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L’ignoranza di Saviano

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Petrolio in Basilicata, bugie dell’Eni sullo sversamento nei fiumi

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#AcquaRAGGIA il tour del MoVimento ha fatto tappa a Pizzo (VV)

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Salviamo il conservatorio di Catanzaro!

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Arresti Sacal: “La magistratura ha rimediato ai danni della politica”

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#AmbienteÈsalute, ne parliamo a Catanzaro

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Stabilizzare per i precari dell’Università di Catanzaro

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Sorical, Oliverio teatrante su abusi acqua, provveda a rideterminare tariffe

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L’Italia con Renzi a un passo dal baratro, il MoVimento 5 Stelle per uscire dall’austerità

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89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau di Danilo Toninelli Sono online le nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Le trovi su Rousseau. Si More »

#5giornia5stelle 118° puntata, 21 aprile 2017

#5giornia5stelle 118° puntata, 21 aprile 2017

Settimana corta quella in Parlamento ma particolarmente ricca di contenuti che il nostro consueto appuntamento settimanale comprime in dieci minuti provando a condensarli tutti. Si parte da una buona notizia, infatti la legge sul biotestamento, una delle primissime depositate dal MoVimento 5 Stelle, ha passato il vaglio della Camera dei Deputati grazie al lavoro di Silvia Giordano e Matteo Mantero. Alla deputata salernitana il compito di annunciarci il voto favorevole del M5S sottolineando al contempo l’auspicio che anche l’altro tema votato a larga maggioranza dagli iscritti del MoVimento, quello relativo all’eutanasia, possa presto essere allo studio e poi al vaglio del Parlamento. Passiamo poi a trattare il tema vaccini. Come molti sapranno una inchiesta del programma RAI Report ha dato involontariamente il la ad un enorme polverone mediatico. A Giulia Grillo in sala stampa della Camera, spetta il compito di chiarire il pensiero del MoVimento sul tema. Quanto a Report e al suo neo conduttore Sigfrido Ranucci, oggetto di critiche inusitate considerando le premesse del servizio, il M5S attraverso il presidente della vigilanza Rai Roberto Fico, esprime profonda stima per un programma che realizza pienamente i compiti del servizio pubblico.
Molto spazio in questa puntata al programma di governo del M5S votato dagli iscritti al portale Rousseau. In primis ci occupiamo delle riforme in tema di lavoro. A parlarne in conferenza stampa troviamo Tiziana Ciprini, Nunzia Catalfo, Claudio Cominardi, Davide Tripiedi e Luigi Di Maio. In coda ascolteremo invece Manlio Di Stefano, Maria Edera Spadoni e Stefano Lucidi per quanto concerne il programma Esteri. Torniamo infine ai lavori d’aula. Dapprima ascoltando la dichiarazione di voto favorevole di Vito Crimi circa le dimissioni, accettate da Palazzo Madama, di Augusto Minzolini. Un voto che non cancella la vergogna vissuta in quella stessa aula qualche settimana fa sul voto di decadenza dello stesso senatore. Poi ascoltando l’interrogazione, stavolta alla Camera, di Arianna Spessotto al ministro Del Rio circa il finanziamento occulto di alcune compagnie aeree, in particolare low cost, che avrebbero lo scopo occulto di mantenere economicamente in piedi, drogando di denari pubblici, degli scali piccoli che altrimenti sarebbero stati chiusi. Ed infine ascoltando la dichiarazione di voto di astensione del MoVimento 5 Stelle, per voce di Sergio Puglia, circa il decreto che cancella i voucher e, di fatto, il referendum chiesto dai sindacati.
Anche per questa settimana è tutto, arrivederci a venerdì prossimo. Condivideteci!


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5giornia5stelle va in onda anche su TeleAmbiente – visibile sul canale 78 del digitale terrestre a Roma, Pescara e Perugia e sul canale 218 a Milano – a questi orari: Lunedì 15:30, Martedì 03:30 – 9:30, Mercoledì 12:40 – 9:30, Giovedì 03:00 – 13:30, Venerdì 21:50, Sabato 20:00, Domenica 18:10

ALLA PENSIONE PRIVILEGIATA DEI PARLAMENTARI MANCANO

 

     

    L’ignoranza di Saviano

    L'ignoranza di Saviano

    L’ignoranza di Saviano

    di Luigi Di Maio

    Saviano parla per sentito dire. Affronta il tema dei migranti come se fosse una sceneggiatura per una serie di successo, non per quello che è, ossia un problema serio che costa migliaia di vite umane ogni anno. Ci sono alcuni dati che non possono essere ignorati se vogliamo parlare con cognizione di causa della questione.

    1) Definire taxi le imbarcazioni delle ONG non è un mio copyright. Prima di me, e a ragione, lo ha detto l’agenzia dell’UE Frontex nel suo rapporto “Risk analysis 2017“. Saviano questo lo ignora e parla a vanvera.

    2) Saviano ignora anche che sempre Frontex ha affermato, dati alla mano, che “proprio il sovraffollamento sui barconi sta provocando più decessi” e che “i trafficanti, aspettandosi di trovare navi che salvino i migranti più vicine, forniscono poca acqua e scarsissimo cibo e carburante“. Quindi le ONG, che Saviano difende senza sapere neppure di cosa parla, stanno causando più confusione e più morti in mare.

