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#5giornia5stelle 143° puntata, 17 novembre 2017

#5giornia5stelle 143° puntata, 17 novembre 2017

E’ finalmente legge la proposta del MoVimento 5 Stelle di tutelare il whistleblower, ovvero il segnalatore di casi di corruzione all’interno delle aziende private e della pubblica amministrazione.
Non potevamo che iniziare con questa notizia il resoconto di questa settimana delle attività dei portavoce del MoVimento 5 Stelle nelle istituzioni.
E’ proprio Francesca Businarolo, la prima firmataria, a parlarcene.
Parliamo poi di uranio impoverito. La commissione d’inchiesta parlamentare sta terminando il suo percorso e tocca a Gianluca Rizzo rappresentare la posizione del MoVimento 5 Stelle nell’aula di Montecitorio e quindi chiedere l’approvazione delle due proposte di legge frutto dal lavoro di commissione prima del termine della legislatura.
Non prima di aver ascoltato le parole soddisfatte del neo vicepresidente dell’EuroParlamento Fabio Massimo Castaldo, ci spostiamo al Senato per apprendere dal capogruppo del MoVimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi i motivi del no al decreto fiscale, peraltro approvato da Palazzo Madama con l’esercizio della fiducia.
Torniamo a Montecitorio per ascoltare di nuovo Gianluca Rizzo, stavolta accompagnato da Francesco D’Uva, sul tema dei presunti brogli alle elezioni siciliane che avrebbero visto coinvolti perfino persone inabili al voto.
Sempre alla Camera Diego De Lorenzis e Mirko Busto intervengono sul provvedimento che nelle intenzioni, e purtroppo solo con quelle, vorrebbe favorire la mobilità ciclistica nel nostro Paese.
Ci spostiamo in Campidoglio per apprendere da Virginia Raggi le novità previste dal regolamento comunale della Capitale in tema di Democrazia Diretta e infine chiudiamo con Mirella Liuzzi che ci parla di programma di governo sulle telecomunicazioni e con un duro intervento di Marco Valli all’europarlamento sul tema dei paradisi fiscali.

Anche per questa edizione è tutto, appuntamento a venerdì prossimo.
Buon finesettimana.


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NO all’ecodistretto di Castrovillari (CS)

NO all’ecodistretto di Castrovillari (CS)

 
 

L’Amministrazione del Comune di Castrovillari, in data 3 ottobre 2017, ha approvato in Consiglio comunale una Manifestazione di Interesse circa l’allocazione, sul proprio territorio, dell’Ecodistretto relativo all’ATO 1, previsto dal vigente Piano Regionale Gestione Rifiuti (PRGR), nell’immediata adiacenza di coltivazioni di prodotti riconosciuti dall’Unione Europea con Marchio di Qualità, nonché ad attività di lavorazione e trasformazione di prodotti alimentari (stabilimento caseario, di lavorazione di carni, aziende olearie e vitivinicole) assolutamente incompatibili con l’impianto stesso.

Il Comune di Castrovillari, infatti,  rientra nel distretto agroalimentare di qualità di Sibari (DAQ) che produce circa il 45 per cento dei prodotti agro-alimentari calabresi – di cui il 70 per cento destinati all’esportazione – ove si registrano oltre 5.000 occupati, tra diretti e indotto; tra le eccellenze locali vi sono i prodotti tipici DOP e IGP (denominazioni registrate presenti nel SL di Castrovillari): soppressata, capocollo, salsiccia, pancetta; caciocavallo, olio extra-vergine di oliva, liquirizia, fichi, clementine ed i vini Pollino DOC Calabria e IGT Esaro.

L’insediamento industriale in questione è classificato come “Industria insalubre di prima classe” dalla vigente normativa (Decreto Ministeriale 5/9/1994: Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie). Preme evidenziare come l’abitato del Comune di Frascineto disti dall’area del cementificio – ove si propone di allocare l’impianto – soltanto pochissime centinaia di metri. Inoltre l’area del cementificio è interessata da un reticolo idrogarfico di corsi d’acqua sotterranei e superficiali che confluiscono nel torrente Raganello ed in prossimità dello stesso sito, è censito un pozzo di emungimento di acqua per irrigazione alla profondità di m. 40 ed è situata proprio a cavallo di faglie sismiche attive e precisamente le cosiddette Faglie di Frascineto e faglie del Pollino.

Il sito proposto per l’allocazione dell’Ecodistretto, è adiacente all’area protetta del Parco Nazionale del Pollino, dalla quale dista solo poche centinaia di metri, mentre ancor più vicino si trova una Zona di Protezione Speciale (ZPS) appartenente alla Rete Natura 2000 – la IT9310303 Pollino e Orsomarso- che comprende e sopravanza l’area del Parco. Ma, sempre alla stessa distanza –poche centinaia di metri-, si trova anche un Sito di Interesse Comunitario – il SIC IT9310008 La Petrosa-, anch’esso appartenente alla Rete Natura 2000. nella Parte II. “La Nuova Pianificazione del Piano  Regionale Gestione Rifiuti” del PRGR, al Capitolo 13, “Gli Ecodistretti”, a pag. 186, allorchè si indica la localizzazione delle piattaforme previste sul territorio regionale per lo smaltimento dei RSU, si afferma testualmente che l’impianto già esistente a Lamezia Terme “sarà delocalizzato in quanto quello attualmente esistente ricade in prossimità del SIC (Sito di Interesse Comunitario) “Dune dell’Angitola”. Se dunque la Regione ritiene di dover delocalizzare un impianto già esistente, a motivo della sola prossimità con un’area protetta -invero di pregio assai inferiore e a distanza nettamente maggiore rispetto a quella che separa l’area proposta dal Comune di Castrovillari dal Parco Nazionale del Pollino, dalla ZPS IT9310303-Pollino e Orsomarso e dal SIC IT9310008-LaPetrosa –entrambi facenti parte della Rete Natura 2000-, sarebbe del tutto assurdo localizzare  un impianto ex novo a poche centinaia di metri da un’area così fortemente vincolata e protetta.

