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Callipo chiarisca su intercettazioni o il Pd ne ritiri la candidatura a sindaco di Pizzo

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Le banche ombra gestiscono il mondo

Le banche ombra gestiscono il mondo Il settore bancario (e quello della finanza ad esso collegato) è completamente fuori controllo. Nessuno con precisione sa quanti soldi girino nel mondo, esiste un universo More »

#5giornia5stelle 122° puntata, 19 maggio 2017

#5giornia5stelle 122° puntata, 19 maggio 2017

Io ci credo“.
Iniziamo con l’auspicio di Gian Roberto Casaleggio durante la prima marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza questa edizione di 5giornia5stelle e con l’invito rivolto a tutti i cittadini italiani da Alessandro Di Battista per vincere insieme quella che è una battaglia di civiltà che nessun politico dovrebbe svilire o contestare.
Una edizione ricca, questa, che passa per due leggi passate alle Camere con il si del MoVimento 5 Stelle: partiamo da quella che introduce il reato di tortura e dalla dichiarazione di voto di Maurizio Buccarella. Una legge attesa a lungo e che ora torna a Montecitorio per un voto che dovrebbe essere quello finale. Passiamo poi proprio all’aula di Montecitorio per una legge invece approvata in via definitiva, sul cyberbullismo, ed ascoltiamo un estratto della relativa dichiarazione di voto di Marialucia Lorefice.
Sempre a Montecitorio, ma in commissione Affari Costituzionali, si comincia a discutere della nuova legge elettorale. Alla prima proposta del PD che prevedeva dei correttivi alla legge uscita dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum (testo cui il M5S si era detto disponibile a collaborare), è stata sostituita un’altra, proposta da Verdini e dall’ala renziana del Partito Democratico; si tratta di un sistema proporzionale e con correttivo maggioritario che pare scritta apposta contro il MoVimento 5 Stelle. A questo riguardo ascoltiamo Giuseppe D’Ambrosio e Roberto Fico.
Torniamo ancora una volta in aula alla Camera per ascoltare ancora una volta Marialucia Lorefice e la proposta di abolizione degli hotspot che però ha visto il parere contrario dell’aula; la stessa che ha visto iniziare la discussione della riforma dei parchi. Il MoVimento 5 Stelle è totalmente a sfavore di questa norma che mette al centro, non la tutela delle biodiversità, ma il profitto e le logiche di spartizione del potere. Lo spiegano con grande determinazione Massimo De Rosa in aula e poi Federica Daga, Paola Nugnes, Salvatore Micillo e Mirko Busto nel corso di una conferenza stampa alla Camera.
Il capogruppo alla Camera Roberto Fico, stavolta con Paola Carinelli, ci spiega i motivi dell’esposto che il M5S ha presentato all’ANAC ed al suo Presidente Cantone, contro la rinnovata nomina di Laghi al management di Alitalia.
Da Strasburgo ascoltiamo i portavoce in Europa del M5S Ignazio Corrao, sul prossimo G7 di Taormina, e sulla risoluzione che il M5S ha presentato circa l’armonizzazione dei controlli nelle dogane dell’Unione Europea per il tramite di Tiziana Beghin.
Infine spazio alla dichiarazione di voto di Enrico Cappelletti ed al no del MoVimento 5 Stelle in Senato alla norma che pone, di fatto, nuovi freni all’abbattimento delle costruzioni abusive.
Anche per questa puntata è tutto.
Buon fine settimana a tutti.


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5giornia5stelle va in onda anche su TeleAmbiente – visibile sul canale 78 del digitale terrestre a Roma, Pescara e Perugia e sul canale 218 a Milano – a questi orari: Lunedì 15:30, Martedì 03:30 – 9:30, Mercoledì 12:40 – 9:30, Giovedì 03:00 – 13:30, Venerdì 21:50, Sabato 20:00, Domenica 18:10

 

ALLA PENSIONE PRIVILEGIATA DEI PARLAMENTARI MANCANO

 

     

    Callipo chiarisca su intercettazioni o il Pd ne ritiri la candidatura a sindaco di Pizzo

    Callipo chiarisca su intercettazioni o il Pd ne ritiri la candidatura a sindaco di Pizzo

    WhatsApp Image 2017-05-22 at 10.41.49

    Repubblica.it ha riferito di intercettazioni pesantissime tra Callipo e Sacco, protagonista della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, arrestato nella recente operazione antimafia “Jonny”. Emergerebbe scenario inquietante. Attendiamo risposte anche dal Pd nazionale.

    Sono gravissime e non possono passare nel silenzio le notizie che Repubblica.it ha riportato sull’esistenza di intercettazioni che proverebbero rapporti elettorali tra l’esponente renziano del Pd Gianluca Callipo e Leonardo Sacco, protagonista della Confraternita della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, arrestato nell’operazione “Jonny” che ha svelato gli interessi del clan Arena sull’accoglienza ai migranti nell’area crotonese. Lo affermo insieme ai colleghi parlamentari nazionali M5s Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni, e alla nostra Laura Ferrara, del parlamento europeo. Inquietante è che, stando a Repubblica.it, Callipo, il quale tramite Sacco e la Misericordia di Isola Capo Rizzuto avrebbe ottenuto voti alle primarie interne del 2014 per la candidatura a governatore della Regione Calabria, si sarebbe poi messo a disposizione di Sacco, assicurandogli, per un altro progetto di accoglienza, un’interlocuzione con vertici del Pd nazionale, tra cui Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Vogliamo sapere se ci siano stati scambi politico-elettorali con partecipazioni mafiose e quali siano stati gli accordi e i ruoli specifici, atteso che Repubblica.it ha fatto un riferimento, pur non circostanziandolo, anche all’idea di affidare la conduzione di imbarcazioni per salvataggio migranti all’ex comandante della Concordia, Francesco Schettino. Confidiamo nell’azione della magistratura catanzarese, che in Calabria sta compiendo una preziosa opera di pulizia. Nel frattempo aspettiamo che il diretto interessato, cioè Callipo, oggi candidato quale sindaco di Pizzo Calabro, faccia immediata e compiuta chiarezza sulla vicenda. Diversamente, il Partito democratico dovrebbe, per coerenza, indurlo a ritirarsi dalla campagna elettorale in corso.

    La mia #MARCIA5STELLE per il #REDDITODICITTADINANZA

    La mia #MARCIA5STELLE per il #REDDITODICITTADINANZA

     

     

     

    Energia: via dal carbone solo con il MoVimento 5 Stelle

    Energia: via dal carbone solo con il MoVimento 5 Stelle

    Energia: via dal carbone solo con il MoVimento 5 Stelle

    di MoVimento 5 Stelle

    Via dal fossile per un’Italia a efficienza energetica e fonti rinnovabili. E’ questo il progetto del MoVimento 5 Stelle e del suo programma Energia già votato dagli iscritti online. Un obiettivo da raggiungere entro il 2050, attraverso innovativi programmi di transizione e trasformazione industriale, che giorno dopo giorno determineranno benefici ambientali, economici e sociali al nostro Paese.