    3) Le Ong non hanno ridotto il numero di morti in mare. Il procuratore di Catania ha spiegato che “Le Ong lavorano spesso in prossimità del territorio e delle coste libiche. Abbiamo calcolato che negli ultimi quattro mesi del 2016 il 30% dei salvataggi con approdi a Catania è stato effettuato da quelle organizzazioni; nei primi mesi del 2017 quella percentuale è salita ad almeno il 50%. E accanto a questo dato emerge che il numero dei morti non è diminuito. Registriamo un dato che ci desta preoccupazione: il numero di morti in mare nel 2016 ammonta a 5000; nel triennio 2013-2015 le vittime di cui si è occupata la Procura di Catania sono state 2000: il che mi fa ritenere che la presenza di queste organizzazioni, a prescindere dagli intenti per cui operano, non ha attenuato il numero delle tragedie in mare“.

    Io non cerco i voti di chi vuole i migranti in fondo al mare, Saviano invece sostiene chi materialmente ne è causa. Consiglio a Saviano di informarsi prima di parlare per evitare figuracce.

     

    Petrolio in Basilicata, bugie dell’Eni sullo sversamento nei fiumi

     

    Petrolio in Basilicata, bugie dell’Eni sullo sversamento nei fiumi

    di Gianni Girotto

    Sversamento di petrolio e altri agenti chimici inquinanti nelle acque attorno all’area industriale di Viggiano in Basilicata hanno portato a tre mesi di chiusura del Centro Olio Val D’Agri (Cova) dell’Eni. Uno stop tardivo – ma benvenuto – da parte dei vertici regionali, che si sono fidati troppo delle rassicurazioni della multinazionale dell’energia. Lo stesso Ad Eni Claudio Descalzi ha più volte mentito sul reale stato delle perdite. Arrivando ad affermare l’8 marzo di fronte alla Commissione Industria del Senato che lo “sversamento è minimo“.

    Una bugia clamorosa, smentita dai fatti poco più di un mese dopo anche dai tecnici dell’Arpab, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. I risultati dicono che l’inquinamento è significativo e l’impianto va chiuso. Ma andiamo con ordine.

    Già a febbraio ci sono i primi segni evidenti di sversamento di sostanze inquinanti. Si tratta – scopriranno i tecnici più tardi – di petrolio, manganese, ferro – definito “molto cospicuo” – e idrocarburi policiclici aromatici fuori dal recinto del Centro Olio. La situazione è perciò critica. Il Movimento 5 Stelle presenta un’interrogazione parlamentare chiedendo immediata verifica ed eventuale bonifica. Eni continua a rassicurare: la situazione è sotto controllo.

    La stessa versione viene ribadita da Descalzi l’8 marzo in audizione al Senato. Il M5S chiede ulteriori chiarimenti. Quanto è concreto il rischio di chiusura dell’impianto? L’Ad Eni minimizza: “è un’ipotesi sfortunatissima” da escludere. E poi azzarda: “lo sversamento è minimo“. Ma il 15 aprile, poco più di un mese dopo, la Regione Basilicata delibera la sospensione di tutte le attività del Centro Olio di Viggiano.

    Nemmeno l’annuncio basta a Eni per fermare lo stabilimento. Passano ancora tre giorni. Il 18 aprile i vertici della multinazionale si arrendono all’evidenza e bloccano ogni attività. Lo stesso giorno la magistratura di Potenza rinvia a giudizio 47 persone e dieci società, tra cui anche Eni, nell’ambito dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata del 2016.

    Quante bugie deve ancora sopportare chi vive il territorio? Non c’è più tempo da perdere, è necessario avviare subito la messa in sicurezza, la bonifica del territorio e l’accertamento delle responsabilità. Il 19 aprile il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti non ha ancora risposto alla nostra interrogazione parlamentare.

    I cittadini hanno il diritto di sapere. Ora!

     

    #AcquaRAGGIA il tour del MoVimento ha fatto tappa a Pizzo (VV)

    #AcquaRAGGIA il tour del MoVimento ha fatto tappa a Pizzo (VV)

    Il teatrante Mario Oliverio faccia pace con le regole e poi parli. Su Sorical provveda subito a rideterminare le tariffe che la Corte costituzionale ha giudicato abusive. L’incompatibile Luigi Incarnato, ex assessore regionale ai Lavori pubblici, è sempre commissario di Sorical e Oliverio non pensa affatto a rimuoverlo.” 
    Lo abbiamo ribadito oggi a Pizzo Calabro durante la seconda tappa di “#AcquaRaggia”, l’iniziativa con cui il MoVimento 5 Stelle sta denunciando ovunque l’applicazione di tariffe illegittime da parte del gestore del servizio idrico Sorical che è tra i peggiori carrozzoni della vecchia politica.
    All’appuntamento di Pizzo Calabro, hanno partecipato il sindaco di Simbario (Vv), Ovidio Romano, il legale Salvatore Gullì, Angelo Calzone del Wwf e Giovanni Di Leo, attivista dei movimenti per l’acqua pubblica e la candidata Sindaco del M5S Carmen Manduca.