 

E’ una pura follia politica portare i rifiuti di quasi tutta la provincia di Cosenza nell’area del cementificio del comune di Castrovillari, che rientra nel distretto agroalimentare di qualità e a poche centinaia di metri da un’area fortemente vincolata e protetta.
Sulla vicenda ho presentato un’ interrogazione parlamentare per portare il caso in Parlamento senza dimenticare che in quel territorio è previsto un’altro progetto privato per trattre i rifiuti che provengono anche da altre regioni.

I ministri Galletti e Martina dovranno darci la loro opinione riguardo i vincoli ambientali ed il rischio idrogeologico e sismico esistente nell’area del cementificio di Castrovillari e come intendano salvaguardare i prodotti agricoli e alimentari tutelati con marchi Dop ed Igp. Se la mia proposta di legge per vietare la costruzione di impianti nei pressi di colture di pregio fosse stata approvata, queste scelte folli di Oliverio e del Pd non sarebbero state possibili.

Biotestamento: un diritto per il Paese, un dovere del Parlamento

Il Blog delle Stelle

 
Biotestamento: un diritto per il Paese, un dovere del Parlamento

Biotestamento: un diritto per il Paese, un dovere del Parlamento

di Silvia Giordano, portavoce MoVimento 5 Stelle Camera

In questi anni io e i miei colleghi abbiamo affrontato tantissime battaglie, ma una in particolare è diventata per me “La battaglia”: l’approvazione della legge sul testamento biologico (tecnicamente le Dat, Disposizioni anticipate di trattamento).

Una tema decisivo che io, e tutto il MoVimento 5 stelle, stiamo portando avanti con determinazione, convinti che le istituzioni non possano voltare ancora una volta le spalle agli italiani. Troppo spesso in questo teatrino fatto di giochi di potere e di equilibrismi politici dimentichiamo di chi e cosa stiamo parlando. Parliamo di malattia, di sofferenza, di dolore ma, soprattutto, di persone: di uomini e donne che ogni giorno devono affrontare una realtà che non hanno scelto, una condizione di vita che non avrebbero mai immaginato o voluto. Parliamo del diritto di decidere della propria persona e del proprio corpo nel momento in cui non esistono più “cure”, ma solo accanimento. Parliamo di civiltà.

Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire” queste sono state le parole di Papa Francesco che ieri mi hanno più colpito. Questo è esattamente il fulcro di una legge che ha visto la collaborazione e l’impegno trasversale di molti partiti e che ora è bloccata al Senato, da 7 mesi, senza un reale motivo.

Non è possibile che i malati debbano ancora attendere per ricevere un barlume di civiltà. Il Paese è pronto e i partiti e le istituzioni hanno il dovere di non scappare di fronte alle loro responsabilità.

Il MoVimento 5 stelle vuole votare questa legge (purché nessuno provi a proporre compromessi al ribasso che svuotino il provvedimento), ma il pallino in mano ce l’ha il Partito Democratico. Sappiamo tutti che al Senato i numeri ci sono, i tempi per l’approvazione anche. Quello che evidentemente manca è il coraggio di fare la cosa giusta, di compiere un atto di altruismo verso la nostra comunità: di garantire un diritto a chi soffre.

Noi tutti, proprio quando la legislatura è agli sgoccioli, possiamo consentire all’Italia di compiere un passo storico. Basta scuse e giustificazioni. Se ci sottrarremo a questo dovere saremo responsabili di un fallimento civile. Andiamo in Aula e votiamo, il Parlamento smetta di tenere in ostaggio il Paese e garantisca fino in fondo il diritto alla dignità della persona.

Basilicata contaminata anche dal nucleare

Il Blog delle Stelle

 
Basilicata contaminata anche dal nucleare

Basilicata contaminata anche dal nucleare

di Vito Petrocelli e Gruppo Metapontino di Lavoro sul Nucleare

Basilicata, una regione contaminata anche dal nucleare, come se estrazioni e rifiuti petroliferi non bastassero. Movimento 5 Stelle, cittadini e associazioni chiedono più sincerità e competenza in merito all’impianto ITREC Trisaia di Rotondella (MT). Da troppo tempo infatti si contano omissioni, se non vere e proprie bugie, sia da parte di amministratori locali che da ENEA, da SOGIN e perfino dalle stesse istituzioni regionali e nazionali che avrebbero dovuto controllare lo stato di salute del suolo, dell’acqua e dell’aria. Le problematiche ambientali e gli interventi per la messa in sicurezza del sito sono i temi del Consiglio Comunale in seduta straordinaria aperta, convocato a Policoro (MT) per giovedì 9 novembre alle ore 17.

Ma qual è questo impianto ITREC? Si tratta dello stesso impianto da cui in gran segreto, nella notte del 28 luglio 2013, venne trasportato materiale radioattivo verso l’aeroporto di Gioia del Colle e, da lì, inviato negli USA. Nessuna risposta è arrivata nei mesi successivi alle interrogazioni parlamentari sui rischi di quel trasporto e dell’impianto in generale, né alle offerte di collaborazione che il Gruppo di Lavoro sul Nucleare del metapontino ha offerto all’ARPAB per la definizione di un più efficace programma del decommissioning dell’impianto ITREC. L’allora direttore dell’ARPAB, Aldo Schiassi, nel corso dei lavori del Tavolo della trasparenza sul Nucleare tenutosi a Potenza nel settembre 2014, aveva in un primo momento accolto positivamente il contributo, declinando in seguito l’offerta.