    Quello che vuole il M5S al Governo è chiaro: uscire dal carbone entro la fine della prossima legislatura ed entro il 2050 puntare ad un sistema energetico libero dalle fonti fossili. Anche Svezia e Danimarca vogliono diventare totalmente “Fossil Free” entro il 2050. Con loro anche Svizzera (con un referendum il popolo elvetico ha detto ‘Sì’ alla transizione energetica), Germania e Francia.
    Per far questo, il M5S oggi ha messo a confronto docenti universitari ed esperti del settore. E’ il primo di una serie d’incontri.

    Renzi e la sua maggioranza in questi anni hanno ostacolato questa strada virtuosa, favorendo con lo Sblocca Italia un modello energetico opposto a quello che il M5S propone. Il mondo renziano è fossile e dipende esclusivamente dai grandi produttori, quello a 5 stelle è un modello innovativo e aperto in cui produttore (offerta) e il consumatore (domanda) partecipano attivamente al sistema energetico con regole semplici e chiare.

    Renzi ed il Pd hanno preso in giro i cittadini annunciando un “green act” che ancora attendiamo di conoscere. Con Renzi l’Italia ha rallentato il cammino nel settore dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Nel 2016 in Italia sono stati installati in Italia solo 360 MW di nuovo fotovoltaico ed appena 290 MW di eolico, con un calo annuale del 19% relativo alle installazioni di solare, eolico ed idroelettrico. Non solo, la produzione elettrica da fonti rinnovabili in Italia è in calo da tre anni!

    Un danno per l’ambiente, l’economia ed i settori produttivi innovativi.

    Renzi che stringe la mano a Obama sul tema dei “cambiamenti climatici” è pura ipocrisia. Solo con il MoVimento 5 Stelle al governo si attuerà la transizione ecologica verso un sistema libero dalle fonti fossili e ad economia circolare.

     

    A Sarego stiamo vincendo la battaglia contro l’inquinamento

    A Sarego stiamo vincendo la battaglia contro l’inquinamento

    A Sarego stiamo vincendo la battaglia contro l’inquinamento

    di Roberto Castiglion, sindaco uscente e candidato sindaco M5S

    Dal 2013 siamo in prima linea nel limitare i danni derivanti dall’inquinamento dei PFAS delle falde acquifere. Per primi abbiamo chiuso i pozzi seguendo i parametri restrittivi imposti dagli organi competenti, con parlamentari e consiglieri regionali abbiamo presentato diverse denunce alla Procura della Repubblica e sollecitato l’Istituto Superiore di Sanità per una risoluzione del problema.

    Abbiamo operato sugli acquedotti per portare l’acqua a quei cittadini i cui pozzi sono diventati inutilizzabili. A dare forza alla nostra azione, la recente pubblicazione della relazione di Greenpeace riguardante i risultati delle analisi sui PFAS effettuate nell’acqua di rete in diversi comuni veneti dove si evince che l’acqua dell’acquedotto di Sarego raggiunge valori di PFAS equiparabili, e a volte inferiori, a quelli di comuni lontani dalla zona contaminata.

    Seppur l’acqua sia considerata potabile in tutti i comuni coinvolti dalle analisi, si conferma l’attento lavoro che abbiamo portato avanti in questi ultimi anni.

    Questi importanti traguardi non fermeranno la battaglia che fin dall’inizio si è intrapresa: la ricerca di fonti di approvvigionamento alternative facendo ricadere i costi su chi è responsabile di questo inquinamento.
    Chi inquina deve pagare!

    Quanto fatto ci da la fiducia di continuare la battaglia per tutelare la salute dei cittadini

    I candidati del Movimento 5 stelle Sarego:

    Roberto Castiglion, Luzi Manuela, Tregnaghi Ivano, Zambon Flavio, Costa Enrico, D’Errico Pietro, Dalla Pria Veronica, Ferron Andrea, Gastaldi Giulia, Mercedi Redenzio, Monanni Fabio, Rateni Antonella, Roviaro Mauro

     

    La Svizzera dice sì alla Strategia energetica 2050 e all’uscita dal nucleare

    La Svizzera dice sì alla Strategia energetica 2050 e all’uscita dal nucleare

    La Svizzera dice sì alla Strategia energetica 2050 e all’uscita dal nucleare

    da Greenreport.it

    Con il 58.2% dei voti e punte del 73.5% a Vaud, 72,5% a Ginevra, 69.6% a Neuchâtel e 63.4% a Basilea Città e Vallese, la Svizzera ha detto Sì al referendum sulla Legge federale del 30.09.2016 sull’energia (Lene) e secondo il Partito ecologista svizzero (I Verdi, Grüne, Les Verts), «il sì alla Strategia energetica 2050 è un sì all’uscita dal nucleare e una svolta energetica».

    Ma gli ecologisti che si sono battuti per il sì insieme a una vasta coalizione di sinistra, al Partito Verde Liberale e a comunità locali e imprenditori delle rinnovabili, ricordano che questo voto non risolve tutti i problemi: «Adesso bisogna smantellare rapidamente e in tutta sicurezza le nostre vecchie centrali nucleari e infine proteggere efficacemente il clima».

    I Verdi spiegano che «la campagna menzognera degli oppositori alla Strategia energetica 2050 non ha avuto l’ultima parola. Dicendo sì alla strategia energetica, la popolazione ha permesso la vittoria di una delle prime rivendicazioni dei Verdi. Grazie alla pressione esercitata dall’iniziativa per un’uscita programmata dal nucleare, è stato possibile forgiare un compromesso in Parlamento, così come convincere la maggioranza della popolazione».

    Secondo la presidente dei Verdi svizzeri, Regula Rytz «senza la locomotiva verde, non si può condurre una politica energetica e ambientale degna di questo nome. Si tratta di una cocente sconfitta per i nostalgici del nucleare e gli assetati di petrolio e di un segnale essenziale per la protezione climatica».

    I Verdi, Grüne, Les Verts ricordano però che la vittoria al referendum sulla Strategia energetica 2050 significa che la transizione in Svizzera sia davvero avviata e per questo i Verdi del Ticino (dove il sì ha vinto con il 56.7%) sottolineano che «la Svizzera dovrà in ogni dotarsi al più presto di una legge per la riduzione del CO2 al fine di portare un doveroso contributo alla lotta mondiale contro il surriscaldamento climatico. I Verdi si adopereranno anche per un’applicazione della Strategia energetica 2050 a favore degli inquilini, chiedendo una adattamento dell’ordinanza sui diritti di locazione abbassando le tasse a carico degli inquilini in caso di rinnovamenti».