    Chi pagherà tutto questo? L’illegittimità tariffaria rimarrà un peso che dovremo sopportare per sempre? E’ così difficile applicare la legalità nella nostra Regione?
    Poi ci sono altre questioni. Lo stato pessimo degli acquedotti regionali ad esempio, nei quali per anni, non è stato di fatto eseguito alcun controllo, se non di facciata; eppure le professionalità nella nostra Regione non mancavano vista la grande esperienza maturata dall’Ufficio Gestione Acquedotti regionale, di fatto smantellato.
    Abbiamo pure saputo che i francesi della Veolia, bontà loro, lascerebbero la Sorical SpA senza nulla pretendere. Forse perché la nuova Autorità, e cioè tutti i Calabresi, metterà i soldi necessari a riportare gli acquedotti così come erano all’inizio della gestione Sorical? Forse anche perché la nuova Autorità, e cioè tutti i Calabresi, si farà carico del mutuo stipulato nel dicembre del 2008 dalla Sorical SpA con la Depfa Bank? D’altra parte già oggi per il pagamento delle rate del mutuo è la Regione Calabria che fornisce i soldi, ovviamente per generosità.
    Soltanto per generosità ha già dato alla Sorical SpA, come anticipazione per la realizzazione degli investimenti, circa 25 milioni di euro, che dovevano essere restituiti.
    Nel frattempo abbiamo presentato in Parlamento una nuova interrogazione sul futuro del servizio idrico calabrese e trasmesso una segnalazione specifica all’Aeegsi. Continueremo senza sosta con il tour “AcquaRaggia” ad informare ed a difendere, in tutte le sedi, gli interessi dei calabresi.

     
     
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    – Interrogazione parlamentare sulla SORICAL

    Salviamo il conservatorio di Catanzaro!

    Salviamo il conservatorio di Catanzaro!

     

    Il Sindaco Abramo forse ritiene che la spesa per il mantenimento del conservatorio nel capoluogo sia voluttuaria e per questo non ha mosso un dito per evitarne la chiusura. Dal nostro punto di vista è un’altra occasione persa per la città, che perde il conservatorio e nega il diritto allo studio ad anno in corso a 90 giovani musicisti.
    La giunta guidata da Sergio Abramo ha gestito allegramente le finanze cittadine, tanto da essere richiamata dal Prefetto per la delibera (ritardata) sul bilancio. Saremo lieti di appurare, nella prossima assemblea cittadina, a quanto ammontano le consulenze esterne e se quelle risorse avrebbero potuto salvare il conservatorio.
    Intanto sulla vicenda ho presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Istruzione affinchè possa intervenire tempestivamente sia per scongiurare la chiusura del polo del conservatorio di Catanzaro salvaguardando il diritto allo studio dei 90 giovani iscritti, che per evitare il declino ulteriore di un capoluogo con il conseguente depauperamento del centro storico.
    Questa vicenda è l’ennesima prova di quanto l’amministrazione Abramo abbia fallito, relegando la città a posizioni subalterne rispetto ad altre realtà regionali, specie per quanto concerne la cultura che è vocazione naturale della nostra città.

     
     

    Arresti Sacal: “La magistratura ha rimediato ai danni della politica”

    Arresti Sacal: “La magistratura ha rimediato ai danni della politica”

    Gli arresti in Sacal sono la riprova che la magistratura è costretta a rimediare alle insufficienze della politica calabrese, sempre immobile e silente.
    Il Comune di Lamezia Terme, la Provincia di Catanzaro e la Regione Calabria hanno chiuso gli occhi sui vertici di Sacal, di cui non hanno chiesto le dimissioni benché pendessero indagini penali per fattispecie gravissime.
    Al presidente Massimo Colosimo e al consiglio di amministrazione il Palazzo ha consentito di concludere l’infausto scorporo societario, a proposito del quale gli attivisti 5 stelle di Lamezia Terme avevano in solitudine denunciato il rischio di fallimento e la conseguente disoccupazione dei dipendenti transitati in Sacal GH, nonché la prospettiva che Sacal spa potesse passare a privati, perdendo il controllo pubblico.
    Quanto paventato dal MoVimento 5 Stelle diventa realtà nell’indifferenza del sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro. I lavoratori hanno già subito pesanti riduzioni di stipendio e a breve potrebbero trovarsi a spasso. Inoltre, per incapacità politica il Comune lametino ha perduto la maggioranza relativa, a beneficio di un imprenditore privato. Questa storia segna una pagina nera per la politica tradizionale, che sta distruggendo beni e strutture pubbliche, cancellando senza scrupoli il futuro di lavoratori e intere famiglie.

    #AmbienteÈsalute, ne parliamo a Catanzaro

    #AmbienteÈsalute, ne parliamo a Catanzaro

    #AmbienteÈsalute è il titolo dell’evento che si terrà oggi a partire dalle ore 17 presso il Grand Hotel Paradiso, nel quartiere Lido di Catanzaro.
    L’evento sarà un’occasione per approfondire le proposte di legge del MoVimento 5 Stelle sulle tematiche ambientali, a partire da quelle relative ad un nuovo modo di gestire i rifiuti basato sulla strategia rifiuti zero. Ne approfitteremo per spiegare come la contaminazione delle matrici ambientali possa incidere in modo negativo e diretto su ciò che mangiamo, sulla nostra salute e sull’economia locale. È quindi fondamentale portare avanti una politica lungimirante che riesca a coniugare il rispetto dell’ambiente e la tutela della salute con il mondo del lavoro: mi riferisco allo sviluppo dell’economia circolare.
    All’evento interverranno anche Ferdinando Laghi, vice presidente dell’ISDE Medici per l’ambiente; l’Avvocato Giuseppe D’Ippolito, dell’Associazione avvocati per il diritto ambientale; Francesco Santopolo, agronomo; Simona Curatola del WWF di Catanzaro.
    Approfondiremo aspetti legati alla biodiversità, specificando quanto gli impianti inquinanti stanno modificando gli ecosistemi del territorio, ponendo particolare attenzione al caso particolare di Alli e di quanto stiano modificando l’ambiente circostante la presenza della discarica e della centrale a turbogas. Parleremo anche di come gli enti locali possano incidere sulle politiche atte a salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini e di come si possano e debbano proteggere la flora e la fauna selvatica del nostro territorio.
    L’evento sarà anche occasione di approfondimento per ciò che concerne la mia proposta di legge per tutelare le aree protette e l’agricoltura di qualità dalla costruzione di impianti inquinanti. La nostra candidata Sindaco Bianca Laura Granato, invece, introdurrà i progetti per Catanzaro costruiti dal basso dai nostri gruppi di lavoro. Vi aspettiamo!