Così, mentre il sindaco di Rotondella dorme sonni tranquilli e solo qualche mese fa ha finalmente emesso una ordinanza in merito all’inquinamento del sito, sono continuate operazioni che hanno addirittura contaminato la falda ed il sottosuolo con sostanze cancerogene. La cosa sembra ancora più grave tanto che la stessa SOGIN ha preso le distanze, sottolineando che non è responsabile della contaminazione al centro Enea di Trisaia. Proprio per questo ci siamo preoccupati di capire cosa stava succedendo all’interno di quel perimetro e quindi abbiamo confrontato i risultati comunicati al pubblico con la tabella dei valori limite per le acque sotterranee pubblicata da ISPRA ed è emerso che i valori limite di:

    • Tricloroetilene sono stati superati 300 volte (organo bersaglio Sistema Nervoso Centrale)
    • Triclorometano sono stati superati 13 volte (organo bersaglio Sistema Nervoso Centrale, Fegato, Reni)
    • Manganese sono stati superati 10 volte (organo bersaglio Sistema Nervoso Centrale)
    • Cromo Esavalente sono stati superati 4 volte (organo bersaglio Polmone).


Per non parlare del Toluene che danneggia il sistema nervoso, i reni e il fegato oppure della presenza del Percloroetilene i cui effetti tossici sono a carico del sistema nervoso centrale.

Il fatto che questi limiti siano stati abbondantemente superati allarma ancor di più perché si somma alle altre preoccupazioni diffuse per lo stato di salute dell’intera regione Basilicata. Alla luce della sentenza del Tribunale di Matera n.17 del 2017, che ha stabilito un preciso nesso eziologico tra la patologia oncologica denunciata da un lavoratore ENEA/SOGIN ed il lavoro svolto, ci chiediamo che rapporti precisi esistano tra i contaminanti radioattivi e convenzionali presenti nelle unità produttive ENEA/SOGIN e la patologie sviluppate dai lavoratori ENEA/SOGIN. Ma, soprattutto, ci chiediamo allo sviluppo di quali patologie sia andata incontro la popolazione che vive nelle aree limitrofe alle zone contaminate che ha utilizzato le acque di falda per fini irrigui o per attività zootecniche.

Poiché non è nota la data di inizio esposizione della popolazione e sicuramente non si sapranno mai nemmeno i responsabili, ci sentiamo di proporre almeno l’adozione di una serie di misure a tutela della salute pubblica e dell’ambiente:

una immediata e rapida bonifica delle zone contaminate;
che i comuni limitrofi al centro ITREC, ossia Rotondella, Tursi, Policoro e Nova Siri utilizzino i fondi a disposizione per le compensazioni ambientali esclusivamente per monitoraggio ambientale a cominciare delle acque dei pozzi presenti nel loro territorio;
che venga svolta una indagine atta ad individuare, a partire dagli anni 70 (anno di realizzazione dell’impianto), tutte le persone affette da patologie agli organi bersaglio dei contaminanti e riconoscere loro un equo indennizzo utilizzando i fondi destinati al ristoro ambientale o dei prelievi dalle bollette energetiche.

L’indennizzo per tali patologie dovrebbe proseguire per un congruo tempo futuro stabilito da esperti.

La Basilicata chiede giustizia per le tante omissioni e falsità del passato e più competenza e sincerità per le future attività di bonifica.

Aborti volontari: Abbiamo impedito un “regalo” a Igreco

Aborti volontari: Abbiamo impedito un “regalo” a Igreco

Dopo il nostro intervento di ieri, l’Azienda ospedaliera di Cosenza ha revocato all’istante la delibera con cui aveva assegnato alla privata IGreco il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza chirurgica. Ecco i fatti del Movimento 5stelle a difesa della sanità pubblica.

Il Movimento 5stelle ha fatto revocare all’istante la delibera con cui l’Azienda ospedaliera di Cosenza aveva regalato alla privata IGreco Ospedali Riuniti il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza chirurgica. Sulla vicenda, però, andremo sino in fondo come già annunciato. È singolare che a poche ore dal nostro intervento l’Azienda ospedaliera di Cosenza abbia fatto retromarcia su quella concessione, peraltro con inespresse motivazioni, frettolose quanto vaghe e direi criptiche. Occorre accertare il ruolo, rispetto alla riferita concessione, svolto dal dipartimento della Programmazione sanitaria, diretto dall’ex sub-commissario ad acta, Andrea Urbani, e gli atti autorizzativi della struttura commissariale e della Regione Calabria alla base della delibera dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, revocata in tempi record grazie al controllo che abbiamo esercitato col solito tempismo e rigore. Ribadisco l’assoluta gravità della vicenda, che avuti gli atti potrà indurmi a chiedere le dimissioni immediate degli eventuali responsabili. Sarebbe bene che anche il governatore Mario Oliverio esaminasse le carte e si determinasse di conseguenza. Nel Servizio sanitario il privato integra il pubblico, che non può mai favorirlo, soprattutto con atti abusivi ed illeciti.