    Il partito ecologista svizzero evidenzia che «la strada per l’uscita dal nucleare è ancora lunga ed è quindi fondamentale rafforzare gli standard di sicurezza nelle centrali e per il trattamento e stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Infine i Verdi si batteranno contro le obsolete energie e le sovvenzioni, reclamate a gran voce da alcuni ambienti che vorrebbero continuare a mantenere in vita le centrali nucleari in Svizzera. Bisognerà implementare una Strategia energetica ecologica. I Verdi rifiuteranno categoricamente qualsiasi indebolimento della tutela dell’ambiente e sono sicuri che l’implementazione della Strategia è possibile anche in rispetto del paesaggio e della natura. La campagna referendaria feroce ha dimostrato la necessità di stabilire delle basi solide all’interno della società per lanciare il progetto energetico. Questo è il motivo per cui sarà importante organizzare una tavola rotonda nell’alleanza SE2050 per definire i prossimi passi da subito».

    Anche il Partito Socialista svizzero è molto soddisfatto dall’esito del referendum che «dimostra l’attenzione e la coscienza della popolazione per la tutela dell’ambiente e del territorio. Un chiaro risultato, espresso dal popolo, che mostra anche il rifiuto delle campagne politiche propagandistiche e menzognere».

    Secondo i socialisti, «la ‘Strategia 2050’ permetterà una graduale transizione energetica, di uscire dal nucleare utilizzando fonti energetiche meno inquinanti, una maggiore efficienza e il conseguente risparmio di oltre 10 miliardi all’anno che oggi spendiamo per importare combustibile nucleare e uranio. Ne trarrà beneficio la produzione di energia sul nostro territorio, in particolare il settore dell’idroelettrico ticinese e i suoi posti di lavoro, visto che al momento non riesce più a coprire i costi con la sua produzione di energia a causa dei bassi prezzi di mercato, generati da un nucleare sovvenzionato e dall’importazione di energie fossili. È inoltre una buona notizia che la netta maggioranza della popolazione non abbia ceduto alla campagna propagandistica guidata dall’Udc (Unione democratica di centro, la destra xenofoba svizzera, ndr). Un’inaudita campagna caratterizzata dalle innumerevoli menzogne che hanno riempito le pubblicazioni e i manifesti contro la “Strategia energetica 2050”. La dimostrazione è che – oggi più che mai – è indispensabile una legge sulla trasparenza che permetta alla cittadinanza di sapere chi finanzia le campagne politiche».

    Ora rimane la parte più difficile. Nicola Schoenenberger, co-coordinatore I Verdi del Ticino, è convinto che la battaglia per l’energia sostenibile in Svizzera non sia affatto finita: «La Strategia energetica 2050 è irrinunciabile. Esprimersi su di un referendum ci fa pensare illusoriamente che abbiamo scelta, che volendo potremmo non uscire dal nucleare e andare avanti come fatto fino ad ora. Ma il nucleare è obsoleto, pericoloso e troppo caro, non è in grado di internalizzare i costi (stimati ad almeno 20 miliardi per il solo smaltimento). Non possiamo ignorare il fatto che prima o poi le ormai vecchie centrali concluderanno il loro ciclo di vita e non saranno ricostruite perché mancano gli investitori e il consenso politico. Allora dovremo avere valide alternative, già funzionanti. Arrivare al 2050 senza aver costruito, negli anni, un nuovo sistema di approvvigionamento è impensabile.

    Gli oppositori alla strategia energetica si dicono contrari proprio alla costruzione, pianificata, di questo sistema alternativo di approvvigionamento. Ma non propongono misure diverse da quelle elaborate dal Consiglio Federale: si direbbe ignorino il fatto che dal nucleare, che lo si voglia o meno, saremo costretti ad uscire. E cosa faremmo senza una strategia energetica, come sopperiremmo alla mancanza di energia? Dovremmo importarla dall’estero. Che le motivazioni degli oppositori alla Strategia energetica facciano leva sul patriottismo, sulla protezione del nostro mercato interno, è dunque l’ulteriore paradosso di questo referendum. La nostra economia sarebbe messa in difficoltà proprio dalla dipendenza che avremmo dall’estero. I costi graverebbero sulla nostra economia e, proprio noi svizzeri che ci vantiamo di essere l’avanguardia nella ricerca e nello sviluppo, nell’innovatività e nella qualità dei servizi, saremmo i primi a non usare i nostri atout».

     

     

    Ecco le 89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    Ecco le 89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    Ecco le 89 nuove proposte di legge degli iscritti 5 Stelle su #Rousseau

    di Danilo Toninelli

    Sono online le nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Le trovi su Rousseau. Si tratta di 89 nuove proposte di legge degli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Accedi alla lista e scegli quelle che ritieni più convincenti per le votazioni che si terranno la settimana prossima.

    Se vuoi sapere come si propone una legge su Lex Iscritti e come viene valutata qui trovi tutte le informazioni necessarie.
    Grazie a tutti coloro che stanno contribuendo allo sviluppo di Rousseau, il cuore pulsante del MoVimento 5 Stelle: continuate a sostenerci!

     

    Lo Stato innovatore

    Lo Stato innovatore

    Lo Stato innovatore

    di MoVimento 5 Stelle

    La politica si deve occupare delle prossime generazioni. E’ inevitabile. Ma come? Ad esempio ragionando di Stato Innovatore con Mariana Mazzucato e Giovanni Dosi, economisti di fama internazionale, il 24 maggio prossimo, in un evento pubblico organizzato alla Camera dei Deputati.

    Perchè “noi non abbiamo bisogno di frigoriferi, macchine, caldaie, lampadine, abbiamo bisogno di freddo, tepore, luce e mobilità!” (B. Grillo). Per fare ciò, abbiamo bisogno di visioni a lungo periodo e non di sperare che il lucro di qualcuno porti il benessere degli altri.
    Non bisogna mai dimenticare che le teorie economiche servono a studiare dei fenomeni: ogni teoria è uno strumento per analizzare e risolvere un pezzettino del problema, non delle squadre per cui tifare.

    Le teorie neoliberiste hanno generato politiche di austerity, basandosi su un mercato privo di regole e di autorità pubblica. Hanno bloccato gli investimenti pubblici, concentrandosi su un capitalismo finanziario che non interviene sull’economia reale. Queste semplicemente non funzionano, non hanno funzionato e non possono funzionare. Lo dice forte e chiaro anche il mondo della ricerca economica, che non può più rimanere inascoltata.
    Lo Stato non è un nemico da cui difendersi, ma può fornire supporto nei momenti di bisogno e guidare lo sviluppo tecnologico ed economico.

    Come ci insegna il libro della professoressa Mariana Mazzucato, “Lo Stato Innovatore”, edito da Laterza, solo lo Stato, a differenza dei privati, dispone delle risorse, del tempo e della visione d’insieme per affrontare il rischio di investire in tecnologie ancora inesplorate. Dunque può e deve rivestire un ruolo imprenditoriale nella società, che incoraggi i privati a essere interventisti, assumendo insieme un ruolo chiave nello sviluppo e nella commercializzazione delle più importanti innovazioni.