    Stabilizzare per i precari dell’Università di Catanzaro

    Stabilizzare per i precari dell’Università di Catanzaro

      «L’Università Magna Grecia di Catanzaro dovrebbe avviare le procedure di reclutamento speciale per iniziare la stabilizzazione degli oltre 60 lavoratori precari dell’ateneo». E’ quanto ho scritto in una lettera inviata al Ministro della Pubblica Amministrazione Madia ed al Ministro della Pubblica Istruzione Fedeli. Presso l’Università di Catanzaro vi sono oltre 60 unità di personale assunto con contratto a tempo determinato. Molti di loro hanno maturato i requisiti per accedere al così detto ‘reclutamento speciale’, vale a dire la possibilità (concessa dallo Stato con una legge del 2013) di non disperdere le esperienze acquisite dai lavoratori assunti a tempo determinato e mirato a ridurre il precariato nella pubblica amministrazione. In una regione come la Calabria, in cui la mancanza di lavoro è uno dei problemi atavici che contribuiscono ad affossare l’economia del territorio, non si comprendono i motivi per cui l’ateneo debba continuare ad assumere precari, specie facendo leva sui contratti di collaborazione. Spesso i cittadini assunti con co.co.co svolgono mansioni che di norma spettano a personale stabilizzato. È singolare che l’Università continui a prorogare i contratti a tempo determinato senza ricorrere al reclutamento speciale, che consentirebbe di stabilizzare i precari. È soprattutto singolare che venga bandito un concorso per l’assunzione di una sola unità. Spero che i ministri intervengano presto per dipanare questa matassa.

    Sorical, Oliverio teatrante su abusi acqua, provveda a rideterminare tariffe

    Sorical, Oliverio teatrante su abusi acqua, provveda a rideterminare tariffe

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    di Dalila NESCI

    Il teatrante Oliverio faccia pace con le regole e poi parli. Su Sorical provveda subito a rideterminare le tariffe che la Corte costituzionale ha giudicato abusive. Lo abbiamo affermato a Pizzo Calabro insieme a Paolo Parentela durante la seconda tappa di “AcquaRaggia”, l’iniziativa con cui il Movimento 5stelle sta denunciando ovunque l’applicazione di tariffe illegittime da parte del gestore del servizio idrico Sorical, che è tra i peggiori carrozzoni della vecchia politica. All’appuntamento di oggi, tenuto nel pomeriggio di venerdì 21 aprile presso il museo della Tonnara, hanno partecipato il sindaco di Simbario (Vv), Ovidio Romano, il legale Salvatore Gullì, Angelo Scalzone del Wwf e Giovanni Di Leo, attivista dei movimenti per l’acqua pubblica. L’incompatibile Luigi Incarnato, ex assessore regionale ai Lavori pubblici, è sempre commissario di Sorical e Oliverio non pensa affatto a rimuoverlo. La francese Veolia lascerebbe il gestore gratis e il nuovo proprietario, cioè la comunità calabrese, dovrà mettere i soldi necessari a riportare gli acquedotti come erano? Sui calabresi graverà il mutuo di Sorical con Depfa Bank?. Come 5 stelle abbiamo presentato alla Camera una nuova interrogazione sul futuro del servizio idrico calabrese e trasmesso una segnalazione specifica all’Aeegsi. La Regione ha già anticipato a Sorical circa 25 milioni di euro per investimenti, che dovevano essere restituiti. Ho inoltre posto l’attenzione sulla bocciatura del piano di riequilibrio finanziario del Comune, a mio avviso diretta responsabilità del sindaco Gianluca Callipo,la bocciatura sarà preludio della dichiarazione di dissesto dell’ente. A margine dell’evento è intervenuta la nostra candidata a sindaco m5s per il comune di Pizzo, Carmen Manduca.

    L’Italia con Renzi a un passo dal baratro, il MoVimento 5 Stelle per uscire dall’austerità

     

    Fitch abbassa ancora il rating del debito italiano da BBB+ a BBB, appena due mesi dopo che un’altra agenzia di rating, la svizzera Dbrs, aveva retrocesso il nostro debito da A a BBB. È una lenta agonia che ci porterà nel baratro finanziario. Ma chi ci ha condotto fin qui? I “populisti” di cui parla la stessa Fitch nel suo rapporto o proprio i Governi ritenuti affidabili dalle istituzioni internazionali? La verità è che Monti, Letta e Renzi, al riparo dal voto popolare, hanno distrutto l’economia producendo l’esplosione del rapporto debito/Pil, oggi al 132,6%.