Punto nascita di Vibo Valentia, ho chiesto interventi immediati

Punto nascita di Vibo Valentia, ho chiesto interventi immediati

Non c’è un solo secondo da perdere davanti alle gravissime carenze denunciate dai dirigenti medici dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Vibo Valentia. Per risolvere le pesantissime criticità rappresentate, carenza dei requisiti di legge e di personale, in via formale ho immediatamente chiesto al dg facente funzioni del dipartimento regionale Tutela della Salute di attivare la commissione aziendale di controllo e all’Ispettorato del Lavoro di Vibo Valentia di verificare se in quel reparto sia rispettata la normativa sui turni e i riposi obbligatori, inserendo in copia il procuratore della Repubblica, il governatore della Calabria e il commissario governativo alla Sanità. Inoltre al prefetto di Vibo Valentia ho chiesto di convocare con la massima urgenza uno specifico tavolo, certa della sua attenzione. Sono irresponsabili le dichiarazioni rese dal direttore sanitario dell’Asp vibonese, Michelangelo Miceli, che in sostanza ha aggirato il problema, che vale ribadirgli. Con tutti gli sforzi possibili, oggi i dirigenti medici denuncianti non riescono a garantire sicurezza e qualità agli assistiti. Le parole e l’atteggiamento di Miceli sono da censurare in modo netto, perché le morti di Federica Monteleone e di Eva Ruscio ci insegnano a non sottovalutare alcunché e inducono alla tempestiva adozione di provvedimenti risolutivi.  

Interruzione di gravidanza a Cosenza: Sospetta concessione a IGreco

Interruzione di gravidanza a Cosenza: Sospetta concessione a IGreco

Ho chiesto gli atti di una strana delibera dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, con cui al gruppo IGreco è stato assegnato il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza chirurgica. Esaminati gli atti, non avrò remore, se non quadrassero, ad andare in Procura.

È singolare la delibera dello scorso 17 ottobre con cui l’Azienda ospedaliera di Cosenza, con l’incomprensibile assenso del dipartimento ministeriale della Programmazione sanitaria, retto dall’ex sub-commissario ad acta Andrea Urbani, ha passato all’azienda IGreco Ospedali Riuniti il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza chirurgica. Si tratta di un’iniziativa che appare molto grave, di cui va verificata la legittimità sulla base delle carte. Non escludo, esaminati gli atti, di andare personalmente a riferire al procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo. Al fine di ricostruire con esattezza ogni singolo passaggio burocratico del caso, essendo mia prerogativa insindacabile, ho chiesto gli atti al direttore generale dell’Azienda ospedaliera cosentina, Achille Gentile, al dirigente generale facente funzioni del dipartimento regionale Tutela della Salute, Bruno Zito, e al commissario alla Sanità calabrese, Massimo Scura. Sulla questione andrò fino in fondo, in quanto, come ormai noto, non tollero gli abusi nella pubblica amministrazione, soprattutto in materia di tutela della salute. Né accetto “regali” pubblici ad aziende private

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REPLICA

Ammetto, Gianluigi Scaffidi fu un agente speciale utilizzato per scopi segreti nell’ambito della guerra fredda. Mi è utile per obiettivi inconfessabili, avendo il medesimo un quoziente intellettivo superiore alla norma e un’abilità nell’indossare panni altri, derivata dalle lezioni del grande Alighiero Noschese. Inoltre Scaffidi partecipò a Portella della Ginestra e in seguito ad attività di intelligence di Brigate Rosse e Nar. Amico personale del generale Francisco Franco, ispirò riforme di Fidel Castro e cenò più volte con Stansfield Turner, capo della Cia dal ’77 all’81. Perciò sotto la giunta regionale di Giuseppe Scopelliti gli levarono l’incarico di responsabile del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria. Capirono anzitempo che con quei contatti poteva creare guai, avendo egli scoperto un surplus di finanziamento illegittimo, permanente, in un’azienda del Servizio sanitario regionale, elemento che avrebbe potuto utilizzare per finalità indicibili. Oggi Scaffidi era al tavolo prefettizio per la sanità nella Locride in quanto delegato da me, che, avendo la responsabilità gestionale del Servizio sanitario calabrese, dovevo nascondere le mie colpe. In tale veste ho impedito l’assunzione di medici e infermieri, ho determinato disservizi diffusi, ho bloccato la riapertura dell’ospedale di Praia a Mare e ho fatto revocare nomine di direttori generali che non mi garbavano. Per completare l’opera, dato che di recente mi sono occupata della pesante vicenda dell’Ortopedia di Locri, ho inviato Scaffidi all’odierno Tavolo prefettizio, a intorbidare le acque. Oggi, in tempi di alleanze trasversali per il potere, Scaffidi non ha poltrone in Calabria, ma compensa in quanto consigliere di Vladimir Putin e di Nicolás Maduro. Non c’entra, ma consentitemi di ringraziare la deputata Enza Bruno Bossio, che ha sempre denunciato il malaffare nella sanità calabrese e che, per quanto ingiustamente contestata con durezza a Praia a Mare, ogni giorno ha combattuto in prima linea contro le doppiezze politiche dell’amministrazione regionale, targata 5stelle.

NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE

NEONATO MORTO A ROCCA DI NETO, INACCETTABILE

Nel 2017 non può accadere una simile tragedia, che pone interrogativi molto seri sull’accompagnamento al parto in Calabria. Presenterò subito un’interrogazione parlamentare.
È inquietante la storia del bambino nato morto nell’abitazione della madre romena a Rocca di Neto, per cui già sarebbero state avviate indagini. Non è concepibile che accadano simili tragedie nel 2017 e non è pensabile che vi sia, in proposito, soltanto l’intervento della magistratura. È invece indispensabile che tutte le istituzioni si attivino, al fine di verificare se la madre del piccolo avesse fatto delle visite di controllo, se avesse agile accesso al consultorio e un medico di base, come si sostenesse economicamente e di quali notizie e strumenti dispongano i Servizi sociali del Comune di Rocca di Neto. In ogni caso, questo episodio, gravissimo, dimostra che l’accompagnamento al parto ha in Calabria delle grosse falle, su cui è necessario approfondire senza esitazioni, rinvii e sufficienza. Un bambino non può morire al parto, addirittura in casa propria, per motivi che sembrerebbero, stavolta, da ricondursi a problemi sociali per cui esistono apposite strutture pubbliche. Nel merito presenterò nell’immediato un’interrogazione, non sopportando che la vicenda finisca appena dopo il clamore mediatico.