    L’economista ci fa notare che se diamo uno sguardo a quanto accaduto con le recenti “rivoluzioni” che vanno dai computer a Internet, non possiamo far altro che notare che dietro tali sconvolgimenti altro non c’è che la ricerca, sviluppata in gran parte tramite investimenti pubblici, ovvero Internet, il Gps, il touch-screen e le comunicazioni in genere. Lo stesso possiamo dire per Google, il cui algoritmo è stato finanziato dai fondi pubblici americani.
    E tutto questo era già ben espresso da Keynes nella sua celebre frase: “La cosa importante per un governo non è fare le cose fatte dai privati, un po’ meglio oppure un po’ peggio, bensì fare le cose che al momento nessuno fa”.

    Dobbiamo solo scegliere se vogliamo invertire la rotta e far si che sia in Italia che in Europa lo Stato non sia più quell’inutile fardello burocratico che priva le future generazioni di qualsiasi sogno, ma uno Stato Innovatore capace di creare nuovi mercati e di darci “freddo, tepore, luce e mobilità” nel pieno rispetto dell’ambiente.
    Ragioniamo insieme di politiche espansive mirate, mission oriented e sul ruolo di uno “Stato innovatore” che deve avere una visione di politica industriale fondata su quei settori e quelle pratiche che possono davvero far ripartire la nostra economia, avvicinando la svolta produttiva di cui abbiamo estremo bisogno e che ci porta in direzione della sostenibilità ambientale e del benessere dei cittadini.

    Questi sono certamente obiettivi ambiziosi, ma la ricerca deve essere la stella polare portata in palmo di mano dallo Stato, in simbiosi con le imprese e i privati, per sviluppare, nuove competenze, aumentare la produttività, creare nuove imprese e mercati.
    Di tutto questo, come accennato, il M5S discuterà con esperti di fama internazionale e confrontandosi anche con i diversi partiti, nel convegno citato in apertura, momento di approfondimento importante, che si terrà mercoledì 24 maggio, dalle ore 15, nell’Aula magna del Palazzo dei Gruppi parlamentari Camera, in via di Campo Marzio 78, a Roma.

    Oltre ai nostri portavoce Luigi Di Maio, Laura Castelli e Nunzia Catalfo, saranno presenti, tra gli altri, i già citati Mariana Mazzucato dell’University College London e Giovanni Dosi della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Pasquale Tridico dell’Università Roma Tre, Andrea Roventini della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Paolo De Ioanna dell’OIV, Corrado Spinella del Centro Nazionale delle Ricerche.

    Per partecipare all’evento compila questo form.

    Qui trovi i materiali dell’evento.

     

    #ProgrammaScuola: Come innovare la didattica

    #ProgrammaScuola: Come innovare la didattica

    #ProgrammaScuola: Come innovare la didattica.

    La Scuola va rinnovata e ripensata in modo da attuare strategie didattiche e pedagogiche innovative, in grado di coinvolgere attivamente gli studenti nella creazione delle conoscenze. Per raggiungere questo importante obiettivo vi chiederemo di scegliere tre priorità.

    di Paolo Mottana, ordinario di filosofia dell’educazione Università Milano Bicocca

    La scuola oggi presenta tanti elementi che hanno bisogno di essere trasformati. in generale l’educazione pubblica credo che debba essere un’educazione all’altezza delle esigenze dei bambini e dei ragazzi che vivono nel nostro tempo, e questo non è quello che accade. La scuola di oggi continua a tenerli imprigionati in spazi e in tempi, dovendo assecondare argomenti che non sono appropriati alle loro esigenze, ai loro desideri e alle loro possibilità.

    Occorre intervenire anzitutto perché la scuola diventi un luogo dove non solo la dimensione cognitiva, ma la dimensione fisica, le dimensioni emotive, le dimensioni immaginative, le dimensioni creative, trovino il loro spazio. È necessario chiudere una fase in cui abbiamo, per così dire, messo da parte bambini e ragazzi rispetto alla vita sociale, e ricondurli invece a entrare in contatto con la vita reale, perché è soltanto quando si entra in contatto con la vita reale, con altre generazioni, quando si entra in contatto con esperienze autentiche che bambini e ragazzi si sentono effettivamente motivati, si sentono coinvolti, possono per così dire vivere delle autentiche passioni per quello che fanno.

    Bisogna andare nella direzione di una educazione diffusa, cioè un’educazione in cui tutta la società si sente responsabile, dove la presenza di bambini e ragazzi nel mondo torna ad essere protagonista. Perché noi purtroppo abbiamo perso il loro contributo, abbiamo perso la loro vitalità, la loro freschezza, la loro spontaneità, le loro capacità chiudendoli in luoghi dove tutto questo viene soffocato.

    Abbiamo bisogno di aiutare gli educatori e gli insegnanti a ritrovare il gusto di una professione che purtroppo chiusa nelle mura anguste della scuola finisce per essa stessa a spegnersi. Aiutandoli a muoversi nel mondo e a trovare le opportunità, le occasioni, dove il loro stesso sapere venga per così dire chiamato il gioco. Quindi si tratta di un movimento complesso, che rovesci un po’ le gerarchie che sono state per così dire impiegate fino ad oggi, le gerarchie che vedono un sapere organizzato frantumato in discipline, rinchiuso in luoghi dove ci sono le gabbie di discipline, di normative, di valutazioni, che costringono questo sapere a perdere il suo potenziale di interesse, di curiosità, e invece riportarli nella vita reale.

    Per tutto questo abbiamo bisogno di una nuova formazione per insegnanti e docenti, che faccia leva davvero sulla loro capacità di stare insieme ai ragazzi. Non come controllori, non come giudici, non come agenti di sicurezza, come spesso accade, ma come compagni di un attraversamento dell’esperienza della vita. E la vita è estremamente varia, è un’arnia infinita di occasioni, di opportunità, di esperienze straordinarie. Ma non possiamo più confinarle all’interno di uno spazio così ristretto come quello della scuola.

    Abbiamo bisogno di aprirci al territorio, di aprirci a tutti quegli agenti sia pubblici che privati che possono contribuire a offrire delle opportunità, e anche a ricostruire il profilo stesso di quartieri, delle zone, delle città. Perché bambini e ragazzi possano di nuovo ricominciare a solcarli ad essere presenti in essi attraverso un sistema di trasporti adeguato. Abbiamo bisogno di una formazione di educatori ed insegnanti che cambino il loro profilo esclusivo da esperti disciplinari, e diventino, per così dire, degli organizzatori di esperienze.