    Renzi ha gettato al vento anche una congiuntura internazionale favorevole, con il prezzo del petrolio in forte calo e l’euro debole. Ha preferito usare la flessibilità concessa dall’Unione Europea per sostenere la sua campagna elettorale permanente invece che per agganciare la ripresa. L’Italia di Renzi è sempre stata agli ultimi posti in Europa per crescita perché al posto degli investimenti produttivi e del reddito di cittadinanza ha speso 10 miliardi l’anno per un bonus da 80 euro e 20 miliardi per sostenere il fallimentare Jobs Act.

    Non ci sono scuse che tengano. È vero che le agenzie di rating sono in pieno conflitto di interessi con il mondo finanziario, è vero che l’Unione Europea ci soffoca con i vincoli del Fiscal Compact e dell’euro, ma che ha fatto il Governo Renzi per cambiare la situazione? La realtà è che il nostro debito pubblico sta diventando davvero insostenibile e che rischiamo un default, magari scatenato da una crisi bancaria nazionale.

    Si poteva fare molto e ci ritroviamo con un Paese in macerie. Gli investimenti pubblici, gli unici in grado di far ripartire un ciclo virtuoso di occupazione e crescita, sono stati diminuiti anno dopo anno e il rapporto debito/Pil è aumentato sia per le spese insensate del Governo Renzi sia per l’austerità che ha distrutto il nostro tessuto industriale.

    Paradossalmente, sono proprio i Paesi dove i cosiddetti “populismi” hanno vinto a soffrire meno sui mercati finanziari. L’America di Trump doveva crollare sotto i colpi della speculazione e gli indici di borsa sono cresciuti, la Brexit doveva scatenare una tempesta finanziaria sulla City di Londra e nulla di tutto ciò è successo. Non sarà forse che la ricetta dominante, i cui ingredienti sono l’austerità e i bonus per contenere il malcontento sociale, è alla radice dei nostri problemi?

    Il debito pubblico può diventare sostenibile in due soli modi: facendo ripartire l’economia ed eliminando gli sprechi. Per il primo obiettivo servono gli investimenti che in questi anni tutti i Governi hanno abbattuto, per il secondo serve un Governo dalle mani libere.

    Il MoVimento 5 Stelle ha già dimostrato nei Comuni amministrati che il debito si può abbattere. In nessuno dei Comuni 5 stelle il debito è aumentato e in molti di essi ha cominciato a scendere, con i risparmi reinvestiti nell’economia reale. Solo per fare qualche esempio, a Pomezia, Comune di 66.000 abitanti, il MoVimento 5 Stelle ha vinto nel 2012 quando il bilancio era in passivo di 7 milioni di euro e oggi il risultato è in attivo di 15 milioni. A Torino abbiamo immediatamente tagliato del 30% i costi dello staff, a Roma con una centrale unica per gli acquisti abbiamo risparmiato in un lampo 40 milioni di euro e Virginia Raggi spende oggi per il suo staff meno della metà di Marino e Alemanno. Potremmo continuare a lungo.

    Meglio i “populisti” o chi ha fallito clamorosamente portandoci ad un passo dalla Grecia?

    89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    di Danilo Toninelli

    Sono online le nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Le trovi su Rousseau. Si tratta di 89 nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Accedi alla lista e scegli quelle che ritieni più convincenti per le votazioni che si terranno la settimana prossima.

    Se vuoi sapere come si propone una legge su Lex Iscritti e come viene valutata qui trovi tutte le informazioni necessarie.
    Grazie a tutti coloro che stanno contribuendo allo sviluppo di Rousseau, il cuore pulsante del MoVimento 5 Stelle: continuate a sostenerci!

     

    Il referendum in Lombardia per applicare la Costituzione

    Il referendum in Lombardia per applicare la Costituzione

    Il referendum in Lombardia per applicare la Costituzione

    di Dario Violi e Stefano Buffagni, Movimento5 Stelle Lombardia

    Il referendum per chiedere più competenze alla Lombardia è e deve rimanere l’espressione della volontà dei cittadini, non certo di Maroni. Nel quesito messo a punto dal MoVimento 5 Stelle Lombardia e approvato a maggioranza in consiglio regionale non si parla di “autonomia” come se la vogliono vendere i leghisti, ma di applicare la Costituzione.
    L’art. 116 comma 3 infatti prevede che le regioni in equilibrio di bilancio possano chiedere e ottenere dal Governo più competenze per poter gestire “in casa” una parte più ampia degli oltre 40 miliardi presenti nel bilancio dello stato regionalizzato e destinarli all’istruzione, ai beni culturali, all’ambiente ed allo sviluppo delle nostre imprese.

    PERCHÉ UN REFERENDUM?
    La richiesta potrebbe essere anche fatta al Governo direttamente dalle Regioni, ma già in passato questi tentativi sono andati a vuoto, scontrandosi contro un muro di gomma. Le finte “aperture” del governo non sono credibili, perché sono gli stessi che pochi mesi fa, con la riforma bocciata dai cittadini, volevano distruggere le autonomie locali e centralizzare il potere.