Basta con le discriminazioni delle donne sul lavoro: ecco la proposta di legge M5S

Basta con le discriminazioni delle donne sul lavoro: ecco la proposta di legge M5S

Quando si parla di lavoro e di differenze di genere spesso si sa soltanto che le donne lavorano meno degli uomini, e in effetti esiste un gap sugli occupati di circa 20 punti tra i due sessi. Ma in pochi sanno che l’Italia è messa male anche sul fronte della distanza retributiva, tra uomini e donne che magari fanno lo stesso lavoro e con le stesse mansioni.

Nel 2016, nel Bel Paese, il genere femminile ha percepito mediamente retribuzioni del 12% più basse rispetto a quello maschile, e tra i laureati il gap di genere sale addirittura al 30%.
L’Italia è 126esima al mondo per divario salariale. Inoltre, le donne sono più spesso precarie, in regime di part time e subiscono più interruzioni di carriera per responsabilità di assistenza domestica e familiare. Di queste, poi, il 60% non ritorna nel mondo del lavoro prima di 5 anni.

Asili e servizi alla maternità che mancano, enti locali con l’acqua sempre più alla gola, welfare pubblico che arretra: sono queste le cause del crollo della natalità, le ragioni che al tempo stesso mettono in difficoltà le mamme nel tentativo di mantenere un posto di lavoro. Tutto questo si traduce anche in un divario pensionistico di genere, e in un maggior rischio di povertà e di esclusione sociale per le donne.

Ma la mancata partecipazione femminile al mondo del lavoro è anche un danno enorme alla società intera. Si pensi che a livello mondiale, una riduzione del gap del 25% genererebbe maggiore ricchezza pari a 5,3mila miliardi di dollari, quasi il triplo del nostro Pil. E tutto quello che sanno fare i governi, è tagliare diritti e sostituirli con bonus e mancette una tantum.

Per sanare questo vulnus il MoVimento 5 Stelle ha appena depositato una legge, che si muove su due direttrici: da una parte con misure pensate per contrastare a monte il gap retributivo di genere, attraverso incentivi per le aziende che non discriminano; dall’altra con provvedimenti che favoriscono la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per aiutare le donne che vogliono entrare nel mondo del lavoro.

In specifico, la legge del M5S inserisce nel “Codice delle pari opportunità”, tra le discriminazioni indirette, anche quelle che riguardano l’organizzazione del lavoro, a partire dagli orari. E che dunque limitano le possibilità di carriera delle donne.
Sono poi previsti sistemi di audit aziendale per prevenire e contrastare le disparità di genere. E, come detto, si contemplano norme premiali, sottoforma di detrazioni di imposta, per le imprese che rimuovono le discriminazioni.

Inoltre si introduce, in via sperimentale, il curriculum anonimo, secondo le esperienze già intraprese in Europa da Spagna, Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Svezia, per combattere le discriminazioni contro le donne, ma anche quelle verso gli over 50 e altri soggetti svantaggiati. Lo scopo è quello di garantire un’effettiva parità nei processi di selezione e assunzione, omettendo ogni riferimento personale come nome, sesso, data di nascita, situazione familiare del candidato, fotografie e con la sola espressione del profilo, formazione, esperienze lavorative, competenze, conoscenze, capacità e attitudini professionali del candidato.

In più, viene innalzato l’importo detraibile per l’assunzione di colf e badanti.
Si prevede poi l’aumento dell’indennità per il congedo parentale dal 30 all’80%. E si rifinanzia il Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi, per realizzare più asili nido.
Il testo introduce inoltre l’esenzione dal pagamento del contributo unificato nei processi intentati da chi agisce contro le discriminazioni in violazione del Codice delle pari opportunità.
E infine la legge M5S proroga per il 2019 il regime pensionistico “Opzione donna” per le lavoratrici con 57 e 58 anni e 35 di contributi.

I diritti dei lavoratori sono previsti dalla nostra Costituzione. E’ il momento di applicarla pienamente, e la legge proposta del M5S si muove proprio in questa direzione.

Tiziana Ciprini, M5S Camera, Commissione Lavoro

Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono

Gli imprenditori devono sapere che in Europa i partiti li tradiscono

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di Tiziana Beghin
, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Forza Italia e Partito Democratico votano al Parlamento europeo contro gli interessi degli imprenditori italiani. Durante la prossima campagna elettorale, i politici faranno a gara a stringere le mani degli imprenditori, chiederanno il loro voto, rispolvereranno vecchi slogan per lusingarli. Da imprenditrice mi rivolgo a tutti gli imprenditori italiani. Giudichiamoli per i fatti. Giudichiamoli per quello che hanno fatto in questi anni. Oggi, eletta al Parlamento europeo con il MoVimento 5 Stelle, posso dire con certezza che i partiti italiani ci hanno tradito. Ecco due esempi:

A) LA POLITICA COMMERCIALE FAVORISCE SOLO LE GRANDI MULTINAZIONALI

La politica commerciale europea favorisce solo gli interessi delle grandi multinazionali, ma in Italia le microimprese (con meno di dieci addetti) sono circa 4,2 milioni e rappresentano il 95% del totale delle unità produttive. Impiegano circa 7,8 milioni di addetti, il 47% contro il 29% nella media europea. Se si vuole rappresentare e difendere l’Italia in Europa bisogna difendere le piccole e medie imprese. I politici dovrebbero sapere che la politica commerciale è fondamentale per ogni imprenditore perché stabilisce regole e tariffe con le quali si vendono le merci prodotte. Ecco come queste regole e queste tariffe vengono utilizzate dalle imprese italiane che commercializzano nel mondo. Analizziamo il “preference utilisation rate”, ovvero il tasso di utilizzo di tariffe preferenziali offerte dall’Unione attraverso accordi di libero scambio, troviamo dati allarmanti. Qualche esempio:

UE-COSTA RICA: solo il 16.6% delle esportazioni dell’UE ha beneficiato delle tariffe preferenziali mentre il Costa Rica ha beneficiato del 92% delle tariffe messe a disposizione per l’esportazione dei loro prodotti in Europa. Questo significa che le imprese europee che hanno venduto nel Paese centroamericano hanno pagato tariffe eccessive per l’83.4% delle volte.

UE-TUNISIA: un altro dato allarmante, soprattutto per la nostra agricoltura, è l’utilizzo delle esportazioni negli accordi con la Tunisia: il 96% da parte tunisina verso l’Europa e solo il 23.5% delle esportazioni possibili dall’Europa alla Tunisia.

UE-COREA DEL SUD: se guardiamo i dati dell’accordo con la Corea del Sud, uno dei migliori accordi firmati dall’UE, e ci soffermiamo sul commercio di macchinari la nostra quota utilizzata è pari solo al 48% rispetto al 72% utilizzata dai coreani. Lo stesso vale per prodotti minerali, pietre preziose e metalli dove la quota viene utilizzata al di sotto del 50%. L’accordo è in vigore dal 2011.

La domanda è: a cosa servono quindi i Trattati commerciali se le imprese europee non li utilizzano? La verità è che questi Trattati servono alle multinazionali straniere per aggredire il ricco mercato europeo. Non fatevi abbindolare dalle promesse mirabolanti di un boom delle esportazioni; in molti casi questo non avverrà perché i principali partner commerciali italiani sono europei! La conseguenza non è nelle esportazioni ma nelle importazioni: molte aziende italiane oggi fanno fatica a stare sul mercato interno perché chi produce sfruttando le economie di scala può vendere a prezzi inferiori.

A beneficiare dei Trattati commerciali sponsorizzati dai partiti sono le grandi imprese che già hanno un mercato estero esistente e che quindi possono usufruire di tariffe ridotte e quelle poche PMI che riescono ad avere quantità di prodotto utile all’esportazione, per la maggior parte delle altre imprese il commercio fuori confine è pari a zero e resta tale anche dopo l’entrata in vigore di accordi commerciali. Quello con la Tunisia ne è un esempio perché è in vigore dagli anni ’90.

B) LE IMPRESE ITALIANE NON UTILIZZANO LE TARIFFE DI FAVORE DEI TRATTATI.
Il rapporto della Commissione europea sulle politiche di implementazione commerciale evidenzia che il numero ridotto di esportazioni su tariffa preferenziale dipende da tre elementi: mancanza di conoscenza sugli accordi, difficoltà nel capire le regole per ogni prodotto e lentezza burocratica per la documentazione richiesta per l’export. Questo significa una sola cosa: l’attuale governo non fa rete e informazione verso le imprese che possono usufruire delle tariffe commerciali migliori. L’Europa firma i Trattati, ma nessuno lo comunica alle imprese. Volete sapere quante sono le imprese che si sono registrate per cominciare ad usufruire dei dazi preferenziali previste dall’accordo Ceta con il Canada entrato in vigore lo scorso 21 settembre? ZERO!!!!! Zero imprese italiane contro le 12.168 inglesi, 1.006 francesi, 1.695 tedesche, 479 del Belgio e così via…Questo dato – unito a quello della pressione fiscale – dimostra una sola cosa: le imprese italiane sono abbandonate dal loro governo e da chi dovrebbe rappresentare i loro interessi. I partiti hanno fallito. È arrivato il momento di scegliere il futuro!

Legge di bilancio: ennesima finta lite tra Governo e Commissione. Gli italiani meritano di meglio

Legge di bilancio: ennesima finta lite tra Governo e Commissione. Gli italiani meritano di meglio

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In foto: Jyrki Katainen, commissario europeo per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività

Il copione è sempre lo stesso: la Commissione europea e i falchi capitanati da Katainen sono consumati dal desiderio di commissariare l’Italia. Ma l’esecutivo comunitario, piuttosto che mettere in cattiva luce la gestione fallimentare del ministro marionetta Padoan, agisce politicamente posticipando la sentenza (per non danneggiare i vecchi partiti nel voto alle politiche). Mancano all’appello almeno 3,5 miliardi di Euro e ci sono minacce velate che arieggiano nei corridoi di Bruxelles: “gli italiani dovrebbero conoscere le condizioni del loro paese“. I toni sono questi. Katainen non si preoccupi, ci pensiamo noi a dire la verità agli italiani; lui risolva da commissario i mostruosi squilibri generati dai Paesi del Nord che stanno distruggendo l’Europa (surplus tedesco, elusione fiscale di Lussemburgo, Olanda e Irlanda, solo per fare qualche esempio). Troppo facile parlare quando nessuno ha il coraggio di contraddirti.