    L’apprendimento avviene attraverso l’esperienza, non avviene attraverso alcuna memorizzazione di qualcosa obbligata da qualcun altro, l’apprendimento che io chiamo “apprendimento per sottomissione”. Non c’è bisogno di sottomettersi a nulla, c’è solo bisogno di gustare le infinite opportunità che la realtà ci offre. Da questo punto di vista certamente anche le tecnologie possono avere un ruolo, che non deve essere semplicemente di lubrificazione per imparare, ma un modo per scoprire, per essere creativi.

    Ci sono tecnologie che ci aiutano a riprendere il mondo, rivederlo ad analizzarlo, ci sono tecnologie che ci aiutano ad acquisire conoscenze, ci sono tecnologie che però possono anche diventare un alibi per non occuparsi direttamente della realtà. E quindi le tecnologie devono essere un oggetto su cui esercitare un’attenzione critica, da somministrare secondo la dovuta calibratura, rispetto all’importanza che invece l’esperienza autentica, reale, diretta, carnale nel mondo può avere.

    Credo che l’educazione diffusa, che per il momento ancora è soltanto abbozzata in qualche esperienza sperimentale, possa diventare per il futuro la strada da prendere. Occorre qualcuno che dalle posizioni in cui si decide come funziona l’educazione nel nostro mondo, prenda delle decisioni in questo senso. Ci aiuti a liberarci da quei sarcofagi che sono le strutture scolastiche, dentro i quali purtroppo noi abbiamo deciso di confinare una parte così importante della vita umana. E tanti soggetti che possono invece contribuire, con il loro lavoro, con la loro meraviglia, con la loro capacità ancora non contaminata a rendere migliore.

     

    Siria, vogliamo un’inchiesta ONU indipendente

    Siria, vogliamo un’inchiesta ONU indipendente

    siria-castaldo-guerra-m5s-grillo.jpgdi Fabio Massimo Castaldo, EFDD – M5S Europa

    I morti si contano o si pesano? Per me, per noi, si contano e basta, e il loro numero è inaccettabile nella sventurata terra siriana, un tempo culla di civiltà e di coesistenza tra religioni ed etnie, oggi un inferno di sangue, estremismo e violenza. Tutti abbiamo appreso i tragici fatti di Khan Shaykhun, morti che piangiamo, violenze che condanniamo senza alcuna riserva, chiedendo un’inchiesta ONU indipendente che accerti le responsabilità perché i colpevoli devono pagare.

    Purtroppo però noto che non tutti i morti sono pianti dai media nello stesso modo. Qualche giorno fa altre 23 vittime, di cui 12 donne, sono state trucidate dalle bombe della coalizione internazionale ai confini con l’Iraq. Si aggiungono ai 352 ufficiali dal 2014, forse sono anche di più, sospetto. Tanti sono i disastri umanitari e siriani dimenticati. A Deir ez-Zor da quasi tre anni sono sotto assedio da parte di Daesh, ben 120mila civili intrappolati, che sopravvivono solo grazie ai lanci aerei ad alta quota delle Nazioni Unite. Nessuno li ricorda. Se quella zona fosse controllata dai miliziani, mi e vi chiedo, ci sarebbe forse maggiore attenzione?

    Mentre a Ginevra si parla, la Siria brucia e ad Astana si decide. I negoziati ufficiali delle Nazioni Unite sembrano essere ridotti a un mero proforma. Al contrario, nella capitale kazaka viene sempre più definito il piano delle quattro zone di de-escalation, un piano grazie al quale le principali potenze globali e regionali si stanno confrontando sul posizionamento anche delle rispettive milizie satellite, spartendosi di fatto le rispettive zone di influenza nel martoriato scacchiere siriano. La verità è che ormai in questo complicatissimo scenario a tutti conviene quasi cristallizzare il conflitto, piuttosto che rischiare che sia solo uno a vincerlo.

    Ma la vera domanda è: chi sarà a liberare Raqqa? Potranno farsi carico di questo immane e terribile compito, pur con i maggiori aiuti statunitensi, solamente i valorosi curdi dell’YPG che per anni hanno dovuto fronteggiare Daesh? Continueremo a tacere sulle pressioni turche, che continuano a considerarli un’organizzazione terroristica e dimostrano con minacce tutt’altro che velate la propria volontà di arrivare a uno scontro armato? Continueremo a tollerare che chi da anni sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite, chi combatte questi miliziani pronti a farsi saltare in aria, possa essere aggredito da un paese candidato all’adesione?

    Le chiedo inoltre una verifica attenta delle sanzioni anche sui beni dual use, perché, da quello che ci riferisce anche la Mezzaluna rossa presente sul campo, pompe idrauliche e medicine antitumorali incontrano difficoltà enormi per arrivare sul campo e sul terreno in Siria e a farne i conti, come sempre, è il popolo, non certo i leader di qualsivoglia natura e qualsivoglia posizione.

    Fortunatamente non siamo un attore armato e non dobbiamo assolutamente diventarlo. Io condivido l’analisi, ciò ci rende più credibili nella transizione e nella ricostruzione, purtroppo è impossibile però implementare efficacemente un piano post-conflitto finché i vari contendenti continuano a disputarsi le spoglie di un paese ormai in macerie. Qui noi possiamo fare la differenza, con il nostro peso geopolitico e soprattutto geoeconomico e commerciale, verso gli attori regionali e non.

    Questa brutale guerra per procura, perché di guerra per procura si tratta, deve finire. Il popolo siriano non può continuare a pagare colpe non sue e a piangere morti che sono tutti uguali, perché nessuno di loro è più uguale degli altri.

     

    Le banche ombra gestiscono il mondo

    Le banche ombra gestiscono il mondo

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    Il settore bancario (e quello della finanza ad esso collegato) è completamente fuori controllo. Nessuno con precisione sa quanti soldi girino nel mondo, esiste un universo immerso nell’ombra dove il tracciamento diviene impossibile da qualsiasi autorità. E la cosa più spaventosa e che questa montagna silenziosa di denaro potrebbe distruggere qualsiasi economia occidentale, visto che il suo ammontare – come ci riferisce un rapporto pubblicato il 10 maggio dal Financial stability board (Fsb) – è pari al 120% del PIL di tutti i Paesi del mondo messi insieme.

    Questi OFI, definiti dallo studio “altri intermediari finanziari”, sono cresciuti di 3mila miliardi di dollari rispetto al 2014. Specialmente perché al crescere delle borse molti capitali hanno lasciato il settore bancario cosiddetto tradizionale. Il dato di cui sopra non comprende Paesi come la Cina, il cui settore OFI vale 7300 miliardi di dollari alla fine del 2015 e dove le banche ombra hanno avuto una crescita del 31% tra il 2014 e il 2015 stesso. I soldi generati vanno a finanziare i debiti delle imprese di Stato e i precari progetti immobiliari dei Governi locali.