    Il PD vorrebbe che si agisse ancora in questo modo, ma sappiamo bene che loro hanno il terrore del voto dei cittadini, viste le ultime sberle che si sono presi, e temono che i lombardi chiamati a votare, anche se in modo consultivo, darebbero molta più forza alla richiesta della regione e il Governo non potrebbe più fare orecchio da mercante.
    Attenzione quindi a chi vi racconta che questo è “il referendum per l’autonomia” e a chi insinua che “sono soldi sprecati”, perché sono balle.
    Questa sarà anche l’occasione per sperimentare il VOTO ELETTRONICO in Lombardia, grazie alla Legge del Movimento 5 Stelle. Una pratica che dalla nostra Regione potrebbe fare scuola in tutta Italia.

    Solo il Movimento 5 Stelle ha proposto e ottenuto di poter chiedere più spazi finanziari per la Lombardia nel modo corretto e senza fare propaganda, rispettando la Costituzione.
    Ora Maroni deve smetterla di parlare solo per farsi campagna elettorale, i cittadini vogliono dire la loro.
    Restituiamo le chiavi del territorio ai cittadini.

     

    #MorettiBugiardaChiediScusa

    #MorettiBugiardaChiediScusa

    #MorettiBugiardaChiediScusa

    di MoVimento 5 Stelle

    La piddina Alessandra Moretti ieri in TV ha diffuso un’altra fake news sull’amministrazione 5 Stelle a Roma: “Siamo a Roma all’emergenza sanitaria, ratti ovunque. E’ morto un bambino di due anni perchè è stato morso da un topo“. Incredibile che si inventi di sana pianta la morte di un bambino solo per screditare il MoVimento 5 Stelle. Bisogna essere delle persone cattive per architettare una cosa simile. Una bufala cosmica che nessun giornale e nessuna presidente della Camera ha condannato. Ancora più grave il fatto che a distanza di quasi 24 ore ancora la Moretti non abbia chiesto scusa. Lo faccia subito.
    Chiedeteglielo anche voi con #MorettiBugiardaChiediScusa su Twitter.

     

    #ProgrammaTrasporti: il trasporto merci

    #ProgrammaTrasporti: il trasporto merci

    #ProgrammaTrasporti: il trasporto merci

    di MoVimento 5 Stelle

    In Italia oltre l’80% delle merci viaggia su gomma e solo il 5-6% su ferro. In Francia e Germania la percentuale delle merci trasportate su rotaia arriva fino al 23,4%, in Svizzera addirittura al 50%! Il trasporto su gomma inquina e aumenta i consumi energetici, il traffico e gli incidenti stradali. Eppure, nonostante questo, viene agevolato con sgravi fiscali e incentivi diretti e indiretti. Per rendere il nostro Paese concorrenziale rispetto ad altre direttrici europee, bisogna ripensare il sistema logistico e del trasporto delle merci. Dobbiamo aumentare la sua sostenibilità ambientale e renderlo più funzionale. È necessario un suo ripensamento complessivo e una nuova strategia che coinvolga anche il mondo delle imprese.
    Per il MoVimento 5 Stelle gli incentivi da soli non bastano: occorre lavorare sul potenziamento dei nodi logistici e delle infrastrutture ferroviarie, sui collegamenti ferroviari tra le città e sugli assi ferroviari, minimizzando il consumo di suolo. Sei disponibile a incrementare le infrastrutture di collegamento ferroviario con porti e interporti per favorire la transizione del trasporto merci dalla gomma al ferro?

    di Jon Pult, Presidente dell’Iniziativa delle Alpi

    In Svizzera la politica dei trasporti è da tanti anni un tema centrale, direi anche cruciale, del dibattito politico e anche grazie agli strumenti della democrazia diretta, ovvero al cosiddetto sistema di iniziativa popolare, un gruppo di persone, cittadini e cittadine, più di vent’anni fa ha detto: “Facciamo la cosiddetta iniziativa delle Alpi”, che era un quesito referendario, venuto dal basso, che voleva salvaguardare l’arco alpino, la natura, l’ambiente, ma anche la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini dicendo: “Il traffico o il trasporto merci che passano o oltrepassano le Alpi e attraversano il nostro Paese devono andare su rotaia e non più su strada, non più su gomma?”, perché la miriade di camion presenti era un grosso problema per la qualità della vita e per l’ambiente.

    Spesso, questo è un classico problema delle politiche dei trasporti in tanti Paesi: non tutti i costi di un modo di trasportare, in questo caso appunto il trasporto merci su gomma, sono internalizzati nel costo, per esempio, del carburante. In Svizzera siamo riusciti parzialmente a risolvere questo problema creando, grazie anche ad accordi bilaterali con l’Unione Europea, una tassa che fa sì che i costi di trasporto merci su gomma siano un po’ più alti: questo significa che se io voglio trasportare delle merci con un camion devo pagare non solo il carburante ma anche una tassa che fa sì che i miei costi siano più alti. Questo rende le ferrovie più competitive ed è anche giusto, perché questa tassa alla fin fine la paghi per coprire i costi sanitari che crei trasportando sulla strada con gomma, i costi in termini ambientali, perché sono costi che i cittadini in qualche modo devono pagare con le loro tasse, se ci sono problemi della natura nell’arco alpino.