Il PD, infatti, è politicamente annullato in Europa. Forza Italia (con ora la Lega alleata) continua ad essere prona ad ogni capriccio della cancelliera Angela Merkel, che altro non vuole se non mettere le mani sulle ricchezze rimaste nel Bel Paese. D’altronde sono alleati al Parlamento europeo nel grande gruppo dei popolari a trazione tedesca, cosa che addirittura Berlusconi rivendica sui suoi giornali.

L’Italia rischia, secondo i falchi suoi amici, una pericolosa deviazione rispetto alle regole europee. Nella solitudine della politica italiana che a Bruxelles non alza un granello di polvere chiamando populisti chi osa contraddire l’establishment, solo noi ripetiamo da anni che il pressappochismo con cui vengono applicati questi dogmi è un fatto gravissimo: da un lato i Paesi del Nord in eccessivo surplus da decenni e mai sanzionati. Dall’altro quelli del Sud, i cosiddetti “ultimi della classe” rappresentati da Governi mai eletti e intrinsecamente deboli.

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, nonché uomo di punta di Forza Italia in Europa, ci ha definiti un pericolo pubblico che l’Europa teme. È stata una delle dichiarazioni più infelici della storia visto che è stata succeduta dall’elezione di un nostro portavoce a Vicepresidente del Parlamento europeo. Ma a parte questo, non si è un pericolo per il Continente se semplicemente si afferma la verità: il centrodestra dovrebbe infatti sapere che il gruppo a cui saldamente appartiene a Strasburgo ha fatto carte false per insabbiare le discussioni sul surplus tedesco e sugli squilibri economici dell’area Euro. Per non parlare di altri casi come il dieselgate Volkswagen, virati a favore della Germania con ruoli attivi addirittura di un ex commissario all’industria italiano (di nome Tajani).

Non si è un pericolo per il Continente se si afferma che centrodestra e centrosinistra hanno firmato a braccetto, sia a Bruxelles sia in Italia, provvedimenti che hanno limitato enormemente la nostra sovranità e di cui pagheremo le conseguenze per decenni: pareggio di bilancio, legge Fornero, Bolkestein, Fiscal Compact, bail-in e molti altri.

Scorrendo a ritroso, l’ultima sceneggiata tra Commissione UE e Italia si era svolta nel pieno delle funzioni del Bomba l’anno scorso, e la sua gradassa risposta non si era fatta attendere. Aveva minacciato un finto veto sul bilancio dell’UE (si parlava allora di quadro pluriennale) e aveva “sgridato” la Germania per le sue impresentabili esportazioni. Benissimo, ma sapete cosa è successo da allora e a seguito di queste minacce? Assolutamente nulla, ed è questo il punto.

Fino a quando l’Italia sarà rappresentata da politici falsi e aperti a compromessi insostenibili, che fanno e disfano leggi elettorali a loro piacimento solo per tenersi la poltrona, gli italiani saranno sempre considerati – passateci il termine – gli ultimi della classe. Dall’altra parte, questa impostazione politica insensata ha portato l’Unione Europea e lo stesso Bel Paese sull’orlo del precipizio. I cittadini sono le cavie della propaganda sia dei governi italiani, sia degli eurocrati. Dire sempre e comunque “si” e cedere sovranità a Bruxelles ci ha ridotti a dover elemosinare qualche virgola di flessibilità per sostenere la demagogia del politico di turno al comando.

Cop23, il MoVimento 5 stelle alla Conferenza sui cambiamenti climatici

Cop23, il MoVimento 5 stelle alla Conferenza sui cambiamenti climatici

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Alla Cop23, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si sta svolgendo in questi giorni a Bonn, si discute su come raggiungere gli obiettivi stabiliti a Parigi due anni fa con orizzonte temporale al 2020. Al fine di delineare un metodo comune si stanno raccogliendo i testi e le proposte di tutti i Paesi. Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per la lotta ai cambiamenti climatici.

Anche il MoVimento 5 stelle è andato in missione ufficiale in Germania per seguire i lavori e assistere a tutte le conferenze dei rappresentanti dei vari Paesi e per prendere nota della road map che, di fatto, rischia di utilizzare strumenti tecnici che saranno oramai obsoleti, se consideriamo i 5 anni intercorsi da quando è stato firmato l’accordo di Parigi, fino alla dead line del 2020.

Il programma del MoVimento 5 Stelle sulla transizione energetica è molto più all’avanguardia di quello sentito in questi giorni alla Cop23. E questo spinge ad andare sempre più avanti.

Le cose più importanti su cui agire sono: i trasporti, l’agricoltura, le foreste, l’energia. Quali sono le cose da fare? Sulla transizione energetica per il MoVimento 5 stelle, è fondamentale uscire dal carbon fossile. Parlare di agricoltura resiliente e sostenibile. Per le foreste promuovere la conservazione, la sperimentazione e l’incremento del nostro patrimonio boschivo.

Oltre all’agricoltura e al campo energetico è necessario intervenire anche sulle nostre città, che sono “ecosistemi sensibili” al cambiamento climatico, perché non in grado di adattarsi. La loro riqualificazione e la rigenerazione è un investimento fondamentale per tutelare l’ambiente e per il benessere dei cittadini.

In conclusione, si è vista un’America che si sta sfilando dagli accordi sul clima e una Cina che invece ha intenzione di impegnarsi per limitare le emissioni. Sono promesse, vedremo i fatti.