    Come riporta Internazionale, gli esperti dell’Fsb, però, si aspettavano indicazioni molto più interessanti dallo studio, soprattutto perché non hanno ricevuto tutti i dati che volevano avere. Un importante centro finanziario come il Lussemburgo – del celebre presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker – non ha inviato i suoi dati.

    Alla luce di questo mostro oscuro è davvero impossibile pensare che non capiterà più alcuna crisi. I mezzi per mettere in sicurezza il sistema ci sarebbero anche, il MoVimento 5 Stelle propone da anni la creazione di un moderno Glass-Steagall Act basato sulla separazione delle attività di credito tradizionali dalle attività finanziarie speculative, una regolamentazione severa anche per gli intermediari del sistema ombra e un solido strumento di protezione dei depositi bancari basato sulla garanzia illimitata di una banca centrale, che funga da prestatore di ultima istanza.

    Solo così potremo mettere in sicurezza il sistema e allo stesso tempo proteggere i cittadini e i loro risparmi. Ma l’UE non vuole ascoltare e le sue scelte politiche (per il momento) vanno in un’altra direzione. Il commento di Marco Valli, portavoce M5S in Europa: “Per scongiurare davvero il pericolo delle crisi sistemiche è fondamentale agire sul sistema finanziario in modo deciso. Oltre a proporre la separazione Bancaria, il M5S sta provando da tempo a suonare l’allarme sul sistema bancario ombra, prima che esploda l’ennesima crisi improvvisa, dove i cittadini potrebbero essere chiamati ancora una volta a pagare il prezzo della speculazione e l’incapacità della politica di agire. Stiamo presentando da tre anni emendamenti in quasi tutti i testi del Parlamento europeo che trattano il tema bancario, ma poche volte vengono supportati da una maggioranza. Le lobby finanziarie sono influenti, potenti ed interessate a mantenere il sistema bancario ombra deregolamentato. La politica deve andare oltre queste pressioni ed agire nella tutela dell’interesse collettivo“.

     

    Il futuro è il compostaggio di comunità

    Il futuro è il compostaggio di comunità

    Il compostaggio di comunità è un processo di stabilizzazione aerobica controllata, del materiale organico selezionato dai RU e ci permette di accelerare e migliorare il processo a cui naturalmente va incontro ogni sostanza organica. Se fatto rientrare nelle strategie di gestione dei rifiuti concorre ad assolvere alla priorità n°1 delle norme europee, ovvero la prevenzione e la riduzione a monte dei RU.

    Grazie ad alcuni emendamenti del M5S inseriti nella legge 28 dicembre 2015, n. 221 in particolare agli articoli 37 e 38, è diventato realtà il compostaggio di comunità (anche detto di prossimità) ovvero il compostaggio domestico e non domestico effettuato collettivamente, che sempre secondo quando dettato dalla legge premierà con la riduzione della tassa sui rifiuti i cittadini o le aziende agricole/florovivaistiche che lo effettueranno.
    I Comuni hanno la possibilità, senza alcun costo a loro carico, di poter manifestare interesse entro e non oltre il prossimo 30 marzo ed integrare il proprio sistema di gestione dei rifiuti con una rete di piccoli impianti di compostaggio, definiti appunto di comunità.
    L’articolo 37 contiene disposizioni finalizzate ad incentivare il compostaggio aerobico, sia individuale che di comunità, tramite l’applicazione di una riduzione della tassa sui rifiuti per le utenze domestiche e non domestiche (attività agricole e vivaistiche) che effettuano il compostaggio aerobico individuale, nonché attraverso la semplificazione del regime di autorizzazione degli impianti dedicati al c.d. compostaggio di comunità di rifiuti biodegradabili derivanti da attività agricole e vivaistiche o da cucine, mense, mercati, giardini o parchi, che hanno una capacità di trattamento non eccedente 80 tonnellate annue.
    L’articolo 38 prevede l’incentivazione delle pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l’autocompostaggio e ilcompostaggio di comunità, e consente ai comuni di applicare riduzioni della tassa sui rifiuti (TARI). Lo stesso comma prevede l’emanazione di un decreto interministeriale volto a stabilire i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici. Viene altresì introdotta nel testo del c.d. Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006) la definizione di “compostaggio di comunità” ed estesa alle utenze non domestiche la nozione di autocompostaggio.
     