    Questa internalizzazione dei costi esterni del trasporto su gomma che siamo riusciti a realizzare parzialmente in Svizzera è sicuramente una delle chiavi fondamentali per capire perché in Svizzera, a differenza di altri Paesi europei, riusciamo a trasportare una bella fetta, una bella parte delle nostre merci su rotaia e non su [strada]. Io penso che il modello della politica dei trasporti svizzeri sia virtuoso perché noi abbiamo circa il 40% di tutti i trasporti merci che va su rotaia e non su gomma, in Italia non è nemmeno il 10%, in Francia o in Germania è pari a circa il 25 e il 30% e quello svizzero, con più del 40%, è sicuramente il dato più positivo. E questo soprattutto se si pensa che la Svizzera è un Paese piccolo e che in teoria si dice sempre che il trasporto merci su rotaia sia idoneo per lunghi tratti ma non per tratti brevi: in un Paese piccolo come la Svizzera, che ha logicamente solo tratti brevi, funziona meglio che in Paesi più grandi. Ciò significa che devono essere messe in atto politiche concrete, come ad esempio quella tassa per far sì che i costi esterni del trasporto merci su gomma siano internalizzati nel prezzo dei trasportatori con i camion.

    Spesso in altri Paesi vedo che la politica decide prima come fare le infrastrutture o le grandi opere, senza avere chiaro qual sia lo scopo. Bisogna cambiare, secondo me, il meccanismo decisionale, bisogna prima discutere sullo scopo, chiarire politicamente gli obiettivi e poi chiedersi quali infrastrutture siano necessarie per raggiungerli. Secondo me è un grosso errore politico incentivare il trasporto merci su gomma, come succede per esempio in Italia, con il risultato che poi l’80% di tutti i trasporti merci è su gomma. Io credo che sia una politica poco lungimirante e sbagliata, perché questo crea altissimi costi per il futuro: costi sanitari, problemi nel traffico di ogni giorno, perché chiunque guida una macchina e si trova a destra e sinistra dei TIR, dei grossi camion, in numero elevato, sa che vi sono anche problemi proprio nella qualità della vita delle persone, si crea inquinamento, altissimi costi delle infrastrutture, perché si deve costruire e mantenere un numero sempre maggiore di strade, con costi più alti; per questo, secondo me, a lungo termine da un punto di vista generale è più economico investire maggiormente nel trasporto su rotaia che in quello su strada, secondo me nel 21º secolo tutti i Paesi dovrebbero realizzare questo cambiamento di priorità.

    È chiaro che è necessaria una ridefinizione delle priorità politiche nel campo dei trasporti e secondo me la linea guida deve essere una politica dei trasporti intermodale. È chiaro che in futuro tutte le modalità di trasporto saranno necessarie, però è necessaria proprio una visione globale, che è quello che manca adesso, anche perché le diverse lobby, che hanno spesso un grande peso in politica, riescono in qualche modo ad accaparrarsi tutta la forza politica solo per il loro interesse di profitto a breve termine. Ad esempio, la lobby del trasporto su gomma, come si vede, spesso è molto forte e riesce in qualche modo a canalizzare una parte degli investimenti pubblici su questo. È invece necessaria una politica che pensi i trasporti in modo globale e che crei le condizioni per far sì che anche le strade siano in buono stato, soprattutto per l’ultimo miglio, per gli ultimi trasporti per arrivare nelle città e nei comuni, ma che soprattutto per i trasporti di merci un po’ più lunghi, tra le città, ci sia un sistema logistico concorrenziale su rotaia, perché è sicuramente un modo più ecologico ma anche più economico di trasportare le merci.

    Bene, alla luce di quanto detto mi sembra che il quesito posto qui sia se si vogliono incentivare le infrastrutture ferroviarie tra porti e interporti in Italia, per far sì che ci sia veramente un incentivo per trasferire gran parte del traffico merci da gomma a rotaia e a me sembra sicuramente un obiettivo giusto e per questo vi inviterei a rispondere “sì” a questo quesito.

     

    Fine vita

    Fine vita

    Fine vita

    Authordi Beppe Grillo

     

    In che modo un parlamento, la legge scritta oppure ancora da scrivere, può contenere in se la più grande paura dell’uomo? Come possiamo pensare di trovarci tutti d’accordo su qualcosa, la fine della vita per come la conosciamo, che ognuno di noi vede e teme in modo differente? Nulla è più soggettivo della morte, crediamo di averla descritta e definita in modo scientifico, ed è vero, limitatamente alla definizione dello stato di vita e quello di morte. Ma la morte ( noi da morti) che cos’è? Il passaggio dall’essere vivi al non esserlo più in cosa consiste? E’ questo che chiamiamo “morire” ed è tale questione che ci trova ignoranti e intimoriti al tempo stesso. C’è solo una cosa chiara riguardo a questo tipo di argomenti: finiscono per diventare la passerella di schieramento politico preferita da coloro che non intendono affrontare la questione in se ma, piuttosto, vogliono dispiegare come ruote di pavoni il loro colore morale. Invece di essere in contatto con temi potenzialmente sconvolgenti si approfitta per schierarsi, pronti a dichiarare “inaccettabile” oppure “inammissibile” l’argomento stesso.