Massimo De Rosa, Carlo Martelli

Lega traditrice: tutti i migranti economici in Italia

Lega traditrice: tutti i migranti economici in Italia

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La Lega perderebbe tutti i suoi elettori se questi sapessero che, con il suo voto, Salvini avalla la folle proposta del Pd – cofirmata dalla Mussolini di Forza Italia – di trattenere in Italia tutti i migranti economici. L’astensione sulla riforma del regolamento di Dublino – il cui mandato negoziale è stato votato oggi dal Parlamento europeo – è l’ennesima genuflessione di chi non vuole schiacciare i piedi al padrone Berlusconi. La nuova riforma del Regolamento di Dublino è una gabbia perché obbliga l’Italia a gestire tutti i migranti economici arrivati. Per loro non è previsto nessun ricollocamento, nessuna solidarietà europea, nessuna condivisione degli oneri legati alla gestione dell’immigrazione. È quello che voleva la Merkel. E per questo motivo che dovete leggere il testo di riforma al Regolamento di Dublino perché vi diranno un sacco di bugie.

Forza Italia e Pd hanno voluto l’ennesima truffa per gli italiani che pagheremo a caro prezzo negli anni a venire. La Lega si è accodata perché brama solo le poltrone, come dimostrato dal voto sul Rosatellum. Questo voto dimostra chiaramente chi difende gli interessi dell’Italia e chi è complice e succube di questa Europa a trazione tedesca. Sull’immigrazione i partiti si compattano come già accaduto per tante altre importanti decisioni prese in questi anni, come il Fiscal Compact e i trattati commerciali suicidi per le nostre imprese.

Nel 2016 le domande di asilo sono state 123.000
(10.000 al mese, il 47% in più rispetto all’anno precedente) ma la maggior parte di queste è stata negata: il 61% resta a carico dell’Italia perché sono considerati migranti economici. Ecco perché è suicida questa riforma: negli ultimi anni, nonostante l’aumento degli sbarchi e delle richieste di asilo e protezione internazionale, sono diminuite le domande accolte e quindi aumenta il numero dei migranti economici. Per questi i rimpatri sono difficili visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza.

Il principio della responsabilità sui Paesi di primo ingresso, dunque, non verrà meno come vogliono farci credere: la riforma introduce infatti criteri e filtri che di fatto faranno gravare sul Paese di primo approdo tutte le responsabilità della gestione dei migranti e renderanno molto difficili i ricollocamenti. Questa è solo l’ennesima pagliacciata dei partiti che cercano di mettere pezze sui loro errori. Ricordiamolo a tutti: il regolamento di Dublino II è stato adottato nel 2003 e votato in sede di Consiglio dal governo Berlusconi – Lega. Il regolamento di Dublino III, che ha aggiornato la versione precedente, è stato approvato nel giugno 2013 e votato in sede di Consiglio dal governo Letta.

Siamo stati i primi a denunciare il Regolamento di Dublino che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. E non saranno le promesse di qualche ricollocamento a far cambiare idea. I dati parlano chiaro: il 71% dei migranti che dovevano lasciare l’Italia, secondo le promesse dell’Europa fatte due anni, non lo ha fatto. L’Europa deve rispettare l’Italia che è uno dei Paesi fondatori. Ci aspettiamo una solidarietà vera e non ipocrita. La Lega è l’utile idiota del sistema: lo critica a parole solo per legittimarlo dal di dentro!

Torino, nuovo regolamento nomine: giovani, merito e trasparenza

Il Blog delle Stelle

 

Torino, nuovo regolamento nomine: giovani, merito e trasparenza

Torino, nuovo regolamento nomine: giovani, merito e trasparenza

di Chiara Appendino

Con il nuovo Regolamento Nomine della Città di Torino si introducono per la prima volta in Italia delle specifiche che sono in grado di dare davvero una risposta a chi da troppo tempo aspettava un cambiamento in tema di nomine nella Politica.

Questo segnale forte arriva da una proposta di delibera presentata dal Movimento 5 Stelle di Torino, a firma dei consiglieri Carlotta Tevere e Federico Mensio e presentata mercoledì 15 novembre insieme al Presidente del Consiglio, Fabio Versaci, con la quale si introducono delle novità nel regolamento di indirizzo per le nomine della Città, molte delle quali già anticipate in campagna elettorale e a cui siamo felici di poter dare seguito.

Vediamole sinteticamente in alcuni punti in attesa che arrivi il documento ufficiale.

Semestre bianco
Negli ultimi sei mesi di consiliatura non si potrà procedere a nomine se non strettamente necessario.
Oggi questa regola non esiste e crediamo che sia importante per evitare di condizionare il lavoro delle successive Giunte votate dai cittadini

Massimo due mandati nello stesso Ente
anche non consecutivi. In questo modo si disincentiva il radicamento di interessi (e poteri) troppo profondi;

Candidatura in massimo tre Enti
e non più in tutti quelli che si vuole. È legittimo pensare che ci si voglia candidare in Enti che trattino temi analoghi e in linea con i propri interessi e le proprie peculiarità. Maggiori dubbi invece sorgono quando si sottopongono candidature in Enti che svolgono funzioni del tutto diverse;

Possibilità di percepire un solo emolumento
e di essere nominati in massimo due ruoli che lo prevedano. In altre parole non si potranno cumulare emolumenti in cariche derivate da nomine;

Priorità ai giovani
A parità di requisiti verranno preferiti i candidati più giovani di età;

Audizione pubblica
per la nomina in Enti che presentino un bilancio superiore ai 250mila euro. Sarà inoltre facoltà dei cittadini porre domande ai candidati.

Riteniamo che questi siano punti importanti del nuovo Regolamento Nomine con cui la Politica per la prima volta dà una risposta concreta in un’ottica di trasparenza, partecipazione, merito, tutela degli Enti Pubblici e slancio verso il futuro.

C’è ancora molto da fare, e non abbiamo nessuna intenzione di fermarci.

 
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