    Il 23 Febbraio 2017 finalmente è stato pubblicato il Decreto Attuativo che regola il Compostaggio di Comunità, con una serie di allegati che semplificano ai Comuni, alle attività e ai cittadini che vogliano praticare l’autocompostaggio anche attraverso una compostiera di quartiere, l’iter di avvio, in particolare è bene ricordare che basteranno solo 15 giorni dopo aver prodotto una semplice comunicazione.
    FAQ – DOMANDE E RISPOSTE SUL COMPOSTAGGIO DI COMUNITA’
    (le domande sono tratte dall’Associazione Italiana Compostaggio di cui faccio parte, iscriviti anche tu)
    D: Quali sono esempi di “organismo collettivo”?
    R: A nostro giudizio sono esempi, non esaustivi, condomini, associazioni, consorzi ma anche municipi e comuni
    D: Quali utenze possono conferire?
    R: Le utenze conferenti possono essere domestiche (famiglie) e non domestiche (attività economiche quali negozi, ristoranti, ecc.)
    D: Quali rifiuti possono essere conferiti?
    R: Quelli nell’allegato 3 (che comprende i rifiuti di cucine e mense, manutenzione del verde ecc.)
    D: Secondo questo Decreto quanti rifiuti organici possono essere conferiti per non avere bisogno di autorizzazioni?
    R: fino a 130 tonnellate all’anno.
    D: L’attività di compostaggio di comunità deve essere autorizzata?
    R: NO, malgrado i titoli dell’articolato facciano riferimento ad autorizzazioni semplificate, si tratta di una semplice comunicazione alle autorità competenti: (Comune, Azienda Rifiuti, ARPA) (art. 3). Si veda anche il modulo predisposto intitolato “comunicazione…”. (Allegato 1)
    D: Per l’inizio attività bisogna attendere l’assenso del comune?
    R: No, se il comune non richiede nulla, entro 15 giorni dalla comunicazione, si può procedere con l’attività
    D: Il Comune può computare il compostaggio di comunità per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata?
    R: Si, può farlo con sistemi di pesatura o con stime (vedi articolo 8)
    D: i rifiuti possono essere raccolti da soggetti terzi (esempio un’azienda)?
    R: NO, il conferimento del rifiuto biodegradabile deve avvenire autonomamente da parte delle utenze conferenti ed il compost prodotto è utilizzato esclusivamente da parte delle medesime. Personale dell’azienda può rivestire il ruolo di “conduttore”.
    D: Può il conduttore essere un soggetto esterno all’organismo collettivo?
    R: Si, è individuato dal responsabile dell’organismo collettivo anche tra soggetti terzi. La conduzione rappresenta una possibile attività per nuove figure professionali entro e fuori le aziende di gestione rifiuti.
    D: Quale tipo di strutturante si può utilizzare?
    R: Oltre ai pellets da stufa possono essere utilizzati molti altri materiali quali segatura, sfalci ecc. Per la lista completa vedi l’allegato 3.
    D: Il conduttore, per ricoprire questo ruolo, deve fare un corso?
    R: Si, un corso di almeno 8 ore erogato dall’impresa che fornisce l’apparecchiatura o da enti o istituti competenti (quindi anche dalla nostra associazione) (art. 7 commi 3 e 4) con rilascio di attestato.
    D: Bisogna essere proprietari dell’attrezzatura di compostaggio?
    R: NO, secondo l’art. 5 comma 1, “.. o in comodato d’uso o in noleggio”.
    D: L’attrezzatura deve essere sul luogo di residenza?
    R: NO: deve essere ubicata in aree nella disponibilità giuridica e entro 1 km (art. 5 commi 2 e 3)
    D: Il compost deve avere analisi che lo classificano come “ammendante” ai sensi del decreto legislativo 29 aprile 2010, n.75 in materia di fertilizzanti?
    R: Solo se il prodotto è utilizzato su suoli agricoli destinati alla produzione e vendita di prodotti per uso umano o animale (art. 6 comma 2) negli altri casi vale l’allegato 6 che richiede che i valori di temperatura, umidità, acidità (pH) e frazioni estranee siano in assegnati intervalli. Queste misure possono essere effettuate con semplici ed economici strumenti. Le macchine devono essere comunque in grado di produrre, qualora alimentate correttamente, compost secondo il decreto fertilizzanti (riteniamo che questa sia una dichiarazione necessaria del produttore dell’attrezzatura).
    D: Quanto dura il processo?
    R: Nelle compostiere statiche deve durare almeno 6 mesi, nelle compostiere elettromeccaniche almeno 3 mesi di cui almeno 1 mese in macchina (per i restanti due mesi la maturazione può avvenire in cumulo) (Allegato 5 parte B)
    D: Bisogna avere autorizzazioni per il rilascio in atmosfera dell’aria esausta?
    R: No. Vi sono due possibili modalità di destino per le arie emesse: rete fognaria o immissione in atmosfera previo filtraggio. All’Allegato 4, si recita:
    “Le emissioni delle apparecchiature di tipo elettromeccanico sono trattate mediante biofiltro prima del rilascio in atmosfera; in alternativa, l’aria estratta è collegata alla rete fognaria e allontanata mediante spinta della ventola prevedendo un sifone per evitare il ritorno di odori.
    L’aria rilasciata dal biofiltro è immessa in atmosfera in un punto di altezza pari almeno a 2 metri dal suolo. Tale punto emissivo non necessita di autorizzazione alle emissioni in atmosfera in quanto assimilabile al punto 1. m – Parte I – Allegato IV – Parte Quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “[…] silos per i materiali vegetali”.”
    Poichè il decreto propone della modulistica per la domanda e una proposta di regolamento di gestione, abbiamo ritenuto fare cosa utile di inserire dei link a questi documenti in formato word in modo che possiate essere facilitati nella compilazione.
     

    Il MoVimento 5 Stelle è per la massima copertura vaccinale

    Il MoVimento 5 Stelle è per la massima copertura vaccinale

    Il MoVimento 5 Stelle è per la massima copertura vaccinale

    di MoVimento 5 Stelle

    Il MoVimento 5 Stelle è a favore delle vaccinazioni e vuole che nel Paese ci sia la massima copertura vaccinale possibile. Noi siamo favorevoli all’obbligatorietà dei quattro vaccini che oggi, per legge, sono gia’ obbligatori, e siamo anche favorevoli all’introduzione di misure di obbligatorieta’ per vaccini che proteggono da malattie per le quali esiste una reale emergenza epidemica (come esiste al momento per il morbillo). Sullo specifico delle misure di obbligatorieta’ come introdotte nel Decreto Lorenzin ci riserviamo di giudicare dopo aver letto il decreto nella sua interezza (e nella sua versione definitiva), e dopo esserci consultati con i nostri esperti nazionali ed internazionali di riferimento. La nostra speranza e’ che su questo tema si possa avere una seria discussione tra tutte le forze politiche, possibilmente senza strumentalizzazioni di alcun genere, vista l’importanza del tema in termini di diritto alla salute individuale e pubblica.

    Fatta questa doverosa premessa, il MoVimento 5 Stelle rimane favorevole – in linea generale ma con le dovute specificazioni la cui complessita’ non puo’ essere discussa o riassunta in un comunicato stampa– allo sviluppo di una politica di raccomandazione dei vaccini capillare nel territorio, sostenuta dalle necessarie risorse finanziarie ed infrastrutturali, affinchè le famiglie siano accompagnate dai propri pediatri e dai propri medici verso la vaccinazione, e affinche’ venga rimosso ogni ostacolo pratico alla vaccinazione stesso (in altre parole, un adeguato potenziamento dei servizi a tutti i livelli).

    L’approccio che noi proponiamo include anche lo stanziamento di risorse per la creazione di
    (i) un anagrafe vaccinale nazionale,
    (ii) efficaci meccanismi di monitoraggio della copertura a livello nazionale e regionale,
    (iii) la formazione di un comitato indipendente di consulenza composto da esperti del settore (i.e., sul modello americano dell’ ACIP, Advisory Committee on Immunization Policies) con almeno il 50% di rappresentanti internazionali.

    Questo approccio, che e’ modellato sulle “immunization policies” dei paesi Scandinavi (e di 47 stati USA su 50), si basa sul coinvolgimento attivo e responsabile della popolazione ed ha anche il notevole vantaggio di creare un patrimonio di fiducia reciproca tra cittadini ed istituzioni che potra’ essere usato per implementare ogni altra politica di prevenzione sanitaria (alimentazione, allattamento, attivita’ fisica, etc). Come spiegato precedentemente, questa posizione di fondo in favore di un approccio “persuasivo” alla vaccinazione include clausole di salvaguardia che introducono misure coercitive (i.e., “obbligo”) in caso di emergenze epidemiche oppure di cadute della copertura vaccinale sotto le soglie che garantiscono l’immunità di gregge.

    Va da se’ che questo tipo di approccio non può essere considerato ne’ interpretato in alcun modo come una posizione più morbida nei confronti dell’anti-vaccinismo, che e’ un fenomeno senza alcuna base scientifica che noi rigettiamo completamente. Al contrario, noi crediamo che il tipo di persuasione attiva e capillare cosi’ delineato rappresenti il modo migliore per sconfiggere ogni forma di “vaccine hesitancy” e “vaccine resistance” in modo completo e duraturo. In questo senso noi respingiamo fortemente qualsiasi insinuazione su una presunta equazione “obbligo contro non-obbligo = pro-vaccini contro anti-vaccini”, che e’ del tutto insensata dal punto di vista scientifico.