    Ma neppure possiamo fare la fine dei radicali… dove ci sono disgrazie ci sono loro, referendum per morire, per divorziare (che è comunque una fine), per uccidere o aiutare ad uccidersi ci sono loro, i radicali… ma perché? Non li ho mai capiti, la loro ideologia è la fine, si tirano un po’ su con le coppie di fatto e i matrimoni Gay ma… con gli uteri in affitto si finisce di nuovo nel truculento, nella morale elitaria di chi ad una sorta di élite è convinto di appartenere. Perché vi parlo dei radicali? Loro nascono da una posizione morale e basta, li finiscono. Noi non siamo qui a dire alla gente che cosa è buono e cosa è cattivo: c’è una libertà di pensiero assoluta nel movimento. Quello che ci unisce è il desiderio di restituire ai cittadini la determinazione del loro essere sociale e il rispetto del loro essere in privato.
    Questo non significa che siamo completamente incapaci di riflettere oppure fornire degli spunti di riflessione in merito al fine vita.
    La prima cosa, la più semplice: il problema è reale e chiede alla politica una soluzione… Perché la vita e la morte sono la differenza principale che l’uomo percepisce se deve prendere delle decisioni. Perché la fine della vita ci terrorizza e, se non siamo particolarmente timorosi della morte in se lo siamo del morire, di come moriremo..
    Credo che sia possibile instaurare un dialogo sulla morte che non si fondi sull’ideologia, ma neppure sul nulla, ed ecco un punto di partenza: non esistono esperti della morte!

    Se considerate un medico di trincea, non uno di quelli che rifanno le tette, e lo confrontate con qualcuno che non abbia mai visto un morto in vita sua il medico saprà dire tante cose su come si cerca di evitare la morte; oppure evitare di far soffrire immensamente qualcuno che non ha alcuna speranza evitando l’accanimento terapeutico. Ad esempio rianimando oppure insistendo con chemio e radioterapie oramai inutili in quel caso specifico. Verrebbe da pensare. “caspita il primo sa tantissime cose sulla morte più del secondo” ma non è così. I medici vedono morire, cercano di evitare che accada e riconoscono quando non c’è più nulla da fare… ma non vedono la morte in se. Lo affermo per una ragione molto semplice: se conoscessero la morte come tale, a causa del loro mestiere, la saprebbero descrivere agli altri. Così come tutti coloro che hanno esperienze ripetute su di un dato argomento finisce che lo “imparano”. Ma in questo non sanno nulla in più rispetto a tutti coloro che non sono neppure stati sfiorati dalla morte. Possiamo affermare con certezza che i medici sanno tante cose in più degli altri su ciò che si verifica nella sua imminenza… però non hanno mai visto la morte in se e ciò non li qualifica in modo particolare a sapere cosa sia la morte! Al contrario, questo tipo di conoscenza, è quella che si attribuisce generalmente a tutti coloro che affermano di possederla sulla base di opinioni o credenze che tutto hanno tranne che un fondamento scientifico. Sia ben chiaro: il movimento non considera le posizioni morali, oppure religiose, come di meno o più qualificate ad esprimersi in questo senso. Semplicemente sappiamo che si tratta di opinioni piuttosto che certezze. Credere ed essere “scientificamente certi” di qualcosa rappresentano le due posizioni potenzialmente più distanti che si possano immaginare al riguardo. Eppure, se pensiamo alla società civile, tutto quello che l’uomo pensa, crede, oppure vive come una convinzione meritano uguale rispetto in una società civile, quella comunità di esseri umani che vive sotto lo stesso tetto di fronte a questo argomento.
    Se, però, è vero che nessuno conosce la “morte in se”, a prescindere dalle delle proprie esperienze umane e professionali, dobbiamo partire proprio da questa mancanza di conoscenza, dal momento che ci tutti rende uguali di fronte alla questione. Che si tratti di un “conoscere” oppure “un non conoscere” quello che importa è che vale per tutti: il mistero della vita come il mistero della morte.

    Se fossimo intimamente consapevoli di questa profonda mancanza di certezze riguardo la morte in se, sarebbe molto più semplice spogliarsi di quelle posizioni preconcette che così tanto influenzano i dibattiti sul tema.
    Ed è questo che vi sto chiedendo: di provare a liberarci dei preconcetti e limitarci a decidere su ciò che è contemplabile alla luce, oppure al buio, della nostra ignoranza circa la natura della morte: per questo siamo soddisfatti dei risultati raggiunti in parlamento dove non ci si poteva aspettare un’unanimità di pensiero come ha affermato Silvia Giordano, nostra parlamentare. Eppure, nonostante un lavoro collegiale e di ascolto reciproco “durante il quale più volte, ascoltando gli altri, abbiamo modificato la nostra idea” in molti hanno ceduto alla tentazione della mossa politica di demagogizzare l’altro affibbiandogli l’appellativo di “pro-morte”. Io credo che queste posizioni simil radicali oppure pienamente oscurantiste rappresentino il fumo dietro il quale ci si vuol nascondere e con il quale si desidera confondere avversari immaginare costruiti alla bisogna di un dibattito politico che cerca la sterilità per non produrre nulla, oltre a nuovi soggetti politici e persone di nuovo additabili come pro questo oppure pro quello.

    Gettare un mistero in mano a gente di quella fatta e gettare perle ai porci non è tanto diffferente, ne quella gente, nei i porci, sanno fare di meglio, con quelle perle, che guarnire una versione kitsch e nazionalpopolare di una questione che riguarda il nostro intimo più di qualsiasi altra. Una questione che, però, intima non può restare dal momento che è regolamentata e gestita dallo stato.
    Così non abbiamo permesso che il non poter definire la morte in se si sia trasformato in un caos alla radicale maniera; oggi così simile al modo in cui trattano le questioni moltissimi parlamentari che si sono nascosti dietro improbabili atteggiamenti morali in cerca di un autore politico a cui asservirsi.

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