

    di Rosa D’Amato, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa.

    “È arrivato il momento di dire basta una volta per tutte, almeno per rispetto di quei bambini colpiti, nel Tarantino come nel cosiddetto triangolo della morte siciliano, da tumori e malformazioni neonatali. La soluzione c’è ed è una sola: la chiusura dello stabilimento che produce ogni anno 4.000 tonnellate di polveri, 11.000 tonnellate di diossido di azoto e 7 tonnellate di acido cloridrico. A causa di queste emissioni nocive, tra il 1998 e il 2010, sono morte 386 persone, 237 sono state colpite da un tumore maligno, 247 ricoverate per problemi coronarici, 937 per problemi respiratori.

    Vogliamo portare occupazione e sviluppo sostenibile a tutti. Chiudere l’Ilva significa avviare una riconversione produttiva del territorio, una nuova visione della città, un lavoro di bonifica che metta fine al degrado ambientale.E significa anche smettere di produrre rifiuti come il polverino che creano ulteriori danni alla salute e all’ambiente del Paese. In questa battaglia il Movimento 5 Stelle sta facendo pressioni a tutti i livelli, da Bruxelles a Roma, da Taranto alla Sicilia. L’Ilva è un ecomostro insostenibile non solo per il nostro territorio, ma per l’intero Paese. E l’Europa deve smetterla di voltarsi dall’altra parte: qui in gioco c’è la vita delle persone”.

      Oliverio sostenga il “Piano delle Aree” per tutelare la Calabria dalle trivelle

      Oliverio sostenga il “Piano delle Aree” per tutelare la Calabria dalle trivelle

      Il Presidente Oliverio ed il Consiglio regionale della Calabria, prendano esempio dai colleghi della Basilicata e si facciano promotori di una proposta legislativa che provenga dalle regioni volta a reintrodurre nel nostro ordinamento il così detto ‘Piano della Aree’.
      La stessa proposta è stata presentata in Parlamento a mia prima firma per reintrodurre il ‘Piano delle Aree’, vale a dire la possibilità, per le Regioni e gli enti locali, di partecipare attivamente nella governance energetica.
      Il Piano delle Aree servirà per fare in modo che non si possano autorizzare trivellazioni per ricerca di idrocarburi in ogni dove, ma può offrire la possibilità per i territori di impedire certe pratiche in prossimità di colture di pregio, zone turistiche, antropizzate o ad alto rischio sismico. In Italia, praticamente dal 1927, si è concesso la possibilità di trivellare ovunque favorendo di fatto le multinazionali dell’energia fossile.
      La proposta del Piano delle Aree è una proposta di buon senso, richiesta a gran voce da 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, delle scienze e della politica. La legge farà in modo che si possa stabilire in modo chiaro ed inequivocabile quali siano i territori da salvaguardare dalle trivellazioni.
      Oliverio e la sua giunta fino ad oggi hanno fatto il doppio gioco sulle trivellazioni visto che i vari governi nazionali targati PD (Letta-Renzi-Gentiloni), non hanno fatto altro che foraggiare l’energia fossile a discapito delle rinnovabili. Ora Oliverio e l’assessore Rizzo hanno l’opportunità di chiarire una volta per tutte se stanno dalla parte delle multinazionali o della salvaguardia dell’ambiente in Calabria. Prendano in mano la situazione imitando la Basilicata.

      LEGGI ANCHE:
      Un Piano delle aree per frenare le trivelle

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