    Come detto all’inizio del comunicato, noi confidiamo sul fatto che su questo tema cosi’ importante si possa avere una discussione seria ed informata tra tutte le forze politiche italiane. Sarebbe la soluzione giusta per tutti, ed il modo migliore per sviluppare insieme la miglior “immunization policy” per il nostro Paese.

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    Marcia Perugia Assisi per il #RedditoDiCittadinanza

    Marcia Perugia Assisi per il #RedditoDiCittadinanza

    Marcia Perugia Assisi per il #RedditoDiCittadinanza

    Oggi marceremo da Perugia ad Assisi per il Reddito di Cittadinanza. Il raduno è a Perugia dalle ore 9:30, Basilica di San Pietro – Giardini del Frontone. La partenza è prevista alle ore 11:30. L’arrivo ad Assisi alle ore 17:30, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli. A partire dalle 11.30 sul blog e sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle sarà trasmessa la diretta streaming dell’evento.

    La marcia Perugia Assisi vista dal Drone

    Mappa della Marcia Perugia Assisi per il Reddito di Cittadinanza

    Di seguito le info logistiche (maggiori info qui):
    ARRIVO VIA TRENO
    Si scende alla stazione centrale FS di Perugia (Fontivegge) per poi dirigersi al Minimetrò, stazione Fontivegge, e salire fin verso il terminal centro storico, denominato ‘Pincetto’. Qui si esce e, a piedi, si raggiungono i Giardini del Frontone, distanti km 1 dal terminal.
    RITORNO VIA TRENO
    Collegamenti da Assisi per Roma (h 16.24, 16.49, 18.27, 18.46, 19.17, 20.41, 21.08), Napoli (h 16.24, 16.49, 18.27), Firenze (h 16.27, 17.21, 19.17), Milano (h 16.27, 17.21, 20.51), Ancona (h 16.49, 18.27) Perugia (16.27, 17.21, 19.17).
    La stazione ferroviaria di Assisi è distante mt. 750 c.a dall’area di arrivo della marcia.
    VIA PULLMAN
    Provenendo dalla A/1 o dalla E/45, bisogna obbligatoriamente svoltare all’uscita ‘Perugia-Piscille’ del raccordo Perugia-Bettolle. Si prosegue fino all’incrocio tra Borgo XX Giugno e Via Romana: qui i partecipanti potranno scendere. I pullman ripartiranno alla volta di Assisi per sostare in stalli su Assisi-S.M. degli Angeli in 3 diversi parcheggi in base alle Regioni di provenienza dei bus. Sarà in questi parcheggi che i pullman aspetteranno i propri passeggeri. I partecipanti alla Marcia, arrivati a Perugia in bus, dovranno recarsi a fine marcia autonomamente a piedi dalla Basilica Santa Maria degli Angeli di Assisi (punto di arrivo della marcia) al parcheggio del loro pullman in base alle regioni di provenienza del bus. (Conformemente alle disposizioni della Polizia Municipale, lo scarico dei partecipanti via pullman su Perugia non deve oltrepassare le ore 10.30. I pullman che giungessero oltre tale orario dovranno, percorrendo la E45, uscire a Perugia-Ponte S. Giovanni e ivi scaricare i partecipanti al fine di raccordarli con quelli provenienti dal centro città e diretti ad Assisi. Tempo limite di arrivo a Perugia-Ponte San Giovanni: 11.30)
    SERVIZIO DISABILI
    È previsto un servizio navetta per persone con disabilità.
    – Una navetta seguirà tutta la marcia in caso vi fosse una qualsiasi necessità per il disabile durante il percorso.
    – L’altra navetta riporterà il disabile da Assisi (punto di fine marcia) a Perugia. Questa navetta accessibile anche alle persone con disabilità sarà proprio a lato alla stazione ferroviaria di Assisi in via G. Carducci.
    (Ci saranno inoltre in zona volontari e attivisti a disposizione per qualsiasi informazione)
    Per informazioni scrivici a [email protected]

    VIA AUTO
    Provenendo dalla A/1 o dalla E/45, uscita ‘Perugia-Piscille’ del raccordo autostradale Perugia-Bettolle.
    Si prosegue fino all’incrocio tra Borgo XX Giugno e Via Romana: qui i partecipanti potranno scendere.
    Parcheggio auto (a pagamento) piazzale Europa, Perugia. Per camper: piazzale del Bove, Perugia.

     

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    Terra bruciata. A Trapani MoVimento 5 Stelle unica speranza

    Terra bruciata. A Trapani MoVimento 5 Stelle unica speranza

    Terra bruciata. A Trapani MoVimento 5 Stelle unica speranza

    di Marcello Maltese, candidato sindaco 5 stelle di Trapani

    Da decenni il potere in questa città è stato rappresentato da sole due persone: Girolamo Fazio e Antonio D’Alì. Fazio è stato sindaco nel 2001 e poi nel 2007. Nel 2012 ha fatto il consigliere comunale, sponsorizzando il sindaco attuale per ripudiarlo poco dopo, e anche il deputato regionale. A questa tornata elettorale si è presentato ancora una volta al grido di “ripartire da dove tutto si è interrotto”, per non lasciare dubbi sulle sue reali intenzioni. Stamattina è stato fermato, con l’accusa di corruzione per favorire gli interessi che gravitano attorno al trasporto marittimo e alla famiglia Morace, in un’operazione definita dallo stesso Procuratore aggiunto Dino Petralia “non un’indagine, ma un romanzo della corruzione: un connubio tra imprenditoria, politica, operazioni di dossieraggio, pubblica amministrazione”.

    Ieri è stato, invece, il turno del senatore forzista, Antonio D’Alì, colpito da una richiesta di obbligo di soggiorno avanzata dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo, per “pericolosità sociale”. D’Alì rappresenta, più di ogni altro, la concentrazione di potere del Trapanese. È stato processato per concorso esterno in associazione mafiosa, assolto in appello per i fatti avvenuti dopo il 1994, prescritti invece i reati avvenuti precedentemente e con sospetti legami tra la sua famiglia e quella del latitante Matteo Messina Denaro.
    Un sistema di potere che ha lasciato macerie in una città con enormi potenzialità e ricchezze, ma di cui hanno fatto terra bruciata.

    Oggi più che mai a questa città serve un governo a 5 stelle, per ripulire tutto e seminare buoni frutti in questa terra bruciata. Sarà dura, lo sappiamo, ma abbiamo dalla nostra la determinazione e la voglia di riscatto dei cittadini trapanesi onesti, quelli con cui da mesi dialoghiamo e che hanno scritto il nostro programma con le idee che realizzeremo per liberare questa città una volta per tutte da chi non vuole il riscatto e lo sviluppo di questo straordinario pezzo di Sicilia. Il M5S è l’unica speranza rimasta.

     

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